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Blog, commenti e rispetto


Un blog non è un forum, un blog è un ambiente di lettura, un luogo dove qualcuno scrive e altri leggono, un luogo dove il più delle volte chi scrive e chi amministra non lo fanno per lavoro, non ci guadagnano nulla, anzi ci spendono, spendono tempo e denaro, il loro tempo e il loro denaro.

Un blog è un luogo dove chi legge deve portare rispetto verso chi scrive e verso gli altri lettori, dove chi legge, pertanto non può monopolizzare la sezione commenti e la disponibilità del blogger, deve lasciare spazio a tutti, deve capire che i commenti non sono abilitati per permettere al lettore di dare sfogo alla propria voglia di potere o sete di visibilità, i commenti servono a creare coinvolgimento, servono per lasciare un breve appunto del proprio passaggio, per dare un positivo contributo al lavoro del blogger, al limite anche per fare osservazioni a patto che siano costruttive, contenute e limitate.

Visto che c’è chi non è cosciente di quanto sopra, c’è chi abusa del mio tempo e della mia disponibilità e non lo fa per crescere ma solo ed unicamente per imporre le proprie visioni rigettando ogni controdeduzione, rifiutando a priori la possibilità d’essere in errore, agendo da muro di gomma, arrivando a pretendere di dettare legge, d’insegnare a chi ha ben più esperienza e pratica di lui, ecco visto tutto questo, e altro ancora, mio malgrado, così come già fatto da molti altri e in alcuni casi fin dalla nascita del blog, mi vedo costretto a rimuovere la possibilità di commentare pagine e articoli, resta abilitata (per ora) sui vecchi articoli in quanto non c’è una funzione cumulativa e sono tanti per bloccarli uno a uno, è chiaro che ogni commento irrispettoso, inutile, non coerente e che contravviene alle re3gole su esposte verrà rimosso senza appello.

Profondamente dispiaciuto ma, dopo anni e anni passati a farlo e nei più disparati contesti e ambienti, reali e virtuali, ora non ho più ne tempo ne voglia di gestire tali situazioni. Magari quando sarò in pensione!

Veri amici


I veri amici sono quelli con cui puoi anche litigare ma dopo un secondo è tutto come prima.

backlit dawn foggy friendship

Photo by Helena Lopes on Pexels.com

“Me Too” ovvero Società & Cultura


Me Too e gli altri movimenti contro la violenza sessuale sono iniziative lodevoli e assolutamente da sostenere, hanno sicuramente la forza per generare l’indispensabile cambiamento sociale a livello giuridico e legislativo, devo però andare oltre se vogliono ottenere quel cambiamento culturale indispensabile alla rimozione del problema, se vogliono prevenire piuttosto che limitarsi a curare hanno una sola opzione possibile: allearsi alla comunità nudista e aiutarla nel ripristino della normalità del nudo!

#nudièrispetto #nudièsolidarietà #nudièparità quindi…

#nudiènormale #nudièmeglio

Educare al rispetto



Si parla molto di educare al rispetto della donna e delle differenze, ma come si fa a farlo in una società che promuove il fastidio per il corpo e obbliga a nasconderlo? Per educare al rispetto e necessario educare al nudo sociale!


Due pesi due misure


Ormai sono discorsi che ho fatto più volte, discorsi sui quali avevo deciso di non ritornare più, ma l’evidenza dei fatti, nella fattispecie l’ultimo articolo di Lacquaniti “Messaggio in occasione del Festival nazionale naturista”, m’induce a riscriverci sopra.

Prendiamo certamente nota dell’impegno di Lacquaniti in relazione alla causa nudista, ho anche avuto modo di parlarne personalmente con lui in passato, e lo ringraziamo vivamente per questo. Siamo dispiaciuti del suo abbandono ma ne comprendiamo benissimo le motivazioni. Nel contempo rileviamo alcuni passaggi che, insieme a tanti altri segnali, dimostrano quanto ancora ci sia da lavorare affinché si formi una vera cultura nudista, affinché si torni a quella semplice visione del nudo propria della natura e propria delle genti fino a non molti secoli addietro.

