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Inaugurato #VivAlpe 2017


(Fotografie di Vittorio Volpi)

img_4595Benevolmente accolti da un cielo sereno domenica 22 gennaio 2017 siamo partiti per il nuovo viaggio di VivAlpe, il programma escursionistico ideato da Mondo Nudo al fine di glorificare il pianeta montagna con il piacere del cammino abbinato a quello della più intensa e radicale immersione nella natura. Cielo sereno, dicevo, con un bel sole che prepotentemente, quanto inutilmente, cercava di scalfire la rigida corolla di gelo di temperature sotto lo zero: solo nel pomeriggio e per poche ore si è formato un poco di tepore. Sette sono le persone che si sono registrate, cinque quelle che si presentano alla partenza, purtroppo sono venuti a mancare proprio i due nuovi ingressi, coi quali avremmo veramente desiderato poter parlare, anche per capire cosa li avesse portati da noi: l’articolo che Brescia Today ha fatto su Mondo Nudo e le sue escurisoni, la scheda evento pubblicata sullo stesso media, un altro degli articoli recentemente pubblicati su altri media, l’intervista di Radio Popolare, amici o quant’altro.

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img_4610Con lievissimo ritardo si parte, la salita che si fa subito ripida consente un veloce adeguato riscaldamento per poter poi procedere abbastanza confortevolmente sul lungo ombroso e ghiacciato diagonale che segue, dove le poche salite sono troppo brevi per riscaldare muscoli e corpo. Già alla partenza notiamo un altro gruppetto che si incammina sul nostro stesso percorso, giunti al San Gottardo le presenze estranee si fanno più corpose e ci accompagnano fin quasi alla Cascina Margherita, un pensiero inizia a farsi strada nella mente: che forse abbiano letto il già citato articolo di Brescia Today e siano qui per veder passare i nudisti? Oppure, che dall’articolo siano incappati nel blog e quindi nella relazione dettagliata del Periplo basso della Maddalena, trovandosi così un bel suggerimento per un’escursione domenicale vicina alla città eppur tanto diversa dalle solite? Sarebbe bello, bellissimo se così fosse, ma quando tutte queste persone cambiano strada la speranza svanisce, peccato. Noi si procede per la nostra gelida strada e, rincorrendo man mano le lame di sole che scavalcano il crinale soprastante e scendono verso Nave, raggiungiamo la Cascina di San Vito dove finalmente possiamo levarci una parte degli abiti, si, si, purtroppo solo una parte, e, mentre mangiamo, goderci l’effetto rigenerante del calore solare per poi ripartire con quel nuovo vigore necessario ad incamminarsi sul lungo ritorno verso le macchine.

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img_4631img_4638Salendo e scendendo al cospetto delle pareti rocciose che formano il versante orientale della Maddalena, tra boschi, parti e campi coltivati, allietati dall’incontro di primizie floreali quali le gialle primule, le violacee pervinche, un cespo di bianchi bucaneve, qualche intrepida viola e tantissimi crochi multicolore, eccoci alle pareti di Santa Lucia dove una ripida salita ci riporta in quota per farci scavalcare i due crinali meridionali della Maddalena, quello delle Poffe e il Triinal. Fiato di calore soffia magistrale sui prati del Trinale, ne approfitta l’amico Vittorio per immolare il suo ritorno al cammino dopo un lungo anno di stasi totale: spogliatosi di tutte le vesti si fa scattare una fotografia, nudo nella nuda natura, felice come solo l’infante quando viene liberato dal cilicio delle vesti, pannolino compreso. Riprendiamo il cammino che per alcuni inizia a farsi pesante e, senz’altre interruzioni, ci avviciniamo sempre più alla città. L’ultima discesa sul ciottolato dell’antica via San Gaetanino ed eccoci all’arrivo, chi più stanco chi meno, ma tutti ugualmente contenti per la giornata passata nel calore dell’amicizia, un calore che, più di quello solare, ha saputo oltrepassare le gelide temperature e scaldaci l’animo.

img_4652Siamo partiti, vestiti e non nudi, ma, come dicevo nell’intervista di Radio Popolare, ci spogliamo quando la situazione lo permette e oggi i sentieri erano tropo frequentati, ci spogliamo quando la temperatura lo consente e oggi era decisamente improponibile: il nudo non è un obbligo, il nudo non è una divisa, il nudo non è un’ostentazione, il nudo è solo una scelta, la normale scelta di normali persone per un normale modo di camminare!

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Alla prossima: 19 febbraio per il più corto e panoramico anello de “le cime di Cariadeghe” in quel di Serle.

#MondoNudo, storia e obiettivi!


IMG_3885Essendo appassionato di escursionismo in montagna da diversi anni condivido una parte della mia attività con i lettori del blog e attorno a tale iniziativa si è creato un gruppo di amici che, in forma più o meno costante, mi affiancano in tali occasioni. Con una media di nove persone ad incontro e punte massime di venti, in quattro anni di attività e 27 escursioni effettuate si sono registrate in totale 237 presenze di cui 126 nella sola ultima stagione 2015. 175 le presenze dei nudisti, 62 quelle dei tessili, 165 i maschi e 72 le femmine; l’età dei partecipanti ha visto coinvolte quasi tutte le fasce generazionali andando dai quattro ai settantadue anni. Senz’altro sono piccoli numeri a confronto di altri più consolidati gruppi escursionistici, tant’è che alcuni amici di Mondo Nudo auspicano di poter vedere presto un gruppo escursionistico costante di quaranta o cinquanta persone. Certo sarebbe bello, ci renderebbe più sicuri e tranquilli durante le nostre uscite in montagna, d’altro canto un tale gruppo creerebbe anche delle inevitabili negatività:

1)      sono assolutamente convinto che sia oggi possibile e necessario premere un poco sull’acceleratore per incrementare i momenti e le possibilità di contatto della società con il nudo, le nostre ormai numerose esperienze pratiche dimostrano che, almeno con riferimento agli escursionisti della zona bresciana e trentina, la nudità viene sempre accolta con tranquillità, a volte con comprensibile sorpresa, qualche rara volta con lieve silente disappunto, mai con violenta ritorsione, è comunque vero che sussistono ancora delle resistenze alla nudità pubblica ed è pertanto opportuno tenerne conto operando con intelligenza e adeguata progressività, un gruppo numeroso rendendoci, come già detto, più sicuri e, di conseguenza, probabilmente anche più audaci, potrebbe indurci ad osare un po’ troppo;

2)      se poche persone arrivano quasi a mimetizzarsi negli ampi spazi montani, un gruppo numeroso diverrebbe sicuramente non più ignorabile, potrebbe far pensare a un aggressivo tentativo di colonizzazione dell’areale e, quindi, determinare reazioni di difesa, inducendo le persone ad avanzare lamentele presso le istituzioni, pochissime delle quali, come l’esperienza insegna, prenderebbero le nostre difese, mentre la maggior parte si produrrebbe in ordinanza di divieto; prima di poter portare grandi numeri è necessario preparare l’opinione pubblica, farsi conoscere e apprezzare, inglobarsi nella popolazione locale;

montagna_nuda23)      poi sussistono delle considerazioni di carattere giuridico, oggi chiunque nell’ambito di una qualsiasi attività che lo ponga, anche solo ipoteticamente, a capo di qualcosa, volente o nolente è investito di responsabilità civili e penali; se un tempo si ragionava semplicemente sulla base del rapporto di amicizia e di fiducia, oggi i rapporti di questo genere, definiti di affidamento (e c’è affidamento ogni qual volta nel gruppo ci sia una persona anche di poco più esperta degli altri), sono assoggettati alla regola che se qualcuno subisce dei danni qualcun altro deve necessariamente e ineluttabilmente rifondere quei danni, poco importa se li stessi siano stati causati da un’azione imprudente dello stesso incidentato: l’esperto doveva vigilare affinché questo non potesse succedere (chiunque abbia mai fatto da capo gita qui sa bene quanto a volte ciò sia impossibile, sa che ci sono persone refrattarie ad ogni tipo di subordinazione e controllo, persone che se gli dici di fare in un modo ineluttabilmente fanno nel modo nettamente opposto, se gli dici di passare da una parte regolarmente passano dall’altra, ma tant’è questa è la situazione giuridica attuale e con questa bisogna farci i conti); ecco quindi che se in un piccolo gruppo si  possono gestire opportunatamente le cose, in un gruppo più numeroso ciò diverrebbe assai più complicato, per non dire impossibile e, per l’esperto di turno (che nel caso delle escursioni di Mondo Nudo sarei poi io), il rischio supererebbe la soglia dell’accettabilità;

4)      ultima e non ultima la questione dell’esercizio di professione, quella dell’accompagnatore di montagna, per la quale oggi sussistono appositi albi professionali e opportune regolamentazioni legislativo-burocratiche; se per un piccolo gruppo può ritenersi plausibile il discorso dell’attività svolta nell’ambito della semplice amicizia, per un gruppo numeroso, non essendo Mondo Nudo un’associazione escursionistica, pur avendo io una documentata preparazione alpinistica ed una rilevante esperienza pratica e teorica sia nell’esercizio dell’attività individuale che in quella didattica e di accompagnamento, il discorso dell’amicizia decadrebbe e qualcuno potrebbe avanzare denuncia nei miei confronti per esercizio abusivo di attività professionale.

Certo per ognuno dei quattro suesposti punti si potrebbe trovare una soluzione, sarebbe in ogni caso del lavoro in più, lavoro che per ora non posso e non voglio assumere, per altro ci sono anche considerazioni di tipo logistico e strategico: quali sono gli obiettivi di Mondo Nudo? rientra ineluttabilmente in essi la creazione di un gruppo escursionistico più o meno ufficiale? è necessariamente compresa l’attuazione di feste e altre attività ludiche?

Rispondo subito e laconicamente alle ultime due domande: no!

Mondo Nudo è un blog che in generale vuole mettere in risalto i malanni e le illogicità della società attuale e nello specifico vuole fare informazione sul mondo del nudismo, mettere in evidenza la normalità del nudo, stimolare la società a recuperare quel rapporto di assoluta semplicità e salubrità col proprio e altrui corpo che era tipico delle popolazioni di un tempo neanche poi tanto lontano, ma soprattutto e principalmente vuole far sì che chiunque senta l’esigenza di mettersi nudo lo possa tranquillamente fare ovunque esso si trovi e qualunque sia la situazione contingente: contesto privato o pubblico, ambiente di lavoro, negozio, bar, ristorante, albergo, impianto sportivo, centro abitato, parco, giardino, mare, lago, montagna e via dicendo. Materialmente non mi interessa propagandare un mondo ribaltato, un modo dove l’obbligo sia la nudità e il divieto il vestito, lo ritengo sbagliato e ingiusto tanto quanto lo è il mondo attuale dove il vestito è l’obbligo e la nudità il divieto. Al contrario mi interessa lavorare per un mondo in cui il nudo sia inteso solo ed esclusivamente per quello che oggettivamente è: un normalissimo e lecito modo di vestirsi, un’esigenza epidermica, il respiro del corpo.

