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Ricordar d’esser nudo


I pensieri ci vengono dai fatti che ci parlano senza l’intermediazione simbolica, logica e culturale del linguaggio, il filtro delle nostre valutazioni e interpretazioni, la quadratura cartesiana della ragione. Ci parlano naturalmente, direttamente, ci fanno intuire cose, riemergono spunti, si aprono prospettive; ci abbaglia, nella sua semplicità, la chiarezza di una nuova visione.

È quel che mi è capitato questa mattina alle sette bevendo il mio caffè sulla soglia di casa. Dal cancelletto sono quattro/cinque metri, dalla strada un po’ mi nasconde un’alta siepe di alloro. Ma dal cancellino, chi passa mi potrebbe vedere. Non che m’importi. Ma rimango egualmente guardingo anche solo per evitare piccole noie coi vicini. Se invece mi vedono joggers con casacche smaglianti o casalinghe dal passo veloce e dalla chiacchiera fitta, rimango lì dove sono anche se colgo i commenti e noto gli sguardi puntati.

Arriva un pensiero

D’un tratto m’arriva un pensiero: “altrimenti mi dimentico d’esser nudo”. Spesso queste frasi non si capiscono subito, sembra che manchi un passaggio (“bevo nudo il mio caffè, altrimenti…”) sono pensieri già di un passo più avanti, assomigliano a certi sogni che poi ci ritornano come déjà vu, quando per caso, più tardi quel che abbiam visto ci capita.

Da anni mi bevo il caffè sulla soglia di casa, con qualsiasi tempo. Mi serve per riprender contatto col mondo reale, le cose d’intorno, le case d’infilata lungo la strada e i vicini che apron le imposte, che vengono al piccolo parcheggio e partono per andare al lavoro. Io guardo il mondo e sento che anche il mondo mi guarda e a suo modo mi dà il suo buongiorno. Il ricordarsi che tutto nonostante, che sotto sotto son nudo mi dà un’altra misura del mondo: non lo guardo per come lo conosco, ma lascio che lui entri così com’è fatto, senza i miei filtri. E sono albe rosate, un freschino frizzante, una pioggerellina insistente, talvolta una nebbia lattiginosa che ovatta lo spazio, che bagna le macchine, i tetti, le foglie. E quando porto lo sporco fuori dal cancellino mi sento sulla pelle il tempo reale che fa: a volte è ancor buio, a volte già chiaro (se mi sono assonnato… perché sveglia non ho).

Coi piedi ben saldi per terra

Ricordarci di essere nudi, che siamo altri da come poi di giorno ci presentiamo, che abbiamo anche un’altra natura, più vera, naturale e sincera, che non ha bisogno d’esser retta da pensieri che quadrano, da un’antenna a terra ancorata da “venti” tesati, che non segue un percorso monitorato da navigatori che sembra conoscano tutte le strade del mondo… ma non giungono a veder il dettaglio dov’è casa mia.

Ricordar che son nudo, per non seguire le favole che ogni giorno ascolto d’attorno, quasi che il mio fare e il mio piccolo vivere non sian così degni di nota. E invece è proprio il mio  piccolo vivere che mi fa che son tutto e null’altro che questo corpo che vive, sta sano, in coppia con me al punto da non distinguermi più: mente, corpo, anima, spirito… e via misticheggiando. Sono nudo con sol le ciabatte. Sorpreso quasi d’avermi dentro scoperto (!) un’identità più vera e profonda, un Mr. Hide variegato e sempre un po’ nuovo che ancor poco conosco. Qualche minuto a guardare il mondo di faccia, col tempo che non più si scandisce in ore, anni e secondi, ma fluisce continuo e mi porta, e quasi non sento che c’è.

Come le foglie…

Ricordar che son nudo, come un giacinto che sboccia odoroso dal bulbo, che si mostra per quello che è. Non registrato da megacomputer che vorrebbero aver tutto sotto controllo. Tre soldi al mercato… e sembra mi dica, e mi par di capire che siam belli e perfetti così, come gigli di campo, più splendenti delle vesti di Salomone. L’ha detto Gesù! Alla fine vedo che anch’io, nel mio piccolo, ci posso arrivar su.

La parola ai tessili: Mara Fracella


Secondo alcuni pensieri i nudisti non dovrebbero mescolarsi con chi è vestito e tale vuole restarci, secondo alcune persone e secondo alcuni alti papaveri del naturismo mescolare nudi e vestiti appare un’apologia di reato, una volgare esibizione, un mettere insieme l’acqua santa con il diavolo. A nostro parere non è così, noi siamo assolutamente convinti che sia, al contrario, non solo opportuno ma addirittura necessario proporre e propagandare l’idea dei vestiti opzionali ovunque e comunque: solo così facendo il nudismo assume la sua più vera connotazione, si afferma non come semplice bizzarria ma come importante di scelta di vita, oltrepassa lo status di attività ludica e assume quello di filosofia, si eleva da azione privata da relegare nel ghetto ad azione comunitaria e pubblica avente un preciso ruolo sociale; solo così facendo possiamo sciogliere l’oscurità che ci avvolge, possiamo debellare l’ignoranza che ci investe, possiamo far capire che siamo uguali, normalmente uguali a tutte le persone vestite, uguali e… normali.

Ma noi non ci limitiamo a ipotizzare, a parlare, a crogiolarci nel libero pensiero, noi operiamo, agiamo, proviamo e sperimentiamo, così le nostre convinzioni sono dati reali, perché sono dimostrate con la pratica, perché sono vissute quotidianamente, perché… perché lo dice chi da tessile ci segue o addirittura ci frequenta!


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18 maggio 2014, il sole illumina la giornata e mille meravigliosi riflessi si creano sull’acqua del lago che si tinge dei colori dell’oro. Fasci di luce rimbalzano negli occhi, variopinte immagini floreali s’imprimono nella mente, strette viuzze d’antico sentore si contrappongono a più moderne strutture urbane.

