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Chi siamo, cosa siamo, è l’etichetta a farci diversi?


Una mattina d’inverno una mucca, svegliandosi dal sonno notturno, improvvisamente balza in piedi e, rivolta alle sue compagne di stalla: “carissime amiche, io mi sono stufata di vivere ferma in questa stalla mal ridotta, d’essere munta solo quando sto scoppiando dal dolore, di stare al freddo e all’umido, voglio cambiare, voglio essere una mucca da corsa!”

Così tutta baldanzosa per la sua idea, si lucida per bene il manto, si pulisce gli zoccoli e s’avvia verso il vicino paese dove, proprio oggi, si tiene la fiera degli animali. Giunta al paese cerca di attirare l’attenzione su di sé e, per farlo, si piazza un bel cartellone al collo con scritto “Venite signori, venite a vedere la più bella mucca da corsa del mondo!. Passa il tempo e nessuna delle persone che si sono fermate a leggere il cartello si è poi soffermata a osservare e parlare con la mucca, solo qualche veloce sguardo di compassione. Alla fine, sconfortata, la mucca decide di chiedere al capo del villaggio: “Carissimo, ma perché mai nessuno mi ha voluto comprare come mucca da corsa?” Il Capo Villaggio senza esitazione risponde: “Ma mia cara bestiola, esistono le mucche da latte e quelle da macello, ma non si è mai sentito parlare di mucche da corsa! Per le corse si usano i cavalli e una mucca non potrà mai stare al passo con un cavallo.” Così la nostra mucca, mogia, mogia, con la coda fra le gambe si avvia sulla strada del ritorno.

Rientrata alla stalla, le sue compagne presero a deriderla: “Eccola li quella che si credeva di poter cambiare il suo essere! Sei una mucca da latte e tale devi restare eheheh!”.
La derisione delle compagne rese ancor più furibonda la nostra mucca, che per dimenticare la brutta esperienza se ne andò nel suo cantuccio e si addormentò.
Durante la notte, la mucca si sognò di se stessa mentre correva felice insieme ai cavalli, mantenendone il passo e vincendoli pure. Al risveglio si disse: “Bene mia cara, se le mucche da corsa non esistono, allora devi diventare cavallo!” Detto, fatto, durante i giorni successivi si allenò a lungo per camminare come un cavallo, si liscio per bene il pelo e provò a fare delle lunghe corse per prendere fiato e velocità.

Ritornato il giorno della fiera degli animali, la nostra amica vi si reca con un bellissimo cappellino bianco con su scritto “Cavallo da corsa”. Trova una posizione bene in evidenza e vi si piazza gridando per richiamare l’attenzione: “Signori, signoriiiiii, venite a vedere questo bellissimo cavallo, un cavallo velocissimo, un cavallo robusto, un cavallo che vi farà vincere tanti trofei. Compratelo, signori, cooomprraaaateloooooo!”.
Passano le ore e la nostra mucca non raccoglie altro che sguardi attoniti, nessuno si ferma a guardarla, nessuno mostra il benché minimo interesse per lei. La mucca, arrabbiata, continua a ripetersi quanto siano cattive quelle persone, ma che avranno gli altri cavalli di diverso da me? Perché non mi danno ascolto? Perché non mi guardano? Alla fine, stanca e furibonda, chiede nuovamente spiegazioni al capo del villaggio e questi: “ma mia cara bestiola, non basta cambiarsi l’etichetta per cambiare il proprio essere, sei una mucca e mucca devi restare!”.

La mucca se ne ritorna alla stalla assai furibonda: “ma che è questa storia delle etichette? Io non voglio essere etichettata, non è giusto, devo essere libera di essere quello che voglio e io voglio essere… Uhm, già, anche cavallo è un’etichetta, esattamente come mucca, io non voglio etichette e allora? Come posso vendermi, allora?”.

