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#VivAlpe 2019, gustando antichi sapori


Castel Bertino, seconda vetta del Monte Guglielmo (archivio Emanuele CinellI)

Il Monte Guglielmo è di sicuro una delle montagne più frequentate delle Prealpi Bresciane, quasi tutti a Brescia la conoscono, anche perché dalla città è ben visibile, se ne individua persino la chiesetta monumento eretta sulla cime dal Castel Bertino. Ne consegue che i sentieri che lo risalgono sono alquanto battuti, non tutti però e così anche qui è possibile compiere delle escursioni in piena solitudine, gustandosi il piacere di camminare immersi in una natura rigogliosa e invadente, di ascoltare l’insolito rumore del silenzio, di odorare il dolce profumo dei ciclamini che popolano il bosco, d’imprimere nella mente i mille colori che inondano i pascoli, di potersi liberare dai vincoli che impongono la copertura del corpo, di sentire il sole e l’aria che liberamente inondano la pelle. La Valle della Lana è uno di questi percorsi ed è stata la traccia di questa nostra escursione.

Sabato sette settembre, di prima mattina in quattro ci ritroviamo al piccolo parcheggio di Inzino Gorga, la presenza dei mezzi di trasporto d’una fiera, che non sapevamo esserci, ci complica un poco il posizionamento delle nostre vetture. In ogni caso in perfetto orario ci mettiamo in cammino.

Superato velocemente il gelido tratto di strada asfaltata, eccoci all’inizio del sentiero, un poco di sole ci riscalda ma quasi subito si rientra nell’ombra degli alberi dove la presenza del torrente contribuisce a rallentare il riscaldamento dell’aria. Proseguiamo ammirando le varie cascatelle e le diverse pozze, poi il sentiero, con breve ma ripida balza scalinata, si alza sopra una profonda forra rocciosa, Con questo primo sforzo le nostre membra raggiungono la temperatura del confort e l’abbigliamento, ormai inutile, finisce stipato negli zaini.

Una delle cascatelle della Val d’Inzino (archivio Emanuele CinellI)

Eccoci al bivio per la Val della Lana: dal calmo cammino pressoché pianeggiante ci si trova improvvisamente catapultati in una ripida salita. Con la complicità del passo impostato da Stefan, qualcuno inizia a lamentare l’indurimento muscolare alle gambe, allora, con uno slancio corsaiolo, recupero la testa della fila e imposto un passo più tranquillo. Alcuni tratti pianeggianti, seppur brevi, consentono di recuperare fiato ed energia e riusciamo a proseguire senza l’esigenza di rilevanti soste.

Passando attraverso l’immancabile macchia di pungenti ortiche, oltrepassiamo i ruderi di Malga Lana e procediamo nel bel bosco costellato di varie specie di funghi. Con piacere ne indico il nome volgare e scientifico ai miei compagni, aggiungendovi annotazioni in merito alla qualità gastronomica, all’interesse alimentare e alla tossicità. La salita si è fatta meno ripida permettendoci di procedere abbastanza speditamente e, nonostante le diverse piante cadute che come forche caudine c’impongono una faticosa ginnastica, quasi senza accorgercene siamo alla strada che collega la Croce di Marone alla vicina malga Colonno Vecchio. Dieci minuti di sosta sono dovuti, vuoi per l’accogliente invito formulato dalla verdissima radura prativa contornata da rovi che ancora mettono a disposizione alcuni dei loro saporiti frutti, vuoi per rilassare le gambe prima d’immettersi sulla successiva salita che so essere nuovamente impegnativa.

Da Colonno Vecchio verso la Corna Tiragna (archivio Emanuele CinellI)