Orgogliosamente Nudi 2015 600Partito dalla semplice redazione di articoli sono in breve arrivato alla formulazione del programma “Orgogliosamente Nudi” che, nell’idea originaria, doveva attivare iniziative di vario genere ma poi si è, per ragioni di attuabilità, focalizzato sulle escursioni in montagna e qualche pranzo o cena comunitaria. “Orgogliosamente Nudi” voleva far uscire dal ghetto il nudismo e i nudisti, indurli a manifestare pubblicamente la loro scelta, a mostrarsene sicuri e orgogliosi, voleva creare delle opportunità di contatto tra nudisti e non nudisti al fine di permettere e stimolare la conoscenza dei secondi sui primi (i primi già conoscono necessariamente le realtà tessile visto che, purtroppo, devono adeguarcisi per la maggior parte del loro vivere quotidiano).

A seguire, sulla base di alcune considerazioni scaturite proprio dagli incontri nudisti-tessili avvenuti nell’ambito delle escursioni di “Orgogliosamente Nudi”, sulla fine del 2014 nasce il progetto “Zona di Contatto”. L’obiettivo è quello di spostare l’argomentazione ancor più in territorio tessile coinvolgendo operatori della ristorazione, del turismo, delle strutture sportive e, alla fine, di qualsiasi attività, inserendo nelle loro abituali attività momenti in cui il nudo prendesse, per un attimo più o meno lungo, la parola. Purtroppo tale progetto si è scontrato con la prevenuta diffidenza degli operatori e delle istituzioni, finendo, anche a seguito del mio poco tempo libero da poterci dedicare, per arenarsi e restare solo un bel progetto, tutt’ora aperto, ma ancora inoperoso.

Sul finire dell’estate 2015 ripensando al programma “Orgogliosamente Nudi” e ai risultati dallo stesso ottenuti, confrontando la sua proposta con quella di “Zona di Contatto” (che alla fine ingloba la prima), comprendo che è necessario un cambiamento formale alla proposta: occorre renderla più appetibile a chi non è nudista, fare in modo che chiunque la possa conoscere e che, invece di declinarla sul nascere in quanto per lui inadeguata o addirittura inaccettabile, la legga con attenzione e ci possa meditare sopra; insomma, occorre mettere maggiormente in risalto che si parla di escursioni in montagna aperte a tutti e da tutti praticabili, l’unica piccola differenza con le altre proposte è che nell’ambito di queste escursioni ci saranno persone che, ove e quando possibile, potranno togliersi i vestiti e camminare nella semplicità e salubrità del nudo, insomma nessun obbligo alla nudità, solo una possibilità per chi ne vuole approfittare e, magari, la possibilità di provarci per chi ancora è dubbioso o timoroso in merito. “Orgogliosamente Nudi” cambia così nome e diventa “VIVALPE”.

Locandina Vivalpe 2016 600Parallelamente arrivo a intuire che attraverso la semplice e sola proposta di attività nudiste è impossibile, in tempi medio brevi, andare oltre quanto già ottenuto, comprendo che è necessario che siano i nudisti a portare sé stessi e la loro scelta dentro la società e gli ambienti tessili, ma come farlo?

Un modo è certo quello di frequentare le attività dei gruppi, nella fattispecie escursionistici ma il discorso vale per qualsiasi altro genere di gruppi, tessili, farsi da loro conoscere e alla prima occasione manifestare a parole la propria scelta nudista, facendo così comprendere che esiste un mondo dove la nudità è normale, che girando per monti potrebbero incontrare escursionisti nudi, i quali sono nudi non per esibire qualcosa, non per provocare, bensì per le migliori sensazioni fisiche e psichiche che il camminare nudi apporta.

Altro modo è quello di dare alle escursioni un valore che vada ben oltre l’escursione, la natura e l’eventuale esperienza del nudo, nasce così, sotto l’influenza del centenario della Grande Guerra, il programma “QuindiciDiciotto”, serie di escursioni sui luoghi della guerra, seguendo le tracce materiali lasciate dagli alpini: strade, mulattiere e sentieri in primo luogo, poi manufatti vari quali caserme, casematte, postazioni e trincee.

Locandina TappaUnica3V 600Terzo ed ultimo modo è quello di creare degli eventi che possano attirare l’attenzione, che possano smuovere interesse, che possano tramutarsi in attività di comunicazione e confronto quali articoli, libri, proiezioni, conferenze. Non deve necessariamente essere un’impresa, d’altra parte dev’essere comunque qualcosa che possa risvegliare dell’interesse, quindi qualcosa che sia non indispensabilmente unico ma di certo poco usuale. Ho un vecchio progettino nel cassetto ed è da qualche mese che sto pensandoci visto che il prossimo anno cadrà, in merito, un anniversario di rilievo, perché non combinare insieme le due cose? Nasce TappaUnica3V, il mio ininterrotto e solitario nudo cammino sul tracciato del sentiero 3V “Silvano Cinelli” (Silvano è mio padre, morto proprio sul sentiero durante il giro inaugurale): centosessanta chilometri e novemila cinquecento metri di dislivello cavalcando, con un continuo e dispendioso su e giù per monti e valli, la linea spartiacque che separa la Val Trompia dalle limitrofe Val Sabbia e Val Camonica. Vuole essere un cammino di regolarità più che di velocità, comunque questioni strategiche (sia immediatamente intuibile che si trattano di due soli giorni di cammino invece dei soliti sette, o nove come da ultima cartina del giro) e logistiche (rientrare a Brescia ad un orario ancora diurno al fine di poter creare una sorta di ricevimento per incentivare la curiosità di chi si trovasse in zona) mi fanno ridurre il tempo di percorrenza dalle quarantotto ore e mezza di tabella a quaranta, alla fine si tratta di abbassarlo solo di un diciassette per cento, obiettivo tranquillamente fattibile ad un qualunque escursionista ben allenato (intendendolo comunque applicato a una percorrenza usuale, ossia a tappe).

Ecco, ora sapete tutto di Mondo Nudo e conoscete esattamente le mie e sue mire, il perché della sua esistenza e i concetti del lavoro che sto facendo grazie a questo blog. Visto, però, che il discorso è stato lungo, ritengo utile concludere riepilogando sinteticamente quello che è l’obiettivo basilare di Mondo Nudo.

Sono poco interessato al tutto sommato egoistico “essere Mondo Nudo un gruppo di cinquanta, cento, mille persone” ma piuttosto m’interessa il più sociale e altruistico “rendere normale il nudo”. Vestiti è certamente bello, nudi lo è indubbiamente altrettanto, anzi, sostenuto da tanti amici, mi permetto di affermare che è sicuramente meglio, poi ad ognuno libera facoltà di scelta e d’azione, reciproca libertà senza mutue limitazioni e imposizioni, sempre e comunque!

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Prandini 2015, un altro splendido soggiorno


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Se il viaggio di una sola giornata può essere comunque gratificante, lascia pur sempre l’amarezza del frugale assaggio, il desiderio di esplorare ogni più recondito millimetro del monte. Certo è possibile ritornare con perseveranza a più riprese nello stesso luogo, ma soggiornarci a lungo dona qualcosa che la visita frettolosa mai potrà dare, quantomeno non con la stessa intensità. Il lungo soggiorno, infatti, crea il più profondo incontro tra noi e l’ambiente e ci regala il tempo di vivere al ritmo della natura: alzarsi quando il sonno lascia spazio alla veglia, mettersi in marcia quando il corpo si sente pronto, camminare senza l’assillo dell’orario che incombe, fermarsi ogni qualvolta se ne senta il desiderio, mangiare quando la fame lo comanda, osservare per tutto il tempo necessario ad assorbire la visione dell’intorno, ascoltare a lungo il rumoroso silenzio che ci circonda, abbandonarsi natura alla natura.

Foto Emanuele Cinelli

Così, sebbene di soggiorni in montagna ne abbia fatti tanti, ecco perchè ancora li desidero, li cerco, li invento, li propongo, li condivido con amici e familiari. Già, li condivido, pur essendo un convinto sostenitore del viaggio solitario, nel contempo apprezzo il diverso piacere di viaggiare in compagnia. Si diverso, perché il gruppo non aggiunge ne toglie nulla al viaggio, non lo fa più bello o più brutto, semplicemente lo rende diverso, aggiungendo esperienze ad esperienze, unendo al vivere soli il vivere insieme. Stare insieme più giorni magari chiusi nell’angusto spazio di una tenda, di un bivacco, o anche in quello più o meno ampio di un piccolo rifugio alpino incustodito, con l’onere di adempiere a tutte le esigenze di vita individuale e sociale, mette in evidenza i diversi caratteri, esalta comunioni e anche disgiunzioni, identifica personaggi e atteggiamenti, aspetti che, da scrittore, mi piace osservare e analizzare.

Nel tempo ho imparato a identificare e, al di là delle apparenze, apprezzare ogni tipologia caratteriale: il generale, che ordina anziché chiedere, che impone anziché suggerire, che pone se stesso sempre avanti gli altri; il caporale, che supinamente ubbidisce ai comandi del generale, che mai propone e si propone, che indirettamente accentua il ruolo del generale; il soldatino, che, più o meno silenziosamente, ubbidisce ai comandi per dovere o per amore di gruppo; l’indifferente, che tacitamente si adegua a qualsiasi decisione; il determinato, che sempre oppone il proprio parere a quello degli altri e male sopporta la presenza di un generale; il taciturno, che si tiene in disparte vivendo in se stesso le emozioni del soggiorno; il catalizzatore, che senza mai imporsi lega attorno a se stesso il gruppo; il chiacchierone, mai in silenzio anche a costo di spararle grosse o di parlare scontatamente; il monopolizzatore, che indirizza ogni discorso su se stesso e/o parla a ritmo talmente serrato da non lasciare spazio ad altri; il burlone che volge in scherzo qualsiasi discorso dal più banale al più serio; il commediante il cui parlare è sempre accompagnato da segnali non verbali e verbali talmente enfatizzati e sostenuti dal chiedersi se parla per convinzione o per ruolo, per recitazione; l’interiorizzante, che si limita ad ascoltare producendo pochissimi, seppur interessanti, interventi; il condizionato, la cui comunicativa è più che altro basata su slogan, stereotipi, preconcetti, siano essi politici, religiosi o di qualsiasi altra natura. Qualsiasi sia il proprio carattere, mediarsi con gli altri è parte del gioco, è parte dell’esperienza del soggiorno, è vita del quotidiano trasposta nella vita del momento, è insegnamento e, almeno per taluni, apprendimento, è, per me, fonte ispiratrice per considerazioni, ragionamenti e scritti.

