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La mosca al naso


I protagonisti del fumetto di René Goscinny

I protagonisti del fumetto di René Goscinny

“NO!”

Un no secco, inappellabile, un no preconcetto, dato a priori, senza conoscenza e senza contatto. Un no che fa saltare la mosca al naso.

Tante le escursioni che ormai abbiamo fatto, tante le volte in cui siamo stati nudi, poche quelle in cui siamo dovuti stare sempre vestiti, tante quelle in cui abbiamo incontrato altri escursionisti, rarissimi i gesti di disapprovazione e nulle le lamentele (eccetto un unico caso, nel quale peraltro, a seguito del dialogo che ne è nato, si sono poi trasformate in interesse e accettazione). Abbiamo così maturato un’importante esperienza, un ormai valido supporto statistico che ci permette di fare affermazioni precise e ribattere a chi ci oppone un no.

Ecco, ogni tanto capita, poche volte, ma capita, è capitato.

Capita che Sindaci con la esse maiuscola venendo a sapere del nostro passaggio ci contattino per conoscerci, più spesso capita che, con nostro lieve disappunto, viga il più rigoroso silenzio, sebbene suoni come un “non possiamo sostenervi ma non vogliamo ostacolarvi” è comunque un incerto silenzio, qualche rara volta capita che qualche amministrazione si metta sul piede di guerra.

Capita, capita anche questo.

Le motivazioni sono sempre le stesse, quelle trite e ritrite giustificazioni che abbiamo più volte dimostrato essere fallaci, superate.

nuebam1“Ci sono le famiglie”, beh molte famiglie sono avvezze alla nudità e ormai le evidenze, con la conferma di diversi specifici studi sociali e pedagogici (alcuni esempi: “Experts say nudity in the home is key to promoting positive body image in children“, “Il nudismo è positivo per i bambini”“I bambini, il senso di vergogna e gli abusi”), dimostrano che le famiglie farebbero bene ad educare i propri figli alla nudità.

“È un luogo molto frequentato”, beh, in tale situazione ovviamente non ci spogliamo, ma sarebbe bello essere autorizzati a farlo:  quale migliore opportunità per favorire l’incontro e il dialogo? Quale migliore situazione per sperimentare e valutare? Si ha forse paura che molti ne restino indifferenti o che addirittura ne vengano coinvolti? Si ha forse paura di dover cambiare la propria opinione?

“Non c’è nulla che autorizzi”, beh ma nemmeno nulla che impedisca: la legge non vieta espressamente il nudo e tutte le sentenze (e ancor più significativi i tanti non luoghi a procedere perché “il fatto non sussiste”) dal duemila a oggi sono favorevoli alla nudità quando priva di ostentazione, quando motivata dalla situazione ambientale, quando portata con sana e dignitosa semplicità.

Foto Carla Cinelli

Comprendiamo che lo scranno su cui siedono sia bollente, comprendiamo il desiderio di non bruciarsi il sedere, comprendiamo la difficoltà della situazione, comprendiamo. Comprendiamo e siamo pronti a parlarne, siamo disponibili a trovare le giuste mediazioni. Giuste e mediazioni due parole che molto si discostano dall’imposizione, dal no aprioristico, due parole che esigono apertura, due parole che prevedono sperimentazione, ad esempio prendere dei sentieri e piazzarvi dei cartelli che indichino la possibilità di incontrare persone nude per vedere quanti sono coloro che rinunciano al passaggio e quanti quelli che, al contrario, effettuano comunque la loro escursione, ad esempio organizzare delle serate informative, organizzare delle manifestazioni nella regola dei vestiti facoltativi, noi siamo qui, siamo disposti a parteciparvi, vogliamo farlo, apposta abbiamo ideato la Zona di Contatto, per questo usiamo tutti i canali possibili per rendere pubbliche le nostre escursioni.

In questo mondo malato una delle cose che si sono dimenticate è l’idea di un’amministrazione al servizio del cittadino, un’amministrazione che opera a difesa dei diritti di tutti, un’amministrazione capace di andare oltre i pareri personali dei suoi componenti. Un Sindaco è ben diverso dal padre padrone, un Sindaco è il mediatore, colui che sa trovare in ogni caso il modo per dare a tutte le parti l’opportunità di esprimersi e di agire (vivere) secondo proprio desiderio, un Sindaco è il summo magister, l’educatore che per primo evolve e aiuta gli altri ad evolvere, il primo che comprende per aiutare gli altri a comprendere, il primo che si apre alle novità sociali per condurre gli altri ad analoga apertura, il primo che distingue l’insulso condizionamento dalla valida ragione e insegna a fare altrettanto. Vale per il nudo, ma vale anche per tantissime altre cose, tutti ne siamo coinvolti e tutti dovremmo intervenire a contrastare ogni aprioristica chiusura, a difendere il civile diritto alla libera azione.

Sindaco, sindaco, si…ndaco, si… Sindaco inizia con il sì

SÌ!

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Lavoro, lavoro, lavoro!


Lavoro, lavoro, lavoro, tutti ne parlano, tutti lo evocano, la Costituzione, il Presidente della Repubblica, il Capo del Governo, i politici in genere, i vari schieramenti partitici, le diverse istituzioni, le diverse confederazioni e associazioni legate al mondo della produzione, del commercio e del consumo, i sindacati, le persone.

Fermiamoci un attimo, ragioniamo: non stiamo forse esagerando? Con questo gioco del lavoro che tutti dicono di voler dare, voler produrre, voler garantire, ma chissà perché alla fine manca sempre, con questo gioco, dicevo, stanno man mano facendo sparire tutte le conquiste sociali per le quali negli anni settanta molti hanno dato sangue, sudore e soldi, stanno eliminando la classe di mezzo evidenziando sempre più la distinzione tra chi detiene un potere, foss’anche solo quello di poter dare un lavoro, e chi no, stanno ripristinando la schiavitù.

IMG_1692Dov’è finito il tempo libero? Soprattutto, dov’è finito il diritto ad una vita dignitosa? Ecco, questo il punto cardine: vita, dignità della vita, diritto a poter vivere dignitosamente e vivere dignitosamente vuol dire non solo avere un lavoro ma anche e soprattutto d’essere rispettato come lavoratore e come persona, ovvero essere adeguatamente retribuito, quanto serva a permettere una vita priva di preoccupazioni economiche, una vita che non sia necessariamente interamente dedicata al lavoro ma che veda anche la presenza di una bella dose di tempo libero, obbligatoriamente da dedicarsi allo svago e agli interessi personali.

Giusto preoccuparsi che anche le donne possano vedersi garantire il lavoro, d’altra parte sarebbe forse altrettanto opportuno preoccuparsi che le famiglie (intesa come nucleo di due persone conviventi, siano essi un uomo e una donna, due uomini o due donne, con o senza figli) possano vivere (dignitosamente) con un solo stipendio (libera scelta della famiglia se quello dell’uno o quello dell’altro), o con due mezzi stipendi, così come era un tempo che ormai si allontana sempre più.

Cambiamo paradigma, cambiamo obiettivo, a partire dalla Costituzione che, all’articolo 1, dovrebbe recitare “l’Italia è una Repubblica democratica basata sulla dignità umana”.

Dignità, dignità, dignità!

Spring Ahead!


Seguo da qualche anno  queste donne e ho potuto apprezzare la loro crescita e la crescita della società attorno a loro, chiara e lampante dimostrazione del fatto che la legalizzazione… oops, liberalizzazione della nudità (anche se qui è limitata alle sole mammelle, il discorso logico è lo stesso visto e considerato che le opposizioni verso il topless sono le stesse di quelle verso la nudità completa, manifestate con la stessa ottusa ostinatezza e lo stesso bigotto fervore) invece di provocare problemi smorza le opposizioni e crea un’importante e positiva crescita sociale, portando molto più che alla semplice accettazione del nudo sociale.