  • Naturismo uguale amore per la natura, poco importa quello che abbia deciso una certa piccola comunità di persone pochi decenni fa, per molte persone il naturismo è e rimane l’amore per la natura e non il mettersi a nudo, che per loro è invece nudismo. Usare il termine di naturismo equivale ad una mancata consegna del messaggio o, peggio, a trasmettere un messaggio di vergogna e… “se persino loro hanno vergogna di parlarne, perché mai dovremmo noi anche solo interessarci alla cosa?”.
  • Naturismo e nudismo sono termini che evocano l’esistenza di una contrapposizione tra abitudini, quella dello stare vestiti (tessilismo) e quella dello stare nudi (naturismo o nudismo), evocare una contrapposizione significa alzare o far alzare delle barriere, sarebbe opportuno andare oltre e parlare delle attività che si fanno (nuotare, camminare, escursionismo, immersione, giocare a pallavolo, eccetera) senza ribadirne lo stato in cui si fanno se non attraverso piccoli riferimenti interni ai discorsi e/o le immagini delle stesse (e qui si facciano esame coloro che promuovono la necessità di non pubblicare immagini di nudo: stanno solo danneggiando la salubrità del nudo).
  • È incongruente palare di “naturismo è un movimento nato in opposizione al degrado della vita urbana, che persegue la vita all’aria aperta in armonia con la natura, quasi in sua simbiosi, nel rispetto della persona e dell’ambiente circostante, dove la nudità condivisa permette un sano sviluppo della salute fisica e mentale” e poi aggiungere “a favorire, mediante l’adozione di apposite iniziative di competenza, la pratica del naturismo disciplinando l’individuazione di apposite aree da destinare a campi naturisti per un utilizzo di tipo turistico-ricettivo: se una cosa è sana ed educativa non può essere contemporaneamente isolata in specifici e limitati contesti ambienti; se una cosa va limitata all’interno di aree e campi è evidente che la si ritiene malsana e poco educativa. Insomma il classico colpo al cerchio e uno alla botta e il mettere il piede in due scarpe sono atteggiamenti che soddisfano nessuno.
  • Siamo sicuri che basti una legge per convincere gli imprenditori ad aprire centri nudisti? Se osserviamo quanto avvenuto nelle regioni che la legge l’hanno già approvata e promulgata direi che la risposta dev’essere senz’ombra di dubbio un bel no! Materialmente in Italia nulla vieta di aprire un contesto privato (perchè tale è e sarebbe un villaggio nudista) dove sia possibile stare nudi eppure pochissimi l’hanno fatto e tra questi pochi ultimamente alcuni hanno fatto marcia indietro, perché? Cosa mai possiamo offrire al turista che vuole stare nudo? Possiamo essere competitivi coi vicini paesi dove il nudo può essere portato ben oltre le pochissime centinaia di metri di un’area nudista italiana? Sono stato in Corsica e avevo 4 km di spiaggia su cui camminare nudo, amici sono stati in Spagna e nudi potevano starci pressoché ovunque. Il turista nudista vuol stare a nudo il più a lungo possibile, mai accetterà di doversi continuamente rivestire per potersi spostare dall’alloggio alla spiaggia, dalla spiaggia al bar, dal bar al negozio e via dicendo!
  • Come sempre appare che in Italia senza leggi ad hoc nulla possa essere fatto, siamo in assoluto il paese al monto che ha più leggi e, nel contempo, quello in cui più manca la certezza legislativa e giuridica, che forse sia questo il problema? Ci sta bene che le leggi debbano essere il più generiche possibile, ma deve seguire che le sentenze facciano legge, troppo comodo che i giudici, in particolare quelli della Cassazione, possano sconfessarsi palesemente e giustificarsi con “ogni caso fa a sé”: i casi faranno a sè, ma la logica no, la regola (e la logica) del diritto non può fare a sé!
  • Bene, benissimo parlare di turismo, ma il nudismo va ben oltre, il nudismo è uno stile di vita e a questo ad oggi nessuno ancora ha pensato, anzi, si propongono leggi che, più o meno esplicitamente, più o meno volutamente, negano la possibilità di vivere nudi fuori dal limitatissimo contesto privato.
  • Concludiamo con la classica chicca presente in tutte le proposte di legge in merito al nudismo, portata avanti da tutti i proponenti di tali leggi, utilizzata come il prezzemolo da tutti coloro che avanzano netta opposizione al nudo sociale, purtroppo propagandata anche da molti nudisti e, ancora peggio, da certi rappresentanti del nudismo, oops, naturismo visto che questi ultimi così amano dire… “Nel rispetto di coloro che la pensano diversamente”. È la solita manfrina, una manfrina che pare esistere solo per il nudo: nessuna legge chiede il rispetto di chi non sopporta il crocifisso appeso in ogni dove; nessuna legge chiede il rispetto di chi desidera non essere costretto a sentire le messe trasmesse da potenti casse audio appese fuori dalle chiese; nessuna legge chiede il rispetto di chi non sopporta la vista dei tatuaggi o dei piercing; tanto per fare solo alcuni esempi, ma si potrebbe andare avanti molto a lungo. È innegabile: logica vuole che se un qualcosa infastidisce qualcuno, ma non gli apporta lesioni fisiche o danni economici, sia questo qualcuno a risolversi il suo problema, vuoi abituandosi a quanto lo infastidisce, vuoi evitando di mettersi nelle condizioni di dover subire il fastidio; mai, però, costui può pretendere che sia l’altro a doversi adeguare al suo fastidio. Così, infatti, seppur tra difficoltà e opposizioni più o meno grandi, è avvenuto o sta avvenendo per l’omosessualità e i matrimoni tra pari sesso, per l’emancipazione femminile, le minigonne e la contraccezione, per la sessualità e la convivenza, per gli uomini rasati a zero o/e depilati, per i tatuaggi e i piercing, per i diritti dei cani e degli altri animali in genere, per l’ecologia e il rispetto ambientale, per la società globale e l’integrazione razziale, per tante, tantissime altre cose. Così hanno ragionato gli amministratori della metropoli di New York: le donne possono stare a petto nudo ogni dove lo possano fare gli uomini, senza limiti, senza restrizioni, senza preoccuparsi del fastidio che i presenti possano più o meno provare. Così, però, non è avvenuto e non sta avvenendo per il nudismo: nonostante l’indubbia accettazione della maggioranza, la società, nei suoi rappresentanti e nelle sue istituzioni, eleva il fastidio del nudo, documentato disturbo psicologico (“gymnofobia” o “nudofobia”), a status sociale di norma, vietando il nudismo o imponendone la ghettizzazione.

Secondo ragione le cose andrebbero sempre pesate nello stesso identico modo e le valutazioni dovrebbero sempre essere concordanti. In pratica, invece, dobbiamo rilevare che si tende a pesare con più pesi e più misure, adottando di volta in volta quelli più consoni alla propria opportunità e/ o ai propri condizionamenti. Questo se è accettabile, pur restando comunque non condivisibile, nella gente per così dire comune, non lo è per chi rappresenta a livello istituzionale la società.

Nudo libero sempre, comunque e ovunque, questa è l’unica legge che serve e che si può onestamente promuovere e accettare, tutto il resto è fuffa!

#nudièmeglio

 

Rispetto e turbamento


Atto 1

Qualche giorno addietro un tweet ha casualmente attirato la mia attenzione, mi è difficile dire il perché: contesto e titolo sono ormai lontani dalla mia vita, d’altra parte l’hanno riempita in modo stabile per ben trent’anni. Tant’è, sono andato a leggermi l’articolo e… dopo le prime righe qualcosa, forse un presentimento, mi ha convinto ad andare avanti, poco dopo ecco una parolina che mi coinvolge e mi cattura, nudisti, a quel punto vado fino in fondo e quello che leggo mi turba. La faccio breve, l’articolo in questione (che invito a leggere: “I peccati di Sasso Scritto”) è il racconto denuncia di uno scalatore fermato dalle forze dell’ordine in seguito al suo lavoro di chiodatura e pulizia su di una parete che sovrasta una spiaggia livornese. E allora? Capita che sulla spiaggia in questione sia abituale stare nudi e tale rocciatore, sulla base di pure illazioni, accusa i nudisti di averlo denunciato alle forze dell’ordine e si lamenta che queste se la siano prese con lui anziché con i nudisti (evidenzio qui che se, come meglio chiarirò in seguito, il nudo in Italia è (in)formalmente legale, l’alterazione del territorio fatta senza autorizzazione è un reato e che le operazioni di disgaggio possono essere eseguite solo da persone all’uopo autorizzate e solo dopo aver messo in atto tutte le necessarie misure di sicurezza, ad esempio il transennamento della zona sottostante).

Atto 2

Ieri sera controllando i dati di accesso al blog scopro che c’è un forte afflusso da un sito che nulla ha a che vedere con il nudo e il nudismo, clicco sul link e mi trovo all’interno di un tema di forum dove, pur senza leggermelo per intero, comprendo che alcune persone avevano intavolato la solita diatriba pro e contro il nudismo e una di quelle a favore, che ovviamente ringrazio per la pubblicità fattami e per l’importanza assegnatami, aveva linkato Mondo Nudo come fonte per farsi un’idea più ampia e precisa sull’argomento. Trovo un’unica risposta al link: “ho letto solo la home ma ho subito trovato qualcosa che mi disturba, è irriverente definire inutili i tabù e assurdi i condizionamenti, lo saranno per voi ma non lo sono per me” (anche qui una precisazione mi scappa: bravo, magari era meglio se ti leggevi anche qualcosa di più prima di tirare conclusioni).