Foto Emanuele Cinelli

Foto Emanuele Cinelli

Tutto questo è parte della mia lunghissima esperienza di montagna ed anche del soggiorno di “Orgogliosamente Nudi 2015”, un soggiorno finalmente condito da condizioni ambientali ottimali e da un discreto stato meteorologico. Dopo una prima visita di fine settimana fatta nel 2013 con neve a metà valle e parzialmente bagnati dalla pioggia, dopo la seconda salita con un soggiorno che doveva essere di una settimana poi ridottosi a cinque giorni per la pressoché continua e quotidiana pioggia battente, quest’anno, finalmente, un soggiorno senza ostacoli: cinque giorni che cinque restano; una giornata di pioggia che apporta solo un dovuto momento di riposo; tre escursioni previste che vengono tutte compiute; quattro tranquille serate; quattro notti almeno in parte stellate; chiacchiere e allegria; lavori e divertimento; fatica e avventura; colori, odori, sensazioni legati a questa meravigliosa valle di Braone e alla gemma preziosa in essa immersa che è il rifugio Prandini. Ma ripartiamo dall’inizio.

Memore della grande fatica fatta lo scorso anno, stavolta ho voluto fare le cose per bene: innanzitutto sono andato a visionare l’accesso dalla Bazena per accertarmi che fosse realmente semplice e poco faticoso come mi era stato riferito; poi ho effettuato io stesso l’acquisto della maggior parte dei viveri comuni necessari; infine, in due distinti viaggi, ho portato al rifugio quasi tutti i viveri acquistati. Lo scopo quello di consentire ai partecipanti un cammino semplice e leggero ponendo nello zaino solo il poco che restava: qualche indumento, il sacco lenzuolo, i semplici e limitati viveri per la colazione e il pranzo. Buona intenzione ma…

IMG_7702Siamo al giorno di partenza e ci ritroviamo tutti al parcheggio della Bazena, nonostante i miei acquisti e le mie raccomandazioni qualcuno ha comunque esagerato con il carico e mi trovo davanti zaini improponibili. Vada per l’amico fotografo che si è caricato a spalle l’attrezzatura necessaria alle sue specifiche esigenze, incomprensibile, invece, chi si è portato appresso un esagerato quantitativo di viveri supplementari personali (io ci sarei campato per un mese intero). Per fortuna il sentiero è decisamente poco faticoso: alla ripida salita inziale, che, però, addolciamo con una comoda variante, segue un lunghissimo tratto quasi pianeggiante che permette di recuperare le forze prima di affrontare la salita al passo del Frerone, anch’essa resa comunque comoda da un sentiero che alterna brevi strappi a tratti pianeggianti, permettendo un soddisfacente guadagno di quota e contemporaneamente il contenimento della fatica; da qui al rifugio è comoda discesa, pochi tratti ripidi e rovinati e molto cammino in piano.

Come previsto saliamo regolari e arriviamo alla malga Val Fredda dove la strada sterrata e la salita finiscono, le energie sono praticamente inalterate e senza sosta imbocchiamo il sentiero che con lungo pianeggiante percorso aggira sulla destra tutta la verde conca della Val Fredda. IMG_7706Inizia a far caldo e il sudore imperla il nostro viso, molto avanti a noi una sola persona sta anch’essa salendo: possiamo liberarci dall’inutile fardello delle vesti e donare al corpo la sua naturale respirazione. Dopo la breve pausa, sfruttata anche per reidratarsi, riprendiamo il cammino: in breve siamo alla base del monte Mattoni, una discesa conduce al Passo di Cadino, poi il traverso sotto la Cima Cadino, qui improvvisamente ci si para davanti la persona che avevamo visto salire, siamo nudi ma a questo punto meglio restare come siamo, normalmente camminare per la nostra strada e salutare. Veniamo cordialmente e tranquillamente ricambiati, senza nemmeno la più piccola espressione di sorpresa o di disagio, un sorriso e un saluto che ci riconfermano quanto ormai abbiamo compreso e che diventa quasi obsoleto ripetere: la normalità è la chiave di volta, una nudità portata con semplicità e tranquillità diviene nuda normalità.

Ancora una decina di minuti ed eccoci, con ripido breve strappo, al Passo di Val Fredda, stretta forcella che ci immette nell’ancor più verde e ampia conca dell’alta valle di Cadino. Gli zaini iniziano a far sentire il loro effetto, alcuni di noi lamentano dolori alle spalle e sui visi appaiono i primi segni della fatica, serve una pausa più sostenuta e leggera: “zaini a terra, sedetevi, bevete e mangiate qualcosa, ci si ferma una decina di minuti”. Stiamo per passare dal versante in ombra a quello al sole e, vista la tersa giornata, meglio approfittare della pausa per spalmarsi il corpo con un velo di crema protettiva ad alto fattore, poi possiamo ripartire. Breve ripida discesa e si riprende a camminare in piano tagliando il versante sud orientale del Monte Frerone. Qui il terreno è molto ondulato e alterna piccole vallette a dolci crinali, si procede con un continuo susseguirsi di curve. IMG_7708Da una valletta cosparsa di massi una piccola marmotta ci guarda incuriosita, ci fermiamo ad osservarla e fotografarla, stranamente se ne resta ferma immobile, riconosce in noi degli amici: sarà forse per la nostra naturale nudità? Beh, certo che no, in altre occasioni le abbiamo viste scappare, eppure… eppure è bello pensarlo, è piacevole immaginarsi che attraverso la nudità si possa noi meglio avvicinare gli altrettanto nudi animali del monte, e forse un poco è vero: nel confronto con i tanti anni di montagna vestito, ora posso contare un minor numero di fughe, mai m’era capitato di trovarmi attorniato dalle marmotte che invece di scappare seguivano parallelamente il mio cammino e a distanza ravvicinata. Con questi pensiero nella mente riprendo e faccio riprendere il cammino, il rifugio è ancora lontano e dobbiamo ancora superare un discreto dislivello.

Ecco il bivio, una freccia segnaletica lo identifica in modo inequivocabile, senza indugi imbocchiamo la nuova traccia, abbandoniamo il comodo piano e, decisi, ci buttiamo sulla salita. S’inizia di botto prendendo il ripido pendio proprio lungo la linea di massima pendenza, poco dopo, però, la traccia piega a destra e prosegue lungamente a mezza costa, zigzagando tra lisce placche rocciose. Lontano avanti a noi la Cima di Terre Fredde domina l’orizzonte, mentre sulla destra, dietro il Passo della Vacca, ecco apparire sempre più imponente il Cornone del Blumone. Un ultimo breve ripido strappo e ci accoglie una larga sella erbosa, lo sguardo cade sulla Valle di Braone, nette si distinguono le verdi praterie delle Foppe di Braone, sopra di esse gli altrettanto verdi declivi delle Somale di Braone e, dietro a questi, la grigia pala rocciosa del Pizzo Badile svetta solitaria ornata da un bellissimo cielo azzurro. Folate d’aria fredda attraversano il valico, meglio procedere oltre e fermarsi a mangiare poco più sotto.

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Ritemprati nello stomaco e nelle gambe, ricarichiamo a spalle gli zaini e riprendiamo il cammino. Man mano che scendiamo la meraviglia appare negli occhi e nelle parole dei miei compagni che ancora non avevano visto questi posti. Velocemente arriviamo ai piedi della discesa, alla nostra destra la grigia distesa sabbiosa una volta forse occupata da un lago, poi verde distese pianeggianti solcate dalle sinuose curve del torrente s’intonano contrastanti coi mille puntini colorati dei fiori. Breve discesa ed eccoci al “Zöck dè la Bala”, altro verde pianoro costellato di fiori. Seguendo il fondo della valle, arriviamo nella vasta piana centrale dove le erbe e i fiori si mescolano alle placche di roccia in un ancor più affascinante contrasto di colori. All’improvviso ci appare vicinissimo il Gheza, vecchie case di caccia ora adibite a rifugio. Sono presidiate solo nel fine settimana per cui passiamo senza rivestirci: nuda normalità va bene, per ora, però, meglio rivestirsi quando si passa vicino a strutture abitate, qualsiasi esse siano. Siamo ormai prossimi alla nostra meta, dieci minuti di discesa per placche rocciose e canalini erbosi ed ecco sotto di noi i tetti rossi del rifugio che, con grande soddisfazione di chi si era preoccupato più della pancia che del peso dello zaino, raggiungiamo velocemente.

Sono passate quattro ore da quando abbiamo lasciato il parcheggio delle auto, è metà pomeriggio e avremmo tutto il tempo per sistemarci senza fretta, godendoci l’ultima parte della giornata e rilassando la muscolatura in vista dei prossimi impegni. Invece no, qualcuno, che ancora non riesce a liberarsi dal terribile virus dell’odierna frenesia del quotidiano, quasi subito inizia a dare ordini: “ragazzi bisogna accendere la stufa”, “l’acqua del bagno è troppo fredda mi serve dell’acqua calda per lavarmi”, “non c’è l’accendino, cercate l’accendino”. Cavolo, siamo in montagna e la montagna va presa con spirito di adattamento e sopportazione, siamo in un rifugio di montagna e il rifugio di montagna va vissuto per quello che è, non trasformato nella propria abitazione di fondo valle; in montagna si devono dimenticate le idiosincrasie, le paure, la fretta dell’odierna vita quotidiana, la montagna dev’essere uno scarico mentale e fisico, un momento di pace e di calma. Fortunatamente la disponibilità dei partecipanti sminuisce l’impatto della questione e l’ora della nanna arriva senza ulteriori fattori stressanti, il sonno provvede a riportare la pace e il silenzio, a ritemprare il fisico, l’animo e lo spirito.

Siamo a giovedì mattina, sono il primo ad alzarmi e, come mio solito, mi alzo anche molto presto, con calma faccio colazione e poi, in attesa che venga l’orario di partenza per l’escursione giornaliera, vado ad esplorare il percorso che dovremo fare domani: nell’intero tratto di salita è su terreno vergine, privo di sentiero e di ogni traccia di passaggio, ne conosco solo un piccolo pezzo, quello inziale, quando porto altre persone se possibile preferisco conoscere la strada che farà loro fare. Salgo veloce rendendomi conto che il mio allenamento sta rapidamente crescendo, le nuove scarpe si dimostrano all’altezza delle vecchie, anzi vanno anche meglio, d’altra parte sono una loro evoluzione. Senza particolari problemi trovo subito un percorso ideale che svicola tra le placche rocciose evitando qualsiasi passaggio complicato: “ottimo, domani potremo fare un’escursione in tutta tranquillità e sicurezza”. Scendo per lo stesso percorse, ehm, stesso, si fa per dire: in mezzo a questo mare di rocce ed erbe è difficile ritrovare i riferimenti visivi che avevo preso in salita. Rientrato al rifugio trovo gli amici ancora intenti alla colazione, il sole è già alto e, come previsto fin dal momento dell’organizzazione, l’aria frizzante del primo mattino sta lasciando il posto a temperature più morbide.

