Archivi Blog

Nudismo e naturismo: sinonimi o contrari?


Per chi si avvicina al mondo del nudismo una delle primissime difficoltà da affrontare è certamente quella del raccapezzarsi nel mare di informazioni contrastanti in merito alle definizioni. Sussistono, infatti, due termini che vengono ricorsivamente utilizzati, per giunta in modo confuso e vario: nudismo e naturismo. A questi, poi, ogni tanto s’aggiunge quello di naturalismo. Potrebbe capitarvi di leggere qualcuno che esalta il naturismo come cosa buona e denigra il nudismo come cosa cattiva; chi afferma che il nudismo sia indissolubilmente legato alla trasgressione, all’esibizionismo, alla ricerca di prestazioni sessuali; chi vi vuole convincere che alla fine il nudista sia pur sempre un naturista. Chi avrà ragione? Cosa sono veramente il naturismo e il nudismo? Chi sono il naturista e il nudista? Proviamo a fare chiarezza.

Partiamo da quello che dice un mitico e prestigioso vocabolario della lingua italiana (G. Devoto – G. C. Oli).
Nudismo – Atteggiamento in favore della soppressione del vestiario e di una vita all’aria aperta in diretto contatto con la natura.
Naturismo – Movimento che proclama la necessità del ritorno ad una vita elementare, primitiva e spontanea – Indirizzo etnologico che considera i popoli primitivi come viventi secondo leggi naturali deterministicamente intese – Corrente che riconosce alla natura la capacità di sanare le malattie e tende a ridurre la terapia nei limiti di una funzione ausiliaria delle difese naturali.
Naturalismo – Affermazione della riconducibilità dei contenuti e delle esigenze della vita pratica e spirituale all’ordine o all’esempio della natura.
Nudista – Chi segue il nudismo.
Naturista – Seguace del naturismo.
Naturalista – Cultore delle scienze naturali – Intellettuale che condizioni le proprie possibilità di studio all’ordine o all’esempio che la natura offe.
Naturistico – Ispirato al naturismo.
Naturalistico – Fondato sull’esemplarità del mondo naturale.

Dato che il precedente vocabolario, nell’edizione in mio possesso, è un poco datato cerchiamo on-line qualcosa di più recente: il Dizionario Italiano on-line della Hoepli.
Nudismo – Movimento naturista che propugna l’abolizione degli abiti, considerati una costrizione imposta dalle convenzioni sociali, e il ritorno a una vita a più stretto contatto con la natura.
Naturismo – Movimento che si propone di porre l’uomo a più intenso e diretto contatto con la natura, attraverso particolari pratiche di vita, quali il nudismo e un’alimentazione semplice.
Naturalismo – Movimento ispirato al positivismo, che fiorì in Francia e in altri paesi nella seconda metà dell’Ottocento, basato sulla convinzione che la letteratura debba far proprio il metodo delle scienze naturali, escludendo qualsiasi intervento soggettivo dell’autore e ritraendo la realtà oggettivamente, in particolare attraverso l’analisi dell’ambiente, delle leggi dell’ereditarietà, degli elementi fisiologici.
Nudista – Chi aderisce al nudismo – Inerente al nudismo.
Naturista – Seguace del naturismo.
Naturistico – Del naturismo.

Aggiungiamoci la definizione coniata nel 1974 nell’ambito della Federazione Naturista Internazionale: “il Naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune allo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente”.

Appare evidente che il naturalismo non ha nulla a che vedere con il nudismo, mentre ha qualche punto di contatto con il naturismo, ma non può per questo esserne un sinonimo. Un po’ meno evidente è la distinzione tra nudismo e naturismo, essi, infatti, hanno in comune l’avvicinamento alla natura e la nudità. Possiamo però osservare che mentre l’obiettivo cardine del nudismo è l’abolizione dei vestiti, quello del naturismo è il ritorno ad una vita naturale. In pratica, se per il naturista lo stare nudi è solo una delle varie azioni da mettere in atto per perseguire l’obiettivo, un mezzo per avvicinarsi ad uno stile di vita più naturale ed ecologico, per il nudista lo stare nudi è invece proprio l’obiettivo da perseguire, il fine e non il mezzo. Ne consegue che se tutti i naturisti sono, in un certo senso, nudisti, non è assolutamente vero il contrario.

C’è chi giustifica l’uso indifferenziato e assolutistico della parola naturismo in quanto la parola nudo e i suoi derivati verrebbero, secondo lui, sempre associati a quella di sesso, ottenendo una risposta negativa dalla controparte. Ammesso e non concesso che effettivamente la parola nudo e tutti i suoi derivati vengano anche solo spesso associati all’attività sessuale, ammesso e non concesso che questo determini una risposta negativa, l’uso continuo del mascheramento passerebbe l’errato messaggio che noi stessi abbiamo vergogna di pronunciare la parola “nudismo”. Come sempre, nell’ambito della comunicazione è necessario stare attenti ai messaggi subliminali, spesso, per non dire sempre, più incisivi di quelli palesi.

C’è chi propugna l’uso indifferenziato e assolutistico della parola naturismo in quanto stare nudi è naturale. Beh, ma stare nudi è anche libertà, indi si dovrebbe chiamare libertismo? Stare nudi è anche gioia, indi si dovrebbe chiamare felicismo? Stare nudi è anche salute, indi si dovrebbe chiamare salutismo! E via dicendo. No, le parole, come detto in altro articolo (“Le parole”), hanno un loro preciso peso specifico e vanno utilizzate con logica e criterio, non possiamo utilizzare i derivati, le conseguenze, gli obiettivi di un qualcosa per definire quel qualcosa; il qualcosa è definito da quello che è: lo stare nudi è stare nudi, quindi nudismo! Come sempre, nell’ambito della comunicazione è necessario fare le opportune distinzioni e utilizzare i termini nel modo opportuno e nei momenti appropriati.

