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Due pesi due misure


Ormai sono discorsi che ho fatto più volte, discorsi sui quali avevo deciso di non ritornare più, ma l’evidenza dei fatti, nella fattispecie l’ultimo articolo di Lacquaniti “Messaggio in occasione del Festival nazionale naturista”, m’induce a riscriverci sopra.

Prendiamo certamente nota dell’impegno di Lacquaniti in relazione alla causa nudista, ho anche avuto modo di parlarne personalmente con lui in passato, e lo ringraziamo vivamente per questo. Siamo dispiaciuti del suo abbandono ma ne comprendiamo benissimo le motivazioni. Nel contempo rileviamo alcuni passaggi che, insieme a tanti altri segnali, dimostrano quanto ancora ci sia da lavorare affinché si formi una vera cultura nudista, affinché si torni a quella semplice visione del nudo propria della natura e propria delle genti fino a non molti secoli addietro.

  • Naturismo uguale amore per la natura, poco importa quello che abbia deciso una certa piccola comunità di persone pochi decenni fa, per molte persone il naturismo è e rimane l’amore per la natura e non il mettersi a nudo, che per loro è invece nudismo. Usare il termine di naturismo equivale ad una mancata consegna del messaggio o, peggio, a trasmettere un messaggio di vergogna e… “se persino loro hanno vergogna di parlarne, perché mai dovremmo noi anche solo interessarci alla cosa?”.
  • Naturismo e nudismo sono termini che evocano l’esistenza di una contrapposizione tra abitudini, quella dello stare vestiti (tessilismo) e quella dello stare nudi (naturismo o nudismo), evocare una contrapposizione significa alzare o far alzare delle barriere, sarebbe opportuno andare oltre e parlare delle attività che si fanno (nuotare, camminare, escursionismo, immersione, giocare a pallavolo, eccetera) senza ribadirne lo stato in cui si fanno se non attraverso piccoli riferimenti interni ai discorsi e/o le immagini delle stesse (e qui si facciano esame coloro che promuovono la necessità di non pubblicare immagini di nudo: stanno solo danneggiando la salubrità del nudo).
  • È incongruente palare di “naturismo è un movimento nato in opposizione al degrado della vita urbana, che persegue la vita all’aria aperta in armonia con la natura, quasi in sua simbiosi, nel rispetto della persona e dell’ambiente circostante, dove la nudità condivisa permette un sano sviluppo della salute fisica e mentale” e poi aggiungere “a favorire, mediante l’adozione di apposite iniziative di competenza, la pratica del naturismo disciplinando l’individuazione di apposite aree da destinare a campi naturisti per un utilizzo di tipo turistico-ricettivo: se una cosa è sana ed educativa non può essere contemporaneamente isolata in specifici e limitati contesti ambienti; se una cosa va limitata all’interno di aree e campi è evidente che la si ritiene malsana e poco educativa. Insomma il classico colpo al cerchio e uno alla botta e il mettere il piede in due scarpe sono atteggiamenti che soddisfano nessuno.
  • Siamo sicuri che basti una legge per convincere gli imprenditori ad aprire centri nudisti? Se osserviamo quanto avvenuto nelle regioni che la legge l’hanno già approvata e promulgata direi che la risposta dev’essere senz’ombra di dubbio un bel no! Materialmente in Italia nulla vieta di aprire un contesto privato (perchè tale è e sarebbe un villaggio nudista) dove sia possibile stare nudi eppure pochissimi l’hanno fatto e tra questi pochi ultimamente alcuni hanno fatto marcia indietro, perché? Cosa mai possiamo offrire al turista che vuole stare nudo? Possiamo essere competitivi coi vicini paesi dove il nudo può essere portato ben oltre le pochissime centinaia di metri di un’area nudista italiana? Sono stato in Corsica e avevo 4 km di spiaggia su cui camminare nudo, amici sono stati in Spagna e nudi potevano starci pressoché ovunque. Il turista nudista vuol stare a nudo il più a lungo possibile, mai accetterà di doversi continuamente rivestire per potersi spostare dall’alloggio alla spiaggia, dalla spiaggia al bar, dal bar al negozio e via dicendo!
  • Come sempre appare che in Italia senza leggi ad hoc nulla possa essere fatto, siamo in assoluto il paese al monto che ha più leggi e, nel contempo, quello in cui più manca la certezza legislativa e giuridica, che forse sia questo il problema? Ci sta bene che le leggi debbano essere il più generiche possibile, ma deve seguire che le sentenze facciano legge, troppo comodo che i giudici, in particolare quelli della Cassazione, possano sconfessarsi palesemente e giustificarsi con “ogni caso fa a sé”: i casi faranno a sè, ma la logica no, la regola (e la logica) del diritto non può fare a sé!
  • Bene, benissimo parlare di turismo, ma il nudismo va ben oltre, il nudismo è uno stile di vita e a questo ad oggi nessuno ancora ha pensato, anzi, si propongono leggi che, più o meno esplicitamente, più o meno volutamente, negano la possibilità di vivere nudi fuori dal limitatissimo contesto privato.
  • Concludiamo con la classica chicca presente in tutte le proposte di legge in merito al nudismo, portata avanti da tutti i proponenti di tali leggi, utilizzata come il prezzemolo da tutti coloro che avanzano netta opposizione al nudo sociale, purtroppo propagandata anche da molti nudisti e, ancora peggio, da certi rappresentanti del nudismo, oops, naturismo visto che questi ultimi così amano dire… “Nel rispetto di coloro che la pensano diversamente”. È la solita manfrina, una manfrina che pare esistere solo per il nudo: nessuna legge chiede il rispetto di chi non sopporta il crocifisso appeso in ogni dove; nessuna legge chiede il rispetto di chi desidera non essere costretto a sentire le messe trasmesse da potenti casse audio appese fuori dalle chiese; nessuna legge chiede il rispetto di chi non sopporta la vista dei tatuaggi o dei piercing; tanto per fare solo alcuni esempi, ma si potrebbe andare avanti molto a lungo. È innegabile: logica vuole che se un qualcosa infastidisce qualcuno, ma non gli apporta lesioni fisiche o danni economici, sia questo qualcuno a risolversi il suo problema, vuoi abituandosi a quanto lo infastidisce, vuoi evitando di mettersi nelle condizioni di dover subire il fastidio; mai, però, costui può pretendere che sia l’altro a doversi adeguare al suo fastidio. Così, infatti, seppur tra difficoltà e opposizioni più o meno grandi, è avvenuto o sta avvenendo per l’omosessualità e i matrimoni tra pari sesso, per l’emancipazione femminile, le minigonne e la contraccezione, per la sessualità e la convivenza, per gli uomini rasati a zero o/e depilati, per i tatuaggi e i piercing, per i diritti dei cani e degli altri animali in genere, per l’ecologia e il rispetto ambientale, per la società globale e l’integrazione razziale, per tante, tantissime altre cose. Così hanno ragionato gli amministratori della metropoli di New York: le donne possono stare a petto nudo ogni dove lo possano fare gli uomini, senza limiti, senza restrizioni, senza preoccuparsi del fastidio che i presenti possano più o meno provare. Così, però, non è avvenuto e non sta avvenendo per il nudismo: nonostante l’indubbia accettazione della maggioranza, la società, nei suoi rappresentanti e nelle sue istituzioni, eleva il fastidio del nudo, documentato disturbo psicologico (“gymnofobia” o “nudofobia”), a status sociale di norma, vietando il nudismo o imponendone la ghettizzazione.

