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#TappaUnica3V tabella di marcia 2017


Ci eravamo lasciati con un doloroso allenamento: dieci chilometri con il ginocchio sinistro sempre più dolorante. Il giorno dopo il dolore era ancora presente e il successivo le cose erano ulteriormente peggiorate: in discesa dovevo fare le scale un gradino alla volta. Il martedì pomeriggio, all’improvviso, i dolori si attenuano notevolmente fin quasi a scomparire. Felice ma comunque previdente: acquisto lo stesso ginocchiere e fasce rotulee (già che ci sono, visto che anche il destro ogni tanto duole, ne prendo una coppia cadauna) che utilizzo tutta la settimana. Arriva il sabato e, per testare il ginocchio, programmo un breve giro esplorativo: quindici chilometri per mille metri di dislivello. Parto senza ausili ortopedici e, pur forzando parecchio, le cose vanno alla grande tanto che a metà della prima leggera discesa provo ad abbozzare la corsa: per un poco tutto bene poi si ripresentano i primi dolori, mi rimetto al passo e questo basta per farli svanire, bene ma per oggi niente corsa. Per un bel tratto non ho problemi poi con la seconda ripida discesa riecco i dolori, sono leggeri ma per evitarne l’aggravarsi indosso la ginocchiera che mantengo fino alla fine del giro alla quale arrivo senza particolari problemi, se non per il caldo soffocante del primo pomeriggio. Contento del risultato mi avvio sulla strada del ritorno, prima di tornare a casa mi fermo al supermercato per fare la spesa e ne esco con il ginocchio nuovamente dolorante a causa degli sforzi fatti per girare il carrello appesantito da quattro confezioni di acqua. Sebbene questo mi abbia permesso di localizzare esattamente la sede del dolore (punta anteriore sinistra della testa del Perone), inizio ad essere seriamente preoccupato: forse conviene prenotare un controllo specialistico, suggerimenti per un buon ortopedico, meglio se pratico di problematiche sportive, a Brescia o dintorni?

Nel frattempo ho concluso la revisione della tabella di marcia dello scorso anno integrandovi i nuovi tempi di sosta ai cinque rifornimenti che, stavolta, invece d’esservi integrati si aggiungono alle quaranta ore di cammino. I calcoli sono stati rivisti fruendo di uno strumento cartografico on-line (GPSies) che permette un più semplice e accurato (anche se l’impressione è che sia ben lontano dalla precisione) calcolo delle distanze e dei dislivelli, ho anche determinato le velocità più adatte per ogni tratta e sulla base di queste, con una lunga serie di aggiustamenti, definito i tempi di cammino.

Quest’anno effettuerò il giro due settimane prima nella speranza di trovare meno caldo inoltre, al fine di rendere più facile la partecipazione a chi desiderasse seguirmi dal vivo (partenza e arrivo sono stati abbinati a due eventi Mondo Nudo per un accompagnamento e numerosi sono i passaggi da punti raggiungibili in auto o con un breve cammino) e per permettermi un più semplice reperimento dello staff logistico (chi volesse darmi la sua disponibilità è pregato di farmelo sapere il più presto possibile e comunque entro la metà di maggio al fine di darmi tempo per una diversa organizzazione logistica nel caso nessuno o pochi si facessero avanti), ho scelto un fine settimana. Dal punto di vista del percorso rimane la decisione di seguire tutte le varianti alte (qui puoi vedere il percorso completo), mentre, ricalcando quanto fatto nell’inaugurazione del sentiero 3V, la partenza avverrà dalla piazza principale di Brescia (Piazza della Loggia) dove penso di allestire un punto di incontro che possa richiamare l’attenzione.

Detto questo ecco qui di seguito la mia definitiva tabella di marcia; ovviamente l’unico orario certo è quello di partenza, farò di tutto perché lo sia anche quello di arrivo ma non posso prometterlo, mentre gli altri vanno intesi come approssimativi: per diverse ragioni potrei, come successo lo scorso anno, subire dei ritardi oppure in alcuni tratti tentare delle accelerazioni. Anche i tempi di sosta ai rifornimenti sono indicativi: in caso di ritardo potrei ridurli per recuperare, in caso di anticipo potrei aumentarli.

7 luglio
· Partenza – Brescia, Piazza della Loggia ore 20.00
· Brescia, inizio via San Gaetanino ore 20.30
· Ex Rifugio Monte Maddalena ore 22.05
· Chiesa di San Roco a Nave ore 23.30
8 luglio
· Santuario di Conche ore 01.10
· Passo del Cavallo ore 02.40
· Passate Brutte ore 04.55
· Corna di Sonclino ore 05.30
· Punta di Reai ore 06.55
· Lodrino – Agriturismo Isola Verde (sponsor) ore 07.45
.     sosta e rifornimento 1: ripartenza ore 08.45
· Passo della Cavada ore 09.40
· Passo del Termine ore 10.40
· Piani di Vaghezza (parcheggio basso vicino al chiosco bibite) ore 11.25
· Monte Ario ore 12.55
· Passo di Prael ore 13.50
· Corna Blacca ore 14.50
· Passo delle Portole ore 15.25
· Cima del Dosso Alto ore 16.05
· Giogo del Maniva – Albergo Dosso Alto (sponsor) ore 17.20
·     sosta e rifornimento 2: ripartenza ore 19.20
· Monte Dasdana ore 20.35
· Goletto di Cludona ore 21.05
· Monte Crestoso ore 22.00
· Foppa del Mercato ore 22.55
9 luglio
· Monte Muffetto ore 00.20
· Colle di San Zeno – piazzale del Rif. Piardi ore 02.30
·     sosta e rifornimento 3: ripartenza ore 03.30
· Monte Guglielmo ore 05.05
· Croce di Marone ore 06.00
· Punta Almana ore 07.30
· Santa Maria del Giogo (trattoria) ore 09.05
· Zoadello Alto – Vineria Zoadello ore 10.10
·     sosta e rifornimento 4: ripartenza ore 11.10
· Uccellanda della Colmetta ore 13.00
· Monte Magnoli ore 14.00
· Sella del Quarone di Sotto ore 14.30
· Monte Selva (Santuario della Stella) ore 15.15
· Monte Peso ore 15.55
· Monte Picastello ore 16.40
· Arrivo – Urago Mella, inizio via della Piazza da via Interna ore 17.00

Sentiero 3V “Silvano Cinelli” seconda tappa da Conche a Lodrino (BS)


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Il Santuario di Conche visto dalla vetta dell’omonimo monte

Altra tappa impegnativa e da non prendere sottogamba: vietato farsi prendere dal trasporto della discesa con cui si parte e del successivo lungo tratto di falsopiano, ne pagheremmo le conseguenze forse già sulla breve salita all’Eremo di San Giorgio, di sicuro in quella successiva e ben più lunga che dal Passo del Cavallo porta alla Forcella di Prealba e a quel punto potrebbe diventare veramente problematico raggiungere la fine della tappa. Calma dunque, assorbire per bene i primi due terzi del percorso, all’interno dei quali abbiamo la maggiore ed unica risalita, e, caso mai, aumentare il ritmo nella lunga discesa finale.

Iniziano le varianti: la prima la indico solo per completezza dell’informazione ma serve solo ad evitare i pochi metri e i pochi minuti di salita all’Eremo di San Giorgio pertanto non la riporto nelle tabelle di marcia; la seconda (Dossone di Facqua) è realmente per esperti visto che si devono superare due tratti di vera e propria arrampicata; la terza (Punte Ortosei e di Reai) a mio parere vale veramente la pena di seguirla, quantomeno in assenza di neve o con terreno perfettamente asciutto.

Come per ogni percorso di cresta offre large e lunghe visioni che qui vanno dalle Alpi che cingono a sud la Pianura Padana alle vette dell’Adamello, del Bernina e del Monte Rosa, per citare solo le più rilevanti, passando per il Lago di Garda e il sovrastante Monte Baldo.

Flora e fauna

L’ambiente è sostanzialmente simile a quello della prima tappa, vi si aggiungono solo scoperti declivi prativi dove, nella stagione opportuna, l’incontro con le colorate peonie si fa frequente. Altre essenze floreali facilmente osservabili sono, sempre nella relativa stagione: giglio martagone, elleboro nigra, ciclamini. Raro l’incontro con esemplari della fauna, fatto salvo per i soliti volatili più comuni.

Fonti: osservazioni personali.

Cenni storico culturali

Punto di partenza della tappa il santuario di Conche è una vasta e complessa struttura la cui fondazione viene attribuita a San Costanzo e poi consacrata dal vescovo Arimanno attorno al 1115. Tre distinti edifici: il monastero, la chiesa e un edificio rurale (forse una stalla con l’abitazione dei mandriani) la foresteria. Alla sinistra del portone d’ingresso alla chiesa è visibile l’ossario delle monache.

Abbarbicato sulla piccola sommità di un’erta rupe rocciosa, l’eremo di San Giorgio è oggi costituito da una chiesetta con annesso locale abitativo. La sua origine è incerta, pare poterla accreditare ai benedettini nei primi decenni del tredicesimo secolo e forse anche un po’ prima. In seguito passò alla gestione da parte degli Umiliati. Sul lato meridionale si trova un bel porticato con vista sul Lago di Garda, appena sotto lo stesso uno stretto ma lungo e accogliente piano terrazzo erboso a picco sulla valle con un tavolo di legno. Altro tavolo è posto sul fronte della chiesetta, incassato tra due grosse rocce.

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Lumezzane

Lumezzane come già detto è un grosso centro urbano che, suddiviso in diverse frazioni (San Sebastiano, Sant’Apollonia, Pieve, Fontana, Gazzolo, Valle e Villaggio Gnutti), occupa il fondo e la testata della stretta Valgobbia. La presenza di molta acqua ne ha determinato fin da tempi lontani, già gli antichi romani vi edificarono un acquedotto, l’evoluzione in centro artigianale (rubinetteria, casalinghi, posateria) prima e industriale (metalmeccanica e siderurgica) poi. Ammassate le une sulle altre, spesso occupando più spazio in verticale che in orizzontale, oggi case, palazzi, officine, capannoni danno all’abitato un aspetto tutt’altro che invitante anche se, vedendola dall’alto, la prospettiva assume talvolta contorni più piacevoli.

Se Lumezzane lo si vede solo dall’alto, Lodrino (fine tappa) lo si attraversa proprio. Nucleo urbano ben più contenuto del precedente occupa il versante di solivo della valle dei torrenti Re e Lembrio, dominato dalle rocciose e verticali pareti della Corna di Caspai e del Monte Palo. Verso ovest lo sguardo, seguendo l’impluvio vallivo, si allunga sul più lontano e corposo Monte Guglielmo.

Fonti:

Sito del Comune di Caino (BS)

Sito del Comune di Lumezzane (BS)

Lumezzane.Lombardia

Sito del Comune di Lodrino

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Orientale
  • Partenza: Santuario di Conche – Nave (BS)
  • Arrivo: Bed&Breakfast Isola Verde (Lodrino – BS)
  • Quota di partenza: 1092m
  • Quota di arrivo: 760m
  • Quota minima: 692m versione facile / 728m versione esperti
  • Quota massima: 1334m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 1104m versione esperti / 1060m versione facile
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 1433m versione esperti / 1389m versione facile
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 20.31km versione esperti / 21,78km versione facile
  • Tipologia del tracciato: in gran parte sentieri a cui si aggiungono dei tratti di strada asfaltata o sterrata; per la versione esperti c’è da superare, in facile arrampicata anche se infastidita dalla esigua larghezza del passaggio, un caminetto di 10 metri al quale segue una paretina di 5 metri da fare in discesa e altri brevissimi passaggi di roccia; sempre per la versione esperti, sul finale di tappa una discesa su sentiero molto inerbato e a tratti poco visibile.
  • Difficoltà (vedi spiegazione): versione esperti EE3EPl / versione facile E3P
  • Tempo di cammino: versione esperti 8 ore / versione facile 7 ore e 50 minuti
  • Segnaletica: segni e tabelle in bianco-azzurro; a tratti mancanti o poco visibili sulla versione per esperti.
  • Rifornimenti alimentari e idrici: bar del rifugio di Conche.
  • Rifornimenti idrici naturali: fontanina al Passo del Cavallo, fontana poco prima delle Foppe de Uciù (non sempre aperta), poco prima della Cocca di Lodrino la sorgente dell’Acqua Fredda sulla variante per esperti e la sorgente dell’Acqua Tignusa sulla variante facile, quasi a fine tappa fontanella a Lodrino.
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: rifugio di Conche (partenza tappa), B&B Isola Verde a Lodrino (fine tappa).
  • Possibilità di piantare tende (ovviamente per bivacco: singola notte e pronta rimozione al mattino): alla partenza vedi relazione della prima tappa; all’arrivo si possono collocare nella parte finale del sentiero che scende verso Lodrino (spiazzo per tre tende piccole alla base di Punta di Reai, spazi più ampi a Campo Castello oppure passato l’abitato di Lodrino salendo almeno una ventina di minuti verso il Passo della Cavada.
  • Fattibilità del nudo (nella speranza e nella convinzione che la normalizzazione sociale della nudità farà presto diventare questa un’indicazione superflua): di giorno ampia sulle varianti per esperti, da valutarsi sul resto del percorso e sulle varianti facili, con alcune limitazioni date dai tratti asfaltati e dal passaggio vicino a case e roccoli; pressoché costante nella notte, fatta eccezione per l’attraversamento del Passo del Cavallo, il mezzo chilometro successivo e il tratto di Lodrino.

Profilo altimetrico e mappa

Versione per esperti

Facile partenza in discesa che presto si tramuta in un lungo falso piano con alternanza di brevi salite e qualche discesa. Dopo due secchi sbalzi separati da una incisa insellatura, ecco una lunga discesa con tratti molto accentuati per poi riprendere immediatamente e seccamente a salire. Uno spostamento in leggera discesa a cui segue una salita nell’insieme non accentuata ma che presenta brevi salite molto ripide e due tratti di arrampicata quasi verticale.  Ripida e tecnica discesa che porta ad una lunga ma tranquilla salita. Breve ripida discesa e poi su è giù per alcuni dossi. Ultima secca salita e in piano ci si porta al vertice del lungo ripido tuffo che porta fin quasi alla fine della tappa, alla quale si perviene con una leggera salita su strada asfaltata.

GPSies - Sentiero 3V Silvano Cinelli - Tappa 2

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Versione facile

Facile partenza in discesa che presto si tramuta in un lungo falso piano con alternanza di brevi salite e qualche discesa. Dopo due secchi sbalzi separati da una incisa insellatura, ecco una lunga discesa con tratti molto accentuati per poi riprendere immediatamente e seccamente a salire. Uno spostamento in leggera discesa a cui segue prima una lunga comoda discesa, poi una lunga ma tranquilla salita. Breve ripida discesa e poi su è giù per alcuni dossi. Lunga e, inizialmente, molto ripida discesa a cui segue una lunga salita tutto sommato tranquilla su strada asfaltata.

GPSies - Sentiero 3V Silvano Cinelli - Tappa 2

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Relazione tecnica

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Lasciando il Santuario di Conche

Dal Santuario di Conche attraversare interamente il grande prato e prendere il sentiero che, superata una stretta fascia boschiva, subito scende ripido portando ad alcune case dove diviene pianeggiante. Si prosegue sul filo del crinale fino ad un primo bivio, si prende a sinistra in discesa nel bosco per tagliare a nord il versante del Monte Fraine. Giunti ad una forcella si prende a destra per aggirare sul lato Caino il dosso erboso del Monte Calone. Ripreso, alla forcella di Calone, il filo di cresta lo si segue in direzione dell’ormai evidente rupe dell’eremo di San Giorgio, ai piedi della quale invece di seguire la traccia che sale diretta lungo il crinale, tagliamo a sinistra in più lieve salita. Quando la salita spiana ad un bivio si prende la traccia di destra (dritti è indicata una variante 3V che, a mio parere, non ha senso seguire) e, con alcuni tornanti, si sale ripidamente nel bosco pervenendo all’eremo.

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Arrivo all’eremo di San Giorgio

Sull’altro lato della costruzione si prende un sentiero che scende sulla sinistra per poi, girando attorno a un grosso faggio, piegare subito a destra e scendere ripidamente alla radura di un capanno da caccia. Passando a mezza costa poco sopra la baracca e sfiorando il capanno si perviene ad una larga forcella dove dipartono vari sentieri. Ignorare quelli sulla destra, uno scende verso Caino l’altro taglia il versante sudorientale del Monte Doppo, e prendere a sinistra entrando in un boschetto sul filo del crinale. In breve si perviene a un altro bivio, prendere a destra e poi, ad una successiva vicina diramazione, ancora a destra per risalire e poi tagliare il versante occidentale del Monte Doppo puntando al suo crinale nordovest. Lo si oltrepassa per scendere sul versante lumezzanese tendendo a destra, raggiunto il crinale settentrionale lo si discende tenendosi fedelmente sul filo. Superato un capanno (Roccolo delle Colombere) sempre lungo il filo si perviene ad una casa, se ne contorna a destra la cinta pervenendo alla sua strada cementata di servizio. La si segue fedelmente in discesa, all’innesto in altra strada andare a sinistra raggiungendo il Passo del Cavallo. Oltrepassato un ponte in leve salita si perviene al muretto di cinta della Chiesa di Cristo dei Monti, lo si segue a sinistra e in breve si giunge alla strada provinciale che unisce Lumezzane a Sabbio Chiese e la Val Trompia alla Val Sabbia (SP79, Via Valsabbia).

Attraversata la strada se ne prende un’altra posta proprio di fronte. La si segue ignorandone le varie diramazioni, ad un bivio più accentuato andare a sinistra. Quando la strada perde un poco di pendenza e compie una netta curva, si lascia sulla destra un nucleo di case con prati (Reondol) e si prosegue senza dubbi fino al successivo bivio. Prendere la strada sterrata che, quasi pianeggiante, va a sinistra passando sopra a destra di un vecchio campo da calcio. Dopo un tratto di leggera salita ci si affaccia nuovamente sulla Valgobbia, ad un bivio si tiene a destra e, con pendenza man mano più rilevante, si procede a lungo finché, dopo un ripidissimo tratto asfaltato, si perviene ad una casa sul filo di cresta (Roccolo Cipriano) davanti al cui cancello la strada termina. Prendere il sentiero che idealmente prosegue la direzione della strada, con andamento pressoché pianeggiante si aggira un crinale ignorando un sentiero che sale a destra e si prosegue puntando dalla pala erbosa del Dosso Giallo che, con largo giro e panoramica visione su Lumezzane, si taglia completamente arrivando all’evidente crinale sud sud ovest dove si prende a destra la traccia che sale il ripidissimo crinale erboso. Guadagnata un poco di quota il sentiero, scavalcando alcune roccette, taglia bruscamente a sinistra e porta alla sella del roccolo Casa di Vallardo.

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Verso la Forcella di Prealba

Si sfiora sulla destra la casetta del roccolo e si prende un sentiero che, in direzione nord, taglia il versante orientale della Corna del Giobeleo portando ad altro crinale. Lo si segue brevemente a sinistra per poi riprendere a mezzacosta passando sopra un capanno con annessa casetta in legno e raggiungere la larga Forcella di Prealba.

Andare a sinistra lungo il crinale che unisce il Monte Prealba ad un dosso senza nome, giunti sotto la pala di quest’ultimo ci si abbassa a destra nel bosco. Con un lungo diagonale verso ovest, prima pressoché pianeggiante poi in discesa, si raggiunge la sella de La Brocca dove il sentiero 3V si divide in due varianti.

Variante facile Variante difficile
Seguire a destra in discesa la strada sterrata, quasi subito esegue un tornante a sinistra e poi prosegue lungamente in discesa senza particolari altre variazioni di direzione. Quando sulla destra si percepisce l’esistenza di un capano da caccia sotto il quale si nota una cascina (Cascina Sea) ancora qualche decina di metri e si perviene a un tornante verso destra dove, proprio nel pieno della svolta, sulla sinistra un sentierino s’inoltra nel bosco. Seguirlo superando un primo tratto ingombro di vegetazione per poi entrare in un bel bosco pulito. La traccia, sempre piuttosto evidente, prima compie un ampio giro a mezza costa per aggirare la testata della Valle di Meruzzo, poi sale a destra e con alcune svolte perviene ad una strada sterrata. Seguirla verso destra, con due tornanti (Zete del Barber) si sale alla casa e alla sella delle Passate Brutte.

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Dossone di Facqua

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Dossone di Facqua e  Passate Brutte

Dirigendosi verso la vicina baracca di un invisibile capanno (Roccolo della Brocca) la si aggira a sinistra. Risalendo tra roccette che spuntano dall’erba si perviene ad altra radura di capanno (Passata della Brocca), si raggiunge la baracca che la sovrasta, le si passa a fianco sul lato destro e subito dopo ci si alza a sinistra per portarsi sul filo del crinale che si segue verso nordovest. Una breve discesa porta alla base di un salto roccioso, uno stretto camino (La Streta) si fa breccia nella roccia e ne permette la risalita con facile arrampicata, solo infastidita dall’esigua larghezza del passaggio (il passaggio è molto agevole se ci si tiene ben dentro il camino e si sfruttano due gradini intermedi, cosa che, però, è possibile fare solo se si è senza zaino o con uno zaino poco voluminoso, eventualmente toglierlo e spingerlo avanti). Dopo il camino si riprende il filo del crinale procedendo verso nordovest, superato un basso e facile risalto roccioso ci si abbassa sul lato destro del filo per discendere una placca fessurata. Terminate le principali difficoltà si prosegue di nuovo lungo il crinale, dopo una piccola sella si risale un poco nell’erba per poi traversare orizzontalmente a destra e riportarsi sul filo con un tratto di erba e terra quasi verticale. Lungo il filo si perviene alla sommità del Dossone di Facqua. Scendere sul lato opposto, sempre lungo il filo del crinale, portandosi a un vicino capanno. Lo si oltrepassa per rialzarsi tra spuntoni rocciosi e, facendo attenzione ad alcuni spuntioncini rocciosi e ad una liscia placca, subito riprendere a scendere seguendo una traccia ben evidente tra la folta vegetazione a cespugli. Ancora un tratto di su e giù lungo la cresta e poi si scende ad una casa in cemento. La si aggira da vicino sul suo lato destro per prendere una stradina che porta ad una selletta, con alcuni tornanti si risale tenendosi a destra del filo di cresta che si riprende per seguire e poi discendere alla più grande casa delle Passate Brutte, dove ci si ricollega alla variante facile.
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La Streta, passaggio d’arrampicata sulla variante per esperti

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Pozza del Vesso

Seguendo la stradina che si tiene sulla destra del crinale in breve si raggiunge un largo piazzale sterrato. Prendere la strada che da questo si dirama in direzione ovest e, con un lungo traverso sopra Lumezzane, si perviene alla sella della Passata del Cucini. Seguire la strada asfaltata che scende a sinistra, passando a fianco di una fontana incassata nel muro a monte della strada. Al primo bivio (Poffe de Uciù) andare a destra per riprendere a salire. Procedendo tra più o meno piccoli baitelli di legno e casette in muratura, si arriva ad una larga curva a destra dove si scavalca il crinale di un ampio dosso erboso per poi scendere alla vicina Pozza del Vesso dove fa bella mostra di se un grandissimo faggio, in alto a destra una grande e classica cascina completa il fotografico quadretto bucolico.

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Campo del Gallo

Continuare lungo la strada, al primo bivio tenere a sinistra, al successivo (poco visibile) prendere la strada che, sulla destra, ritorna indietro alzandosi in direzione di una grande casa (il Casello). Oltrepassare la sbarra che la chiude e, poco dopo, entrare nel prato sulla sinistra che si risale prima direttamente poi tagliando diagonalmente verso sinistra riportandosi sul crinale. Andare a sinistra lungo il crinale oltrepassandone una larga insellatura, aggirare un dosso sul suo lato destro per poi portarsi alla sinistra del filo e tagliare nei prati sopra una casa puntando all’ormai vicina ed evidente chiesetta degli Alpini che si aggira sulla sinistra. Scendere verso una casa posta proprio sul filo (Campo del Gallo). Attraversando la strada bianca che sale da destra, ci si tiene nell’erba per passare poco sotto e a sinistra di detta casa per poi riprendere il filo dell’erboso e dolce crinale che si segue fedelmente pervenendo, dopo averne superato l’anticima e lo stretto intaglio che segue, alla Corna di Sonclino.