Allora, per riepilogare in modo semplice e chiaro, non con la pretesa di voler dare delle etichette, ma nella coscienza tecnico-professionale che la comunicazione richieda sempre e comunque la chiarezza delle definizioni e dei termini…
Naturismo – Movimento avente la nudità come mezzo per perseguire l’obiettivo di una vita più naturale e più ecologica. Chi abbraccia nel pieno senso della parola il naturismo non lo fa per stare nudo, ma lo fa per un più vario insieme di motivazioni, non tutte collegate alla nudità.
Naturista – Persona che, più o meno occasionalmente, usa la nudità come strumento per avvicinarsi alla natura.
Nudismo – Movimento avente la nudità come stile di vita, quantomeno un obiettivo da perseguire. Chi abbraccia nel pieno senso della parola il nudismo non lo fa per mettersi nudo solo in certi luoghi e/o per prendere la tintarella integrale, ma lo fa per liberarsi dai vincoli e dai fastidi del vestiario, vincoli e fastidi che non si presentano solo ed esclusivamente in determinati luoghi e/o condizioni, ma sono sempre e comunque presenti in casa come fuori casa, in vacanza come nella quotidianità.
Nudista – Persona che, a seguito del superamento di alcuni condizionamenti sociali, vive nuda per la totalità o, comunque, la maggior parte del suo tempo.

Nudismo e naturismo non sono, quindi, ne sinonimi ne contrari, sono solo e semplicemente due cose diverse che condividono qualche aspetto comune, che pur muovendosi su linee parallele si differenziano notevolmente nell’obiettivo perseguito. Il nudismo, inoltre, non può assolutamente associarsi alla trasgressione, all’esibizionismo, alla ricerca di prestazioni sessuali, non più di quanto si possa fare, ad esempio, per la frequentazione di una spiaggia “costumata” (tessile nel gergo del nudismo), anzi forse anche molto meno.

Queste le deduzioni enciclopediche, le uniche che abbiano vero valore, tutto il resto è solo un modo per autoproclamarsi, erroneamente, al di sopra o migliori degli altri.

Nudismo, scelta totalizzante

Nudismo, scelta totalizzante

Come e perchè sono diventato nudista


Si nasce nudi, ma in un mondo che, per un’infiità di motivazioni più o meno comprensibili, di massima accetta il nudo solo nei bambini molto piccoli. Però, ormai da diversi anni, nella società, per così dire, tessile si sono formati dei piccoli buchi, dei gruppi di persone che, al contrario, accettano e praticano la nudità come via di condivisione naturale dell’essere e come mezzo per abolire ogni tipo di barriera fisica e psicologica nella vita in comune. Costoro, che andiamo a definire nudisti, come sono arrivati a tale pratica? Come si sono formati nel loro pensiero che diviene quasi un credo? Difficile, molto difficile rispondere, esiste una risposta per ogni persona. Di certo il più delle volte, come documentato in questo mio autoscatto, le cose non hanno un perchè e un per come, avvengono spontaneamanete, per una somma di fattori che pian piano ci riportano alla nostra infanzia e ci fanno ricordare il piacere e la libertà della nudità, quasi ad arrivare ad affermare che … “del resto, formalmente, tutti si nasce nudisti”!

Ma ripartiamo dall’inizio e vediamo con calma, passo passo, quella che è stata, per l’appunto, la mia storia, l’evoluzione delle cose e del pensiero che mi ha portato ad abbracciare questo stile di vita, che poi, sotto sotto, è anche una filosofia!

Ormai, a cinquant’anni passati, le cose, i ricordi della mia vita sono in parte sfumati se non addirittura svaniti. Certo è che, come tutti, sono nato nudo, indi tecnicamente nudista, che ho passato, come tantissimi bebè, i primissimi anni della mia vita stando spesso nudo, che venivo senza pudore esibito nudo dai miei genitori nelle fotografie di rito e talvolta anche dal vero, che in spiaggia potevo starmene pacificamente nudo a giocare con gli altri bambini e bambine, pure loro nudi, senza problemi.
Contemporaneamente, però, data la visione sociale dei tempi (beh, invero ancora oggi molto non è cambiato) venivo cresciuto nella cultura dell’abbigliarsi, venivo educato all’abbigliarsi, così quando mi toccò l’inevitabile incollamento del costumino forse quasi manco ci badai, magari qualche pianto iniziale (già, perché mai mettersi quel coso che schiaccia pisellino e contorno e li fa sudare inutilmente), ma poi mi sono evidentemente piegato al volere dei genitori ed è iniziata la mia lunga carriera di tessile più o meno convinto.

Per almeno una decina d’anni non ritornai più col pensiero al piacere a alla naturalezza del nudo infantile, ma quando iniziai a praticare la pesca subacquea e spesso mi ritrovavo solo in riva al lago, ecco che qualcosa si fece eco in me e cominciai a cambiarmi il costume bagnato così dove mi trovavo, tanto nessuno poteva vedermi; ci furono occasioni in cui provai anche a stare nudo per prendere il sole e riposarmi dopo la pescata. Erano sempre e comunque occasioni fugaci e determinate dall’assoluta solitudine, ma comunque occasioni che iniziavano a inseminare nella mia mente, senza che me ne rendessi conto, dei dubbi sulla correttezza dell’educazione tessile o, per meglio dire, del considerare il nudo come qualcosa di sporco e da evitare assolutamente se non in limitatissimi contesti, quale la doccia nel propio bagno di casa.
Il colpo quasi di grazia arrivò quando mi iscrissi al corso di sommozzatore: primo giorno di lezione, arrivo in piscina, entro nello spogliatoio, piglio il costume dalla borsa e faccio per avviarmi ai camerini quando girandomi mi trovo davanti due uomini completamente nudi, a metà tra lo sgomento (ai tempi mai mi sarei aspettato un tale libero atteggiamento) e l’indecisione mi guardo un attimo attorno e noto che anche quasi tutti gli altri presenti si cambiano tranquillamente in pubblico. Indecisione risolta e con mia piena impensata soddisfazione posso cambiarmi senza ricorrere ai camerini o a pericolosi equilibrismi nell’asciugamano. Non parliamo poi di quando all’uscita finale a mare ci fanno cambiare nella cabina di pilotaggio, in presenza dei due piloti e a gruppi di tre (alcuni, se non ricordo male, perfino misti: donne e uomini assieme).
Ormai era fatta, m’ero abituato alla nudità pubblica, sebbene limitata alla presenza di persone del mio stesso sesso. Da questo momento iniziò la sofferenza del cambiarsi cercando di nascondersi, cominciai a notare come chi lo faceva nascosto nell’asciugamano in realtà non faceva altro che attirare l’attenzione (specie se si trattava di una donna) di molte persone, le quali stavano li a guardare nella speranza che l’asciugamano si aprisse o cadesse a terra. Ma che cavolo ci sarà poi da guardare? Non siamo fatti tutti allo stesso modo? Beh, si le donne sono diverse, ma che male c’è se ci si cambia senza patemi, sono poi pochi secondi di nudità? Queste e altre domande cominciarono a passarmi per la testa quando mi toccava di cambiarmi o quando vedevo altri che si cambiavano nascondendosi alla meglio o percorrendo centinai di metri sulla sabbia bollente per raggiungere i camerini (che poi al lago raramente, specie dove andavo io, c’erano). Solo nei mesi non estivi, grazie il non frequentare più le spiagge, il mio patire spariva: pensavo a sciare e a tante altre cose che mi tenevano distolta la mente.

