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Nudisti in azienda? Un valore aggiunto!


IMG_0627Sebbene in Italia non si abbia notizia di licenziamenti fatti per il solo motivo “praticava il nudismo”, è pur sempre vero che non pochi nudisti hanno ricevuto pressioni particolari, sollecitazioni a stare attenti, inviti a non farlo più, minacce più o meno velate di allontanamento se fossero nati dei problemi con clienti o utenti: “non possiamo permetterci cattiva pubblicità” la logica di fondo comune a tutti i casi.

Dietro a tali reazioni a volte c’è la comprensibile sorpresa per una notizia trapelata per via traverse, altre volte, però, il tutto si genera già in fase di selezione del personale quando uno, onestamente e correttamente, evidenzia il proprio essere nudista magari scrivendolo addirittura nel proprio curriculum, oppure, pur sapendolo e nonostante diversi anni di ottima collaborazione, solo perché qualche cliente o utente lamenta d’aver saputo che in quella azienda c’è un nudista.

In un caso come nell’altro si tratta di reazioni decisamente inopportune, ingiuste e illogiche: un nudista in azienda andrebbe visto come un valore aggiunto, infatti…

  • Abituato a vedere persone nude e per effetto di una logica di vita che porta alla considerazione della persona in quanto tale e alla svalutazione del concetto di persona come oggetto sessuale, il nudista sarà difficilmente condizionato in maniera continua e pesante dalla vicinanza di qualcuno che potrebbe attrarlo sessualmente, di conseguenza il lavoro del nudista risulterà sempre e comunque della massima produttività.
  • Per le stesse motivazioni di cui sopra, il nudista indurrà nelle persone che lo circondano minori preoccupazioni comportamentali favorendo, così, la creazione di un sereno ambiente di lavoro, di riflesso anche le persone che in quell’ambiente lavorano saranno più serene e le persone serene lavorano meglio e rendono di più.
  • Il nudista potrà risultare di valido aiuto a chi, intorno a lui, abbia problematiche di accettazione del proprio corpo, arrivando ad essere perfino un esempio risolutore.
  • Nel caso di attività lavorative che prevedono il coinvolgimento di bambini, ragazzi, adolescenti, il nudista sarà sempre in grado di parlare con loro delle problematiche del corpo e delle questioni sessuali, e potrà farlo in modo corretto, incondizionato, preciso e, pertanto, efficiente ed esaustivo; inoltre risulterà, per certi aspetti, molto meno manipolabile.

Alcuni manager hanno già compreso questa verità consentendo la nudità in azienda (anche in ambiti in cui si opera a contatto con fornitori e clienti), eliminando, così, alla sorgente le problematiche di convivenza: tutti nudi e più nessuno bada all’aspetto fisico degli altri; tutti nudi e non esiste più motivo alla sbirciatina maliziosa, alle distrazioni sessuali, ai pensieri maniacali; tutti nudi e svaniscono anche le paure in merito al proprio aspetto fisico, ci si sente meglio con se stessi e, quindi meglio, con gli altri creando un ambiente più rilassato e affabile, meno stress e alla fine maggior rendimento.

C’è da ragionarci sopra con attenzione, non dico di arrivare ad obbligare il nudismo in tutte le aziende, anzi, l’obbligo non sarebbe certamente produttivo e giusto; non mi aspetto, pur sperandolo, nemmeno che ora tutte le aziende si aprano alla pratica nudista acconsentendo la nudità; di certo, però, mi auguro che, all’occorrenza, si prendano le difese del collaboratore o del collega nudista, anziché osteggiarlo e/o vessarlo inopinatamente.

Aggiornamento del 03/04/2015

Non è solo teoria, non sono solo delle belle ipotesi e speranze, è realtà, realtà praticabile, realtà già praticata. Ecco un paio di esempi di aziende che hanno sperimentato la nudità in ufficio.

Onebestway – Lo psicologo aziendale David Taylor mette a nudo il personale e dopo un breve iniziale imbarazzo, il morale migliora, il dialogo si fa più sincero, la produttività cresce e l’azienda migliora.

Bold Italic’s – Sperimentano per un mese e … vogliono continuare.

Non esiste l’impossibile, esistono solo cose che non si vogliono fare!

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