Per tutta la settimana la mucca rimugina sulla questione, finché si arriva nuovamente al giorno della fiera. “Oggi” di dice la nostra mucca, “oggi sono sicura che riesco a farmi comprare, mi tolgo di mezzo ogni etichetta e vedrai che mi compreranno”. E’ così che la nostra raggiunge nuovamente il villaggio e si piazza al centro della piazza dove si svolge la fiera. Piazza dei bellissimi cartelloni colorati tutt’attorno a se stessa sui quali campeggiano incitazioni all’acquisto. Passa le ore e ancora niente, la mucca inizia a diventare nuovamente furiosa quando un fattore si avvicina alla mucca e, mormoreggiando, la osserva per bene. La mucca lo guarda a sua volta e pensa: “ecco, visto, ora mi compra!”
Passano una decina di minuti durante i quali il fattore, sempre mormorando frasi incomprensibili, continua ad osservare la mucca; questa sta per spazientirsi quando il fattore: “Si, si, non male. Un bellissimo animale, una stupenda mucca da latte”. A sentir questo la mucca alza violentemente il capo, osserva il fattore e… “mio caro signore io non sono una mucca da latte!” “Ah no” risponde il fattore, “se non sei una mucca da latte, allora cosa sei?” E la mucca “vede signor fattore io sono…, ehm io sono… beh ecco io sono un animale con la pelle liscia, un manto bianco chiazzato di nero, delle gambe robuste, una coda snella e filante; sono un animale senza etichetta, perché non è giusto etichettare le cose, ogni animale deve sentirsi libero di essere quello che vuol essere e io voglio essere… ehm… essere…. uhm, a si sono un animale con la pelle liscia, un manto bianco chiazzato di nero, che corre veloce nei prati, che …” “Mia cara mucca” la interrompe il fattore “tu sei libera di voler essere quello che vuoi, di voler fare quello che vuoi, però a me serve una mucca da latte, tu per me sei una mucca da latte e anche una bellissima mucca da latte, ti avrei dato tanti soldi, ti avrei messo in una stalla bellissima, ti avrei dato da mangiare cose sane e prelibate, ma… ma visto che tu non vuoi essere una mucca da latte, visto che non vuoi etichettarti, beh, allora ti saluto e vado a cercarmi una mucca che abbia il coraggio di essere quello che è, di fare quello che deve fare, di chiamarsi come deve chiamarsi. Addio!”

Sconsolatissima e rassegnata la mucca si riavvia sula strada del ritorno, ma prima d’arrivare a destinazione incontra casualmente in capo villaggio. Questi vedendola così abbattuta si fa raccontare la giornata e, alla fine, con un sorriso sulle labbra le dice: “Vedi carissima, tu hai provato a venderti in modi diversi da quello che sei, hai provato addirittura a proporti per un qualcosa di non meglio definito e alla fine hai ottenuto solo delusioni, perché? Non possiamo fuggire da quello che siamo, non possiamo cambiare il nostro essere solo cambiandoci l’etichetta o rifiutandola totalmente, non possiamo proporci in un modo che gli altri non possono comprendere o, peggio ancora, in un modo che non corrisponde a quello che di  noi si vede, di quello che gli altri possono vedere di noi. Se vogliamo che gli altri a noi si interessino, allora dobbiamo necessariamente dare loro l’idea esatta di quello che siamo, dare loro il modo di vederci per quello che siamo, dare loro la possibilità d’apprezzare quello che facciamo, dare loro un modo per identificarci con semplicità e precisione. Insomma, se vuoi cambiare la tua vita, non puoi farlo cambiando l’etichetta che ti identifica, ma devi farlo cambiando il tuo modo di vederti e di porti, facendoti vedere orgogliosa di quello che sei e di quello che fai”.

A questo punto la mucca improvvisamente comprende i suoi errori e felicissima s’incammina verso la sua stalla, l’espressione sorniona maschera bene quello che le sta passando per la testa, ma dentro, nel suo animo, è ormai certa che alla prossima fiera riuscirà nel suo intento.