Vennero gli anni dell’alpinismo e mollai la pesca, con essa sparirono anche le spiagge e i relativi pensieri “filosofici” sul cambiarsi e sull’esposizione del corpo nudo. Un giorno, però, televisioni e giornali iniziarono a parlare dei nudisti, di queste persone che predicavano il culto della nudità pubblica come rispetto di se stessi e degli altri, come superamento delle barriere psicologiche dell’abbigliamento, come ritorno alla naturalità e all’inte(g)razione con la natura. Iniziarono i discorsi tra amici, la maggior parte di questi erano di diffidenza (“ma sono degli esaltati”), di vergogna (“beh, io non lo farò mai”) o di morbosità (“che bello domenica vado in quel posto e mi lustro gli occhi”), rarissimamente, comunque, (almeno tra i mie amici) di repulsione o denuncia. Io, timido e riservato, non mi esponevo verbalmente, ma tra me e me pensavo e mi chiedevo cosa mai ci fosse di strano nel nudismo e nei nudisti, cosa ci fosse da temere o da guardare.
Passarono così un poco di anni e l’eco delle prime masse nudiste scomparve, vuoi perché il costume generale s’era un poco evoluto (nessuno più si scandalizzava per il bikini e le minigonne, sulle riviste e in televisione apparivano sempre più spesso donne quasi nude se non nude del tutto, in diverse spiagge le donne ormai potevano mettersi a seno nudo), vuoi perché si comprese che i nudisti non erano un pericolo per la società, si appartavano nelle loro spiagge piccole e isolate e non obbligavano nessuno a spogliarsi (mitico un episodio riportato dai giornali dell’epoca e che ricordo ancora nitidamente: due signore anziane che passavano nei pressi di una spiaggia, vedendo alcune donne a seno nudo chiamarono i vigili e questi risposero loro “signore mie se vi da fastidio guardate da un’altra parte”), vuoi perché i nudisti, quantomeno in Italia, si chiusero a riccio e smisero di fare proselitismo.

Con la sparizione dell’interesse mediatico sulle presenze nudiste, scomparvero le discussioni sulla questione e scomparvero nuovamente anche i miei pensieri, fatta salva l’abitudine ormai consolidata di non farsi problemi a cambiarsi senza nascondersi ed era cosa che, facendo alpinismo, capitava di frequente: nei rifugi lo spazio è quello che è e quando si è fradici per la pioggia non si può certo rimandare il cambiarsi; quando rientrati alle macchine sotto la pioggia torrenziale ci si deve cambiare completamente magari sotto un albero , una piccola tettoia o nella macchina stessa, gli altri mica si possono lasciare all’’aperto a prendere ancora freddo e acqua; e via dicendo.

Arriviamo così agli anni 2000, causa problemi fisici che già m’avevano portato a ridurre notevolmente l’attività alpinistica, devo pressoché rinunciare ad andare in montagna, ma non posso rinunciare allo sport e allora? Allora ritorno alla mia vecchia passione: l’apnea.
Con il ritorno all’acqua, si ripresenta forte e costante la questione del cambiarsi, in piscina scopro che nei corsi è ormai cosa normalissima non usare più i camerini e succede anche fuori dai corsi, addirittura mi capita di trovarmi nudo mentre entrano in spogliatoio mamme con i figli e queste manco mi notano, comprendo che ci sono abituate e qui sorgono alcune domande: ma perché le mamme seguono i figli maschi mentre i papà devono stare nello spogliatoio maschile anche se entrano con le figlie? ma alla fine perché ancora ci sono spogliatoi separati? Non sarebbe, visto che spesso ci si trova ad avere un’area vitale molto limitata, un’utile ottimizzazione degli spazi fare spogliatoi comuni?
Poco dopo riprendo a pescare e così torno a frequentare il mio vecchio amato posto di pesca (la Rocca di Manerba) e scopro che è diventato una consolidata e frequentatissima zona nudista. Ci torno più volte e ogni volta il fastidio del costume diventa sempre più forte; quando sono solo (ovvero senza amici o parenti) inizio anche a togliermelo, più che altro per cambiarmi, ma facendolo sempre più lentamente e godendomi sempre più il momento di libertà, la sensazione di non essere un oggetto ma una persona, di essere quello che sono e non quello che gli stereotipi sociali vorrebbero che io appaia. Nessuno mi guarda, nessuno bada alla mia nudità, come io non bado a quella degli altri, non faccio confronti, non faccio osservazioni.