IMG_7727Ore dieci, anzi dieci e qualcosa perché c’è chi il ritardo ce l’ha nel sangue, non importa, oggi non importa: abbiamo tempo e chi ha tempo prenda tempo. Ore dieci e qualcosa, dicevo, si parte. S’inzia scendendo, la meta prevista è il Corno della Vacca e la mulattiera di accesso parte molto più in basso, sotto la piana della Malga della Foppe di Sotto. Due gocce d’acqua cadono dal cielo: mannaggia questa piana è per noi malefica, ogni volta che passiamo di qui il cielo s’intristisce e ci lacrima addosso. Imbocchiamo la mulattiera, un vecchio ricordo del quindici diciotto, la prima parte sale nel bosco, risulta evidente anche se a tratti inerbata o addirittura invasa da qualche cespuglio. L’incontro con una bella vipera movimenta il cammino: me la trovo tra i piedi, mi blocco, lei resta immobile avvolta su se stessa a formare una stretta esse, non posso parlare la farei scappare e io la voglio fotografare; mentre con una mano lentamente estraggo la macchina fotografica, con l’altra mano segnalo a chi mi segue di fermarsi e invece… invece viene avanti, mi chiede che c’è, non posso rispondere e mi limito a riagitare la mano nel segno dell’alt, vattelapesca, viene ancora avanti, mi affianca, guarda e parte un urlo pazzesco, mannaggia la vipera, con un soffio d’irritazione, si mette in fuga e riesco a riprenderne solo la coda che svanisce nell’erba. “Aargh, ma che cavolo, se segnalo di fermarsi, fermatevi! Sono anni che cerco di fotografare un vipera”. Va beh, appuntamento rimandato, riprendo il cammino. Chi mi segue riparte a fatica preoccupato che la vipera possa vendicarsi del sonno così bruscamente interrotto, balzare fuori e morderlo. Ci avviciniamo alla vetta del corno ma purtroppo la mulattiera diviene sempre più rovinata e ad un certo punto svanisce quasi completamente, fatta una perlustrazione verso l’alto mi rendo conto che procedere potrebbe risultare a qualcuno assai complicato e pericoloso per cui decido che la nostra salita termina qui. Ci giriamo e torniamo verso il basso a cercare un posto dove pranzare. La giornata prosegue e termina senza altre avventurose sorprese, al loro posto il piacere d’avere con noi nel dopocena i due pastori che stanno dimorando nelle stanze poste sotto il rifugio. Non parliamo di nudismo ma, uno di loro ci ha visti, ci ha incontrati, almeno lui è certo conosca il nostro stile di vita e di escursione, conosca e accetti senza discuterlo ne valutarlo. D’altronde professiamo il nudo come normalità e perché mai dovrebbe essere necessario parlare sempre e con chiunque di un qualcosa che è normale? Col senno di poi ritengo che abbiamo comunque sbagliato a non parlarne: forse, così facendo, non abbiamo comunque prodotto un segnale di vergogna, di sicuro, però, abbiamo perso una buona occasione per capire il loro reale pensiero e per tranquillizzarci in vista del futuro inevitabile contatto con loro.

Venerdì mattina, alle sei sono in piedi, la pioggia forte ha caratterizzato la notte, mi preoccupa l’erba bagnata, anche perché il cielo è coperto da alcune nuvole e il sole fatica a riscaldare il suolo. Alle dieci partiamo, siamo in tre perché gli altri hanno deciso di prendersi una giornata di respiro e defaticamento. L’erba non è del tutto asciutta ma nemmeno troppo bagnata, si riesce a camminare senza grossi problemi, solo un breve ripido tratto sul fango si rivela oggi ostico, provvidenziali alberelli ci aiutano nel suo superamento. DSC04935Pur non seguendo esattamente lo stesso percorso, uno a uno ritrovo tutti i riferimenti presi ieri e senza intoppi siamo alla Porta di Stabio, purtroppo le nuvole coprono il vasto panorama che da qui si potrebbe osservare. Scendo sul versante Stabio per verificare, in vista di un futuro passaggio, il canalone attrezzato con catene: risulta breve e banale, ottimo. Le solite foto di rito e poi scendiamo per il sentiero segnalato a cercare un posto riparato dall’aria dove fermarci per mangiare. Nell’alternanza di grigie nuvole e sprazzi d’azzurro che mi danno la certezza d’evitare la grandinata qua presa lo scorso anno, con calma mangiamo e riprendiamo il cammino rientrando al rifugio. Stasera avrebbero dovuto raggiungerci altri quattro amici, purtroppo nessuno di loro salirà, due forse arrivano domani mattina, una mattina che la notte stellata promette buona.

Sabato mattina ore sette, cielo plumbeo, minaccioso, a lungo l’osservo, alle otto me ne torno a letto: “oggi è meglio dormire”. Verso le dieci mi risveglio, dalla finestra entra la luce del sole, esco e la giornata sembra volgere al bello, ancora nuvole nere all’orizzonte mi preoccupano ma forse ci lasceranno stare. Vado nell’unico luogo dove il cellulare prende il segnale ed ecco il messaggio di Attilio: “stiamo arrivando, partiti ore 10 dalla Bazena”. Bello, splendidi, stanno arrivando. Rapidamente decido: il gruppo salirà lungo il percorso previsto per oggi, la mulattiera di Cima Galliner, io andrò incontro ad Attilio e Paola per aiutarli nel trasporto dei viveri di rinforzo ed eventualmente, se se la sentiranno, per guidarli verso il gruppo. Velocissimo salgo verso il Passo del Frerone dove conto di incontrarli, a un terzo di strada inizia a piovigginare, osservo il cielo alle mie spalle, le nuvole nere sono salite veloci e hanno ricoperto l’intera vallata, verso il passo altre nuvole ancora più scure promettono assai male. Pochi minuti e pochi metri dopo, infatti, la pioggia si fa forte, metto il coprizaino e indosso, sulla sola maglietta, la giacca impermeabile. Incrocio una signora che, imbacuccata in un’ampia mantella arancione, sta scendendo verso il Gheza. IMG_7744Giungo al passo con ben mezz’ora d’anticipo sul previsto, non c’è nessuno, solo un’aria fredda e nebbia, mi affaccio sull’altro versante, il sentiero che scende verso il Cadino è vuoto. Qui non posso stare, devo scendere. Mi porto sul piano sottostante e mi affaccio sull’altra metà del sentiero, due puntini colorati spiccano tra il verde dell’erba, non possono che essere loro, sono ancora bassi per cui scendo ancora. Non mi riconoscono se non quando siamo a pochi metri, sono infreddoliti ma decisi, d’altra parte a questo punto tra l’andare avanti e il tornare c’è ben poca differenza. Mi carico nello zaino il pane, altro non mi vogliono dare: troppo ben stipato nei loro zaini, troppo freddo e troppo bagnato per fermarsi qui a fare il trasbordo. Rincuorati dalla mia presenza gli amici riprendono il cammino con nuova energia e in breve scavalliamo nella valle di Braone, la pioggia ci dona un poco di respiro, il vento si calma e i corpi si riscaldano leggermente. Gli amici possono così ammirare la bellezza di questo luogo e gustarsi la discesa verso il rifugio, dove, come da tempo m’immaginavo, troviamo il gruppo rientrato velocemente alle prime avvisaglie di pioggia. Il pomeriggio passa tra giochi di carte, chiacchiere e l’arrivo della signora che avevo incontrato nella mattina, è una donna francese che, da sola, si è fatta un lungo giro attorno all’Adamello, ora sta scendendo a valle per prendere il treno e tornare a casa. Mentre parliamo con la signora francese sentiamo aprirsi la porta d’ingresso: sono arrivati tre giovani, due ragazzi e una ragazza, che stanno salendo al Gheza per un breve soggiorno. A tutti offriamo delle bevande calde, un asciutto riposo e un momento di convivialità: ne approfittiamo per parlare, con tutta naturalezza e spontaneità, del nostro stile di vita e d’escursione. La risposta, come ormai abbiamo più volte sperimentato, è assolutamente positiva, anzi, ne scaturiscono anche domande interessate. In serata lauto pasto, un’ultima cena che, grazie agli amici saliti pur nelle avverse condizioni, fruisce di nuova linfa vitale e ci permette di banchettare più lautamente che nei giorni precedenti, giusta preparazione alla fatica di domani: se il tempo sarà bello invece di scendere direttamente al Bazena, lo faremo per il sentiero che oggi non abbiamo potuto fare.

IMG_7755Domenica mattina, cielo limpido, nessuna nuvola visibile sui quattro lati dell’orizzonte, alle sette il mio zaino è pronto per il ritorno a valle. Attendo il risveglio degli altri. Puliamo il rifugio, controlliamo che tutto sia a posto, bombola del gas chiusa, interruttore della luce abbassato. Lasciamo al pastore il cibo deperibile avanzato, quello non deperibile lo poniamo nella cambusa del rifugio, qualcuno preferisce rimetterselo nello zaino, poi in marcia. Accompagnati dal tepore di una bella giornata, ritemprati dalla vivida luce del sole, velocemente saliamo alla Forcella di Mare. Imbocchiamo la mulattiera di guerra che, immane lavoro dei nostri alpini, con tanti tornanti dolcemente sale verso la base di Cima Terre Fredde, qui giunta volge a sinistra e risale alla vetta della limitrofa Cima Galliner, dove, preziosi documenti storici di vivida pietra, ancora sono visibili alcune postazioni di sentinella e relative opere di trincea. Splendida qua sopra la vista sul sottostante frequentatissimo Lago della Vacca, la vastità dell’areale nasconde i rumori che attorniano il frequentatissimo rifugio Tita Secchi. Purtroppo nuvole grigie arrivano a coprire il cielo e si alza una lieve brezza fredda, meglio ripartire.

