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Aforismi e disequazioni


img_0835.jpgIl vestito demonizza il corpo, il nudo gli rende gloria

Il vestito può nascondere un pericolo, la nudità no

Rispetta il tuo corpo, non impedirgli di respirare

L’avere una mela rossa non implica il possesso di una sola mela

La banana è gialla, ma il giallo non è la banana

Per fare sesso ci si mette nudi, ma anche per fare la doccia

Il sesso è nudo, ma il nudo non è sesso

Tutti nudi … nessuno nudo

L’esibizionismo può essere nudo, ma il nudo non è esibizionismo

L’occhio vede, ma la mente comanda

Pensa male chi è abituato ad agir male

Tutto è esibizione, non per questo tutto è esibizionismo

L’esibizionista ha necessità di qualcuno che osservi in modo quantomeno interessato

L’esibizionismo è nella mente di chi guarda

L’esibizionismo del corpo è frutto dei tabu del corpo

Che lo facciano tutti non significa che sia giusto

Se ti infastidisce ignoralo, non sei obbligato a guardare, leggere, commentare

Le fobie si curano, tutte, ivi compresa quella per il nudo

Un dogma è tale solo per volontà delle persone

Le regole si possono cambiare

Che una cosa si faccia da secoli non implica che sia giusta

“Si è sempre fatto così” … affermazione sempre errata

Tanti non vuol dire tutti

I diritti naturali sono tali perché sono diritti a prescindere

I diritti naturali non si possono concedere, si possono solo negare

La mia libertà finisce dove inizia la tua? No, la mia e la tua libertà sono parallele!

Due libertà non necessariamente si sovrappongono

Quando due libertà si sovrappongono l’equilibrio raramente è nel mezzo

L’equilibrio di due libertà non si ottiene matematicamente, bensì algebricamente

Il fatto che tu non comprenda non implica il fatto che io debba cambiare

Ciò che non si comprende non è necessariamente sbagliato

Parlare senza conoscere è parlare a vanvera

La conoscenza non è “ho sentito dire che…” e nemmeno “ho letto che…”

citta_confusaUn’esile linea di confine è comunque una linea di confine

Qualsiasi odierna cultura è stata preceduta da un’altra cultura

Una religione può essere cultura, ma la cultura non è la religione

Una sola religione non può mai rappresentare uno Stato

Mai ascoltare una voce sola, fa sragionare

Nessuno dice sempre il giusto, così come nessuno dice sempre sbagliato

Nessuno ha accesso a informazioni incondizionate, nemmeno riguardo a se stesso

Non esistono parti che non siano di parte

La verità raramente è tutta da una parte sola

Solo lo stolto giudica le cose sulla base di chi le dice

Ragiona con la tua testa, non con la bocca di altri

Ciò che non viene detto raramente può essere desunto

Tacere non è mentire

L’errore si può comprendere ma non si può giustificare

Troppo comodo sbagliare e poi chiedere scusa

Non impedire, rendi più conveniente fare quello che andrebbe fatto

L’uso spasmodico dei divieti dimostra solo l’incapacità amministrativa o educativa

Si e no non vanno usati in modo esclusivo

Le offese sono nella bocca di chi le pronuncia

La sottomissione raramente è produttiva, la violenza non lo è mai

Se c’è il sole può venire la pioggia, se c’è la pioggia può venire il sole, ma le cose possono anche restare come sono

La testardaggine si mostra solo quando si incontra con altra testardaggine

Generalizzare non vuol dire ignorare le eccezioni

Troppo può essere sia tanto che poco

Ciao 🙂

“Non ha senso”


Giusto ieri è stato pubblicato su una pagina Facebook (PassioneMontagna, di cui ringrazio anche qui la cortese amministratrice) il collegamento al mio articolo di presentazione del programma “Orgogliosamente Nudi”. Devo dire che dopo anni che parlo di nudismo e del mio essere nudista con chi nudista non è, dopo molti contatti con la società tessile, dopo molti riscontri positivi, stavolta il risultato non è stato quello sperato e molte sono state le osservazioni negative (anche se nessuna si basava sul disgusto, ma piuttosto sull’incomprensione motivazionale dell’escursionismo nudista). C’è da rilevare che, come troppo spesso accade, non solo in relazione al nudismo, tutte peccavano in presunzione, ovvero in tutti i casi si ragionava solo sulla base di preconcetti e senza avere una conoscenza diretta delle cose. Ma tra tutte una mi interessa esaminare nello specifico: “non ha senso”.

Questa frase l’ho sentita altre volte, non solo per il nudismo anzi più spesso per altre argomentazioni: sembra che a certe persone piaccia mettersi al di sopra degli altri e arrogarsi il diritto di sentenziare cosa la società debba o non debba considerare lecito. Ma chi ha dato loro tale diritto?

