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Dagli all’untore!


Lame di luce penetrano attraverso grandi finestroni colorati andando a mescolarsi con quella tremolante prodotta da decine di candele, d’innanzi a un grande altare un prete di bianco vestito sta officiando la Santa Messa ascoltato da una vasta platea di fedeli. Nella semioscurità di un angolo, un vecchio uomo è immerso nel coro delle preghiere, la lunga barba gli nasconde il viso, un viso secco che mostra con disarmante chiarezza le dure vicissitudini da quell’uomo passate. Un fremito gli percorre il corpo, si piega in avanti mentre dai polmoni risale alla bocca un secco colpo di tosse, veloce risalita, tanto veloce che l’uomo non ha avuto il tempo di parare la bocca con una mano, piccole gocce di saliva si depositano sul banco a lui di fronte, educatamente l’uomo estrae dalla tasta un bianco fazzoletto e con dovuta cura pulisce il banchetto.

“L’untore, l’untore!” un grido si alza dal fondo della chiesa, la gente interrompe il coro e si gira, la donna continua a gridare indicando il vecchio uomo e un primo drappello di persone velocemente si porta verso di lui per immobilizzarlo, presto seguiti da altre rabbiose persone. Al vecchio non è dato ne tempo ne modo di spiegarsi viene preso, picchiato, malamente trascinato fuori dalla chiesa per essere giustiziato.

Se avete letto i “Promessi Sposi” del Manzoni avrete certamente riconosciuta una delle scene in tale romanzo presenti, un episodio relativo all’epidemia di peste che sconvolse una parte Italia ai primi del seicento, in essa è nascosta la grave considerazione di come la paura possa essere uno dei più grandi veicoli di condizionamento, di coinvolgimento anche violento e letale. Bene l’avevano imparato già molti secoli addietro coloro che erano interessati ad acquisire potere, sia esso economico che politico, e qualcuno arrivò a farne utilizzo metodico e scientifico creando paure anche la dove queste mancavano, vedi, ad esempio, il peccato originale.

Cose d’altri tempi! No, assolutamente no, tutto questo si è perpetuato nei secoli arrivando pressoché inalterato ai giorni nostri, lo si può ben rilevare osservando con critica oggettività una buona parte di quello che avviene quotidianamente e non è solo una questione inerente il terrorismo, e non è nemmeno questione che coinvolga solo gli estremismi religiosi, lo possiamo ben vedere persino nelle parole dei nostri politici, nelle reazioni delle persone, negli esiti elettorali, siano essi a largo raggio, tipo elezioni europee, che a piccolo raggio, tipo elezioni amministrative comunali.

Anche Mondo Nudo è rimasto coinvolto in una di queste moderne cacce all’untore, una caccia promossa in prima battuta per mettere in cattiva luce un Sindaco e permettere al proprio candidato di salire sul prestigioso scranno, in secondo tempo portata ancora avanti, così come a livello maggiore viene fatto con i migranti, forse per mascherare l’assenza di un vero programma amministrativo, per distogliere l’attenzione da quanto verrà o non verrà fatto, per dare in pasto alle persone un diavolo, per creare paura dove paura non c’è e attraverso questa falsa paura dimostrare che si è in grado di dare soluzioni, che si è meritevoli dello scranno guadagnato.

Io, Mondo Nudo, i nudisti tutti, non abbiamo bisogno di giustificarci, la Natura ci difende, la Natura è con noi, la Natura siamo noi, quella Natura che certi personaggi strumentalizzano di continuo (vedi l’inconsistente concetto di famiglia naturale, l’assurdità dell’omofobia e via dicendo), salvo poi dimenticarsene quanto al contrario li sconfessa.

educazione nudista

N.B.

Visto l’andamento delle statistiche relative al blog ne sono certo: una parte di coloro che, dalla summenzionata campagna denigratoria, sono stati invitati a visitare Mondo Nudo ne sono usciti cambiati e con una visione più corretta, più naturale del nudo.