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IMG_7776Convinto che ora si scenda pressoché direttamente indi velocemente al rifugio mi infilo i pantaloncini e suggerisco ai miei compagni di fare altrettanto. Invece il sentiero segnato compie un largo giro, prima lungo il crinale che porta al Passo di Laione e da qui all’omonima cima, poi traversando verso il Passo del Blumone. Amici ci aspettano in Bazena, non abbiamo tempo per dilungarci lungo questo percorso, così ad un certo punto individuo e percorro una linea che, il più possibile per erba, ci possa portare direttamente verso il rifugio. Purtroppo verso la fine un alto salto roccioso ci sbarra la discesa verso il lago e siamo costretti a risalire una breve ma ripidissima ganda per raggiungere la mulattiera del Blumone. Giunti al rifugio qualcuno vorrebbe prendersi un caffè ma siamo in forte ritardo sulla tabella di marcia, il rifugio è affollatissimo, dobbiamo continuare il cammino. Salita al Passo della Vacca, lungo traversone sotto il versante meridionale del Frerone, lo strappo del Passo di Val Fredda, il traverso sotto le pareti del Monte Cadino e del Monte Mattoni, malga Val Fredda, la strada che ripidamente scende al Bazena e… ma che cavolo succede laggiù? Si sentono canti alternati a slogan di cui ancora non percepiamo il senso, poi vediamo una marea di persone attorno al parcheggio, tra queste divise di ogni genere: polizia provinciale, forestale, carabinieri. Che succede? Qualcosa avevo percepito dalle parole di una signora incontrata al Passo di Val Fredda, la conferma dalla voce dell’amica Mara che incontro poco prima del parcheggio: lo scorso anno un pastore aveva malauguratamente ucciso a bastonate un cane, ora gli animalisti si sono radunati qui per protestare e chiedere l’analogo trattamento per il pastore (forse non si rendono conto che così facendo si rendono perfettamente uguali al pastore). Dall’altra parte del parcheggio, nell’area pic nic, un ben più nutrito gruppo di pastori si frappone ai manifestanti, in mezzo le forze dell’ordine ad evitare una rissa che, viste le forze in campo e la loro composizione, certamente risulterebbe ben più favorevole ai pastori che agli animalisti. Brutta scena, esemplificativa di come certe esasperazioni siano solo dannose per la causa che vorrebbero sostenere: se dalla parte dei pastori si alzano solo ironici canti della tradizione popolare, dalla parte degli animalisti sono continue parolacce, offese gratuite, considerazioni di una consapevolezza che risulta essere più presunta che effettiva, più deficitaria che completa. Su suggerimento dell’amico Vittorio, vegano e vero animalista, abbandoniamo velocemente la zona per portarci al vicino rifugio del Passo di Crocedomini dove festeggiamo il suo imminente compleanno e ci salutiamo in attesa del prossimo incontro.


29, 30, 31 luglio, 1 e 2 agosto 2015 – Rifugio Prandini in Val di Braone, Braone (BS)

Emanuele, Pierangelo, Alessandro, Andrea, Marco e Francesca per i cinque giorni. Attilio e Paola per gli ultimi due. Mara e Vittorio che domenica sono venuti ad aspettarci in Bazena.

Grazie agli amici che mi hanno accompagnato in questa nuovo momento di montagna vissuta, grazie alla disponibilità che nuovamente ci è stata concessa dall’amico Piero che si occupa del rifugio Prandini, grazie a tutta la Commissione Rifugi, grazie ai pastori che hanno condiviso con noi alcuni momenti di questi cinque giorni, grazie a chi sabato si è soffermato da noi e, con le sue parole, ha consolidato in noi la consapevolezza del nudo normale e la speranza di un futuro dove i vestiti possano essere ovunque e comunque facoltativi. Grazie a questa splendida valle, grazie al Sindaco e agli abitanti di Braone, grazie alla montagna. Grazie!

Vedi l’album fotografico

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Orgogliosamente Nudi: echi, spontanei, dalla stampa


Dopo l’arrivo nel gruppo di alcuni tessili che sono ora nostri fedeli amici, dopo la positività dei sempre più frequenti incontri con altri escursionisti, dopo l’appoggio più o meno formale di alcuni Sindaci, dopo l’amicizia nata con chi gestisce un rifugio, ora arriva questo articolo spontaneo (nel senso che ne io ne gli amici che mi seguono abbiamo richiesto).

Che dire: sebbene la situazione sembri ferma, invero si muove, eccome se si muove, e ad ogni movimento crescono le possibilità di altri movimenti.

Mondo Nudo, dopo averlo fatto in privato, ringrazia anche pubblicamente la Redazione di Altrimondi per questo suo bell’articolo sul nostro programma “Orgogliosamente Nudi”.

Grazie!

Altrimondi > Tutti “Orgogliosamente nudi” in montagna

 

Autointervista: Emanuele Cinelli


Al Passo di Blisie (Foto E. Cinelli)

Ormai tanti sono i siti che parlano di nudismo, ce n’è uno che si differenzia su tutti gli altri, parliamone con il suo ideatore e amministratore: Emanuele Cinelli.

MN – Emanuele, cosa è Mondo Nudo?

E – Beh, un blog!

MN – Si certo, ma ci sono tanti blog!

E – Hai ragione, allora diciamo che si tratta di un sito attraverso il quale posso dare libero sfogo alla mia passione per la scrittura, proponendo diversi argomenti così da soddisfare e coinvolgere un più vasto pubblico. Nel contempo mi mette alla prova facendomi sperimentare i diversi metodi di scrittura: educativa, didattica, informativa, analitica, logica, politica, creativa, poetica, eccetera.

MN – Rileviamo, però, una netta prevalenza degli articoli inerenti al nudismo.

Nudismo, scelta totalizzante

E – Si certo, è stata la base di partenza del blog ed è il fondamento del mio stile di vita, uno stile di vita per il quale ormai da diversi anni sono socialmente impegnato in prima persona, inizialmente come moderatore del sito de iNudisti, poi come suo amministratore, oggi principalmente come caporedattore della rivista elettronica collegata. Ovvio e naturale che questo condizioni in materia rilevante anche la vita di Mondo Nudo.

MN – Perché hai fondato Mondo Nudo?

E – Come detto lo stimolo iniziale è stato il nudismo. Erano già diversi anni che collaboravo attivamente con iNudisti e tale attività mi aveva permesso di acquisire un’ottima conoscenza del movimento nudista e delle relative risorse presenti su Internet. M’ero così reso conto che se all’estero molti erano i siti di vario genere inerenti al nudismo, in Italia oltre a iNudisti c’erano solo i siti collegati alle Associazioni Naturiste e qualche forum. Tra l’altro tutti questi avevano una limitazione intrinseca, invero presente anche nei siti esteri: si rivolgevano essenzialmente a chi già era nudista. Attraverso un’analisi logico-sociale delle varie maturazioni sociali, dei movimenti che nel tempo avevano portato a dei cambiamenti nella società (gli slip da bagno per l’uomo e il bikini per la donna, le minigonne, gli abiti scollati, il voto femminile, la parità dei diritti tra maschi e femmine, l’omosessualità e via dicendo) io avevo ormai da tempo percepito che non esiste successo senza il coinvolgimento degli ambienti esterni a quello specificamente inerente la causa in questione, indi se il movimento nudista voleva realmente ottenere credibilità e spazio doveva necessariamente coinvolgere anche chi nudista ancora non era ed è così che metto in piedi questo blog, per portare la voce nudista dentro la società non nudista.

MN – Quali sono gli obiettivi di Mondo Nudo?

IMG_3364E – Come si può intuire dal precedente discorso l’obiettivo primario è quello di coinvolgere chi non è nudista, quelli che per semplicità noi indichiamo come tessili, nella tematica nudista, nelle problematiche che la riguardano, nel processo di suo riconoscimento sociale, di rivendicazione dei nostri diritti, di acquisizione dello spazio che ci è dovuto. Parallelamente perseguo anche l’obiettivo più generale di evidenziare le principali contraddizioni, lassità, magagne della società odierna, in particolare italiana essendo mia deontologia parlare solo delle cose che conosco bene.

MN – Quanto tempo dedichi al tuo blog?

E – Tantissimo, gestire un blog non vuol dire solo scrivere gli articoli, ma vuol anche dire elaborane e mantenerne l’aspetto grafico, curarne la diffusione, vigilare sullo spam, controllare i commenti e rispondere. Inoltre se vuoi scrivere articoli interessanti e utili devi leggere tanto, devi tenerti costantemente informato, studiare l’arte dello scrivere e del comunicare ed è proprio quest’ultimo aspetto, quello dello studio, a cui da sempre ho dato il maggio spazio possibile e sempre più mi ci dedico con attenzione e dedizione: proprio per l’argomento che impronta il mio blog e per gli obiettivi prefissati, saper comunicare al meglio è fondamentale. Fortunatamente la comunicazione è parte preponderante anche del mio lavoro (il formatore aziendale e scolastico) per cui non devo rubare spazio all’uno per seguire l’altro.

MN – Interessante questo discorso della comunicazione, di preciso quali studi hai e stai facendo? Quali le logiche attorno alle quali ti stai muovendo?

gm6E – Beh, di base mi interesso a tutto ciò che riguarda la comunicazione, certo alcuni argomenti li reputo più importanti e adattai alle mie finalità. Innanzitutto ho studiato e studio la PNL (Programmazione Neuro Linguistica), area della comunicazione che mi ha permesso di perfezionare enormemente il mio modo di scrivere, di renderlo meno dispersivo e più efficiente. Poi seguo con particolare attenzione l’area della comunicazione assertiva. Infine darei evidenza agli studi della specificità della comunicazione on-line, apparentemente una variante della comunicazione in presenza, in realtà è cosa molto diversa a seguito dell’assenza del visivo e di conseguenza della mancanza dei segnali non verbali, segnali che nella comunicazione in presenza permettono di calibrare la trasmissione, di percepire la reazione, di ottenere un feedback anche se l’altro è poco loquace.

MN – E le logiche comunicative?

IMG_DSC7514E – Si, stavo arrivandoci. Per quanto riguarda le logiche comunicative i vari studi fatti mi hanno portato a trasformarmi considerevolmente nel mio modo di scrivere e percepire il mondo esterno, se prima tendevo ad essere aggressivo e lamentoso, ora ho capito che sono due atteggiamenti deleteri: non puoi coinvolgere gli altri se li metti subito all’angolo, se parti dall’accusarli di sbagliare, se inizi da te anziché da loro; per coinvolgere gli altri devi innanzitutto comprenderli, devi tener conto che non esiste una verità assoluta bensì esistono più verità, una per ogni testa come recita un antico proverbio bresciano (tante teste, tante crape). La PNL e l’assertività mi hanno insegnato come prima cosa che spesso è molto meglio porre delle domande che dare delle risposte, poi che è impossibile cambiare le persone, puoi solo tentare di indurle all’auto cambiamento e lo puoi fare solo se invece di opporre barriere alle loro idee, ai loro atteggiamenti, li dai per buoni e aggiungi a questi altre considerazioni positive e propositive. Ho anche compreso che se i tuoi scritti altro non fanno che lamentarsi alla fine la gente smette di seguirti, la gente ama lagnarsi ma è infastidita da chi si lagna sempre e comunque. Collegato a questo il discorso delle scuse. L’atteggiamento comune è quello di accusare gli altri per le cose che non vanno a se stessi, il movimento nudista non è immune a tale atteggiamento, anzi ne è fortemente condizionato. Visto che spesso quegli altri che tu accusi fanno lo stesso con te, finisce che ognuno resta sulle sue posizioni e nessuno cresce, nessuno ottiene quei cambiamenti che desidererebbe ottenere e di cui lamenta l’assenza. Se, al contrario, invece di accusare gli altri, si prova a partire da se stessi, a chiedersi cosa (non) ho fatto io perché le cose siano diverse, cosa posso fare perché cambino, ecco che allora per emulazione anche gli altri tenderanno a fare lo stesso e si potrà addivenire al cambiamento, sia esso personale che sociale. Certo non è facile mettere in partica tutti questi insegnamenti, ma ci si prova e pian piano ci si riesce.

