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Pochi centimetri di stoffa!


Luca cammina sulla spiaggia, con falsa noncuranza adotta posizioni e movimenti che possano mettere in bella evidenza i suoi muscoli coltivati con dovizia, la pelle accuratamente abbronzata lo mette in risalto rispetto alla folla che lo circonda. Gli piace mettersi in mostra, adora sentire gli occhi puntati su di lui, la competizione lo stimola, in ogni occasione veste abiti che nulla nascondano. Cammina sulla spiaggia e intorno a lui occhi invidiosi si alternano a sguardi golosi, alcune ragazze gli si accostano ridendo, gli fanno alcune domande approfittando della vicinanza per osservare meglio il bozzo che, all’interno di un piccolo attillato costume, domina il basso ventre. Alcune mani intrepide sfiorano le sue spalle, una osa ancor di più e scende lungo il torace con una veloce carezza mascherata da tocco casuale. Voci e parole si levano tra gli ombrelloni: che fisico, che stupenda persona, vorrei essere come lui.

Mario è steso sulla spiaggia di una caletta nascosta tra alte pareti di roccia, arrivato di buon mattino è solo e decide di mettersi nudo per farsi accarezzare dal sole e godere profondamente del massaggio del mare. Il suo corpo è un corpo come tanti, muscoli normali, abbronzatura appena accennata, lo disturba sentirsi osservato, evita di mettersi in mostra. Passano alcune ore tranquille finché sente delle voci, si guarda in giro e non vede nessuno, allora si rimette sdraiato. Le voci si rifanno sentire, stanno scendendo l’erto sentiero che dalla scogliera da accesso alla caletta, si fanno man mano più vicine e distinte, ancora non vede le persone ma riesce ora a sentire esattamente quello che dicono e… “maledetto esibizionista, pervertito del cazzo, vattene fuori dai coglioni”.

IMG_0182Per pochi centimetri di stoffa un esibizionista diventa modello da adorare e possibilmente emulare mentre, non avendoli, una persona timida e riservata diventa un pericolo pubblico. Potenza di un piccolo costume, di… pochi centimetri di stoffa!

Nudi pensieri pasquali


Il nudo come normale possibilità di vita e di stato, ovunque e comunque. Solo così il nudo ha un senso sano e profondo, solo così il nudo può essere socialmente accettato. Finché lo esilieremo all’interno di pochi e recintati luoghi resterà incompreso, misterioso, reietto e discriminato.


Ignorando l’evidente forzatura presente nella foto (un bambino di quell’età di certo non ha problemi nel vedere il nudo, sia esso parziale che totale), questo è il modo corretto di vedere e affrontare la questione: ti da fastidio il nudo? il problema è tuo non mio, indi sta a te risolverlo senza inibire la mia libertà d’azione.


E’ quantomeno stupido starsene per delle ore con addosso un pezzo di stoffa umidiccio o addirittura bagnato, tutti i giochi e le attività a contatto con l’acqua sono molto più comodi e salubri se fatti in nudità. Da li al vivere nudi il passo è breve!


Tutto si può fare da nudi, quasi senza eccezioni, basta volerlo e metterci la dovuta naturalezza e dovizia.


Nudi o vestiti i bambini non fanno discriminazione, certo nudi stanno e si sentono molto meglio!


La nudità è, se non proprio l’unico, di certo il modo migliore e più efficiente per crescere una famiglia sana e naturale.

Paura di aver successo?


“Sarebbe bello, ma è impensabile”. “Emanuele, la società non accetta queste cose”. “Ideale ma solo in teoria”. “L’Italia è un paese bigotto e puritano, non cambieranno mai idea”. “Non possiamo forzare la volontà degli altri”.

Queste e tante altre similari sono le osservazioni fatte ai miei articoli sul nudismo e, badate bene, non sono state fatte da tessili, i quali al contrario si mostrano interessati e possibilisti, ma da nudisti o, come amano definirsi loro, naturisti.

Va bene, ognuno è libero di avere le sue opinioni (quindi anche io), però…

Però queste opinioni fanno pensare solo ad una cosa: “per caso avete paura di poter avere successo?”

Esatto, paura di aver successo, solo così si possono comprendere gli atteggiamenti di rinuncia, il rifiuto di ogni proposta che ventili la benché minima possibilità di scalfire la corazza sociale, ogni azione che dia la speranza di far arrivare il messaggio nudista alla mente del mondo tessile. Solo così!

Signori, in ogni campagna sociale, in ogni trattativa cognitiva, in ogni mediazione intellettuale le parti devono fare la loro parte e non quella dell’altro. Giusto mettersi nei panni dell’altro, doveroso, va fatto, però, per sapersi muovere al meglio, per decidere le migliori strategie, per dare la massima efficienza alla propria azione, non per rinunciare, non per bloccare tutto sul nascere, non per piangersi addosso e fare le vittime.

A beh, certo, agire richiede impegno, agire costa fatica, agire necessita del metterci la faccia, tre cose che a quanto pare molti, troppi nudisti ripudiano. Molto più comodo fingersi la testa degli altri e uccidere ogni agire che sia vero ed efficiente: il mancato successo dell’azione che rimane, lenta e perdente, permette di autogiustificare la propria indifferenza, il proprio immobilismo, le proprie paure. Molto più comodo: non si è costretti a rivedere le proprie posizioni e i propri preconcetti (eh sì, non esistono solo i preconcetti dei tessili, ci sono anche quelli dei nudisti, anzi, dei naturisti, e sono quantomeno della stessa quantità e forza).

Opportunismo, comodità, vigliaccheria appaiono essere le doti più rilevanti di molti nudisti, ah già, naturisti (recentemente mi hanno nuovamente accusato di essere anti naturista perché uso la parola nudismo anziché naturismo, beh eccovi accontentati). Che dire…

Paura di aver successo?

