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Crinale est della Val Bertone (Caino – BS)


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Nonostante la presenza di numerosi capanni da caccia e una traccia spesso profondamente incisa dal passaggio delle moto o delle bici, trattasi di un interessante percorso che segue la lunga e panoramicissima cresta spartiacque in sinistra orografica della Val Bertone per poi portarsi sul fondo di quest’ultima dove, inizialmente, si mantiene, con fresco ed entusiasmante gioco, esattamente nel torrente che la solca.

Nel tratto di cresta dal Monte Pino al Monte Sete lo sguardo a est si estende da una piccolissima parte delle Dolomiti di Brenta alla Pianura Padana passando per Monte Baldo e Lago di Garda, a nord si possono osservare i rilievi della parte bassa della Val Sabbia e alcuni di quella alta della Val Trompia, a ovest il panorama è chiuso dal vicino e IMG_0407ampio Monte Doppo con il limitrofo Monte Gabbie e il lungo crinale che da quest’ultimo scende nella Val Bertone formando i monti Paradiso e Valcada, a sud analoga situazione provocata dal Monte Ucia e la sua lunga dorsale sommitale.

Molte le essenze floreali presenti lungo tutto il percorso a queste si combinano le belle e giovani conifere della cresta e del versante sinistro orografico della Val Bertone, sul fondo della quale si possono reperire lunghe file di spinosi cespugli di saporita Mora selvatica.

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Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Orientale
  • Partenza: piazzale sterrato all’inizio della Val Bertone sulla sinistra (salendo) di Via Nazionale di Caino, strada detta “le Coste di Sant’Eusebio” che da Nave, passando per Caino e il Colle di Sant’Eusebio, raggiunge Odolo e da qui la Val Sabbia.
  • Arrivo: coincidente con il punto di partenza.
  • Quota di partenza: 417m
  • Quota di arrivo: stessa della partenza.
  • Quota minima: 417m
  • Quota massima: 784m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 580m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 580m
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 14,43 km
  • Tipologia del tracciato: molto vario alterna a ripetizione sentieri e strade sterrate o cementate, un tratto è su terreno libero (letto di un torrente).
  • Difficoltà (vedi spiegazione): EE3P
  • Tempo di cammino: 4 ore e 50 minuti
  • Segnaletica: a tratti nell’ufficiale bianco-rosso con alcune tabelle segnaletiche, altri tratti presentano deboli e sparuti segni rossi altri ancora, in particolare il rientro lungo la Val Bertone, non sono segnalati.
  • Rifornimenti alimentari e idrici: bar e negozi a Nave o Caino.
  • Rifornimenti idrici naturali: sorgenti nella parte finale (l’ultima mezz’ora di cammino).
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: alberghi a Brescia e Nave.
  • Fattibilità diurna del nudo (nella speranza che la normalizzazione sociale della nudità faccia presto diventare questa un’indicazione superflua): sicuramente alta nel tratto che percorre il letto del torrente sul fondo della Val Bertone, in linea di massima pure alta nella discesa dal Passo Viglio alla Val Bertone, bassa e a tratti nulla sul resto del percorso.

Profilo altimetrico e mappa

Partenza che da dolce si fa presto piuttosto impegnativa per poi calmarsi sensibilmente. Nel tratto mediano il profilo si addolcisce in un lungo tratto che a brevi salite alterna lunghe discese e tratti pianeggianti. Infine la lunga e pressoché costante discesa verso valle, con una prima parte piuttosto tecnica per via del profondo solco scavato da moto e biciclette e una parte mediana altrettanto complessa in quanto su terreno vergine o addirittura in acqua. Finale tranquillo su liscia strada sterrata.

GPSies – Cresta est della Val Bertone

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Relazione tecnica

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Dal parcheggio incamminarsi lungo la strada asfaltata in direzione est. Raggiunto il primo tornante abbandonare l’asfalto per prendere a destra una strada sterrata che, in leggera salita, s’infila nella Valle del Loc e attraversa le poche case della località Surago. La pendenza aumenta sensibilmente e si passano altre case poi la strada volge a destra per risalire ad altra cascina d’innanzi alla quale s’incontra un bivio. Prendere la meno evidente sterrata che si dirama a sinistra e dopo aver attraversato il ruscello imboccare sulla destra uno stretto sentiero che si risale con difficolta, sia per la forte pendenza che (e soprattutto) per la profonda traccia scavata dal passaggio delle moto. Arrivati ad un bivio prendere a sinistra e continuare la faticosa salita. Raggiunto un ulteriore bivio ancora a sinistra procedendo ora, con minore difficoltà, su tracciato più largo e comodo anche se pur sempre a tratti segnato. Dopo aver oltrepassato il Torrente della Valle del Loc si sottopassa il capanno della Passata di Sant’Eusebio e in breve si perviene all’omonimo colle.

Attraversata la strada asfaltata seguirla in direzione di Odolo (destra), ma fatti pochi passi prendere a sinistra il sentiero che, in pochi metri, porta alla chiesa di San Pietro in Vincoli da aggirare sulla sinistra. Attraversato un brevissimo tratto di rada boscaglia, proseguire risalendo un pendio molto ripido e rovinato dal passaggio di moto e/o bicilette. Quando la pendenza degrada il sentiero, ora su bel prato, svolta decisamente a sinistra lambendo prima, sulla sinistra, un capanno e poi, sulla destra, la Cascina Gnutti. Per una strada inerbata si risale il successivo pendio attraversando una rada fascia di bosco, poi, nuovamente per bei prati, la strada, fattasi più evidente, passa all’interno di un capanno e lambisce, lasciandola sotto a destra, una piccola casa. Arrivati al sommo del dosso erboso la strada prosegue pianeggiante verso un’altra più grande casa, seguendola o, in alternativa, prendendo a sinistra un esile sentiero nell’erba che passa alla sinistra della casa, portarsi alla base del pendio meridionale del Monte Mizzingolo dove ci si immette su un largo ed evidente sentiero. Con comodo percorso a mezzacosta si aggira ad ovest il Monte Mizzingolo giungendo a un baitello (Bait del Ginetto) con IMG_0409annesso capanno di caccia, qui s’inizia a salire il ripido pendio del Monte Pino per poi, sempre seguendo la larga ed evidentissima traccia del sentiero palesemente scavato ad arte nel terreno, tagliarne il versante orientale fino a pervenire, dopo aver attraversato altro capanno, al filo di cresta. Senza possibilità d’errore seguire fedelmente l’esile filo di cresta che, dopo un tratto pressoché pianeggiante, ripidamente scende ad una larga sella di poco soprastante il baitello di altro capanno da caccia. Una breve e leggera salita porta alla sommità del Monte Gnone (traliccio di un elettrodotto da sottopassare) dalla quale si cala abbastanza comodamente alla successiva larga sella. Su evidente traccia assai rovinata, attraversando una giovane conifera faticosamente si sale alla vetta del Monte Sete, per poi, con lunga e ripida discesa, raggiungere i prati di Casa Prandini che si discendono tenendosi a monte della casa e puntando all’evidente capanno di caccia. Si aggira il capanno sulla destra, si volge a sinistra e si perviene ad un breve e ripido canalino scavato tra due spuntoni rocciosi che si discende con un poco di attenzione. Ripreso il filo di cresta, prima in piano poi ancora in discesa si perviene ad IMG_4833altra larga. Lambendo un capanno si risale l’ennesimo rilievo in vetta al quale attraversiamo una bella conifera con largo e piano balcone erboso sulla Val Bertone (ottimo punto per una sosta). Costeggiando una recinzione scendiamo a destra per poi volgere a sinistra e, in pano, raggiungere una strada cementata che seguiamo in forte discesa verso destra. Arrivati alla confluenza in altra strada cementata volgiamo a sinistra e, in fortissima salita, ci riportiamo sul filo del crinale dove, volgendo a destra, in breve siamo ad una casa (località Pulsa). Per sterrato proseguiamo sulla sinistra della costruzione, risaliamo un breve pendio e in piano procediamo sul lato occidentale del costone arrivando ad altra casa dove la strada termina. A monte della casa proseguiamo per sentiero a riprendere il filo del crinale, oltrepassiamo una sbarra e scendiamo ad altra casa con capanno. Per strada sterrata puntiamo al Dosso Fontane che, seguendo la cinta in cemento di una grande proprietà, aggiriamo a est pervenendo alla strada che scende a Binzago. A sinistra per sterrata in pochi metri ad una sella con altro bivio, ancora a sinistra per strada sterrata che, in piano, taglia tutto il versante settentrionale del Dosso Fontane. Sempre per strada sterrata oltrepassiamo il capanno di Carrera e quello delle Colme di Binzago, lasciamo sulla destra una casa e al primo bivio prendiamo a destra in discesa. In breve perveniamo ad altro bivio, andiamo a sinistra in discesa raggiungendo la sella del Passo Viglio.

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Imbocchiamo il sentiero che si abbassa sulla sinistra del cancello d’ingresso ad una grande casa (Roccolo Bertone) posta alla sommità di un dosso. A mezzacosta nel bosco, ignorando una traccia che sale a destra appresso la cinta della casa di cui sopra, raggiungiamo il fondo di una valletta dove il sentiero volge a sinistra a tagliare il versante meridionale del Monte Gabbiole. Con ripida salita tra grandi alberi si perviene ad un crinale dal quale si scende per erbe in direzione della Val Bertone. Dopo aver perso un centinaio di metri di dislivello il sentiero volge a destra prima ancora in terreno aperto poi rientrando nel bosco dove la traccia si fa a tratti profondamente scavata dalle moto. Disceso un largo canale si riprende a traversare verso nord-ovest fino a sbucare su IMG_0498una larga strada sterrata che si segue a destra, prima in salita poi in piano, fino ad arrivare al largo guado del torrente Garza sul fondo della Val Bertone. Senza attraversare il torrente volgiamo a sinistra per procedere lungo il torrente stesso scegliendo il percorso migliore o, se disponiamo di calzature adeguate (stivali o, meglio, robusti sandali) camminando direttamente nell’acqua che, salvo qualche piccola pozza facilmente aggirabile, non è mai molto alta. Oltrepassato un tratto stretto tra alte rocce perveniamo ad un salto artificiale che superiamo a destra scendendo con attenzione un ripidissimo pendio di terra e roccia (5 metri di dislivello pressoché verticali). Attraversiamo una conca erbosa e scendiamo con minori problemi il successivo risalto terroso riportandoci nel corso del torrente che seguiamo nuovamente verso destra. Passata una larga spianata dopo alcune curve del torrente questo scende a destra in una forra facendosi impraticabile, allora individuiamo e prendiamo sulla sinistra una traccia di sentiero che pianeggiante entra nel bosco. Un ripido salto molto rovinato e pericoloso è aggirabile sulla destra nella fitta boscaglia andando a riprendere il torrente per poi alzarsi sulla sua destra, attraversare un tratto di bosco e alte felci, ridiscendere con qualche problema al torrente, guadarlo e, per esile traccia tra alte erbe, risalirne la sponda opposta a prendere una più evidente IMG_0503traccia di sentiero in coincidenza con un bivio. Andare a destra a mezza costa per superare un tratto esposto sopra altra forra del torrente dopo il quale il sentiero confluisce in una strada sterrata per la quale si discende tutta la parte mediana della Val Bertone pervenendo alla zona attrezzata con tavoli e bracieri, nei pressi anche la casetta ricovero dei Gnari della Val Bertone. Superato su ponte il torrente qui più largo, la strada si mantiene in quota tagliando i pendii orientali dei monti Civelle e Valcada per poi iniziare a scendere dolcemente. Passate le cascine in località Le Dase la discesa si fa più accentuata e porta al parcheggio da dove si è partiti.

Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto di quella che è da considerarsi l’andatura ottimale per un escursionismo agevole e, nel contempo, sicuro, vedi spiegazioni dettagliate. In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Parcheggio inizio val Bertone 0:00
Colle di Sant’Eusebio 0:40
Capanno a nord di Monte Pino 0:30
Monte Sete 0:30
Passo Viglio 1:00
Guado di Val Bertone 0:40
Inizio strada di Val Bertone 0:30
Parcheggio inizio Val Bertone 1:00
TEMPO TOTALE 4:50

 

Santuario di Sant’Emiliano da Gardone Val Trompia (BS)


Itinerario alternativo ai percorsi più frequentati che, fatta eccezione per un breve tratto intermedio e per un più lungo tratto finale, permette di salire al Santuario di Sant’Emiliano immersi in un ambiente ancora relativamente selvatico e solitario, caratterizzato prima da una fitta boscaglia a tratti tappezzata da estese macchie di lamponi e poi, nella parte più alta, da boschi più arieggiati che aprono la vista sul fondo valle e sui monti del suo versante opposto, Guglielmo e Almana in particolare. Il tratto superiore della salita segue una comoda strada sterrata con alcuni panoramici scorci sulla valle di Lumezzane e il Monte Palosso. Il rientro a valle avviene lungo un bel sentiero storico-naturalistico tracciato nel largo vallone che dalla Forcella di Vandeno scende all’abitato di Marcheno. Si termina con una pianeggiante pedo-ciclabile inizialmente immersa nel verde, poi integrata nell’ambiente urbano di Gardone Val Trompia.

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Orientale
  • Partenza: l’ampio parcheggio di via Goffredo Mameli, in sinistra orografica della Val Trompia all’ingresso del centro paese.
  • Arrivo: coincidente con il punto di partenza.
  • Quota di partenza: 315m
  • Quota di arrivo: stessa della partenza.
  • Quota minima: 314m
  • Quota massima: 1121m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 836m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 836m
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 14km
  • Tipologia del tracciato: per la maggior parte sentiero.
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E3P
  • Tempo di cammino: 5 ore e 30 minuti
  • Segnaletica: paline e segni bianco rossi con numerazione 360 (salita e prima parte della discesa) e 361 (discesa)
  • Rifornimenti alimentari e idrici: negozi e bar di Gardone Val Trompia, rifugio presso il santuario (aperto il sabato e la domenica da marzo a novembre).
  • Rifornimenti idrici naturali: Sorgente del Pos Perlì a metà della salita; sorgente Vandeno a un terzo della discesa; fontanina nel tratto finale.
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: alberghi di Brescia e bassa Val Trompia.
  • Fattibilità diurna del nudo (nella speranza che la normalizzazione sociale della nudità faccia presto diventare questa un’indicazione superflua): pressoché nulla e comunque limitata alla prima metà della salita.

Profilo altimetrico e mappa

La salita è suddivisa in due parti distinte: la prima con pendenza pressoché costantemente rilevante, la seconda che, eccetto alcuni tratti, spiana parecchio. La discesa è ininterrotta con una continua variabilità delle pendenze per terminare con un lungo tratto pianeggiante.

GPSies - Santuario di Sant’Emiliano da Gardone Val Trompia

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Relazione tecnica

Costeggiare il complesso commerciale/industriale in direzione sud e, alla fine della strada, scendere la breve rampa che porta ad un piazzale sterrato dove convergono tre strade. Prendere quella centrale che, cementata, ripidamente sale sul versante del monte sovrastante costeggiando il torrente della Val Siltro. Nel mezzo del primo tornante prendere a destra un sentiero che ripido sale nel bosco intasato di rovi e, tagliandone un lungo tratto, riporta sulla strada. Poco a destra, sull’altro lato della strada, riprendere la continuazione del sentiero e tagliare pure il successivo più breve tratto di sterrato (se tali sentieri risultassero impraticabili, seguire fedelmente la strada e al bivio che si incontra proprio dopo l’attraversamento del sentiero anzi detto andare a sinistra), ripresa la strada la si segue a sinistra e, dopo un tornante, con ultimo rettilineo si arriva al suo termine dinnanzi all’ingresso della cascina Rizzinelli. A destra del piccolo piazzale, parallelamente alla strada da cui si è arrivati, un sentiero sale la bassa ripa erbosa sopra la quale si biforca, andare a destra costeggiando a monte il prato della cascina. Poco oltre si perviene ad un bivio, prendere a sinistra per salire con forte pendenza. Ad altro incrocio proseguire dritti, al successivo andare a destra in piano, eseguita una curva a sinistra si riprende a salire in moderata pendenza fino a sbucare, proprio su un suo tornante, su un più largo sentiero che sale da destra, proseguire dritti salendo ripidamente. Il sentiero svolta a sinistra e con un diagonale arriva ad un altro bivio, andare a destra. Si percorre un tratto in lieve pendenza poi la salita torna a farsi più ripida con diverse curve e tornanti, alcuni con gradini in legno. Dopo un lungo diagonale verso sinistra si passa alla base della radura di un capanno di caccia, poco oltre si esce sui prati di una cascina (Casì delle Siùre) ben visibile poco sopra a destra. Con un primo tornante a destra si risale un poco tenendosi accosti al bosco per poi tagliare a sinistra in direzione della cascina.

Dalla cascina si gira a destra alzandosi leggermente e, passando accanto ad una seconda più piccola costruzione poco discosta dalla prima, si prende un sentiero quasi pianeggiante che procede in direzione sudest passando poco sotto un capanno dove si perviene a un bivio. Tenere il sentiero più basso (destra) e, ignorando le diramazioni che a sinistra salgono ai diversi capanni qui presenti, si procede con un lungo mezza costa a sali e scendi. Quando il sentiero riprende a salire con maggiore decisione, in corrispondenza di un tratto fuori dal bosco, lo si abbandona per salire un metro a sinistra e portarsi sul filo di un crinale (cancellino d’ingresso dell’ultimo capanno oltrepassato. Ignorando il sentiero che scende dritto in Val Larga, prendere il sentiero che sale a destra. In breve si perviene ad altro capanno che si passa sulla sinistra andando in leggera discesa ad attraversare una valletta per poi riprendere a salire. Uno strappo ripido porta, dopo un tornante a destra, alla sorgente del Pos Perlì. In mezzacosta si raggiunge un crinale erboso che si oltrepassa procedendo con minore pendenza e rientrando nel bosco.
Con una larga curva a destra si risale nel bosco per poi girare leggermente a sinistra e raggiungere una strada sterrata in località Paer. Andare a sinistra lungo la strada qui pianeggiante ma che presto prende a salire, con una svolta a sinistra si supera una larga e piana sella per procedere, scorrendo sotto altro capanno, in piano sul versante meridionale del Monte Calvario. Un ripido tratto cementato porta sopra la cascina dei Gromi Alti, qui la strada perde pendenza alzandosi dolcemente a casa Pedersini da dove, in leggera discesa e con una larga curva sotto una caratteristica rupe rocciosa (Corna Rossa), arriva a un largo piazzale sul cui lato destro una sbarra la chiude. Si oltrepassa la sbarra e, ignorando il sentiero che scende a destra, si prosegue lungo la strada salendo a un poggio a picco sulla valle. Sempre lungo la strada si sale ancora per poi, in leggera e breve discesa, arrivare al Santuario di Sant’Emiliano, una scala porta al largo piazzale erboso sul fronte della costruzione.

Dal lato destro del piazzale erboso si scende lungo un curvo muretto aggirando sulla destra un baracchino. Con due tornanti si scende verso il bosco per poi entrarci e procedere verso nordest prima in piano poi in discesa man mano più ripida. Ignorando un sentiero che scende a destra e poi un altro che sale a sinistra si perde quota per poi, con una larga curva a destra, puntare a dei prati che si vedono più in basso. Una curva a sinistra riporta verso il filo del crinale poco prima del quale si scende ad una sella (Forcella di Vandeno). Prendendo il sentiero che scavalca a sinistra la sella ci si porta sul versante della Valle di Marcheno che si attraversa in diagonale tenendosi in quota fino a pervenire sul versante opposto dove, parallelamente alla valle, inizia la discesa più diretta. Dopo un diagonale a destra si perviene ad un bivio e si prende il sentiero a sinistra per scendere ripidamente verso il torrente e poi seguirlo in direzione ovest. Giunti ad una strada cementata la si segue a sinistra e in breve si raggiungono le case di Rovedolo di Marcheno. Per strada asfaltata si scende dritti verso un ponte e poco prima di questo si prende a sinistra costeggiando alcuni capannoni, quando l’asfalto finisce si prosegue su sterrata fino a sfociare su altra strada asfaltata (via Rovedolo). La si segue a sinistra fino ad una sua diramazione che attraversa il Mela per portarsi sulla strada principale, qui ci si abbassa a destra per prendere un percorso pedo ciclabile che, sottopassando un ponte, si segue fino alla sua fine. Seguendo ora l’asfalto di via 2 Giugno, che poi diviene via Angelo Grazioli, si perviene alla rotonda d’innanzi al parcheggio.

Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto di quella che è da considerarsi l’andatura ottimale per un escursionismo agevole e, nel contempo, sicuro, vedi spiegazioni dettagliate. In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Gardone Val Trompia – parcheggio 0:00
Casì delle Siùre 1:30
Pos Perlì 0:30
Paer 0:15
Santuario di Sant’Emiliano 0:40
Forcella di Vandeno 0:15
Rovedolo di Marcheno 1:30
Gardone Val Trompia – parcheggio 0:50
TEMPO TOTALE 5:30

 

Sole e fiori per l’uscita al Monte Magnoli


Si avvicina la primavera, le temperature si fanno meno gelide, mentre le foglie dal marrone iniziano ad assumere le tonalità del verde e il terreno si macchia con il giallo delle primule, il viola delle pervinche, viola e bianco delle violette, bianco e giallo delle margheritine. Grazie ad un sole che è riuscito a farsi spazio nella copertura nuvolosa della prima mattina, un’inondazione di suoni, colori e sensazioni ha così accompagnato la nostra terza uscita di VivAlpe 2017 durante la quale, partendo da Villa Carcina, attraverso la Sella dell’Oca siamo saliti al Monte Magnoli per poi ridiscendere seguendo l’opposto crinale, quello di San Rocco.

Undici coloro che si erano registrati, tra questi un nuovo amico che, purtroppo, non ha potuto raggiungerci: un incontro solo rimandato di qualche settimana. I dieci presenti, cinque maschi (Attilio, Angelo, Emanuele, Marco e Vittorio) e cinque femmine (Cristina, Francesca, Luise, Maria e Paola), dai sette ai sessanta quattro anni, seppur disturbati dal passaggio di numerosi ciclisti e anche di un nutrito gruppo di più chiassosi motociclisti, hanno gioiosamente goduto della camminata, del sole e dei fiori, percorrendo l’anello esattamente nelle sei ore previste. Grazie ad una salita fatta un poco più celermente di quanto programmato, è stato possibile prolungare un poco la pausa pranzo, fatta nei pressi della Sella Magnoli anziché della vetta del monte omonimo, vuoi perché in quest’ultima sede s’udiva il fastidioso rumore di motoseghe, vuoi per trovare una collocazione meno esposta al fresco venticello che batteva il crinale sommitale. Qui il temerario Vittorio, stimolato dalla posizione leggermente defilata dall’ipotetico passaggio delle persone, ha sfidato la temperatura non ancora ottimale levandosi tutti i vestiti: la nuda pelle risulta fortemente recettiva, basta un sottile raggio di sole per piacevolmente percepirne il forte calore, soprattutto se anche i genitali ne sono interessati.