A quel punto mancava solo l’ultimo definitivo passo: l’inserimento in una comunità nudista. Detto fatto, poche ricerche su Internet e trovo decine di siti che parlano di nudismo, alcuni riguardano le Associazioni Naturiste, uno mi colpisce in particolare per la completezza dell’esposizione e la disponibilità di un forum a lettura libera. Per qualche giorno mi limito, come netiquette comanda, a leggere i vari messaggi, poi mi registro e infine inizio a scrivere. In seguito diventerò moderatore e poi coamministratore di questo sito, conoscerò tante splendide persone, parteciperò a incontri e raduni decretando il mio definitivo e totale ingresso nel mondo del nudismo e come accade per tutti coloro che diventano nudisti, non potrò più fare a meno di stare nudo il più possibile, attaccando a questo, per mia tipica natura, l’impegno in prima persona per la diffusione dell’ideale nudista. Eccomi quindi qui a scrivere questi articoli, ad emozionarmi per le sensazioni che descrivo, ad innervosirmi per l’incomprensione verso questo meraviglio mondo che è il nudismo, ad arrabbiarmi per l’ipocrisia che invade la società odierna.
Ma questa è storia contemporanea, non ho bisogno di scriverla, partecipo a farla.

Le immagini nel blog


Un blog di solo testo è certamente pensabile, ma sarebbe probabilmente piuttosto freddo. Leggere testi non illustrati potrebbe risultare noioso o addirittura fastidioso, è sicuramente più accattivante una pagina con, anche poche, belle immagini. Palese che le immagini debbano avere un collegamento preciso con il tema del blog e dell’articolo in questione, meglio ancora se le immagini combaciano esattamente con la parte di scritto che le affianca. Se per argomenti come lo sport o la natura il tutto può essere abbastanza facile, per un argomento quale il nudismo la cosa diventa assai più complessa.

In primo luogo esiste il problema dei soggetti: per documentare adeguatamente articoli sul nudismo è evidente che non possono bastare le foto di spiagge vuote o altre similari, nelle foto devono esserci necessariamente delle persone, nude ovviamente. Le foto di nudo non sono certo una novità assoluta dato che oggi, tra calendari e pubblicità, il nudo è abbastanza usuale, ma rarissimamente si tratta di nudo integrale, vuoi perchè quest’ultimo è meno intrigante del “vedo – non vedo”, vuoi per tutta un’altra serie di implicazioni che il nudo integrale si porta ancora appresso.
In un ambiente pubblico, tipo una spiaggia, il diritto alla privacy impone (non limitatamente al nudo) di pubblicare le foto altrui solo con l’esplicita autorizzazione e, purtroppo, per evidenti ragioni, non tutti concedono tale autorizzazione, specie per una pubblicazione su Internet (erroneamente intesa come unico veicolo di furto delle immagini) e ancora più in specifico se l’immagine ritrae le persone in stato di nudità. Allora posso ricorrere a modelli e modelle, ma se non si è fotografi di grido non è facile trovare chi lo voglia fare, a gratis per giunta. L’autoscatto è una comoda soluzione, ma spesso diventa difficile da gestire e, comunque, può dare l’impressione di volersi autoincensare. Poi non è detto che si sia abili a mettersi nella dovuta posa con la conseguenza di foto poco naturali, se non addirittura inguardabili.

In secondo luogo, dato per risolto il problema precedente, per fare foto di nudo senza essere dei fotografi di grido (e a volte anche questi rischiano) bisogna trovarsi dei luoghi in cui il nudo sia quantomeno tollerato e in Italia questi sono pochissimi. Scatta allora la ricerca di luoghi solitari e reconditi dove sussista la speranza di non venire sorpresi, ma bisogna trovarli adeguati alle esigenze dell’articolo che si vuole documentare, cosa il più delle volte assai ardua.
In casa si possono certo scattare tutte le foto che si vuole: nel chiuso delle proprie mura nessuno può venire a disturbare o obiettare, ma quanto si può documentare con fotografie fatte in casa? Poco!

Mettiamo di aver risolto anche questa seconda difficoltà, ne resta ancora una: come pubblicarle?
Alcuni censurano le foto con dei rettangolini neri sulle parti “problematiche”, ma, sinceramente, l’estetica della fotografia ne viene a risentire enormemente, piuttosto meglio proprio rinunciare alla foto in stato di totale nudità, soluzione però non accettabile per un sito che parla specificatamente di nudismo. Altri censurano mediante sistemi meno evidenti, tipo sfocatura o storpiatura, certamente più gradevoli all’estetica della foto ma ancora incoerenti alla filosofia di un sito che parla di nudismo. Si possono inserire oggetti che vadano a coprire le parti “scomode”, se ben fatto questo può risultare anche esteticamente valido, resta comunque il fatto che si tratta pur sempre d’una censura e la censura si scontra, specie se fatta metodicamente, con l’idea base del nudismo: naturalezza e non turbativa del corpo nudo. In alcuni casi si può evitare la visione delle parti “problematiche” attraverso l’opportuno posizionamento del soggetto o adeguati tagli all’immagine, ma si torna al punto di cui sopra: negli ambienti nudisti non esistono parti “scomode” e non ci si preoccupa di evitare le posizioni o i movimenti che le possano rendere visibili; sarebbe innaturale, sarebbe artificioso e, pertanto, non sarebbe più nudismo.
Un sito di nudismo deve pubblicare foto di nudo integrale, che di per se stesse nulla hanno a che vedere con la pornografia, se non nella mente di chi vuole a tutti i costi vedercela, forse perchè la pornografia è parte rilevante della sua vita o dei suoi desideri più o meno reconditi: la psicologia insegna che chi vede sempre e solo il male è perchè potrebbe avere il male dentro di sè.

In considerazione di quanto sopra, per quanto ci riguarda e riguarda questo blog le problematiche più complesse sono le prime due e pertanto non possiamo garantire che tutti gli articoli saranno sempre illustrati o adeguatamente illustrati. Detto questo, le immagini di nudo, che mai saranno pornografiche, non verranno artificiosamente censurate e non si seguirà la metodica di celare costantemente mammelle e genitali, come detto ambedue soluzioni contrarie all’ideale nudista e non conformi a quanto avviene nella realtà del nudismo. Una realtà che vede tantissime persone e tante famiglie condividere pacificamente e tranquillamente la nudità pubblica, una realtà che vede il nudo assolutamente distinto e diverso dalla pornografia, una realtà che questo blog vuole assolutamente rappresentare, raccontare, evidenziare e far conoscere.