Statua si, persona no: perchè?


statua-personaTG2 dell’altro ieri, parlano del David di Michelangelo e l’inquadratura scorre la statua a distanza ravvicinata: prima i piedi poi pian piano sale lungo le gambe e arriva alla testa, non viene saltato nulla, anche i genitali vengono (giustamente) mostrati senza nessuna reticenza, anzi su questi l’immagine si ferma anche una decina di secondi permettendo di rilevare come gli stessi siano ben definiti fin nei minimi dettagli.

Allora, quale è la differenza tra i genitali di una statua e quelli di una persona in carne ed ossa? Perché le statue possono stare nude e le persone no?

Non è di certo la nudità a rappresentare una minaccia sessuale: violentatori ed esibizionisti girano vestiti e agiscono sulle persone vestite, i vestiti non limitano in alcun modo le loro violenze! Al contrario la nudità sociale è la cura, la soluzione al problema della violenza sessuale.

E allora… perché?

P.S.
Precisiamo che subito dopo il filmato la giornalista non ha sprecato gli ottimi commenti sulla statua in questione e sull’armonia delle sue forme.

Cani al guinzaglio


Una legge impone che i cani vadan tenuti al guinzaglio. Giusto! E le leggi vanno osservate.

Quand’ero ragazzo vedevo per strada molti cani senza guinzaglio: ci si conosceva. Il più delle volte si passava indifferenti l’un l’altro, ognuno per i propri affari. Raramente si sentiva che avessero morso qualcuno. Non più di ora. Ma allora, perché della legge? Ce n’era davvero bisogno?

Penso che la legge sia dovuta a un cambio di mentalità: si sente oggi un maggior bisogno di prevenzione (e protezione – chiamata anche subdolamente sicurezza).

Non la penso così: per prima cosa  mi sembra prevenzione eccessiva, un fasciarsi la testa senza comprovato motivo… e dunque ci sento odor di pretesto, di alibi per nasconder dell’altro. In secondo luogo, proprio la legge ha creato, fatto reale, o ingrandito una paura che prima non c’era o non era nella misura con cui ora la si spaccia per vera: la paura generalizzata per i cani: «Stai lontano da quella ringhiera, è un cane cattivo, ti morde!»

Con le paure immotivate si cresce in malafede, nel sospetto, nel pregiudizio, nel non-rispetto, sempre sulla difensiva, pronti a reagire, non si impara a convivere a relazionarsi, a trovare un modo di convivenza; e ci si fa l’abitudine, diventa un atteggiamento ritenuto normale, diventa pian piano una norma. E d’altro canto, non si impara a difendersi, quando davvero bisogna.

Così è anche l’atteggiamento verso la nudità: definita per legge come “oscena”, offensiva della decenza, è facile si alzino da soli scudi e steccati, recinzioni, ghetti di pensiero e reali, guinzagli. Come se il corpo nudo fosse di per sé sinonimo di minaccia, di intenzioni malevole, un contagio immorale, un’offesa diretta, una mancanza di rispetto. Come se noi nudisti fossimo per definizioni pronti e propensi allo stupro, all’aggressione sessuale, alla violenza, agli ultimi oltraggi.

Al contrario, da nudi abbiamo imparato un maggiore rispetto per le persone; non ci importa di avere o vedere flaccide pliche di pelle attorno alla pancia, seni cascanti o altri vari “inestetismi” normalmente celati. Ci siamo dati una regolata: “un posto per ogni cosa, ogni cosa al suo posto”. Disvestiti degli abiti di stoffa, sono svaniti anche molti pregiudizi, forme-pensiero, schematismi concettuali, abiti mentali, tradizioni, abitudini. E le abitudini, fortunatamente, si posson cambiare. E anche le leggi.

Abito, abitare, abitudine hanno una medesima origine: derivano dal verbo avere (habere in latino): un avere talmente radicato e quasi connaturato da mutarci anche nell’essere, un tratto esteriore che dice agli altri di noi, un costume sociale, un guinzaglio che ci allacciamo da soli per poter camminare tranquilli per strada. E quasi quasi ne siamo persino contenti, e crediamo che sia forse più giusto così e giungiamo persino a sospettare di noi: non si sa mai, colti da un raptus potremmo morder qualcuno…

Stravolgimenti di morale!!!


Sta girando sui media bresciani, rimbalzando poi sui social network, la notizia di una persona che, entrato nella chiesa del suo paese, ha inveito minacciosamente contro il prete, distruggendo a bastonate un confessionale e poi prendendosela anche con alcune auto parcheggiate davanti alla chiesa.

Beh, direte voi, che c’è di particolare per farne una news qui su Mondo Nudo?

C’è che i media in questione titolano l’articoletto con “Entra nudo in chiesa il giorno di Natale“. Insomma, uno si dà ad atti di pura violenza, casualmente in stato di nudità, e quello che sanno mettere in evidenza i media è che era nudo? Senza poi considerare che, stando a quanto riportato da alcuni media, questa persona è stata ricoverata in ospedale e sottoposta a trattamento sanitario obbligatorio per il fatto che era nudo, non per lo stato alterato e violento in cui versava.

A quanto pare la violenza gratuita è ormai considerata normalità.

Bah, io questo stravolgimento della morale proprio non riesco ad accettarlo: non si può assolutamente concepire che la violenza passi in secondo piano a fronte di un puro e semplice stato di nudità, non lo si può accettare dalle persone “comuni”, non lo si può accettare dai giornalisti e men che meno lo si può accettare da coloro che vigilano e governano la giustizia!