Forza cari politici italiani, nazionali o locali che siate, smettetela con l’ipocrisia, smettetela di dar credito alle poche ottuse voci, fate il bene dell’Italia e dei cittadini italiani, date ascolto e spazio ai tanti che democraticamente, civilmente ed educatamente accettano la nudità sociale, tra i quali, per giunta, una bella percentuale sarebbe pronta a mettersi a nudo se fossero certi di non andare incontro a problemi con le forze dell’ordine e la giustizia. Che sia, però, una vera liberalizzazione e non una farsa volta a rinchiudere i nudisti dentro le mura di strutture che a qual punto assumerebbero più la forma di ghetti che di villaggi, campeggi, spiagge, eccetera, validando le malate tesi di chi vede nel nudo una volgarità, un’offesa, un fastidio, provocando alla fine una negativa regressione sociale invece che una positiva evoluzione. Forza, non fateci aspettare ancora a lungo.

The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Society

IMG_0840What’s that tickle in our collective noses? Could it be…allergy season? Yes: a glance at the calendar confirms it, the days get an hour longer this Sunday, and suddenly warm weather isn’t a freak occurrence, it’s something we can start expecting as our due.

But for now it still has a whiff of the special treat about it, so when the weatherfolk said it would hit the 70s this week — Fahrenheit, kids…the real 70s! — we all breathed a collective sigh and made a beeline for the park.

IMG_0660It’s that wonderful season where some people still have down parkas on and others not so much. Count us in the ‘not so much’ brigade. It feels so good to get those layers off, and not stop until there’s nothing left to get off.

IMG_0836IMG_0855Helping set the tone, we came bearing waffles from the nearest Wafels & Dinges truck, books ranging from the…

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Giochi di potere


Avete presente la piramide di Maslow? Si, bene potete saltare al paragrafo successivo; no, leggete anche il presente. Detta piramide identifica la gerarchia dei bisogni (o necessità) suddividendoli in cinque fasce (o livelli), alla base i bisogni più elementari (fisiologici: respiro, alimentazione, sesso, sonno) e che vanno necessariamente esauditi per primi, al vertice le necessità più complesse (autorealizzazione: moralità, creatività, spontaneità, problem solving, accettazione, assenza di pregiudizi) a cui ci si arriva e che si possono soddisfare solo dopo aver esaudito tutte quelle presenti ai livelli inferiori che, partendo dal basso ed escludendo il già descritto primo livello, sono: sicurezza (fisica, di occupazione, morale, familiare, di salute, di proprietà); appartenenza (amicizia, affetto familiare, intimità sessuale); stima (autostima, autocontrollo, realizzazione, rispetto reciproco).

Piramide di Maslow

Sebbene si siano nel tempo mosse diverse critiche, sebbene Maslow stesso rivide la sua piramide aggiungendovi ulteriori livelli, sebbene siano in seguito sopravvenute teorie più elaborate (E.R.C., Fattori Duali, Cerchio di McClelland, eccetera), detta piramide resta pur sempre valida per spiegare in modo semplice eppur scientifico certi fatti della vita personale e sociale, in particolare si adatta benissimo a parlare dei giochi di potere. Che si tratti dei grandi poteri economici e politici mondiali, oppure dei più infimi poterucoli aziendali, associativi, addirittura familiari, la logica cambia ben di poco, sebbene in alcuni casi il gioco sia condotto con precisa cognizione di causa e in altri per istintività o inconscio apprendimento.

Qual è il gioco?

Immaginiamoci di voler soggiogare al nostro volere una comunità più o meno grande, al limite anche un singolo individuo, cosa faremmo?

Beh, evidente, dobbiamo mantenere, o riportare, il nostro target all’interno delle prime due fasce della piramide di Maslow: troppo occupato ad accudire ai suoi bisogni basilari sarà disattento a quelli più complessi e risulterà per noi più facile rimuovere o quantomeno controllare a nostro vantaggio le condizioni sociali e, di riflesso, il nostro target.

Come lo facciamo?

Semplice, come prima cosa andremo a instillare nel nostro target delle paure che riguardino essenzialmente la sopravvivenza e la sicurezza, lo faremo sfruttando situazioni realmente esistenti rendendole più evidenti e gravi di quanto non siano, oppure inventandoci di sana pianta figure mitologiche o situazioni di difficoltà sociale. Alcuni esempi: il diavolo, i peccati, il sesso, il nudo, le streghe, le malattie, l’inquinamento, il buco nell’ozono, il gas serra, il riscaldamento globale, le scie chimiche, il complottismo, l’estinzione delle specie animali, la crisi del lavoro, la crisi economica, i reati vari, le violazioni amministrative, gli evasori, i pervertiti, gli esibizionisti, i guardoni, i nudisti.

Una volta che le paure sono state instillate e il nostro target ha abbassato le proprie preoccupazioni all’interno dei bisogni fondamentali, ecco che andremo a fornire delle soluzioni, ovviamente soluzioni che siano strutturate a nostro esclusivo o predominante vantaggio: la religione, l’inquisizione, l’estremismo ecologico, l’animalismo esasperato, l’alimentazione vegetariana o vegana, la dittatura, le guardie, il videocontrollo, il mutuo spionaggio dei cittadini, le strutture nudiste, le ordinanze, i divieti. Tutte queste soluzioni conterranno apparenti vantaggi per il target, apparenti perché in realtà rispondono alle paure precedentemente instillate (senza le quali tali vantaggi non sarebbero esistiti) e soprattutto perché opportunatamente disseminati qua e là al fine di mascherare le ben più rilevanti e importanti limitazioni e le perdite di diritto.

A questo punto ho ottenuto e poi incrementato il mio potere sul target, un target ora convinto che io l’abbia salvato, che io gli abbia dato quello che altrimenti non avrebbe avuto, mentre semplicemente è ormai incapace di rendersi conto che gli ho solo ridato una minima parte di quello che già aveva e che io, proditoriamente, gli avevo tolto instillandogli delle paure. La cosa più bella è che se sono stato bravo sarò riuscito a fare in modo che, più o meno consciamente, sia ora parte del mio target a difendermi o addirittura a proporre soluzioni sempre più vantaggiose per me e sempre meno per loro, vedasi la tifoseria politica (di ogni segno e colore), la caccia all’evasore, l’alterazione del concetto di rispetto (necessariamente multicolore e multidirezionale, invece dai più inteso in bianco e nero oltre che unilateralmente), l’autocensura dei nudisti, il formulare e/o sostenere proposte di legge restrittive anziché garantiste.

A che pro questo articolo? Tanto, molti penseranno, trattasi di un costrutto sociale immodificabile, una struttura sociale, politica ed economica che si perde nei tempi, che esce dalla memoria umana, possiamo solo uniformarci, combatterlo è un’utopia.

Eh, no, non ci sto, l’utopia è un altro di quei concetti inventati a bella posta per i giochi di potere, un concetto ideato per far credere alle persone che esistano situazioni inalterabili contro le quali sia perfettamente inutile ribellarsi. Certo può essere difficile e faticoso tentare la via del cambiamento, certo ciò che è stato costruito in millenni richiederà altrettanto o comunque molto tempo per essere modificato, questo, però, dimostra solo che tutto è modificabile, basta volerlo. Se poi pensiamo ai piccoli poteri, ai poteri aziendali, associativi, familiari, delle piccole comunità, dei piccoli movimenti sociali, ecco che qui possiamo sicuramente intervenire, per farlo è però necessario rendersi conto di come avvengano i giochi di potere, di come veniamo condizionati e controllati, di come veniamo resi schiavi di concetti assurdi che “miracolosamente” diventano indissolubili e che noi stessi andiamo a difendere, sostenere, proporre, divulgare, ampliare, rinforzare. Ecco, questo il senso di questo articolo!

Confedercontribuenti: Appello ai blogger di tutta italia, lottare questo fisco salvare l’Italia


Si è proprio ora di dire basta e di mettersi in moto affinché i soldi li si prendano dalle tasche di coloro che, col la loro inettitudine, con spese inutili, con sperperi e corruzione, con i giochi di comodo, ci hanno messo nella situazione in cui siamo.

Confedercontribuenti: Appello ai blogger di tutta italia, lottare questo fisco salvare l’Italia.

I numeri contano realmente?


Pitagora riteneva che il Numero fosse l’elemento primordiale dell’Universo: “Tutte le cose che ci è dato conoscere posseggono un numero” (cfr. “Storia della filosofia greca – I presocratici” di Luciano De Crescenzo, Arnoldo Mondadori Editore). A lungo s’è optato sui numeri per vincere battaglie e guerre. In economia e in politica da sempre si cercano i grandi numeri. La democrazia è fondata sul potere della maggioranza. Eppure…

Eppure:

  • non tutto può essere spiegato coi numeri e molti furono i filosofi che criticarono la posizione pitagorica;
  • in guerra da sempre i piccoli drappelli di ribelli o di incursori hanno spesso tenuto in scacco i grandi eserciti;
  • nel marketing si usa il centesimo per far pensare ad un costo inferiore (19,99 è solo un centesimo in meno di 20, eppure non è 20);
  • in politica pochi cani sciolti spesso decidono le sorti di una proposta, di una legislatura, di una campagna elettorale;
  • le costituzioni democratiche stabiliscono che anche il singolo vada ascoltato e protetto.

È quindi vero che i numeri contano ma anche no, c’è un altro fatto che lo dimostra.

Nell’ambiente del nudismo molti sono coloro che manifestano dissenso verso chi tenta azioni reali per la diffusione e la difesa di questo stile di vita. La motivazione della contrarietà è che “tanto non ci ascoltano, siamo tropo pochi”.

Orbene, se si analizzano attentamente i fatti e si guarda alla realtà odierna, è facile notare che assai pochi non accettano l’esistenza del nudismo, sono anche meno dei nudisti stessi, eppure costoro vengono ascoltati, perché?

Perché, a differenza dei nudisti, si fanno sentire e prima di farlo non si chiedono “sarò solo?” o “sarò l’unico?” bensì si muovono, agiscono come singoli individui: telefonano alle forze dell’ordine, scrivono ai Sindaci e ai quotidiani, minacciano di disdire le prenotazioni presso le strutture ricettive, intervengono nei siti e sui social network manifestando, spesso con toni accesi e osceni (significativi di quello che essi sono), il loro acceso disappunto, la loro intolleranza.

Beh, che dire, se noi nudisti non impareremo ad agire in prima persona, senza preoccuparci del “quanti siamo”, del “sarò l’unico?”, del “ci vogliono i numeri”, beh, ecco, noi non cresceremo mai e chi ci osteggia l’avrà sempre vinta, non perché noi siamo pochi, ma perché …

noi siamo assenti

Aforismi e disequazioni


img_0835.jpgIl vestito demonizza il corpo, il nudo gli rende gloria

Il vestito può nascondere un pericolo, la nudità no

Rispetta il tuo corpo, non impedirgli di respirare

L’avere una mela rossa non implica il possesso di una sola mela

La banana è gialla, ma il giallo non è la banana

Per fare sesso ci si mette nudi, ma anche per fare la doccia

Il sesso è nudo, ma il nudo non è sesso

Tutti nudi … nessuno nudo

L’esibizionismo può essere nudo, ma il nudo non è esibizionismo

L’occhio vede, ma la mente comanda

Pensa male chi è abituato ad agir male

Tutto è esibizione, non per questo tutto è esibizionismo

L’esibizionista ha necessità di qualcuno che osservi in modo quantomeno interessato

L’esibizionismo è nella mente di chi guarda

L’esibizionismo del corpo è frutto dei tabu del corpo

Che lo facciano tutti non significa che sia giusto

Se ti infastidisce ignoralo, non sei obbligato a guardare, leggere, commentare

Le fobie si curano, tutte, ivi compresa quella per il nudo

Un dogma è tale solo per volontà delle persone

Le regole si possono cambiare

Che una cosa si faccia da secoli non implica che sia giusta

“Si è sempre fatto così” … affermazione sempre errata

Tanti non vuol dire tutti

I diritti naturali sono tali perché sono diritti a prescindere

I diritti naturali non si possono concedere, si possono solo negare

La mia libertà finisce dove inizia la tua? No, la mia e la tua libertà sono parallele!

Due libertà non necessariamente si sovrappongono

Quando due libertà si sovrappongono l’equilibrio raramente è nel mezzo

L’equilibrio di due libertà non si ottiene matematicamente, bensì algebricamente

Il fatto che tu non comprenda non implica il fatto che io debba cambiare

Ciò che non si comprende non è necessariamente sbagliato

Parlare senza conoscere è parlare a vanvera

La conoscenza non è “ho sentito dire che…” e nemmeno “ho letto che…”

citta_confusaUn’esile linea di confine è comunque una linea di confine

Qualsiasi odierna cultura è stata preceduta da un’altra cultura

Una religione può essere cultura, ma la cultura non è la religione

Una sola religione non può mai rappresentare uno Stato

Mai ascoltare una voce sola, fa sragionare

Nessuno dice sempre il giusto, così come nessuno dice sempre sbagliato

Nessuno ha accesso a informazioni incondizionate, nemmeno riguardo a se stesso

Non esistono parti che non siano di parte

La verità raramente è tutta da una parte sola

Solo lo stolto giudica le cose sulla base di chi le dice

Ragiona con la tua testa, non con la bocca di altri

Ciò che non viene detto raramente può essere desunto

Tacere non è mentire

L’errore si può comprendere ma non si può giustificare

Troppo comodo sbagliare e poi chiedere scusa

Non impedire, rendi più conveniente fare quello che andrebbe fatto

L’uso spasmodico dei divieti dimostra solo l’incapacità amministrativa o educativa

Si e no non vanno usati in modo esclusivo

Le offese sono nella bocca di chi le pronuncia

La sottomissione raramente è produttiva, la violenza non lo è mai

Se c’è il sole può venire la pioggia, se c’è la pioggia può venire il sole, ma le cose possono anche restare come sono

La testardaggine si mostra solo quando si incontra con altra testardaggine

Generalizzare non vuol dire ignorare le eccezioni

Troppo può essere sia tanto che poco

Ciao 🙂

Opportunità per il Garda (e per l’Italia)


Fin dai tempi antichi, il Garda è ricercato luogo per la villeggiatura, molti sono gli alberghi e i campeggi che ne costellano le rive e i dintorni, moltissime le casa vacanza, ampia anche l’offerta fornita da agriturismi e bed & breakfast. Da alcuni anni, però, anche il Garda riscontra un sensibile calo nell’afflusso di turisti, di conseguenza molte sono le iniziative che sono state presentate e invocate per ridagli smalto:

  • nel 2011 nasce il Comitato delle Provincie del Garda che, sotto la definizione di Regione del Garda, riunisce i rappresentanti di Verona, Mantova, Trento e Brescia;
  • sempre nel 2011 la Regione Lombardia investe 5 milioni di euro nel piano triennale di promozione e valorizzazione turistica del Lago di Garda
  • è di questi giorni la notizia dell’imminente realizzazione, in quel di Manerba, del Parco Regionale della Rocca e del Sasso.

Queste e le tante altre iniziative hanno preso e prendono in considerazione l’aspetto culinario, quello artistico, i vari spunti storici presenti sul territorio, l’agricoltura lo sport, ma, stranamente, ne tralasciano uno che sarebbe molto gradito e apporterebbe immediati benefici, senza nemmeno la necessità di fare grossi investimenti: il nudismo.

