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Semplicità


 

I bambini non provano fastidio nei confronti della nudità, gioiscono della propria e sono semplicemente indifferenti a quella altrui, serviranno la violenza fisica (l’imposizione materiale delle vesti), la violenza psicologica (la reiterazione dei richiami che negano la svestizione e impongono la vestizione) e l’inganno (cultura del peccato, nudofobia, concetto di pudore, eccetera) per condizionarli e far mutare loro atteggiamento. Tutto questo vorrà ben dire qualcosa! La semplicità del bambino dovrà pur insegnarci qualcosa!

#nudiènormale #nudièmeglio

La nuda verità!


Nell’arte ecclesiastica il nudo rappresenta la purezza. Nell’arte generica il nudo rappresenta l’eleganza o la semplicità. Nella danza il nudo viene utilizzato per visualizzare l’armonia o la forza. Nel teatro il nudo viene utilizzato per evidenziare la naturalezza o l’assenza di barriere. Nella comunicazione il nudo viene utilizzato per identificare la correttezza o la verità. Insomma, la stragrande maggioranza dei riferimenti al nudo vengono utilizzati in chiave assolutamente positiva.

C’è da meditare!

 

“Me Too” ovvero Società & Cultura


Me Too e gli altri movimenti contro la violenza sessuale sono iniziative lodevoli e assolutamente da sostenere, hanno sicuramente la forza per generare l’indispensabile cambiamento sociale a livello giuridico e legislativo, devo però andare oltre se vogliono ottenere quel cambiamento culturale indispensabile alla rimozione del problema, se vogliono prevenire piuttosto che limitarsi a curare hanno una sola opzione possibile: allearsi alla comunità nudista e aiutarla nel ripristino della normalità del nudo!

#nudièrispetto #nudièsolidarietà #nudièparità quindi…

#nudiènormale #nudièmeglio

Nascondere


 

 

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Si nasconde il corpo per nascondere la vera essenza di sé stessi!

Camminare in montagna – Il nudo


Prosegue da… Abbigliamento: integrazione


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Sebbene tutti in certe situazioni riducano ai minimi termini l’abbigliamento che indossano, pochi sono coloro che rimuovono anche quest’ultimo brandello di tessuto: i secoli di condizionamento sociale ci hanno resi più o meno refrattari ad ogni pulsione di spogliamento totalizzante, nel contempo l’abitudine all’abito ha inibito le nostre sensazioni epidermiche portandoci a sentire normale lo stare vestiti e anormale il mettersi a nudo. Invero, volenti o nolenti, il nudo è per sua implicita natura stato di norma di tutti gli esseri viventi mentre, al contrario, i vestiti sono un artifizio creato dall’essere umano in parte per opportune ragioni (proteggersi dalle intemperie, dal freddo, dagli elementi abrasivi o urticanti), in parte per motivazioni non comuni a tutte le culture e, pertanto, opinabili (camuffarsi, distinguersi, creare soggezione e/o suggestione, presunta igiene, veti religiosi, divieti legislativi o giuridici). Ecco che camminare (e ancor più vivere) nudi, a fronte di qualche svantaggio, comporta numerosi vantaggi, sia personali che sociali.

Partiamo dagli svantaggi!

Dipendenza

Come lo provi non ne puoi più fare a meno! Invero sarebbe da vedersi come un vantaggio ma allo stato attuale delle cose in Italia (e in buona parte del mondo) purtroppo diviene uno svantaggio, come vedremo nel seguito.

Sofferenza fisica

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Già da vestiti camminando in montagna è inevitabile subire escoriazioni, spinate, orticate, irritazioni, abrasioni, così è inevitabile chiedersi cosa succede da nudi. Come prima cosa consideriamo che raramente circoliamo perfettamente coperti, anzi, con il caldo imperano pantaloncini e maglietta che lasciano libera una bella porzione di pelle, poi posso assicurarvi che la differenza non è notevole: i genitali sono in posizione piuttosto protetta (in quindici anni di nudo sono rimasto appeso a rami spinosi per il naso o per la palpebra di un occhio ma mai per il pene o lo scroto e vi assicuro che resto nudo persino nell’attraversamento di fitte boscaglie e spessi roveti), i glutei sono meno protetti ma visto che in genere si cammina verso l’avanti è ben difficile che vadano a sbattere contro qualcosa (mi sono graffiato testa, viso, spalle, schiena, torace, braccia e gambe ma mai i glutei), il problema si pone quando ci si siede e allora basta un piccolo telo o un maglione o una giacca. Debbasi osservare anche che:

  • attraverso la nudità la pelle un poco si indurisce;
  • il reiterarsi dei contatti dolorosi intensifica la nostra sopportazione del dolore o, per meglio dire, si abbassa la nostra percezione dello stesso, quantomeno in ragione dell’effetto delle erbe urticanti (personalmente ormai nudo attraverso impunemente anche i campi di ortiche);
  • con un poco di attenzione il tutto si può contenere considerevolmente;
  • tutto sommato ci si può pur sempre all’occorrenza rivestire.

Alla fine sono comunque piccole ferite e piccoli dolori che scompaiono in pochissimo tempo e che, come ben sanno coloro che in montagna ci vanno con intensità, sono parte del gioco, parte di quell’inclusione nell’ambiente che ogni escursionista ricerca e che solo il nudo permette di raggiungere.