Atto 3

Al fatto 1 ho risposto direttamente commentando l’articolo, poi non ho più avuto tempo di seguire l’evoluzione delle cose e ora preferisco rubare agli altri impegni due orette per scrivere questo articolo piuttosto che per ricercare quell’altro e imbarcarmi in una diatriba che ritengo vada affrontata e risolta da chi vi è direttamente coinvolto, i nudisti che frequentano quella spiaggia (per facilitare la cosa ho pubblicato un tema sul forum de iNudisti). Una diatriba che durerebbe sicuramente a lungo, mentre nei prossimi giorni sarò impossibilitato a seguire facendo più male che bene alla causa del nudo sociale.

Al fatto 2 per rispondere direttamente avrei dovuto registrarmi al forum, un forum dai contenuti che sono tutto sommato lontani dalla mia sfera d’interesse, un forum che poi abbandonerei così come è già successo per altri: già faccio fatica a seguire quelli che mi riguardano da vicino, figuriamoci altri. Così, amando comunque dare risposte, ne traggo spunto per questo articolo.

Rispetto e turbamento

Ci sono argomenti che chi vuole osteggiare il nudismo mette spesso, per non dire sempre, in campo, uno è quello dei bambini, un altro è quello della legge, altro ancora quello del rispetto. Analogamente viene fatto con gli schemi dialettici, quegli schemi tanto cari a certa politica, quegli schemi che mi ricordano i militanti delle brigate degli anni settanta e ottanta (rosse o nere che siano): un colpo alla botte e uno al cerchio, l’estrazione della singola parola da un lungo discorso, la decontestualizzazione, la lettura del pensiero, il ribaltone e così via.

Indubbiamente la colpa non è tutta di chi osteggia il nudo: dopo un florido e coraggioso avvio, il nudismo italiano (ma, per inciso, anche quello di molti altri paesi del mondo) si è andato trincerando in se stesso nascondendosi dietro un termine decontestualizzante e deviante (naturismo); alcuni, per non dire molti, naturisti, elevandosi al rango dei puristi del nudo, fanno disinformazione definendo i nudisti come persone che si spogliano solo per finalità sessuali; i nudisti piuttosto che parlare di loro preferiscono parlare dei guardoni e delle attività sessuali che si sono sviluppate intorno e talvolta dentro alcune spiagge nudiste; la nudità rende più intraprendenti i “maiali” e li fa diventare più visibili. Dobbiamo per altro osservare che: sono sempre più numerosi coloro che escono allo scoperto e intraprendono la strada del nudo come normalità; che nudisti materialmente e indiscutibilmente lo sono anche coloro che si definiscono naturisti; che la comunicazione è una fine arte che pochi dispongono in maniera innata e non a tutti è dato modo e tempo per affinarla; che i “maiali” raramente sono nudisti (essere nudi per qualche minuto non ti fa un nudista); che i cosiddetti “maiali” in realtà sono solo delle vittime di una società che ha censurato il corpo umano e certe sue naturali azioni; che tali vittime si portano e manifestano le loro turbe anche in ambito tessile. Insomma, possiamo ben dire che chi osteggia il nudismo guarda più la pagliuzza nell’occhio altrui che il tronco nel proprio: Mondo Nudo ha ampiamente dimostrato che tali fatti avvengono anche e di più fuori dalle spiagge dove vige la regola del nudo (vedi qui).

In merito agli schemi dialettici possiamo osservare che, se non nascondono la precisa volontà di alterare il dialogo, di certo nascondono l’incapacità di reperire argomentazioni valide, attenzione, non perché ci sia una difficoltà intellettiva, non mi permetterei mai di fare un’affermazione del genere, ma solo perché è materialmente impossibile trovare argomentazioni inopinabili a sostegno dell’opposizione alla nudità sociale: ogni motivazione che si può addurre è viziata in partenza e, più o meno consciamente, tutti se ne rendono conto.

  • Bambini: è facile dimostrare che si trovano a loro agio nella nudità, lo si vede ogni estate su ogni spiaggia, ed è altrettanto facile dimostrare che sono assolutamente indifferenti al nudo altrui, basta vedere quello che capita quando una famiglia entra casualmente a contatto con delle persone nude, basta osservare i bambini che senza timori giocano ai margini tra area tessile e area nudista, lo si vede nelle spiagge e nei villaggi nudisti.
  • Legge: qui le cose vanno differenziate nazione per nazione e in alcuni casi è vero che la legge punisce il nudo pubblico (in alcuni anche quello privato e questo la dice lunga sul valore assoluto che possono avere le leggi di stato), ma in altri no, ad esempio in Spagna lo consente esplicitamente e pressoché ovunque, in Germania non esiste una legge specifica e sono le persone a ritenere per la massima parte normale il nudo anche nei contesti sociali, in Francia basta che il proprio atteggiamento non sia riconducibile all’esibizione sessuale (purtroppo cosa non sempre facile da dimostrare); veniamo all’Italia, in Italia la legge materialmente ignora completamente la nudità, si limita a formulare il reato per atti osceni in luogo pubblico e quello per atti contrati alla pubblica decenza, lasciando al giudice facoltà di stabilire se i fatti contestati rientrino in una o l’altra delle due fattispecie, i giudici, però, ormai da diversi anni (dal 2000) hanno preso atto del cambiamento morale della società escludendo il nudo sicuramente dal primo contesto ma in dati casi (ovviamente nelle zone più o meno ufficialmente deputate al nudo, poi anche in quelle dove da anni il nudo è consuetudine e infine, sebbene non all’unanimità, nelle zone recondite, isolate, poco frequentate, di difficile accesso, al momento deserte) anche dal secondo.
  • Rispetto: parola usata troppo spesso e senza cognizione di causa, usata a senso unico in funzione del proprio unico interesse, senza mai guardare al contesto sociale dove se è ben vero che la libertà di uno finisce dove inizia quello dell’altro è altrettanto vero che quella dell’altro inizia dove finisce quella del primo, è altrettanto vero che ambedue le formulazioni vadano sempre invocate a doppia via, ovvero mettendo ogni contendente sia nella posizione dell’uno che in quella dell’altro; ancor di più, il conflitto dei diritti è un contesto logico, ben diverso da un conflitto matematico, raramente i due fattori hanno lo stesso peso e, pertanto, bisogna considerare quale delle parti viene ad essere maggiormente discriminata da una data decisione, quale delle parti vede più profondamente impedito il suo volere, quale delle parti subisce reale impedimento o reale danno, evidente che nell’imposizione dell’abbigliarsi (ovvero nella negazione del nudo) la parte più discriminata, la più impedita, la più danneggiata sia sicuramente quella del nudo: il vestito deve solo volgere lo sguardo per non vedere il nudo, oppure deve solo sopportare per un poco il suo fastidio e lasciarsi andare, basteranno pochi minuti per superarlo; il nudo deve totalitariamente rinunciare al nudo.
  • Pubblicità ToscaniTabù: si vero, per alcuni sono utili, così come per alcuni è utile la guerra, per alcuni è utile mangiarsi le unghie, per alcuni è utile la burocrazia, per alcuni è utile farsi quelle che vengono comunemente chiamate “seghe mentali” e via dicendo. Sono gli psicologi stessi a definire inutili i tabù, certo non sono tutti d’accordo, ma quando mai tutti sono d’accordo?
  • Irriverenza delle affermazioni: esiste la libertà di pensiero, come pure quella di espressione, pertanto, visto che non offendo nessuno, sono libero di ritenere, dire e scrivere, così come fanno tanti altri, che i tabù sono inutili; non giudico le persone che li manifestano (tant’è che da sempre promuovo e organizzo attività fatte nella regola dei vestiti facoltativi: ognuno libero di vestirsi e spogliarsi a proprio sentimento… bastava leggere più del pezzettino in home page per comprenderlo), giudico solo l’entità “tabù”.
  • Condizionamenti: inutile offendersi, inutile manifestare dissenso, siamo tuti condizionati, volenti o nolenti gran parte di, per non dire tutto, quello che pensiamo e quello che facciamo sono solo in apparenza frutto della nostra sola volontà; ancora una volta non giudico le persone, giudico solo e soltanto l’entità “condizionamento” che nel caso del nudo e indubbiamente assurda: nasciamo nudi, per alcuni anni cresciamo nudi, la natura è nuda, accettiamo che animali nudi ci circondino, apprezziamo quadri e statue di nudo, ignoriamo quanto possiamo facilmente immaginare sotto un costume o un vestito attillato, perché mai dobbiamo farci turbare dagli ultimi centimetri di pelle? perché sono gli organi dell’attività sessuale, risponderete voi, certo, vero, ma lo sono anche la bocca, gli occhi, le mani, i piedi, la testa, il viso, le gambe, le braccia, la mente, il pensiero.
  • Turbamento: già, il turbamento lo tirano in ballo sempre quelli che vogliono osteggiare il nudo e invece lo provano anche quelli che al nudo sono tornati, turbati dai vestiti, turbati dai ragionamenti oppositivi, turbati dall’incomprensione, turbati da chi parla senza conoscenza, si ma… ma il turbamento dei nudi non conta!

