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Sessismo sociale… #nudièmeglio


Mentre la televisione ne parlava e ne trasmetteva le immagini, parlavo con “mia” (virgolettato per rimuovere dal termine quel sentore possessivo che viene spesso utilizzato per costruire strumentali destrutturazioni dei discorsi) moglie dello sciopero di ieri, quello delle donne, all’improvviso, per quelle strane strade che vengono percorse dalla mente radiale di chi usa abbondantemente le mappe mentali, una folgorazione: quanto è sessista lo sport, perché si perpetua ancora la svilente abitudine di separare la classifica tra maschi e femmine? Sono assolutamente convinto che in assenza di tale ormai obsoleta distinzione si potrebbero osservare risultati strabilianti.

Poi il discorso si è allargato…

Oggi si parla tanto di abolire il sessismo, figure più o meno rilevanti della società, dell’economia, dell’industria, della politica, dei governi manifestano l’appoggio a tale campagna e poi… poi per convenienza socio-politica si supportano atteggiamenti che differenziano ancor più l’uomo dalla donna discriminando quest’ultima (vedi, ad esempio, la, certamente complessa ma non per questo meno sessista, questione del velo imposto alle donne, e solo a loro, da certe religioni ed estremizzato dagli integralismi pseudo religiosi), ma soprattutto poi nulla viene fatto per eliminare quei tanti micro aspetti sessisti presenti nella società, ad esempio bagni e spogliatoi separati in scuole e centri sportivi, che proprio perché micro si insinuano più facilmente nel costume sociale condizionandolo ad una visione sessista.

Il sessismo va rimosso alla radice abituando i nostri ragazzi alla condivisione pacifica degli stessi spazi anche per quanto riguarda quelle situazioni in cui ci si potrebbe trovare parzialmente o totalmente nudi, di più, va proprio incentivata la nudità, sia essa intesa come momento privato che come momento conviviale, vanno del tutto eliminati i vani individuali presenti negli spogliatoi, va incentivato il cambiarsi pubblicamente, vanno rimossi i divieti (comparsi da qualche anno in piscine e palestre) al farsi la doccia nudi, vanno organizzati incontri sociali dove l’abbigliamento sia del tutto facoltativo e magari anche alcuni dove il nudo sia obbligatorio, va ripristinata l’antica abitudine dello sport in nudità.

Il nudo è l’arma più potente contro il sessismo: solo se nudi siamo tutti uguali, solo se nudi impariamo il più profondo reciproco rispetto, solo nella nudità sociale si debellano i vari stereotipi di genere, solo in una società nuda si può trovare quella sicurezza globale che era una delle voci in causa nello sciopero di ieri, solo una società nuda è priva di quegli stimoli che inducono atteggiamenti deviati e in primis la violenza sessuale. Solo in una società nuda!

Vestiti è bello, Nudi è meglio!

#nudièmeglio

Tutorial verso l’8 Marzo di M^C^O


Mondo Nudo è sempre presente ogni qualvolta ci sia da educare al rispetto e all’uguaglianza sociale. Anche in questo caso scendiamo in prima linea.

Una società civile deve rigettare ogni tentativo di imporre limiti d’azione sulla base di un presunto impedimento di pensiero. L’autodeterminazione, l’eutanasia, l’orientamento sessuale, la condanna del violento, il nudo, l’equità sociale, le famiglie omosessuali e via dicendo mai potranno limitare o negare l’altrui libertà, sia essa di pensiero che d’azione, mentre la loro negazione sempre impedisce la libertà d’azione di qualcuno, talvolta anche quella di pensiero.

L’uso imprevisto del corpo collettivo nello spazio pubblico è sovversivo. Cerchiamo un gesto che racconti l’alleanza radicale tra corpi che eccedono i confini angusti dell’immaginario dominante: vogliamo alzarci le gonne, vogliamo farlo insieme e, insieme, vogliamo ridere con tutta la forza della nostra rabbia.
Scioperiamo il lavoro, la precarietà, il genere, i confini spaziali tracciati da governi che non riconosciamo; ci ribelliamo alla violenza economica, a quella discorsiva, a quella domestica e di strada; ci opponiamo alla sessualità eteronormata e al controllo medico sui nostri corpi; ci alziamo le gonne, infine, per scioperare il ruolo di vittima, così funzionale all’esproprio del nostro piacere.

Ana suromai è il gesto di alzarsi le gonne e mostrare la vulva. Questo gesto ha origine nei culti arcaici della Dea e ricorre come elemento di conflitto in un numero significativo di lotte contro il potere patriarcale e sessuofobico in ogni parte del mondo.
Oggi vogliamo riproporre questo gesto insieme a tutti i corpi favolosi con cui lottiamo ogni giorno. ()

Sorgente: M^C^O

 

Il primo #BresciaPride


Mondo Nudo e il suo staff sono in prima linea per ogni iniziativa che sia volta a combattere le discriminazioni, superare i condizionamenti sociali e diffondere l’educazione al rispetto dell’altro, così come è, senza se e senza ma, rispetto!

Il nudismo è solo una di queste campagne, altre molto attive in questo periodo sono quelle che vengono indicate nella lettera che qui presentiamo (e più sotto riscriviamo per chi non avesse modo di leggere dall’immagine) e che hanno portato alla creazione del primo BresciaPride, al quale auguriamo, nel nome del rispetto e dell’evoluzione sociale, il miglior successo possibile.

bresciapride

BRESCIA PRIDE 2017 – UNIRE LA CITTA’

COMUNICATO STAMPA

BRESCIA, 10 gennaio 2017

6 colori, 6 mesi di appuntamenti, incontri, convegni, proiezioni, eventi culturali, ludici, conviviali fino al corteo del 17 giugno 2017: un corteo pieno di gioia e contenuti profondi per le vie della città. Sarà il 1° Brescia Pride!

Si apre oggi ufficialmente il percorso organizzato dal Comitato Brescia Pride, costituito da 5 associazioni promotrici: Caramelle in piedi, Chiesa Pastafariana, Donne di cuori, Equanime, Pianeta Viola e, ad oggi, altre 38 realtà di Brescia e provincia che hanno aderito al progetto e lo sosterranno con loro proposte ed iniziative.

Per noi, e nelle nostre intenzioni per la città tutta, la sfilata del BresciaPride sarà solo il culmine di una crescita personale, sociale e culturale, che intende #unirelacittà

Chi dice che il Pride riguarda solo le persone lesbiche, gay o transessuali?

Vorremmo condividere con tutti questi sei mesi nei quali saranno molte le occasioni in cui confrontarsi, imparare ad essere solidali, per superare le discriminazioni non solo verso la nostra comunità LGBT, ma anche nei confronti di tutte le realtà che troppo spesso vengono classificate come diverse, marginali, minoritarie. Per questo siamo a fianco delle e dei migranti, richiedenti asilo, nuovi cittadini, bambine e bambini vittime di bullismo, di chi combatte ogni giorno le discriminazioni sul lavoro, nello sport, nel linguaggio. Un impegno che riguarda tutti, nessuno escluso: né i singoli né le istituzioni, dai Comuni alla Provincia, dai Sindacati alle Istituzioni religiose: a tutti questi soggetti importanti chiediamo di essere attivamente al nostro fianco, non solo patrocinando o sostenendo le nostre proposte, ma, anzi, facendosi promotori in prima persona di proprie iniziative a favore dei diritti.

Col nostro slogan #unirelacittà invitiamo tutta Brescia e provincia a partecipare, seguire e sostenere questo storico evento, ci piacerebbe che il BresciaPride diventasse il desiderio condiviso di una comunità che sa rivendicare per ogni persona il diritto alla propria identità, e che riconosce la dignità di tutte le vite.

Le diversità che ognuno porta con se verranno vissute in ciascuno degli eventi in calendario come il contributo unico, personale e umano che ogni persona può portare alla propria città, comunità, società, un contributo di ricchezza alla Brescia di oggi e di domani.

Comitato BresciaPride

Per seguire l’evoluzione dell’evento e per ulteriori informazioni…

Pagina Facebook del BresciaPride

Sito Web

Anche


ora3Anche, anche se, anche tu, anche loro, anche! Escludendo quasi categoricamente l’anche io e l’anche noi, trattasi di classico gioco lessicale finalizzato a rivoltare i giochi in tavola e spostare l’attenzione del discorso su altri obiettivi o altre persone, ovvero a giustificare sé stessi a fronte di un’osservazione inglobandovi altre persone se non addirittura la stessa persona che ha formulato l’osservazione. Spesso tale gioco diventa infinito portando a un crescendo di rimostranze e reciproche accuse in un vortice insulso e inutile. Comprensibile nei bambini, ancora incapaci di lavorare criticamente un’osservazione, molto meno nei ragazzi in età scolare, per nulla negli adulti.

“Mangia la verdura che ti fa bene.” “Anche papà non la mangia!”

“Stai giocando invece di lavorare.” “Anche loro lo fanno!”

“Ehi, in classe non si usa il cellulare.” “Lo sta usando anche lui!”

“Perché gridi?” “Anche tu lo fai a volte!”

“Non mi dai mai ascolto.” “Anche tu!”

“Non si parcheggia in seconda fila.” “Ma lo fanno tutti!”

“Lei è passato con il rosso.” “Anche loro!”

“Tanti evadono le tasse quindi lo faccio anch’io!”

“Alcuni vostri parlamentari sono stati inquisiti” “Anche a voi!”

“Avete gestito le cose in modo furbesco.” “Anche voi l’avete fatto!”

Non esiste, non esiste il mal comune mezzo gaudio, è solo una di quelle tante abitudini, di quei tanti proverbi creati ad arte per manipolare le persone e permettere ai poteri di restare tali.

In altri casi l’anche serve per tentare una coercizione.

“Noi crediamo in Dio, dovete crederci anche voi!”

“Noi riteniamo che le donne debbano essere al servizio degli uomini, dovete ritenerlo anche voi!”

“Noi abbiamo stabilito che mangiare carne è dannoso, dovete crederlo anche voi!”

“Vegano è secondo noi l’alimentazione giusta, anche voi dovete diventare vegani!”

“Loro sono vestiti, dovete starci anche voi!”

Con l’anche e le altre similari formule dialettiche, spesso, nello sforzo di dimostrare la validità del proprio pensiero, si finisce col dimostrare solo la propria ignoranza e/o presunzione.

“Il nudismo è innaturale: anche i popoli che ancora vivono allo stato primitivo coprono i genitali” (frase letta recentemente proprio così come l’ho scritta e che ha ispirato questo articolo). Sbagliato, decisamente sbagliato: in tali popoli (ammesso e non concesso che ancora ce ne siano), così come nei popoli primitivi, i genitali vengono coperti esclusivamente per proteggerli dal contatto con oggetti abrasivi o pungenti (rocce, rami, spine, eccetera), in tutte le altre situazioni di vita non vengono coperti, solo a seguito del contatto con i “civilizzatori” l’abbigliamento diviene uno standard sociale, anche se il nudo spesso rimane comunque qualcosa di normale e solo la coercizione lo impedisce.

L’anche non è una risposta, l’anche inibisce ogni possibile autoanalisi, l’anche impedisce la crescita personale, l’anche ostacola l’evoluzione sociale. Ogni qual volta ci sentiamo più o meno costretti ad utilizzare l’anche fermiamoci prima un attimo e pensiamoci: al 99% stiamo giustificandoci, stiamo eludendo il discorso, o stiamo mettendo noi al di sopra degli altri!

Esercitiamoci, invece, a girarlo evolutivamente e positivamente verso di noi:

“Se lui riporta i suoi rifiuti a casa posso farlo anche io!”

“Se lui è onesto posso esserlo anch’io!”

“Se loro rispettano il limite di velocità posso farlo anche io!”

“Se loro stanno nudi posso starci anche io!”

A Losanna arriva il reddito minimo di felicità. L’idea è di una ragazza di 25 anni


IMG_0951Calza giusto a misura con il mio articolo “Lavoro, lavoro, lavoro!”, a quanto pare (ma già lo sapevo) non solo l’unico che ritiene fondamentale ripristinare il diritto alla dignità delle persone, un diritto che negli ultimi anni è stato profondamente minato e progressivamente distrutto dalle politiche istituzionali e aziendali. Il reddito minimo garantito (che a mio parere non va assolutamente vincolato, solo definito numericamente come minimo necessario per una vita dignitosa), ben lungi da indurre le persone alla nulla facenza,  produrrebbe, come documentato nell’articolo sotto linkato, crescita personale e sociale, apporterebbe serenità nelle persone che sarebbero così meno ricattabili… ah ma è forse proprio questo che disturba e induce ad osteggiare la cosa: persone meno ricattabili corrisponde al dover offrire ambienti di lavoro migliori e più sereni, a trattare il personale con più rispetto, a non poter più pretendere lavoro gratuito, a retribuzioni più consone ad una società onesta e dignitosa!

Giancarlo Donadio per StartupItalia! A Losanna arriva il reddito minimo di felicità. L’idea è di una ragazza di 25 anni

#TappaUnica3V cacciata da un gruppo Facebook!


Locandina TappaUnica3V-600Questa è una storia veramente curiosa e incredibile: TappaUnica3V è stata cacciata da un gruppo di Facebook, o, per meglio dire, è stata cacciata la persona che su tale gruppo condivideva i post di TappaUnica3V… Vediamo i fatti.

C’è una persona che, essendo io da tempo escluso da Facebook (altra curiosa e ignobile faccenda, vedi qui il perchè), sta dandosi molto da fare per sostenere e pubblicizzare il mio viaggio di TappaUnica3V, una delle strade che aveva intrapreso era quella di rilanciare i miei articoli inerenti tale viaggio su di un gruppo Facebook che tratta di escursionismo, ad un certo punto questa persona si è trovata impossibilitata a reperire tale gruppo. Sulle prime ha pensato che il gruppo fosse stato chiuso e invece… invece proprio ieri mi ha riferito che attraverso vie traverse è riuscita a rilevare che il gruppo sussiste ancora ma che lei era stata bloccata dall’amministratore del gruppo per il motivo che “hai stancato con i tuoi link per giunta collegati a cose che non ci riguardano”.  Oh, bella, una camminata in montagna (per giunta una camminata che ben pochi escursionisti oserebbero mettere nei loro piani), i relativi allenamenti, pure loro camminate in montagna, e le relazioni dei percorsi che ne derivano sono argomenti che esulano dall’escursionismo in montagna? Quantomeno strana come affermazione, specie considerando che i frequentatori di quel gruppo mostravano al contrario molto interesse per tali link e per gli articoli collegati.

Ah, forse nella motivazione compariva anche un “cose indecenti”. Eh, sì, giusto, gli articoli in questione sono parte di Mondo Nudo, un blog socio culturale che tra le tante altre cose parla anche di nudismo, pertanto talvolta accennavano al nudo, parlavano della normalità del nudo in montagna, di più accennavano a come il nudo possa essere la forma migliore per praticare l’escursionismo (e tutte le altre attività sportive), ne davano evidenza scientifica e logica, in alcuni casi contenevano foto di nudo, e allora? I link non ponevano in primo piano le foto di nudo, i titoli mai erano volgari, articoli e blog sono tutto tranne che pornografici.

Secondo la persona in questione il ban è scattato a seguito delle due recensioni sulle maglie TECSO dove comparivano alcune foto che mi ritraevano nudo. Embè, come sono le modelle nei servizi sull’intimo? A già, in genere i genitali vengono celati (o malcelati), e che figura ci farebbe un blog sul nudismo se celasse anch’esso quanto per lui è normale? Potevi indossare delle mutande. Si certo, ma intanto torniamo al punto di cui sopra e poi rendevano molto meno evidente quello che volevo mostrare: l’effetto calzante della prima maglia e l’assurda cortezza della seconda.

Il mio sostenitore, anzi la mia sostenitrice, visto che si tratta di una donna, al mio disappunto per l’accaduto mi dice “l’amministratore di un gruppo può fare quello che vuole”, eh no, non gira così, o, per meglio dire, certo che può fare quello che vuole ma accettandone le conseguenze, tra le quali ci sono pure le rimostranze e le lamentele di chi viene immeritatamente colpito da un’indegna censura, dall’indecente atteggiamento di un amministratore che si comporta da ottuso bigotto, lui si indecente, indecente nel pensiero volgare che lo coglie osservando immagini di nudo, indecente nel rifiutarsi di tenere in considerazione i contesti degli articoli, indecente nel togliere ai suoi utenti la possibilità di seguire un evento che avevano dimostrato di gradire molto (è stato possibile verificare che i vari link sono rimasti al loro posto e gli utenti del gruppo continuano ad aggiungere apprezzamenti su apprezzamenti), indecente nel dimostrare che dei suoi utenti si interessa ben poco, indecente nel palesare che preferisce mettere le sue idee al di sopra di quelle degli altri. Che direste voi se un barista decidesse di vietare l’ingresso a coloro che hanno i capelli rossi? Oppure se buttasse fuori il cliente che parla agli altri di un’attività lecita ma non gradita al barista? Un servizio pubblico (un gruppo per quanto privato è pur sempre un servizio pubblico) è per l’appunto pubblico e chi lo amministra deve mostrare rispetto di ogni idea e di ogni persona, al di là e al di sopra delle proprie simpatie, dei propri pensieri, delle proprie idiosincrasie, delle proprie malattie; giusto bannare chi viola le regole, ma le regole devono essere predefinite, chiare, e soprattutto giuste e lecite. Qui si è mancato in un sol colpo a tutte queste caratteristiche.

Perfino Facebook, uno dei social network più rigidi al riguardo, è mai arrivato a bloccare gli autori dei link per via dei contenuti a cui gli stessi puntavano. Scommetto che se al mio posto nelle foto sulle maglie TECSO ci fosse stata la solita modella gnocca, magari, come spesso si vede, con delle piccole mutandine pensate ad arte per evidenziare quello che la mutandina dovrebbe al contrario nascondere, la reazione sarebbe stata ben diversa, indecentemente diversa!

