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Storia di un viaggio nella cultura


Premessa

L’insieme è certamente costruito, ma ogni singola scena, anche quella della giornalista (e per intero), è assolutamente reale, da me stesso vista su servizi di riviste culturali, in trasmissioni televisive sempre culturali, nei documentari di arte, nella realtà visitando palazzi, castelli, musei e chiese. Pertanto l’unica forzatura, comunque debole, è l’aver montato il tutto in un unico scenario ed evento.


Mattina di un giorno d’estate, la casa è in fermento, mamma Pina e papà Lucio stanno accalcando le valigie nel giardinetto, i figli Lunetta e Michele stanno rumorosamente terminando di fare colazione felici di partire per la breve vacanza del fine settimana. Partiti, il viaggio non lunghissimo si svolge regolarmente, unico inconveniente l’arrivo a destinazione sotto la pioggia: “speriamo che domani smetta, altrimenti addio spiaggia e bagni in mare”.

Giunta è la sera e, trepidante, la famiglia ascolta le previsioni per il giorno dopo, purtroppo è previsto un tempo decisamente brutto con mare mosso e temperature poco confortevoli: “che facciamo?” Veloce consulto, varie idee vengono esposte, alla fine la decisione è presa: visto che in zona ci sono alcuni musei si dedicheranno all’esplorazione culturale.

Mattina, la famiglia arriva nell’antico borgo, il passaggio pedonale tra le mura ancora esistenti avviene attraverso un grosso varco a volta le cui colonne di sostegno sono composte da due statue di robusti e nudi giovanotti. Una giovane coppia è ferma, accosta a una delle due statue, un altro turista li sta fotografando, loro due con un bel pene che ciondola dietro e in mezzo alle loro teste. La mamma, esperta d’arte, spiega al marito e ai figli cosa le due statue rappresentano e tutti le osservano totalmente indifferenti alla loro nudità.

Photo by Dominika Roseclay on Pexels.com

Passate le mura un vialetto contornato da una siepe guida il cammino verso le case poste poco lontano, ogni tanto una fontanina composta da un giovane putto dal cui pene l’acqua sgorga copiosa dando refrigerio alla sete dei due bimbi.

Prima delle case si apre una larga piazzetta, al centro troneggia una copia del David di Michelangelo, sotto di essa una giornalista sta registrando la diretta di un servizio per una trasmissione culturale. Un capannello di turisti osserva la scena, sul monitor di servizio si vede quanto l’operatore sta riprendendo: primo piano di viso e spalle della giornalista contornati dalle nude gambe del David e, subito sopra la testa, spuntano lo scroto e il pene. Senza nessuna preoccupazione la giornalista imperterrita continua nella sua presentazione, poi si gira e inizia a decantare la maestria dello scultore, l’inquadratura, partendo dai genitali, pian piano si alza, poi ridiscende fino ai piedi infine si rialza soffermandosi con un campo leggermente più lungo sul centro, ovvero addome e pube. La giornalista rientra nell’inquadratura ponendosi di profilo e… magistralmente la sua bocca risulta ad altezza pene e così resta per il resto della presentazione.

Photo by Mark Neal on Pexels.com

La troupe televisiva ha terminato il suo lavoro, la famiglia, insieme agli altri che si erano fermati ad ascoltare, si rimette in cammino e, varcando la porta contornata da nudi angioletti entra nel museo. La prima stanza assomiglia a un lungo corridoio, da un lato grossi finestroni, dall’altro una ventina di statue che rappresentano uomini e donne, ovviamente rigorosamente nudi e con i genitali ben modellati. Mamma, soffermandosi qualche minuto davanti ad ognuna, illustra al resto della famiglia il valore di queste statue accarezzandone le forme per meglio sottolineare il fine lavoro degli scultori, ovviamente non trascura i genitali.

Nella seconda stanza sono esposti diversi antichi quadri, in tutti il nudo compare, a volte come piccolo dettaglio di sfondo, altre volte come forma base della composizione: donne al bagno, banchetti più o meno sontuosi (in uno tutti, uomini e donne, sono nudi), scene di caccia, scene di devozione religiosa, eccetera. Tutti i presenti guardano con ammirazione le varie opere, nessuno pone l’accento sulla nudità che è accettata, ritenuta fondamentale, per nulla volgare ne tanto meno fuori luogo.