Muri di gomma


 

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Sto percorrendo l’ultimo chilometro di un tiratissimo allenamento in montagna, la temperatura confortevole e lo zaino da corsa mi avevano da tempo indotto a togliermi la maglia. In lontananza due persone, pesantemente vestite, stanno percorrendo il sentiero in direzione opposta alla mia e nel giro di pochi secondi mi sono appresso. Uno dei due mi guarda e ad alta voce commenta “molto meglio stare con la pelle bagnata e il torso nudo che avere la pelle asciutta e la maglietta bagnata!” Immediatamente replico con un semplice “si molto meglio, decisamente meglio”, ma altre possibili risposte mi frullano nel cervello nei minuti a seguire:

  1. Che cacchio ti interessa, saranno fatti miei o no? Che forse l’essere io a torso nudo obbliga te a fare altrettanto?
  2. Non l’ha ordinato il medico che devi necessariamente esporre il tuo parere sulle cose che non ti piacciono, ti basta semplicemente ignorarle.
  3. Sei sicuro di quello che affermi? Hai mai provato a camminare a torso nudo? Ti affidi ciecamente a tutto quello che altri, in questo caso le case produttrici di abbigliamento (che, ovviamente, a divulgare solo quanto a loro favorevole) ti riferiscono?
  4. Ti sei posto il dubbio che, vista la mia età, io abbia una considerevole esperienza e ben sappia quello che faccio?
  5. Lo sai che esistono evidenze medico-scientifiche del fatto che l’indossare indumenti bagnati, anche quelli tecnici da corsa, inevitabilmente provoca proliferazione di batteri e funghi con il conseguente arrossamento e prurito della pelle?
  6. Lo sai che nell’ambito della corsa c’è una corrente che usa il minimo abbigliamento possibile? Lo sai che tra costoro ci sono diversi atleti di calibro mondiale, atleti che vincono le più dure corse?
  7. Comprendi che stando a torso nudo mi tengo la maglietta asciutta per potermi efficientemente riparare da eventuali esposizioni al vento o da abbassamenti di temperatura?
  8. Capisci che la pelle nuda recepisce il minimo raggio di sole riscaldandoci in modo naturale e salubre?
  9. Lo sai che l’effetto benefico della luce ai fini della sintesi della vitamina D, tanto importante per la salute delle nostre ossa, è direttamente proporzionale alla quantità di pelle nuda?
  10. Comprendi che così facendo posso portarmi al seguito molto meno abbigliamento e la conseguente riduzione di peso è un vantaggio notevole per la mia schiena e le mie gambe?
  11. Per quale motivo vai in montagna? Io ci vado per includermi nella stessa e l’inclusione impone il minor utilizzo possibile dell’abbigliamento se non addirittura la sua totale eliminazione dato che la nudità è l’unica modalità che permetta di divenire natura nella natura, montagna nella montagna.

Tra le persone più inutili o addirittura pericolose per l’evoluzione di un dato contesto sociale, e della società intera, vanno senza dubbio annoverati tutti coloro che da ignoranti, nel senso di conoscere nulla o poco dello specifico contesto, o da neofiti, coloro che si sono avvicinati un dato contesto da un tempo relativamente breve, invece di porsi nella condizione del discente ed essere disposti a imparare, si improvvisano in quella di docente e pretendono d’insegnare. Inutili perché nella loro supponenza, nel loro non mettersi in discussione restando prepotentemente ancorati sulle loro convinzioni (unico modo, per loro, di conservarle intatte, di resistere al cambiamento) nulla apportano al contesto e alla società. Inutili perchè ascoltano e cercano solo quanto possa confermare le loro opinioni, tutto il resto lo ignorano bellamente: invece di sviluppare le idee sulla base delle prove, partono da un’idea preconcetta per cercarne solo  le prove che la possano confermare eclissando tutto quanto la neghi. Pericolose perché, essendo molto loquaci, contribuiscono alla diffusione di idee tendenziose, erronee o addirittura false. Pericolose perchè dialogare con loro corrisponde a dialogare con un muro di gomma.

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Photo by Josie Stephens on Pexels.com

Conformarsi o ribellarsi?


Regole di buona condotta, abbigliamento conforme, immagine costruita, bassi profili, web reputation, nudofobia, eccetera: i poteri (religiosi, economici, politici, sociali) hanno creato e  prepotentemente cercano di mantenere una società finta e bugiarda formata da persone necessariamente finte e bugiarde. Vivere nella paura o vivere nella pace? Conformarsi o ribellarsi?

