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Rinormalizzazione del nudo


C’è un unico modo per rinormalizzare il nudo: il vestito come opzione facoltativa ovunque.

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Leggi sul nudismo: meglio il nulla o il poco?


Nel nulla ci si può muovere (quasi) liberamente, nel poco la libertà di movimento è ridotta ai minimi termini e cambiare quel poco è di certo affare assai improbo.

Turismo naturista


Il naturismo riguarda la natura e non necessariamente il nudo che vi è stato forzatamente inglobato solo decine di anni dopo. Il naturismo nessuno lo critica o lo condanna, il problema è il nudo indi… lasciamo perdere il naturismo e parliamo di nudismo, meglio ancora di semplice e solo nudo.

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Con tutti i problemi che abbiamo…


“Con tutti i problemi che abbiamo ci mancherebbe anche di dover vedere persone nude in giro!”

“Con tutti i problemi che abbiamo ci mancherebbe anche di perdere tempo a discutere di leggi sul nudismo!”

“Ma che volete voi nudisti, che si perda tempo per voi?”

“Ci sono cose ben più importanti del nudismo di cui parlare.”

Eccovi qualcosa che vi può semplificare la vita. NO GRAZIE, SIAMO TROPPO OCCUPATI!

Proposta di Legge in Regione Sicilia


È cronaca recentissima l’avanzamento in Regione Sicilia di una proposta di legge regionale in merito allo sviluppo del nudismo, che nella stessa viene definito naturismo. Personalmente ero al corrente della cosa già da diverso tempo: ero stato contattato per offrire suggerimenti in merito, suggerimenti prontamente dati ma che ho poi visto totalmente ignorati.

Sebbene debba confessare che l’avermi ignorato un poco mi abbia dato fastidio, non è di certo mia abitudine farmi condizionare da tali quisquilie e non ho bocciato la proposta in ragione di questo, ma perché, oltre che limitarsi a ribadire cose che di fatto già sono fattibili, conteneva aspetti potenzialmente pericolosi per la pratica nudista.

D’altra parte prima di esprimere il nostro parere, noi de iNudisti ci siamo confrontati, trovandoci in comune accordo su tutte le osservazioni poi fatte attraverso il forum. Abbiamo scelto la strada del forum innanzitutto perché su di esso qualcuno a noi estraneo aveva aperto la relativa discussione,  poi perché sappiamo bene che i proponenti ci seguono sul nostro forum, infine perché non ci sembrava ne opportuno ne conveniente farlo sul sito della Regione Sicilia: fosse stato il sito di un’associazione naturista o di una comunità nudista, ma proprio quello della Regione no, poco elegante e materialmente pericoloso aprire spontaneamente delle teste di ponte a favore di chi vuole darci addosso. Aggiungo che avevo già pronta anche una comunicazione da inviare direttamente ai responsabili dell’UNS (l’associazione naturista locale che sta portando avanti la proposta), ma prima che potessi inoltrargliela sono stati loro stessi a contattarci per chiedere la nostra collaborazione alla revisione della proposta, quindi ho lasciato perdere.

Trattandosi di una iniziativa lodevole e importante, per la prima volta qualcuno va oltre il livello comunale e vuole farlo in modo disinteressato e veramente utile alla causa nudista, ho pensato di svilupparci sopra un articolo al fine di darle la massima visibilità: sia la e-zine de iNudisti che il mio blog “Mondo Nudo”, sul quale l’articolo verrà ripetuto, sono letti da tutto il mondo, in più gli articoli del mio blog vengono automaticamente rilanciati sul sito della Federazione Naturista Portoghese e spesso condivisi da diversi altri siti nudisti e naturisti personali e associativi, italiani e stranieri.

Noi, lo staff editoriale de iNudisti e di “Mondo Nudo”, siamo abituati ad essere soprattutto propositivi e costruttivi, così nel contesto di questo articolo, non ci limitiamo a presentare l’iniziativa, non ci limitiamo a ripetere le nostre osservazioni, ma presentiamo, senza la pretesa d’essere perfetti ed esaustivi (tutto è perfettibile), una nostra revisione della proposta, nata dalla comune condivisone delle osservazioni e delle rettifiche.

Partiamo dalla proposta originale, senza la quale non si potrebbero comprendere le nostre osservazioni.


