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Reti sociali e nudo


Da esperto informatico e da attivo utente, ho vissuto in modo immersivo l’evoluzione delle reti sociali e il loro rapporto con la nudità, posso così parlarne con cognizione di causa.

Nei primi anni c’era un discreto spazio di manovra per chi, come me, lavorava (e lavora) alla rinormalizzazione della nudità, poi, nonostante l’ampliarsi degli utenti nudisti e la crescente accettazione del nudo sociale, è andato contro logica a ridursi. Nella prima metà degli anni 2010 solo Tumblr e Twitter restavano le uniche reti sociali che, con visione democraticamente naturale, consentivano la pubblicazione di fotografie di nudo, unica limitazione che queste non fossero utilizzate per l’avatar o il banner.

Ad un certo punto Tumblr cambia padroni e inizia a cambiare registro: in un primo momento con manica larga ma poi le maglie si stringono e Twitter rimane solo, diventando lo strumento basilare per la comunicazione nudista e la rinormalizzazione della nudità. Nel 2022, in un momento in cui si stanno ancor più evidenziando i segnali di una rinormalizzazione del nudo, improvvisamente quelli di Twitter, dopo aver creato una funzione che permette di dichiarare il contesto inadeguato delle immagini, iniziano a bloccare gli account nudisti rei di non usare questa fallace (si può attivare solo contestualmente alla pubblicazione dell’ immagine, non è applicabile a quanto già pubblicato, non è utilizzabile dai sistemi di pubblicazione automatica) funzione.

Ai primi di maggio, senza ammonimento, senza azioni provvisorie, senza nessun tipo di preavviso, accedendo a Twitter vedo un piccolo messaggio che velocemente appare e svanisce, con vari accessi riesco pian piano a leggerlo: “questa azione non è consentita, il tuo account è sospeso”. A seguire mi accorgo che non posso più operare: molte azioni non hanno seguito, alcune fanno riapaprire il fugace messaggio di cui sopra. Solo provando ad accedere dal telefono con l’apposita app riesco ad avere una spiegazione lievemente più precisa: “il tuo account è stato sospeso permanentemente”.

Personalmente, sebbene alla fine possa tranquillamente vivere senza reti sociali, anzi ci vivo anche meglio, comunque vedo questa cosa come una grande sconfitta non solo per il nudismo, non solo per la nudità sociale, ma anche per tutto il movimento della positività del corpo, del contrasto alle malattie di visione del corpo, quindi una sconfitta per la società intera e per la normalità.

Con tale anacronistico atteggiamento le reti sociali si alleano con l’ignoranza, il bigottismo e la pornografia (quest’ultima infatti prosegue indisturbata le sue pubblicazioni e i pornodipendenti sono sempre più attivi anche nell’aggredire gli account nudisti).

Le reti sociali, se fossero veramente sociali, dovrebbero invece sostenere ogni aspetto dell’evoluzione sociale invi compreso quello della nudità sociale, dovrebbero loro stesse perseguire la rinormalizzazione del mondo, la quale passa necessariamente dalla rinormalizzazione del nudo.

#rinormalizzailmondo

(hastag ormai inutile visto che solo io lo utilizzavo, altri l'avevano ripreso ma modificandolo, inopinatamente, in inglese, così come era già successo per altri miei hastag: #nudièmeglio e #nudiènormale). 

Quando il ridicolo sfiora l’assurdo e diviene sospetto


Dopo una settimana che, per varie ragoni, non entravo, oggi apro Twitter e… sospeso permanentemente!

Di per se la cosa è ridicola visto che il mondo volge inevitabilmente verso la sana rinormalizzazione della nudità, ma diviene anche sospetta (e assurda) considerando che da due mesi ero quotidianamento costretto a controllare e bloccare coloro che avevano iniziato a seguirmi dato che molti erano profili pornografici o comunque imperniati sul sesso, con tanto di foto esplicite a libero accesso. Un assedio che mi aveva indotto a rendere provvisoriamente privato il mio profilo: evidentemente ho dato fastidio a tali personaggi che, non potendomi più assillare, si sono accordati e mi hanno segnalato alla moderazione di Twitter.