Vestiti è bello, nudi è meglio, ognuno libero di fare come meglio crede, sempre, ovunque e comunque, questo e solo questo è rispetto!

Sessismo sociale… #nudièmeglio


Mentre la televisione ne parlava e ne trasmetteva le immagini, parlavo con “mia” (virgolettato per rimuovere dal termine quel sentore possessivo che viene spesso utilizzato per costruire strumentali destrutturazioni dei discorsi) moglie dello sciopero di ieri, quello delle donne, all’improvviso, per quelle strane strade che vengono percorse dalla mente radiale di chi usa abbondantemente le mappe mentali, una folgorazione: quanto è sessista lo sport, perché si perpetua ancora la svilente abitudine di separare la classifica tra maschi e femmine? Sono assolutamente convinto che in assenza di tale ormai obsoleta distinzione si potrebbero osservare risultati strabilianti.

Poi il discorso si è allargato…

Oggi si parla tanto di abolire il sessismo, figure più o meno rilevanti della società, dell’economia, dell’industria, della politica, dei governi manifestano l’appoggio a tale campagna e poi… poi per convenienza socio-politica si supportano atteggiamenti che differenziano ancor più l’uomo dalla donna discriminando quest’ultima (vedi, ad esempio, la, certamente complessa ma non per questo meno sessista, questione del velo imposto alle donne, e solo a loro, da certe religioni ed estremizzato dagli integralismi pseudo religiosi), ma soprattutto poi nulla viene fatto per eliminare quei tanti micro aspetti sessisti presenti nella società, ad esempio bagni e spogliatoi separati in scuole e centri sportivi, che proprio perché micro si insinuano più facilmente nel costume sociale condizionandolo ad una visione sessista.

Il sessismo va rimosso alla radice abituando i nostri ragazzi alla condivisione pacifica degli stessi spazi anche per quanto riguarda quelle situazioni in cui ci si potrebbe trovare parzialmente o totalmente nudi, di più, va proprio incentivata la nudità, sia essa intesa come momento privato che come momento conviviale, vanno del tutto eliminati i vani individuali presenti negli spogliatoi, va incentivato il cambiarsi pubblicamente, vanno rimossi i divieti (comparsi da qualche anno in piscine e palestre) al farsi la doccia nudi, vanno organizzati incontri sociali dove l’abbigliamento sia del tutto facoltativo e magari anche alcuni dove il nudo sia obbligatorio, va ripristinata l’antica abitudine dello sport in nudità.

Il nudo è l’arma più potente contro il sessismo: solo se nudi siamo tutti uguali, solo se nudi impariamo il più profondo reciproco rispetto, solo nella nudità sociale si debellano i vari stereotipi di genere, solo in una società nuda si può trovare quella sicurezza globale che era una delle voci in causa nello sciopero di ieri, solo una società nuda è priva di quegli stimoli che inducono atteggiamenti deviati e in primis la violenza sessuale. Solo in una società nuda!

Vestiti è bello, Nudi è meglio!

#nudièmeglio

Tutorial verso l’8 Marzo di M^C^O


Mondo Nudo è sempre presente ogni qualvolta ci sia da educare al rispetto e all’uguaglianza sociale. Anche in questo caso scendiamo in prima linea.

Una società civile deve rigettare ogni tentativo di imporre limiti d’azione sulla base di un presunto impedimento di pensiero. L’autodeterminazione, l’eutanasia, l’orientamento sessuale, la condanna del violento, il nudo, l’equità sociale, le famiglie omosessuali e via dicendo mai potranno limitare o negare l’altrui libertà, sia essa di pensiero che d’azione, mentre la loro negazione sempre impedisce la libertà d’azione di qualcuno, talvolta anche quella di pensiero.

L’uso imprevisto del corpo collettivo nello spazio pubblico è sovversivo. Cerchiamo un gesto che racconti l’alleanza radicale tra corpi che eccedono i confini angusti dell’immaginario dominante: vogliamo alzarci le gonne, vogliamo farlo insieme e, insieme, vogliamo ridere con tutta la forza della nostra rabbia.
Scioperiamo il lavoro, la precarietà, il genere, i confini spaziali tracciati da governi che non riconosciamo; ci ribelliamo alla violenza economica, a quella discorsiva, a quella domestica e di strada; ci opponiamo alla sessualità eteronormata e al controllo medico sui nostri corpi; ci alziamo le gonne, infine, per scioperare il ruolo di vittima, così funzionale all’esproprio del nostro piacere.