Sofferenza mentale

La situazione legislativa italiana in merito alla nudità pubblica è piuttosto ambigua, di fatto non ne parla apertamente limitandosi a far riferimento ad una indefinita e indefinibile morale attraverso la definizione degli atti contrari alla pubblica decenza (altro termine indefinito e indefinibile). Nel tempo, in specie a seguito di condizionamenti religiosi, si è venuta a creare una convenzione giuridica che ha collocato la nudità pubblica nel contesto degli atti contrari alla pubblica decenza, convenzione oggi messa in dubbio, da varie sentenze di ogni ordine e grado (riprenderò l’argomento più avanti per esaminarlo più dettagliatamente). Messa in dubbio ma non annullata, ecco quindi che per chi si abitua a camminare nudo scatta la sofferenza del:

  • non poter stare nudo sempre e ovunque;
  • dover decidere quando potersi spogliare e quando doversi rivestire;
  • doversi sicuramente rivestire pervenendo a sentieri molto frequentati anche quando appaiono deserti, nell’approssimarsi a centri abitati o strutture di vario genere (rifugi, malghe, cascine), nell’attraversamento di strade trafficate, al rientro a valle;
  • l’essere di fatto costretto a stare vestito quasi ovunque, ovvero a stare più spesso vestito che nudo.

Timori

Per quanto ci si possa stare attenti con il reiterarsi dello stato di nudità sarà inevitabile finire con l’incontrarsi con escursionisti vestiti, l’esperienza ormai mi ha insegnato che raramente questo creerà problemi ma qualcuno che li ha avuti c’è e bisogna pur sempre mettere in conto:

  • sguardi schifati, va beh, affari loro;
  • occhiate di disapprovazione, idem come sopra;
  • commenti inopportuni, possono dare fastidio ma creano anche l’opportunità per intavolare un dialogo costruttivo;
  • insinuazioni disdicevoli, sicuramente fastidiose ma è bene non reagire con analoga malignità e malizia, piuttosto se ci si riesce usare l’ironia altrimenti tirare dritto limitandosi a un saluto garbato;
  • aggressioni verbali, idem come sopra;
  • aggressioni fisiche, qui le cose si complicano, devo però dire che non ho segnalazioni di qualcuno che le abbia dovute subire;
  • denunce, anche se, in mezzo ai monti, è alquanto improbabile che qualcuno si metta a telefonare alle forze dell’ordine ed è ancora meno probabile che queste ultime si mettano sulle tracce del nudista di turno il quale, ovviamente, non se ne sta fermo ad attenderle;
  • sanzioni (che dopo la depenalizzazione degli atti contrari alla pubblica decenza sono diventate piuttosto pesanti), comunque improbabile per quanto enunciato poco sopra (a seguito della suddetta depenalizzazione i militi delle forze dell’ordine vi devono essi stessi sorprendere nudi).

Fastidio dello zaino e delle scarpe, alias compromesso alla nudità totale

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Stante la già detta situazione socio-legislativo-giuridica è al momento impossibile pensare di restare nudi per l’intero tempo di un’escursione (da casa a casa) e questo comporta la necessità di portarsi appresso quantomeno i pantaloncini, ovvero la necessità di disporre di un piccolo ma comunque fastidioso marsupio. Quando l’escursione sale un poco di quota o cresce in durata dovremo avere al seguito maglia e pantaloni lunghi e allora il marsupio non basta più, bisogna passare a un più capiente e fastidioso zaino. Talvolta potremmo anche riuscire a non portarci appresso il vestiario, resta comunque il problema di dove mettere documenti e soldi. Per le scarpe non esiste un problema giuridico, farne a meno è comunque assai difficile. Si vero, c’è chi lo fa, ma servono anni perché si formi sotto i piedi il necessario callo e sono anni di sofferenza, in ogni caso ci si trova limitati in velocità (sono rari coloro che arrivano a correre su qualsiasi terreno), estensione (lunghezza dell’escursione), progressione (complicato se non impossibile saltare, scivolare, eccetera). Alla fine sono ben pochi i casi in cui potremo goderci la più completa nudità, dovremo quasi sempre accettare un pur piccolo compromesso.

Passiamo ora ai ben più numerosi e sostanziosi vantaggi.

Ecologia ed economia

Camminando nudi non si sporcano i vestiti e pertanto si riduce l’uso di acqua e detersivi necessari al lavaggio. Ok, ma ci si deve lavare di più! Si vero, ma fino a un certo punto visto che comunque anche dopo un’escursione vestita la doccia la si deve fare e, in ogni caso, il bilancio delle due cose (risparmi per i vestiti, spreco per il corpo) e pur sempre a favore del risparmio.

Camminando nudi si riduce il consumo dei vestiti che pertanto durano molto più a lungo e si spende assai meno per il loro ricambio.

Confort

Camminando nudi la nostra pelle non è a contatto con tessuti che possono creare fastidiose irritazioni da sfregamento.

Camminando nudi il nostro corpo non è avvolto in qualcosa che possa stringerlo ed ostacolarne il movimento.

Camminando nudi la nostra pelle percepisce anche il minimo soffio d’aria così sentiamo meno il caldo.

Camminando nudi permettiamo ai nostri principali recettori termici, collocati nei genitali, di percepire la corretta temperatura ottenendo un’autoregolazione termica ottimale e sudando solo il necessario, ovvero molto meno di quanto, a pari condizioni di temperatura, avvenga stando vestiti.

