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Rigidi pensieri


Anglofoni che danno del patetico a chi, senza nulla imporre, difende l’utilizzo del buon italiano.

Difensori del “diritto di parola” che commentano, criticano, contestano anche senza conoscere.

Baciatori di rosari che predicano e praticano la discriminazione.

Tuttologi che si aggiudicano la (inesistente) verità assoluta.

Animalisti che negano la naturale essenza animale dell’essere umano.

Ambientalisti che non prendono in considerazione il vivere nudi (dal lavaggio dei vestiti ogni anno si riversano in mare diverse tonnellate di microplastiche).

Vegani che chiedono leggi per proibire la millenaria alimentazione onnivora.

Naturisti che si oppongono a chi, nella miglior forma etimologica e lessicale, preferisce parlare di nudismo.

Mi chiedo se siano certi ideali ad obnubilare le menti creando insensati irrigidimenti di pensiero e, di riflesso, pretestuose imposizioni comportamentali!

Pensieri


Mi fa sempre piacere ricevere materiale da pubblicare, mi permette di arricchire questo blog con pensieri e visioni alternative alle mie.

Ecco, quindi, uno scritto che ho ricevuto in questi giorni sull’attualissimo tema del coronavirus. Lo pubblico esattamente così come l’ho ricevuto, solo qualche piccolissima correzione sintattica che non ha minimamente alterato il contesto.


Verrua Savoia, 25 aprile 2019.

Benché mi ritenga ben educato, almeno nell’eccezione corrente del concetto, un’eventuale narrazione della mia persona, almeno per molti di coloro che sanno della mia esistenza, mi dipingerebbe come un essere scontroso, con un carattere difficile e spigoloso.

Tutto sommato, nonostante alcuni comprensibili margini di approssimazione, non ho soverchie difficoltà a riconoscermi in questa vulgata. In effetti, ammetto di essere un solitario che, per porsi in relazione con gli altri deve avere buoni e solidi motivi; mentre talvolta, preso dai miei interessi, senza che il giudizio mi dispiaccia, posso addirittura apparire un asociale.

Con grande fierezza ed orgoglio, senza tentennamenti dettati da occasionali convenienze ed opportunismi, rivendico la mia, mai negata, appartenenza politica e culturale che mi ha sempre portato a stare dalla parte dei cosiddetti perdenti, ossia di coloro che si oppongono e sempre si opporranno allo stato presente delle cose e che in ogni tempo si batteranno per cambiarle. Non muto il mio modo di essere e di sentire nemmeno adesso che sono alla soglia della vecchiezza. Anzi, debbo dire che proprio adesso, riscontrando diffusi comportamenti ed udendo una marea di sproloquiatori ergersi a tuttologi seriali del nulla, cattedratici emeriti, insigni accademici della chiacchiera da bar sparsa e comparata, per altro degnamente rappresentati dalle 3i (ignoranza, incompetenza, incapacità), voglio spendermi in qualche considerazione circa una particolare categoria di persone che concorre a comporre il variegato, ed eppur uniforme mondo di coloro che mi sono vagamente antipatici.

Per brevità escludo dal mio sillogismo le seguenti categorie:

  • quelli che disconoscono l’uso del congiuntivo…
  • quelli che… io pago le tasse…
  • gli insicuri che godono nel vedere una telecamera, quasi fossero i rappresentanti della ditta produttrice…
  • quelli che… io sono una persona per bene….
  • quelli che non rispettano i limiti di velocità e sulle strade fanno strage di animali… tanto sono solo bestie… Ma che si schiantassero contro un muro….
  • quelli che gli alberi lungo le strade sono pericolosi…. Andate più piano
  • quelli che… io non sono razzista ma….
  • quelli che pensano che il mondo sia iniziato e finirà con loro
  • quelli che fieri dell’ignoranza… la storia non serve a nulla… con la cultura non si fanno soldi…

Insomma questo elenco per dire come, nel mio argomentare, non voglio considerare i professionisti del vaniloquio e del luogo comune per dedicarmi invece ad una particolare categoria di ipocriti.

A questa categoria ascrivo d’ufficio i consumatori compulsivi di ogni tipo e genere di detersivo liquido, in polvere, spray, oltre che di ogni prodotto detergente.

Attenzione non sto sostenendo la bellezza del sudiciume, non glorificando e nemmeno filosofeggiando sullo sporco esistenziale, tutt’altro; cerco solo di introdurre, forse estremizzando, la spiegazione del mio pensiero.