Ana suromai è il gesto di alzarsi le gonne e mostrare la vulva. Questo gesto ha origine nei culti arcaici della Dea e ricorre come elemento di conflitto in un numero significativo di lotte contro il potere patriarcale e sessuofobico in ogni parte del mondo.
Oggi vogliamo riproporre questo gesto insieme a tutti i corpi favolosi con cui lottiamo ogni giorno. ()

Sorgente: M^C^O

 

Il primo #BresciaPride


Mondo Nudo e il suo staff sono in prima linea per ogni iniziativa che sia volta a combattere le discriminazioni, superare i condizionamenti sociali e diffondere l’educazione al rispetto dell’altro, così come è, senza se e senza ma, rispetto!

Il nudismo è solo una di queste campagne, altre molto attive in questo periodo sono quelle che vengono indicate nella lettera che qui presentiamo (e più sotto riscriviamo per chi non avesse modo di leggere dall’immagine) e che hanno portato alla creazione del primo BresciaPride, al quale auguriamo, nel nome del rispetto e dell’evoluzione sociale, il miglior successo possibile.

bresciapride

BRESCIA PRIDE 2017 – UNIRE LA CITTA’

COMUNICATO STAMPA

BRESCIA, 10 gennaio 2017

6 colori, 6 mesi di appuntamenti, incontri, convegni, proiezioni, eventi culturali, ludici, conviviali fino al corteo del 17 giugno 2017: un corteo pieno di gioia e contenuti profondi per le vie della città. Sarà il 1° Brescia Pride!

Si apre oggi ufficialmente il percorso organizzato dal Comitato Brescia Pride, costituito da 5 associazioni promotrici: Caramelle in piedi, Chiesa Pastafariana, Donne di cuori, Equanime, Pianeta Viola e, ad oggi, altre 38 realtà di Brescia e provincia che hanno aderito al progetto e lo sosterranno con loro proposte ed iniziative.

Per noi, e nelle nostre intenzioni per la città tutta, la sfilata del BresciaPride sarà solo il culmine di una crescita personale, sociale e culturale, che intende #unirelacittà

Chi dice che il Pride riguarda solo le persone lesbiche, gay o transessuali?

Vorremmo condividere con tutti questi sei mesi nei quali saranno molte le occasioni in cui confrontarsi, imparare ad essere solidali, per superare le discriminazioni non solo verso la nostra comunità LGBT, ma anche nei confronti di tutte le realtà che troppo spesso vengono classificate come diverse, marginali, minoritarie. Per questo siamo a fianco delle e dei migranti, richiedenti asilo, nuovi cittadini, bambine e bambini vittime di bullismo, di chi combatte ogni giorno le discriminazioni sul lavoro, nello sport, nel linguaggio. Un impegno che riguarda tutti, nessuno escluso: né i singoli né le istituzioni, dai Comuni alla Provincia, dai Sindacati alle Istituzioni religiose: a tutti questi soggetti importanti chiediamo di essere attivamente al nostro fianco, non solo patrocinando o sostenendo le nostre proposte, ma, anzi, facendosi promotori in prima persona di proprie iniziative a favore dei diritti.

Col nostro slogan #unirelacittà invitiamo tutta Brescia e provincia a partecipare, seguire e sostenere questo storico evento, ci piacerebbe che il BresciaPride diventasse il desiderio condiviso di una comunità che sa rivendicare per ogni persona il diritto alla propria identità, e che riconosce la dignità di tutte le vite.

Le diversità che ognuno porta con se verranno vissute in ciascuno degli eventi in calendario come il contributo unico, personale e umano che ogni persona può portare alla propria città, comunità, società, un contributo di ricchezza alla Brescia di oggi e di domani.

Comitato BresciaPride

Per seguire l’evoluzione dell’evento e per ulteriori informazioni…

Pagina Facebook del BresciaPride

Sito Web

Anche


ora3Anche, anche se, anche tu, anche loro, anche! Escludendo quasi categoricamente l’anche io e l’anche noi, trattasi di classico gioco lessicale finalizzato a rivoltare i giochi in tavola e spostare l’attenzione del discorso su altri obiettivi o altre persone, ovvero a giustificare sé stessi a fronte di un’osservazione inglobandovi altre persone se non addirittura la stessa persona che ha formulato l’osservazione. Spesso tale gioco diventa infinito portando a un crescendo di rimostranze e reciproche accuse in un vortice insulso e inutile. Comprensibile nei bambini, ancora incapaci di lavorare criticamente un’osservazione, molto meno nei ragazzi in età scolare, per nulla negli adulti.

“Mangia la verdura che ti fa bene.” “Anche papà non la mangia!”

“Stai giocando invece di lavorare.” “Anche loro lo fanno!”

“Ehi, in classe non si usa il cellulare.” “Lo sta usando anche lui!”

“Perché gridi?” “Anche tu lo fai a volte!”

“Non mi dai mai ascolto.” “Anche tu!”

“Non si parcheggia in seconda fila.” “Ma lo fanno tutti!”

“Lei è passato con il rosso.” “Anche loro!”

“Tanti evadono le tasse quindi lo faccio anch’io!”

“Alcuni vostri parlamentari sono stati inquisiti” “Anche a voi!”

“Avete gestito le cose in modo furbesco.” “Anche voi l’avete fatto!”

Non esiste, non esiste il mal comune mezzo gaudio, è solo una di quelle tante abitudini, di quei tanti proverbi creati ad arte per manipolare le persone e permettere ai poteri di restare tali.

In altri casi l’anche serve per tentare una coercizione.

“Noi crediamo in Dio, dovete crederci anche voi!”

“Noi riteniamo che le donne debbano essere al servizio degli uomini, dovete ritenerlo anche voi!”

“Noi abbiamo stabilito che mangiare carne è dannoso, dovete crederlo anche voi!”

“Vegano è secondo noi l’alimentazione giusta, anche voi dovete diventare vegani!”

“Loro sono vestiti, dovete starci anche voi!”

Con l’anche e le altre similari formule dialettiche, spesso, nello sforzo di dimostrare la validità del proprio pensiero, si finisce col dimostrare solo la propria ignoranza e/o presunzione.

“Il nudismo è innaturale: anche i popoli che ancora vivono allo stato primitivo coprono i genitali” (frase letta recentemente proprio così come l’ho scritta e che ha ispirato questo articolo). Sbagliato, decisamente sbagliato: in tali popoli (ammesso e non concesso che ancora ce ne siano), così come nei popoli primitivi, i genitali vengono coperti esclusivamente per proteggerli dal contatto con oggetti abrasivi o pungenti (rocce, rami, spine, eccetera), in tutte le altre situazioni di vita non vengono coperti, solo a seguito del contatto con i “civilizzatori” l’abbigliamento diviene uno standard sociale, anche se il nudo spesso rimane comunque qualcosa di normale e solo la coercizione lo impedisce.

