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Al laghetto di Mignolo Basso per il sentiero 418 (Bagolino – BS)


Panoramica dell'itinerario (Foto Emanuele Cinelli)

Panoramica dell’itinerario; a sinistra il Monte Molter, al centro il Dosso Pozzarotonda e il crinale che da questo scende verso Val Sanguinera, a destra il Monte Mignolo (Foto Emanuele Cinelli)

Escursione, di media lunghezza (5 ore) e poco faticosa, sul fianco destro orografico della Val Sanguinera. Trattandosi di un percorso poco frequentato, risulta percorribile quasi interamente in nudità.

Sosta a Malga Mignolo (Foto Marco)

Sosta a Malga Mignolo (Foto Marco)

Partenza e arrivo in Val Dorizzo, caratteristico agglomerato di case e alberghi sito nella Valle del Caffaro qualche chilometro a monte di Bagolino, in provincia di Brescia. Si possono individuare quattro parti con caratteristiche morfologico sentieristiche differenziate: la prima, da Val Dorizzo ad una cascina a quota mille ottocento trenta metri, alterna tratti su strada sterrata ad altri su sentiero largo ed evidente e ci porta in quota con una pendenza mai eccessiva ma costante; la seconda, che porta da detta cascina al Lago Mignolo Basso, è in gran parte pianeggiante, se non in lieve discesa, risulta quasi completamente invasa dalla vegetazione; la terza ci riporta, con una bella e mai ripidissima mulattiera, sul fondo della Val Sanguinera per poi risalire brevemente, ma ripidamente, sul fianco opposto; l’ultima segue la strada sterrata della Val Sanguinera e ci riporta al punto di partenza.

Buona parte della salita e l’intera discesa fruiscono dell’ombra e della frescura del bosco, rendendo l’itinerario percorribile anche nelle più calde giornate estive. Ampia, nella parte alta del percorso, la visuale sul Monte Misa, sull’alta Valle del Caffaro e sul Cornone del Blumone.

Attenzione: alcune cartine riportano un percorso per buona parte errato!

Vista sul Cornone di Blumone da Malga Mignolo (Foto Marco)

Vista sul Cornone di Blumone da Malga Mignolo (Foto Marco)

L’itinerario

Si parte dall’ampio parcheggio che si trova all’inizio dell’abitato, tra il Campeggio Remal e il Ristorante Stella Alpina (1183 m). Seguendo, in direzione Bagolino, la strada asfaltata della Valle del Caffaro per un centinaio di metri, lasciamo a destra una prima derivazione che sale ad un complesso residenziale e imbocchiamo la seconda che entra in Val Sanguinera. Prima su asfalto, poi su sterrato, la seguiamo fedelmente costeggiando diverse cascine e alcuni bei prati, finché, dopo una ventina di minuti di cammino, sulla sinistra si stacca un sentiero appena percettibile (palina segnaletica): il 418.

Cascina Bromino di Fondo (Foto Emanuele Cinelli)

Cascina Bromino di Fondo (Foto Emanuele Cinelli)

Attraversato, in piano, un prato con alte erbe, si scende al vicino torrente Sanguinera; un ponticello ne consente l’attraversamento e possiamo liberarci dai vestiti. Ora il sentiero diviene più evidente e pulito e, con alcuni tornanti, ripidamente sale in un pulito bosco di conifere, fino a sbucare sulla strada sterrata di servizio alle Cascina Bromino. Si segue la strada fino a quando, in corrispondenza di un tornante, sulla sinistra un evidente sentiero entra nel bosco. In breve si esce sul pascolo della Cascina Bromino di Fondo (1541 m). Lasciandola un centinaio di metri alla nostra sinistra, si risale tendendo lievemente verso il limite destro dello stesso prato, dove si ritorna sulla strada sterrata (1 ora dall’inizio del sentiero).

Con moderata salita intercalata a un lungo tratto pressoché pianeggiante, seguire fedelmente la strada fino alla Cascina Bromino di Mezzo (1697), che raggiungiamo in circa dieci minuti. Passando appena a sinistra della casa, si sale una cinquantina di metri per poi traversare orizzontalmente verso destra il prato, puntando prima alla evidente fontana, poi in lievissima salita al bosco che delimita il pascolo (volendo evitare il passaggio dalla cascina, che potrebbe richiedere un momentaneo rivestimento, qui ci si può arrivare abbandonando la strada nei pressi del suo ultimo tornante e salendo, senza sentiero e senza percorso obbligato, tenendosi nel bosco al suo confine con il prato). In mezza costa si continua lungo l’evidente sentiero. Segue un tratto in salita per poi uscire dal bosco e portarsi al centro di una piccola valletta dal fondo arrotondato.