Chi può stabilire cosa sia il senso e cosa il non senso? Il singolo? La massa? La religione? Quale religione? È sufficiente che un qualcosa sia praticato da tutti per dichiararlo sensato? Non è che anche tutti possono sbagliare? Non è forse vero che nel momento che qualche milione di persone pratica una certa cosa, un senso quella cosa deve avercela? Ma alla fine, non è forse vero che se anche uno solo fa qualcosa, per lui quel qualcosa ha un senso?

È il solito discorso del senso unico, del vedere le cose solo ed esclusivamente secondo propria ragione escludendo completamente la benché minima possibilità che la propria ragione possa difettare. Sulla base di tale atteggiamento, sulla base del “non ha senso” si sono fatte e ancora oggi si fanno discriminazioni anche importanti, si creano disagi sociali anche rilevanti, si pongono le basi per creare conflitti e guerre:

  •  per i nazisti gli ebrei non avevano senso e andavano sterminati;
  •  per i bianchi non avevano senso i neri;
  •  per i maschilisti non ha senso che le donne abbiano pari ruolo;
  •  per i capitalisti non ha senso che si possa pensare alla distribuzione sociale delle ricchezze;
  •  per i socialisti non ha senso che qualcuno possa pensare di fare ricchezza personale;
  •  per molti giovani di oggi non ha senso rispettare le regole loro imposte dalla società;
  •  per molte persone non ha senso badare a dove gettano i rifiuti;
  •  per molte altre non ha senso preoccuparsi di differenziare i rifiuti;

e via dicendo.

E lecito condizionare la vita e l’esistenza degli altri, di molti altri, ma anche di un solo altro, sulla base del proprio più o meno personalissimo modo di vedere le cose? È lecito che un gruppo sociale, più o meno numeroso, debba pretendere di condizionare il comportamento di altro gruppo sociale, a sua volta più o meno numeroso?

Si!?!

Beh allora a mio parere, a parere di milioni di nudisti a non avere senso sono i vestiti, in particolar modo i costumi da bagno!!!

Lo svincolo


Svincoli, corsie d’ingresso, corsie d’uscita, questi i termini ricorrenti usati per indicare quelle strutture stradali che servono a inserirsi o a uscire da un’autostrada o da una tangenziale. Tale terminologia si rispecchia in una errata interpretazione e in un errato utilizzo di tali strutture, delle quali la stragrande maggioranza degli automobilisti al lato pratico dimostra di ignorarne totalmente le vera funzione.

Il loro vero nome, infatti, un nome che meglio ne chiarisce la funzione e la dinamica d’uso, è corsia d’accelerazione e corsia di rallentamento.

La prima serve, a chi si deve inserire nella colonna di traffico, per permettergli di aumentare la propria velocità di marcia approssimandola a quella della colonna, potendosi così inserire senza costringere detta colonna a rallentare: ci si immette nella corsia portandosi il prima possibile al limite sinistro della stessa, contemporanemante ci si allina alla corsia di marcia principale in modo da poter vedere nello specchietto retrovisore esterno sinistro se o quando c’è lo spazio adatto al nostro inserimento in corsia e, se necessario, ci si ferma all’inizio della corsia di accelerazione.

La seconda serve per permettere a chi esce dalla linea di traffico principale di spostarsi dallo stesso prima di rallentare evitando così, ancora una volta, di provocare il rallentamento della colonna che segue.

Invece cosa si vede quotidianamente?

La stragrande maggioranza degli automobilisti procede lentamente sulla corsia d’ingresso e finisce spesso col doversi fermare alla fine della stessa, azzerandosi lo spazio di accelerazione. Questo comporta che il loro ingresso nella corsia di traffico principale avviene a bassa o nulla velocità, provocando inevitabilmente il rallentamento, se non la brusca frenata, della colonna, a volte anche con la conseguenza di provocare tamponamenti.

Analogamente, moltissimi automobilisti invece di spostarsi sulla corsia di rallentamento non appena questa inizia, procedono la loro marcia sulla corsia di traffico principale, su questa rallentano e ne escono solo in prossimità dello svincolo vero e proprio, ovvero quasi ala fine della corsia di rallentamento. Le conseguenze sono pari a quelle dell’errato utilizzo della corsia di accelerazione: rallentamenti inutili della colonna di traffico principale, frenate brusche, tamponamenti.

Ma che ci vuole a capire queste semplici cose? Una volta le spiegavano alle scuole di guida, oggi non le spiegano più? O, peggio, spiegano proprio a fare come viene fatto?

Ridicolo Facebook!