Io e Mondo Nudo non ci facciamo di certo intimorire e fermare da tali indecenti atteggiamenti, siamo convinti che le cose stiano cambiando, di più che siano già cambiate e che questi siano solo gli ultimi vagiti di un sparuto gruppo di persone spaventate d’innanzi alla palese e impellente necessità di mettere in discussione le proprie convinzioni, intimorite da quello che l’avanzare della nudità sociale mostra di loro così come uno specchio sempre mostra solo la nuda e cruda verità. Detto questo, ligi al dovere di fare completa informazione, fermi nella scelta di educare la società verso un atteggiamento più conforme a quella che dicasi dignità e rispetto, consci della necessità di aiutare tutti coloro che da soli faticano a trovare la retta via (tra questi anche e soprattutto coloro che ottusamente e strenuamente si oppongono alla nudità sociale) siamo qui a scrivere di questi fatti, non per lamentarci bensì per farne pubblico spunto di riflessione e di crescita sociale.

Monica Lewinsky: il prezzo della vergogna


Difficile aggiungere qualcosa, c’è già tutto, è lunghetto ma vale la pena di leggerlo, veramente. Grande Monica!

Al di là del Buco

E’ un intervento molto bello di Monica Lewinsky, con diffusione e traduzione sulla piattaforma Ted.com. Vi invito a seguirlo e leggerlo perché dice tanto sul perché le donne – come le persone gay, lesbiche e trans – siano facilmente vittime di cyberbullismo e di come il cyberbullismo sia responsabile di quel che una persona che ne è vittima può fare, non ultimo tentare il suicidio. Serve che chiunque, sul web, sia responsabile di quel che dice, perché le persone che sono vittime delle vostre lapidazioni online sono, per l’appunto, persone. Buona lettura!

>>>^^^<<<

Avete di fronte una donna rimasta pubblicamente in silenzio per dieci anni. Ovviamente, è tutto cambiato, ma solo di recente.
Diversi mesi fa ho tenuto il mio primo grande discorso in pubblico al summit Forbes 30 under 30: 1500 persone brillanti, tutte sotto i 30 anni. Significa che nel 1998, il più grande tra loro aveva…

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Undicesimo comandamento: Non rompere i coglioni


Pur trovandomi lontano dalla prima parte del discorso visto che mai sono arrivato alla tentazione di passare alla violenza, mi rivedo perfettamente nel resto del discorso che condivido totalmente senza ma e senza se.

Cris scrive cose

Cercare di spiegare le cose a persone pressapochiste, ignoranti, ottuse, imbecilli, è pressoché inutile. E’ una totale perdita di tempo.

Solo la violenza avrebbe senso, purtroppo.

E’ per questo che in quelle circostanze in cui sento che l’adrenalina entra in circolo e che dovrei incanalare la rabbia che parte dallo stomaco e mi fa venire voglia di urlare e di sfondare il mondo intero, preferisco lasciar perdere, limitare la mia reazione ad uno sguardo indulgente, allontanandomi il più velocemente possibile per restare in pace, da solo. Sono dimensioni anni luce da me. Io non c’entro niente con quei meccanismi di merda.

Proprio per non perdere la pazienza, per non alzare le mani una volta per tutte e poi pentirmi di aver fatto seriamente del male fisico a qualcuno, anche se quel qualcuno in quella circostanza lo detesto.

E non mi riferisco a circostanze particolarmente violente come risse, diverbi accesi, ecc…

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Quadro che non quadra


IMG_0635Vado a casa d’altri e devo restare vestito perchè è giusto adeguarsi alle abitudini di chi ci accoglie.

Vengono gli altri a casa mia e devo vestirmi per evitare di mettere in imbarazzo chi viene a trovarmi.

Bah, c’è qualcosa che non quadra in questo: alla fine son sempre e solo io a dover modificare il mio atteggiamento per far piacere agli altri. No, così funziona male, così più che parlare di rispetto si deve parlare di onnubilazione, la mia!

Perchè non usare una regola che contempli la reciprocità?

Meglio ancora…

Perchè non possiamo semplicemente essere noi stessi sempre, comunque e ovunque?

Nudisti: la maggioranza perseguitata


Aiutare la diffusione del nudismo, infatti, è tutt’altro che una questione secondaria e di nicchia, aiutare la diffusione del nudismo vuol dire aiutare la risoluzione di diversi problemi sociali e soprattutto vuol dire diffondere l’abitudine alla tolleranza, alla giustizia, alla logica, al rispetto dell’altro.

Essere Nudo

Un gruppo di nudisti

Ecco la traduzione di un articolo di Jillian Page, apparso di recente sul suo blog e sul sito internet della Montreal Gazette. Lo trovo interessante come spunto per una riflessione.

Dite alla persona media che i nudonaturisti subiscono più discriminazioni di chiunque altro al mondo, e probabilmente vi sorriderà prima di darvi una qualche risposta. Non intende essere offensiva, ma sta semplicemente pensando che la nudità fuori dalla sauna o dalla doccia sia una specie di barzelletta.

Questi pensieri mi sono venuti in mente questa mattina, mentre leggevo un articolo su un sito chiamato The Hinckley Times. Il titolo: A Lighter Look At Life: Stripped bare… the naked truth about naturism.

Sui miei blog scrivo spesso a proposito della discriminazione delle persone omosessuali. In effetti, un sacco di persone sono impegnate nella causa dei diritti degli omosessuali. La consapevolezza sta crescendo, la parità sta venendo raggiunta.

Ma…

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Il medioevo è ancora qui!


IMG_1788Ogni tanto giunge notizia di qualche amico vessato sul lavoro o nella vita sociale solo ed unicamente perché si è permesso di diventare nudista.

Sembra assurdo ma nel secolo che dovrebbe essere quello delle grandi conquiste tecniche, scientifiche, sociali, umanitarie c’è ancora chi non riesce ad accettare l’esistenza di stili di vita diversi dal suo e non riesce ad ammettere che possa esiste qualcuno che è riuscito a liberarsi da quei condizionamenti di cui lui non riesce a liberarsi, trasformando la sua invidia verso l’altro in un sopruso: se io non ci riesco, nemmeno tu devi poterlo fare!

Quando poi a perpetrare il sopruso sono esponenti dell’amministrazione e della politica nazionale o locale, il tutto diventa ancor più grave: il loro compito è quello di fare gli interessi di tutti i cittadini, non solo di quelli che li hanno votati; il loro dovere è quello di amministrare secondo l’interesse pubblico e non secondo il loro specifico e limitato modo di vedere le cose.

La Costituzione Italiana è ben chiara e non ammette discriminazione sulla base della religione, della sessualità, delle scelte di vita, ivi compresa, pertanto, quella del nudismo:

Art 1 – … La sovranità appartiene al popolo…

Art 2 – La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità…

Art 3 – Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…

Ecco che è anticostituzionale vessare qualcuno per il suo essere nudista con l’ambigua scusa del “qualcuno potrebbe restarci male” o del “ci fa cattiva pubblicità”. L’amministratore deve istituzionalmente difendere le libertà costituzionali e i diritti naturali, manifestando appoggio e sostegno al nudista anche a fronte di specifiche lamentele di qualche personaggio ormai palesemente fuori luogo e fuori tempo, impaurito dalla sua stessa immagine che si riflette nello specchio nudista.


Da qualcuno, a sua volta vittima di una società marcia e cafona, ci è stato suggerito (ma un suggerimento che per come formulato è apparso essere un obbligo) di rimuovere una foto perché “non tutti la pensano come voi”.

Che vuol dire tale affermazione? Ora se esiste qualcuno che non la pensa come me io devo stare attento alle foto che pubblico? Se un domani nascesse una corrente di pensiero che odia le persone coi capelli rossi, più nessuno potrebbe pubblicare foto di persone coi capelli rossi?

A me e a molti altri danno enormemente fastidio le foto in cui delle donne vengono miseramente trattate da oggetti, foto sulle quali alcuni si lasciano andare a commenti poco edificanti per le donne ritratte, foto che da alcuni vengono usate per diffondere messaggi lascivi. Eppure nessuno si pone il cruccio di andare a chiederne la rimozione.

Si parla di forza della maggioranza, ma è giusto che la maggioranza debba averla sempre vinta? È giusto che per volere della maggioranza qualcuno debba rinunciare alle proprie scelte di vita anche quando queste non provocano danni materiali agli altri?

Per altro ho fatto almeno un esempio dove ad averla vinta non è proprio per niente la maggioranza attuale, tutt’altro: vince l’opportunismo, vince chi paga!

Ah, quale era la foto rimossa? Una foto che ha fatto il giro del mondo, apprezzata anche da tantissimi non nudisti; una foto che esemplificava le ragioni della depravazione sessuale, ivi compresa la pedofilia (in nome della quale ci è stato richiesto la rimozione della foto: chiaro, dà fastidio vedersi sbattere il faccia le proprie colpe); una foto che proponeva la soluzione ai problemi della depravazione sessuale, ivi compresa la pedofilia; la famosa foto in cui si vedono da un lato due bambini (un maschio e una femmina) in mutande che si guardano reciprocamente dentro le stesse, con sopra la scritta “educazione tessile”, dall’altro lato due bambini (un maschio e una femmina) nudi che tenendosi per mano camminano felici verso il futuro senza nessuna curiosità morbosa verso ciò che li differenzia e sopra la scritta “educazione naturista”.

