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Proverbiamo


Molti utilizzano i proverbi come fossero prezzemolo, ce li cacciano ovunque, talvolta a sproposito, spesso, per non dire sempre, senza averli profondamente ragionati.

Si dice che ogni proverbio contiene un fondo di verità, è giusto?

Beh, si, molti proverbi contengono un fondo di verità, a volte anche più di un solo fondo, sono quei proverbi nati dalle lunghe osservazioni fatte da remoti contadini, pastori, boscaioli, cacciatori, pescatori, ossia da quelle persone che vivevano in natura e di natura, dovendola pertanto ben conoscere e prevedere: “rosso di sera bel tempo si spera”; “quan chel fioca so la foia de fa l’inveren ghe na mia oia” (“quando nevica sulla foglia di fare l’inverno non ne ha voglia”);  “luna in pie marinà a butà, luna a butà marinà in pie” (“luna in piedi marinaio a dormire, luna sdraiata marinaio in piedi”); eccetera.

Altri, però, sono di altra natura, risultano scollegati ad ogni evento atmosferico, trattano piuttosto dei comportamenti sociali: “il denaro non fa la felicità”; “chi troppo vuole nulla stringe”; “sposa bagnata, sposa fortunata”; “il riso abbonda sulla bocca degli stolti”; “fai buon viso a cattiva sorte”; eccetera. Tutti questi sono di origine incerta e si possono addebitare a due possibili motivazioni: la necessità dei poteri di mantenere il controllo sulle genti; la necessità delle genti di consolarsi a fronte della loro condizione di sudditanza, ma più recentemente anche la necessità di giustificarsi della propria immobilità. Personalmente credo che la prima motivazione sia più credibile, la seconda è subentrata in seguito alla promulgazione dei detti proverbi, ma alla fine poco importa quale sia la vera origine, quello che conta è l’analisi: quello che dicono è corretto? No, non lo è, e invero non è nemmeno tanto consolatorio, anzi.

Il denaro non fa la felicità

Vero che anche i ricchi conoscono il dolore, la malattia e la morte, quindi la tristezza e l’infelicità, altrettanto vero che grazie ai loro averi possono permettersi di ricorrere ai più qualificati medici, possono procurarsi le migliori cure, possono abbandonarsi al sonno eterno senza il patema di mettere nei guai economici i propri eredi. Insomma, se è ben vero che i soldi non fanno la felicità e indiscutibile che danno un grande contributo per raggiungerla, d’altronde quanti sono i ricchi che, al grido “voglio essere felice”, regalano tutti i loro averi? Perché vi sono così legati? Evidentemente tanto infelici non sono! Ma se fanno credere di esserlo gli altri non saranno presi dalla voglia di arricchirsi, magari a spese proprio di chi già ricco lo è. Insomma un proverbio molto comodo per mantenere le mani della plebe (oggi delle genti) lontano dai soldi della nobiltà (oggi dei poteri economici e di chi li detiene).

Chi troppo vuole nulla stringe

Può certo capitare che impegnandosi su troppi fronti si faccia fatica a raggiungere anche uno solo degli obiettivi prefissati. Altresì e assolutamente provato che ponendosi obiettivi molto bassi alla fine si resta assai limitati, si è impossibilitati a raggiungere mete importanti. Nelle contrattazioni di ogni genere, poi, è noto che, specie se ci si presenta deboli e remissivi (e debole risulta palesemente colui che parte con bassissime richieste), si ottiene sempre meno di quello che si chiede e se si chiede poco si ottiene zero, indispensabile puntare sempre al massimo di quello che si vorrebbe (ovviamente con un occhio realistico), c’è sempre poi tempo per le trattative. Aver condizionato le genti ad essere sempre poco pretenziose ha permesso e tutt’ora permette a chi detiene i poteri (economici, sociali o politici che siano) di mantenere il pieno controllo sugli altri, di agire a suo unico vantaggio, di promulgare come lecite pratiche invero fraudolente.