Il mio account personale è stato bloccato per 24 ore su Facebook a causa delle seguente fotografia da tempo (se non sbaglio due anni) pubblicata sulla pagina Facebook di questo blog, la quale, tra l’altro, al contrario di questo blog e proprio in ragione delle assurde regole di Facebook in merito al corpo umano, ha l’accesso vincolato alla maggior età…

Bannata da Facebook 8-O

Dire che siamo arrivati al ridicolo è veramente poco, molto poco, se questa è una foto che possa violare i termini di Facebook allora vanno bannate tutte ma proprio tutte le foto: anche zoommando al limite della pixellatura non è possibile vedere i genitali, e non mi risulta che i piedi, le gambe, il torace siano in violazione ai termini di Facebook.

Non voglio abbassare il livello fotografico e sociale di questo blog pubblicando qui le foto di Facebook che sarebbero veramente da bannare: chiunque può facilmente rendersene condo girando sul detto social network.

Purtroppo non c’è nemmeno modo di aprire un dialogo con l’amministrazione di Facebook, trincerata dietro ai suoi automatismi e stupide convenzioni, spero che gli amministratori del social network in questione si rendano al più presto conto che i processi di banning automatico sono sballati in origine: grazie e in conseguenza ad essi di fatto sono presenti su Facebook migliaia di foto pornografiche che nessuno segnala e, quindi, mai vengono bannate. Di contro, per i più disparati e generalmente stupidi e illogici motivi, vengono segnalate e bannate foto che illustrano situazioni della vita reale, della vita naturale, foto che illustrano quanto di più semplice e sano esista al mondo: il nostro corpo.

Farebbe altrettanto bene colui che ha segnalato la foto di cui sopra a farsi un bell’esame di coscienza per chiedersi se la sua sia giusta riservatezza o piuttosto una grave malattia mentale, ovvio che io opto, senza il timore di poter essere smentito, per la seconda opzione.

Correre, correre, correre!


Mattina presto, con stretto anticipo suona la sveglia. Brontolando mi alzo e in tutta fretta mi lavo e ingurgito una frugalissima colazione. Correndo prendo la borsa e la getto nel baule dell’auto, balzo alla guida, veloce mi sparo in strada e mi metto in viaggio per andare al lavoro. “Ma che cazzo, ma che ci fanno tutti in giro a quest’ora?” “Ma dai, datti una mossa, schiaccia quell’acceleratore del piffero!” “Fuori dai coglioni, imbranato!” Sorpassi, su sorpassi, incurante dei limiti di velocità e dei divieti di sorpasso, fregandomene se gli altri, imbecilli loro, se ne stanno in coda, obbligando la coda a frenare per farmi spazio quando devo rientrare, a volte mettendo a rischio la mia e l’altrui incolumità. Ma chi se ne frega, sono in ritardo, ho fretta, “cazzuti io devo lavorare!”

Arrivo al lavoro e nervosamente sbatto le mie cose sulla scrivania, velocemente do un’occhiata agli impegni della mattinata e poi avanti di corsa e imprecando, se non proprio palesemente, quantomeno nella mia testa. La sera sono stremato, mangio di fretta, rispondo seccato alle domande di mia moglie e alla fine, il più delle volte, vado a letto arrabbiato e deluso. Tutto m’è sembrato difficile ed evito di pensare al mio domani che vedo solo nero. Sgradevole tristezza del vivere!

….

Tutti abbiamo al nostro interno parti diverse di noi, parti anche contradditorie, parti che arrivano perfino a odiarsi l’una con l’altra. Alcune di queste parti tendono a prendere il sopravvento su altre, a volte una tende ad essere dominante su tutte. Nel tempo, però, la parte dominante può anche cambiare, a volte per motivi incomprensibili, altre volte per propria volontà.

Mattina presto, con un corretto anticipo suona la sveglia. Lentamente apro gli occhi e stiro le membra ancora intorbidite dal sonno. Con calma mi guardo attorno, alcuni respiri calmi e profondi portano il mio corpo e la mia mente a prendere piena coscienza del risveglio e del nuovo giorno. Sempre con calma mi metto seduto, lentamente mi giro e appoggio i piedi sul pavimento, resto così, seduto sul letto, per una decina di secondi, mentre il respiro si fa più regolare e i muscoli più pronti ad operare. Mi alzo e fruendo del tempo che mi sono concesso impostando la sveglia in modo non troppo stretto, con tutta tranquillità posso lavarmi, farmi la barba, prepararmi una debita colazione che poi mi degusto seduto al tavolo osservando i colori del sole che si riflettono sul muro di fronte.

Salgo in macchina, mi sistemo per bene sul sedile, esco dal cancello e m’immetto sulla strada del lavoro. In viaggio osservo diligentemente le regole della strada, c’è colonna e mi tengo correttamente in coda, approfittandone per fare alcuni esercizi di rilassamento o per osservare i campi che attorniano la strada: toh guarda stamattina il contadino ancora non è arrivato, oh all’orizzonte si staglia un bellissimo arcobaleno, è appena percettibile ma comunque stupendo, ne visualizzo nella mente uno ad uno i suoi colori, la calma entra in me e le percezioni sensoriali ne vengono moltiplicate e così continuerà per tutto il giorno, portandomi ad una tranquilla serata in famiglia. Tutto m’è sembrato facile e penso al mio domani in modo del tutto rilassato. Gradevole gioia del vivere!

