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Prima dell’alba


Al chiaro di luna, bagno il mio orto sul retro. Son nudo. C’è caldo, si sta bene anche nudi… anzi, meglio! Ogni cosa vien meglio se fatta da nudi, mi ritorna la massima che mi sono coniato con l’esperienza, prima che fossi nudista professo.

Ed ora, la vicina a sinistra ha lasciato fuori lo stendi a finir d’asciugare, che è ferragosto! La vicina di destra ha acceso l’applique del balcone, come dovesse d’un tratto tornare: l’eterna sigaretta da godersi con calma… E io che mi bagno il mio minuscolo orto: quattro piante di pomodori, rosmarino, basilico, timo, origano, menta, zenzero, salvia e l’esotica stevia, col gradito sapor che ha nelle foglie, che a lungo rimane a dolciarmi gola, gengive e saliva.

Bagnando il mio orticello col buio

Bagnando il mio orticello col buio

No, nessuno mi vede. Ma tutto è perfetto egualmente. La rosa dell’acqua che piove sul nero groviglio di piante, nemmeno il rosso dei pomodorini pugliesi distinguo, e le foglie che al buio son tutte nere, come Hegel insegna. E io che nemmeno avverto che sono in azzardo e mi godo al contrario di occupare tutto lo spazio/tempo che l’esposizione col chiaro mi avrebbe negato. Catacombali, carbonari… s’inizia sempre da zero, dalla clandestinità, in posti deserti, lontani dalla società, dalla “città”, la cui aria ormai non rende più liberi, come nel Medioevo (ed è tutto dire!).

Mangiando una fetta d’anguria una notte d’estate

Mangiando una fetta d’anguria una notte d’estate

Non rubo gli spazi che occupo: l’anguria sul tardi al chiaro del giallo lampione; la puntata audace a recuperare il coltello confitto in una fetta d’anguria a forma di barca vichinga… mangiata dianzi; la doccia furtiva con la canna dell’acqua, guardingo a chi passa davanti al cancello (nel caso: pakistani abbottonati sino ai polsini che lasciano i lor volantini. Rispetto? Fin dove? Rispetto è diritto maggiore degli altri e dovuto? Il loro che prevale sul mio? – e il mio è così fragile e debole se così facilmente soccombe? O siamo noi che troppo facilmente abdichiamo? Mi dovrei consolare col dirmi che son bravo ammodino, che son tollerante, politicamente corretto – un’altra morale che rientra dalla finestra? –  non sopporto più che io stesso permetta che mi si rosicchi così la carne nel vivo). Attento al vicino di fronte, a sinistra, il più arretrato di tutti, che griderebbe allo scandalo additandomi a dito, mi fulminerebbe addosso improperi e anatemi, gridando come un ossesso per l’intera contrada.

Eppure al mattino – il sole sorgerà fra pochi minuti – le mani incrociate dietro la nuca, mi respiro un’aria che sa del fresco che è anche oggi il mondo reale. La solita vista: la siepe d’alloro, la strada, le ante ancor chiuse dell’altro vicino di fronte (quello di destra), che forse proprio adesso aprirà, e così mi vedrà – ma da tempo lo sa –, e vorrebbe, lo sento, stare anche lui sul balcone, spoglio di tutto, a veder come gira altrimenti, a impor che si è: liberi e nudi. Alza la mano ed accenna un saluto; glielo ricambio, che siamo ormai complici, se ben nessun motto sul fatto ci siamo mai detti. Siam solo contenti di vederci e sentirci ciascuno più liberi, prima che suoni l’Ave Maria (il carillon che distilla È l’ora che pia…)

Vestito di sole al tramonto

Vestito di sole al tramonto

Un tempo nostro, che non ci siamo venduto, né noi ci sentiamo venduti. Prima dell’alba, prima che il giorno cominci e ci triti nelle convenzioni che ci imbudellan come salami. Respiriamo aria fine, che sa di libertà, di assertività, che ci nutre di altri pensieri, che ci dà tempra al corpo e alla mente. A pieni polmoni. Ben sappiam d’esser nudi. E ne siamo, per un attimo che dura anche ora, persino contenti e orgogliosi.

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