Archivi Blog

Regolamentare il nudismo


Un articolo apparso ieri sul BresciaOggi (“Il naturismo non è esibizione sguaiata Ma ora serve una legge”) ha scatenato in me vari pensieri e alcune considerazioni, poi rinforzate nel ripensare alle varie proposte di legge nazionale e, ivi comprese quelle approvate, regionali avanzate in Italia.

C’è, nell’articolo come nelle dette proposte di legge, una parola ricorrente, un aspetto comune, il costante ricorso alla parola “regolamentare”: bisogna regolamentare, è necessario regolamentare, si propone di regolamentare il nudismo (invero si usa la parola naturismo, alla fine è comunque dello stare nudi, indi del nudismo, che si vuol parlare).

Ma… cosa significa regolamentare? Cosa si regolamenta? Cosa ha usualmente bisogno di una regolamentazione?

Avete mai visto una legge che regolamenta il modo di vestirsi? No, in Italia no, quantomeno non negli ultimi 65 anni. Perché? Perché non avrebbe senso, perché nessuno pensa minimamente giusto e utile imporre ad altri i propri gusti di abbigliamento.

Avete mai visto una legge che regolamenta il modo di mangiare? No!

E una che regolamenta le attività sportive praticabili? No!

Cosa viene al contrario regolamentato?

L’uso di quanto ha in sé stesso la potenzialità di creare danni materiali a cose o persone (ad esempio veicoli, armi, macchinari, ponteggi) oppure i rapporti contrattuali (ad esempio accordi commerciali, contratti sociali, matrimonio).

Orbene, il nudo in se stesso può arrecare danni materiali? No, palesemente, inequivocabilmente no. Eventualmente è la persona che, indipendentemente dall’essere o meno vestita, racchiude in se stessa tale potenzialità, infatti esiste già tutta una regolamentazione che gestisce il comportamento delle persone: l’insieme di codice civile e codice penale.

Allora, il nudo forse prevede un rapporto contrattuale con gli altri? No, palesemente, inequivocabilmente no. Al massimo può esserci una questione di convivenza con chi si sente infastidito dal nudo e qui esistono già le regole naturali di reciproco rispetto attraverso le quali addivenire a una reciprocamente soddisfacente soluzione della questione, tenendo conto che si tratta di un’equazione algebrica per cui l’equa soluzione è tutt’altro che a metà strada, bensì spostata più verso il nudista: se non può stare nudo si vede totalmente inibito nel suo diritto mentre la controparte se deve spostarsi o guardare altrove è solo parzialmente limitata nel suo diritto, per giunta potrebbe anche scoprire che il fastidio presto scompare, imparare qualcosa, evolversi e quindi averne un bel vantaggio morale e sociale.

Allora perché regolamentare il nudismo? Perché questa assillante proposta di regolamentazione?

Beh, visto che più o meno palesemente articoli e proposte di legge parlano spesso di rispetto dei diritti di coloro che non vogliono convivere con il nudo (perché si ignora la naturale esistenza del diritto opposto? Del diritto alla reciprocità? Perché al massimo si parla di desiderio del nudista?), di “fra adulti consenzienti” (e le famiglie con bambini dove finiscono?), di impedire fatti incresciosi (non c’è già una regolamentazione degli atti di inciviltà? Che rapporto esiste tra tali atti e l’essere nudi? È necessario essere nudi per attuare comportamenti scorretti?), di evitare situazioni di promiscuità (la scelta di questa parola già la dice lunga) parrebbe esserci dietro l’idea del nudo come atteggiamento socialmente non conforme. Come possono delle proposte di legge convincere chi le deve firmare se in esse è racchiusa l’idea di trasgressione, di non conformità, di liceità? Forse perché chi le deve firmare ragiona a sua volta in tal modo? Si può allora sperare in una legge che realmente tuteli i diritti dei nudisti? O si può più che altro presupporre in una legge che servirà solo ed esclusivamente a isolare, contenere il movimento nudista? È proprio così difficile educare i firmatari alla logica e alla ragione?

Vero è che in tali proposte, dopo un antefatto generale sul nudismo nel quale ci si preoccupa più che altro di produrre quanto sopra detto, ci si sofferma poi sull’incentivazione, a fini turistici (e dove finisce il fatto che il nudismo è più che altro o comunque anche una scelta di vita?), delle strutture dedicate al nudismo e queste prevedono sì dei rapporti contrattuali, ma… non esistono forse già tutte le leggi adeguate a gestire tali aspetti contrattuali? C’è forse differenza contrattuale, istituzionale o privata, tra una struttura nudista, una vestiti facoltativi e una vestiti obbligatori?

D’accordo, vista l’attuale estrema carenza di strutture italiane dove si possa stare senza vestiti e l’insensibilità alla questione dimostrata ad oggi da imprenditori e istituzioni, si vuole forzare la mano attraverso una legge che imponga ai comuni l’individuazione di aree da destinare alla fruizione nudista. Ma… può una legge risolvere la questione? Beh, magari se fatta bene anche sì (comunque gli esempi regionali ad oggi esistenti da un lato fanno vedere leggi stentate, dall’altro la possibilità per le istituzioni comunali di ignorarle o portare le cose alle calende greche), ma… quante aree potranno costruirsi? Saranno libere, indi a fruizione popolare, o a pagamento, trasformando il nudismo in una questione elitaria? E soprattutto, ce ne saranno a sufficienza per garantire a tutti la reale possibilità di raggiungerle almeno ad ogni fine settimana a costi popolari? E poi, importantissimo, cosa succederà per quei tanti che allo starsene sdraiati al sole preferiscono farsi delle belle camminate in campagna, collina o montagna? E a quelli che amano le lunghe nuotate in laghi e mari? A quelli che adorerebbero stare nudi mentre accudiscono il loro giardino o il loro orto? Insomma a tutti quelli che al nudismo stanziale preferiscono un nudismo libero e attivo? Ignorati? Totalmente ignorati? Dovranno solo adeguarsi e convertirsi alla stanzialità nei ghetti?