Educazione sessuale


Condizionati, ossessionati, spaventati educhiamo i figli a nostra immagine e somiglianza, dando luogo ad un circolo vizioso che mantiene la società chiusa in una malattia della quale alcuni dei sintomi più evidenti sono le bambole (e i bambolotti) privi di attributi sessuali, i camerini singoli negli spogliatoi, spogliatoi e bagni separati tra uomini e donne, il concetto stesso di decenza, la nudofobia, la repulsione per l’educazione sessuale.

Ecco, l’educazione sessuale, da tempo se ne parla, alcune scuole ci hanno provato e per la maggior parte le iniziative avviate sono state prontamente bloccate dall’intervento dei genitori, evidentemente più preoccupati di conservare la loro presunta stabilità mentale (vedi “Bambini! Cosa o chi vogliamo veramente proteggere?”) piuttosto che di dare la possibilità ai figli di crescere in modo sano e naturale. Quelle poche iniziative che sono riuscite a sopravvivere all’opposizione si mascherano dietro termini quali l’affettività, si strutturano sulle storielle di api e fiori, si manifestano attraverso immagini e cartoni animati dove gli attributi sessuali sono celati o addirittura mutilati.

Invece di starsene bloccati sul chiedersi a che età si sia pronti, sul come farlo, su quale metodologia utilizzare, eccetera, passiamo all’azione e facciamolo presto: i bambini non ancora condizionati dalle tare nudo e sesso fobiche degli adulti di certo reagiranno solo che bene, quello che comprendono di sicuro li fa crescere, quello che non comprendono di sicuro non li turba; quelli più grandi ormai già condizionati dalla società malata di nudo e sesso fobia riusciranno così a liberarsene e crescere più sani e migliori.

C’è bisogno di crescita, di maturazione, di sviluppare una società sana, d’interrompere il circolo vizioso basato sull’ossessione e la fobia, di fare educazione sessuale e farla come va fatta: usando il nostro vero corpo, così come mostrano gli stupendi filmati di Pubert, realizzati dalla NRK, emittente televisiva nazionale norvegese, nell’ambito del programma Newton.

Ringrazio l’amico Alessandro Ruggero per avermi segnalato l’esistenza di tali filmati.

Bambini! Cosa o chi vogliamo veramente proteggere?


emamImprovvisamente dalla spiaggia si alza un grido “copritevi, ci sono dei bambini!”

Sulle pagine di un quotidiano on-line viene riportata la notizia dell’apertura di un villaggio nudista, nel giro di pochi minuti fra alcuni messaggi di approvazione si insinuano alcuni volgari messaggi di disprezzo: “coglioni esibizionisti, andate da un’altra parte qui ci sono i nostri bambini”.

Tre persone parlano tranquillamente tra loro, raccontano le loro ultime vacanze al mare, uno dei tre riporta le sue vacanze nudiste e gli altri allora… “ma, e i tuoi figli? Dove li hai lasciati? Non li avrai mica portati con te!”

Un padre sta guardando la televisione con il figlioletto sulle sue ginocchia, all’improvviso parte un servizio sul nudismo e appare la figura di una donna nuda, il padre immediatamente copre occhi e orecchi al bimbo.

Alcuni esempi di una delle situazioni più tipiche, quella che vede degli adulti negare a se stessi o ad altri alcune azioni, quale, per l’appunto, la nudità, per il semplice fatto che ci sono o ci potrebbero essere dei bambini. Sono proprio così vulnerabili al nudo questi bambini? Oppure c’è altro dietro a questo atteggiamento? Ci sono forse paure e angosce degli adulti, dei genitori? Quali sono?

emabPartiamo da una semplice osservazione: i bambini piccoli, di sicuro fino all’età pre asilo ma spesso anche fino ai quattro o cinque anni, vengono soventemente lasciati giocare nudi in casa o nel giardino ma anche in luoghi pubblici quali un campo o la spiaggia. Questi bambini manifestano agio nello stare nudi, tant’è che poi, come molti genitori, forse tutti, hanno potuto sperimentare, diventa difficile farli rivestire. Cosa dimostra questo? Beh, di sicuro che la vergogna verso il corpo nudo è tutt’altro che innata.