Piccolo appunto finale…

Gesù è nato nudo, si è fatto battezzare nudo e per molti anni a seguire il battesimo, come molti altri momenti della vita religiosa, veniva fatto in rigoroso stato di nudità, nudità che per secoli ha significato redenzione e purificazione. Come mai sono bastati pochi anni di ripulsione al nudo da parte di qualche eminenza religiosa per determinare un tale stravolgimento nelle abitudini e nelle visioni religiose e sociali? Come mai la società è stata così pronta a rigettare alcuni complessi dogmi religiosi (vedi la castità prematrimoniale oggi seguita da pochissime persone, nemmeno i più estremi, vedi CLini, vi si conformano) e al contrario non riesce a liberarsi da quello del semplice nudo? Non sarebbe ora di maturare e tornare all’accettazione pura e semplice del corpo umano per quello che è: il nostro unico e vero vestito?

Meditate gente, meditate.

Il turbamento


     Vedendo la nudità altrui, ciascuno si interroga sulla propria.

    Il confronto con se stessi da nudi è uno scoglio per molti. Ci si sente miserelli e indifesi, pieni di imbarazzo, vulnerabili in quel che abbiamo di più intimo e segreto: ci hanno educato così. In molti la vista di altre persone nude produce lo stesso effetto di turbamento come se essi stessi fossero esposti nudi allo sguardo di altri.

    Questo meccanismo di identificazione e proiezione può spiegare da una parte certa opposizione al nudismo e dall’altra il sereno e positivo atteggiamento dei nudisti.

    In noi nudisti, la nudità di altri verso di noi e la nostra verso altri non crea alcun turbamento, fa scattare anzi un moto di reciproca simpatia, solidarietà, affabilità, disponibilità, sociabilità perché si condividono le medesime idee, i medesimi comportamenti. Abbiamo mangiato l’erba moly, che abbiamo strappato a fatica, ma ora possiamo salire sul letto di Circe senza che ci trasformi in maiali (Odissea, libro X, 274 sgg.).

    La legge, vietando l’esposizione del corpo nudo alla pubblica vista, vuole prevenire il “turbamento” in chi nudista non è (o è indifferente) – come se il mostrarsi nudi fosse di per se stesso un atto volto intenzionalmente a creare questo turbamento negli altri – che noi manco ci sogniamo. «Ma che colpa abbiamo noi?» cantavano i Rokes nel 1966.

    Di solito la legge non oltrepassa i limiti dell’individualità e intimità della persona: gli interessa ad esempio che il matrimonio sia ben regolato: che i coniugi si amino non è rilevante per la legge. L’art. 3 della Costituzione, sancendo il principio dell’uguaglianza, della libertà e pari dignità di tutti i cittadini, non limita, non indirizza le scelte di “sviluppo della persona umana”.

    Trovo perciò una forzatura che recenti sentenze affermino che la vista di persone nude crei  “turbamento” o risvegli la libido, e invochino tali reazioni a giustificare il divieto e la limitazione della nudità in pubblico.

    Ho motivo di ritenere che tali reazioni siano indotte, siano un’imbeccata per chi non ha voglia di confrontarsi seriamente con questa tematica. Se la nudità richiama, provoca, incoraggia, stimola l’attività sessuale il motivo è da ricercare proprio nella limitazione della nudità. Se già le balere erano viste come “occasioni prossime di peccato”, ancor più dunque la vista del corpo nudo. Vietare o limitare la nudità per prevenire “disordini” sarebbe come voler vietare coltelli, corde e stricnina per evitare possibili omicidi. Dipende dall’uso che se ne fa, è evidente. Come per ogni altra cosa, per l’attività sessuale esistono tempi e luoghi appropriati.

    Se però ho un costume che quotidianamente mi associa il nudo col sesso, allora mi chiedo come mai la legge non mette un freno alla ipersessualizzazione mediatica, perché tollera l’uso della libido come agente catalizzatore per condizionare le scelte del consumatore (vedi pubblicità, copertine di giornali, scene di film…), con il carico di illusioni, delusioni, aspettative, fantasticherie, frustrazioni, schizofrenie che un tale investimento emotivo comporta. Moralisticamente si può aggiungere, con buoni motivi, che questo laissez-faire, non è libertà, ma favoreggiamento della prostituzione, prossenetismo. Caricato di tali valenze sessuali il prodotto è come prostituito agli appetiti del compratore, che lo acquista attirato più da quel viatico che non dalle qualità specifiche del prodotto. E pare che il procedimento funzioni!

    Parallelamente passa anche un altro messaggio, che riguarda il ruolo del sesso nelle relazioni umane; e un messaggio razzista, che stabilisce a tavolino i canoni della bellezza (volubili quanto le mode), di come deve essere un corpo “appetibile”, con buona pace dei gusti personali, del rispetto, della dignità, dell’eguaglianza fra le persone. Ah, la seduzione!

    La differenza fondamentale fra noi e i media mi pare sia questa:

  • Noi siamo nudi dal vero, nei comportamenti reali, nella sostanza, nei fatti di vita; nei media la nudità è una rappresentazione, una forma, un involucro accattivante, una estetizzazione, un’allusione, un’astrazione.
  • Noi non abbiamo altro fine che il semplice star nudi; i media usano la nudità per veicolare altri messaggi.
  • Noi agiamo nel reale, nei fatti; i media nel simbolico, nel desiderio, nell’immaginazione, nella comunicazione.
  • Noi possiamo essere potenzialmente pericolosi, creiamo “turbamento”, corrompiamo i giovani, ecc.; i media creano sicuramente dei danni “culturali” all’individuo, danni che poi si ripercuotono nella società falsando i rapporti fra le persone, fra le persone e l’oggettiva realtà.