La ciliegina sulla torta: si legge spesso che una legge di regolamentazione del nudismo potrebbe portare all’Italia un considerevole flusso di turisti che le vacanze le vogliono fare nudi, ma… ne siamo sicuri? Ad oggi le poche risposte alle leggi regionali hanno portato alla definizione di sparute e microscopiche (poche centinaia di metri) aree, spesso lontane dalle strutture di soggiorno (quasi sempre tessili); può questa situazione risultare concorrenziale con le proposte estere? Cosa viene dato in Croazia, in Spagna, in Francia? Beh, li ci sono strutture nudiste anche piuttosto grandi, tutte con annessa plurichilometrica spiaggia o altra area (bosco, fiume, prati) in cui poter stare nudi tranquillamente. Che dire, salvo cambiamenti radicali nell’atteggiamento imprenditoriale e istituzionale italiano (teoricamente possibili, ma materialmente più vicini all’utopia) la vedo dura!

Non ci sono santi ne madonne, esiste una sola unica possibilità per dare giustizia a un atteggiamento sociale che è solo un modo di abbigliarsi e come tale è insensato regolamentare: l’esplicita dichiarazione legislativa che il nudo di per se stesso è atteggiamento conforme ovvero non è violazione degli articoli del codice penale relativi alla pubblica morale (cosa invero ormai più volte sancita dai giudici di ogni ordine e grado e quindi, sebbene entro certi limiti, già idealmente operativa) e agli atti osceni in luogo pubblico (invero da tempo ormai giuridicamente definito che non sussiste tale tipo di reato nello stare semplicemente nudi); meglio ancora, sullo stile della Spagna, la chiara dichiarazione legislativa che in assenza di esplicito divieto si può stare nudi ovunque. Ogni altra soluzione sarà sempre e comunque una iniqua e illogica limitazione ai diritti naturali dei cittadini italiani e dei turisti.

Mi si dice che non è possibile chiedere questo, perché? Come detto i giudici l’hanno già stabilito e entro certi limiti applicato e trasformato in convenzione giuridica attiva (così come prima era solo una convenzione giuridica che il nudista compieva un atto contrario alla morale), perchè non si può dare seguito legislativo ad una convenzione giuridica attiva? Mi si dice che la mentalità politica attuale non è ancora pronta a questo, perché? È proprio così difficile educare i politici alla logica e alla ragione? Mi si dice che bisogna pur iniziare da qualcosa, vero, ma altri mi insegnano che si ottiene sempre meno della metà di quello che si chiede, cosa succede se già si chiede il minimo? E poi, altri mi insegnano che in Italia se per fare una legge ci vogliono tot anni, per cambiarla ce ne vogliono cento volte di più! Per altro l’ultima proposta di legge così come a suo tempo pubblicizzata (vedi qui) era conforme a questo discorso, affermava che la nudità è lecita e stop per poi a parte affrontare il discorso di promozione turistica, ci si sta forse rimangiando la parola. Perché?

Il nudismo è illegale in Italia?


Ignudo mi son offerto

Ignudo mi son offerto

Dobbiamo partire da qui: ciò che una legge dello Stato vieta, espressamente o implicitamente, non può essere autorizzato da leggi regionali o delibere comunali.

Ora osserviamo che di spiagge nudiste nel tempo ne sono state autorizzate, poche ma ci sono: Capocotta, Lido di Dante, Nido dell’Aquila, Marina di Camerota.

Inoltre sono già tre le regioni che hanno emesso una legge a tutele del naturismo (che nella sua accezione corrente implicita in se la nudità, quindi il nudismo): Emilia Romagna, Abruzzo e Veneto.

Aggiungiamoci che diverse oramai sono le sentenze di assoluzione per i nudisti portati in tribunale se non addirittura le denunce archiviate dalla Procura ancor prima di arrivare in giudizio.

Uno più uno più uno uguale tre, ovvero: il nudismo, di per se stesso, non è illegale in Italia! Diversamente i comuni non avrebbero potuto concedere le autorizzazioni per le spiagge anzidette, le regioni non avrebbero potuto emanare le leggi a tutela del naturismo e i giudici non avrebbero potuto assolvere i nudisti denunciati.

Poi ovvio che se uno va in Piazza San Marco a Venezia e ci si mette nudo a prendere il sole, seppure a rigor di logica non abbia fatto nulla di diverso dal nudismo di spiaggia, difficilmente potrà evitarsi una denuncia e la successiva condanna: al di là della questione puramente logica, dobbiamo pur tenere presente tutta una serie di fattori che, per ora, necessariamente limitano la libertà d’azione del nudista. Va bene forzare un attimo le cose (senza pressione nulla cambia al mondo), ma non si deve esagerare.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: