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Il nudo e il vero


     Spogliandoci abbiamo fatto riemergere il corpo nella sua realtà primitiva, naturale, biologica. Abbiamo frantumato tutti i diaframmi deformanti frapposti dalla nostra cultura, dalla società. Ambedue le realtà sono vere, a seconda del campo in cui siamo. Entrambe determinano una cascata di conseguenze legate l’una all’altra fino ad arrivare agli estremi:

in una direzione è vero quel che il corpo, il benessere fisico, la nuova qualità della relazione con gli altri ci suggeriscono;

nell’altra direzione sono veri e concreti il vestito, lo strato di pensieri, ideologia e comportamenti con cui abbiam nascosto o reso più degno e presentabile il corpo.

    È una libertà fondamentale “dell’uomo e del cittadino” poter scegliere l’uno o l’altro campo.

    Attualmente non v’è par condicio: ha più potere il vestito, il costume. Anzi: scegliere un campo piuttosto che l’altro sembra sottostare a una precedente scelta di potere / valore / dignità e anche di ambito (società vs. individuo). Ed è paradossale che in una società come la nostra, dove vige il mito /culto dell’individuo, questi abbia potere /valore / dignità a misura del suo adeguamento al costume sociale, a quel che non dichiaratamente la società si aspetta da ciascuna persona: l’uniformità.

    Sbarazzarci da questi forti condizionamenti presuppone un convincimento e una forza ideale che non derivano esclusivamente dal calcolo, dalla ragione, ma buona parte ci derivano dall’istinto, da una libera naturalezza raggiunta, riacquistata palmo a palmo, giorno per giorno; di ascolto costante di quel che di naturale c’è in noi, dopo aver detronizzato il primato della ragione e della società.

    Paradosso nr. 2: più siamo individui in armonia con la nostra biologia, tanto più saremo anche individui in armonia con gli altri (la società, almeno per la percentuale di acqua e di carne di cui tutti siam fatti – il 90% su per giù). Voglio dire che rintuzzando in noi i condizionamenti sociali, togliendoci la comoda maschera dei vestiti siamo più veri e sinceri. Il “contratto sociale” ora vigente c’impone ogni volta un severo giudizio sugli altri e su noi, a scapito della qualità della relazione (la maschera vuol dire sospetto, vuol dire incertezza e di conseguenza leggi formali, effettuali, che giudicano i fatti esteriori, l’apparenza evidente e conforme, l’incidente probatorio – e addio libertà).

    Nudismo vuol dire strapparci la maschera (di comodità, di opportunità, di pigrizia, di ufficialità), far svaporare la nebbia del pudore che nascondendo a noi stessi per primi quel che siamo dal vero, inducendo false paure e timori, impedisce di conoscerci e di viver la nostra vita di uomini veri e sinceri.

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