Il riso abbonda sulla bocca degli stolti

C’è da distinguere tra riso e riso, quello sguaiato e ingiustificato siamo assolutamente d’accordo, ma quello contenuto e giustificato no, questo non solo è sano, ma addirittura necessario: gratificarsi è importante e poi vivere con il sorriso aiuta ad essere realistici o addirittura positivi. Ovvio che, se no ricadremmo nell’atteggiamento che sto analizzando e disincantando, non possiamo sempre ridere e non dobbiamo necessariamente ridere di fronte a tutto e a tutti, ma possiamo e dobbiamo farlo quando le circostanze lo meritano. Faccio notare poi che il riso non è solo quello della bocca, comunque importante nella comunicazione verso gli altri, ma anche quello interiore, quello della nostra psiche, del nostro animo, importantissimi per noi stessi. UN popolo felice è un popolo difficilmente dominabile, un popolo triste è un popolo che si preoccuperà della sua sopravvivenza essenziale e, pertanto, disattento a quanto succede a livelli sociali più alti.

Lasci a voi ragionare sugli altri proverbi di questo genere, alla fine le considerazioni sono sempre le stesse e la logica finale identica: ci vogliono fregare!

 

Lavoro, lavoro, lavoro!


Lavoro, lavoro, lavoro, tutti ne parlano, tutti lo evocano, la Costituzione, il Presidente della Repubblica, il Capo del Governo, i politici in genere, i vari schieramenti partitici, le diverse istituzioni, le diverse confederazioni e associazioni legate al mondo della produzione, del commercio e del consumo, i sindacati, le persone.

Fermiamoci un attimo, ragioniamo: non stiamo forse esagerando? Con questo gioco del lavoro che tutti dicono di voler dare, voler produrre, voler garantire, ma chissà perché alla fine manca sempre, con questo gioco, dicevo, stanno man mano facendo sparire tutte le conquiste sociali per le quali negli anni settanta molti hanno dato sangue, sudore e soldi, stanno eliminando la classe di mezzo evidenziando sempre più la distinzione tra chi detiene un potere, foss’anche solo quello di poter dare un lavoro, e chi no, stanno ripristinando la schiavitù.

IMG_1692Dov’è finito il tempo libero? Soprattutto, dov’è finito il diritto ad una vita dignitosa? Ecco, questo il punto cardine: vita, dignità della vita, diritto a poter vivere dignitosamente e vivere dignitosamente vuol dire non solo avere un lavoro ma anche e soprattutto d’essere rispettato come lavoratore e come persona, ovvero essere adeguatamente retribuito, quanto serva a permettere una vita priva di preoccupazioni economiche, una vita che non sia necessariamente interamente dedicata al lavoro ma che veda anche la presenza di una bella dose di tempo libero, obbligatoriamente da dedicarsi allo svago e agli interessi personali.

Giusto preoccuparsi che anche le donne possano vedersi garantire il lavoro, d’altra parte sarebbe forse altrettanto opportuno preoccuparsi che le famiglie (intesa come nucleo di due persone conviventi, siano essi un uomo e una donna, due uomini o due donne, con o senza figli) possano vivere (dignitosamente) con un solo stipendio (libera scelta della famiglia se quello dell’uno o quello dell’altro), o con due mezzi stipendi, così come era un tempo che ormai si allontana sempre più.

Cambiamo paradigma, cambiamo obiettivo, a partire dalla Costituzione che, all’articolo 1, dovrebbe recitare “l’Italia è una Repubblica democratica basata sulla dignità umana”.

Dignità, dignità, dignità!

Giochi di potere


Avete presente la piramide di Maslow? Si, bene potete saltare al paragrafo successivo; no, leggete anche il presente. Detta piramide identifica la gerarchia dei bisogni (o necessità) suddividendoli in cinque fasce (o livelli), alla base i bisogni più elementari (fisiologici: respiro, alimentazione, sesso, sonno) e che vanno necessariamente esauditi per primi, al vertice le necessità più complesse (autorealizzazione: moralità, creatività, spontaneità, problem solving, accettazione, assenza di pregiudizi) a cui ci si arriva e che si possono soddisfare solo dopo aver esaudito tutte quelle presenti ai livelli inferiori che, partendo dal basso ed escludendo il già descritto primo livello, sono: sicurezza (fisica, di occupazione, morale, familiare, di salute, di proprietà); appartenenza (amicizia, affetto familiare, intimità sessuale); stima (autostima, autocontrollo, realizzazione, rispetto reciproco).