Nella discesa ci siamo potuti permettere un’altra lunga sosta al Dosso dei Camosci, bellissimo poggio panoramico popolato da grossi alberi di castagno con ampia visuale sulla bassa Val Trompia, su Marcheno e Lumezzane, su Concesio e la parte alta di Brescia, sui monti del Maniva e la costiera a nord di Lumezzane, sul Monte Palosso e il Monte Maddalena. Qui due di noi (l’inarrestabile Vittorio e l’intraprendente Angelo) non resistono all’invito del sole ora ben caldo anche per la totale assenza di vento e, semplici immagini nude nell’accogliente splendida nuda natura, si fanno immortalare dell’amico Attilio, fotografo sempre alla ricerca di nuovi ritratti per il suo libro in lavorazione o per futuri utilizzi.

Più in basso facciamo la conoscenza con un signore del posto che c’intrattiene mostrandoci le sue interessantissime pietre dalle sembianze di visi umani e di animali, personalmente sono rimasto affascinato da un pezzo di ramo che riproduceva con grande fedeltà la forma di una lepre al pascolo. Anche questa è montagna, anche questo è escursione, anche questa è integrazione con l’ambiente.

Giunti a valle ci apprestiamo al consueto post escursione con il miglior integratore del mondo: la bionda birra. Purtroppo, a parte una gelateria, i bar risultano tutti chiusi (almeno quelli che individuiamo sul nostro percorso) e dobbiamo spostarci di diversi chilometri verso la città per dar seguito al nostro desiderio, esaudito il quale gli ultimi saluti e l’arrivederci alla prossima escursione: per alcuni la cinquanta chilometri dell’Anello Bassissimo del 3V in programma ai primi di aprile, per molti, il ben più corto Anello dell’Eremo di Sant’Emiliano in programma per la fine dello stesso mese.

Grazie carissimi amici, grazie per la vostra presenza, grazie per l’ennesima splendida giornata di montagna.

Anello Bassissimo del 3V (Val Trompia – BS)


Foto di Carla Cinelli

La stretta traccia d’un esile sentiero risale il crinale del monte, l’uomo la segue fruendo della luce lunare, passo calmo e regolare, a tratti si ferma per osservare: file di montagne chiudono l’orizzonte, profilo seghettato e irregolare delle chiome degli alberi che le ricoprono, le mille sfumature del blu sono disegnate dalla luna che piena risplende nel cielo, lontano un allocco ritmicamente lancia il suo lamentoso grido mentre più da presso i fruscii di piccoli animali che si muovono tutt’attorno, all’improvviso rumori secchi di rami spezzati, l’acre odore di selvatico e un grugnito, un cinghiale fugge nel bosco per fermarsi poco più in basso e riprendere il suo quieto pascolo.

IMG_9514Blu della notte che copre i mille colori ricostruiti dalla mente, pensieri evanescenti, fulgidi ricordi, una nuova linea di monti delinea l’ennesimo orizzonte, salite e discese lasciate alle spalle, chilometri e metri passati sotto i piedi. Debole luce rischiara d’azzurro il nuovo giorno, pungente lama di freddo anticipa il mattino, il primo canto d’invisibili uccelli s’unisce al silente ritmo del passo umano ormai reso facile dal lungo cammino, gambe e mente, mente e gambe, fusione simbolica, fusione reale. Un alito di vento scuote le foglie, il respiro del monte si fonde con quello dell’uomo, respiro profondo, lento e melodico, come opera lirica le ritmiche note si diffondono nell’aere scandendo il mio passo e quello del mondo che mi circonda.

Ricordi, sensazioni, emozioni che solo un lungo cammino ha il tempo e la forza di generare tutti insieme, un cammino che vada ben oltre le dieci o dodici ore ininterrotte che già sono limite estremo dell’usuale escursionismo, che vada ben oltre quei venti chilometri che già sembrano tanti, un cammino che incorpori notte e giorno, che salga e scenda tre, quattro, cinque, dieci volte. Un cammino come quello di questa relazione: un anello che unisce fra loro i due tratti più bassi del sentiero 3V “Silvano Cinelli”, quello iniziale da Brescia a Conche e quello finale da Casa Pernice a Urago Mella.

Il vantaggio dell’anello, rispetto alla percorrenza delle singole tappe, è quello di riportarci esattamente al punto di partenza, risparmiandoci, così, il ritorno con automezzi pubblici o l’ancor più complessa organizzazione di un recupero con autovetture. La bellezza dell’anello è quella di risolvere brillantemente la tediosità del ripetere lo stesso identico percorso in andata e in ritorno. Il mistero dell’anello, in particolare quando piuttosto lungo, è l’incognita del punto di non ritorno, quel punto oltre il quale si può solo andare avanti dato che tornare indietro richiede lo stesso tempo o anche di più. Il dolce peso dell’anello è la necessità di uno studio approfondito non solo del percorso ma di tutte le possibili alternative. Ne ho inventati diversi di anelli ed ora ne sono stato completamente assorbito, ogni mia uscita e ogni mio allenamento prevedono un anello.

Torniamo alla relazione in questione.

I chilometri sono tanti, ma ancor più rilevante e impegnativo è il notevole dislivello, specie se si considera che per la maggior parte viene affrontato nei primi tre quinti del percorso. Preparandosi adeguatamente è comunque un itinerario abbordabile (l’ultimo quarto è praticamente una comoda discesa) e grande sarà la soddisfazione del farlo in unica tratta. Le diverse ore di marcia notturna potrebbero darvi l’opportunità di sentire il verso dell’Allocco o il rumore provocato dai rami spezzati da un cinghiale in fuga. Consigliabile partire la sera per arrivare nel primo pomeriggio del giorno dopo, in tal modo il tratto più faticoso e meno panoramico verrà fatto nella frescura della notte, quando il camminare alla luce della luna piena (esperienza incredibilmente affascinante per la particolarità dei colori che la montagna assume) o della frontale (comunque necessaria visto che buona parte del tracciato è immersa in folti boschi) vi darà automaticamente il giusto ritmo al cammino. I pasti vanno programmati al sacco e devono essere frugali e facilmente digeribili. Al contrario, partendo come consigliato, la colazione si potrà agevolmente fare nei bar di Villa Carcina, dove si potrà eventualmente fare anche il rifornimento di bevande e cibo per il rientro a Brescia.

Nella notte la segnaletica in vernice, riflettendo alla luce delle frontali, risulterà talvolta perfino più visibile che di giorno e vi sarà facile seguire il giusto percorso, resta comunque importante un suo attento studio preliminare sulla cartina e un’adeguata esperienza alla marcia notturna, meglio ancora farsi accompagnare da qualcuno che ben conosca questi sentieri.

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Orientale e Occidentale
  • Partenza: parcheggio auto del Parco Polivalente di Urago Mella, via Collebeato in Brescia (BS)
  • Arrivo: coincidente con il punto di partenza.
  • Quota di partenza: 163m
  • Quota di arrivo: 163m
  • Quota minima: 157m
  • Quota massima: 1150m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 3180m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 3180m
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 54km
  • Tipologia del tracciato: continua alternanza di strade sterrate, mulattiere e sentieri, qualche tratto su cemento, lunghi tratti di asfalto.
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E6P
  • Tempo di cammino: 18 ore
  • Segnaletica: paline e segni bianco-rossi lungo tutto il percorso; paline e segni bianco-azzurri del 3V nel primo (Brescia – Conche) e nell’ultimo (Case Pernice – Urago Mella) terzo del percorso.
  • Rifornimenti alimentari e idrici: alla partenza bar e negozi di Brescia e Urago Mella; durante il percorso bar, ristoranti e trattorie di Nave, Villa Carcina, Stella e Campiani.
  • Rifornimenti idrici naturali: fontanina ai Medaglioni (leggermente discosta dal percorso); fontanina nei pressi del ristorante Cavrelle in Maddalena (necessaria una deviazione di circa dieci minuti a/r); sorgente Casì del Lat in Val Salena; fontanina (da sorgente) alla chiesa di Sant’Antonio lungo la salita da Nave a Conche; fontanina (da sorgente) a Cà della Rovere sempre lungo la salita da Nave a Conche; fontanina a pompa alla santella di Sant’Apollonio tra Conche e Cocca; fontanina ai giardinetti di fronte alla chiesa di Pregno in Villa Carcina; fontanina poco oltre il Santuario della Stella; fontanina tra la Stella e Monte Peso; fontanina alla Poffa dei Campiani; fontanina in via Campiani e in via della Piazza a Urago Mella (quasi alla fine del percorso).
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: strutture ricettive di Brescia e Villa Carcina; con brevissima digressione anche il rifugio al Santuario di Conche.
  • Possibilità di piantare tende (ovviamente per bivacco: singola notte e pronta rimozione al mattino): a parte le zone di fondo valle (Brescia e Villa Carcina) dove è ovviamente impossibile piantare tende, è possibile trovare comode collocazioni lungo gran parte del percorso.
  • Fattibilità del nudo (nella speranza e nella convinzione che la normalizzazione sociale della nudità farà presto diventare questa un’indicazione superflua): di giorno è sostanzialmente nulla, mentre nella notte è estesa (quattro quinti del percorso).

Profilo altimetrico e mappa

Partenza in piano per attraversare la città, poi lunga salita con ripidi strappi alla quale segue un bel tratto di respiro che porta a una lunga e a tratti sconnessa discesa. Si riprenda la salita che alterna tratti di respiro a ripidi strappi. Di nuovo in discesa, non lunga e comoda. Lunga salita che parte ripida per poi addolcirsi in un lungo tratto con alternanza di salite e discese fino alla lunga discesa che porta a Villa Carcina. Ripida salita a cui segue il lunghissimo tratto finale che, alternando salite e discese, lentamente perde quota riportando comodamente a Brescia.

GPSies - Sentiero 3V Silvano Cinelli - Anello bassissimo

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Relazione tecnica

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Inizio del 3V

Uscire dal parcheggio e seguire verso sinistra la larga via Collebeato. Alla prima rotatoria (esclusa quella d’innanzi al parcheggio) andare a destra per via del Risorgimento, oltrepassare il ponte sul fiume Mella, attraversare la strada e portarsi alla grande rotatoria di via Guglielmo Oberdan. Andare a destra fino a un semaforo pedonale, portarsi sull’altro lato dello stradone, ritornare brevemente a sinistra per prendere a destra via Luigi Reverberi. In pochi metri si perviene a un grande piazzale, costeggiarlo sulla sinistra e, per una corta strada, raggiungere via Filippo Corridoni. Seguirla a sinistra, una curva a destra immette in un lungo rettilineo alla fine del quale si perviene all’incrocio con via San Bartolomeo. Attraversare quest’ultima strada e imboccare, proprio di fronte, via San Donino che si segue integralmente oltrepassando via Fausto Gamba. Ci si innesta in via Fabio Filzi e, poco dopo, si tiene a sinistra per via Guido Zadei fino al suo termine. Dopo aver attraversato Via Trento in breve si perviene ad altra rotatoria, andare a destra per la seconda strada (via Bartolomeo Gualla) che si segue fino ad oltrepassare la Clinica Città di Brescia e pervenire ad un piccolo piazzale (a sinistra) con parcheggi e giardinetti (Piazzale Camillo Golgi). Attraversare la strada e il piazzale per portarsi su via San Rocchino che si segue verso destra. Appena possibile portarsi sull’altro lato della strada e proseguire fino al suo termine dove s’innesta in Via Filippo Turati. Poco dopo, a sinistra, si entra in una piccola piazzetta che si attraversa per intero andando a imboccare la strada che sale sulla sinistra di via Turati (via San Gaetanino). Alla prima curva svoltare decisamente a sinistra per passare tra le case e, dopo una curva a destra, risalire una breve e larga scalinata pervenendo al primo tornante dell’asfaltata via Panoramica, la principale strada d’accesso motorizzato alla montagna di Brescia, il Monte Maddalena.

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Via San Gaetanino

Invece di seguire l’asfalto di via Panoramica, imboccare la ciottolosa continuazione di via San Gaetanino che ripidamente s’alza a sinistra, prima passando a fianco di alcune palazzine, poi costeggiando un antico muro. Oltrepassato un breve sottopasso si sfiora nuovamente la via Panoramica, ancora la si ignora per proseguire in ripidissima salita sui ciottoli di via San Gaetanino. Dopo una lunga curva a sinistra si giunge a un secondo breve sottopasso, poco dopo la strada curva a destra e perviene alle prime case dei Medaglioni. Si risale tra le case e, al sommo della salita, si svolta a sinistra. In pochi metri si perviene nuovamente su via Panoramica, che da qui assume il nome di Via San Gottardo. La si segue in salita e fatti pochi passi, appena oltrepassata l’ultima casa, una breve sosta è d’obbligo: sulla destra si apre una magnifica visuale sulla Bornata (parte sud orientale della città di Brescia dove un tempo sorgeva la fabbrica della Wührer) e sulla Pianura Padana.

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Panorama dai Medaglioni

Dopo essersi goduti il panorama, si riprende il cammino e, con salita ora decisamente meno impegnativa, si segue fedelmente il nastro asfaltato fruendo, anche se disturbati da piante e cespugli, del marciapiede presente sul lato destro. Si oltrepassa la deviazione che, a sinistra, porta al ristorante Vedetta e, passando sotto il campo di calcio (e parcheggio matrimoni) annesso all’Oratorio della chiesa di San Gottardo, si perviene al capolinea dei pulmini. Tenendosi, come ai pedoni prescrive il Codice della Strada in assenza di marciapiede, sul lato sinistro, si prosegue per la strada asfaltata lasciando sulla sinistra le ultime case. Si oltrepassa una deviazione che scende a destra (continuazione di via San Gottardo) e, sempre lungo la strada asfaltata che ha ora assunto il nome di Via Maddalena, dopo qualche leggera curva si arriva al primo tornante. Si attraversa la strada per portarsi in un piccolo piano piazzale sterrato sul lato destro del tornante, altro punto panoramico che si affaccia sul versante meridionale della Maddalena e sulla Pianura Padana. Sul lato settentrionale del piazzale, al termine destro del muretto che lo delimita, imboccare un ripido e rovinato sentiero. Procedendo pressoché costantemente sulla linea di massima pendenza, con faticoso cammino, tra radi cespugli e ancor più radi alberi, si risale il pendio erboso ignorando, sia a destra che a sinistra, diverse pianeggianti diramazioni. Sottopassato un elettrodotto il sentiero volge deciso a sinistra per proseguire lungamente in pianeggiante mezza costa permettendo, così, un bel recupero di forze. Dopo un ripido ma breve strappo si arriva a un tornante che indirizza all’incirca verso ovest, portando, in pochi passi, ad un altro piccolo piazzale in terra battuta accosto alla strada asfaltata della Maddalena: al di là della strada, il Dosso della Brochella, in direzione opposta, quella da cui si è arrivati, il Dosso Torre Bornata.

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Piazzale del Cavrelle

Tenendo la destra si prosegue lungo il sentiero che, meno ripidamente, sale tenendosi al limite del bosco nel quale poco più avanti entra con decisione con una secca curva a destra. Con linea diretta e limitata pendenza si risale nel bosco fino ad uscire nuovamente sulla strada asfaltata. La si attraversa per imboccare la prosecuzione del sentiero ben visibile sul lato opposto dell’asfalto. Risalendo sempre all’interno del bosco si taglia il lungo tornantone del Buren e, dopo aver costeggiato a sinistra la recinzione dei prati d’un nascosto cascinale, si esce nuovamente sull’asfalto che ancora si attraversa per riprendere immediatamente il sentiero che nel primissimo tratto procede quasi parallelamente alla strada. Giunti a una radura in terra, ignorando il largo sentiero che si diparte sulla destra, si prosegue dritti in leggera salita. Tenendo la traccia principale in direzione est ci si alza gradatamente nel fitto bosco finché si perviene a un bivio, a sinistra la traccia sale ripida con un paio di curve appena accennate, a destra la traccia procede più stretta in leggera discesa. Si prende per quest’ultima che, alternando lievi salite e discese, zigzagando dolcemente nel bel bosco aggira la falsa sommità del monte per raggiungere la pozza Fontanù. Qualche metro dopo la pozza si abbandona la traccia pianeggiante per prendere un sentierino che, immediatamente piuttosto ripido, sale a sinistra e porta alla strada sterrata che dal Cavrelle porta al Grillo. Seguirla verso destra e in breve si perviene al piazzale del ristorante Grillo.

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Panorama dal Monte Denno

A sinistra e a destra ci sono due strade sterrate, di fronte sulla destra del ristorante c’è la strada, tanto nota agli appassionati di ciclismo per le epiche imprese del Giro d’Italia, di Muratello di Nave, a destra di questa è posto un altare (eretto dal Gruppo Monte Maddalena), lo si oltrepassa sulla destra per prendere un’evidente sentiero che, sul retro dell’altare, risale direttamente nel bosco a fianco di un vasto prato. Saliti un centinaio di metri si attraversa la strada asfaltata per proseguire nel bosco e, slalomando tra le diverse radici che sbucano dal terreno, si arriva a una scala rovinata dal tempo che adduce al piazzale dell’ex rifugio Monte Maddalena, oggi purtroppo abbandonato e in rovina. Andando a sinistra si attraversa per intero il piazzale sterrato del rifugio pervenendo alla strada asfaltata di accesso allo stesso, la si segue in salita a destra oltrepassando una sbarra solitamente aperta, poco dopo sulla sinistra la vista spazia sull’ultimo terzo del 3V, dal Monte Guglielmo a Urago Mella, allungandosi più oltre alla Presolana e, se l’aria è molto limpida, al Monte Rosa. Ignorando la deviazione che a sinistra sale alla base militare, si entra in un denso bosco e si prosegue a lungo su pianeggiante sterrato. Lasciata alla nostra destra una stazione radio militare la strada compie una larga curva a destra per aggirare, con tratto cementato a balcone sulle cave di Botticino, la sommità del Monte Denno, in lontananza è possibile ammirare il Lago di Garda e il Monte Baldo, a destra Rezzato e la Pianura Padana. Quando la strada volge a sinistra ridiventando sterrata, prendere a destra un sentiero che si mantiene accosto al filo del crinale della Costa di Monte Denno, prima in debole salita poi, superato un poggio panoramico (a cui si perviene con breve digressione attraversando il filare di alberi che delimita sulla destra il sentiero), in più ripida discesa. Si passa a destra di una solitaria casa e poco dopo si riprende la strada sterrata seguendola verso destra.

Cascina di San Vito

Cascina di San Vito

Quando la strada sale a destra per terminare contro il cancello della ponte radio della Stazione di Monte Salena, prendere a sinistra un evidente sentiero che si abbassa nel bosco per costeggiare la recinzione di detta stazione radio per poi risalire brevemente. Si prosegue con tratto pianeggiante e quando un sentiero si alza a destra per portarsi a un capanno, imboccare il sentiero che scende dritto. Stando attendi a non farsi ingannare da alcune tracce che si dipartono sulla sinistra, scendere parallelamente al filo del crinale (a un bivio una traccia risale brevemente a destra ma è invero indifferente andare dritti in discesa). Dopo aver perso un poco di quota arriviamo ad un tratto dove il bosco improvvisamente svanisce, fatti alcuni metri una secca curva a sinistra riporta nel fitto della vegetazione. Oltrepassato il breve un muro di arbusti, il sentiero si trasforma in stradina, immediatamente questa curva a destra, segue un tornante a sinistra (in alto a destra è visibile un capanno di caccia) e poi un’ampia curva a destra porta alla Pozza dei Sarisì, dove da sinistra arriva una strada sterrata. Andare a destra e, passando sulla destra della recinzione che protegge il buco del Capriolo, dirigersi verso una piccola casa che si costeggia sulla sinistra per poi riprendere a scendere sul filo del crinale. La discesa si fa ripida, segue un tratto dove diverse piccole rocce affiorano dal terreno rendendo il cammino incerto e difficoltoso, al suo termine si perviene ad un incrocio. Andare a destra per passare molto accosti alla Casina di Pino (Roccolo del Monte Salena), scendere alcuni gradini e il successivo scabroso saltello roccioso, poi il sentiero torna bello, volge a est e, in lieve discesa, dopo essere diventato larga stradina in terra battuta, porta alla cascina di San Vito.

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Colle e chiesa di San Vito

Da destra arriva la strada di accesso che sale da San Gallo, la si ignora per andare a sinistra seguendo la sua sterrata continuazione, in breve si scende in direzione del Colle di San Vito e dell’omonima chiesetta. Qualche metro prima di raggiungerla si volta a sinistra per scendere un piccolo praticello con qualche albero di conifera e imboccare l’evidente sentiero della Val Salena. Scendendo direttamente nella valle si perde un poco di quota, poi il sentiero volge a destra spianandosi. Con pendenza assai minore si giunge ad un bivio (andando dritti in pochissimi passi pianeggianti si raggiunge la sorgente Casì del Lat), andare a sinistra in idscesa puntando sul fondo della Val Salena, poco dopo si attraversa il torrente portandosi in destra orografica del valloncello, dopo una cinquantina di metri si riattraversa il torrente riportandosi in sinistra orografica. Si sale leggermente di quota per poi riprendere la discesa, si ignora una deviazione a destra che con vari ripidi tornanti scende verso il torrente e si prosegue per un lungo tratto di discesa dove occorre prestare attenzione, specie se bagnato, alle diverse placche rocciose. Persa parecchia quota il sentiero volge a sinistra e, lambendo il lato meridionale della radura prativa sommitale del Monte Frattina, sale lievemente per poi riprendere a scendere. A un trivio andare dritti in discesa e in breve si esce dal bosco pervenendo a una bella e ampia radura erbosa con santellina nel mezzo. Un muro ne cinge il lato occidentale, lo si raggiunge per seguirlo verso destra pervenendo alle prime case di Nave. Andare a destra per via Faldenno, si attraversa via Civelle continuando su via Minera che si segue fino a dove termina contro il muro di cinta dell’ex ferriera Fenotti e Comini di cui al di là del muro si possono vedere i ruderi. Prendere a destra per via Carbonini fino al primo incrocio, volgere a sinistra per via Bologna e in breve si perviene alla chiesa di San Rocco (sulla destra): incrocio con la strada principale di Nave (via Trento).

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Chiesa di Sant’Antonio

Attraversata con molta attenzione la trafficata strada imboccare sul lato opposto via Monte Grappa che si segue fino al suo termine. Volgere a destra per via Dernago e, fatti pochi metri, andare a sinistra per via Montecchio. Quando la strada si restringe, svoltare seccamente a sinistra infilando un vicolo che porta a delle case a schiera, andare a destra per Traversa Seconda via Moia e procedere fino al suo termine dove a sinistra si imbocca una stradina cementata. Salire ripidamente tra due muri, presto la strada diviene sterrata, ignorare a destra un bivio e procedere in direzione nord-nord-ovest. Avanti a noi sulla sinistra si vede lo stretto solco della Val Listrea, alla cui origine, in basso, si scorgono le case della frazione Piezze alle quali ci si avvicina sensibilmente per poi lentamente tendere a destra e, tagliando il versante nord-ovest del Monte Montecca, inoltrarsi nella Valle del Rio Sant’Antonio in direzione del Monte Rozzolo, mentre sulla sinistra, dietro il Monte Rinato, sempre più evidente appare la vetta del Monte Porno. Oltrepassata Cà Ecia (cascina e prati sopra a destra; capanno sotto a sinistra) prima in discesa e poi in piano, con larga curva a sinistra ci si porta verso il centro del valloncello giungendo alla strada che sale da Piezze. Andare a destra e all’imminente bivio prendere la strada di sinistra che sale con un ripido tratto cementato. Alternando sterrato e cemento si sale nel bosco oltrepassando alcuni prati con cascine riprendendo man mano direzione nord-nord-ovest. Un ripidissimo cementato tratto esce dal bosco e conduce alla chiesa di Sant’Antonio di Padova in Seradello dove i bei prati e alcuni tavoli invitano ad una pausa rigenerante; sul retro della chiesetta una fontanella permette anche il rifornimento idrico.

