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Monte Maddalena (Brescia), anello della Val Fredda


La zona dell’escursione, a destra la Val Fredda, al centro passa la discesa

Breve anello sulle pendici del monte dei Bresciani, la Maddalena, percorrendone il versante meno noto e frequentato. L’estesa copertura boschiva lo rende paesaggisticamente molto limitato, ma l’itinerario risulta comunque interessante coniugando interessi espressamente fisici (il piacere che deriva dalla fatica del cammino) con quelli naturalistici (il bosco presenta una buona varietà di piante e di essenze floreali ed è possibile l’incontro con alcune specie animali, in particolare il cinghiale), alimentari (nel periodo opportuno è possibile raccogliere tante ottime castagne) e storici (l’ex polveriera di Mompiano). Alcune grotte, sfiorate dal percorso, possono rappresentare un altro spunto di interesse, una di queste viene utilizzata per l’allestimento di un presepe. Molto bucolica la zona dove si trova il rifugio Valle di Mompiano (che si sfiora in salita e si tocca in discesa) dove alcuni tavolini consentono una comoda sosta all’ombra di grossi castagni. Bella anche la zona limitrofa alla Cascina Margherita, allietata da una piccola pozza che domina una parte della città di Brescia e da dove è possibile allungare lo sguardo verso la Pianura Padana. L’anello risulta percorribile in ogni stagione dell’anno sebbene, data la bassa quota e nonostante il nome, l’estate potrebbe risultare poco indicata. La vicinanza alla città lo rende estremamente accessibile anche a chi, magari arrivando da fuori, non disponga di mezzi propri di trasporto: dalla stazione ferroviaria di Brescia la velocissima (9 minuti) linea della metropolitana arriva a ottocento metri dal punto di partenza (stazione Europa nei pressi della cittadella Universitaria); a cinquanta metri dal parcheggio, invece, arriva la più lenta (27 minuti) linea dei bus urbani (linea 15, fermata di via Nikolajewka).

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Orientale
  • Partenza: il parcheggio dei grandi giardini pubblici di via Nikolajewka (Parco della Croce Rossa) al Villaggio Montini di Brescia
  • Arrivo: coincidente con il punto di partenza.
  • Quota di partenza: 121m
  • Quota di arrivo: stessa della partenza.
  • Quota minima: 121m
  • Quota massima: 558m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 463m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 463m
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 10,5km
  • Tipologia del tracciato: nella parte bassa (dal parcheggio al rifugio) all’andata a un breve tratto asfaltato segue una stradina sterrata che diviene largo sentiero, al ritorno dopo una sterrata segue un lungo tratto di asfalto; dal rifugio in su sentieri.
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E3P
  • Tempo di cammino: 3 ore e 30 minuti
  • Segnaletica: paline e segni bianco rossi lungo l’intero percorso; la salita segue il sentiero n°10 del Parco delle Colline Bresciane.
  • Rifornimenti alimentari e idrici: bar e negozi a Mompiano e nello stesso Villaggio Montini.
  • Rifornimenti idrici naturali: fontanella nei pressi del rifugio Valle di Mompiano (eventualmente raggiungibile già in salita con una brevissima, due minuti, digressione dal percorso indicato) e al bivio tra via Valle di Mompiano e via Egidio Dabbeni (parte terminale dell’anello, eventualmente raggiungibile in auto prima di portarsi al parcheggio).
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: alberghi di Brescia, se in gruppo anche il rifugio Valle di Mompiano (gestito dai Gnari dè Mompià ai quali richiedere le chiavi).
  • Fattibilità diurna del nudo (nella speranza che la normalizzazione sociale della nudità faccia presto diventare questa un’indicazione superflua): impossibile nel tratto urbano (parte bassa dell’anello) e nei pressi del rifugio; generalmente limitata nel tratto di salita alla cascina Margherita (sentiero solitamente abbastanza frequentato); più ampia nel lungo traverso (sentiero poco frequentato) e nella successiva discesa (sentiero poco frequentato che ogni tanto tocca una frequentata pista di discesa in bicicletta; avvicinandosi al rifugio il sentiero diviene, nei fine settimana, più frequentato).