Non dico altro, vedete un po’ voi se questo non è sintomo di una società contorta e malata, una società che scende a patto con il diavolo pur di difendere le proprie tare, una società che deve controllare e impedire ogni proliferazione di stili che possano aprire le menti, perché l’apertura delle menti porta inevitabilmente al saper contrastare i voleri del potere centrale.


castelli_sabbia

“Vivete in un castello fatato” qualcuno si è sentito dire.

Vero, verissimo, ma… perché mai il mondo deve vivere in un castello stregato, dominato da pochi crudeli demoni? Non è forse meglio un castello fatato, in cui rispetto e civiltà la facciano da padroni? Noi abbiamo osato uscire dal castello stregato, liberarci dai demoni e svincolarci dal loro controllo totalizzante, siamo pertanto dei nemici destabilizzanti da sconfiggere e debellare con ogni mezzo, anche la menzogna e l’inganno.

“Non conoscete la gente, il mondo reale”

Oh, questa poi è bellissima, come se noi fossimo liberi di ignorare la realtà, di estraniarci da essa. Fino a prova contraria il nudista vive, almeno per ora, la massima parte della sua vita da tessile, immerso completamente nella mentalità, nei condizionamenti, nelle idiosincrasie della società tessile. Caso mai è il tessile, quel tessile che non vuole accettare l’esistenza del nudismo e dei nudisti, che ne rifiuta la presenza e la condivisione che non conosce la realtà completa del mondo d’oggi, che non conosce la visione della gente d’oggi, palesemente e scientemente a favore del nudismo e della condivisone degli spazi. O forse no, forse la conosce bene tale realtà e proprio per questo ne è spaventato, perché ci vede riflessa una propria immagine sporca e vile, perché capisce d’essere ormai all’angolo e non avere più scampo e allora… allora vai con l’inganno, dagli con la menzogna, fai finta che siano gli altri ad essere sbagliati e accusali, accusali a più non posso, negando ogni evidenza, oggettiva o soggettiva che sia.


Denunciare chi è nudo dove è usuale stare nudi è evidentemente azione irrazionale; denunciare chi è nudo il luoghi isolati e più o meno reconditi è solo l’estrema difesa di chi si sente ormai in netta minoranza e non vuole ammetterlo; denunciare chi è nudo è manifesta dimostrazione di debolezza, insicurezza ed egoistico senso unico mentale. La legge italiana non vieta la nudità, solo per convenzione sociale si è arrivati, in tempi relativamente recenti, a considerarla immorale, e le convenzioni sociali cambiano, cambiano rapidamente, devono cambiare, SONO cambiate come dimostrato dalle molte sentenze di assoluzione promulgate da diversi giudici dal 2000 a oggi (ultima quella di ieri) e tutte con formula piena perché il fatto non comporta reato. L’immoralità, la malizia, la perversione sono nella mente di chi guarda, non nella natura, nel corpo, nell’azione di chi sta nudo.

At the Temple of Books


Grandi, grandi, grandi! Il coraggio di vivere le proprie scelte fino in fondo, senza sottomettersi al pregiudizi e agli stereotipi sociali. Grandiiiii!

At the Temple of Books < The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Societys.

An Open Letter to Facebook


Già, molto strana questa politica di accettazione di quanto risulta offensivo per la donna, mentre viene rifiutato quanto è educativo e rispettoso della sua dignità.
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Already, very strange this acceptance of what is offensive to women, when instead are rejected documents educational and respectful of them dignity.

Reblogged from MotherWise
An Open Letter to Facebook.

Ehi tu!


Ehi tu,
si proprio tu,
tu che sei arrivato
roboante e sprezzante,
incurante delle regole,
superando
una lunga colonna
oltre la riga continua
oltre il limite di velocità.

Tu che ora
incollato al culo dell’auto mia
scalpiti per passare,
esci e rientri,
rientri ed esci.

Tu, si proprio tu,
vedi anch’io potrei
correre e superare,
potrei correre in piena sicurezza
più di quanto tu possa fare
rischiando la vita.

Potrei, ma non lo faccio,
non lo faccio perché
esistono le regole,
regole che sono per tutti,
ma proprio tutti,
io e te compresi.

Non lo faccio perché
civile io sono,
corretto
e rispettoso,
educato.

Ehi tu,
si proprio tu,
vedi di calmarti
che solo hai
da guadagnarci.

Emanuele Cinelli – 6 febbraio 2012

Mondo nudo o mondo vestito? No, Mondo!


Nei miei articoli ho dovuto, e dovrò, spesso utilizzare i termini di nudista e di tessile per differenziare tra loro i due stili di vita esistenti in merito al vestirsi: con “nudista” mi sono riferito a coloro che usano al minimo indispensabile i vestiti, sostanzialmente solo quando vi sono obbligati dalle leggi o dalle condizioni climatiche avverse; con “tessile”, talvolta sostituito da “non nudista”, mi sono riferito a coloro che raramente si mettono nudi, sostanzialmente solo per fare sesso o per esigenze d’igiene personale. I due termini non hanno nessuna connotazione di pregio/spregio, sono solo una necessità lessicale per poter fare riferimento a delle specifiche consuetudini, ambedue lecite, ambedue con lati positivi e lati negativi, ambedue comprensibili.

Necessità lessicali, quindi, non etichette miranti a segnare le cose e condizionarne la percezione, il mio obiettivo e la mia filosofia puntano a ben altro, puntano a un mondo dove la nudità sia talmente normale che non ci siano differenze tra chi la pratica e chi no, dove la nudità sia talmente comune che non ci sia bisogno di dare etichette, dove la nudità sia talmente naturale che non ci sia bisogno di creare barriere spaziali, temporali, fisiche, mentali, ideologiche tra lo stare nudi e lo stare vestiti.

Non un mondo, quindi, dove ci sia l’esigenza di differenziare chi sta nudo e chi no, ma un mondo dove le spiagge siano spiagge e basta, i sentieri sentieri e basta, i prati prati, l’uomo uomo, la donna donna. Niente spiagge tessili, ninete spiagge nudiste, ma solo spiagge. Niente sentieri dove ci si possa camminare solo vestiti e sentieri dove ci si possa camminare nudi, ma solo sentieri. Niente prati dove sia vietato stare nudi e altri dove sia vietato stare vestiti, ma solo prati. Niente uomini e donne che impongano lo stare vestiti o uomini e donne che soffrano per dover stare vestiti, ma solo uomini e donne. Ognuno con il proprio stile di vita, libero di seguirlo ovunque e quantunque, senza limitazioni di sorta, senza sentirsi un pesce fuor d’acqua, senza doversi attenere a inutili convenzioni e stupidi formalismi… in un senso e nell’altro!

L’equilibrio delle cose


Pensierino Pasquale….

Io rispetto chi non vuole vedere persone nude e sono disposto ad una mediazione, ma tale mediazione non può essere nella mia rinuncia al diritto naturale di stare nudo o nel dovermi esiliare in ghetti nudisti.

Considerato che quelli a cui proprio non riesce di vedere persone nude sono all’incirca il 10% degli italiani

Visto che quelli che praticano con una certa costanza il nudismo sono il 15% degli italiani

Stabilito che la restante parte del popolo italiano (75%) accetta che si pratichi il nudismo, ammettendo la presenza di persone nude ovunque, e che una buona parte di questi (50%) ha praticato il nudismo almeno una volta nella sua vita

Si stabilisce che la mediazione più corretta sarebbe nel definire un 10% del territorio italiano dove sia vietato stare nudi; un 15% dove sia obbligatorio stare nudi e nel resto ognuno deve poter stare come meglio desidera: vestito, parzialmente vestito, nudo.

Questo e solo questo sarebbe il naturale equilibrio dello stato di fatto italiano, puntando ad un futuro dove il 100% del territorio sia libero, il che sarebbe la cosa più logica e naturale!

Scuola di vita


Certamente nudismo vuol dire sole, aria e acqua sulla pelle.
Sicuramente nudismo è passare le proprie vacanze, i propri fine settimana, il proprio tempo libero in nudità.
Indubbiamente nudismo è una scelta di vita integrale e totalizzante.
Il nudismo, però, è anche qualcosa di più, molto di più!

Nudismo è grande fiducia negli altri, che vuol dire anche un altrettanto grande fiducia in se stessi, due qualità indissolubilmente necessarie per affrontare con spirito positivo le sfide della vita.
Nudismo è rispetto per gli altri, un rispetto profondo, pieno, totale, incondizionato; un rispetto importante per tutti, ma ancor più importante per i più giovani: ragazzi che cresceranno imparando, tra le altre cose, che la donna non è un oggetto del desiderio sessuale; ragazze che cresceranno imparando, fra le altre cose, che gli uomini possono essere amici sinceri e fidati; ragazzi che nel futuro non useranno violenza sulle donne; ragazze che nel futuro non temeranno di poter subire violenza dagli uomini; ragazzi e ragazze che diverranno uomini e donne sani sia nel fisico che nella mente.

Non sareste contenti di potervi guardare allo specchio senza timori e malumori?
Non sareste felici di guardare al futuro nella coscienza di poterlo certamente affrontare e dominare?
Non sareste tranquillizzati dal poter vedere nei vostri figli e, più in generale, nei ragazzi di oggi, degli uomini e delle donne in piena armonia con se stessi e con gli altri?
Certo che si e Il nudismo può permetterci di farlo, può darci tutto questo, può farci confidare in un futuro migliore.