La settimana passa tranquilla, arriva nuovamente il giorno della fiera e la nostra mucca si avvia, senza particolari preparativi, al paese. Ivi giunta si mette in una posizione evidente, ma non troppo centrale, prepara uno sgabellino e un secchio di latta e fissa alla palizzata uno striscione su cui ha scritto “Sono una mucca da latte, il mio latte è ottimo, ma non voglio che mi crediate sulla parola, qui trovate uno sgabellino e un secchio, prendeteli, mungetemi e assaggiate il mio latte, poi decidete”. Fatto ciò si mette al centro della sua piazzola e si mette a canticchiare dolcemente una canzoncina che le ricorda i prati e i fiori della sua infanzia, mostrandosi felice e orgogliosa d’essere una mucca da latte. Nel giro di mezz’ora, davanti alla piazzola della nostra mucca s’è creato un grosso assembramento di persone, tutti, attratti da tanta felicità e sicurezza, vogliono assaggiare il suo latte e, a turno, la mungono. I mugolii di soddisfazione si ripetono uno dietro l’altro: “buono questo latte”, “eh, si, è proprio buono”, “anzi è ottimo, questa mucca la voglio io”, “no, no, dev’essere mia”, “ehi voi, non pensateci nemmeno, me la porto via io”.

E’ una lotta di persone che vogliono portarsi a casa la mucca e nessuno riesce a prendere il sopravvento sugli altri. Allora interviene la mucca: “cari signori, apprezzo il vostro interessamento e ne solo decisamente lusingata, ma, vi chiedo, dove mi portereste?” “In una bellissima stalla” grida un distinto signore. “In una stalla moderna” urla un altro. “In un grande prato” afferma un terzo. “Guarda carissima, io ho una piccola stalla di montagna, ne bella ne moderna, ma la tengo curata e mungo le mie vacche due volte al giorno, in più esse sono libere di circolare a piacimento tra i prati e i boschi, mangiando l’erba fresca e respirando la brezza dell’alpe”. “Signori, ho deciso” interviene la mucca” vado con quest’ultimo signore. Fu così che la nostra mucca riuscì a cambiare la propria vita ed ora scorrazza libera e felice, non più timorosa di quello che è, non più infastidita dal sentirsi chiamare per quello che è, anzi orgogliosa di tutto ciò e orgogliosa d’aver compreso che “gli altri ci vedono in ragione di quello che noi facciamo, non per la maschera che noi vogliamo indossare!”

Nudismo e naturismo: sinonimi o contrari?


Per chi si avvicina al mondo del nudismo una delle primissime difficoltà da affrontare è certamente quella del raccapezzarsi nel mare di informazioni contrastanti in merito alle definizioni. Sussistono, infatti, due termini che vengono ricorsivamente utilizzati, per giunta in modo confuso e vario: nudismo e naturismo. A questi, poi, ogni tanto s’aggiunge quello di naturalismo. Potrebbe capitarvi di leggere qualcuno che esalta il naturismo come cosa buona e denigra il nudismo come cosa cattiva; chi afferma che il nudismo sia indissolubilmente legato alla trasgressione, all’esibizionismo, alla ricerca di prestazioni sessuali; chi vi vuole convincere che alla fine il nudista sia pur sempre un naturista. Chi avrà ragione? Cosa sono veramente il naturismo e il nudismo? Chi sono il naturista e il nudista? Proviamo a fare chiarezza.

