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Sei quotidiane (nude) azioni che ti migliorano la vita


1a

Il risveglio è preludio alla giornata, usalo bene, vivilo al meglio: lascia respiro al corpo

2a

Il mattino è il fiato della vita: lascia che ti avvolga e assorbilo interamente

3a

Il lavoro vestito è veleno per il corpo, quando puoi disintossicati

4a

La sera è la porta del sonno, spalancala

5a

La notte è il riposo del corpo e della mente, non stressarla con le vesti

6a

La natura è purezza, adeguati

Perché il nudismo è salutare


Il nudismo è salutare perché…

  • I tessuti sintetici e i coloranti sotto l’effetto della luce, del calore e del sudore rilasciano tossine.
  • Le tossine rilasciate dai tessuti e dai coloranti degli abiti a contatto con la pelle vengono in gran parte direttamente assorbite dall’epidermide.
  • Le tossine rilasciate dagli indumenti esterni si diffondono nell’aria e le respiriamo.
  • Le tossine che non assorbiamo e non respiriamo vengono trasportate dal vento e si depositano al suolo finendo con l’intossicare anche gli alimenti.
  • Mangiando alimenti intossicati assorbiamo ulteriori veleni.
  • I tessuti, per quanto traspiranti possano essere, lo sono sempre meno della nuda pelle.
  • Sui vestiti a contatto con la pelle permane sempre una certa quantità di sudore.
  • Il sudore mantenuto dai vestiti provoca una macerazione della pelle e la proliferazione di batteri e funghi.
  • Macerazione della pelle e proliferazione di batteri e funghi determinano l’insorgere di irritazioni epidermiche o addirittura di vere e proprie malattie della pelle.
  • Isolando dalla luce solare i vestiti certo proteggono dalle scottature ma nel contempo riducono notevolmente la produzione spontanea di vitamina D, elemento importantissimo per la salute delle nostre ossa.
  • Isolando dal freddo e dal vento i vestiti ci proteggono da malattie di raffreddamento ma nel contempo riducono in modo esponenziale la nostra naturale capacità di termoregolazione.
  • Alterando la nostra naturale capacità di termoregolazione i vestiti ci rendono così meno rispondenti alle variazioni di temperatura per cui…
  • Col freddo abbiamo bisogno di vestirci sempre di più e al primo errore ci ammaliamo.
  • Col caldo i vestiti ci fanno sudare molto più del necessario.
  • Con l’ulteriore contributo delle mutande, in ogni situazione viene a mancare una temperatura pressoché costante in testicoli o ovaie, condizione assolutamente necessaria alla loro migliore efficienza e alla loro buona salute.
  • Anche un semplice costume provoca tutti i problemi sopra menzionati, in particolare il costume trattiene a lungo umidità e sabbia provocando ancor più degli altri vestiti macerazione della pelle, proliferazione di funghi e batteri, fastidio, irritazioni e malattie della pelle.
  • I vestiti inducono o implementano il fastidio verso la visione del corpo nudo generando di fatto un’innaturale stato di malattia sociale.
  • I vestiti inducono o implementano il rifiuto del proprio aspetto generando pericolose malattie come bulimia e anoressia.
  • I vestiti, nascondendo le loro debolezze fisiche, donano forza e coraggio ai soggetti predisposti al bullismo e alla presa in giro.

Fastidio per il nudo e autolimitazione nudista


Affermare che bisogna rinunciare al nudo ogni qual volta sia ipotizzabile la possibilità di turbare qualcuno è come dire alle donne che è colpa loro se vengono violentate.

Contraddittorio e discriminatorio… “io” devo sopportare il fastidio di vedere vestiti ovunque, anche dove proprio sono inutili, e “lui” non può sopportare il fastidio del vedere “me” nudo!

Nessuno si è mai sognato di imporre alla società il fastidio per, ad esempio, i ragni eppure lo si è fatto per il nudo.

La convivenza è possibile!

Chi subisce patisce!


Sulle reti sociali stanno rifacendosi numerosi i messaggi che invitano coloro che hanno riabbracciato la naturalità del nudo a non spogliarsi fuori dai contesti prettamente nudisti (o naturisti, sic!), a rivestirsi quando arrivano persone vestite, a… a… a… altri atteggiamenti similari dove il nudo cede spazio al vestito.