Stranamente, dicevamo, si perché in Germania come in Olanda, paesi da cui arriva la stragrande maggioranza dei turisti che frequentano il Garda, il nudismo è pratica assai comune, tanto comune che nudi ci si può stare anche nei parchi cittadini. In molti stati europei il turismo nudista è preso in grande considerazione e apporta un importante contributo all’economia delle aziende che operano in ambito turistico, ma anche all’economia generale del paese. Per altro il Garda non è nuovo a questa tipologia di frequentazione e di turismo: a partire dal 1970 e fino a una decina di anni fa, diverse erano le spiagge sulla quali ci si poteva liberare anche dell’ultimo pezzettino di stoffa che, fastidiosamente, resiste al desiderio di lasciar respirare il corpo ottenebrato dalla calura estiva, al piacere della totalizzante percezione dell’acqua sul proprio corpo: il costume da bagno.

Era, quella, una pacifica convivenza tra nudisti e coloro che il costume preferivano tenerselo addosso, tutti potevano liberamente godere dell’aria, del sole e dell’acqua. Poi arrivarono le ordinanze di divieto, subito seguite dalle retate e le cose sono cambiate: solo nella zona trentina è ancora possibile prendere il sole e fare il bagno in sana nudità. Un certo sindaco alle rimostranze mie e di altri rispose che “si vero è che per trent’anni si è pacificamente praticato il nudismo, ma le cose non sono eterne, le cose cambiano”. Si caro sindaco le cose cambiano, ma generalmente dovrebbero cambiare in meglio e non in peggio: il fastidio per il nudo è una fobia e, come avviene per tutte le fobie, non va incentivata ed elevata a status sociale di norma, bensì ostacolata e curata. Si caro sindaco, ma la sua visione delle cose è anche una palese cecità economico turistica: qualche centinaio di bresciani e altrettanti veronesi, vicentini, mantovani, bergamaschi, milanesi, aspettano fiduciosi la riapertura al nudismo; migliaia di turisti ne approfitterebbero e troverebbero in esso un motivo in più per venire sul Garda e tornarci fedelmente, pensi a quanti soldi sta buttando via e sta facendo buttare via agli operatori turistici del suo comune e, visto che altri sindaci l’hanno presa a modello, del Garda intero.

Giusto guardare al futuro, ma senza ignorare gli insegnamenti del passato e trent’anni di storia dimostrano che il nudismo non danneggia il turismo, specie su questo nostro grande lago, migliaia di episodi hanno certificato che molti solo coloro disposti a condividere gli spazi con delle persone nude, sarebbe pertanto di certo fattibile lasciare massima libertà ovunque. Quantomeno sarebbe valido compromesso l’individuare, su ogni sponda del lago, una decina di spiagge e una decina di sentieri montani dove autorizzare ufficialmente il nudo, convertendo parallelamente parte della ricettività turistica già esistente in ambienti “clothing optional” (abbigliamento facoltativo).

Che male può fare un corpo nudo? Non può nascondere armi, non può ingannare, può solo esprimere naturalità e sincerità, quella naturalità e quella sincerità che sono proprie dei bimbi, ai quali la nudità, come ben sanno tutti i genitori, lungi dal portare turbamento, apporta felicità.

Lettera ai politici


letteraIn tempi di campagna elettorale ci potrebbe essere una maggiore recettività politica verso lo stato d’incertezza legislativa in cui si trova il nudismo, perché, allora, non provarci!

Eccovi una lettera che potete copiare, personalizzare e inviare.

Se poi qualche politico ci legge direttamente qua, benissimo, ci contatti pure.


Gentilissimo/a …..

Coscienti dei tanti gravosi impegni che di certo avrà in questo periodo, non volendo farle perdere inutilmente del tempo prezioso, sebbene l’argomento di cui siamo a parlarle sia ampio e complesso, veniamo a condensarlo in poche righe e puntiamo direttamente alla sostanza dello stesso.

Siamo a scriverle in rappresentanza di una sostanziosa fetta di italiani (all’incirca centomila persone) e di un altrettanto corposa quota di turisti stranieri, fetta che forma una comunità sociale importante e attiva, una comunità che, però, a fronte della sua totale innocuità, si vede da sempre osteggiata e vessata nella sua libertà di espressione e di azione solo ed unicamente perché dedita al nudismo.

Sebbene l’opinione comune di base sia oggi molto cambiata e veramente poche siano le persone che proprio non riescono a sopportare la nostra presenza, sebbene molti siano i giudici ordinari e di pace che si sono pronunciati a nostro favore, la Corte di Cassazione, chiamata in causa in soli due casi, ma pur sempre chiamata, ancora ragiona in modo obsoleto e un suo eventuale coinvolgimento mette la nostra comunità in condizione di incertezza giuridica. Un’incertezza resa ancora più evidente dalla vaghezza della legislazione. Analogamente diversi sono i sindaci che, o ignorano totalmente i nostri tentativi di addivenire a un dialogo, o addirittura emanando ordinanze specifiche, impegnano il personale di vigilanza in vere e proprie campagne punitive. Nulla da eccepire quando si tratta del fermo di qualcuno che realmente compie atti osceni in luogo pubblico, anzi, siamo i primi a chiedere in tal caso massima severità, anche più di quella attualmente in vigore, ma spesso e purtroppo si tende a fare erba comune e, per semplificarsi il lavoro, non si fanno distinzioni di sorta: sei nudo, quindi stavi facendo sesso in pubblico e ti fermo, stop!

Già ci sono state delle proposte di legge che volevano, anche se in modo opinabile, mettere chiarezza sulla questione, ma nessuna di queste è arrivata a compimento. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di una legge elaborata e, pertanto, complessa da formulare e gestire, anzi potrebbe bastare una semplice postilla in capo al Codice Penale. Questo, infatti, al Libro terzo, Titolo primo, Capo secondo, articolo 726 parla di atti contrari alla pubblica decenza senza però meglio definirli, così come non viene fatto in modo esplicito da nessun altro strumento giuridico. Il tutto viene lasciato alla libera interpretazione e decisione del personale delle forze dell’ordine e dei giudici.

Cosa siamo a chiederle? Semplicemente di volersi prendere carico della questione e sostenere una delle due possibili soluzioni, o, meglio ancora, ambedue:

a)      Aggiunta di una postilla all’articolo 726 del Codice Penale: “lo stato di nudità, ancorché pubblico, non è di per se stesso atto contrario alla pubblica decenza”

b)      Promulgazione di una legge poco più articolata sul nudismo (o naturismo), con la quale si renda a tutti gli effetti pienamente legale la nudità anche pubblica ovunque la stessa non sia appositamente e specificatamente vietata, quantomeno quella attuata fuori dai contesti strettamente urbani (con esclusione dei balconi e dei giardini privati), senza ulteriori limitazioni che possano comunque di fatto rendere la pratica del nudismo materialmente impossibile a tutti coloro che non possano sobbarcarsi ad ogni fine settimana lunghe trasferte per raggiungere i pochi luoghi ove il nudismo è consentito.

Restando a disposizione per ogni ulteriore chiarimento e per l’appoggio materiale alla formulazione della specifica proposta di legge, porgiamo i nostri più distinti saluti

Firmato

Lo staff di Mondo Nudo e iNudisti

Lo dice la Bibbia


C’è una cosa che faccio molta fatica a comprendere e accettare, è quando qualcuno a fronte di una tua obiezione, un tuo pensiero, invece di risposte più o meno articolate ma comunque costruite si limita a dirti “lo dice la Bibbia” (o il Vangelo, il Corano, eccetera).