L’anche non è una risposta, l’anche inibisce ogni possibile autoanalisi, l’anche impedisce la crescita personale, l’anche ostacola l’evoluzione sociale. Ogni qual volta ci sentiamo più o meno costretti ad utilizzare l’anche fermiamoci prima un attimo e pensiamoci: al 99% stiamo giustificandoci, stiamo eludendo il discorso, o stiamo mettendo noi al di sopra degli altri!

Esercitiamoci, invece, a girarlo evolutivamente e positivamente verso di noi:

“Se lui riporta i suoi rifiuti a casa posso farlo anche io!”

“Se lui è onesto posso esserlo anch’io!”

“Se loro rispettano il limite di velocità posso farlo anche io!”

“Se loro stanno nudi posso starci anche io!”

A Losanna arriva il reddito minimo di felicità. L’idea è di una ragazza di 25 anni


IMG_0951Calza giusto a misura con il mio articolo “Lavoro, lavoro, lavoro!”, a quanto pare (ma già lo sapevo) non solo l’unico che ritiene fondamentale ripristinare il diritto alla dignità delle persone, un diritto che negli ultimi anni è stato profondamente minato e progressivamente distrutto dalle politiche istituzionali e aziendali. Il reddito minimo garantito (che a mio parere non va assolutamente vincolato, solo definito numericamente come minimo necessario per una vita dignitosa), ben lungi da indurre le persone alla nulla facenza,  produrrebbe, come documentato nell’articolo sotto linkato, crescita personale e sociale, apporterebbe serenità nelle persone che sarebbero così meno ricattabili… ah ma è forse proprio questo che disturba e induce ad osteggiare la cosa: persone meno ricattabili corrisponde al dover offrire ambienti di lavoro migliori e più sereni, a trattare il personale con più rispetto, a non poter più pretendere lavoro gratuito, a retribuzioni più consone ad una società onesta e dignitosa!

Giancarlo Donadio per StartupItalia! A Losanna arriva il reddito minimo di felicità. L’idea è di una ragazza di 25 anni

#TappaUnica3V cacciata da un gruppo Facebook!


Locandina TappaUnica3V-600Questa è una storia veramente curiosa e incredibile: TappaUnica3V è stata cacciata da un gruppo di Facebook, o, per meglio dire, è stata cacciata la persona che su tale gruppo condivideva i post di TappaUnica3V… Vediamo i fatti.

C’è una persona che, essendo io da tempo escluso da Facebook (altra curiosa e ignobile faccenda, vedi qui il perchè), sta dandosi molto da fare per sostenere e pubblicizzare il mio viaggio di TappaUnica3V, una delle strade che aveva intrapreso era quella di rilanciare i miei articoli inerenti tale viaggio su di un gruppo Facebook che tratta di escursionismo, ad un certo punto questa persona si è trovata impossibilitata a reperire tale gruppo. Sulle prime ha pensato che il gruppo fosse stato chiuso e invece… invece proprio ieri mi ha riferito che attraverso vie traverse è riuscita a rilevare che il gruppo sussiste ancora ma che lei era stata bloccata dall’amministratore del gruppo per il motivo che “hai stancato con i tuoi link per giunta collegati a cose che non ci riguardano”.  Oh, bella, una camminata in montagna (per giunta una camminata che ben pochi escursionisti oserebbero mettere nei loro piani), i relativi allenamenti, pure loro camminate in montagna, e le relazioni dei percorsi che ne derivano sono argomenti che esulano dall’escursionismo in montagna? Quantomeno strana come affermazione, specie considerando che i frequentatori di quel gruppo mostravano al contrario molto interesse per tali link e per gli articoli collegati.

Ah, forse nella motivazione compariva anche un “cose indecenti”. Eh, sì, giusto, gli articoli in questione sono parte di Mondo Nudo, un blog socio culturale che tra le tante altre cose parla anche di nudismo, pertanto talvolta accennavano al nudo, parlavano della normalità del nudo in montagna, di più accennavano a come il nudo possa essere la forma migliore per praticare l’escursionismo (e tutte le altre attività sportive), ne davano evidenza scientifica e logica, in alcuni casi contenevano foto di nudo, e allora? I link non ponevano in primo piano le foto di nudo, i titoli mai erano volgari, articoli e blog sono tutto tranne che pornografici.

Secondo la persona in questione il ban è scattato a seguito delle due recensioni sulle maglie TECSO dove comparivano alcune foto che mi ritraevano nudo. Embè, come sono le modelle nei servizi sull’intimo? A già, in genere i genitali vengono celati (o malcelati), e che figura ci farebbe un blog sul nudismo se celasse anch’esso quanto per lui è normale? Potevi indossare delle mutande. Si certo, ma intanto torniamo al punto di cui sopra e poi rendevano molto meno evidente quello che volevo mostrare: l’effetto calzante della prima maglia e l’assurda cortezza della seconda.

Il mio sostenitore, anzi la mia sostenitrice, visto che si tratta di una donna, al mio disappunto per l’accaduto mi dice “l’amministratore di un gruppo può fare quello che vuole”, eh no, non gira così, o, per meglio dire, certo che può fare quello che vuole ma accettandone le conseguenze, tra le quali ci sono pure le rimostranze e le lamentele di chi viene immeritatamente colpito da un’indegna censura, dall’indecente atteggiamento di un amministratore che si comporta da ottuso bigotto, lui si indecente, indecente nel pensiero volgare che lo coglie osservando immagini di nudo, indecente nel rifiutarsi di tenere in considerazione i contesti degli articoli, indecente nel togliere ai suoi utenti la possibilità di seguire un evento che avevano dimostrato di gradire molto (è stato possibile verificare che i vari link sono rimasti al loro posto e gli utenti del gruppo continuano ad aggiungere apprezzamenti su apprezzamenti), indecente nel dimostrare che dei suoi utenti si interessa ben poco, indecente nel palesare che preferisce mettere le sue idee al di sopra di quelle degli altri. Che direste voi se un barista decidesse di vietare l’ingresso a coloro che hanno i capelli rossi? Oppure se buttasse fuori il cliente che parla agli altri di un’attività lecita ma non gradita al barista? Un servizio pubblico (un gruppo per quanto privato è pur sempre un servizio pubblico) è per l’appunto pubblico e chi lo amministra deve mostrare rispetto di ogni idea e di ogni persona, al di là e al di sopra delle proprie simpatie, dei propri pensieri, delle proprie idiosincrasie, delle proprie malattie; giusto bannare chi viola le regole, ma le regole devono essere predefinite, chiare, e soprattutto giuste e lecite. Qui si è mancato in un sol colpo a tutte queste caratteristiche.

