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Vivere


Corri corri
cavallo corri
nulla ti può fermare
nulla ti può deviare

Emanuele Cinelli – 4 dicembre 2019
Scritta, insieme ad altre due (Poesia e Sorriso), in ospedale durante l’attesa dell’intervento all’ernia inguinale
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Sorriso


Un filo di bianco
una morbida curva
pupille sgranate
un viso felice
un gesto suadente
un corpo splendente

Emanuele Cinelli – 4 dicembre 2019
Scritta, insieme ad altre due (Poesia e Vivere), in ospedale durante l’attesa dell’intervento all’ernia inguinale

Poesia


Con rima o senza rima
parole che scorrono
come note sul rigo
il ritmo scandiscono.

Emanuele Cinelli – 4 dicembre 2019
Scritta, insieme ad altre due (Sorriso e Vivere), in ospedale durante l’attesa dell’intervento all’ernia inguinale.
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Divagando – Ode ad Orfeo


(Sapevi forse del mio poetar dal vero?)

Qual mondo svegliasti con le tue odi? Qual parer rivisse nei tuoi leggiadri e sapienti detti? Come per mano portasti in giro eluse parole a fiorir del vento, cosicché possano essere cantate nello spirar leggero della tua anima lontana. Obliasti l’amore rincontrato, l’antico sapore del beffeggiar greve di tal parola. La obliasti saputa. Le concedesti il rinnegato piacer di viver sola e nella leggiadria di un volgar apparire. Tu, Orfeo, tu mi chiedesti mille perché nascosti, e tu sapevi vita, morir e miraculia. Sapevi forse di me qualcosa? Sapevi forse del mio poetar dal vero? Non lo affermasti, di più incitasti lo spirito a ritornar alla natività desueta di chi per lui perì iracondo. Di colui che visse cento volte tal peccato e ne infamò per altre cento con la tua morte.

Io ti urlo Orfeo, ma urlo il tuo peccato non tal nomigna. E tu lo avesti sulla croce della vita che ti finì dodici anni orsono, arrivandoti pedestre, scalza e tardiva come natura maligna. Questa è quella che cantasti in odi tanto sublimi e ricordasti al poetame dell’Untore, quanto potea mancar a loro che privi furono di qualsiasi lode. Inforcasti parole morte, con la vivacità del ripristino vitale. Sodalizzasti e creasti l’antropofaga fedeltà carnale, sconquassando all’infinito modo il tuo citar blasfemo ed il peregrinar fu dolce nel tuo mare. Il mare degli ulivi salmastri, delle ciocche d’aglio e delle ginestre palesi gialle, ove l’andar di mulattiere cocea li sassi al sol. Tu fosti vita nell’infanzia rubata, tu raccogliesti forze ostili in Careneide, ove confessasti in meglio quel che ti credesti. Tu ebbi il coraggio umano d’esser debole con beltà e non fosti che consapevole di tal virtù… “sia il debole uomo quanto meno lo sia umana sapienza”…

Urlo Orfeo, urlo parole stanche come fossero rinnegate e mie. Urlo che di mancanza sono e mi dolea l’altrui sparita vita tanto quanto gioì la mia. E l’inconsapevole incombea altrove, nell’effimero destino di colui che sa e muove. Colui che fu, che è, e che rimarrà l’eterno. Colui che chiese ed ottenne il tuo viso luminoso ad irradiar lassù. Nei confini finiti ove si raccolgono nembi di spirito ed il riviver pare eterno. Vibrerà qualcosa sulla lingua che parea inferma. Brillerà qualcosa che l’apparir rese etereo per sempre. Ma brillerà! Credimi Orfeo, credimi quaggiù ove potea il mio piede più che l’anima che volge altrove. Credimi, mai mentirei. Mi muoia per sempre la maledizione della parola che non ti dissi se non quando ormai fosti, mi muoia per sempre il sorriso schivo che donai alla tua persona e muoian per sempre i fiori che colsi nel tuo giardino, nella vita di quella pagina rimasta.