Partiamo da quello che dice un mitico e prestigioso vocabolario della lingua italiana (G. Devoto – G. C. Oli).
Nudismo – Atteggiamento in favore della soppressione del vestiario e di una vita all’aria aperta in diretto contatto con la natura.
Naturismo – Movimento che proclama la necessità del ritorno ad una vita elementare, primitiva e spontanea – Indirizzo etnologico che considera i popoli primitivi come viventi secondo leggi naturali deterministicamente intese – Corrente che riconosce alla natura la capacità di sanare le malattie e tende a ridurre la terapia nei limiti di una funzione ausiliaria delle difese naturali.
Naturalismo – Affermazione della riconducibilità dei contenuti e delle esigenze della vita pratica e spirituale all’ordine o all’esempio della natura.
Nudista – Chi segue il nudismo.
Naturista – Seguace del naturismo.
Naturalista – Cultore delle scienze naturali – Intellettuale che condizioni le proprie possibilità di studio all’ordine o all’esempio che la natura offe.
Naturistico – Ispirato al naturismo.
Naturalistico – Fondato sull’esemplarità del mondo naturale.

Dato che il precedente vocabolario, nell’edizione in mio possesso, è un poco datato cerchiamo on-line qualcosa di più recente: il Dizionario Italiano on-line della Hoepli.
Nudismo – Movimento naturista che propugna l’abolizione degli abiti, considerati una costrizione imposta dalle convenzioni sociali, e il ritorno a una vita a più stretto contatto con la natura.
Naturismo – Movimento che si propone di porre l’uomo a più intenso e diretto contatto con la natura, attraverso particolari pratiche di vita, quali il nudismo e un’alimentazione semplice.
Naturalismo – Movimento ispirato al positivismo, che fiorì in Francia e in altri paesi nella seconda metà dell’Ottocento, basato sulla convinzione che la letteratura debba far proprio il metodo delle scienze naturali, escludendo qualsiasi intervento soggettivo dell’autore e ritraendo la realtà oggettivamente, in particolare attraverso l’analisi dell’ambiente, delle leggi dell’ereditarietà, degli elementi fisiologici.
Nudista – Chi aderisce al nudismo – Inerente al nudismo.
Naturista – Seguace del naturismo.
Naturistico – Del naturismo.

Aggiungiamoci la definizione coniata nel 1974 nell’ambito della Federazione Naturista Internazionale: “il Naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune allo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente”.

Appare evidente che il naturalismo non ha nulla a che vedere con il nudismo, mentre ha qualche punto di contatto con il naturismo, ma non può per questo esserne un sinonimo. Un po’ meno evidente è la distinzione tra nudismo e naturismo, essi, infatti, hanno in comune l’avvicinamento alla natura e la nudità. Possiamo però osservare che mentre l’obiettivo cardine del nudismo è l’abolizione dei vestiti, quello del naturismo è il ritorno ad una vita naturale. In pratica, se per il naturista lo stare nudi è solo una delle varie azioni da mettere in atto per perseguire l’obiettivo, un mezzo per avvicinarsi ad uno stile di vita più naturale ed ecologico, per il nudista lo stare nudi è invece proprio l’obiettivo da perseguire, il fine e non il mezzo. Ne consegue che se tutti i naturisti sono, in un certo senso, nudisti, non è assolutamente vero il contrario.

C’è chi giustifica l’uso indifferenziato e assolutistico della parola naturismo in quanto la parola nudo e i suoi derivati verrebbero, secondo lui, sempre associati a quella di sesso, ottenendo una risposta negativa dalla controparte. Ammesso e non concesso che effettivamente la parola nudo e tutti i suoi derivati vengano anche solo spesso associati all’attività sessuale, ammesso e non concesso che questo determini una risposta negativa, l’uso continuo del mascheramento passerebbe l’errato messaggio che noi stessi abbiamo vergogna di pronunciare la parola “nudismo”. Come sempre, nell’ambito della comunicazione è necessario stare attenti ai messaggi subliminali, spesso, per non dire sempre, più incisivi di quelli palesi.