Come si fa ad annullarsi  così totalmente per affidarsi ciecamente alle parole scritte su un libro? Come si fa a rinunciare totalmente e irrevocabilmente al proprio raziocinio per affidarsi a quanto qualcun altro ha scritto molto, ma anche poco, tempo prima di noi? E poi, ma perché proprio la Bibbia, il Vangelo ,il Corano e non i Promessi Sposi, la Divina Commedia o altri sublimi ed elevati testi della cultura italiana e mondiale?

Tra costoro ci sono persone con un elevato grado culturale, ci sono manager e titolari d’impresa, ci sono persone che quotidianamente dimostrano di aver capacità di pensare  e ragionare per proprio conto, persone che scendono in piazza per  lottare, persone che sono in grado di autogestirsi, eppure, quando ci si deve confrontare con determinati argomenti o alcuni aspetti della vita ecco che, queste persone, queste persone intelligenti, queste persone colte, queste persone operose, semplicemente rispondono “lo dice la Bibbia”.

Non posso accettare che mi si vincoli a un pensiero, a un atteggiamento, a una regola solo ed unicamente perché lo dice un libro, qualunque esso sia. Specie quando, in barba alla coerenza, questo modo di agire è anche molto opportunistico: quando fa comodo il “lo dice la Bibbia” non esiste più!

P.S.
Si legga il tutto non solo nella forma prettamente religiosa, ma anche sotto forma di metafora rivolta a quanti raramente si espongono con pensieri propri ma parlano e ragionano quasi esclusivamente per citazioni o facendo riferimento a un singolo leader o  basandosi rigidamente sui regolamenti.

Sul pudore – 4


Segue dalla parte 3

Il pudore è un segno di confine

Sembra un’istituzione positiva questa cittadella dell’Io, se non fosse un cavallo di Troia. Perché l’atto stesso di difender qualcosa presuppone un valore appetibile e si pongon le basi per la sua conquista. Il pudore assicura il singolo che esistono delle difese contro l’intrusione di altri, e nello stesso tempo imprigiona il singolo dentro queste stesse difese.

In entrambi i casi appare evidente come il pudore sia indotto: nel primo caso il singolo collabora con la legge nell’evitare incitamenti anche involontari (“attentati al pudore”); nel secondo si fa convinto di possedere un valore da mettere all’asta. È molto pericolosa questa attribuzione di senso perché di fatto reifica un’essenza che dal punto di vista etico (del “costume”, del modo di vita) e politico (liberi in società) proprio non dovrebbe esistere: il “commercio” di sé (rendersi schiavi), ma sembra che questo sia uno scotto da pagare se vogliamo sedere al tavolo della società. Il bisogno è per definizione spudorato: «non c’è cosa più impudente del ventre odioso, che impone per forza di ricordarsi di lui» (Odissea 7, 216-217), «Non si può nascondere il ventre bramoso, funesto, che agli uomini dà tante sciagure» (ivi, 17, 285-286), «pudor con povertà, mal s’accompagna» (ivi 17, 578).

Immagino che il singolo guardi all’esterno da uno specchio direzionale: da fuori si vedrà riflessa sulla superficie riflettente l’aspettativa sociale. Dall’interno il singolo metterà a confronto sé stesso con quel che gli altri gli rimandano.
Facciamo il caso che una persona riceva dei complimenti.

  • a) ne trae piacere gratificante perché la bilancia fra quel che sa di sé e quel che gli altri gli rimandano è in equilibrio;
  • b) riceve un complimento che sa di non meritare e si mette in sospetto;
  • c) riceve un complimento da persone che non han titolo di giudicare e non lo registra;
  • d) riceve un elogio che sa di meritare, ma che rifiuta o ridimensiona per falsa modestia;
  • e) riceve un elogio che giudica immeritato, eccessivo: la bilancia mostra lo squilibrio fra la percezione esterna e quella interna. Gli altri vedon di più: il soggetto si sente allo scoperto, a nudo, arrossisce.

Il pudore dunque avverte il singolo di un duplice sbilanciamento: di un Io troppo grande che invade, che si impone, anche involontariamente, sugli altri (e si arrossisce perché ciò è un’infrazione) e di un Io che il soggetto medesimo non conosce (e arrossisce perché gli altri rivelano cose che egli vorrebbe non fossero viste, non vuol far conoscere di sé alcuni tratti, scopre tratti di sé che lo mettono in imbarazzo perché nuovi).
Con segno contrario, analogamente funziona anche il biasimo. La posizione di grado zero lungo il cursore fra lode e biasimo vede un atteggiamento neutro, non-giudicante.

Il pudore come rispetto (e controllo di sé)

Di fronte a Nausicaa che lo vede nudo, Ulisse nasconde come può la propria nudità, non tanto perché voglia nascondere alla vista della ragazza le proprie “vergogne”, quanto per rispetto a se stesso: senza vestiti non ha dignità sociale, non potrebbe rivolgerle la parola. Nelle sue peregrinazioni aveva superato anche il pericolo Scilla, il mostro dalle teste canine (il cane è animale spudorato per antonomasia), per questo sapeva di potersi presentare “controllato” a una giovane: «In Scilla Omero ha invece rappresentato allegoricamente la multiforme svergognatezza, e per questo, a buon diritto, è circondata da musi di cani, cinta com’è d’avidità, temerarietà e brama» (Eraclito, Questioni omeriche 70, 11). Come è indotto il pudore, così ritengo che siano indotte anche le immediate associazioni collegate alla nudità.

Denudare le persone vuol dire privarle della loro identità e possibilità di relazione sociale, svuotarle del loro essere. Nella Via Crucis, la stazione decima contempla: Gesù spogliato delle vesti. Dall’Iraq ci sono arrivate alcuni anni fa immagini analoghe: siamo arrossiti, vedendo chi siamo o chi potremmo diventare, nonostante il progresso e la civiltà.

Mi chiedo se sia sufficiente un pezzo di stoffa ad attribuire o a difendere il valore di una persona, la sua dignità. Se la persona in sé sia poi così fragile. Gli eroi omerici (vediamoli nei  Bronzi di Riace) sono pieni di gloria e onore, di dignità. Senza ostentazione se non della propria virtù, del proprio impegno sociale (l’essere eroi, appunto). Le donne spartane (bollate dagli Ateniesi come “quelle che mostrano le cosce” – mentre il massimo dei complimenti per quelle ateniesi era “belle caviglie”, cioè bianche) sono state le più libere e emancipate dell’antichità, e le più onorate dai loro uomini: Plutarco riferisce come evento inimmaginabile l’adulterio per uno Spartano.

Il pudore politico

La parola rispetto contiene la parola guardare (spectare), non è uno sguardo di rapina, una curiosità invadente, indecente e sempre inappagata, ma un riguardo, uno scrupolo, un’attenzione, una sollecitudine, una delicatezza… una dignità intrinseca e intangibile nell’altro e in noi.

Sospendere il pudore esteriore e superficiale che si esprime nel portare un vestito, significa:

  • – verificare quel che ci rimane, quel che noi rimaniamo una volta spogliati delle convenzioni;
  • – ritornare allo stato primigenio e paradisiaco dove recuperiamo grazia e amabilità (cui l’arte talvolta addita e attinge);
  • – banalizzare la libera nudità dei corpi innocenti spogliandoli di costruzioni e gabbie ideologiche, estetiche, proiettive di un Io prigioniero innanzitutto di sé; di fantasticherie concupiscenti e futilmente o pericolosamente anelanti.

Divenuti più sinceri con noi stessi (e forse siamo anche arrossiti, scoprendoci ai nostri occhi migliori o più grami) non riusciremo più ad essere spudorati con gli altri.