Le cose cambiano in seguito, quando l’età cresce la nudità diventa sconveniente e male percepita. Perché? Ve lo siete mai chiesto il perché? Vi siete mai dati una risposta sincera e completa? Una risposta incondizionata?

1806Purtroppo il condizionamento è forte proprio perché si rende invisibile, una volta che si è attuato rimane nascosto nel profondo della nostra mente, io censore forte e potente che a nostra insaputa ci impone di pensare e agire secondo il suo volere. Impossibile darsi risposte incondizionate senza prima rimuovere il condizionamento, ma per rimuoverlo bisogna conoscerlo, evocarlo, rigettarlo usando la logica e l’osservazione attenta e minuziosa.

Allora, dopo questa piccola utile e spero evocatrice digressione torniamo alle nostre domande, anzi alla nostra domanda di fondo: il cambiamento comportamentale in riferimento al nudo che ad un certo punto avviene nei bambini è realmente un cambiamento naturale e spontaneo?

La considerazione da farsi entra in un contesto che, purtroppo, è vissuto solo da una limitata parte delle persone, ciò lo rende forse meno percettibile ma non lo invalida, altrimenti tante sarebbero le cose da invalidare, primi fra tutti i precetti religiosi che non solo sono propri di una sola parte della popolazione, ma vedono contrapporsi aspramente teorie e formulazioni assai diverse fra loro anche quando partono da una stessa radice: i libi sacri.

Famiglia nudistaEntriamo in una comunità nudista e osserviamola con attenzione, ci sono uomini, donne, bambini e bambine, si bambini e bambine di ogni età che liberamente vivono la loro giornata nella nudità, nudità propria e nudità degli altri. La vivono senza problemi, senza traumi, senza malizie, senza nessuno di quegli effetti che vengono tanto preannunciati da chi grida “ci sono bambini!” o perfino millantati da alcuni psicologi (alcuni perché altri invece la decantano o, quantomeno, la giudicano in modo neutrale) evidentemente condizionati (uno psicologo è persona come tutte le altre, anche lui inserito in un certo contesto sociale e da tale contesto potenzialmente influenzabile o palesemente influenzato). Cosa ci dice questo? Cosa c’insegna? Di sicuro che il cambiamento di atteggiamento nei confronti della nudità manifestato da molti, non da tutti, bambini nel passaggio dall’età prescolare a quella scolare è tutt’altro che naturale e spontaneo. Poi che la nudità risulta per nulla sconvolgente, traumatizzante sui bambini, anzi, se andassimo a fondo nell’analisi potremmo addirittura rilevarne diversi effetti benefici. Allora cosa provoca il detto cambiamento? E cosa vogliamo difendere?

BambiniCosa succede a bambini e bambine quando raggiungono l’età dei 4 o 5 anni? Intanto che i genitori li coprono, non li lasciano più giocare in spiaggia in libera nudità (e quanto fanno compassione quelle bambinette costrette a indossare un reggiseno per coprire qualcosa che ancora non c’è), predicando loro che ora sono cresciuti e devono coprire il pisellino o la passerina (sic!) li condizionano psicologicamente a vedere pene e vulva (e usiamoli questi bellissimi termini italiani, per nulla scientifici e all’ambito medico riservabili) come pudenda, parti immonde da tenere gelosamente nascoste alla vista altrui (e talvolta anche alla propria). Il tutto viene rafforzato dai vincoli imposti negli asili e, successivamente, nelle scuole, luoghi dove ogni tentativo, questo sì naturale e spontaneo, di liberarsi dalle vesti viene pesantemente redarguito e impedito. Palese che le giovani menti, le cui sinapsi sono per natura operanti ad apprendere velocemente e incondizionatamente sulla base di quanto viene loro più spesso detto e imposto, finiscono per indurre, in quei bambini che vivono in un contesto assolutamente e solamente tessile (perché lo stesso, significativamente, non avviene per quei bambini che vivono in un contesto anche solo occasionalmente nudista), un profondo cambiamento comportamentale: la nudità da spontanea e naturale diviene innaturale. Ma diviene anche sgradita? Difficile dare una risposta, le reazioni dei bambini a questo punto direbbero di sì, ma siamo sicuri che siano reazioni incondizionate? Siamo sicuri che sia un atteggiamento spontaneo e non piuttosto la paura d’essere nuovamente redarguiti? Siamo sicuri che non sia una reazione di mascheramento, una reazione atta a soddisfare i genitori? Credo che la risposta a tutte queste domande sia una sola, semplice e precisa: no! Valutando che non succede a tutti e a tutti nello stesso momento, osservando l’atteggiamento di quei bambini che crescono in un contesto nudista è dimostrato che trattasi di reazioni condizionate, reazioni di mascheramento, di paura del rimbrotto dei genitori.