Profilo altimetrico e mappa

Partenza pianeggiante che permette un ottimo riscaldamento prima d’iniziare a prendere pendenza, poi l’inclinazione cresce progressivamente fino a diventare, dal rifugio alla cascina Margherita, rilevante anche se non estrema. Dalla Margherita si prosegue con un lungo tratto sostanzialmente pianeggiante per poi prendere la ripida discesa che, con costante pendenza, riporta al rifugio. Da qui progressivamente la pendenza diminuisce fino al piano.

GPSies - Brescia - Anello della Val Fredda sul Monte Maddalena

Clicca sull’immagine per accedere alla mappa dinamica con profilo

Relazione tecnica

Usufruendo di un percorso ciclo-pedonale, incamminarsi verso sud lungo via Nikolajewka, oltrepassare l’incrocio con via Piero Calamandrei e procedere fino al termine della pedonale, proseguire ancora un poco lungo via Nikolajewka e, al suo termine su via della Garzetta, procedere per il lato sinistro di quest’ultima. Oltrepassare gli edifici della Scuola Edile Bresciana, l’antica palazzina del Poligono di Tiro a Segno e i parcheggi del centro sportivo Club Azzurri Brescia. Subito dopo, a sinistra, prendere una stradina pedonale che, costeggiando per intero il lato orientale del suddetto centro, porta a via Egidio Dabbeni. Seguire questa via a destra pervenendo in breve alle abitazioni della località Portass, poco oltre l’asfalto termina e inizia lo sterrato. Al primo bivio tenere la strada di sinistra e, seguendo da vicino il solco del torrente Garzetta, pervenire alla Cascina Rochi (I Sareser) dove, apparentemente, la strada finisce. Prendere a destra una sassosa stradina sterrata che, in salita, costeggia il muro di cinta di detta cascina e la oltrepassa tenendosene sopra a destra. Con minore pendenza la stradina penetra nella valle di Mompiano tenendosi appena sotto il limite del bosco e passando sopra campi coltivati. Oltrepassato il solco del torrente Val Renada la stradina termina e inizia un sentiero che, alternando tratti pianeggianti ad altri di salita, con un lungo tratto all’interno di un bel bosco di castagni conduce alla strada sterrata di accesso a La Casina e al contiguo (costruzione unica divisa in due parti) rifugio Valle di Mompiano. Proseguire lungo la sterrata verso destra, dopo pochissimi metri, già in vista della detta costruzione, appena prima del ponticello che scavalca il solco del Rio Bodrio, prendere a destra uno stretto e ripido sentiero.

In costante buona pendenza, con alcuni tornanti e lunghi diagonali risalire il boscoso fianco sinistro orografico della valletta formata dal Rio Bodrio, dove, talvolta, si svolgono battute di caccia al cinghiale. Guadagnati diversi metri di quota si sbuca su una piana stradina sterrata, a destra in pochi metri si perviene alla pozza della mitica Cascina Margherita, un tempo frequentatissimo licensì meta di merende e gite domenicali dei bresciani. Ritornare al bivio col sentiero da cui si è saliti, proseguire lungo la sterrata fino a quando questa inizia una lunga curva a destra. Sulla sinistra ci si alza un paio di metri ad una piccola radura tra grossi castagni (Ràsega), ignorando il sentiero che si alza dritto e ripido costeggiando a sinistra una pista da down hill (variante Cagnolera), prendere invece quello che procede a sinistra in piano: Pista Forestale della Val Fredda o Senter dei Rocher o Senter dei Brüsàcc (stando a OpenStreetMap i tre nomi si susseguono identificando tre tratti consecutivi dello stesso sentiero; in zona si trova, alla data di redazione della presente relazione, solo l’indicazione che riporta l’ultimo nome). Poco dopo s’incontra un primo bivio, tenere il ramo a sinistra che con un lungo e riposante diagonale porta verso est completando l’aggiramento della testata della Valle del Rio Bodrio; una breve discesa conduce alla piccola Pozza Val Fredda dove, stando alle indicazioni di OpenStreetMap, la traccia prosegue con il nome di Sentér dei Roncher. Si prosegue a mezza costa con tratti di discesa più o meno ripida attraversando i vari valloncelli pluviali che confluiscono a formare la Val Fredda di cui si aggira per intero la testata pervenendo alla località Brüsàcc. Dopo aver attraversato con attenzione il profondo toboga della pista di down hill Susy si perviene ad un bivio, prendere il sentiero che scende a sinistra, in prossimità di un capanno da caccia seguire la traccia che lo aggira sulla sinistra e continuare a scendere nel bel bosco di castagni perdendo velocemente quota. Dopo un secco cambio di direzione che porta a procedere verso sudovest si riattraversa la pista da down hill per costeggiarla brevemente tenendosi alla sua sinistra. Una secca curva a sinistra allontana la traccia dalla pista per abbassarsi un poco verso il fondo della Val Fredda. Passando accanto all’invisibile Büs dè la Strìa un lungo diagonale riporta verso nord a ritoccare la pista di down hill, subito, però, si svolta a sinistra e con diversi tornanti si scende al Büs del Tass e al Rifugio della Valle di Mompiano.