Un alto monte domina la scena, cosparso di boschi, dipinto di verde, nascosti sentieri ne salgono alla vetta, una strada ne cinge la base. Grigio anello d’asfalto, punteggiato dei vari colori che sono le vesti dei visitatori, tra questi anche noi, per oggi purtroppo vestiti, un piccolo sacrifico in nome della causa, un invito a venire da noi, a conoscerci, a frequentare le nostre escursioni. Qualcuno ha risposto al nostro invito e sta camminando con noi, bastano pochi minuti per fare conoscenza, per scoprire la splendida persona, per essere sommersi dal suo fulgido sorriso, per restare ammaliati dalla sua simpatia. Nobil donna, ragazza solare, diverrà nostra amica sincera e la ritroveremo ad altri eventi, presto assunta a fotografo ufficiale.

Mara, permettiamo ai nostri lettori di conoscerti un poco: raccontaci qualcosa di te.

Non amo parlare di me. “Raccontami qualcosa di te?” è’ la peggior domanda che mi possano fare. Non ho problemi a raccontarmi ma non a “curriculum”, posso comunque provarci. Sono una persona curiosa. Lo sono sempre stata. E’ un pregio e un difetto allo stesso tempo. Inoltre ricerco nel mio quotidiano, sensazioni di libertà, o prendo atto di non averle trovate. La sensazione di libertà per me sta nelle piccole cose, un disimpegno da facebook, vivere momenti di solitudine senza sentirmi sola, assaporare il quotidiano in modo nuovo e prezioso, rompere i ritmi degli orari dei pasti nei giorni di festa e chissà quanto altro potrei aggiungere. Piccole cose per donarmi sensazioni libere.

Come ci hai conosciuti?

Casualmente: sono stata catturata da un articolo postato su facebook da Carla Cinelli, in quel momento era la mia insegnante a un corso di fotografia. L’articolo era accompagnato dalla fotografia di un uomo nudo con in spalle uno zaino che stava passeggiando nel bosco. Sono stata ad osservarla per un po’, non credevo che fosse una realtà, men che meno italiana. Poi ho letto l’articolo. Ho cercato informazioni. Ho trovato il blog di Mondo Nudo e seguito il suo fondatore, Emanuele Cinelli, su facebook a distanza per circa un anno. Da allora seguo regolarmente il blog, l’ho sottoscritto per ricevere in automatico gli avvisi di pubblicazione dei nuovi articoli, li leggo volentieri, alcuni sono lunghissimi e allora li faccio scorrere velocemente senza ignorarli per ritornarci con più calma.

Quali sono state le tue prime impressioni?

Ottime, è la conferma della mia curiosità e ovviamente dell’interesse sull’argomento, una realtà che non conosco in modo ampio e gli articoli mi aiutano a saperne di più. Per questo ad un certo punto ho rotto gli indugi e mi sono iscritta ad una delle uscite di “Orgogliosamente Nudi”, quella a Montisola ad aprile 2014. Belle persone, sembrerà assurdo quello che sto per dire ma è stato il denominatore comune che mi ha accompagnato per tutta la gita: nonostante fossimo e fossero tutte vestite, mi apparivano senza veli ne scudi, nude. Quando ci si conosce la prima volta ho spesso la percezione di persone “mascherate”, credo che sia naturale, soprattutto al primo approccio, cercare di sembrare anziché essere. Con le persone presenti nella gita di Montisola questa sensazione non solo non l’ho avuta ma ho addirittura percepito il suo contrario ed è stato molto bello per me poterlo vivere. Tutto questo m’ha spinto a tornare, a partecipare ad altre uscite, a quelle escursioni dove sapevo mi sarei trovata a condividere lo spazio con loro nudi e … mi sono trovata benissimo, il fatto di potermi autogestire nell’abbigliamento, di non essere obbligata a spogliarmi, mi ha fatto sentire perfettamente a mio agio, libera

Ti sei spogliata?

No, non ancora, gli unici momenti in cui ho provato il desiderio di farlo erano motivati dal caldo e dal sudore, mi piacerebbe farlo per un motivo diverso, ancora da maturarsi.

Pensi che potrai farlo in futuro?

Non lo escludo ma nemmeno lo do per scontato. Vorrei che fosse un momento vero in relazione al nudismo.

Sei stata il primo tessile che è venuto con noi e che ci frequenta regolarmente per cui hai visto nascere “Zona di Contatto” e sei stata partecipe dei suoi primi vagiti, cosa ne pensi?

Mi sembra qualcosa di realizzabile, che rispetta ogni essere umano e dona sensazione di libertà.

Grazie Mara per questa mini intervista e per le tue preziosissime impressioni, arrivederci a presto.

Grazie a te, grazie a voi, grazie a “Orgogliosamente Nudi”!

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Paura di aver successo?


“Sarebbe bello, ma è impensabile”. “Emanuele, la società non accetta queste cose”. “Ideale ma solo in teoria”. “L’Italia è un paese bigotto e puritano, non cambieranno mai idea”. “Non possiamo forzare la volontà degli altri”.

Queste e tante altre similari sono le osservazioni fatte ai miei articoli sul nudismo e, badate bene, non sono state fatte da tessili, i quali al contrario si mostrano interessati e possibilisti, ma da nudisti o, come amano definirsi loro, naturisti.

Va bene, ognuno è libero di avere le sue opinioni (quindi anche io), però…

Però queste opinioni fanno pensare solo ad una cosa: “per caso avete paura di poter avere successo?”

Esatto, paura di aver successo, solo così si possono comprendere gli atteggiamenti di rinuncia, il rifiuto di ogni proposta che ventili la benché minima possibilità di scalfire la corazza sociale, ogni azione che dia la speranza di far arrivare il messaggio nudista alla mente del mondo tessile. Solo così!

Signori, in ogni campagna sociale, in ogni trattativa cognitiva, in ogni mediazione intellettuale le parti devono fare la loro parte e non quella dell’altro. Giusto mettersi nei panni dell’altro, doveroso, va fatto, però, per sapersi muovere al meglio, per decidere le migliori strategie, per dare la massima efficienza alla propria azione, non per rinunciare, non per bloccare tutto sul nascere, non per piangersi addosso e fare le vittime.