educazione nudistaOra, dimostrato che i bambini a cui viene risparmiato il condizionamento genitoriale sul nudo, che tutti i bambini ancora scevri dal condizionamento sociale reagiscono con assoluta indifferenza alla nudità c’è da chiedersi cosa vogliamo veramente proteggere affermando “ci sono i bambini”?

Più o meno inconsciamente, non è che stiamo evitandoci l’imbarazzo di dover rispondere a domande scomode fatte dai nostri figli? Non è che stiamo proteggendo le nostre adulte paure nei confronti di argomenti per noi scomodi? Non è che stiamo impedendoci di confrontarci coi nostri figli sapendo che loro più di altri possono, nella loro spontanea e naturale semplicità, farci ragionare serenamente e indurci ad un cambiamento d’opinione? Insomma…

Non è che con la scusa di proteggere i nostri figli o i bambini in genere in realtà stiamo solo proteggendo noi stessi?

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La nuda verità sul nudo


montagna_nuda2Il nudo offende! Vero, indubbiamente vero, incontestabilmente verissimo.

Ma… ci siamo mai fatti delle domande in merito? Abbiamo insita in noi tale ragione o ci è stata inculcata, trasmessa? Siamo sinceri o condizionati? Perché il nudo offende? Tutti si sentono offesi dal nudo? Perché qualcuno si sente offeso dal nudo? Perché tu ti senti offeso dal nudo? E in tal caso, ti ha sempre offeso?

Probabilmente sarai stato pronto a dare le tue risposte, le avrai date al volo, senza pensarci sopra più di tanto. Bene, hai le idee chiare a quanto pare, ma… Sei sicuro che siano la risposte giuste? Sei sicuro che sia proprio quello che pensi? Occhio, non essere ancora precipitoso, pensaci bene: mi ripeto, ne sei sicuro?

C’è un solo modo per saperlo: mettiti comodo, leggi la prima domanda che segue, chiudi gli occhi, fai un bel respiro e… pensa, pensa per bene, prova a visualizzare, ascoltare, percepire i tuoi ricordi, prova a superare il tempo, a scavalcare quello che il tempo ha creato nella tua mente.

Guardati. Ascoltati. Percepisciti.

Ripeti la procedura per ogni altra domanda, con calma, senza fretta, senza mentire a te stesso, senza voler dimostrare la tua idea di partenza, ma cercando solo i ricordi giusti, corretti, senza valutarli, senza scartarli, senza rifiutarli, solo accettandoli e prendendone coscienza: in una indagine non si parte dalla convinzione per poi cercare le prove che la attestino, ma, al contrario, si raccolgono le prove per poi vedere quello che esse dicono.

Partiamo.

Quando è stata la prima volta che ti sei sentito offeso dal nudo? Forse quando sei nato e hai visto i genitali della tua mamma? Oppure poco dopo quando attorno a te venivano cambiati o lavati gli altri neonati? O ancora quando un poco più cresciuto hai visto in spiaggia dei bambini nudi (e magari anche tu eri nudo, come spesso avviene per i bambini di pochi anni)? Oppure ancora più grande quando in una piscina hai visto altri fare la doccia nudi? O quando mentre qualcuno sulla spiaggia si cambiava lottando con il salviettone quest’ultimo gli è caduto mostrando a tutti la sua nudità? Oppure quando per caso sei capitato in una spiaggia nudista? Che età avevi? Quali sensazioni hai avuto? Era proprio offesa? O era solo fastidio? O piuttosto era un semplice stupore?