Passando a destra del rifugio prendere la sterrata di accesso e, in discesa, seguirla fedelmente, dopo la prima curva a sinistra inizia il tratto all’interno di quella che era la Polveriera di Mompiano, qui si può continuare lungo la dura sterrata oppure abbandonarla per alzarsi a sinistra ad una radura erbosa e seguire un più morbido sentierino che, attraversando le radure che ospitarono le installazioni di ArteValle (Radura delle Fate), riprende la strada poco dopo, in corrispondenza del lato settentrionale di un caseggiato (qui si possono ancora vedere due garitte di sentinella). Poco oltre, in corrispondenza della prima secca curva a destra, sulla sinistra al centro di una radura erbosa è collocata la lapide a ricordo dei ventitre lavoranti nella polveriera morti durante la seconda guerra mondiale a seguito di un bombardamento. Proseguendo lungo la strada sterrata si passa davanti al cancello d’ingresso alla polveriera e, dopo una svolta a sinistra, si perviene alla sbarra che impedisce l’accesso. Oltre la sbarra la strada diviene asfaltata e prosegue con il nome di via Valle di Mompiano, lasciare a destra la costruzione del Terminone e a sinistra la strada (via Egidio Dabbeni) che porta alla Cascina Ronchi. Procedendo a lungo in piano, sulla destra varie case e strade di accesso alla stessa, sulla sinistra campi coltivati, si perviene ad un bivio. Proseguire a sinistra per via Egidio Dabbeni, giunti alla Cascina Calina prendere il primo bivio a destra e proseguire per via della Lama fino a trovare, sulla sinistra, il primo ingresso al Parco della Croce Rossa. Seguendo la stradina di sinistra attraversare per metà la parte settentrionale del parco per poi tagliarlo quasi completamente verso destra e portarsi sul suo lato occidentale. Con larga curva a sinistra, pervenire alla larga strada asfaltata di via Ottaviano Montini. Con breve spostamento a sinistra, raggiungere le strisce pedonali e attraversare la detta strada, tornare un poco a destra per prendere la stradina che entra nella parte meridionale del Parco della Croce Rossa e seguirla fino al primo bivio. Per la stradina che volge a sinistra in breve si perviene al punto di partenza.

Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto di quella che deve considerarsi l’andatura ottimale per un escursionismo agevole e, nel contempo, sicuro, vedi spiegazioni dettagliate. In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Villaggio Montini – parcheggio 00:00
Cascina Ronchi 00:25
Bivio del rio Bodrio 00:25
Cascina Margherita 00:40
Pozza Val Fredda 00:10
Bivio Brüsacc 00:20
Rifugio Valle di Mompiano 00:40
Villaggio Montini – parcheggio 00:50
TEMPO TOTALE 03:30

#TappaUnica3V, un viaggio nel tempo


Martedì 8 marzo

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Voci di spensierati ragazzi si aggirano nel bosco, l’azzurro grigiastro delle camicie di tela, il blu variegato e stinto dei jeans, al collo fazzolettoni marroni con righe gialle chiusi sul davanti da un anello di cuoio intrecciato. Corse e rincorse, riunioni cantanti, il cerchio del pranzo, ancora corse, ancora giochi, ancora voci e risa. Il colore delle mille note che salgono al cielo, il sapore della gioia che inonda il bosco, la sensazione d’una socialità semplice eppur perfetta.