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Corna di Sonclino, panorama verso nord

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Tesa Sguizzi

Ritornare sui propri passi ridiscendendo allo stretto intaglio, andare a sinistra per un ripido e stretto canale che porta su dei prati in vista di altra casa. Tagliando a mezza costa detti prati avvicinarsi alla casa e, poco prima di raggiungerla, scendere a sinistra e portarsi sulla strada sterrata sottostante. Seguirla verso destra abbandonandola quasi subito per riprendere il filo del costone e raggiungere la larga sella dei Quattro Cantoni. Scendere a destra qualche metro poi andare a sinistra seguendo un’esile traccia che attraversa a mezza costa i ripidi pendii erbosi del versante orientale del Dosso dei Quattro Cantoni. Raggiunto il crinale ovest lo si segue brevemente a destra per poi, in prossimità di un sentiero che a destra si porta ad una piccola casa, abbandonarlo e scendere a sinistra con un altro traverso. Attraversata una fascia boschiva si esce su altri prati che si discendono direttamente verso sinistra per raggiungere la casa della Tesa Sguizzi posta al centro degli stessi. Andare a destra passando sotto un piccolo porticato e subito dopo prendere il sentiero che, il leggera salita, si alza a destra. Senza particolari problemi di orientamento si segue il filo del crinale e, superando una serie di dossi, due dei quali hanno un capanno, dopo un ultimo lungo traverso sui ripidi pendii occidentali del crinale, si arriva alla sella della Passata del Vallazzo dove il 3V nuovamente si divide in due varianti.

Variante facile Variante difficile
Prendere la rudimentale strada sterrata che, in lieve discesa, scende a destra della sella spostandosi verso est con un lungo diagonale. Passati sotto un capanno, con un primo tornante si riprende direzione ovest per scendere più decisamente e, con altri tornanti, portarsi sul fondo del Vallazzo dove la strada si fa più liscia e, in in leggera discesa, porta al grande poligono di tiro a volo di Valle Duppo. Si scorre sul lato destro del poligono per abbassarsi ancora un poco con un ripido tratto alla fine del quale si perviene a un largo piazzale, lo si attraverso per intero verso sinistra andando a prendere la strada asfaltata di servizio al poligono. Seguendo l’asfalto prima si scende ripidamente, poi, superata una sbarra, con minore pendenza si raggiunge un bivio. Prendere la strada di sinistra in leggera salita e seguirla fedelmente pervenendo, dopo varie curve e alcuni ripidi strappi, prima alla sorgente dell’Acqua Tignusa poi alla Cocca di Lodrino, dove le due varianti si riuniscono.

Sulla cresta tra Punta di Reai e Punta Orosei

Sulla cresta tra Punta di Reai e Punta Orosei

Risalendo il crinale dopo la Costa Nibbia

Scendendo il crinale della Costa Nibbia

Ignorando la rudimentale strada sterrata che scende a destra proseguire sul filo del crinale raggiungendo dopo poco un roccolo. Si passa a sinistra dell’alta costruzione in pietra per proseguire oltre e prendere una stradina sterrata tagliata nel pendio poco sotto il filo di cresta, alla sua destra. Quando la strada finisce si prosegue sempre seguendo il crinale per esile sentiero arrivando, con breve discesa, ad una sella. Sul lato opposto si seguono le tracce che risalgono il ripido pendio che porta alla sommità della Punta Ortosei. Dalla vetta, seguendo più o meno fedelmente il filo di cresta, prima in discesa, poi in piano infine in salita, si raggiunge la sommità di Punta di Reai. Scendendo leggermente a destra della vetta, sempre nella direzione fino ad ora tenuta (nord), oltrepassata una fascia di piante si perviene a un ripido pendio erboso, lo si attraversa verso sinistra per riportarsi sul largo crinale che si segue in forte discesa fino alla sua base. Quando la pendenza decade sensibilmente, anziché tenersi a sinistra sul filo, ci si abbassa a destra per infilarsi nel bosco e arrivare a un ampio terrazzo artificiale (sulla sinistra ci sono i ruderi di un capanno). Attraversato il terrazzo, sul suo limite destro si prende la traccia che, sempre in piano e sempre in diagonale, si inoltra nelle erbe. Alternando tratti di ripida discesa, dove la traccia si fa spesso scavata e rovinata, ad altri pianeggianti, con qualche tratto infastidito dai cespugli, si raggiunge un sottile costone erboso dal quale la vista si apre su Lodrino e i monti che lo sovrastano. Si segue tale crinale in discesa verso destra e quando inizia a imboschirsi, volgere a sinistra per e tagliare a mezzacosta il pendio (Costa Nibbia) portandosi verso nord. Dopo un lungo diagonale il sentiero esegue un tornante a destra a cui ne segue uno a sinistra per poi riprendere il diagonale ora con sensibile tendenza a valle e con maggiore pendenza. Sbucati su una larga radura erbosa (Campo Castello) la si attraversa mantenendo la direzione di arrivo per prendere una larga stradina che entra nel bosco per poi terminare. Proseguire brevemente in un poco accennato toboga e quando s’incrocia una traccia di sentiero che lo taglia la si segue a sinistra. Ci si alza un poco raggiungendo un dosso erboso immerso nel bosco, lo si segue effettuando una curva a sinistra per riprendere a scendere nel bosco. Ripidamente si perde quota innestandosi su una traccia che costeggia il filo spinato di recinzione di un campo. La si segue a sinistra dove la traccia si allarga trasformandosi in stradina in terra battuta coperta di erba e foglie. Due mezzi tornanti in ripida discesa e si arriva alla sorgente dell’Acqua Fredda dove ci si innesta su una piana strada sterrata. Seguire la strada verso destra passando a sinistra di una casa e immettendosi in una strada asfaltata che porta alla Cocca di Lodrino dove le due varianti si uniscono.
La cresta da Punta Orosei a Punta di Reai

La cresta da Punta Ortosei a Punta di Reai

Dalla sella, tenendosi sul suo lato sinistro dove un largo marciapiede, protetto da un alto guard rail, consente un cammino tranquillo seguire a sinistra la larga strada asfaltata principale (SP111, via John Fitzgerald Kennedy). Dopo una lieve salita riprendere a scendere fin quando, finito il guard rail, sulla destra si vede una strada che, sull’altro lato, sale tra le case. Attraversare lo stradone per imboccare questa strada (via Alcide De Gasperi) e seguirla fino al primo bivio (fontanina sulla sinistra). Andare a destra (via Alcide De Gasperi) e salire fino ad altro bivio con piccola rotonda. Ancora a destra (via Resolvino) e in circa trecento metri si arriva all’Isola Verde, il secondo punto tappa.

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Il mio arrivo al B&B Isola Verde durante la TappaUnica3V del 2016

Relazione fotografica

flickr

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Tabella di marcia

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Lodrino

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto dell’effettuazione del giro in marcia continua (ovvero senza soste) e costante (ovvero senza sensibili variazioni di andatura) con una velocità media di 3,5km/ora (la velocità che un escursionista mediamente allenato può mantenere con costanza indipendentemente dalla pendenza del terreno). In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Versione difficile

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Santuario di Conche 0:00
Eremo di San Giorgio 0:45
Passo del Cavallo 1:00
Forcella di Prealbe 1:15
La Brocca 0:15
Dossone di Facqua 0:30
Passate Brutte 0:30
Poffe de Uciù 0:20
Campo del Gallo 0:30
Corna di Sonclino 0:10
Passata Vallazzo 1:00
Punta Ortosei 0:20
Punta di Reai 0:15
La Cocca di Lodrino 0:50
Agriturismo Isola Verde in Lodrino 0:20
TEMPO TOTALE 8:00

Versione facile

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Santuario di Conche 0:00
Eremo di San Giorgio 0:45
Passo del Cavallo 1:00
Forcella di Prealbe 1:15
La Brocca 0:15
Cascina Sea 0:20
Passate Brutte 0:30
Poffe de Uciù 0:20
Campo del Gallo 0:30
Corna di Sonclino 0:10
Passata Vallazzo 1:00
Poligono Tiro a Volo di Valle Duppo 0:45
La Cocca di Lodrino 0:40
Agriturismo Isola Verde in Lodrino 0:20
TEMPO TOTALE 7:50

Vedi (e segui) la pagina del sentiero per altre informazioni.

In ricordo di Silvano Cinelli – 2016


Tante ormai sono le ricorrenze di questo evento ed è sempre più difficile trovare parole nuove, scriverci intorno senza ripetersi, il 2016 è stato però un anno speciale: sono passati esattamente trentacinque anni dall’inaugurazione del sentiero 3V e, per l’occasione, si sono risvegliati gli animi rimettendo al centro di diverse iniziative questo bellissimo percorso di media montagna.

Sono anche trentacinque anni dalla morte di Silvano Cinelli, infaticabile promotore del progetto 3V, al quale è stato dedicato il sentiero e in memoria del quale ogni anno da allora si svolge una semplice ma sentita e partecipata manifestazione. Così è stato anche per questo 2016, luogo dell’incontro come sempre il rifugio Blachì2 all’Alpe Pezzeda nel comune di Collio Val Trompia. Sul muro esterno che volge a meridione la lapide in ricordo di Silvano, ai suoi piedi l’improvvisato altare su cui Don Fabrizio officia, con la sua solita accorata e simpatica enfasi, la Santa Messa. Le parole del Don inondano l’aere di questa splendida giornata, un terso cielo azzurro le accolgono e le riflettono sul verde dei prati e delle conifere, in mezzo a questa cornice un nutrito gruppo di persone è raccolto in preghiera e meditazione.

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La messa è finita, le solite foto di rito, quest’anno velocizzate dall’ora un poco tarda e dalla fame di conseguenza più evidente del solito e allora… veloci le gambe sotto il tavolo, si banchetta con l’ottimo pranzo preparato come sempre dagli amici del Blachì2: lasagne e pizzoccheri aprono le danze, polenta e cinghiale le ravvivano, formaggio ai ferri per il colpo di grazia. All’ora della ripartenza le gambe si sono fatte dure, ma poco ci vuole al forte fisico e al grande spirito degli escursionisti per rimettersi in marcia e ritornare a valle per una delle tante strade che dalla Pezzeda si dipartono, mentre il pensiero già vola al prossimo anno, all’incontro del 2017, anzi, possiamo già essere più precisi, del 27 agosto 2017.

Ciao, ciao a tutti!

Maria, Emanuele, Valeria e Carla Cinelli

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#TappaUnica3V diventa un servizio


Atto Primo

IMG_8573Durante i miei ripetuti passaggi sul sentiero 3V ho potuto constatare lo stato di abbandono di una, seppur piccola, parte del percorso e degli accessi laterali allo stesso. Altri tratti sono in uno stato di migliore conservazione ma pur sempre sotto il livello minimo considerabile come accettabile per un itinerario dove chi transita, visto l’impegno fisico e psichico che sta affrontando, deve potersi permettere di non pensare all’individuazione del percorso e deve evitarsi litigate con rovi, cespugli di vario genere, erbe alte, buchi nascosti. Da primo ideatore del percorso, da figlio di chi presa la mia idea si diede molto da fare per farla diventare primo progetto e poi realtà, in memoria di mio padre che morì sul sentiero in occasione del suo giro inaugurale sono ovviamente infastidito dall’aver rilevato quanto sopra detto e, pertanto, pur riconoscendo ai vari gruppi l’importante lavoro ad oggi svolto e che continueranno a svolgere, d’altra parte conoscendo anche le tante difficoltà a cui essi vanno incontro per assolvere a tale incombenza, senza nulla togliere a loro ma piuttosto aggiungendo un’altra opportunità per il sentiero, ho deciso di occuparmene in prima persona.

Atto Secondo

IMG_8258Mentre percorrevo gli ultimi chilometri del mio TappaUnica3V sono stato improvvisamente mentalmente sommerso da un’idea: questa mia esperienza e tutte le conoscenze che dalla stessa ho ricavato devono avere un seguito “perpetuo” e, pertanto, vanno messe a disposizione di chiunque voglia percorrere il sentiero 3V, con qualsiasi formula (svago, esperienza personale, competizione) e in qualsiasi tempo (molte tappe, poche tappe, tappa unica; comoda o avventurosa; per svago o agonistica).

Atto Terzo

IMG_9469Prendere la decisione di cui all’atto secondo, fonderla con quella del primo atto e volgere il tutto in forma professionale onde poter superare le difficoltà anzidette (con riferimento al primo atto): costi (non guadagnandoci nulla alla fine gli interventi vengono fatti solo in quelle poche occasioni che si riesce ad ottenere dei finanziamenti o dalle poche associazioni realmente numerose e/o finanziariamente robuste), reperimento del personale (facendolo in forma volontaria e gratuita le persone sono poco motivate a togliere giornate alle loro escursioni), efficacia del lavoro, specie di quello inerente la segnalazione troppo spesso effettuata con metodi empirici e da persone prive di adeguata formazione (la segnaletica può a volte costare la vita o comunque mettere in seria difficoltà le persone, pertanto deve essere sempre fatta con tutti i sacri crismi, cosa che, come detto, ho personalmente appurato ad oggi mancare).

Conclusione

Locandina TappaUnica3V_600Ancora non so come esattamente si formulerà la cosa dal punto di vista giuridico-fiscale, ma posso dire con assoluta certezza che TappaUnica3V informalmente è già diventato un servizio, che per comodità per ora possiamo chiamare agenzia (che è poi la formulazione giuridico-fiscale più probabile), e al più presto possibile lo diventerà anche formalmente.

Di cosa si occuperà l’agenzia TappaUnica3V?

Sommariamente dovreste averlo già compreso ma voglio essere più dettagliato.

Primo Obiettivo

Manutenere il sentiero 3V e gli accessi laterali degli anelli parziali (per ora bassissimo, basso, medio, alto, altissimo) al fine di consentirne una percorrenza tranquilla e pulita, pur mantenendo il sentiero in una condizione di naturalezza: gli eventuali lavori di segnalazione e pulizia saranno attuati al minimo indispensabile senza snaturare l’ambiente e il sentiero, anzi, mantenendo inalterate le caratteristiche ambientali e le difficoltà tecniche.

Secondo Obiettivo

Occuparsi dell’organizzazione logistica per conto di chi, a piedi, voglia fare completamente o parzialmente il sentiero 3V: vuoi fare il giro o una parte del giro, TappaUnica3V ti mette informa a dovere sul percorso, ti formula la tabella di viaggio, ti predispone i punti d’appoggio o i campi intermedi, ti, se lo desideri, trova l’accompagnatore professionista, ti assiste in tutti quegli altri elementi insieme concordati (rifornimenti alimentari, rifornimenti idrici, esplorazioni preliminari, eccetera); vuoi organizzare una manifestazione o una competizione sul tracciato del sentiero 3V ma non lo conosci, TappaUnica3V lo farà per te o insieme a te.

Terzo Obiettivo

Valorizzare il sentiero 3V: TappaUnica3V si attiverà per fare ampia pubblicità al percorso e farlo conoscere al maggior numero possibile di persone, sia in forma indiretta (post sui social network, articoli, eccetera) che diretta (organizzazione di escursioni sul percorso).

TappaUnica3V, viaggia serenamente sul sentiero 3V “Silvano Cinelli”!

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Leggi la storia completa di TappaUnica3V e seguine la prosecuzione!

#TappaUnica3V sensazioni ed emozioni


Locandina TappaUnica3V_600

Foto di Emanuele Cinelli

Foto di Emanuele Cinelli

Nero, solo nero, tutto nero, anzi no, nel nero qualche macchia di bianco, tenui bagliori eppur sufficienti per un deciso cammino. In basso le luci della città sono solo dei piccoli puntini di vari colori, i rumori ormai dalla distanza resi silenzio, al di sopra il monte che, bluastro di luna, si alza verso il cielo sereno. Gli ultimi metri d’asfalto e poi sono fronde, tante fronde, una fitta copertura di alberi, un bosco tenebroso eppur confidente, un amico sincero con cui colloquiare attenuando la fatica della dura salita. Da poco sono partito, più in basso, nel piccolo piazzale, sul muro d’un’antica casa, la targa che segna il punto d’inizio, l’inizio d’un lungo sentiero, la guardo e ricordo, ricordo mio padre che a questo percorso dedicò tutto sé stesso, ricordo quegli anni lontani, mi vedo trafelato correre a casa, mia moglie sul terrazzo, io che grido “è morto! Mio papà è morto”. Con questo scena negli occhi, con questo ricordo nell’animo, mi giro e abbraccio mia madre, un lungo abbraccio che sposta la mente a quello che sto per fare. Colpi di flash, mia sorella, erede del babbo nel lavoro, immortala nella scheda elettronica questi momenti, momenti di tensione, momenti di preoccupazione, ma anche momenti di forza e di gioia.

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Foto di Carla Cinelli

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Foto di Carla Cinelli

È giunta l’ora, le mie gambe iniziano a spingere, avanzo certo e deciso sull’asfalto della prima salita, si va, il sentiero 3V inizia a scorrere sotto i miei piedi: il lungo cammino è iniziato. Mia moglie mi segue con lo sguardo, l’amico Vittorio applaude contento, mia mamma agita la mano in segno di saluto, mia sorella mi corre a fianco e scatta a ripresa altre fotografie, alcune auto passano sulla strada più in basso, i bastioni del Castello osservano imperterriti. Pochi passi e tutto svanisce, sono solo, io e la strada, io e il mio viaggio, io e, purtroppo, i dolori a costole, muscoli dorsali e stomaco che da qualche giorno mi stanno facendo impazzire. Svuota la mente, tanta è la strada, devi dimenticare tutto, soprattutto i dolori. Cammina, cammina, domani è lontano ed anche vicino, cammina!

Finito è l’asfalto, il bosco m’attende, le vesti nello zaino, la frontale in testa, avanti. Il fascio di luce, regolato al minimo, penetra nelle tenebre e rischiara il sentiero quel tanto che basta per un cammino sicuro. Silenzio, profondo silenzio, persino il mio cuore batte in silenzio, persino i miei passi non fanno rumore. Silenzio, rumoroso silenzio, il rumore di mille piccoli insetti che s’aggirano nell’erba, il fievole fruscio delle foglie mosse dal mio passaggio, il profumo del bosco di notte. Folata di selvatico, improvviso il forte odore di selvatico inonda le mie nari, intenso, penetrante, un cinghiale è nei paraggi, o sono più d’uno, o qui si sono fermati e già se ne sono andati. Non pensare, avanti, avanti, cammina!

Tutt’uno col monte, tutt’uno con la notte, un’unica essenza, nudo come si conviene ad un elemento della natura, nudo nel corpo, nudo nello spirito, nessuna barriera, nessuna difesa, ma difesa non serve per un’unica essenza. Sono un monte, sono un albero, sono un grosso cinghiale, sono un piccolo leprotto, sono tutto quello che mi circonda e quello che mi circonda è me, fusi insieme, indistinguibili, un unico fiato, un unico respiro, un unico palpito vitale, un’unica essenza. Bello, bellissimo, si, si, cammino!

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Foto di Carla Cinelli

Tre altre folate di selvatico più tardi il cielo inizia a schiarirsi e con esso il bosco, i ricordi della partenza sono ormai ricordi lontani, ancor più lontani i miraggi d’arrivo, senza proiettarmi avanti penso al presente, sono andato troppo veloce, il fresco della notte, sconfiggendo la mia mente, ha fatto mulinare le mie gambe più di quanto n’avessi sentore, rallenta, concentrati, concentrati, rallenta!

Altra salita, altra montagna, e giù, ripidamente giù per portarsi alla base della terza salita. Nessun dolore, nessuna fatica, volo, letteralmente volo, lieve sospiro che sfiora il terreno. Crac, qualcosa si rompe, da poco ho iniziato la risalita, muscoli che s’induriscono, no, no, è troppo presto, non posso avere crampi così presto, rallenta, rallenta, controlla il passo, concentrati, visualizza il rilassamento, fai sciogliere quei groppi alle gambe e… cammina, cammina!

La mente comanda, le gambe non sento, girano e mi basta, girano e vado avanti, cammino. Il sole che s’alza, sfera infuocata nel cielo sereno, caldo, tanto caldo, nudo non sudo ma il respiro s’è fatto pesante. Camino di roccia, lo supero di slancio, ancora roccette, gigli rossi nell’erba, affanno, il caldo m’uccide, ma ecco la vetta, una panchina per breve riposo, discesa, capanni, ancora salita, più dolce, respiro, ma il caldo m’opprime. Fame, sull’ennesima vetta mi siedo e mangio qualcosa. Che panorama, in fondo, lontano, molto lontano, microscopico puntino nell’immensità del paesaggio s’intuisce da dove sono partito. Il tempo che scorre, il vantaggio bruciato, sono in ritardo, leggero ritardo. Via, via, su questa discesa bisogna recuperare, ma il caldo m’opprime, le gambe molli e il tempo scorre, ritardo che aumenta, mannaggia!

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Foto di Alberto Quaresmini

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Foto di Carla Cinelli

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Foto di Fabio Corradini

Giù, su, giù, su e ancora giù, ora giù, giù, fino al paese. Caldo opprimente, caldo ottenebrante, ombra, ombra, mi serve l’ombra. Rifornimento, piacevole conoscenza la titolare della struttura, foto di rito, una stanza ci ha dato, riposo, riposo, gambe in alto, recupero di sali, idratazione, fatica, affanno, cotto dal caldo riposo nell’ombra. Il tempo scorre, devo partire, di nuovo sotto il sole, nel caldo cocente, salita, dura salita, meglio non fare quella diretta, le gambe risparmio, il fiato conservo e salgo, su, su, ancora su, fino all’apice di quest’altra salita. Ora nel bosco un poco di frescura, il passo riprende il suo slancio normale, breve salita d’un fiato passata, in morbida erba inizio discesa. Giù, giù, e sono alla strada, un cane mi guarda, violento azzanna la gonna (NdR: il pareo che utilizzo nei tratti abitati). Che ti piglia carissimo compare, già certo, nudo mi vuoi, nudo come te, nudo come il monte, nudo come la natura e c’hai ragione, c’hai, purtroppo non posso, la sotto qualcosa coperto deve stare, lo pretende convenzione sociale, assurda, insulsa, ma dai più osservata ad essa mi devo conformare. Vedremo in futuro, speriamo che cambi, per ora così devo stare mio caro cane. Ciao, ciao, devo andare, il cammino m’attende e sono in ritardo, forte ritardo, cammina!

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Foto di Carla Cinelli

Il sole cala e un poco rinfresca, quel tanto che basta per darmi vigore, veloce risalgo la nuova salita e lesto raggiungo la nuova vetta. Con essa purtroppo forti dolori, lame brucianti trafiggono il torace, respira, respira, trova qualcosa che porti conforto ma.. cammina, cammina! Ci siamo, ci siamo, incontro mia mamma qui giunta con mia sorella per farmi le foto, aiuto, sollievo, spalmatemi la schiena con l’arnica forte, non voglio fermarmi, al diavolo il ritardo, fino in fondo devo andare. Massaggi di mamma, conforto importante, il passo riprendo con rinnovato slancio. Lieve salita e poi più ripida, blocco, blocco totale, le gambe non girano, un peso allo stomaco. Dai, dai, duro tenere, e duro cammino seppur tanto fermandomi. Sofferenza, dieci passi, fermata, sofferenza, dieci passi, fermata, il nipote dall’alto mi guarda, preoccupato un poco discende venendomi incontro, lo zaino mi chiede ma imbroglio sarebbe, avanti, avanti, con le sole mie forze, in vetta giungiamo e ci riprendiamo.

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Foto di Fabio Corradini

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Foto di Fabio Corradini

S’avvicina, lentamente s’avvicina la vetta agognata, due passi e ci sono, lo zaino mi levo e in terra mi accascio, sofferenza, lo stomaco inchiodato, tempo non c’è per capirne il motivo, solo domande senza risposta, solo il pensiero a come recuperare. Respiro, profondo respiro, un poco s’allenta il peso allo stomaco, pronto io sono a riprender la via, saluto il nipote e solo riparto. Discesa ripida e complessa, dieci volte attento io devo stare. Passata, passata, e sono in Pezzeda, là dove mio padre s’è fatto l’ultima cena, addormentato nel sonno, nel sonno rimasto. Nell’ultimo tratto il blocco è passato, lo stomaco aperto mi sento rinato, un attimo di pausa per completare il frugale spuntino, un’altra barretta, un sorso di acqua, rilasso i muscoli, reintegro i sali e riparto.