Il bello e ancor più assurdo è che vedo mascherate foto che non contengono nudità, boh! In apparenza sembra nascosto anche il messaggio fissato che lamentava il cattivo utilizzo delle parole nudismo e naturismo e invitava le persone a non seguirmi se il loro intento era la pornografia, se così è ecco che il sospetto diviene ancor più forte.

Che dire, ancora una volta la pornografia vince sulla normalità del nudo!

Va beh, farò a meno anche di Twitter, ne guadagnerò in ore di libertà da dedicare a me stesso. Mi dispiace non poter nemmeno avvisare i tanti follower seri che mi seguivano, se qualcuno di loro mi legge saluto da qui e li invito a far girare notizia sperando che li possa risentire nei commenti di questo blog.

Ciao!

Nuda etichetta nuda delle reti sociali (e non solo)


In anni di presenza sulle reti sociali ne ho viste tante e ho potuto capire molto, altrettanto non sembra essere successo ad altri. Poi ci sono i costanti nuovi arrivi che, ovviamente, molte dinamiche ancora le ignorano e, purtroppo, spesso non si preoccupano di farsi una preventiva informazione, ma si buttano a capofitto nella mischia: ah, la buona vecchia regola che, per almeno in paio di mesi, imponeva di limitarsi a leggere prima d’iniziare a scrivere.

Attraverso una raccolta di miei tweet (alcuni invero per ora solo pensieri che forse non tweetterò) vediamo le principali questioni prendendo in considerazione uno degli aspetti più critici e vessati: i messaggi dei nudisti e dei naturisti.


N.B. Per la terminologia e le procedure farò riferimento alla rete sociale che utilizzo di più e che, pressoché unica, ammette post di nudo esplicito: Twitter.


Per undici anni sono state presenze molto occasionali, ora, dopo che i miei post sono stati ritwittati da chi non valuta i propri follower, mi trovo assediato da porno dipendenti ed esibizionisti e devo perdere il mio tempo libero per analizzare i nuovi arrivati: filtrate!

Non è solo un diritto ma è anche un dovere verso le persone di cui si ritwittano i messaggi e che compaiono nelle proprie foto: fare pulizia tra i propri follower. A tal ragione, quello che uno pubblica in bacheca, i suoi mi piace, chi segue e da chi si lascia seguire sono piena espressione della sua persona, quindi bastano e avanzano per valutare e, nel caso, bloccare.

Cosa hanno a che fare con nudismo, naturismo, normalizzazione del nudismo / naturismo, libertà, confidenza con il corpo e vita nella nudità i primissimi e primi piani di peni, vulve e sederi, le foto in pose attuate per accentrate l’attenzione su tali parti, quelle dei peni eretti e, candelina sulla torta, quelle di attività sessuali esplicite?

Un tempo anch’io pensavo che le bacheche nudiste potessero da sole redimere coloro che nel nudismo inopinatamente vedono e propongono una sola cosa: i genitali e il relativo utilizzo sessuale. Poi mi sono reso conto che non succede: inutile sperarci!

A tutti piace fare sesso eppure nessuno scrive sul suo profilo social sono un alpinista o adoro giocare a tennis o sono appassionato di auto e poi pubblica in gran misura, via quasi esclusiva o addirittura solo materiali pornografici o esibizionistici. Perché per il nudismo / naturismo dovrebbe valere un atteggiamento diverso?

Sapendo che sono parole chiave molto usate, c’è chi, sebbene ciò che vi pubblica sia di natura ben diversa, mette naturismo o nudismo nel proprio profilo social per veicolarci persone. Non è accettabile: non solo è un imbroglio ma è anche un atto vile e vigliacco che danneggia enormemente la reputazione di uno stile di vita educativo e rispettoso.

Gli argomenti evidenziati nel profilo non devono essere specchietti per allodole, devono essere quelli che sono poi effettivamente e principalmente trattati nella bacheca e nei mi piace: esibizionismo e pornografia non sono nudismo e naturismo!

La pornografia può apparire stimolante, invero è una brutta bestia: in un tempo più o meno breve rende sempre meno rispondenti alle normali situazioni sessuali arrivando al punto in cui ci si trova capaci di fare sesso solo con… le foto e manina propria!

