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Pensieri concisi – La pensione



Mi rattristano (e preoccupano) coloro che parlando di andare in pensione rispondono “no, no, e poi come lo passi il tempo!”


Pensieri concisi – La storia insegna



Si dice che la storia insegna… uhm, o non è vero o molti non vogliono imparare.


Di corsa su e giù per il monte


Foto di Carla Cinelli

Corro su

poi corro giù

tac toc

pac poc

rai pai

tai zuai

clas tuas

fras sbras

clus trus

Foto di Carla Cinelli

stus fus

string strong

strang pilang

stroc patoc

ratoc stiloc

Corro su

poi corro giù

corro su

di nuovo corro giù

frisssccc

Arrivato!

Emanuele Cinelli – 16 giugno 2017

Dove siete o muse del canto?


Una giornata in spiaggiaLa testa di un lupo,
una luna splendente,
nel cielo le stelle
il nero fan ribelle.

Lo sguardo sprofonda
nel quadro sul muro,
volano pensieri
oltre le stelle sinceri.

Lontano si sente
il suono d’un flauto,
emerge a stento
dal fruscio del vento.

Trasformazione mentale
ora sono le onde
nel mare rotonde
la mia mente si confonde.

Giornate bigie,
giornate silenti,
il foglio bianco
mi guasta l’incanto.

Son giorni che mancano
si fanno pregare
le muse del canto
di un poeta stanco.

Emanuele Cinelli, 3 marzo 2016

 

Poesie: Corri uomo


 

Corri uomo, corri!

Ma dove corri, dove vai,
non hai più tempo ormai.

Fare, disfare, rifare,
non c’è più tempo per pensare.

Spogliati uomo,
abbandona l’animo corrotto,
lascia i panni del condizionamento,
togli le vesti che l’apparenza ingannano.

Torna, uomo, alle virtù del tempo,
alla saggezza della natura.

Torna, frena, torna!

Emanuele Cinelli – 30 giugno 2014

Poesie di gioventù: Gioco erotico


Ignudo mi sono offerto...

Ignudo mi sono offerto…

Io e te,
nudi,
uno in fronte all’altra.

Ci guardiamo,
godiamo della vista dei nostri copri,
godiamo della nostra vicinanza.

Un fremito ci percorre,
un brivido scende lungo la schiena.

Ci stringiamo l’una all’altro,
la mia mano ti accarezza il dolce seno,
la tua mano mi scorre lungo la schiena,
le nostre labbra si avvicinano.

Un lungo bacio,
un gioco di lingue,
nell’estasi del gioco scorrono parole d’amore.

L’ultimo segreto non è più segreto,
il nostro corpo si è spogliato del velo pudico,
lo sfogo dell’amore ci ha travolti.

Non abbiamo paure,
non abbiamo vergogne,
niente ci può separare,
niente ci può spaventare.

È un gioco intimo,
un gioco per noi soli,
per me e per te,
per… noi!

Emanuele Cinelli – 18 marzo 1975 … e fu l’ultima mia poesia 😦

Poesie di gioventù: Pensieri d’amore


232_6Cibo del mio cuore.

***

Sostanza della mia vita.

***

Stella del mio cielo.

***

Come la luna brilla nel cielo,
tu brilli nel mio cuore.

***

Fonte d’amore.

***

Divina bellezza.

***

Mio angelo custode.

***

Come il sole illumina il giorno,
tu illumini il mio cammino.

***

La mia più grande felicità sei tu.

***

Ingegno del mio cuore.

***

Ispirazione del mio animo.

***

Dardo infuocato è il tuo sguardo,
profondo penetra nel mio cuore.

***

Meta della mia vita.

***

Usignolo dell’anima.

***

Grande amore.

***

Elettrica corrente è il fluido amoroso che sgorga dal tuo cuore,
la scossa io prendo quando ti guardo,
una scossa d’amore, d’amore giocondo.

***

Gentil creatura celeste.

***

Viso bello e incantevole.

***

Mia compagna del cuore.

***

Maria, Amore,
t’amo, t’amo immensamente,
t’amo con tutto il mio corpo,
t’amo con tutto il mio spirito,
t’amo per sempre,
t’amo nell’eternità,
t’amo.