Il concetto che viene messo a giustificazione di questi inviti è il rispetto per gli altri, ma può questo realmente definirsi rispetto o piuttosto è solo sottomissione?

Rispetto è permettere agli altri di fare quello che vogliono, quindi rispetto è lasciare vestito chi non vuole spogliarsi (cosa, per inciso, normalmente vietata nei centri riservati al nudo, sic!) e lasciar stare nudo chi vuole spogliarsi; rispetto è non pretendere di stare nudi in casa d’altri (un luogo pubblico, però, è casa di tutti, per cui non è casa d’altri); rispetto è non pretendere che tutti debbano stare vestiti; rispetto è lasciare che ognuno viva la propria vita esattamente come desidera; rispetto è capire, comprendere, accettare, restare indifferenti a tutto ciò che, pur non rientrando nella sfera del nostro gradimento, comunque non ci apporta veri danni materiali (e un fastidio non è un danno); rispetto è empatia senza rinuncia. Tutto il resto non è rispetto ma solo sottomissione.

Stare vestiti in luoghi pubblici, ovviamente in assenza di leggi che lo vietino espressamente, solo perché si presume che qualcuno possa offendersi non è rispetto, è non farsi rispettare, quindi è sottomissione.

Stesso dicasi per ogni azione di rivestimento all’arrivo di altre persone ipoteticamente non nudiste, e qui ci possiamo aggiungere anche altre due considerazioni:

  • magari invece sono nudiste e ci siamo rivestiti per niente;
  • magari pur non mettendosi nude rispettano chi vuole stare nudo e abbiamo rinunciato a comprenderlo;
  • rivestirsi all’arrivo di altre persone, specie quando queste già ci hanno siti nudi, non fa altro che intensificare negli altri il concetto del nudo come cosa sporca e da nascondere, quindi inibisce ogni possibilità di rinormalizzare la nudità

Il rispetto dev’essere e può essere solo bidirezionale altrimenti non è rispetto ma solo sottomissione.

Ribellioni alla nudità e agli eventi nudisti (per inciso sempre e solo di piccole fazioni di persone che, quindi, non rappresentano l’idea della maggiorana, sono solo capaci di gridare e farsi intendere, in questo favorite dall’eventuale remissivo silenzio della controparte), ci saranno sempre finché si continuerà a divulgare un concetto di rispetto basato su queste fondamenta, finché si accetterà la resa e la sottomissione.

Nessuna conquista sociale, nessuna evoluzione è avvenuta senza che una parte un poco forzasse l’altra, senza creare malumori, senza fatica e senza sudore!

Chi subisce patisce, detto inequivocabile che non andrebbe mai dimenticato e disatteso, senza ovviamente cadere nell’eccesso: non andiamo, per fare un solo palese esempio, (per ora, in futuro magari anche, mai dire mai!) a metterci nudi in una piazza urbana.

#nudiènormale

Un falso problema


Chi non vive la realtà del nudo sociale ha talvolta un dubbio che, appena possibile, si trasforma in una domanda: “e se ho un’erezione spontanea?” Similare questione, scorrendo nelle reti sociali e sui blog, appare essere un argomento alquanto dibattuto anche tra coloro che si dicono nudisti o naturisti.

Se per i primi ci può stare, per i secondi mi sovviene il dubbio che, invero, frequentino ben poco l’ambito realmente nudista o abbiano delle perversioni o stiano solo cercando una scusa per pubblicare fotografie di peni eretti: in vent’anni di nudo sociale portato in vari contesti, da quelli espressamente nudisti a quelli di abbigliamento facoltativo, dai raduni con diverse centinaia di persone a quelli di poche persone, dalle spiagge alle escursioni in montagna, dalle saune alle cene o pranzi, e via dicendo mai, e ribadisco mai, mi è capitato di vedere un’erezione, MAI!

P.S.
Qualcuno a questo punto sarà subito pronto a rilevare la cosa, quindi diciamolo ben chiaro… Le pubbliche erezioni non spontanee sono state escluse dal contesto in quanto appartengono ad ambienti e ambiti che con la filosofia del nudo sociale hanno nulla a che fare, a personaggi che non sono assolutamente iscrivibili nella schiera di coloro che hanno abbandonato le vesti per una sana educazione al nudo: dei vili infiltrati diseducati alla normalità del corpo proprio da una società che rifugge dal nudo.