Simone Belloni Pasquinelli

Divagando – Come tra i granelli


(Loro mi sorridono, come perline che vivono l’ilarità col riflesso della luce del sole…)

Giorni d’agosto e per l’esattezza sono trentuno. Pillole d’immenso tra le dune di miei ed altri piedi smossi in profondità. Uno scavo da sovrappeso rispetto al passaggio sul molle. Sembra che l’impronta lasciata sia più voluta dai granelli di sabbia che dallo stesso piede.

Loro sono così, si spostano nell’incredibile umiltà che ti vogliono vendere ed in quella sapiente ed arzigogolata fantasia che li possiede ti rendono la faccia e non il viso. Feticisti, adorano l’orma come segnale di passaggio, un prevaricamento della terra solo loro, in cui gli è permesso tutto perfino di essere proprietari a miliardi e nello stesso momento pure gli unici.

Io ci ho camminato sulle sabbie. In questi giorni e pure nei precedenti, negli annali scorsi e mai mi ero posto il problema dell’intrusione. Oggi mi sono svegliato così e così scrivo il mio pensiero. Come tra i granelli mi muovo e come tra essi, scegliendo dove poggiare, smuovo i soliti e pure quelli più distanti, come un elastico che, pur tirandone una sola parte, ne stiri tutta l’anima. Incredibile! Loro mi sorridono, come perline che vivono l’ilarità col riflesso della luce del sole che, giorno dopo giorno, ora dopo ora, li arrostisce, creandogli quelle sfumature colorite di crema, nocciola a tratti becco d’oca variegato al fiordilatte e gelaterie infinite. Mi fermo in un punto tra loro ed il mare che continua a piangere ed a mormorare quanta inquietudine lo attraversi onda dopo onda e mi genufletto perché ho qualcosa da dire. Da scrivere. Perché anche lì, non mi smentisco e divento intimo così, come per dire (dicendo e facendo) con l’indice puntato… “Ho vissuto più di una vita in te e con te. Ti ringrazio di essere anche oggi il mio foglio che più spesso mi mancherà.

E’ tempo di vacanze tutti partono e tutti ritornano appresso a te, non ti vogliono dimenticare perché una bella donna che ti ha fatto soffrire ti ha fatto pure vivere e non si dimentica mai. Quanta terra bagnata sei, lì alla riva del tuo sorriso terso. Quanta voglia di cancellare le impronte di gabbiano, le orme da refrigerio, i segni del destino chessò… di un tronco alla deriva, di una bottiglia maldestra che torna e ritorna, quasi conoscesse la fida strada da cui era arrivata, magari attenta ad essere raccolta e riportata al largo per poi tornare ancora ed ancora, per sempre, come per sempre tu sarai tale, pieno della vita che non t’appartiene ma mai così vissuta.

Noi ci danniamo, soprattutto io, credendoti arrivabile che d’estate, ma tu, clessidra mia infinita, tu mi ricordi quanto io sia la parte infinitesimale del granello che ti dà sembianza, forma e prospetto adulativo…”

Per sempre… shhhhhh… shhhhh!!! Io rosa nello strepitoso mutismo dei miei petali.

Simone Belloni Pasquinelli

Divagando – Un abito foresto


(… se ci fu nascita, comunque non ci fu ragione di vita …)

Datemi (anzi mi prendo) un panno altrui, un abito che non mi calzi a pennello se non per fato, un abito che non m’appartenga, insomma un abito foresto. Oggi vorrei essere l’altrui me stesso e vivere di remore estive, esautorando sia l’una che l’altra persona da ogni impiccio post-moralista. Voglio vivere una giornata estiva come oggi in maniera reciproca con la mia scrittura, essendo quello là ma appartenendo a sto qua. Mi calzo deciso e sfrontato, sfrenando un’inibizione molto consona e, pur non trovando l’agio rosso, quasi purpureo, provo a dare una smossa decisa a questi due personaggi in uno.