MN – Grazie Emanuele per la chiacchierata e a presto.

Chiare, dolci, fresche acque (Foto Marco)

E – A presto anche a te Mondo Nudo e a presto a tutti i miei fedeli lettori nella speranza che aumentino sempre più e che si convincano che il nudismo è molto più che un modo di prendere il sole, il nudismo è un’evoluzione sociale che coinvolge tutti gli aspetti della vita sociale, da quelli individuali, quali la salute, l’economia e via dicendo, a quelli comunitari, quali l’ecologia, il rispetto, la maturazione, eccetera. La società ha bisogno del nudismo ed è pertanto prioritario sostenere la causa nudista, far sì che il nudo torni ad essere soltanto uno stato naturale dell’uomo e della donna, che la malattia dell’irrefrenabile fastidio del nudo, dell’inaccettabilità del nudo pubblico possa scomparire. Prioritario!

Chi siamo!


Ci mancava questa pagina, specie ora che abbiamo una buona costante di lettura giornaliera e siamo lanciati verso il traguardo delle centomila pagine lette in un anno, e allora, da ideatore e amministratore del blog, ho provveduto. L’ho fatto in modo diverso dal solito, l’ho fatto in modo da ringraziare coloro che mi aiutano in vario modo, l’ho fatto scrivendo io stesso le presentazioni di ogni collaboratore allievandoli da un compito ingrato e spesso sofferto.

Chi siamo.

Grazie a tutti!

Ora avete modo di conoscerci un poco di più 🙂

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Addio 2012!


Un bel 2012 per questo mio blog: quintuplicate le pagine viste, acquisiti diversi follower, ottenuto riscontri positivi, aumentata per bene la copertura mondiale e, ultimo ma non ultimo, registrata la visita da parte di importanti personalità della comunità naturista e nudista, ma anche di quella tessile.

Ringrazio tutti quelli che così amabilmente mi seguite con costanza, tutti i lettori occasionali, spero possiate diventare miei stabili compagni, ma anche coloro che hanno solo dato un’occhiata per fuggire via “terrorizzati”… spero possiate aver comunque ottenuto qualcosa, magari il seme del dubbio su quello che ritenete uno stile di vita inopportuno e improponibile: quando volete io sono qui pronto ad accogliervi e ad accompagnarvi alla scoperta del nudismo, vi assicuro che non ve ne pentirete!

Ecco i report dettagliati sui risultati di questo splendido 2012 (mancano ancora 4 ore e mezza alla mezzanotte ma, come capirete, non le voglio passare qui al computer quindi …

Cliccare sulle immagini per una visione migliore.

Grazieeeeeeeee

Visite 2012 per mese

Schema della progressione visite nell’anno

Tabelle delle visite

Numero di visite mensili e medie giornaliere

Copertura sul mondo

Visualizzazione degli stati da cui sono arrivate visite al blog

I migliori articoli

Classifica degli articoli (e pagine) più visitati

🙂 Benvenuto 2013 🙂

2012 in review


Invero l’anno non è ancora finito per cui, intanto, cari lettori, prendetevi questo resoconto automatico generato dai folletti delle statistiche di WordPress.com, in tarda serata pubblicherò un mio report con i dati più precisi.

Ecco un estratto:

4,329 films were submitted to the 2012 Cannes Film Festival. This blog had 30.000 views in 2012. If each view were a film, this blog would power 7 Film Festivals

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Poesie: Mondo Nudo


Come Madre Natura insegna…

ignudo mi sono offerto all’ignudo sole
e sono così stato calorosamente accolto tra le sue dorate braccia,
assorbendone per intero l’energia e la piacevolezza;

ignudo mi sono immerso nell’ignudo mare o lago o torrente
e questi m’hanno accolto familiarmente come acqua nelle acque;

ignudo mi sono offerto all’ignudo bosco,
il quale m’ha amorevolmente ricoperto di frescura e mille fragranze!

Emanuele Cinelli – 19 marzo 2011

Le immagini nel blog


Un blog di solo testo è certamente pensabile, ma sarebbe probabilmente piuttosto freddo. Leggere testi non illustrati potrebbe risultare noioso o addirittura fastidioso, è sicuramente più accattivante una pagina con, anche poche, belle immagini. Palese che le immagini debbano avere un collegamento preciso con il tema del blog e dell’articolo in questione, meglio ancora se le immagini combaciano esattamente con la parte di scritto che le affianca. Se per argomenti come lo sport o la natura il tutto può essere abbastanza facile, per un argomento quale il nudismo la cosa diventa assai più complessa.

In primo luogo esiste il problema dei soggetti: per documentare adeguatamente articoli sul nudismo è evidente che non possono bastare le foto di spiagge vuote o altre similari, nelle foto devono esserci necessariamente delle persone, nude ovviamente. Le foto di nudo non sono certo una novità assoluta dato che oggi, tra calendari e pubblicità, il nudo è abbastanza usuale, ma rarissimamente si tratta di nudo integrale, vuoi perchè quest’ultimo è meno intrigante del “vedo – non vedo”, vuoi per tutta un’altra serie di implicazioni che il nudo integrale si porta ancora appresso.
In un ambiente pubblico, tipo una spiaggia, il diritto alla privacy impone (non limitatamente al nudo) di pubblicare le foto altrui solo con l’esplicita autorizzazione e, purtroppo, per evidenti ragioni, non tutti concedono tale autorizzazione, specie per una pubblicazione su Internet (erroneamente intesa come unico veicolo di furto delle immagini) e ancora più in specifico se l’immagine ritrae le persone in stato di nudità. Allora posso ricorrere a modelli e modelle, ma se non si è fotografi di grido non è facile trovare chi lo voglia fare, a gratis per giunta. L’autoscatto è una comoda soluzione, ma spesso diventa difficile da gestire e, comunque, può dare l’impressione di volersi autoincensare. Poi non è detto che si sia abili a mettersi nella dovuta posa con la conseguenza di foto poco naturali, se non addirittura inguardabili.

In secondo luogo, dato per risolto il problema precedente, per fare foto di nudo senza essere dei fotografi di grido (e a volte anche questi rischiano) bisogna trovarsi dei luoghi in cui il nudo sia quantomeno tollerato e in Italia questi sono pochissimi. Scatta allora la ricerca di luoghi solitari e reconditi dove sussista la speranza di non venire sorpresi, ma bisogna trovarli adeguati alle esigenze dell’articolo che si vuole documentare, cosa il più delle volte assai ardua.
In casa si possono certo scattare tutte le foto che si vuole: nel chiuso delle proprie mura nessuno può venire a disturbare o obiettare, ma quanto si può documentare con fotografie fatte in casa? Poco!

Mettiamo di aver risolto anche questa seconda difficoltà, ne resta ancora una: come pubblicarle?
Alcuni censurano le foto con dei rettangolini neri sulle parti “problematiche”, ma, sinceramente, l’estetica della fotografia ne viene a risentire enormemente, piuttosto meglio proprio rinunciare alla foto in stato di totale nudità, soluzione però non accettabile per un sito che parla specificatamente di nudismo. Altri censurano mediante sistemi meno evidenti, tipo sfocatura o storpiatura, certamente più gradevoli all’estetica della foto ma ancora incoerenti alla filosofia di un sito che parla di nudismo. Si possono inserire oggetti che vadano a coprire le parti “scomode”, se ben fatto questo può risultare anche esteticamente valido, resta comunque il fatto che si tratta pur sempre d’una censura e la censura si scontra, specie se fatta metodicamente, con l’idea base del nudismo: naturalezza e non turbativa del corpo nudo. In alcuni casi si può evitare la visione delle parti “problematiche” attraverso l’opportuno posizionamento del soggetto o adeguati tagli all’immagine, ma si torna al punto di cui sopra: negli ambienti nudisti non esistono parti “scomode” e non ci si preoccupa di evitare le posizioni o i movimenti che le possano rendere visibili; sarebbe innaturale, sarebbe artificioso e, pertanto, non sarebbe più nudismo.
Un sito di nudismo deve pubblicare foto di nudo integrale, che di per se stesse nulla hanno a che vedere con la pornografia, se non nella mente di chi vuole a tutti i costi vedercela, forse perchè la pornografia è parte rilevante della sua vita o dei suoi desideri più o meno reconditi: la psicologia insegna che chi vede sempre e solo il male è perchè potrebbe avere il male dentro di sè.

In considerazione di quanto sopra, per quanto ci riguarda e riguarda questo blog le problematiche più complesse sono le prime due e pertanto non possiamo garantire che tutti gli articoli saranno sempre illustrati o adeguatamente illustrati. Detto questo, le immagini di nudo, che mai saranno pornografiche, non verranno artificiosamente censurate e non si seguirà la metodica di celare costantemente mammelle e genitali, come detto ambedue soluzioni contrarie all’ideale nudista e non conformi a quanto avviene nella realtà del nudismo. Una realtà che vede tantissime persone e tante famiglie condividere pacificamente e tranquillamente la nudità pubblica, una realtà che vede il nudo assolutamente distinto e diverso dalla pornografia, una realtà che questo blog vuole assolutamente rappresentare, raccontare, evidenziare e far conoscere.

I contenuti del blog


Più volte ho incontrato affermazioni del tipo “ma con tutte le cose importanti che ci sono da discutere, di nudismo venite a parlare?” o “ma che volete, la società ha ben altre cose da fare che pensare al nudismo!”. Vista in un certo modo sono anche osservazioni corrette, ma vista in questo modo allora le cose di cui parlare, le cose per cui “lottare” sarebbero veramente poche, invece di persone che parlano ce ne sono tante, di argomenti che vengono trattati ce ne sono una marea, di “lotte” se ne contano assai. Spesso coloro che fanno le dette affermazioni sono anche loro impegnati in una qualche “battaglia” sociale e sovente questa non appare poi essere tanto più importante di quella del nudismo.

Palese e, se vogliamo, anche comprensibile che si tenda a dare priorità alle proprie argomentazioni, alle proprie “battaglie”, ai propri interessi, ma non può esssere altresì comprensibile che per questo si debba tentare di affossare gli argomenti, le “battaglie” e gli interessi altrui: tutti devono poter avere il loro spazio per argomentare e a tutti è dovuto dare un minimo di attenzione, ascoltando e leggendo ci si potrebbe accorgere che le argomentazioni non sono poi così superficiali e banali come appariva, che ci sono dei cardini comuni a tutte.