Platone in un famoso passo del Protagora (322 b-c) pone il pudore e la giustizia alla base del viver civile (politico): fa del pudore (del rapporto fra vergogna e onore, del confine fra l’individuo e la società, dell’istanza di rispetto e del riconoscimento dei diritti) l’inizio di ogni modalità (forse anche eticità) del vivere insieme. La giustizia viene in seguito e di conseguenza, quasi un optional se siamo fra noi pudorati.

Allora anche l’essere nudi si concretizza paradossalmente come la miglior garanzia del rispetto reciproco; nella condivisione della semplice nudità si valorizza l’originalità e diversità di ciascuno, la ricchezza che siamo e portiamo in quanto persone, l’equilibrio naturale fra individuo e società (animale politico).

Continua alla parte 5

La mia ricetta italiana


In questo difficile periodo della vita italiana, ma non solo italiana, oltre ai politici molti sono coloro che formulano le proprie idee in merito al come tirarsi fuori dalla situazione contingente e allora, pur senza la pretesa d’essere esaustivo, pur nella coscienza che alla fine non mi sarà possibile apportare nulla di fattivo, ci voglio provare pure io.

La mia ricetta di benessere vuole differenziarsi dalle tante proposte che si sentono, dai tanti discorsi che vengono fatti, proposte e discorsi che viaggiano su due binari distinti ma poi non tanto diversi: gli uni preoccupati più di racimolare soldi che di risolvere i problemi strutturali, gli altri intenti più a criticare quello che fanno i primi che a proporre vere soluzioni alternative. Io voglio seguire la corrente, invero già seguita da un’esigua minoranza che svanisce nell’oceano delle lotte di potere, dell’analisi attenta e minuziosa, seguendo quelli che sono i dettami di uno strumento efficace e potente: il Problem Solving.
Certo non mi è possibile in poche righe andare ad illustrare l’intero processo d’analisi e valutazione delle soluzioni ipotizzabili e mi devo necessariamente limitare ad esporre quella che è la mia ricetta finale, chiedendovi di credermi sulla parola quando vi dico che essa non è il risultato estemporaneo di pensieri vaganti per la mia mente, ma scaturisce da una profonda meditazione delle cose e dei fatti.
Ma veniamo alla “mia ricetta italiana”.

Tanto per cominciare dobbiamo assolutamente prendere coscienza del fatto che i problemi dell’Europa non sono dati dalla situazione italiana, o quantomeno solo da quella: l’Europa è in crisi per il semplice fatto che non esiste un’Europa, ma esiste solo ed esclusivamente una moneta unica europea. Lasciamo pertanto perdere una qualsiasi considerazione che possa riguardare le problematiche europee, non hanno nulla a che fare con la soluzione delle problematiche italiane.
Precisato questo dobbiamo suddividere la ricetta in tre sezioni, ognuna delle quali raggruppa gli interventi che hanno effetto o sono attuabili in un dato spazio temporale: breve termine, medio termine e lungo termine. Il Governo è tutto teso, per evidenti ragioni di interesse politico ma con pochissima lungimiranza e scarso riguardo alle vere esigenze della Nazione, a portare avanti gli interventi validi sul breve termine, ovvero quelli che possono apportare immediate entrate di denaro alle casse dello Stato; l’opposizione si limita ad opporsi alle proposte del Governo o, al massimo, apporta alternative che si muovono sulla stessa scala temporale, il breve termine. Tutti chiedono, a parole, interventi strutturali, ovvero azioni che agiscano sul medio e lungo termine, ma nessuno, a fatti, riesce a mettere in campo proposte che realmente riguardino tali interventi strutturali. C’è si qualche voce che si sta alzando proprio in questi ultimi giorni, ma ancora è presto per capire se trattasi solo di vane parole o ci sia dietro la vera volontà di lavorarci; per altro, come ormai è ben risaputo, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare che nel caso in questione si può riformulare nel senso che tra il proporre e l’applicare c’è di mezzo una politica preoccupata solo ed esclusivamente della propria sopravvivenza.
Partire dal breve termine è l’errore comune che viene fatto, partiamo quindi dal lungo termine.

Interventi a lungo termine

1) Rinuncia alla furberia – Si sa che soprattutto in Italia è diffuso il concetto “furbo chi se ne frega delle regole e delle leggi, stupido che le rispetta”, lasciando perdere il fatto che a questo punto dovrebbe essere furbo chi non rispetta nemmeno questa linea che è pur sempre una regola (impossibile scappare dalle regole, è regola anche il non voler regole, il contestare le regole e via dicendo), le conseguenze di un tal modo di ragionare sono nefaste e ben si vedono quando, per inevitabile effetto indotto, la classe politica, che alla fine si crea dalle persone del popolo e come il popolo ragiona, si muove sulla base dello stesso concetto (vedi il mio precedente articolo di natura sociale “Il paese delle banane”).

2) Ristrutturazione del sistema politico/amministrativo – Fare il politico, a qualsiasi livello, compresi quelli parlamentari e governativi, non dev’essere un lavoro di sostentamento, ma un atto di volontariato civile; giusto che ricevano uno stipendio ma, intanto che sia livellato con quelli che sono gli stipendi medi di un qualunque lavoratore, poi che sia solo una forma di rimborso per il tempo rubato al proprio vero lavoro (che non può essere quello del politico) e/o al proprio tempo libero.

3) Ristrutturazione della formulazione di governo – “Governo” vuol dire guidare la Nazione e la guida della Nazione non è a unico carico del Governo ma anche di quella che oggi viene, inopportunamente, chiamata Opposizione. Un’Opposizione che fa opposizione, ovvero dice no a qualsiasi cosa venga proposta dal Governo (quando dovrebbe invece aiutare alla formulazione delle ipotesi di governo, non ostacolarle) alla fine determina l’impossibilita del Governo di fare governo e quindi è corresponsabile della crisi politico-amministrativa della nazione.

4) Responsabilità amministrativa oggettiva – Non è possibile che gli errori di chi governa debbano sempre e solo ricadere sul popolo, un amministratore che sbaglia e manda in rovina un azienda deve pagare di tasca propria per gli errori commessi, se un governo non riesce a governare dev’essere immediatamente destituito e deve rifondere, di tasca propria, i danni economici provocati.

5) Diversa politica del territorio – La si smetta di gridare all’eccezionalità degli eventi in occasione di catastrofi che ormai da un decennio tendono annualmente a ripetersi diventando sempre più frequenti e sempre più pesanti e costose (danni che vengono ovviamente e giustamente pagati da tutti, Stato compreso, che poi vuol dire nuovamente da tutti), si inizi ad attuare una politica territoriale conservativa e massiva, inducendo alla ristrutturazione degli edifici (piuttosto che alla costruzione di nuovi), limando notevolmente tutti i paini di urbanizzazione (già il territorio è troppo urbanizzato), inducendo i disoccupati ai lavori di mantenimento del territorio, avendo maggior cura e rispetto delle persone quando si fanno indagini di fattibilità strutturale in merito a nuovo costruzioni (onde evitare che si costruisca su terreni di frana, alla base di canali di scolo delle acque e via dicendo), eccetera.

Interventi a medio termine

1) Decadimento del fanatismo politico – Da alcuni anni le persone, tutte, dai politici al popolo, ragionano in termini di fan club: l’ha detto uno dei mie leader politici indi è la verità; l’ha scritto il giornale della mia corrente politica per cui è certezza; l’ha detto il mio partito quindi lo devo fare. Bisogna tornare a valutare le cose per quello che sono, non in ragione di chi le dice, che nessuno è infallibile.