Ci alziamo all’interno di una splendida faggeta, la traccia, sempre ben visibile, sale quasi costantemente sulla linea della massima pendenza e così si guadagna velocemente quota: in poche decine di minuti, accolti dall’abbaiare di una decina di cani, siamo a Cascina Costarica, inaspettatamente ancora abitata dal pastore. Salutiamo cani e persone e riprendiamo il cammino immettendoci sul ripidissimo pascolo che si alza sotto le pareti rocciose della Corna Tirana. Seguendo le varie tracce di pascolo, con innumerevoli zig-zag guadagniamo quota raggiungendo il lungo diagonale che, senza particolari difficoltà tecniche, permette di raggiungere il crinale sovrastante le dette pareti rocciose. La stagione ha ormai spento la fioritura che in questo tratto e spesso notevole e straordinaria, ma possiamo comunque ammaliarci di un paesaggio altrettanto splendido, in particolare i miei compagni rimangono estasiati d’innanzi alla sorpresa che presenta l’arrivo sul crinale: l’improvvisa apparizione della grande distesa azzurra del lago d’Iseo che si distende ai piedi del verde cupo dei boschi, sopra i quali il verde dei pascoli si fa più chiaro a creare un fantastico quadro a mille tinte e mille contrasti.

Cascina Costarica e la salita che segue (archivio Emanuele CinellI)

Un forte vento freddo percorre il crinale, le basse nuvole scorrono velocemente coprendo e scoprendo qual che resta del nostro cammino verso la vetta. Tra giochi di luce aggiriamo i verdi rilievi sommitali, dopo una curva appare il monumento del Redentore, ancora pochi minuti e lo raggiungiamo. Le nuvole vogliono graziarci e, contrariamente a quanto spesso qui avviene a cavallo del mezzogiorni, si alzano a liberare completamente il panorama. Entriamo nel locale sotto la chiesetta per poterci rifocillare al riapro dal vento e dalla pioggia che, debole ma insistente, ha iniziato a scendere.

Panorama dalla vetta di Castel Bertino (archivio Emanuele CinellI)

Soddisfatte le esigenze dello stomaco e indossati gli indumenti da pioggia ci rimettiamo in cammino. Vorrei portarmi via quanto qualche maleducato ha lasciato sul tavolino presente nel detto locale: una bottiglia di plastica; un piatto, bicchiere e alcune posate sempre di plastica; vari resti di cibo. Purtroppo non ho con me e non è reperibile un sacchetto ove mettere tali rifiuti, per altro indosso la zaino da corsa, troppo piccolo per ospitarli. Sapendo che in zona sono presenti gli alpini per organizzare la grande manifestazione che qui ci sarà il giorno seguente, me ne vado un po’ meno dispiaciuto dal non poter effettuare le dovuta pulizia del locale (ci penseranno di certo loro), ma pur sempre amareggiato per il comportamento di certe persone.

Poco sotto la vetta la pioggia, come immaginavo, finisce e lascia man mano spazio al sole e al suo calore. Mantelle e giacche da pioggia ritornano negli zaini, purtroppo non accompagnate dai pantaloncini che, nonostante la temperatura rifattasi decisamente confortevole, per ora dobbiamo mantenere indossati data l’alta frequentazione del tratto che stiamo percorrendo. Un’oretta dopo, però, eccoci alla Croce di Marone e pochi minuti dopo infiliamo la Valle d’Inzino. Qui il percorso si fa nuovamente solitario e possiamo ridare libertà all’intera pelle, che immediatamente ci ringrazia.

La discesa per qualcuno s’è fatta critica: le gambe dure e dolenti gli provocano fitte ad ogni passo, specie quando si presentano, e si presentano spesso, saltini rocciosi o radichiosi da discendere. Con passo conseguentemente rallentato, discendiamo la valle, oltrepassiamo il tratto servito dalla cordina metallica, ammiriamo la cascata limitrofa a tale passaggio, apprezziamo il ritorno del rigoglioso e gaudente torrente, sorseggiamo l’acqua di una sorgente, liberiamo il sentiero da alcuni rami caduti, incrociamo due pescatori ed eccoci all’inizio della serie di guadi che preannunciano l’avvicinarsi alla fine del percorso, che raggiungiamo in una mezz’ora di cammino.

Videoclip dell’escursione (prodotto da Daniele)

Monte Guglielmo dal sentiero 232 (Zone – BS)


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Il Monte Guglielmo (Foto di Emanuele Cinelli)

Escursione per chi, senza doversi allontanare molto dalla porta di casa, ama l’avventura e vuole camminare in ambienti poco o nulla frequentati. Già la parte di salita segue un tracciato oggi insolito, quella di discesa, poi, avviene lungo sentieri in parte scomparsi, con segnalazioni carenti o nascoste dalla vegetazione che ha invaso parte del percorso. Sia in salita che in discesa, si devono inoltre affrontare alcuni passaggi esposti (10 metri di traverso prativo nella salita) o di brevissima (2 meri) e facile (primo grado) arrampicata (1 saltino in salita, 3 in discesa).