La dipenzenza dal sesso è stata da tempo inserita dalla medicina tra le malattie mentali comportamentali vere e proprie: arriva a diventare talmente invadente dall’impedire qualsiasi altra attività, ivi comprese quelle necessarie alla sopravvivenza.

Ogni tanto leggo qualcuno che protesta contro la purezza nudista con affermazioni tipo “l’erezione è una funzione normale”. Verissimo, ma non per questo se ne deve fare l’unica ragione di vita e il principale argomento fotografico.

In venti anni di nudismo, con tanti eventi pieni di persone, mai ho avuto un’erezione e mai ne ho viste. Insulso e inopportuno nascondersi dietro la sua normalità per esibire erezioni, siano esse spontanee (molto raro) o, peggio, provocate.

Cosa può interessare di una bacheca realmente nudista a chi pubblica materiale pornografico o esibizionistico? Perché sono così interessati a seguirle, anzi assediarle? Beh: la reputazione data dal seguire dati profili o un gran numero di persone, la possibilità di prelevare foto per utilizzi impropri, o, più semplicemente, il piacere di distruggerne la reputazione.

Fatevene una ragione: eccitarsi per la visione di un corpo nudo in un contesto non sessuale è tutt’altro che naturale e normale. Se succede è perché su quel corpo avete attivato e riversato la vostra fantasia più o meno perversa!

Eccitarsi e masturbarsi con le foto che altri pubblicano per scopi ben diversi (e ben più socialmente elevati) è a tutti gli effetti violenza sessuale.

Sono anni che sei sul social, hai un nome indecifrabile, sei senza foto, non hai contenuti o, al massimo, pochissimi “mi piace”, che ci fai sul social? Uhm, forse sei un bot? Ciao, ciao!

Coerenza: se la tua bacheca è segretata, tu, prima di seguire altri, devi da loro farti identificare, in alternativa segui solo coloro che ti conoscono di persona (ovviamente dopo averli avvisati). Capisco che ci possano essere dei motivi validi per farlo, ma, come sempre, per colpa di alcuni ci rimettono tutti: assolutamente corretto rimuovere costoro dai propri follower.

Fatta salva specifica dichiarazione, la pubblicazione dei materiali (testi, foto, ecc) su blog e reti sociali non corrisponde alla rinuncia al diritto d’autore e non li rende liberamente prelevabili. Poco importa che i legittimi proprietari se ne accorgano o meno, prelevare, senza preventiva ed esplicita autorizzazione, tale materiale potrebbe, specie se si ripubblica senza citare la fonte, essere un’illecito o addirittura un reato: appropriazione indebita e / o violazione del diritto d’autore. (Dario Banfi “Immagini digitali online: non posso fare ciò che mi pare con le foto su Facebook o Google Images”)


Buona permanenza sulle reti sociali!

Reti sociali, nudismo e… pulizia dei follower


Mi scuso se quanto segue non è curatissimo nell’aspetto sintattico e discorsivo, ma non è agevole scrivere con una mano sola e i tempi si allungano parecchio mentre voglio uscire con questo articolo nel momento stesso in cui la questione risulta ancora calda.


Photo by Matilda Wormwood on Pexels.com

I detti lo recitano, “Il mondo è bello perché è vario” oppure, traducendo dal dialetto bresciano, “Tante menti, tante teste”. Infatti su ogni argomento le opinioni sono sempre varie, spesso anche divergenti, talvolta persino contraddittorie. Uno degli argomenti che, specie nel contesto del nudismo, torna periodicamente alla ribalta a scaldare gli animi è la pulizia, mediante blocco (non parlo in questa sede di segnalazioni), costante (eseguita in tempo reale alla richiesta) o periodica (eseguita periodicamente sulla lista esistente) dei propri follower sulle reti sociali: chi è contro la ritiene azione discriminatoria, chi è a favore la ritiene assolutamente necessaria, nel mezzo varie posizioni.


Io penso che, quantomeno nello specifico dei profili nudisti, sia operazione ingiusta ma anche lecita, addirittura doverosa e, purtroppo, allo stato attuale delle cose necessaria.