Viva chi lascia vivere e così fu… in tutto si ebbe la sensazione dell’indecisione costante, ma poco a poco il sogno prese il sopravvento e lo stanziale si lasciò andare repentino. Ci parve di vivere rilassati al punto che le mani cominciarono a menare una faccia attonita per creare uno stato di appartenenza assai più reale, quasi non esistesse che lì. Il tribolìo scomparve, anzi sicuramente mai nacque, se ci fu nascita, comunque non ci fu ragione di vita e così via. I piaceri dell’acqua genuina cominciarono a sentirsi su tutto il corpo che non biasimava il piacere che viveva, anzi la simbiosi decisa fu la goccia che fece traboccare il vaso. E quest’ultimo non solo traboccò ma addirittura si ruppe in mille cocci dandosi la forma più sparpagliata di una fragile passione decisa.

Corpi in collisione erotica-eroica, con bramosie tipiche di chi decide il possesso come l’ultima cosa, come l’attimo fuggente, ossia tutto e subito sennò può non ricapitare. Un mangiarsi muscolare, uno scivolìo nei gorghi dell’abisso voluttuoso, in modo che il sogno abbia un’idea d’appartenenza terrena, consolidativa, una cosa da prendere il giorno dopo e da raccontare attraverso visioni contemporanee di immagini fatue ma propositive. I due, tre corpi (più due che tre, forse) largheggiavano occhiate riassuntive di parole spicce, quasi volgari se per volgari si intendono cose assai piacevoli (tutti sappiamo che il volgare ed il piacere è una questione di metodo, di tempo) e se per cose assai piacevoli si intendono le nostre lì, al punto giusto (il famoso punto G…ossia Giusto) nel dolce angolo sognatore non dei miei panni ma dei tuoi-miei o viceversa, il non capire questo mescolìo, questa mescita, l’amalgamo e…

Viva chi lascia vivere dicevo, e così fu nell’attimo stesso in cui tornai alla realtà che mi propinò le solite, quotidiane ed affini poesie da strapazzo, come un incubo reale, forse.

Simone Belloni Pasquinelli

Divagando – Il Mondo nel nostro mondo


(La nostra palla di vetro sì, così greve, così grave, onerosa, perfino faticosa che due coglioni appesantiti arrossiscono al suo cospetto)

E non sarà mica vero che le cose stanno come stanno! Non è il caso, e non è neppure il coso. Son tutti svirgolamenti, cose su cose, accatastamenti, lezioni per imparare, lezioni per migliorare la parte peggiore di noi. Le cose non staranno mai come dovrebbero stare, sono animazioni penitenti e quindi, girovaganti sfiorano i perimetri della giustezza, dell’ovvio, della semplicità umanica (proprio umanica), ma s’imballano, s’impennano e travalicano. Si spostano repentine, senza riluttanza, con la decisione in fronte, abile manipolatrice dei condizionamenti ambiziosi, astratti e lodevoli. Movenze libere le cose che stanno, allungano artigliose frange e legano il posto a piacimento. Basta che sia solo sosta. Non ci deve essere fermata che sia.

Libertà come parola chiave, l’unica al posto giusto, nell’ubicazione consona che prevale nell’armonia del circondario. Le cose insomma, queste anime al travaglio, queste strade nel dissesto di un’organizzazione umana. Il rifiuto di non vivere che solo il momento, di cogliere l’attimo e di rivoltarlo come un calzino. Provate a metterle alla prova, provate ad essere ancor più circensi! Fate che le medesime possano essere sempre alla vostra portata, lì nel posto giusto al momento giusto, caramellate, edulcorate o come vi pare e vi pare e vi pare. La pietanza è pronta insomma. Vi riuscirà assai improbo, o pena uno sconvolgimento totale di ciò che ci hanno imparato a chiamare vita. La nostra palla di vetro sì, così greve, così grave, onerosa, perfino faticosa che due coglioni appesantiti arrossiscono al suo cospetto.

Parliamo di libertà quando noi siamo i primi a schiavizzare ad essere schiavi. Parliamo a vanvera e questo non ci è permesso fino quando la cosa non viene scritta. Allora scritto a vanvera va bene perché la scrittura implica una rilettura. Dicevamo schiavi, martiri, di che? Vogliamo risapere di che? Dei suoni per dire, e per non dire, di tutto quello che ci passa per sta bussola chiamata testa (ho perso la bussola, anzi l’orientamento, o il tempo?) compiendo un tragitto voluto.