Emanuele Cinelli – 28 marzo 1974

Poesie di gioventù: Maria


Ti guardo,
ti osservo,
ti scruto da vicino,
ti studio in ogni particolare.

Belli e ben segnati i tuoi dolci occhi,
rosse e invitanti le tue morbide labbra,
bianco e smagliante il tuo fulgido sorriso.

Sembra un sogno, ma è realtà,
ti guardo e vedo uno splendido quadro.

I tuoi occhi mi ricordano il mare,
le tue labbra mi ricordano il fuoco,
il tuo sorriso mi ricorda la neve.

In te tutta la natura è rinchiusa,
in te la suprema bellezza dimora,
in te il grande Amor vivere vuole.

Ti mormoro parole d’amore,
tu rispondi con altre parole d’amore,
parole bellissime,
parole del cuore.

Ti bacio la bocca bella,
tu rispondi con altro bacio,
bacio soave,
bacio d’amore.

Ti sorrido guardandoti in viso,
tu rispondi con altro sorriso,
sorriso smagliante,
sorriso dell’anima.

Maria,
Amore,
o mio angelico custode,
o mia grande felicità.

Ti amo,
ti amo,
ti… amo!

Emanuele Cinelli – 27 marzo 1974

Poesie di gioventù: Bufera


Soffia il vento,
sibilando tra le cime.

Cade la neve,
imbiancando la valle.

Cala la nebbia,
impedendo la vista.

Sembra la fine del mondo,
non si può più avanzare,
bloccati siamo a metà parete.

Non è la prima volta,
ma ogni volta è come se fosse la prima.

Un senso ci attanaglia il cuore,
un senso di paura ci corre nella mente.

Si pensa alla morte,
la morte in parete,
la più brutta di tutte:
attaccati a un chiodo,
sballottati dal vento,
acciecati dalla neve,
induriti dal freddo.

Si pensa alla morosa,
si pensa alla famiglia,
si spera di resistere ancora.

Emanuele Cinelli – 26 marzo 1974

Logica, coerenza e reciprocità


Talvolta, per non dire spesso, si ascoltano ragionamenti, semplici o complessi che siano, che trascendono la logica più semplice ed evidente, che mancano della necessaria reciprocità e coerenza verso le situazioni messe a confronto.

Non ho mai sentito nessuno dichiarare che siccome le banche e le gioiellerie attirano i ladri, allora bisogna proibire l’apertura di banche e di gioiellerie. Eppure ho sentito spesso affermare che siccome il nudismo attira i pervertiti allora bisogna proibire il nudismo.

Non ho mai sentito nessuno dichiarare che siccome le auto possono essere utilizzate per commettere i crimini allora bisogna smettere di produrre le auto. Eppure ho sentito spesso affermare che siccome il nudismo può essere usato per commettere atti osceni in luogo pubblico, allora bisogna proibire il nudismo.

Non ha mai sentito nessuno dichiarare che siccome attorno ai cortili delle scuole o ai parchi giochi dei giardini pubblici è facile trovare i pedofili, allora tutti gli adulti che si trovano attorno o dentro tali strutture sono dei pedofili. Eppure ho sentito spesso affermare che, siccome attorno alle spiagge nudiste capita di trovarci presunti pedofili e guardoni, allora i nudisti sono pedofili ed esibizionisti.

Molti sono coloro che, quantomeno nelle loro fantasie sessuali, ammettono e gradiscono il fare sesso con persone diverse del proprio compagno o dalla propria compagna. Eppure questi stessi affermano che è immorale mettersi nudi davanti ad altri che non siano il proprio compagno o la propria compagna, alcuni ritengono immorale già il solo mettersi nudi anche per chi, singolo o singola, non ha compagna o compagno.

Nessuno si scandalizza se nelle città ci sono, con tanto di cartelloni pubblicitari sparsi per le vie delle stesse, locali di spogliarello, sexy shop e locali dove le persone si trovano per fare esibizionismo e scambismo sessuali. Eppure molti sono coloro che si scandalizzano, richiedendone la chiusura, se si viene a sapere che in un certo luogo, anche recondito e difficile da raggiungere, si pratica il nudismo.