    Allora mi chiedo: che giudici e legislatori abbiano paura della vita vera, live, e preferiscano il teatrino mediatico, sconcio fin che si vuole, ma al sicuro da rischi di atti effettivi disdicevoli e indecenti? Che cioè facciano legge, se non proprio il libito loro (come la Semiramìs di Dante), di sicuro la loro opinione, un loro giudizio?

Leopardi commenta la Genesi


     Come spesso accade, cercando altro, mi sono imbattuto in una pagina dello Zibaldone di Leopardi che subito ha attirato la mia attenzione per l’esattezza espositiva, per le acute argomentazioni così “laiche” e così moderne.
La pagina reca la data del 9 dicembre 1820:

«Il mio sistema intorno alle cose ed agli uomini, e l’attribuir ch’io fo tutto o quasi tutto alla natura, e pochissimo o nulla alla ragione, ossia all’opera dell’uomo o della creatura, non si oppone al Cristianesimo.

La natura è lo stesso che Dio. […] Asserisco che qualunque alterazione fatta all’opera tal qual è uscita dalle mani di Dio non può esser altro che corruzione […]»

[…] Dio volle esporre la prima delle sue creature terrestri, per donargli quella felicità che gli era destinata, fu appunto ed evidentemente il vedere s’egli avrebbe saputo contenere la sua ragione, ed astenersi da quella scienza, da quella cognizione, in cui pretendono che consista, e da cui vogliono che dipenda la felicità umana: fu appunto il vedere s’egli avrebbe saputo conservarsi quella felicità che gli era destinata, e vincere il solo ostacolo o pericolo che allora se le opponesse, cioè quello della ragione e del sapere. […]»

Avanti il peccato, ossia avanti il sapere, erat autem uterque nudus, Adam scilicet et uxor eius, et non erubescebant. (Gen. 2.25.)

Ma come prima Adamo ebbe mangiato del frutto, ET APERTI SUNT OCULI AMBORUM: cumque COGNOVISSENT se esse nudos, consuerunt folia ficus et fecerunt sibi perizomata. (3.7.) E Dio disse loro: QUIS enim INDICAVIT TIBI quod nudus esses, nisi quod ex ligno de quo praeceperam tibi ne comederes, comedisti? (3.11.)

Questi luoghi suggerirebbero vaste osservazioni sulla legge naturale, pretesa innata. In sostanza è chiaro

1. che la decadenza dell’uomo consisté nella decadenza dallo stato naturale o primitivo, giacché subito dopo il peccato l’uomo provò una contraddizione colla sua natura, vergognandosi della nudità, ossia del modo nel quale era stato fatto: vergogna, e per conseguente dovere, che non esisteva innanzi alla corruzione.

2. Che questa decadenza o corruzione in luogo di consistere in quella della ragione, fu anzi cagionata dal sapere, giacché l’uomo allora seppe quello che prima non sapeva, e non avrebbe saputo né dovuto sapere, cioè di esser nudo. Quando aprirono gli occhi, come dice la Genesi, allora conobbero di esser nudi, e si vergognarono della loro natura (contro quello che prima era [400] avvenuto); e decaddero dallo stato naturale, o si corruppero. Dunque l’aprir gli occhi, dunque il conoscere fu lo stesso che decadere o corrompersi; dunque questa decadenza fu decadenza di natura, non di ragione o di cognizione.

3. Che l’uomo naturale sarebbe vissuto come gli altri animali senza vestimenti. Questo è un gran colpo, tanto alla pretesa legge di natura, ingenita ed essenziale: quanto alla pretesa necessità, o naturale o primordiale e sostanziale disposizione dell’uomo alla società. Una gran parte del bisogno che l’uomo ha dell’aiuto scambievole, che il bambino ha per lungo tempo de’ genitori, consiste ne’ vestimenti. Di più, una gran parte del bisogno che l’uomo ha di una certa arte, di un certo uso della sua ragione, consiste nel bisogno de’ vestimenti.

4. Quanto alla società, non quella primitiva, e tenue e comune anche agli animali, che ho definita di sopra, ma quella intera, e bisognosa di leggi, di costumi, di riti, di potere e sudditi, di comando e ubbidienza ec. ec. vedi quello che ne pensi la religion Cristiana p. 112. capoverso 1.191. capoverso 2.»

Non pensavo che Leopardi fosse così interessante e ci potesse far riflettere così da vicino alle nostre tematiche.

Trovate qui la pagina originale dello Zibaldone.

Nudità aurorale


Occhieggia Venere in cielo: ogni giorno comincia e finisce così.
Prendo il guinzaglio ed esco col cane per un giro al vigneto.
Han già vendemmiato, i filari son spogli: han già dato.

Mi metto libero e subito mi sento rotondo, completo, perfetto.
Una brezza scirocca in velluto tutto m’avvolge e rinfresca.

Il cane segue sua usta; liberi, lascio vagare i pensieri.
Un momento d’incanto: entrambi stralunati e presenti,
ancorati alla terra, allo spazio d’intorno, persino col cielo.

Stringo i pugni, trattengo questo momento contento.
Si leva da solo un mio canto al sole che sorge
commosse le corde del petto, consonanti enarmoniche.

Son tutto di carne, son tutto di pelle, son tutto al presente.
Che più? Considero me: alluci, cosce, petto e fusello:
è tutto un sol corpo risonante di bronzo, d’argento, e boemia.

L’armonia delle sfere che ruotano in cielo, così come in terra,
e così nel corpo mio nudo: il bacio del tutto e del vero.

In giardino


Al ritorno dal giro col cane,
sempre mi faccio una doccia in giardino;
come ho fatto anche stamane:
è tempo franco, le sette al mattino:
piccoli fatti, il quotidiano mio pane,
dica che vuole l’occhiuto vicino.