Noi non siamo uomini siamo il suono degli uomini chessò, ominidi, umani? (Repetita iuvant: l’uomo quando imita la bestia allora assomiglia all’uomo). Noi siamo il loro succedaneo travaglio, ossia il nostro mondo nel mondo, come uno specchio che traspare l’appannata figura di come le cose dovrebbero crescere ed essere e in realtà non sono, vivendo un limite dove pure la guerra non ci fa più paura perché accade sempre più in là del nostro punto di vista assai più distante e devastante.

Simone Belloni Pasquinelli

Divagando – Non fissiamoci!


(…mani continuative che slabbrano fuori con le spine delle dita aperte…)

Se monologando io…

La solita vita, indecisa, mi trattiene tra le sue mani mentre il sole fuori applaude contenuti pieni. Raggi perpendicolari rosicano piaceri alla pelle, un velo di madore apre la breccia tra il dubbio di un giorno estivo, e la certezza di un tempo a spiovere. Cos’è che c’incatena veramente a tutte queste facce uguali?

Il volto, il desio, l’uomo, l’ondivago, il lieto fine in cui la permanenza sta due misure oltre il consentito. Siamo maglioni cuciti a maglia larga, braccia a tre quarti, mani continuative che slabbrano fuori con le spine delle dita aperte, protese, mai retrattili, mai indugianti. Acuminate e passionali, come tutti gli aghi che ci hanno cucito addosso queste forme imperfette usciamo dal maglione con le nostre spigolature delle teste quadrate dei famosi porcospini già citati di tutti gli angoli dei gomiti.

Stiamo sulle punte, viviamo sulle punte e siamo convinti che il nostro mondo non sia rotondo. Gli altri hanno tutto il mondo che gli pare ma noi viviamo imperterriti nel nostro, fragile e leggero, fatto di gocce di cristallo verso l’alto, ossia sottosopra, rivoltato e rivoltante come non mai. Le nostre maglie invece sono sincere come mai e lasciano a me il tempo di trovare le sole “cose” di cui siamo fieri: accade così che percorriamo l’amore come una missione da destinare, da portare a termine tra le pieghe delle mani.

I maglioni sono rivoltati e aspetto l’avvenire come dolce trovare che non aspetta, ma va, avanti inesorabilmente… Sembra tutto logico e compunto ma tra un punto e una virgola quante tenerezze! A proposito mi dimentico di qualcosa che mi appartiene, sono gocce serene senza sale; con portamento le commento, quel che esplode tra le costole di una mamma.

Pervengo a una scelta difficile il tutto o il niente perché, sempre ottimista incontro la divisa della realtà: fosse quello che mi opprime non starei a fantasticare mondi possibili mentre l’impossibile mi ha sempre entusiasmato, chissà perché. Veloce, veloce mi appartengo, mi dissuado, mi dissolvo e, quando mi volto, continuo a trovare escrementi impossibili. La luce è solo una parodia della vita mia, la maglia quella che manca per chiudere il braccialetto. Spesso con le stelle abbiamo di fronte piccole luci, ma non fissiamoci.

Riflettiamo gli splendori e tutti i pani saranno al vino, tutte le cose saranno comuni come ogni proverbio rivolto, risvolto e raccolto tra le maglie di un tempo maglione. La luce della luna è lenzuolo. Dalla finestra aperta il mondo è parodico e qualcuno ulula alle stelle le sue stalle. Imitando l’animale l’uomo è veramente uomo.

Simone Belloni Pasquinelli

Divagando – Non mi dire


(il tempo sta sempre là (lo vedi?), sulla montagna)

Non mi dire che mi hai chiamato? Non me lo dire, per piacere! Non voglio sentire sempre di queste storie, sbattute, rivoltate, levigate dal solito maglio che squilla schizzando sulle scintille dell’incandescente discorso. Non voglio la prosopopea infinita, che si chiama astrusa in tal senso perché muove il corpo, senza capo né coda, nel tentativo di parere perfino sinuosa.

Non mi dire che mi hai pensato? Mi allaccio ai sentimenti di colpo, fingendo di essere scorsoio del mio cappio, ma in più languida realtà, sono il vuoto dello stesso che dichiara palesemente guerra all’aria residua, chiudendosi ora adagio, ora di colpo.