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Il Pater

Dopo essersi adeguatamente riposati prendere la strada che prosegue oltre la chiesa seguendola finché sulla destra appare un ampio dosso erboso con al centro una casa e sulla sinistra in alto s’intravvede Cà della Rovere. Poco più avanti la strada spiana e la si abbandona per imboccare a sinistra il sentiero che si accosta a Cà della Rovere. Oltrepassata la cascina e la relativa caratteristica fontana, il sentiero volge a sinistra e, con un tratto scavato e molto rovinato, inizia a risalire ripidamente il versante orientale del Monte Porno. Guadagnati cento metri di quota inizia un bel piano diagonale a destra, a metà del quale, badando alla testa, si sottopassa il traliccio di un elettrodotto. Ignorata una deviazione che sale a sinistra continuare ancora un poco in piano per poi svoltare a sinistra e riprendere a salire, prima nel bosco poi su terreno aperto dove, ignorando una franosa e faticosa traccia che sale a sinistra lungo la linea di massima pendenza, si segue il più comodo sentiero scavato che, con vari tornanti, risale altri centocinquanta metri per poi riprendere, pianeggiante, il diagonale a mezza costa verso nord-nord-ovest. In breve si arriva al grande roccolo del Pater che si aggira sulla sinistra. Superati alcuni quasi svaniti alti scalini, volgendo a sinistra, ci si allontana un poco dalla baracca del roccolo per prendere sulla destra un sentiero che si alza nel bosco. Fatti alcuni stretti tornanti si supera un breve canalino di terra e pietre per poi, con minore pendenza, svoltare gradatamente verso sinistra e innestarsi nel sentiero che sale alle Conche. Lo si segue a sinistra in discesa, alcuni gradini agevolano il superamento dei tratti più ripidi e rapidamente si perde quota fino a sbucare su un prato. Lo si discende puntando a una strada sterrata che si segue verso destra pervenendo in breve alla piccola santella di Sant’Apollonio che contiene e nasconde una sorgente. Subito dopo a sinistra prendere un sentiero che s’inoltra nel bosco, compie un’ampia curva a destra passando sopra una cascina e poi inizia a scendere. Oltrepassata la santella di San Carlo Borromeo e lo Chalet Laura si perviene ai prati della Cocca. Per ripido cemento si passa a destra di una pozza e si raggiunge una strada asfaltata.

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Passaggio notturno al Dosso Vallero

Andando un paio di metri a destra, proprio in corrispondenza di una strada sterrata che sale a sinistra, si imbocca un poco visibile sentiero che, ritornando per alcuni metri nella direzione di arrivo, sale nell’erba accosto al bosco per raggiungere un ampio prato che risale a destra rientrando nel bosco nei pressi di un casolare. Risalendo lungo la linea di massima pendenza e passando accanto a un grosso faggio si raggiunge la sommità del boschetto pulito dove la traccia volge decisamente a sinistra per tagliare a mezza costa il ripido pendio. Giunti ad una sterrata la si segue verso sinistra per pochi metri, quando inizia a scendere si prende sulla destra un sentiero che sale un poco per poi procedere pianeggiante parallelamente alla strada appena abbandonata. Poco prima del recinto di un campo, un tornante inverte la direzione di marcia e il sentiero inizia a salire con maggiore decisione fino a sfociare, dopo due tornanti, su altro più largo sentiero che si segue a destra per una decina di metri andando a prendere una diramazione a sinistra che sale ripidissima. Poco dopo ci si inserisce in altra traccia che sale da sinistra, la si segue verso destra salendo sempre lungo la massima pendenza per arrivare al filo del crinale poco sopra e a sinistra di un prato con cascina. In piano si attraversa il boschetto per poi volgere leggermente a sinistra e scendere un poco. Dopo un lungo diagonale, a un bivio prendere a sinistra in salita e, senza ulteriori diramazioni, seguire la traccia che, prima nel bosco poi lungo un largo crinale erboso, porta fino alla vetta del Dosso Vallero.

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Vetta del Monte Palosso

Scendendo sul lato opposto si entra in un rado bosco di grossi faggi, lo si discende al centro mirando a una pozza, la si lambisce sulla sinistra per pervenire ad una strada asfaltata che si segue a destra pochi metri costeggiando un piccolo piazzale in sterrato. Al limite destro dello spiazzo si risale la bassa ripa di contorno pervenendo ad un praticello che si attraversa verso sinistra. Prendere nel bosco una traccia che risale e porta alla poco riconoscibile vetta del Monte Predosa. Procedendo in piano e poi in discesa si raggiunge un prato, lo si attraversa al centro per poi tendere a destra verso una piccola costruzione in muratura. Prima di raggiungerla prendere a sinistra una traccia che mira al bosco. Dopo un breve tratto pianeggiante, in discesa si costeggia sulla sinistra un capanno per continuare a scendere direttamente nel bel bosco, ad un evidente bivio andare a destra per largo sterrato, in breve si raggiunge una strada. Invece di seguirla la si attraversa per prendere un sentierino che, accosto alla recinzione di un capanno, ripidissimo scende ad altra strada ben visibile poco sotto. A sinistra lungo la strada, prima in discesa poi in salita, giunti a un bivio, ignorando la strada che con un tornante sale a sinistra, proseguire dritti alcuni metri e al bivio successivo andare a sinistra pervenendo in breve ad altro bivio. Ancora a sinistra in forte salita e al suo termine prendere il sentiero che a destra procede rasentando il garage della casa posta sopra il dosso erboso a destra (Colma Scanfoia). Una breve salita porta a prendere il filo di un crinale erboso, lo si segue a sinistra mirando a un capanno che si oltrepassa andando a imboccare un largo sentiero che, prima dolcemente poi più ripidamente, sale tra alberi e cespugli. Passando sulla sinistra di una bella casetta in legno e ignorando prima una deviazione a sinistra poi un’altra a destra, si sale lungo l’evidentisisma traccia che si fa ancor più ripida e scavata pervenendo ai prati di un capanno (Sarisì). Il sentiero ora procede con minore pendenza, passa accanto a una baracca in lamiera e continua pressoché pianeggiante, sfilando in basso a sinistra di un capanno e, poco oltre, del rifugio Giulio Bodei (in parte diroccato e per la restante parte chiuso, comunque offre un discreto riparo e un tavolo con panchina). Si riprende a salire e, dopo aver passato una deviazione che ripidissima scende a sinistra, si perviene al Pozzone, piccola pozza stagnante tra grossi alberi. Si risale verso sinistra per arrivare in breve al piano terrazzo erboso della Maison des Sons, spartana baracca in legno e lamiera. Andare a destra per un paio di metri a prendere le tracce che, in pochissimi metri, salgono allo spiazzo con tavoli e panche nei pressi della vetta del Monte Palosso, sulla cui vetta.

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L’ingresso del Carpen

Portandosi sul lato opposto dell’ampio piazzale di vetta dove ancora sono collocati i basamenti in cemento di quattro cannoni risalenti alla Prima Guerra Mondiale, oltrepassato un cancellino in legno, si prende una traccia che scende alla destra della Maison des Soins all’altezza della quale si va a destra a prendere il sentiero che nell’erba si dirige verso ovest (Via dei Soldati). Al primo bivio tenere a destra, in ripida discesa si perviene all’ingresso del capanno di Carpen (bellissima siepe lavorata). Andare a destra seguendo il sentiero che ora si è fatto più largo e poi diviene stradina. Ignorare un primo vicino sentierino che scende a sinistra, poco dopo si perviene ad un vero e proprio bivio, prendere a sinistra effettuando un tornante. A un successivo bivio tenere a destra e proseguire lungo la traccia principale fino ad un quadrivio, andare a destra compiendo un secco tornante. Dopo un lungo diagonale la discesa prosegue effettuando una serie di tornanti, si passa a sinistra del Roccolo Sanzogni e si perviene ad altro bivio, andare a sinistra e, tenendo sempre la destra, si scende al capanno della Posta Vecchia, dal quale, procedendo verso sud, si raggiunge l’inizio di una larga strada sterrata (località Söc).

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Prati di Zignone

Andare a destra lungo la sterrata pervenendo sopra i vasti prati di Zignone. Li si discende aggirandoli inizialmente sulla destra, giunti all’altezza del nucleo di case poste al centro di detti prati, ad un bivio andare dritti per una piana strada sterrata. Quando la strada svolta bruscamente a destra portandosi verso una cascina, prendere il sentiero che scende dritto, passando accanto alla chiesetta di Santa Teresa, oltre la quale il sentiero ridiventa stradina. Giunti al cancello che sbarra la strada, uscire per un varco sulla destra e proseguire a sinistra per ripidissimo asfalto. Con costante visione sul percorso che si deve ancora effettuare, si scende verso il fondo della Val Trompia e, costeggiando il Torrente Pregno, seguendo via Pendezza si perviene alla frazione Castello di Villa Carcina. Giunti in fondo alla discesa andare a sinistra raggiungendo Piazza XX Settembre, a destra in breve si raggiunge via Francesco Glisenti nei pressi della statale della Val Trompia (SP345). Attraversando dei giardinetti si prende il sottopassaggio e ci si porta sul lato occidentale della provinciale che si segue verso destra per portarsi alla vicina grande rotatoria. Tenendo la sinistra si raggiunge via Veneto, ci si porta sul suo lato settentrionale e la si segue per tutto il suo tratto rettilineo. Quando curva a sinistra andare a destra costeggiando un largo piazzale poi a sinistra per via Zanardelli che si segue fino al suo termine. Ancora a sinistra lungo via XX Settembre prendendo poco dopo a destra via Roma che porta alla chiesa dei Santi Emilano e Tirso che si aggira sulla destra. A sinistra pochi metri prendendo la prima a destra (via Trentino) che si segue fino al suo termine. A destra per via dei Mille, poi a sinistra per via Trieste. Prendere la prima a destra (via San Rocco) e al suo termine procedere per una scalinata aggirando sulla destra la chiesa di San Rocco al Monte.

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Casa Dosso San Rocco

Sul retro della chiesa si procede a destra per antica mulattiera oggi molto rovinata (sentiero Domenico Cancarini), si passa tra Casa Cornero, a sinistra, e Casa Ronchetti, a destra, poco dopo si tiene ancora a destra per l’antica mulattiera, a destra si lascia Casa Capponi e poi Casa Dosso San Rocco per uscire sulla strada asfaltata che si segue a destra fino al primo tornante poco dopo il quale si prende a sinistra per sentiero oltrepassando Casa Livelli. Giunti ad una stradina in terra nei pressi di una casa in legno, prendere, poco sopra, un altro sentiero che con tratto a mezza costa riporta sulla strada asfaltata. A destra per la strada che ora si segue fedelmente fino al suo termine nei pressi di Casa Büs del Torcol. Appena prima di quest’ultima cascina, o subito dopo, si sale il pendio sulla destra alzandosi sopra la casa, oltrepassato il Büs del Torcol (chiuso con muretto e pesante piastra in ferro) un tornante ci reimmette in direzione ovest. Dopo un lungo diagonale con alcuni ripidi strappi si raggiunge il crinale in destra orografica della Val Trompia. Scendendo a sinistra per erba ci si accosta al muro di cinta di Casa Pernice, ci si abbassa al sottostante piano terrazzato che si taglia verso destra per poi scendere a sinistra alla strada sottostante. Riaccostandosi alla cinta di Casa Pernice andiamo a sinistra tagliando per boschetto una leggera curva della strada che poi seguiamo a sinistra. Davanti alla cancellata d’ingresso della casa si prende a destra nell’erba il sentiero che risale lungo il crinale erboso e, dopo aver oltrepassato un capanno e la successiva casa, perviene alla vetta del Monte Pernice. Si scende in un rado boschetto a cui segue un bel prato che porta sopra un capanno, in ripida discesa passando a sinistra del capanno si perviene ad una strada cementata. A destra in discesa per detta strada, al primo bivio si prende a sinistra per altra strada, giunti all’innesto con via Magnoli, che sale da destra, si prosegue dritti. Poco dopo, quando la pendenza diminuisce sensibilmente e la strada accenna una lunga curva a destra, sulla sinistra imboccare un sentiero che, con pochi metri di salita, porta alla caratteristica sella Magnoli dove, a destra, si riprende il filo del crinale.

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Santuario Madonna della Stella

Con pendenza progressivamente maggiore, nel bosco, oltrepassando ad un certo punto una strada sterrata, si sale alla larga e piana sommità del Monte Magnoli. Costeggiando a destra la cinta di alcune case, si scende sul versante opposto a quello di arrivo. Dopo pochi metri il sentiero s’innesta in una strada cementata che si segue fino alla prima curva secca a destra, qui, sulla sinistra, prendere un sentiero nel bosco che, con forte discesa, riporta sulla strada cementata facendo risparmiare un tornante della stessa. Seguendo a sinistra la strada, sempre su cemento, si perviene alla poco evidente sella dell’Oca, dove la strada cementata abbandona il filo del crinale per scendere a destra della grande tenuta di Villa Tilde. Seguire ancora detta strada fino a incrociare una stradina che, chiusa da una sbarra, scende a destra verso una casa. Per quest’ultima oltrepassiamo la casa e in discesa più leggera perveniamo al bivio della Croce del Barbù. Tenere a destra pervenendo in breve alla grande cascina del Quarone di Sopra. Seguendo lo sterrato, con due tornanti si aggira a destra il grande cascinale e, subito dopo, si prende a sinistra per altro sterrato che sale con buona pendenza. Dopo una secca curva a destra la pendenza cala sensibilmente, si procede a lungo in diagonale e, usciti dal bosco, si arriva alla sella del Quarone: sulla destra la Pozza del Paradiso invita alla sosta. Tenendosi discosti dalla cascina del Quarone di Sotto (visibile sulla destra), si scendono al centro due terrazzi prativi per rientrare nel bosco prendendo un ripido sentiero che scende verso l’ormai intuibile abitato di Gussago. Si attraversa per tre volte una strada sterrata, alla quarta uscita, invece, la si segue a destra. Fatte alcune curve si costeggia il muro di cinta del vasto convento dei Camandoli e si perviene alla sua asfaltata strada di accesso che si segue a destra in discesa. Dopo un lunghissimo tratto di asfalto, proprio nel mezzo del terzo tornante, imboccare a sinistra un sentiero che nel bosco si sposta verso est per poi, con ripidissima ma breve discesa, scavalcare la galleria della tangenziale di Gussago e raggiungere una strada asfaltata. La si segue a sinistra fino al sommo della ripida salita (passo della Forcella) dove sulla destra si prende altra strada che, sempre in ripida salita, porta al Santuario Madonna della Stella di Gussago, al quale si perviene risalendone lo scalone di accesso.

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Urago Mella

Dal patio del santuario procedere verso est a riprendere la strada asfaltata. Superare il piazzale del parcheggio e, nuovamente sul filo di un crinale, scendere tra le case. L’asfalto termina e inizia lo sterrato, lo si segue lungamente. Oltrepassata una lunga esse sinistra-destra con due case sulla destra si perviene ad un bivio, prendere la strada di sinistra e, in ripida salita, seguirla fino a quando sulla sinistra si stacca una pianeggiante sterrata.  Per questa fino a pervenire, dopo un tratto di discesa, ad un prato, lo si risale, compiendo un arco sinistrorso, mantenendosi accostati al bosco che lo limita sulla destra. Oltrepassato il cippo della UOEI si arriva in prossimità del crinale che ridona la visuale sulla città, svoltando a destra lo si segue fedelmente. Con tratti particolarmente ripidi si sale nel bosco, poi la traccia svolta a sinistra e, con due diagonali in moderata pendenza intervallati da un secco tornante, porta alla radura erbosa della vetta del Monte Peso. Attraversata la radura prendere nel bosco la traccia più a sinistra delle tre che procedono pressoché parallele in direzione dei Campiani. Si procede in leggera discesa, poi si fa più accentuata e il sentiero diviene profondamente inciso dal passaggio delle biciclette rendendo il cammino piuttosto complicato. Ignorando i vari toboga che si diramano sulla sinistra si perviene alla cinta di un vigneto, la si segue a sinistra fino al termine della rovinata mulattiera: piccolo parcheggio. Andare a destra lungo la strada asfaltata, al vertice della ripida salita prendere a sinistra oltrepassando la Trattoria Marelli e il Ristorante Carlo Magno. Sempre lungo la strada asfaltata ci si abbassa un poco lungo il crinale per poi risalire fino all’ingresso della Trattoria Merlo. A destra per strada sterrata al Passo delle Crosette. Un paio di metri a sinistra prendere il sentiero che ripidamente risale nel prato e poi nel bosco cespuglioso portando al crinale ovest del Monte Picastello che si segue verso sinistra con pendenza man mano digradante fino a diventare leggera discesa reimmettendosi nella continuazione inerbata della strada attraversata al Passo delle Crosette, qui prendere a destra un sentiero che scende verso la città. Dopo un breve tratto di discesa diretta la traccia volge a sinistra e inizia un lungo diagonale, ad un bivio tenere la sinistra alzandosi leggermente per poi riprendere a scendere prima ancora in diagonale poi più decisamente fino a reimmettersi sulla traccia precedentemente abbandonata. A sinistra in ripida discesa si raggiunge il dosso “Le Quattro Querce”, poco sotto si perviene alla Cascina Poggio Maria e alla sua strada di servizio che si segue fedelmente fino al suo termine. Procedendo lungo la ciottolosa via Campiani si entra in Urago Mella (quartiere di Brescia) e si arriva sulla piana e asfaltata via della Piazza che si segue verso destra arrivando ad una piazzetta. Prendere a destra per via Interna e seguirla fino al suo termine su via Collebeato, dalla parte opposta di quest’ultima strada si raggiunge il parcheggio da dove si è partiti.

Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto di quella che è da considerarsi l’andatura ottimale per un escursionismo agevole e, nel contempo, sicuro, vedi spiegazioni dettagliate. In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Parcheggio parco Polivalente di Urago Mella, Brescia 0:00
Inizio Sentiero 3V 1:10
Capolinea pulmini al San Gottardo 0:45
Piazzale del Cavrelle in Maddalena 0:55
Ex Rifugio Monte Maddalena 0:15
Chiesetta di San Vito 1:00
Chiesa di San Rocco a Nave 0:50
Chiesetta di Sant’Antonio 0:50
Pater 1:00
Bivio Conche-Cocca 0:15
Cocca 0:30
Dosso Vallero 0:40
Monte Predosa 0:15
Colma Scanfoia 0:25
Monte Palosso 0:30
Soc 1:00
Villa Carcina, località Castello 0:30
Villa Carcina, inizio sentiero San Rocco 0:30
Cascina Pernice 1:45
Monte Magnoli 0:30
Quarone di Sopra 0:30
Quarone di Sotto 0:15
Passo della Forcella 1:00
Santuario Madonna della Stella 0:15
Monte Peso 1:00
Monte Picastello 0:45
Parcheggio parco Polivalente di Urago Mella, Brescia 0:40
TEMPO TOTALE 18:00

Monte Magnoli, anello di Villa Carcina (BS)


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Brevissima escursione ideale per famiglie con bambini piccoli e adatta alla ripresa dell’attività dopo una lunga pausa o come allenamento di velocità per i trailer, anche perché gran parte del percorso è costituito da strade, sterrate o cementate, risultando così di facile percorrenza e individuazione. L’esposizione a sudest e la bassa quota ne suggeriscono un utilizzo principalmente invernale, sebbene l’estesa copertura boschiva possa concedere un poco di refrigerio anche nei mesi intermedi e, talvolta, anche in piena estate. Essendo quasi sempre immersi nel bosco lo sguardo può spaziare ben poco in compenso c’è l’interessante possibilità di osservare varie specie floreali e d’incontrare qualche esemplare della fauna locale.

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Occidentale
  • Partenza: via dei Mille, 22/26 in Villa Carcina (BS)
  • Arrivo: coincidente con il punto di partenza.
  • Quota di partenza: 254m
  • Quota di arrivo: stessa della partenza.
  • Quota minima: 252m
  • Quota massima: 877m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 619m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 619m
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 9km
  • Tipologia del tracciato: in massima parte strada sterrata con tratti cementati o asfaltati; nella prima parte della discesa si procede su sentiero a tratti sconnesso e scivoloso.
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E2P
  • Tempo di cammino: 3 ore e 50 minuti
  • Segnaletica: paline e segni bianco rossi sull’intero percorso
  • Rifornimenti alimentari e idrici: bar e negozi di Villa Carcina.
  • Rifornimenti idrici naturali: fontanina a poca distanza dalla partenza.
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: alberghi di Brescia e parte bassa della Val Trompia.
  • Fattibilità diurna del nudo (nella speranza che la normalizzazione sociale della nudità faccia presto diventare questa un’indicazione superflua): nessuna.

Profilo altimetrico e mappa

Salita sostanzialmente moderata e, con il dovuto allenamento, interamente corribile. Discesa inizialmente ripida che presto si smorza in un lungo insidioso (traccia stretta e inclinata verso valle, presenza di fango) diagonale a sali e scendi per finire con una lunga e, a tratti, tecnica picchiata, parte su cemento e parte su sentiero.

GPSies - Monte Magnoli - Anello di Villa Carcina

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Relazione tecnica

Dal parcheggio seguire a ritroso Via dei Mille fino a dove, terminando contro un campo, si biforca: a destra (via dei Mille) e a sinistra (via Lazio). Andare brevemente a destra per imboccare, appena prima di un piccolo parcheggio, una sterrata (via dei Mille) che si dirama sulla sinistra e, poco dopo, effettua un primo tornante a destra iniziando a salire per passare alla destra di una casa. Seguire fedelmente la sterrata ignorando le varie diramazioni della stessa, molte delle quali sono subito sbarrate da un cancello, e, con vari tornanti e moderata pendenza, risaliamo il versante est del Dosso Zoadello. Si passa a sinistra di un piccolo capanno da caccia pervenendo quasi subito al filo di un crinale. Qui la strada si biforca, ignorando la deviazione a destra che scende nella valle e quella a sinistra che sale nel bosco, prendere una stradina inerbata al centro. Al secondo tornante la stradina si trasforma in sentiero (sentiero Rinaldo Dallera) che, con pendenza a tratti più rilevante, con un lungo diagonale aggira la testata della Valle del Caricatore. Altri due tornanti, una larga curva a sinistra e si sbuca su una strada cementata (Sella dell’Oca).