Salubrità

Camminando nudi la nostra pelle non è a contatto con tessuti che possono creare allergie.

Camminando nudi il nostro corpo non assorbe sostanze tossiche quali sono quelle contenute nei coloranti per tessuti e rilasciate per effetto della luce, del calore e del sudore.

Camminando nudi la nostra pelle non macera nell’umido del tessuto sudato (per quanto ne dicano i produttori di abbigliamento sportivo, ancora non ho trovato maglie che, specie se a contatto con lo zaino, restino perfettamente asciutte) o bagnato (pioggia, umidità, eccetera).

Camminando nudi sulla nostra pelle non si formano quei funghi e quei batteri provocati dal persistere, specie in ambiente caldo, di tessuti umidi a contatto con la pelle.

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Camminando nudi sudiamo solo il giusto. Da sempre la medicina dello sport insegna che è importante sudare (permette al corpo il mantenimento della temperatura ideale) ma che, nel contempo, è altrettanto importante sudare il giusto, ovvero il meno possibile. Sudare il meno possibile vuol dire mettersi addosso il minimo vestiario necessario in ragione della temperatura del momento e quando questa supera un certo livello (non indico un valore preciso perché è condizione molto soggettiva) il minimo vestiario necessario è senz’ombra di dubbio la nudità: testicoli e ovaie devono mantenere una temperatura il più possibile costante ecco quindi che la natura li ha opportunatamente posizionati e/o protetti (le ovaie sono all’interno, i testicoli sono esterni ma avvolti in un dissipatore naturale, lo scroto) e li ha dotati di numerosi e importanti sensori del caldo il cui funzionamento viene negativamente condizionato, se non inibito, innanzitutto dalle mutande ma poi anche dai pantaloni e infine dal vestiario in generale.

Camminando nudi la nostra pelle respira al meglio: per quanto un capo di abbigliamento possa essere traspirante sarà pur sempre un qualcosa in più rispetto alla pelle, indi un qualcosa che altera, in negativo, il normale respiro della pelle.

Camminando nudi, in sostanza, riduciamo l’insorgenza delle malattie alla pelle e ai genitali.

Praticità

Camminando nudi abbiamo bisogno di meno cose al seguito (la pelle è impermeabile, idrorepellente, traspirante e, tutto sommato, anche resistente al vento, l’unico limite è la temperatura) quindi ci bastano zaini più piccoli, ci è così più facile allestirli e peseranno meno sulle nostre spalle (tra l’latro, e si torna sulla salubrità del nudo, uno zaino meno pesante vuol anche dire meno problemi alle spalle e alla schiena, ma indirettamente anche a gambe, ginocchia e caviglie).

Camminando nudi ci manteniamo costantemente asciutti senza bisogno di cambiarci i vestiti, foss’anche la sola maglia.

Camminando nudi possiamo spesso evitare l’utilizzo di mantelle, giacche, pantaloni antipioggia che limitano la mobilità e, per quanto traspiranti siano, fanno sudare.

Camminando nudi qualora dovessimo utilizzare, sopra la nuda pelle, mantella o giacca e pantaloni antipioggia il cammino sarà più agevole che avendo sotto dei vestiti, suderemo assai meno e il sudore evaporerà molto più facilmente.

Camminando nudi riduciamo le fermate per il cambio, l’aggiunta o la rimozione d’abiti.

Inclusione

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Camminando nudi ci sentiamo molto più vicini alla natura che ci circonda e riusciamo ad apprezzarne ogni più esile sentore, vuoi perché la pelle solo da nuda può percepire aria, sole, luce, contatti, vuoi perché l’essere nudi ci rende apparentemente indifesi e di conseguenza la nostra attenzione mentale cresce e sebbene questo le prime volte questo potrebbe risultare disturbante, ma man mano che si prende confidenza diventa la porta d’accesso allo stato d’inclusione nell’ambiente e arriveremo a sentirci montagna nella montagna, eliminando, oltre alle barriere fisiche, anche quelle mentali.

A questo punto dovreste aver compreso le inestimabili qualità del camminare nudi (e del nudo in genere) ed essere pronti a spogliarvi. D’altra parte, però, condizionati e magari intimoriti dalle minacciose o ingiuriose frasi di coloro che preferiscono ignorare piuttosto che conoscere, di coloro che sono chiusi a riccio nelle proprie convinzioni, di quei (pseudo) giornalisti che necessitano di qualcosa che possa movimentare la scarna lettura dei loro scritti, di certi amministratori comunali preoccupati più di mantenere la sedia su cui sono posti che di svolgere il loro vero dovere (garantire a tutti l’opportunità di vivere secondo proprio modello), potreste essere ancora titubanti, avere ancora quelle classiche preoccupazioni che frenano coloro che per la prima volta sentono il desiderio di mettersi a nudo, coloro che, visto altri vivere beatamente nella nudità, vorrebbero provarci a loro volta.

Sono un esibizionista?

Tranquillo, non lo sei: ti sembra logico che un esibizionista si spogli dove la possibilità che qualcuno lo veda è molto bassa o addirittura inesistente? Già, ma se vado con un gruppo vuol dire che altri mi vedono e mi esibisco per costoro! Qui, fintanto che non ti decidi a provare, devi credermi sulla parola: nessuno farà attenzione alla tua nudità e pertanto, ammesso e non concesso che l’esibizionismo possa essere stata la chiave per convincerti a provare la nudità sociale, o ritorni nelle fila dei vestiti (che soli, a seguito del condizionamento sociale, possono restare turbati o sessualmente coinvolti dal tuo nudo e darti quell’eccitazione che solo la reazione da parte degli osservatori può provocare) o ti adegui e la tua nudità, in questo contesto, perde ogni significato esibizionistico.