La stramazza l’aria?, Magari! Invece il cappio gioca spesso, misurandosi con la costrizione per cui è nato, e altrettanto spesso, si centellina, si presta a dovere, si risparmia regalandoti secondi infinitamente tanto preziosi quanto tenacemente, sentitamente, torbidamente unici. Eppure lo sai che sono gli ultimi, da lì a poco sono un’unità preziosa, ma mai come in quel momento vorresti volassero altrove, in un luogo dove con te possono fermare il tempo che rotola inclemente.

Come sono le condizioni? Citando, direi, atmosferiche, comunque e sempre meteorologiche. Il tempo dicevo, sta sempre là (lo vedi?) sulla montagna, vicino al baratro, lungo il precipizio, oppure sta sul divano, lungo le passamanerie, nel ciglio imbottito, sul filo dell’angolo, sempre inerme e beatamente dondolante pronto a cadere, sprofondando la sotto e creando tutte le sensazioni del sottosopra. Vive in bilico e, come Damocle accetta il verdetto, o come Godot si fa aspettare. Ma tu non reagisci e non t’incazzi perché lo sai benissimo che non te la puoi prendere con il tempo, perché nessuno mai come te ora ha bisogno di lui.

Quando si ha bisogno di tempo si cade sempre nell’esistenziale pensar breve. Tutto è refrattario e cincischia intorno. La memoria decidua non sovviene, scalza, s’impenna diventa sogno e pare sempre mancare di chissà che. Lei disconosce il senso (la memoria) della vita, la vive di rimembranze, di accaduto, di dejà-vu e, smarritasi di sé (ma per te) ti costringe alla sensazione di afflitto, stordito di “Ohimè!”, di stupori  vaporosi, indimenticati.

Ti dicevo, non mi dire appunto (mi hai cinto il cor) e, come hai potuto leggere non l’ho fatto a caso (anche se pare che ormai il fato sia l’unica via di fuga) ma aprendo, con mosse liberatorie, entrambe le mani e poggiandole alle orecchie del mio corpo. Noi siamo sempre una via di fuga penitente, che sbuccia le ginocchia per nascondere il maldestro tentativo di aprirsi un varco altrove, in un punto di riferimento troppo alto che impone le sue forme lontane ancora più evidentemente alla tua genuflessione. Siamo anelli nelle mani, abbiamo da anni un significato scritto sotto che tutti immaginano e nessuno conosce meglio di noi, sempre più spampanati là contro la retorica di un abbraccio scorsoio e col sapone.

Simone Belloni Pasquinelli

Divagando – Amore nell’amore con amore sopra


Avviamo una serie di interventi a cavallo fra prosa e poesia, possiamo definirli prosa poetica o, se preferite, poesie in prosa. Sono di un mia carissimo e misterioso amico, una persona speciale, storico attento e raffinato delle competizioni di pesca in apnea, che ora scopro anche anima sensibile e scrittore sopraffino.


DIVAGANDO

“Per me la poesia non esiste. Esiste semmai un interlocutore che la giudica in tal senso.”
Simone Belloni Pasquinelli


Amore nell’amore con amore sopra

(… una riverenza spasmodica che sapeva d’infinita arsura)

Il troppo non stroppia, anzi scricchiola pesante! Fu così che l’amore ci fece paura per sempre.

L’amore col suo modo di fare pervicace ed intraprendente, sinonimo di lotta perenne sui cuori sommati e caduti, fragili come non mai, sulle rovine di un pensiero che brulica e fomenta. Fu così che capimmo d’essere lontani da tutto, con a fronte un paesaggio fatto di miraggi insormontabili che ci proponevano i monti dei dubbi, o le oasi del piacere effimero. Tutti vi potevano bere, tutti potevano pensare con la bocca protesa atta ad una riverenza spasmodica che sapeva d’infinita arsura. L’acqua, come la finzione dell’essere bagnata, si crede potabile in tutte le situazioni ma soprattutto in quelle che ne risaltano la sua scarsità.

