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L’inverso del verso


Se venite ad un mio evento nudo sarò io stesso a suggerirvi di restare vestiti se non gradite mettervi nudi, se vado ad un evento vestito ad oggi nessuno mi ha invitato a mettermi nudo, anzi, caso mai mi è stato raccomando di rispettare coloro che non gradiscono il nudo.

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Dove sono? Diritto al nudo!


 

 


Dove sono le nuove spiagge nudiste che le tanto blasonate leggi regionali promulgate negli ultimi anni avrebbero dovuto produrre? Svanite nel nulla, siamo nella stessa identica situazione di prima, anzi, qualcosa è persino peggiorato.

Dove sono i tanti personaggi che ci avevano in malo modo apostrofati quando scrivemmo che quelle leggi erano fatte male e avrebbero prodotto zero risultati? Fuggiti con la coda fra le gambe!

Inutile raccontarcela, c’è una sola strada per difendere il diritto alla nudità (anche pubblica): normalizzarla, ovvero smettere di differenziarla dallo stare vestiti e pretendere che sia praticabile sempre, ovunque e comunque!

Governo


 

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Foto di Attilio Solzi


Si governa per il popolo, non per una sola parte dello stesso; si governa per fare le cose nel modo migliore per tutti, non solo nel modo che piace o che fa comodo ai pochi; si governa per garantire a tutti la massima espressione di sé stessi, non per sobillare posizioni di predominio o per imporre etiche censuratorie (sempre di parte e, quindi, sempre opinabili).

Quadro che non quadra


IMG_0635Vado a casa d’altri e devo restare vestito perchè è giusto adeguarsi alle abitudini di chi ci accoglie.

Vengono gli altri a casa mia e devo vestirmi per evitare di mettere in imbarazzo chi viene a trovarmi.

Bah, c’è qualcosa che non quadra in questo: alla fine son sempre e solo io a dover modificare il mio atteggiamento per far piacere agli altri. No, così funziona male, così più che parlare di rispetto si deve parlare di onnubilazione, la mia!

Perchè non usare una regola che contempli la reciprocità?

Meglio ancora…

Perchè non possiamo semplicemente essere noi stessi sempre, comunque e ovunque?

Ma quale Alto Adige!?!


Si sente spesso decantare l’apertura mentale dell’Alto Adige, la regione dove tutte le saune, pubbliche o private che siano, vietano l’uso del costume, eppure, parlando con amici alto atesini, mi veniva raccontato qualcosa di diverso. Il sospetto: un conto il nudo in sauna, un altro il nudo all’aperto, insomma un’apertura mentale che nulla ha a che vedere con il nudismo, una visione della nudità molto limitata e condizionata.

inizioCosì, avendo tale contradditoria percezione dell’Alto Adige, sfruttando l’occasione della preparazione del programma “Orgogliosamente Nudi” 2015, ho contattato un ente turistico locale chiedendo informazioni in merito alla possibilità di reperire almeno un sentiero poco o nulla frequentato. Risultato? Alcuni se non molti alto atesini si riterranno anche più austriaci che italiani, ma con la mentalità austriaca, dove l’escursionismo nudista si può praticare finanche nei dintorni dei villaggi, nulla hanno a che vedere, si conferma quanto mi riferivano gli amici locali e si sconfessa quanto, invece, taluni scrivono sui forum in funziona della sola frequentazione delle saune: una risposta che m’ha lasciato quasi allibito, non tanto per il prevedibile mancato supporto ufficiale all’iniziativa, per altro non richiesto, nemmeno per la mancata indicazione in merito alla specifica informazione richiesta (perdendosi invece a prendere in considerazione solo i tre percorsi più noti e ben pubblicizzati sul loro sito, di cui già avevo a priori nella mia missiva escluso io stesso la possibilità di nostra frequentazione), ma piuttosto per il tentativo di giustificare il netto rifiuto adducendo le solite prevenute, condizionate, false affermazioni sulla presenza di famiglie e bambini.