RELAZIONE DEL DEPUTATO PROPONENTE

Onorevoli colleghi,

l’Italia è l’unico stato dell’Europa a non possedere una legge che riconosca e tuteli il naturismo. Nel 1974, durante il 14° Congresso Naturista Mondiale, il naturismo viene definito come un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune, allo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente. Il naturismo è un modo sano, naturale, educativo e familiare di vivere la propria libertà con rispetto verso altri modus vivendi e non ha nulla a che vedere con comportamenti legati alla sessualità o al voyeurismo ma anzi se ne distanzia. Esso è un movimento che si propone di promuovere un contatto diretto con la natura privo di artificiosità e convenzioni sociali, partendo dal rispetto verso le persone, per arrivare al rispetto degli animali e dell’ambiente attraverso uno stile di vita che vede la nudità come logica conseguenza del proprio modo di essere interiore. Un naturista ha una vita sana, si alimenta con prodotti naturali, pratica attività sportiva all’aria aperta e il suo stare nudo ha una componente sociale, che infatti realizza sia in spazi privati sia in spazi pubblici.

Tale legge nasce dall’esigenza di tutelare e regolamentare tale pratica in virtù del fatto che non vi è alcuna norma in merito. In Europa le strutture estive per i naturisti, villaggi e campeggi, sono concentrate in Francia, Spagna e Croazia. In questi tre stati il naturismo contribuisce in maniera significativa all’incremento del PIL. L’Italia presenta soltanto otto strutture naturiste di media-piccola recettività e solo una si affaccia sul mare, nonostante l’Italia presenti un clima favorevole per la diffusione del naturismo e in particolare la Sicilia dove le temperature elevate permettono di vivere le spiagge per lunghi periodi durante l’anno. Le statistiche italiane affermano che i naturisti in Italia sono cinquecento mila, i quali si trovano costretti a scegliere strutture naturiste estere per le loro vacanze. In termini economici ciò significa che milioni di euro ogni anno vengono spesi fuori dall’Italia. Alla luce di quanto detto la Sicilia, visto il clima più favorevole rispetto agli stati di cui sopra, potrebbe diventare polo attrattivo turistico naturista di tutta l’Europa. La creazione di strutture idonee al naturismo, oltre a rappresentare un superamento dei pregiudizi che ha sempre accompagnato questo tema, può rappresentare un potenziale sviluppo economico per la Sicilia, regione da sempre a vocazione turistica.

—O—

DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA PARLAMENTARE

Art. 1.

Finalità e principi generali

1. La Regione siciliana, entro i limiti posti dallo Statuto e nel rispetto dei principi generali della Costituzione della Repubblica, riconosce e promuove nel proprio territorio le condizioni necessarie per garantire la possibilità di praticare il turismo naturista, riconoscendolo come stile di vita sano, naturale, educativo e familiare con grandi potenzialità di sviluppo economico.

Art. 2.

Competenze della Regione

1. La Regione, per perseguire le finalità di cui all’articolo 1, favorisce l’individuazione delle aree da destinare alla pratica del naturismo e la realizzazione d’infrastrutture pubbliche e private destinate al medesimo scopo, anche con la concessione di contributi attraverso le vigenti leggi d’incentivazione del settore turistico e in ottemperanza alla legge regionale n. 10 del 15 settembre 2005.

Art. 3.

Aree pubbliche destinate al naturismo

1. I comuni possono destinare spiagge marine, lacustri o fluviali, boschi ed altri ambienti naturali di proprietà del demanio o di enti pubblici alla pratica del naturismo.

2. Nelle aree pubbliche destinate al naturismo dovranno essere costruite semplici infrastrutture a servizi che siano scarsamente visibili, non inquinanti, senza impatto ambientale, rispettose dell’ambiente e degli eventuali vincoli esistenti.

3. La gestione di tali aree può essere concessa a privati, ad associazioni o ad organizzazioni che ne garantiscano il buon funzionamento e la fruizione applicando le tariffe previste dalle rispettive normative.

4. Nel caso di cui al comma 3, la concessione individua il canone dovuto dai soggetti gestori e l’obbligo di attrezzare l’area in modo da garantirne il buon funzionamento e la fruizione.

5. Il comune controlla l’attività svolta, il regolare allestimento delle infrastrutture e, in caso di riscontro negativo, revocano la concessione o la licenza.