Sono un guardone?

Anche qui devi credermi sulla parola oppure provarci, in sostanza torniamo alla seconda parte del punto precedente: magari, stante i condizionamenti mentali prodotti dai tabù del corpo e del nudo, inizialmente potrebbe (sottolineo il potrebbe, perché il più delle volte non è così) esserci un più o meno forte impulso a guardare nell’intimo gli altri, ma, se così fosse, una volta immerso nel contesto presto ti accorgerai che, avendo ormai pienamente soddisfatto tutte le tue curiosità e morbosità, della nudità degli altri non t’importa più nulla: tutto normale, assolutamente normale, molto ma molto più normale che stando vestiti quando l’abbigliamento può esaltare certe caratteristiche fisiche e stimolare l’appetito sessuale.

Ma se ci sono bambini?

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Tranquillo, come è facilmente osservabile da chiunque:

  • i bambini non badano alla nudità propria e degli altri;
  • i bambini si sentono molto meglio da nudi che da vestiti;
  • il fastidio per il nudo che mostrano molti ragazzi in età scolare e ancor più molti adolescenti non è innato ma si è formato a seguito dei tanti condizionamenti loro indotti attraverso l’azione dei genitori, delle scuole, dei catechisti, della religione, della società in genere;
  • è scientificamente dimostrato che i bambini cresciuti in un contesto nudista diventano adolescenti e adulti immuni ai classici problemi del vestitismo (insoddisfazione del proprio corpo, anoressia, bulimia, eccetera), meno aggredibili da parte di chi sfrutta la nudità per imporre, attraverso il ricatto, le proprie volontà (bulli, ex fidanzati o fidanzate, eccetera) e, ultimo ma non ultimo, sanno difendersi meglio da minori dalla pedofilia e da adulti dalle molestie sessuali in genere.

Sono un pedofilo?

Quanto visto ai punti precedenti dovrebbe aver già azzerato un’eventuale preoccupazione di questo tipo, mentre potrebbe permanere il timore d’essere accusato di pedofilia: il “siete dei pedofili” è un’accusa che, specie sui social dove l’ignoranza e la malvagità imperano, ogni tanto salta fuori. Faccio osservare che siffatta affermazione sconfina certamente nella calunnia o, a seconda di come viene manifestata, nella diffamazione e, quantomeno a fronte di una denuncia (che, bontà nostra, purtroppo mai facciamo), le preposte istituzioni dovrebbero intervenire pesantemente.

Violo la legge?

Ne ho già parlato ma è opportuno rimettere in evidenza questa cosa. La legge italiana non prevede un reato per la nudità pubblica, prevede solo gli atti contrari alla pubblica decenza e gli atti osceni in luogo pubblico, ma poi non specifica quali siano questi atti lasciando al giudice la piena libertà di decidere di volta in volta. Ormai è stato dai giudici di ogni ordine e grado più volte sottolineato il cambiamento di pensiero della società italiana in merito al corpo umano e alla sua nudità, decretando che la nudità del corpo non è, di per sé stessa, più offensiva per la morale e assolvendo, dal 2000 a oggi, tutti coloro che sono arrivati in tribunale.

Tutto bene allora? No, purtroppo i giudici hanno aggiunto delle precisazioni che, di fatto, pongono delle condizioni limitanti:  la nudità non è di per se stessa illecita purché venga attuata in zone all’uopo demandate (bah, mi pare evidente), in zone ove la stessa da tempo viene praticata (purtroppo senza dare un valore temporale a questo tempo e ciò ha consentito a comuni come quello di Manerba del Garda di emettere ordinanza di divieto sebbene fossero alcune decine d’anni che in zona si stava nudi) o in zone isolate poco frequentate. L’ultimo punto verrebbe a sostegno della liceità dell’escursionismo in nudità senonché è stato espresso solo da alcuni giudici e non ribadito dalla Cassazione, motivo per cui resta aperto l’interrogativo.

Detto questo possiamo comunque osservare che, con riferimento all’escursionismo, non solo ci troviamo distanti dai centri abitati e quindi dagli uffici delle forze dell’ordine, ma saremo anche su percorsi poco frequentati o addirittura su terreno vergine per cui la possibilità d’incontrare qualcuno che possa rivolgersi alle forze dell’ordine è remota e anche ammesso che lo faccia è assai improbabile che i militi si sobbarchino la fatica e la spesa di mettersi in cammino o di levarsi in volo alla nostra ricerca, potrebbero attenderci in qualche punto dove arriva una strada, ma noi ci saremo già vestiti per cui nulla potranno imputarci (dopo la depenalizzazione del reato di atti contrari alla pubblica decenza bisogna che i militi ci colgano sul fatto). Resta la possibilità d’incontrare le guardie forestali o, se siamo all’interno di qualche parco, i guardia parco, beh in sessant’anni di montagna non li ho mai incontrati e poi possiamo comunque giocarci la carta del territorio isolato e poco frequentato, citando le varie sentenze favorevoli e ribadendo che in tale situazione le denunce sono state stralciate già in Pretura con la motivazione che il fatto non sussiste.