Ecco l’amore che piomba. Arriva nello stomaco e sale, a manciate, perfino buttato troppo in una pasta che, che, che scondisce nel rallegrarsi di avere un gusto eccessivo.

Ecco l’amore sdolcinato. Quello della carie, quello che solo un dentista (neanche troppo affermato) conosce e tenta di curare col tentennamento di una Curette o di un Trapano, il quale arriva  a martellarti sul cuore del dente ma nel cuore stesso. Si sente laggiù che rimbomba, che scalpita e trasmette… ma non è lì.

Ecco l’amore e la sua ubiquità. Amore come parola di Dio, amore come solo quello. L’amore sta per caso, nella stessa maniera in cui spesso capita presentandosi. Sta lì ma è là. Lo si vede ma lo si cerca altrove come con coscienza. Dunque è vederlo ma cercarlo altrove, quindi è sentirlo ma ascoltarlo più in là, è stringerlo ma tenerlo distante. E’ sostanza ma non appartenenza.

C’è finzione e c’è teatro, ossia attori che recitano una parte che è la realizzazione della stessa opera magari, spesso, mai esistita. Allora si creano le somme (non si tirano assolutamente). Ci si rimpingua d’amore e ci se ne mette un po’ dappertutto creando un sortilegio lepido che non ci sveli la realtà delle cose, ossia: amore nell’amore con amore sopra. Se non stesse bene sopra lo si può mettere pure a lato o in qualsiasi posizione si voglia per la nostra certezza.

L’amore non corrisponde mai. Tiene banco e si presta, ma non cede perché non è figlio di niente (forse un po’ di prostituta perché si fa sfruttare… ma credo di no!) e non deve rendere conto per ciò che non è. Sta al gioco come ogni conchiglia che accetta d’essere casa del paguro che la sceglie, prima d’essere di nuovo conchiglia e di nuovo casa per il successivo.

Qualcuno (io stesso, per dire) potrebbe obbiettare sulla reciprocità e il corrisposto e creerebbe un’ulteriore senso di libertà, ossia farebbe il gioco della somma che due più due fa quattro fingendo di non saper che in amore invece si divide tutto!

Simone Belloni Pasquinelli

Concorso per opere sul nudismo: Il sole è Nudo


Attraverso la sinergia tra l’Associazione culturale BraviAutori e la comunità de iNudisti, prende avvio un mirabile concorso per opere sul nudismo finalizzato alla realizzazione di un prezioso libro antologico sul tema del nudismo.

Di seguito riportiamo per esteso il bando di concorso, altrimenti scaricabile da qui!

Partecipate, partecipiamo, numerosi, grazie!


Il sole è nudo

ovvero: quando ci si veste di libertà

bando di concorso per opere sul nudismo (da un’idea di Angelo Manarola)

 

Opere ammesse

Sono ammesse opere in italiano che mettano a nudo la pratica del nudismo, raccontate attraverso qualsiasi prospettiva, realmente vissuta, ipotizzata o di fantasia.

Stare nudi al mare o in montagna o dovunque, da soli o accanto ad altri, avvolti dalla sensazione della sola natura addosso. Raccontateci le vostre esperienze, le opinioni e tutte le riflessioni che questa pratica può suggerirvi. Chi pratica nudismo o naturismo? Chi ha mai pensato di provare? Chi lo ha fatto? E se sì, perché è successo? Quali sono state le personali sensazioni o esperienze? Cosa lo ha spinto a diventare o provare a essere un nudista?

Sicuramente chi lo vive o l’ha vissuto, sostiene che non si tratti di sesso o esibizionismo. Chi non vuole provare, d’altro canto e qualunque siano le sue argomentazioni, è sicuramente incontestabile. Fatto sta che tale pratica in molti Paesi Europei è una consuetudine; in Italia, invece, nonostante ci siano migliaia di praticanti, è osteggiato.

Questo tema non vuole essere un dibattito pro o contro; questo non ci riguarda. Vi invitiamo, invece, a proporre un testo, una poesia o una raffigurazione grafica su un vostro pensiero oppure un’esperienza o anche, perché no?, un sogno.

Gli autori, se vogliono, possono inviare fotografie, disegni o lavori grafici originali per corredare il loro testo (vedi nota sulle immagini).