Date tali sue caratteristiche, è itinerario che richiede spirito di osservazione e buona esperienza di montagna, ma che proprio per questo è in grado di offrire una bella esperienza e si adatta alla percorrenza in nudità, specie con le varianti riportate sotto la relazione del percorso di base.

Si percorre in circa sette ore, di cui tre e quarantacinque per la salita. Il dislivello coperto è di 1328 metri. Sia il tempo che il dislivello dipendono, però, dal punto esatto in cui si parcheggia l’autovettura, dal punto in cui si inizia la discesa e dalle eventuali varianti seguite.

In discesa molti tratti sono nell’erba alta, anche se siamo prossimi alla quota limite della loro sopravvivenza, ogni tanto controllatevi per l’eventuale presenza di zecche: se siete vestiti il controllo è difficile, potreste non notarle e ritrovarvele poi a casa; se siete nudi le vedete subito.

L’itinerario

Si parte da Englar di Zone (620m ca.) incamminandosi lungo la strada asfaltata che entra in Val di Gasso (segnavia 226). Immediatamente un mezzo tornante a destra, poco dopo un tornante a sinistra a cui segue un lunghissimo rettilineo che, passando sopra alcune cascine, entra in un bel bosco di latifoglie e, lentamente, si alza in sponda sinistra orografica della Val di Gasso.

Superata sulla destra un’area di sosta (eventualmente si può arrivare qui in macchina, posto per due massimo tre vetture), si attraversa il torrente portandosi in destra orografica della valle e, poco dopo, si imbocca sulla destra una mulattiera che permette di tagliare un pezzo di strada, ora sterrata.

Ripresa la strada, la si segue, sempre verso destra, fino al primo tornate, sulla destra del quale si nota l’imboccatura di un altro pezzo della mulattiera. Seguendola, dopo aver costeggiato i prati di una cascina, ci si riporta in sinistra orografica della Val di Gasso. Qui la mulattiera, sempre all’ombra del bosco, inizia a salire un poco più ripida fino ad uscire su dei bellissimi prati. Dopo una svolta a sinistra, rientrati nel bosco, un ultimo tratto di mulattiera riporta sulla strada sterrata.

Girando a destra, si segue la strada sterrata fino al primo tornante, sulla destra del quale si riprende la mulattiera, qui molto evidente. In breve si perviene ad una cascina, appena prima di questa a sinistra per un sentierino sbarrato da una barriera in legno che impedisce il passaggio a moto e biciclette ma non ai pedoni.

Ripresa la strada sterrata, la si segue, sempre a destra, fino ad un altro tornante, poco dopo il quale, sulla destra, una stradina molto ripida sale verso delle cascine appese alla sommità di un ripidissimo prato. Si segue detta stradina e, tra le due cascine, si prende la mulattiera a sinistra che ci riporta sulla strada sterrata, facendoci tagliare altri tornanti della stessa.

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Valle dell’Opol e Almana (Foto di Vittorio Volpi)

Per la strada si continua in salita arrivando, dopo un’ulteriore tornante, alla Forcella di Gasso (1133m; 1 ora e mezza), dove la strada si spiana, tagliando a mezza costa l’alta valle dell’Opol, con panoramica vista sulla Forcella di Sale e la Punta Almana. Duecento metri dopo la forcella, sulla sinistra si nota una freccia segnaletica in metallo che ci indica dove imboccare il sentiero 232 “Tress – Passei – I Gnaf”.

Superati i primi dieci metri dove la vegetazione la fa da padrona, ci si trova su un evidente e largo sentiero che, in piano, costeggia un prato (qui ci si può spogliare). Lo si segue facendo attenzione a non oltrepassare una poco evidente deviazione (segno bianco-rosso sul tronco di un albero in alto a destra, che si nota solo girandosi su se stessi) che, sulla destra in senso esattamente opposto a quello da cui si arriva, si alza nel pulitissimo bosco di latifoglie. Poco dopo il sentierino gira a sinistra e, a tratti poco evidente (le segnalazioni sono palesemente state fatte in discesa e risultano pressoché invisibili camminando in salita), risale nel bosco sulla linea di massima pendenza.