Cascina a quota 1830 metri (Foto Emanuele Cinelli)

Cascina a quota 1830 metri (Foto Emanuele Cinelli)

In alto, alla nostra sinistra, si vedono i verdi e ripidi pascoli del Monte Molter, mentre sulla destra incombe il Dosso Pozzarotonda, dal quale, da qui poco visibile, verso nord si sviluppa un crinale parzialmente roccioso che il nostro itinerario andrà a costeggiare alla sua base, aggirandolo al suo estremo occidentale. Si risale dolcemente al centro della valletta, quando questa si allarga perdendosi nei pendii del Monte Molter si gira a destra puntando direttamente ad una vicina e ben visibile cascina (1830 m; 30 minuti per un totale di 2 ore).

Nel selvaggio tratto mediano (Foto Emanuele Cinelli)

Nel selvaggio tratto mediano (Foto Emanuele Cinelli)

Costeggiando a sinistra la cascina, poco sopra la stessa si perviene ad un bivio con palina segnaletica. Qui prendiamo nettamente a destra ridiscendendo verso la costruzione, la oltrepassiamo e ci inoltriamo nel fitto bosco cespuglioso. Il sentiero, sempre in lieve discesa, si fa stretto, la segnaletica è comunque visibile senza problemi, ma l’incedere è ostacolato da alberi caduti e zolle erbose che nascondono un sentiero dal fondo irregolare e in parte franato, con alcuni pericolosi buchi. Dopo una quindicina di minuti il sentiero migliora e procede in piano o lievissima salita passando per una meravigliosa conca ai piedi di una bancata rocciosa. Passate le pareti il sentiero gira a sinistra e riprende a salire. Per prati si costeggia un muro a secco e si perviene alla conca che ospita il Laghetto di Mignolo Basso (1848 m; 1 ora, totale 3 ore), nei cui pressi sorge la Cascina Mignolo (1859 m). Qui la sosta è d’obbligo.

Lago Mignolo Basso (Foto Emanuele Cinelli)

Lago Mignolo Basso (Foto Emanuele Cinelli)

Discesa in Val Mignolo (Foto Marco)

Discesa in Val Mignolo (Foto Marco)

Chiare, dolci, fresche acque (Foto Marco)

Chiare, dolci, fresche acque (Foto Marco)

Dalla cascina prendiamo il sentiero 415 (palina) in direzione nord che subito inizia a scendere nella boscosa Valle Mignolo. Seguendo la bella e larga mulattiera, con diverse svolte si perde velocemente quota. Lascato a destra un sentiero apparentemente non segnato (possibile variante, alcune cartine lo indicano come il 415, ma sul terreno le segnalazioni invece danno come 415 quello che verrà di seguito descritto), in breve si perviene ad una sorgente di fresca acqua e poco dopo al fondo della Val Sanguinera, dove il torrente forma alcune pozze d’acqua che permettono di rinfrescarsi e meritano una sosta (1476 m, 1 ora dalla Cascina Mignolo).

Guadato il torrente, si risale a sinistra verso la Cascina Tovaioli (1491 m). Si passa a destra di questa e, continuando a salire verso destra, si perviene alla mulattiera segnata con il 424 e 431. Tenendo a destra ci si alza ancora un poco per poi scendere ad un bel prato e attraversare (ponte in legno; 1522 m; 10 minuti dal torrente) il ramo sinistro orografico del Torrente Sanguinera (quello che scende dalla Valle di Cadino). Poco oltre si ritrova la strada sterrata dalla Val Sanguinera, per la quale, dopo essersi rivestiti, in altri quaranta minuti di cammino si rientra al parcheggio in Val Dorizzo.

Come arrivare a Val Dorizzo

Natura (Foto Emanuele Cinelli)

Natura (Foto Emanuele Cinelli)

Dal casello autostradale di Brescia Est, seguendo le indicazioni per Brescia, superare una grossa rotonda e uscire a destra in direzione Brescia, Verona, Lago di Garda, immettendosi così sulla tangenziale est di Brescia.

Per detta tangenziale proseguire seguendo le indicazioni per Salò (SS45bis) e, passati gli svincoli di Mazzano, Virle, Nuvolera, Prevalle (subito dopo una prima breve galleria) e Gavardo, si giunge, dopo altre tre gallerie, all’altezza dell’abitato di Villanuova sul Clisi. Qui, seguendo le indicazioni per Val Sabbia, Lago d’Idro, Trento, Madonna di Campiglio, subito dopo una quarta galleria, uscire a destra e immettersi sulla superstrada della Val Sabbia (SS237) che si segue fino al suo termine.

Si passano Nozza, Vestone e Lavenone, arrivando a Idro. Si procede costeggiando, con varie curve, il Lago d’Idro, si passa l’abitato di Anfo e, dopo circa cinque chilometri, si perviene ad un’ampia rotonda, qui evidenti segnalazioni indicano a sinistra la strada per Bagolino. La prendiamo risalendo con ampio panorama sul lago appena costeggiato.

Dopo una ripida e tortuosa discesa, attraversato il ponte sul Caffaro, quando la strada riprende a salire, sulla sinistra, seguendo le indicazioni per il Maniva, si prende la strada che aggira il paese di Bagolino. Seguendola fedelmente, ignorando la deviazione a sinistra per il Monte Maniva, si arriva in cinque chilometri al piccolo centro turistico della Val Dorizzo. Proprio al suo inizio, subito dopo la colonnina verde di un rilevatore di velocità, sulla destra vediamo le indicazioni del parcheggio e sotto a queste il piazzale dove lasciare le autovetture.

Campo d’Agosto: relazione del terzo evento di “Orgogliosamente Nudi” 2013


Anche il terzo evento del programma “Orgogliosamente Nudi” 2013 è ormai passato, non ne restano che i ricordi: piacevoli e intensi ricordi delle escursioni fatte, dei verdi pascoli, delle vaste conifere, delle più o meno dirupate montagne, delle ore passate chiacchierando, delle fresche notti, delle caldissime giornate.

Valle Dorizzo, piccolo agglomerato di case e alberghi sito nella media Valle del Caffaro (Bagolino – Brescia), è stato il luogo del campo base. Si sarebbe dovuto usufruire del Campeggio Remal, purtroppo allo stesso è venuto a mancare il campo che solitamente usavano per le tende, per cui si sono gentilmente prodigati per trovarci una collocazione alternativa: un prato all’altro lato dell’abitato, a seicento metri dal campeggio stesso, presso il quale ci siamo comunque potuti appoggiare per le docce. Bella questa nuova collocazione: sufficientemente distante dalla strada che sale la valle da affievolirne sensibilmente i rumori del traffico, attorniata da alcune abitazioni a dare un senso di protezione e sicurezza, a poca distanza dalle tende una fontana garantiva tutta la riserva idrica necessaria, infine la posizione sollevata donava un’ampia visuale sulla valle e sui monti che la circondano.

Giovedì 1 agosto

Campo in Valle Dorizzo (Foto Emanuele Cinelli)

Campo in Valle Dorizzo (Foto Emanuele Cinelli)

Per una serie di fattori sfavorevoli il campo parte con la presenza di una sola persona: Emanuele, l’organizzatore del programma e degli eventi. Arriva in valle alle sedici e mezza, prende i contatti con i responsabili del campeggio, individua la collocazione del campo e lo allestisce montando la sua tenda e i servizi comuni: cucina (fornello, bombola, tavolino e pentolame) e mensa (tavolo e sedie).

La serata passa in solitaria contemplazione del paesaggio, mangiando nel contempo i duecentocinquanta grammi di radicchio e il grosso melone improvvidamente comprati: non aveva tenuto conto dell’assenza di un frigorifero per poter conservare il cibo, chi sbaglia paga e… ottiene una pancia che scoppia!

La notte passa tranquilla, sebbene con frequenti risvegli in parte dovuti al rumoroso torrente che scorre a un centinaio di metri, in altra parte al freddo e all’umidità che iniziano a formarsi attorno alle due, ma infin giunge la mattina.

Venerdì 2 agosto

Lago Mignolo Basso (Foto Emanuele Cinelli)

Lago Mignolo Basso (Foto Emanuele Cinelli)

Appuntamento alle nove con Marco, Francesca, Gino e un amico di quest’ultimo presso l’ampio piazzale antistante il campeggio Remal; obiettivo della giornata l’escursione al Lago Mignolo Basso per il sentiero 418 e successivo rientro per il sentiero 415 e la Val Sanguinera.

Pressoché puntuali giungono Marco e Francesca, quasi contemporaneamente Gino chiama per segnalare d’essere rimasto a piedi e dover così rinunciare all’escursione. Si pensa di andarli a prendere, ma sono troppo lontani e si deve, con profondo dispiacere, rinunciare.

Alle nove e quarantacinque i superstiti partecipanti si mettono in cammino. I primi venti minuti sono lungo la carrozzabile della Val Sanguinera che sale subito piuttosto ripidamente, inoltrandosi in un ombroso bosco. Quando la strada spiana, sulla sinistra si stacca la poco evidente traccia del sentiero 418, che, in poche decine di metri, porta sul lato opposto della valle: spariscono negli zaini gli ultimi residui di abbigliamento e il cammino riprende in splendida e rinfrescante nudità, nudità che, salvo una brevissima interruzione, potrà essere mantenuta fino al rientro sulla strada della Val Sanguinera, ivi compresa la lunga pausa per il pranzo fatta nei pressi della Cascina Mignolo. Tirando le somme, sei ore di escursione, di cui 5 in nudità!

Leggi la relazione dettagliata dell’escursione

Valle Mignolo (Foto Emanuele Cinelli)

Valle Mignolo (Foto Emanuele Cinelli)

Rientrati a valle Marco e Francesca montano la loro tenda e poi si passa la serata prima preparando la cena, poi chiacchierando. Alle 10 tutti a nanna: domani ci si deve svegliare presto che l’escursione sarà lunga e impegnativa: il famosissimo giro del Blumone, un minimo di sette ore di cammino per mille centoventi metri di dislivello.

Sabato 3 agosto

Cornone di Blumone - Versante nord (Foto Emanuele Cinelli)

Cornone di Blumone – Versante nord (Foto Emanuele Cinelli)

Alle sei tutti in piedi, colazione e poi in macchina si sale alla piana del Gaver, da dove parte il sentiero che dobbiamo seguire.

Nonostante siano le sette e mezza già non siamo i primi e, davanti a noi, intravvediamo una coppia di escursionisti che sale lungo i primi ripidi tornanti del sentiero: noi siamo decisamente più veloci pertanto dobbiamo attendere di averli superati prima di poterci spogliare. Finalmente nudi, saliamo velocemente fino alla deviazione per il sentiero diretto (il numero 27), che sale per ripide balze erbose a qualche centinaio di metri dalla base del versante nord del Cornone di Blumone. Alla nostra destra ampia la visuale sul sentiero che sale al Passo Termine, lungo il quale si vedono i ruderi dell’Ospedale Militare e di altre strutture della Grande Guerra.

A tre quarti di salita improvvisamente ci troviamo davanti un escursionista che già sta scendendo: ci si saluta cordialmente, lui ci guarda in viso e nessun problema viene suscitato dalla nostra nudità.

Passo di Blumone (Foto Emanuele Cinelli)

Passo di Blumone (Foto Emanuele Cinelli)

Finalmente si giunge alla sommità delle balze erbose, ma, sorpresa, la salita non è finita: ancora duecento metri di dislivello ci separano dal Passo di Blumone al quale si perviene dopo aver superato un breve ma ripidissimo dosso erboso frammisto a rocce rotte, una piana conca lacustre circondata da un’estesa ganda adamellina che in parte si deve risalire superando alcune chiazze di neve e un ultimo salto di rocce ed erba. Nel frattempo si è aperta verso nordest la visione su altre più o meno imponenti cime dell’Adamello e del Brenta: Monte Re di Castello, Monte Fumo, Dosson di Genova, Cresta Croce, Lobbia Alta, Carè Alto, Gobbe del Folletto, Monte Folletto, Denti del Folletto, Corno di Cavento, Crosson di Lares, Cima Tosa.