Seguire la strada cementata salendo a destra, poco dopo, quando la strada svolta a sinistra, imboccare un sentiero che, con breve ma ripido strappo, sale a destra della strada tagliando un suo tornante. Ripresa la strada cementata la si segue senza altre deviazioni fino al suo termine (case sulla destra). Proseguendo nella stessa direzione su sterrata che passa a sinistra delle recinzioni delle case, in breve si perviene alla vetta del Monte Magnoli.

IMG_8641Proseguendo sul versante esattamente opposto a quello di arrivo, si scende nel bosco seguendo un ripido sentiero, attraversata una sterrata si riprende la discesa per sentiero fino a pervenire ad uno strettissimo e profondo intaglio: la sella Magnoli. Ignorando la traccia che va a sinistra, si prosegue a destra scendendo ad un cancelletto in legno. Due stretti e vicinissimi tornanti, il primo a destra, portano ad altro bivio, ignorando il sentiero che scende a destra, procedere verso nordest lungo un sentiero (Sentiero Alberto Antonelli) in lieve discesa che presto diviene pianeggiante. Ignorando un paio di diramazioni sulla destra (che scendono ripidamente nel bosco) continuare a lungo sempre verso nord con alternanza di piani, brevi salitelle e altrettanto brevi discese. Oltrepassata una bella radura a castagni (Dosso dei Camosci), si passa sotto la tenuta del Bus del Torcol, per raggiungere in breve una strada sterrata. La si segue verso destra in discesa oltrepassando il Dosso del Lupo (capanno in alto a sinistra della strada) e continuando su ripido cemento fino al primo tornante a destra, dove s’imbocca sulla sinistra uno stretto e piano sentiero (sentiero Domenico Cancarini). Dopo poco il sentiero volge a destra e inizia a scendere ripidamente. Nei pressi d’una casetta in legno si taglia la sua sterrata di accesso e, dopo un breve tratto in diagonale a sinistra, si scende ancora direttamente nel bosco verso il fondo della Val Trompia ora ben visibile.

Ripresa la strada cementata la si segue un poco fino a individuare sulla sinistra il sentiero che, sempre con ripida discesa, taglia il successivo tornante. Pochi passi sul cemento e, nei pressi di una casa (Dosso San Rocco), dove la strada volge a destra, prendere il sentiero che dritto prosegue nella ripida discesa. Passando vicino ad alcune case (Capponi, Cornello, Ronchetti) si rientra nel bosco pervenendo infine alla chiesa di San Rocco al Monte che si aggira a sinistra. Una breve scalinata conduce alla strada asfaltata (via San Rocco) in località San Rocco di Villa Carcina. Andare a sinistra, alla prima biforcazione ancora a sinistra per via Trieste e poco dopo prendere a destra (via dei Mille). Subito a sinistra (via dei Mille) e proseguire dritti fino a incontrare il parcheggio da cui si è partiti.

Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto di quella che è da considerarsi l’andatura ottimale per un escursionismo agevole e, nel contempo, sicuro, vedi spiegazioni dettagliate. In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Villa Carcina, parcheggio 0:00
Dosso Zoadello 1:10
Sella dell’Oca 0:40
Monte Magnoli 0:20
Sella Magnoli 0:10
Buso del Torcol 0:30
Campo Lupo 0:10
San Rocco di Villa Carcina 0:40
Villa Carcina, parcheggio 0:10
TEMPO TOTALE 3:50

Sentiero 3V “Silvano Cinelli” seconda tappa da Conche a Lodrino (BS)


1-138

Il Santuario di Conche visto dalla vetta dell’omonimo monte

Altra tappa impegnativa e da non prendere sottogamba: vietato farsi prendere dal trasporto della discesa con cui si parte e del successivo lungo tratto di falsopiano, ne pagheremmo le conseguenze forse già sulla breve salita all’Eremo di San Giorgio, di sicuro in quella successiva e ben più lunga che dal Passo del Cavallo porta alla Corna di Sonclino e a quel punto potrebbe diventare veramente problematico raggiungere la fine della tappa. Calma dunque, assorbire per bene i primi due terzi del percorso e, caso mai, aumentare il ritmo nella lunga discesa finale.

Con questa tappa iniziano le varianti, la cui ideale combinazione inizia a delineare le tre versioni più definite e da me proposte attraverso le relative mappe: percorso alto, percorso intermedio e percorso basso.

  • Eremo di San Giorgio, brevissima, risale un bel bosco per passare da quest’eremo posto sulla sommità d’una rupe rocciosa con semipanoramica veduta in direzione Lago di Garda, vale veramente la piccola fatica aggiuntiva; la relativa variante bassa è un brevissimo diagonale che aggira la rupe alla sua base.
  • Dosso Giallo, breve, faticosa e poco interessante, da me individuata solo per rimanere sul crinale spartiacque, parzialmente su sentiero e parzialmente su terreno libero; la relativa variante bassa è più comoda e sensibilmente meno faticosa.
  • Punta Camoghera, esteticamente e paesaggisticamente rilevante, anche questa è un mio suggerimento per mantenersi fedeli allo spartiacque, la ripidissima traccia è a tratti poco evidente ma comunque facile da individuare; la relativa variante bassa (Forcella di Prealba) è sensibilmente più lunga e molto meno faticosa, ma anche molto meno interessante.
  • Dossone di Facqua, anche questa di notevole interesse estetico e paesaggistico, è una variante originale 3V che presenta tre tratti di vera e propria arrampicata, facile e limitatamente esposta; la relativa variante bassa (Malga Sea) inizia con una lunga e riposante discesa su strada sterrata e prosegue all’interno di un bellissimo bosco risalendo il pendio con diagonali di ampio respiro.
  • Punte Ortosei e Reai, altra variante originale 3V molto interessante esteticamente e paesaggisticamente, la traccia è sempre evidente anche se a volte infastidita dalla vegetazione; la relativa variante bassa (il Vallazzo) è certo più facile ma assai meno interessante e piuttosto monotona, con un lungo tratto asfaltato finale.

Come per ogni percorso di cresta offre large e lunghe visioni che qui vanno dalle Alpi che cingono a sud la Pianura Padana alle vette dell’Adamello, del Bernina e del Monte Rosa, per citare solo le più rilevanti, passando per il Lago di Garda e il sovrastante Monte Baldo.

Flora e fauna

L’ambiente è sostanzialmente simile a quello della prima tappa, vi si aggiungono solo scoperti declivi prativi dove, nella stagione opportuna, l’incontro con le colorate peonie si fa frequente. Altre essenze floreali facilmente osservabili sono, sempre nella relativa stagione: giglio rosso, giglio martagone, elleboro nigra, ciclamini. Raro l’incontro con esemplari della fauna, fatto salvo per i soliti volatili più comuni.

Fonti: osservazioni personali.

Cenni storico culturali

Punto di partenza della tappa il santuario di Conche è una vasta e complessa struttura la cui fondazione viene attribuita a San Costanzo e poi consacrata dal vescovo Arimanno attorno al 1115. Tre distinti edifici: il monastero, la chiesa e un edificio rurale (forse una stalla con l’abitazione dei mandriani) la foresteria. Alla sinistra del portone d’ingresso alla chiesa è visibile l’ossario delle monache.

Abbarbicato sulla piccola sommità di un’erta rupe rocciosa, l’eremo di San Giorgio è oggi costituito da una chiesetta con annesso locale abitativo. La sua origine è incerta, pare poterla accreditare ai benedettini nei primi decenni del tredicesimo secolo e forse anche un po’ prima. In seguito passò alla gestione da parte degli Umiliati. Sul lato meridionale si trova un bel porticato con vista sul Lago di Garda, appena sotto lo stesso uno stretto ma lungo e accogliente piano terrazzo erboso a picco sulla valle con un tavolo di legno. Altro tavolo è posto sul fronte della chiesetta, incassato tra due grosse rocce.

2-025

Lumezzane

Lumezzane come già detto è un grosso centro urbano che, suddiviso in diverse frazioni (San Sebastiano, Sant’Apollonia, Pieve, Fontana, Gazzolo, Valle e Villaggio Gnutti), occupa il fondo e la testata della stretta Valgobbia. La presenza di molta acqua ne ha determinato fin da tempi lontani, già gli antichi romani vi edificarono un acquedotto, l’evoluzione in centro artigianale (rubinetteria, casalinghi, posateria) prima e industriale (metalmeccanica e siderurgica) poi. Ammassate le une sulle altre, spesso occupando più spazio in verticale che in orizzontale, oggi case, palazzi, officine, capannoni danno all’abitato un aspetto tutt’altro che invitante anche se, vedendola dall’alto, la prospettiva assume talvolta contorni più piacevoli.

Se Lumezzane lo si vede solo dall’alto, Lodrino (fine tappa) lo si attraversa proprio. Nucleo urbano ben più contenuto del precedente occupa il versante di solivo della valle dei torrenti Re e Lembrio, dominato dalle rocciose e verticali pareti della Corna di Caspai e del Monte Palo. Verso ovest lo sguardo, seguendo l’impluvio vallivo, si allunga sul più lontano e corposo Monte Guglielmo.

Fonti:

Sito del Comune di Caino (BS)

Sito del Comune di Lumezzane (BS)

Lumezzane.Lombardia

Sito del Comune di Lodrino

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Orientale
  • Partenza: Santuario di Conche – Nave (BS)
  • Arrivo: Bed&Breakfast Isola Verde (Lodrino – BS)
  • Quota di partenza: 1092m
  • Quota di arrivo: 760m
  • Quota minima: 728m versione alta e intermedia / 691m versione bassa
  • Quota massima: 1352m versione alta e intermedia / 1349m versione bassa
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 1100m versione alta / 1153m versione intermedia / 1055m versione bassa
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 1429m versione alta / 1479m versione intermedia / 1384m versione bassa
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 19,74km versione alta / 20,79km versione intermedia / 21,31km versione bassa
  • Tipologia del tracciato: in gran parte sentieri a cui si aggiungono dei tratti di strada asfaltata o sterrata; per le varianti alte c’è da superare, in facile arrampicata anche se infastidita dalla esigua larghezza del passaggio, un caminetto di 10 metri al quale segue una paretina di 5 metri da fare in discesa e altri brevissimi passaggi di roccia; sempre per le varianti alte, sentiero in gran parte infastidito dalla vegetazione (erba e cespugli).
  • Difficoltà (vedi spiegazione): versione alta EE4El / versione intermedia EE4EPl / versione bassa E4P
  • Tempo di cammino: versione alta 10 ore / versione intermedia 10 ore e 10 minuti / versione bassa 10 ore e 15 minuti
  • Segnaletica: segni e tabelle in bianco-azzurro o in bianco-rosso; a tratti mancanti o poco visibili sulle varianti alte.
  • Rifornimenti alimentari: bar del rifugio di Conche.
  • Rifornimenti idrici naturali: fontanina al Passo del Cavallo; rubinetto sul retro della prima baracca dopo La Brocca salendo verso il Dossone di Facqua (potabilità incerta); rubinetto alle Passate Brutte (potabilità incerta); fontana poco prima delle Foppe de Uciù (non sempre aperta); sorgente dell’Acqua Fredda poco a monte della Cocca di Lodrino sulla variante alta; sorgente dell’Acqua Tignusa sulla variante bassa un chilometro prima della Cocca di Lodrino; fontana di via Alcide De Gasperi a Lodrino (praticamente a fine tappa).
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: rifugio di Conche (partenza tappa), B&B Isola Verde a Lodrino (fine tappa).
  • Possibilità di piantare tende (ovviamente per bivacco: singola notte e pronta rimozione al mattino): alla partenza vedi relazione della prima tappa; all’arrivo si possono collocare nella parte finale del sentiero che scende verso Lodrino (spiazzo per tre tende piccole alla base di Punta di Reai, spazi più ampi a Campo Castello oppure passato l’abitato di Lodrino salendo almeno una ventina di minuti verso il Passo della Cavada (vedi relazione della terza tappa).
  • Fattibilità diurna del nudo (nella speranza e nella convinzione che la normalizzazione sociale della nudità farà presto diventare questa un’indicazione superflua): ampia sulle varianti alte, da valutarsi sul resto del percorso e sulle varianti basse, con alcune limitazioni date dai tratti asfaltati e dal passaggio vicino a case e roccoli.

Profilo altimetrico e mappa

Versione alta

Facile partenza in discesa che presto si tramuta in un lungo falso piano con alternanza di brevi salite e qualche discesa. Dopo due secchi sbalzi separati da una incisa insellatura, ecco una lunga discesa con tratti molto accentuati per poi riprendere immediatamente e seccamente a salire. Uno spostamento in leggera discesa a cui segue una salita nell’insieme non accentuata ma che presenta brevi salite molto ripide e due tratti di arrampicata quasi verticale.  Ripida e tecnica discesa che porta ad una lunga ma tranquilla salita. Breve ripida discesa e poi su è giù per alcuni dossi. Ultima secca salita e in piano ci si porta al vertice del lungo ripido tuffo che porta fin quasi alla fine della tappa, alla quale si perviene con una leggera salita su strada asfaltata.

GPSies - Sentiero 3V Silvano Cinelli - Tappa 2

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Versione intermedia

Facile partenza in discesa che presto si tramuta in un lungo falso piano con alternanza di brevi salite e qualche discesa. Dopo due secchi sbalzi separati da una incisa insellatura, ecco una lunga discesa con tratti molto accentuati per poi riprendere immediatamente e seccamente a salire. Uno spostamento in leggera discesa a cui segue prima una lunga comoda discesa, poi una lunga ma tranquilla salita. Breve ripida discesa e poi su è giù per alcuni dossi. Ultima secca salita e in piano ci si porta al vertice del lungo ripido tuffo che porta fin quasi alla fine della tappa, alla quale si perviene con una leggera salita su strada asfaltata.

GPSies - Sentiero 3V Silvano Cinelli - Tappa 2

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Versione bassa

Facile partenza in discesa che presto si tramuta in un lungo falso piano con alternanza di brevi salite e qualche discesa. Dopo due secchi sbalzi separati da una incisa insellatura, ecco una lunga discesa con tratti molto accentuati per poi riprendere immediatamente e seccamente a salire. Uno spostamento in leggera discesa a cui segue prima una lunga comoda discesa, poi una lunga ma tranquilla salita. Breve ripida discesa e poi su è giù per alcuni dossi. Lunga e, inizialmente, molto ripida discesa a cui segue una lunga salita tutto sommato tranquilla su strada asfaltata.

GPSies - Sentiero 3V Silvano Cinelli - Tappa 2

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Relazione tecnica

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Lasciando il Santuario di Conche

Dal Santuario di Conche attraversare interamente il grande prato e prendere il sentiero che, superata una stretta fascia boschiva, subito scende ripido portando ad alcune case dove diviene pianeggiante. Si prosegue sul filo del crinale fino ad un primo bivio, si prende a sinistra in discesa nel bosco per tagliare a nord il versante del Monte Fraine. Giunti ad una forcella si prende a destra per aggirare sul lato Caino il dosso erboso del Monte Calone. Ripreso, alla forcella di Calone, il filo di cresta lo si segue in direzione dell’ormai evidente rupe dell’eremo di San Giorgio, ai piedi della quale invece di seguire la traccia che sale diretta lungo il crinale, tagliamo a sinistra in più lieve salita. Quando la salita spiana ad un bivio si prende la traccia di destra (dritti è indicata una variante 3V che, a mio parere, non ha senso seguire) e, con alcuni tornanti, si sale ripidamente nel bosco pervenendo all’eremo.

2-007

Arrivo all’eremo di San Giorgio

Sull’altro lato della costruzione si prende un sentiero che scende sulla sinistra per poi, girando attorno a un grosso faggio, piegare subito a destra e scendere ripidamente alla radura di un capanno da caccia. Passando a mezza costa poco sopra la baracca e sfiorando il capanno si perviene ad una larga forcella dove dipartono vari sentieri. Ignorare quelli sulla destra, uno scende verso Caino mentre l’altro taglia il versante sudorientale del Monte Doppo, e prendere a sinistra entrando in un boschetto sul filo del crinale. In breve si perviene a un altro bivio, prendere a destra e poi, ad una successiva vicina diramazione, tenere ancora a destra per risalire e poi tagliare il versante occidentale del Monte Doppo puntando al suo crinale nordovest. Lo si oltrepassa per scendere sul versante lumezzanese tendendo a destra, raggiunto il crinale settentrionale lo si discende tenendosi fedelmente sul filo. Superato un capanno (Roccolo delle Colombere) sempre lungo il filo si perviene a una casa, se ne contorna a destra la cinta pervenendo alla sua strada cementata di servizio. La si segue fedelmente in discesa, all’innesto in altra strada andare a sinistra raggiungendo il Passo del Cavallo. Oltrepassato un ponte, in lieve salita si perviene al muretto di cinta della Chiesa di Cristo dei Monti, lo si segue a sinistra e in breve si giunge alla strada provinciale che unisce Lumezzane a Sabbio Chiese e la Val Trompia alla Val Sabbia (SP79, Via Valsabbia).

Attraversata la strada se ne prende un’altra posta proprio di fronte. La si segue ignorandone le varie diramazioni, ad un bivio più accentuato andare a sinistra. Quando la strada perde un poco di pendenza e compie una netta curva a sinistra, si lascia sulla destra un nucleo di case con prati (Reondol) e si prosegue a sinistra lungo l’asfalto fino al successivo bivio. Prendere la strada sterrata che, quasi pianeggiante, va a sinistra passando sopra a destra di un vecchio campo da calcio. Dopo un tratto di leggera salita ci si affaccia nuovamente sulla Valgobbia, ad un bivio si tiene a destra e, con pendenza man mano più rilevante, si procede a lungo finché, dopo un ripidissimo tratto asfaltato con due tornanti, si perviene a una casa sul filo di cresta (Roccolo Cipriano) davanti al cui cancello la strada termina. Prendere il sentiero che idealmente prosegue la direzione della strada, con andamento pressoché pianeggiante si raggiunge un crinale dove il sentiero si divide in due.

Variante bassa (ufficiale) Variante alta (non ufficiale)
Ignorando il sentiero che sale a destra si prosegue in lieve discesa puntando alla pala erbosa del Dosso Giallo che, con largo giro e panoramica visione su Lumezzane, si taglia completamente arrivando all’evidente crinale sud sud ovest dove si prende a destra la traccia che sale il ripidissimo crinale erboso. Guadagnata un poco di quota il sentiero, scavalcando alcune roccette, taglia bruscamente a sinistra e porta alla sella del roccolo Casa di Vallardo. Si sfiora sulla destra la casetta del roccolo e si prende un sentiero che, in direzione nord, taglia il versante orientale della Corna del Giobeleo portando ad altro crinale. Lo si segue brevemente a sinistra per poi riprendere a mezzacosta passando sopra un capanno con annessa casetta in legno e, ignorando un sentiero che scende a destra, raggiungere la larga Forcella di Prealba. Andare a sinistra lungo il crinale che unisce il Monte Prealba ad un dosso senza nome che si aggira a destra pervenendo a una forcella tra questo e la Punta Camoghera. Ci si abbassa a destra nel bosco e con un lungo diagonale verso ovest, prima pressoché pianeggiante poi in discesa, si raggiunge la sella de La Brocca.

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Verso la Forcella di Prealba

Prendendo per il sentiero che sale a destra si riprende il filo spartiacque per seguirlo verso sinistra. Quando la traccia volge decisamente a destra diventando pianeggiante, abbandonarla per salire direttamente il pendio erboso sovrastante mirando a un evidente traliccio della linea elettrica. Oltrepassatolo si prosegue ancora su terreno libero fino a raggiungere il crinale sommatile che si segue verso sinistra. Una breve discesa porta ad una baracca in cemento che si supera sulla sinistra. Proseguendo lungo il crinale si perviene alla sommità di un dosso, scendere tenendosi leggermente a destra al limite del bosco per arrivare alla sella del roccolo Casa di Vallardo.
Si sfiora sulla sinistra la casetta del roccolo prendendo il filo del crinale e seguendolo fedelmente prima in lieve salita poi in debole discesa. Quando si tocca la traccia del percorso ufficiale, prendere un sentiero sulla destra che sale direttamente il ripido pendio erboso. Tenendosi sempre nei pressi del filo di cresta, ci si alza senza particolari problemi fino alla sommità di un dosso erboso con vista panoramica che spazia fino al Lago di Garda. Sempre lungo il filo si prosegue aggirando sulla destra alcuni spuntoni rocciosi, poi si riprende a salire per ripide erbe superando alcuni boschetti. Giunti sotto due dossi paralleli raggiungere la forcella che li divide e in pochi passi a destra pervenire alla vetta della Punta Camoghera. Seguendo il panoramico filo di cresta si prosegue alternando discesa a brevi tratti di salita, poi la discesa si fa continua. Quando sulla destra poco sotto si intravede il sentiero del percorso ufficiale continuare ancora sul filo di cresta per abbassarsi sul suddetto sentiero solo poco prima della sella de La Brocca.

Dalla sella de La Brocca ancora due varianti, stavolta ambedue ufficiali.

Variante bassa Variante alta
Seguire a destra in discesa la strada sterrata, quasi subito si esegue un tornante a sinistra, poco dopo si perviene a un bivio, andare a sinistra per proseguire lungamente in discesa senza altre particolari variazioni di direzione. Quando sulla destra si percepisce l’esistenza di un capano da caccia sotto il quale si nota una cascina (Cascina Sea) ancora qualche decina di metri e si perviene a un tornante verso destra dove, proprio nel pieno della svolta, sulla sinistra un sentierino s’inoltra nel bosco. Seguirlo superando un primo tratto ingombro di vegetazione per poi entrare in un bel bosco pulito. La traccia, sempre piuttosto evidente, prima compie un ampio giro a mezza costa per aggirare la testata della Valle di Meruzzo, poi sale a destra e con alcune svolte perviene ad una strada sterrata. Seguirla verso destra, al primo tornante prendere la stradina a destra e, ignorando la diramazione a destra sul primo tornante, seguirla fino ad arrivare sul crinale in corrispondenza di un largo piazzale sterrato con ampia visuale su Lumezzane.