Perfino Facebook, uno dei social network più rigidi al riguardo, è mai arrivato a bloccare gli autori dei link per via dei contenuti a cui gli stessi puntavano. Scommetto che se al mio posto nelle foto sulle maglie TECSO ci fosse stata la solita modella gnocca, magari, come spesso si vede, con delle piccole mutandine pensate ad arte per evidenziare quello che la mutandina dovrebbe al contrario nascondere, la reazione sarebbe stata ben diversa, indecentemente diversa!

Io e Mondo Nudo non ci facciamo di certo intimorire e fermare da tali indecenti atteggiamenti, siamo convinti che le cose stiano cambiando, di più che siano già cambiate e che questi siano solo gli ultimi vagiti di un sparuto gruppo di persone spaventate d’innanzi alla palese e impellente necessità di mettere in discussione le proprie convinzioni, intimorite da quello che l’avanzare della nudità sociale mostra di loro così come uno specchio sempre mostra solo la nuda e cruda verità. Detto questo, ligi al dovere di fare completa informazione, fermi nella scelta di educare la società verso un atteggiamento più conforme a quella che dicasi dignità e rispetto, consci della necessità di aiutare tutti coloro che da soli faticano a trovare la retta via (tra questi anche e soprattutto coloro che ottusamente e strenuamente si oppongono alla nudità sociale) siamo qui a scrivere di questi fatti, non per lamentarci bensì per farne pubblico spunto di riflessione e di crescita sociale.

Monica Lewinsky: il prezzo della vergogna


Difficile aggiungere qualcosa, c’è già tutto, è lunghetto ma vale la pena di leggerlo, veramente. Grande Monica!

Al di là del Buco

E’ un intervento molto bello di Monica Lewinsky, con diffusione e traduzione sulla piattaforma Ted.com. Vi invito a seguirlo e leggerlo perché dice tanto sul perché le donne – come le persone gay, lesbiche e trans – siano facilmente vittime di cyberbullismo e di come il cyberbullismo sia responsabile di quel che una persona che ne è vittima può fare, non ultimo tentare il suicidio. Serve che chiunque, sul web, sia responsabile di quel che dice, perché le persone che sono vittime delle vostre lapidazioni online sono, per l’appunto, persone. Buona lettura!

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Avete di fronte una donna rimasta pubblicamente in silenzio per dieci anni. Ovviamente, è tutto cambiato, ma solo di recente.
Diversi mesi fa ho tenuto il mio primo grande discorso in pubblico al summit Forbes 30 under 30: 1500 persone brillanti, tutte sotto i 30 anni. Significa che nel 1998, il più grande tra loro aveva…

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Undicesimo comandamento: Non rompere i coglioni


Pur trovandomi lontano dalla prima parte del discorso visto che mai sono arrivato alla tentazione di passare alla violenza, mi rivedo perfettamente nel resto del discorso che condivido totalmente senza ma e senza se.

Quadro che non quadra


IMG_0635Vado a casa d’altri e devo restare vestito perchè è giusto adeguarsi alle abitudini di chi ci accoglie.

Vengono gli altri a casa mia e devo vestirmi per evitare di mettere in imbarazzo chi viene a trovarmi.

Bah, c’è qualcosa che non quadra in questo: alla fine son sempre e solo io a dover modificare il mio atteggiamento per far piacere agli altri. No, così funziona male, così più che parlare di rispetto si deve parlare di onnubilazione, la mia!

Perchè non usare una regola che contempli la reciprocità?

Meglio ancora…

Perchè non possiamo semplicemente essere noi stessi sempre, comunque e ovunque?

Nudisti: la maggioranza perseguitata


Aiutare la diffusione del nudismo, infatti, è tutt’altro che una questione secondaria e di nicchia, aiutare la diffusione del nudismo vuol dire aiutare la risoluzione di diversi problemi sociali e soprattutto vuol dire diffondere l’abitudine alla tolleranza, alla giustizia, alla logica, al rispetto dell’altro.

Essere Nudo

Un gruppo di nudisti

Ecco la traduzione di un articolo di Jillian Page, apparso di recente sul suo blog e sul sito internet della Montreal Gazette. Lo trovo interessante come spunto per una riflessione.

Dite alla persona media che i nudonaturisti subiscono più discriminazioni di chiunque altro al mondo, e probabilmente vi sorriderà prima di darvi una qualche risposta. Non intende essere offensiva, ma sta semplicemente pensando che la nudità fuori dalla sauna o dalla doccia sia una specie di barzelletta.

Questi pensieri mi sono venuti in mente questa mattina, mentre leggevo un articolo su un sito chiamato The Hinckley Times. Il titolo: A Lighter Look At Life: Stripped bare… the naked truth about naturism.

Sui miei blog scrivo spesso a proposito della discriminazione delle persone omosessuali. In effetti, un sacco di persone sono impegnate nella causa dei diritti degli omosessuali. La consapevolezza sta crescendo, la parità sta venendo raggiunta.

Ma…

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Il medioevo è ancora qui!


IMG_1788Ogni tanto giunge notizia di qualche amico vessato sul lavoro o nella vita sociale solo ed unicamente perché si è permesso di diventare nudista.

Sembra assurdo ma nel secolo che dovrebbe essere quello delle grandi conquiste tecniche, scientifiche, sociali, umanitarie c’è ancora chi non riesce ad accettare l’esistenza di stili di vita diversi dal suo e non riesce ad ammettere che possa esiste qualcuno che è riuscito a liberarsi da quei condizionamenti di cui lui non riesce a liberarsi, trasformando la sua invidia verso l’altro in un sopruso: se io non ci riesco, nemmeno tu devi poterlo fare!

Quando poi a perpetrare il sopruso sono esponenti dell’amministrazione e della politica nazionale o locale, il tutto diventa ancor più grave: il loro compito è quello di fare gli interessi di tutti i cittadini, non solo di quelli che li hanno votati; il loro dovere è quello di amministrare secondo l’interesse pubblico e non secondo il loro specifico e limitato modo di vedere le cose.

La Costituzione Italiana è ben chiara e non ammette discriminazione sulla base della religione, della sessualità, delle scelte di vita, ivi compresa, pertanto, quella del nudismo:

Art 1 – … La sovranità appartiene al popolo…

Art 2 – La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità…

Art 3 – Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…

Ecco che è anticostituzionale vessare qualcuno per il suo essere nudista con l’ambigua scusa del “qualcuno potrebbe restarci male” o del “ci fa cattiva pubblicità”. L’amministratore deve istituzionalmente difendere le libertà costituzionali e i diritti naturali, manifestando appoggio e sostegno al nudista anche a fronte di specifiche lamentele di qualche personaggio ormai palesemente fuori luogo e fuori tempo, impaurito dalla sua stessa immagine che si riflette nello specchio nudista.