Ingiusta perché è sostanzialmente scorretto valutare le persone dal loro profilo sulle reti sociali e perché impedisce il dialogo con le persone, un dialogo attraverso il quale tutte le parti hanno, almeno a livello potenziale (e, purtroppo, oggi, pur con tutta la nostra disponibilità e pazienza, troppo spesso a tale livello resta), l’opportunità di crescere.

Lecita perché la bacheca di un profilo sulle reti sociali è da assimilarsi alla casa del titolare di quel profilo e questi ha pertanto il diritto di scegliere chi possa restarci dentro (visto che in molti casi l’ingresso è, purtroppo, libero) e chi no.

Doverosa perché il titolare di un profilo ha il dovere di proteggere coloro che lo seguono, i loro messaggi e, in particolare, le loro foto: chiunque sia tra i follower del profilo può ricondividere questo materiale e farlo uscire dal contesto in cui è stato inizialmente prodotto.

Purtroppo necessaria perché molti di coloro che fraintendono, in un modo (invito alla condivisione sessuale) o nell’altro (esibizionismo, offesa al pudore, provocazione), il nudismo sono particolarmente aggressivi e poco disposti al dialogo e al rispetto, in particolare:
1 – coloro che osteggiano il nudismo si attaccano ad ogni minima cosa per screditarci, quindi analizzano i nostri profili, le nostre bacheche e i nostri follower per poterci collegare alle attività sessuali e contestare la purezza delle nostre intenzioni, e basta un solo follower fuori luogo per scatenare l’aggressione;
2 -‘molti di coloro che si interessano solo al sesso non hanno nessun riguardo per gli altri e, pertanto, non solo pubblicano in risposta ai nostri post commenti e immagini a carattere prettamente e violentemente sessuale, ma attraverso il nostro profilo catturano altre persona da visionare, seguire e aggredire (io, che in tanti anni ho dovuto gestire non più di una decina di pornografi, mi sono recentemente trovato, per aver messo una mia foto di nudo in commento ad un post di una nudista che, presumibilmente, è tra coloro che non filtrano i follower, a gestirne una cinquantina in una sola settimana).

Alcuni oppongono il fatto che le reti sociali esistono proprio per condividere e se pubblichi qualcosa lo sai che può girare il mondo. Si vero, ma mi aspetto anche che non vengano più o meno artificiosamente alterate le mie intenzioni, non venga alterata la destinazione d’uso, venga diligentemente rispettata la mia dignità.

Alcuni obiettano che ci sono altre opzioni per limitare l’aggressione, ma si torna al solito punto già tanto dibattuto parlando in generale della violenza sessuale: perché mai dev’essere la potenziale vittima a limitare la propria libertà d’azione?

Si devono punire sempre e solo i colpevoli, mai le vittime!

Rispetto per il nudo semplice, naturale, decontestualizzato; rispetto per le persone che lo condividono!

Come ti destabilizzo un sistema restando nell’ombra


Photo by cottonbro on Pexels.com
  • Con la scusa di affidargli la gestione della mia comunicazione, assumo un esperto di comunicazione sulle reti sociali.
  • Con l’aiuto di questo esperto faccio, in modo riservato, formazione sulla comunicazione per mezzo delle reti sociali a un primo (piccolo) numero di miei collaboratori / attivisti / seguaci.
  • Ognuna di queste persone inizia ad operare, con basso profilo, sulle reti sociali con l’obiettivo specifico di ottenere un certo seguito.
  • Sfruttando il fatto che i seguaci così ottenuti leggeranno quasi solo quanto pubblicato dalla rete così generata e di sicuro solo quanto conforme al pensiero in loro inculcato, s’inizia ad alzare il profilo dei messaggi al fine di condizionare e istruire i seguaci ad un certo sistema di fare messaggi.
  • Inconsciamente addestrati e debitamente condizionati, questo secondo livello della rete di seguaci è pronta a generare in autonomia nuovi messaggi ad ogni mio subliminale incitamento, ad esempio dichiarazioni da me rilasciate in convegni e interviste.
  • Quando la rete diviene efficace, inizio a farmi più presente sulla scena pubblica e in ogni occasione ripeto all’ossessione gli stessi concetti, con debita faccia tosta cambio alternativamente pareri e smentisco di aver detto quello che ho detto, sposto continuamente il fulcro della mia azione mediatica in modo da mantenere attivi più fronti di attacco, diffondo mezze verità o delle vere e proprie falsità, creo ad arte timori e paure socio-politiche dando loro le soluzioni che più mi fanno comodo, creo dipendenza dalle mie opinioni.
  • La rete dei seguaci, sempre più estesa e violenta, diffonderà meccanicamente le mie affermazioni rielaborandole a modo proprio e rendendole di fatto distaccate da me stesso.
  • Bingo! Sebbene siano le mia parole a provocarli, seppure materialmente sostengano la mia posizione, anche se fanno comodo alla mia causa, ecco nonostante tutto questo nessuno può incolparmi dei messaggi che girano, del linguaggio utilizzato all’interno degli stessi e della modalità con cui vengono fatti girare.