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Dossone di Facqua

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Dossone di Facqua e  Passate Brutte

Dirigersi verso la vicina casetta sul filo del crinale, poco prima di raggiungerla prendere un sentierino sulla sinistra che prima si abbassa un poco e poi risale riportandosi sul crinale poco a monte del Roccolo della Brocca. Si segue a sinistra il filo del crinale passando a destra di una prima casetta in legno, si attraversa per intero la radura erbosa della Passata della Brocca passando a destra della relativa casetta, ancora qualche metro e, subito dopo un’altra piccola baracca, ci si alza a sinistra per portarsi sul filo del crinale che si segue verso nordovest. Una breve discesa porta alla base di un salto roccioso, uno stretto camino (La Streta) si fa breccia nella roccia e ne permette la risalita con facile arrampicata, solo infastidita dall’esigua larghezza del passaggio (il passaggio è più facile se ci si tiene ben dentro il camino e si sfruttano due gradini intermedi, cosa che, però, è possibile fare solo se si è senza zaino o con uno zaino poco voluminoso, eventualmente toglierlo e spingerlo avanti). Dopo il camino si riprende il filo del crinale, superato un basso e facile risalto roccioso ci si abbassa sul lato destro del filo per discendere una placca fessurata. Terminate le principali difficoltà si prosegue di nuovo lungo il crinale, dopo una piccola sella si risale un poco nell’erba per poi traversare orizzontalmente a destra e riportarsi sul filo con un tratto di erba e terra quasi verticale. Lungo il filo si perviene alla sommità del Dossone di Facqua. Scendere sul lato opposto, sempre lungo il filo del crinale, portandosi a un vicino capanno. Lo si oltrepassa per rialzarsi tra spuntoni rocciosi e, facendo attenzione a un liscio e scivoloso pietrone, subito riprendere a scendere seguendo una traccia ben evidente tra la folta vegetazione a cespugli. Ancora un tratto di su e giù lungo la cresta e poi si scende ad una casa in cemento. La si aggira da vicino sul suo lato destro per prendere una stradina che porta a una selletta, con alcuni tornanti si risale tenendosi a destra del filo di cresta che si riprende per poi discendere alla più grande casa delle Passate Brutte, dove ci si ricollega alla variante facile.
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La Streta, passaggio d’arrampicata sulla variante per esperti

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Pozza del Vesso

Seguendo la strada sommitale con un lungo traverso sopra Lumezzane si raggiunge la sella della Passata del Cucini. Seguire la strada asfaltata che scende a sinistra, passando a fianco di una fontana incassata nel muro a monte della strada. Al primo bivio (Poffe de Uciù) andare a destra per riprendere a salire. Procedendo tra diversi baitelli in legno e casette in muratura si arriva ad una larga curva a destra dove si scavalca il crinale di un ampio dosso erboso per poi scendere alla vicina Pozza del Vesso dove fa bella mostra di se un grandissimo faggio, in alto a destra una grande e classica cascina completa il fotografico quadretto bucolico.

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Campo del Gallo

Continuare lungo la strada, al primo bivio tenere a sinistra, al successivo (poco visibile) prendere la strada che, sulla destra, ritorna indietro alzandosi in direzione di una grande casa (il Casello). Oltrepassare la sbarra che la chiude e, poco dopo, entrare nel prato sulla sinistra che si risale tagliandolo diagonalmente verso sinistra fino a riprendere il crinale. Andare a sinistra lungo il crinale oltrepassandone una larga insellatura, aggirare un dosso sul suo lato destro per poi portarsi alla sinistra del filo e tagliare nei prati sopra una casa puntando all’ormai vicina ed evidente chiesetta degli Alpini che si sfiora sulla sinistra. Scendere verso una casa posta proprio sul filo (Campo del Gallo). Attraversando la strada bianca che sale da destra, ci si tiene nell’erba per passare poco sotto e a sinistra di detta casa per poi riprendere il filo dell’erboso e dolce crinale che si segue fedelmente pervenendo, dopo averne superato l’anticima, a uno stretto intaglio, in pochi metri si può salire alla vetta principale della Corna di Sonclino.

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Corna di Sonclino, panorama verso nord

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Tesa Sguizzi

Dallo stretto intaglio scendere verso nord per un ripido e stretto canale che porta su dei prati in vista di altra casa. Tagliando a mezza costa questi prati avvicinarsi alla casa e, poco prima di raggiungerla, scendere a sinistra per portarsi sulla strada sterrata sottostante. Seguirla verso destra abbandonandola quasi subito per riprendere il filo del costone e raggiungere la larga sella dei Quattro Cantoni. Scendere a destra qualche metro poi andare a sinistra seguendo un’esile traccia che attraversa a mezza costa i ripidi pendii erbosi del versante orientale del Dosso dei Quattro Cantoni. Raggiunto il crinale ovest lo si segue brevemente a destra per poi, in prossimità di un sentiero che a destra si porta ad una piccola casa, abbandonarlo e scendere a sinistra con un altro traverso. Attraversata una fascia boschiva si esce su altri prati che si discendono direttamente verso sinistra per raggiungere la casa della Tesa Sguizzi posta al centro degli stessi. Andare a destra passando sotto un piccolo porticato e subito dopo prendere il sentiero che, il leggera salita, si alza a destra. Senza particolari problemi di orientamento si segue il filo del crinale e, superando un’altra casa in muratura con annesso capanno da caccia e una serie di dossi, due dei quali hanno un capanno, dopo un ultimo lungo traverso sui ripidi pendii occidentali del crinale, si arriva alla sella della Passata del Vallazzo dove il 3V nuovamente si divide in due varianti.

Variante bassa Variante alta
Prendere la rudimentale strada sterrata che, in lieve discesa, scende a destra della sella spostandosi verso est con un lungo diagonale. Passati sotto un capanno, con un primo tornante si riprende direzione ovest per scendere più decisamente e, con altri tornanti, portarsi sul fondo del Vallazzo dove la strada si fa più liscia e, in in leggera discesa, porta al grande poligono di tiro a volo di Valle Duppo. Si scorre sul lato destro del poligono per abbassarsi ancora un poco con un ripido tratto alla fine del quale si perviene a un largo piazzale, lo si attraverso per intero verso sinistra andando a prendere la strada asfaltata di servizio al poligono. Seguendo l’asfalto prima si scende ripidamente, poi, superata una sbarra, con minore pendenza si raggiunge un bivio. Prendere la strada di sinistra in leggera salita e seguirla fedelmente pervenendo, dopo varie curve e alcuni ripidi strappi, prima alla sorgente dell’Acqua Tignusa poi alla Cocca di Lodrino, dove le due varianti si riuniscono.

Sulla cresta tra Punta di Reai e Punta Orosei

Sulla cresta tra Punta di Reai e Punta Orosei

Risalendo il crinale dopo la Costa Nibbia

Scendendo il crinale della Costa Nibbia

Ignorando la rudimentale strada sterrata che scende a destra proseguire sul filo del crinale raggiungendo dopo poco un roccolo. Si passa a sinistra dell’alta costruzione in pietra per proseguire oltre e prendere una stradina sterrata tagliata nel pendio poco sotto il filo di cresta, alla sua destra. Quando la strada finisce si prosegue sempre seguendo il crinale per esile sentiero arrivando, con breve discesa, ad una sella. Sul lato opposto si seguono le tracce che risalgono il ripido pendio che porta alla sommità della Punta Ortosei. Dalla vetta, seguendo più o meno fedelmente il filo di cresta, prima in discesa, poi in piano infine in salita, si raggiunge la sommità di Punta di Reai. Scendendo leggermente a destra della vetta, sempre nella direzione fino ad ora tenuta (nord), oltrepassata una fascia di piante si perviene a un ripido pendio erboso, lo si attraversa verso sinistra per riportarsi sul largo crinale che si segue in forte discesa fino alla sua base. Quando la pendenza decade sensibilmente, anziché tenersi a sinistra sul filo, ci si abbassa a destra per infilarsi nel bosco e arrivare a un ampio terrazzo artificiale. Attraversato il terrazzo, sul suo limite destro si prende la traccia che, sempre in piano e sempre in diagonale, si inoltra nelle erbe. Alternando tratti di ripida discesa, dove la traccia si fa spesso scavata e rovinata, ad altri pianeggianti, con qualche tratto infastidito dai cespugli, si raggiunge un sottile costone erboso dal quale la vista si apre su Lodrino e i monti che lo sovrastano. Si segue tale crinale in discesa verso destra e quando inizia a imboschirsi volgere a sinistra per tagliare a mezzacosta il pendio (Costa Nibbia) portandosi verso nord. Dopo un lungo diagonale il sentiero esegue un tornante a destra a cui ne segue uno a sinistra per poi riprendere il diagonale ora con sensibile tendenza a valle e con maggiore pendenza. Sbucati su una larga radura erbosa (Campo Castello) la si attraversa mantenendo la direzione di arrivo per prendere una larga stradina che entra nel bosco e subito terminare. Proseguire brevemente in un poco accennato toboga e quando s’incrocia una traccia di sentiero che lo taglia la si segue a sinistra. Ci si alza un poco raggiungendo un dosso erboso immerso nel bosco, lo si segue effettuando una curva a sinistra per riprendere a scendere nel bosco. Ripidamente si perde quota innestandosi su una traccia che costeggia il filo spinato di recinzione di un campo. La si segue a sinistra dove la traccia si allarga trasformandosi in stradina in terra battuta coperta di erba e foglie. Due mezzi tornanti in ripida discesa e si arriva alla sorgente dell’Acqua Fredda dove ci si innesta su una piana strada sterrata. Seguire la strada verso destra passando a sinistra di una casa e raggiungere la vicina Cocca di Lodrino dove le due varianti si uniscono.
La cresta da Punta Orosei a Punta di Reai

La cresta da Punta Ortosei a Punta di Reai

Dalla sella seguire a sinistra la larga strada asfaltata principale (SP111, via John Fitzgerald Kennedy). Dopo una lieve salita riprendere a scendere fin quando, finito il guard rail, sulla destra si vede una strada che, sull’altro lato, sale tra le case. Attraversare lo stradone per imboccare questa strada (via Alcide De Gasperi) e seguirla fino al primo bivio (fontanina sulla sinistra). Andare a destra (via Alcide De Gasperi) e salire fino ad altro bivio con piccola rotonda. Ancora a destra (via Resolvino) e in circa trecento metri si arriva all’Isola Verde, il secondo punto tappa.

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Il mio arrivo al B&B Isola Verde durante la TappaUnica3V del 2016

Relazione fotografica

flickr

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Tabella di marcia

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Lodrino

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto di quella che è da considerarsi l’andatura ottimale per un escursionismo agevole e, nel contempo, sicuro, vedi spiegazioni dettagliate. In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

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Versione alta

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Santuario di Conche 0:00
Eremo di San Giorgio 1:00
Passo del Cavallo 1:10
Dosso Giallo 1:30
Punta Camoghera 0:30
La Brocca 0:15
Dossone di Facqua 0:30
Parcheggio delle Passate Brutte 0:30
Poffe de Uciù 0:20
Campo del Gallo 0:40
Corna di Sonclino 0:10
Passata Vallazzo 1:10
Punta Ortosei 0:25
Punta di Reai 0:20
Cocca di Lodrino 1:10
B&B Isola Verde in Lodrino 0:20
TEMPO TOTALE 10:00

Versione intermedia

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Santuario di Conche 0:00
Eremo di San Giorgio 1:00
Passo del Cavallo 1:10
Casa di Vallardo 1:30
Punta Camoghera 0:25
La Brocca 0:15
Cascina Sea 0:35
Parcheggio delle Passate Brutte 0:40
Poffe de Uciù 0:20
Campo del Gallo 0:40
Corna di Sonclino 0:10
Passata Vallazzo 1:10
Punta Ortosei 0:25
Punta di Reai 0:20
Cocca di Lodrino 1:10
B&B Isola Verde in Lodrino 0:20
TEMPO TOTALE 10:10

Versione bassa

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Santuario di Conche 0:00
Inizio traverso sotto Eremo di San Giorgio 0:55
Passo del Cavallo 1:10
Casa di Vallardo 1:30
Forcella di Prealba 0:25
La Brocca 0:20
Cascina Sea 0:35
Parcheggio delle Passate Brutte 0:40
Poffe de Uciù 0:20
Campo del Gallo 0:40
Forcella di Sonclino 0:10
Passata Vallazzo 1:10
Poligono Tiro a Volo di Valle Duppo 1:00
Cocca di Lodrino 1:00
B&B Isola Verde in Lodrino 0:20
TEMPO TOTALE 10:15

Vedi (e segui) la pagina del sentiero per altre informazioni.

Le cime di Cariadeghe (Serle – BS)


Tranquilla escursione ad anello attorno al conosciutissimo, vuoi per le tante grotte e doline vuoi come località per pic-nic domenicali, altopiano di Cariadeghe. Salvo che nel tratto di rientro, il percorso segue fedelmente la linea di cresta offrendo ampi scorci panoramici sia verso la montagna (Monte Baldo, monti della Val Sabbia, Creste di Caino, Nave e Lumezzane, monti della Val Trompia, monti della bergamasca, Monte Rosa) che verso la Pianura Padana e il Lago di Garda. La brevissima e facoltativa digressione per salire alla Corna di Caino presenta un tratto leggermente esposto e di facile arrampicata, comunque assistito da cordina metallica. Molte le essenze floreali che si possono incontrare in ogni momento dell’anno, nei periodi di massima fioritura oltre che trovarsi a camminare avvolti da una miriade di piccole corolle colorate, è anche possibile osservare le loro fasce di distribuzione in ragione dell’altimetria. I ristoranti e le trattorie dell’altopiano, insieme alla caratteristica agrigelateria, sono un gradito compendio di fine gita.

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Orientale
  • Partenza: parcheggio degli Alpini posto sul lato sudorientale dell’altopiano di Cariadeghe, di fronte al Rifugio Alpini di Serle
  • Arrivo: coincidente con il punto di partenza.
  • Quota di partenza: 805m
  • Quota di arrivo: stessa della partenza.
  • Quota minima: 801m
  • Quota massima: 1168m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 587m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 587m
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 11,43km
  • Tipologia del tracciato: una buona parte di strade sterrate con tratti cementati, un breve tratto asfaltato e poi sentieri con un paio di brevi tratti resi scabrosi dal passaggio tra numerosi massi calcarei.
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E3P (E3EPl con la salita alla Corna de Caì)
  • Tempo di cammino: 4 ore e 50 minuti
  • Segnaletica: segni bianco-rossi e qualche tabella su gran parte del percorso.
  • Rifornimenti alimentari e idrici: bar e negozi di Nuvolento o Serle, Rifugio Alpini di Serle a fianco del parcheggio (se aperto).
  • Rifornimenti idrici naturali: nessuno.
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: agriturismi e B&B di Nuvolera, Nuvolento, Prevalle e Gavardo.
  • Fattibilità diurna del nudo (nella speranza che la normalizzazione sociale della nudità faccia presto diventare questa un’indicazione superflua): scarsa e limitata al tratto sommitale del Monte Ucia, sul lato di discesa.

Profilo altimetrico e mappa

Si parte dolcemente su percorso liscio e asfaltato ma presto la pendenza aumenta con decisione e il fondo si fa meno comodo. Giunti sul primo crinale il profilo, grazie all’alternanza di salite e discese fra le quali si frappongono anche tratti pianeggianti, si addolcisce. Superati una serie di dossi e raggiunta la prima vetta segue una lunga discesa, inizialmente altalenante poi più secca per finire con un tratto dolce. Ora si riparte in salita con discreta e costante pendenza, segue una discesa sostanzialmente comoda che porta a una breve salita seguita da un tratto pressoché pianeggiante. Ciliegina sulla torta, quando si è molto prossimi all’arrivo, l’ultima breve ma secca salita alla quale segue una ripida e a tratti tecnica discesa che porta al pianetto dell’arrivo.

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GPSies - Altopiano di Cariadeghe – Giro delle Cime

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Relazione tecnica

img_8505Riprendere la strada di accesso al parcheggio e seguirla verso destra per ridiscendere i pochi metri che portano all’incrocio tra la strada di arrivo e quelle che entrano nell’altopiano. Prendere la strada asfaltata che sale a fianco della cinta del Rifugio Alpini di Serle (via del Zuf) e seguirla fedelmente. In corrispondenza di una grossa cascina (Italo Rusi), posta sulla sinistra della strada, inizia un ripidissimo tratto cementato alla cui sommità si perviene a un bivio. Seguire il cemento (via del Zuf) verso sinistra e con altri duri strappi, ignorando le diramazioni che portano alle varie case e cascine che costellano la zona, alzarsi tra prati. Dopo un tratto di salita decisamente più dolce si perviene a un altro bivio, andare a destra seguendo una ripida salita che porta in pochi metri ad altra curva stavolta verso sinistra. Quando la pendenza si smorza sensibilmente si perviene a un piazzale di terra con una grossa pianta nel mezzo, ignorando sia la strada che prosegue verso sinistra sia il piccolo sentiero posto qualche metro alla sua destra, prendere ancora più a destra una stretta stradina in terra battuta che procede verso nord. Superando due accentuate cunette si scende un poco per poi risalire in direzione di un evidente capanno da caccia e pervenire alla prospiciente Boca del Zuf.

img_0433Ignorando il sentiero che scende sul lato opposto della sella, si procede verso sinistra lungo il filo del crinale (che da qui in avanti delineerà in modo inequivocabile il nostro cammino, rendendo facile seguire il giusto percorso). Attraversata per intero la radura del capanno si imbocca un sentiero che sale nel bosco e, fatti pochi metri, esce nella radura di un altro capanno. Anche questa la si attraversa per intero riprendendo il sentiero nel bosco che prosegue, con traccia evidente anche se a tratti infastidita dalla vegetazione, con alternanza di piani e salite. Poco sotto la radura sommitale di un piccolo dosso erboso immerso nel bosco, la traccia scende leggermente a destra per tagliare, con un tratto delicato per il fondo scivoloso, a mezza costa il ripido pendio riportandosi presto sul filo del crinale in prossimità di una strada sterrata. Ignorando la strada si prosegue a destra per il sentiero, dopo un tratto nel bosco si perviene ad altro capanna da caccia posto alla sommità di una ripido dosso erboso. Oltrepassato il capanno si riprende il filo del nuovamente largo costone che, salvo brevi spostamenti per evitare alcune conche, superando dossi e sellette più o meno accentuati, con alternanza di salita, piani e discese, tenendosi per lo più accosti al suo limite destro, da qui si segue fedelmente fino alla vetta del Monte Ucia.

img_8850Sempre lungo il crinale si scende sul lato opposto, oltrepassata una sella (a sinistra una conca attrezzata con tavoli in legno posti in circolo), e fatto qualche metro in lieve salita salita, a destra si stacca una traccia che, perpendicolarmente alla linea di cresta, si dirige verso una rupe rocciosa (Corna de Caì), la si segue e in discese si perviene a due grossi massi che sbarrano la strada, nel mezzo una strettissima fessura permette, con qualche difficoltà (tenersi alti), di passare oltre. Per esile cresta di terra si oltrepassa la sella che separa la rupe dal corpo principale della montagna e per liscia placca rocciosa ci si alza a un canalino terroso che porta alla sommità della corna.

Ripreso il sentiero principale, si procede a destra scendendo lungo il filo del crinale per poi risalire all’anticima del Dosso del Lupo (antenna con annessa baracca di servizio). Tenendosi a destra dell’antenna si continua lungo il filo di cresta qui pianeggiante, dopo pochi metri si riprende la discesa superando un ripido tratto cosparso di piccole corna rocciose che rendono il cammino assai delicato. Ora il crinale piega decisamente a sinistra, lo si segue tenendosi un poco discosti dal filo dove il pendio sprofonda a picco nella valle di Nave, due tratti leggermente esposti si possono eventualmente evitare uscendo a sinistra della traccia. Il crinale piega a destra e la traccia ancora lo segue ma dopo pochi metri se ne allontana a sinistra aprendosi il varco nella fitta vegetazione per scendere man mano più ripidamente fino a immettersi su una più larga traccia che prosegue in piano verso sinistra. La traccia si allarga in una inerbata carrareccia e in discesa raggiungere una strada sterrata. A sinistra per detta strada, si lascia a destra un capanno (Roccolo del Gigora) e si scende lievemente fino ad incrociare altra sterrata che si segue a sinistra per risalire leggermente e pervenire alla sella delle Casine Ecie.

Il sentiero originale sale a destra seguendo una sterrata che dopo pochi metri, dove scavalca il filo del crinale per scendere sul versante che dà sulla valle di Nave, abbandona per entrare a sinistra, sul filo del crinale, nella radura di un capanno (Gioco Tordi) e attraversarla completamente per poi con leggera salita raggiungere, nei pressi di alcuni ruderi (Roccolo del Dragone Nuovo), un’altra strada in terra battuta. Avendo più volte trovato l’accesso al capanno del Gioco Tordi sbarrato da un’alta rete metallica, riporto di seguito il percorso alternativo che ho individuato e che tendo a percorrere. Dalla sella delle Casine Ecie andare a sinistra lungo la sterrata, oltrepassare la sbarra che, dopo pochi metri, la chiude e fatti altri pochi metri prendere a destra una larga traccia che penetra nel bosco. Dopo un tratto pianeggiante la traccia scende sulla destra al fondo di un piccolo valloncello per poi risalirlo verso sinistra seguendone il fondo largo e arrotondato e raggiungere la strada in terra battuta già detta e che, a destra, in pochi metri porta ai summenzionati ruderi.

img_0482Seguire la strada fino al suo termine dinnanzi alla radura di altro capanno, la si attraversa per intero seguendo sempre il filo del crinale, passando fra alcune roccette affioranti ci si alza un poco per poi obliquare leggermente a sinistra. La stretta traccia si apre il varco nella rigogliosa vegetazione (cespugliosa a sinistra, alberelli a destra) per poi uscire in un bel bosco pulito dove risale con lievissime curve sino ad altra breve fascia di folta vegetazione cespugliosa dalla quale si sbuca nella piccola e panoramica radura che forma la vetta del Monte Dragoncello.

Scendendo lungo il crinale verso sud si percorre tutto il tratto pulito e alla sua base, dopo essere un poco discesi nel bosco, si piega decisamente a destra per procedere con un tratto in piano. Dopo una breve e ripida discesa, si riprende la direzione sudovest riportandosi sul filo del crinale in corrispondenza di un’altra radura erbosa. La traccia continua fedelmente sul filo del crinale e porta a un’altra panoramica radura erbosa al sommo di un dosso. La si percorre per intero seguendo il filo del crinale, rientrati nel bosco ci si discosta un poco a sinistra del filo per scendere con maggiore decisione. Usciti dal bosco ci si ritrova sul filo del crinale che procede pianeggiante e pulito in direzione di alcuni prati, a sinistra si prende una traccia che scende nel bosco. Giunti ad una piana stradina terrosa, ignorando il sentiero che scende dritto, la si segue verso sinistra. La stradina quasi subito si stringe e diviene largo sentiero che, con alternanza di brevi salite e altrettanto brevi discese, porta al Fienile Canali dove, a destra, prendiamo una strada sterrata che con largo giro scende ad un’ampia zona prativa. A sinistra, sempre per strada sterrata, seguendo la recinzione dei detti prati, in discreta salita si perviene alla località Valpiana. Passando tra le prime casette e costeggiando sulla sinistra l’omonimo ristorante, ci si porta ad una strada asfaltata (via Valpiana) che si segue fedelmente. Alla base di una breve ripidissima salita ci si sposta a destra della strada per salire con minore pendenza a un largo piazzale sterrato (parcheggio auto). Prendere a destra una strada sterrata chiusa da una sbarra, dopo il primo tornante si sale per la strada ancora un poco fino a trovare sulla destra un’interruzione nel muro di sostegno, la si infila per seguire nell’erba una traccia di sentiero che, in leggerissima salita, va ad aggirare a sud la costruzione di un vecchio monastero. Una breve scala porta sulla piana sommità del Monte San Bartolomeo, percorrendola per intero e continuando l’aggiramento del monastero si riprende la strada sterrata poco prima abbandonata per seguirla in discesa fin poco oltre la prima larga curva a sinistra. Prendere a destra un sentiero che scende ripido nel bosco, quando la traccia si approssima al versante del monte che dà verso Serle prendere a sinistra altro sentiero che ripidissimo scende con lievi curve e due tornanti. Raggiunta una piana stradina in terra battuta, la si segue a sinistra pervenendo, dopo una curva a sinistra che immette in una breve ma ripida salita, alla strada asfaltata che si segue verso destra in discesa raggiungendo velocemente il parcheggio da cui si è partiti.