Da qualcuno, a sua volta vittima di una società marcia e cafona, ci è stato suggerito (ma un suggerimento che per come formulato è apparso essere un obbligo) di rimuovere una foto perché “non tutti la pensano come voi”.

Che vuol dire tale affermazione? Ora se esiste qualcuno che non la pensa come me io devo stare attento alle foto che pubblico? Se un domani nascesse una corrente di pensiero che odia le persone coi capelli rossi, più nessuno potrebbe pubblicare foto di persone coi capelli rossi?

A me e a molti altri danno enormemente fastidio le foto in cui delle donne vengono miseramente trattate da oggetti, foto sulle quali alcuni si lasciano andare a commenti poco edificanti per le donne ritratte, foto che da alcuni vengono usate per diffondere messaggi lascivi. Eppure nessuno si pone il cruccio di andare a chiederne la rimozione.

Si parla di forza della maggioranza, ma è giusto che la maggioranza debba averla sempre vinta? È giusto che per volere della maggioranza qualcuno debba rinunciare alle proprie scelte di vita anche quando queste non provocano danni materiali agli altri?

Per altro ho fatto almeno un esempio dove ad averla vinta non è proprio per niente la maggioranza attuale, tutt’altro: vince l’opportunismo, vince chi paga!

Ah, quale era la foto rimossa? Una foto che ha fatto il giro del mondo, apprezzata anche da tantissimi non nudisti; una foto che esemplificava le ragioni della depravazione sessuale, ivi compresa la pedofilia (in nome della quale ci è stato richiesto la rimozione della foto: chiaro, dà fastidio vedersi sbattere il faccia le proprie colpe); una foto che proponeva la soluzione ai problemi della depravazione sessuale, ivi compresa la pedofilia; la famosa foto in cui si vedono da un lato due bambini (un maschio e una femmina) in mutande che si guardano reciprocamente dentro le stesse, con sopra la scritta “educazione tessile”, dall’altro lato due bambini (un maschio e una femmina) nudi che tenendosi per mano camminano felici verso il futuro senza nessuna curiosità morbosa verso ciò che li differenzia e sopra la scritta “educazione naturista”.

Non dico altro, vedete un po’ voi se questo non è sintomo di una società contorta e malata, una società che scende a patto con il diavolo pur di difendere le proprie tare, una società che deve controllare e impedire ogni proliferazione di stili che possano aprire le menti, perché l’apertura delle menti porta inevitabilmente al saper contrastare i voleri del potere centrale.


castelli_sabbia

“Vivete in un castello fatato” qualcuno si è sentito dire.

Vero, verissimo, ma… perché mai il mondo deve vivere in un castello stregato, dominato da pochi crudeli demoni? Non è forse meglio un castello fatato, in cui rispetto e civiltà la facciano da padroni? Noi abbiamo osato uscire dal castello stregato, liberarci dai demoni e svincolarci dal loro controllo totalizzante, siamo pertanto dei nemici destabilizzanti da sconfiggere e debellare con ogni mezzo, anche la menzogna e l’inganno.

“Non conoscete la gente, il mondo reale”

Oh, questa poi è bellissima, come se noi fossimo liberi di ignorare la realtà, di estraniarci da essa. Fino a prova contraria il nudista vive, almeno per ora, la massima parte della sua vita da tessile, immerso completamente nella mentalità, nei condizionamenti, nelle idiosincrasie della società tessile. Caso mai è il tessile, quel tessile che non vuole accettare l’esistenza del nudismo e dei nudisti, che ne rifiuta la presenza e la condivisione che non conosce la realtà completa del mondo d’oggi, che non conosce la visione della gente d’oggi, palesemente e scientemente a favore del nudismo e della condivisone degli spazi. O forse no, forse la conosce bene tale realtà e proprio per questo ne è spaventato, perché ci vede riflessa una propria immagine sporca e vile, perché capisce d’essere ormai all’angolo e non avere più scampo e allora… allora vai con l’inganno, dagli con la menzogna, fai finta che siano gli altri ad essere sbagliati e accusali, accusali a più non posso, negando ogni evidenza, oggettiva o soggettiva che sia.


Denunciare chi è nudo dove è usuale stare nudi è evidentemente azione irrazionale; denunciare chi è nudo il luoghi isolati e più o meno reconditi è solo l’estrema difesa di chi si sente ormai in netta minoranza e non vuole ammetterlo; denunciare chi è nudo è manifesta dimostrazione di debolezza, insicurezza ed egoistico senso unico mentale. La legge italiana non vieta la nudità, solo per convenzione sociale si è arrivati, in tempi relativamente recenti, a considerarla immorale, e le convenzioni sociali cambiano, cambiano rapidamente, devono cambiare, SONO cambiate come dimostrato dalle molte sentenze di assoluzione promulgate da diversi giudici dal 2000 a oggi (ultima quella di ieri) e tutte con formula piena perché il fatto non comporta reato. L’immoralità, la malizia, la perversione sono nella mente di chi guarda, non nella natura, nel corpo, nell’azione di chi sta nudo.

At the Temple of Books


Grandi, grandi, grandi! Il coraggio di vivere le proprie scelte fino in fondo, senza sottomettersi al pregiudizi e agli stereotipi sociali. Grandiiiii!

At the Temple of Books < The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Societys.

An Open Letter to Facebook


Già, molto strana questa politica di accettazione di quanto risulta offensivo per la donna, mentre viene rifiutato quanto è educativo e rispettoso della sua dignità.
———-
Already, very strange this acceptance of what is offensive to women, when instead are rejected documents educational and respectful of them dignity.

Reblogged from MotherWise
An Open Letter to Facebook.

Ehi tu!


Ehi tu,
si proprio tu,
tu che sei arrivato
roboante e sprezzante,
incurante delle regole,
superando
una lunga colonna
oltre la riga continua
oltre il limite di velocità.

Tu che ora
incollato al culo dell’auto mia
scalpiti per passare,
esci e rientri,
rientri ed esci.

Tu, si proprio tu,
vedi anch’io potrei
correre e superare,
potrei correre in piena sicurezza
più di quanto tu possa fare
rischiando la vita.

Potrei, ma non lo faccio,
non lo faccio perché
esistono le regole,
regole che sono per tutti,
ma proprio tutti,
io e te compresi.

Non lo faccio perché
civile io sono,
corretto
e rispettoso,
educato.

Ehi tu,
si proprio tu,
vedi di calmarti
che solo hai
da guadagnarci.

Emanuele Cinelli – 6 febbraio 2012

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Sentiero 3V "Silvano Cinelli"

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