2) Spostamento del potere decisionale auto sostentativo – allo stato attuale sono gli stessi politici che decretano in merito al loro stesso sostentamento ed è quindi logico, anche per il concetto già visto del furbo chi frega, che alla fine nel momento stesso in cui chiedono alla popolo di sacrificarsi per il bene della nazione, loro si aumentino gli stipendi o i benefici, loro evitino di tagliarsi il vitalizio pensionistico, loro se ne guardino bene dal prendere provvedimenti che colpiscano anche le loro tasche. Lo stipendio, i benefici, il vitalizio e quant’altro sia emolumento retributivo o simil retributivo dei politici dev’essere definito in via referendaria dal popolo stesso, sulla base dei meriti effettivi: un buon governo verrà premiato, un cattivo governo verrà licenziato senza emolumenti e liquidazione. Esattamente come l’attuale governo chiede (giustamente) che venga fatto per i dipendenti: i parlamentari sono i dipendenti dello Stato Italiano, il cui proprietario è il Popolo Italiano.

3) Definizione delle priorità economiche – Tra i vari servizi dello Stato ce ne sono alcuni che risultano essere assolutamente critici per la corretta evoluzione e il corretto sostentamento del popolo, sanità e scuola in primis. Questi servizi non possono essere assoggettati a criteri di rigidità economica: si può rinunciare alla costruzione di nuove strade o nuove case, ma non si può togliere disponibilità scolastica, non si può limare l’efficacia didattica tagliando i fondi alle scuola, non si può allungare la vita (assoluta e lavorativa) delle persone facendole vivere male più a lungo con un servizio sanitario scadente e che si trova costretto a rinunciare alla prevenzione (si ricordi che prevenire non è intervenire quando ci sono i sintomi, ma evitare che le malattie insorgano). Un popolo più istruito e più sano rappresenta una importante fonte di sostentamento della Nazione; un popolo ignorante e malato rappresenta una notevole spesa per la Nazione.

4) Riduzione degli sprechi – Diverse sono le azioni qui coinvolte, ecco un breve e non esaustivo elenco: smetterla di finanziare lavori pubblici che non vengono mai portati a termine; smetterla di pagare persone che di fatto scaldano solo la sedia del loro posto di lavoro; smetterla di portare avanti sperimentazioni amministrative (informatizzazione del sistema pubblico, documento di identificazione unico elettronico) senza mai arrivare ad un dunque (dunque che servirebbe anche per ridurre gli sprechi, ma bisogna arrivarci); disincentivare l’abitudine tutta italiana di volere il lavoratore presso la sede di lavoro (il 50% dei lavoratori potrebbe sicuramente lavorare da casa e del restante 50% almeno la metà potrebbe farlo in modo parziale); incentivare la riduzione dei rifiuti piuttosto che la ricerca di sistemi più efficaci di smaltimento degli stessi; migliorare i sistemi di riasfaltatura per evitare di dover rifare le strade ad ogni inverno; ridurre drasticamente il trasporto su gomma (causa d’inquinamento, rottura del manto stradale, decadimento delle strutture edilizie per effetto delle vibrazioni, eccetera).

5) Riduzione demografica – Siamo troppi e questo comporta tutta una lunga serie di problematiche territoriali e non territoriali (che alla fine hanno tutte un risvolto economico); va incentivato un corretto processo di riduzione demografica (in Italia dovremmo scendere almeno del 25%) e di un decentramento (migliore distribuzione) della popolazione.

6) Eliminazione dell’IVA – L’IVA è, a tutti gli effetti, più una spesa che un incasso: servono sistemi di gestione e di controllo e questi hanno un costo non indifferente.

7) Tutti scaricano tutto – Perché mai devo pagare le tasse su dei soldi che in realtà ho speso e quindi verranno già tassati a coloro che li hanno presi? Così come è possibile scaricare gli acquisti fatti per il sostentamento del lavoro, dev’essere possibile scaricare le spese fatte per il sostentamento della vita privata. Oltretutto così facendo si consentirebbe un incremento degli acquisti e per ogni acquisto ci sarebbe sicuramente la relativa documentazione fiscale, riducendo quasi a zero l’evasione fiscale, almeno in certi contesti.

8) Vera lotta all’evasione fiscale – Invece di prendersela con l’artigiano che ha sbagliato a riportare un decimale su una fattura, invece di ritenere a priori che tutti i professionisti siano degli evasori fiscali, invece di studiare complessi e costosi nonché poco democratici sistemi di controllo fiscale (vedi studi di settore), si combatta la vera evasione fiscale quella delle grandi multinazionali, quella delle organizzazioni malavitose, quella della nostra stessa classe politica.

Interventi a breve termine

1) Patrimoniale – La chiedono gli stessi che la dovrebbero pagarla e questo, anche perché in Italia è una novità assoluta, la dice lunga sulla sua sentita esigenza; ovvio che deve riguardare non tutta la popolazione che abbia anche un solo minimo e sudatissimo patrimonio, ma chi il patrimonio ce l’ha in ampia misura e grazie soprattutto al lavoro e al sudore di altri

2) Eliminazione dei benefici della Santa Chiesa –Tali benefici sono assolutamente contrari ad ogni logica e in aperta contraddizione con la Costituzione Italiana che sancisce la laicità dello stato italiano, inoltre sono una disparità di trattamento nel confronto di tutte le altre organizzazioni che operano a fini di beneficenza pur senza essere legate alla Chiesa Cattolica Italiana; senza contare che tali benefici vengono spesso utilizzati a copertura (illegale) di attività che sono apertamente commerciali e nulla hanno a che vedere con il volontariato, la beneficenza, la religione.

3) 8 per mille allo Stato Italiano – Allo stato attuale delle cose chi sceglie di lasciare il proprio 8 per mille allo Stato Italiano in realtà lo lascia (in massima parte) alla Chiesa Cattolica Italiana. Lo Stato Italiano ha bisogno di risorse e allora che il volere del cittadino sia pienamente rispettato: se li lascia allo Sato che sia lo Stato a ricevere quei soldi (ma per usarli lui, non per devolverli ad altri).

4) Immediata eliminazione del vitalizio dei politici – Più di tremila euro al mese in soli cinque anni di lavoro legislativo e anche con una sola presenza ai lavori di governo è uno stato di cose assolutamente inconcepibile, specie nel momento in cui il governo chiede al popolo l’innalzamento dell’età pensionabile, specie considerando che a un lavoratore sono necessari 40 anni di lavoro per andare in pensione e dopo la sua pensione è comunque tanto esigua che si trova obbligato a cercare comunque un lavoro o a vivere sotto i ponti.

5) Sensibile riduzione dell’IVA – L’IVA è un fardello che pesa sulle spalle dell’acquirente finale, questi oggi è in massima parte nelle condizioni di dover contenere al massimo le proprie spese, ridurre l’IVA aiuterebbe ad incentivare gli acquisti, di conseguenza provocherebbe un aumento degli incassi e così un aumento delle entrate fiscali per lo Stato.

Qui mi fermo che sono già stato troppo lungo per un blog. Anch’io ho così detto la mia aggiungendomi alla massa degli opinionisti più o meno improvvisati, più o meno parziali, più o meno condizionati da fanatismi politici e religiosi, più o meno sinceri, più o meno convinti.

Ora … ai posteri l’ardua sentenza! E speriamo in bene, speriamo che si ala volta buona che l’Italia cambi strada veramente e in tutti i sensi.

Il paese delle banane


In questi ultimi tempi sono molti coloro che, per inciso giustamente, si lamentano di come vanno le cose in Italia, sia in senso socio-economico che in quello amministrativo-governativo.
Si contestano le scelte fatte dal nostro Governo; si mettono in discussione le strutture politiche; si criticano le affermazioni dell”uno o dall’altro dei nostri personaggi politici, siano essi di maggioranza che di opposizione; si mette il becco, e anche il naso, nelle vicende private di deputati e parlamentari; e via dicendo.
Quello che pochi, però, fanno è della sana autocritica: insieme ai diritti ci sono anche i doveri e tra questi quello di mettere sul piatto della bilancia tutto quello che il popolo combina, quello che non fa o fa nel modo sbagliato, quelle che sono le abitudini, tanto radicate quanto sbagliate, che contribuiscono a fare dell’Italia un paese incivile e sempre più invivibile.
Non sono cose complicatissime da annotarsi, non sono cose difficili da vedere, eppure sembra che molti, troppi, le ignorino.