Su una strada ad alto scorrimento con il limite di 90 chilometri orari, la velocità media attuabile in orario di punta può essere calcolata attorno ai 70 chilometri orari. Prendendo come esempio il mio viaggio, che è poi più o meno il viaggio medio degli italiani, 50 chilometri di strada a 70 chilometri orari di media sono 43 minuti di viaggio. A 90 chilometri orari di media, che sono comunque difficili da ottenere in presenza di traffico medio, diventano 33 minuti di viaggio. Certo sono dieci minuti di meno, ma dieci minuti valgono tutto quello che ci siamo persi nel frattempo? Valgono la carica di stress in più? Valgono i rischi corsi nei mille sorpassi? Valgono il rischio di finire all’ospedale o al cimitero? Ci autorizzano a mettere a repentaglio la vita degli altri? Valgono la maleducazione del nostro comportamento? Valgono la vita perduta? Le sensazioni che non possiamo avere? Le arrabbiature? Per me no, assolutamente no!

Ehi tu!


Ehi tu,
si proprio tu,
tu che sei arrivato
roboante e sprezzante,
incurante delle regole,
superando
una lunga colonna
oltre la riga continua
oltre il limite di velocità.

Tu che ora
incollato al culo dell’auto mia
scalpiti per passare,
esci e rientri,
rientri ed esci.

Tu, si proprio tu,
vedi anch’io potrei
correre e superare,
potrei correre in piena sicurezza
più di quanto tu possa fare
rischiando la vita.

Potrei, ma non lo faccio,
non lo faccio perché
esistono le regole,
regole che sono per tutti,
ma proprio tutti,
io e te compresi.

Non lo faccio perché
civile io sono,
corretto
e rispettoso,
educato.

Ehi tu,
si proprio tu,
vedi di calmarti
che solo hai
da guadagnarci.

Emanuele Cinelli – 6 febbraio 2012

L’imbroglio


tesseraNello sci la tessera federale non serve per accedere agli impianti di risalita e alle piste di discesa: chiunque ne può liberamente usufruire.

In alpinismo la tessera del Club Alpino Italiano, che può benissimo vedersi come una sorta di federazione, non serve per accedere ai rifugi, nemmeno a quelli di proprietà del CAI (che sono in maggioranza): tutti ne possono liberamente fruire.

Nell’attività subacquea e nel nuoto la stessa cosa: la tessera non serve per accedere alle strutture natatorie pubbliche, pur essendo le piscine quasi tutte gestite dalla federazione nuoto.

Nel mondo naturista, invece, le cose girano al contrario: la tessera federale risulta quasi indissolubilmente necessaria per accedere alle strutture (campeggi, villaggi, eccetera), anche se queste non sono di proprietà della federazione.

Ma che strana cosa, vero?

Si dice che sia una necessità per garantire la sicurezza, ma…

1)    Si propaganda il naturismo come sorgente di perfezione e civiltà, si afferma che i naturisti sono persone sane e rispettabili, come mai, allora, questa limitazione sugli accessi alle strutture naturiste?

2)    Può una semplice tessera, per ottenere la quale basta presentarsi alla cassa e pagare, garantire sull’onestà e la rettitudine della persona che la presenta?

3)    Anche sulle piste di sci ci sono quelli che non rispettano le regole, eppure nessuno ha mai pensato di rendere l’accesso vincolato da una tessera!

4)    Anche nelle piscine ci sono coloro che approfittano dell’esiguo vestiario per toccare, eppure l’accesso è e resta libero!

Il tesseramento è cosa buona e giusta, ma non può assolutamente essere un fattore di discriminazione. Le persone devono tesserarsi per il piacere di contribuire alla diffusione del naturismo, non per poterlo praticare, non per poter accedere alle strutture turistiche naturiste e nudiste. L’accesso a queste strutture non può essere vincolato al possesso di una tessera, abitudine che, a quanto mi è dato di sapere, pare essere propria solo dei club privè. Club dai quali le strutture naturiste e nudiste devono essere e restare totalmente differenziate, a partire dalla libertà di accesso a tutti: tesserati o meno, uomini o donne, eterosessuali od omosessuali, coppie o singoli, famiglie o gruppi di amici!

Qualcuno obietta che, questa insieme ad altre (vedi ad esempio il ragionare quasi esclusivamente in funzione delle famiglie, ovviamente viste secondo il canone tradizionale: coppia etero con figli), trattasi di regole consolidate e, quindi, non modificabili. Invero tutti i più grandi giuristi della storia insegnano che le regole non sono oggetti inanimati immutabili nel tempo, bensì essenze sociali vive che devono necessariamente adeguarsi al continuo mutare della società. Questo è indissolubilmente valido anche per l’ambito naturista e nudista!

