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Leggi sul #nudismo: ci risiamo!


cartello1Dopo l’approvazione di un’iniqua (per quanto concerne il nudismo) legge regionale piemontese, dopo l’indicazione (con presupposti altrettanto invalidanti) ad occuparsene iscritta all’interno della più recente legge regionale lombarda sul turismo, ora arriva voce di una proposta di legge avanzata presso la regione Sardegna e… Ci risiamo, per l’ennesima volta si parte dal presupposto che il nudismo sia qualcosa da nascondere e isolare, cosa che sarebbe comprensibile se partisse da chi si oppone al nudismo ma diviene assolutamente inconcepibile dl momento che invece parte proprio da chi dovrebbe difendere e diffondere il nudismo (che non è lo stare nudi in spiaggia o in un prato o in un villaggio, ma è il vivere nudi): le associazioni naturiste.

Sinceramente mi sono stancato di fare analisi giuridiche (in Italia non esiste un effettivo divieto alla nudità in luoghi pubblici ma solo una convenzione giuridica, per giunta ormai disattesa da tutte le sentenze degli ultimi sedici anni), logiche (un qualcosa che si auto esilia dentro dei recinti è un qualcosa che si auto ritiene inopportuno, non conforme alle regole sociali, anormale), sintattiche (un “ma” nega sempre quanto è stato detto poco prima) e sarei molto tentato di lasciar perdere. Sinceramente sono profondamente deluso dal silenzio costante della maggioranza di quei (tanti) nudisti che vorrebbero vivere il nudismo come scelta di vita a fronte dell’aggressiva imposizione comportamentale di quelle (poche ma pur sempre troppe) persone (anzi dovrei dire naturisti visto che costoro così si definiscono) che il nudismo lo intendono come pochi attimi di nudità nella vita vestita o che non solo si sono lasciati soggiogare alle forche caudine di un sistema opportunistico (se sei obbligato a entrare in un villaggio e per farlo sei obbligato a tesserarti…), ma addirittura ne prendono spontaneamente le difese. Eppure ad oggi tutte le leggi (molto similari tra loro) più o meno recentemente emanate, lungi dall’apportare quello che secondo alcuni avrebbero avuto il merito di apportare (estensione delle opportunità di mettersi e stare nudi), quando è andata bene sono rimaste inattese (il tutto è rimasto com’era, ed è di poco rilievo l’annotazione di un aumento di presenze nell’unica spiaggia esistente: difficile attribuirle con certezza alla legge, anzi è probabile debbano attribuirsi a un migliore lavoro dell’associazione locale; quella spiaggia esisteva prima della legge, è rimasta quella e poco ci mancato che non venisse chiusa) , mentre in altri casi hanno dato luogo alla sparizione delle già limitatissime zone tollerate o autorizzate al nudo.

montagna_nuda2Certo la speranza (di un rinsavimento dei nudisti, naturisti e associazioni annesse) è l’ultima a morire, ma certe cose la mettono a dura prova, anzi durissima. Devo comunque merito e impegno ai pochi amici che, riconoscendo e apprezzando la qualità del mio lavoro, continuano fedelmente a seguirmi e allora eccomi nuovamente qua, ecco questo nuovo articolo, questo ennesimo tentativo di verità, logica e ovvietà: se lasciassi perdere innanzitutto ci rimetterei io stesso, io che, da vero nudista, voglio poter vivere nudo, e poi mi resterebbe sulla coscienza il peso di non aver adeguatamente difeso il nudismo, quello vero, l’unico che possa realmente definirsi nudismo (il suffisso ismo ha un significato preciso, indica una corrente di pensiero, un movimento filosofico o comportamentale, una scelta totalizzante e non un’azione occasionale per quanto più o meno ripetuta), quello che vede la nudità come stile di vita, quello che vorrebbe esplicarsi in ogni dove, quello che soffre per le attuali imposizioni e limitazioni, quello che non può e non vuole farsi rinchiudere all’interno di recinti, siano essi fisici che mentali.

La nudità è semplice, ecologica, naturale, sana, istruttiva, educativa, curativa, la nudità è normalità….

Viva la normalità!

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