Come ogni giorno sto percorrendo la tangenziale per andare da casa al luogo di lavoro, ovviamente la mia velocità è perfettamente rispettosa del limite massimo, ma nel contempo nemmeno d’intralcio alla circolazione essendo esattamente coincidente con detto limite. Mi trovo in seconda corsia e sto superando una fila di camion che intralcia completamente la corsia più a destra. Improvvisamente nello specchietto retrovisore mi vedo fare i fari da un tizio che viaggia ben oltre il limite di velocità e che pretenderebbe che io trasgredissi al codice della strada solo perché lui dello stesso se ne frega bellamente.

Poco dopo mi avvicino ad un punto d’ingresso nella tangenziale e una macchina spunta da questo obbligandomi a frenare quando invero avrei il diritto di precedenza.

Qualche chilometro più avanti c’è la coda: “mannaggia proprio oggi che sono in ritardo”. Pazientemente e diligentemente mi accodo, ma ecco arrivare il solito furbone: un furgone, totalmente incurante dell’educazione altrui, procede come se nulla fosse in contromano per sorpassare la coda.

Sempre in tangenziale, sto tornando a casa dopo una lunga e pesante giornata di lavoro, mi mancano ormai pochi chilometri. Nella corsia opposta una lunga fila di vetture procede a velocità regolare. Ma cosa c’è la davanti? Oh ma questo è pazzo! Una vettura sta sorpassando la fila e, pur essendomi ormai vicinissima, non accenna a rientrare; potrebbe (e dovrebbe) farlo, per altro sta superando delle vetture che non sono strettamente appressate tra loro, invece… invece mi fa i fari e mi vedo costretto a sfiorare il guard-rail per evitare lo scontro frontale.

Sono in forte anticipo ad un appuntamento, per ingannare il tempo mi faccio due passi per le strade della città. Mi addentro in un parco che ben conosco: da bambino ci venivo a giocare, c’era la buca della sabbia, una bassa fontana appositamente allestita per fare da piscinetta bagna piedi e tanto prato verde. Ora non si vede un solo bambino, non possono più giocarci: la piscinetta è stata rimossa, la buca della sabbia pure perché era diventata la cloaca di cani e gatti, così come lo sono i pezzi di prato che contornano le stradine sui quali decine e decine di cani vengono lasciati liberi di scorrazzare e lordare con le proprie deiezioni liquide e solide. E provaci a far presente che la legge prevede che i cani devono stare al guinzaglio, che gli escrementi vanno raccolti, al meglio che ti vada vieni mandato a quel paese, a volte rischi anche d’essere menato.

E’ giunta l’ora dell’appuntamento e, con estrema puntualità, mi presento allo stesso. La segretaria molto gentilmente mi dice che la persona con cui mi devo incontrare non è presente, ha avuto un contrattempo: “sa, deve comprendere, è una persona molto impegnata!” E già perché io non avevo altro da fare, vero? Perché io non sono altrettanto impegnato?

Amareggiato decido di andarmene in una vicina gelateria per mangiarmi un bel gelato consolatore. Prendo il mio bel gelato e mi vado a sedere nel giardinetto della gelateria. Dopo pochi secondi arrivano due altre persone che si siedono al tavolino vicino al mio, s’accendono una bella sigaretta e m’intossicano con i loro fumi. Faccio loro presente che l’aria spinge il fumo delle loro sigarette verso di me e… “qui siamo all’aperto e abbiamo il diritto di fumare, se non le sta bene se ne vada!” Ma il mio diritto alla quiete, al gustarmi un gelato in santa pace, alla salute dove se ne è andato?

E’ arrivato il fine settimana, mi sto facendo una bella passeggiata sui monti vicino casa. Il sentiero, ben segnato e mantenuto, ad un tratto passa vicino ad un capanno di caccia. L’ultima volta che ero passato di qua il capanno era una piccola struttura di legno parzialmente ricoperta di vegetazione, oggi, sorpresa, c’è una piccola villetta metà in muratura e metà in legno. Una costruzione abusiva come tante ce ne sono e ne sorgono da queste parti, ricordo quello che mi spiegava un amico Guardia Forestale: all’esterno sembrano capanni di legno, ma all’interno vengono poco alla volta eretti i muri in cemento e, mese dopo mese, la struttura quasi invisibilmente si allarga finché un bel giorno ti trovi una casa fatta e finita, poi arriva un condono edilizio e i giochi sono fatti.

Tornato a casa trovo sul telefono l’avviso di una chiamata da parte di un amico che non sentivo da un paio d’anni. Lo richiamo e felicissimo mi mette al corrente del fatto che ha finalmente trovato lavoro per suo figlio. Mi spiega le cose e così vengo a sapere che c’è riuscito grazie alla raccomandazione d’un parente, non solo ma per liberare il posto l’azienda ha licenziato un ragazzo che aveva ormai terminato il suo periodo di apprendistato e si aspettava l’assunzione a tempo indeterminato. Ma che bello, e pensare che questo mio amico a parole s’è sempre manifestato contrario, assolutamente contrario, alle raccomandazioni, per giunta aveva più volte partecipato a manifestazioni di piazza contro i licenziamenti facili.

Sono in ferramenta per comprare del silicone, costa otto euro ma io ho solo una banconota da cinquanta e pago con quella. Il proprietario del negozio prende la banconota e mi restituisce 2 euro, pensando che debba prendere i restanti quaranta io me ne resto fermo davanti alla cassa e lo guardo, ma questi impassibile si allontana verso il retro del negozio. Lo richiamo e gli faccio notare che gli avevo dato cinquanta euro non dieci e lui, come se niente fosse, mi risponde “a si, ne è proprio sicuro?”

Mi fermo qui con gli esempi, ce ne sarebbero tanti altri, ma questi mi sembrano riepilogare un buon numero di cattive abitudini, anche perché ogni episodio s’è ripetuto più volte, alcuni (quelli relativi ai viaggi in auto) addirittura quasi quotidianamente.
Certo tutto il mondo è paese e l’Italia non è sicuramente l’unico paese al mondo dove si debbano registrare furberie e maleducazioni di vario genere, però questo non giustifica nulla e poi a noi il dovere di guardare noi stessi, gli altri pensino a se stessi. Quindi…

Italiani, un popolo di presuntuosi, di persone irrispettose e maleducate, un paese dove vige il detto “chi rispetta le regole è uno stupido, furbo chi se ne frega”. Orbene, parafrasando un vecchio detto e tornando al proposito di farsi autocritica, dobbiamo ben renderci coscienti che…

un popolo ha la classe politica e il Governo che si merita!

Manovre finanziarie e logica distorta


Certi ragionamenti a me fanno venire l’orticaria: come si fa a dire “mettiamo di nuovo il superticket per disincentivare la richiesta e la formulazione di esami non necessari”? Così facendo si penalizzano le persone corrette (a cui sarà necessario continuare a ricorrere alle analisi) che pagheranno per quelle scorrette (che potranno certamente fare a meno degli esami).

Bah, sono sempre più sconcertato. Ditelo che vi serve per fare cassa, almeno siete onesti e l’onestà premia o, quantomeno, non offende!

Per altro questo è solo uno degli esempi della logica distorta che viene applicata da tempo nell’ambito del governo dell’Italia, indipendentemente da chi ci governa, sia chiaro.

Speriamo quantomeno che non credano veramente alle loro affermazioni, perchè altrimenti siamo messi anche peggio delle già critiche condizoni che appaiono.

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