Sbrogliamoci dall’inghippo della tessera come lasciapassare, sbrogliamoci dai concetti e dai criteri discriminanti e obsoleti, anche perché i giovani, importantissimi per la sopravvivenza di una qualsiasi attività, naturismo e nudismo compresi, sono giustamente refrattari alle limitazioni formali e all’eccesso di regole!

La rotonda


Se c’è un luogo dove i caratteri delle persone meglio si evidenziano questo è proprio la strada e sulla strada mi capita quotidianamente di rilevare come a fronte di tante battaglie sociali che dovrebbero indicare un forte interessamento delle persone verso gli altri, in realtà la società di oggi è una società fatta da menefreghisti, da persone che pensano solo a se stesse, una società dove conta più l’apparenza che l’essenza, dove è più importante far apparire qualcosa che farlo realmente, dove conta più il contenitore del contenuto: reiterati sorpassi azzardati, limiti di velocità genericamente disattesi, distanze di sicurezza decisamente carenti, diritti di precedenza bellamente ignorati, parcheggi a regola d’ignoranza, totale inutilizzo degli indicatori di direzione, eccetera. Insomma, sulla strada molte sono le persone che regolarmente manifestano atteggiamenti di assoluta maleducazione, che evidenziano il ritenersi superiori alle altre, il ritenersi padrone della strada fregandosene degli altri e infischiandosene di poter provocare incidenti,  se non addirittura di provocarli materialmente.

Di questi atteggiamenti ho invero già parlato in un mio precedente articolo (“Il paese delle banane”) per cui, salvo l’averli  evidenziati qui sopra, non intendo soffermarmici ulteriormente, voglio invece esaminare più nel dettaglio quanto avviene in un punto ben preciso della strada: la rotonda.

Tutte le mattine, andando al lavoro, passo da alcune rotonde ed ho così avuto modo di osservare per bene e moltissime volte quanto avviene attorno ad esse, in particolare ad una di queste dove, spesso, rimango fermo a lungo in attesa di potermi immettere. Non sono, pertanto, osservazioni estemporanee, osservazioni viziate dal momento specifico, bensì osservazioni reiterate nel tempo e dal tempo convalidate, anche perché confermate da quanto osservato presso tante altre rotonde incontrate durante spostamenti e viaggi non quotidiani ma non per questo meno rilevanti.

Utile strumento di regolazione del traffico e della velocità, la rotonda sembra invero essere il caposaldo dell’ignoranza e della mancanza di logica, osservando quanto attorno ad essa avviene si vedono scene che dal comico arrivano al grottesco: è mai possibile che non si capiscano, autonomamente, alcune semplici regole che renderebbero piena giustizia all’efficienza della rotonda?

–          È ben vero che chi è in rotonda ha la precedenza assoluta, ma l’“essere in rotonda” non si riferisce a chi invece ci sta semplicemente arrivando; chi arriva in rotonda deve sempre dare la precedenza a destra, in particolare non è corretto immettersi di forza in virtù del fatto che la rotonda è già occupata da altre vetture impedendone l’accesso dagli altri ingressi. Se, arrivando in rotonda, vedo, alla mia destra, qualcuno già fermo e in attesa, devo se non proprio fermarmi quantomeno rallentare per permettergli d’immettersi in rotonda prima di me.

Click per ingrandire

–          Immettendosi in rotonda, girando attorno ad essa e uscendone si devono utilizzare gli indicatori di direzione, così facendo si permette a chi sta arrivando dagli altri ingressi, o presso gli stessi sta attendendo di potersi immettere, di percepire le nostre precise intenzioni, di capire, cioè, se debba necessariamente fermarsi o possa invece compiere l’accesso. Ad esempio: se chi è in rotonda vi sta girando attorno e chi arriva deve solo girare subito a destra, può essere che sia possibile il passaggio contemporaneo delle due vetture.  Altro esempio: se chi è in rotonda intende uscirci prima d’incrociare chi sta attendendo d’immettersi, l’opportuna segnalazione di direzione permette a quest’ultimo di non stare inutilmente fermo intralciando il già congestionato traffico.

–          L’ingresso in rotonda è un “dare la precedenza” non uno stop, quindi se la rotonda è sgombra non c’è bisogno di fermarsi ma si può passare oltre direttamente.

–          Una rotonda non è una passerella e chi vi sta girando attorno non deve sfruttarla per darsi tempo di leggere i vari cartelli stradali (attuando più giri della stessa): se si hanno dei dubbi o se non si riesce a leggere i cartelli direzionali ci si ferma a lato di una delle strade e a leggere i cartelli ci si va a piedi.

–          La rotonda non è nemmeno un ostacolo da fuoristrada o un trampolino per ottenere salti o altre spericolate esibizioni da circo: poco importa quanto possa dare fastidio il girarle attorno, mai e poi mai ci si passa sopra, seppure in modo anche solo parziale.