Ho provato a intavolare un dialogo, ho cercato di ribadire le nostre sane intenzioni, ho tentato di spiegare la positività di tutti gli incontri con altri escursionisti avvenuti in tre anni di escursioni in nudità, ma niente da fare: chiusura totale, minaccioso sollecito a non farci vedere nella loro zona, reiterazione delle “cavolate” di cui sopra e… esplicito invito a comprendere il loro netto rifiuto. Bella questa: mi danno comprensione zero e, nel contempo, mi si chiede di comprendere? Avrei sicuramente compreso una risposta negativa sul tipo di quella ottenuta dal Liechtenstein (“per la nostra legge la nudità in pubblico è reato penale”), visto che questa non la potevano dare avrei compreso anche un parco rifiuto senza tentativi di addurre scuse (“siamo dispiaciuti ma riteniamo al momento difficile la pratica del nudismo lungo i nostri sentieri”), avrei anche al limite compreso delle scuse elusive (“la nostra rete di sentieri è tutta molto frequentata”), non posso invece comprendere il netto rifiuto al dialogo e l’accampare motivazioni notoriamente errate e facilmente dimostrabili come tali. Ma che vuoi fare di fronte di un simile atteggiamento? Non mi resta che tirare una riga sulla zona in questione, dirmi che tutto sommato non rappresenta l’intero Alto Adige e chiudere con ironia:

“Capito.

Grazie per l’attenzione e la disponibilità al dialogo…. Magari in un prossimo futuro.

Saluti”

Nel frattempo la persona in questione ha pensato bene di girare il nostro scambio di mail ad altre dieci persone della zona: ottima pubblicità per noi, ora questi dieci operatori turistici e personaggi della politica locale sanno che esiste anche l’escursionismo nudista e sanno che esiste almeno un gruppo, quello di Mondo Nudo, attivo in tal senso e propenso a visitare i loro monti, sanno che abbiamo base a Brescia e, quindi, se potessimo andare da loro dovremmo necessariamente soggiornare in una dei loro rifugi o alberghi. Già questo è comunque un risultato positivo.

Chi semina magari non ottiene subito, ma prima o poi ottiene di sicuro, basta non demordere!

 

 

Il medioevo è ancora qui!


IMG_1788Ogni tanto giunge notizia di qualche amico vessato sul lavoro o nella vita sociale solo ed unicamente perché si è permesso di diventare nudista.

Sembra assurdo ma nel secolo che dovrebbe essere quello delle grandi conquiste tecniche, scientifiche, sociali, umanitarie c’è ancora chi non riesce ad accettare l’esistenza di stili di vita diversi dal suo e non riesce ad ammettere che possa esiste qualcuno che è riuscito a liberarsi da quei condizionamenti di cui lui non riesce a liberarsi, trasformando la sua invidia verso l’altro in un sopruso: se io non ci riesco, nemmeno tu devi poterlo fare!

Quando poi a perpetrare il sopruso sono esponenti dell’amministrazione e della politica nazionale o locale, il tutto diventa ancor più grave: il loro compito è quello di fare gli interessi di tutti i cittadini, non solo di quelli che li hanno votati; il loro dovere è quello di amministrare secondo l’interesse pubblico e non secondo il loro specifico e limitato modo di vedere le cose.

La Costituzione Italiana è ben chiara e non ammette discriminazione sulla base della religione, della sessualità, delle scelte di vita, ivi compresa, pertanto, quella del nudismo:

Art 1 – … La sovranità appartiene al popolo…

Art 2 – La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità…

Art 3 – Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…

Ecco che è anticostituzionale vessare qualcuno per il suo essere nudista con l’ambigua scusa del “qualcuno potrebbe restarci male” o del “ci fa cattiva pubblicità”. L’amministratore deve istituzionalmente difendere le libertà costituzionali e i diritti naturali, manifestando appoggio e sostegno al nudista anche a fronte di specifiche lamentele di qualche personaggio ormai palesemente fuori luogo e fuori tempo, impaurito dalla sua stessa immagine che si riflette nello specchio nudista.