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Foto di Carla Cinelli

Foto di Carla Cinelli

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Foto di Carla Cinelli

Che bello un altro mi sento, come fossi da poco partito, con prudenza il passo allungo, un’altra salita è superata. Discesa, veloce avanzo, molto veloce, è bello godere del sole che cala, in fondo alla valle s’accendono le luci, la mia invece ancora non prendo, il tempo scorre, ritardo da recuperare, vai, vai, questa strada non finisce mai. Giù, su, giù e ancora su, l’ultimo strappo me lo mangio, sotto gli scatti di Carla, Un piccolo gruppo m’accoglie premuroso, accudito e coccolato come un bimbo viziato. Un poco di strada in simpatica compagnia, le luci d’albergo (NdR: il Dosso Alto di Rosa ed Ettore) si fanno vicine, nel patio m’attendono diverse persone, applausi mi danno una forte emozione, non sono nessuno, non sono un noto campione, eppure applaudono con tanto calore. La Rosa, sua figlia, i collaboratori, cinque motociclisti di passaggio, tutti splendidamente meravigliosi. Rifornimento, rifocillazione, reidratazione, gli utili massaggi del cognato, le chiacchiere che distolgono la mente, l’inaspettato apprezzatissimo arrivo di un collega, ancora un poco di rilassamento e via, si riparte, sono solo a metà strada. Nel buio profondo, guidato dal cerchio di luce della mia frontale, velocemente procedo e in breve sono alla rampa erbosa che porta al Dasdanino avvolta in dense nuvole basse e sferzata dal vento. Perdo la traccia e procedo a intuito perdendo un altro poco di tempo, concentrato manco m’avvedo che l’erba bagnata m’infradicia le scarpe. Più salgo e meno si vede, più salgo e più la forza del vento si fa rilevante, gli ultimi metri li faccio a memoria finché sbatto nella strada asfaltata. Un’auto m’attende, mia sorella e mio cognato vi si sono appisolati, come d’accordo li sveglio, mi fanno due foto poi il freddo li risbatte nell’auto, convinto da loro ci entro anch’io ed è fatta, non più scaldato dallo sforzo del cammino impossibile uscire nel freddo atroce, m’appisolo e al risveglio è tutto un altro ambiente.

Foto di Carla Cinelli

Foto di Carla Cinelli

Con un ritardo ormai pesantissimo la marcia riprendo, la luna m’illumina il cammino, posso spegnere la frontale godendomi la gioia del cammino fatato. Via, via, via, forse posso recuperare qualcosa, forse anche un paio di ore, tutto è ancora in gioco, dai che ce la faccio, ormai le gambe hanno memorizzato il cammino, si muovono di moto spontaneo, non sento fatica, non sento dolori, un piacevole intenso calore s’è impadronito del mio corpo e della mia mente, rilassamento totale, nessun pensiero, sto solo godendomi al massimo questo momento, questa fantastica notte, la vista della luna piena che pian piano cala dietro gli oscuri monti che mi sbarrano la strada. Passo dopo passo nella luce del giorno che prende il sopravvento sul buio della notte oltrepasso i vari dossi, lascio alle mie spalle il passo delle Sette Crocette e dolcemente scendo verso la piana sottostante il Monte Crestoso. Che bel posto, sarebbe bello fermarcisi per qualche giorno, ma devo andare, sarà per altra occasione, promesso.

Foto di Fabio Corradini

Foto di Fabio Corradini

Il sentiero si fa scabroso e le ginocchia si fanno sentire, primi piccoli dolori, troppo presto, mannaggia, troppo presto. Avanti, avanti, non darci pensiero, non farti distrare. Giù, su, dolori scomparsi, giù, su, giù, su, giù, su, l’interminabile sequela di dossi della costiera di Monte Campione, di nuovo fitta nebbia e freddo vento, di nuovo attenzione a non perdere il giusto percorso, altro che recuperare, qui a mala pena riesco a tenere i tempi prefissati. Non pensarci, vai avanti, sarà quel che sarà. Finalmente Colma di Marucolo,

Foto di Carla Cinelli

Foto di Carla Cinelli

si scende, ripide e brutte discese alternate a brevi dolci risalite, ecco il Colle di San Zeno ed ecco i dolori alle ginocchia, più forti, più costanti, più insidiosi, proprio ora che il mio corpo stava andando alla grande. Mannaggia!

Rifugio Almici, rifornimento, ingelatata di arnica alle ginocchia, un attimo di pausa, pulisco i piedi dalla terra che vi si è attaccata, cambio le calze bagnate e poi via, si punta alla vetta del Guglielmo. Su, su, su, veloce, velocissimo, arrivo in

Foto Carla Cinelli

Foto Carla Cinelli

cresta e senza sosta mi getto nella discesa sul versante opposto, una discesa ripida e con tratti piuttosto insidiosi, alla sua base devo fermarmi per riposare le ginocchia, ancora arnica. Poi via, più veloce possibile verso la Forcella di Sale, qui giunto imbocco la variante che evita l’Almana, ripidissima strada cementata, subito le ginocchia riprendono a far male, di più, ora è una vera e propria tortura, devo necessariamente pensare a questo, a camminare nel modo che dia un poco di sollievo. Fine discesa, si sale e le ginocchia ora producono fitte anche nella salita, brutto segno, molto brutto. Croce di Pezzolo, su di slancio al Rodondone, qui altra fortissima emozione: un amico del blog ha piazzato due cartelloni che mi incitano, bello, bellissimo, ci voleva, vista la situazione ci voleva proprio. Grazie mio ignoto sostenitore!

Foto Carla Cinelli

Foto Carla Cinelli

Vai, vai, camminando con circospezione, quasi fossi sulle uova, comunque velocemente supero un lungo tratto di sentiero che mi preoccupava assai, sempre patito durante gli allenamenti oggi, invece, lo passo con meno patemi, probabilmente perché oggi so che più di così non posso andare. Caposs, breve salita e poi giù, giù, giù, con le ginocchia sempre più doloranti discesa fino a Zoadello dove è piazzato l’ultimo rifornimento. S’è fatto tardi, molto tardi, ormai a Brescia posso arrivarci solo da mezzanotte in avanti ed ho paura, paura di potermi fare male sulle ultime discese, discese da fare nella notte con le ginocchia che non reggono più il peso del cammino. Dolore si aggiunge a dolore, devo fermarmi, devo qui interrompere. Peccato! Beh, interrompere, non del tutto, l’ultima discesa, l’ingresso a Brescia lo voglio assolutamente fare sulle mie gambe.

Colleghi, amici, parenti, familiari, calore, calore, calore, applausi, emozione, l’ultimo mezzo chilometro è un’immersione in tutto questo, piacevole immersione, mi godo a fondo le sensazioni, mi compiaccio della gioia che vedo negli occhi di mia sorella, forse ancor più affaticata e stanca di me, un me tutto sommato già rinfrancato e riposato proprio grazie a tutto questo calore. Bello, stupendo, ne è valsa proprio la pena, sono pronto a rifarlo, alla prossima verrà perfetto!

Foto di Alberto Quaresmini

Foto di Alberto Quaresmini

Foto di Alberto Quaresmini

Foto di Alberto Quaresmini

Spumantino, l’ho fatto portare apposta, anche se ho mancato il successo completo, anche se gli ultimi venti chilometri li ho fatti gran parte in auto, anche se tecnicamente non sarebbe una vittoria, il brindisi non può mancare, stappo la bottiglia e verso da bere a tutti. Grazie, grazie siete stupendi, stupendi.

STUPENDI!

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Foto di Carla Cinelli

Foto di Carla Cinelli

Foto di Carla Cinelli

Foto di Carla Cinelli

Foto di Carla Cinelli

Foto di Carla Cinelli

Anello altissimo del 3V (Val Trompia – BS)


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La prima metà dell’anello: Collio VT in primo piano, a destra i boschi nei quali si sale alla Pezzeda, poi in sequenza il Monte Pezzolina, la Corna Blacca, Cima Caldoline, il Dosso Alto e il Giogo del Maniva

Da me definito e realizzato come allenamento a TappaUnica3V, è un itinerario ad anello che rappresenta un primo ideale avvicinamento al mondo delle grandi escursioni, quelle che superano le dodici ore di cammino e i duemila metri di dislivello, e dei trail. Ovviamente può anche essere spezzato in due comode tappe grazie alla presenza di strutture della ricettività turistica proprio a metà percorso e alla facilità con cui poter trovare collocazioni ideali per un bivacco con o senza tenda.

Altra prerogativa del percorso è quella di ricalcare per lungo tratto le tracce del sentiero 3V “Silvano Cinelli” nella sua parte più in quota superando molte delle principali cime della Val Trompia, è così possibile una sua interessante seppur parziale percorrenza come preparazione a quella completa. Combinandolo agli altri anelli parziali del 3V che ho definito (nove, compreso questo) e che andrò man mano a descrivere rappresenta la pratica soluzione per chi non disponga degli otto giorni necessari alla percorrenza dell’intero 3V.

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Dalla vetta del Dosso Alto verso il Lago di Garda

Trattandosi di un percorso che in gran parte segue il filo di cresta a quote superiori al limite dei boschi, ampi sono i panorami osservabili nei quali è quasi costantemente compreso tutto il percorso ancora da fare e tutto quello già fatto. Per lo stesso motivo non esiste possibilità di trovare rifornimento d’acqua, in caso di sole l’insolazione è costante e forte, in caso di pioggia impossibile trovare riparo. Nel tratto che va dalla Corna Blacca alle Sette Crocette anche in piena estate è possibile trovare forte e freddo vento nonché nuvole basse che impediscano quasi completamente la visione.

Contemplando la percorrenza di tutte le varianti per esperti presenti tra la Pezzeda e il Passo delle Sette Crocette è un percorso che richiede assenza di vertigini e preparazione tecnica, eventualmente è possibile seguire le varianti facili rendendo il tutto più semplice. Un’alternativa tecnicamente altrettanto facile ma che permette di raggiungere comunque quasi tutte le panoramiche vette di questa zona è quella che evita solo la Corna Blacca, mentre sale al Dosso Alto per poi ridiscendere per lo stesso sentiero di salita e raggiungere il Giogo del Maniva seguendo la variante facile; la cresta delle Colombine, estesa tra il Passo del Dasdana e il Goletto di Cludona, nonostante la definizione per esperti è assolutamente semplice e priva di tratti esposti.

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia – Alta Val Trompia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Orientale
  • Partenza: Collio Val Trompia (BS), grande parcheggio a sud della Strada Provinciale delle Tre Valli, 150 metri dopo la strettoia della chiesa.
  • Arrivo: coincidente con il punto di partenza.
  • Quota di partenza: 834m
  • Quota di arrivo: 834m
  • Quota minima: 828m
  • Quota massima: 2217m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 2209m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 2209m
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 31,56km
  • Tipologia del tracciato: in buona parte su stradine sterrate e sentieri, un tratto di asfalto.
  • Difficoltà (vedi spiegazione): EE5Ef seguendo il percorso completo; EE5El evitando la discesa per la cresta del Dosso Alto; E5P seguendo le varianti facili.
  • Tempo di cammino: 15 ore e 40 minuti
  • Segnaletica: Tabelle e segni in vernice bianco-rossi nei tratti inziale (segnavia 349) e finale (segnavia 343, poi brevemente 337, infine, dopo un tratto non segnato, di nuovo 343), bianco-azzurri (segnavia 3V) nel più rilevante tratto centrale
  • Rifornimenti alimentari: negozi di Collio, ristoranti al Giogo del Maniva.
  • Rifornimenti idrici naturali: una presa (abbeveratoio) di dubbia potabilità al Passo di Pezzeda Mattina.
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: Capanna Tita Secchi al Passo delle Portole (sempre aperta ma non presidiata); Albergo-ristorante Dosso Alto al Giogo del Maniva; Hotel Locanda Bonardi poco più in alto.
  • Possibilità di piantare tende (ovviamente per bivacco: singola notte e pronta rimozione al mattino): scarse a valle, ampie e comode lungo il percorso.
  • Fattibilità del nudo (nella speranza e nella convinzione che la normalizzazione sociale della nudità farà presto diventare questa un’indicazione superflua): limitata di giorno, ampia nella notte.

Profilo altimetrico e mappa

Si parte con un primo importante, seppure discretamente tranquillo, balzo per poi riposarsi un attimo in un lungo trasferimento in falsopiano. Segue una breve discesa e un successivo lungo diagonale al termine del quale una ripida rampa porta ad un altro diagonale quasi pianeggiante con alcuni brevi sali scendi fino allo strappo che porta alla prima sommità del giro. Ad una ripida e tecnica discesa segue un bel tratto di falsopiano, interrotto quasi alla fine da un breve ma ripido strappo. Ripida salita con alcuni brevi tratti di respiro e poi discesa molto tecnica: ripidissima pala erbosa, cresta rocciosa con qualche passaggio in facile arrampicata (primo grado), breve risalita e infine un ripido prato. Lungo tratto pianeggiante e poi, con dolcezza, si risale un poco a riprendere salite più ripide.  Segue una lunga cresta con dolci salite e discese, al contrario, più ripide. Al termine della cresta, dopo il superamento di alcuni rotondeggianti panettoni, ecco la lunga e a tratti complessa discesa finale che, alternando tratti ripidi al altri pianeggianti, riporta al fondo valle.

GPSies – Anello altisismo del 3V

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Relazione tecnica

Dal parcheggio si prende la strada provinciale in direzione di Bovegno, fatti una cinquantina di metri si scende a destra per una strada in direzione del Fiume Mella, poco prima di questo la strada svolta a destra portandoci a un ponte che permette lo scavalcamento di detto fiume. Andiamo a destra in piano e dopo cinquanta metri prendiamo a sinistra una mulattiera che sale nel bosco.

Fatti due tornanti si procede in ripida salita con percorso all’incirca lineare in direzione sudovest, un tornante ci riporta in direzione est, ignoriamo la stradina che a sinistra entra nei prati della ben visibile cascina Moneda e saliamo alla sua destra con andamento di poco divergente. Raggiunta una sterrata la seguiamo verso destra alzandoci nel bosco con alcuni tornanti. Ad un primo bivio andiamo a destra, poco dopo ci troviamo ad un altro bivio e andiamo a sinistra prendendo direzione est e mantenendola fino alle case di Pantaghino. Oltrepassate le prime due case prendiamo a destra e proseguiamo a lungo in direzione sudsudest. Varcato un solco pluviale inizia un tratto con diversi stretti tornanti che ci porta al Roccolo Cero. Poco dopo usciamo dal bosco per risalire i prati di Pezzeda Mattina, ad un bivio andiamo a sinistra, ancora alcuni tornanti nuovamente nel bosco e siamo sulla stradina della Pezzeda in prossimità di una vasca abbeveratoio (qui iniziamo a seguire il sentiero 3V “Silvano Cinelli”), andiamo a sinistra e in pochi minuti siamo al Passo Pezzeda Mattina (1600m).

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Le due cime della Corna Blacca

Dal Passo prendiamo a sinistra il sentiero che taglia a mezza costa il versante meridionale del Monte Pezzolina (Strada dei Soldati) e, senza possibilità d’errore, lo seguiamo fino al Passo di Prael (1710m). Prendendo il filo del crinale sul lato orientale del passo per esile sentiero, contornato da mughi che talvolta infastidiscono il passaggio, ci alziamo alcuni metri aggirando a sinistra una piccola corna rocciosa. Ora il sentiero volge a destra per scendere ripidamente verso un vallone. Persi una ventina di metri di quota si riprende a camminare in direzione sudest e con lungo falsopiano nei prati ci avviciniamo al corpo principale della Corna Blacca. Oltrepassato l’alveo del vallone iniziamo a salire con strappi molto ripidi e raggiugiamo un poggio panoramico ricoperto di mughi. Alla nostra sinistra ben visibile la continuazione del sentiero che taglia a mezza costa un ripido pendio erboso per poi costeggiare la base di una parete rocciosa. Con una breve salita arriviamo sul filo della cresta est, da qui scendiamo un poco sul versante triumplino per poi traversare a mezza costa contornando la fascia rocciosa. Oltrepassato un tratto di facilissime placche rocciose una breve salita ci porta ad altro costone dove, facendo attenzione a non saltare il bivio poco visibile, prendiamo a destra per salire tra i mughi e i successivi facili salti rocciosi che ci portano sul filo della cresta sommitale. Seguiamo la cresta verso sinistra e in breve siamo alla vetta occidentale della Corna Blacca (2004m).

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La Corna Blacca dal Dosso Alto

Seguiamo in piano la cresta sommitale verso est, all’inizio breve tratto molto sottile, poi la traccia si discosta leggermente scendendo un poco a sinistra nei mughi. Quando si rifà piana a sinistra una poco evidente traccia taglia nei mughi e, scendendo dolcemente, traversa la pala erbosa della vetta orientale postandosi quasi al suo limite est. Con ripida discesa su sfasciumi ci si abbassa velocemente fino al margine di un largo canalone ghiaioso, ignorando le tracce che scendono in questo andiamo a sinistra, superiamo un breve e facile (primo grado) camino roccioso per poi ritornare sull’altro lato della pala puntando a uno sperone roccioso. Alcuni stretti tronanti tra i mughi ci portano alla Forcella del Larice (da sinistra arriva il sentiero che, dopo il lungo traverso sotto le rocce sommitali, avevamo abbandonato per salire in vetta alla Corna Blacca; eventuale scappatoia in caso di mal tempo). Dalla Forcella prendiamo la traccia in direzione nord, risaliamo brevemente tra i mughi per poi traversare nell’erba in direzione di un piccolo intaglio di cresta al quale perveniamo con pochi ripidissimi metri di salita. Ci abbassiamo leggermente sul versante opposto per aggirare la cima Ovest dei Monti di Paio e con lungo diagonale interrotto a metà da due tornanti ci portiamo sul sentiero seguito dalla variante facile del 3V (Strada dei Soldati). Andiamo a destra e in breve siamo alla larga sella erbosa del Passo di Paio (1685m). Scendiamo sul versante orientale della sella, superiamo uno stretto canale (caratteristica tettoia rocciosa) per poi risalire dolcemente sul versante opposto.

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Il passo delle Portole (foto Vittorio Volpi)

Con lungo traverso aggiriamo a destra il Corno Barzò per poi entrare in un canalone di cui, con ripido sentiero di ghiaia e sfasciumi, risaliamo la parte sommitale per arrivare al Passo delle Portole. In piano su largo sentiero aggiriamo a sinistra la conca di Malga Dosso Alto (ben visibile in basso davanti a noi) per poi, con breve salita, raggiungere la strada asfaltata del Baremone al Passo del Dosso Alto. Scendiamo leggermente a destra lungo detta strada per prendere a sinistra le tracce che salgono nell’erba di un vasto pascolo frammisto a sassi e mughi. Le tracce sono tantissime e alcune portano fuori strada, teniamo quelle più a sinistra che si alzano verso una fascia di mughi entrandoci e attraversandola in diagonale da sinistra a destra puntando ad una sella erbosa sul crinale occidentale del monte. Usciti dai mughi passiamo poco sotto la sella anzidetta per entrare in un breve canalino erboso che risaliamo per uscirne a destra e risalire un pendio erboso. Un diagonale a sinistra ci porta sul filo del largo crinale che seguiamo verso sinistra per subito discostarcene a destra con un traverso che, con tratti di forte salita, ci conduce ad un altro crinale. Dal filo di quest’ultimo crinale ci spostiamo leggermente a est e risaliamo un ripido pendio erboso. Giunti alla sua sommità seguiamo il largo crinale sul suo limite destro e in breve siamo alla vetta del Dosso Alto (2064m).

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Alba sul Dosso Alto un’emozionante esperienza dei lunghi percorsi e dei trail

Seguiamo la cresta sommitale nella direzione opposta a quella da cui siamo arrivati, scesi pochi metri in corrispondenza di una poco accennata insellatura, proprio dove riprende la salita, ci spostiamo a sinistra del filo prendendo le tracce che scendono dolcemente verso delle rocce (ignorare le tracce che scendono nel pendio erboso a sinistra, portano su un terreno apparentemente più sano ma in realtà assai più ripido e, soprattutto, molto più pericoloso, specie se bagnato). Superate queste prime banali roccette, il pendio si fa decisamente più ripido ma la discesa è comunque abbastanza agevole anche grazie a qualche residuo di gradinamento con sassi e pali in legno. Inizialmente conviene tenersi al centro del pendio per evitare un salto roccioso sulla sinistra, poi si punta alla base di tali rocce per entrare in un canalino che scende a sinistra del filo di cresta. Con facile arrampicata faccia a valle scendiamo il canalino pervenendo ad una cengetta (esposta sulla parte sommitale del grande canalone nordovest) che seguiamo a destra per riprendere il filo di cresta dove si fa piano. Con attenzione ma senza particolari difficoltà seguendo il filo ci affacciamo sulla parte più verticale della cresta. Tenendo a destra tra i mughi aggiriamo il primo salto verticale scendendo un breve pendio erboso contornato da fitti mughi che ne riducono assai l’esposizione e danno tranquillità (un scivolone ne verrebbe sicuramente fermato). Il secondo salto dobbiamo scenderlo direttamente per rocce con passaggi di primo grado, verso la fine conviene spostarsi a destra (evidenti tracce di passaggio guidano anche in questo punto sulla strada migliore). L’ultimo salto di rocce lo evitiamo scendendo a sinistra in un canale di terra ed erba al termine del quale scendiamo ancora un poco in direzione dello spuntone roccioso che domina il canalone nordovest per poi voltare decisamente a destra e risalire all’evidente forcella Battaini.

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Discesa dal Dosso Alto per la cresta NNO

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Percorrendo la cresta NNO del Dosso Alto

Dalla forcella proseguiamo verso nord risalendo un dosso, lo scendiamo sul versante opposto (breve e facile saltino roccioso), seguiamo il filo del crinale erboso e quando, passata una macchia di cespugli, riprende a salire lo abbandoniamo tagliando a mezza costa il pendio erboso sulla sua destra. Raggiunto il centro del pendio iniziamo a discenderlo direttamente (discesa molto ripida e insidiosa, specie con il bagnato e l’erba alta) puntando leggermente a destra dove il pendio si affossa in una specie di valloncello appena accennato che ci permette una discesa più agevole (le erbe qui possono essere molto alte e nascondere completamente la traccia, ci si deve tenere più o meno al centro della fascia di queste alte erbe). Giunti alla base delle alte erbe in breve si perviene alla mulattiera militare che, in piano e senza difficoltà, con ampi e bei scorci sui pascoli del Maniva, ci riporta alla strada del Baremone (seguita dalla variante facile del 3V), seguendola a destra in breve siamo al Giogo del Maniva (1664m).

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Giogo del Maniva sullo sfondo Dasdana e Colombine

Costeggiando a sinistra l’edificio dell’Albergo Ristorante Dosso Alto imbocchiamo una strada sterrata, dopo un tratto in salita si prosegue in piano aggirando a occidente il Dosso delle Liti. Arrivati all’asfalto della strada di Crocedomini scendiamo a sinistra per questo e in breve siamo all’Hotel Bonardi. Passiamo tra la costruzione dell’hotel e quella limitrofa, andiamo a sinistra fino alla fine del piazzalino sul retro dell’Hotel, a destra prendiamo alcuni scalini che ci portano ad una mulattiera sassosa e in ripida salita. La seguiamo finché termina in uno spiazzo erboso appresso alla strada del Crocedomini, attraversiamo questo spiazzo e a sinistra prendiamo la prosecuzione della mulattiera che seguiamo in piano finché sulla nostra destra vediamo una piccola costruzione in muratura, abbandoniamo la mulattiera per salire a destra con esile traccia nell’erba che ci riporta sul nastro asfaltato del Crocedomini. Seguiamo l’asfalto a sinistra fino ad una larga curva a sinistra a metà della quale sulla destra su stacca una strada sterrata. Tagliamo i tornanti di tale strada salendo direttamente nell’erba con tracce di passaggio, quando incrociamo la strada ormai decisamente diretta a destra puntando al ben visibile Cascinello di Zocchi la seguiamo brevemente a destra per poi abbandonarla e salire a sinistra puntando alla sommità del dosso (Dasdanino) dove termina la seggiovia alla nostra destra. Qui giungi andiamo a sinistra lungo la strada di servizio dell’impianto scendendo al Passo del Dasdana (2070m), con breve ripida salita ci riportiamo sulla strada del Crocedomini che attraversiamo direttamente per prendere il pendio erboso che sale dalla parte opposta verso una fascia di rocce montonate. Superate con facilità le rocce prendiamo il ripido filo erboso della cresta sudest che seguiamo fedelmente fino a quando spiana. Qui ci spostiamo leggermente a sinistra per scendere ad una piazzola di artiglieria per mezzi di medio calibro risalente alla Prima Guerra Mondiale. Oltrepassata la piazzola riprendiamo il filo di cresta che ci porta alla vetta del Dasdana (2191m).