Secondo ragione le cose andrebbero sempre pesate nello stesso identico modo e le valutazioni dovrebbero sempre essere concordanti. In pratica, invece, dobbiamo rilevare che si tende a pesare con più pesi e più misure, adottando di volta in volta quelli più consoni alla propria opportunità e/ o ai propri condizionamenti. Questo se è accettabile, pur restando comunque non condivisibile, nella gente per così dire comune, non lo è per chi rappresenta a livello istituzionale la società.

Nudo libero sempre, comunque e ovunque, questa è l’unica legge che serve e che si può onestamente promuovere e accettare, tutto il resto è fuffa!

#nudièmeglio

 

Sessismo sociale… #nudièmeglio


Mentre la televisione ne parlava e ne trasmetteva le immagini, parlavo con “mia” (virgolettato per rimuovere dal termine quel sentore possessivo che viene spesso utilizzato per costruire strumentali destrutturazioni dei discorsi) moglie dello sciopero di ieri, quello delle donne, all’improvviso, per quelle strane strade che vengono percorse dalla mente radiale di chi usa abbondantemente le mappe mentali, una folgorazione: quanto è sessista lo sport, perché si perpetua ancora la svilente abitudine di separare la classifica tra maschi e femmine? Sono assolutamente convinto che in assenza di tale ormai obsoleta distinzione si potrebbero osservare risultati strabilianti.