“Si sta faticando per far capire quanto, ai fini della sicurezza, sia importante il corretto abbigliamento, parlare di escursionismo in nudità non è una forte contraddizione?”

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Trattasi di un’obiezione che mi è stata direttamente formulata dall’editore di una rivista di montagna a cui avevo mandato un mio articolo sull’escursionismo in nudità. La sicurezza è di certo l’aspetto che porta più punti al vestiario che al nudo, ma la montagna non è sempre ambiente ostile. Se d’inverno molti possono essere i pericoli oggettivi che possono spesso (ma non sempre) indurci a non togliere il vestiario, d’estate le cose cambiano considerevolmente e nella maggior parte delle situazioni il vestiario non apporta nulla alla sicurezza: se mi cade un sasso in testa non sarà certo l’essere vestito ad evitarmi il trauma, se scivolo e cado in un dirupo il vestiario non mi eviterà contusioni e fratture, se sbatto un ginocchio contro una pietra l’avere o meno indosso i pantaloni non mi allevia la contusione, se metto male un piede l’essere vestito non può certo evitarmi la distorsione della caviglia e via dicendo. D’altra parte l’escursionista che vuole camminare nudo si porta comunque al seguito tutto il vestiario necessario e andrà ad indossare quanto la situazione del momento richieda.

L’esistenza di situazioni limitanti non rende impossibile il mettersi a nudo, determina solo la necessità di valutare tali situazioni e adattarsi alle stesse in modo opportuno. Avviene così per qualsiasi forma di abbigliamento e attrezzatura: nessuno si sogna di partire da casa calzando i ramponi perché da qualche parte nel monte ci sono i ghiacciai, nessuno si sogna di mantenere indosso abiti pesanti perché da qualche parte dell’alpe potrebbe esserci una violenta bufera, nessuno si sogna di tenere in permanenza nello zaino tutto l’abbigliamento e tutta l’attrezzatura esistente, tutti insistono piuttosto sull’opportunità e la necessità di selezionarli di volta in volta in ragione della località scelta, delle previsioni meteo, della stagione e via dicendo. Perché, quindi, escludere dal novero dell’equipaggiamento lo stadio della nudità? Tutti oggi esaltano la regola dell’abbigliamento a cipolla, orbene non è forse il nudo lo stadio finale della cipolla? Ecco, non c’è nessuna contraddizione tra il propagandare la sicurezza in montagna e l’andarci nudi: in alcune situazioni è necessario stare vestiti, in altre può essere indifferente essere vestiti o nudi, in molte la nudità è l’abbigliamento migliore anche dal punto di vista della sicurezza!

Temo di provare imbarazzo!

Sono sicuro che siano state tante le situazioni che inizialmente vi hanno messo in imbarazzo (colloqui di lavoro, visite mediche, al ristorante, dovendo parlare in pubblico, esami e via dicendo) eppure le avete comunque affrontate e continuate a farlo. In molti casi il reiterarsi della situazione ha determinato la sparizione dell’imbarazzo, ovvero la vostra crescita emotiva e psicologica. Bene, stando nudi otterrete di certo questo benefico effetto e in un tempo assai minore di quello di tutte le altre situazioni imbarazzanti. Allora perché negarsi una tale possibilità di crescita personale? Perché negarsi la soddisfazione di un cammino più agevole, libero e salutare solo per la paura di provare un poco di imbarazzo alla prima esperienza? Si alla prima, perché vi garantisco che basteranno pochi minuti per superare l’eventuale imbarazzo.

Proverò fastidio per il pene ciondolante!

Vi danno fastidio le braccia a ciondoloni? No, sicuro che no, ci siete abituati e non gli date più peso. Lo stesso avviene per il pene, si forse alla prima esperienza potreste inizialmente sentirvelo sbattere ritmicamente sulle cosce, ma durerà pochissimo: la concentrazione sul cammino e l’abitudine alla sensazione faranno svanire l’eventuale fastidio per sempre.

Non voglio da vecchio trovarmi lo scroto allungato! Non voglio da vecchia trovarmi le tette flaccide e cascanti!

Invero questa obiezione mi è stata fatta una sola volta, in riferimento al correre nudi e, udite udite, da un nudista, in ogni caso se l’ha pensata uno potrebbero pensarla alti per cui…

Mi dispiace ma sono cose che succederanno comunque:

·         lo scroto non ha muscoli che si possano mantenere tonici;

·         le mammelle hanno dei muscoli che caso mai vengono mantenuti tonici proprio dalla nudità, mentre il reggiseno li “atrofizza” e anticipa la flaccidità delle mammelle.

Come la mettiamo per l’igiene? Potrei ottenerne certe malattie?

