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Incresciosa storia


La politica e ancor più la partitica hanno regole tutte loro, regole che negli anni si sono rese sempre più strane, sempre meno leali. Così oggi assistiamo a ogni genere di nefandezza, a facce di bronzo incredibili, a reiterate inversioni d’opinione, tutto pur di catturare voti. Tra l’altro non è nemmeno una questione di parte, ma una situazione generalizzata che vede alternativamente o contemporaneamente in opera le varie parti del sistema, sebbene alcune di queste si mettano maggiormente in evidenza con azioni che ormai non si limitano più a rasentare il ridicolo, ci sono dentro in pieno, anzi, ne sono la massima rappresentazione. Ovviamente con la complicità, più o meno cosciente, degli elettori, oggi in alcuni casi più simili a dei giullari di corte.

Ecco un racconto di storia vissuta, cioè non è un racconto di fantasia, non è una storia metaforica, ma il racconto di un fatto realmente accaduto alcuni anni addietro e del quale ho potuto avere piena conoscenza. Un racconto che torna utile in questo particolare momento storico, un monito, un invito a ragionare prima di scegliere.

Erano cinque anni che frequentavano quella valle, anche con due lunghi soggiorni presso uno dei due rifugi presenti in zona.
Avevano fatto amicizia con alcune persone del luogo, in primis coloro che avevano in cura e custodia detto rifugio, ma anche i pastori che alloggiavano nelle due malghe.
Si erano innamorati di queste desolate lande, uno dei pochi posti che ancora permettevano di interagire con una natura ancora selvaggia, di vivere l’eccezionale esperienza della solitudine, di camminare sul terreno libero, di includersi nell’ambiente senza la preoccupazione di infastidire chi ancora non ha superato i condizionamenti sociali relativi alla nudità.


Un brutto giorno arrivano le elezioni e.. patatrac: un gruppo politico, evidentemente privo di efficienti programmi e incapace di un leale confronto, cerca tutte le scuse possibili per delegittimare la corrente amministrazione comunale. Tra queste ricade la presenza in valle di quel gruppo reo di praticare la nudità sociale senza nasconderla dietro ipocrite barriere fisiche e mentali, senza finalizzarla a meri interessi sessuali o economici, senza assoggettarsi agli stupidi stereotipi del mondo odierno.


Vengono stampati e distribuiti vergognosi (questi si vergognosi, non il casto e naturale comportamento del gruppo) volantini con le foto del gruppo abbinate alla vergogna. Vengono fatti articoli che, senza sentire la controparte, commentano e giudicano ciò che non conoscono. Viene fatta una vasta campagna denigratoria il cui costo ricadrà sull’intera comunità.


Non si sa per quale motivo, si spera non per questo (sarebbe un tradimento, un ripudiare quanto nelle parole e nei fatti manifestato nei cinque anni), ma vincono e, con la loro vittoria, ben lungi dall’interrompere l’attività del gruppo, fanno decadere una bellissima amicizia, un rapporto fantastico, una grandiosa opportunità di rispettosa crescita per la valle, il paese e la sua gente.

Quello che stava diventando un supremo esempio di civiltà e normalità, si è così trasformato non solo in un’occasione sprecata, ma anche in un ennesimo esempio di stupidità e intolleranza.

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