Normalità sociale


Giusto gioire per ogni nuovo spazio, spiaggia o altro, in cui viene autorizzata la nudità, però non dimentichiamo che l’isolamento del nudo in spazi confinati è pur sempre una situazione anomala, la normalità dovrebbe essere, anzi, è quella del nudo libero sempre, comunque e ovunque!

#nudiènormale

Corpo nudo


Un corpo nudo è solo un corpo nel suo stato di normalità: senza vestiti. Ogni altra attribuzione è solo una innaturale illazione di chi la genera, la attribuisce, la concepisce!

Foto di Solzi Attilio

Rinormalizzare il nudo


Per rinormalizzare il nudo c’è bisogno di nudo e…

non bisogna farsi dominare dalla paura d’essere giudicati;

non bisogna nascondersi dentro immagini senza testa e dietro parole alternative;

non bisogna aver paura di utilizzare parole come nudo, nudità e nudismo.

#nudiènormale #nudièmeglio

Una semplice questione di logica (linguistica, comunicativa e altro)


Finché per fare riferimento alla nudità si userà erroneamente la parola naturismo anziché quella corretta di nudismo, il nudo non potrà mai essere rinormalizzato.

Lezioni di moralità


La nebbia incombe sugli animi offuscando l’intelletto

Quantomeno ridicolo, se invero le questioni in gioco non fossero talmente serie da doverci piangere, che, a fronte della nostra semplice e naturale nudità, ci vengano fatte lezioni di moralità da chi tollera, accetta o addirittura promuove…

  1. la pubblicazione di fotografie che ritraggono primi piani di vulve, mammelle e sederi femminili, certo ricoperte da mini costumi ma pur sempre evidenti e chiaramente riprese per evidenti scopi di maschilista e becera soddisfazione pseudo orgasmica;
  2. programmi televisivi e pubblicità che ricorrono alla oggettivante sessualizzazione del corpo femminile;
  3. l’insultare, anche pesantemente, chiunque non sia conforme a certi canoni di aspetto o di pensiero;
  4. la violenza sulle donne e sui più deboli;
  5. le forme più o meno evidenti di intolleranza (religiosa, culturale, di genere, razziale, eccetera);
  6. l’omofobia;
  7. il razzismo;
  8. l’utilizzo di parole di genere militare (come guerra e nemici) per indicare e promuovere azioni sociali o politiche;
  9. il ricorso alla mistificazione e alla bugia per affrontare il contraddittorio e conquistare ragione;
  10. la diffamazione, l’ingiuria e la calunnia.

Sic!

Come Natura insegna #nudiènormale #nudièmeglio

Come Natura insegna!

Risveglio di primavera


Primavera s’avanza
mille colorate corolle s’aprono al sole
cuori profumati si espongono al mondo
ascoltar si deve il natural richiamo
corpi gaudenti
ignudi si fanno!

Emanuele Cinelli, 3 aprile 2019

#Nudiènormale


Il nudo non è un momento, il nudo è il tutto.
Il nudo non è una stravaganza, il nudo è la nostra essenza.
Il nudo non è nemmeno una scelta di vita, il nudo è la vita.
Insomma, per farla breve…
Il nudo è la normalità!

Sacro e profano


Nulla è più sacro di ciò che dà la vita, nulla è più profano dei tabù che ne impongono la reclusione nell’abito.

Nulla è più sacro dei genitali, nulla è più profano della vergogna che li riguarda.

Nulla è più sacro del nostro corpo, nulla è più profano dell’abito che lo copre!

#nudiènormale

#nudièmeglio

L’ebbrezza


Come graditissimo regalo di Natale ricevo questo bel racconto di (auto) iniziazione al nudo e con immenso piacere lo giro a tutti i miei lettori, in particolare a quelli che, ancora, sono titubanti, che, ancora, esitano a prendere la decisione di togliersi le vesti e assaporare il piacere di un corpo interamente libero, l’incredibile sensazione di respiro totale che solo il nudo può dare.