Riprendo appieno il mio spazio privato,
non m’importa del pubblico che mi tiene guardato.
Mi scoppian di dosso i vestiti,
pudori e vergogne come mai esistiti.
Sono nudo e sincero all’acqua ed al sole,
alla brezza m’asciugo, del pudore eversore.
Nulla da fare col sesso, come bimbi siam casti;
puri e innocenti da quando siam nati… e rimasti.
Si gonfia nel petto un inno alla vita ed al mondo,
incrocio le mani dietro la nuca, felice e ritondo.
Mi veda pur anco la gente che passa,
ho la mente disgombra, sbrogliata matassa.
Mi sento docile e buono, come bianco agnellino:
Natura mi ha fatto e vestito, mi sento tornato bambino.
Non velerei le penne d’un’ara, i colori d’un fiore
mi ferisce quell’ingrato cupo grigiore,
ma questo abbiam fatto inventando il pudore.
Un verme superbo ci rode dentro la testa…
Liberi al sole, all’aria, alla pioggia facciamo gran festa.

Sia pur solo una doccia, un’anguria in giardino, un caffè:
mille piccoli gesti a riprender quel che Natura ci diè.

La grazia del corpo nudo


Ebbene, sì: la carne è proclive al peccato!

Uscendo stamattina col cane (ore 6:10 – dov’eran le turbe cui recherei turbamento?), col sole che alle spalle proiettava la mia prima ombra sull’erba, vòltomi a salutarlo, constato d’un tratto nell’animo il gran torto che gli faccio vestito. Un cartiglio è nel frattempo comparso sullo schermo della mente, ed è quello che qui ho messo per titolo.

La luce dorata del sole all’intorno, la brezza che spirava dal lago, il gran verde dei lunghi filari, delle pendici dei monti, della terra che vive erano mille miglia lontane dalla famosa sentenza. E anch’io… tanto da non sentirmela addosso efficace. E non avevo più nemmeno la “rete” dell’avviso inviato al comandante dei vigili. A sbalzo sul rischio, per essere all’altezza di me, di quel che mi sentivo ruggir/suggerir dentro. Con l’orgoglio smisurato e pur ponderato di essere e sentirmi perfetto e sublime, così come Natura m’ha fatto.

Sentendomi fuori da canoni estetici artefatti ed effimeri, mi son messo libero.

Grazia vuol dir consonanza, armonia, accordo, un fluire continuo d’un dialogo che precede la parola, l’intelligenza, la ragione, ma che mi fa sentire rotondo, nella forma semplice e perfetta del mio corpo di carne. Forse esagero, mistifico, trascendo. Il senso di pienezza, così tranquilla, ovvia e pacata, la ragione, la fantasia, la creatività letteraria non erano in grado di suggerirmela. Eppure, di questa consapevolezza si vive; questo appiombo che abbiamo nella pancia che ci consente di oscillare e poi sempre ci riporta in piedi è la forza del nostro equilibrio, della nostra perfetta misura.

Nudità è disincrostarsi dalla ruggine, dal calcare che ci è concresciuto con gli anni, discioglier l’artrite che ci deforma aspetto e intelletto.

Non ce l’ho con nessuno: semplicemente io faccio così, io sono così.

Ci risiamo: altra perversa ordinanza contro il nudismo!


E ci si mette anche il Comune di San Felice (BS): mi hanno or ora segnalato l’apposizione (ma non ho idea di quando sia stata fatta, non passo molto da quella zona e pare essere l’unico avviso presente su tutto il tratto costiero di San Felice: alla Baia del Vento non ho visto nulla di simile) presso il porto di Portese di un avviso di ordinanza (che non trovo sul sito del comune, potrebbe anche non essere recentissima) che vieta il nudismo su tutto il territorio di San Felice. Signoriiiiii, lo vogliamo capire che il nudismo è un diritto naturale, vietarlo è contravvenire all’art. 3 della Costituzione Italiana.

Ovviamente parlano di presunte lamentele e salta subito evidente che, al solito, pochi personaggi mentalmente preistorici riescono ad avere la meglio solo perchè si fanno sentire a fronte dell’assurdo e costante silenzio dei nudisti. Ci sono decisamente più nudisti che antinudisti, se ascoltano la voce di questi ultimi quattro gatti, perchè non dovrebbero ascoltare le ben più numerose lamentele dei nudisti?

Vista l’alta presenza di tedeschi, il nudismo per il Garda non solo non sarebbe assolutamente una scelta problematica, ma sarebbe sicuramente una importantissima risorsa turistica, quindi economica, perchè rinunciarci solo per dare ascolto e soddisfazione a quattro pervertiti: la perversione e la malizia non sono nella nudità, bensì negli occhi e nella mente di chi la giudica perversa e maliziosa.

Il… “Respiro del Corpo”


In molte discipline orientali una parte importante, se non la più importante, del pensiero e delle attività riguarda il respiro. Anche nello sport occidentale, pur senza dargli una valenza più o meno spirituale, ci si preoccupa di come il corpo respira. Stranamente, però, in nessun caso viene preso in considerazione il discorso su quali siano le zone del corpo che più necessitano di respirare, che più soffrono nel non respirare, che più partecipano al… “respiro del corpo”.

Questa gravissima lacuna ha reso normali, anzi obbligatori alcuni atteggiamenti decisamente d’ostacolo al respiro del corpo, primo fra tutti quello del vestirsi. Infatti una qualsiasi attività sportiva, una qualsiasi attività di meditazione e ancor più una qualsiasi attività volta alla percezione e al miglioramento del respiro del corpo andrebbero assolutamente fatte in totale nudità, unico stato in cui qualsiasi essere vivente, uomo compreso, può permettere al proprio corpo di respirare al meglio.