Un salto nel tempo, una grande casa nascosta nel fitto di uno scuro bosco, una ripida grigia acciottolata salita, un pesante nero cancello di ferro, decine di persone sedute ai tavoli del licenzino, parole, parole, ancora parole. Un ragazzino s’aggira tra i tavoli, in mano la piccola chiara bottiglietta della preziosa gazzosa, piccoli sorsi per apprezzarne il più a lungo possibile il dolce sapore, i nonni sorridono osservando il loro nipote, tenui sussurri per gratificarne l’educato comportamento.

IMG_8636Cambia la scena, il bosco si fa più chiaro, il tronco robusto di tanti castagni, di sopra, fra le mille tonalità del marrone, l’azzurro d’un cielo ora visibile, poi il verde dell’erica che costella i fianchi d’una piana sterrata stradina, una bionda bimba avanza barcollando sulle deboli gambine, una sorridente ragazza la tiene per mano mentre dietro due robusti occhiali il fratello le osserva correndo qualche passo avanti a loro. Una lucente signora li controlla da debita distanza, una nera macchina fotografica con pozzetto e doppia ottica nasconde il grosso viso di un corpulento signore, sul viso un grande sorriso, grandi mani che sanno essere dolci carezza. Una piccola pozza stagnate, un grande portone di legno adduce ad un portico di grosse multicolorate lastre di porfido, grosse squadrate colonne sostengono un tetto di legno, sulla sinistra un largo e verde terrazzo erboso al cui margine un basso muretto funge da parapetto, sulla destra una serie di piccole porte danno su scure stanze fumose, un caminetto, un tavolo, alcune signore che preparano panini, una cambusa ricolma di bibite di vario genere, fiaschi di vino, brocche dell’acqua raccolta dal pozzo. All’esterno, sul fondo del porticato, una serie di tavoli, attorno ad essi persone sedute. Ciq, cei, tri, quater, mura! Ad un tavolo quattro persone, in piedi, un piede sulla sedia, le mani ai bordi del tavolo, veloci, molto veloci, ad incrocio le mani si alzano per abbassarsi immediatamente sul legno e le dita compongono dei numeri che vengono nel contempo urlati dalle voci: la mora, un gioco molto in voga, simpatico e coinvolgente.

Il cammino di oggi mi porta in luoghi che conosco fin dalla mia più tenera età e la mia mente veleggia tra i mille ricordi: i giochi di scout al Goletto, le giornate coi nonni al bar dell’Alpino condotto da alcuni parenti, le passeggiate di famiglia alla cascina della Margherita dove altri parenti servivano i convenuti, lo zio che gioca alla Mora insieme ai cugini suoi e di mio padre, la raccolta dei prelibati Marroni o la ricerca di altrettanto gustosi funghi, la felicità di splendide giornate, la spensieratezza di un fanciullo.

IMG_8641Poi m’addentro in luoghi meno noti e il pensiero necessariamente si rivolge all’individuazione del giusto percorso fra le tante diramazioni del sentiero. Agli occhi non sfuggono comunque i mille piccoli segni del bosco e della natura, le sfumature di marrone e di giallo delle secche foglie che scricchiolano sotto i piedi inondano il corpo di piacevoli fremiti, il contrastante vivido colore dei fiori il cui tenue profumo s’insinua nelle nari trasformandosi in lievissime scariche elettriche che inebriano il cervello, l’azzurro grigiastro di un cielo nuvoloso che a sprazzi appare tra le fronde degli alberi. Il grigio asfalto della strada di Muratello, di nuovo il chiaro marrone dei sentieri e delle strade sterrate, alcune cascine compaiono a ripetizione rompendo la splendida monotonia dei colori e dei sapori di un inverno autunnale, castagni, tanti castagni, bellissimi castagni. Un verdissimo prato circonda l’ennesima cascina, la scura acqua della Pozza del Sarisì, il conosciuto bianco azzurro del sentiero 3V, la ripida e scabrosa discesa che porta al roccolo del Monte Salena. La cascina di San Vito, ricordi d’una conviviale riunione, colori di camicie in lana, pantaloni alla zuava, calzettoni rossi e pesanti scarponi in cuoio, voci e parole, risa e canti, suoni e vibrazioni, il calore dell’amicizia.