Piramide di Maslow

Sebbene si siano nel tempo mosse diverse critiche, sebbene Maslow stesso rivide la sua piramide aggiungendovi ulteriori livelli, sebbene siano in seguito sopravvenute teorie più elaborate (E.R.C., Fattori Duali, Cerchio di McClelland, eccetera), detta piramide resta pur sempre valida per spiegare in modo semplice eppur scientifico certi fatti della vita personale e sociale, in particolare si adatta benissimo a parlare dei giochi di potere. Che si tratti dei grandi poteri economici e politici mondiali, oppure dei più infimi poterucoli aziendali, associativi, addirittura familiari, la logica cambia ben di poco, sebbene in alcuni casi il gioco sia condotto con precisa cognizione di causa e in altri per istintività o inconscio apprendimento.

Qual è il gioco?

Immaginiamoci di voler soggiogare al nostro volere una comunità più o meno grande, al limite anche un singolo individuo, cosa faremmo?

Beh, evidente, dobbiamo mantenere, o riportare, il nostro target all’interno delle prime due fasce della piramide di Maslow: troppo occupato ad accudire ai suoi bisogni basilari sarà disattento a quelli più complessi e risulterà per noi più facile rimuovere o quantomeno controllare a nostro vantaggio le condizioni sociali e, di riflesso, il nostro target.

Come lo facciamo?

Semplice, come prima cosa andremo a instillare nel nostro target delle paure che riguardino essenzialmente la sopravvivenza e la sicurezza, lo faremo sfruttando situazioni realmente esistenti rendendole più evidenti e gravi di quanto non siano, oppure inventandoci di sana pianta figure mitologiche o situazioni di difficoltà sociale. Alcuni esempi: il diavolo, i peccati, il sesso, il nudo, le streghe, le malattie, l’inquinamento, il buco nell’ozono, il gas serra, il riscaldamento globale, le scie chimiche, il complottismo, l’estinzione delle specie animali, la crisi del lavoro, la crisi economica, i reati vari, le violazioni amministrative, gli evasori, i pervertiti, gli esibizionisti, i guardoni, i nudisti.

Una volta che le paure sono state instillate e il nostro target ha abbassato le proprie preoccupazioni all’interno dei bisogni fondamentali, ecco che andremo a fornire delle soluzioni, ovviamente soluzioni che siano strutturate a nostro esclusivo o predominante vantaggio: la religione, l’inquisizione, l’estremismo ecologico, l’animalismo esasperato, l’alimentazione vegetariana o vegana, la dittatura, le guardie, il videocontrollo, il mutuo spionaggio dei cittadini, le strutture nudiste, le ordinanze, i divieti. Tutte queste soluzioni conterranno apparenti vantaggi per il target, apparenti perché in realtà rispondono alle paure precedentemente instillate (senza le quali tali vantaggi non sarebbero esistiti) e soprattutto perché opportunatamente disseminati qua e là al fine di mascherare le ben più rilevanti e importanti limitazioni e le perdite di diritto.

A questo punto ho ottenuto e poi incrementato il mio potere sul target, un target ora convinto che io l’abbia salvato, che io gli abbia dato quello che altrimenti non avrebbe avuto, mentre semplicemente è ormai incapace di rendersi conto che gli ho solo ridato una minima parte di quello che già aveva e che io, proditoriamente, gli avevo tolto instillandogli delle paure. La cosa più bella è che se sono stato bravo sarò riuscito a fare in modo che, più o meno consciamente, sia ora parte del mio target a difendermi o addirittura a proporre soluzioni sempre più vantaggiose per me e sempre meno per loro, vedasi la tifoseria politica (di ogni segno e colore), la caccia all’evasore, l’alterazione del concetto di rispetto (necessariamente multicolore e multidirezionale, invece dai più inteso in bianco e nero oltre che unilateralmente), l’autocensura dei nudisti, il formulare e/o sostenere proposte di legge restrittive anziché garantiste.

A che pro questo articolo? Tanto, molti penseranno, trattasi di un costrutto sociale immodificabile, una struttura sociale, politica ed economica che si perde nei tempi, che esce dalla memoria umana, possiamo solo uniformarci, combatterlo è un’utopia.