C’è chi propugna l’uso indifferenziato e assolutistico della parola naturismo in quanto stare nudi è naturale. Beh, ma stare nudi è anche libertà, indi si dovrebbe chiamare libertismo? Stare nudi è anche gioia, indi si dovrebbe chiamare felicismo? Stare nudi è anche salute, indi si dovrebbe chiamare salutismo! E via dicendo. No, le parole, come detto in altro articolo (“Le parole”), hanno un loro preciso peso specifico e vanno utilizzate con logica e criterio, non possiamo utilizzare i derivati, le conseguenze, gli obiettivi di un qualcosa per definire quel qualcosa; il qualcosa è definito da quello che è: lo stare nudi è stare nudi, quindi nudismo! Come sempre, nell’ambito della comunicazione è necessario fare le opportune distinzioni e utilizzare i termini nel modo opportuno e nei momenti appropriati.

Allora, per riepilogare in modo semplice e chiaro, non con la pretesa di voler dare delle etichette, ma nella coscienza tecnico-professionale che la comunicazione richieda sempre e comunque la chiarezza delle definizioni e dei termini…
Naturismo – Movimento avente la nudità come mezzo per perseguire l’obiettivo di una vita più naturale e più ecologica. Chi abbraccia nel pieno senso della parola il naturismo non lo fa per stare nudo, ma lo fa per un più vario insieme di motivazioni, non tutte collegate alla nudità.
Naturista – Persona che, più o meno occasionalmente, usa la nudità come strumento per avvicinarsi alla natura.
Nudismo – Movimento avente la nudità come stile di vita, quantomeno un obiettivo da perseguire. Chi abbraccia nel pieno senso della parola il nudismo non lo fa per mettersi nudo solo in certi luoghi e/o per prendere la tintarella integrale, ma lo fa per liberarsi dai vincoli e dai fastidi del vestiario, vincoli e fastidi che non si presentano solo ed esclusivamente in determinati luoghi e/o condizioni, ma sono sempre e comunque presenti in casa come fuori casa, in vacanza come nella quotidianità.
Nudista – Persona che, a seguito del superamento di alcuni condizionamenti sociali, vive nuda per la totalità o, comunque, la maggior parte del suo tempo.

Nudismo e naturismo non sono, quindi, ne sinonimi ne contrari, sono solo e semplicemente due cose diverse che condividono qualche aspetto comune, che pur muovendosi su linee parallele si differenziano notevolmente nell’obiettivo perseguito. Il nudismo, inoltre, non può assolutamente associarsi alla trasgressione, all’esibizionismo, alla ricerca di prestazioni sessuali, non più di quanto si possa fare, ad esempio, per la frequentazione di una spiaggia “costumata” (tessile nel gergo del nudismo), anzi forse anche molto meno.

Queste le deduzioni enciclopediche, le uniche che abbiano vero valore, tutto il resto è solo un modo per autoproclamarsi, erroneamente, al di sopra o migliori degli altri.

Nudismo, scelta totalizzante

Nudismo, scelta totalizzante

Le parole


Una parola è solo una parola, ma una parola è anche molto di più di una semplice parola; una parola, infatti, racchiude al suo interno molte altre parole.

Alcune parole sono articoli e, nell’ecologia di un discorso, sono abbellimenti che nulla portano al contesto.
Altre parole sono verbi e anche questi solitamente sono ininfluenti alla corretta comprensione della frase.
Poi abbiamo i sostantivi e gli aggettivi, questi sono le parti salienti del discorso, quelli che ne definiscono il senso.