6. Nell’attuazione della presente legge, i comuni disciplinano e regolamentano la pratica del naturismo, tenendo conto anche dei profili connessi alla tutela ambientale e alla sicurezza dell’individuo.

Art. 4.

Aree private destinate al naturismo

1. I privati che intendano aprire strutture destinate al naturismo, quali campeggi, alberghi, piscine, saune o altro, ad esclusione delle zone di demanio marittimo, si attengono, per l’utilizzo delle aree e per la realizzazione di manufatti, a quanto previsto dalle altre leggi vigenti che disciplinano il settore turistico.

Art. 5.

Vigilanza delle strutture

1. E’ compito dei gestori delle strutture, siano esse aree pubbliche o private, vigilare sulla loro corretta fruizione, utilizzando tutti i mezzi che la legge mette loro a disposizione per evitare che comportamenti osceni possano turbare il quieto vivere dei naturisti.

2. L’inosservanza della disposizione di cui all’art. 1, è sanzionata secondo le norme previste dalla legge.

Art. 6.

Delimitazione e segnalazione delle aree

1. Le aree destinate alla pratica naturista sono opportunamente delimitate e segnalate mediante cartelli o analoghi strumenti che assicurino un’adeguata identificazione che le distingua, al fine di evitare ogni promiscuità, da spazi frequentati dai cittadini che non praticano il naturismo.

2. Le strutture di cui all’articolo 4, comma 1, inoltre, garantiscono i terzi estranei alle strutture medesime rispetto alla visibilità dall’esterno dei luoghi di pratica naturista.

Art. 7.

Norma finale

1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana.

2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.


Un primo aspetto, al quale tengo molto e che riguarda aspetti di comunicazione e pubblicità, è l’utilizzo improprio del termine “naturismo” invece del più appropriato, chiaro ed efficiente termine di “nudismo”. Di fatto il naturismo, ovvero il mangiare sano (che poi ancora esistono opinioni discordanti sul significato di mangiare sano), il rispettare la natura, eccetera, è già lecito ovunque; ad essere legislativamente lecito ma giuridicamente in stato di incertezza è solo una piccola parte di un certo modo d’intendere il naturismo, ossia lo stare nudi, indi il nudismo. Poi va tenuto in debito conto che non tutti coloro che praticano il nudismo sono anche naturisti, molti di più sono coloro che il nudismo lo praticano come fine a se stesso, coloro che desiderano solo poter prendere il sole sull’intero corpo, coloro che solo amano godere dell’assenza delle vesti e della relativa sensazione di libertà e respiro che se ne ricava. Risulta, a questo punto, quantomeno evidente che le proposte di legge dovrebbero far esplicito riferimento al termine nudismo e non a quello assai più limitante di naturismo. In caso contrario il rischio, estremo ma non per questo impossibile, è quello poi di trovarsi comunque nell’impossibilità di praticare la nudità, con la scusa che è stato approvato lo stare in natura, non lo starci nudi.

Ma se su questa prima questione potremmo anche sorvolare, non si può sorvolare invece sulle altre questioni generate da questa proposta.

La prima è il fatto che nella proposta si usano, nei riguardi delle istituzioni comunali a cui spetterebbe il compito di assegnare le concessioni, termini che escludono qualsiasi forma d’obbligo, limitandosi a porre in essere delle facoltà possibilistiche, cosa che già è valida, come dimostrano le concessioni e le autorizzazioni già date da alcuni comuni per la fruizione di spiagge nudiste pur in assenza di qualsiasi legge regionale. Conseguenza potenziale: nessun comune assegna le concessioni, indi nudismo non più praticabile in quanto essendoci ora una legge regionale questa fa vincolo e prevede il nudismo solo nelle aree ad esso deputate.

In contrapposizione si usano termini impositivi riguardo a quanto dovranno fare coloro che ottengono le concessioni, arrivando perfino a prevedere l’annullamento della concessione in caso di mancato rispetto di tali obblighi. Rilevante la mancata reciprocità del trattamento tra chi dà e chi riceve la concessione, ma poi che ancor più preoccupa è la forma degli obblighi:

–          Recinzione delle aree con oscuramento delle stesse, cosa che da sempre provoca la diffusione dell’opinione che tali aree siano alla fine nient’altro che dei circoli sessuali all’aperto, dove le persone siano dedite all’esibizionismo e alla trasgressione sessuale; pensieri che non nascerebbero in assenza di oscuramento;

–          Pagamento di un canone d’affitto; come ben si sa le associazioni naturiste sopravvivono grazie al volontariato e i ricavi dovuti al tesseramento servono appena a ripagare le spese di gestione, come potrebbero accollarsi l’onere di canoni d’affitto che certamente non sarebbero simbolici?