Foto di Attilio Solzi (archivio Mondo Nudo)

Avere 19 anni e trovarsi di fronte ad un annullamento quasi totale di momenti “forti” nella propria emotività è devastante. E non parliamo di un alienato, ma di un teenager quasi normale, se non fosse per una patologia purtroppo tanto comune quanto atroce: il diabete, diabete tipo 1 per l’esattezza. Che giusto per far chiarezza è una malattia autoimmune scaturita per lo più da “falle” genetiche, e che non dipende assolutamente, come spesso si sente dire, dall’aver mangiato troppi dolci o cose del genere. Per farla in parole povere una parte del pancreas non funziona più, perché il tuo stesso sistema immunitario la vede come qualcosa di estraneo, e la distrugge! Già qui siamo davanti a qualcosa di molto triste se ci fermassimo a pensare… Tutto ciò porta a non produrre più l’insulina che altro non è che l’ormone che permettere di mantenere costante (insieme al glucagone) il livello di glucosio nel sangue, ovvero lo zucchero che le nostre cellule utilizzano come fonte di energia. Ora detta così non porta con sé tutti i reali problemi che per un diabetico effettivamente esistono dietro la parola diabete. Dietro di sé ci sono, infatti, tante altre problematiche di tipo fisico ma anche psichico.

Ma non è di tristezza e rassegnazione che si voleva parlare, quanto dell’ebbrezza, quella bella e sana, che alla fine dei conti muove realmente in mondo. Si parte dall’essere un diciannovenne diabetico quasi atrofizzato al dolore per poi ri-trovarsi ri-svegliato dai piaceri che soltanto la vita da nudista riesce a donarti, ancor meglio se il nudismo va oltre e si spinge in una concezione naturista. Ecco a voi le “memorie”:

Tutto è iniziato una mattina di luglio di due anni fa. Senza un motivo ben preciso mi sveglio molto presto, ancor prima che il sole faccia il suo arrivo e decido categoricamente di testare la filosofia naturista che ormai da qualche anno avevo attentamente studiato tramite internet, attraverso articoli e forum, all’interno dei quali leggevo quelli che in realtà erano stati dai sempre i miei pensieri e le miei idee. L’unico rammarico era quello di dover vivere l’esperienza da solo, senza alcuna figura che facesse me da mentore o semplicemente da compagno di avventure. Ma non mi ci soffermo su molto. Prendo il necessario e parto. Mentre sono alla guida sono carico di incertezze e allo stesso tempo euforico. A tratti ho una sorta di spasmi che non ho mai capito se dovuti all’ebbrezza o al fresco di prima mattina. La mia meta è la tanto decantata spiaggia del Troncone di Marina di Camerota, a circa un’oretta di auto dal posto in cui vivo. Arrivo che non sono nemmeno le 6 e 30 e stranamente trovo già qualcuno. Un signore che ha del pittoresco già con l’ombrellone bello che piantato nella spiaggia, un piccolo zainetto di quelli per contenere la colazione e naturalmente nessun costume. A parte la stranezza di trovare già qualcuno che popolasse la silenziosa e mitologica spiaggia, contenuta tra altissimi costoni di roccia ed un mare da far invidia le tanto paparazzate isole tropicali, inizio a sentirla, anzi ri-sentirla (visti i tremori avverti in auto) la tanto agognata ebbrezza: mi libero immediatamente di tutto e testo, avido di quelle emozioni che tanto ricordano il momento in cui venni al mondo, l’accarezzare gelido del mare di prima mattina sul mio corpo. Ma per davvero, non come ero abituato a fare, per davvero. L’ebbrezza e lì che prende il sole al mio fianco, mi accompagna per tutta la giornata e la cosa mi gratifica non poco. Ormai quella spiaggia fa parte di me ed ho imparato a conoscerla insieme ai tanti siti dedicati ai “nudi” disseminati in tutta Italia, ma di questo magari ne riparleremo…

Diffondere il nudo


Segretando e segregando il nudo si ottiene solo di supportarne la visione maliziosa!

abandoned ancient antique architecture

Photo by Pixabay on Pexels.com

Rinormalizzazione del nudo


C’è un unico modo per rinormalizzare il nudo: il vestito come opzione facoltativa ovunque.

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Sacralità del nudo


Il (corpo) nudo è sacro e sacralità, colpevolmente assurdo insultarlo, deriderlo, sfruttarlo, temerlo, proibirlo; assolutamente doveroso amarlo e rinormalizzarlo.