Così è per il nudismo! Se superiamo i condizionamenti verso l’argomento, se andiamo nel profondo delle cose, se non ci soffermiamo alle apparenze, possiamo scoprire che esso coinvolge inevitabilmente tanti aspetti inerenti la vita di tutti i giorni, alcuni certamente futili, ma altri meno e altri ancora decisamente di rilievo. Parlare di nudismo, infatti, implica necessariamente l’affrontare temi quali la libertà, il rispetto, l’ecologia, la dignità, quindi temi tutt’altro che leggeri o secondari, bensì fondamenti necessari ad ogni comunità, piccola o grande che sia, ed essenza strutturale delle principali “battaglie” sociali che la storia del mondo, e dell’Italia, abbia visto: schiavismo, razzismo, maschilismo, homofobia, eccetera.

Ecco, i contenuti del blog in buona parte gireranno attorno a queste “grandi argomentazioni”, contenuti importanti, quindi, da affrontare con serietà e attenzione. Il blog, però, non vuole essere un mattone filosofico o politico, bensì un canale d’informazione da potersi leggere in tranquillità e rilassatezza, pertanto il tema “nudismo” e tutte le sue implicazioni anche complesse e profonde verranno trattati a piccole gocce e mescolati con argomenti meno pesanti, quali la cucina, il divertimento, le letture, eccetera. Cercheremo, insomma, d’essere dinamici, evitando di monopolizzare i nostri interventi, di cadere nell’ossessione e l’esclusività. Useremo il blog per quello che un blog è stato pensato: un diario personale scritto per essere letto anche dagli altri.

Sarà un diario di viaggio, il viaggio verso un mondo apparentemente diverso e strano, un mondo che si fatica a comprendere perchè ci si lascia dominare dai condizionamenti più o meno inconsci, ma un mondo in realtà semplice, naturale, sano, corretto: il … Mondo Nudo!

Le premesse al blog


Dato lo specifico argomento di base attorno al quale si costruisce e gira questo blog sono opportune alcune precisazioni di partenza, al fine di chiarire con esattezza i limiti dell’argomentare ed evitare che possano esserci fraintendimenti fastidiosi.

Ovvio che per ora mi limiterò a dare sommarie indicazioni, parlerò più ampiamente di queste cose nel corso del tempo. Altrettanto ovvio è che al momento dovrete credermi sulla parola, scriverò nei futuri articoli le argomentazioni necessarie a suffragare quanto andrò qui ad affermare. D’altra parte perchè mai non dovreste credermi? Così come un qualsiasi discente da piena fiducia al proprio docente, così come gli allievi di un corso di arrampicata si fidavano ciecamente delle istruzioni che impartivo loro anche quando le stesse potevano apparire illogiche, così come chiunque non conosca un argomento o una materia si affida alle parole di chi, al contrario, possiede le adeguate conoscenze e competenze, ecco, così come in tutte queste situazioni e in tantissime altre, dove qualcuno deve necessariamente dipendere dalle parole di altri e a queste concedere, almeno in via provvisoria, lo status di verità, anche qui, ora, chi mi legge deve inevitabilmente concedermi la sua provvisoria massima fiducia.

Perché mai dovrei imbrogliare? Perché mai dovrei dire cose false o comunque non del tutto vere? Non farei altro che danneggiare la causa per la quale ho creato questo blog, la causa alla quale sto dedicando una buona parte del mio tempo libero. Le bugie, dice un vecchio detto, hanno le gambe corte, non potrei certo portarle avanti a lungo. La sintesi qui necessaria può far apparire alcune affermazioni forse un po’ troppo superficiali, forse un po’ troppo di parte, forse un poco avventate e categoriche, ma date tempo al tempo e il tutto verrà adeguatamente motivato, verranno meglio specificati i contorni delle cose, verrà messo sul piatto della bilancia tutto quanto ci vada messo, pro e contro il nudismo. Pazienza, tutto verrà esaminato e a tutto verranno date le necessarie e opportune risposte.

Tenendo in debito conto quanto detto, veniamo alle questioni che voglio qui mettere in buona evidenza…

Iniziamo precisando che il blog non parlerà di sesso e pornografia. Il nudismo non è un preludio alle attività sessuali, lo sarà la nudità ma non il nudismo. Chi pratica il nudismo non lo fa per mettere in mostra la propria mercanzia e la propria virilità; certo può benissimo essere che in una spiaggia nudista, o in altri luoghi dove si pratica il nudismo, nascano delle amicizie anche intime e che il tutto possa quindi portare a successivi incontri con finalità sessuali, ma questo è quanto avviene, e viene considerato assolutamente normale, in qualsiasi ambito non nudista.

In secondo luogo il blog non vuole fare esibizionismo o invitare all’esibizionismo. E’ un errore un po’ troppo diffuso il guardare al nudista come ad un esibizionista. Il nudismo non è di certo finalizzato all’esibizione, d’altra parte che esibizione può esserci dove nessuno bada alla nudità altrui? E’ vero che qualcuno possa anche iniziare spinto da questo più o meno inconscio desiderio, ma la frequentazione dell’ambito nudista tende inevitabilmente a spegnerlo, visto che, come già accennato, di certo non ottiene l’ammirazione desiderata, non ottiene quello che per un esibizionista è indispensabile: la reazione degli altri, sia essa di compiacimento che di fastidio.

Poi andiamo a chiarire che il blog si rivolge a tutti, nudisti e, soprattutto, non nudisti, senza nessuna distinzione. Il nudismo è pratica aperta e indicata a chicchessia, senza differenze di età, di sesso, di costituzione fisica e di qualsiasi altra natura. Non esistono controindicazioni allo stare nudi, ovviamente nei limiti concessi dalla temperatura, ma soprattutto nessuno giudica l’aspetto degli altri. E’ questa una regola basilare e storica del nudismo, resa fattibile proprio dagli obiettivi del nudismo e alla quale facilmente tutti arrivano ad adeguarsi. Non c’è motivo di preoccuparsi del proprio “apparire”: i nudisti badano solo all’essere!

Infine altra piccola precisazione assai importante, dal momento che esiste un’obiezione spesso messa in campo per dire no al nudismo: i bambini. L’accesso al sito è libero, cioè non è vincolato alla dichiarazione di maggiore età, intanto perché è possibile creare solo barriere ideali, nulla impedisce ai minori di procedere ugualmente, poi perché in questo blog i minori non troveranno nulla di turbativo. La questione “minori”, infatti, è un’opposizione che non tiene conto della realtà pratica del nudismo, una realtà dove si vede che una discreta parte dei praticanti sono intere famiglie: nonni, genitori e figli tutti insieme, tutti nudi, tutti tranquilli e sereni. I minori non hanno motivo d’essere turbati dalla nudità altrui, anzi, specie per i più piccoli, non ancora condizionati dalla società e dagli amici, la nudità viene vissuta in modo molto naturale e proprio non badano alla nudità delle altre persone. Ad essere turbati dal nudismo sono piuttosto gli adulti, alcuni adulti, questi non sapendo come giustificarsi tirano in ballo la questione dei minori, ben sapendo che possono con questa avere facile presa sull’opinione pubblica.

La “Missione” del blog!


Partiamo da un concetto importante: “tutto è opinabile”! Qualsiasi cosa si possa dire su qualsiasi argomento può essere obiettata, compreso quello che sto dicendo e che verrà scritto in questo blog. Se però ci fermiamo su questo assunto non dovremmo, nessuno dovrebbe più esporre niente: nessuna idea, nessun concetto, nessuna tesi, nessuna teoria. Dal momento che non si può ammettere un mondo di muti, dobbiamo pertanto accettare che esistano le opinioni diverse e dobbiamo permettere ad ognuno di esprimersi e di vivere secondo propria ragione, scienza e coscienza.
Accettare le diverse opinioni e permettere ad ognuno di vivere secondo propria ragione, però, non vuol dire che si sia tutti liberi di fare e dire quello che si vuole, ci sono dei limiti all’applicazione del concetto di libertà personale, intanto perché non posso certo compiere azioni che causino dei danni materiali agli altri, ad esempio prendere a pugni qualcuno o rubargli qualcosa, poi perché non posso nemmeno calunniare, infine perché sovente, per non dire quasi sempre, l’applicazione della libertà di uno viene a scontrarsi con l’applicazione della libertà di un altro o di altri. Ecco che molto spesso è necessario trovare una mediazione tra libertà, un compromesso che permetta a tutte le parti di ottenere adeguata soddisfazione, senza che nessuno venga però prevaricato e annullato.

Non è certo facile trovare il giusto compromesso, la matematica non può aiutare dato che raramente le due posizioni si possono semplicemente tradurre in numeri dai quali ricavare la media aritmetica. Si deve piuttosto ricorrere alla logica, dare un peso in percentuale ad ogni possibile limitazione, ovviamente di ambo le parti, e da questa base definire il punto intermedio, cioè la mediazione ideale, quella che permette a tutte le parti di cedere e ottenere in pari misura.
Facciamo un esempio.
Marito e moglie, l’uno vorrebbe fare le vacanze in un albergo di montagna dove potersi mettere al sole sul terrazzo osservando i boschi e le rocce dei monti, l’altra vorrebbe invece stendersi al sole vedendo davanti a se un’azzurra distesa marina. Andare in montagna significherebbe esaudire al 100% il desiderio del marito ma limitare al 100% quello della moglie. Andare al mare vorrebbe dire l’esatto opposto: 100% di soddisfazione alla moglie e 100% di limitazione al marito. Trovando un posto dove le montagne si tuffano direttamente nel mare e trovando un albergo in cui ci sia una terrazza che da un lato dia sulle montagne e dall’altro sul mare, darebbe la possibilità di risolvere la situazione con un 50% di soddisfazione (metà perché di fatto nessuno andrebbe esattamente nel posto desiderato) e un 50% di limitazione (perché alla fine l’uno per vedere le montagne dovrebbe restare sempre girato da una parte e l’altra per vedere il mare avrebbe la stessa imposizione) di ambedue le parti.

Altro esempio un poco più complesso e che coinvolge il tema di fondo di questo blog.
Immaginate una piccola caletta, in questa due persone, una che pratica il nudismo e l’altra a cui da fastidio vedere persone nude. Andiamo a fare il peso delle limitazioni: per il nudista dover stare in costume corrisponderebbe a limitare totalmente il suo proposito, cioè 100% di limitazione; al non nudista tutto sommato basterebbe non guardare in direzione del nudista e questo corrisponderebbe a una limitazione parziale della sua libertà d’azione, indi una limitazione percentualmente minore, per non dire assai minore, a quella della controparte.
In breve, rispettare totalmente il volere del secondo vorrebbe dire ledere totalmente la libertà del primo; rispettare totalmente il volere del primo vorrebbe dire ledere parzialmente la libertà del secondo.
E’ pertanto evidente che la mediazione, il giusto compromesso sia una scelta in apparenza a favore del nudista, ma in realtà equa e assolutamente rispettosa della libertà di entrambe le parti: concedere al nudista di stare nudo ma al contempo imporgli di starsene in un angolo della caletta, mentre il non nudista starà nell’angolo opposto. Ambedue hanno analoga limitazione nel muoversi, il non nudista sarà anche limitato nell’area d’osservazione, ma si può trovare giusta soluzione anche a quest’ultimo aspetto senza impedire al nudista di stare nudo.