L’opera, solo una per autore, deve essere inedita. Per “inedita” intendiamo un’opera i cui diritti siano pienamente nelle mani dell’autore. Il contenuto dell’opera non deve essere pornografico, pedofilo, antireligioso, politico, razzista, diffamatorio o eccessivamente scurrile.

I documenti da inviare sono i seguenti:

il testo,

in formato .odt, .docx, .rtf o .doc (LibreOffice, OpenOffice, Word), non oltre le 10.000 battute spazi inclusi, senza formattazioni del testo (nessun corsivo o grassetto). Se è necessario evidenziare una parola, è meglio usare le virgolette;

dichiarazione di proprietà e di unicità dell’opera

Il sottoscritto “…” dichiara che l’opera in allegato intitolata “…” è inedita e di mia esclusiva proprietà. In fede… “firma” (per “firma” intendiamo il nome per esteso dell’autore);

dati anagrafici e biografia

dati pubblici: l’autore può allegare una nota personale o una breve biografia, l’indirizzo email e il sito personale che, in caso di pubblicazione dell’opera, potrebbero essere inseriti sotto il proprio nome;

dati riservati: se l’autore non desidera che i propri dati personali vengano resi pubblici, dovrà specificarlo chiaramente nel corpo dell’email o nei dati personali.

Dati anagrafici ed e-mail sono obbligatori e non saranno utilizzati in alcun modo se non nella normale amministrazione del concorso e per eventuali comunicazioni con l’autore;

autorizzazione a pubblicare l’opera

in caso di valutazione positiva da parte della Commissione interna, l’opera sarà inclusa nella raccolta “Il sole è nudo”:

Autorizzo la pubblicazione dell’opera intitolata “…” per i soli fini del concorso per l’antologia “Il sole è nudo”. In fede… “firma” (per “firma” intendiamo il nome per esteso dell’autore).

Invio dell’opera

Il materiale deve essere inviato a solenudoconcorso@libero.it.

Il concorso scade quando la redazione selezionerà sufficienti opere idonee alla pubblicazione. La lettura e la selezione avverrà man mano che le opere perverranno presso la nostra email. Sul forum di BraviAutori.it potrete informarvi in qualsiasi momento su quanti e quali racconti saranno stati selezionati.

Ogni email pervenuta riceverà una conferma di ricezione. Se non riceverete entro una settimana tale conferma, vi invitiamo a rispedire l’opera.

È possibile partecipare con uno pseudonimo. In questo caso tale volontà deve essere specificata chiaramente nella email usata per l’invio dell’opera, o nell’opera stessa. I reali dati anagrafici, in ogni caso, sono obbligatori.

È possibile partecipare con opere a più mani.

I testi selezionati, se ce ne saranno a sufficienza, saranno inseriti nell’antologia “Il sole è nudo“. L’antologia sarà autoprodotta da BraviAutori.it mediante il POD (Print On Demand).

Ecco la nostra vetrina su Lulu: www.lulu.com/spotlight/BraviAutori

e la vetrina su BraviAutori.it: www.braviautori.com/pubblicazioni.

Nota sulle immagini

L’ immagine può essere una fotografia, un disegno o un elaborato digitale di qualsiasi peso e formato grafico. È preferibile un taglio quadrato. L’immagine deve essere vostra e dovrete specificarlo chiaramente nella dichiarazione di paternità.

Commissione di valutazione

La Commissione che valuterà i lavori da pubblicare è formata da:

  • rappresentanza di esperti della pratica, etica e realtà oggettive del nudo/naturismo:
    • Staff tecnico del sito inudisti.it:
      • Andrea Galvan (gestore e proprietario)
      • Massimo Lanari (amministratore)
      • Emanuele Cinelli (caporedattore rivista elettronica interna)
      • Domenico Corradin, Mauro Esposito e Gian Piero Salvatore (moderatori);
    • Andrea Mirabilio segretario ANAB (Associazione Naturista Abruzzese);
    • Leonardo Rosso presidente Unione Naturisti Sicilia;
    • Francesco Ballardini presidente A.N.ITA (Associazione Naturista Italiana);
    • Vincenzo Barone referente ufficiale di UNI Campania;
    • Lorena Franchi consigliere in A.N.E.R. (Associazione Naturista Emiliano Romagnola);
    • Stefano Morra consigliere in UNI Lazio;
  • Angelo Manarola ideatore del concorso;
  • Consiglio amministrativo dell’associazione culturale BraviAutori;
  • la SALVO, ovvero la Squadra Anonima Lettori Volontari Onnivori, che tanto bene ha lavorato finora per tante altre antologie;
  • singoli autori e appassionati, che preferiscono restare anonimi.