–          Allestimento di servizi, sanitari e via dicendo; non solo altri costi, ma la possibilità di trovarsi a fronte di dinieghi alla costruzione di detti servizi, vuoi per vincoli ambientali, vuoi per vincoli paesaggistici, vuoi perché area parco e via dicendo.

Poi abbiamo l’assenza di ogni riferimento a spazi liberi, si parla solo di concessioni per aree strutturate e non si parla dell’individuazione e fruizione di zone senza nessuna connotazione commerciale. Materialmente non solo il nudismo verrebbe ulteriormente vincolato alla presenza di strutture commerciali, ma chi volesse praticare nudismo dovrebbe mettere in conto una non indifferente spesa annuale: il nudismo non è cosa che si pratica solo in occasione delle ferie, bensì cosa che si pratica quotidianamente.

Che dire poi del parlare solo di turismo, come se i nudisti venissero solo da fuori: i nudisti vivono anche nelle zone che verrebbero interessate dalla legge, vanno anch’essi tutelati!

Ci sarebbero altre cose da osservare, ma non voglio dilungarmi troppo e mi fermo qui, d’altra parte di carne al fuoco ne è già stata messa tanta e, tutto sommato, il resto lo si potrà comprendere da quanto segue.

Ecco quindi la nostra revisione


Onorevoli colleghi,

l’Italia, a differenza di molti altri stati europei, non ha una legge che riconosca e tuteli il nudismo. Il nudismo, contrariamente a quanto alcuni media e alcune persone tendano a diffondere, non ha nulla a che vedere con la trasgressione sessuale o il voyeurismo, quantomeno non più di quanto ne abbia il vivere vestiti. Il nudismo è solo un modo sano, naturale ed educativo di vivere, attraverso il nudismo i giovani possono crescere con un maggior rispetto del proprio corpo e di quello degli altri, possono sviluppare una migliore educazione sessuale, possono addivenire a un comportamento sessuale e sociale corretto e non violento. Il nudismo è un movimento che si propone di promuovere un contatto diretto con la natura privo di artificiosità e convenzioni sociali.

In Europa le strutture estive per i nudisti, villaggi e campeggi, sono concentrate in Francia, Spagna e Croazia. In questi tre stati il nudismo contribuisce in maniera significativa all’incremento del PIL. L’Italia presenta soltanto otto strutture nudiste di media-piccola recettività e solo una si affaccia sul mare, questo nonostante l’Italia presenti un clima favorevole per la diffusione del nudismo. In particolare la Sicilia, a seguito delle temperature elevate, permette di vivere le spiagge per lunghi periodi durante l’anno.

Le statistiche italiane affermano che i nudisti in Italia sono ufficialmente cinquecentomila, ma ufficiosamente, prendendo in considerazione anche coloro che non sono iscritti alle associazioni ufficiali, coloro che praticano solo all’estero, coloro che praticano solo occasionalmente, le stime arrivano a superare il milione di praticanti. Un milione di persone che si trovano costrette a scegliere strutture nudiste estere per le loro vacanze. In termini economici ciò significa che milioni di euro ogni anno vengono spesi fuori dall’Italia. Alla luce di quanto detto la Sicilia, visto il clima più favorevole rispetto agli stati di cui sopra, potrebbe diventare polo attrattivo turistico per il nudismo di tutta l’Europa. La definizione di spazi liberi ove poter praticare nudismo e la creazione di strutture idonee al nudismo, oltre a rappresentare un superamento dei pregiudizi che ha sempre accompagnato questo tema, può rappresentare un potenziale sviluppo economico per la Sicilia, regione da sempre a vocazione turistica.

—O—

DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA PARLAMENTARE

Art. 1.

Finalità e principi generali

1. La Regione siciliana, entro i limiti posti dallo Statuto e nel rispetto dei principi generali della Costituzione della Repubblica, riconosce e promuove nel proprio territorio le condizioni necessarie per garantire la possibilità di praticare il nudismo, riconoscendolo come stile di vita sano, naturale ed educativo, nonché avente grandi potenzialità di sviluppo economico.