IMG_8687Riparto, ancora sentieri sconosciuti impegnano gli occhi e la testa nella ricerca del giusto tracciato senza per questo distoglierli dall’osservare le gialle primule che inondano in terreno, dei bianchi dente di cane, delle violette nelle due varianti più tipiche, quella viola e quella bianca, il grigio delle rupi che sovrastano la mia testa. Un placido cavallo mi osserva passare, la sorda esplosione di mine da cava, una sorgente, le case di Botticino e di Rezzato si disperdono a vista d’occhio alla base del monte. Santa Lucia, ripida risalita al crinale del Monte Poffa, lo sguardo divaga verso le nevi del Monte Baldo, un mare di grigiastre nuvole nasconde il Lago di Garda. Due foto e poi via, il lungo traverso con vista ai laghetti di San Polo, il verde largo costone del Trinale, una discesa a picco sulle case di Sant’Eufemia, il sordo tremolante calore di muscoli che iniziano a chiedere un poco di riposo. Sentiero numero 12, di nuovo a mezza costa, tornano ricordi d’infanzia, le storie di mio padre che da ragazzo qui veniva a cercare i funghi, le rade visite ai parenti del Buren, la casa dove mio padre viveva ai tempi della guerra, una casa che ho potuto vedere una sola volta restandone talmente colpito d’averla spesso negli occhi, nella mente e nell’animo, ormai diroccata e dispersa nel bosco, mi riprometto di venire a cercarla, promessa, promessa.

Rieccomi all’Alpino, ancora sentiero 3V, ancora il bianco delle nevi e l’azzurro dei cieli riuniti insieme a fare i colori di Brescia, a creare quei segni atti a indicarmi la strada. Medaglioni, la ripida strada acciottolata di via San Gaetanino. Rumori di auto, rientro alla città, asfalto e cemento, cemento e asfalto, semafori, motorini, bicilette, auto, suoni di clacson, sfrigolio di freni, colori d’una civiltà invero civilmente persa, sapori amari, sensazioni fredde e stridenti, contrasto forte coi boschi fra i quali ho vagabondato per quasi cinque ore, con la natura che mi ha a lungo inebriato, peccato non averla potuta assorbire nella nuda pelle, appuntamento però solo rimandato, siamo alla metà di marzo, presto le temperature saliranno e potremo lanciare alle ortiche i nostri vestiti, ridare alla pelle il suo naturale respiro, sentire il solletico dell’aria che scivola nei pori, assaporare il calore dei raggi solari, osservare il nostro vero colore. A presto, a presto, o splendida natura, natura del monte, natura vegetale, natura animale, natura dell’uomo, normale natura del nostro corpo.

La macchina, ritorno a casa, la doccia, frugale pasto, la mente al giorno, il pensiero alla prossima escursione, la pelle fremente nella certezza di un imminente regalo di libertà. A presto!

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P.S.

Che magnifico giro, cerchiamo le cose belle lontano da casa e poi loro sono a due passi da noi. Bresciani, provatelo, al cammino o di corsa, merita. Merita veramente. Al più presto ne farò la relazione, devo prima verificare alcune varianti che, togliendo due ripide intermedie salite, lo renderanno più agevole. Ah, come minimo sono trenta chilometri (un giro similare, il tratto Gottardo-San Vito è in comune, riportato su un sito di MTB riporta trentatré chilometri), il dislivello dipende da dove si parte, salendo in auto al Gottardo o a San Vito è limitatissimo. Io l’ho fatto in cinque ore esatte (con partenza e arrivo a Brescia, quindi con massimo dislivello e qualche chilometro in più), direi che ad un passo normale e concedendosi una bella sosta a metà giro (San Vito) si debbano mettere in conto almeno otto ore, meglio ancora nove.

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