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Monte Dasdana e prime due Colombine

Dalla vetta scendiamo a sinistra lungo il crinale ovest portandoci ad una sella erbosa (trincea di guerra). Proseguiamo lungo il crinale risalendo un poco per passare poco sotto e a destra della sommità erbosa della Prima Colombina. Scendiamo alla successiva sella per risalire alla Seconda Colombina (2183m). Passando accanto ad un alto traliccio dell’alta tensione, si scende un ripido pendio e si perviene ad altra ben più larga sella dove ci immettiamo su una larga mulattiera militare che seguiamo in leggera salita traversando il versante meridionale del Monte Colombine. Poco prima del crinale meridionale, la mulattiera svolta a destra con stretto tornante, per poi salire con un paio di curve la parte terminale del Monte Colombine (2217m), punto più alto del sentiero 3V e di questa escursione (larga piazzola d’artiglieria).

Ritornando brevemente sui nostri passi scendiamo lungo il crinale meridionale del monte puntando verso destra a una zona di rocce che si superano sulla sinistra senza particolari difficoltà. Si prosegue per piatte lastronate di roccia al termine delle quali si scende un breve caminetto roccioso a cui segue un ripido pendio erboso solcato da varie tracce di passaggio. Una piana dorsale ci porta ad alzarci brevemente su di un dosso erboso (Terza Colombina, 2201m), continuando lungo il crinale si oltrepassa, tenendosi a destra della sommità, anche la Quarta e ultima Colombina, scendendo infine verso ovest in direzione dell’ormai evidente sella del Goletto di Cludona (2031m) a cui perveniamo velocemente.

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Le Sette Crocette

Prendiamo la strada che si alza al centro lungo la larga dorsale erbosa e la seguiamo fedelmente fino al suo termine, proseguiamo per tracce nell’erba superando alcuni dossi erbosi con splendide visioni sulla bellissima conca alla nostra destra (Malga Cludona di Mezzo, Dos Ma e Malga Ma). Superato l’ennesimo dosso una discesa su sentiero più evidente e largo ci porta al Passo delle Sette Crocette facilmente identificabile per la presenza (oltre che della palina segnaletica), leggermente più in basso sul lato camuno, di un artificiale cumulo di pietre nel quale sono infisse sette piccole croci metalliche (un tempo erano di legno). Qui termina la nostra percorrenza sui segni del sentiero 3V “Silvano Cinelli”.

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La discesa verso le malghe Mesole e Mesorzio

Scavalliamo dal passo in direzione sudovest seguendo l’evidente sentiero che a mezza costa si dirige verso le rocce del Dosso della Croce, fatti pochi metri prendiamo a sinistra per altro sentiero (meno evidente) che si abbassa leggermente tenendosi, inizialmente, parallelo al primo. Un tornante a sinistra da inizio alla discesa verso la sottostante conca, prima con un lungo diagonale verso est fino a portarsi sul fondo della conca poi, con alcune svolte e una traccia poco visibile, ci porta a raggiungere, sul lato occidentale della conca, i ruderi di malga Mesole passati i quali riprende la discesa diretta che ci porta ad una strada sterrata, anche in questo tratto la traccia ogni tanto si perde, la strada è comunque ben visibile, basta puntare ad essa). Seguiamo la sterrata verso destra, sotto di noi a sinistra ben evidente la malga Mesorzo, dopo un lungo diagonale la strada svolta a sinistra puntando a est in lieve discesa. Percorse poche decine di metri (da qui in avanti invece di descrivere il percorso da me fatto ma che, pur essendo segnalato, risulta difficile da seguire e assai complicato con traccia spesso invasa dalla vegetazione e molto scavata, descrivo il percorso che avevo fatto tantissimi anni fa e che non è segnalato ma dovrebbe ancora essere molto più semplice da individuare e da percorrere, oltre che più diretto e interessante, quanto prima andrò a verificarlo e, se necessario, aggiornerò le informazioni che seguono) abbandoniamo la strada per prendere a destra una traccia nell’erba. Seguendo la traccia, ad un bivio teniamo a sinistra, ci portiamo sul filo di una larga dorsale che seguiamo fedelmente pervenendo alla sommità del Dosso Canali (1528m). Proseguiamo in discesa lungo il crinale passando poco sopra una pozza d’abbeverata nei pressi della quale passa una strada sterrata. Ignoriamo la sterrata e ci teniamo sempre sul filo del crinale oltrepassando, in basso alla nostra sinistra, malga Canali e ricollegandoci al sentiero segnato abbandonato prima di malga Mesorzo.

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Lungo la discesa dopo malga Canali

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L’ultimo tratto di mulattiera

In ripida discesa scendiamo un pendio erboso alla fine del quale entriamo nel bosco. Oltrepassiamo una radura con casotto di caccia e continuiamo la discesa nel bosco seguendo la linea di massima pendenza finché, poco prima di un altro capanno, alla nostra destra individuiamo una larga mulattiera che scende in diagonale verso nord. La seguiamo e dopo alcuni tornanti sbuchiamo su una strada cementata. La seguiamo a sinistra e con forte discesa perveniamo ad una strada asfaltata che seguiamo a sinistra oltrepassando le case di Casentiga e arrivando a quelle della località Santella. Giunti ad un incrocio (santella sulla destra) andiamo a sinistra per scendere a Memmo. Al primo e al secondo bivio (fontane in prossimità di ambedue) andiamo a sinistra portandoci in Piazza Tavelli, qui prendiamo a destra per via Memmo che seguiamo fedelmente (il lato destro della careggiata è tracciata una pedonabile) fino a Collio dove via Memmo diviene via Pietro Piastra per la quale raggiungiamo via Federico Bagozzi. A destra scendiamo alla piazza che attraversiamo completamente per imboccare sul lato opposto la strada che scende sulla provinciale dove a sinistra in breve al parcheggio di partenza.

Invero si dovrebbe poter levitare quest’ultimo lungo tratto su strada abbastanza frequentata e leggermente (mezzo chilometro) accorciarlo (verificherò anche questo quanto prima) prendendo, all’uscita da Memmo, una strada che ripidamente scende a destra raggiungendo località Castello all’ingresso della quale sulla sinistra un sentiero nel bosco scenderebbe al torrente Sedegola seguendo il quale si perviene a Collio in via Sandro Pertini. Andando a destra per detta via si scende sulla provinciale e seguendola a sinistra si rientra al parcheggio di partenza.

Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto dell’effettuazione del giro in marcia continua (ovvero senza soste) e costante (ovvero senza sensibili variazioni di andatura) con una velocità media di 3,5km/ora (la velocità che un escursionista mediamente allenato può mantenere con costanza indipendentemente dalla pendenza del terreno). In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Collio parcheggio 0:00
Località Pantaghino 1:00
Roccolo Cero 1:00
Passo Pezzeda Mattina 0:30
Passo di Prael 0:30
Corna Blacca 1:45
Forcella del Larice 0:30
Bivio con variante facile 3V 0:30
Passo delle Portole 0:30
Passo del Dosso Alto 0:10
Dosso Alto 1:00
Giogo del Maniva – Albergo Ristorante Dosso Alto 1:30
Hotel Locanda Bonardi 0:20
Passo Dasdana 1:15
Monte Dasdana 0:20
Monte Colombine 0:40
Goletto di Cludona 0:30
Passo delle Sette Crocette 0:45
Malga Mesole 0:30
Dosso Canali 1:00
Piazza di Memmo 0:45
Collio parcheggio 0:40
TEMPO TOTALE 15:40
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Sulla cresta NNO del Dosso Alto


Vedi (e segui) la pagina del sentiero per altre informazioni.

Sentiero 3V “Silvano Cinelli” prima tappa da Brescia a Conche (BS)


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È la prima tappa per cui  abbiamo a disposizione il pieno delle nostre energie e forze, stiamo comunque attenti a non prenderla troppo alla leggera, data la sua conformazione altimetrica e la presenza, sia in salita che in discesa, di numerosi tratti assai ripidi è sicuramente una delle tappe più faticose, se non la più faticosa in assoluto. In alcuni punti, inoltre, si devono affrontare tratti resi infidi da scivolose rocce o da pericolosi, per caviglie e ginocchia, spuntoni. Un’ottimale gestione di questa prima tappa sarà di fondamentale importanza per il prosieguo del giro, specie considerando che anche la seconda tappa sarà analogamente impegnativa sia sul piano fisiologico (resistenza generale e fiato) che su quello atletico (equilibrio, agilità generale, flessibilità delle gambe e forza di quadricipiti e polpacci). Le basse quote se da un lato consentiranno la migliore ossigenazione muscolare, dall’altro, specie nei periodi più caldi e secchi, stresseranno il nostro organismo con una intensa sudorazione e insolazione, solo in minima parte compensate dall’estesa copertura boschiva e dalla presenza di diversi punti per il rifornimento idrico.

Molti i punti di interesse storico e/o culturale (vedi apposito paragrafo più avanti) e conviene approfittarne per inserire un discreto numero di soste intermedie che permetteranno al nostro organismo di adattarsi con migliore progressione allo sforzo del giro e di risparmiarsi in vista dei restanti sette/otto giorni di cammino. Analogamente sfrutteremo i punti panoramici, sono pochi e presenti solo nella prima metà del percorso ma sempre piuttosto ampi in particolare verso sud (Pianura Padana e, dietro a questa, gli Appennini), est (colline di Rezzato e Botticino, Monti di Serle, Pizzoccolo, Lago di Garda e Monte Baldo) e ovest (Guglielmo, Presolana, altri monti della bergamasca, l’isolata collina morenica del Mont’Orfano e, più in lontananza, il Monte Rosa).

Flora e fauna

IMG_8880A seconda della stagione si possono osservare diverse essenze floreali, alcune molto comuni e diffuse (dente di leone, dente di cane, stella di Natale, pervinca, primula, malva) altre a distribuzione meno ampia (peonia, giglio rosso, giglio martagone, alcune orchidacee). Per quanto riguarda i boschi della Maddalena sul lato che sovrasta la città, questi sono oggi (2016) ancora assai alterati (e provati) da diversi (presunti) interventi di riforestazione tesi ad eliminare o quantomeno contenere l’infestante presenza della robinia a favore di un riequilibrio delle essenze autoctone (invero comunque presenti e casomai distrutte proprio da tali interventi di riforestazione). Detto questo, nei miei recenti diversi passaggi in zona ho osservato la presenza più o meno naturale e distribuita di castagni, querce, sambuco, rovi e robinia, più vari altri alberi che non sono in grado di riconoscere.

Se un tempo (che risale ai miei ricordi d’infanzia e adolescenza quando con mio padre o da solo andavo a funghi proprio in Maddalena, o degli anni immediatamente successivi quando mi ero appassionato di micologia e la Maddalena, per la sua vicinanza al mio luogo di residenza, costituiva il mio principale terreno di ricerca e studio) proprio in alcuni dei punti attraversati o lambiti dal sentiero 3V erano alcune delle poste a ottima e pregiata produzione fungina (Boletus Edulis, Armillariella Mellea e Amanita Cesarea) ed era piuttosto diffusa la presenza dei vari tipi di russule (Virescens, Cyanoxantha, Amoidea, Emetica), di alcuni lattari, qualche cortinario e vari altri funghi tra i quali l’estetica Amanita Muscaria e la mortale Amanita Phalloides. Oggi la situazione è molto cambiata e, per l’escursionista che percorre il 3V, resta probabile l’incontro solo con alcune specie fungine non commestibili o a scarso valore alimentare.

Riguardo alla fauna oltre a diverse specie d’uccelli, in gran parte più facili da sentire che da vedere, potreste avere l’occasione d’incontrare l’inconfondibile salamandra pezzata, lo scoiattolo (il nero americano, purtroppo, che essendo in competizione ambientale e alimentare con il più riservato e tranquillo rosso europeo si è estesamente diffuso a discapito di quest’ultimo) e la lepre. Per esperienza personale posso anche affermare con assoluta certezza la presenza di cinghiali, incontrarli è però tutt’altro che facile, vederli ancora meno.

Fonti: osservazioni personali.

Cenni storico culturali

IMG_8743Luogo di partenza è Brescia, la citta delle Dieci Giornate (1849), epica rivolta grazie alla quale la città si guadagnò il soprannome di Leonessa d’Italia. In quei giorni teatro di rilevanza fu il Castello, possente fortezza posto su un’altura allora al margine orientale del nucleo abitativo, il Colle Cidneo, e che domina la partenza e la prima ora di cammino del sentiero 3V.

I Medaglioni è un piccolo nucleo abitativo che si attraversa dopo circa quarantacinque minuti, ancora popolato vi si possono ammirare l’edifico che era la vecchia scuola e quello della chiesetta.

La Maddalena è la storica montagna di Brescia, oggi è servita da una comoda strada asfaltata che sale direttamente dal centro città, un tempo, prima che venisse realizzata la suddetta strada, vi si arrivava, oltre che a piedi, per mezzo di una funivia la cui stazione a valle era posta alla Bornata, proprio di fronte ai capannoni della Wührer, noto marchio di birra. Quando la diffusione di massa dell’auto e la costruzione di una rete viaria più ampia ed efficiente portarono i bresciani a dimenticarsi di questo loro risorsa, diversi furono i progetti per fare della Maddalena un polo attrattivo del tempo libero, ricordo, ad esempio, quello che proponeva di costruirci un grande laghetto/piscina, inesorabilmente (e, oserei dire, fortunatamente) nessuno ebbe un seguito e oggi la montagna offre al visitatore ancora il suo carattere quasi naturale, anche se disturbato dalle diverse le strutture che ospitano le molte, troppe antenne per telefonia, radio, televisione e radar.

IMG_9171Nave è un ampio insediamento abitativo e produttivo che occupa la parte terminale della Valle del Garza racchiusa tra due lunghe e alte coste montuose: a sud quella che collega fra loro Monte Dragone, Dragoncello, Monte Bonaga, Monte Salena, Costa di Monte Denno, Monte San Giuseppe e Monte Tre Piole; a nord quella formata da Monte Pesso, Monte Rinato, Monte Porno, Monte Rozzolo e Monte Montecca. Diverse le ferriere che vennero erette in questa zona, alcune oggi sono abbandonate e quasi completamente ridotte in rovina (una di queste viene lambita dal sentiero 3V), altre sono ancora più o meno parzialmente operative.

Punto d’arrivo della tappa il santuario di Conche è una vasta e complessa struttura la cui fondazione viene attribuita a San Costanzo e poi consacrata dal vescovo Arimanno attorno al 1115. Tre distinti edifici: il monastero, la chiesa e un edificio rurale (forse una stalla con l’abitazione dei mandriani) la foresteria. Alla sinistra del portone d’ingresso alla chiesa è visibile l’ossario delle monache.

Fonti:

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Orientale
  • Partenza: Brescia (BS), fine via Filippo Turati / inizio via San Gaetanino
  • Arrivo: Santuario di Conche – Nave (BS)
  • Quota di partenza: 167m
  • Quota di arrivo: 1092m
  • Quota minima: 167m
  • Quota massima: 1092m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 1600m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 676m
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 17,68km
  • Tipologia del tracciato: quasi equa distribuzione tra sentieri e strade (asfaltate, ciottolate e sterrate).
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E3P
  • Tempo di cammino: 6 ore
  • Segnaletica: paline e segni bianco azzurri del sentiero 3V “Silvano Cinelli”.
  • Rifornimenti alimentari: bar, drogherie e fornerie in prossimità della partenza; bar/ristoranti in Maddalena; drogherie, fornerie, bar e ristoranti a Nave (metà percorso); bar/ristorante/rifugio al Santuario di Conche.
  • Rifornimenti idrici naturali: diversi e ben distribuiti anche se non tutti di certa potabilità… fontanina nel grande piazzale a fianco del Cavrelle in Maddalena, sorgente di Val Salena, fontanina alla chiesetta di Sant’Antonio, fontana a Cà della Rovere.
  • Punti di appoggio per il pernotto: rifugio del Santuario di Conche con 100 posti letto.
  • Possibilità di piantare tende (ovviamente per bivacco: singola notte e pronta rimozione al mattino): nell’ampio e piano prato nei pressi del Santuario di Conche (se il rifugio è aperto chiedere autorizzazione), poco più avanti si possono reperire piccoli e scomodi spiazzi nel bosco.
  • Fattibilità del nudo (nella speranza e nella convinzione che la normalizzazione sociale della nudità farà presto diventare questa un’indicazione superflua): pressoché nulla di giorno; ampia nella notte.

Profilo altimetrico e mappa

S’inizia con un primo bel salto di 700 metri su circa 5 chilometri piani, seguono 3 chilometri con leggerissimi sali e scendi, poi la lunga e impegnativa discesa che porta a Nave (650 metri per circa 5 chilometri), finendo con una risalita di 867 metri su circa 6 chilometri.

GPSies - Sentiero 3V Silvano Cinelli – Tappa 1

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Relazione tecnica

IMG_8745Brescia, all’apice di via Filippo Turati, dove questa si divide tra via Pusterla e via San Rocchino, ad est della strada il lato meridionale di un piccolo piazzale definisce il punto di partenza del nostro sentiero. Sul muro che lo delimita fanno bella mostra di sé la targa del sentiero 3V e la sua prima freccia segnaletica, che indica d’imboccare la salita di via San Gaetanino. Alla prima curva svoltare decisamente a sinistra per passare tra le case e, dopo una curva a destra, risalire una breve e larga scalinata pervenendo al primo tornante dell’asfaltata via Panoramica, la principale strada d’accesso motorizzato alla montagna di Brescia, il Monte Maddalena.

IMG_8183Invece di seguire l’asfalto di via Panoramica, imboccare la ciottolosa continuazione di via San Gaetanino che ripidamente s’alza a sinistra, prima passando a fianco di alcune palazzine, poi costeggiando un antico muro. Oltrepassato un breve sottopasso si sfiora nuovamente la via Panoramica, ancora la si ignora per proseguire in ripidissima salita sui ciottoli di via San Gaetanino. Dopo una lunga curva a sinistra si giunge a un secondo breve sottopasso, poco dopo la strada curva a destra e perviene alle prime case dei Medaglioni. Si risale tra le case e, al sommo della salita, si svolta a sinistra. In pochi metri si perviene nuovamente su via Panoramica, che da qui assume il nome di Via San Gottardo. La si segue in salita e fatti pochi passi, appena oltrepassata l’ultima casa, una breve sosta è d’obbligo: sulla destra si apre una magnifica visuale sulla Bornata (parte sud orientale della città di Brescia dove un tempo sorgeva la fabbrica della Wührer) e sulla Pianura Padana.

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IMG_8736Dopo essersi goduti il panorama, si riprende il cammino e, con salita ora decisamente meno impegnativa, si segue fedelmente il nastro asfaltato fruendo, anche se disturbati da piante e cespugli, del marciapiede presente sul lato destro. Si oltrepassa la deviazione che, a sinistra, porta al ristorante Vedetta e, passando sotto il campo di calcio (e parcheggio matrimoni) annesso all’Oratorio della chiesa di San Gottardo si perviene al capolinea dei pulmini. Tenendosi, come ai pedoni prescrive il Codice della Strada in assenza di marciapiede, sul lato sinistro, si prosegue per la strada asfaltata lasciando sulla sinistra le ultime case. Si oltrepassa una deviazione che scende a destra (continuazione di via San Gottardo) e, sempre lungo la strada asfaltata che ha ora assunto il nome di Via Maddalena, dopo qualche leggera curva si arriva al primo tornante. Si attraversa la strada per portarsi in un piccolo piano piazzale sterrato sul lato destro del tornante, altro punto panoramico che si affaccia sul versante meridionale della Maddalena e sulla Pianura Padana.

IMG_9140Sul lato settentrionale del piazzale, al termine destro del muretto che lo delimita, imboccare un ripido e rovinato sentiero. Procedendo pressoché costantemente sulla linea di massima pendenza, con faticoso cammino, tra radi cespugli e ancor più radi alberi, si risale il pendio erboso ignorando, sia a destra che a sinistra, diverse pianeggianti diramazioni. Sottopassato un elettrodotto il sentiero volge deciso a sinistra per proseguire lungamente in pianeggiante mezza costa permettendo, così, un bel recupero di forze. Dopo un ripido ma breve strappo si arriva a un tornante che indirizza all’incirca verso ovest, portando, in pochi passi, ad un altro piccolo piazzale in terra battuta accosto alla strada asfaltata della Maddalena: al di là della strada, il Dosso della Brochella, in direzione opposta, quella da cui si è arrivati, il Dosso Torre Bornata. Tenendo la destra si prosegue lungo il sentiero che, meno ripidamente, sale tenendosi al limite del bosco nel quale poco più avanti entra con decisione con una secca curva a destra. Con linea diretta e limitata pendenza si risale nel bosco fino ad uscire nuovamente sulla strada asfaltata. La si attraversa per imboccare la prosecuzione del sentiero ben visibile sul lato opposto dell’asfalto. Risalendo sempre all’interno del bosco si taglia il lungo tornantone del Buren e, dopo aver costeggiato a sinistra la recinzione dei prati d’un nascosto cascinale, si esce nuovamente sull’asfalto che ancora si attraversa per riprendere immediatamente il sentiero che nel primissimo tratto procede quasi parallelamente alla strada. Giunti a una radura in terra, ignorando il largo sentiero che si diparte sulla destra, si prosegue dritti in leggera salita. Tenendo la traccia principale in direzione est ci si alza gradatamente nel fitto bosco finché un breve tratto molto ripido porta sull’asfalto che, ancora, si attraversa per imboccare sul lato opposto un sentiero con vecchi scalini in legno, ben visibile poco sopra una palazzina con diverse antenne: l’ex stazione a monte della funivia della Maddalena. Superate due rampe di scale si perviene ad un piazzale asfaltato, prendere a destra e, con lieve discesa asfaltata, in breve si arriva nuovamente sulla strada principale nei pressi del ristorante Cavrelle. Passando sulla sinistra del ristorante, si attraversa l’ampio piazzale sterrato mirando al suo lato orientale sinistro dove si prende la strada sterrata che sale alla chiesetta di Santa Maria Maddalena. Oltrepassata sulla sinistra una casa, effettuata una larga curva a destra, quando in alto a destra, seminascosta dalle piante, si intravvede la struttura della chiesetta, sulla sinistra s’individua un sentiero che ripidamente scende nel bosco, lo si segue e in breve si perviene al piazzale del ristorante Grillo.

IMG_8903A sinistra e a destra ci sono due strade sterrate, di fronte sulla destra del ristorante c’è la strada, tanto nota agli appassionati di ciclismo per le epiche imprese del Giro d’Italia, di Muratello di Nave, a destra di questa è posto un altare (eretto dal Gruppo Monte Maddalena), lo si oltrepassa sulla destra per prendere un’evidente sentiero che risale direttamente nel bosco a fianco di un vasto prato. Saliti un centinaio di metri si attraversa la strada asfaltata per proseguire nel bosco e, slalomando tra le diverse radici che sbucano dal terreno, si arriva a una scala rovinata dal tempo che adduce al piazzale dell’ex rifugio Monte Maddalena, oggi purtroppo abbandonato e in rovina. Andando a sinistra si attraversa per intero il piazzale sterrato del rifugio pervenendo alla strada asfaltata di accesso allo stesso, la si segue in salita a destra oltrepassando una sbarra solitamente aperta, poco dopo sulla sinistra la vista spazia sull’ultimo terzo del 3V, dal Monte Guglielmo a Urago Mella, allungandosi più oltre alla Presolana e, se l’aria è molto limpida, al Monte Rosa. Ignorando la deviazione che a sinistra sale alla base militare, si entra in un denso bosco e si prosegue a lungo su pianeggiante sterrato. Lasciata alla nostra destra una stazione radio militare la strada compie una larga curva a destra per aggirare, con tratto cementato a balcone sulle cave di Botticino, la sommità del Monte Denno, in lontananza è possibile ammirare il Lago di Garda e il Monte Baldo, a destra Rezzato e la Pianura Padana. Quando la strada volge a sinistra ridiventando sterrata, prendere a destra un sentiero che si mantiene accosto al filo del crinale della Costa di Monte Denno, prima in debole salita poi, superato un poggio panoramico (a cui si perviene con breve digressione attraversando il filare di alberi che delimita sulla destra il sentiero), in più ripida discesa. Si passa a destra di una solitaria casa e poco dopo si riprende la strada sterrata seguendola verso destra.