Art. 2.

Competenze della Regione

1. La Regione, per perseguire le finalità di cui all’articolo 1, promuove l’individuazione di aree libere da destinare alla pratica del nudismo e la realizzazione d’infrastrutture pubbliche e private destinate al medesimo scopo, anche con la concessione di contributi attraverso le vigenti leggi d’incentivazione del settore turistico e in ottemperanza alla legge regionale n. 10 del 15 settembre 2005.

Art. 3.

Aree pubbliche destinate al nudismo

1. I comuni devono destinare spiagge marine, lacustri o fluviali, boschi ed altri ambienti naturali di proprietà del demanio o di enti pubblici alla libera pratica del nudismo, sia esso effettuato in forma individuale che di gruppo. Tale adempimento, nella misura di almeno un’area ogni 100 chilometri radiali, deve avvenire entro 180 giorni dalla promulgazione della presente legge. Le aree individuate dovranno avere almeno una superficie di 10000 metri quadrati (500×200 metri). Ogni comune ha la facoltà di ampliare nel tempo le zone già indicate e di trovare nuovi siti da destinare alla pratica nudista. Per facilitare tale adempimento, in prima battuta i comuni possono ufficializzare le aree che già sono note ai nudisti e dagli stessi vengono, anche solo occasionalmente, frequentate.

2. Nelle aree pubbliche destinate al nudismo potranno essere costruite semplici infrastrutture a servizi che siano scarsamente visibili, non inquinanti, senza impatto ambientale, rispettose dell’ambiente e degli eventuali vincoli esistenti.

3. Tali aree, oltre che essere lasciate alla libera e gratuita fruizione, possono essere, nella misura non superiore al 25% delle stesse, concessa a privati, associazioni ed organizzazioni che ne garantiscano il buon funzionamento e la fruizione, eventualmente applicando le tariffe previste dalle rispettive normative.

4. Con riferimento al comma 3, nel caso di concessioni ad associazioni di settore il canone dovrà essere simbolico o nullo; nel caso di concessione ad organizzazioni commerciali, la concessione individua il canone dovuto dai soggetti gestori. In ogni caso si garantisce la possibilità di attrezzare l’area in modo da garantirne il miglior funzionamento e la fruizione.

5. Il comune controlla l’attività svolta, il regolare allestimento delle infrastrutture e, in caso di riscontro negativo, revocano la concessione o la licenza.

Art. 4.

Aree private destinate al nudismo

1. I privati che intendano aprire strutture destinate al nudismo, quali campeggi, alberghi, piscine, saune o altro, si attengono, per l’utilizzo delle aree e per la realizzazione di manufatti, a quanto previsto dalle altre leggi vigenti che disciplinano il settore turistico e gli eventuali vincoli ambientali in essere nella zona coinvolta dalla costruzione della struttura.

Art. 5.

Vigilanza delle strutture

1. E’ compito dei gestori delle strutture, siano esse aree pubbliche o private, vigilare sulla loro corretta fruizione, utilizzando tutti i mezzi che la legge mette loro a disposizione per evitare i comportamenti che possano turbare il quieto vivere dei frequentatori.

2. L’inosservanza della disposizione di cui all’art. 1, è sanzionata secondo le norme previste dalla legge.

Art. 6.

Delimitazione e segnalazione delle aree

1. I limiti delle aree e delle strutture destinate alla pratica nudista vanno resi evidenti solo ed esclusivamente mediante semplici cartelli, indicanti l’inizio della zona nudista. Tali limiti vanno intesi con flessibilità, ovvero nei pressi degli stessi, a titolo di reciprocità con chi non nudista può liberamente attraversare l’area nudista, è ammesso lo sconfinamento di chi è nudo, sia per stazionare quando l’area nudista risulti densamente occupata, ma soprattutto per fruire della salutare possibilità di effettuare adeguate passeggiate.

Art. 7.

Norma finale

1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana.

2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.


Già che ci siamo…

Questa, però, la più semplice, vantaggiosa ed efficiente proposta di legge che, secondo noi, andrebbe portata avanti e sostenuta.

Ai fini politici e giuridici non ci sono impedimenti a quanto la stessa enuncia, forse ci possono essere dei timori sulla sua accettabilità, ma in politica o si gioca o si muore, e il gioco è quello di chi punta alto: si ottiene sempre la metà di quello che si chiede, chiedere poco equivale a chiedere nulla!