“Nudi come San Francesco” spot di Toscani per Benetton (CorriereTV)

Ma perchè?


Ma…

Ma perché metti la cravatta se poi ogni tre per due devi passarci dentro il dito per dare sollievo al collo?

Ma perché porti la minigonna se poi devi abbassarne il bordo ogni due minuti?

Ma perché porti la gonna lunga se poi ogni tot devi agitarla per dare respiro alle gambe?

Ma perché porti le mutande se poi devi tirane gli elastici ogni dieci secondi?

Ma perché mangi vestito se poi devi metterti il bavaglione o il tovagliolo per non sbrodolarti?

Ma perché metti il costume da bagno se poi devi cambiartelo ad ogni più piccola entrata in acqua e sei sempre dietro a svuotarlo dalla sabbia?

Ma perché usi il costume se poi ad ogni primavera devi torturarti con la prova costume?

Ma perché ti vesti se poi devi essere preoccupato di quello che dice la moda?

Ma perché ti vesti se sei a casa tua e, magari, anche da solo?

Ma perché ti vesti se poi devi cambiarti ogni quattro ore perché i vestiti sono sudati?

Ma perché ti vesti se poi devi sbuffare per il mancato respiro del corpo?

Ma perché ti vesti se poi devi brontolare per il fastidio del condizionatore?

Ma perché vivi vestito se devi continuamente mostrare fastidio per gli abiti che indossi?

Perchè?

#nudiènormale #nudièmeglio

Che schifo il nudo!


 

Proposta indecenteSocial, quotidiano generico, post sul nudismo, tra i diversi commenti positivi o indifferenti ne spicca uno di una ragazza: “ma che schifo, proprio mi darebbe fastidio se in spiaggia mi trovassi a fianco un uomo con la banana al vento o una donna con la topa in bella mostra”. Ci si potrebbe immaginare una ragazza che disprezza il sesso e che vive nello stile di una suora di clausura e invece no, invece scopro che apprezza le foto e i post sul sesso, che pubblica lei stessa materiale di questo tipo, che utilizza normalmente un linguaggio scurrile! E allora, che forse il pene va mostrato solo quando è turgido e la vulva solo quando è bagnata?  Che forse mentre si sta facendo sesso il corpo è diverso da quello di quando si è tranquillamente stesi nudi in una spiaggia o di quando si cammina per un sentiero o di ogni altra situazione che non abbia nulla a che fare con l’attività sessuale? Suvvia!

#nudiènormale #nudièmeglio

Parlare o tacere? La scuola del monte!


È una bella giornata di prima estate, l’umidità della sera inizia a rubare il posto al calore degli ultimi raggi di sole, una luce rossastra dipinge le cime degli alberi e le distese dei pascoli, gruppi di mandrie al pascolo ancora rompono il silenzio con il sordo rumore dei loro campanacci. Ai bordi del sentiero si chiudono le colorate corolle dei fiori lasciando al viandante solo il sapore del loro tenue profumo, piccole gemme di rugiada appaiono sui petali e sulle foglie, ombre sfuggenti attraversano la traccia per nascondersi sotto i sassi o tra gli alti fili d’erba. Già da un paio d’ore sto camminando in direzione della prima vetta di un lungo anello alpino, il mio nudo corpo offerto alla nuda montagna ne riceve sollievo e fragranza, le luci della valle si sono accese e posso notare il frenetico movimento dell’urbe, al contrario il mio incedere ancorché veloce è assai più tranquillo, solo il ritmo della natura compone lo spartito musicale che mi guida e mi comanda.

Metri e chilometri sono ormai sfilati sotto i miei piedi, minuti e ore sono ormai girati sul quadrante del tempo, il mio cervello impavido divaga tra le immagini che penetrano gli occhi e i pensieri che inondano la mente, sono nel contempo impegnato e distratto, impegnato a seguire le tortuose giravolte del pensiero, distratto dal porre attenzione alle umane turbe. All’improvviso, dall’ennesima curva nascosta dal bosco, appaiono due persone, un uomo e una donna lentamente mi si avvicinano, mi guardano stupiti, non si fermano, non deviano, non si girano, semplicemente avanzano. Ci incrociamo, lo stretto sentiero m’induce a cedere loro il passo, mi sfiorano, l’uomo mi guarda in viso, la donna mi esamina dall’alto al basso soffermandosi al centro prima di tornare sul viso, cordialmente ci salutiamo e, senza altro proferire, ognuno prosegue per la sua strada, loro verso valle, io verso il monte.