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Quando la strada sale a destra per terminare contro il cancello della ponte radio della Stazione di Monte Salena, prendere a sinistra un evidente sentiero che si abbassa nel bosco per costeggiare la recinzione di detta stazione radio per poi risalire brevemente. Si prosegue con tratto pianeggiante e quando un sentiero si alza a destra per portarsi a un capanno, imboccare il sentiero che scende dritto. Stando attendi a non farsi ingannare da alcune tracce che si dipartono sulla sinistra, scendere parallelamente a filo del crinale (un bivio risale brevemente a destra ma è invero indifferente andare dritti in discesa). Dopo aver perso un poco di quota arriviamo ad un tratto dove il bosco improvvisamente svanisce, fatti alcuni metri una secca curva a sinistra riporta nel fitto della vegetazione. Oltrepassato il breve un muro di arbusti, il sentiero si trasforma in stradina, immediatamente questa curva a destra, segue un tornante a sinistra (in alto a destra è visibile un capanno di caccia) e poi un’ampia curva a destra porta alla Pozza del Sansì, dove da sinistra arriva una strada sterrata. Andare a destra e, passando sulla sinistra della recinzione che protegge il buco del Capriolo, dirigersi verso una piccola casa che si costeggia sulla sinistra per poi riprendere a scendere sul filo del crinale. La discesa si fa ripida, segue un tratto dove diverse piccole rocce affiorano dal terreno rendendo il cammino incerto e difficoltoso, al suo termine si perviene ad un incrocio. Andare a destra per passare molto accosti alla Casina di Pino (Roccolo del Monte Salena), scendere alcuni gradini e il successivo scabroso saltello roccioso, poi il sentiero torna bello, volge a est e, in lieve discesa, dopo essere diventato larga stradina in terra battuta, porta alla cascina di San Vito.

IMG_8878Da destra arriva la strada di accesso che sale da San Gallo, la si ignora per andare a sinistra seguendo la sua sterrata continuazione, in breve si scende in direzione del Colle di San Vito e dell’omonima chiesetta. Qualche metro prima di raggiungerla si volta a sinistra per scendere un piccolo praticello con qualche albero di conifera e imboccare l’evidente sentiero della Val Salena. Scendendo direttamente nella valle si perde un poco di quota, poi il sentiero volge a destra spianandosi. Con pendenza assai minore si giunge ad un bivio, dritti si sale alla Casina del Lat (sorgente), andare a sinistra puntando sul fondo della Val Salena, poco dopo si attraversa il torrente portandosi in destra orografica del valloncello, dopo una cinquantina di metri si riattraversa il torrente riportandosi in sinistra orografica. Si sale leggermente di quota per poi riprendere la discesa, si ignora una deviazione a destra che con vari ripidi tornanti scende verso il torrente e si prosegue per un lungo tratto di discesa dove occorre prestare attenzione, specie se bagnato, alle diverse placche rocciose. Persa parecchia quota il sentiero volge a sinistra e, lambendo il lato meridionale della radura prativa sommitale del Monte Frattina, sale lievemente per poi riprendere a scendere. A un trivio andare a destra in discesa e in breve si esce dal bosco pervenendo a una bella e ampia radura erbosa con santellina nel mezzo. Un muro ne cinge il lato occidentale, lo si raggiunge per seguirlo verso destra pervenendo alle prime case di Nave. Andare a destra per via Faldenno, si attraversa via Civelle continuando su via Minera che si segue fino a dove termina contro il muro di cinta dell’ex ferriera Fenotti e Comini di cui al di là del muro si possono vedere i ruderi. Prendere a destra per via Carbonini fino al primo incrocio, volgere a sinistra per via Bologna e in breve si perviene alla chiesa di San Rocco (sulla destra): incrocio con la strada principale di Nave (via Trento).

IMG_9168Attraversata con molta attenzione la trafficata strada imboccare sul lato opposto via Monte Grappa che si segue fino al suo termine. Volgere a destra per via Dernago e, fatti pochi metri, andare a sinistra per via Montecchio. Quando la strada si restringe, svoltare seccamente a sinistra infilando un vicolo che porta a delle case a schiera, andare a destra per Traversa Seconda via Moia e procedere fino al suo termine dove a sinistra si imbocca una stradina cementata. Salire ripidamente tra due muri, presto la strada diviene sterrata, ignorare a destra un bivio e procedere in direzione nord-nord-ovest. Avanti a noi sulla sinistra si vede lo stretto solco della Val Listrea, alla cui origine, in basso, si scorgono le case della frazione Piezze alle quali ci si avvicina sensibilmente per poi lentamente tendere a destra e, tagliando il versante nord-ovest del Monte Montecca, inoltrarsi nella Valle del Rio Sant’Antonio in direzione del Monte Rozolo, mentre sulla sinistra, dietro il Monte Rinato, sempre più evidente appare la vetta del Monte Porno. Oltrepassata Cà Ecia (cascina e prati sopra a destra; capanno sotto a sinistra) prima in discesa e poi in piano, con larga curva a sinistra ci si porta verso il centro del valloncello giungendo alla strada che sale da Piezze. Andare a destra e all’imminente bivio prendere la strada di sinistra che sale con un ripido tratto cementato. Alternando sterrato e cemento si sale nel bosco oltrepassando alcuni prati con cascine riprendendo man mano direzione nord-nord-ovest. Un ripidissimo cementato tratto esce dal bosco e conduce alla chiesa di Sant’Antonio di Padova in Seradello dove i bei prati e alcuni tavoli invitano ad una pausa rigenerante; sul retro della chiesetta una fontanella permette anche il rifornimento idrico.

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IMG_8375Dopo essersi adeguatamente riposati prendere la strada che prosegue oltre la chiesa seguendola finché sulla destra appare un ampio dosso erboso con al centro una casa e sulla sinistra in alto s’intravvede Cà della Rovere. Poco più avanti la strada spiana e la si abbandona per imboccare a sinistra il sentiero che si accosta a Cà della Rovere. Oltrepassata la cascina e la relativa caratteristica fontana, il sentiero volge a sinistra e, con un tratto scavato e molto rovinato, inizia a risalire ripidamente il versante orientale del Monte Porno. Guadagnati cento metri di quota inizia un bel piano diagonale a destra, a metà del quale, badando alla testa, si sottopassa il traliccio di un elettrodotto. Ignorata una deviazione che sale a sinistra continuare ancora un poco in piano per poi svoltare a sinistra e riprendere a salire, prima nel bosco poi su terreno aperto dove, ignorando una franosa e faticosa traccia che sale a sinistra lungo la linea di massima pendenza, si segue il più comodo sentiero scavato che, con vari tornanti, risale altri centocinquanta metri per poi riprendere, pianeggiante, il diagonale a mezza costa verso nord-nord-ovest. In breve si arriva al grande roccolo del Pater che si aggira sulla sinistra. Superati alcuni quasi svaniti alti scalini, volgendo a sinistra, ci si allontana un poco dalla baracca del roccolo per prendere sulla destra un sentiero che si alza nel bosco. Fatti alcuni stretti tornanti si supera un breve canalino di terra e pietre per poi, con minore pendenza, svoltare gradatamente verso sinistra e innestarsi nel sentiero che sale dalla Cascina Cocca. Lo si segue in salita a destra e in breve si perviene ai prati di Conche, alla destra in alto il Santuario, davanti l’edificio della Foresteria al quale si arriva superando un breve ma ripido pendio erboso; a destra gli ultimi pochi passi portano al Santuario di Conche.

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Relazione fotografica

flickr

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Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto dell’effettuazione del giro in marcia continua (ovvero senza soste) e costante (ovvero senza sensibili variazioni di andatura) con una velocità media di 3,5km/ora (la velocità che un escursionista mediamente allenato può mantenere con costanza indipendentemente dalla pendenza del terreno). In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
 Brescia – inizio via San Gaetanino 0:00
 1° tornante dopo San Gottardo 1:00
 Spiazzo sopra Dosso Torre 0:30
 Ristorante Grillo 0:30
Cascina Colle San Vito 1:00
Chiesa San Rocco a Nave 0:45
Chiesetta di S. Antonio 0:50
Ca della Rovere 0:15
Pater 0:50
Santuario della Madonna in Conche 0:20
TEMPO TOTALE 6:00

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Sentiero 3V il documentario del giro inaugurale


Ieri vi ho raccontato, col mio stesso vissuto, come è nato questo straordinario percorso (se non l’hai ancora letto, leggilo: Il sentiero 3V “Silvano Cinelli”), oggi condivido questo straordinario emozionante documento storico: il filmato prodotto subito dopo il giro inaugurale, realizzato con le riprese fatte durante lo stesso.


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Il Sentiero 3V “Silvano Cinelli” (Val Trompia – BS)


IMG_8745Un giovane uomo, attratto dai percorsi di cresta, aveva iniziato a studiare un itinerario escursionistico che da Brescia portasse al Giogo del Maniva seguendo fedelmente tutto il filo dello spartiacque. Al momento aveva solo segnato sulla carta IGM una prima parte del tracciato, quella che da Sant’Eufemia, ai tempi piccolo borgo ben distaccato dalla città, giungeva alla Cascina Dragoncello passando per la Maddalena e il Colle di San Vito.

Un giorno il padre, ai tempi presidente di una società escursionistica bresciana e attivamente impegnato per dare uno spirito comune alle diverse associazioni locali che operavano distintamente e, talvolta, guardandosi in cagnesco l’una con l’altra, casualmente vide la carta e chiese al figlio cosa stesse facendo. Immediatamente vide nel progetto ciò che serviva per pervenire al suo obiettivo di comunione tra le associazioni, lo estese aggiungendogli mentalmente anche la via del ritorno a Brescia e si mise immediatamente al lavoro per riunire i vari responsabili invitandoli a collaborare per la creazione del percorso.

IMG_9412Il giovane uomo era presente alla prima riunione indetta dal padre, sua era l’idea e a lui spettava il compito di descriverla. Ricorda l’interesse di alcuni e l’indecisione di altri, ricorda un acceso dibattito: ai tempi quello che oggi viene impropriamente chiamato trekking non esisteva, anzi, forse manco esistevano percorsi a tappe di tale lunghezza e connotazione, l’idea precorreva i tempi, dava i natali a un nuovo concetto di cammino e se alcuni ne risultavano fortemente stimolati, altri n’erano al contrario intimoriti. Il giovane ormai vecchio uomo non ricorda come si chiuse quella riunione e non ricorda d’essere stato presente a successive riunioni, ricorda però che nessuno accennò ad una propria elaborazione di analoga idea escursionistica (cosa accampata da qualcuno anni dopo, quando si decise di dedicare il sentiero al padre del giovane uomo), ricorda i discorsi a volte sconsolati che in merito il padre faceva, ricorda le arrabbiature del padre, i contrasti e le difficoltà che dovette superare, ricorda della sua caparbietà che lo portò al fine a raggiungere il primo importante traguardo: la formazione del gruppo operativo e l’avvio dei lavori di pulizia e tracciatura del percorso.

Passarono i mesi, il progetto evolveva. Nell’estate del 1981 finalmente i segni bianco-azzurri avevano dipinto l’intero anello e venne programmato il giro inaugurale. Motivi di lavoro impedivano al giovane uomo di parteciparvi, sconsolato dovette limitarsi a pensare all’enorme gruppo di persone che, dopo i saluti del Sindaco, si avviavano attraverso la città per raggiungere il punto ch’era stato fissato come inizio del sentiero, sentiero cui era stato dato il nome di 3V da tre valli, le tre valli che andava idealmente a percorrere: la Val Trompia di cui effettuava l’intero periplo, la Val Sabbia che costeggiava nel tratto di andata da Brescia al Maniva e la Val Camonica della quale scorreva il crinale sinistro orografico tornando dal Maniva a Brescia.

IMG_8893Qualche giorno dopo, non ricorda come, non ricorda da chi, non ricorda a che ora, il giovane uomo ricevette una notizia: “(tuo) papà è morto!” Non ricorda la sua reazione, ricorda solo un rientro a casa, un parcheggio nervoso e approssimativo, la moglie sul terrazzo e un grido “mio papà è morto, mio papà è morto!” Qui i ricordi si spengono totalmente per riaccendersi solo alla camera ardente, alle tante persone raccolte attorno alla bara del padre, agli amici d’escursione scesi dalla Pezzeda (luogo dove erano giunti e dove il padre s’era addormentato la sera per non risvegliarsi la mattina e mai più) per assistere al funerale.

Per volere della moglie, mamma del giovane uomo, l’escursione deve continuare, il gruppo risale alla Pezzeda e, seppur con meno goliardia, riprende il cammino per portare a termine questo giro inaugurale tanto sognato, tanto desiderato, tanto voluto dal padre del giovane uomo, marito, padre, nonno meraviglioso, apprezzato fotografo, tenace e, per alcuni, scomoda figura dell’escursionismo bresciano. Il giovane orami vecchio uomo deve a lui, a suo padre, la sua grande passione per la montagna, non ereditata (fu il padre a prenderla dal figlio), ma lentamente assorbita tramite le uscite a funghi insieme al padre (che fin da giovane aveva maturato tale passione ed era uno dei pochi svaghi che da adulto si permetteva coinvolgendone l’intera famiglia), i campeggi dell’oratorio, l’adesione agli scout.

IMG_8138Poco dopo, seppure nel disaccordo e nell’aperto disappunto di alcuni, il sentiero viene opportunatamente e giustamente dedicato al padre del giovane uomo: lui aveva carpito l’idea del figlio, lui l’aveva estesa, lui l’aveva vista come strada per la solidarietà sociale bresciana, lui l’aveva proposta, lui aveva tenacemente lottato contro le infinite difficoltà tecniche e sociali, lui era stato il cuore pulsante del progetto, lui aveva reso materialmente possibile la sua gravidanza, lui ne ha glorificato i natali donando materialmente anima e corpo a questo neonato.

Sentiero 3V “Silvano Cinelli”, così è stato per trentacinque anni, così deve restare per il futuro e per sempre: sentiero 3V “Silvano Cinelli”!

Non avevo mai fatto il giro completo, anzi, molti erano i tratti dell’anello a me totalmente sconosciuti, così per onorare il lavoro di mio padre ho deciso di percorrerlo in tappa unica, aggiungendovi la solitaria per rendere la cosa ancor più profonda e personale, il tutto condito dalla nudità vuoi perché il più possibile nudo ormai vivo e i vestiti male li sopporto, vuoi per mostrarmi al monte esattamente come il monte a me si mostra (spoglio), vuoi per esaltare un sentimento di prostrazione alla natura, anch’essa nuda, e al ricordo, che nudo dev’essere per farsi sincero e profondo.

Un impegno non di poco conto, specie considerando che mai nella mia vita ho camminato così a lungo e per così tanto tempo, devo prepararmici adeguatamente. Nel farlo mi rendo conto che il sentiero a tratti sembra letteralmente abbandonato e, sinceramente, la cosa mi ha fatto arrabbiare non poco visto che da molti anni esiste un coordinamento 3V il cui compito dovrebbe proprio essere in primis quello di mantenerlo in ottimo stato di percorribilità e invece… invece ci sono segni talmente sbiaditi da risultare invisibili, vegetazione che invade le tracce e nasconde la segnaletica, tratti franati o altrimenti impercorribili, bivi dove solo l’intuito può farti scegliere la strada giusta (ma a volte l’intuito non basta e devi aggiungerci le buone gambe per fare metri in più alla ricerca di un segno che t’indichi la giusta via), tabelle segnaletiche male orientate (cosa che nel caso della discesa del Dosso Alto mette anche in serio pericolo l’incolumità di chi si accinge a percorrere tale variante spedendolo su un pendio estremamente ripido e pericoloso quando a pochi metri di distanza ne esiste altro ben più semplice e molto meno pericoloso), tempistiche non uniformi e incoerenti (in alcuni casi fatte con maniche giustamente larghe, in altri fanno pensare alla percorrenza in moto piuttosto che a piedi, raramente calcolate pensando all’intero giro). Nel farlo mi accerto che la guida risulta obsoleta e la nuova cartina di certo da sola non può bastare, anche perché alcuni dati sono riportati in modo non uniforme (per quasi tutte le varianti vengono dati i tempi della singola variante, in altro caso dell’intero tratto). Da qui la decisione di creare sul mio blog una sezione dedicata al sentiero 3V che sento anche mio, di riscriverne la relazione, di operare in prima persona per pubblicizzarlo (se viene frequentato in buona parte la manutenzione diviene automatica) e mantenerlo (ho già girato a chi di dovere la mia personale disponibilità a sistemare la segnaletica dove necessario, disponibilità che posso già da ora affermare allargata ai membri del gruppo escursionistico nato attraverso le proposte di questo blog).

Questo è solo il primo di tanti articoli che riguarderanno il sentiero 3V “Silvano Cinelli”, sono già pronte le relazioni delle prime tre tappe e di alcuni sotto anelli che ho elaborato per i mei allenamenti, sottoscrivete il blog (vedi menù laterale) per mantenervi informati sulle novità e registratevi tra gli amici di Mondo Nudo per ricevere informazioni sulle attività pratiche che presto ci vedranno calcare proprio le tracce del sentiero 3V “Silvano Cinelli” (la nudità, così come l’abbigliamento, è sempre facoltativa).

A presto!

Dati statistici del sentiero 3V “Silvano Cinelli”

Tappe classiche Da 7 a 9
Consiglio personale Farlo con sacco a pelo e leggerissima tendina di emergenza dando più equilibrio alle tappe.

Percorso facile

Adatto a chiunque ma sinceramente anche il meno interessante visto che evita quasi tutte le cime.

Lunghezza (approssimativa) 134km
Dislivello totale (approssimativo) 7280m
Tempo di percorrenza (puro cammino) 42 ore e 30 minuti

3V facileClicca sull’immagine per accedere alla mappa interattiva

Percorso intermedio

È quello che più consiglio; simile a quello difficile ma evitandone i tratti più impegnativi.

Lunghezza (approssimativa) 137km
Dislivello totale (approssimativo) 8240m
Tempo di percorrenza (puro cammino) 50 ore e 30 minuti

3V intermedioClicca sull’immagine per accedere alla mappa interattiva

Percorso difficile

Presenta alcuni tratti di facile arrampicata o/e particolarmente esposti, richiede esperienza.

Lunghezza (approssimativa) 134km
Dislivello totale (approssimativo) 8300m
Tempo di percorrenza (puro cammino) 49 ore e 30 minuti

3V difficileClicca sull’immagine per accedere alla mappa interattiva


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#TappaUnica3V: tabella di marcia


Siamo agli sgoccioli, fra quindici giorni si parte per il finale (o anche no!) di questo che è diventato un bellissimo grande viaggio attorno a me e alla montagna. Sebbene l’ultimo allenamento fatto, quello che mi ha portato a percorrere una bella fetta del 3V, sia andato, dal punto di vista dei tempi di marcia, meno bene di quanto mi aspettavo (ventisette ore invece delle ventitré programmate) sono comunque rimasto pienamente soddisfatto del mio rendimento psicologico e fisico: nonostante le diverse ore funestate da vari dolori in varie zone del corpo (testa, schiena, stomaco, diaframma, polpacci, piedi e altro), il conseguente calo emotivo che mi ha fatto ragionare su come interrompere il giro o, quantomeno, ridurlo sensibilmente in dislivello, la notte passata girovagando nei fitti boschi soprastanti Bovegno alla ricerca di sentieri complicati e poco visibili, la ciliegina sulla torta di un bel cinghiale che mi sbarrava la strada e quella ancor più pesante di un lungo e faticoso costone erboso nel quale il sentiero era nottetempo praticamente invisibile, ecco dopo tutti questi inconvenienti il mio cammino è continuato imperterrito fino alla fine, risalendo ogni  rilievo previsto, ivi compresa l’impegnativa (escursionisticamente parlando) salita diretta all’Almana, con un recupero di energie secco e improvviso avvenuto a tre quarti di giro grazie ad una semplice colazione al rifugio Almici: panino con la coppa e calicino di vino. Certo la fatica fatta mi ha fatto meditare a lungo sull’opportunità di concedermi alcune ore in più, alla fine però, considerando che per quest’ultimo giro di allenamento ero partito in stato fisico non ottimale e che con un aumento dei punti di rifornimento potrò ridurre il peso dello zaino, mi sono deciso per mantenere le quaranta ore del progetto iniziale ed ho finalizzato la mia tabella di marcia nel rispetto di tale tempistica.

Come sempre accade, negli ultimi giorni che precedono una partenza si manifestano avvenimenti che la ostacolano o, comunque, la complicano, tra questi quello che, al primo momento, mi è calato sulle spalle come una mannaia: l’indisponibilità di chi s’era preso carico di farmi da supporto per i punti di rifornimento. Certo un poco me l’aspettavo visto che TappaUnica3V l’ho programmata in giorni feriali, ma a questo punto, dopo otto mesi dal suo annuncio, orami m’ero convinto di poterne disporre con certezza (il tempo per accorgersi del periodo era stato decisamente più che sufficiente). Potrei ancora spostare la data della partenza e per qualche ora ci ho anche pensato, ma non mi piace come idea, intanto perché dovrei rinunciare alla luna piena, poi perché ho sempre odiato questi cambiamenti di programma, infine perché la scelta era stata fatta in funzione anche di vari altri parametri (meno gente sul percorso pertanto una solitaria più solitaria, meno problemi per la mia nudità e minore possibilità d’incontrare chi possa rallentarmi o addirittura fermarmi, come già successo più volte durante gli allenamenti, con chiacchiere o richieste di informazioni: durante il giro dovrò rispettare precisi tempi di marcia e ogni distrazione comporterà la necessità di recuperi che potrebbero risultare deleteri ai fini della riuscita finale) che verrebbero tutti inficiati, indi confermata pure la data di partenza che rimane inderogabilmente, con qualsiasi condizione atmosferica, il 20 luglio. Se qualcuno si vuol occupare del supporto logistico (rifornimenti) è benvenuto, altrimenti mi arrangerò: tutti i punti rifornimento sono stati appositamente collocati in corrispondenza di strutture della ricezione turistica, posso sempre chiedere un loro piccolo appoggio, oppure andare a nascondere in loco il pacchetto del rifornimento.

A questo punto ecco di seguito la mia definitiva tabella di marcia; ovviamente l’unico orario certo è quello di partenza, farò di tutto perché lo sia anche quello di arrivo ma non posso prometterlo, mentre gli altri vanno intesi come approssimativi, anche perché in alcuni tratti, in funzione delle mie condizioni e di quelle della montagna (ambedue imprevedibili fino al momento stesso) potrei magari tentare delle accelerazioni per potermi concedere qualche minuto di riposo (così come è la tabella li prevede solo ai quattro punti di rifornimento: 30 minuti per quello del Bonardi, 15 minuiti per gli altri); nel caso di passaggi anticipati a volte potrei decidere di fermarmi a riposare, altre, in ragione del mio stato di forma, no; in caso di, spero inesistenti, passaggi ritardati evidentemente non ci sarà fermata. La prossima settimana dovrei poter aprire la pagina con la quale chi lo desidererà potrà seguire il mio cammino in tempo quasi reale (aggiornamento della posizione ogni 3/5 minuti).

· Partenza da Brescia, inizio via San Gaetanino giorno 20 ore 03.00
· Ristorante Grillo in Maddalena giorno 20 ore 04.30
· Colle di San Vito giorno 20 ore 05.20
· Chiesa di San Roco a Nave giorno 20 ore 06.00
· Santuario di Conche giorno 20 ore 08.00
· Passo del Cavallo giorno 20 ore 09.15
· Passate Brutte giorno 20 ore 11.15
· Chiesetta degli Alpini al Campo del Gallo giorno 20 ore 11.45
· Punta di Reai giorno 20 ore 13.10
· Lodrino – Agriturismo Isola Verde (rifornimento 1 – 15 minuti) giorno 20 ore 13.55
· Passo del Termine giorno 20 ore 15.45
· Piani di Vaghezza giorno 20 ore 16.20
· Monte Ario giorno 20 ore 17.40
· Passo di Prael giorno 20 ore 18.35
· Corna Blacca giorno 20 ore 19.35
· Passo delle Portole giorno 20 ore 20.05
· Cima del Dosso Alto giorno 20 ore 20.45
· Giogo del Maniva giorno 20 ore 21.45
· Hotel Locanda Bonardi al Maniva (rifornimento 2 – 30 minuti) giorno 20 ore 22.00
· Monte Dasdana giorno 20 ore 23.30
· Goletto di Cludona giorno 21 ore 00.10
· Monte Crestoso giorno 21 ore 01.10
· Monte Muffetto giorno 21 ore 03.40
· Colle di San Zeno – Rif. Piardi (rifornimento 3 – 15 minuti) giorno 21 ore 06.00
· Monte Guglielmo giorno 21 ore 07.45
· Croce di Marone giorno 21 ore 08.45
· Forcella di Sale giorno 21 ore 09.00
· Punta Almana giorno 21 ore 10.00
· Croce di Pezzolo giorno 21 ore 10.20
· Santa Maria del Giogo giorno 21 ore 11.45
· Caposs giorno 21 ore 12.45
· Zoadello Alto – Vineria Zoadello (rifornimento 4 – 15 minuti) giorno 21 ore 13.05
· San Giovanni di Polaveno giorno 21 ore 14.00
· Uccellanda della Colmetta giorno 21 ore 15.05
· Monte Magnoli giorno 21 ore 16.05
· Quarone di sotto giorno 21 ore 16.30
· Passo della Forcella di Gussago giorno 21 ore 17.15
· Monte Peso giorno 21 ore 18.05
· Monte Picastello giorno 21 ore 18.40
· Urago Mella giorno 21 ore 19.00

 

#TappaUnica3V: analisi del profilo altimetrico


Dopo aver visionato quasi l’intero percorso del sentiero 3V “Silvano Cinelli” posso iniziare ad affrontare i discorsi tecnici e parto dall’analisi del profilo altimetrico, precisando che lo stesso è incompleto e impreciso essendo stato rilevato dall’unica cartina completa a mia disposizione, l’ultima prodotta dal Coordinamento 3V, una cartina di certo inadatta a tale scopo essendo necessariamente in grande e (incomprensibilmente) stramba scala (1 a 83333).  Dal confronto diretto con quanto visto di persona sul terreno posso comunque dire che il profilo elaborato si avvicina molto bene a quello reale, sebbene la necessità di dover limitare i punti di rilevamento in alcuni casi appiattisca sensibilmente certe pendenze. Andrò a inserire nell’analisi anche quanto osservato sul terreno.
Profilo altimetrico tratta 1

Si parte subito con un bel salto: dai cento quarantanove metri di Brescia agli ottocento dieci del piazzale antistante quella che tanti anni addietro era la stazione a monte della funivia. Seicento sessantuno metri di dislivello che si proiettano su tre chilometri e mezzo di distanza lineare per una pendenza media non particolarmente impegnativa, c’è però da dire che vi sono comunque tratti di forte pendenza anche se alternati ad altri quasi pianeggianti. Da qui, fatta salva la breve depressione coincidente al Ristorante Grillo (ottantacinque metri di discesa e cento quattordici di salita, ambedue con rilevante pendenza), si procede per un bel pezzo pressoché piano dando tempo alle gambe di rilassarsi prima di affrontare la lunga e a tratti impegnativa (spuntoni rocciosi, lisce pietre e, sotto San Vito, fango) discesa che porta a Nave: seicento quattordici metri di dislivello che mi riporteranno quasi alla stessa quota di partenza.