Da qualcuno, a sua volta vittima di una società marcia e cafona, ci è stato suggerito (ma un suggerimento che per come formulato è apparso essere un obbligo) di rimuovere una foto perché “non tutti la pensano come voi”.

Che vuol dire tale affermazione? Ora se esiste qualcuno che non la pensa come me io devo stare attento alle foto che pubblico? Se un domani nascesse una corrente di pensiero che odia le persone coi capelli rossi, più nessuno potrebbe pubblicare foto di persone coi capelli rossi?

A me e a molti altri danno enormemente fastidio le foto in cui delle donne vengono miseramente trattate da oggetti, foto sulle quali alcuni si lasciano andare a commenti poco edificanti per le donne ritratte, foto che da alcuni vengono usate per diffondere messaggi lascivi. Eppure nessuno si pone il cruccio di andare a chiederne la rimozione.

Si parla di forza della maggioranza, ma è giusto che la maggioranza debba averla sempre vinta? È giusto che per volere della maggioranza qualcuno debba rinunciare alle proprie scelte di vita anche quando queste non provocano danni materiali agli altri?

Per altro ho fatto almeno un esempio dove ad averla vinta non è proprio per niente la maggioranza attuale, tutt’altro: vince l’opportunismo, vince chi paga!

Ah, quale era la foto rimossa? Una foto che ha fatto il giro del mondo, apprezzata anche da tantissimi non nudisti; una foto che esemplificava le ragioni della depravazione sessuale, ivi compresa la pedofilia (in nome della quale ci è stato richiesto la rimozione della foto: chiaro, dà fastidio vedersi sbattere il faccia le proprie colpe); una foto che proponeva la soluzione ai problemi della depravazione sessuale, ivi compresa la pedofilia; la famosa foto in cui si vedono da un lato due bambini (un maschio e una femmina) in mutande che si guardano reciprocamente dentro le stesse, con sopra la scritta “educazione tessile”, dall’altro lato due bambini (un maschio e una femmina) nudi che tenendosi per mano camminano felici verso il futuro senza nessuna curiosità morbosa verso ciò che li differenzia e sopra la scritta “educazione naturista”.

Non dico altro, vedete un po’ voi se questo non è sintomo di una società contorta e malata, una società che scende a patto con il diavolo pur di difendere le proprie tare, una società che deve controllare e impedire ogni proliferazione di stili che possano aprire le menti, perché l’apertura delle menti porta inevitabilmente al saper contrastare i voleri del potere centrale.


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“Vivete in un castello fatato” qualcuno si è sentito dire.

Vero, verissimo, ma… perché mai il mondo deve vivere in un castello stregato, dominato da pochi crudeli demoni? Non è forse meglio un castello fatato, in cui rispetto e civiltà la facciano da padroni? Noi abbiamo osato uscire dal castello stregato, liberarci dai demoni e svincolarci dal loro controllo totalizzante, siamo pertanto dei nemici destabilizzanti da sconfiggere e debellare con ogni mezzo, anche la menzogna e l’inganno.

“Non conoscete la gente, il mondo reale”

Oh, questa poi è bellissima, come se noi fossimo liberi di ignorare la realtà, di estraniarci da essa. Fino a prova contraria il nudista vive, almeno per ora, la massima parte della sua vita da tessile, immerso completamente nella mentalità, nei condizionamenti, nelle idiosincrasie della società tessile. Caso mai è il tessile, quel tessile che non vuole accettare l’esistenza del nudismo e dei nudisti, che ne rifiuta la presenza e la condivisione che non conosce la realtà completa del mondo d’oggi, che non conosce la visione della gente d’oggi, palesemente e scientemente a favore del nudismo e della condivisone degli spazi. O forse no, forse la conosce bene tale realtà e proprio per questo ne è spaventato, perché ci vede riflessa una propria immagine sporca e vile, perché capisce d’essere ormai all’angolo e non avere più scampo e allora… allora vai con l’inganno, dagli con la menzogna, fai finta che siano gli altri ad essere sbagliati e accusali, accusali a più non posso, negando ogni evidenza, oggettiva o soggettiva che sia.