Le opere pervenute saranno sottoposte, in maniera anonima, alla Commissione. Le sue valutazioni saranno insindacabili. La Commissione interna si riserva la facoltà di suggerire alcune modifiche ai testi inviati, che l’autore sarà libero di accogliere o meno. In tal caso l’autore potrà sottoporre nuovamente l’opera al vaglio della commissione.

Premi in palio

Pubblicazione dell’opera nell’antologia “Il sole è nudo“.

Eventuali altri premi potrebbero aggiungersi durante lo svolgimento del concorso.

Quota di partecipazione

La partecipazione è gratuita e non c’è alcun obbligo di acquisto.

Questa antologia, così come tutte le nostre iniziative, non è a scopo di lucro ma ha l’obiettivo di valorizzare l’impegno e il talento degli autori e sostenere l’associazione culturale BraviAutori che, da quando è nata, si impegna a pubblicare opere online e a fornire gratuitamente molti servizi utili agli scrittori/artisti. Ecco perché, seppur non obbligatorio, gli autori selezionati e l’associazione culturale contano di essere premiati con l’acquisto e la lettura. Aiutateci, in ogni caso, a diffondere i titoli delle nostre antologie negli spazi sociali che frequentate.

 Privacy e diritti d’autore

I dati personali, in base alla legge per la privacy, saranno utilizzati solo ed esclusivamente per la gestione del concorso ed eventuali contatti tra http://www.braviautori.it e gli autori partecipanti.

Le opere pervenute non saranno divulgate in altri modi all’infuori, in caso di selezione, della loro pubblicazione in “Il sole è nudo“.

I testi restano di proprietà degli autori e sono da intendersi “in prestito” esclusivamente per questa pubblicazione. Questo vuol dire che, se dopo aver pubblicato nella nostra antologia riceverete altre proposte di pubblicazione da parte di altri siti o editori, per quanto ci riguarda sarete liberi di accettare senza chiederci alcun permesso. Anzi, siamo i primi a suggerirvi di non fermarvi a questa nostra iniziativa e farvi leggere il più possibile partecipando ad altre iniziative simili e gratuite!

Contatti

Per qualsiasi informazione e per inviare le opere: solenudoconcorso@libero.it.

Sito: http://www.braviautori.it/

Raccomandiamo una partecipazione massiccia e un’altrettanta massiccia divulgazione di questo concorso che, ne siamo certi, si concluderà con un bellissimo libro!

Ringraziamenti

Alcuni siti web e Associazioni nudo/naturiste hanno voluto ospitare e promuovere questa nostra iniziativa nelle loro pagine e nei vari gruppi Facebook e similari. Di seguito, in ordine cronologico, chi ha comunicato, nero su bianco, il proprio appoggio:

iNudisti – un grazie particolare a tutto lo staff dei loro collaboratori che hanno prontamente ed entusiasticamente condiviso e spronato la nostra avventura fin da quando era solo poco più che un’idea, con un affettuoso pensiero al Sig. Massimo Lanari (A_fenice),  che ha provveduto in prima persona, attraverso le sue amicizie e conoscenze, a diffondere e sponsorizzare l’eco della nostra iniziativa.

Club Naturismo

Associazione Naturista Abruzzese

AssoNatura

Associazione Naturista Italiana  A.N.ITA

Unione Naturisti Campania

Unione Naturisti Siciliani

A. N. E. R. Associazione Naturista Emiliano Romagnola

Unione Naturisti Italiani –  sez. del Lazio

Cordialmente
Angelo Manarola e
lo Staff di BraviAutori.it


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