Il nostro corpo è cosparso di recettori, piccoli sensori organici che rilevano informazioni sulla situazione esterna e sullo stato del corpo. Tali informazioni vengono, sotto forma di impulsi nervosi, trasmesse al cervello, il quale le elabora definendo come reagire e dove reagire. Questi recettori, però, non sono tutti uguali, ma si sono specializzati: ci sono, ad esempio, quelli del dolore, quelli del sapore, quelli dell’odore, quelli della luce, quelli dei colori, quelli del freddo e quelli del caldo. I vari tipi di recettori non è che siano presenti ovunque, bensì la loro specializzazione è avvenuta seguendo le necessità delle varie zone del corpo. Ad esempio i sensori del gusto sono sulla lingua e sul palato, i sensori dell’olfatto sono nel naso. Così è che i sensori del freddo si sono generati principalmente in quelle parti del corpo che più facilmente possono subire gravi danni per via del freddo, ovvero le estremità del corpo : mani, piedi, naso, orecchie.

Dove sono allora i principali sensori del caldo? Quali sono le parti del corpo a cui il caldo può più facilmente arrecare danni gravi? Molti lo ignorano, altri se lo sono dimenticato, purtroppo è argomento tralasciato nelle lezioni di scienze o di educazione fisica, ma sono… i genitali. Si, proprio loro e c’è un ben preciso motivo per questo: testicoli e ovaie per potersi mantenere in piena efficienza devono mantenersi ad una temperatura pressoché costante. Per questo motivo la natura ha preso suoi specifici provvedimenti di difesa, nella donna spostando le ovaie all’interno del corpo e ponendo attorno alla vulva delle masse carnose a pieghe (le grandi e le piccole labbra), nell’uomo avvolgendo i testicoli nello scroto, membrana di pelle spiegazzata, proprio per aumentare al massimo la superficie di scambio con l’esterno (così come si fa con i radiatori e i dissipatori di calore). Se però andiamo a coprire i genitali con le mutande o i costumi, poco importa quanto attillati ed piccoli siano, ecco che ostacoliamo l’azione naturale di scambio del calore a cui queste zone sono deputate, determinando un’alterazione notevole alla capacità di autodifesa dal caldo, mandiamo insomma in tilt in nostro sistema di termoregolazione.

Può sembrare paradossale, ma il nostro corpo reagisce meglio allo sforzo e all’input calorico quando stiamo con i soli genitali scoperti, piuttosto che quanto abbiamo scoperto tutto tranne che i genitali. Ovviamente la nudità totale aggiunge ancor più beneficio, dato che ogni singola parte del corpo respira al massimo delle sue possibilità.
Far respirare il corpo ed essere partecipi del “respiro del corpo” sono azioni altamente responsabili e che, senza con questo voler affermare siano miracolose, indubbiamente apportano molti benefici alla nostra salute fisica e psichica. Provare per credere!

RESPIRA BENE

Ecologia del nudismo


Grazie alla licenza poetica possiamo permetterci di viaggiare nel tempo e fare un balzo indietro a riprendere il cammino, fisico e dialettico, insieme al bimbo che, accompagnato dal padre, arrivava per la prima volta su una spiaggia.

Fra i mille perché del bimbo, i due proseguono la loro passeggiata quando ad un certo punto s’ode un pianto sconsolato, anzi si direbbe proprio disperato. Il bimbo trascina il padre nella direzione del pianto e scopre che a piangere è un suo coetaneo, la cui madre sta tentando di mettergli il costume.
“Signora” dice il bimbo “perché insiste nonostante il pianto di suo figlio? Perché vuole proprio farlo star male? Perché non rispetta il suo naturale desiderio di stare nudo? Non capisce che non piange per capriccio, ma perché lei gli sta inducendo un profondo malessere?” La donna si gira e, con uno sguardo di sorpresa, guarda il bimbo che gli ha parlato “Carissimo, mio figlio è cresciuto ed è arrivata per lui l’ora di nascondere alla vista pubblica pisellino e contorno. Non ti ha spiegato nulla tuo padre?” “Si, l’ha fatto, ma proprio non riesco a capire perché dobbiamo farci violenza e rinchiudere delle parti tanto delicate e sensibili nella morsa del costume, è solo un fastidio e le assicuro che crescendo dedicherò parte della mia vita a far si che questa barbara abitudine debba cambiare.”

 “Vede, mia cara signora, la nudità è ecologica alle funzioni psico-fisiche dell’essere umano, anzi di ogni essere vivente. Il bambino, nella sua spontaneità e nella sua logica naturale, percepisce in modo molto forte il benessere che ne deriva, così come percepisce altrettanto fortemente il malessere fisico sensoriale provocato dal pur minimo vestiario, come, per l’appunto, il costume da bagno. L’adulto, al contrario, alterato da anni di repressione dei propri stimoli sensoriali, non percepisce più tali agi e tali disagi, quantomeno non a livello conscio. L’inconscio, magari, tenta anche di passare degli stimoli, ma l’io censore, ormai forte e condizionato, non li lascia passare; qualora qualche stimolo dov’esse anche passare, entrano in gioco le barriere consce e le paure, che inducono la persona ad auto reprimerli, a scacciarli come pensieri impuri, poco dignitosi, se non addirittura segni di patologia psichica.
Sono stati abbattuti quasi tutti i tabù che riguardavano il corpo umano, compresi quelli sul sesso inteso come attività sessuale. Oggi del sesso se ne parla liberamente e pubblicamente: pubblicità, spettacoli televisivi, articoli giornalistici, trasmissioni radio, tutto parla di sesso, tutto mostra senza vergogna immagini ammiccanti e, spesso, ambigue. Ormai in televisione e sui giornali non si censurano più le immagini che riprendono gli animali nell’atto della riproduzione, anzi, spesso i documentari focalizzano molto la loro attenzione su questo aspetto. Oggi sono molti coloro che si ribellano alla barbara abitudine di far indossare abitini a cani e gatti o altri animali domestici. Oggi pochi si scandalizzano alla vista di una persona nuda. Oggi è considerata una patologia psichica il non spogliarsi nemmeno nell’intimità della propria casa. Oggi più nessuno si sogna di fare il bagno in casa standosene vestito. Eppure… Eppure in spiaggia ancora bisogna coprirsi con un piccolo pezzo di stoffa che nulla nasconde, eppure nelle saune ancora bisogna insanamente coprirsi quantomeno con un telo, eppure nelle piscine ancora bisogna insensatamente nuotare e fare la doccia in costume, eppure, eppure, eppure. Perché?