Se per malasorte fossimo inviati a pranzo da uno di costoro, ho buone ragioni per ritenere che potremmo consumare il pasto direttamente nella tazza del cesso, tanto la troveremmo lucida e splendente. Del resto saremmo a casa di chi di fronte ad un granello di polvere, indossando guanti e maschera, scatenerebbe una vera e propria guerra batteriologia.

Bene! Sono del parere che spesso, probabilmente, siano proprio i maniaci dell’igiene privata e casalinga coloro che lasciano sparsi per il mondo i loro rifiuti: bottiglie, piatti di carta, pacchetti di sigarette, cicche, plastica varia, cartacce che adornano i bordi delle strade e le rive dei fiumi, finendo per galleggiare sul mare.

Sono certamente persone per bene che io pago le tasse coloro che accollandosi una fatica fisica degna di miglior causa, ignorando i servizi gratuiti di cui potrebbero beneficiare, scaricano copertoni, elettrodomestici, bidoni di vernice, matasse di cavi elettrici, ingombranti vari e magari macellano clandestinamente la selvaggina nei boschi.

Io non li sopporto più e proprio perché oramai vecchio, scevro di soverchie remore sociali voglio gridare tutta la mia rabbia, indignazione ed insofferenza contro questi pessimi esempi della nostra purtroppo comune specie umana.

L’ignoranza si può e si deve scusare, la stupidità no!

Sono un appassionato ciclista ( non butto come molti la bottiglietta o la carta per terra…), cammino, e non accetto più di dovermi sempre imbattere in plastica e rifiuti di varia origine, colpevolmente abbandonati.

Sono un naturista e per questo, in ossequio ad una falsa morale, potrei essere additato al pubblico ludibrio, ma la cosa non mi turba assolutamente.

Mi piace godere del sole, dell’aria, delle piante, ma non capisco perché io, consapevolmente rispettoso dell’ambiente circostante, a rigore non potrei camminare o stare nudo in riva al fiume, mentre chi, coperto a norma di legge, impunemente e senza rimorso alcuno può insozzare la natura.

Credo che sarebbe ora di fomentare, contro gli zozzoni, una sana e salutare riprovazione sociale.

Sono certo che le scelte di ognuno, anche le più semplici e banali, alla lunga ricadranno sugli altri.

Un piccolo gesto come gettare un pezzo di carta per terra o abbandonare un pezzo di plastica, ripetuto per milioni di volte è suscettibile di conseguenze a cui nessuno potrà sfuggire; ecco perché, parafrasando un verso di Fabrizio De Andrè, vado ad affermare che:

Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti.

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Verrua Savoia, 17 marzo 2020.

Mi piace voler sperare che le difficoltà, le restrizioni, i divieti, i disagi di questi giorni, le limitazioni alle manifestazioni di socialità facciano riflettere ognuno di noi e ci conducano a ripensare alcuni stili di vita. Ci costringano a riflettere sulla vacuità di taluni nostri comportamenti, sull’inutilità o la scarsa importanza di alcuni oggetti, sul valore di altri e sulla necessità di ridisegnare anche qualche modello di rapporto sociale.

Tutto ciò che stiamo vivendo dovrebbe farci riflettere e considerare passate scelte economiche dettate da momenti contingenti e prive di respiro strategico, sulla priorità delle spese che uno stato deve sostenere, sulle possibilità di riorganizzare la vita sfruttando le opportunità che le nuove tecnologie ci offrono.

Purtroppo credo che tutto ciò sia solo un elenco di buone intenzioni e che passata l’emergenza tutto tornerà, più o meno come prima. Tutti torneranno all’aperitivo, alle grettezze di facebook, alle risse condominiali, al farsi i fatti propri, alla ricerca spasmodica di riempirsi le tasche. Troppa intelligenza, troppa cultura e capacità di cogliere gli errori occorrono per adeguarsi a ciò che il coronavirus, nella sua virulenza, inconsciamente cerca di di insegnarci.

Verrua Savoia, 19 marzo 2020, ore 10.

Vorrei sperare che quando, ma chissà quando, questa angosciosa vicenda dell’epidemia sarà terminata e la tranquillità e la serenità torneranno, l’aver vissuto questi giorni tribolati, possa essere servito a qualche cosa, ma lo dubito fortemente, visti taluni comportamenti ancora tenuti da molte persone.

Si potrebbe obiettare che i comportamenti tenuti da costoro sono quelli di una minoranza; una quota fisiologica di imbecilli che nessuna società è in grado di estirpare; sarà, però son davvero tanti e per rendersene conto basta scorrere ciò che scrivono e i video che postano su quelli che vengono definiti i social.