Nudismo, un modo per gustarsi al meglio il mondo, ma anche e soprattutto un’ottima, precisa, fantastica, grandiosa scuola di vita!

Il… Rispetto!


“Ma dai, vestiti, la tua nudità potrebbe dare fastidio a qualcuno!”

E allora?
A me da fastidio vedere le persone con il cavallo dei pantaloni all’altezza ginocchia, da fastidio vedere le mutande fuori dai pantaloni, da fastidio il piercing, danno fastidio i tatuaggi, danno fastidio coloro che intercalano continuamente le frasi con delle parolacce, ma sarebbe meglio dire che davano fastidio, visto che a queste cose mi ci sono dovuto forzatamente abituare, le ho dovute accettare perché il mio fastidio non interessava a nessuno, le ho accettate perché, tutto sommato, un fastidio, per quanto forte sia, non è di certo un danneggiamento e, da persona rispettosa delle libertà e dei diritti naturali, ho ritenuto e ritengo più giusto che fossi io a “curare” il mio fastidio piuttosto che pretendere di limitare la libertà degli altri.
Liberarsi da un fastidio non può che apportare vantaggi e benefici, sia materiali che psicologici; limitare la libertà d’azione determina un vero e proprio danno materiale. Il giusto bilanciamento tra fastidio e libertà, non è certo nella rinuncia della libertà, ma sicuramente nel superamento del fastidio.

Il… Senso unico


Mannaggia, ma come faccio ad arrivarci? Sono due ore che giro per le strade della città, due ore che seguo i cartelli direzionali, che litigo con i sensi unici; due ore, però, che giro in tondo ritrovandomi immancabilmente alle stesso punto di partenza. Le ho provate tutte, ma non c’è verso d’andarcene fuori, i sensi unici mi riportano sempre al punto di partenza.
Sono stufo di girare a vuoto e perdere tempo inutilmente, ho deciso, parcheggio e ci vado a piedi. Si ma dove parcheggio? Quelli che ho visto nel mio girotondo intorno al … no, non al mondo, ma al centro, erano tutti pieni. Boh, forse spostandomi sull’esterno troverò qualcosa. Ecco la l’indicazione per un centro commerciale, di sicuro vicino ci saranno dei parcheggi.
Prendo la direzione indicata dal cartello segnaletico e, stanco ma fiducioso, già mi vedo parcheggiare. Ah, quale sogno fu mai meno previdente! Rotonda, quattro direzioni possibili, nessun cartello segnaletico, manco i nomi delle vie ci sono. Va beh, quelle due strade sembrano portare verso la periferia, quale prendo? Bim, bum, bam, ecco prendo questa! Procedo per la strada, dritta e circondata di case, ma senza parcheggi, in fondo si vede un poco di cielo, si, si sono proprio sulla strada giusta.

Cento metri, duecento, trecento, quattrocento e … bang, divieto d’accesso! Oh cavolo, non si può procedere. A destra e a sinistra non ci sono deviazioni, devo invertire la marcia e tornare indietro. Detto fatto, troverò ora una strada laterale? Si, si, eccone una e va proprio nella direzione dell’altra strada che partiva dalla rotonda. Deciso imbocco la stradina, dopo una cinquantina di metri questa svolta a destra e poco dopo c’è un incrocio. Sorpresa, posso andare solo a destra, ma così ritorno dov’ero prima. Va beh, non posso fare altro.
Via, si riparte all’assalto, svolto a destra e seguo la nuova strada fino al suo termine dicendomi, la svolterò a sinistra e raggiungerò la periferia. Arrivo al termine della strada e, nooooooooo, ancora obbligo di svolta a destra. Cavoli, ma in questa città hanno proprio la mania dei sensi unici!
La nuova direzione obbligata mi riporta alla rotonda, dove prendo la direzione che avevo tralasciato e, dopo un paio di chilometri, finalmente arrivo ad un parcheggio in gran parte vuoto. Mi fermo, parcheggio l’auto e guardando l’orologio m’accorgo che ormai l’ora dell’appuntamento è passata da un pezzo. Si, ci voleva anche questa. Avviso il cliente che sono in forte ritardo, gli spiego dove sono e lui, gentilissimo, mi dice di aspettarlo li che mi raggiunge nel giro di una mezz’ora.
Bene, tutto e bene ciò che finisce bene, mi sistemo con l’auto in un posto ombreggiato, apro la portiera, mi distendo sul sedile per rilassare un attimo le gambe e la schiena e, come spesso mi capita, inizio a pensare ai nuovi articoli.

Ho un’idea in mente da qualche giorno, ma non mi riesce di fissarla, è un’idea intrigante, ma anche un argomento difficile, dovrò documentarmi bene e non sarà facile trovare documentazione affidabile. Pensa che ti ripensa, improvvisamente una luce, un bagliore, una nuova idea che spunta forte e presuntuosa nella mia mente. E’ bella, molto bella, mi piace, non devo farmi scappare il momento creativo, dove è il blocco, ah eccolo, e la penna, ecco anche quella, fortuna che li tengo sempre in macchina.
Inizio a scrivere, le parole compaiono sulla carta velocemente, senza esitazioni, sono al massimo della creatività, scrivo senza pensare, il mio cervello e la mia mano sembrano collegati tra loro in modo diretto.
Il senso unico! Come nelle città il senso unico sembra essere diventata una moda, un pensiero fisso, l’imperativo massimo del moderno stile di vita, della nuova comunicazione sociale di base.
Capita che parlando con qualcuno, dopo diverse parole, dopo diverso tempo in cui nessuno dei due cede un millimetro dalle proprie posizioni, ecco che ti senti dire “Ma lo sai che sei proprio testardo!” Già, perché lui ha ceduto qualcosa a me, perché lui è stato più flessibile, lui ha cambiato un poco idea. No, lui ha fatto lo stesso che ho fatto io: è rimasto fermo sulle sue posizioni. Il senso unico!

Altre volte parlando di certi argomenti un poco particolari, ad esempio (toh guarda che combinazione) il nudismo, ecco, capita che ti venga detto “Si ok, però … però le tua libertà finisce dove inizia la mia.” Embhè? Allora? Che vuol dire? E’ mai possibile che sia sempre la mia libertà ad avere una fine, una barriera, e mai quella dell’altro? Eppure mi sembra quantomeno logico che la frase abbia la stessa identica valenza anche invertendo i soggetti, eppure no, sei sempre tu che devi fermarti. Il senso unico!
Ancora, capita che scrivi qualcosa e ti vengono fatte delle osservazioni che tu consideri, magari solo in parte, errate, quindi ribatti esponendo i tuoi perché. Mai l’avessi fatto: “Stai limitando la mia libertà di espressione”. Ma guarda te, limito la libertà di qualcuno perché mi permetto di ribattere alle sue obiezioni? Non è che per caso a questo punto sia l’altro che sta limitando la mia libertà di espressione? E’ diritto basilare della comunicazione (talvolta è addirittura un obbligo) che l’estensore di un idea, di un progetto, di uno scritto, possa rispondere alle osservazioni ricevute, anche rifiutandole; invece no, gli dicono di star zitto, ma se sta zitto poi si sente rinfacciare quasi le stesse cose e, magari, dalle stesse persone. Il senso unico!
Di nuovo, rispondi a delle contestazioni e… “Non accetti le critiche”, “Bisogna saper accettare tutto” e via dicendo. Ma guarda te non accetto le critiche? Non è che per caso è l’altro che non sta accettando le mie controcritiche? Ma guarda te io devo, e sottolineo devo, accettare tutto, l’altro, invece, può non accettare quello che ho detto io. Il senso unico!

Il senso unico, ma va, che bella invenzione, permette di evitare il confronto quando questo diventa difficile, permette di mettere sempre se stessi un poco avanti gli altri, permette di non porsi domande, permette di non crearsi dubbi, permette di restare sempre e comunque della propria opinione, permette di dormire la notte invece che pensare alle discussioni, ai confronti, alle cose dette e sentite, permette di non ragionarci, risolve la paura di poter prima o poi cambiare idea. Il senso unico.

“Salve” , l’esclamazione mi toglie dal mio stato di creatività, il cliente è arrivato, devo tornare al lavoro, ma l’articolo mi sembra completo, finito, dovrò solo dare un’occhiata all’ortografia e alla sintassi, poi potrò pubblicarlo, a … doppio senso!

Le immagini nel blog


Un blog di solo testo è certamente pensabile, ma sarebbe probabilmente piuttosto freddo. Leggere testi non illustrati potrebbe risultare noioso o addirittura fastidioso, è sicuramente più accattivante una pagina con, anche poche, belle immagini. Palese che le immagini debbano avere un collegamento preciso con il tema del blog e dell’articolo in questione, meglio ancora se le immagini combaciano esattamente con la parte di scritto che le affianca. Se per argomenti come lo sport o la natura il tutto può essere abbastanza facile, per un argomento quale il nudismo la cosa diventa assai più complessa.