Superati all’incirca centocinquanta metri di dislivello, il sentiero piega a sinistra e taglia a mezza costa attraversando un piccolo e stabile ghiaione. Risaliti ancora alcuni metri si supera un brevissimo salto roccioso, segue un traverso erboso esposto sulla Val di Gasso, dopo il quale si rientra nel bosco.

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In Testata (Foto di Emanuele Cinelli)

Salendo sulla destra di una valletta, con un tratto terroso particolarmente ripido (se bagnato si scivola alquanto) e qualche roccia, si perviene ad un balconcino erboso con meravigliosa vista sulla Valle dell’Opol. Il tracciato riprende con minore pendenza e su semplice terreno erboso per sbucare, dopo poco, sui magnifici prati de La Testata (1470m; 45 minuti). A sinistra si alza una verdissima valletta, a destra un prato pianeggiante porta verso il crinale a picco sulla Croce di Marone. Il sentiero, non molto evidente, si sposta per l’appunto verso detto crinale, che segue tenendosi appena a sinistra del bosco che lo separa dalla valletta di cui sopra.

Con passaggi aerei e splendidi scorci panoramici si perviene ai pascoli del Fop dei Gnaf, che si traversano senza percorso obbligato tendendo inizialmente a destra e poi al centro degli stessi in direzione di una stradina che taglia orizzontalmente il dosso sovrastante. Seguendola, dopo essersi rivestiti, si perviene in breve alla Malga Guglielmo di Sotto (1571m; 30 minuti), dove ci si immette sulla strada di servizio delle malghe.

A sinistra, si segue detta strada, eventualmente tagliando alcuni tornanti per evidenti sentierini, passando per Malga Guglielmo di Sopra (1744m) e arrivando al Rifugio Almici (1861m; 45 minuti), dal quale in quindici minuti si può, facilmente e senza tanta fatica, arrivare alla vetta di Castel Bertino (1948m), facilmente riconoscibile per l’evidente monumento al Redentore ivi eretto.

Vista da poco sotto il Rifugio Almici (Foto di Emanuele Cinelli)

Per lo stesso percorso si ritorna verso la Malga Guglielmo di Sotto, ma al tornante che la precede (palina metallica 232 “Tress – Passei – I Gnaf”), si abbandona la strada per scendere a destra verso la vicina Pozza dell’Agnello e il successivo Pià delle Naedole (30 minuti), dove ci si può nuovamente liberare di tutte le vesti.

Giunti al Pià delle Naedole il sentiero s’inerba alquanto e la segnaletica diventa invisibile: scendere al centro dei prati in direzione del crinale che si vede sull’altro lato della valletta, puntando al punto dove gli alberi lasciano il posto al pascolo. Qui giunti si trova un canalino dal fondo roccioso dove la segnaletica si rifà evidente.

Scendere per il canalino fin dove si perde in altro pendio erboso che si deve traversare verso destra prima a mezzacosta (erbe altissime e qualche mugo da scavalcare) e poi in lieve salita. Superato un secco torrentello, si continua traversando in lieve salita un altro dosso prativo per il quale si perviene a Le Pezze e alla Costa Bella.

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Malga Casentiga (Foto di Emanuele Cinelli)

Per sentiero ora più evidente si oltrepassano, ignorando un sentierino che scende a sinistra, i Passei e tutto il bosco sotto il da qui invisibile Corno del Bene, fino a sbucare, nei pressi di un tavolino in legno che mai ci si aspetterebbe di trovare in tal posto, su una mulattiera che in breve porta a Malga Casentiga (1406m; fontana; 1 ora), poco prima della quale sarà opportuno rivestirsi.