A beh, certo, agire richiede impegno, agire costa fatica, agire necessita del metterci la faccia, tre cose che a quanto pare molti, troppi nudisti ripudiano. Molto più comodo fingersi la testa degli altri e uccidere ogni agire che sia vero ed efficiente: il mancato successo dell’azione che rimane, lenta e perdente, permette di autogiustificare la propria indifferenza, il proprio immobilismo, le proprie paure. Molto più comodo: non si è costretti a rivedere le proprie posizioni e i propri preconcetti (eh sì, non esistono solo i preconcetti dei tessili, ci sono anche quelli dei nudisti, anzi, dei naturisti, e sono quantomeno della stessa quantità e forza).

Opportunismo, comodità, vigliaccheria appaiono essere le doti più rilevanti di molti nudisti, ah già, naturisti (recentemente mi hanno nuovamente accusato di essere anti naturista perché uso la parola nudismo anziché naturismo, beh eccovi accontentati). Che dire…

Paura di aver successo?

Zona di Contatto


cartello1Dall’osservazione di quanto spesso avviene ai confini di una spiaggia nudista non oscurata (migrazione dal lato tessile al lato nudista), dalle splendide esperienze di contatto fatte durante le escursioni di Orgogliosamente Nudi, dalla considerazione che alla fine il nudismo si capisce solo provandoci e che nudisti si diventa attraverso l’esempio di altri, attraverso tali passaggi nasce nella nostra fervida mente un nuovo stimolante, esaltante progetto che siamo pronti a presentarvi e a mettere in campo: “Zona di Contatto”.

“Zona di Contatto” è un luogo dove due visioni, due menti, due ambienti, due stili di vita diversi possono incontrarsi e comunicare tra loro.

“Zona di Contatto” è una comunicazione chiara, palese, pratica.

“Zona di Contatto” è l’assenza di obblighi e il superamento dei divieti.

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Foto di Mara Fracella

“Zona di Contatto” è un confine evanescente che mette in congiunzione tra loro, anziché tenerli condizionatamente distinti e separati, il mondo del nudismo e quello tessile.

“Zona di Contatto” è un esperimento sociale che esula dal tipico costrutto di sottomissione con il quale il nudismo si rapporta alla società e da quello di emarginazione con cui la società sovente guarda al nudismo.

“Zona di Contatto” è una pacifica ribellione al concetto di promiscuità che accompagna le varie proposte di legge, comprese quelle che sono poi state approvate; un concetto, questo, che sottende considerazioni offensive per la dignità dei nudisti e, tutto sommato, anche per quella di chi nudista non è.

“Zona di Contatto” sono degli eventi di comunione nella certezza che nudisti e non nudisti possono convivere pacificamente e condividere gli stessi identici spazi nello stesso identico momento.

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Foto di Mara Fracella

“Zona di Contatto” è l’atteggiamento di chi, anziché attendere l’importazione di interesse e partecipazione, si alza dalla sedia e si muove verso e dentro la società per esportare la conoscenza del nudismo.

“Zona di Contatto” è un leggero proselitismo, un proselitismo che anziché mirare alla conversione si finalizza alla condivisione delle esperienze lasciando ad ognuno la scelta, il tempo e il luogo.

“Zona di Contatto”, fondendosi con “Orgogliosamente Nudi”, è un… ESEMPIO.

Ma cosa verrà materialmente fatto in “Zona di Contatto”?

Lo trovate nella specifica pagina.

Ti aspettiamo 🙂

Naked Swimming in School

Normalità!


Molte sono le domande che vengono formulate in merito al nudismo, a volte per effettivo interesse o curiosità, altre volte per giustificare il proprio disinteresse, altre ancora per tentare subdolamente d’instillare dei dubbi sull’effettiva salubrità e naturalezza del nudo sociale. Tra tutte ce ne sono tre molto ricorrenti e che vengono spesso strumentalizzate da media senza scrupoli:

  1. “Se è vero che il nudismo è un movimento che non vive la propria nudità come esibizione o atteggiamento erotico come mai la maggioranza dei praticanti sono uomini?”
  2. “Perché i giovani, ivi compresi quelli cresciuti nell’ambito di famiglie nudiste, disdegnano o quantomeno rifiutano il nudismo?”
  3. “Se il nudismo fosse realmente una condizione naturale, sarebbe praticato da tutti o quasi tutti, invece è una pratica di nicchia, perchè?”

Alla prima domanda potremmo, mentendo e sapendo di mentire, rispondere che il rapporto tra uomini e donne nel nudismo è solo in apparenza a favore dei primi. Oppure, più correttamente, potremmo rispondere che tale rapporto è condizionato da molti fattori, primo fra tutti la plurisecolare e non ancora completamente eliminata dipendenza psicologica e sociale della donna dall’uomo, seguito a ruota da stereotipi sociali, tipo quello del corpo perfetto, che riguardano assai più la figura femminile che quella maschile.

Alla seconda domanda potremmo, abbracciando ipocritamente e opportunisticamente l’odierna moda di definire bambini i giovani e giovani gli adulti, rispondere che ci sono tanti giovani che praticano il nudismo. Oppure potremmo, tirando in ballo la solita tiritera (non che sia un concetto falso, ma non è nemmeno questione inevitabile), rispondere citando il difficile rapporto che gli adolescenti hanno con il loro corpo che sta mutando e la conseguente difficoltà a mostrarsi nudi. Più correttamente potremmo far notare che gli ambienti preferiti dai giovani sono esclusivamente tessili, che la maggior parte dei giovani crescono in famiglie tessili, che i giovani desiderano stare coi loro coetanei, una combinazione di fattori in ragione della quale difficilmente un giovane viene educato alla nudità e quei pochi che lo sono devono necessariamente rinunciarci se vogliono integrarsi negli ambiti sociali a loro dedicati, cosa assai importante per un adolescente. Potremmo infine anche far notare, spostando l’analisi sull’altro versante, che se gli adulti spesso si vergognano d’essere nudisti e lo nascondono al mondo intero, ivi compresi i loro familiari, chiaramente anche i loro figli, per i quali è ben più difficile nascondersi e tenere dei segreti, faranno altrettanto.