In primo luogo esiste il problema dei soggetti: per documentare adeguatamente articoli sul nudismo è evidente che non possono bastare le foto di spiagge vuote o altre similari, nelle foto devono esserci necessariamente delle persone, nude ovviamente. Le foto di nudo non sono certo una novità assoluta dato che oggi, tra calendari e pubblicità, il nudo è abbastanza usuale, ma rarissimamente si tratta di nudo integrale, vuoi perchè quest’ultimo è meno intrigante del “vedo – non vedo”, vuoi per tutta un’altra serie di implicazioni che il nudo integrale si porta ancora appresso.
In un ambiente pubblico, tipo una spiaggia, il diritto alla privacy impone (non limitatamente al nudo) di pubblicare le foto altrui solo con l’esplicita autorizzazione e, purtroppo, per evidenti ragioni, non tutti concedono tale autorizzazione, specie per una pubblicazione su Internet (erroneamente intesa come unico veicolo di furto delle immagini) e ancora più in specifico se l’immagine ritrae le persone in stato di nudità. Allora posso ricorrere a modelli e modelle, ma se non si è fotografi di grido non è facile trovare chi lo voglia fare, a gratis per giunta. L’autoscatto è una comoda soluzione, ma spesso diventa difficile da gestire e, comunque, può dare l’impressione di volersi autoincensare. Poi non è detto che si sia abili a mettersi nella dovuta posa con la conseguenza di foto poco naturali, se non addirittura inguardabili.

In secondo luogo, dato per risolto il problema precedente, per fare foto di nudo senza essere dei fotografi di grido (e a volte anche questi rischiano) bisogna trovarsi dei luoghi in cui il nudo sia quantomeno tollerato e in Italia questi sono pochissimi. Scatta allora la ricerca di luoghi solitari e reconditi dove sussista la speranza di non venire sorpresi, ma bisogna trovarli adeguati alle esigenze dell’articolo che si vuole documentare, cosa il più delle volte assai ardua.
In casa si possono certo scattare tutte le foto che si vuole: nel chiuso delle proprie mura nessuno può venire a disturbare o obiettare, ma quanto si può documentare con fotografie fatte in casa? Poco!

Mettiamo di aver risolto anche questa seconda difficoltà, ne resta ancora una: come pubblicarle?
Alcuni censurano le foto con dei rettangolini neri sulle parti “problematiche”, ma, sinceramente, l’estetica della fotografia ne viene a risentire enormemente, piuttosto meglio proprio rinunciare alla foto in stato di totale nudità, soluzione però non accettabile per un sito che parla specificatamente di nudismo. Altri censurano mediante sistemi meno evidenti, tipo sfocatura o storpiatura, certamente più gradevoli all’estetica della foto ma ancora incoerenti alla filosofia di un sito che parla di nudismo. Si possono inserire oggetti che vadano a coprire le parti “scomode”, se ben fatto questo può risultare anche esteticamente valido, resta comunque il fatto che si tratta pur sempre d’una censura e la censura si scontra, specie se fatta metodicamente, con l’idea base del nudismo: naturalezza e non turbativa del corpo nudo. In alcuni casi si può evitare la visione delle parti “problematiche” attraverso l’opportuno posizionamento del soggetto o adeguati tagli all’immagine, ma si torna al punto di cui sopra: negli ambienti nudisti non esistono parti “scomode” e non ci si preoccupa di evitare le posizioni o i movimenti che le possano rendere visibili; sarebbe innaturale, sarebbe artificioso e, pertanto, non sarebbe più nudismo.
Un sito di nudismo deve pubblicare foto di nudo integrale, che di per se stesse nulla hanno a che vedere con la pornografia, se non nella mente di chi vuole a tutti i costi vedercela, forse perchè la pornografia è parte rilevante della sua vita o dei suoi desideri più o meno reconditi: la psicologia insegna che chi vede sempre e solo il male è perchè potrebbe avere il male dentro di sè.

In considerazione di quanto sopra, per quanto ci riguarda e riguarda questo blog le problematiche più complesse sono le prime due e pertanto non possiamo garantire che tutti gli articoli saranno sempre illustrati o adeguatamente illustrati. Detto questo, le immagini di nudo, che mai saranno pornografiche, non verranno artificiosamente censurate e non si seguirà la metodica di celare costantemente mammelle e genitali, come detto ambedue soluzioni contrarie all’ideale nudista e non conformi a quanto avviene nella realtà del nudismo. Una realtà che vede tantissime persone e tante famiglie condividere pacificamente e tranquillamente la nudità pubblica, una realtà che vede il nudo assolutamente distinto e diverso dalla pornografia, una realtà che questo blog vuole assolutamente rappresentare, raccontare, evidenziare e far conoscere.

I contenuti del blog


Più volte ho incontrato affermazioni del tipo “ma con tutte le cose importanti che ci sono da discutere, di nudismo venite a parlare?” o “ma che volete, la società ha ben altre cose da fare che pensare al nudismo!”. Vista in un certo modo sono anche osservazioni corrette, ma vista in questo modo allora le cose di cui parlare, le cose per cui “lottare” sarebbero veramente poche, invece di persone che parlano ce ne sono tante, di argomenti che vengono trattati ce ne sono una marea, di “lotte” se ne contano assai. Spesso coloro che fanno le dette affermazioni sono anche loro impegnati in una qualche “battaglia” sociale e sovente questa non appare poi essere tanto più importante di quella del nudismo.

Palese e, se vogliamo, anche comprensibile che si tenda a dare priorità alle proprie argomentazioni, alle proprie “battaglie”, ai propri interessi, ma non può esssere altresì comprensibile che per questo si debba tentare di affossare gli argomenti, le “battaglie” e gli interessi altrui: tutti devono poter avere il loro spazio per argomentare e a tutti è dovuto dare un minimo di attenzione, ascoltando e leggendo ci si potrebbe accorgere che le argomentazioni non sono poi così superficiali e banali come appariva, che ci sono dei cardini comuni a tutte.

Così è per il nudismo! Se superiamo i condizionamenti verso l’argomento, se andiamo nel profondo delle cose, se non ci soffermiamo alle apparenze, possiamo scoprire che esso coinvolge inevitabilmente tanti aspetti inerenti la vita di tutti i giorni, alcuni certamente futili, ma altri meno e altri ancora decisamente di rilievo. Parlare di nudismo, infatti, implica necessariamente l’affrontare temi quali la libertà, il rispetto, l’ecologia, la dignità, quindi temi tutt’altro che leggeri o secondari, bensì fondamenti necessari ad ogni comunità, piccola o grande che sia, ed essenza strutturale delle principali “battaglie” sociali che la storia del mondo, e dell’Italia, abbia visto: schiavismo, razzismo, maschilismo, homofobia, eccetera.

Ecco, i contenuti del blog in buona parte gireranno attorno a queste “grandi argomentazioni”, contenuti importanti, quindi, da affrontare con serietà e attenzione. Il blog, però, non vuole essere un mattone filosofico o politico, bensì un canale d’informazione da potersi leggere in tranquillità e rilassatezza, pertanto il tema “nudismo” e tutte le sue implicazioni anche complesse e profonde verranno trattati a piccole gocce e mescolati con argomenti meno pesanti, quali la cucina, il divertimento, le letture, eccetera. Cercheremo, insomma, d’essere dinamici, evitando di monopolizzare i nostri interventi, di cadere nell’ossessione e l’esclusività. Useremo il blog per quello che un blog è stato pensato: un diario personale scritto per essere letto anche dagli altri.

Sarà un diario di viaggio, il viaggio verso un mondo apparentemente diverso e strano, un mondo che si fatica a comprendere perchè ci si lascia dominare dai condizionamenti più o meno inconsci, ma un mondo in realtà semplice, naturale, sano, corretto: il … Mondo Nudo!

Le premesse al blog


Dato lo specifico argomento di base attorno al quale si costruisce e gira questo blog sono opportune alcune precisazioni di partenza, al fine di chiarire con esattezza i limiti dell’argomentare ed evitare che possano esserci fraintendimenti fastidiosi.

Ovvio che per ora mi limiterò a dare sommarie indicazioni, parlerò più ampiamente di queste cose nel corso del tempo. Altrettanto ovvio è che al momento dovrete credermi sulla parola, scriverò nei futuri articoli le argomentazioni necessarie a suffragare quanto andrò qui ad affermare. D’altra parte perchè mai non dovreste credermi? Così come un qualsiasi discente da piena fiducia al proprio docente, così come gli allievi di un corso di arrampicata si fidavano ciecamente delle istruzioni che impartivo loro anche quando le stesse potevano apparire illogiche, così come chiunque non conosca un argomento o una materia si affida alle parole di chi, al contrario, possiede le adeguate conoscenze e competenze, ecco, così come in tutte queste situazioni e in tantissime altre, dove qualcuno deve necessariamente dipendere dalle parole di altri e a queste concedere, almeno in via provvisoria, lo status di verità, anche qui, ora, chi mi legge deve inevitabilmente concedermi la sua provvisoria massima fiducia.

Perché mai dovrei imbrogliare? Perché mai dovrei dire cose false o comunque non del tutto vere? Non farei altro che danneggiare la causa per la quale ho creato questo blog, la causa alla quale sto dedicando una buona parte del mio tempo libero. Le bugie, dice un vecchio detto, hanno le gambe corte, non potrei certo portarle avanti a lungo. La sintesi qui necessaria può far apparire alcune affermazioni forse un po’ troppo superficiali, forse un po’ troppo di parte, forse un poco avventate e categoriche, ma date tempo al tempo e il tutto verrà adeguatamente motivato, verranno meglio specificati i contorni delle cose, verrà messo sul piatto della bilancia tutto quanto ci vada messo, pro e contro il nudismo. Pazienza, tutto verrà esaminato e a tutto verranno date le necessarie e opportune risposte.