Dati i contenuti della “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”, in particolare gli articoli

Art. 3 «Liberta della propria persona»
Art. 13 «Interferenze arbitrarie»
Art. 13 «Libertà di movimento»
Art. 18 «Libertà di pensiero»
Art. 19 «Libertà di opinione»
Art. 20 «Libertà di riunione»
Art. 25 «Diritto alla salute e al benessere»
Art. 27 «Diritto alla cultura»
Art. 29 «Doveri verso la comunità»

Visto nello specifico l’articolo 29 di detta Dichiarazione, nel quale si determina che solo nell’ambito della comunità è possibile il libero e pieno sviluppo della personalità individuale e viene formulato il mutuo riconoscimento e il mutuo rispetto dei diritti e delle libertà.

Visto l’articolo 3 della Costituzione Italiana: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Considerato che l’opinione sociale in merito alla nudità è oggi radicalmente cambiata e pochi sono coloro che ancora provano imbarazzo alla visione di persone nude e alla condivisone con queste degli spazi pubblici.

Considerato che i sondaggi dimostrano quanti siano gli italiani interessati alla pratica del nudismo e che ad essa si conformerebbero se il nudismo venisse ufficializzato da un’apposita legge.

Visto che dal 2000 a oggi tutti gli interventi giudiziali attuati nei confronti dei nudisti hanno avuto esito assolutorio con formula piena.

Considerato che, pur avendo espresso opinioni di diniego alla pratica pubblica del nudismo, la Cassazione non ha potere legislativo e, quindi, non viene ad apporre vincoli all’emanazione di leggi regionali / nazionali favorevoli al nudismo.

Visto che la situazione economica regionale / nazionale abbisogna di nuovi stimoli di crescita e ampliamento.

Valutata l’interessante portata del turismo nudista sia esso interno che esterno.

Si decreta che

Su tutto il territorio regionale / nazionale la nudità, sia essa messa in atto in ambiente privato che pubblico, sia essa praticata in modo esclusivo (aree frequentate da soli nudisti) che misto (aree frequentate anche da non nudisti), non è di per se stessa violazione degli articoli 726 e 527 del Codice Penale, ovvero non comporta atto contrario alla pubblica decenza né tantomeno atto osceno in luogo pubblico.

Resta ferma la possibilità per i gestori di aree e strutture di vietare in parte o in toto la nudità, a patto che ne sussistano valide motivazioni pratiche (ad esempio ambienti lavorativi soggetti al freddo o al fuoco) o culturali (esempio luoghi di culto), segnalando le aree in cui tale limitazione viene applicata mediante opportuna segnaletica. L’assenza di detta segnaletica, la sua scarsa visibilità o la non corretta copertura di tutti gli accessi all’area in questione determinano la non operatività del divieto alla nudità.


Qui potete trovare la proposta ufficiale e segurine gli sviluppi.

Qui potete darne la vostra personale valutazione.

Qui potete dare un vostro contributo sotto forma di commento.

Perchè il nudismo non decolla


Attenzione: prima di mettersi a battere nervosamente sulla tastiera per commentare, leggere tutto per bene, leggere fino alla fine, lasciar passare la Pasqua e, nel frattempo, seguire il consiglio integrato nell’articolo.

Dopo diversi anni di immersione profonda e intenso coinvolgimento nel movimento nudista, dopo aver visto e vissuto diverse vicissitudini relative al nudismo, dopo averne parlato tanto e con tante persone, dopo aver maturato a ripetizione speranze per un nudismo libero e diffuso, dopo aver incassato ancor più delusioni, ecco, dopo tutto ciò mi sono chiarito per bene le idee in merito al problema della difficoltà che il nudismo incontra per essere socialmente accettato ed elevato a pratica se non proprio comune, quantomeno normale.

Il problema non è nel disinteresse delle istituzioni politiche e sociali, non è nell’opposizione che alcuni avanzano verso il nudismo, non è nell’errata visione che altri ne hanno e non è nemmeno nel diffuso disinteresse di chi nudista non è. Il nudismo non decolla per colpa innanzitutto del menefreghismo e della paura che, mascherandoli ipocritamente da rispetto per gli altri, la maggioranza dei nudisti dimostra verso la causa del nudismo. Ognuno pensa al proprio personale, al proprio piccolo mondo nudista e, salvo lamentarsene in continuazione, non si mette in gioco quando si tratta di mostrare, dimostrare, sollecitare, chiedere, pretendere l’adeguata considerazione, il giusto spazio e il dovuto rispetto verso la pratica nudista.