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Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto di quella che è da considerarsi l’andatura ottimale per un escursionismo agevole e, nel contempo, sicuro, vedi spiegazioni dettagliate.  In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Parcheggio Alpini in Cariadeghe 0:00
Boca del Zuf 0:45
Monte Ucia 1:15
Sella delle Casine Ecie 0:45
Monte Dragoncello 0:30
Valpiana 0:45
Monte San Bartolomeo 0:30
Parcheggio Alpini in Cariadeghe 0:20
TEMPO TOTALE 4:50

 

Periplo basso del Monte Maddalena (Brescia – BS)


Uno dei panorami

Uno dei panorami osservabili lungo questo percorso

Individuato e percorso già tanti anni addietro quando era ancora solo deboli segni su una carta IGM, l’ho utilizzato per i miei primi allenamenti di TappaUnica3V e rifatto in questi giorni trovandolo assai interessante.

Trattasi di un anello che, partendo dai pressi del centro storico di Brescia e tenendosi costantemente di poco sopra la quota cittadina, combinando fra loro strade, stradine e sentieri effettua per intero il periplo del Monte Maddalena. I lunghi tratti immersi nel bosco consentono la visione di diverse specie floreali, mentre quelli più brevi al libero permettono di allungare lo sguardo sulla città, sulla Pianura Padana che la cinge a meridione e sui monti che ne fanno corolla sui restanti tre lati.

La lunghezza è certamente superiore a quella delle più classiche escursioni, ma il profilo altimetrico, con lunghi tratti sostanzialmente piatti, ne svela il docile carattere adatto pressoché a qualunque escursionista. Se amate la corsa in montagna è certamente il percorso ideale per mantenervi allenati durante i mesi meno adatti alla più alte quote ed è anche un itinerario ben fruibile come primi passi di avvicinamento al trail.

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi bresciane – Catena Bresciana Orientale
  • Partenza: Brescia, via Pier Fortunato Calvi; parcheggio solitamente non problematico sul lato sud della strada, altre possibilità nelle strade confinanti.
  • Arrivo: coincidente con il punto di partenza
  • Quota di partenza: 164m
  • Quota di arrivo: stessa della partenza.
  • Quota minima: 164m
  • Quota massima: 701m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 955m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 955m
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 21,33km
  • Tipologia del tracciato: principalmente strade sterrate, a seguire sentieri abbastanza regolari, infine qualche tratto di asfalto.
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E3P
  • Tempo di cammino: 7 ore
  • Segnaletica: per buona parte sono presenti segni e tabelle nell’ufficiale bianco-rosso, il tratto finale si sovrappone al sentiero 3V “Silvano Cinelli” ed è pertanto indicato con i relativi segni e tabelle bianco-azzurri, il tratto dal Colle di San Vito a Botticino presenta tabelle segnaletiche ai bivi, il tratto che precede il Colle di San Vito non è segnalato ma comunque facilmente individuabile.
  • Rifornimenti alimentari e idrici: negozi di alimentari in città, i più vicini sono in Piazza Arnaldo e in Via Crocefissa di Rosa.
  • Rifornimenti idrici naturali: a due terzi del percorso si trova una ricca e fresca sorgente.
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: alberghi della città.
  • Fattibilità diurna del nudo (nella speranza che la normalizzazione sociale della nudità faccia presto diventare questa un’indicazione superflua): scarsa.

Profilo altimetrico e mappa

Si parte con un sensibile salto di quota a pendenza media, poi si prosegue a lungo con lievi variazioni e pendenze di massima leggere fino ad un discreto salto posto a due terzi del percorso al quale segue una breve discesa impegnativa. Si conclude con un tratto facile seguito dall’importante ma sostanzialmente facile perdita di quota finale su strada asfaltata e ciottolato.

GPSies - Monte Maddalena - Periplo basso

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Relazione tecnica

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Inizio di via Goletto

Percorrere verso est per intero la via Pier Fortunato Calvi, ora seguire a sinistra via Maurizio Malvestiti e quando termina andare a destra per via del Goletto. La salita si fa ripida e dopo una curva a sinistra lasciare la strada asfaltata per prendere a destra una stradina a ciottoli (continuazione di via Goletto) che con ampi scalini sale stretta tra una casa e un muro di cinta. Senza possibilità d’errore si prosegue lungo tale stradina che dopo due curve prende direzione est e spiana sensibilmente per arrivare, con visione sul Castello di Brescia e parte della città stessa, nella storica località del Goletto. Attraversato il largo piazzale asfaltato prendere il sentiero (La Collettera) che sale fiancheggiando sulla sinistra il muro di confine d’una villa. Ignorandone le poche diramazioni lo si segue senza particolari problemi d’orientamento fino a sbucare sulla strada asfaltata di Via Buttafuoco. Si scende per tale strada verso sinistra, dopo un centinaio di metri prendere a sinistra uno stretto sentiero che, con lieve salita, porta alla scalinata del Viale dei Caduti con la quale si perviene al piazzale della Chiesa (ed ex convento) di San Gottardo. Dopo una breve sosta per godere dell’ampia vista ammirabile dal lato occidentale del piazzale (parte nord della città con l’inizio della Val Trompia, la Punta Almana e il Monte Guglielmo), aggirare sulla sinistra la costruzione e scendere per viale alberato alla strada asfaltata della Maddalena nei pressi del capolinea dei pulmini urbani (eventuale punto di partenza e arrivo per chi volesse ridurre il dislivello, limitate, però, le possibilità di parcheggio in zona) da dove è possibile ammirare la parte orientale della città e spingere lo sguardo verso la Pianura Padana.

Chiesa del San Gottardo

Chiesa del San Gottardo

Inizio Senter Brusàcc

Inizio Senter Brusàcc

A sinistra prendere una larga strada a ciottoli che ripidamente sale nel bosco. Dopo centocinquanta metri la strada svolta decisamente a sinistra e la pendenza si attenua sensibilmente, si oltrepassa il bel bosco de “Le Farnie” pervenendo al Casì del Termen dove la strada, con ultimo strappo, curva a destra e diviene sterrata (sentiero Gasusì). Seguendo il piano sterrato si perviene ad un primo tornante, subito seguito da un altro dove, con breve ripida salita, la strada entra nel bosco. Dopo un lungo tratto che alterna brevi salite a tratti pianeggianti si esce dal bosco e sulla destra si nota una zona lavorata per le discese in mountain bike, la si oltrepassa e dopo una curva a sinistra si abbandona la larga sterrata per alzarsi un paio di metri sulla destra in prossimità di una grossa pianta (località Rasega; cento metri più avanti lungo la strada principale si perviene alla pozza e alla cascina della Margherita). Ignorando il sentiero che molto ripido sale a destra (sentiero Giordano Giuseppe Bailetti), prendere quello che, pianeggiante, entra nel bosco in direzione est (Pista Forestale della Val Fredda o Senter dei Brusàcc), ad un imminente bivio tenere a sinistra in piano e proseguire, con qualche scorcio tra i rami del bosco sull’abitato di Nave, a mezza costa pervenendo alla piccola Pozza di Valfredda. Si sale a destra per poi svoltare a sinistra, superare una prima valletta e con mezza costa in leggera discesa pervenire ad una seconda stretta valletta pluviale, da qui in discesa si oltrepassa un’altra valletta dopo la quale la discesa si fa più diretta e ripida. Persi una trentina di metri di quota il sentiero volge a destra e riprende a salire superando altri due solchi pluviali. Poco dopo aver oltrepassato (attenzione!) il toboga di una pista di down-hill ciclistico (Susy) si perviene ad un bivio, salire molto ripidamente per il sentiero di destra. Dopo un tratto di falsopiano una ripida discesa ci fa perdere quasi settanta metri di quota, una curva a destra ci immette in un tratto pianeggiante che porta alla strada asfaltata di Muratello, ben nota ai ciclisti per la sua estrema difficoltà e per essere stata teatro di alcune edizioni del Giro d’Italia.

Incontro floreale sul Senter Brusàcc

Incontro floreale sul Senter Brusàcc

Seguire a destra il nastro d’asfalto e con ripida salita procedere fino ad una stretta curva ad esse, nel mezzo della curva imboccare la stradina sterrata che si dirama sulla sinistra (in caso di dubbio procedere lungo l’asfalto fino al vicino tornando dove sulla sua destra un breve sentierino riporta su tala sterrato). Superata la ripida salita di un tratto cementato, proseguire pressoché in piano lungo la stradina ignorandone le diramazioni (che sono tutte o in discesa o in salita). Quando la strada sale ad una ben visibile e vicina cascina con larga zona prativa (cascina Zani) prendere la sterrata che ripidamente scende a sinistra e seguirla fino al primo tornante dove s’imbocca sulla destra un sentiero pianeggiante che in breve porta alla Casina di Pino con limitrofo Roccolo di Monte Salena. Scesi alcuni rudimentali scalini scavati nella roccia si prosegue in piano, dopo poco il sentiero si trasforma in largo sterrato e con breve discesa conduce alla Cascina di San Vito, ottimo punto per la meritata sosta pranzo.

Cascina di San Vito

Cascina di San Vito

Sorgente Beghelogne

Sorgente Beghelogne

Imboccare la strada asfaltata che sale da San Gallo e seguirla in discesa fino al primo tornante, lasciato l’asfalto prendere a destra la larga strada sterrata (via San Vito). Giunti alla prima casa accosta alla strada (sulla sinistra e poco più in basso: Case Oprandi) scendere brevemente a sinistra e prendere la più alta delle due strade che proseguono verso sud. Giunti ad altra casa (località Damonti) dove la strada termina proseguire in discesa per un sentiero che si abbandona quasi subito per risalire di pochi metri sulla destra con un ripidissimo sentiero a prendere altro sentiero. In piano si perviene ad altro bivio, prendere il ramo di sinistra, poi in discesa man mano più ripida costeggiando il lato superiore dei prati di alcune cascine (Busi e Moci) si perviene ad un ulteriore bivio. Tenere a destra in salita, poi in piano si arriva alla Sorgente Beghelogne. Costeggiare a destra la Casina Supili posta subito dopo la detta sorgente, al bivio scendere per asfalto a sinistra oltrepassando il cancello d’ingresso di detta cascina dove la strada svolta a destra e scende con accentuata pendenza. Al primo bivio prendiamo a destra per una strada sterrata in leggera salita che presto si trasforma in largo sentiero. Al primo bivio andare in discesa a sinistra pervenendo in pochissimi metri alla via Maddalena che seguiamo verso destra fra i campi finché, all’inizio di una ripida discesa cementata, sulla destra diparte un sentiero. In piano si prosegue lungo il sentiero attraversando un ampio prato con vista su Botticino e Rezzato e poi, dopo un lungo mezzacosta nel bosco, una valletta. In prossimità di un capanno da caccia alzarsi per sentiero sulla destra pervenendo in breve ad una strada sterrata che si segue a sinistra. Dopo una breve ripida discesa la strada s’immette su altra sterrata, prendere in salita a destra, poco dopo il tracciato si fa più stretto trasformandosi in sentiero che, con lungo traverso verso sud, raggiunge la Bassa del Fieno per poi risalire, con alcuni tornanti e un ultimo ripidissimo tratto, al crinale meridionale del Monte Maddalena.

Pozza Darnei

Pozza Darnei

Medaglioni e via San Gaetanino

Medaglioni e via San Gaetanino

Scendere pochi metri a sinistra lungo il crinale per imboccare a destra il sentiero che costeggia a monte la Pozza Darnei (Sentèr dei Caài), con lungo piano e panoramico (ampia visione sui laghetti di San Polo e la Pianura Padana) traverso procedere verso ovest oltrepassando una pozza (Pozza Zezia) dove il sentiero sempre pianeggiante prende direzione sud e, con altro tratto panoramico, porta al Triinal, largo costone erboso che sovrasta l’abitato di Sant’Eufemia. Per ripido e rovinato sentiero scendere lungo tale crinale fino alla seconda grande piramide di sassi, qui a destra prendere il sentiero pianeggiante che riprende direzione ovest (nord-ovest per la precisione). Alternando salite e discese anche piuttosto ripide il sentiero attraversa diversi valloncelli pluviali e raggiunge un tornante della strada asfaltata della Maddalena. Seguiamo l’asfalto a sinistra in discesa, oltrepassando il capolinea dei pulmini al Gottardo e la strada da cui siamo arrivati durante la salita. Dopo circa un altro chilometro e mezzo di discesa siamo in località Medaglioni dove sulla sinistra si stacca una larga strada a ciottoli (via San Gaetanino) che prendiamo scendendo ripidamente tra le case. Dopo pochi metri si perviene a un bivio, andare a destra in forte discesa e, oltrepassando un sottopasso e un tornante della strada asfaltata, seguiamo fedelmente il ciottolato fino al suo termine nei pressi di un altro tornante della strada asfaltata. Sulla destra scendere una breve larga scala, ancora alcuni metri di discesa su ciottolato e si perviene nuovamente all’asfalto che seguiamo a destra in discesa. Giunti al piccolo piazzale alla base della discesa (punto di partenza del Sentiero 3V “Silvano Cinelli”, centocinquanta chilometri di sentieri che, superando quasi novemila metri di dislivello, percorrono tutto il crinale che circonda la Val Trompia separandola dalla Val Sabbia e dalla Val Camonica, le tre principali valli bresciane) proseguire verso nord imboccando a destra via San Rocchino che si segue fino a rientrare al punto dove abbiamo parcheggiato l’auto.

Il Triinal

Il Triinal con una delle piramidi di sassi, sullo sfondo le case di Sant’Eufemia

Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto di quella che è da considerarsi l’andatura ottimale per un escursionismo agevole e, nel contempo, sicuro, vedi spiegazioni dettagliate. In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Brescia – via Pier Fortunato Calvi 0:00
Goletto 0:15
San Gottardo – fermata pulmini 0:30
Rasega di Cascina Margherita 0:40
Cascina di San Vito 1:40
Pareti di Santa Lucia – incrocio sentiero che sale da Botticino Sera 1:10
Pozza Darnei 0:25
Triinale – bivio sentiero San Gottardo 0:40
San Gottardo – fermata pulmini 1:00
Brescia – via Pier Fortunato Calvi 0:40
TEMPO TOTALE 7:00

 

Traversata da Cima Laione al Passo della Monoccola (Breno – BS)


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Il Monte Listino dal sentiero numero 1

Bellissima escursione adamellina lungo un tratto del fronte della Grande Guerra. Purtroppo il traverso in quota da Cima Laione a Cima Listino, seppure possibile, risulta fortemente sconsigliabile (eccessive difficoltà tecniche per la cresta vera e propria, complicato e poco interessante tenersi sui pendii sotto la stessa) per cui non è possibile proporre un anello vero e proprio ma solo due piccoli anelli uniti tra loro da un tratto comune per l’andata e il ritorno.

I vari e differenziati resti dei manufatti di guerra (mulattiere, sentieri, scalinate, villaggi, casermette, ricoveri, trincee, postazioni di tiro) consentono un’immersione della storia, utile, prima di effettuare questa escursione, leggersi almeno un libro sulla guerra in Adamello.

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L’Adamello da Cima Laione

Dal punto di vista paesaggistico i panorami dalle due vette e dalla linea di cresta sono ampi e a tutto tondo: man mano s’individuano, in alcuni casi mantenendone a lungo la visione, la Pianura Padana, il Monte Frerone, la Cima delle Terre Fredde, la Cima Galliner, il Monte Rosa, la Concarena, buona parte della Val Camonica, alcune cime del Bernina, l’Adamello, il Re di Castello, il Carè Alto, l’intera Val di Leno, alcune delle più alte vette delle Dolomiti, il Corno del Gelo, il Monte Blumone, lo Scoglio di Laione, il Cornone di Blumone, la Cresta di Laione, la Valle di Cadino (che si risale per intero nella prima parte del percorso).

Molto interessante anche l’aspetto ambientale che, a parte il classico miscuglio di varie essenze floreali, vede l’attraversamento di diversi habitat di medio alta montagna e la possibilità d’incontrare esemplari di fauna quali le immancabili marmotte e il più timoroso camoscio.

La lunghezza del percorso può essere in parte attenuata pernottando al rifugio Tita Secchi oppure, se si è al massimo in tre persone, alla Capanna Mattia, posta praticamente a metà del giro. Alla malga di Cadino della Banca, nei pressi della quale si parcheggia l’auto, è possibile acquistare ottimi formaggi di malga.

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Alpi Retiche Meridionali – Gruppo dell’Adamello
  • Partenza: Malga Cadino della Banca (Breno – BS), parcheggi in prossimità della malga.
  • Arrivo: coincidente con il punto di partenza.
  • Quota di partenza: 1811m
  • Quota di arrivo: stessa della partenza
  • Quota minima: 1811m
  • Quota massima: 2757m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 1516m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 1516m
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 25,22km
  • Tipologia del tracciato: principalmente mulattiere e sentieri, classici e militari, due brevi tratti di terreno libero e uno di strada sterrata.
  • Difficoltà (vedi spiegazione): EE5El – l’unico tratto esposto, non evitabile, è di tre metri ed è collocato lungo la discesa dal Monte Listino, il sentiero è comunque abbastanza largo (all’incirca un metro), piano e regolare, agevolando il passaggio anche a chi soffre di vertigini.
  • Tempo di cammino: 13 ore e mezza (escludendo i tempi per la visita ai vari manufatti che in alcuni casi si discostano un poco dal sentiero).
  • Segnaletica: tabelle e segni in vernice bianco-rossi per buona parte del percorso (segnavia 419 tratto iniziale / finale; segnavia 1 “Alta via dell’Adamello” tratto centrale), ai quali si sovrappongono quelli bianco-gialli del sentiero “Monsignor G. Antonioli” (per un breve tratto, prima della salita a Cima Laione, rappresenta l’unica segnalazione disponibile); evidente sentiero militare nella salita a Cima Listino e nella successiva discesa al Passo della Monoccola; meno evidente sentiero militare che a tratti svanisce e ometti nella salita a Cima Laione; ometti e tracce di passaggio nella discesa da Cima Laione; evanescenti tracce di passaggio nella discesa dal Passo della Monoccola.
  • Rifornimenti alimentari e idrici: a secondo da dove si sale negozi a Bagolino e Val Dorizzo o a Breno; in ogni caso il rifugio Tita Secchi al Lago della Vacca.
  • Rifornimenti idrici naturali: nessuno affidabile.
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: rifugio Tita Secchi al Lago della Vacca; capanna Mattia al Passo della Monoccola (bivacco con 3 posti letto).
  • Fattibilità diurna del nudo (nella speranza che la normalizzazione sociale della nudità faccia presto diventare questa un’indicazione superflua): in linea di massima alta da quando si abbandona il sentiero per il Passo di Blumone per salire a Cima Laione a quando si rientra sul sentiero numero 1; nuovamente alta da quando si abbandona il numero 1 per salire al Monte Listino a quando lo si riprende dopo il Passo della Monoccola, con la sola criticità del passaggio da Capanna Mattia; media sul tratto di raccordo tra le due cime (sentiero numero 1 dalla cresta sud di Cima Laione alla cresta est del Monte Listino); nulla nella parte restante del percorso.

Profilo altimetrico e mappa

Salita continua anche se con vari tratti di respiro fino alla vetta di Cima Laione a cui segue una discesa con tratti di sconnessa ganda. Comode la risalita a Cima Listino e la successiva lunga discesa fino al Passo della Monoccola, da qui una breve e molto tecnica discesa prima su ripido pendio erboso e poi tra erbe e placche rocciose. Lunga risalita al Passo del Blumone che alterna tratti pianeggianti a brevi e ripidi strappi in salita, con momenti di respiro ed altri di meno rilassante equilibrio sui massi delle frequenti piccole gande. Ora, dopo un primo complesso (estesa ganda con massi piccoli e mobili) traverso, è tutta discesa (in parte tecnica e in parte di respiro) fino al Lago della Vacca; breve anche se ripida risalita al Passo della Vacca e poi comoda discesa.

GPSies - Monte Listino – Traversata Laione-Passo Monoccola

Clicca sull’immagine per accedere alla mappa dinamica con profilo

Relazione tecnica

Dal parcheggio si segue in salita la strada asfaltata per poche decine di metri fino a incontrare sulla sinistra la strada sterrata che si inoltra nella conca della valle di Cadino. Seguendo detta strada, in lieve ma costante salita, si costeggia alla base il Monte Colombine per portarsi verso l’evidente ammasso calcareo della Corna Bianca alla cui base termina la strada e inizia il sentiero. Superato un tratto di finissima sabbia il sentiero si fa larga mulattiera recentemente sistemata e lastricata per renderne più agevole la percorrenza. Aggirando alti sulla destra il laghetto Moie si perviene ad una sella erbosa da dove si scende brevemente entrando in una verdissima conca erbosa cosparsa di mughi e fiori di varie specie. Attraversata, in diagonale da sinistra verso destra, la piccola conca si riprende a salire per portarsi alla conca dell’ormai svanito lago Nero che si aggira sulla destra alzandosi leggermente sotto le pendici occidentali delle Creste di Laione. Ignorando la deviazione a destra del vecchio sentiero (soprannominato dell’Emme per via della sua caratteristica forma che appare alla visione dalla sponda opposta) si prosegue, sempre in lieve salita, portandosi con ampio giro sull’opposto versante della conca dove, dopo un tornante a destra, s’incrocia la mulattiera che arriva dalla Bazena e che si segue verso destra pervenendo in breve al Passo della Vacca (2361m). Continuando a sinistra per la lastricata mulattiera aggiriamo dei dossi di erba e rocce e ci portiamo in vista del Lago della Vacca verso il quale scendiamo per poi tagliare a mezza costa verso destra e scendere al ponticello (ca. 2340m) che permette di attraversare il torrente Laione che si origina dalla diga del lago. Risalendo alcuni gradini sottostanti l’edificio dei guardiani della diga ci portiamo alla sua sommità e da qui possiamo salire a destra per raggiungere il vicinissimo rifugio Tita Secchi (2367m) oppure aggirare a sinistra il dosso roccioso e, per lastricato sentiero, procedere direttamente verso i pendii che adducono al Passo del Blumone.