Arrivare al compromesso, però, richiede sempre e comunque che tutte le parti del contendere siano disposte alla mediazione: se una delle parti si arrocca sulle proprie posizioni e pretende di dettare legge, beh allora sarà difficile addivenire alla giusta soluzione anche perché, presumibilmente, l’altra parte si sentirà autorizzata a fare lo stesso. Giusta soluzione non ci sarà nemmeno se una delle due parti cede totalmente all’altra, perché in tal caso si sarà avuta la lesione totale della sua libertà a favore della libertà dell’altro, soluzione forse buona per evitare litigi, ma di certo non moralmente e logicamente corretta.

La situazione del nudismo, in particolare in Italia, è proprio quella riportata qui sopra: i nudisti rinunciano al loro diritto di stare nudi a favore del diritto di chi è contrario al nudismo e non vuole accettare compromessi. Una soluzione, come detto, che evita lo scontro diretto tra le parti ma di certo non è equa.
Talvolta chi si oppone al nudismo afferma di non avere nulla contro i nudisti, di rispettarli e di rispettare la loro scelta, ma lui non è d’accordo e quindi dove c’è lui non ci devono essere nudisti. A parte l’evidente incoerenza tra l’affermazione di partenza (non sono contro il nudismo) e quella di arrivo (non sono d’accordo con il nudismo), è chiaro che al lato pratico non c’è nulla di diverso rispetto al caso precedente, non è che il dirmi “non ce l’ho con te” possa essere la giusta mediazione con il fatto che non mi posso mettere nudo, è solo un’incoerenza o addirittura una presa in giro!

Nel contesto di questa situazione, il presente blog vuole aiutare le parti, entrambe le parti, alla corretta mediazione. A questa, infatti, è possibile arrivare solo conoscendo adeguatamente le cose, che i sentito dire o l’immaginazione non possono di certo aiutare.

Non vogliamo, ovviamente, imporre a nessuno la scelta nudista, ma vogliamo informare apertamente e correttamente su tale scelta. Noi di Mondo Nudo siamo convinti che mediante l’informazione precisa sul mondo del nudismo si possa innanzitutto facilitare la convivenza tra chi nudista non è e chi lo è; altresì siamo certi che arrivando a conoscere il mondo del nudismo sempre più persone arriveranno, in modo del tutto naturale e spontaneo, ad accettare l’ideale nudista e magari, perché no, decideranno di avvicinarsi allo stesso e provare almeno per un giorno, quantomeno al sicuro delle mura di casa, cosa voglia dire starsene semplicemente nudi.

La “Visione” del blog!


Un nuovo blog, prima di iniziare a parlare, è opportuno che si presenti adeguatamente. La pagina Info e l’articolo di apertura già hanno dato delle sommarie indicazioni, ma vorrei approfondire di più i vari punti, iniziando, logicamente, dalla “Visione” (dall’inglese “Vision”, ma io, quando possibile, preferisco usare l’italiano).

Più o meno intorno all’anno 100 d.C., un poeta e retore romano, Decimo Giunio Giovenale, scriveva in una delle sue Satire, per la precisione la decima, la frase poi diventata famosa “Mens sana in corpore sano”. L’intenzione del poeta era quella di evidenziare la vanità dei valori e dei beni a cui l’uomo tendeva, secondo Giovenale, infatti, le uniche cose di cui l’uomo avrebbe dovuto occuparsi e preoccuparsi erano la salute del corpo e la sanità dell’anima, che a tutto il resto già ci pensava la divinità.
Nel corso dei secoli il significato originale della frase è stato traslato e oggi lo si usa, spesso per meri interessi commerciali, per intendere che una mente (anima) sana la si può avere solo in un corpo sano.
Molte sono le obiezioni che vengono mosse a tale visione, sia intesa nel suo senso originale, sia intesa nel senso moderno; a mio parere le cose assumono un senso più realistico e meno opinabile andando ad invertire i parametri e modificandoli leggermente: un corpo può essere integralmente sano solo se sana è anche la mente della persona.

Cosa intendo per “corpo integralmente sano”? Ovviamente non mi riferisco alla gravi malattie, che chiunque può ammalarsi come chiunque può non ammalarsi indipendentemente dallo stile di vita che segue, le eccezioni sono sempre possibili e tanti possono essere gli esempi da addurre, tipico quello del fumatore incallito che campa senza problemi di nessun genere messo a confronto con il salutista che, ancora giovane, muore per cancro al polmone. Trattasi per l’appunto di eccezioni e le statistiche non si basano sulle eccezioni, ma sarebbero comunque filosoficamente sufficienti per poter obiettare alla frase che sto andando a costruire: “corpore sano in mens sana”. Non mi riferisco nemmeno all’estetica corporale, specie a quella contemporanea che nulla ha a che fare con la sanità ma trattasi solo di mera induzione commerciale necessaria per vendere i prodotti di bellezza e limitare la quantità delle taglie in cui produrre il vestiario, con il coseguente risparmio, per chi produce, di lavoro e di denaro; un valore, per altro, molto variabile nel tempo, indi molto effimero. Il mio “corpo integralmente sano” è quel corpo che ha in se tutte le principali caratteristiche originarie del corpo di un essere vivente: massima capacità di termoregolazione, facilità di adattamento alle diverse condizioni climatiche, tolleranza verso gli agenti patogeni minori quali i virus delle malattie da raffreddamento, buon livello di agilità ed equilibrio e via dicendo.

La ricerca del “corpo integralmente sano” passa attraverso alcuni cardini essenziali, cardini che possono ruotare solo se montati sul giusto perno, cioè solo se si è sani mentalmente. Anche qui, ovviamente, non mi riferisco in particolare o solo all’assenza di malattie mentali, ma alla facoltà di saper usare la propria mente secondo ragione propria e non in funzione di dogmi indotti, alla facoltà di usare la mente in modo aperto, alla capacità di non giudicare senza conoscere, alla facoltà di saper riconoscere e, quindi, superare i condizionamenti, qualsiasi sia la loro natura, eccetera. In particolare ci sono tre parole chiave che identificano, in tale accezione, una mente sana: armonia, rispetto e libertà. Una mente sana è in grado di riconoscere il pieno significato di questi tre termini e di saperli conciliare tra di loro, riconoscendo ad ognuno il suo spazio e il suo tempo.

L’Armonia è ciò che ci consente di vivere in natura, per la natura, con la natura, senza introdurre mezzi e sistemi artificiosi che hanno il solo effetto di spezzare il legame tra uomo e natura, di rendere più difficile sentire e seguire le melodie della natura, di complicare la vita e i rapporti uomo-natura e uomo-uomo.

Il Rispetto è ciò che ci consente di non prevaricare il mondo che ci circonda, ciò che ci induce a non mettere “noi” davanti al resto del mondo, ciò che ci permette di confrontarci con la natura e con gli altri esseri umani, ciò che ci porta a cercare ed accettare in ogni situazione il compromesso più giusto e ragionevole.

La Libertà è un concetto supremo, un diritto naturale e inalienabile di ogni, e sottolineo ogni, persona al mondo. Lo scontro tra Libertà è il conflitto più difficile a risolversi quando vengono a mancare il Rispetto e l’Armonia, quando, al loro posto, avanzano l’egoismo, il dogmatismo, il pragmatismo, la, in sintesi, scarsa apertura, alias sanità, mentale.

Ritorniamo così al punto di partenza e alla riformulazione della visione che guida e guiderà questo blog: “Corpore sano in mens sana, un corpo sano in una mente sana, una mente che conosca e sappia conciliare tra loro i tre cardini fondamentali della società civile (e del nudismo): armonia, rispetto e libertà!”

Buon giorno, 2011


Inizia un nuovo anno e nasce questo nuovo blog che, pur già avendo un mio sito, ho voluto creare per dare maggiore evidenza e specificità ad una scelta di vita che è totalizzante e non può essere relegata in una angolino più o meno nascosto di una casa più ampia.

Questo blog non vuole costringere nessuno ad abbracciare lo stile di vita nudista, non vuole imporre una scelta, ma vuole informare apertamente e correttamente su tale scelta, nella speranza che questo possa servire per:

  1. facilitare la convivenza tra chi nudista non è e chi lo è;
  2. allargare la già ampia accettazione del nudismo (per chi non lo sapesse, sondaggi non di parte hanno stabilito che l’80% degli italiani non è contrario al nudismo e una buona parte di questi diverrebbe praticante se il nudismo venisse in qualche modo riconosciuto ufficialmente e tutelato legalmente);
  3. magari, perchè no, invogliare il lettore ad abbracciare o, quantomeno, ad avvicinarsi (che poi vuol dire abbracciare, visto che chi prova difficilmente fa marcia indietro) a questo fantastico stile di vita.

Come detto, nel corso del tempo andrò ad approfondire il tema del nudismo, voglio però qui anticipare alcune cose importanti a comprendere la struttura e la finalità del blog:

  • il nudismo non è preludio alle attività sessuali, se non nella stessa identica misura di tutte le attività sociali attuate stando vestiti;
  • il nudismo non è in nessun modo finalizzato all’esibizione e il nudista non è assolutamente un esibizionista, d’altra parte che esibizione può esserci dove nessuno bada alla nudità altrui?
  • il nudismo è pratica aperta e indicata a chichessia, senza differenze di età, di sesso, di costituzione fisica e di qualsiasi altra natura;
  • il nudismo è praticato anche dalle famiglie e i minori non hanno motivo d’esserne turbati, anzi, l’esperienza pratica e qualche specifico studio socio-psicologico effettuato negli USA (dove esistono comunità che vivono costantemente in nudità), dimostrano che è proprio l’esatto opposto e che possono averne dei vantaggi; ad essere turbati dal nudismo sono piuttosto gli adulti, alcuni adulti, e non sapendo questi come giustificarsi tirano in ballo la questione dei minori.

In funzione di quanto sopra detto, il blog è aperto ai commenti di tutti coloro che vogliano informarsi, conoscere, apprendere, avvicinare, condividere.

Nell’assoluta convinzione che le persone sappiano essere civili e che quanto sopra sia più che esplicito e chiaro, il blog non viene moderato, in ogni caso se si riceveranno segnalazioni di commenti “spiritosi”, volgari, inutili, non aperti al libero e sereno confronto, previa verifica questi verrano irrevocabilmente rimossi.

Per finire, l’aspetto grafico e la struttura del blog non sono ancora definitivi, in questo primo mese di vita ci saranno sicuramente diversi aggiustamenti e aggiunte, di conseguenza non aspettatevi una quotidianità delle pubblicazioni.

Buon 2011 al nudismo!

Buon 2011 a tutti!

nude races

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The title pretty much says it all. A blog all about positively promoting nudism/naturism, body acceptance and social nudity, and showing how simply being nude is not porn, sexual or anything shameful.

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