BambiniIo, nato nel lontano 1956 e diventato nudista cosciente nel 2003, non mi sono mai sentito offeso dal nudo, mai. E credo di poter affermare che siano molti quelli che possono dire la stessa cosa. Gli altri, quelli che si sentono offesi dal nudo, sinceramente dovranno ammettere che nessuno di loro si è mai sentito offeso dal nudo in età infantile. Di più, sono certo che ben pochi, coscienti che la parola offesa indica qualcosa di ben più pesante del fastidio o dello stupore, possano dire d’essersi sentiti realmente offesi dal nudo, specie in età infantile, ma anche nell’adolescenza.

Cosa possiamo dedurre da questo? Beh, lapalissiano: la percezione del nudo come cosa offensiva spesso è travista trattandosi di altro sentimento (fastidio o stupore), ma anche quando si tratta proprio di offesa questa non è sicuramente innata, si è formata a posteriori della nascita e ha richeisto anche un discreto numero di anni per diventare percepibile.

Bon, fuori uno e passiamo alla successiva considerazione e relativa serie di domande.

Il nudo è sconveniente! Certamente, ma perché è sconveniente? Lo è sempre? Lo è per tutti?

Ritorna ai primi anni della tua vita, anni nei quali è probabile che tu sia stato nudo in diverse occasioni, in casa è certo, quantomeno per il bagnetto, molto probabilmente lo sarai stato anche in spiaggia, forse anche in altre occasioni. In alcune o tutte tali situazioni non eri certamente solo, e almeno in qualche occasione non c’era solo la tua mamma o il tuo papa o entrambi loro, bensì c’erano anche dei parenti o addirittura dei perfetti estranei. Orbene, ti sei mai sentito fuori luogo in tali situazioni?

Probabilmente farai fatica a ricordare, anzi ti sarà impossibile, converrai, però, che, avendo anche tu visto il comportamento dei bambini nudi sulla spiaggia pubblica, possiamo tranquillamente affermare che no, non ti sentivi fuori luogo, anzi ti sentivi pienamente a tuo agio, sempre, ovunque e comunque. Solo intorno ai sei / sette anni, se non dopo, hai iniziato a vedere il nudo come cosa sconveniente, perché?

Non è forse vero che ad un certo punto i tuoi genitori hanno iniziato a farti vestire? Non è forse vero che non ti hanno più lasciato stare nudo in spiaggia? Ma che anche non ti hanno più esibito alla parentela durante il bagnetto, ti hanno pesantemente richiamato e/o punito quando tentavi di liberarti delle vesti? Vero? E cosa ne deduciamo?

Evidentemente il nudo risulta sconveniente non perché lo sia materialmente per sua stessa natura, non perché è nella natura umana viverlo come sconveniente, ma solo perché, attraverso un martellamento psicologico costante, ci hanno condizionati, ci hanno convinti che tale debba essere.

Avanti con le domande.

Il nudismo è totalizzanteIl nudo è scandaloso! Giusto, ma perché è scandaloso? Lo è sempre? Lo è per tutti? Perché per alcuni non lo è?

Ormai avete compreso qual è il gioco, il lavoro da fare, non sto a riproporvelo e passo direttamente alle conclusioni che anche voi, se avete seguito fedelmente le mie istruzioni, avrete inevitabilmente tratto.

Il nudo ci scandalizza non perché siamo nati con l’idea che il nudo sia scandaloso ma solo perché siamo stati cresciuti nell’idea del nudo scandaloso, quando eravamo piccoli non davamo nessun peso al nudo.

Ultimo passaggio.

Il nudo eccita sessualmente! Vero, ma perché? È solo il nudo a provocare eccitazione sessuale? È proprio il nudo che provoca eccitazione?

Qui le convinzioni scatteranno ancora più forti di prima, vediamo di resistere, non lasciamoci trasportare dalle stesse, andiamo più a fondo, scavalchiamo le apparenze, foriamo la corteccia e guardiamo dentro.

Quando eravamo piccoli il nudo non creava nessuna eccitazione in noi, se non quella del piacere di essere nudi e liberi, ciò è chiara e inequivocabile testimonianza del fatto che il nudo non sia di per se stesso eccitante, che ci voglia altro per essere eccitati dal nudo e cosa è questo altro?