“A me bastano i pochi giorni di ferie per sentirmi soddisfatto.” “Noi abbiamo una spiaggia a 100 chilometri da casa e questo ci basta e avanza.” “Considero il nudismo libero inapplicabile e pratico solo quando e dove è possibile farlo nei luoghi chiusi ad esso deputati”. “Noi andiamo in Francia e siamo a posto”. Ecco un piccolo campionario di frasi che documentano per bene quanto detto, in tutte si evidenzia la forma in prima persona, l’accentramento della questione solo ed esclusivamente su se stessi e il totale disinteresse dell’esigenza di chi, da vero nudista, desidera, vuole, chiede maggiori spazi e, soprattutto, spazi liberi. Per non parlare dell’unica vera soluzione al problema del nudismo, la sua libera pratica ovunque o quasi ovunque, che viene addirittura condannata e rigettata come deleteria alle ragioni del nudismo, invero risulta deleteria solo per chi sul nudismo ci vuole speculare e guadagnare!

Quando le donne decisero di abbandonare i costumoni, che altro non erano se non normali vestiti di tutti i giorni e indossare costumi da spiaggia che, senza mostrare alcun lembo di pelle, erano abbastanza attillati da mettere in evidenza le loro forme, furono diversi coloro che gridarono allo scandalo, molti i giornalisti che scrissero parole di fuoco contro la nuova moda, molti i predicatori religiosi che scagliarono i loro anatemi verso i nuovi strumenti del diavolo. Le donne cosa fecero? Ebbene, le donne allora non si fecero intimidire, non si autoimposero la limitazione all’uso del costume, non si accollarono il dovere di rispettare il volere e la moralità ipocriti di coloro che vedevano nei nuovi costumi una degenerazione della moralità sociale femminile. Le donne, al contrario, sfidarono le male parole, sfidarono gli arresti, imposero al mondo la loro scelta, l’idea del loro diritto ad essere più libere e più uguali agli uomini, continuarono ad indossare i loro attillati costumi inducendo così un repentino cambiamento nella visione sociale: fu il primo passo verso la parità dei diritti e il rispetto per il modo femminile, ottenuto non per essersi piegate al volere della società, ma per aver fortemente imposto il proprio, fregandosene bellamente di chi si offendeva alla vista di tali costumi.

Analogamente si comportarono i giovani quando sentirono che il baciarsi non poteva considerarsi atto osceno in luogo pubblico e nemmeno atto contrario alla pubblica decenza (ricordo benissimo che quand’ero giovane si rischiava il fermo o quantomeno una bella multa se ci si baciava sulla bocca per strada) e oggi più nessuno bada alle coppie che si baciano per strada: i giovani di oggi si baciano tranquillamente in ogni luogo, e non parlo di semplici fugaci bacetti sulle labbra, ma del cosiddetto bacio alla francese, della “limonata” come la si chiamava ai miei tempi e forse la si chiama ancora oggi.

Ancora analogamente si comportarono le donne in tempi più recenti quando imposero alla società le minigonne, gli spacchi alle gonne, le scollature profonde. Scelte che costarono alle donne l’indicazione di puttane, la reputazione di troie, gli anatemi religiosi. Le donne, però, se ne fregarono bellamente, “se ti dà fastidio guarda altrove”, “se ti senti offeso, curati”, “è nostro diritto vestirci come più ci piace e come più ci fa sentire libere”, così dissero e così la società nel giro di pochi anni accettò la nuova moda e la fece propria.

Tre esempi storici di come il cambiamento sociale non venga indotto dalla remissione, dalla sottomissione, dall’attesa che gli altri capiscano; per indurre un cambiamento sociale c’è sempre bisogno di forzature più o meno rilevanti. Non è questione di grandi o piccoli numeri, è questione di farsi sentire: coloro che si oppongono aspramente al nudismo non sono tanti, di sicuro sono molti meno di coloro che praticano il nudismo, eppure a loro viene dato più ascolto che ai nudisti, perché? Semplice, perché non si pongono il problema di dover rispettare i diritti dei nudisti, ma pensano solo ed esclusivamente a loro stessi, alzano la voce e fanno pesare la loro posizione.