Il peso delle parole

Una mappa mentale che esemplifica il peso delle parole

Se scrivo “ieri sono andato al lago, ho preso due ore di sole e poi ho fatto il bagno nelle fresche acque” in effetti ciò che conta di tutta la frase sono sei parole: ieri, lago, due, ore, sole, bagno … “ieri lago due ore sole bagno”, la frase è comunque comprensibile anche se in effetti, messa in forma lineare, manca una distinzione tra bagno e sole: potrebbe essere un bagno di sole. Se però usassi una mappa mentale la distinzione verrebbe ricostruita perfettamente (vedi immagine a lato).
Ecco che tali termini fondamentali della frase, quelli che nelle mappe mentali vengono definiti BOIs (Basic Ordering Ideas; Idee Ordinative di Base), non possono essere tra loro scambiati in modo arbitrario altrimenti il senso del tutto cambia anche notevolmente: è ben diverso dire pianta o dire piante, dire case dal dire città, dire nero dal dire buio e via dicendo.
Abbiamo così evidenziato che, sebbene le parole possano apparire spesso come semplici parole e vengano soventemente abbinate tra loro con poca cura, la loro scelta e il loro abbinamento dev’essere invero accurato, specie se usate per trasmettere un messaggio, se usate per propagandare un’idea o pubblicizzare qualcosa. La parola usata dev’essere quella che più si avvicina al concetto che si vuole trasmettere o all’oggetto che si vuole descrivere, dev’essere quella che meglio li rappresenta, quella che meno si può fraintendere o associare ad altro, quella più diretta ed esplicita.

Purtroppo nel corso dei secoli l’uomo ha modificato il proprio modo di comunicare in ragione di diversi fattori contaminanti e condizionanti, elevando a prassi modi del tutto errati di comunicare, elevando a corretto l’uso di parole alternative meno fastidiose ma non per questo esatte e opportune, elevando a regola il parlare per mezzo di mascheramenti di vario genere.
Facciamo solo alcuni esempi per meglio chiarire la questione.

1) Tutto ciò che evoca la sfera sessuale raramente viene chiamato con il suo nome, ma si ricorre quasi sempre a parole che hanno etimologia e significato totalmente diverso: trombare, scopare, sega, ditalino, eccetera.

2) Anche alcune parti del corpo, in particolare i genitali, vengono preferibilmente indicati mediante parole diverse: pisello, banana, patata, topa, eccetera.

 3) Curiosa l’alterazione relativa alle mammelle o tette (che è italiano corretto), dove si è affermato nel tempo l’uso del termine seno che indica, invece, l’incavo presente tra le due mammelle ed ha valore sia per la donna che per l’uomo. D’altra parte la parola seno viene usata per indicare un golfo, un’insenatura, ovvero una rientranza, e non una prominenza, della costa.

 4) Tantissime di quelle definizioni che potrebbero indurre una reazione negativa da parte del destinatario (colui che riceve il messaggio della comunicazione) vengono frequentemente alterate: brutto male, scomparsa, dipartita, passato a miglior vita, disabile, disagiato, eccetera.

 5) Per ultima, ma non per questo meno rilevante, elenchiamo la categorie delle parole che si riferiscono ad atteggiamenti sociali che, seppur legittimi, la società è arrivata a determinare come più o meno riprovevoli. In questo caso, però, le alterazioni non sono state prodotte dalla società stessa ma da chi, consapevole della legittimità e correttezza del proprio agire, tali atteggiamenti ha elevato a proprio stile di vita. Così sono comparsi, caso tra i più diffusi ed eclatanti, gli usi errati delle parole naturismo e naturista, sempre e comunque utilizzate come alternativa alle parole nudismo e nudista; spesso pure con un misterioso ed etimologicamente sbagliato accento di purezza: naturismo come nudità sana e corretta; nudismo come nudità volta al solo libertinaggio sessuale… ma di questo parlerò più ampiamente in un prossimo articolo appositamente dedicato alla questione, qui mi premeva solo sottolineare come le parole, seppure possano sembrare semplici parole, hanno sempre un loro ben preciso significato e l’utilizzo anche solo lievemente deviato delle stesse può portare a gravi incomprensioni, al fallimento dell’intero processo di comunicazione.

Una parola è solo una parola, ma una parola è anche molto di più di una semplice parola; una parola, infatti, racchiude al suo interno molte altre parole e va utilizzata con estrema attenzione … in ogni caso e in ogni circostanza!

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