È altresì vero che spesso le rotonde sono mal costruite, troppo piccole o troppo grandi, con accessi troppo rettilinei che invitano all’immissione in velocità, con troppe diramazioni, con ostacoli alla visibilità dell’intera rotonda, ciò non toglie però che il rispetto delle regole e l’applicazione della logica non debbano essere sempre e solo ottenuti mediante azioni di forza, ma dovrebbero essere le stesse persone a farsene carico. Atteggiamento, quest’ultimo, intelligente, logico ed educato.

Una rotonda usata come si deve non causa blocchi alla circolazione, non crea lunghe attese, ma le evita.

“Una rotonda sul mare, il nostro disco che suona”, peccato che alle rotonde terrestri il disco si sia rotto e invece di suonare stride, come stridono gli italiani mostrando, ancora una volta, il meglio, oops… il peggio di se stessi.

iNudisti ai media italiani


Da una bellissima e preziosissima collaborazione tra gli amministratori e gli utenti del sito de iNudisti è nata questa importante iniziativa: una lettera aperta ai Direttori dei principali media italiani, perlomeno a quelli di cui s’è riusciti a trovare un contatto. Inutile ogni altra prefazione, la lettera stessa spiega tutto, per cui bando alle ciance ed eccovi il testo della lettera.

Ah, solo una cosa: a poche ore dall’invio già arrivano i primi positivi riscontri!


Egr. Sig. Direttore,

in qualità di amministratori di una grossa comunità Internet, siamo a scriverle poiché, dopo molti anni di silenzio, vari media italiani hanno ripreso a parlare, spesso in modo inopportuno e distorto, di un argomento che ci riguarda molto da vicino, un argomento invero non così complesso e difficile da comprendere, uno stile di vita assolutamente normale e naturale.

Ultimamente, poi, la nostra comunità e il nostro sito sono stati impropriamente citati, additandoli in modo che ci offende, così come offende tutti i nostri utenti, e non ci può lasciare indifferenti. Amanti dell’informazione precisa e puntuale, ci siamo pertanto sentiti in dovere di scrivere, con la collaborazione di alcuni dei nostri più affezionati utenti, questa lettera, che è anche un articolo di chiarimento, e inviarla ai principali media italiani con preghiera di pubblicazione.

Iniziamo con il chiarire cosa siano il nostro sito e la nostra comunità.

Trattasi del più grande sito web di naturismo e nudismo in Italia, il più quotato in Italia dai ranking Alexa e tra i più quotati nel mondo. Sette ambienti, tredici sezioni, quarantaquattro forum, qualche centinaio di pagine, circa quarantamila iscritti, quasi un milione di accessi al mese. I nudisti e i naturisti italiani che praticano in maniera continuativa si stimano in circa due milioni di persone e recenti statistiche, effettuate anche fuori dall’ambito nudista, evidenziano che l’80% della popolazione italiana non è affatto turbata da questa pratica, anzi moltissimi sono coloro che, in una qualche occasione, specie durante viaggi all’estero, si sono messi nudi per prendere il sole. Dati, questi, che fanno capire come l’argomento “nudismo” non sia di nicchia, ma possa al contrario coinvolgere molti lettori.

Ciò che caratterizza tutte queste persone è il mero desiderio di star nudi: da soli come in compagnia, in casa come all’aperto, nello sport come nel relax. La nudità è indubbiamente benefica sia per la salute fisica che per quella psicologica; la nudità, come dimostrano alcuni studi effettuati negli USA, è uno strumento educativo molto efficace sia per gli adulti che per giovani, ragazzi e bambini; la nudità è un modo per essere ecologici. Si tratta, quindi, di vivere normalmente, privi si di vestiario, ma senza per questo commettere azioni contrarie alla morale comune.

Purtroppo le notizie giornalistiche riferite ai nudisti, ai naturisti e al nostro sito sono spesso associate a depravazione, deviazioni sessuali ed esibizionismo. In verità il nudismo, il naturismo e il nostro sito prendono le distanze da tali comportamenti, comportamenti che non sono minimamente contemplati nel nostro stile di vita, ne sono in linea con la relativa filosofia. Chi li persegue viene conseguentemente segnalato e pesantemente redarguito, quando non addirittura cacciato, tanto nel nostro sito quanto nei luoghi naturisti e nudisti. Non rinneghiamo la sessualità delle persone, ma non accettiamo che la stessa si esplichi pubblicamente, come non accettiamo che il nudismo, invece che fine diventi il mezzo per la ricerca di prestazioni sessuali. Quanto spesso viene scritto sul mondo nudo-naturista è per noi, quindi, fonte di stupore, dispiacere e talvolta sdegno, ma non per questo rifiutiamo il dialogo civile, la necessità di un confronto ai fini della comprensione e del buon senso.

