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Il riscatto del corpo


Noi e il nostro corpo

Le esperienze concrete di nudità vissuta e condivisa mi fan sempre più convinto – per come mi par d’intuire – che si tratta di una specie di rivincita del corpo. Una rivincita su tutti i divieti che finora ha subìto, sulle catene di una prigione fisica e mentale, sul terrorismo ideologico che ci ha tenuto a regime fin dall’infanzia.

E finalmente! – senza acrimonie, senza vendette – semplicemente ci riprendiamo quel che è nostro: quel corpo nel quale si fonda e poi è la nostra più salda e concreta identità.

Sull’altra sponda, varcato il guado, tutto appare diverso e più chiaro. Guardando all’indietro ci potrebbe assalire un senso di rabbia, la voglia di rivalsa per quanto abbiamo dovuto in silenzio subire, il risarcimento per l’ingiustizia patita (a pro di un sistema che sembra posto ab aeterno, consolidato dagli anni, tramandato di generazione in generazione, ma che ormai non è più all’altezza delle persone, delle libertà naturali che rivendicano a se stesse, dei nuovi spazi che giorno per giorno vengono rosicchiati dal nuovo che avanza… irreversibilmente. Sorprendentemente).

 

Ego e società

La nudità è una conquista individuale, una maturazione ed evoluzione personale, un nuovo equilibrio, un ancoramento nella materialità fisica, biologica, mentale, una saldezza del proprio io (di’ pure “del proprio ego”: quella spinta verso il sociale, quel doppio filo che ci lega alla società, quella plasmabilità con cui adattiamo il nostro più intimo essere, la percezione di noi, la percezione che vogliamo gli altri abbian di noi alle condizioni di vita che man mano si mutano e richiedono che riaccordiamo le corde che maggiormente sono state sollecitate nell’eseguire la partitura che ci eravamo scelta – o che ci è stata assegnata). Quell’ego che non smetterà mai di prefiggersi mete di un passo più in là, per non esser sommerso, soffocato, inaridito dalle mille banalità quotidiane, nell’insipidezza del frullato che ci beviamo nei giorni, che uniforma gesti, parole, persone.

Il riscatto

Mi viene in mente, come colpo di martello sull’incudine, la parola riscatto: il recupero di un noi stessi che abbiam dato in pegno alla convivenza e convenienza civile e che ora risentiam come furto, come estorsione ed inganno. Non so come si fa a gestire le masse: probabilmente le greggi han bisogno di cani… Ma la domanda si pone a un livello più a monte: ottima cosa far parte di un gruppo, di una società. Ma come gruppo di eguali. Non che qualcuno debba fare la pecora ed altri il pastore.

Pari tra pari

Rivendico, riscatto a me stesso come persona l’esser par inter pares (“pari tra pari”) senza imperio né giudizio: altra via lederebbe la mia personale sovranità, la mia dignità di persona. Da questo danno accertato è legittimo difendersi.

Accetto un minimo di convenzionalità, di cortesia e buona educazione. Comportamenti che facilitano, fluidificano il conviver fra molti. Non per questo rinuncio a riprendermi quel che il costume (una maggioranza omologante ed esclusiva – o così o pomì) mi impone. Il rispetto verso un comportamento della maggioranza vale – in democrazia – tanto quanto il rispetto verso il comportamento di una minoranza. Anzi: qui è il banco di prova della vera democrazia. Qui porrei il limite fra la mia libertà e quella degli altri (il limite cioè del dolo e del danno che col mio comportamento arreco agli altri): una minoranza che non si sente tollerata per forza di cose, ma a buon diritto può continuare ad esser se stessa. Pubblicamente.

Maggioranza e minoranza

Probabilmente – per gusto, tradizione e mille altri motivi – noi nudisti saremo sempre una minoranza (e quando saremo maggioranza non esisterà forse più nemmeno la parola, il concetto che ora ci contraddistingue). Ma una minoranza di tutto rispetto.

Una maggioranza ha un potere omologante molto forte, ma ciò è anche la spia di una sua intrinseca insicurezza e debolezza: se una maggioranza si sente minacciata da una minoranza, rivela i suoi punti deboli, le crepe che potrebbero scardinarla. Ci può far piacere saperlo, ma per ora ci basta non esser omologati dal più forte, dalla costrizione di un costume, dal bisogno di seguire una moda. Abbiamo l’energia per sentirci e mantenerci diversi, anche senza continuamente contarci, che i diritti che abbiamo in democrazia non si vendono a peso.

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