La visita prosegue con la stessa identica formulazione: nudi, nudi, tanti nudi, di uomini, di donne, di bambini, giovani, adulti e anziani, di corpi d’ogni forma e corpulenza, con peni, scroti, mammelle e vulve quasi mai nascosti.

Un giorno il direttore di un museo, nel quale avevo portato il gruppo di Mondo Nudo, alla richiesta di poterci mettere nudi rispose: “non è possibile, il museo è cultura e la cultura non ammette nudità”. Ah si, forse quel direttore si è perso qualcosa!

La nuda verità!


Nell’arte ecclesiastica il nudo rappresenta la purezza. Nell’arte generica il nudo rappresenta l’eleganza o la semplicità. Nella danza il nudo viene utilizzato per visualizzare l’armonia o la forza. Nel teatro il nudo viene utilizzato per evidenziare la naturalezza o l’assenza di barriere. Nella comunicazione il nudo viene utilizzato per identificare la correttezza o la verità. Insomma, la stragrande maggioranza dei riferimenti al nudo vengono utilizzati in chiave assolutamente positiva.

C’è da meditare!

 

L’arte nel nudo


Impossibile non restare ammaliati da questi video ed è altrettanto impossibile non ammettere che i vestiti avrebbero assai sminuito la bellezza, la comunicatività, il coinvolgimento, le sensazioni: il corpo nudo permette di apprezzare ogni più piccola movenza muscolare, ogni più piccolo respiro, l’equilibrio dell’insieme e del dettaglio; l’assenza del più piccolo brandello di stoffa lascia intatta la continuità dell’armonia dei corpi e delle movenze; la visualizzazione di quelle parti ostinatamente e insulsamente tenute solitamente coperte dona leggerezza allo sguardo che può liberamente muoversi attraverso l’insieme, apprezzandolo nella sua pura completezza anziché volgarmente soffermarsi sul singolo dettaglio .

Il corpo è arte e l’arte non si può coprire, l’arte non va nascosta, l’arte non può offendere, l’arte non può essere malizia, l’arte è qualcosa da mostrare, senza paura, senza ritegno, senza reticenza.

“L’arte nel nudo”!

”L’arte nel nudo” sarà uno dei temi che noi di Mondo Nudo porteremo avanti all’interno del progetto “Zona di Contatto” (seguine qui lo sviluppo), un tema che ci vedrà proporre e organizzare, insieme alle strutture che vorranno ospitarci, dei momenti magici dove i corpi domineranno la scena e dimostreranno l’arte che è in loro.

“L’arte nel nudo” permetterà di riscoprire quell’arte, quella perfezione di proporzioni e funzioni che esiste nella natura, quell’aperta accettazione di tutto quel che cresce, di tutto quel che c’è, e non solo dei pini perfetti o dei nodi contorti e poi verniciati, quell’attenzione quasi esclusiva all’uomo e al suo corpo, disvelandolo nella sua perfezione, portandolo alla luce del sole, fuori dal nascondimento in cui è tenuto.

È negli intenti di una mostra far scoprire l’arte, anche in quel che è più impensato o quotidiano, sublimare un attimo, cogliere un flusso di comunicazione anche in un gesto, in una posa banale. Così, materialmente, “l’arte nel nudo” si svilupperà con delle mostre d’arte mista (foto, disegni, quadri, sculture, body painting, sculture vive, eccetera) incentrate sulla figura umana nella sua forma essenziale e più naturale, nella sua veste più semplice e spontanea, nella sua unica e vera espressione artistica: nuda.

Ma non ci limiteremo all’esposizione che lascia separata l’espressione dalla comprensione, l’opera dall’osservatore e l’osservatore dall’opera. Una mostra deve coinvolgere, l’arte dev’essere vissuta, pertanto in “l’arte nel nudo” gli stessi visitatori saranno parte della mostra, gli uni mostrando agli altri l’arte che è in loro. Lettori esperti e musiche opportune si alterneranno fra loro per creare armonia nell’armonia, per suggerire pose e movenze, per stimolare il visitatore a diventare opera e l’opera a diventare visitatore.

“L’arte nel nudo”!

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