Noi amministratori e noi utenti del sito e del forum de iNudisti ci reputiamo persone del tutto normali e ci teniamo a non confondere il semplice nudo, condizione comune alla nascita, con tutto ciò che si leghi alle pratiche sessuali o, peggio, alla pornografia. E’ questo il più tipico dei preconcetti che emergono normalmente in una conversazione sul nudismo, mentre, come già detto, noi siamo assolutamente contrari a ogni forma di esibizionismo, sia individuale che di gruppo, e prendiamo le distanze da ogni sorta di manifestazione che, palesemente o nascostamente, significhi irrisione delle più elementari norme di convivenza ed educazione.

Non facciamo distinzioni: l’essere umano, uomo, donna o bambino, ha pari dignità quale che sia la sua scelta di vestirsi o meno. Da nudi educhiamo noi stessi e i nostri figli a comportarsi con la stessa naturalezza che si assumerebbe da vestiti, nel contempo, però, non perdiamo di vista quanto di buono si sia potuto apprendere al di fuori del semplice istinto: nudismo, naturismo e stato naturale non significano spogliarsi del proprio bagaglio educativo per regredire a uno stato animalesco. Rispettando ogni diversità abbiamo trasceso il senso del giudizio nei confronti dell’aspetto fisico, dell’età, delle condizioni personali, sociali e culturali, anche spiritualmente non indossiamo né imponiamo ad altri la “maglia” di un colore piuttosto che quella di un altro. Ci limitiamo alla nudità, individuale e collettiva, come semplice libertà di essere e come elemento essenziale di un modo di vivere in armonia con la natura. Questo è ciò che propugna il movimento naturista allo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente (si veda anche la definizione dell’International Naturist Federation, presentata al 14º Congresso Naturista Mondiale del 1974).

Innumerevoli sono le opportunità che il nostro Paese potrebbe offrire ai turisti amanti del nudismo, ma, al momento, vista la grave carenza di spiagge autorizzate o sulle quali il nudismo viene tollerato, molti nudisti italiani sono costretti a migrare, mentre molti di quelli stranieri evitano l’Italia, dirottando le loro preferenze verso paesi come Spagna (oltre duecento spiagge “nudiste” e tutte le altre sono “clothing optional”, dove, cioè, è del tutto indifferente portare o meno il costume da bagno), Francia, Croazia e Grecia dove il nudismo è assai più garantito se non addirittura legislativamente autorizzato (in Spagna e in Germania è possibile praticarlo anche nei luoghi pubblici urbani). Se consideriamo che mediamente un turista spende attorno ai 1000 euro a persona per ogni settimana nelle strutture attrezzate, la perdita per l’economia italiana non è affatto indifferente.

Pur senza nessun aiuto da parte delle istituzioni, anzi, spesso ostacolati, quotidianamente i nudisti lottano contro individui abbietti, individui con gravi deviazioni del comportamento sessuale e non sessuale, una legalizzazione del nudismo, eliminando la confusione ad oggi esistente, scinderebbe nettamente ciò che è nudismo da ciò che non lo è, contribuendo non poco a debellare questi malcostumi che, seppur presenti nella quasi totalità delle spiagge italiane, vengono confusi con il nudismo e a questo attribuiti.

Una legge che, come in Spagna, garantisca la libera pratica del nudismo è un diritto dei nudisti e un dovere delle istituzioni pubbliche, da un lato per l’esigenza di tutelare nudisti e non nudisti, dall’altro per garantire alle strutture turistiche l’accesso alle non indifferenti risorse economiche che verrebbero prodotte dal cospicuo incremento del turismo in Italia: molti vacanzieri d’Europa (e non solo) avrebbero un motivo in più per scegliere il Bel Paese.

Esponendo il nostro punto di vista non vogliamo imporre nulla a nessuno, ma vogliamo solo sensibilizzare l’opinione pubblica, farle conoscere più da vicino e con maggior precisione quella che è la nostra filosofia di vita, magari trovare uno o più referenti istituzionali che si assumano l’onere di legalizzare la pratica del nudismo. Ciò agevolerebbe chi come noi ritiene di esercitarla correttamente e, nel contempo, chi, talvolta per disinformazione, continua ad esserne ostile.

Gli amministratori e gli utenti de iNudisti

Confidando in un suo positivo riscontro, porgiamo i nostri più cordiali e distinti saluti e restiamo a sua disposizione per ogni ulteriore chiarimento.