Un poco di riposo attraversando l’abitato e poi, con pendenza prima moderata ma poi decisamente più impegnativa, si sale verso Conche. È, questo, il secondo rilevante salto: ottocento cinquantatré metri di dislivello che riportano in quota. Da Conche alla Corna di Sonclino si frappone, come forte depressione, solo il Passo del Cavallo: quattrocento cinquantotto metri di discesa che verranno subito recuperati quasi per intero con la ripida risalita alla Casa di Vallazzo. Da qui la progressione si fa più regolare, solo il tratto di cresta tra La Brocca e le Passate Brutte presenta un continuo ma limitato su e giù, a cui ci si deve invero aggiungere la difficoltà tecnica di un breve (dieci metri) tratto di arrampicata vera e propria: la “Streta”, uno stretto e verticale camino con difficoltà di secondo grado, anche se il problema principale è comunque dato dalla strettezza del passaggio che mi costringerà a togliere lo zaino e spingerlo davanti e sopra a me.

Profilo altimetrico tratta 2

Dalla Corna di Sonclino altra lunga e a tratti ripida discesa che porta all’abitato di Lodrino: settecento sessantadue metri di dislivello effettivo, ovvero comprensivo di alcuni su e giù (un centinaio di metri in tutto). Segue un breve (quattrocento otto metri di dislivello) ma ripido balzo poi la pendenza s’attenua notevolmente e si perviene alla non ripida discesa verso il Passo del Termine. Dolcemente recuperata quota si procede per un poco in rilassamento preparandosi al successivo balzo: il ripidissimo pendio erboso che adduce alla lunga e pianeggiante cresta che porta al Monte Campiello (qui il profilo inganna mostrando la pendenza media tra il Pian del Bene e la vetta). Cresta ancora pianeggiante fin poco sotto al Monte Ario alla cui vetta si perviene con un breve ma ripido strappo. Ripidissima, anche se breve, discesa su scivolosissima erba e poi lungo tratto dove poter recuperare fiato e gambe prima di affrontare la risalita alla Corna Blacca: trecento quarantacinque metri di dislivello con pendenze a tratti decisamente importanti.

Altro tuffo verso il basso: duecento cinquantacinque metri di dislivello che si proiettano su soli trecento metri lineari dando una pendenza prossima ai quaranta gradi. Discesa resa abbastanza delicata dal terreno franoso e da un breve caminetto roccioso da scendere faccia a valle con la tecnica dell’opposizione di braccia (comunque banale e che nella perlustrazione ho superato con tre balzi). Ora si può recuperare per bene ed affrontare al meglio la salita alla vetta del Dosso Alto, breve e nella media non ripidissima.

Profilo altimetrico tratta 3

Decisamente impegnativa la discesa della cresta del Dosso Alto: i primi cinquanta metri superano un ripidissimo ed esposto pendio instabile dove gli scalini un tempo piazzati si sono ormai quasi completamente distrutti, poi altri centoquattordici metri che alternano brevi muretti rocciosi, comunque superabili faccia a valle, a rocce montonate e ripidi pendii erbosi, infine, dopo un pericoloso e delicato traverso su erbe lunghe e senza una netta traccia su cui posare i piedi, duecentodieci metri di vertiginosa discesa su scivolosissima erba.

In piano, su larga mulattiera, fino al Giogo del Maniva: ora si può respirare, ci sono alcuni su e giù nel tratto delle Colombine ma nulla di rilevante e fino al Passo delle 7 Crocette potrò pensare solo al recupero delle energie.

La risalita del Monte Crestoso è invero ben più ripida di quanto appaia nel profilo, comunque corta e seguita da un bel tratto di cresta pianeggiante. Altrettanto ingannevole il profilo nel tratto delle due cime di Stabil Fiorito e in quello dei Corni del Diavolo: in poche centinaia di metri s’inseriscono strettissimi intagli con ripide e delicate (alcune anche esposte) discese e ripide e faticose risalite. Viste le ormai tante ore che avrò nelle gambe qui ci sarà da ponderare bene il passo.

Abbastanza tranquilla la risalita del Monte Muffetto, altrettanto dicasi per la discesa all’omonimo passo, poi di nuovo un’apparente lungo tratto di assoluto riposo, invero tra il Passo del Muffetto e la Colma di Marucolo si alternano brevi ma ripidissime salite e corrispondenti discese. Assolutamente riposante, invece, la discesa al Colle di San Zeno.

Profilo altimetrico tratta 4Profilo altimetrico tratta 5

Ancora un tratto tutto sommato rilassante poi, in vista di Malga Gale, dovrò tornare a misurare il passo: sebbene la salita sia spezzata da un lungo traversone pianeggiante, i due strappi sono decisamente ripidi, nel primo c’è anche da superare un lungo (quindici massimo venti metri) caminetto roccioso e una successiva paretina: le difficoltà sono banali (primo grado) ma il reiterato passaggio ha lucidato gli appoggi rendendoli scivolosi.

Dalla vetta del Guglielmo è una lunga e sostanzialmente riposante discesa, solo il tratto sovrastante la Malpensata risulta delicato per la presenza di spuntoni rocciosi. Da sfruttare per dare ulteriore respiro alle gambe il tratto che porta alla Forcella di Sale. Ora l’ultima vera fatica del giro: la ferrata dell’Almana. Invero chiamarla, come fanno tutte le relazioni, ferrata è un poco esagerato, ma la ripidità del pendio erboso da risalire è tale da avvicinarsi molto alla verticalità e richiede moltissima attenzione, specie considerando che ormai le mie gambe saranno ben intossicate dalle tante ore di cammino e dall’assenza di riposo. Alla sommità dei prati un traverso con cordina metallica non mi dà più di tanta preoccupazione, mentre un poco di pensiero me lo crea il successivo breve (una decina di metri) tratto di sprotetto traverso sopra il vertiginoso prato: la traccia di passaggio è debole, rotta e quasi completamente ricoperta di erba. Breve facilissima paretina che porta in cresta, un bel tratto pianeggiante sull’esposta cresta (ma con traccia regolare, uniforme e bella larga), infine gli ultimi strappi erbosi che adducono alla vetta.

Sono sulla dirittura d’arrivo, da qui in avanti è tutto un perdere quota e, sebbene s’inseriscano ancora alcune brevi ma ripide salite, si tratta solo di ben dosare l’energia ancora rimasta e tenere duro fino al traguardo che man mano si fa sempre più vicino.

Profilo altimetrico completo

Con l’ultima immagine, il profilo completo del giro, ecco, combinando l’analisi del profilo altimetrico con le osservazioni dirette fatte sul campo, la considerazione strategica complessiva.

Ho potuto verificare che in massima parte i tempi di tabella sono abbastanza larghi per cui la riduzione a quaranta ore mi permette comunque un passo medio abbastanza tranquillo. La particolare modalità di TappaUnica3V, però, richiede un’attenta differenziazione dell’andatura al fine di evitare, prima, un precoce affaticamento e, poi, il necessario supporto alla stanchezza muscolare e generale che si andrà man mano ad accumulare, inserendoci nel mezzo le variazioni adeguate al superamento di alcuni tratti dalle differenti e precise peculiarità tecniche, in particolare quelli che prevedono tratti di arrampicata e, comune, più o meno delicati passaggi esposti.

Partenza dolce per non distruggersi subito sugli strappi della Maddalena e di Conche (primo decimo del percorso), da qui a poco oltre la Pezzeda (Passo di Prael; quattro decimi del percorso) sensibile aumento dell’andatura sfruttando le migliori discese per ulteriori accelerazioni. Corna Blacca da prendersi con calma nella salita mentre veloce può essere la discesa (anche perché sul terreno franoso più si frena e più si rischi di finire a terra), al contrario sul Dosso Alto la salita può essere un poco più sostenuta mentre serviranno calma e molta attenzione sulla cresta di discesa. Dal Giogo del Maniva (quasi cinque decimi di giro) nuovamente passo sostenuto fino a Malga Gale (sette decimi di giro), tenendo comunque conto dei brevi ma ripidissimi strappi che numerosi si alternano fino alla Colma di Marucolo. Salita del Guglielmo controllata poi deciso fino alla Forcella di Sale, qui ancora passo calmo e molta attenzione fino alla vetta dell’Almana (quasi otto decimi di giro) dalla quale, visto che a questo punto la fatica accumulata si farà sentire con viva forza, via molto tranquillo e con passo assolutamente costante fino a Brescia dove potersi finalmente accasciare a terra e godersi il meritato riposo.

#TappaUnica3V, test di risalita


Una delle caratteristiche tecniche dominanti in tutte le escursioni che si svolgono su due o più tappe è la presenza di risalite, ovvero delle salite che seguono delle discese, e più aumentano le tappe più aumentano le risalite. Il sentiero 3V non è da meno anche se, essendo un percorso che segue quasi fedelmente una linea spartiacque, gli sbalzi più accentuati sono posti all’inizio mentre nel resto del percorso i cambi di dislivello risultano in media contenuti sotto i quattrocento metri. Questa caratteristica lo rende un percorso accessibile senza il bisogno di un estremo allenamento.

La questione cambia aspetto se si pensa ad una percorrenza in tappa unica, in questo caso anche i minimi sbalzi diventano man mano sempre più rilevanti e pesanti e un percorso di cresta di sbalzi ne presenta certamente in numero considerevole. Ecco allora l’esigenza di valutarmi e allenarmi sulle risalite. A questo aspetto mi ci dedico in questo periodo di vacanze.

Sabato 26 dicembre

Semplice e breve escursione in compagnia di mia moglie sulle montagne di casa: Monte Tre Cornelli da Gavardo per il sentiero 501. In tre ore e quindici minuti abbiamo percorso poco più di dieci chilometri coprendo un dislivello unico di seicento metri.

Domenica 27 dicembre

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Primo test di risalita con annessa bella camminata: 25 chilometri, dislivello totale di 1350 metri ripartito in due salite, la prima da 720 metri (687 metri tra quota minima e massima a cui si aggiungono due brevi perdite di quota e successive risalite) e la seconda da 604 metri, e alcuni lievi su e giù nel tratto di cresta sommitale.

IMG_8183Partenza alle otto in punto da via Pusterla in quel di Brescia città per salire al Monte Maddalena seguendo il percorso del sentiero 3V. In settantadue minuti di cammino ininterrotto (se non per fare qualche fotografia) sono ai ruderi del rifugio Maddalena, di poco più basso della quota massima del giro. Senza sosta infilo la strada sterrata di servizio alle varie postazioni di antenne civili e militari disposte lungo il crinale sommitale, finché inizia il lungo tuffo verso il Colle di San Vito prima e il centro abitato di Nave poi, dove arrivo in ottantadue minuti dal rifugio e due sculettate per il tanto fango presente e le viscide lisce rocce che ricoprono molti tratti della Val Salena.

Potrei portarmi subito al sentiero di risalita ma voglio visionare l’esatto percorso del 3V attraverso l’abitato fino alla chiesa di San Rocco per cui mi faccio questo avanti e indietro per un totale di un chilometro e mezzo e solo dopo mi porto a ovest lungo via Crocelle e, alle ore undici raggiungo l’inizio del sentiero 11. Subito la salita si fa ripidissima, il sentiero è profondamente scavato, presumo dall’utilizzo come percorso di discesa MTB, rendendo più difficile fare presa sul fondo di terra rossa fortemente bagnato. In ogni caso salgo molto veloce, risolvo qualche dubbio di itinerario in un paio di punti dove la segnaletica si fa carente e a mezzogiorno e dieci sono di nuovo ai ruderi del rifugio Maddalena. Negli ultimi metri di ripida salita, prima d’imboccare la stradina piana della parte superiore, gambe e fiato hanno dato qualche sintomo di affaticamento costringendomi a qualche brevissima sosta, pochi secondi ogni volta, comunque manco ci penso alla possibilità esistente di evitare gli ultimi centocinquanta metri di dislivello. Alla fine sono salito in un’ora e dieci minuti contro le due ore e mezza della tabella, non male direi considerando che anche il resto del percorso l’ho fatto tenendomi sempre molto sotto i tempi indicati dalle tabelle segnaletiche, mediamente dal 20 al 40% in meno.

IMG_8213Mi concedo una breve sosta per mangiare qualcosa e poi via, giù verso la città seguendo il sentiero numero 5 fino a San Gottardo da dove riprendo il 3V fino alla macchina alla quale giungo in altri cinquantaquattro minuti, dimezzando ampiamente il tempo di tabella.

E le gambe? Alla grande, solo qualche lievissimo segno di affaticamento che in serata è già quasi completamente scomparso… programmo la prossima uscita per martedì 29: nove chilometri in meno, dislivello totale similare ma due toste salite, due ripide e lunghe discese e, per il resto, continui su e giù.

Lunedì 28 dicembre

Sul tardo pomeriggio si evidenziano dolori ai polpacci e al fianco della gamba destra dove nel primo scivolone di ieri ho battuto contro un sasso, così decido di non preparare lo zaino e di rimandare la decisione alla mattina dopo.

Martedì 29 dicembre

Mi sveglio tardino, la botta alla gamba da almeno un’ora mi provoca forti dolori pulsanti, inoltre non mi sento a posto, è solo una cosa così, una sensazione ma nella mia lunga esperienza di montagna ho imparato a dare ascolto alle mie sensazioni: non sbagliano mai. Rimando l’uscita di un giorno.

Come volevasi dimostrare la sera mi sento molto meglio e sono psicologicamente carico, preparo senza esitazioni lo zaino, per sicurezza ci metto anche la frontale, sia mai che, visto il carico a cui mi sto sottoponendo, il mio organismo abbia un crollo e faccia buio prima che sia rientrato alla macchina.

Mercoledì 30 dicembre

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Brutta notte, non so perché ma l’ho passata contando le ore, alla fine quando mancano pochi minuti alle sei decido di alzarmi: guadagnerò una mezz’ora sul previsto, anzi anche qualcosa di più visto che troverò meno traffico, dandomi maggior margine rispetto al tramonto.

Mentre attendo che si scaldi l’acqua dell’infuso lavo i piatti e alle sei e mezza sono in partenza. Come previsto il viaggio è meno trafficato del solito così arrivo a destinazione, il Colle di San Zeno, in un’ora e quindici minuti. Dal parcheggio posso vedere l’intero percorso di salita alla vetta del Guglielmo (sentiero 3V): bene, come già avevo intuito attraverso la webcam dello Sci Club Pezzoro, la neve che avevo visto qualche settimana addietro è quasi completamente sparita, restano solo piccole chiazze sparse qua e là nella parte bassa, quella che meno prende il sole.

IMG_8226Fa freddo, molto freddo, direi almeno cinque gradi sotto zero, sono però equipaggiato a dovere e posso incamminarmi senza timori, per altro il sole già illumina la cresta sommitale, il cielo è completamente sereno, si prospetta una giornata radiosa. Parto con calma, oggi, almeno sulla prima parte del percorso, voglio individuare il ritmo che dovrò tenere durante il giro di TappaUnica3V, un ritmo abbastanza blando al quale devo adeguare le mie gambe e la mia mente abituate a girare molto più velocemente.

Seguo una stradina sterrata che mi avvicina velocemente alla base della montagna, alcuni su e giù, diverse soste per fotografare il paesaggio e alcun bellissimi scorci. Per ora gambe, fiato e corpo vanno alla grande. Finisce la strada e inizia il sentiero, prima in lieve salita poi la pendenza aumenta facendosi veramente importante e le gambe danno qualche segnale negativo, rallento lievemente il passo e faccio qualche brevissima pausa. Alla mia destra, in alto, appare una cascina, dovrebbe essere Malga Gale, anzi sono sicuro che è lei, un ultimo ripidissimo prato e sono alla sua quota, sulla strada che la collega alla Pontogna, qui ho il primo punto di rilevamento tempo: aho, nonostante tutto sono due minuti sotto la mia tabella, che, ricordiamolo, è ridotta del venti per cento rispetto alla tabella normale. Ottimo!

IMG_8234Sopra di me il ripidissimo costolone che, con erbe e rocce, superando un dislivello di quattrocento metri porta direttamente alla quota 1953 della cresta sommitale. Inizio la salita e in breve arrivo alle prime macchie di neve, neveeee? Si, sull’erba è neve gelata ma ancora morbida, sul sentiero, invece, ghiaccio puro. Non ho i ramponcini (ancora sono indeciso se valga la pena di acquistarli visto che uscite invernali in quota per ora non rientrano nei miei piani, oggi è un’eccezione) ma non è per me nemmeno una situazione inusuale, in passato mi è capitato più volte, vuoi per necessità che per esercitazione, di camminare sul ghiaccio vivo senza ramponi, inoltre il ghiaccio ricopre solo tratti del sentiero ed è certo che salendo la situazione migliori, per cui senza esitazione procedo oltre calibrando a dovere il passo e sfruttando ogni più piccola conchetta del terreno, ogni sassolino per garantire una tenuta migliore delle suole.

IMG_8237Arrivo al sole e, anche se la temperatura è ancora bassa, ne approfitto per levare la giacca pesante. La ripida salita e l’avanzare dei minuti di cammino hanno ormai messo in pieno movimento il mio organismo, le gambe ora girano perfettamente e i dolori sono pressoché svaniti, il fiato poi.. beh, quello ne ho da vendere. In pochi minuti sono alla base del salto roccioso per cui sono qui oggi: sapevo essere semplice, ma non avendolo mai fatto voglio vedere di persona. Quello che vedo è uno stretto canalino, chiamarlo camino è forse un poco esagerato, sul fondo del quale si trovano gradini di roccia molto lavorata, insomma si presenta decisamente tranquillo. Una foto e via, mi infilo nel solco e inizio l’arrampicata, si arrampicata perché si tratta pur sempre di salire in verticale ed è necessario usare anche le mani, tutte e due. La roccia a causa dei frequenti numerosi passaggi si è lisciata, nulla in confronto a quanto trovato sulle classiche vie d’arrampicata del Brenta o delle Dolomiti o, peggio ancora, delle varie falesie e palestre, comunque è opportuno darci la massima attenzione: sebbene sotto ci siano solo prati e neanche tanto ripidi, man mano che si procede ci sia alza parecchio da terra, in totale sono una quindicina di metri, forse venti. Alla fine del caminetto sorpresa, un ampio balconcino erboso permette un’agevole sosta e l’osservazione di un panorama fantastico: davanti tutta la parte alta del 3V e l’Adamello, a sinistra la Presolana e la Concarena, a destra i monti che sovrastano il Lago d’Idro.

Ancora un breve e altrettanto facile tratto di arrampicata poi un lungo traverso ancora qualche metro di ripida salita ed eccomi sulla cresta sommitale, lo spettacolo si fa esaltante, a quanto osservato poco sotto si aggiunge tutta quella parte dell’orizzonte prima nascosta dal Guglielmo: sotto di me tutto il Lago d’Iseo, più in fondo il Mont’Orfano e più lontano ancora le Alpi Marittime e/o Liguri, a sinistra il Monte Baldo. Con questo incredibile panorama negli occhi percorro la cresta sommitale e, in breve, sono alla vetta secondaria ma più frequentata: il Castel Bertino. Mi concedo un momento più lungo di pausa, è la prima volta che arrivo qua sopra senza nuvole, in diverse occasioni ho avuto il sole fino a poco sotto la vetta per poi trovarmi improvvisamente avvolto da nuvole e dal freddo, devo assolutamente godermi questo spettacolo. Circumnavigando il monumento al Redentore, faccio il giro completo della larga vetta, scatto qualche fotografia, trovo un punto con il segnale del cellulare e invio un messaggino a casa per segnalare che tutto va bene e tranquillizzare mia moglie: essendo in giro da solo comprendo benissimo la sua preoccupazione.

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Si riparte, scendo sul versante opposto: rifugio Almici, Malga Guglielmo di sopra, Malga Gugliemo di sotto, Malpensata, Croce di Marone. Per verificare lo stato delle gambe in alcuni tratti, quelli più ripidi e scabrosi, mi lascio andare alla corsa, non velocissima, a volte trattenuta ma pur sempre una corsa. L’agilità è ottima e le gambe rispondono benissimo, così, invece di un’ora e mezza, ci ho messo solo quaranta minuti. Soffermandomi solo il tempo necessario per segnare il tempo e per dare un’occhiata alla cartina, lascio il sentiero 3V e prendo la direzione di Caregno. Strada cementata indi alcuni tratti ripidissimi sui quali le gambe iniziano a dare i primi segni di vera stanchezza, devo inserire qualche breve sosta. Segue un tratto di non ripida discesa che mi consente un discreto recupero, poi ancora salita, subito ripidissima. Salgo in un bellissimo bosco, il fondo completamente ricoperto di foglie e tra queste.. sorpresa… dei bellissimi gruppi di bucaneve. Man mano che salgo il fiato inizia a farsi corto, rallento un poco, una Malga appare sopra di me e il passo tende a farsi nuovamente più veloce, ma non riesco più a reggerlo, negli ultimi ripidi metri sotto la malga sono costretto a fermarmi spesso, pochi secondi, giusto il tempo di due o tre respiri. Alla fine, dando tutto quello che posso dare, eccomi alla malga, davanti a me la strada sterrata che con moderata pendenza mi porterà agli Stalletti Alti. Verifico il tempo di questo tratto di salita e… cavolo, ecco perché sono scoppiato, l’ho fatto di gran carriera dimezzando nettamente il tempo di tabella.

IMG_8296Qualche foto e via, m’incammino lungo la strada, oltrepasso gli Stalletti Bassi e, con passo che è tornato a farsi sostenutissimo, risalgo a quelli Alti dove finalmente mi concedo una pausa cibo, peccato che il tè caldo a cui stavo agognando sia diventato freddo, lo bevo comunque piacevolmente. Ne approfitto per cambiare la maglia fradicia di sudore: devo tornare sul versante in ombra, meglio avere indosso roba asciutta. Di nuovo in marcia per questo secondo tuffo su ripidissimo pendio erboso che mi farà perdere in pochi minuti, diciotto per la precisione, trecento sei metri di dislivello. Ehm, erboso? Diciamo piuttosto ghiaccioso, la discesa è necessariamente prudente, specie perché i tratti ghiacciati sono assai lunghi ed anche dove il ghiaccio sembra non esserci in realtà è lì in agguato, sottile e talmente trasparente da risultare quasi invisibile. L’esperienza e l’allenamento danno i loro frutti, sono al prato della malga Pontogna senza nessun scivol… ooooneeee ormai con la tensione alleggerita dall’essere su pendio quasi pianeggiante ho dato troppa fiducia passando deciso su una larga placca di ghiaccio e mi sono dovuto esprimere in una bella pattinata, fortunatamente (o abilmente?) restando in piedi. Per strada sterrata dove il ghiaccio, ancora presente e in grande quantità, certo non mi crea più problemi velocemente sono di nuovo a Malga Gale e da questa lungo il 3V al Colle di San Zeno e alla macchina.