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Partiamo da una precisazione fondamentale: i genitali sono le parti più pulite di tutto il nostro corpo, eventuali contatti con tali zone sono, di regola, assolutamente immuni da problemi sanitari. Certo se qualcuno ha delle malattie veneree il discorso cambia, è altresì evidente che costoro saranno sicuramente indotti ad una maggiore attenzione, attueranno un’igiene personale più minuziosa o addirittura rinunceranno alla nudità fino alla guarigione. Per altro chi sta nudo pone sempre un telo sopra le eventuali sedute. Contatto con gli agenti patogeni esterni, quali sabbia, erba, pietre, batteri vaganti nell’aere? Come tutti i medici ripetono in continuazione l’abitudine diffusa dalla pubblicità degli igienizzanti è invero più dannosa che utile: il nostro corpo è di sua natura ben capace di autodifendersi da tali agenti patogeni, perde tale proprietà proprio a causa dello stare vestito e quando lo abituiamo ad un ambiente quasi sterile. La nudità mantiene al massimo livello l’efficienza del nostro corpo anche in relazione alla sua capacità di autodifendersi dagli agenti patogeni. Altrettanto errata è la convinzione che l’assenza delle mutande porti inevitabilmente al varicocele, in realtà non sussiste un diretto legame tra le due cose: è consigliato l’uso delle mutande in presenza della malattia al fine di favorire la guarigione, ma questo non vuol dire che siano le mutande a impedirne la formazione o che sia la nudità a provocarla.

Potrei scottarmi!

Il sole in montagna è meno filtrato ed è pertanto assai facile procurarsi delle scottature, però esistono le creme solari con altissimi livelli di protezione, siamo a fattori di schermatura quasi totale. Problema azzerato, bisogna solo scegliere una crema resistente al sudore, usarne un poco di più, stare attenti a spalmarla per bene ovunque e ripetere l’applicazione con una certa frequenza (dipendente dal proprio fototipo e dalla propria abbronzatura, quest’ultima di certo favorita in chi cammina nudo).

Ma non avrò freddo?

Come già detto nello zaino abbiamo sempre tutto quello che ci potrebbe servire per proteggerci dalle intemperie, ivi compreso quello che serve per il freddo. Problema risolto!

Potrei essere morso dalle vipere?

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Considerando le abitudini di questi animali (cacciatori notturni che di giorno se la dormono beatamente al sole andando praticamente in catalessi; animali schivi che si allontanano al primo debole segnale della nostra presenza, quali le vibrazioni prodotte dal nostro camminare o parlare) e basandomi sulla personale esperienza di tantissimi anni di montagna durante i quali di vipere ne ho viste diverse (in un caso ne avevo almeno una trentina attorno a me e sono stato impunemente seduto in mezzo a loro per una mezz’ora) è sicuramente un problema più teorico che reale, in ogni caso identico andando in montagna vestiti: le vipere non volano e non saltano, se le calpestate possono alzarsi arrivando al massimo all’altezza della caviglia dove anche da nudi avrete la calza a proteggervi; le vipere si arrampicano sui muri e sulle rocce rotte, talvolta sugli alberi, ma non lo fanno sui cespugli, sono solo barzellette quelle di persone morse ai genitali mentre urinavano; se infilate le mani in possibili loro tane l’essere vestiti certo non fa differenza; prima di sedervi nudi nell’erba alta avrete adagiato a terra un telo o una giacca provocando l’allontanamento dell’eventuale vipera, molto più facile sedersi su una vipera da vestiti che da nudi.

Per approfondire la questione potete leggere il mio specifico articolo “Nudismo e… vipere!

E le zecche?

Serissimo problema questo, specie per quelle zone dove tali insetti risultano infetti e, quindi, potenziali portatori di malattie anche gravi (Morbo di Lyme e Tbe in particolare). D’altra parte salvo scafandrarsi ermeticamente le zecche si attaccano ai nostri vestiti e risalendo lungo gli stessi prima o poi uno spiraglio per arrivare alla nostra pelle lo trovano, fosse anche quando i vestiti li dobbiamo (e prima o poi dovremo pur farlo) togliere per cambiarci o andare a letto. Tant’è che molti si sono trovati addosso anche un elevato numero di zecche pur essendo stati vestiti di tutto punto, io stesso mi sono trovato una zecca all’inguine ed ero vestito. Va anche detto che le zecche infette sono presenti solo in limitate zone dell’Italia, che le zecche in genere le si trovano solo in ambienti umidi e ombreggiati, che vivono solo nella fascia altimetrica che va dal livello del mare ai millecinquecento metri (anche se ultimamente sono state reperite fino a duemila metri), che la trasmigrazione dall’erba all’uomo avviene solo da aprile a giugno o nel primo autunno, che ci sono 24 ore di tempo (dal morso) per rimuovere la zecca in sicurezza, che da nudi le possiamo rimuovere praticamente subito: la zecca è nera mentre la nostra pelle è sostanzialmente molto più chiara, se dopo aver attraversato una zona di erba alta o di felci o di cespugli ci fermiamo e ci diamo una controllatina la vediamo subito (specie se non siamo da soli e possiamo farci controllare da un compagno) e… zacchete immediatamente e facilmente rimossa.

Ho timore che degli insetti possano penetrare nei miei orifizi!

Più spesso messo in gioco dalle femmine che dai maschi, posso solo garantirvi che, per quanto riguarda gli orifizi genitali, si tratta di una preoccupazione assolutamente infondata; gli altri orifizi (orecchie, narici, occhi, bocca) sono comunque accessibili anche da vestiti.