Alla terza domanda potremmo, facendo finta di ignorare che non è così ovunque, rispondere che invero il nudismo è in crescita. Oppure potremmo, più correttamente, far notare che affinché una scelta comportamentale possa crescere abbisogna di supporto sociale e istituzionale, supporto che non è dato al nudismo, alla pratica del quale la società odierna genera molte e forti difficoltà, nei confronti del quale le istituzioni, salvo pochissimi casi, mettono in campo ignoranza o addirittura proibizione, verso il quale i media, salvo pochi casi illuminati (per fortuna in aumento costante), inducono confusione mescolandolo o equiparandolo alla pornografia e alla pedofilia. Infine anche qui potremmo ribaltare il punto di vista e far notare che, purtroppo anche se in parte comprensibilmente, le comunità nudiste tendono spesso a comportarsi da società segrete, è, così, assai difficile, per chi non è nudista, costruirsi la giusta visione delle cose ed è evidente che senza conoscenza non esiste diffusione.

Queste, però, sono cose che ho già scritto (“Perché il nudismo non decolla”, “I mulini a vento”, “La verità o le verità?”), voglio, pertanto, qui spostare il discorso su un nuovo lido, in passato solo accennato, che si è nel tempo venuto a confermare e chiarire grazie alle mie costanti e numerose letture nelle quali ho trovato interessanti spunti per definire risposte diverse e, in un certo senso, illuminanti.

Alcuni interessantissimi articoli sociologici evidenziano il crescente ricorso al nudo come forma di protesta e, di conseguenza, spiegano come la chiave di volta per il successo di alcune manifestazioni, tutte quelle che vi hanno fatto ricorso, sia proprio il nudo. Non è, come si potrebbe pensare, perché il nudo fa scalpore (cosa che in pratica dovrebbe essere più negativa che positiva), ma piuttosto perché genera un forte legame inconscio alle motivazioni della protesta, di conseguenza la gente ne parla e parlandone si abitua all’idea che alcune problematiche esistano, parlandone si fissa nel subconscio l’esistenza di tali problemi, li metabolizza, li fa propri, ne diffonde la conoscenza. Breve parentesi, quando si arrivano a fare dei discorsi sulla base di stimoli inconsci, anche questi stimoli vengono metabolizzati e, pian paino, passano dal livello inconscio a quello conscio cambiando nel contempo il loro carattere (da negativi a positivi), così attraverso le proteste che usano il nudo, anche la nudità sociale da qualcosa di scandaloso diviene qualcosa di accettabile e… normale. Insomma se il fatto materiale (il nudo) sembra dare reazioni negative (le impressioni e le affermazioni del primo momento), intorno si scatenano processi che, se reiterati, fanno sì che la reazione finisca con l’essere positiva (da qui nasce la regola tanto nota ai pubblicitari e ai creatori di personaggi: non importa come se ne parli, l’importante è che se ne parli).

Un articolo parla della regista Emilie Jouvet e del lavoro nel quale ha ripreso la tournée di un gruppo di artiste lavoratrici del sesso e femministe in giro per l’Europa: “Too much pussy (Emile Jouvet, 2010 FR-D). Autrice: Hariette”. Stimolanti le motivazioni e i contenuti di questo lavoro, ma ancor di più mi hanno ispirato le frasi dell’articolista: “… l’intero progetto, così atipico, ha il doppio impatto, reale e video, ed è di una potenza inaudita… il film diventa così una riflessione sul femminismo, sul sesso e sul modo di combinarli attraverso il porno, o meglio attraverso la riappropriazione del diritto al porno da parte delle donne: il femminismo sex positive e non sex negative, come spesso è stato in passato… il film mi sembra quindi un momento importante per parlare di donne, di repressione sessuale, o, meglio ancora, di super emancipazione sessuale e gioco e arte…”

La recensione di un film su quello che è la vita dei giovani di oggi, “Spring Breakers”, parla di una vita fatta di trasgressione delle regole in generale, ma non per il semplice piacere di trasgredire, bensì perché i giovani sono oggi, ma in un certo senso lo sono sempre stati, refrattari alle regole (ne ho parlato dettagliatamente nell’articolo “Giovani, nudismo, famiglia e società”).

Infine diversi blog danno un chiarissimo esempio di come i giovani affrontino la vita e la sessualità. Uno fra tutti mi ha colpito particolarmente e seguo ancora costantemente: “memoriediunavagina”. Non fatevi ingannare dal nome, non ha niente a che vedere con il porno, anzi: siamo in presenza di una ragazza che mostra una capacità letteraria sopraffina e con essa ci dà una espressione chiara e fedele di quello che i giovani fanno, pensano e dicono.

Da queste letture, come dicevo, combinando le relative riflessioni con quanto osservato e rilevato negli ambiti nudisti, ottengo l’incipit per finalizzare a livello editoriale un’idea, un concetto a cui avevo già pensato facendone una regola delle mie digressioni scritturali, delle mie proposte per le attività del programma “Orgogliosamente Nudi” e del mio comportamento nudista: la normalità!

Normalità, ci vuole normalità, normalità dev’essere la parola chiave, l’unico e solo mantra che può permettere la diffusione e la crescita del nudismo, che può farlo accettare come stile di vita quotidiano. In assenza di normalità, vista anche e soprattutto come normalità sessuale, fotografica, ludica, il nudismo resterà per sempre relegato all’attuale situazione di nicchia.

Inizialmente le donne abbandonarono le gonne e indossarono i pantaloni per rivendicare il loro diritto di parità con l’uomo. Dopo di allora continuano a indossare i pantaloni perché questi, a differenza delle gonne, le liberano dalla preoccupazione dei movimenti, permettono loro di comportarsi con naturalezza e libertà, senza dover stare continuamente attente a come camminano, a come s’inchinano o si piegano, a come stanno sedute e via dicendo. Nell’ambito di molte comunità nudiste e nel pensiero di molti nudisti, però, vige ancora una forte diffidenza verso la donna che, comportandosi da abitudine ormai acquisita nel mondo tessile con estrema naturalezza, finisca, essendo nuda, per rendere visibile la sua vulva. Come possono, allora, le donne tessili abbracciare il nudismo se questo le porta a doversi nuovamente preoccupare di come si muovono? Come possono le donne abbracciare uno stile di vita che, materialmente, le riporta indietro nel tempo e le rimette nella condizione di non sentirsi totalmente naturali e libere? Come possono fare un qualcosa che le fa sentire anormali?