Ruderi dell'ex rifugio del Blumone

Ruderi dell’ex rifugio del Blumone

Alzandoci gradualmente sopra il Lago della Vacca ci accostiamo alle pareti occidentali del Cornone di Blumone per seguirle parallelamente procedendo in direzione nord all’interno di un’immensa ganda. Dopo una decina di minuti iniziano i tornanti che ci fanno guadagnare quota accostandoci maggiormente alle pareti del detto monte. Alla nostra sinistra, nel mezzo del campo di ganda, si alza uno sperone roccioso, quando siamo all’altezza della sua sommità troviamo a sinistra l’inizio di un piccolo sentiero militare (tabella del sentiero Antionioli) che imbocchiamo e seguiamo portandoci sull’opposto versante della conca dove risaliamo con alcune svolte tra erbe, piccoli laghetti e placche rocciose mirando all’evidente crinale che scende a ovest dell’altrettanto evidente Cima Laione, sopra di noi a destra. Dopo l’ennesima svolta, mentre procediamo in direzione est perveniamo ai ruderi dell’ex rifugio già sede del comando di zona durante la Grande Guerra. Dopo l’opportuna visita a detti ruderi risaliamo la scalinata che lo affianca a est e riprendiamo il cammino in direzione ovest fino ad arrivare in vista dei ruderi di altra casermetta. Qui il sentiero segnato scende leggermente, noi, invece, prendiamo la traccia che porta ai ruderi che, ovviamente, andiamo a visitare. Ritorniamo sui nostri passi e, poco prima di ritornare sul sentiero Antonioli da poco abbandonato, prendiamo a sinistra un’evidente traccia di sentiero militare che sale in direzione della Cima Laione. A tratti tale sentiero scompare ma con l’aiuto di alcuni ometti velocemente ci avviciniamo al triangolo della cuspide sommitale, prima tenendoci alquanto discosti dal filo del crinale, poi risalendo ad esso (dove troviamo una breve trincea profondamente scavata nella roccia) e da qui tagliando a destra per raggiungere il crinale sud di Cima Laione per il quale, con alcuni tornanti su ripido terreno erboso, velocemente perveniamo alla vetta (2763m).

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Segni della Grande Guerra sotto Cima Laione

Manufatti della Grande Guerra salendo al Monte Listino

Manufatti della Grande Guerra salendo al Monte Listino

Ridiscendiamo per il sentiero di salita fino a quando questo si dirige seccamente verso ovest, qui lo abbandoniamo e per tracce (ometti) scendiamo seguendo senza via obbligata il largo crestone sud che ci porta verso il Cornone di Blumone. Continuiamo a scendere per il costone fino a incrociare una traccia che scende nella conca alla nostra sinistra (sentiero n° 1 “Alta Via dell’Adamello” con, alla data di redazione della presente relazione, tabella segnaletica e numerosissime segnalazioni in vernice, a prova di nebbia; ), per questa traccia, che nei tratti di ganda svanisce e ci si deve affidare solo ai segni in vernice (senza necessariamente seguirli fedelmente: ogni tanto portano a seguire un percorso non ottimale) perdiamo diversi metri di quota per poi iniziare un lungo traverso che, tenendosi nel pianoro a sinistra dello Scoglio di Laione, più o meno a metà distanza dalle pareti della Cima di Mare che ci sovrastano alla nostra sinistra, ci porta in direzione della cresta est dell’ora ben visibile Monte Listino alla quale perveniamo con breve risalita. Proprio appena prima del filo di cresta incrociamo la mulattiera militare che sale dal Passo del Termine (ben visibile sotto di noi a destra) e prosegue verso Cima Listino (alla nostra sinistra), la seguiamo verso sinistra abbassandoci, sul lato meridionale, sensibilmente rispetto al filo di cresta verso il quale dopo poco risaliamo con alcuni secchi tornanti tra resti della guerra (baracche con, al loro interno, tabelloni descrittivi a cura dal Parco dell’Adamello). Un ultimo diagonale verso ovest ci porta alla vetta dove troviamo i ruderi di una grossa baracca (2749m).

In vetta al Monte Listino

In vetta al Monte Listino

Inizio discesa dal Monte Listino

Inizio discesa dal Monte Listino

Sul lato occidentale della baracca prendiamo il sentiero che, attraversato un piano praticello, scende lungo il crinale settentrionale tenendosi sul suo lato est. Persa sensibilmente quota un piano e comodo sentiero ci riporta verso la cresta con attraversamento di un breve ed esposto tratto sul filo per poi pervenire ad altra meno problematica insellatura dove a destra è collocato un ricovero di sentinella e a sinistra una scalinata scende a una piazzola erbosa esposta su un ripido canalone che scende in Valle del Listino. Proseguiamo per il sentiero principale e perveniamo ad un ponte in legno che permette di superare agevolmente uno stretto ed espostissimo intaglio di cresta. Si procede ancora sul lato occidentale della cresta finché l’evidente traccia del sentiero militare ci porta a scavalcarla (Passo del Listino, 2635m) per scendere un poco sul lato occidentale e pervenire alla località Tresenda dove sotto di noi osserviamo i resti di un villaggio militare mentre a destra, a filo cresta, parte un camminamento incavato nel terreno che scende ad una larga radura erbosa dalla quale si domina l’intera Val di Leno, una lunga trincea chiude il lato a valle della radura. Ritornati sulla cresta andiamo a destra scendendo una ripida scalinata. Ad un bivio ancora a destra fino a una grotta ricovero dove la mulattiera termina e prosegue uno stretto ed esposto sentierino che ignoriamo ritornando invece sui nostri passi. Giunti al bivio sotto la scalinata prendiamo a destra scendendo ai ruderi di un villaggio militare (targhetta su un masso). Continuando a scendere verso sinistra arriviamo ai resti di una baracca, li aggiriamo a sinistra, scendiamo ancora un poco e poi riprendiamo a camminare in direzione nord. Costeggiando i salti rocciosi di cresta la bella traccia ci porta con alcuni sali e scendi ad altro villaggio militare dove, in alto a destra, vediamo la Capanna Mattia alla quale perveniamo per un comodo sentiero.

Villaggio militare in località Tresenda

Villaggio militare in località Tresenda

Capanna Mattia

Capanna Mattia

Dalla Capanna possiamo ritornare sul sentiero principale sia in modo diretto (sconsigliabile per tratto esposto con cordina metallica lenta e alla vista poco affidabile) sia ripercorrendo a ritroso il sentiero seguito in salita. Proseguendo verso nord in breve siamo al Passo della Monoccola (2594m) dove un profondo intaglio (probabilmente artificiale) nel filo di cresta permette di portarsi agevolmente sul lato orientale della cresta dove troviamo una nuova trincea che scende verso sinistra chiusa poco dopo da uno sbarramento. La seguiamo verso sinistra tenendoci sopra il suo muro a valle per poi scendere nella trincea appena passata la sua interruzione interna. Seguendo la parte terminale della trincea puntiamo ad una grotta ricovero e poco prima della stessa voltiamo a destra per scendere direttamente nel mezzo del ripido e scivoloso pendio erboso. Quando il pendio perde un poco di inclinazione conviene tagliare diagonalmente a destra per raggiungere e attraversare una stretta ganda per raggiungere un altro pendio erboso dove troviamo delle tracce di passaggio un poco più evidenti. Seguendo tali tracce con alcune svolte scendiamo ancora un poco per erba portandoci al limite superiore di una più estesa ganda (che è poi la continuazione di quella attraversata poco prima) nella quale individuiamo un esile sentiero che con un paio di tornanti si abbassa in direzione di più comode placche rocciose alternate a erbe. Senza via obbligata, scegliendoci il percorso che riteniamo più opportuno, ci abbassiamo nella conca fino ad incrociare la traccia del sentiero n° 1 (2330m ca; eventualmente si può tenere una direzione in diagonale verso destra in modo da spostarsi già nella direzione di ritorno, risparmiandosi un poco di strada). Seguendo a destra tale sentiero lungamente procediamo alternando tratti piani ad altri di ripida salita, erba e ganda, pervenendo alla cresta orientale del Monte Listino dove ci reimmettiamo nel percorso già fatto che seguiamo fino al costone meridionale di Cima Laione, dove procediamo ancora lungo il numero 1 per scendere al Passo di Blumone (quando le segnalazioni in vernice scendono un poco a sinistra sul lato della Val del Caffaro portando a seguire un tortuoso e talvolta poco camminabile percorso tra erbe e massi, stando a destra è possibile procedere per placche rocciose con un percorso meno tortuoso e più camminabile, godendosi, tra l’altro, anche un bel panorama).

Il ponte sospeso e il Passo del Listino dal sentiero numero 1

Il ponte sospeso e il Passo del Listino dal sentiero numero 1

Dal passo (2633m) prendiamo la ganda sotto la cresta nord del Cornone del Blumone e, tagliando a mezza costa in lieve salita, ci dirigiamo verso sud fino a ritrovare la più evidente e comoda traccia della vecchia mulattiera di guerra. Seguendola fedelmente ci riportiamo sul percorso di salita che seguiamo fino ad oltrepassare il ponte sotto la diga del Lago della Vacca. Qui invece di spostarci a destra sopra il lago, risaliamo dritti lungo le placche rocciose (sentierini e tracce di passaggio) finché, giunti al sommo del dosso da dove possiamo ben vedere il Passo delle Vacca e il relativo famoso masso che lo identifica, con discesa obliqua verso destra andiamo a recuperare la mulattiera principale e il percorso di salita per il quale rientriamo all’auto.

Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto di quella che è da considerarsi l’andatura ottimale per un escursionismo agevole e, nel contempo, sicuro, vedi spiegazioni dettagliate. In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Malga Cadino della Banca 0:00
Rifugio Tita Secchi al lago della Vacca 2:00
Ruderi vecchio rifugio 1:00
Cima Laione 0:40
Sentiero numero 1 0:30
Cresta est del Listino 1:30
Monte Listino 1:00
Passo Listino 0:20
Passo della Monoccola 1:10
Sentiero numero 1 0:20
Passo del Blumone 2:30
Rifugio Tita Secchi al lago della Vacca 1:00
Malga Cadino della Banca 1:30
TEMPO TOTALE 13:30
Nel blu elettrico della notte la luna tramonta dietro il Monte Frerone, in primo piano il Lago della Vacca

Nel blu elettrico della notte la luna tramonta dietro il Monte Frerone, in primo piano il Lago della Vacca

Sentiero 3V “Silvano Cinelli” prima tappa da Brescia a Conche (BS)


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È la prima tappa per cui  abbiamo a disposizione il pieno delle nostre energie e forze, stiamo comunque attenti a non prenderla troppo alla leggera, data la sua conformazione altimetrica e la presenza, sia in salita che in discesa, di numerosi tratti assai ripidi è sicuramente una delle tappe più faticose, se non la più faticosa in assoluto. In alcuni punti, inoltre, si devono affrontare tratti resi infidi da scivolose rocce o da pericolosi, per caviglie e ginocchia, spuntoni. Un’ottimale gestione di questa prima tappa sarà di fondamentale importanza per il prosieguo del giro, specie considerando che anche la seconda tappa sarà analogamente impegnativa sia sul piano fisiologico (resistenza generale e fiato) che su quello atletico (equilibrio, agilità generale, flessibilità delle gambe e forza di quadricipiti e polpacci). Le basse quote se da un lato consentiranno la migliore ossigenazione muscolare, dall’altro, specie nei periodi più caldi e secchi, stresseranno il nostro organismo con una intensa sudorazione e insolazione, solo in minima parte compensate dall’estesa copertura boschiva e dalla presenza di diversi punti per il rifornimento idrico.

Molti i punti di interesse storico e/o culturale (vedi apposito paragrafo più avanti) e conviene approfittarne per inserire un discreto numero di soste intermedie che permetteranno al nostro organismo di adattarsi con migliore progressione allo sforzo del giro e di risparmiarsi in vista dei restanti giorni di cammino. Analogamente sfrutteremo i punti panoramici, sono pochi e presenti solo nella prima metà del percorso ma sempre piuttosto ampi in particolare verso sud (Pianura Padana e, dietro a questa, gli Appennini), est (colline di Rezzato e Botticino, Monti di Serle, Pizzoccolo, Lago di Garda e Monte Baldo) e ovest (Guglielmo, Presolana, altri monti della bergamasca, l’isolata collina morenica del Mont’Orfano e, più in lontananza, il Monte Rosa).

Flora e fauna

IMG_8880A seconda della stagione si possono osservare diverse essenze floreali, alcune molto comuni e diffuse (dente di leone, dente di cane, stella di Natale, pervinca, primula, malva) altre a distribuzione meno ampia (peonia, giglio rosso, giglio martagone, alcune orchidacee). Per quanto riguarda i boschi della Maddalena sul lato che sovrasta la città, questi sono oggi (2016) ancora assai alterati (e provati) da diversi (presunti) interventi di riforestazione tesi ad eliminare o quantomeno contenere l’infestante presenza della robinia a favore di un riequilibrio delle essenze autoctone (invero comunque presenti e casomai distrutte proprio da tali interventi di riforestazione). Detto questo, nei miei recenti diversi passaggi in zona ho osservato la presenza più o meno naturale e distribuita di castagni, querce, sambuco, rovi e robinia, più vari altri alberi che non sono in grado di riconoscere.

Se un tempo (che risale ai miei ricordi d’infanzia e adolescenza quando con mio padre o da solo andavo a funghi proprio in Maddalena, o degli anni immediatamente successivi quando mi ero appassionato di micologia e la Maddalena, per la sua vicinanza al mio luogo di residenza, costituiva il mio principale terreno di ricerca e studio) proprio in alcuni dei punti attraversati o lambiti dal sentiero 3V erano alcune delle poste a ottima e pregiata produzione fungina (Boletus Edulis, Armillariella Mellea e Amanita Cesarea) ed era piuttosto diffusa la presenza dei vari tipi di russule (Virescens, Cyanoxantha, Amoidea, Emetica), di alcuni lattari, qualche cortinario e vari altri funghi tra i quali l’estetica Amanita Muscaria e la mortale Amanita Phalloides. Oggi la situazione è molto cambiata e, per l’escursionista che percorre il 3V, resta probabile l’incontro solo con alcune specie fungine non commestibili o a scarso valore alimentare.

Riguardo alla fauna oltre a diverse specie d’uccelli, in gran parte più facili da sentire che da vedere, potreste avere l’occasione d’incontrare l’inconfondibile salamandra pezzata, lo scoiattolo (il nero americano, purtroppo, che essendo in competizione ambientale e alimentare con il più riservato e tranquillo rosso europeo si è estesamente diffuso a discapito di quest’ultimo) e la lepre. Per esperienza personale posso anche affermare con assoluta certezza la presenza di cinghiali, incontrarli di giorno è però tutt’altro che facile, vederli ancora meno, mentre al crepuscolo le possibilità salgono sensibilmente.

Fonti: osservazioni personali.

Cenni storico culturali

IMG_8743Luogo di partenza è Brescia, la citta delle Dieci Giornate (1849), epica rivolta grazie alla quale la città si guadagnò il soprannome di Leonessa d’Italia. In quei giorni teatro di rilevanza fu il Castello, possente fortezza posto su un’altura allora al margine orientale del nucleo abitativo, il Colle Cidneo, e che domina la partenza e la prima ora di cammino del sentiero 3V.

I Medaglioni è un piccolo nucleo abitativo che si attraversa dopo circa quarantacinque minuti, ancora popolato vi si possono ammirare l’edifico che era la vecchia scuola e quello della chiesetta.

La Maddalena è la storica montagna di Brescia, oggi è servita da una comoda strada asfaltata che sale direttamente dal centro città, un tempo, prima che venisse realizzata la suddetta strada, vi si arrivava, oltre che a piedi, per mezzo di una funivia la cui stazione a valle era posta alla Bornata, proprio di fronte ai capannoni della Wührer, noto marchio di birra. Quando la diffusione di massa dell’auto e la costruzione di una rete viaria più ampia ed efficiente portarono i bresciani a dimenticarsi di questo loro risorsa, diversi furono i progetti per fare della Maddalena un polo attrattivo del tempo libero, ricordo, ad esempio, quello che proponeva di costruirci un grande laghetto/piscina, inesorabilmente (e, oserei dire, fortunatamente) nessuno ebbe un seguito e oggi la montagna offre al visitatore ancora il suo carattere quasi naturale, anche se disturbato dalle diverse le strutture che ospitano le molte, troppe antenne per telefonia, radio, televisione e radar.

IMG_9171Nave è un ampio insediamento abitativo e produttivo che occupa la parte terminale della Valle del Garza racchiusa tra due lunghe e alte coste montuose: a sud quella che collega fra loro Monte Dragone, Dragoncello, Monte Bonaga, Monte Salena, Costa di Monte Denno, Monte San Giuseppe e Monte Tre Piole; a nord quella formata da Monte Pesso, Monte Rinato, Monte Porno, Monte Rozzolo e Monte Montecca. Diverse le ferriere che vennero erette in questa zona, alcune oggi sono abbandonate e quasi completamente ridotte in rovina (una di queste viene lambita dal sentiero 3V), altre sono ancora più o meno parzialmente operative.

Punto d’arrivo della tappa il santuario di Conche è una vasta e complessa struttura la cui fondazione viene attribuita a San Costanzo e poi consacrata dal vescovo Arimanno attorno al 1115. Tre distinti edifici: il monastero, la chiesa e la foresteria (forse una stalla con l’abitazione dei mandriani). Alla sinistra del portone d’ingresso alla chiesa è visibile l’ossario delle monache.

Fonti:

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Orientale
  • Partenza: Brescia (BS), fine via Filippo Turati / inizio via San Gaetanino
  • Arrivo: Santuario di Conche – Nave (BS)
  • Quota di partenza: 167m
  • Quota di arrivo: 1092m
  • Quota minima: 167m
  • Quota massima: 1092m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 1600m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 676m
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 17,68km
  • Tipologia del tracciato: quasi equa distribuzione tra sentieri e strade (asfaltate, ciottolate e sterrate).
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E4P
  • Tempo di cammino (vedi spiegazione): 9 ore
  • Segnaletica: paline e segni bianco azzurri del sentiero 3V “Silvano Cinelli”.
  • Rifornimenti alimentari: bar, drogherie e fornerie di Brescia; bar/ristoranti in Maddalena; drogherie, fornerie, bar e ristoranti a Nave (metà percorso); bar/ristorante/rifugio al Santuario di Conche.
  • Rifornimenti idrici naturali: fontanina ai Medaglioni (leggermente discosta dal percorso); fontanina nei pressi del ristorante Cavrelle in Maddalena (necessaria una deviazione di circa dieci minuti a/r); sorgente Casì del Lat in Val Salena (potabilità incerta); fontanina (da sorgente) alla chiesa di Sant’Antonio lungo la salita da Nave a Conche; fontanina (da sorgente) a Cà della Rovere sempre lungo la salita da Nave a Conche.
  • Punti di appoggio per il pernotto: rifugio del Santuario di Conche con 100 posti letto.
  • Possibilità di piantare tende (ovviamente per bivacco: singola notte e pronta rimozione al mattino): nell’ampio e piano prato nei pressi del Santuario di Conche vige il divieto di piantare tende, spostandosi poco più avanti si possono reperire piccoli e scomodi spiazzi nel bosco, collocazioni più tranquille si possono reperire verso l’Eremo di San Giorgio e sulla dorsale nordovest del Monte Doppo (vedi la relazione della seconda tappa).
  • Fattibilità diurna del nudo (nella speranza che la normalizzazione sociale della nudità faccia presto diventare questa un’indicazione superflua): pressoché nulla.

Profilo altimetrico e mappa

S’inizia con un primo bel salto di 700 metri su circa 5 chilometri piani, seguono 3 chilometri con leggerissimi sali e scendi, poi la lunga e impegnativa discesa che porta a Nave (650 metri per circa 5 chilometri), finendo con una risalita di 870 metri su circa 6 chilometri.

GPSies - Sentiero 3V Silvano Cinelli – Tappa 1

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Relazione tecnica

IMG_8745Brescia, all’apice di via Filippo Turati, dove questa si divide tra via Pusterla e via San Rocchino, a est della strada il lato meridionale di un piccolo piazzale definisce il punto di partenza del nostro sentiero. Sul muro che lo delimita fanno bella mostra di sé la targa del sentiero 3V e la sua prima freccia segnaletica, che indica d’imboccare la salita di via San Gaetanino. Alla prima curva svoltare decisamente a sinistra per passare tra le case e, dopo una curva a destra, risalire una breve e larga scalinata pervenendo al primo tornante dell’asfaltata via Panoramica, la principale strada d’accesso motorizzato alla montagna di Brescia, il Monte Maddalena.

IMG_8183Invece di seguire l’asfalto di via Panoramica, imboccare la ciottolosa continuazione di via San Gaetanino che ripidamente s’alza a sinistra, prima passando a fianco di alcune palazzine, poi costeggiando un antico muro. Oltrepassato un breve sottopasso si sfiora nuovamente la via Panoramica, ancora la si ignora per proseguire in ripidissima salita sui ciottoli di via San Gaetanino. Dopo una lunga curva a sinistra si giunge a un secondo breve sottopasso, poco dopo la strada curva a destra e perviene alle prime case dei Medaglioni. Si risale tra le case e, al sommo della salita, si svolta a sinistra. In pochi metri si perviene nuovamente su via Panoramica, che da qui assume il nome di Via San Gottardo. La si segue in salita e fatti pochi passi, appena oltrepassata l’ultima casa, una breve sosta è d’obbligo: sulla destra si apre una magnifica visuale sulla Bornata (parte sud orientale della città di Brescia dove un tempo sorgeva la fabbrica della Wührer) e sulla Pianura Padana.

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IMG_8736Dopo essersi goduti il panorama, si riprende il cammino e, con salita ora decisamente meno impegnativa, si segue fedelmente il nastro asfaltato fruendo, anche se disturbati da piante e cespugli, del marciapiede presente sul lato destro. Si oltrepassa la deviazione che, a sinistra, porta al ristorante Vedetta e, passando sotto il campo di calcio (e parcheggio matrimoni) annesso all’Oratorio della chiesa di San Gottardo, si perviene al capolinea dei pulmini. Tenendosi, come ai pedoni prescrive il Codice della Strada in assenza di marciapiede, sul lato sinistro, si prosegue per la strada asfaltata lasciando sulla sinistra le ultime case. Si oltrepassa una deviazione che scende a destra (continuazione di via San Gottardo) e, sempre lungo la strada asfaltata che ha ora assunto il nome di Via Maddalena, dopo qualche leggera curva si arriva al primo tornante. Si attraversa la strada per portarsi in un piccolo piano piazzale sterrato sul lato destro del tornante, altro punto panoramico che si affaccia sul versante meridionale della Maddalena e sulla Pianura Padana.

IMG_9140Sul lato settentrionale del piazzale, al termine destro del muretto che lo delimita, imboccare un ripido e rovinato sentiero. Procedendo pressoché costantemente sulla linea di massima pendenza, con faticoso cammino, tra radi cespugli e ancor più radi alberi, si risale il pendio erboso ignorando, sia a destra che a sinistra, diverse pianeggianti diramazioni. Sottopassato un elettrodotto il sentiero volge deciso a sinistra per proseguire lungamente in quasi pianeggiante mezza costa permettendo, così, un bel recupero di forze. Dopo un ripido ma breve strappo si arriva a un tornante che indirizza all’incirca verso ovest, portando, in pochi passi, ad un altro piccolo piazzale in terra battuta accosto alla strada asfaltata della Maddalena: al di là della strada, il Dosso della Brochella, in direzione opposta, quella da cui si è arrivati, il Dosso Torre Bornata.