Spero anche, e voglio crederlo fermamente, che, ancora fra cinque, dieci anni, il ricordo e la memoria di ciò che si sta vivendo, nonostante la labile memoria umana, possano costituire parte del patrimonio comune e della consapevolezza di larga parte della popolazione, non solo di questo paese, e che le esperienze vissute, in qualche modo, possano migliorare noi e le nostre vite.

Questa, pur con i dovuti distinguo, così come lo fu la guerra del ’14-’18, la prima guerra mondiale, è la prima vera, emergenza sanitaria, la prima vera epidemia mondiale.

Quelle che l’hanno preceduta, ad esempio la peste del 600 d.c., quella del 1348 (le cui conseguenze si sentirono episodicamente fino al XVI secolo), quella del 1628, furono sì grandi ed estese epidemie con vaste e diffuse morie di essere umani, nonostante ciò, rimasero tuttavia circoscritte al nostro mondo: l’area mediterranea, l’Europa continentale e poco altro.

Bisogna arrivare al XIX secolo per avere una percezione, un ricordo fresco di ciò che è stata una vera pandemia.

La spagnola, alla fine della prima guerra mondiale, ancora non si conoscevano gli antibiotici, uccise milioni e milioni di persone in tutto il mondo senza differenza di razza o religione.

Oggi gli scenari sono cambiati, la medicina ha fatto enormi progressi, così come la ricerca; una più diffusa scolarità ed istruzione, una maggiore possibilità di accesso alle informazioni dovrebbero aiutarci a difenderci, eppure nuovamente il mondo è in pericolo anche perché i tempi di diffusione, forse, ironia della sorte, in ottemperanza al dettato del sempre più in fretta, si sono alquanto ristretti.

In brevissimo tempo, basta il volo di un aereo, un virus o una malattia che prima impiegava qualche mese o qualche settimana a diffondersi, oggi in poche ore può fare il giro del globo. Che piaccia o no anche questa è globalizzazione; uno dei tanti aspetti negativi della globalizzazione.

Eppure prendendo le mosse da questo dato negativo, da questo coinvolgimento totale, se l’essere umano fosse intelligente, ma soprattutto veramente sapiens, dovrebbe farne un punto di forza, un argomento su cui riflettere, capire e comprendere finalmente come facciamo parte di un sistema vasto, grande, complesso ma estremamente delicato.

Un sistema in equilibrio nel quale basta spostare qualcosa, una rotellina dell’ingranaggio o un elemento magari invisibile per mettere tutto in discussione. Dovremmo finalmente capire che pur facendo parte del sistema non ne siamo i padroni assoluti, ne siamo solo una componente; non possiamo disporre della terra, distruggere, inquinare, consumare e sperperare a scapito di tutti gli altri esseri viventi.

Non sono uno scienziato e nemmeno un filosofo, scrivo di sensazioni empiriche, ma ritengo che sia sufficiente un briciolo di cervello, un paio di neuroni per comprendere come questa epidemia, così come tutte quelle che l’hanno preceduta sia la conseguenza di comportamenti e scelte dell’ homo sapiens.

In fondo siamo solo degli animali che condividono, questo pianeta, con altri animali e con altre forme di vita. Non siamo i più forti, non siamo invulnerabili; siamo solo i più presuntuosi e inutilmente più violenti.

Periodicamente, secoli, decenni, non importa, la natura ci presenta il conto o forse cerca solo di farci riflettere cosa che, collettivamente, cocciuti, ignoranti, orgogliosi, saccenti, egoisti e pervicaci, come siamo, pare proprio che non riusciamo a fare.

Siamo l’essere vivente che riesce a modificare in modo irreversibile, modificare e manomettere il luogo in cui abita. Forte della sua presunta cultura e capacità tecnica il sapiens ritiene di poter sottomettere, piegare ala sua volontà gli altri essere viventi e modellare, a suo piacimento, l’ambiente circostante. Ma le cose non sempre vanno così. Basta un virus, una roba invisibile, nemmeno in grado di riprodursi autonomamente, un parassita come il coronavirus che ha necessità di un altro essere vivente per moltiplicarsi e tutto crolla.

L’economia basata sulla produzione infinita di beni spesso inutili, i rapporti sociali basati sulle apparenze e l’ipocrisia, il ciarpame di certa falsa cultura, le riviste di pettegolezzi, il Grande Fratello…..tutto crolla!

Ma allora questo virus può insegnarci qualcosa!

Quando tutto sarà finito, perché come tutte le cose di questo mondo, ha avuto inizio, ha una vita e poi finirà, come sono finiti i dinosauri, l’impero romano, e tutto il resto, quando tutto sarà finito avremo la capacità di ricordarci che le cose importanti non sono solo l’economia, i risparmi sulla pelle dei soliti e i pareggi di bilancio ad ogni costo?