Se in uno spogliatoio sportivo alcune persone stanno facendo la doccia, quasi tutte sono completamente nude e una calza le mutande, nessuno va a dire a quest’una di togliersi le mutande. Eppure se nella stessa situazione ci sono più persone con le mutande e una senza, a quest’ultima viene sicuramente detto di mettersi le mutande.

Moltissimi sono i fumatori che, pur essendo scientificamente provato il danno provocato dal fumo anche sugli altri che assistono, quando si accendono una sigaretta o un sigaro non si preoccupano del luogo in cui si trovano e delle persone che li circondano e pochi i non fumatori che se ne lamentano. Eppure molti ritengono che il nudismo, di cui è scientificamente provata la salubrità ed è evidente che sugli osservatori non provoca danni materiali ma al massimo imbarazzo, si debba praticare solo in luoghi ad esso specificatamente deputati e, se non sono luoghi recintati e mascherati, solo se attorno non ci sono altre persone.

Nessuno si preoccupa di specificare con l’aggettivo tessile una spiaggia su cui si può stare solo con il costume indossato. Eppure tutti specificano con l’aggettivo nudista una spiaggia dove si può stare senza costume.

Non ho mai sentito nessuno affermare che in una spiaggia nudista ci si sta solo da nudi. Eppure molti affermano che su una spiaggia non nudista ci si sta solo vestiti.

Nessuno si fa problemi a camminare lungo una spiaggia nudista tenendo indosso il costume. Eppure si fanno problemi se un nudista, camminando lungo la spiaggia, esce di qualche metro dall’area nudista.

Nessuno dà in escandescenza se a qualcuno mentre si cambia il costume dietro un asciugamano quest’ultimo casualmente cade lasciando la persona nuda esposta alla pubblica visione. Eppure se nelle stesse identiche situazioni qualcuno velocemente si cambia il costume senza nascondersi dietro l’asciugamano immediatamente scattano le proteste.

Benedetta logica!

Dove è la coerenza in tali affermazioni? Dove la reciprocità del pensiero e del trattamento?

Benedetta logica!

Ehi tu!


Ehi tu,
si proprio tu,
tu che sei arrivato
roboante e sprezzante,
incurante delle regole,
superando
una lunga colonna
oltre la riga continua
oltre il limite di velocità.

Tu che ora
incollato al culo dell’auto mia
scalpiti per passare,
esci e rientri,
rientri ed esci.

Tu, si proprio tu,
vedi anch’io potrei
correre e superare,
potrei correre in piena sicurezza
più di quanto tu possa fare
rischiando la vita.

Potrei, ma non lo faccio,
non lo faccio perché
esistono le regole,
regole che sono per tutti,
ma proprio tutti,
io e te compresi.

Non lo faccio perché
civile io sono,
corretto
e rispettoso,
educato.

Ehi tu,
si proprio tu,
vedi di calmarti
che solo hai
da guadagnarci.

Emanuele Cinelli – 6 febbraio 2012

Poesie di gioventù: Notte stellata


Scende la notte,
il buio tutto avvolge,
nel mentre milla piccoli lumicini
nel ciel s’accendono,
sono le stelle
che come piccoli diamanti
circondan la luna
regina del cielo.
Inutile contarle,
sono troppe.

Le ammiro
e l’animo ribollir mi sento.
Mi vien da pensare
al rapporto uomo-natura,
rapporto funesto,
segno di morte.

Mi chiedo cosa abbiam fatto
per meritare questo dono,
questo dono meraviglioso
che è la natura.
Perfino mi volto,
mi volto vergognoso,
non oso guardare il cielo.

Mi vergogno del nostro mondo civile,
civile solo per dire,
incivile per fatto.
Noi la natura abbiamo distrutto,
noi l’inquinamento abbiamo portato,
e con esso la morte,
la devastazione.
Le piante muoiono,
muoiono sotto il peso
dei fumi nell’aria dispersi;
gli animali muoiono,
muoiono perché nutrirsi non possono;
le acque muoiono,
muoiono diventando grandi serbatoi
di chimici prodotti.

Tutto muore,
solo noi viviamo,
ma non vivremo a lungo,
se non rimediamo
pure noi moriremo.
Perché vogliamo distruggere la vita?
Perché non vogliamo amare e rispettare la natura?
Perché nessuno pensa a quello che fa?
Perché, perché?