Analogo discorso vale per i giovani. I giovani vogliono divertirsi, ironizzare, scherzare e vogliono poterlo fare anche sul sesso e sulla sessualità: sono tipiche nelle feste dei ventenni le simulazioni dei rapporti sessuali di ogni genere, tanto per fare un unico espressivo esempio. I giovani vogliono potersi abbracciare, accarezzare, baciare, stimolare in massima naturalezza e libertà; i giovani vogliono poter parlare di sesso, vogliono essere liberi da schemi e imposizioni. Nel nudismo, al contrario, molti ancora vogliono imporre regole fortemente limitanti in merito a tutto ciò che possa anche solo lontanamente evocare atteggiamenti sessuali. Come possono i giovani abbracciare una pratica che impedisce loro di essere e di fare tutto quello che più desiderano e vogliono? Come possono i giovani credere in una scelta di vita che li obbliga a comportarsi in modo anormale?

Similmente possiamo e dobbiamo affrontare anche il discorso più generalista. Le movenze di molti balli, gli schemi pubblicitari, i calendari, le tutine di danza, l’abbigliamento da ginnastica, i leggins, le minigonne, le scollature, gli abiti attillati, i pantaloni a mezza chiappa, i costumi microscopici, i discorsi radiofonici sul sesso, le confidenze sessuali e via dicendo sono tutte cose che parrebbero fatte e usate solo per generare una continua provocazione sessuale. Certo in buona parte queste cose nascono in ragione del loro collegamento alla sessualità, ma poi, nella quotidianità delle persone, queste cose oggi passano proprio inosservate, sono considerate assolutamente normali. In ambito nudista, invece, molti tendono ancora a deplorare tali abbigliamenti e atteggiamenti, troppi ancora li vedono con occhio spostato verso la sessualità ambigua e deplorevole. Come possono le persone che nella loro quotidianità hanno imparato a vivere tali oggetti e tali situazioni con normalità abbracciare uno stile di vita dove al contrario sono visti e viste come anormali?

Vero è che qualcosa sta cambiando, che le nuove leve del nudismo si stanno aprendo alla normalità, ma ancora troppo lentamente, ancora poco efficientemente, dando ancora poca evidenza a tale processo.

Ironia, ci vuole ironia, ironia su se stessi, sulla sessualità, sul sesso, un’ironia che usa finanche un linguaggio che si avvicina a quelle pornografico, ma che proprio per questo esclude la pornografia, la sotterra, la rende innocua. Quell’ironia che alcuni vogliono negare al mondo nudista, impedendogli di proporsi alla normalità corrente, quindi di diventare normalità, di essere normalità.

Leggerezza, ci vuole leggerezza, leggerezza nel fare e nel parlare, una leggerezza anche paradossalmente simile alla provocazione, ma che proprio per questo finisce per escluderla, relegarla ad ambiti limitati e ben definiti. Quella leggerezza che alcuni vogliono negare al mondo nudista, impedendogli di proporsi alla normalità corrente, quindi di diventare normalità, di essere normalità.

Normalità ci vuole, normalità su tutto ma proprio tutto. Ma dev’essere la normalità dei tempi correnti, non quella dei tempi passati, non quella impropria presente nelle sette, non quella castigante imposta dalle religioni. Normalità, normalità vera, semplice, moderna.

Normalità!

Nudisti? Tutti maniaci!


Quando qualche sito, rivista, quotidiano o radio non nudista prova ad affrontare il tema del nudismo o riporta notizie inerenti al nudismo tra i tanti commenti positivi o quantomeno tolleranti, spesso ne compaiono diversi di sopraffina saggezza (uno per tutti: “che il naturismo, si trasformi in libertinaggio, scambi di coppia e indiscriminazione sessuale è pacifico”), o di elegante formulazione (ad esempio “maledetti froci andate a …”). Non sono moltissimi, ma la loro costante presenza, l’insistenza e la maleducata prepotenza dell’espressione fanno sì che, ineluttabilmente e incomprensibilmente, solo ad essi le istituzioni e i media diano attenzione e seguito (quando poi non sono gli stessi giornalisti a farsi promotori di affermazioni diffamatorie nei confronti del nudismo e dei nudisti).

Negli Stati Uniti d’America qualcuno sta pensando di trasformare un intera isola in un esteso resort nudista, ecco alcuni splendidi esempi degli intelligenti commenti all’articolo che illustrava, sempre in USA, tale progetto:

  • “Nudismo, si va bene, ma solo in aree private perché bisogna difendere i bambini”;
  • “I nudisti mi fanno schifo, non hanno il minimo rispetto dei bambini e ne violentano la psiche mostrandosi loro in nudità”;
  • “Nudismo? Giammai, qui non accetteremo mai che vengano create delle spiagge nudiste, abbiamo tanti bambini e dobbiamo proteggerli”;
  • “I nudisti sono dei pedofili, per quale altro motivo devono ammettere bambini nudi nei loro luoghi”.

Ci sarebbe da chiedersi se queste persone si rendano minimamente conto di quello di cui parlano, forse non comprendono che se loro non riescono a vedere un corpo nudo senza pensare al sesso e, nel caso di bambini e ragazzi, alla pedofilia probabilmente è perché sono loro ad avere, più o meno coscientemente, pulsioni e istinti trasgressivi e/o pedofili: la malizia e la devianza non sono nella nudità di qualcuno, bensì nella mente di chi, osservando quel qualcuno, si sente turbato o anche solo infastidito.

Lasciamo, però, perdere questo pur importantissimo aspetto della questione e proviamo solo a verificare quale sia la realtà dei fatti.

Fase 1 – Cerchiamo su Internet “sesso in spiaggia” e (alcuni link potrebbero non funzionare, ma le descrizioni sono auto esplicative) …

Fase 2 – Aggiungiamoci alcuni recenti fatti di cronaca…

Che dire, evidentemente la trasgressione sessuale, l’esibizionismo, la pornografia e la pedofilia sono tutt’altro che legati al nudismo e ai luoghi nudisti.