Governo del #coronavirus


Media, governatori, sindaci, singole persone, molti sono ancora coloro che stanno pubblicando osservazioni critiche sull’operato del governo in riferimento alla gestione della situazione provocata dal virus SARS-CoV-2, sostanzialmente lo si accusa di aver creato confusione emanando decreti poco chiari.

Non vedo dove sia la poca chiarezza nel “sono vietati tutti gli spostamenti non indispensabili: state a casa” e comunque, signori miei, il governo sta operando secondo quello che, dal secondo dopoguerra a oggi, è stata ed è la consuetudine legislativo-governativa: dare linee guida, che vanno poi, a cure delle istituzioni locali politiche e giuridiche, adattate ai mille e mille casi diversi. Se proprio proprio, possiamo osservare che sta venendo fuori tutta la debolezza di questo sistema, uno dei pochi, o forse l’unico, dove le sentenze non facciano legge, obbligando la parte legislativa ad emanare leggi per ogni minima questione.

Prima governatori e sindaci si ribellano al decreto perchè il governo non può decidere in modo univoco per tutta l’Italia, poi sempre governtori e sidaci chiedono al governo d’essere molto più rigido, in mezzo tutto le critiche di cui sopra. E cavolo, è questo a creare confusione: i mille articoli dei media che affermano cose anche contradditorie tra loro, talvolta persino all’interno dello stesso articoli; la pubblicazione di notizie sui decreti ancora prima che questi venissero emanati; la risonanza data da alcuni giornalisti alle notizie false, da loro prese e spacciate per vere; l’opinionismo costante e continuo; l’idividualismo italiano.

No signori, no, non è il governo a creare confusione, siete voi, voi che, pure in questo momento alquanto critico, non siete capaci di rinunciare al diritto d’opinione, non siete capaci di mettere la vostra voce a disposizione del governo, di sostenerlo, di aiutarlo nel suo ingrato compito, di fare chiarezza ove questa (comprensibilmente e, come sopra spiegato, convenzionalmente) viene a mancare .

No signori, no, la confusione non è il governo a farla, è l’opinionismo. In questo momento le opinioni personali lasciamole nel cassetto e vediamo di affrontare ciò che veramente va affrontato: il contenimento della pandemia.

State a casa, stiamo a casa, le cose indispensabili sono veramente poche, vogliono essere largo e dico il cinque percento di quello che facciamo, giusto andare a fare la spesa (e in una sola persona, non l’intera famiglia). Andare a fare la passeggiata quotidiana, andare a correre, farsi un’escursione in montagna, fare colazione al bar, mangiare al ristorante o in pizzeria, andarsi a comprare gli integratori, l’acquisto di medicinali da banco, le cene in compagnia e via dicendo sono tutte cose utili ma non indispensabili, possiamo farne a meno: l’allenamento potete farlo in casa, la boccata d’aria potete prenderla alla finestra di casa, la montagna potete guardarla nelle foto o nei vostri ricordi (ottimo allenamento al rilassamento), senza integratori non morite (mentre la CoVid19 si che può ammazzarvi), gli amici li potete vedere e salutare con le varie app di messaggistica e videoconferenza e così via.

#iorestoacasa

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