I contenuti del blog


Più volte ho incontrato affermazioni del tipo “ma con tutte le cose importanti che ci sono da discutere, di nudismo venite a parlare?” o “ma che volete, la società ha ben altre cose da fare che pensare al nudismo!”. Vista in un certo modo sono anche osservazioni corrette, ma vista in questo modo allora le cose di cui parlare, le cose per cui “lottare” sarebbero veramente poche, invece di persone che parlano ce ne sono tante, di argomenti che vengono trattati ce ne sono una marea, di “lotte” se ne contano assai. Spesso coloro che fanno le dette affermazioni sono anche loro impegnati in una qualche “battaglia” sociale e sovente questa non appare poi essere tanto più importante di quella del nudismo.

Palese e, se vogliamo, anche comprensibile che si tenda a dare priorità alle proprie argomentazioni, alle proprie “battaglie”, ai propri interessi, ma non può esssere altresì comprensibile che per questo si debba tentare di affossare gli argomenti, le “battaglie” e gli interessi altrui: tutti devono poter avere il loro spazio per argomentare e a tutti è dovuto dare un minimo di attenzione, ascoltando e leggendo ci si potrebbe accorgere che le argomentazioni non sono poi così superficiali e banali come appariva, che ci sono dei cardini comuni a tutte.

Così è per il nudismo! Se superiamo i condizionamenti verso l’argomento, se andiamo nel profondo delle cose, se non ci soffermiamo alle apparenze, possiamo scoprire che esso coinvolge inevitabilmente tanti aspetti inerenti la vita di tutti i giorni, alcuni certamente futili, ma altri meno e altri ancora decisamente di rilievo. Parlare di nudismo, infatti, implica necessariamente l’affrontare temi quali la libertà, il rispetto, l’ecologia, la dignità, quindi temi tutt’altro che leggeri o secondari, bensì fondamenti necessari ad ogni comunità, piccola o grande che sia, ed essenza strutturale delle principali “battaglie” sociali che la storia del mondo, e dell’Italia, abbia visto: schiavismo, razzismo, maschilismo, homofobia, eccetera.

Ecco, i contenuti del blog in buona parte gireranno attorno a queste “grandi argomentazioni”, contenuti importanti, quindi, da affrontare con serietà e attenzione. Il blog, però, non vuole essere un mattone filosofico o politico, bensì un canale d’informazione da potersi leggere in tranquillità e rilassatezza, pertanto il tema “nudismo” e tutte le sue implicazioni anche complesse e profonde verranno trattati a piccole gocce e mescolati con argomenti meno pesanti, quali la cucina, il divertimento, le letture, eccetera. Cercheremo, insomma, d’essere dinamici, evitando di monopolizzare i nostri interventi, di cadere nell’ossessione e l’esclusività. Useremo il blog per quello che un blog è stato pensato: un diario personale scritto per essere letto anche dagli altri.

Sarà un diario di viaggio, il viaggio verso un mondo apparentemente diverso e strano, un mondo che si fatica a comprendere perchè ci si lascia dominare dai condizionamenti più o meno inconsci, ma un mondo in realtà semplice, naturale, sano, corretto: il … Mondo Nudo!

Le premesse al blog


Dato lo specifico argomento di base attorno al quale si costruisce e gira questo blog sono opportune alcune precisazioni di partenza, al fine di chiarire con esattezza i limiti dell’argomentare ed evitare che possano esserci fraintendimenti fastidiosi.

Ovvio che per ora mi limiterò a dare sommarie indicazioni, parlerò più ampiamente di queste cose nel corso del tempo. Altrettanto ovvio è che al momento dovrete credermi sulla parola, scriverò nei futuri articoli le argomentazioni necessarie a suffragare quanto andrò qui ad affermare. D’altra parte perchè mai non dovreste credermi? Così come un qualsiasi discente da piena fiducia al proprio docente, così come gli allievi di un corso di arrampicata si fidavano ciecamente delle istruzioni che impartivo loro anche quando le stesse potevano apparire illogiche, così come chiunque non conosca un argomento o una materia si affida alle parole di chi, al contrario, possiede le adeguate conoscenze e competenze, ecco, così come in tutte queste situazioni e in tantissime altre, dove qualcuno deve necessariamente dipendere dalle parole di altri e a queste concedere, almeno in via provvisoria, lo status di verità, anche qui, ora, chi mi legge deve inevitabilmente concedermi la sua provvisoria massima fiducia.

Perché mai dovrei imbrogliare? Perché mai dovrei dire cose false o comunque non del tutto vere? Non farei altro che danneggiare la causa per la quale ho creato questo blog, la causa alla quale sto dedicando una buona parte del mio tempo libero. Le bugie, dice un vecchio detto, hanno le gambe corte, non potrei certo portarle avanti a lungo. La sintesi qui necessaria può far apparire alcune affermazioni forse un po’ troppo superficiali, forse un po’ troppo di parte, forse un poco avventate e categoriche, ma date tempo al tempo e il tutto verrà adeguatamente motivato, verranno meglio specificati i contorni delle cose, verrà messo sul piatto della bilancia tutto quanto ci vada messo, pro e contro il nudismo. Pazienza, tutto verrà esaminato e a tutto verranno date le necessarie e opportune risposte.

Tenendo in debito conto quanto detto, veniamo alle questioni che voglio qui mettere in buona evidenza…

Iniziamo precisando che il blog non parlerà di sesso e pornografia. Il nudismo non è un preludio alle attività sessuali, lo sarà la nudità ma non il nudismo. Chi pratica il nudismo non lo fa per mettere in mostra la propria mercanzia e la propria virilità; certo può benissimo essere che in una spiaggia nudista, o in altri luoghi dove si pratica il nudismo, nascano delle amicizie anche intime e che il tutto possa quindi portare a successivi incontri con finalità sessuali, ma questo è quanto avviene, e viene considerato assolutamente normale, in qualsiasi ambito non nudista.

In secondo luogo il blog non vuole fare esibizionismo o invitare all’esibizionismo. E’ un errore un po’ troppo diffuso il guardare al nudista come ad un esibizionista. Il nudismo non è di certo finalizzato all’esibizione, d’altra parte che esibizione può esserci dove nessuno bada alla nudità altrui? E’ vero che qualcuno possa anche iniziare spinto da questo più o meno inconscio desiderio, ma la frequentazione dell’ambito nudista tende inevitabilmente a spegnerlo, visto che, come già accennato, di certo non ottiene l’ammirazione desiderata, non ottiene quello che per un esibizionista è indispensabile: la reazione degli altri, sia essa di compiacimento che di fastidio.