Avanza la notte, il conico fascio di luce emesso dalla frontale cattura il mio sguardo e la mia attenzione, tenui colori contornati di nero fra i quali spiccano piccole macchie colorate, spruzzi di vernice lasciati da un eretico pittore. In alto l’ombra della vetta si staglia contro il pallido chiarore del cielo stellato, sembra volermi impressionare, sembra volersi dichiarare irraggiungibile, dolcemente la guardo chiedendole permesso, la mia mente e la sua si mettono in risonanza, sento la sua forza scivolare nella mia debolezza, cambiarla, mutarla in calda intraprendenza, scioglierla in vigorosa sicurezza: mi sono umilmente e totalmente esposto alla montagna e la montagna mi ha accettato, la montagna mi ha aperto le porte che portano nel suo magico regno, la montagna mi ha cantato il suo invito indicandomi la strada da percorrere. Montagna nella montagna, nuda entità nella nuda natura, semplice essenza nella splendida solitudine del monte, fusione di menti e di corpi, compenetrazione di energie, sommarsi di sensazioni ed emozioni che mi accompagnano fino alla vetta e ancora oltre, nella ripida e complessa discesa e nella successiva risalita.

Altro monte, altra vetta, il crepuscolo del mattino ha rotto gli induci e il sole allunga il suo rosso e caldo abbraccio. Disteso sulla piccola solitaria cima lascio che la luce e il fuoco invadano la mia pelle, tutta, indistintamente tutta, qui non esistono timori, la montagna non conosce perversioni, la natura non impone limiti, ci sono solo libertà e reciprocità, il reciproco rispetto, la reciproca conoscenza, la libertà d’essere sé stessi, la libertà dai fastidi e dai peccati, la libertà dall’ipocrisia, dal concetto di pudore creato dall’uomo per l’uomo ma ignoto alla natura. Senza vergogna il monte mi osserva, una marmotta fa capolino dalla sua tana, un camoscio si avvicina, un ignoto rapace mi saluta col suo stridulo grido, i fiori mi mostrano il loro cuore dorato, piccoli insetti appaiono dall’erba che mi circonda, una formica mi solletica le natiche, una cavalletta salta sul mio pube, una farfalla gioca con le dita dei miei piedi, una mosca impenitente atterra sul prepuzio del mio pene.