Tenendo la destra si prosegue lungo il sentiero che, meno ripidamente, sale tenendosi al limite del bosco nel quale poco più avanti entra con decisione con una secca curva a destra. Con linea diretta e limitata pendenza si risale nel bosco fino ad uscire nuovamente sulla strada asfaltata. La si attraversa per imboccare la prosecuzione del sentiero ben visibile sul lato opposto dell’asfalto. Risalendo sempre all’interno del bosco si taglia il lungo tornantone del Buren e, dopo aver costeggiato a sinistra la recinzione dei prati d’un nascosto cascinale, si esce nuovamente sull’asfalto che ancora si attraversa per riprendere immediatamente il sentiero che nel primissimo tratto procede quasi parallelamente alla strada. Giunti a una radura in terra, ignorando il largo sentiero che si diparte sulla destra, si prosegue dritti in leggera salita. Tenendo la traccia principale in direzione est ci si alza gradatamente nel fitto bosco finché si perviene a un bivio, a sinistra la traccia sale ripida con un paio di curve appena accennate, a destra la traccia procede più stretta in leggera discesa. Si prende per quest’ultima che, alternando lievi salite e discese, zigzagando dolcemente nel bel bosco aggira la falsa sommità del monte per raggiungere la pozza Fontanù. Qualche metro dopo la pozza si abbandona la traccia pianeggiante per prendere un sentierino che, immediatamente piuttosto ripido, sale a sinistra e porta alla strada sterrata che dal Cavrelle porta al Grillo. Seguirla verso destra e in breve si perviene al piazzale del ristorante Grillo.

IMG_8903A sinistra e a destra ci sono due strade sterrate, di fronte sulla destra del ristorante c’è la strada, tanto nota agli appassionati di ciclismo per le epiche imprese del Giro d’Italia, di Muratello di Nave, a destra di questa è posto un altare (eretto dal Gruppo Monte Maddalena), lo si oltrepassa sulla destra per prendere un’evidente sentiero che risale direttamente nel bosco a fianco di un vasto prato. Saliti un centinaio di metri si attraversa la strada asfaltata per proseguire nel bosco e, slalomando tra le diverse radici che sbucano dal terreno, si arriva a una scala rovinata dal tempo che adduce al piazzale dell’ex rifugio Monte Maddalena, oggi purtroppo abbandonato e in rovina. Andando a sinistra si attraversa per intero il piazzale sterrato del rifugio pervenendo alla strada asfaltata di accesso allo stesso, la si segue in salita a destra oltrepassando una sbarra solitamente aperta, poco dopo sulla sinistra la vista spazia sull’ultimo terzo del 3V, dal Monte Guglielmo a Urago Mella, allungandosi più oltre alla Presolana e, se l’aria è molto limpida, al Monte Rosa. Ignorando la deviazione che a destra sale alla base militare, si entra in un denso bosco e si prosegue a lungo su pianeggiante sterrato. Lasciata alla nostra destra una stazione radio militare la strada compie una larga curva a destra per aggirare, con tratto cementato a balcone sulle cave di Botticino, la sommità del Monte Denno, in lontananza è possibile ammirare il Lago di Garda e il Monte Baldo, a destra Rezzato e la Pianura Padana. Quando la strada volge a sinistra ridiventando sterrata, prendere a destra un sentiero che si mantiene accosto al filo del crinale della Costa di Monte Denno, prima in debole salita poi, superato un poggio panoramico (a cui si perviene con breve digressione attraversando il filare di alberi che delimita sulla destra il sentiero), in più ripida discesa. Si passa a destra di una solitaria casa e poco dopo si riprende la strada sterrata seguendola verso destra.

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Quando la strada sale a destra per terminare contro il cancello della stazione antenne di Monte Salena, prendere a sinistra un evidente sentiero che si abbassa nel bosco per costeggiare la recinzione di detta stazione per poi risalire brevemente. Si prosegue con tratto pianeggiante e quando un sentiero si alza a destra per portarsi a un capanno, imboccare il sentiero che scende dritto. Stando attendi a non farsi ingannare da alcune tracce che si dipartono sulla sinistra, scendere parallelamente a filo del crinale (un bivio risale brevemente a destra ma è invero indifferente andare dritti in discesa). Dopo aver perso un poco di quota arriviamo ad un tratto dove il bosco improvvisamente svanisce, fatti alcuni metri una secca curva a sinistra riporta nel fitto della vegetazione. Oltrepassato il breve un muro di arbusti, il sentiero si trasforma in stradina, immediatamente questa curva a destra, segue un tornante a sinistra (in alto a destra è visibile un capanno di caccia) e poi un’ampia curva a destra porta alla Pozza dei Sarisì, dove da sinistra arriva una strada sterrata. Andare a destra e, passando sulla sinistra della recinzione che protegge il buco del Capriolo, dirigersi verso una piccola casa, senza raggiungerla prendere uno stretto sentiero che si abbassa dolcemente a sinistra a riprendere il filo del crinale. La discesa si fa ripida, segue un tratto dove diverse piccole rocce affiorano dal terreno rendendo il cammino incerto e difficoltoso, al suo termine si perviene ad un incrocio. Andare a destra per passare molto accosti alla Casina di Pino (Roccolo del Monte Salena), scendere alcuni gradini e il successivo scabroso saltello roccioso, poi il sentiero torna bello e, in lieve discesa, dopo essere diventato larga stradina in terra battuta, porta alla cascina di San Vito.

IMG_8878Da destra arriva la strada di accesso che sale da San Gallo, la si ignora per andare a sinistra seguendo la sua sterrata continuazione, in breve si scende in direzione del Colle di San Vito e dell’omonima chiesetta. Qualche metro prima di raggiungerla si volta a sinistra per scendere un piccolo praticello con qualche albero di conifera e imboccare l’evidente sentiero della Val Salena. Scendendo direttamente nella valle si perde un poco di quota, poi il sentiero volge a destra spianandosi. Con pendenza assai minore si giunge ad un bivio (andando dritti in pochissimi passi pianeggianti si raggiunge la sorgente Casì del Lat), andare a sinistra in discesa puntando sul fondo della Val Salena, poco dopo si attraversa il torrente portandosi in destra orografica del valloncello, dopo una cinquantina di metri si riattraversa il torrente riportandosi in sinistra orografica. Si sale leggermente di quota per poi riprendere la discesa, si ignora una deviazione a destra che con vari ripidi tornanti scende verso il torrente e si prosegue per un lungo tratto di discesa dove occorre prestare attenzione, specie se bagnato, alle diverse placche rocciose. Persa parecchia quota il sentiero volge a sinistra e, lambendo il lato meridionale della radura prativa sommitale del Monte Frattina, sale lievemente per poi riprendere a scendere. A un trivio andare a destra in discesa e in breve si esce dal bosco pervenendo a una bella e ampia radura erbosa con santellina nel mezzo. Un muro ne cinge il lato occidentale, lo si raggiunge per seguirlo verso destra pervenendo alle prime case di Nave. Andare a destra per via Faldenno, si attraversa via Civelle continuando su via Minera che si segue fino a dove termina contro il muro di cinta dell’ex ferriera Fenotti e Comini di cui al di là del muro si possono vedere i ruderi. Prendere a destra per via Carbonini fino al primo incrocio, volgere a sinistra per via Bologna e in breve si perviene alla chiesa di San Rocco (sulla destra): incrocio con la strada principale di Nave (via Trento).

IMG_9168Attraversata con molta attenzione la trafficata strada imboccare sul lato opposto via Monte Grappa che si segue fino al suo termine. Volgere a destra per via Dernago e, fatti pochi metri, andare a sinistra per via Montecchio. Quando la strada si restringe, svoltare seccamente a sinistra infilando un vicolo che porta a delle case a schiera, andare a destra per Traversa Seconda via Moia e procedere fino al suo termine dove a sinistra si imbocca una stradina cementata. Salire ripidamente tra due muri, presto la strada diviene sterrata, ignorare a destra un bivio e procedere in direzione nord-nord-ovest. Avanti a noi sulla sinistra si vede lo stretto solco della Val Listrea, alla cui origine, in basso, si scorgono le case della frazione Piezze alle quali ci si avvicina sensibilmente per poi lentamente tendere a destra e, tagliando il versante nord-ovest del Monte Montecca, inoltrarsi nella Valle del Rio Sant’Antonio in direzione del Monte Rozolo, mentre sulla sinistra, dietro il Monte Rinato, sempre più evidente appare la vetta del Monte Porno. Oltrepassata Cà Ecia (cascina e prati sopra a destra; capanno sotto a sinistra) prima in discesa e poi in piano, con larga curva a sinistra ci si porta verso il centro del valloncello giungendo alla strada che sale da Piezze. Andare a destra e all’imminente bivio prendere la strada di sinistra che sale con un ripido tratto cementato. Alternando sterrato e cemento si sale nel bosco oltrepassando alcuni prati con cascine riprendendo man mano direzione nord-nord-ovest. Un ripidissimo cementato tratto esce dal bosco e conduce alla chiesa di Sant’Antonio di Padova in Seradello dove i bei prati e alcuni tavoli invitano ad una pausa rigenerante; sul retro della chiesetta una fontanella permette anche il rifornimento idrico.

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IMG_8375Dopo essersi adeguatamente riposati prendere la strada che prosegue oltre la chiesa seguendola finché sulla destra appare un ampio dosso erboso con al centro una casa e sulla sinistra in alto s’intravvede Cà della Rovere. Poco più avanti la strada spiana e la si abbandona per imboccare a sinistra il sentiero che si accosta a Cà della Rovere. Oltrepassata la cascina e la relativa caratteristica fontana, il sentiero volge a sinistra e, con un tratto scavato e molto rovinato, inizia a risalire ripidamente il versante orientale del Monte Porno. Guadagnati cento metri di quota inizia un bel piano diagonale a destra, a metà del quale, badando alla testa, si sottopassa il traliccio di un elettrodotto. Ignorata una deviazione che sale a sinistra continuare ancora un poco in piano per poi svoltare a sinistra e riprendere a salire, prima nel bosco poi su terreno aperto dove, ignorando una franosa e faticosa traccia che sale a sinistra lungo la linea di massima pendenza, si segue il più comodo sentiero scavato che, con vari tornanti, risale altri centocinquanta metri per poi riprendere, pianeggiante, il diagonale a mezza costa verso nord-nord-ovest. In breve si arriva al grande roccolo del Pater che si aggira sulla sinistra. Superati alcuni quasi svaniti alti scalini, volgendo a sinistra, ci si allontana un poco dalla baracca del roccolo per prendere sulla destra un sentiero che si alza nel bosco. Fatti alcuni stretti tornanti si supera un breve canalino di terra e pietre per poi, con minore pendenza, svoltare gradatamente verso sinistra e innestarsi nel sentiero che sale dalla Cascina Cocca. Lo si segue in salita a destra e in breve si perviene ai prati di Conche, alla destra in alto il Santuario, davanti l’edificio della Foresteria al quale si arriva superando un breve ma ripido pendio erboso; a destra gli ultimi pochi passi portano al Santuario di Conche.

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Relazione fotografica

flickr

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Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto di quella che è da considerarsi l’andatura ottimale per un escursionismo agevole e, nel contempo, sicuro, vedi spiegazioni dettagliate. In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Brescia – inizio via San Gaetanino 0:00
1° tornante dopo San Gottardo 1:20
Ex rifugio Maddalena 1:20
Cascina Colle San Vito 1:50
Chiesa San Rocco a Nave 1:30
Chiesetta di S. Antonio 1:20
Ca della Rovere 0:20
Pater 0:55
Santuario della Madonna in Conche 0:25
TEMPO TOTALE 9:00

Vedi (e segui) la pagina del sentiero per altre informazioni.

Il Sentiero 3V “Silvano Cinelli” (Val Trompia – BS)


IMG_8745Un giovane uomo, attratto dai percorsi di cresta, aveva iniziato a studiare un itinerario escursionistico che da Brescia portasse al Giogo del Maniva seguendo fedelmente tutto il filo dello spartiacque. Al momento aveva solo segnato sulla carta IGM una prima parte del tracciato, quella che da Sant’Eufemia, ai tempi piccolo borgo ben distaccato dalla città, giungeva alla Cascina Dragoncello passando per la Maddalena e il Colle di San Vito.

Un giorno il padre, ai tempi presidente di una società escursionistica bresciana e attivamente impegnato per dare uno spirito comune alle diverse associazioni locali che operavano distintamente e, talvolta, guardandosi in cagnesco l’una con l’altra, casualmente vide la carta e chiese al figlio cosa stesse facendo. Immediatamente vide nel progetto ciò che serviva per pervenire al suo obiettivo di comunione tra le associazioni, lo estese aggiungendogli mentalmente anche la via del ritorno a Brescia e si mise immediatamente al lavoro per riunire i vari responsabili invitandoli a collaborare per la creazione del percorso.

IMG_9412Il giovane uomo era presente alla prima riunione indetta dal padre, sua era l’idea e a lui spettava il compito di descriverla. Ricorda l’interesse di alcuni e l’indecisione di altri, ricorda un acceso dibattito: ai tempi quello che oggi viene (con poco amor di lingua italica) chiamato trekking non esisteva, anzi, forse manco esistevano percorsi a tappe di tale lunghezza e connotazione, l’idea precorreva i tempi, dava i natali a un nuovo concetto di cammino e se alcuni ne risultavano fortemente stimolati, altri n’erano al contrario intimoriti. Il giovane ormai vecchio uomo non ricorda come si chiuse quella riunione e non ricorda d’essere stato presente a successive riunioni, ricorda però che nessuno accennò ad una propria elaborazione di analoga idea escursionistica (cosa accampata da qualcuno anni dopo, quando si decise di dedicare il sentiero al padre del giovane uomo), ricorda i discorsi a volte sconsolati che in merito il padre faceva, ricorda le arrabbiature del padre, i contrasti e le difficoltà che dovette superare, ricorda della sua caparbietà che lo portò al fine a raggiungere il primo importante traguardo: la formazione del gruppo operativo e l’avvio dei lavori di pulizia e tracciatura del percorso.

Passarono i mesi, il progetto evolveva. Nell’estate del 1981 finalmente i segni bianco-azzurri avevano dipinto l’intero anello e venne programmato il giro inaugurale. Motivi di lavoro impedivano al giovane uomo di parteciparvi, sconsolato dovette limitarsi a pensare all’enorme gruppo di persone che, dopo i saluti del Sindaco, si avviavano attraverso la città per raggiungere il punto ch’era stato fissato come inizio del sentiero, sentiero cui era stato dato il nome di 3V da tre valli, le tre valli che andava idealmente a percorrere: la Val Trompia di cui effettuava l’intero periplo, la Val Sabbia che costeggiava nel tratto di andata da Brescia al Maniva e la Val Camonica della quale scorreva il crinale sinistro orografico tornando dal Maniva a Brescia.

IMG_8893Qualche giorno dopo, non ricorda come, non ricorda da chi, non ricorda a che ora, il giovane uomo ricevette una notizia: “(tuo) papà è morto!” Non ricorda la sua reazione, ricorda solo un rientro a casa, un parcheggio nervoso e approssimativo, la moglie sul terrazzo e un grido “mio papà è morto, mio papà è morto!” Qui i ricordi si spengono totalmente per riaccendersi solo alla camera ardente, alle tante persone raccolte attorno alla bara del padre, agli amici d’escursione scesi dalla Pezzeda (luogo dove erano giunti e dove il padre s’era addormentato la sera per non risvegliarsi la mattina e mai più) per assistere al funerale.

Per volere della moglie, mamma del giovane uomo, l’escursione deve continuare, il gruppo risale alla Pezzeda e, seppur con meno goliardia, riprende il cammino per portare a termine questo giro inaugurale tanto sognato, tanto desiderato, tanto voluto dal padre del giovane uomo, marito, padre, nonno meraviglioso, apprezzato fotografo, tenace e, per alcuni, scomoda figura dell’escursionismo bresciano. Il giovane orami vecchio uomo deve a lui, a suo padre, la sua grande passione per la montagna, non ereditata (fu il padre a prenderla dal figlio), ma lentamente assorbita tramite le uscite a funghi insieme al padre (che fin da giovane aveva maturato tale passione ed era uno dei pochi svaghi che da adulto si permetteva coinvolgendone l’intera famiglia), i campeggi dell’oratorio, l’adesione agli scout.

IMG_8138Poco dopo, seppure nel disaccordo e nell’aperto disappunto di alcuni, il sentiero viene opportunatamente e giustamente dedicato al padre del giovane uomo: lui aveva carpito l’idea del figlio, lui l’aveva estesa, lui l’aveva vista come strada per la solidarietà sociale bresciana, lui l’aveva proposta, lui aveva tenacemente lottato contro le infinite difficoltà tecniche e sociali, lui era stato il cuore pulsante del progetto, lui aveva reso materialmente possibile la sua gravidanza, lui ne ha glorificato i natali donando materialmente anima e corpo a questo neonato. Sentiero 3V “Silvano Cinelli” con questo nome l’itinerario viene divulgato e con questo nome vengono creati cartina e libro, con questo nome ne parlano i quotidiani locali, con questo nome viene passato alla storia.

Inverno 2015, si avvicina il trentacinquesimo del sentiero 3V e con esso il trentacinquesimo della morte di Silvano, padre del giovane uomo ormai vecchio, questi ancora non ha fatto il giro completo, anzi, molti sono i tratti dell’anello a lui totalmente sconosciuti, così per onorare il lavoro del padre ha deciso di percorrerlo in tappa unica, aggiungendovi la solitaria per rendere la cosa ancor più profonda e personale, il tutto condito dalla nudità vuoi perché il più possibile nudo ormai vive e i vestiti male li sopporta, vuoi per mostrarsi al monte esattamente come il monte a lui si mostra (spoglio), vuoi per esaltare un sentimento di prostrazione alla natura, anch’essa nuda, e al ricordo, che nudo dev’essere per farsi sincero e profondo.

Un impegno non di poco conto, specie considerando che mai nella sua vita ha camminato così a lungo e per così tanto tempo, deve prepararsi adeguatamente. Gli allenamenti si combinano con le esplorazioni, tratti noti e tratti non noti vengono percorsi, alcuni a più riprese, Emanuele, il giovane ormai vecchio uomo, s’inventa anelli che gli permettano di provarsi sul lungo percorso e, nel contempo, di visionare velocemente l’intero sentiero. Nel farlo si rende conto che il sentiero a tratti sembra letteralmente abbandonato e la cosa lo fa arrabbiare: da molti anni esiste un coordinamento 3V il cui compito dovrebbe proprio essere in primis quello di mantenerlo in ottimo stato di percorribilità e invece… invece ci sono segni talmente sbiaditi da risultare invisibili, vegetazione che invade le tracce e nasconde la segnaletica, tratti franati o altrimenti impercorribili, bivi dove solo l’intuito può farti scegliere la strada giusta, tabelle segnaletiche male orientate, tempistiche non uniformi e incoerenti. Nel farlo si accorge che la guida risulta obsoleta e la nuova cartina, che per altro non è immune da errori e disuniformità, di certo da sola non può bastare. Nel farlo rileva che la sua idea originale, seguire il più fedelmente possibile il crinale spartiacque, è stata in molte parti senza motivo disattesa. Da qui la decisione di creare sul suo blog una sezione dedicata al sentiero 3V che sente anche suo, di individuare le varianti necessarie a rettificarne il percorso in ragione della sua idea originaria, di riscriverne la relazione, di operare in prima persona per mantenerlo operativo e per pubblicizzarlo: se viene frequentato in buona parte la manutenzione diviene automatica.

Emanuele, il giovane ormai vecchio uomo, che poi sarei io, lo scrivente, si mette a disposizione di tutti coloro che vorranno percorrere, in parte o per intero, in tappa unica o in più tappe, questo sentiero, si mette a disposizione per aiutarvi nello studio del percorso, nella definizione dei materiali, nell’organizzazione del cammino, nella prenotazione dei posti tappa, nel reperimento di un’eventuale accompagnatore professionista, per tutto quanto possa garantirvi un viaggio divertente e sicuro.

Contattatemi!

Dati statistici del sentiero 3V “Silvano Cinelli”

Tappe classiche Sette o otto
Consiglio personale Farlo in autonomia bivaccando con il solo sacco a pelo, portandosi comunque appresso una leggerissima tendina di emergenza qualora qualche notte dovesse piovere.

Percorso basso

Il più facile e il meno faticoso ma anche il meno interessante: evita quasi tutte le cime. Al fine di dargli una logica difforma dal percorso che segue (intermedio) alcuni tratti (in via di accertamento) si discostano leggermente dal percorso originale.

Lunghezza (approssimativa) 134km
Dislivello totale (approssimativo) 7280m
Tempo di percorrenza (puro cammino) 42 ore e 30 minuti (in via di ricalcolo)

3V facileClicca sull’immagine per accedere alla mappa interattiva e tracciato GPS

Percorso intermedio

È quello che più consiglio; simile a quello alto ma ne evita i tratti di arrampicata. Alcuni tratti sono ancora in via di definizione.

Lunghezza (approssimativa) 137km
Dislivello totale (approssimativo) 8240m
Tempo di percorrenza (puro cammino) 50 ore e 30 minuti (in via di ricalcolo)

3V intermedioClicca sull’immagine per accedere alla mappa interattiva e tracciato GPS

Percorso alto

Presenta alcuni tratti di facile arrampicata, alcuni esposti e alcuni su terreno privo di tracce, richiede ottima esperienza di montagna. Sto rivedendolo con l’individuazione di alcune varianti non ufficiali che permettono di estendere al massimo la logica dello spartiacque, logica che era la base del mio progetto iniziale, quel progetto che mio padre trovò e trasformò in un dato di fatto.

Lunghezza (approssimativa) 134km
Dislivello totale (approssimativo) 8300m
Tempo di percorrenza (puro cammino) 49 ore e 30 minuti (in via di ricalcolo)

3V difficileClicca sull’immagine per accedere alla mappa interattiva e tracciato GPS


Vedi (e segui) la pagina del sentiero per altre informazioni.

Orgogliosamente Nudi 2014, la relazione finale


A chiusura di una stagione speciale non si può che pubblicare una relazione speciale: inauguriamo una (sperimentale) modalità in immagini e audio.

Tre le fonti di visualizzazione: Microsoft Office Mix, Youtube e Vimeo. La prima non è nidificabile ma permette una visione ad alta risoluzione e una gestione della presentazione a slide come se foste in PowerPoint, le altre due, nidificate, sono classici video ma con una risoluzione minore. In tutti e tre i casi il filmato dura circa venti minuti.

Office Mix (si verrà indirizzati a una pagina esterna)

Youtube

Vimeo

The Meandering Naturist

Traveling the world in search of naturist nirvana...

Interferenze

“Walk in the mashup side!"

Vita a Lou Don

Una borgata alpina con tre abitanti ma tante storie da raccontare

ARDRONINO

Quadricottero con Arduino

El eurociudadano nudista

... eta nik txoria nuen maite ...

mamá nudista

Vivencias y opiniones desde mi condición de mujer, madre, nudista y humana

Freekat2

Finding My Way, Trusting My Path, Sharing My Journey

MOUNTAIN SOUND

LA' DOVE VIVONO GLI ANIMALI - MATTIA DECIO PHOTOGRAPHER

nude races

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Fools Journal

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Ciao, mi chiamo Filippo, ho 6 mesi e faccio il blogger

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