Poi andiamo a chiarire che il blog si rivolge a tutti, nudisti e, soprattutto, non nudisti, senza nessuna distinzione. Il nudismo è pratica aperta e indicata a chicchessia, senza differenze di età, di sesso, di costituzione fisica e di qualsiasi altra natura. Non esistono controindicazioni allo stare nudi, ovviamente nei limiti concessi dalla temperatura, ma soprattutto nessuno giudica l’aspetto degli altri. E’ questa una regola basilare e storica del nudismo, resa fattibile proprio dagli obiettivi del nudismo e alla quale facilmente tutti arrivano ad adeguarsi. Non c’è motivo di preoccuparsi del proprio “apparire”: i nudisti badano solo all’essere!

Infine altra piccola precisazione assai importante, dal momento che esiste un’obiezione spesso messa in campo per dire no al nudismo: i bambini. L’accesso al sito è libero, cioè non è vincolato alla dichiarazione di maggiore età, intanto perché è possibile creare solo barriere ideali, nulla impedisce ai minori di procedere ugualmente, poi perché in questo blog i minori non troveranno nulla di turbativo. La questione “minori”, infatti, è un’opposizione che non tiene conto della realtà pratica del nudismo, una realtà dove si vede che una discreta parte dei praticanti sono intere famiglie: nonni, genitori e figli tutti insieme, tutti nudi, tutti tranquilli e sereni. I minori non hanno motivo d’essere turbati dalla nudità altrui, anzi, specie per i più piccoli, non ancora condizionati dalla società e dagli amici, la nudità viene vissuta in modo molto naturale e proprio non badano alla nudità delle altre persone. Ad essere turbati dal nudismo sono piuttosto gli adulti, alcuni adulti, questi non sapendo come giustificarsi tirano in ballo la questione dei minori, ben sapendo che possono con questa avere facile presa sull’opinione pubblica.

La “Missione” del blog!


Partiamo da un concetto importante: “tutto è opinabile”! Qualsiasi cosa si possa dire su qualsiasi argomento può essere obiettata, compreso quello che sto dicendo e che verrà scritto in questo blog. Se però ci fermiamo su questo assunto non dovremmo, nessuno dovrebbe più esporre niente: nessuna idea, nessun concetto, nessuna tesi, nessuna teoria. Dal momento che non si può ammettere un mondo di muti, dobbiamo pertanto accettare che esistano le opinioni diverse e dobbiamo permettere ad ognuno di esprimersi e di vivere secondo propria ragione, scienza e coscienza.
Accettare le diverse opinioni e permettere ad ognuno di vivere secondo propria ragione, però, non vuol dire che si sia tutti liberi di fare e dire quello che si vuole, ci sono dei limiti all’applicazione del concetto di libertà personale, intanto perché non posso certo compiere azioni che causino dei danni materiali agli altri, ad esempio prendere a pugni qualcuno o rubargli qualcosa, poi perché non posso nemmeno calunniare, infine perché sovente, per non dire quasi sempre, l’applicazione della libertà di uno viene a scontrarsi con l’applicazione della libertà di un altro o di altri. Ecco che molto spesso è necessario trovare una mediazione tra libertà, un compromesso che permetta a tutte le parti di ottenere adeguata soddisfazione, senza che nessuno venga però prevaricato e annullato.

Non è certo facile trovare il giusto compromesso, la matematica non può aiutare dato che raramente le due posizioni si possono semplicemente tradurre in numeri dai quali ricavare la media aritmetica. Si deve piuttosto ricorrere alla logica, dare un peso in percentuale ad ogni possibile limitazione, ovviamente di ambo le parti, e da questa base definire il punto intermedio, cioè la mediazione ideale, quella che permette a tutte le parti di cedere e ottenere in pari misura.
Facciamo un esempio.
Marito e moglie, l’uno vorrebbe fare le vacanze in un albergo di montagna dove potersi mettere al sole sul terrazzo osservando i boschi e le rocce dei monti, l’altra vorrebbe invece stendersi al sole vedendo davanti a se un’azzurra distesa marina. Andare in montagna significherebbe esaudire al 100% il desiderio del marito ma limitare al 100% quello della moglie. Andare al mare vorrebbe dire l’esatto opposto: 100% di soddisfazione alla moglie e 100% di limitazione al marito. Trovando un posto dove le montagne si tuffano direttamente nel mare e trovando un albergo in cui ci sia una terrazza che da un lato dia sulle montagne e dall’altro sul mare, darebbe la possibilità di risolvere la situazione con un 50% di soddisfazione (metà perché di fatto nessuno andrebbe esattamente nel posto desiderato) e un 50% di limitazione (perché alla fine l’uno per vedere le montagne dovrebbe restare sempre girato da una parte e l’altra per vedere il mare avrebbe la stessa imposizione) di ambedue le parti.

Altro esempio un poco più complesso e che coinvolge il tema di fondo di questo blog.
Immaginate una piccola caletta, in questa due persone, una che pratica il nudismo e l’altra a cui da fastidio vedere persone nude. Andiamo a fare il peso delle limitazioni: per il nudista dover stare in costume corrisponderebbe a limitare totalmente il suo proposito, cioè 100% di limitazione; al non nudista tutto sommato basterebbe non guardare in direzione del nudista e questo corrisponderebbe a una limitazione parziale della sua libertà d’azione, indi una limitazione percentualmente minore, per non dire assai minore, a quella della controparte.
In breve, rispettare totalmente il volere del secondo vorrebbe dire ledere totalmente la libertà del primo; rispettare totalmente il volere del primo vorrebbe dire ledere parzialmente la libertà del secondo.
E’ pertanto evidente che la mediazione, il giusto compromesso sia una scelta in apparenza a favore del nudista, ma in realtà equa e assolutamente rispettosa della libertà di entrambe le parti: concedere al nudista di stare nudo ma al contempo imporgli di starsene in un angolo della caletta, mentre il non nudista starà nell’angolo opposto. Ambedue hanno analoga limitazione nel muoversi, il non nudista sarà anche limitato nell’area d’osservazione, ma si può trovare giusta soluzione anche a quest’ultimo aspetto senza impedire al nudista di stare nudo.