Alla destra orografica della malga passa una strada sterrata che prendiamo e seguiamo in discesa per alcune centinaia di metri, dopo i quali prendiamo una deviazione a sinistra che scende ad altra cascina, dove apparentemente non c’è modo di proseguire. Portandosi, invece, proprio davanti alla cascina, si trova sulla destra un piccolo sentierino, inizialmente scalinato, che scende nel prato sottostante la casa e, velocemente, porta ai prati della Culma e al Zuf (1280m; 15 minuti), ampia sella prativa sul crinale che separa la Val Ombrino dalla Val Vandul. Qui, poco prima di immetterci su di una strada asfaltata, a sinistra prendiamo una larga mulattiera (palina segnaletica in legno “Sentiero dell’Uccellatore”, 230; nei  giorni infrasettimanali è possibile spogliarsi nuovamente, ma dipende dalla stagione) che, tagliando a mezzacosta la Val Ombrino, con percorso pressoché pianeggiante, attraversata tutta la Paghera di Tress, porta al Forcellino delle Piane (altro tavolino di legno; 30 minuti).

Proseguendo per detto sentiero, oltrepassato una piccola cascina, quasi un eremo, costruita sotto il volto roccioso che fa da base alla Corna Frere, si passa sotto le pareti della Corna della Capre (palestra di roccia), si oltrepassa la cascina Splazza di Sopra (rivestirsi) e si perviene alla strada della Val di Gasso, per la quale si rientra alle autovetture (45 minuti).

Varianti

1)      Volendo evitare di rivestirsi una volta giungi nei pressi di Malga Guglielmo di Sotto, ma rinunciando alla cima del Guglielmo e al Rifugio, giunti al Fop dei Gnaf, invece di salire a destra e portarsi alla Malga Guglielmo di Sotto, ci si può tenere a sinistra per attraversare, senza traccia e senza percorso obbligato, i pascoli e portarsi direttamente al Pià delle Naedole. Così facendo il tutto risulta anche abbreviato di un’ora e mezza e di 377 metri di dislivello.

2)      Da Passei invece di continuare a destra per tagliare il bosco sotto la Corna del Bene, si scende a sinistra (bivio evidente ma non segnalato) verso la vetta del Corno Frere (1412m) e da questa, per ripido bosco, al Forcellino delle Piane, dove ci si innesta sul sentiero dell’Uccellatore. Questa variante rende il percorso più diretto anche in discesa, accorciandolo di una mezz’ora; inoltre, evitando il passaggio dalle cascine di Casentiga, Culma e Zuf, ci risparmia il relativo su e giù del vestiario.

3)      Combinando insieme le due varianti di cui sopra ne viene un’escursione quasi completamente nudista: quattro ore e mezza su sette.

Guarda l’album fotografico completo

Come si arriva a Englar di Zone

Dal casello autostradale di Brescia Ovest seguendo le indicazioni per Milano, Tangenziale Ovest si perviene a quest’ultima che si segue in direzione Milano, Bergamo, Val Camonica. Dopo poco più di tre chilometri, passato il costruendo raccordo con la Bre-Be-Mi, tenere a destra direzione Boario, Lago d’Iseo.

Per chi arrivasse da ovest, è possibile uscire al casello di Rovato e da questo, seguendo le indicazioni prima per Sarnico, Ponte di Legno, Lago d’Iseo, poi per Iseo, Ponte di Legno, Valle Camonica, si perviene a Iseo. Passato il centro turistico Sassabanek e lo stadio, ad un’ennesima grossa rotonda si tiene a destra in direzione Brescia, Pisogne, Darfo B.T. Passata una lunga galleria, giugni ad una successiva rotonda, tenere al centro in direzione di Darfo B.T. e immettersi così sulla superstrada della Val Camonica come sotto.

Oltrepassando varie uscite, continuare senza ulteriori deviazioni fino allo svicolo di Zone (subito in uscita di una lunga galleria). Per questo passare una galleria e, al bivio, tenere a destra.

La strada sale in salita con diversi tornanti arrivando all’abitato di Zone in Frazione Cislano. Seguendo sempre la strada principale si oltrepassa, lasciandolo alla propria sinistra, il Punto Informativo della Riserva delle Piramidi di Zone, con annesso parco e parcheggio. Alla prima curva (a sinistra), prendere la strada che si stacca a destra (cartello marrone “monte Guglielmo” e cartello blu dell’area camper). Avanti per questa un centinaio di metri e, sulla sinistra, è possibile parcheggiare l’auto.

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Giglio Rosso (Foto di Emanuele Cinelli)

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