 Certo non esiste un’unica risposta, possiamo solo fare delle ipotesi, per alcuni ne varranno certe, per altri altre, ma è certo che non si tratta di abitudine logica, naturale, sana.
Forse non si può rinunciare al costume perché questo per quanto piccolo pezzo di stoffa permette di differenziarsi socialmente, distinguere tra chi può permettersi il costume di grido e griffato e chi no? Forse non si può rinunciare al costume perché questo permette di praticare lo sport oggigiorno più diffuso: guardare e criticare gli altri, il loro aspetto fisico, i loro atteggiamenti? Forse non si può rinunciare al costume in ragione di un artificioso e insulso concetto di bellezza e bruttezza, di ciò che si può esporre e di ciò che non è esponibile? Forse non si può rinunciare al costume perché, ignorando che una volta tutti nudi ci si sente tutti uguali e più nessuno bada agli altri, si ha paura di un eventuale confronto? Forse non si può rinunciare al costume perché si percepisce che una volta nudi tutti mostrano quello che sono e quello che non sono, forse è proprio questo che spaventa: mostrare quello che si è e quello che non si è? Forse non si può rinunciare al costume perché così facendo si possono scaricare le colpe della società (devianze e timori sessuali) su coloro che al costume hanno rinunciato?

Andiamo oltre, il costume è solo una piccola parte della rinuncia allo stato originario e naturale: ci sono moltissime occasioni in cui si potrebbe far a meno del vestiario, eppure no, si preferisce soffrire, si preferisce violentarsi ma il vestito deve stare al suo posto.
Perché stare vestiti quando il caldo è opprimente? Serve solo a consumare inutilmente le poche risorse energetiche accendendo centinaia, migliaia, milioni di condizionatori!
Perché stare vestiti quando si suda facendo attività sportiva? Serve solo a spendere i pochi soldi che abbiamo in abbigliamento sportivo di alta tecnologia, abbigliamento il più traspirante possibile, ma che, comunque, lo è sempre meno della nuda pelle!
Perché stare vestiti quando si è in casa? Boh, qui proprio una risposta non esiste, solo per convenzione e per abitudine, probabilmente, solo perché così si è stati educati e mai ci siamo posti il problema che, forse, si potrebbe anche fare diversamente!
L’uso del vestiario è antiecologico: l’inquinamento delle fabbriche che creano i tessuti sintetici; l’inquinamento delle sostanze coloranti; il problema dello smaltimento dei vestiti ormai inutilizzabili; il doversi lavare più spesso per contrastare l’aumento di sudorazione (e i saponi, per quanto ecologici, sono comunque fattori inquinanti).
L’uso del vestiario è antieconomico: il costo dei vestiti; il consumo più o meno rapido degli stessi; la moda che spinge al ricambio anche quando non necessario.
L’uso del vestiario è antisociale: moda e vestiti griffati; chi ha soldi e chi no; chi spreca e chi ricicla; io sono bello e tu sei brutto.
L’uso del vestiario è antisalutare: riduzione delle capacità di autoregolazione termica del corpo umano; abbattimento delle capacità di autodifesa dell’organismo; permanenza del sudore sulla pelle e correlativo maggiore sviluppo di batteri e altri agenti patogeni; l’abrasione cutanea dei vestiti e del doversi lavare più frequentemente.

 Al contrario…
Il nudismo è ecologico: zero o quantomeno pochi vestiti corrisponde a meno problemi di smaltimento degli stessi e meno impatto ambientale dovuto alle industrie tessili.
Il nudismo è economico: zero o quantomeno pochi vestiti corrisponde a meno spesa per il loro acquisto e il loro mantenimento.
Il nudismo è socialità: non avendo nulla che possa dichiarare la differenza economica e sociale, le persone possono liberarsi dai condizionamenti comunicativi e convivere in modo più semplice e naturale.
Il nudismo è salute: la pelle nuda può respirare al meglio; tutti i recettori termici possono rilevare istantaneamente e perfettamente la temperatura esterna, inviando al sistema nervoso centrale i giusti segnali necessari alla precisa autoregolazione della temperatura corporea.
Il nudismo, per concludere e riassumere, è ecologico al benessere psico-fisico della persona.”

 La donna è rimasta ad ascoltare il bimbo in profondo silenzio, colpita dalle sue affermazioni e stupita da come, nonostante la giovane età, questi potesse esporle. La sua espressione, inizialmente indispettita, sì è pian piano mutata, mostrando che il bimbo la stava inducendo a ragionare: il costume in sua mano ad un certo punto è caduto sulla fine sabbia della spiaggia e … “Sai mio bel bambino, mi hai convinta, non solo lascerò il mio figliolo libero di restare nudo, ma da oggi nuda mi ci metto pure io e indurrò a fare altrettanto sia mio marito che mia figlia; di più, ti prometto che farò propaganda al tuo modo di pensare e lotterò affinché la società intera si decida ad abbandonare ogni più recondita traccia della mentalità tessile.”
“Grazie signora, mi fa piacere e ne sono molto lusingato!”