Eh, no, non ci sto, l’utopia è un altro di quei concetti inventati a bella posta per i giochi di potere, un concetto ideato per far credere alle persone che esistano situazioni inalterabili contro le quali sia perfettamente inutile ribellarsi. Certo può essere difficile e faticoso tentare la via del cambiamento, certo ciò che è stato costruito in millenni richiederà altrettanto o comunque molto tempo per essere modificato, questo, però, dimostra solo che tutto è modificabile, basta volerlo. Se poi pensiamo ai piccoli poteri, ai poteri aziendali, associativi, familiari, delle piccole comunità, dei piccoli movimenti sociali, ecco che qui possiamo sicuramente intervenire, per farlo è però necessario rendersi conto di come avvengano i giochi di potere, di come veniamo condizionati e controllati, di come veniamo resi schiavi di concetti assurdi che “miracolosamente” diventano indissolubili e che noi stessi andiamo a difendere, sostenere, proporre, divulgare, ampliare, rinforzare. Ecco, questo il senso di questo articolo!

I giochi del potere


Per ottenere e mantenere il controllo è necessario creare dei vincoli a chi si vuole controllare, imporgli dei divieti, delle regole e più questi sono assurdi e incomprensibili e meglio è poiché passerà il suo tempo a chiedersi dei perché perdendo d’occhio il fatto che ormai ci sono.

Nel tempo tutti ci si conformeranno e molti arriveranno addirittura a prenderne le difese, a supportare le decisioni del potere anche se le stesse di fatto gli tolgono diritti fondamentali. Questo è il potere occulto e rappresenta il massimo livello di efficienza del potere: non hai più bisogno di giustificarti, di spiegare, di difenderti, devi solo deliberare e a tutto il resto ci penseranno, in loro totale autonomia, i sudditi succubi.

Ma c’è chi è riuscito ad andare oltre il potere occulto e ha ottenuto l’autopotere, ossia quel potere che si forma da solo, quel potere che nasce dalla spontanea rinuncia dei controllati ai propri diritti, dal loro convincimento che alcuni divieti siano assolutamente necessari, che alcune cose non si possano fare.

Ecco che, in Italia, le cose vanno come vanno proprio perché in molti sono talmente succubi del sistema (o dallo stesso resi ciechi attraverso il fanatismo politico e la tifoseria partitica) che non solo sono disposti a rinunciare ai loro diritti costituzionali, ma addirittura si ergono a paladini difensori del sistema o, peggio, anticipano il sistema autolimitandosi o autoalimentando la sempre più netta decadenza della democrazia a favore di un’oligarchia imperante. Ormai molti non hanno più coscienza del significato di democrazia, e confondono la libertà di voto con la libertà di vita, senza rendersi conto che di fatto il loro voto non conta più nulla: politica, legislazione e giustizia sono solo un bluff, un gioco malefico in cui gli uni fanno finta di criticare o inquisire gli altri, ma di fatto sono tutti d’accordo per mantenere le cose così come stanno.

E’ tutto solo un… malefico gioco di potere!

Facciamo una scommessa…


Facciamo una scommessa: scommettiamo che qualcuno chiederà e otterrà la mia scomunica?

Per che cosa, chiedete?

Per aver fatto una sintesi storica obiettiva, sintesi che chiunque potrebbe facilmente fare osservando i fatti nel loro insieme storico.
Per aver riportato una domanda che decine di migliaia di persone si stanno facendo e stanno facendo in ogni dove.
Per aver risposto a tale domanda riportando fatti concreti che sono facilmente rilevabili leggendo scritti e atti pubblici.
Per aver descritto come funziona la vera democrazia.
Per aver spiegato cosa siano le federazioni e come debba funzionare il sistema federale.
Per aver descritto quale sia il ruolo e il potere delle associazioni.
Per aver evidenziato errori di forma che hanno si ormai lascito un segno indelebile, ma che con poco si potrebbero correggere.
Per aver evidenziato errori di concetto che pure hanno lasciato un bel segno, ma che altrettanto si potrebbero correggere con pochissima fatica.
Per aver ipotizzato e proposto soluzioni e azioni concrete a urgenti problematiche.

Il tutto senza fare nomi e in forma talmente generica che si poteva benissimo associarla a decine, se non centinaia di realtà diverse.

Purtroppo oggi viviamo in un mondo confuso e non interessa più avere tra le proprie fila persone che lavorano, si vogliono solo persone che tacciono e obbediscono!

Ah, dove avrei fatto tutto questo? Nel mio ultimo articolo… leggilo!

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