Mille duecento i metri di dislivello secco, se gli aggiungiamo i sali e scendi direi almeno mille quattrocento metri; sedici i chilometri lineari, indi quelli effettivi, considerando le pendenze in buona parte rilevanti, sono di certo più di venti, forse venticinque; non ho reperito le tabelle orarie di tutte le tratte ma penso di poter affermare che il giro si attesta attorno alle 8 ore e mezza, io avevo programmato di farlo in sei ore e venti, alla fine l’ho fatto in cinque ore e dieci. E ho anche trovato il tempo e la forza di scattare centoquindici foto 🙂 Che dire… Una giornata stupenda, un giro veramente incredibile e affascinate, dei panorami mozzafiato, gambe che solo negli ultimi dieci minuti hanno iniziato a farsi dure, fiato che va alla grande, che vuoi di più? “Beh si, qualcosa di più lo vorrei” il mio corpo subito risponde alla domanda, “voglio libertà, mi hai fatto lavorare tanto e a lungo ingabbiato nel cilicio delle vesti, ora voglio respirare, devi darmi almeno qualche ora di nudità!” “Qui fa troppo freddo, ne riparliamo a casa” e arrivato a casa è proprio la prima cosa che faccio, dare libertà e respiro al mio corpo!

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Tiriamo le somme

Visto che è l’ultimo allenamento di questo 2015 opportuno tirare le somme del lavoro fatto in un mese e dieci giorni, tenendo conto che non disponendo di un sistema gps i calcoli sui dislivelli sono fatti a occhio per quanto riguarda i vari su e giù non rilevabili dalle cartine, mentre quelli sui chilometri sono fatti a mano sulle cartine e, pertanto, si riferiscono ai chilometri in proiezione lineare (quelli effettivi sono molti di più):

  • Escursioni effettuate 17
  • Ore di cammino 70
  • Dislivello 14800m
  • Chilometri più di 250

Mica male, direi… TappaUnica3V arrivooooo 🙂

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#TappaUnica3V ancora parte alta


Vetta della Corna Blacca

Vetta della Corna Blacca

La direttissima alla Corna Blacca l’avevo fatta quando ancora non arrampicavo, ovvero tanti ma proprio tanti anni addietro, per cui i ricordi erano vaghi e visto che alcuni amici me ne parlavano timorosi e le relazioni lette davano dei facili ma esposti passaggi in roccia, qualche titubanza s’era insinuata nella mia mente e volevo risolverla al più presto. Così, approfittando delle bellissime previsioni meteorologiche e del sensibile rialzo della temperatura, decido di tornare sulla parte alta del sentiero 3V a visionare tale tratto.

Ne voglio approfittare anche per verificare lo stato di forma dopo il lieve affaticamento registrato domenica scorsa e per fare ulteriore allenamento: invece di salire in macchina fino al Maniva e limitarmi alla direttissima della Corna Blacca, programmo di partire da San Colombano, seguire il sentiero 350 della Valle dell’Inferno fino all’incrocio con la variante bassa del sentiero 3V, seguendola portarmi al Passo di Prael per salire alla vetta lungo la variante alta del 3V, discendere la direttissima per poi spostarmi fino poco oltre il Passo delle Portole in zona Caldoline da dove tornare a San Colombano per il sentiero Margheriti. Così facendo potrò anche verificare i tempi di percorrenza del tratto Passo di Prael, vetta, Passo delle Portole e fissarli definitivamente sulla tabella di marcia della TappaUnica3V.

Sabato 19 dicembre 2015, giunto a San Colombano poco oltre le otto perdo una mezz’ora buona per trovare parcheggio: i due grandi all’ingresso del paese sono occupati da cataste di legna e avvisi indicano di non parcheggiare in zona, gli altri più piccoli in paese sono tutti contrassegnati come privati; alla fine chiedo ad una persona che finalmente incontro trovando una incerta indicazione della possibilità di parcheggiare comunque tra le cataste di legna visto che è giorno non lavorativo. Con qualche incertezza lascio la vettura nel lungo indicatomi e mi incammino verso l’inizio del sentiero.

Dopo una blanda partenza la salita si fa subito assai ripida, per giunta con un fondo fortemente irregolare che rende il cammino ancor più faticoso. Le gambe girano bene e salgo velocemente senza sentire i temuti dolori ai quadricipiti: a quanto pare hanno reagito alle precedenti fatiche e si sono potenziati. Un breve tratto di respiro e poi è nuovamente salita durissima, vuoi per la pendenza decisamente importante, vuoi per lo strato di foglie che ricopre il terreno e rende instabile la presa delle suole. Al successivo spianamento del percorso giungo alla Casina Alta di Corna Blacca e in pochi minuti sono sul sentiero 3V. Breve sosta per liberarmi dalla giacca e poi via di nuovo a passo sostenuto. Al Passo di Prael passo definitivamente dall’ombra al sole e la temperatura, vista anche la totale assenza di persone, mi invita a liberarmi dei pantaloni per procedere in libertà, sebbene per precauzione, visto che sono da poco uscito da un brutto raffreddore, tengo la maglia.

Il migliorato respiro del corpo, ora per giunta ben controllato e regolato grazie alla liberazione dei principali recettori termici (posti proprio nei genitali), porta ad una sensibile accelerazione del passo tanto che, quando riprende la salita ripida, è stavolta il fiato a farsi pesante e impormi qualche secondo di sosta. Eccomi alle cenge che, scorrendo sotto le pareti sommitali, con qualche delicato tratto esposto sui ripidi prati mi portano al bivio per la vetta. Qui mi avvedo che dietro di me e più veloce di me sta arrivando un’altra persona, mi faccio da parte, educatamente saluto (non ricambiato, sic!) e lascio passare. Poco sotto la vetta, immaginandomi (correttamente) di trovarvi gente, mi rimetto i pantaloncini: visto che non faccio del male a nessuno (anzi, caso mai faccio del bene contribuendo alla cura di un illogico e innaturale malessere sociale: la fobia del nudo) e che materialmente sono conforme alla vigente legislazione e alle attuali convenzioni giuridiche, quando sono in montagna in luoghi poco o nulla frequentati o, comunque, in periodi di assoluta solitudine ritengo d’avere il pieno diritto di donare al mio corpo la piena libertà, d’altra parte comprendo che, per quanto limitate, ancora sussistano condizionate resistenze al nudo sociale, ingiusto ma purtroppo necessario, quindi, mediare le due cose nell’avvicinarsi a zone di possibile affollamento, d’altronde anticipo il rivestimento solo di pochi minuti visto che a breve dovrò tornare sul versante in ombra del monte dove la temperatura è sicuramente meno confortevole.

Discesa della direttissima, scendo quasi di corsa, con alcuni balzi supero due brevi tratti rocciosi e in pochi minuti sono alla base della pala: ehm, ma dove sono le difficoltà di cui mi hanno parlato e delle quali ho letto? Con la mente definitivamente liberata dal peso di questo pensiero velocemente arrivo al bivio per il sentiero Margheriti. Breve ripida discesa su terreno franoso e poi un lungo diagonale su neve gelata. Arrivo ad una radura dove i segni, già radi, svaniscono del tutto, perdo alcuni minuti per trovare la giusta direzione. La stessa cosa si ripete poco più sotto dove il bosco è stato recentemente tagliato facendo svanire le indicazioni e ricoprendo le tracce del sentiero.

Cascina Barzo, in un vasto prato i segni svaniscono nuovamente, scendo fiducioso verso i ruderi della struttura ed eccoli di nuovo sui suoi muri: indicano di scendere ma subito dopo svaniscono nuovamente e con essi svaniscono anche le tracce di sentiero, ricoperte dai tanti residui di un ampio taglio del bosco. Giro e rigiro per quindici minuti, scendendo e risalendo per il prato e il bosco sottostanti la cascina, nulla, nessuna traccia dei segni, allora decido di procedere a mia logica e in dieci minuti sono ad una radura dove trovo una strada sterrata. Per questa pervengo alle cascine di Paghera (dove sarei dovuto comunque arrivare con il sentiero giusto), la strada si fa cementata e in altri pochi minuti sono a Bocafol sul fondo valle (negli ultimi metri ritrovo la segnaletica del sentiero Margheriti), due chilometri e mezzo di strada asfaltata e sono alla macchina.

Come è andata fisicamente? Stanchezza zero, qualche dolore serale ai legamenti interni del ginocchio, il resto lo lascio descrivere ai tempi di marcia; il dislivello è di 1079 metri, ai quali se ne aggiungono almeno altri cento cinquanta relativi ai su e giù.

Tratto Tempi di tabella Tempo mio
San Colombano – Cascina Alta Corna Blacca 120 min 55 min
Cascina Alta Corna Blacca – Bivio Sentiero 3V 15 min 6 min
Bivio 3V – Passo di Prael 35 min 17 min
Passo di Prael – Vetta Corna Blacca 100 min 50 min
Vetta Corna Blacca – Bivio varianti 3V 60 min 20 min
Bivio var. 3V – Passo delle Portole 30 min 19 min
Passo delle Portole – Cascina Barzo ignoto 23 min (di cui almeno 5 di ricerca sentiero)
Cascina Barzo – Paghera ignoto 25 min (di cui almeno 15 di ricerca sentiero)
Paghera – Bocafol ignoto 10 min
Bocafol – San Colombano ignoto 15 min
Totale Di sicuro almeno 7 ore e 30 minuti 4 ore (di cui almeno 20 di ricerca sentiero)

Domani riposo facendo solo una leggera camminata nel bellissimo parco della Rocca di Manerba: che peccato sia impossibile starci nudi!

P.S.

Come tutte le precedenti, anche questa uscita è stata effettuata con lo zaino a spalle. Il suo contenuto è diverso (meno liquidi e alimenti, più abbigliamento) ma il peso è similare a quello che avrà durante la TappaUnica3V.

#TappaUnica3V: chiusa la parte alta


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La vetta del Muffetto in un momento di sereno

Questo fine settimana ci si è messo di mezzo il lavoro e ho potuto dedicare al progetto TappaUnica3V solo la domenica, comunque una giornata fruttuosa che mi permette di completare l’esplorazione della parte alta occidentale del sentiero 3V, dal Maniva al Colle di San Zeno.

Sono partito da Le Baite di Monte Campione per raggiungere, attraverso la Stanga del Bassinale e il tratto di raccordo tra variante alta e variante bassa del 3V, la sella erbosa tra Corno di Mura e Monte Muffetto. Da qui salita al Monte Muffetto, discesa all’omonimo passo e poi, avvolto dalle nuvole e tormentato da un forte e freddo vento, su e giù per la lunga dorsale che, passando per il Monte Splaza, il Dosso Rotondo e Monte Campione, porta alla Colma di Marucolo. Da qui sono ritornato esattamente sui miei passi fino al Passo del Muffetto da dove in pochi minuti si rientra al parcheggio di Le Baite di Monte Campione. In totale circa tre ore di cammino, 630 metri di dislivello e dodici chilometri lineari.

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Si ritorna nelle nuvole e nel vento

Oggi visto che le gambe, specie nei tratti di salita ripida, un poco si ribellavano al tentativo di farle mulinare al massimo, ho cadenzato il passo sulla frequenza che ho ormai individuato come quella da tenere durante il giro finale e evo dire che ho pensato bene: con questo passo rientro ottimamente nei tempi calcolati (inferiori del venti per cento a quelli di tabella), anche se devo restare molto concentrato per evitare di aumentarlo essendo molto inferiore a quello mio tipico.

Alla fine, considerando quei tratti che avevo già fatto più volte anche in tempi recenti, con questa uscita posso dire di avere esplorato e testato quasi l’intera parte alta (mi mancano solo la discesa dalla Corna Blacca e la salita al Guglielmo dal Colle di San Zeno che comunque conosco) buona parte dell’intero percorso, le parti che mi mancano e che non conosco nella parte bassa (il tratto dalle Passate Brutte alla Passata del Vallazzo e, sull’opposto lato della val Trompia, il tratto da Polaveno alla Stella) potrò facilmente esplorarle anche nel periodo invernale.

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#TappaUnica3V: tre per tre


Tre giorni, tre escursioni, due tranquille in compagnia di mia moglie, una decisamente impegnativa e che ha messo a dura prova la mia resistenza, sia quella fisica che, e soprattutto, quella psichica.

Domenica 6 dicembre

In una giornata solare partiamo a mattina già avanzata per un’escursione alle porte di casa: l’anello di Sant’Eufemia, sentiero 1 più sentiero 2, sul versante meridionale del Monte Maddalena. In meno di tre ore abbiamo coperto 620 metri di dislivello e il lungo tratto a mezza costa che raccorda i due sentieri.

Le mie gambe rispondono alla grande: pur avendo superato direttamente tutti i tratti più ripidi ed avendo sfruttato le roccette per sforzare ancora di più sui quadricipiti non avverto dolori.

Lunedì 7 dicembre

Dalla vetta del Crestoso verso la Foppa del Mercato (a centro foto)

Dalla vetta del Crestoso verso la Foppa del Mercato (punto di massima depressione della cresta)

Approfittando dell’assenza di neve esploro un tratto alto del 3V che non conosco: dal Passo delle 7 Crocette alla Foppa del Mercato. Partenza dal Graticelle, una frazione di Bovegno, salita per il sentiero 341, traversata del Crestoso e delle Cime di Stabil Fiorito, discesa (ehm, invero è più che altro un lungo mezzacosta) alla Baita di Prada per il sentiero 339A (detto Sentiero dei Camosci, nome che la dice lunga sulla sua conformazione), da qui con il sentiero 339 discesa a Graticelle passando per la Baita di Prada, la Capanna Remedio e il Ponte di Rango (ed anche questo tratto presenta un lunghissimo interminabile traversone con alcune improvvise e ripide salite che hanno messo a dura prova la mia resistenza fisica e, non aspettandomele, soprattutto psichica). Stando alle tabelle il giro doveva durare nove ore, io, nonostante un forte raffreddore che mi fa respirare male e nonostante il freddo che mi costringe a stare vestito facendo brontolare il mio corpo ormai abituato alla piacevole libertà del nudo, l’ho fatto in sette, considerando anche il tempo perso a causa di diversi punti dove le indicazioni erano carenti o ambigue.

Test importantissimo la ripidissima salita del Dosso della Croce fatta in circa un terzo del tempo indicato dalla tabella: 30 minuti contro l’ora e venti. In questo tratto, dopo i primi dolori ai quadricipiti, sono apparsi dolori anche ai polpacci (la traccia sale costantemente sulla linea di massima pendenza). È comunque bastato il falasopiano che alla fine del dosso conduce al Passo per recuperare le energie necessaria ad affrontare l’ancor più ripida salita al Monte Crestoso e il successivo su e giù per le varie cime che si susseguono lungo la cresta che adduce alla Foppa del Mercato e che alza sensibilmente il già rilevante dislivello di 1503 metri: ad occhio e croce, comprese le salite del tratto di sentiero che dalla Capanna Remedio porta al Ponte di Rango, direi che in totale dovrebbe aggirarsi attorno ai 1700 metri.

Rientro alla macchina con le gambe ancora elastiche e agili nonostante siano diffusamente doloranti; nel togliere lo zaino rilevo un poco di stanchezza alla schiena ma niente di ché, passa in pochi minuti; i piedi, anche grazie alle straordinarie calzature che utilizzo, stanno alla grande; lo stato generale è ottimo, nessun dolore alle ginocchia e nemmeno alle caviglie, l’affaticamento è praticamente pari a zero, che dire: a fine precauzionale, onde darmi un buon margine fisico e psichico, sarà mia premura innalzare ancora la preparazione, ma l’impressione è che già così possa essere adeguata a TappaUnica3V. Se non nevica le vacanze di Natale potrebbero essere l’occasione buona per effettuare un primo test attorno o sopra le 15 ore di cammino.

Ah, dimenticavo, contrariamente a quanto ormai è abitudine dei più io non uso bastoncini, preferisco ancora camminare alla vecchia maniera.

Una curiosità: nell’ultima ora di cammino un forte aiuto psicologico me l’ha dato la speranza, poi risultata vana, di trovare all’arrivo un bar dove potermi concedere un bel paninozzo col salame accompagnato da un bicchierone di vino rosso nostrano. Credo proprio che per TappaUnica3V mi organizzerò per farmi trovare questo premio all’arrivo a Urago Mella.

Martedì 8 dicembre

Non c’è sosta per chi si allena ed allora eccomi qua al Colle di San Zeno per esplorare anche il tratto di crinale che da detto valico si porta alla Colma di Marucolo sopra Monte Campione. Il dislivello è limitato, 450 metri all’incirca, ma qui comanda la lunghezza del percorso: quasi 5 chilometri (in proiezione lineare) che percorriamo in due ore e mezza tra andata e ritorno. Alcuni tratti ripidi mi permettono di valutare lo stato delle gambe: ottimo, è bastata una notte di riposo per farle tornare a pieno regime.

Colma di Marucolo: vista sulla parte di salita fatta ieri

Colma di Marucolo: vista sulla parte di salita fatta ieri (a centro foto la lunga sagoma del Crestoso)

Punta Ortosei (Lodrino – BS)


  • Zona: Lodrino (Val Trompia – BS)
  • Punto di partenza e arrivo: Cocca di Lodrino (735m)
  • Quota massima: Punta Ortosei (1272m)
  • Dislivello totale (considerando anche i vari sali scendi): 600m
  • Tempo: 3 ore e mezza
  • Segnaletica: paline e segni bianco azzurri del sentiero 3V “Silvano Cinelli”
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E3Em
La cresta da Punta Orosei a Punta di Reai

La cresta da Punta Ortosei (a sinistra) a Punta di Reai (al centro)

Altra breve, divertente ed estremamente panoramica escursione di cresta, stavolta sull’altro lato della Val Trompia, quello che la separa dalla Val Sabbia.

In salita si segue il percorso originario, oggi definito variante alta, del sentiero 3V “Silvano Cinelli” mentre in discesa viene percorsa la più semplice ma molto meno interessante variante bassa. Nella parte alta si attraversano due grandi e ben tenuti roccoli, prestare attenzione durante il periodo di apertura della caccia in capanno; nella parte finale della discesa si attraversa un attivissimo campo per il tiro a volo che necessita di altrettanta attenzione: come indicato dai diversi e ben evidenti cartelli è importante mantenersi sulla strada tracciata. Sul tratto di cresta l’esposizione, seppure in assenza di pareti rocciose e per quanto sia discontinua, può pur sempre ad alcuni risultare fastidiosa, specie dopo delle piogge o in presenza di neve.

Comodo anche se non particolarmente grande il parcheggio (sterrato), situato proprio nel punto di scollinamento tra la Val Sabbia e la Val Trompia: la Cocca di Lodrino (735m). Altre possibilità di parcheggio si trovano nei pressi, specie sul lato triumplino dove a poche centinaia di metri c’è il centro di Lodrino.

Relazione

Prendere la strada asfaltata sulla destra (ovest) del parcheggio (via Santa Croce) e seguirla puntando ad un vicino gruppo di case, le Case Cucche. Ignorando una deviazione a sinistra tenersi a destra delle case e seguire una piana strada sterrata. Giunti alla località Acqua Fredda (fontanella sorgiva e cartello indicatore con il nome della zona) al bivio abbandonare la piana strada per prendere a sinistra una strada meno evidente e in ripida salita.

Risalendo il crinale dopo la Costa Nibbia

Risalendo il crinale sopra la Costa Nibbia

Dopo poco la strada si spiana e punta decisamente verso est diventando sentiero in parte invaso da una folta vegetazione. Quando sulla sinistra s’intravvede un campo con steccato in legno, ignorare le tracce che proseguono in piano a sinistra lungo lo steccato e prendere a destra un altro ripidissimo sentiero. Con percorso quasi costantemente sulla linea di massima pendenza, salire nel fitto bosco guadagnando rapidamente quota. Quando il bosco si dirada leggermente il sentiero volge lievemente a sinistra e la pendenza si riduce sensibilmente, giunti ad una radura il sentiero piega a destra costeggiando una valletta di scolo meteorico che più avanti si valica. Ad un bivio prendere il sentiero di destra che in poche decine di metri esce dal bosco e si porta in una radura erbosa. Attraversare il campo puntando, in diagonale verso destra, ad un sentiero sul lato opposto.

Procedendo sullo stretto sentiero che, con andamento a mezza costa, alternando lungi tratti pianeggianti ad altri di più o meno ripida salita, taglia lungamente i pendii erbosi della Costa Nibbia. Oltrepassato un crinale il sentiero gira nettamente a destra e, con forte pendenza, risale il versante destro orografico di detto crinale portandoci sul suo filo. In alto a sinistra, ben visibile, si erge la triangolare cuspide sommitale di Punta di Reai, sui suoi pendii erbosi si nota la traccia del sentiero che dovremo seguire.

Dopo un breve tratto pianeggiante si riprende a salire, poco dopo si abbandona il filo del crinale per traversare a mezza costa puntando ad una zona boschiva. La si oltrepassa passando nei pressi dei ruderi di un capanno, poi si risale il ripidissimo versante orientale della Punta di Reai e, tenendosi nei pressi del filo di cresta, se ne raggiunge la vetta (1247m; 1 ore e 30 minuti). Il panorama si estende a trecentosessanta gradi e, nonostante la visione risulti infastidita dalla chioma dei tanti alberi che attorniano la cima, è possibile riconoscere buona parte del tracciato del sentiero 3V.

Sulla cresta tra Punta di Reai e Punta Orosei

Sulla cresta tra Punta di Reai e Punta Ortosei

Scendere sul lato opposto della vetta e, superato un breve tratto di bosco, si riprende l’esile linea della cresta che definisce lo spartiacque tra Val Sabbia e Val Trompia. Il sentiero si fa particolarmente stretto e, sebbene manchino pareti rocciose che possano creare una vera esposizione al vuoto, i ripidi prati sui due lati qualche trepidazione la possono procurare consigliano un passo calmo e attento. Dopo una breve discesa e un bel tratto pianeggiante si riprende a salire per pervenire alla vetta di Punta Ortosei (1272m; 20 minuti, 1:50 ore totale). Ancora un ampio panorama si offre ai nostri occhi.

Scendendo lungo il versante opposto a quello di arrivo si seguono le evidenti tracce di passaggio che solcano un ripido ma non esposto pendio erboso e in breve si perviene ad una sella. Si risale sull’altro lato per prendere, ancora sul filo di cresta, un sentiero ora più largo che poi si trasforma in strada sterrata, seguendola in breve perveniamo al grande e ordinatissimo capanno della Passata Vallazzo (1185m; 20 minuti, 2:10 ore totale). Poco oltre la strada scende a sinistra mentre a destra un esile sentiero s’inoltra a mezza costa su ripidi pendii di erba. Qui troviamo le paline del sentiero 3V che indicano il bivio tra la variante alta e la bassa.

Prendere la strada sterrata che scende nella valle sul lato sabbino e, con diversi tornanti e alcuni tratti ripidissimi, dopo un lungo cammino porta al fondo del Vallazzo. Un tratto quasi pianeggiante adduce al Campo di tiro a Volo “Valle Duppo” (1 ora, 3:00 totale). Si passa accanto al poligono e nuovamente in discesa, oltrepassando le varie strutture del campo, si perviene all’ampio parcheggio che attraversiamo interamente per imboccarne la strada asfaltata di accesso. Seguendo il nastro asfaltato si discende una bella costa erbosa (in basso a destra si nota una pista da motocross) giungendo ad una sbarra. Poco oltre si arriva ad un bivio, prendere la strada asfaltata di sinistra che, con andamento sinuoso, taglia la base della Costa Nibbia e perviene alla sorgente dell’Acqua Tignosa. Con un ultimo strappo di salita (41 metri di dislivello) ritorniamo al punto di partenza: la Cocca di Lodrino (735m; 20 minuti, 3:30 totale).

Panorama da poco sotto la Punta di Reai

Panorama da poco sotto la Punta di Reai, a centro foto Lodrino

Traversata dei Corni del Diavolo (Monte Campione – BS)


  • Zona: Monte Campione (Val Camonica – BS)
  • Punto di partenza e arrivo: Plan di Montecampione (1800m)
  • Quota massima: Corni del Diavolo (2031m)
  • Dislivello totale (considerando anche i vari sali scendi): 460m ca.
  • Tempo: 4 ore
  • Segnaletica: paline e segni bianco azzurri del sentiero 3V “Silvano Cinelli”
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E3Cf
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Tratto finale della traversata

 Breve e divertente traversata lungo panoramiche creste erbose. La costante forte esposizione, la presenza di diversi tratti molto ripidi (erba e terra) e alcuni facili tratti rocciosi rendono questo itinerario accessibile solo a chi abbia dimestichezza con il vuoto, equilibrio e passo stabile. Da evitare o comunque percorrere con estrema cautela (eventualmente calzando dei ramponcini) se il terreno risulta bagnato da recenti piogge o anche solo inumidito dalla condensa del primo mattino.