Vola il pensiero, purtroppo torna a incontri diversi, all’incontro con la vergogna, con le preoccupazioni e i pregiudizi, con i subdoli condizionamenti e gli opportunismi mascherati da scientifico dovere, con un concetto unilaterale di rispetto e di diritto: “il nudo è male“, “il nudo è solo esibizionismo”, “non ho niente contro il nudismo ma non è pratica socialmente accettabile”, “bisogna rispettare chi prova fastidio per il nudo e praticarlo solo in casa o in posti accuratamente mascherati”, “mi sembra se ne parli troppo”, “è (solo) un modo di passare il tempo come un altro”, “parlarne lo rende innaturale”, “non cerco di convincere altri perché non tutti lo capiscono e in ogni caso lo si capisce solo dopo averlo provato, le discussioni sono inutili”, “parlerei dello stile nudista solo con chi intende accostarsi, senza sbandierarlo ai quattro venti perché non a tutti interessa”, “perché una persona dovrebbe forzatamente aprirsi e desensibilizzarsi al nudo”, “parlare di nudismo è una forzatura”, “va rispettato anche chi non vuol essere desensibilizzato”, “non possiamo che accettare il fatto di non poter stare nudi quanto vorremmo, in ogni luogo e in ogni momento”, “è proprio l’impossibilità a goderne a moltiplicare il piacere di spogliarsi quando questo è possibile”, “la felicità e il piacere sono fatti di brevi momenti non di lunghi periodi”. Perché non s’impara dal monte e dalla natura? Perché non è possibile accettare che ognuno sia semplicemente libero di fare quello che gli pare, di stare come meglio preferisce, nudo, vestito o in una qualsiasi via di mezzo? Dove sta il problema? Fastidio? Avete provato a capire da dove nasce questo fastidio? Ci si rede conto che l’origine è relativamente recente? Ci si chiede perché ci si debba necessariamente conformare a quello che, alcuni secoli or sono, qualcuno ha deciso dovesse essere? Ci si chiede se sia lecito elevare a stato sociale di norma una palese fobia (qualsiasi fastidio diviene fobia nel momento in cui non è controllabile e ci si deve necessariamente proteggere)? Ci si chiede come possa essere ritenuto precetto naturale un qualcosa che invero non è una costante di tutte le culture e di tutte le genti? Perché mai dovrei essere io a chiedermi perché gli altri non si conformano al mio stile di vita e non devono al contrario essere gli altri a chiedersi perché io preferisca stare nudo? Perché la società deve domandarsi (e domandarmi) quale senso può avere stare nudi? Non sarebbe forse meglio che si chiedesse se ha veramente senso stare sempre vestiti? Sicuri che sia solo un passatempo? Dove sta scritto che il piacere e la felicità siano fatti di soli brevi momenti? Chi l’ha detto che lo stare nudi sia solo un piacere e/o una felicità? Non potrebbe (dovrebbe, è) essere un’esigenza intrinseca, l’espressione massima della nostra naturale normalità? Perché mai chiedere la condivisone degli spazi dovrebbe essere una forzatura verso chi ne prova fastidio? Perché mai parlarne dovrebbe essere una mancanza di rispetto verso chi non sopporta il nudo? Non sono invece delle opportunità? Non è forse vero che la comunicazione è il fondamento essenziale della socializzazione? Non è forse vero che la negazione dei diritti coincide con le limitazioni e non con le aperture? Non è forse vero che poter fare qualcosa è ben diverso dal doverlo fare? Che il poter fare non obbliga a fare? Che nella possibilità di fare chiunque può trovare il proprio spazio e sentirsi rispettato? Perchè devo solo accettare? Perchè dovrei per il nudo applicare una logica completamente diversa da quella applicata in altre situazioni più o meno recenti?  Lo si nota che secondo questa logica le donne avrebbero dovuto accettare il non aver diritto di voto, l’essere schiave dell’uomo, l’essere prede sessuali? Che secondo questa logica gli omosessuali avrebbero dovuto accettare d’essere considerati anomali e anormali, malati, dementi, immorali, contro natura? È proprio così difficile comprendere che la rinormalizzazione del nudo porterebbe con sé tanti di quei cambiamenti personali e sociali da poter risolvere molti dei problemi sociali che attualmente vengono quotidianamente denunciati? Che il nudo incrementa all’ennesima potenza il rispetto verso l’altro? Che migliora la crescita psicologica dei bambini? Che nel tempo andrebbe ad eliminare la violenza sessuale e la pedofilia? Che eliminerebbe alla radice i ricatti sessuali? L’utilizzo delle foto di nudo come ripicca e offesa? Che…

Un fischio mi strappa dai miei pensieri, un nutrito gruppo di persone sta arrivando alla vetta, uno di loro mi ha già notato e mi saluta con un cenno della mano: “tranquillo, resta pure nudo, anzi, guarda, lasciami arrivare e mi ci metto anch’io”. Del gruppo, composto da uomini e donne, solo una ragazza e due bambini seguono l’esempio del loro compagno e si tolgono le vesti, allo stesso tempo nessuno avanza perplessità, anzi tranquillamente si siedono vicino a me e, dal momento che uno di loro, avendo letto alcuni dei mie post, mi ha riconosciuto, chiedono curiosi del mio percorso odierno e del mio viaggio futuro.

Il sole mi punge le spalle, rumori di vita arrivano alla vetta dal sottostante piazzale dove un albergo e due ristoranti stanno aprendo le porte, è giunta l’ora di rimettersi in cammino, saluto i nuovi amici e m’avvio verso la restante strada, ancora venticinque chilometri e duemila metri mi separano dall’automobile, non c’è altro tempo per tergiversare. “Grazie a tutti, grazie per la diponibilità, grazie per l’indifferenza, grazie per l’accoglienza”, “grazie a te Emanuele, ci hai aperto nuovi orizzonti, li terremo presenti!”

Parlare o tacere? Esporsi o nascondersi? Osare o coprirsi? Beh, la risposta è chiara: imparare dal monte!

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