Denunciare chi è nudo dove è usuale stare nudi è evidentemente azione irrazionale; denunciare chi è nudo il luoghi isolati e più o meno reconditi è solo l’estrema difesa di chi si sente ormai in netta minoranza e non vuole ammetterlo; denunciare chi è nudo è manifesta dimostrazione di debolezza, insicurezza ed egoistico senso unico mentale. La legge italiana non vieta la nudità, solo per convenzione sociale si è arrivati, in tempi relativamente recenti, a considerarla immorale, e le convenzioni sociali cambiano, cambiano rapidamente, devono cambiare, SONO cambiate come dimostrato dalle molte sentenze di assoluzione promulgate da diversi giudici dal 2000 a oggi (ultima quella di ieri) e tutte con formula piena perché il fatto non comporta reato. L’immoralità, la malizia, la perversione sono nella mente di chi guarda, non nella natura, nel corpo, nell’azione di chi sta nudo.

At the Temple of Books


Grandi, grandi, grandi! Il coraggio di vivere le proprie scelte fino in fondo, senza sottomettersi al pregiudizi e agli stereotipi sociali. Grandiiiii!

At the Temple of Books < The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Societys.

Logica, coerenza e reciprocità


Talvolta, per non dire spesso, si ascoltano ragionamenti, semplici o complessi che siano, che trascendono la logica più semplice ed evidente, che mancano della necessaria reciprocità e coerenza verso le situazioni messe a confronto.

Non ho mai sentito nessuno dichiarare che siccome le banche e le gioiellerie attirano i ladri, allora bisogna proibire l’apertura di banche e di gioiellerie. Eppure ho sentito spesso affermare che siccome il nudismo attira i pervertiti allora bisogna proibire il nudismo.

Non ho mai sentito nessuno dichiarare che siccome le auto possono essere utilizzate per commettere i crimini allora bisogna smettere di produrre le auto. Eppure ho sentito spesso affermare che siccome il nudismo può essere usato per commettere atti osceni in luogo pubblico, allora bisogna proibire il nudismo.

Non ha mai sentito nessuno dichiarare che siccome attorno ai cortili delle scuole o ai parchi giochi dei giardini pubblici è facile trovare i pedofili, allora tutti gli adulti che si trovano attorno o dentro tali strutture sono dei pedofili. Eppure ho sentito spesso affermare che, siccome attorno alle spiagge nudiste capita di trovarci presunti pedofili e guardoni, allora i nudisti sono pedofili ed esibizionisti.

Molti sono coloro che, quantomeno nelle loro fantasie sessuali, ammettono e gradiscono il fare sesso con persone diverse del proprio compagno o dalla propria compagna. Eppure questi stessi affermano che è immorale mettersi nudi davanti ad altri che non siano il proprio compagno o la propria compagna, alcuni ritengono immorale già il solo mettersi nudi anche per chi, singolo o singola, non ha compagna o compagno.

Nessuno si scandalizza se nelle città ci sono, con tanto di cartelloni pubblicitari sparsi per le vie delle stesse, locali di spogliarello, sexy shop e locali dove le persone si trovano per fare esibizionismo e scambismo sessuali. Eppure molti sono coloro che si scandalizzano, richiedendone la chiusura, se si viene a sapere che in un certo luogo, anche recondito e difficile da raggiungere, si pratica il nudismo.

Se in uno spogliatoio sportivo alcune persone stanno facendo la doccia, quasi tutte sono completamente nude e una calza le mutande, nessuno va a dire a quest’una di togliersi le mutande. Eppure se nella stessa situazione ci sono più persone con le mutande e una senza, a quest’ultima viene sicuramente detto di mettersi le mutande.