Poi il discorso si è allargato…

Oggi si parla tanto di abolire il sessismo, figure più o meno rilevanti della società, dell’economia, dell’industria, della politica, dei governi manifestano l’appoggio a tale campagna e poi… poi per convenienza socio-politica si supportano atteggiamenti che differenziano ancor più l’uomo dalla donna discriminando quest’ultima (vedi, ad esempio, la, certamente complessa ma non per questo meno sessista, questione del velo imposto alle donne, e solo a loro, da certe religioni ed estremizzato dagli integralismi pseudo religiosi), ma soprattutto poi nulla viene fatto per eliminare quei tanti micro aspetti sessisti presenti nella società, ad esempio bagni e spogliatoi separati in scuole e centri sportivi, che proprio perché micro si insinuano più facilmente nel costume sociale condizionandolo ad una visione sessista.

Il sessismo va rimosso alla radice abituando i nostri ragazzi alla condivisione pacifica degli stessi spazi anche per quanto riguarda quelle situazioni in cui ci si potrebbe trovare parzialmente o totalmente nudi, di più, va proprio incentivata la nudità, sia essa intesa come momento privato che come momento conviviale, vanno del tutto eliminati i vani individuali presenti negli spogliatoi, va incentivato il cambiarsi pubblicamente, vanno rimossi i divieti (comparsi da qualche anno in piscine e palestre) al farsi la doccia nudi, vanno organizzati incontri sociali dove l’abbigliamento sia del tutto facoltativo e magari anche alcuni dove il nudo sia obbligatorio, va ripristinata l’antica abitudine dello sport in nudità.

Il nudo è l’arma più potente contro il sessismo: solo se nudi siamo tutti uguali, solo se nudi impariamo il più profondo reciproco rispetto, solo nella nudità sociale si debellano i vari stereotipi di genere, solo in una società nuda si può trovare quella sicurezza globale che era una delle voci in causa nello sciopero di ieri, solo una società nuda è priva di quegli stimoli che inducono atteggiamenti deviati e in primis la violenza sessuale. Solo in una società nuda!

Vestiti è bello, Nudi è meglio!

#nudièmeglio

Per un 8 marzo che segni un passo decisivo per i diritti delle donne #nudièmeglio


Inutile nascondersi dietro paraventi esili come un sottilissimo filo d’erba, ipocrita farsi scudo con l’imposizione delle quote rosa, sterile giustificarsi rigettando il problema sulle spalle altrui, alla fine la verità è palesemente una e una sola: in nessun paese del mondo, Italia compresa, esiste ancora una vera parità tra maschi e femmine; in nessun paese del mondo, Italia compresa, le donne possono ancora vantare gli stessi diritti degli uomini; in nessun paese del mondo, Italia compresa, le donne possono sentirsi sempre e comunque al sicuro.

Scendere in campo per manifestare contro questa situazione è solo un primo passo, occorre fare di più, occorre fare qualcosa di concreto e questo qualcosa passa anche (e soprattutto) per la normalizzazione del nudo, unica chiave che possa portare alla necessaria rivalutazione del corpo, quel corpo tanto bistrattato e vituperato, quel corpo che diviene lecito solo se utile agli interessi di potere, quel corpo che è mostrabile solo quando corrisponde a canoni estetici artificiosamente definiti, quel corpo che, alla fine, è diventato il terrore di tante persone e per alcune anche la fonte di indicibili sofferenze, finanche della morte.

Normalizzando il nudo si estirpa una delle più potenti armi di ricatto psicologico, si elimina uno dei più tenaci vincoli di potere, una delle forme più incisive e distruttive di denigrazione, si rimuove alla radice il tarlo che impedisce alle donne di sentiersi sempre e comunque sicure, di sentirsi sempre e comunque alla pari dell’uomo, di godere degli stessi diritti e degli stessi poteri. Nudi è meglio in tutti i sensi, ineluttabile, incontestabile, inevitabile… lo dimostra la realtà dei fatti, lo dimostrano le comunità nudiste, lo dimostrano i gruppi di maschi e femmine (adulti, giovani e bambini) che vivono e condividono spazi e tempi nella più tranquilla nudità, lo dimostrano… ineluttabile: #nudièmeglio.

#nudièmeglio uno slogan che deve risuonare da oggi in avanti, uno slogan che deve guidare alla (pacifica) rivoluzione sociale, un mantra che deve insinuarsi nella mente della gente.

#nudièmeglio … #nudièmeglio … #nudièmeglio





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