La morale? Eccola…

Onde evitare figure barbine, prima di proferire verbo sul nudismo sarebbe sempre opportuno innanzitutto informarsi per bene sull’argomento e poi provare anche a sperimentarlo più volte in prima persona, ovviamente negli ambienti corretti!


Terremo aggiornato l’elenco dei fatti nella pagina “Dove sono i maniaci?”

 

 

Il nudismo è sovversivo


Che aggiungere se non… Perfetto!

Essere Nudo

Nudismo sovversivo Molti nudisti praticano la nudità nel quadro di una certa filosofia di vita (e alcuni di loro si definiscono “naturisti”), ma pochi si rendono conto di quanto la loro pratica sia progressista e sovversiva.

La nudità collettiva, banale e familiare, praticata da nudisti e naturisti, è forse sostenuta e diffusa da molti mezzi di comunicazione? Persone influenti la additano forse come modello da seguire? È un modo di vivere la vita comunemente propugnato? No, al contrario: il senso comune, le grandi ideologie, le religioni, le norme di numerose società più o meno civili sostengono piuttosto la cosiddetta pudicizia e tendono a sviluppare schemi mentali che associano la nudità alla vergogna, al sesso e al peccato.

Con questa situazione è inevitabile che i mass media finiscano per dare risonanza alla minoranza di nudisti libertini, i quali non soltanto soddisfano gli ipocriti appetiti voyeristici del pubblico di certe trasmissioni o di certe…

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Nudismo e… pioggia!


Inauguriamo una nuova serie di articoli che raccontino in modo molto, ma molto flash il nudismo e le “problematiche” che ad esso vengono spesso collegate.


Cosa fa un nudista quanto piove?

Le stesse cose di un non nudista: si mette l’impermeabile!

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Non nudista o nudista, come posso aiutare la causa del nudismo?


Seppur qui finalizzato al nudismo, il discorso vale per qualsiasi altra causa, per alcune può essere più facile, per altre più difficile, per nessuna risulta impossibile.


Come posso aiutare la causa in cui credo?

Impossibile dire con certezza quanti siano coloro che se lo sono chiesto, posso però dire che, soprattutto nell’ambito del nudismo, molti me l’hanno chiesto: nudisti navigati, nudisti di leva recente, non nudisti interessati a praticare nudismo, ma anche, cosa assai interessante e motivante, persone che di praticare il nudismo proprio (ancora) non ci pensano. Per dare a tutti loro una risposta efficiente devo fare dei distinguo e suddividere in tre gruppi le indicazioni. Prima, però, alcuni suggerimenti a valore universale.

  • Per aiutare una causa, qualsiasi essa sia, bastano piccole azioni da potersi ripetere tante volte: non pensare in grande, fai quello che ti è possibile fare nella tua quotidianità!
  • Così come la ricchezza è fatta da tante piccole monetine, il successo di una causa è fatto da tante singole persone: non aspettare altri, agisci!
  • Tutti possono dare il loro contributo, indistintamente tutti: non chiederti se tu puoi avere un peso, per quanto poco tu faccia quel poco è sempre più di niente e l’insieme di tanti poco crea l’immenso infinito!

Veniamo ora alle specifiche indicazioni per i tre gruppi di sostenitori.

Come posso da non nudista aiutare il nudismo?

  • Essere nudi non è...

    Prelevato da Internet senza possibilità di risalire all’ideatore e riportare i dovuti crediti (sempre pronti a farlo se ci viene segnalato).

    Innanzitutto pensa che aiutando il nudismo aiuti migliaia di altre cause e alla fine aiuti sempre e comunque te stesso; aiutare il nudismo vuol dire diffondere l’attitudine alla comprensione dell’altro, vuol dire stimolare il pensiero democratico, il rispetto per gli altri, la capacità sociale e individuale di mettersi in discussione.

  • Poi informati prima di fartene una qualsiasi opinione, parlare a sproposito crea più svantaggi che vantaggi: “le bugie hanno le gambe corte”.
  • A questo punto provalo, ovviamente nell’ambito di qualche attività organizzata da associazioni o gruppi nudisti: il nudismo è una di quelle cose che a parole è impossibile da spiegare e comprendere, va provata e provandola la si capisce nel giro di pochi secondi (per inciso, poi non si torna più indietro).
  • Ora, ammesso e non concesso che ancora tu non sia diventato nudista, trasferisci la tua esperienza ad altri.
  • Infine, se scopri di avere amici o conoscenti o familiari che praticano il nudismo, anche se ancora preferisci tenerti i tuoi vestiti, associati a loro per far girare la corretta informazione e diffondere conoscenza.

Cosa posso fare da non nudista che vorrebbe esserlo ma non trova l’occasione per diventarlo?

  • Tanto per cominciare fai il passo decisivo, non ci vuole ne coraggio ne spregiudicatezza, puoi farlo in casa se ti senti più a tuo agio, non ti darà nessuna certezza ma è comunque un inizio; per il nudismo sociale devi solo inserirti nel gruppo giusto, ad esempio la grande comunità de iNudisti. Fidati!
  • Beh, ora sei un nudista quindi puoi passare al gruppo successivo.

Come posso, da nudista, aiutare la causa del nudismo?