Emanuele Cinelli – 31 gennaio 1974

Poesie: Sguardi fugaci


Un gatto sornione,
fermo sul portone.
Una luce di striscio,
illumina un guscio.
Lumaca lumachina,
a spasso alla mattina.
La pioggia ha bagnato
il prato non rasato.
Goccia splendente,
di rugiada lucente.
Piccola gemma,
una lacrima di mamma.
Un bimbo che gioca
correndo dietro l’oca.
Un fremito d’ali
nello stagno fra i pali.
Saltan le rane,
al passar d’un cane.
Trema la foglia,
nella brezza che invoglia.
Tepore d’una stalla
nel fumo di una zolla.
Scende la nebbia
la sera sul Trebbia.
L’occhio che pesa,
il sonno fa presa.
Così d’incanto
ha fine il mio canto.

Emanuele Cinelli – 16 aprile 2012

Poesie: Castelli di sabbia


Pensieri, opinioni e ragioni,
che come castelli di sabbia,
minacciosi si ergono sulla rena,
poderosi fronteggiano il mare,
impavidi sfidano l’onde.
Castelli di sabbia…
velocemente si disgregano,
velocemente si distruggono,
velocemente svaniscono.

Emanuele Cinelli – 14 aprile 2012

Poesie: Mondo Nudo


Come Madre Natura insegna…

ignudo mi sono offerto all’ignudo sole
e sono così stato calorosamente accolto tra le sue dorate braccia,
assorbendone per intero l’energia e la piacevolezza;

ignudo mi sono immerso nell’ignudo mare o lago o torrente
e questi m’hanno accolto familiarmente come acqua nelle acque;

ignudo mi sono offerto all’ignudo bosco,
il quale m’ha amorevolmente ricoperto di frescura e mille fragranze!

Emanuele Cinelli – 19 marzo 2011

Poesie: Tristezza


Tristezza,
una nuvola grigia
che mi porta via.

Tristezza,
una goccia di pioggia
che scivola sul viso.

Tristezza,
il canto di un cuculo
che risuona nel monte.

Tristezza,
una piccola lacrima
che invade la bocca.

Tristezza,
il tempo del sole
da passare vestito.

Tristezza,
il respiro del corpo
soffocato dall’abito.

Tristezza,
compagna di vita,
preludio alla gioia.

Tristezza!

Emanuele Cinelli – 4 aprile 2012

Poesie: Ed era


Ieri c’era, oggi non c’è più.
Ieri splendeva, oggi non splende più.
Ieri ombreggiava, oggi non ombreggia più.
Ieri era, oggi non è più.

Grande, lussureggiante magnolia
che lo sguardo un poco limitava,
ma nell’infinito il pensiero vagar lasciava.

L’hanno tagliata,
ora lo sguardo all’infinito volge,
ma il pensiero finito rimane.

Buco enorme nello spazio del giardino,
buco enorme nell’estasi del mio pensare.

Di lei ormai non resta che il ricordo,
ci abitueremo alla sua assenza,
allor che questo scritto
eterna renda la sua eterea ombra.

Emanuele Cinelli – 9 marzo 2012

Poesie di gioventù: Mattino d’estate


Cammino sulla bianca spiaggia marina,
sotto i piedi ceder la sabbia sento,
l’orizzonte dal sole è infuocato.

E’ l’alba,
la spiaggia è vuota,
l’unico al mondo di esser mi sembra,
non voci, non urla, non rumore,
ma silenzio, silenzio, silenzio.

Mi fermo e guardo lontano,
un volo di gabbiani,
una vela bianca,
una grigia colonna di fumo,
una rossa palla infuocata.

Solo mi sento,
sperduto nell’immensità marina,
il mio pensiero vaga pei mari
e in fondo ad essi scende.

Penso ai colorati fondali corallini,
alle maestose madrepore,
ai pesci che vivon sotto l’onda,
alle estenuanti battute di pesca subacquea.
Penso.

Intanto la spiaggia è invasa,
si apron gli ombrelloni,
non più silenzio,
ma voci, urla, rumori.
Mi fermo e guardo,
un gioco di bimbi,
un colorato ombrellone,
un castello di sabbia,
una rossa schiena bruciata.