Tenendo in debito conto quanto detto, veniamo alle questioni che voglio qui mettere in buona evidenza…

Iniziamo precisando che il blog non parlerà di sesso e pornografia. Il nudismo non è un preludio alle attività sessuali, lo sarà la nudità ma non il nudismo. Chi pratica il nudismo non lo fa per mettere in mostra la propria mercanzia e la propria virilità; certo può benissimo essere che in una spiaggia nudista, o in altri luoghi dove si pratica il nudismo, nascano delle amicizie anche intime e che il tutto possa quindi portare a successivi incontri con finalità sessuali, ma questo è quanto avviene, e viene considerato assolutamente normale, in qualsiasi ambito non nudista.

In secondo luogo il blog non vuole fare esibizionismo o invitare all’esibizionismo. E’ un errore un po’ troppo diffuso il guardare al nudista come ad un esibizionista. Il nudismo non è di certo finalizzato all’esibizione, d’altra parte che esibizione può esserci dove nessuno bada alla nudità altrui? E’ vero che qualcuno possa anche iniziare spinto da questo più o meno inconscio desiderio, ma la frequentazione dell’ambito nudista tende inevitabilmente a spegnerlo, visto che, come già accennato, di certo non ottiene l’ammirazione desiderata, non ottiene quello che per un esibizionista è indispensabile: la reazione degli altri, sia essa di compiacimento che di fastidio.

Poi andiamo a chiarire che il blog si rivolge a tutti, nudisti e, soprattutto, non nudisti, senza nessuna distinzione. Il nudismo è pratica aperta e indicata a chicchessia, senza differenze di età, di sesso, di costituzione fisica e di qualsiasi altra natura. Non esistono controindicazioni allo stare nudi, ovviamente nei limiti concessi dalla temperatura, ma soprattutto nessuno giudica l’aspetto degli altri. E’ questa una regola basilare e storica del nudismo, resa fattibile proprio dagli obiettivi del nudismo e alla quale facilmente tutti arrivano ad adeguarsi. Non c’è motivo di preoccuparsi del proprio “apparire”: i nudisti badano solo all’essere!

Infine altra piccola precisazione assai importante, dal momento che esiste un’obiezione spesso messa in campo per dire no al nudismo: i bambini. L’accesso al sito è libero, cioè non è vincolato alla dichiarazione di maggiore età, intanto perché è possibile creare solo barriere ideali, nulla impedisce ai minori di procedere ugualmente, poi perché in questo blog i minori non troveranno nulla di turbativo. La questione “minori”, infatti, è un’opposizione che non tiene conto della realtà pratica del nudismo, una realtà dove si vede che una discreta parte dei praticanti sono intere famiglie: nonni, genitori e figli tutti insieme, tutti nudi, tutti tranquilli e sereni. I minori non hanno motivo d’essere turbati dalla nudità altrui, anzi, specie per i più piccoli, non ancora condizionati dalla società e dagli amici, la nudità viene vissuta in modo molto naturale e proprio non badano alla nudità delle altre persone. Ad essere turbati dal nudismo sono piuttosto gli adulti, alcuni adulti, questi non sapendo come giustificarsi tirano in ballo la questione dei minori, ben sapendo che possono con questa avere facile presa sull’opinione pubblica.

La “Missione” del blog!


Partiamo da un concetto importante: “tutto è opinabile”! Qualsiasi cosa si possa dire su qualsiasi argomento può essere obiettata, compreso quello che sto dicendo e che verrà scritto in questo blog. Se però ci fermiamo su questo assunto non dovremmo, nessuno dovrebbe più esporre niente: nessuna idea, nessun concetto, nessuna tesi, nessuna teoria. Dal momento che non si può ammettere un mondo di muti, dobbiamo pertanto accettare che esistano le opinioni diverse e dobbiamo permettere ad ognuno di esprimersi e di vivere secondo propria ragione, scienza e coscienza.
Accettare le diverse opinioni e permettere ad ognuno di vivere secondo propria ragione, però, non vuol dire che si sia tutti liberi di fare e dire quello che si vuole, ci sono dei limiti all’applicazione del concetto di libertà personale, intanto perché non posso certo compiere azioni che causino dei danni materiali agli altri, ad esempio prendere a pugni qualcuno o rubargli qualcosa, poi perché non posso nemmeno calunniare, infine perché sovente, per non dire quasi sempre, l’applicazione della libertà di uno viene a scontrarsi con l’applicazione della libertà di un altro o di altri. Ecco che molto spesso è necessario trovare una mediazione tra libertà, un compromesso che permetta a tutte le parti di ottenere adeguata soddisfazione, senza che nessuno venga però prevaricato e annullato.

Non è certo facile trovare il giusto compromesso, la matematica non può aiutare dato che raramente le due posizioni si possono semplicemente tradurre in numeri dai quali ricavare la media aritmetica. Si deve piuttosto ricorrere alla logica, dare un peso in percentuale ad ogni possibile limitazione, ovviamente di ambo le parti, e da questa base definire il punto intermedio, cioè la mediazione ideale, quella che permette a tutte le parti di cedere e ottenere in pari misura.
Facciamo un esempio.
Marito e moglie, l’uno vorrebbe fare le vacanze in un albergo di montagna dove potersi mettere al sole sul terrazzo osservando i boschi e le rocce dei monti, l’altra vorrebbe invece stendersi al sole vedendo davanti a se un’azzurra distesa marina. Andare in montagna significherebbe esaudire al 100% il desiderio del marito ma limitare al 100% quello della moglie. Andare al mare vorrebbe dire l’esatto opposto: 100% di soddisfazione alla moglie e 100% di limitazione al marito. Trovando un posto dove le montagne si tuffano direttamente nel mare e trovando un albergo in cui ci sia una terrazza che da un lato dia sulle montagne e dall’altro sul mare, darebbe la possibilità di risolvere la situazione con un 50% di soddisfazione (metà perché di fatto nessuno andrebbe esattamente nel posto desiderato) e un 50% di limitazione (perché alla fine l’uno per vedere le montagne dovrebbe restare sempre girato da una parte e l’altra per vedere il mare avrebbe la stessa imposizione) di ambedue le parti.

Altro esempio un poco più complesso e che coinvolge il tema di fondo di questo blog.
Immaginate una piccola caletta, in questa due persone, una che pratica il nudismo e l’altra a cui da fastidio vedere persone nude. Andiamo a fare il peso delle limitazioni: per il nudista dover stare in costume corrisponderebbe a limitare totalmente il suo proposito, cioè 100% di limitazione; al non nudista tutto sommato basterebbe non guardare in direzione del nudista e questo corrisponderebbe a una limitazione parziale della sua libertà d’azione, indi una limitazione percentualmente minore, per non dire assai minore, a quella della controparte.
In breve, rispettare totalmente il volere del secondo vorrebbe dire ledere totalmente la libertà del primo; rispettare totalmente il volere del primo vorrebbe dire ledere parzialmente la libertà del secondo.
E’ pertanto evidente che la mediazione, il giusto compromesso sia una scelta in apparenza a favore del nudista, ma in realtà equa e assolutamente rispettosa della libertà di entrambe le parti: concedere al nudista di stare nudo ma al contempo imporgli di starsene in un angolo della caletta, mentre il non nudista starà nell’angolo opposto. Ambedue hanno analoga limitazione nel muoversi, il non nudista sarà anche limitato nell’area d’osservazione, ma si può trovare giusta soluzione anche a quest’ultimo aspetto senza impedire al nudista di stare nudo.

Arrivare al compromesso, però, richiede sempre e comunque che tutte le parti del contendere siano disposte alla mediazione: se una delle parti si arrocca sulle proprie posizioni e pretende di dettare legge, beh allora sarà difficile addivenire alla giusta soluzione anche perché, presumibilmente, l’altra parte si sentirà autorizzata a fare lo stesso. Giusta soluzione non ci sarà nemmeno se una delle due parti cede totalmente all’altra, perché in tal caso si sarà avuta la lesione totale della sua libertà a favore della libertà dell’altro, soluzione forse buona per evitare litigi, ma di certo non moralmente e logicamente corretta.

La situazione del nudismo, in particolare in Italia, è proprio quella riportata qui sopra: i nudisti rinunciano al loro diritto di stare nudi a favore del diritto di chi è contrario al nudismo e non vuole accettare compromessi. Una soluzione, come detto, che evita lo scontro diretto tra le parti ma di certo non è equa.
Talvolta chi si oppone al nudismo afferma di non avere nulla contro i nudisti, di rispettarli e di rispettare la loro scelta, ma lui non è d’accordo e quindi dove c’è lui non ci devono essere nudisti. A parte l’evidente incoerenza tra l’affermazione di partenza (non sono contro il nudismo) e quella di arrivo (non sono d’accordo con il nudismo), è chiaro che al lato pratico non c’è nulla di diverso rispetto al caso precedente, non è che il dirmi “non ce l’ho con te” possa essere la giusta mediazione con il fatto che non mi posso mettere nudo, è solo un’incoerenza o addirittura una presa in giro!