Gli amministratori de iNudisti (www.inudisti.it)
Sull’originale della lettera seguone le firme degli stessi

Questi i media individuati e coinvolti

(in rigoroso ordine alfabetico)

ANSA
Beppe Grillo Blog
Bergamonews
BresciaOggi
Cairo Editore (BELL’ITALIA – BELL’EUROPA – AIRONE- IN VIAGGIO – NATURAL STYLE)
Corriere.it Brescia
Corriere della Sera
Cronache laiche
Dove
Eco di Bergamo
Eticamente.net Blog
Eurotravelnews
Famiglia Cristiana
FOCUS
Garda Notizie
Giornale del Garda
Giornale di Brescia
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Nudo dentro


Dall’inizio di marzo, ogni mattina (tempo permettendo) uscivo al levar del sole per un giretto col cane nella campagna vicino casa. Di solito un grande vigneto (abito a Cremignane, una frazione di Iseo, nella zona del Franciacorta). Per mettermi “in regola”, dopo averne discusso col comandante dei Vigili, ho inviato una “Informativa” in cui mettevo al corrente le Autorità di Pubblica Sicurezza delle mie uscite nudo-naturiste, indicando luoghi e tempi.

Nessun problema fino all’ultima sentenza della Corte di Cassazione. Continuo comunque con le mie uscite, nello stesso luogo e negli stessi orari: vedere l’alba ogni giorno, e dire Buongiorno al sole è un rito molto privato che mi mette a mio agio, di buonumore per la giornata che inizia. Per non essere scioccamente imprudente, mi tolgo solo la camicia. Questa mattina mi si è intrufolato un pensiero: sono nudo dentro. Il pensiero mi ha dato una bella scossa, risarcendomi un po’ dei malumori e della rabbia degli ultimi giorni, dopo la sentenza. So per certo che nulla va perso, anzi mi faccio ancor più convinto che i vestiti sono superflui; la freschezza, la limpidità, la schiettezza e naturalezza del mio modo di pensare – che mi viene dalla liberazione fisica e ideale dai vestiti, dalla ovvietà dell’essere nudi – trasparirà dalle mie parole, dal mio stato d’animo, sarà contagioso.

Una piccola rivincita sugli “ermellini”. Non sono granché portato alla lotta dura senza paura, alla militanza che non fa che inasprire gli animi e farmi dei nemici. Mi basta – e in questo c’è anche il rispetto per chi non la pensa come me, che non voglio “convertire” – esser come sono, fare quel poco che la prudenza suggerisce, non “rompere”, ma nello stesso tempo affermare il mio diritto a vivere come più mi piace – se non danneggio nessuno -… ad affermare semplicemente me stesso, per quello che sono, senza maschere, divise, ricatti imposti dalla società, dall’accettabilità, dal “viver comune”. Che poi, società è per me parola troppo generica, che serve a nascondere chi vuole tenerci al guinzaglio, seppur con un semplice pezzo di stoffa.

Mondo nudo o mondo vestito? No, Mondo!


Nei miei articoli ho dovuto, e dovrò, spesso utilizzare i termini di nudista e di tessile per differenziare tra loro i due stili di vita esistenti in merito al vestirsi: con “nudista” mi sono riferito a coloro che usano al minimo indispensabile i vestiti, sostanzialmente solo quando vi sono obbligati dalle leggi o dalle condizioni climatiche avverse; con “tessile”, talvolta sostituito da “non nudista”, mi sono riferito a coloro che raramente si mettono nudi, sostanzialmente solo per fare sesso o per esigenze d’igiene personale. I due termini non hanno nessuna connotazione di pregio/spregio, sono solo una necessità lessicale per poter fare riferimento a delle specifiche consuetudini, ambedue lecite, ambedue con lati positivi e lati negativi, ambedue comprensibili.

Necessità lessicali, quindi, non etichette miranti a segnare le cose e condizionarne la percezione, il mio obiettivo e la mia filosofia puntano a ben altro, puntano a un mondo dove la nudità sia talmente normale che non ci siano differenze tra chi la pratica e chi no, dove la nudità sia talmente comune che non ci sia bisogno di dare etichette, dove la nudità sia talmente naturale che non ci sia bisogno di creare barriere spaziali, temporali, fisiche, mentali, ideologiche tra lo stare nudi e lo stare vestiti.

Non un mondo, quindi, dove ci sia l’esigenza di differenziare chi sta nudo e chi no, ma un mondo dove le spiagge siano spiagge e basta, i sentieri sentieri e basta, i prati prati, l’uomo uomo, la donna donna. Niente spiagge tessili, ninete spiagge nudiste, ma solo spiagge. Niente sentieri dove ci si possa camminare solo vestiti e sentieri dove ci si possa camminare nudi, ma solo sentieri. Niente prati dove sia vietato stare nudi e altri dove sia vietato stare vestiti, ma solo prati. Niente uomini e donne che impongano lo stare vestiti o uomini e donne che soffrano per dover stare vestiti, ma solo uomini e donne. Ognuno con il proprio stile di vita, libero di seguirlo ovunque e quantunque, senza limitazioni di sorta, senza sentirsi un pesce fuor d’acqua, senza doversi attenere a inutili convenzioni e stupidi formalismi… in un senso e nell’altro!

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