Arrivare al compromesso, però, richiede sempre e comunque che tutte le parti del contendere siano disposte alla mediazione: se una delle parti si arrocca sulle proprie posizioni e pretende di dettare legge, beh allora sarà difficile addivenire alla giusta soluzione anche perché, presumibilmente, l’altra parte si sentirà autorizzata a fare lo stesso. Giusta soluzione non ci sarà nemmeno se una delle due parti cede totalmente all’altra, perché in tal caso si sarà avuta la lesione totale della sua libertà a favore della libertà dell’altro, soluzione forse buona per evitare litigi, ma di certo non moralmente e logicamente corretta.

La situazione del nudismo, in particolare in Italia, è proprio quella riportata qui sopra: i nudisti rinunciano al loro diritto di stare nudi a favore del diritto di chi è contrario al nudismo e non vuole accettare compromessi. Una soluzione, come detto, che evita lo scontro diretto tra le parti ma di certo non è equa.
Talvolta chi si oppone al nudismo afferma di non avere nulla contro i nudisti, di rispettarli e di rispettare la loro scelta, ma lui non è d’accordo e quindi dove c’è lui non ci devono essere nudisti. A parte l’evidente incoerenza tra l’affermazione di partenza (non sono contro il nudismo) e quella di arrivo (non sono d’accordo con il nudismo), è chiaro che al lato pratico non c’è nulla di diverso rispetto al caso precedente, non è che il dirmi “non ce l’ho con te” possa essere la giusta mediazione con il fatto che non mi posso mettere nudo, è solo un’incoerenza o addirittura una presa in giro!

Nel contesto di questa situazione, il presente blog vuole aiutare le parti, entrambe le parti, alla corretta mediazione. A questa, infatti, è possibile arrivare solo conoscendo adeguatamente le cose, che i sentito dire o l’immaginazione non possono di certo aiutare.

Non vogliamo, ovviamente, imporre a nessuno la scelta nudista, ma vogliamo informare apertamente e correttamente su tale scelta. Noi di Mondo Nudo siamo convinti che mediante l’informazione precisa sul mondo del nudismo si possa innanzitutto facilitare la convivenza tra chi nudista non è e chi lo è; altresì siamo certi che arrivando a conoscere il mondo del nudismo sempre più persone arriveranno, in modo del tutto naturale e spontaneo, ad accettare l’ideale nudista e magari, perché no, decideranno di avvicinarsi allo stesso e provare almeno per un giorno, quantomeno al sicuro delle mura di casa, cosa voglia dire starsene semplicemente nudi.

La “Visione” del blog!


Un nuovo blog, prima di iniziare a parlare, è opportuno che si presenti adeguatamente. La pagina Info e l’articolo di apertura già hanno dato delle sommarie indicazioni, ma vorrei approfondire di più i vari punti, iniziando, logicamente, dalla “Visione” (dall’inglese “Vision”, ma io, quando possibile, preferisco usare l’italiano).

Più o meno intorno all’anno 100 d.C., un poeta e retore romano, Decimo Giunio Giovenale, scriveva in una delle sue Satire, per la precisione la decima, la frase poi diventata famosa “Mens sana in corpore sano”. L’intenzione del poeta era quella di evidenziare la vanità dei valori e dei beni a cui l’uomo tendeva, secondo Giovenale, infatti, le uniche cose di cui l’uomo avrebbe dovuto occuparsi e preoccuparsi erano la salute del corpo e la sanità dell’anima, che a tutto il resto già ci pensava la divinità.
Nel corso dei secoli il significato originale della frase è stato traslato e oggi lo si usa, spesso per meri interessi commerciali, per intendere che una mente (anima) sana la si può avere solo in un corpo sano.
Molte sono le obiezioni che vengono mosse a tale visione, sia intesa nel suo senso originale, sia intesa nel senso moderno; a mio parere le cose assumono un senso più realistico e meno opinabile andando ad invertire i parametri e modificandoli leggermente: un corpo può essere integralmente sano solo se sana è anche la mente della persona.

Cosa intendo per “corpo integralmente sano”? Ovviamente non mi riferisco alla gravi malattie, che chiunque può ammalarsi come chiunque può non ammalarsi indipendentemente dallo stile di vita che segue, le eccezioni sono sempre possibili e tanti possono essere gli esempi da addurre, tipico quello del fumatore incallito che campa senza problemi di nessun genere messo a confronto con il salutista che, ancora giovane, muore per cancro al polmone. Trattasi per l’appunto di eccezioni e le statistiche non si basano sulle eccezioni, ma sarebbero comunque filosoficamente sufficienti per poter obiettare alla frase che sto andando a costruire: “corpore sano in mens sana”. Non mi riferisco nemmeno all’estetica corporale, specie a quella contemporanea che nulla ha a che fare con la sanità ma trattasi solo di mera induzione commerciale necessaria per vendere i prodotti di bellezza e limitare la quantità delle taglie in cui produrre il vestiario, con il coseguente risparmio, per chi produce, di lavoro e di denaro; un valore, per altro, molto variabile nel tempo, indi molto effimero. Il mio “corpo integralmente sano” è quel corpo che ha in se tutte le principali caratteristiche originarie del corpo di un essere vivente: massima capacità di termoregolazione, facilità di adattamento alle diverse condizioni climatiche, tolleranza verso gli agenti patogeni minori quali i virus delle malattie da raffreddamento, buon livello di agilità ed equilibrio e via dicendo.