Conclusione

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Spesso ragioniamo in funzione di condizionamenti e abitudini che ci sono state indotte dalla società o dai leader sociali e ci dimentichiamo di valutare le cose con obiettività e oggettività, ovvero analizzando a tutto tondo le questioni. Un senso unico sempre in agguato, un senso unico che invece di migliorare la società tende a renderla sempre più schiava e sottomessa al volere di pochi: il nudo infastidisce qualcuno, il nudo è stato da qualcuno dichiarato osceno, il nudo è per qualcuno peccato, il nudo è per qualcuno reato, per cui il nudo, sebbene possa essere la miglior cosa per molte questioni sociali, educative, ecologiche, mediche, non va preso minimamente in considerazione. Così il nudo non viene preso in considerazione dai ricercatori delle case produttrici di abbigliamento sportivo, non viene preso in considerazione dai medici e dai salutisti, non viene preso in considerazione dai tecnici dello sport, alla fine finiamo col fondare le nostre opinioni sulla base di ricerche e affermazioni di fatto falsate da un preconcetto, dal non aver preso in considerazione il tutto, dall’aver tralasciato l’analisi del nudo. Una risorsa sprecata!

Nessuno nega che anche da vestiti la montagna sia pur sempre bella, lasciatemi comunque affermare che nudi è certamente meglio. Purtroppo lo potete sperimentare e comprendere solo provandoci, purtroppo il vostro corpo e la vostra mente sono fortemente condizionati allo stato di vestito e la prima volta le sensazioni potrebbero essere pressoché simili a quelle provate da vestiti, datevi il tempo necessario a recuperare lo stato innato e permettervi di percepire la differenza, è un tempo variabile da persona a persona, possiamo comunque quantificarlo da pochissimi minuti a qualche escursione.

Nudi è normale, convincetevene, poi che ognuno faccia la sua scelta, l’importante è che chi sceglie di stare vestito rispetti la scelta di chi decide di stare nudo e gli permetta di farlo senza limitazioni di spazio e di tempo, così come questi ultimi di certo rispettano la scelta di chi preferisce stare vestito e gli permettono di farlo senza limitazioni di spazio e di tempo

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Continua in…  Alimentazione e idratazione


Riepilogo globale della serie Camminare in montagna (con qualche infiltrazione dovuta alla natura stessa dei motori di ricerca)

Montagna e natura


 


Si va in montagna per cercare la natura ma si mantengono attive le barriere fisiche e mentali che isolano dalla stessa; si va in montagna per vivere la natura e invece si vive l’artifizio delle vesti.

Dove sono? Diritto al nudo!


 

 


Dove sono le nuove spiagge nudiste che le tanto blasonate leggi regionali promulgate negli ultimi anni avrebbero dovuto produrre? Svanite nel nulla, siamo nella stessa identica situazione di prima, anzi, qualcosa è persino peggiorato.

Dove sono i tanti personaggi che ci avevano in malo modo apostrofati quando scrivemmo che quelle leggi erano fatte male e avrebbero prodotto zero risultati? Fuggiti con la coda fra le gambe!

Inutile raccontarcela, c’è una sola strada per difendere il diritto alla nudità (anche pubblica): normalizzarla, ovvero smettere di differenziarla dallo stare vestiti e pretendere che sia praticabile sempre, ovunque e comunque!

Normalità sociale



Il nudismo non esiste, caso mai esiste il vestitismo, un più o meno grave turbamento sociale.
#NudièNormale

 

Proselitismo



Non voglio un mondo dove tutti siano necessariamente nudi, lavoro per un mondo che riacquisti la normalità del corpo, per un mondo dove chi lo desidera possa stare nudo sempre, ovunque e comunque!

 

Creazione



Per credenti di ogni religione e, con lieve modifica, per tutti…

Dio ci ha creati nudi con l’evidente presupposto che poi nudi ci saremmo rimasti!

#nudiènormale #nudièmeglio

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Natura


 

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Molti parlano di natura o propongono attività naturali, ben pochi vivono la natura.

#nudiènormale #nudièmeglio

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Trasposizione


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Uno degli atteggiamenti sociali inconsci più diffuso è la trasposizione di pensiero: accreditare ad altri il proprio modo di vivere, pensare e praticare le cose.

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Perchè nudi?



Domandatevi piuttosto “perchè vestiti?”


Magia


Al teatro,

leggiadri ballerini sii muovono sul palco,

svolazzi di tulle distraggono l’occhio,

tremule girandole in tondo,

forme contorte sul fondo.

Nel prato,

ragazze, ragazzi, al sole distesi,

accesi colori si mescolano nell’erba,

tremule girandole in tondo,

forme contorte sul fondo.

Nel bosco,

persone camminano con fare spedito,

le tute sgargianti risplendono nell’ombra,

tremule girandole in tondo,

forme contorte sul fondo.

Nella città,

concitata folla si muove attorno,

abiti variegati separano le menti,

tremule girandolo in tondo,

forme contorte sul fondo.

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Al teatro, nel prato, nel bosco, nella città,

d’impulso le genti al vento le vesti.

Leggiadri ballerini nudi si muovono sul palco,

ragazze, ragazzi, nudi al sole distesi,

nude persone camminano con fare spedito

concitata nuda folla si muove attorno,

ferme movenze, definite essenze,

colore di pelle, profumo di stelle,

assenza di tute, respiro di cute,

abito sottile, mente gentile.

La veste comprime,

il nudo è sublime,

la veste smorza,

il nudo rinforza,

la veste tradisce,

il nudo unisce,

la veste è triste,

il nudo gioisce.

Dal nulla emerge

Il fascino profondo

dell’uomo e del mondo.

Dal nulla si sveglia

la forza immane,

delle forme umane.