La società e le istituzioni politico-sociali non danno credito a chi si nasconde, a chi si sottomette, a chi tace. La società e le istituzioni politico-sociali ascoltano chi si espone, chi insiste, chi alza la voce e si fa sentire, chi impone il proprio esistere e il proprio modo di pensare, vedere e agire.

Un farsi sentire, però, che non è quello di chi lo fa ponendosi di suo in posizione di debolezza, non è quello di chi chiede poco, non è quello di chi formula proposte vuote e inutili, non è quello di chi sostiene formulazioni limitative e controproducenti, formulazioni che non fanno altro che imporre doveri ai nudisti quando invece i doveri dovrebbero essere imposti alla società e alle istituzioni a favore del nudismo. Tali atteggiamenti, tali proposte, tali formulazioni servono solo a dimostrare, con gravissimo danno per il movimento nudista, quanta sia l’ignoranza dei proponenti e dei loro sostenitori, un’ignoranza che va oltre quella comprensibile relativa alle procedure legislative e alle conseguenze dirette e indirette dell’emanazione delle leggi; che va oltre quella giuridica, ignoranza già meno comprensibile ma ancora accettabile; che va oltre perfino all’ignoranza logica; qui si arriva all’ignoranza lessicale e sintattica, si arriva a confondere il potere con il dovere, il chiuso con l’aperto, la promiscuità con il rispetto, si arriva addirittura a proporre da se stessi la propria recintazione (perdonatemi il neologismo ma recinzione non rende altrettanto bene l’idea) all’interno di aree chiuse e mascherate da barriere visive. Tutto questo non solo è dannoso, non solo è pericoloso, ma è semplicemente folle, specie quando a farlo sono coloro che rappresentano a livello istituzionale l’intero movimento nudista.

Qualcuno, come già successo, vorrà dirmi che non ho il diritto di scrivere quello che ho scritto. Mi dispiace per lui ma, non solo ne ho il pieno diritto, così come ogni persona ha il diritto sacrosanto di analizzare i fatti e darne la propria valutazione, ma, da operatore dell’informazione, ne ho persino il dovere. Per altro, non ho scritto che sia sbagliato accontentarsi, nascondersi, avere paura, chiedere poco o nulla, limitarsi e farsi rinchiudere nei ghetti (com’altro chiamare luoghi più o meno mascherati dai quali chi è nudo non può uscire senza rivestirsi, mentre nel contempo chi è vestito può entrare a suo piacere e senza l’obbligo di spogliarsi?), ho solo scritto che tali atteggiamenti, per quanto leciti, di certo non aiutano la crescita e la diffusione del nudismo, ma caso mai ne sono di ostacolo; chi li adotta, chi li propone deve ben rendersi conto di questo e deve poi rinunciare a lamentarsi del disinteresse delle istituzioni politiche, delle poche opportunità esistenti, del dover andare all’estero per poter praticare il nudismo.

Stiamo anche attenti a non confondere la necessaria generalizzazione giornalistica con la volontà di non riconoscere l’impegno di chi, invece, lavora correttamente e, magari, anche intensamente per la causa nudista. Appunto per non fare torto a nessuno non si scende nell’elencazione delle singole specificità, d’altra parte poco interessa e poco apporta l’elogiare le poche evidenze che si danno da fare: nell’indiscutibile e documentabile apatia generale sono delle eccezioni e, come tutti ben sanno, le eccezioni non fanno la norma. Li ringraziamo di cuore, li apprezziamo enormemente, ma detto questo per crescere e migliorarsi è bene rendersi conto che la situazione è realmente, incontestabilmente, oggettivamente quella descritta.

Pane al pane, vino al vino, e se qualcuno si è offeso, beh, vuol dire che onestamente in cuor suo, magari senza rendersene conto, sente di essere nell’errore: ci si faccia un bell’esame di coscienza, ci si assumano le proprie precise responsabilità e si agisca secondo scienza e coscienza.

Non voglio obbligare nessuno a cambiare comportamento, voglio solo invitare ad un comportamento cosciente e conforme al proprio modo di agire: ti accontenti e ti nascondi, allora non lamentarti; ti lamenti, allora fatti avanti, esci allo scoperto e datti da fare!

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