La ricerca del “corpo integralmente sano” passa attraverso alcuni cardini essenziali, cardini che possono ruotare solo se montati sul giusto perno, cioè solo se si è sani mentalmente. Anche qui, ovviamente, non mi riferisco in particolare o solo all’assenza di malattie mentali, ma alla facoltà di saper usare la propria mente secondo ragione propria e non in funzione di dogmi indotti, alla facoltà di usare la mente in modo aperto, alla capacità di non giudicare senza conoscere, alla facoltà di saper riconoscere e, quindi, superare i condizionamenti, qualsiasi sia la loro natura, eccetera. In particolare ci sono tre parole chiave che identificano, in tale accezione, una mente sana: armonia, rispetto e libertà. Una mente sana è in grado di riconoscere il pieno significato di questi tre termini e di saperli conciliare tra di loro, riconoscendo ad ognuno il suo spazio e il suo tempo.

L’Armonia è ciò che ci consente di vivere in natura, per la natura, con la natura, senza introdurre mezzi e sistemi artificiosi che hanno il solo effetto di spezzare il legame tra uomo e natura, di rendere più difficile sentire e seguire le melodie della natura, di complicare la vita e i rapporti uomo-natura e uomo-uomo.

Il Rispetto è ciò che ci consente di non prevaricare il mondo che ci circonda, ciò che ci induce a non mettere “noi” davanti al resto del mondo, ciò che ci permette di confrontarci con la natura e con gli altri esseri umani, ciò che ci porta a cercare ed accettare in ogni situazione il compromesso più giusto e ragionevole.

La Libertà è un concetto supremo, un diritto naturale e inalienabile di ogni, e sottolineo ogni, persona al mondo. Lo scontro tra Libertà è il conflitto più difficile a risolversi quando vengono a mancare il Rispetto e l’Armonia, quando, al loro posto, avanzano l’egoismo, il dogmatismo, il pragmatismo, la, in sintesi, scarsa apertura, alias sanità, mentale.

Ritorniamo così al punto di partenza e alla riformulazione della visione che guida e guiderà questo blog: “Corpore sano in mens sana, un corpo sano in una mente sana, una mente che conosca e sappia conciliare tra loro i tre cardini fondamentali della società civile (e del nudismo): armonia, rispetto e libertà!”

Buon giorno, 2011


Inizia un nuovo anno e nasce questo nuovo blog che, pur già avendo un mio sito, ho voluto creare per dare maggiore evidenza e specificità ad una scelta di vita che è totalizzante e non può essere relegata in una angolino più o meno nascosto di una casa più ampia.

Questo blog non vuole costringere nessuno ad abbracciare lo stile di vita nudista, non vuole imporre una scelta, ma vuole informare apertamente e correttamente su tale scelta, nella speranza che questo possa servire per:

  1. facilitare la convivenza tra chi nudista non è e chi lo è;
  2. allargare la già ampia accettazione del nudismo (per chi non lo sapesse, sondaggi non di parte hanno stabilito che l’80% degli italiani non è contrario al nudismo e una buona parte di questi diverrebbe praticante se il nudismo venisse in qualche modo riconosciuto ufficialmente e tutelato legalmente);
  3. magari, perchè no, invogliare il lettore ad abbracciare o, quantomeno, ad avvicinarsi (che poi vuol dire abbracciare, visto che chi prova difficilmente fa marcia indietro) a questo fantastico stile di vita.

Come detto, nel corso del tempo andrò ad approfondire il tema del nudismo, voglio però qui anticipare alcune cose importanti a comprendere la struttura e la finalità del blog:

  • il nudismo non è preludio alle attività sessuali, se non nella stessa identica misura di tutte le attività sociali attuate stando vestiti;
  • il nudismo non è in nessun modo finalizzato all’esibizione e il nudista non è assolutamente un esibizionista, d’altra parte che esibizione può esserci dove nessuno bada alla nudità altrui?
  • il nudismo è pratica aperta e indicata a chichessia, senza differenze di età, di sesso, di costituzione fisica e di qualsiasi altra natura;
  • il nudismo è praticato anche dalle famiglie e i minori non hanno motivo d’esserne turbati, anzi, l’esperienza pratica e qualche specifico studio socio-psicologico effettuato negli USA (dove esistono comunità che vivono costantemente in nudità), dimostrano che è proprio l’esatto opposto e che possono averne dei vantaggi; ad essere turbati dal nudismo sono piuttosto gli adulti, alcuni adulti, e non sapendo questi come giustificarsi tirano in ballo la questione dei minori.

In funzione di quanto sopra detto, il blog è aperto ai commenti di tutti coloro che vogliano informarsi, conoscere, apprendere, avvicinare, condividere.

Nell’assoluta convinzione che le persone sappiano essere civili e che quanto sopra sia più che esplicito e chiaro, il blog non viene moderato, in ogni caso se si riceveranno segnalazioni di commenti “spiritosi”, volgari, inutili, non aperti al libero e sereno confronto, previa verifica questi verrano irrevocabilmente rimossi.

Per finire, l’aspetto grafico e la struttura del blog non sono ancora definitivi, in questo primo mese di vita ci saranno sicuramente diversi aggiustamenti e aggiunte, di conseguenza non aspettatevi una quotidianità delle pubblicazioni.

Buon 2011 al nudismo!

Buon 2011 a tutti!

The Meandering Naturist

Traveling the world in search of naturist nirvana...

Interferenze

“Walk in the mashup side!"

Vita a Lou Don

Una borgata alpina con tre abitanti ma tante storie da raccontare

ARDRONINO

Quadricottero con Arduino

El eurociudadano nudista

... eta nik txoria nuen maite ...

mamá nudista

Vivencias y opiniones desde mi condición de mujer, madre, nudista y humana

Freekat2

Finding My Way, Trusting My Path, Sharing My Journey

MOUNTAIN SOUND

LA' DOVE VIVONO GLI ANIMALI - MATTIA DECIO PHOTOGRAPHER

nude races

Copyright Enterprise Media LLC 2010-2019

Fools Journal

Magazine di cultura: letteratura, fotografia, arte, moda, queer life, eventi, musica, cinema, attualità

Aurora Gray Writer

Writer, dreamer, voracious reader and electric soul.

Gabriele Prandini

Informatico e Amministratore

Clothing Optional Trips

We share where we bare. Enjoy your trip.

silvia.del.vesco

graphic designer // photographer // fashion stylist

mammachestorie

Ciao, mi chiamo Filippo, ho 6 mesi e faccio il blogger

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: