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Il parco della Rocca di #Manerba


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Ci sono posti belli e altri meno, ci sono luoghi che ricordi piacevolmente e altri che preferisci dimenticare, ci sono località in cui torni volentieri e altre in cui non torni più, poi ci sono quei posti che ti restano impressi non solo negli occhi ma anche nel cuore, posti che ti ammaliano e dei quali non sapresti più farne a meno. Certo è una questione molto soggettiva, ma poco importa, per me il Parco Naturale della Rocca e del Sasso, sito in quel di Manerba del (lago di) Garda, in provincia di Brescia, è uno di questi ultimi.

Lago da Rocca 043Verde, tanto verde, mille tonalità di verde che, intersecandosi ai margini, si alternano fra loro creando un armonico e rilassante patchwork naturale. Prati frammisti a tratti di bosco, nel mezzo qualche piccola casetta. Una collina delinea per intero il margine nord occidentale e su di essa, nel punto di massima elevazione, le rovine di un antico maniero: la Rocca di Manerba. Da qui la collina crolla quasi verticalmente sul bosco sottostante per poi risalire dolcemente al vicino Sasso, punto di massima elevazione della lunga e alta falesia di rocce sedimentarie che contorna a nord e a ovest il parco. Sotto di essa le azzurre acque del lago, un lago grande, che si vede estendersi lungamente in ogni direzione.

IMG_0350Diverse più o meno nascoste linee di chiaro marrone identificano le comode stradine e i bei sentieri che s’insinuano all’interno di questo bucolico paesaggio, tracciati che permettendo al turista pedestre o ciclista splendide passeggiate buone per ogni stagione.

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Tre comodi parcheggi, quelli gratuiti di Montinelle e di Pisenze e quello a pagamento detto della Rocca, con annesso bar, sono la base di partenza per le passeggiate o le spiagge. Volendo si può parcheggiare, a pagamento, anche a Porto Dusano da dove un bel sentiero, a tratti magari un po’ troppo abbandonato alla vegetazione, in un quarto d’ora permette di risalire alla zona del parco.

Lago da Rocca 032Dalla vetta della Rocca lo sguardo oltre che, come già detto, navigare libero sulle acque del lago, si libra a trecentosessanta gradi mostrandoci il Monte Baldo, la valle del Sarca, i monti di Tignale, il Castello di Gaino, Il Pizzoccolo, il monte Spino, i monti di Salò e di Villanuova, le colline moreniche che cingono a sud il lago e sulle quali pregiati vigneti ci donano vini conosciuti in tutto il mondo. Abbassando lo sguardo subito sotto di noi la splendida baia di Pisenze con la Lago da Rocca 018sua affollatissima spiaggia, appena dietro a questa la punta Belvedere e la limitrofa isola di San Biagio (anche conosciuta come isola dei Conigli), segue l’ampia baia di San Felice con il Porto Torchio, la Romantica e la Punta di San Fermo con l’ampia isola del Garda, dietro si può intuire la piccola e simpatica Baia del Vento, seguita dalla ben più ampia Baia di Salò. Salendo verso nord ecco gli abitati di Gardone Riviera, Maderno, Toscolano, Gargnano, poi una punta Lago da Rocca 020rocciosa copre la vista della restante costa settentrionale bresciana. Sulla sponda opposta da nord s’individuano i paesi di Malcesine, Brenzone, Torri del Benaco, Garda con la sua inconfondibile baia racchiusa tra la Punta di San Vigilio e la Rocca di Garda, Bardolino, Lazise, Pacengo. A sud s’intravvede Peschiera, a seguire man mano più visibili Lugana, Sirmione con la sua tipica penisola e le Grotte di Catullo, Rivoltella, Desenzano, la baia di Lonato e Padenghe, indi Moniga.

IMG_0427Alla vetta della Rocca ci si può arrivare a piedi per un ripido sentiero che sale, aggirando per cengia il salto roccioso che lo caratterizza, lungo il versante settentrionale. Ad esso possiamo arrivare con uno qualsiasi dei sentieri del parco, sia partendo dal paese di Manerba, che dalla baia di Pisenze. Al maniero possiamo arrivarci anche in auto, seguendo le indicazioni reperibili nei pressi di Montinelle: dall’ampio parcheggio ci vogliono solo cinque minuti di cammino lungo ripidissima strada asfaltata chiusa al traffico. Nei pressi del parcheggio è sita la Casa del Visitatore dove un’area picnic e un bar consentono un opportuno punto di fermata e ristoro. All’interno della Casa troviamo il museo, assolutamente meritevole di una poco frettolosa visita: al primo piano il percorso archeologico, al secondo il percorso naturalistico. Al servizio del visitatore anche delle guide professioniste per una visita accompagnata alle bellezze del parco, che oltre ai già decantati paesaggi ci offre una ricca varietà di piante, variopinti fiori, un piccolo laghetto dal quale parte un’antica galleria artificiale costruita per evitare l’inondazione della campagna circostante scaricando a lago l’eventuale eccesso di acqua.

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Per quanto riguarda le attività balneari tre sono le spiagge direttamente annesse al parco: Pisenze, Rocca e Dusano.

Spiaggia di Dusano

Piccola e spesso molto affollata per la sua vicinanza al parcheggio e a diversi ristoranti. È formata da grossi ciottoli che degradano velocemente in acqua: ad una ventina di metri da riva la profondità già si aggira intorno ai tre metri per poi degradare più dolcemente. Il fondale inizialmente a ciottoli diviene quasi subito fangoso con zone ricoperte da campi di alte piante subacquee fra le quali girano persici reali, persici sole e tinche.

Spiaggia di Pisenze

Lago da Rocca 023Molto più lunga, seppur sempre di limitata larghezza e sempre a ciottoli, altrettanto affollata e pure servita da un comodo parcheggio. Come bar e per mangiare ci si può appoggiare al buon omonimo ristorante che si trova alla fine del parcheggio, proprio a fianco della stradina che porta in spiaggia. In acqua la profondità aumenta un poco più dolcemente e il fondale è, così come la spiaggia, nettamente distinto in due zone: sul lato occidentale dopo una prima fascia di ciottoli diventa sabbioso e lo resta fino alle boe (300 metri da riva) che delimitano la zona balneare e tengono le barche lontane da chi nuota; sull’altro lato una vasta zona di scogli si prolunga anche in acqua determinando un fondale roccioso che resta tale fin oltre le dette boe e, pur senza potersi aspettare la varietà e quantità di pesce osservabile al mare, permette di praticare lo snorkeling con discreta soddisfazione.

Spiaggia della Rocca

IMG_0365Arriviamo alla mitica e splendida spiaggia della Rocca: molto meno frequentata delle altre due, ci si arriva dal lato sud orientale del parco seguendo, a partire dall’omonimo parcheggio (bar), prima una stradina sterrata e poi un evidente sentierino. Oltrepassato un boschetto si supera, per apposito varco, un vecchio muro di cinta e con un aereo passaggio lungo una cengia si rientra nel bosco dove il sentiero si biforca: a destra si scende ripidamente alla parte meridionale della spiaggia, a sinistra si prosegue più dolcemente portandosi sul lato settentrionale della spiaggia. Improvvisamente il bosco lascia lo spazio ad alcune piccole e strette spiagge di ciottoli alternate a tratti di lisci scogli. A pochi metri (20) da riva già troviamo acqua molto alta (5 e più metri), ci sono comunque, specie se il livello del lago è attorno al suo zero idrometrico, ampi tratti che consentono una tranquilla nuotata anche a bambini e neofiti del nuoto. Nuotare qui è un poco come farlo lungo le scogliere della Sardegna, non avremo la stessa limpidezza delle acque, anzi, ma il fondale roccioso e i tanti grossi massi ricreano la stessa conformazione e danno le stesse emozioni, se siete fortunati potreste osservare grossi cavedani o essere avvolti da nuvole di piccoli persici reali. In zona anche alcuni spot d’immersione spesso frequentati dai diving del lago.

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IMG_0703Ho definito per me incantevole questo luogo anche se gli manca qualcosa che lo renderebbe addirittura magico e che mi ci farebbe ritornare con maggiore frequenza e assiduità, un qualcosa che farebbe qui arrivare sicuramente molti altri che come me preferiscono immergersi nella natura così come natura chiama: nudi.

Camminare e nuotare vestiti è bello, farlo nudi è molto meglio! Anche solo un paio di leggerissimi pantaloncini o un micro costume da bagno sono di troppo e fanno emotivamente, sensitivamente, fisiologicamente mancare qualcosa (e c’è spiegazione scientifica). Purtroppo è difficile comprenderlo senza provarlo, posso solo invitarvi caldamente a provarci, invito Sindaco e Assessori di Manerba ad accompagnarmi in una escursione e in una nuotata senza vestiti, alla fine ne sarete assolutamente convinti, così come lo sono io e tanti altri, tutti coloro che ci hanno provato.

IMG_0701Comprendo che per un sindaco, un assessore, un partito possa sussistere la paura che la gente del posto abbia da recriminare. Tutti? No, no di certo: fino ai primi anni del duemila la zona della spiaggia era da tempo (almeno 20 anni) luogo abitualmente frequentato da nudisti e nessuno se ne lamentava, anzi, ho potuto personalmente osservare che le persone vestite condividevano tranquillamente il posto con quelle nude, tranquillamente!

Qualcuno comunque ci sarà, verissimo, ma ci furono anche coloro che si ribellarono all’istituzione del parco, eppure è stato fatto, allora perché non questo? La gente si abitua alle cose e così come si è abituata al bikini, alle minigonne, ai tatuaggi, al piercing, ecco che inevitabilmente, se messa a contatto continuo con la nudità, si abituerebbe anche a questo. Ineluttabile, inevitabile, sicurissimo. Se poi consideriamo che la zona è per la maggior parte frequentata da turisti tedeschi per i quali il nudo è stato naturale e normale, possiamo facilmente presupporre che la scelta incontrerebbe il bene placito e l’adesione di tantissimi turisti già in loco, ai quali nel breve termine si unirebbero altri.

IMG_0356Paura di chi possa vedere la nudità come occasione per atteggiamenti inopportuni o fastidiosi? Beh, intanto costoro ci sono proprio per effetto dei tabù del nudo per cui eliminandoli è quantomeno palese che nel tempo costoro sparirebbero, poi appare altrettanto chiaro che opponendovi un’ampia frequentazione nudista con l’aggiunta di quei tantissimi tessili che amerebbero l’opportunità di potersi ogni tanto totalmente liberare dalle vesti, possiamo essere certi che tali personaggi svanirebbero: in parte perché, come detto, guarirebbero del male che li attanaglia, per altra parte perché se in mezzo a una decina di persone nude qualcuno può anche permettersi di fare il gradasso, lo stesso di sicuro non avvererebbe in mezzo a centinaia di persone (nude e vestite).

Rendere vestiti opzionali un’area del genere, con una tale estensione, sarebbe un episodio ad oggi unico in Italia, il primo del genere e certo porterebbe economia alla zona e prestigio all’amministrazione comunale che decidesse in tal senso.

Si, si, sarebbe sicuramente una grandiosa, magnifica, strepitosa idea quella di rendere vestiti facoltativi l’intero areale del Parco della Rocca di Manerba. Idea vincente!

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Link utili

Parco archeologico naturalistico Rocca di Manerba del Garda

Comune di Manerba

Manerba, Mort, Dante… cos’altro serve per svegliarsi?


Premessa
Associazioni e Federazioni, sulle quali dovrò qui parlare, non sono entità possedute da vita propria, ma sono strutture sociali che vivono a seguito del lavoro svolto dal proprio Consiglio Direttivo. Riferendomi per comodità ad esse, pertanto, faccio invero e necessariamente riferimento non all’ente in se e per se, ma a chi lo presiede e lo dirige.


All’inizio, tanti anni addietro, ci furono i pionieri del nudismo, persone che non temevano le ritorsioni anche fisiche, persone che non si facevano remore nel farsi vedere nude e nel colonizzare luoghi ove praticare il nudismo. Fu, quello, il periodo della crescita e della diffusione: da zero praticanti e zero luoghi in pochissimi anni si passo a qualche migliaio di praticante e a decine di luoghi.
Poi arrivò l’età della vergogna, il nudismo divenne naturismo, il movimento si chiuse su se stesso, i gruppi operarono come carbonari. Fu, quello, il periodo della quiescenza: gli anni passavano ma praticanti e luoghi crescevano lentamente o non crescevano affatto, in particolare i luoghi.
Infine arrivarono gli ideologi del rispetto e del silenzio, i cultori del miele al posto dell’aceto, e fu l’affermarsi della decadenza: sulle fondamenta suicide create dal periodo della vergogna si ersero le mura delle rivalse tessili, dei servizi (pseudo)giornalistici intrisi di falsità e ignoranza, delle Ordinanze di divieto. Il duro e sudato lavoro dei pionieri viene ignobilmente distrutto, i luoghi in cui da decine d’anni si praticava in piena tranquillità il nudismo vengono interdetti.

Limitandosi ai casi più tipici e pubblicizzati, prima si ebbe la Rocca di Manerba, dove con la scusa, si perché era solo una bella e buona scusa come dimostrai in un mio articolo dell’epoca (leggilo), delle scene di sesso viene dal Sindaco (e si faccia ben presente del Sindaco, non del Consiglio Comunale) emessa un’Ordinanaza di divieto al nudismo. Poi iniziano a farsi avanti problemi al Lido di Dante che paiono subito rientrare. Al loro posto iniziano quelli del Mort, qui si arriva ad una strana situazione, imprudentemente qualcuno gioisce ma quest’anno, così come avevo a suo tempo palesato in un mio articolo (“perché mai si da una concessione mediante un’Ordinanza? Le concessioni si danno con Delibera, le Ordinanze servono per i divieti). Nell’ultimo mese risalta fuori il Lido di Dante dove la situazione si rifà calda, anzi caldissima: la forestale mette in atto azioni di vera e propria rappresaglia fermando e denunciando i nudisti, facendosi forza su di una legge che invero, presa per come viene presa, dovrebbe inibire l’accesso a chiunque, vestito o nudo che sia. Un discriminante, quindi anticostituzionale, abuso di potere.
A fronte di tali situazioni, ma soprattutto di quest’ultima del Lido di Dante, alcuni esponenti del movimento nudista si stanno chiedendo cosa fare, come intervenire (per inciso, dopo aver già fatto qualcosa, sebbene senza effetto positivo), purtroppo le tante risposte sollevano tutte anche dei dubbi e delle perplessità: ma serviranno a qualcosa? riusciremo a portare numeri adeguati ad una protesta? o causeremo solo rappresaglie più decise e prepotenti?

Fra queste domande se ne solleva anche un’altra: “ma perché la Federazione tace? perché non interviene come sarebbe suo dovere?” Partiamo da qui.

Invero la Federazione si sta muovendo, sta facendo qualcosa, anzi tanto, sta seguendo quella che da tempo si è palesata come la sua linea di pensiero politico e sociale: la distruzione delle spiagge (e luoghi in genere) libere! Sono anni che non ne fa segreto, tutte le sue azioni sono volte a ottenere la ghettizzazione del nudismo, persino all’ultimo Congresso Internazionale, il primo tenutosi in Italia e il primo organizzato dalla Federazione , il tema di fondo era basato sul mettere in cattiva luce il nudismo libero e sostenere a spada tratta la necessità del naturismo commerciale. Ben evidenti sono gli interessi economici federali e associativi dietro a tale linea: per fare più tessere (alias aumentare gli introiti) devo trovare il modo di cerare un obbligo al tesseramento, le spiagge libere non le posso vincolare in nessun modo, nei villaggi chiusi (ghetti in sostanza) posso invece vincolare l’accesso al possesso della tessera ed ecco che, facendo disinformazione per sollecitare le persone a frequentare più i villaggi che le spiagge libere, facendo in modo che le spiagge libere non solo non crescano ma decrescano, ecco che ottengo lo scopo primario dell’aumento del tesseramento. Meno evidenti, almeno per chi è fuori dal giro e non conosce le persone in campo, sono gli interessi economici personali: essere al contempo Presidente di Federazione o Associazioni e proprietario o comunque socio di villaggi e centri risulta essere, se non proprio una palese violazione delle regole sociali, quantomeno un conflitto d’interessi che apre la porta a dubbi e perplessità assolutamente leciti.
Ecco perché la Federazione , qui come a Manerba, come in tante altre occasioni, non interviene: perché è sua precisa volontà, suo preciso interesse non farlo.

A questo punto, dato il disinteresse della Federazione, disinteresse che non solo è fuori da ogni logica, ma è pure palese inadempienza verso i propri compiti istituzionali (una Federazione esiste per difendere l’interesse sociale del movimento, non per difendere il proprio esclusivo interesse economico), costituzionali (una Federazione deve promuovere e agire secondo il volere dei propri federati, non secondo il volere del proprio Presidente o del proprio Consiglio Direttivo) e politici (le Federazioni sarebbero gli enti preposti alle trattative con le istituzioni, gli unici a poter fare vera pressione politica), ecco, a questo punto non solo le Associazioni di categoria sono autorizzate a prendere l’iniziativa, ma lo devono assolutamente fare; le Associazioni non sono diramazioni federali, bensì gruppi autonomi di persone riunite da uno stesso interesse; le Associazioni non sono prive di autonomia, anzi ne hanno piena facoltà; le Associazioni non sono alle dipendenze della Federazione, ma è vero l’esatto opposto, è la Federazione ad essere alle dipendenze delle Associazioni. Una Federazione serve a coordinare le attività Nazionali del movimento, ma raccogliendo e applicando i suggerimenti della base, se però viene a mancare a questo suo unico vero compito e tenta d’imporre un ribaltone delle logiche associative e federative, beh, allora le Associazioni hanno il dovere di destituire su due piedi chi presiede e dirige la Federazione, togliere loro ogni potere decisionale e attuativo e operare coordinandosi, se possibile, direttamente tra loro.

Passiamo ora alle altre questioni.

Ciò che sta avvenendo al Lido di Dante, non è da imputarsi al Lido di Dante, esattamente come quanto avvenuto al Mort o a Manerba non sono da imputarsi al Mort o a Manerba, si sta parlando di Italia, di una situazione italiana e che va ragionata pensando non alle singole specifiche località ma all’Italia nel suo insieme.
Due sono gli aspetti da esaminare, ma che in realtà hanno cause comuni e richiedono azioni comuni:

  1. l’opposizione al nudismo delle istituzioni;
  2. il limitatissimo coinvolgimento nelle azioni di protesta da parte degli associati e non associati.

Inutile continuare a recriminare sulla chiusura mentale della società, sull’ignoranza dei media, sul disinteresse di chi non è nudista, i veri artefici di tale situazione sono i nudisti stessi, in primis la Federazione, poi le Associazioni e infine anche le singole persone. Federazione e Associazioni, pur nel concetto che la generalizzazione fa sempre torto a qualcuno ma è comunque necessaria, hanno indotto le persone a credere e propagandare un sacco di falsità, ad agire in modi inopportuni, a imporsi regole assurde e controproducenti.

Uno, l’essersi dati un termine inappropriato e poco chiaro, un termine che già da decine di secoli identifica un preciso movimento ideologico e sociale con piccole attinenze ma tante diversità. Non basta, non è corretto che quattro gatti si riuniscano in congresso, sia pure internazionale, e decidano di appropriarsi di una parola, di cambiarle quasi totalmente il suo significato storico. Questa non è spontanea evoluzione naturale dell’etimologia o dell’utilizzo di un termine, questa è una indebita forzatura: pur accettando, comunque, tale fatto e accettando la definizione che ne è scaturita, naturismo non è nudismo, lo può intendere ma non lo identifica, lo può comprendere ma anche no. Tra l’altro il ricorrere ad una parola non chiara, volenti o nolenti trasmette un messaggio di vergogna e l’inevitabile risposta è quella di distacco, disinteresse, o addirittura opposizione: “se ti vergogni tu di definiti chiaramente per quello che fai, stai nudo quindi sei nudista, perché mai io dovrei seguirti o anche solo appoggiarti?”

Due, l’aver fatto credere che la legge italiana sia d’ostacolo al nudismo e lo ritenga un reato, quando invece la legge italiana è una delle più favorevoli alla pratica del nudismo, nel mondo solo la Spagna ha qualcosa di meglio, anche se sarebbe opportuno dire di più chiaro. Da nessuna parte della legge italiana si parla di nudo e nudismo, gli articoli del Codice Penale parlano solo ed esclusivamente di “atti osceni in luogo pubblico” (e si sa bene che mai si è avuta imputazione in tal senso per qualche nudista, se non per errata interpretazione della parola nudista) e di “atti contrari alla pubblica decenza” (e qui dopo anni di quiescenza le coscienze istituzionali si sono improvvisamente e stranamente risvegliate), ma da nessuna parte poi si vanno meglio a precisare quali siano questi atti; il tutto si fonda, pertanto, solo sulla convenzione sociale, ma questa non è immutabile, bensì cambia coi tempi e, ad oggi, il nudo pubblico non è più un atto che i più vedano come indecente, così come confermato dalle ormai molte sentenze, ivi compresa quella della Cassazione. Ciò dovrebbe di fatto portare gli operatori delle Forze dell’Ordine a non intervenire più nei confronti di chi pratica nudismo, se questo non avviene è per effetto di quanto già detto o di quanto segue.

Tre, l’aver fatto perdere al movimento nudista la sua vera identità e la sua forza: alcuni esponenti, più o meno di spicco, del movimento si sono infatti fatti portatori, arrivando spesso a imporlo per non essere considerati sessualmente deviati, di un concetto assolutamente iniquo di rispetto; un concetto di rispetto che impone l’annullamento totale del proprio diritto a stare nudi, a fronte di un fastidio (che ricordiamo trattarsi di una vera e propria malattia psicologica: la gymnofobia… e le malattie si curano, non si elevano a status sociale di norma) per la visione di un copro nudo, fastidio che può evitarsi facilmente girandosi e allontanandosi. Il vero concetto di rispetto non può mai transigere dal senso di reciprocità, non può mai ignorare il diritto alla parità (che di certo non si ottiene con la rinuncia di una delle parti e quasi mai si trova allea media aritmetica dei due pensieri. Operando nel contesto di tale assurda forma di rispetto si è solo ottenuto di dare spazio ai pochi oppositori, si perché sono pochi, anzi pochissimi, molto meno di quanti siano i nudisti, solo che loro non si fanno riguardo ad alzare la voce, al contrario dei nudisti che se ne stanno in totale silenzio; ovviamente le istituzioni danno ascolto e concedono ragione a chi si fa sentire e non a chi sta in silenzio.

Quali, pertanto, le azioni che il movimento nudista può (e deve) mettere in atto?

Innanzitutto abbandonare l’utilizzo improprio della parola naturismo, per abbracciare e diffondere quello della parola nudismo; parola più chiara, più precisa, che ha il pregio di togliere a chi la pronuncia e a che la sente la sensazione di vergogna, inducendo il nudista ad essere più aperto e orgoglioso di quello che è, la controparte a sentirsi coinvolta e, magari, decidere per il passaggio.
Poi smetterla di rispettare chi non vuole vedere il nudo, tale rispetto non è nella rinuncia a stare nudi, casomai, viste le debite proporzioni, nella definizione di aree in cui il nudo è vietato (un 10% del territorio italiano sarebbe più che proporzionato).

Infine, in caso di fermo da parte delle Forze dell’Ordine, non restarsene inermi ma manifestare immediatamente e fermamente il proprio disappunto, esporre (non sempre, anzi quasi mai, i militi sono a conoscenza delle sentenze, si limitano ad eseguire pedissequamente degli ordini) le motivazioni che rendono perfettamente legale lo stare nudi, annunciare, in caso di loro insistenza, che non si procederà solo a un semplice ricorso (il cui esito sarà sicuramente favorevole, con costi per la comunità che sarebbero risparmiabili), ma anche ad una denuncia per abuso di potere e discriminazione comportamentale.

Azioni che, però, hanno la non piccola pecca nel doversi intendere a lungo termine, mentre il Lido di Dante non ha tempo per attendere, e allora? Allora…
Se, come ho sentito dire, si è certi che la chiusura al nudismo porterà nel giro di poco al fallimento o, quantomeno, a uno stato di crisi per i commercianti della zona, allora la cosa migliore da farsi sarebbe proprio quella di non fare assolutamente niente: lasciare che si chiuda la zona al nudismo, facendo propaganda in modo che più nessun nudista frequenti la zona nemmeno riducendosi a farlo da tessile.
Se tale certezza non c’è allora si potrebbero portare avanti contemporaneamente due azioni parallele:

  1. seguire l’iter burocratico di protesta e pressione politica, coinvolgendo il maggior numero possibile di posizioni politiche (Presidente della Repubblica, Presidente della Camera, e via dicendo);
  2. mettere in campo momenti di protesta, che devono però essere plateali: così come dimostrato in molte occasioni (partendo dai cani di Green Hill, dai camionisti siciliani, dalle manifestazioni NoTAV, per arrivare a chi , da solo, si è dato fuoco davanti a Equitalia, o si è incatenato in una piazza, o si è messo nudo davanti al parlamento, eccetera) in Italia oggi si ottiene di più con poche persone decise e disposte a tutto, piuttosto che con migliaia di persone inermi e indecise. Lancio una sola piccola idea. Oggi vanno di moda i Flash Mob, se ne potrebbe organizzare uno che in contemporanea porti una cinquantina di persone davanti ai comuni dei principali capoluoghi di provincia, queste al dato segnale si calano le braghe appena sotto le anche a mostrare una parte dei glutei nudi (cosa che oggi avviene normalmente quando qualcuno si china e non può pertanto dare adito a interventi di censura) e li si bloccano per un minuto. A lato bandiere dei gruppi e delle Associazioni, oltre a cartelloni che con alcuni precisi slogan diano il senso della cosa.

La prima strada è incerta e sicuramente lunga, la seconda più immediata e darebbe sicuramente molta eco mediatica alla questione, e solo mediante l’eco mediatica oggi si può ottenere ascolto e ragione. Ciò che è importante è che si smetta di stare in silenzio, che si smetta di aver paura, che la si finisca con l’insulso rispetto di chi, per un suo semplice fastidio, non rispetta noi, che si abbandoni l’idea del ghetto a favore di quella, assai forte in tutto il resto del mondo, del “il vestito è facoltativo”. Nel tutto due cose sono poi ancora assolutamente necessarie: supportare l’idea che se il nudo è sano e bello, lo è necessariamente ovunque e quantunque; coinvolgere chi non è nudista nelle nostre attività, che siano di proteste ma anche no.

Ipotesi di scenario alla Rocca di Manerba, ma non solo


In data 14 luglio 2009, quando ancora questo blog non era nato, sul mio sito e in altre sedi, sia nudiste che non, pubblicavo questo articolo…

Nuovo riprorevole attacco contro il nudismo e le libertà sociali!

Al grido di “Morte alle streghe” riprende l’inquisizione verso i nudisti che frequentano la Rocca di Manerba. E’ uno scandalo, un’indecenza, una palese violazione della logica.

http://www.bresciaoggi.it/stories/Cronaca/…y_5_denunciati/ (non più reperibile senza abbonamento)
http://www.quibrescia.it/index.php?/content/view/13295/1/ (che è un condensato del precedente)

Ok, mi sta più che bene l’intervento dei Carabinieri che hanno fermato e denunciato delle persone che si stavano masturbando in spiaggia, mi sta anche bene che si fermino coloro che senza doverosamente appartarsi si mettono a fare sesso, non mi sta assolutamente bene che si fermino coloro che se ne stanno pacificamente stesi al sole, o che passeggiano tranquillamente lungo la spiaggia, o che fanno il bagno standosene liberi come Madre Natura ci ha fatti, ovvero nudi.
E’ vero, sussiste tutt’ora un articolo del Codice Penale, il 726, che tratta della violazione alla pubblica decenza, ma da nessuna parte si definisce il significato di “Pubblica Decenza” e, soprattutto, da nessuna parte si parla di nudo e nudisti, ne nel Codice Penale, ne in quello Civile, ne nella Costituzione Italiana. Un tempo in detto articolo del CP veniva specificato il riferimento al Turpiloquio, riferimento poi rimosso. E perché mai dovrebbe essere valido un collegamento tra pubblica decenza e nudismo quando questo non è mai nemmeno apparso in detto articolo del CP ne in altra parte della Giurisprudenza.
Con la stessa logica del “vietiamo il nudismo per allontanare gli atti osceni” (che ovviamente non sono lo stare nudi in stato di quiete) bisognerebbe vietare le banche, le gioiellerie, le ville e ogni altra fonte di stimolo per i rapinatori; bisognerebbe vietare le auto visto che alcuni le usano per compiere atti di delinquenza; bisognerebbe vietare le medicine, visto che possono usarsi per uccidere o avvelenare, e via dicendo.

No, è ora di finirla con questo atteggiamento insulso e illogico del “diserbiamo il campo per togliere l’erba maligna”; è ora che ci si renda conto che i depravati esitono da molto prima del nudismo, sono figli dei tabù creati dal tessilismo e quindi se proprio si volesse essere logici fino in fondo si dovrebbe proibire la cultura dell’abbigliarsi e diffondere a tabula rasa la cultura del nudismo. Il nudismo è la sola unica cura per le devianze sessuali, si certo all’inizio queste vengono esaltate e messe in luce, le persone deviate si concentrano nelle zone dove ci sono i nudisti, ma non perché queste nascano con i nudisti, queste c’erano e ci sono anche sulle spiagge tessili e non solo sulle spiagge (mai andati in camporella? Solo a Brescia conosco almeno 15 piazzali dove le coppie vanno a fare sesso e intorno a questi ci sono sempre stati veri e propri accampamenti, con tanto di fortini di cartone o legno, di guardoni e smanettatori), solo che le spiagge tessili sono più tante e più estese e queste persone ci si perdono dentro, si diluiscono molto; le spiagge nudiste sono poche e piccole (invero in Italia una sola ufficialmente riconosciuta), bastano 10 pervertiti perché li si possano facilmente notare.

I nudisti sono i primi a volersi difendere da codesti personaggi, i nudisti sono i primi a chiedere che le forze dell’ordine si occupino di costoro, ma sono stufi di fare da capro espiatorio e vedersi fermare poiché è più facile (e forse anche economicamente conveniente) fermare loro che i veri delinquenti.
Diversi sondaggi dimostrano che agli italiani non disturba la presenza dei nudisti, anzi, e allora perché si da sempre peso alle poche esili voci contrarie anziché tener conto della maggior forza politica ed economica di chi è favorevole? Un bel mistero, come ce ne sono tanti altri in questo settore. Forse perché si parla di una minoranza rumorosa, contro una maggioranza che alla fine comunque vadano le cose se ne sta zitta. Bene, e allora che la maggioranza smetta di starsene zitta e si faccia sentire, il nudismo non sarà forse (per ora) cosa che la interessa, ma l’atteggiamento inquisitorio, la violazione dei diritti naturali, l’illogicità politica, il guardare problemi di sicurezza che tali non sono lasciando correre quelli che invece lo sono, beh, queste cose la riguardano, riguardano tutta la società e non si può rimanere indifferenti.

Oggi, nonostante alcuni segni di timida ripresa, resta comunque un velo di incertezza sulla fruizione nudista della spiaggia della Rocca di Manerba, vengo così, anche nella speranza di poter dare impulso alla rinascita di questa bellissima spiaggia nudista, a riprendere e completare un’altra serie di miei articoli tra loro raccordati, mai pubblicati su questo blog e quindi probabilmente interessanti per chi mi legge. Alcuni contenuti sono legati al tempo in cui vennero scritti, ma altri risultano tutt’oggi validi; per altro, i discorsi affrontati possono esssere rigirati su quanto accaduto anche recentemente in altre località italiane. Infine, alla stregua di quanto sto facendo con le mie poesie di goiventù, mi piace raccogliere qui, in un unico contenitore, tutto quello che ho scritto in passato.

La premessa

Avevo inviato il mio articolo “Nuovo riprovevole attacco contro il nudismo e le libertà sociali!” (riportato in calce al presente) alla redazione di Dipende il “Giornale del Garda”. L’articolo in questione non è stato direttamente pubblicato, ma è servito per far lavorare detta redazione che ha chiesto opinioni al Sindaco di Manerba, al proprietario del terreno relativo alla Rocca, al Presidente dell’ANITA Francesco Ballardini e non so a chi altri che poi non è stato inserito nell’articolo che ne è scaturito: “Naturismo sulla Rocca di Manerba”, pubblicato sul supplemento al Giornale del Garda “on the news” n. 181 del luglio/agosto 2009.
Interessanti le varie opinioni espresse, ma le conclusioni che si possono trarre non sono del tutto positive, in particolare il Sindaco (o, per lui, il Vice Sindaco) pare essersi preparato una sua bella tiritera da esporre a chiunque vada a chiedergli opinioni in merito al nudismo in zona, tiritera che pecca di molta superficialità e non rispecchia assolutamente le evidenze oggettive locali, nazionali e internazionali, staccandosi di fatto dalla realtà del quotidiano per arroccarsi in una posizione assolutamente insostenibile e incoerente col costume del giorno d’oggi.

 

La nuova Amministrazione concepisce La Rocca di Manerba e le aree circostanti come zone aperte alla popolazione e ai turisti di ogni eta’ che vogliono trascorrere una giornata in un luogo di grande bellezza naturalistica e ricco di storia, luogo che non ci sembra assolutamente adatto alla pratica del naturismo.

Perché mai la Rocca di Manerba non dovrebbe essere adatta alla pratica del nudismo? L’altopiano è un area ampia, ricca di prati e boschi, con pochi sentieri ufficiali e molte zone quasi irraggiungibili o, comunque, per nulla frequentate da chi va in visita al Parco; poco o nulla costerebbe, in termini di impatto sulle persone di passaggio, individuare e segnalare una zona per la pratica nudista. Detto questo è da precisare che l’attività nudista riguarda solo ed esclusivamente la stretta fascia costiera ai piedi dell’altopiano della Rocca (sul quale fino ad oggi si sono svolte attività che non sono di nudismo ma di esibizionismo), una spiaggia abbastanza lunga e già di suo distinta in tre aree: la zona sud (raggiungibile solo scendendo in acqua per una cinquantina di metri), la zona centrale (spiagge ciottolose, un prato e bosco) e la zona nord (costituita da scogli e poco frequentata).

I sentieri di avvicinamento arrivano alla zona centrale della spiaggia e in questa si fermano la maggior parte delle persone che frequentano la zona (e, per quello che ho visto fino ad oggi, tutti i tessili). Molti tratti della spiaggia non sono visibili dall’alto delle pareti che la separano dall’altopiano sovrastante, in ogni caso senza un binocolo è ben difficile vedere con precisione i particolari anatomici delle persone che stanno in spiaggia, si può al massimo percepire che sono senza costume. Per altro per vedere la spiaggia bisogna sporgersi ben bene dallo strapiombo, col rischio di finire di sotto, strapiombo che l’Amministrazione se fosse coerente, invece di preoccuparsi di cosa possono vedere coloro che si sporgono, andrebbe a recintare con un’adeguata palizzata al fine di mettere in piena sicurezza il sentiero che lo costeggia e dal quale già sono precipitati alcuni turisti.

 

Il fenomeno del nudismo, contro il quale l’Amministrazione non ha alcun pregiudizio, deve a nostro avviso svolgersi in località adeguatamente isolate e accessibili esclusivamente a chi intende praticare il naturismo. Tale pratica non è secondo noi opportuna in zone che dovrebbero invece essere aperte a tutti e non ad una ristretta cerchia di persone. Se permettessimo il naturismo, infatti, la zona diverrebbe di fatto una sorta di territorio off limits per la stragrande maggioranza della gente che non pratica, legittimamente, il naturismo.

Come si fa ad affermare questo? S’è mai fatta un’indagine specifica? Ci sono mai delle prove certe, anche relative ad altre zone, della questione? La risposta a tutte le domande è NO, non s’è fatto nulla di tutto ciò, non ci sono prove certe, è solo un’opinione campata in aria. Andiamo ad analizzare le evidenze oggettive:

  • In zona si pratica nudismo da quasi trent’anni e nessuno prima se n’era mai lamentato.
  • Negli anni dal 2000 al 2005 mi è capitato spesso vedere arrivare in spiaggia persone e anche famiglie tessili e nessuno ha mai mostrato segni di indignazione, ma tutti si fermavano tranquillamente e altrettanto tranquillamente passavano in zona la loro giornata di libertà e relax;
  • La stragrande maggioranza dei turisti che frequentano il Garda sono tedeschi e olandesi, due popoli per i quali il nudo non è per nulla imbarazzante, anzi il non imbarazzo per il nudo, anche pubblico, è quasi una religione
  • I sondaggi fatti dimostrano che l’80% degli Italiani non ha nulla contro il nudismo e buona parte di questi sono anche disposti a convivere pacificamente con chi pratica il nudismo, a condividere le stesse identiche aree
  • Le seppur poche spiagge nudiste presenti in Italia dimostrano chiaramente che i tessili non disdegnano di passarci davanti o dentro, foss’anche solo per lustrarsi gli occhi (sic!); alcuni commentano, ma nessuno si permette di denunciare alcunché
  • Nei racconti di tessili che vanno all’estero per le ferie si sente spesso nominare le spiagge nudiste e quasi mai con disgusto , anzi spesso con apprezzamento, tant’è che non si sente mai nessuno che non voglia più tornare in quel posto solo perché ci sono spiagge nudiste.

Allora, direi che le evidenze oggettive dimostrano ampiamente che ammettere i nudisti non è lasciare fuori gli altri, mentre non ammetterli è soddisfare un 10/15% di persone (da vedersi poi se frequentino comunque le spiagge e la zona) per perderne quantomeno altrettante (considerando il turismo estero); aprire al nudismo, poi, potrebbe motivare ancora di più quell’enorme schiera di turisti tedeschi e olandesi che già frequentano il posto e invitarne altri … altro che chiudere a tutti gli altri.

  

Sulla Rocca negli ultimi anni, accanto a condotte di per sé tollerabili ed esercitate nei limiti della pratica del naturismo, si sono infatti verificati troppi casi di atti osceni che offendono la dignita’ e la morale, tenuto conto soprattutto che la zona è frequentata anche da famiglie con bambini. Pertanto come Amministrazione ci siamo attivati e continueremo con tutte le forze a nostra disposizione affinché questo problema sia risolto in via definitiva.

Embè, che forse questo è un problema legato indissolubilmente al nudismo? No, e lo si può ribadire con fermezza, no, la presenza di attività oscene non è in nessun modo legata alla pratica del nudismo, come facilmente dimostrabile dal fatto che le stesse cose si trovano in tanti altri posti non frequentati da nudisti, che gli esibizionisti, i guardoni, gli atti osceni in luogo pubblico esistevano ben prima che nascesse il movimento nudista, che sussitono in zona anche dopo cinque anni dai primi fermi a seguito dei quali dal posto sono sparite tutte le coppie nudiste, ma anche tutti o quasi tutti i nudisti (purtroppo alcuni si sono, per diverse e comprensibili ragioni, asserviti al sistema e continuano a frequentare da tessili). E’ un problema sociale dovuto alla scarsa educazione sessuale, ai tabù del corpo primo fra tutti quello del nudo, la vera ed unica soluzione al problema è l’abolizione di tali tabù, ovvero la diffusione a tabula rasa della pratica nudista … altro che proibire il nudismo!

 

Ribadiamo che la nostra posizione non è polemica e intollerante nei confronti di chi pratica civilmente e liberamente l’attività naturista, ma è dettata da necessità contingenti e da problemi che non possono essere risolti in altro modo, se non con la fermezza e attraverso un divieto generalizzato della pratica del naturismo.

Boh, proprio non vedo perché non possano esserci altri modi di affrontare il problema, si afferma una cosa e subito la si smentisce, bella coerenza! Se una cosa si tollera, la si tollera, mica la si proibisce!

A questo punto, se logica è logica, mi aspetto che l’Amministrazione di Manerba presto emetta delle Ordinanze che vietano l’equitazione, il tenere dei cani, il portare i bambini in spiaggia, l’apertura di banche e gioiellerie. Anche queste, e sono solo alcuni esempi, sono tutte attività che creano problemi:

  • L’equitazione produce odore e, soprattutto, tanta cacca sulle strade, sui sentieri e sulle spiagge
  • I cani più o meno come sopra, in più il pericolo di aggressioni
  • I bambini (ma non solo loro) vogliono giocare e questo reca disturbo agli adulti che prendono il sole
  • Banche e gioiellerie stimolano l’attività dei ladri, che oggi spesso operano a mano armata e quindi, oltre al furto, possono risultare assai pericolosi per la cittadinanza che casualmente venga a trovarsi nei paraggi.

Strano che, invece, tutte queste situazioni risultino altrimenti gestibili: si vieta il passaggio dei cavalli su alcune spiagge, si impone ai padroni di cani e cavalli di portarsi appresso il necessario per fare pulizia, s’impone guinzaglio e museruola ai cani, s’impone ai genitori dei bambini di tenere a freno le loro voglie di gioco (poveracci), banche e gioiellerie vengono difese con sistemi antifurto e guardie. Boh, tutto questo mi suona come due pesi e due misure.

 

La pratica del naturismo mette in difficolta’ l’Amministrazione: essa ha un progetto ben preciso di “Parco della Rocca” che non ha nulla a vedere con un “Parco per nudisti.

Ecco le vere ragioni, altro che storie, tutto il resto sono solo scuse, scuse belle e buone, il problema è che NON SI VUOLE gestire la questione, NON SI VUOLE aprire al nudismo, NON SI VOGLIONO apportare variazioni a dei non meglio precisati progetti … altro che il nudismo è problematico!

Si continua a ribadire l’assenza di pregiudizio, si afferma anche la liceità della pratica nudista ma … non a Manerba. Come al solito tutto è buono, tutto è bello, ma a casa d’altri! Come al solito si evince l’atteggiamento “da politico” un colpo alla botte e uno al cerchio, diamo un contentino anche a loro. Il contentino non può bastarci, specie perché trattasi di sole parole.

Se veramente non ci fosse pregiudizio si proporrebbe un’alternativa, si cercherebbe di dialogare con chi (io e non solo io) già più volte ha cercato un contatto in tal senso con l’Amministrazione di Manerba, si vedrebbe come arrivare a creare una zona aperta al nudismo … altro che belle parole!

L’analisi

Negli anni tra il 1970 e il 1978 frequentavo moltissimo questa località, vi andavo quasi tutte le domeniche da maggio a ottobre, talvolta vi soggiornavo anche per due o tre giorni, dormendo in loco e in occasione del diploma, con alcuni compagni di scuola, ci passai un’intera settimana. Posso  quindi affermare con assoluta certezza che ai tempi la zona era frequentata pochissimo, infatti il 90% delle volte ero solo o quasi solo e nell’altro 10% le persone presenti in zona erano assai poche, una decina o due.

Ai tempi per arrivarci si doveva percorrere una stretta e sconquassata stradina sterrata, al termine della quale si trovavano pochi piccoli spazi per parcheggiare.

Non ricordo esattamente in che anno, di sicuro non prima del ’76, l’uliveto al termine della stradina venne adibito a parcheggio e questo, anche se la strada di accesso non è che fosse migliorata tanto, fece si che la frequentazione del posto aumentasse lievemente, ma i più si fermavano nei prati attorno al parcheggio, pochi si spingevano giù al lago: i 10 minuti di sentiero, in parte molto ripido, facevano pur sempre da filtro e limitavano l’accesso alla zona.

Dal 1980 al 2000 sono mancato totalmente dalla zona, ma, sulla base di voci sulla “Spiaggia dei nudisti” prima, che poi divennero voci sulla “Spiaggia dei Culi”,che circolavano anche in quel di Brescia negli anni 90 (a testimonianza di come fosse impossibile non sapere), di discorsi fatti recentemente con amici (sia tessili che nudisti) e di una piccola recente indagine, posso affermare con assoluta certezza che in quel periodo si è sviluppata ed evoluta la frequentazione della zona, principalmente, per non dire quasi esclusivamente, da parte dei nudisti, gli unici che, per loro natura (e, purtroppo, per esigenza materiale), apprezzino posti di difficile o comunque non banale accesso.

Non so dire quanto sia avvenuto e non ho trovato informazioni al riguardo, ma ad un certo punto la stradina d’accesso venne chiusa al traffico e il parcheggio spostato in zona perimetrale, raggiungibile per strada asfaltata e servito da un bar. Questo in teoria avrebbe dovuto aiutare lo sviluppo della frequentazione generale e generica del sito. Resta il fatto che se prima alla spiaggia ci si arrivava in 10 minuti, ora i minuti sono diventati 20, pochi i tessili che si cimenteranno in tale “sgobbata” (c’è da considerare che in loco non esiste nessun servizio, bisogna portarsi appresso tutto, dalle stuoie agli ombrelloni, dai viveri alle bevande).

Quando, sul finire degli anni ’90, ritorno a frequentare la Rocca ho la diretta conferma che si è trasformata in spiaggia nudista: di persone in costume ce ne sono veramente poche, e queste condividono gli stessi spazi senza problemi di nessun genere.

Negli anni successivi la mia frequentazione del posto torna a farsi più intensa (anche se non ai vecchi livelli) e, sebbene non subito, mi adeguo alla situazione liberandomi totalmente e definitivamente dalle vesti che da anni mi tormentano il corpo e lo spirito.

Inizialmente coppie e famiglie ci sono, anche se non tantissime, ma pian piano tendono stranamente a svanire e la stragrande maggioranza dei presenti sono singoli e quasi tutti uomini.  In seguito mi accorgo che si vedono facce strane girare in continuazione avanti e indietro per la spiaggia o per i sentieri che la costeggiano. Una volta ok, due pure, ma tre, quattro, cinque, cento, la faccenda diventa assai strana. In particolare si nota che ogni tanto arriva una persona che fa un gesto e immediatamente si forma un gruppetto di uomini che se ne vanno via con lui.

Altro particolare che mi colpisce: mentre la maggior parte delle coppie e delle famiglie arriva la mattina e se ne va nel primo pomeriggio, quando il sole scompare dietro l’altopiano, ci sono un non elevato ma comunque discreto numero di coppie che arrivano in zona nel tardo pomeriggio, le incontri che scendono verso la spiaggia mentre tu da quella risali per andartene a casa.

Al momento notavo queste cose ma, innocentemente, non le riuscivo ad abbinare a qualcosa di particolare, erano solo stranezze. Oggi, con le informazioni raccolte in seguito (sebbene non tutte verificate) e con il senno di poi, posso supporre che fossero squadre di guardoni e smanettatori che si erano organizzate con coppie compiacenti (ma stando ai giornali anche mercificatrici: si farebbero pagare per essere guardate mentre fanno sesso), vedette e segnalatori (costoro sanno dell’arrivo delle Forze dell’Ordina, molto prima che le stesse arrivino effettivamente in zona).

Tutto questo avveniva senza nessun segnale di disturbo da parte delle Autorità locali. Ad un certo punto qualcosa s’è svegliato e quello che fino a quel momento non dava fastidio, all’improvviso diventa un problema talmente grosso da indurre, nel luglio 2005, il Sindaco (diverso da quello attuale, ma alla fine le cose non sono cambiate) ad emanare una sua specifica Ordinanza (preciso che tale tipo di Ordinanza, l’Ordinanza del Sindaco, può essere emessa solo per situazioni particolarmente gravi e urgenti che non avendo preciso riscontro nelle correnti leggi non possono essere altrimenti gestite, cosa che appare dubbia per la questione in ballo alla Rocca). Purtroppo l’Ordinanza, forse (perché nella stessa assolutamente non si parla di esibizionisti e simili, ma solo ed esclusivamente di nudisti) mossa da considerazioni giuste (gli atti osceni), passa ad affermazioni totalmente errate accomunando, come troppo spesso accade, l’esibizionismo e l’autoerotismo alla semplice esibizione del corpo nudo, finendo con la proibizione del nudismo, e solo di quello, nessun divieto alle attività sessuali, solo il divieto di “esibire forme di nudismo” e l’obbligo di “indossare indumenti atti a coprire i genitali maschili e femminili”.

Nell’Ordinanza vi sono, per altro, anche alcuni errori formali che stranamente non sono mai stati contestati:

  1. “Premesso che la zona rocciosa collocata sotto il Sasso, comprensiva della spiaggia adiacente, nonostante la recente frequentazione da parte di nudisti e naturisti…”. Recente? Almeno vent’anni di frequentazione non mi sembra possano definirsi come “recente frequentazione”, specie in considerazione del fatto che la frequentazione massiva del sito è cosa di questi ultimi anni, mentre in precedenza i pochi che lo frequentavano erano quasi esclusivamente nudisti.
  2. “…deve restare fruibile da parte di ogni tipologia di soggetto…”. Embè, perché forse non lo è? Perché forse i nudisti non sono soggetti e non rientrano “in ogni tipologia di soggetto”? Come detto in non meno di vent’anni di presenza nudista nessuno che non fosse nudista s’è mai visto proibire l’accesso alla spiaggia, nessuno s’è mai lamentato apertamente della presenza dei nudisti.
  3. “Viste altresì le lagnanze di diversi cittadini e famiglie che sono involontariamente incappati in manifestazioni che offendono il comune senso del pudore..” A parte che i “diversi” cittadini deve essere ridimensionata alquanto vista le relativa frequentazione della zona, c’è comunque qui da rilevare che tutte le recenti sentenze sulla questione nudismo, compresa quella della Corte di Cassazione, hanno stabilito che la semplice esibizione del corpo nudo non è offesa al comune senso del pudore.

Quantomeno curiose, poi, le coincidenze dell’emissione di detta Ordinanza con alcuni eventi:

  • Si parla d’una proposta di legge per regolamentare il nudismo e in tale proposta sarebbe previsto che tutte le aree da tempo frequentate in modo abitudinario dai nudisti, debbano essere dai Comuni riconosciute come aree nudiste.
  • A seguito dell’istituzione nel novembre 2002 del Parco Naturale della Rocca e del Sasso, il Comune di Manerba ha ottenuto un sostanzioso finanziamento dalla Regione Lombardia in merito al progetto di sviluppo del Parco della Rocca
  • Manerba e il Parco della Rocca saranno, da li a pochi mesi, oggetto di un servizio televisivo a cura della trasmissione Linea Verde.

Non è che uno o tutti tali eventi abbiano in qualche modo forzato la mano per l’Ordinanza del Sindaco?

Per finire l’analisi, qual è stato l’effetto dell’Ordinanza? Ha ottenuto di “ripristinare lo stato di legalità”? Ha incrementato la presenza di tessili e in particolare di famiglie tessili?

Riferendomi agli ultimi nove anni, devo dire che l’attuale frequentazione non è poi fatta da molti volti nuovi, a parte coloro che sono spariti, ovvero i nudisti, per la maggior parte vedo sempre le stesse persone che c’erano prima dell’Ordinanza, solo che sono in costume anziché nudi. Di più, continuo a vedere e incontrare guardoni e ancora girano esibizionisti (che palesemente trovano più terreno d’azione tra i tessili che tra i nudisti) e smanettatori (che non hanno bisogno di mettersi nudi per agire), i quali, tra l’altro, si sono fatti ancora più insistenti e presuntuosi: ora infatti non è più possibile nemmeno guardarli di traverso perché ti inveiscono contro e ti minacciano di rappresaglie e violenze fisiche.

Questa estate sono andato spesso in zona e ho attentamente osservato chi girava per il parco, beh, in una ventina di visite ho contato, in totale, una cinquantina di persone. Si certo non sono andato tutti i giorni, ma sono andato nelle giornate e nel periodo di maggior presenza di turisti e visitatori; per giunta, guarda caso, ero in zona proprio il giorno della retata dei Carabinieri, indotta, sembrerebbe, dalla telefonata di una famiglia: boh, non metto in dubbio che la telefonata sia arrivata (sempre che non sia stata una forzatura giornalistica), però quella mattina sull’altopiano c’eravamo solo io, mia moglie e altre tre o quattro persone, ah, si, più una famiglia tedesca che però stava passeggiando sul sentiero più interno, dal quale la spiaggia non è assolutamente visibile, nemmeno con il telescopio.

L’ipotesi

Basandomi su una lunga serie di osservazioni analitiche e di alcune evidenze oggettive,  mi sono fatto un’opinione delle cose che, seppur non vendibile come certa, risulta comunque un’ipotesi tutt’altro che fantasiosa.

Le presunte famigliole che chiamano i vigili o i carabinieri in realtà non sono famigliole ma o nudisti disturbati da guardoni e smanettatori oppure, più facilmente (visto che i primi non si fingerebbero famigliola in gita al Parco), esponenti dell’organizzazione che gestisce l’utilizzo della Rocca come sede per esibizionismo e autoerotismo. I nudisti a costoro danno fastidio perché si lamentano della loro presenza, perché si rifiutano di farsi guardare, perché hanno e impongono regole comportamentali di rispetto e assenza delle attività sessuali pubbliche, meglio liberarsene.

Quello che interessa è liberarsi dai nudisti e le attività sessuali pubbliche sono solo una comoda scusa, infatti non viene mai presentata da sola e se non ci fosse stata quella non sarebbe cambiato nulla: si sarebbe inventato altro.

Certo che al nudismo si deve il merito di una impresa ciclopica: ha messo d’accordo le diverse fazioni politiche, destra e sinistra in una continuità di vedute e comportamenti che non s’è mai vista per nessun’altra cosa!

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