Carè Alto e cime limitrofe (Foto Emanuele Cinelli)

Tra Scoglio di Laione e Cima di Blumone, attraverso il Passo del Termine si vedono Carè Alto, Folletto, Corno di Cavento e Crozzon di Lares (Foto Emanuele Cinelli)

Poco prima del Passo di Blumone calziamo i pantaloncini visto che la zona e i sentieri a cui ci approssimiamo sono sempre molto frequentati e già si vedono diverse persone.

Al passo reperiamo una posizione riparata dal vento e alla vista per permetterci il pranzo in nuda libertà.

La discesa, essendo un sabato d’agosto, dovrà necessariamente farsi vestita e avviene prima lungo la comoda mulattiera di guerra che dal Passo del Blumone scende al Lago della Vacca e al limitrofo Rifugio Tita Secchi, poi per il più ripido e sconnesso sentiero della Valle di Laione, pervenendo esattamente al parcheggio delle auto.

In totale, comprese le soste, sono state 8 ore e mezza di escursione di cui 5 in nudità.

Leggi la relazione dettagliata dell’escursione

Domenica 4 agosto

Malga Balotto Alta (Foto Emanuele Cinelli)

Malga Balotto Alta (Foto Emanuele Cinelli)

Siamo tutti un poco provati e ci si limita ad un breve giro fino a Malga Balotto Alta, una facile e breve (90 minuti) camminata lungo strada sterrata, che, casualmente e fortunosamente, all’andata riusciamo a fare in nudità.

A mezzogiorno siamo all’Albergo Stella Alpina dove abbiamo appuntamento con Vittorio, il quale doveva essere con coi per tutte le cinque giornate del campo, ma ha dovuto rinunciare per via di un’infiammazione al ginocchio. Ci raggiunge al pranzo della domenica, portando con se una torta e un’ottima bottiglia di bollicine di Franciacorta, per festeggiare il suo ennesimo compleanno.

Lunedì 5 agosto.

Sveglia con tutto comodo e poi pian piano si smonta il campo. Alle 9 l’ultimo saluto alle case di Val Dorizzo e alle montagne che la circondano, montagne che ci hanno donato tre splendide escursioni e che ci lasciano negli occhi immagini memorabili e indimenticabili.

Visuale dal Passo di Bluome verso sudovest

Visuale dal Passo di Bluome verso sudovest: in primo piano a destra Lago della Vacca e Monte Frerone, sullo sfondo a sinistra Dasdana, al centro Crestoso, Muffetto e Guglielmo (Foto Emanuele Cinelli)

Alla prossima! Con la speranza che presto si possa parlare di escursioni senza dover più sottolineare se queste siano state fatte vestiti o nudi, che presto diventi implicito l’averle potute fare secondo proprio desiderio, abitudine ed esigenza, che presto, così come già avviene in Austria e Germania,  si possano vedere con regolarità e ovunque degli escursionisti nudi e non sia più necessario selezionare i sentieri da poter fare in nudità.

Naturali come la natura (Foto Emanuele Cinelli)

Naturali come la natura (Foto Emanuele Cinelli)

Difficile spiegare le sensazioni che si sperimentano camminando nudi nei vari ambienti montani, dal bosco di latifoglie a quello di conifere, dal prato fiorito alla tundra alpina, dal greto di un torrente alle rocce di gande e morene. Difficile far capire con le sole parole quanto sia entusiasmante e coinvolgente la sensazione di totale immersione nella natura che solo attraverso la nudità si può ottenere e percepire. Difficile trasmettere la sicurezza che si ottiene offrendosi alla montagna senza nessuna artificiosa protezione, fatte salve le calzature che, purtroppo, risulta troppo complesso, lungo e doloroso poter abbandonare. Posso solo evidenziare la fisiologia umana che, in ragione della loro delicatezza all’aumento di temperatura, vede i genitali come la principale collocazione dei nostri sensori del caldo. Posso solo invitarvi a provare, fruendo delle due rimanenti escursioni del programma “Orgogliosamente Nudi” (Lago di Bos a settembre e Periplo del Tigaldine a ottobre), un programma ideato e sviluppato proprio per rivolgersi a chi non è nudista (la nudità non è obbligatoria), permettendogli di avvicinarsi secondo i propri tempi all’esperienza del nudismo come momento fine a se stesso, ma anche come scelta di vita.

Vi aspetto! Ti aspetto!

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