Emanuele Cinelli – 16 gennaio 1974

Poesie di gioventù: Solitudine alpina


Solo cammino sugli alti nevai,
solo in mezzo a tanta immensità.
Il sole illumina, coi primi raggi,
le alte cime,
le lontane pareti di ghiaccio rosee risplendono.
Partito dal rifugio di primo mattino,
piccozza alla mano, ramponi ai piedi,
salgo verso la vetta.
Prima sosta, breve colazione,
poi riparto.
Esposto ai raggi del sole,
appeso alla liscia parete ghiacciata,
grondo di sudore,
ansimo dalla fatica,
però… continuo.
Ore 13: seconda sosta,
altro breve ristoro e poi in marcia.
La parete diventa più impegnativa,
dure placche di ghiaccio,
stretti camini.
Finalmente dopo ore di salita,
vedo la vetta vicina,
solo una fine cresta di neve
da essa mi separa.
Prima di affrontare quest’ultimo passaggio mi riposo.
Riparto con nuova spinta e vittorioso pensiero,
affronto la cresta con calma e coraggio,
qualche difficoltà,
“Vittoria”,
la vetta è raggiunta,
la tremenda montagna è sconfitta.
Prima ma non ultima solitaria
questa è stata la mia vittoria.
La sera è vicina,
raggiungo un pianerottolo e pianto la tenda.
Intanto il sole lentamente cala,
sparisce dietro le vette lontane,
sparisce inghiottito dall’orizzonte.
Ceno alla luce rossastra del tramonto,
e, mentre ceno, penso,
penso alla mia impresa,
penso al perché della mia vittoria.
Quando l’ultimo raggio di sole sparisce,
anch’io sparisco nella mia tenda.
Sdraiato nel sacco a pelo,
cullato dal sibilo del vento,
ritorno a pensare.
Ma i miei pensieri vanno lontano,
non più sulla roccia sotto i miei piedi,
non più sui ghiacci da poco affrontati,
ma torna in città,
torna dove ho lasciato amici e parenti,
torna a te.
Ti vedo felice dormire nel letto,
al caldo delle coperte,
protetta da mura di cemento.
Un brivido di freddo mi corre lungo la schiena,
la tormenta fuori si è alzata,
ah, come vorrei esser anch’io al caldo di casa,
ma per nulla al mondo rinuncerei a questa mia vita.
Una vita avventurosa,
una vita pericolosa,
ma una vita meravigliosa,
sempre a contatto con la natura,
sempre immersi nell’immensità.
Prima di assopirmi, ripenso a te,
decido di donarti questa mia impresa,
sul diario scrivo
“ore 21, ho vinto,
sulla vetta sono arrivato,
via Maria ho chiamato”.

Emanuele Cinelli – 15 gennaio 1974

Poesie: Utopia


Fare o non fare?
Chiedere o rinunciare?
Lottare o soccombere?
Spesso più facile è
non fare che fare,
rinunciare che chiedere,
soccombere che lottare.
Poi però
mi posso pentire,
un debole mi posso sentire,
vigliacco forse definire,
e allora?
Allora una parola è stata inventata,
per far dell’apatia una cosa sensata,
utopia è stata chiamata!

Emanuele Cinelli – 29 gennaio 2012

Poesie: Pioggia e sole


Sole,
Sorriso del cuore.
Pioggia,
Cuore del sorriso.
Guardo il sole che filtra dalla finestra
e m’inebrio del suo caldo chiarore.
Guardo la pioggia che bagna il terrazzo
e m’assopisco al suo fresco fragore.

Emanuele Cinelli – 22 gennaio 2012

Viaggi intersiderali


Ci sono atteggiamenti tanto comuni da potersi considerare degli sport popolari, tra questi quello di zappare. Bella cosa il giardinaggio, ma bisogna anche saperlo fare e, soprattutto, la zappa va usata sul terreno non sui propri piedi.