Se siamo onesti con noi stessi dobbiamo affermare che è il pensiero dell’azione sessuale, tant’è che ci eccitiamo anche senza vedere il nudo, ci eccitiamo anche in presenza di sole persone vestite, ci eccitiamo baciandoci o toccandoci. Lo dimostrano perfino le scene più tipiche di molti film, e parlo di film non pornografici: due persone si guardano, si avvicinano, si annusano, si baciano in un crescendo di eccitazione, i gesti diventano sempre più secchi e affrettati, il respiro più corto e veloce, quasi ansimante ed è solo a questo punto che inizia la rimozione di vestiti. Ecco che la nudità non è lo stimolo sessuale ma solo la conseguenza dello stesso, la necessità materiale per addivenire all’accoppiamento, alla copulazione, al rapporto sessuale cosiddetto completo.

Allora? Ancora convinti che sia il nudo ad eccitare? Che il nudo sia indispensabile all’eccitazione? Mmmh, salvo non siate stati disonesti con voi stessi, credo proprio di no!

Bon, ora direi che abbiamo abbastanza materiale per poter dire che la risposta a tutte le domande esprimibili sul nudo è una sola: siamo stati profondamente condizionati.

Cosa ne deduciamo? Semplice, che tutte le opinioni sul nudo non sono vere opinioni personali, opinioni nate spontaneamente nella nostra testa, opinioni meditate e maturate coscientemente e scientemente, ma piuttosto ci sono state tutte inculcate dalla famiglia e poi rinforzate dagli insegnanti e dalla società.

Perché allora, visto che è solo frutto di un condizionamento, continuiamo a scandalizzaci, offenderci, limitarci? Beh, anche questo è un condizionamento, il condizionamento alla conformità, al rendersi schiavi delle convenzioni, all’essere cloni gli uni degli altri, condizioni indispensabili a chi detiene il potere per poterlo mantenere: le religioni hanno bisogno dei peccati per suggestionare le persone e legarle al credo; i politici hanno bisogno di menti obbedienti per fidelizzarsi accoliti e ottenere sostegno; le economie hanno bisogno di automi per far loro assorbire tutto quello che passa la pubblicità e vendere sempre di più.

Tutti noi, però, abbiamo la capacità di svincolarci dai condizionamenti, la società stessa è in grado di farlo quando ne trova la dovuta convinzione e convenienza, tant’è che molti sono stati i condizionamenti superati e abbandonati dalla società in tempi più o meno recenti, alcuni anche ben più problematici di quello del nudo. Allora perché non abbandonare anche quest’ultimo?

127ABoh, è proprio difficile comprendere perché il nudo, nonostante molte siano le persone che abbracciano la scelta di vita nudista e tantissime quelle che l’accettano senza problemi e sono disponibili a conviverci in contemporaneità negli stessi identici spazi, debba mantenere questo suo alone offensivo, questa sua parvenza scandalosa, questa nomea di sconvenienza, questo suo legame con l’eccitazione sessuale. Difficilissimo comprenderlo. Perché la società in questo caso non è capace di superare un condizionamento tutto sommato recente? Perché?

Io non so dare una risposta certa, posso solo cercare di operare affinché ciò succeda. Se ben ci pensate, se tornate con la mente alla vostra infanzia, se ragionate sul comportamento dei bimbi in spiaggia, dovete necessariamente ammettere che il nudo è bello, il nudo è semplice, il nudo è naturale, il nudo è economico, il nudo è vantaggioso, il nudo è ecologico, il nudo è igienico, il nudo è salubre, il nudo è salutare, il nudo è … nient’altro che nudo, nient’altro che la nuda verità (e che da sempre si abbini la parola verità con quella di nudo è ben sintomatico del valore vero e semplice del nudo).

Pensateci, è…

La nuda verità sul nudo!

Come statue perfette (by Simone Belloni Pasquinelli)


statua-personaNudi alla meta! Come le statue perfette non vorremmo mai essere nei nostri panni. Ci piace così, supplire al nulla. Ma addosso.

Simone Belloni Pasquinelli

La meraviglia che resiste alla censura


Se la vista del corpo nella sua sana e naturale nudità infastidisce c’è di sicuro qualcosa che non va come dovrebbe, ma non di certo nel corpo nudo e in chi, essendo perfettamente a suo agio negli abiti che la natura gli ha donato, lo indossa pubblicamente!

La meraviglia che resiste alla censura < BUULB!.

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