Saremo in grado di pretendere che un sistema sanitario, come la salute, non debba mai più essere monetizzato (pare una novità ma lo sostenevano gli operai FIAT nel 1969)?.

Saremo in grado di modificare taluni stili di vita improntati all’egoismo, all’individualismo, al profitto, all’ignoranza, ossia a quelli che vedono fra i loro maggiori sostenitori un ex ministro degli interni che andava a mangiare formaggio e salumi in Trentino e una signora epigona di Mussolini?

Forse sarebbe il caso di ripensare i modi, i fini, gli scopi e, soprattutto, cosa si produce.

Ad esempio, assolutamente prioritario sarebbe smettere di produrre armi (è un caso ma Brescia, una delle capitali della produzione bellica, è fra le più colpite) per riconvertire le industrie belliche in produzioni di pace.

Pretendiamo che si smetta di spendere in opere inutili (si avete capito, la TAV) che costa come migliaia di posti letto ospedalieri o nell’acquisto di aerei da caccia, rinunciando ai quali potremmo eliminare il dissesto idrogeologico del paese.

Smettiamola di lamentarci, sempre, comunque e a prescindere del nostro sistema sanitario; prendiamo consapevolezza che investire in cultura, scuola, sanità, ed ambiente, sul medio e lungo periodo, si rivela un grande e proficuo risparmio.

Sarò un visionario, imbevuto di buoni sentimenti, alimentato da libri inutili, adepto di cattivi maestri, socialmente pericolosi, ma sono convinto che nella vita occorra un minimo di etica; ognuno può utilizzarne la quantità che desidera, ma accidenti un minimo ci deve essere. Un minimo per uso personale, non dico che bisogna abusarne, non occorre ubriacarsi, ma accidenti, un grappino di tanto in tanto….!

Verrua Savoia, 30 marzo 2020, ore 22,15.

Un pio desiderio.

In questo tempo sospeso fra un ieri ed un probabile domani, in questo tempo, come presi da un vortice, siamo precipitati in una sorta di buco nero, una voragine che ha ingoiato noi tutti interi con le nostre misere certezze e con le nostre false sicurezze che apparivano consolidate ed inattaccabili; in questo tempo mi è sorto un pio desiderio, che almeno il COVID 19 un merito possa averlo: il Ricordo.

Ricordiamoci un giorno della nostra fallibilità.

Ricordiamoci un giorno di coloro che prima apriamo tutto ed il giorno dopo cambiano musica e chiudiamo tutto ma nel frattempo continuano a criticare tutto e tutti.

Ricordiamoci un giorno della nostra presupponenza di ricchi, gretti, ignoranti, spreconi ed inquinatori.

Ricordiamoci un giorno di chi protervo, razzista e sovranista, amico dell’ungherese Orban, ieri, avrebbe sparato ai barconi dei migranti, chiudeva i porti alle navi delle Organizzazioni Non Governative, mentre oggi, privo di pudore e dimentico della benché minima coerenza, cerca aiuto in Medici Senza Frontiere ed Emergency e accoglie con il cappello in mano i medici comunisti cubani e gli sporchi albanesi.

Ricordiamoci un giorno di Edi Rama, presidente di una paese non ricco e non privo di memoria e delle sue generose parole pronunciate nei confronti di un paese che forse non le merita.

Ricordiamoci delle piccole comunità di profughi, come quella sudanese di Torino, che per ringraziare il popolo italiano, ma di cosa?, dona 1.000€ alla Protezione civile e si fa donatrice di sangue.

Ci sarebbero molte cose che dovremo ricordare, quando questo tempo si concluderà, ne saremo capaci?

Firmato: Elo Seminara

Soluzioni



Chi più chi meno tutti siamo spaventati dalle cose che ci sono sconosciute ed è assolutamente naturale tentare di proteggersi. Ignorarle, allontanarle, evitarle, negarle, pretenderne divieti, impedirle sono atteggiamenti che, diversamente da quanto ci si aspetta, servono solo ad aumentare i timori e le paure. La soluzione è semplice ed è una sola: conoscerle!


 

Specchio


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Molte persone non guardano se negli occhi avete qualcosa di vostro, vi cercano piuttosto qualcosa di loro.


 

Uguali o diversi?


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C’è sempre chi manifesta dissenso verso le generalizzazioni e chi mostra le rarità come fossero regole. Vero è che se in un campo di fiori gialli ce ne è uno, o qualcuno, rosso è improprio dire che tutti i fiori sono gialli, d’altro canto è ancor più fuorviante affermare che in quel campo i fiori sono rossi o che sono tutti diversi.