Il bimbo riprende per mano il padre, ancora incredulo per quello che ha visto e ascoltato, e lo trascina nel cammino verso il proposito di un mondo migliore, più naturale, più semplice, più libero.

Ecologia del nudismo

Ecologia del nudismo

Le premesse al blog


Dato lo specifico argomento di base attorno al quale si costruisce e gira questo blog sono opportune alcune precisazioni di partenza, al fine di chiarire con esattezza i limiti dell’argomentare ed evitare che possano esserci fraintendimenti fastidiosi.

Ovvio che per ora mi limiterò a dare sommarie indicazioni, parlerò più ampiamente di queste cose nel corso del tempo. Altrettanto ovvio è che al momento dovrete credermi sulla parola, scriverò nei futuri articoli le argomentazioni necessarie a suffragare quanto andrò qui ad affermare. D’altra parte perchè mai non dovreste credermi? Così come un qualsiasi discente da piena fiducia al proprio docente, così come gli allievi di un corso di arrampicata si fidavano ciecamente delle istruzioni che impartivo loro anche quando le stesse potevano apparire illogiche, così come chiunque non conosca un argomento o una materia si affida alle parole di chi, al contrario, possiede le adeguate conoscenze e competenze, ecco, così come in tutte queste situazioni e in tantissime altre, dove qualcuno deve necessariamente dipendere dalle parole di altri e a queste concedere, almeno in via provvisoria, lo status di verità, anche qui, ora, chi mi legge deve inevitabilmente concedermi la sua provvisoria massima fiducia.

Perché mai dovrei imbrogliare? Perché mai dovrei dire cose false o comunque non del tutto vere? Non farei altro che danneggiare la causa per la quale ho creato questo blog, la causa alla quale sto dedicando una buona parte del mio tempo libero. Le bugie, dice un vecchio detto, hanno le gambe corte, non potrei certo portarle avanti a lungo. La sintesi qui necessaria può far apparire alcune affermazioni forse un po’ troppo superficiali, forse un po’ troppo di parte, forse un poco avventate e categoriche, ma date tempo al tempo e il tutto verrà adeguatamente motivato, verranno meglio specificati i contorni delle cose, verrà messo sul piatto della bilancia tutto quanto ci vada messo, pro e contro il nudismo. Pazienza, tutto verrà esaminato e a tutto verranno date le necessarie e opportune risposte.

Tenendo in debito conto quanto detto, veniamo alle questioni che voglio qui mettere in buona evidenza…

Iniziamo precisando che il blog non parlerà di sesso e pornografia. Il nudismo non è un preludio alle attività sessuali, lo sarà la nudità ma non il nudismo. Chi pratica il nudismo non lo fa per mettere in mostra la propria mercanzia e la propria virilità; certo può benissimo essere che in una spiaggia nudista, o in altri luoghi dove si pratica il nudismo, nascano delle amicizie anche intime e che il tutto possa quindi portare a successivi incontri con finalità sessuali, ma questo è quanto avviene, e viene considerato assolutamente normale, in qualsiasi ambito non nudista.

In secondo luogo il blog non vuole fare esibizionismo o invitare all’esibizionismo. E’ un errore un po’ troppo diffuso il guardare al nudista come ad un esibizionista. Il nudismo non è di certo finalizzato all’esibizione, d’altra parte che esibizione può esserci dove nessuno bada alla nudità altrui? E’ vero che qualcuno possa anche iniziare spinto da questo più o meno inconscio desiderio, ma la frequentazione dell’ambito nudista tende inevitabilmente a spegnerlo, visto che, come già accennato, di certo non ottiene l’ammirazione desiderata, non ottiene quello che per un esibizionista è indispensabile: la reazione degli altri, sia essa di compiacimento che di fastidio.

Poi andiamo a chiarire che il blog si rivolge a tutti, nudisti e, soprattutto, non nudisti, senza nessuna distinzione. Il nudismo è pratica aperta e indicata a chicchessia, senza differenze di età, di sesso, di costituzione fisica e di qualsiasi altra natura. Non esistono controindicazioni allo stare nudi, ovviamente nei limiti concessi dalla temperatura, ma soprattutto nessuno giudica l’aspetto degli altri. E’ questa una regola basilare e storica del nudismo, resa fattibile proprio dagli obiettivi del nudismo e alla quale facilmente tutti arrivano ad adeguarsi. Non c’è motivo di preoccuparsi del proprio “apparire”: i nudisti badano solo all’essere!

Infine altra piccola precisazione assai importante, dal momento che esiste un’obiezione spesso messa in campo per dire no al nudismo: i bambini. L’accesso al sito è libero, cioè non è vincolato alla dichiarazione di maggiore età, intanto perché è possibile creare solo barriere ideali, nulla impedisce ai minori di procedere ugualmente, poi perché in questo blog i minori non troveranno nulla di turbativo. La questione “minori”, infatti, è un’opposizione che non tiene conto della realtà pratica del nudismo, una realtà dove si vede che una discreta parte dei praticanti sono intere famiglie: nonni, genitori e figli tutti insieme, tutti nudi, tutti tranquilli e sereni. I minori non hanno motivo d’essere turbati dalla nudità altrui, anzi, specie per i più piccoli, non ancora condizionati dalla società e dagli amici, la nudità viene vissuta in modo molto naturale e proprio non badano alla nudità delle altre persone. Ad essere turbati dal nudismo sono piuttosto gli adulti, alcuni adulti, questi non sapendo come giustificarsi tirano in ballo la questione dei minori, ben sapendo che possono con questa avere facile presa sull’opinione pubblica.

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