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Correre, correre, correre!


Mattina presto, con stretto anticipo suona la sveglia. Brontolando mi alzo e in tutta fretta mi lavo e ingurgito una frugalissima colazione. Correndo prendo la borsa e la getto nel baule dell’auto, balzo alla guida, veloce mi sparo in strada e mi metto in viaggio per andare al lavoro. “Ma che cazzo, ma che ci fanno tutti in giro a quest’ora?” “Ma dai, datti una mossa, schiaccia quell’acceleratore del piffero!” “Fuori dai coglioni, imbranato!” Sorpassi, su sorpassi, incurante dei limiti di velocità e dei divieti di sorpasso, fregandomene se gli altri, imbecilli loro, se ne stanno in coda, obbligando la coda a frenare per farmi spazio quando devo rientrare, a volte mettendo a rischio la mia e l’altrui incolumità. Ma chi se ne frega, sono in ritardo, ho fretta, “cazzuti io devo lavorare!”

Arrivo al lavoro e nervosamente sbatto le mie cose sulla scrivania, velocemente do un’occhiata agli impegni della mattinata e poi avanti di corsa e imprecando, se non proprio palesemente, quantomeno nella mia testa. La sera sono stremato, mangio di fretta, rispondo seccato alle domande di mia moglie e alla fine, il più delle volte, vado a letto arrabbiato e deluso. Tutto m’è sembrato difficile ed evito di pensare al mio domani che vedo solo nero. Sgradevole tristezza del vivere!

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Tutti abbiamo al nostro interno parti diverse di noi, parti anche contradditorie, parti che arrivano perfino a odiarsi l’una con l’altra. Alcune di queste parti tendono a prendere il sopravvento su altre, a volte una tende ad essere dominante su tutte. Nel tempo, però, la parte dominante può anche cambiare, a volte per motivi incomprensibili, altre volte per propria volontà.

Mattina presto, con un corretto anticipo suona la sveglia. Lentamente apro gli occhi e stiro le membra ancora intorbidite dal sonno. Con calma mi guardo attorno, alcuni respiri calmi e profondi portano il mio corpo e la mia mente a prendere piena coscienza del risveglio e del nuovo giorno. Sempre con calma mi metto seduto, lentamente mi giro e appoggio i piedi sul pavimento, resto così, seduto sul letto, per una decina di secondi, mentre il respiro si fa più regolare e i muscoli più pronti ad operare. Mi alzo e fruendo del tempo che mi sono concesso impostando la sveglia in modo non troppo stretto, con tutta tranquillità posso lavarmi, farmi la barba, prepararmi una debita colazione che poi mi degusto seduto al tavolo osservando i colori del sole che si riflettono sul muro di fronte.

Salgo in macchina, mi sistemo per bene sul sedile, esco dal cancello e m’immetto sulla strada del lavoro. In viaggio osservo diligentemente le regole della strada, c’è colonna e mi tengo correttamente in coda, approfittandone per fare alcuni esercizi di rilassamento o per osservare i campi che attorniano la strada: toh guarda stamattina il contadino ancora non è arrivato, oh all’orizzonte si staglia un bellissimo arcobaleno, è appena percettibile ma comunque stupendo, ne visualizzo nella mente uno ad uno i suoi colori, la calma entra in me e le percezioni sensoriali ne vengono moltiplicate e così continuerà per tutto il giorno, portandomi ad una tranquilla serata in famiglia. Tutto m’è sembrato facile e penso al mio domani in modo del tutto rilassato. Gradevole gioia del vivere!

Su una strada ad alto scorrimento con il limite di 90 chilometri orari, la velocità media attuabile in orario di punta può essere calcolata attorno ai 70 chilometri orari. Prendendo come esempio il mio viaggio, che è poi più o meno il viaggio medio degli italiani, 50 chilometri di strada a 70 chilometri orari di media sono 43 minuti di viaggio. A 90 chilometri orari di media, che sono comunque difficili da ottenere in presenza di traffico medio, diventano 33 minuti di viaggio. Certo sono dieci minuti di meno, ma dieci minuti valgono tutto quello che ci siamo persi nel frattempo? Valgono la carica di stress in più? Valgono i rischi corsi nei mille sorpassi? Valgono il rischio di finire all’ospedale o al cimitero? Ci autorizzano a mettere a repentaglio la vita degli altri? Valgono la maleducazione del nostro comportamento? Valgono la vita perduta? Le sensazioni che non possiamo avere? Le arrabbiature? Per me no, assolutamente no!

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