L’acqua al proprio mulino



Si diventa ridicoli quando si rinuncia all’obiettività per tirare sempre e comunque l’acqua al proprio mulino.


Vincere!



Nella vita così come nell’affermazione personale, nel marketing così come nelle campagne sociali, nello sport così come nella normalità del nudo chi gioca in difesa può al massimo pareggiare e corre il rischio di perdere: per vincere è necessario attaccare.


Scelta o condizionamento?



Rarissimamente possono ritenersi una scelta gli atteggiamenti e le forme di pensiero che si conformano ai parametri socio-cultural-educativi di massa.

Quasi sempre lo sono quegli atteggiamenti e quelle forme di pensiero che non vi si conformano.


Motivazione scolastica



Mi urta l’alunno (in apprendistato) che si astiene dalle esercitazioni didattiche affermando “per il mio lavoro non mi servono a niente”, ma ancor di più mi fa arrabbiare il collega che mi dice “lascia perdere, non ti ci mettere nemmeno, ha già un lavoro”.


Leggi e logica naturale



Le donne vanno retribuite alla pari degli uomini, lo smart working va gestito esattamente come il lavoro in azienda, il nudo è lecito ovunque non sia espressamente vietato, terminato l’orario di lavoro si ha diritto a tacitare i contatti con l’azienda e via dicendo…

È desolante che si debbano promulgare delle leggi per ottenere comportamenti che sono, SONO, logica naturale delle cose.


Sotto il vestito



Tutti sappiamo cosa c’è sotto i vestiti di ognuno di noi a che serve celarlo? Buttate alle ortiche i vestiti, nudi è normale, nudi è meglio!.


Piangere sul latte versato



Inutile chiedersi perché in Italia le cose vanno male e poi…

  • Supportare politici che fanno i comici e comici che fanno i politici
  • Sostenere chi si limita a impedire che si governi l’Italia
  • Pensare che prescrizione del reato sia sinonimo di innocenza
  • Accontentarsi del meno peggio
  • Esaltarsi per le false promesse
  • Credere che chi ha già fallito possa ora aver successo
  • Approvare l’assenza di veri programmi, sostituiti da slogan più o meno ridicoli
  • Tollerare il turpiloquio dei politici
  • Votare delinquenti conclamati e seriali

Educare al rispetto



Si parla molto di educare al rispetto della donna e delle differenze, ma come si fa a farlo in una società che promuove il fastidio per il corpo e obbliga a nasconderlo? Per educare al rispetto e necessario educare al nudo sociale!


Nudo e montagna



Rispettare la montagna è integrarsi con la montagna, integrarsi con la montagna è vestirsi come lei, vestirsi come la montagna è mettersi a nudo, mettersi a nudo è diventare montagna!

#nudièmeglio

#nudiènormale


Amicizia e sconforto



Fa male vedere un amico fidato, per giunta persona di grande cultura, abbandonarti per avergli manifestato aperte e sincere opinioni in merito al suo operato, negandoti, di fatto, il diritto di farlo.


Obiettività



Il referendum lombardo ne è solo l’ennesima prova, l’obiettività è morta: chi ne evidenzia solo gli aspetti positivi, chi solo quelli negativi, quasi nessuno vede l’insieme delle cose.


La pensione



Mi rattristano (e preoccupano) coloro che parlando di andare in pensione rispondono “no, no, e poi come lo passi il tempo!”


La storia insegna



Si dice che la storia insegna… uhm, o non è vero o molti non vogliono imparare.


Di corsa su e giù per il monte


Foto di Carla Cinelli

Corro su

poi corro giù

tac toc

pac poc

rai pai

tai zuai

clas tuas

fras sbras

clus trus

Foto di Carla Cinelli

stus fus

string strong

strang pilang

stroc patoc

ratoc stiloc

Corro su

poi corro giù

corro su

di nuovo corro giù

frisssccc

Arrivato!

Emanuele Cinelli – 16 giugno 2017

Dove siete o muse del canto?


Una giornata in spiaggiaLa testa di un lupo,
una luna splendente,
nel cielo le stelle
il nero fan ribelle.

Lo sguardo sprofonda
nel quadro sul muro,
volano pensieri
oltre le stelle sinceri.

Lontano si sente
il suono d’un flauto,
emerge a stento
dal fruscio del vento.

Trasformazione mentale
ora sono le onde
nel mare rotonde
la mia mente si confonde.

Giornate bigie,
giornate silenti,
il foglio bianco
mi guasta l’incanto.

Son giorni che mancano
si fanno pregare
le muse del canto
di un poeta stanco.

Emanuele Cinelli, 3 marzo 2016

 

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