Dal nulla si genera

Il rispetto totale

di ogni commensale.

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Magia,

di un piccolo gesto,

di una semplice azione,

al vento le vesti

gettiamo lesti,

e nudi viviamo

così come siamo.

Magia!

Emanuele Cinelli – 9 gennaio 2018

 

 

 

#BuoniPropositi2018


1)      Leggere Mondo Nudo

2)      Partecipare alle escursioni di VivAlpe 2018

3)      Superare il fastidio del nudo

4)      Apprezzare il proprio corpo

5)      Spogliarsi

6)      Camminare nudi nella montagna

7)      Imparare a vivere nudi

8)      Diffondere la normalità del nudo

9)      Difendere i diritti del corpo nudo

10)   Promuovere una società dove i vestiti siano sempre, comunque e ovunque facoltativi

#nudiènormale

#nudièmeglio

I tempi che cambiano, invito a Sindaci e Assessori


I sempre più numerosi calendari con atleti, vigili del fuoco, studenti, eccetera che posano in nudità.

Le copertine delle riviste sportive con atleti nudi.

Lo spot della Nike con gli atleti nudi: Nike Naked Running Camp.

La pubblicità del Festival di Sanremo 2017 con la famiglia di alieni nudi.

La pubblicità dell’Ikea con i due anziani che vivono nudi.

Una sigla di Costume e Società (trasmissione di RAI2) con una bagnante nuda.

Lo sfondo della pagina iniziale del gioco Higher Lower con la persona nuda che gioca al computer.

IMG_6346Le mostre d’arte con persone nude in carne ed ossa, come opere ma anche come spettatori.

Il crescendo di spettacoli, in particolare danza ma anche opera lirica e teatro, dove il nudo è parte dominante o unica, talvolta anche con il coinvolgimento del pubblico.

Il successo delle manifestazioni sociali che usano il nudo per rafforzare il loro messaggio.

La nascita di palestre, scuole di yoga, ristoranti, bar dove il nudo è normalità.

Gli esperimenti di nudità al lavoro e le aziende che hanno adottato la regola dei vestiti facoltativi.

Famiglia nudistaLe sempre più numerose ricerche sociologiche e pedagogiche che indicano la positività dell’educazione al nudo e con il nudo o addirittura la necessità di educare i bambini al nudo.

Le sentenze della Cassazione che, prendendo atto del cambiamento nella visione sociale del nudo, lo dichiarano lecito quando praticato in luoghi all’uopo deputati o in tal senso da tempo utilizzati.

Le sentenze di giudici di ogni ordine e grado che si affiancano a quelle della Cassazione sopra menzionate allargandole ai luoghi selvaggi o poco frequentati.

I tanti “non luogo a procedere” per le denunce nei confronti di persone nude (in qualche caso anche in zone non propriamente selvagge o poco frequentate).

Eccoli (e non sono tutti) i segni palesi di una società che sta guarendo da una delle sue più inutili e insulse malattie: la paura o la vergogna del nudo! Gli unici riluttanti a prenderne atto, oltre a poche menti più o meno consciamente refrattarie al decondizionamento e ad alcuni oscurantisti a tutto tondo molto bravi ad imbrattare il web con i loro volgari sproloqui, sembrano essere gli amministratori comunali e i politici, non tutti veh, ma pur sempre troppi!

Egregi Sindaci, spettabili Assessori, Mondo Nudo è qui e vi può aiutare nella transizione alla società dei vestiti facoltativi, contattateci.

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Nudi siamo stati creati e…


Quando passando davanti a certe chiese o certi santuari mi capita di leggere cartelli che invocano all’uso di un abbigliamento decente, dove per decente è sempre palese che si faccia riferimento ad una copertura sostanzialmente estesa della pelle, mi sorge spontanea una considerazione assai semplice ma stranamente sfuggevole: secondo gli stessi libri sacri Dio ci ha creati nudi e di certo l’ha fatto con il presupposto che nudi saremmo dovuti restare, allora da dove nasce questa repulsione per il nudo? Perché nel corso della storia ad un certo punto il nudo è diventato immondo? Perché ora, nonostante tanti siano i precetti abbandonati o riveduti e primo fra tutti quello sul sesso senza matrimonio, è così difficile cambiare l’atteggiamento verso il nudo? Perché ci sono religiosi che apprezzano il nudo sociale e laici che lo schifano e lo condannano?

Nudi siamo stati creati e, nel rispetto del Creatore (chiunque o qualunque cosa, anche il nulla, esso sia) nudi dovremmo continuare a vivere!

 

Dieci cose assolutamente da fare nel 2018


1)      Mettersi a nudo

2)      Mettersi a nudo

3)      Mettersi a nudo

4)      Mettersi a nudo

5)      Mettersi a nudo

6)      Mettersi a nudo

7)      Mettersi a nudo

8)      Mettersi a nudo

9)      Mettersi a nudo

10)   Mettersi a nudo

#nudiènormale

#nudièmeglio

Sotto il vestito



Tutti sappiamo cosa c’è sotto i vestiti di ognuno di noi a che serve celarlo? Buttate alle ortiche i vestiti, nudi è normale, nudi è meglio!.


Educare al rispetto



Si parla molto di educare al rispetto della donna e delle differenze, ma come si fa a farlo in una società che promuove il fastidio per il corpo e obbliga a nasconderlo? Per educare al rispetto e necessario educare al nudo sociale!


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