Nel contesto di questa situazione, il presente blog vuole aiutare le parti, entrambe le parti, alla corretta mediazione. A questa, infatti, è possibile arrivare solo conoscendo adeguatamente le cose, che i sentito dire o l’immaginazione non possono di certo aiutare.

Non vogliamo, ovviamente, imporre a nessuno la scelta nudista, ma vogliamo informare apertamente e correttamente su tale scelta. Noi di Mondo Nudo siamo convinti che mediante l’informazione precisa sul mondo del nudismo si possa innanzitutto facilitare la convivenza tra chi nudista non è e chi lo è; altresì siamo certi che arrivando a conoscere il mondo del nudismo sempre più persone arriveranno, in modo del tutto naturale e spontaneo, ad accettare l’ideale nudista e magari, perché no, decideranno di avvicinarsi allo stesso e provare almeno per un giorno, quantomeno al sicuro delle mura di casa, cosa voglia dire starsene semplicemente nudi.

La “Visione” del blog!


Un nuovo blog, prima di iniziare a parlare, è opportuno che si presenti adeguatamente. La pagina Info e l’articolo di apertura già hanno dato delle sommarie indicazioni, ma vorrei approfondire di più i vari punti, iniziando, logicamente, dalla “Visione” (dall’inglese “Vision”, ma io, quando possibile, preferisco usare l’italiano).

Più o meno intorno all’anno 100 d.C., un poeta e retore romano, Decimo Giunio Giovenale, scriveva in una delle sue Satire, per la precisione la decima, la frase poi diventata famosa “Mens sana in corpore sano”. L’intenzione del poeta era quella di evidenziare la vanità dei valori e dei beni a cui l’uomo tendeva, secondo Giovenale, infatti, le uniche cose di cui l’uomo avrebbe dovuto occuparsi e preoccuparsi erano la salute del corpo e la sanità dell’anima, che a tutto il resto già ci pensava la divinità.
Nel corso dei secoli il significato originale della frase è stato traslato e oggi lo si usa, spesso per meri interessi commerciali, per intendere che una mente (anima) sana la si può avere solo in un corpo sano.
Molte sono le obiezioni che vengono mosse a tale visione, sia intesa nel suo senso originale, sia intesa nel senso moderno; a mio parere le cose assumono un senso più realistico e meno opinabile andando ad invertire i parametri e modificandoli leggermente: un corpo può essere integralmente sano solo se sana è anche la mente della persona.

Cosa intendo per “corpo integralmente sano”? Ovviamente non mi riferisco alla gravi malattie, che chiunque può ammalarsi come chiunque può non ammalarsi indipendentemente dallo stile di vita che segue, le eccezioni sono sempre possibili e tanti possono essere gli esempi da addurre, tipico quello del fumatore incallito che campa senza problemi di nessun genere messo a confronto con il salutista che, ancora giovane, muore per cancro al polmone. Trattasi per l’appunto di eccezioni e le statistiche non si basano sulle eccezioni, ma sarebbero comunque filosoficamente sufficienti per poter obiettare alla frase che sto andando a costruire: “corpore sano in mens sana”. Non mi riferisco nemmeno all’estetica corporale, specie a quella contemporanea che nulla ha a che fare con la sanità ma trattasi solo di mera induzione commerciale necessaria per vendere i prodotti di bellezza e limitare la quantità delle taglie in cui produrre il vestiario, con il coseguente risparmio, per chi produce, di lavoro e di denaro; un valore, per altro, molto variabile nel tempo, indi molto effimero. Il mio “corpo integralmente sano” è quel corpo che ha in se tutte le principali caratteristiche originarie del corpo di un essere vivente: massima capacità di termoregolazione, facilità di adattamento alle diverse condizioni climatiche, tolleranza verso gli agenti patogeni minori quali i virus delle malattie da raffreddamento, buon livello di agilità ed equilibrio e via dicendo.

La ricerca del “corpo integralmente sano” passa attraverso alcuni cardini essenziali, cardini che possono ruotare solo se montati sul giusto perno, cioè solo se si è sani mentalmente. Anche qui, ovviamente, non mi riferisco in particolare o solo all’assenza di malattie mentali, ma alla facoltà di saper usare la propria mente secondo ragione propria e non in funzione di dogmi indotti, alla facoltà di usare la mente in modo aperto, alla capacità di non giudicare senza conoscere, alla facoltà di saper riconoscere e, quindi, superare i condizionamenti, qualsiasi sia la loro natura, eccetera. In particolare ci sono tre parole chiave che identificano, in tale accezione, una mente sana: armonia, rispetto e libertà. Una mente sana è in grado di riconoscere il pieno significato di questi tre termini e di saperli conciliare tra di loro, riconoscendo ad ognuno il suo spazio e il suo tempo.

L’Armonia è ciò che ci consente di vivere in natura, per la natura, con la natura, senza introdurre mezzi e sistemi artificiosi che hanno il solo effetto di spezzare il legame tra uomo e natura, di rendere più difficile sentire e seguire le melodie della natura, di complicare la vita e i rapporti uomo-natura e uomo-uomo.

Il Rispetto è ciò che ci consente di non prevaricare il mondo che ci circonda, ciò che ci induce a non mettere “noi” davanti al resto del mondo, ciò che ci permette di confrontarci con la natura e con gli altri esseri umani, ciò che ci porta a cercare ed accettare in ogni situazione il compromesso più giusto e ragionevole.

La Libertà è un concetto supremo, un diritto naturale e inalienabile di ogni, e sottolineo ogni, persona al mondo. Lo scontro tra Libertà è il conflitto più difficile a risolversi quando vengono a mancare il Rispetto e l’Armonia, quando, al loro posto, avanzano l’egoismo, il dogmatismo, il pragmatismo, la, in sintesi, scarsa apertura, alias sanità, mentale.

Ritorniamo così al punto di partenza e alla riformulazione della visione che guida e guiderà questo blog: “Corpore sano in mens sana, un corpo sano in una mente sana, una mente che conosca e sappia conciliare tra loro i tre cardini fondamentali della società civile (e del nudismo): armonia, rispetto e libertà!”

Buon giorno, 2011


Inizia un nuovo anno e nasce questo nuovo blog che, pur già avendo un mio sito, ho voluto creare per dare maggiore evidenza e specificità ad una scelta di vita che è totalizzante e non può essere relegata in una angolino più o meno nascosto di una casa più ampia.

Questo blog non vuole costringere nessuno ad abbracciare lo stile di vita nudista, non vuole imporre una scelta, ma vuole informare apertamente e correttamente su tale scelta, nella speranza che questo possa servire per:

  1. facilitare la convivenza tra chi nudista non è e chi lo è;
  2. allargare la già ampia accettazione del nudismo (per chi non lo sapesse, sondaggi non di parte hanno stabilito che l’80% degli italiani non è contrario al nudismo e una buona parte di questi diverrebbe praticante se il nudismo venisse in qualche modo riconosciuto ufficialmente e tutelato legalmente);
  3. magari, perchè no, invogliare il lettore ad abbracciare o, quantomeno, ad avvicinarsi (che poi vuol dire abbracciare, visto che chi prova difficilmente fa marcia indietro) a questo fantastico stile di vita.

Come detto, nel corso del tempo andrò ad approfondire il tema del nudismo, voglio però qui anticipare alcune cose importanti a comprendere la struttura e la finalità del blog:

  • il nudismo non è preludio alle attività sessuali, se non nella stessa identica misura di tutte le attività sociali attuate stando vestiti;
  • il nudismo non è in nessun modo finalizzato all’esibizione e il nudista non è assolutamente un esibizionista, d’altra parte che esibizione può esserci dove nessuno bada alla nudità altrui?
  • il nudismo è pratica aperta e indicata a chichessia, senza differenze di età, di sesso, di costituzione fisica e di qualsiasi altra natura;
  • il nudismo è praticato anche dalle famiglie e i minori non hanno motivo d’esserne turbati, anzi, l’esperienza pratica e qualche specifico studio socio-psicologico effettuato negli USA (dove esistono comunità che vivono costantemente in nudità), dimostrano che è proprio l’esatto opposto e che possono averne dei vantaggi; ad essere turbati dal nudismo sono piuttosto gli adulti, alcuni adulti, e non sapendo questi come giustificarsi tirano in ballo la questione dei minori.

In funzione di quanto sopra detto, il blog è aperto ai commenti di tutti coloro che vogliano informarsi, conoscere, apprendere, avvicinare, condividere.

Nell’assoluta convinzione che le persone sappiano essere civili e che quanto sopra sia più che esplicito e chiaro, il blog non viene moderato, in ogni caso se si riceveranno segnalazioni di commenti “spiritosi”, volgari, inutili, non aperti al libero e sereno confronto, previa verifica questi verrano irrevocabilmente rimossi.

Per finire, l’aspetto grafico e la struttura del blog non sono ancora definitivi, in questo primo mese di vita ci saranno sicuramente diversi aggiustamenti e aggiunte, di conseguenza non aspettatevi una quotidianità delle pubblicazioni.

Buon 2011 al nudismo!

Buon 2011 a tutti!

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