Viaggi intersiderali

Pxintode è un esploratore siderale giovane ma comunque molto noto per i suoi ormai tanti e fruttuosi viaggi interstellari. Quando non è in viaggio è facile incontrarlo al bar dell’interporto, dove ama passare il suo tempo libero raccontando agli amici dei suoi viaggi e dei tanti incontri fatti. Molti sono i mondi che ha visitato e tanti i popoli conosciuti: gli invincibili, popolo fiero e battagliero che si propone come assoluta fonte di saggezza e verità; gli assolutisti, che non conoscono mediazione e transizione, per loro esistono solo i due estremi opposti, il bianco e il nero, il buono e il cattivo, il giusto e lo sbagliato; i furbastri, popolo dedito all’esaltazione del se, ignorando assolutamente ogni forma di rispetto dell’altro, le regole vanno rigorosamente violate e fessi sono coloro che le rispettano; i miti, i musoni, i creduloni, i pecoroni, i sapienti, gli spiritosi, gli animosi e così via. Ma fra tutti c’è un popolo che più ha colpito l’attenzione di Pxintode: gli Zappapiedi.

Questo popolo ha una particolarità più unica che rara: anche se indirettamente, si auto violenta! Alcuni popoli fanno violenza sugli altri, altri popoli si lasciano dagli altri violentare, gli Zappapiedi, invece, trovano piacere e soddisfazione nel sviluppare pensieri e atteggiamenti il cui unico effetto è quello di arrecare danno a chi li sviluppa. Vivono in modo semplice e naturale, non conoscono la vergogna del corpo e potrebbero benissimo insegnare tante cose agli altri popoli, però…

Sul loro pianeta la confusione regna sovrana in quanto sono incapaci di comunicare in modo semplice e opportuno: per dire rosso dicono mela, incuranti del fatto che non tutte le mele sono rosse; per dire pianta dicono bosco, tralasciando il fatto che nel bosco non ci sono solo le piante; per dire casa dicono città e via dicendo. Inoltre sono estremamente remissivi e questo loro atteggiamento li porta ad annullarsi nel confronto con gli altri: piuttosto che rischiare d’arrecare un minimo fastidio preferiscono rinunciare al loro bel sistema di vita per adeguarsi a quello altrui, per quanto questo possa essere complesso, artificiale, illogico.
Quando altri popoli, più intraprendenti, arrivarono sul pianeta degli Zappapiedi per loro fu inevitabilmente la fine: nel giro di pochi mesi vennero sottomessi al governo degli altri, si trovarono assoggettati a regole e divieti in netto contrasto con quelli che erano i loro precetti, impararono la vergogna del corpo e iniziarono a fare propria una distorta visione dello stesso, arrivando essi stessi a giustificare e propagandare tali limitazioni, tali inibizioni.

Ogni tanto dalla massa degli Zappapiedi emerge qualche elemento che vorrebbe cambiare le cose, qualche spirito ribelle, qualcuno che tenta di risvegliare l’orgoglio degli Zappapiedi e indurli a sganciarsi dalla loro sudditanza mediante l’affermazione del sé, qualcuno che tenta di modificare rumorosamente l’ideale originario e sviluppare pensieri e atteggiamenti costruttivi, qualcuno che cerca di propagandare i migliori ideali. Questi qualcuno, però, si trovano a essere ostacolati dal loro stesso popolo molto più di quanto non vengano ostacolati dagli altri popoli, dai popoli che hanno preso il governo del pianeta degli Zappapiedi. Tra gli altri, infatti, qualche breccia si apre, qualcuno abbraccia gli ideali propagandati, ma tra gli Zappapiedi no, gli Zappapiedi chiamano costoro eversivi, li accusano di libertinaggio, ne prendono le distanze o, addirittura, li esiliano.

Pxintode ha conosciuto diversi di questi Zappapiedi eversivi e ne parla con rispetto, da loro ha imparato molte cose, con loro ha lottato, di loro ha portato e porta in giro per l’universo l’esempio e la conoscenza; un velo di commozione si alza sul suo sguardo ogni volta che ne parla, si rende conto di quanto buona ma difficile sia la loro missione: propagandano degli ideali bellissimi e che riescono con una certa facilità a fare breccia negli altri popoli, ma il loro popolo non vuole prendere in considerazione una qualsivoglia azione che, pur portando loro incontestabili benefici, possa arrecare anche un solo minimo fastidio agli altri. D’altronde, per seguire gli eversivi, dovrebbero cambiare la loro natura: sono gli Zappapiedi e la zappa la sanno usare solo per darsela sui piedi!

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