  • Uno. Non vergognarti d’essere nudista: non stai facendo nulla di male, nulla che sia contrario alle leggi italiane, non stai commettendo reati, non stai violando i diritti altrui (casomai sono gli altri a violare i tuoi), stai solo ottemperando alla tua più che naturale esigenza di far respirare il corpo e stai solo manifestando il tuo diritto a vivere nudo.
  • Due. Mettiti bene in testa che gli altri, i tessili, non sono contro di te, ci sono sicuramente alcuni individui che assolutamente non accettano il nudismo e lo dimostrano in modo anche violento e volgare, ma sono singoli individui e non fanno l’intera comunità tessile.
  • Tre. Renditi conto che è assolutamente normale provocare reazioni di sorpresa, di stupore e finanche di fastidio quando si rivela a qualcuno di essere nudisti: tali reazioni non sono sintomo di ostilità, sono solo ed esclusivamente la normalissima reazione a una notizia inaspettata e, se ben compensate (vedi sotto), si esauriscono alla svelta tramutandosi talvolta perfino in domande e interesse (per altro potresti scoprire che tra loro ci sono diversi che in modo più o meno occasionale hanno praticato o praticano il nudismo).
  • IMG_3781Quattro. Parlane a chiunque, inizia dagli amici più vicini, poi i familiari, indi i colleghi, infine tutti gli altri, estranei compresi. Più ne parlerai e più ti diventerà facile farlo, più diventerà facile e più ti sentirai sicuro, più sarai sicuro di te stesso e più sarai tranquillo, più sarai tranquillo e più le reazioni saranno positive, più le reazioni saranno positive e più nascerà interesse, più nascerà interesse e più avrai aiutato la causa nudista.
  • Cinque. Fai sentire l’esigenza nudista agli operatori turistici. Alcuni esempi: quando ti prepari per le vacanze, dopo aver chiesto e ottenuto il preventivo di spesa, chiedi se ci sono opportunità di nudismo, in caso di risposta negativa fai sapere che proprio per l’assenza di tali opportunità andrai altrove; dopo un soggiorno in un albergo o in un villaggio o in un campeggio tessile compila il questionario di soddisfazione del cliente assegnando una bassa valutazione in merito ai servizi offerti e suggerendo l’allestimento di una zona nudista o, meglio ancora, il passaggio a un regime “vestiti facoltativi”; mentre sei a pranzo in un qualche locale, ovviamente non da solo, mettiti a parlare di nudismo facendo in modo che chi sta intorno possa sentire o, quantomeno, percepire, senza tralasciare i camerieri e l’altro personale del locale, ivi compresi i gestori.
  • Sei. Se a questo punto vuoi andare oltre e innalzare il tuo grado d’impegno nella causa, fatti parte attiva del movimento nudista: ci sono diverse opportunità, dal tesserarsi a un’associazione che abbia a cuore la causa del nudismo all’organizzare eventi e manifestazioni.

Visti gli accadimenti del 2013, il 2014 potrebbe essere un anno risolutivo per il nudismo italiano o quantomeno molto positivo. Servirà l’appoggio di tantissime persone, persone che inizino a metterci la faccia, che vengano allo scoperto, che la smettano d’avere paura, persone che facciano proselitismo, che, inteso nel senso di dare agli altri l’opportunità di conoscere qualcosa a cui non avevano mai pensato, non è una cosa brutta, tutt’altro: se vogliamo maggiore rispetto dobbiamo innanzitutto rispettare noi stessi, se vogliamo maggiore credibilità dobbiamo innanzitutto crederci noi stessi, se vogliamo crescere dobbiamo creare nuovi nudisti, se vogliamo creare nuovi nudisti dobbiamo fare propaganda, se vogliamo fare un’efficiente propaganda dobbiamo coinvolgere anche chi nudista non è, convincerlo a darci il suo appoggio, a parlare per noi o, quantomeno, con noi.

Nudismo contagioso


Pensiamo per un istante al prima e al dopo la nostra scelta: difficilmente torneremmo indietro. Oltre al senso di benessere fisico, al miglioramento generalizzato del nostro stato di salute, penso di poter aggiungere che abbiamo maturato una consapevolezza più chiara, una autostima più solida e quasi spontanea, una centratura da statua e non da ultimo ci sentiamo compatti nell’orgoglio per aver fatto una scelta che ci pare giusta al 100%, il volto sereno e disteso di chi ha capito e fa capire senza bisogno di tante parole, senza la consegna di voler convincere alcuno.

Liberati dalla costrizione del pudore, ci par persin di danzare, leggeri come ci sentiamo, euforici, spigliati, pieni di energia. Negli occhi di chi ci guarda possiamo vedere lo sconcerto, la sorpresa, il senso dello scandalo, il disgusto del vergognoso, l’obbrobrio della sfida superba all’ordine costituito, al costume comunemente condiviso.

Altri, più aperti, più critici verso se stessi, più tolleranti e rispettosi dell’umana diversità ci applaudono come eccezioni, come “riserva”. Altri ancora vedono un insegnamento, una direzione di cambiamento, un esempio pratico da seguire, un’indicazione da percorrere, da provare, osando quel che era impensabile e inosabile solo fino a ieri. Basta la nostra presenza, il saper che per alcune persone, per niente privilegiate, comunissime, alcune restrizioni, alcune situazioni non sono più imbarazzanti, vergognose, umilianti, fuori luogo, asociali, peccaminose, oltraggiose, offensive, intollerabili, eccessive, provocanti, meschine, morbose… per far riflettere, per ripensare alle convenzioni, al costume, alle consuetudini, ai gioghi sociali.

Noi non siamo il medico, il/la consorte o compagno/a con i quali il pudore è ritualmente sospeso. Siamo comunissime altre persone di fronte alle quali, senza riti, il pudore, la vergogna, il disagio, l’imbarazzo, il ludibrio per la propria nudità non ha più ragione di esistere. Non hanno la portata minima nemmeno per essere derisi. È una sensazione immediata di sollievo, di liberazione, di leggerezza, di apertura spontanea verso una relazione di umana simpatia, di accoglienza e rispetto totali, di accettazione e comunanza immediate.

Nella società attuale, continuando ad essere semplicemente noi stessi, senza atteggiarci di proposito, siamo persone speciali agli occhi di molti. La prima volta ci tremavano i polsi, ci è voluto del tempo, esperienze comuni, confronti, approfondimenti; sentivamo la collottola tesa come fossimo sul ciglio di un baratro, ci sembrava d’aver perso il nostro equilibrio, mentre ne acquistavamo un altro molto più stabile, sentendo d’aver dalla nostra l’esempio semplice e certo suggeritoci dalla Natura.

Non vogliamo fare proseliti, siamo nudisti non per partito preso, per oltranza, ribellione, contestazione, per una missione, per un progetto da realizzare, per un risultato da conseguire, ma per noi stessi, con chi ci vive accanto (e con cui vogliamo avere relazioni di simpatia e buon vicinato, semplici e spontanei), per il momento presente, giorno dopo giorno. Perché così ci pare di vivere meglio, in pieno benessere e salute, in buoni rapporti con tutti, sereni e pacati. È vero, siamo un po’ matti, cani sciolti che non aman collari, agiamo di testa nostra, pacifici, responsabili, rispettosi e rispettabili. È nostro fondamentale diritto viver come più ci piace, realizzando a cominciare da noi, dal nostro raggio d’azione, quotidianamente, il dettato costituzionale di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana».