Moltissimi sono i fumatori che, pur essendo scientificamente provato il danno provocato dal fumo anche sugli altri che assistono, quando si accendono una sigaretta o un sigaro non si preoccupano del luogo in cui si trovano e delle persone che li circondano e pochi i non fumatori che se ne lamentano. Eppure molti ritengono che il nudismo, di cui è scientificamente provata la salubrità ed è evidente che sugli osservatori non provoca danni materiali ma al massimo imbarazzo, si debba praticare solo in luoghi ad esso specificatamente deputati e, se non sono luoghi recintati e mascherati, solo se attorno non ci sono altre persone.

Nessuno si preoccupa di specificare con l’aggettivo tessile una spiaggia su cui si può stare solo con il costume indossato. Eppure tutti specificano con l’aggettivo nudista una spiaggia dove si può stare senza costume.

Non ho mai sentito nessuno affermare che in una spiaggia nudista ci si sta solo da nudi. Eppure molti affermano che su una spiaggia non nudista ci si sta solo vestiti.

Nessuno si fa problemi a camminare lungo una spiaggia nudista tenendo indosso il costume. Eppure si fanno problemi se un nudista, camminando lungo la spiaggia, esce di qualche metro dall’area nudista.

Nessuno dà in escandescenza se a qualcuno mentre si cambia il costume dietro un asciugamano quest’ultimo casualmente cade lasciando la persona nuda esposta alla pubblica visione. Eppure se nelle stesse identiche situazioni qualcuno velocemente si cambia il costume senza nascondersi dietro l’asciugamano immediatamente scattano le proteste.

Benedetta logica!

Dove è la coerenza in tali affermazioni? Dove la reciprocità del pensiero e del trattamento?

Benedetta logica!

Mondo nudo o mondo vestito? No, Mondo!


Nei miei articoli ho dovuto, e dovrò, spesso utilizzare i termini di nudista e di tessile per differenziare tra loro i due stili di vita esistenti in merito al vestirsi: con “nudista” mi sono riferito a coloro che usano al minimo indispensabile i vestiti, sostanzialmente solo quando vi sono obbligati dalle leggi o dalle condizioni climatiche avverse; con “tessile”, talvolta sostituito da “non nudista”, mi sono riferito a coloro che raramente si mettono nudi, sostanzialmente solo per fare sesso o per esigenze d’igiene personale. I due termini non hanno nessuna connotazione di pregio/spregio, sono solo una necessità lessicale per poter fare riferimento a delle specifiche consuetudini, ambedue lecite, ambedue con lati positivi e lati negativi, ambedue comprensibili.

Necessità lessicali, quindi, non etichette miranti a segnare le cose e condizionarne la percezione, il mio obiettivo e la mia filosofia puntano a ben altro, puntano a un mondo dove la nudità sia talmente normale che non ci siano differenze tra chi la pratica e chi no, dove la nudità sia talmente comune che non ci sia bisogno di dare etichette, dove la nudità sia talmente naturale che non ci sia bisogno di creare barriere spaziali, temporali, fisiche, mentali, ideologiche tra lo stare nudi e lo stare vestiti.

Non un mondo, quindi, dove ci sia l’esigenza di differenziare chi sta nudo e chi no, ma un mondo dove le spiagge siano spiagge e basta, i sentieri sentieri e basta, i prati prati, l’uomo uomo, la donna donna. Niente spiagge tessili, ninete spiagge nudiste, ma solo spiagge. Niente sentieri dove ci si possa camminare solo vestiti e sentieri dove ci si possa camminare nudi, ma solo sentieri. Niente prati dove sia vietato stare nudi e altri dove sia vietato stare vestiti, ma solo prati. Niente uomini e donne che impongano lo stare vestiti o uomini e donne che soffrano per dover stare vestiti, ma solo uomini e donne. Ognuno con il proprio stile di vita, libero di seguirlo ovunque e quantunque, senza limitazioni di sorta, senza sentirsi un pesce fuor d’acqua, senza doversi attenere a inutili convenzioni e stupidi formalismi… in un senso e nell’altro!

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