E ci pare che la persona umana sia pienamente realizzata, individualmente e socialmente, quando è libera e si sente libera; quando riesce ad essere libera e se stessa vivendo in società. Stavo per dire pur vivendo in società, ma non vedo più la contrapposizione.

Metafore


1)

Ho rivisto in questi giorni il film La città nuda di Jules Dassin. Lì il significato di nudo rimandava a una situazione in cui vengono alzati i veli sulle magagne e miserie che spesso vengono pietosamente coperte da ipocrisie, connivenze, maquillage di facciata. Si tratta di un’amplificazione del motivo principale per cui ci si veste: “coprire le vergogne”. Facendo questo si dà evidentemente una sorta di legittimazione, per causa di forza maggiore, all’esistenza stessa delle vergogne. Un comportamento morale e coerente farebbe ogni sforzo per estirpare il male. Di fronte allo smacco, all’insuccesso, si accetta la situazione come male inevitabile, dando la colpa all’imperfezione e alla fallibilità umana. In caso di vittoria la specie umana andrebbe incontro all’estinzione. Come si dice, ci si mette una pezza sopra, si fa finta di niente e si tira avanti.

2)

La nuda verità associa l’esistenza di una verità coperta e perciò un po’ meno vera, di cui ci si accontenta. Rimane nascosta una verità che potrebbe ferire, creare “turbamento” (parola tanto cara ai nostri giudici e moralizzatori). Su un altro versante un’espressione quasi sinonimica, pura verità, esclude altre verità in quanto valutate come accessorie, non pertinenti, o vere solo parzialmente.

La nostra società può esser anche definita come un sistema dove agiscono diverse agenzie ideologiche (partiti, correnti di pensiero, conventicole, associazioni, movimenti, gruppi d’opinione…), ciascuna con la propria verità e autorità. A volte ci si può svincolare da queste autorità, a volte no – specie quando la “maggioranza”, a nostro nome, con la nostre delega, detta legge. Un tempo (nel secondo dopoguerra) si diceva che il rispetto delle minoranze era il banco di prova del buon funzionamento di una democrazia, che in forza del proprio 51% potrebbe diventare una tirannia per la percentuale rimanente.

Altre agenzie, di tipo morale, ma non meno condizionanti, che si autodefiniscono portatrici di verità (tanto più dogmatiche e indiscutibili, quanto più laudativamente additate come rivelate, salvifiche e divine), sono quelle che ci hanno imposto la foglia di fico, che hanno messo sulla bocca di Dio un comandamento tutto umano: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela». È innegabile che questo modello porti assoluti vantaggi materiali attraverso la sottomissione della Natura, tanto da giungere a dire che la ricchezza sia una manifestazione della benedizione di Dio (Max Weber). Per altro verso, e conseguentemente, sembra dunque “vergognoso” non sottomettere la Natura in noi, e la pezzuola è dunque un vessillo di vittoria e ci inquadra quali compartecipi dei misteri della creazione e dell’imperscrutabile disegno divino.

3)

Siamo “esseri sociali/politici”. Come per comunicare fra noi usiamo il linguaggio, con le sue regole, le sue convenzioni, così nell’agire con gli altri – consapevoli o meno – osserviamo delle regole, delle convenzioni. Queste sono talmente radicate nel costume quotidiano al punto che non riusciamo più a distinguerle da noi stessi, con molte sovrapposizioni e trasparenze identitarie. Persino nelle relazioni affettive o amorose. Chi riesce a stabilire dov’è il confine fra l’essere mamma/papà e figli in quanto persone e mamma/papà e figli in quanto ruoli? San Valentino ci ha appena ricordato che certi ruoli esistono anche nelle relazioni fra due persone che si amano. Nei momenti di crisi cerchiamo sempre di sapere chi siamo davvero come persone prima che come nodi della rete sociale. Proprio nella relazione amorosa siamo alla ricerca di noi stessi, della nostra autenticità, prima come individui, come persone, spogliati dalle parole che vorrebbero definirci, inquadrarci, darci “valore”.

Il metterci nudi col corpo mette in moto una girandola di pensieri e interrogativi su noi stessi: via via riconosciamo le maschere, le piume, le bandiere, i coturni con cui ci presentiamo in società, o che la società ci richiede. Siamo consapevoli della recita e questa consapevolezza aiuta a conoscerci meglio, a scoprire la verità su di noi, la nostra autenticità.

La nostra mente ci veste anche da nudi; imponiamo sugli altri i mantelli delle nostre aspettative, supposizioni, preconcetti… i veli dei timori e pudori, la livrea del nostro status sociale, la giornea dei nostri opportunismi e opportunità, la corazza delle nostre convinzioni, l’ordine di servizio di una qualche morale, i paletti di quel che è giusto o men giusto per noi, mettiamo alla prova le nostre tolleranze.

La metafora forza le maglie dei significati delle parole (catàcresi), li adatta, confronta, espande, proietta, sovrappone, stiracchia: le parole sono gommose, una pellicola elastica che usiamo per confezionare i nostri messaggi, per dar corpo ai pensieri. Sul bue della realtà, tratteggiamo distinti tagli di carne a seconda del pranzo che ci vogliamo imbandire, di come della realtà che viviamo vogliamo nutrirci.

Nudo vuol dir tante cose: quasi ogni giorno ne scopriamo un’accezione diversa.

Nudismo: la prospettiva di un autistico!


Fra i tanti vantaggi del nudismo c’è anche quello dell’aiuto per molte problematiche sociali, comprese quelle delle disabilità di ogni genere. In questo interessante e bell’articolo un autistico racconta come il nudismo l’abbia aiutato a superare alcune delle sue maggiori difficoltà e gli abbia miglioraro la vita!

Naturism: An Autistic Perspective < Young Naturists America (JBlum, December 7, 2012)

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