L’itinerario così come proposto segue fedelmente il tracciato del sentiero 3V “Silvano Cinelli” alternando la variante bassa con una parte della variante alta e passando dall’una all’altra con due opportuni raccordi sempre segnalati in bianco azzurro.

Si parcheggia nella zona antistante il decadente complesso residenziale “Le Baite”, oppure, aggiungendo al dislivello da percorrere altri centoquaranta metri, nell’ampio parcheggio situato di fronte alla partenza della seggiovia “Larice” (1664m) dal quale si può salire all’inizio del sentiero seguendo la strada asfaltata o la parte inferiore della pista da sci.

Relazione

Dal parcheggio (1800m) costeggiare, su sterrato misto ad erba, il lato a monte del complesso residenziale. Raggiunto il punto più alto del dosso erboso prendere la stradina che si dirige a sinistra verso un’evidente malga oltre la quale si scende in una valletta. Ad un bivio prendere la stradina a destra (quella a sinistra porta al rifugio “Alpini Monte Cimosco”), che ci riporta sulla verticale del complesso residenziale. Proseguendo fedelmente lungo la strada sterrata ci si avvicina al versante settentrionale del Monte Muffetto, in prossimità del quale, con pendenza più accentuata e con alcuni tornanti, si sale alla sella della Stanga del Bassinale (1897m; 30 minuti).

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La parte iniziale della cresta

Proseguendo lungo la strada sterrata si scende un poco sul versante opposto a quello di salita (Valle dell’Orso), in corrispondenza della prima curva (lunga curva a sinistra) prendere a destra le evidenti tracce del raccordo tra la variante bassa e la variante alta del sentiero 3V. Prima direttamente sulla linea di massima pendenza, poi in diagonale verso sinistra si risale un ripido pendio erboso arrivando ad una sella sulla linea di cresta tra il Monte Muffetto, a sud-ovest, e la Cima Torricella, a nord-est (ca 1900m; 20 minuti, 0:50 ore totale). Proseguendo a sinistra (rispetto al senso di arrivo) lungo l’erboso e largo crinale in breve si perviene alla vetta di Cima Torricella (2009m; 20 minuti, 1:10 ore totale).

 Senza percorso obbligato si divalla dolcemente per larga cresta erbosa, con qualche liscia placca rocciosa, per poi risalire ripidamente al Monte Rosello (2025m; 20 minuti, 1:30 ore totale) il cui versante camuno, con alte pareti rocciose, precipita a picco sulla sottostante ammaliante conca di verdi ondulati pascoli. Si prosegue lungo il filo di cresta, ora molto esposto su ambedue i lati, per scendere con molta cautela l’erto pendio erboso che adduce ad una sella, dalla quale subitaneamente si affronta il ripido pendio del primo Corno del Diavolo; consigliabile seguire la flebile traccia che sale fino in vetta ignorando le più evidenti tracce che, con forte esposizione, tagliano a mezza costa il versante occidentale.

Dalla vetta del primo Corno del Diavolo si scende tenendosi sulla sinistra del filo di cresta superando senza particolari problemi un tratto costituito da lisce e piatte placche rocciose. Superato un breve tratto pianeggiante si risale, ancora per ripidissimo pendio, alla vetta del secondo corno dalla quale si scende sul versante opposto tenendosi sul lato occidentale dove, nel ripido pendio d’erba e terra, evidenti tracce di passaggio permettono di aggirare abbastanza agevolmente i verticali salti rocciosi della cresta. Ritornati sul filo del crinale si discende un facile e breve saltino roccioso (evitabile traversando sull’erboso versante orientale) per poi salire alla cima del terzo e ultimo corno (2031m la quota del più alto dei tre corni, gli altri due sono di poco più bassi; 30 minuti, 2:00 ore totale). Senza via obbligata, per ampio pendio erboso si discende alla larga sella della Foppa del Mercato (1924m; 10 minuti, 2:10 ore totale).

Scendere sul versante camuno puntando dapprima verso sud per poi svoltare seccamente a nord e continuare a scendere lungo un evidente e largo sentiero. Con altro tornante si riprende la direzione verso sud che si mantiene a lungo per arrivare al prato che sovrasta la Malga Rosello di Sopra (Centro di Formazione Faunistica della Provincia di Brescia). Continuando a traversare verso sud in lieve discesa oppure scendendo direttamente per il non ripido prato si perviene ad una strada sterrata (1705m; 30 minuti, 2:40 ore totale).

Seguendo verso sud (sinistra) la strada sterrata si risale un dosso erboso per poi entrare in una bella conifera al cui termine, superata una sbarra, sulla destra un grosso masso erratico, la Corna dei Soldi (una tabella ne spiega l’interessante storia), e sulla sinistra un’area di sosta attrezzata con tavoli, panche e braciere. Sempre lungo la strada sterrata, si continua in leggera salita entrando nell’ampia conca del Lago Rondeneto dove la pendenza aumenta e la salita si fa un poco più faticosa. Si passa a sinistra della Malga Rondeneto per poi puntare all’ormai evidente sella della Stanga del Bassinale, alla quale si perviene con un tratto di strada ancor più ripido (1 ora, 3:40 ore totale). Da qui, seguendo la pista di sci, si scende al parcheggio per una via più diretta di quella percorsa in salita (20 minuti, 4:00 ore totale).

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Panorama verso la Val Trompia e la Pianura Padana

 

#TappaUnica3V, un fine settimana di scarico


Dopo diversi test anche piuttosto impegnativi e che hanno lasciato qualche piccolo segno nelle gambe mi serviva un momento di scarico e allora…

Domenica 29 novembre tranquilla escursione in compagnia di mia moglie a pochi chilometri da casa: salita al Dragoncello partendo da Botticino Mattina e passando per Ghiacciarolo, San Gallo e San Vito. 930 metri di dislivello per cinque ore e dieci minuti di cammino fra salita e discesa.

Lunedì 30 novembre mi porto con la macchina fino a Cariadeghe (parcheggio degli Alpini) e da qui effettuo il periplo della zona passando per tutte le principali cime che la circondano: Ucia, Dragoncello e San Bartolomeo. Giornata stupenda e nessuno in giro, peccato le forti, costanti e freddissime folate di vento che mi hanno costretto a starmene sempre vestito. Dislivello totale 649 metri, con un continuo su e giù distruttivo per le gambe anche per la presenza di tratti molto ripidi sia in salita che in discesa. Tempi di percorrenza: dal parcheggio alla vetta del monte Ucia 50 minuti (contro le due ore della tabella, l’unica su tutto il percorso; 358 metri di salita); dal monte Ucia al monte Dragoncello venticinque minuti di discesa (248 metri di dislivello) e quindici di salita (174 metri); dal Dragoncello a San Bartolomeo cinquantatré minuti (218 metri per quaranta minuti di discesa e 117 metri per tredici minuti di salita): da San Bartolomeo al parcheggio dieci minuti (123 metri di discesa); totale 2 ore e trentatré minuti.

Giro delle Colombine (Maniva – BS)


  • Zona: Collio Val Trompia (BS)
  • Punto di partenza e arrivo: Giogo del Maniva (1664m)
  • Quota massima: Monte Colombine (2214m)
  • Dislivello totale (considerando anche i vari sali scendi): 695m
  • Tempo: 6 ore
  • Segnaletica: paline e segni bianco azzurri del sentiero 3V “Silvano Cinelli”
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E3P
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Tutta la cresta dal Monte Dasdana al Monte Colombine

Panoramica cresta erbosa con qualche breve tratto roccioso che si sviluppa in destra orografica della parte terminale della Val Trompia, separandola dalla Val Camonica. Attrattiva particolare è data dai resti di opere militari della Grande Guerra. Coincide interamente con la parte più alta e più a nord del sentiero 3V, percorrendone all’andata la variante alta e al ritorno la variante bassa.

Sebbene si possa portarsi in auto ben più sopra, si consiglia la partenza dal Giogo del Maniva sia per fruire dell’appoggio logistico dei ristoranti e bar presenti in zona, sia per allungare un poco il piacere del cammino altrimenti molto contenuto.

Relazione

Dal piazzale del Maniva ci portiamo sul lato Triumplino dell’Albergo Maniva dove si prende una stradina sterrata che, parallela alla sottostante strada asfaltata, si alza ripidamente sotto un dosso erboso con grande croce di metallo, per poi tagliare a mezza costa il versante occidentale del Monte Maniva e pervenire, poco sopra l’albergo Bonardi, alla strada asfaltata del Crocedomini (1760m; 20 minuti). Seguiamo detta strada fino a quando una stradina militare si stacca sulla sinistra aggirando un dosso erboso sovrastato da una casetta in cemento. Si segue questa strada per poche decine di metri, in corrispondenza della casetta si prende a destra un sentierino che ripidamente si alza verso il crinale erboso che separa la strada militare dalla strada asfaltata. Seguendo il crinale erboso in breve si perviene alla strada del Crocedomini che si segue fin quando svolta decisamente a sinistra. Proprio sulla curva, sulla destra si prende uno sterrato che s’inoltra nel largo pendio erboso delle Calve dei Zocchi che risaliamo interamente mirando all’evidente stazione a monte della seggiovia (Dasdanino, 2088m; 1ora e 10 minuti, 1:30 totale).

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La postazione d’artiglieria sotto la vetta del Dasdana

Scendendo per larga strada sterrata si perviene in pochissimi minuti alla sella del Passo del Dasdana (2070m), una breve ripida salita ci riporta sulla strada asfaltata del Crocedomini che attraversiamo e subito abbandoniamo per prendere un sentiero che risale l’evidente cresta Est del Monte Dasdana. Superata la prima ripida metà della cresta si perviene ad un tratto pianeggiante al termine del quale s’incontra un’interessante postazione d’artiglieria per mezzi di medio calibro. La oltrepassiamo e prendiamo la parte finale della cresta pervenendo alla vetta del Monte Dasdana (2191m; 30 minuti, 2:00 totale).

Dalla vetta scendiamo pochi metri sul versante opposto portandoci all’interno della trincea che percorre tutto il versante camuno del monte, la seguiamo verso sinistra pervenendo ad una sella erbosa. Da qui la trincea svolta a destra e scende verso i laghi di Ravenola, noi invece proseguiamo lungo il crinale risalendo ad un primo dosso erboso (Prima Colombina, 2195m; 15 minuti, 2:15 totale). Scendiamo alla successiva sella per risalire il secondo dosso erboso (Seconda Colombina, 2183m; 15 minuti, 2:30 totale). Passando accanto ad un alto traliccio dell’alta tensione, si scende un ripido pendio e si perviene ad altra ben più larga sella dove ci immettiamo su una larga mulattiera militare che seguiamo in leggera salita traversando il versante meridionale del Monte Colombine. Poco prima del crinale meridionale, la mulattiera svolta a destra con stretto tornante, per poi salire con un paio di curve la parte terminale del Monte Colombine (2214m; 30 minuti, 3:00 totale), punto più alto del sentiero 3V e di questa escursione (larga piazzola d’artiglieria).

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A centro foto il Goletto di Cludona visto dal Monte Colombine

Ritornando brevemente sui propri passi si scende lungo il crinale meridionale del monte puntando verso destra a una zona di rocce che si superano sulla sinistra senza particolari difficoltà. Si prosegue per piatte lastronate di roccia al termine delle quali si scende un breve caminetto roccioso a cui segue un ripido pendio erboso solcato da varie tracce di passaggio. Una piana dorsale ci porta ad alzarci brevemente su di un dosso erboso (Terza Colombina, 2201m), continuando lungo il crinale si supera anche la Quarta e ultima Colombina (2107m) scendendo infine verso ovest in direzione dell’ormai evidente sella del Goletto di Cludona (2031m) a cui perveniamo velocemente senza via obbligata (30 minuti; 3:30 totale).

Seguendo verso est una strada sterrata con alternanza di salita e discesa si traversa alla base dei vari spuntoni rocciosi che costellano il versante meridionale delle Colombine. Giunti al Pian delle Baste, oltrepassiamo sulla nostra destra i ruderi della caserma militare (1936m) e, con breve salita, raggiungiamo la strada asfaltata del Crocedomini (1 ora e 30 minuti; 5:00 totale). Per questa risaliamo al vicino passo del Dasdana da dove, seguendo lo stesso percorso fatto all’andata, prima ci portiamo alla stazione a monte della seggiovia, poi scendiamo le Calve dei Zocchi, seguendo la strada del Crocedomini oltrepassiamo l’albergo Bonardi e, per la stradina sterrata che si stacca a sinistra in corrispondenza del tornante che precede tale albergo, rientriamo al parcheggio del Giogo del Maniva (1 ora, 6:00 totale).

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I ruderi della caserma al Pian delle Baste

#TappaUnica3V: test psicogeno :)


Domenica 15 novembre

Stando alle previsioni meteo dovrebbe essere una bella giornata, ancora con il buio sono all’inizio della Val d’Inzino, obiettivo della giornata salire la ferrata dell’Almana. Dovrò farla verso la fine del giro per cui presumibilmente in condizioni di affaticamento, allora voglio farla anche oggi in stato di cottura e cosa m’invento? Salita a tutta della Val d’Inzino!

Alla Croce di Marone arrivo con i quadricipiti che non ne vogliono più sapere di spingere. Recuperando un poco nel tratto di discesa che dalla Croce di Marone porta alla Forcella di Sale mi avvicino alla ferrata. Alla Forcella di Sale le indicazioni sono ambigue, tutt’attorno solo prati recintati e cancelli chiusi. A ben guardare, lontano, in alto, sopra un verde prato, si vede qualcosa che somiglia a un cartello dipinto a strisce bianco azzurre. Risolvo chiedendo informazioni a due signori che, casualmente, passano in auto uscendo da una baita poco sopra. “Per l’Almana vada di là” “Ma non si sale anche direttamente da qua?” “Si, si può salire anche da qua, ma è pericoloso, vada di là” “Grazie, io devo però salire proprio da qua, di la ci scendo”.

La salita si fa subito molto ripida, poi, passando sul versante che da verso il Lago d’Iseo, anche l’esposizione aumenta considerevolmente,  anche se attenuata dal salire sulla linea di massima pendenza per canalini erbosi e qualche rotta roccetta. Improvvisamente un lungo traverso, una comoda cengia, una cordina metallica e un albero sul lato a valle infondono sicurezza, ma poco dopo la cengia muore su un altro ripidissimo ed esposto pendio erboso: qui la cordina farebbe decisamente più comodo.

Ancora linea di massima pendenza e presto sono in cresta, una bellissima e panoramica cresta erbosa solcata da un ottimo sentiero. Senza ulteriori difficoltà, con alcuni ripidi saliscendi eccomi  in vetta all’Almana. In questa parte del mio itinerario, ogni pur breve tratto di salita mi procurava fitte dolorose ai quadricipiti, ma sono qui, in vetta, alla fine sono salito e l’ho fatto senza particolari difficoltà pur essendo in stato di grande affaticamento muscolare. Ottimo anche questa variante alta è confermata.

Tanto per completezza e curiosità, riporto qui la tabella dei tempi di marcia di questa uscita, di questa  esplorazione preparata e condotta anche anche come primo vero e proprio test, anzi doppio test: fisico e… psicogeno 🙂

Tratto

Tempo di tabella

ore

 

Mio tempo

ore

Inzino – Croce di Marone per Val d’Inzino

2:20

1:30

Croce di Marone – Forcella di Sale

0:50

0:21

Forcella di Sale – Punta Almana per 3V var. alta

1:15

0:44

Punta Almana – Forcella di Sale per via soccorso

0:40

0:20

Forcella di Sale – Inzino per Valle delle Casere

1:50

1:01


Totale


6:50


3:56

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Passo di Spino: la “ferrata” sale tra quelle rocce.

Lunedì 16 novembre

Mi manca ancora una variante alta, la cresta del Dossone di Facqua sopra Lumezzane, pertanto eccomi qui, alla sua base, con le gambe che non ne vogliono sapere di spingere. Un preoccupato cacciatore mi chiede se so dove sto andando, se sono al corrente che c’è da arrampicare, lo tranquillizzo e procedo.

Eccomi al passaggio della “Streta”, uno stretto camino roccioso alto all’incirca cinque metri posto al di sopra di un basamento di rocce rotte a suo volta alto cinque metri. In totale una decina di metri di arrampicata, stavolta di vera arrampicata: lo zaino struscia contro le rocce infastidendomi alquanto, gli appigli sono tanti ma svasati, c’è una vecchia corda di nylon ma non infonde fiducia e poi perchè non godermi questa breve arrampicata?

Qualche istante di attenta valutazione è necessario per superare la stretta, ma alla fine eccomi sopra.

Il resto della cresta, presenta ancora un paio di passaggi di arrampicata, molto più semplici, per il resto è  sostanzialmente banale.

Aggiudicata anche questa: esteticamente molto bella, segue la logica del filo di cresta, mentre la variante bassa risulta assai più lunga, più faticosa e molto meno interessante.

Con queste due ultime uscite come prima cosa mi sono reso conto che dovrò fare un bel lavoro di resistenza per i quadricipiti, poi  che coi tempi di marcia sono già perfettamente allineato, infine ho concluso le esplorazioni delle parti più tecniche, quelle esplorazioni che volevo fare a tutti i costi prima che iniziasse a nevicare. Ora, dopo aver dato certezza al percorso che seguirò, mi posso dedicare con più calma allo studio dei tratti di semplice camminata e agli allenamenti, già mi sono studiato una nutrita serie di itinerari dalle dieci alle ventiquattro ore di cammino.

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Alla base della “Streta”

#TappaUnica3V: s’inizia a fare sul serio


Domenica 8 novembre

Un’altra giornata di sereno e temperatura gradevole. Sempre con mia moglie e un paio di amici, Attilio e Paola, saliamo a Monte Campione, l’intenzione mia è quella di seguire la variante bassa per portarmi alla Foppa del Mercato e da queste visionare le famose creste dei Corni del Diavolo di cui mi è stato riportato essere esposte e pericolose per poi far decidere a mia moglie se tornare percorrendole. Qualcosa, però, è in agguato e cambierà radicalmente i piani di giornata.

Andando a memoria, ad un bivio con segnalazione poco chiara, invece di seguire il percorso stabilito prendo una breve variante e ci troviamo alla larga sella che separa il Monte Muffetto dal Corno di Mura, ovvero sulla linea di cresta. Va beh, ormai ci siamo, balliamo. Si va per la variante alta.

Procediamo abbastanza veloci, sotto i tempi di tabella e sotto anche quelli che ho calcolato per me, ottimo. La prima parte della cresta è un bel rotondo displuvio erboso, abbastanza largo da non creare problemi anche se i pendii ai suoi lati sono piuttosto ripidi. Poi arriviamo al tratto critico: prati ripidissimi scivolano verso la Val Trompia, alte pareti rocciose sprofondano sul lato camuno, si forma in alcuni di noi un forte senso di vuoto e il passo si fa più accorto e meno veloce. Scavalcato il monte Rosello eccoci al primo dei corni veri e propri, il lato che osserviamo è fatto solo da ripidi prati che si risalgono senza particolari problemi, poco sotto la vetta una evidente traccia taglia a mezzacosta e ci porta sull’opposto versante alla base di un tratto roccioso. Lascio i compagni al sicuro su un tratto piano della cresta e velocemente provo a salire le roccette che portano alla vetta da noi evitata: nulla di particolare, salgo e scendo praticamente di corsa, ottimo.

Ripartiamo, superiamo alcuni saltini rocciosi, saliamo il successivo corno, lo scendiamo zigzagando tra rocce e terra, ancora un breve risalita e… ecco la Foppa del Mercato, a cui si perviene velocemente e facilmente scendendo per meno ripido pendio d’erba.

Il diavolo è vinto!

Per dovere di cronaca, il ritorno all’auto lo facciamo per la variante bassa, dopo una bella pausa pranzo sotto le spoglie fronde di un grande faggio nei pressi della malga Rosello di Sopra: che colori e che bel momento.

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I corni del Diavolo dalla Foppa del Mercato

Lunedì 9 novembre

Ancora sereno. Di buon’ora arrivo al Maniva con l’intenzione di portarmi al Passo di Prael, salire la Corna Blacca, poi il Dosso Alto e scendere per la sua cresta nordovest. Ho le ore contate e, giunto poco oltre il Passo delle Portole, mi rendo conto che non riuscirei a fare tutto il giro: mantenendo l’idea originale rischierei di non poter visionare la cresta del Dosso Alto, che è la cosa che più mi interessa.

Variazione di programma: a passo spedito salgo fino alla base della pala della Corna Blacca per affaticarmi un poco poi ritorno sui miei passi cronometrando i tempi per verificare se posso starci nei miei calcoli. Rientrato al Passo del Dosso Alto senza sosta risalgo, finalmente nudo, verso la vetta dell’omonima cima, dove mi concedo una breve sosta ber godermi il vasto panorama e rifocillarmi un poco.

La cresta è però meglio farla vestito, almeno per questa prima esplorazione. Rimessi i vestiti mi affaccio sul ripidissimo versante di discesa e, seguendo la direzione data dalla tabella segnaletica, inizio a scendere. Sotto di me il baratro, anche se il pendio è rotto da mille zolle, devo scendere con molta circospezione, troppa, non può essere la strada giusta. Alla mia destra la tonda linea di cresta si staglia contro il cielo, delle tracce tagliano a mezza costa verso di essa, andiamo a vedere cosa c’è dall’altra parte. Eccola, un largo sentierino solca un ancor ripido prato ma molto più abbordabile e, soprattutto, molto meno esposto: la via giusta è da questa parte.

Scendo ora più velocemente e in pochi minuti sono alla forcella che adduce alla cresta vera e propria. Un primo saltino roccioso si supera facilmente tenendosi sulle zolle erbose alla sua destra dove un grosso mugo dà protezione e attenua notevolmente il senso di esposizione. Alla sua base faccio per scattare una foto e… ma dov’è la macchina fotografica? Azz, l’ho lasciata in vetta. Deposito lo zaino e risalgo, recupero la macchina fotografica e poi di nuovo giù, stavolta iniziando subito sulla via giusta. La prima discesa l’avevo fatta in venti minuti, troppi, ragionevolmente troppi, questa seconda la faccio in cinque minuti, ora si che si ragiona.

Secondo saltino roccioso, più delicato ed esposto, anche se per un solo singolo passo devo girarmi faccia monte. Ora le rocce sono terminate, scendo un pendio erboso dove fra varie tracce fatico a trovare quella giusta, alla fine finalmente un segno in vernice risolve ogni dubbio. Breve risalita e sono alla forcella Battaini dalla quale il percorso so procedere solo per facili pendii erbosi.  mi convince della fattibilità della cresta anche in notturna, decido comunque di rivedere la mia tabella di marcia per farla ancora col chiaro.

Seguo ora di nuovo la cresta, dopo poco giungo a un bivio, a destra una traccia poco evidente taglia in diagonale il ripido pendio erboso, a sinistra una traccia ben più evidente segue la cresta. In assenza di segnalazioni decido per la sinistra. Errore, dopo aver faticosamente superato due dossi, dopo una ripidissima discesa su erba e terra mi trovo davanti un esteso campo di fitti mughi senza passaggio. Evidentemente dovevo andare a destra. Risalgo il ripidissimo pendio di erba e terra, risupero i due dossi ed eccomi al bivio. Con un poco di attenzione per l’erba molto scivolosa effettuo il traverso, poi la traccia prende a scendere sulla linea di massima pendenza. La seguo, non ci sono segni però conosco il monte e so che sotto di me c’è una mulattiera militare e che lungo di essa si svolge la parte bassa di questo tratto del 3V. Un paletto in legno con segno bianco rosso: sono sulla giusta via e poco dopo eccomi sulla mulattiera militare che velocemente mi riporta alla macchina.

Dovrò certamente tornare a farla per prenderci confidenza, togliere qualche sasso pericolosamente instabile e imparare i giusti passaggi, ma si farà: fattibile anche in notturna, decido comunque di rivedere la mia tabella di marcia per farla ancora col chiaro.

Anche questa è fatta, dopo il diavolo anche l’orco è stato sconfitto!

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La parte alta della Cresta NO del Dosso Alto vista dal dosso erboso che sovrasta la sella Battaini

#TappaUnica3V, ne parlano anche alcuni giornali


Ecco i link agli articoli di Ubaldo Vallini pubblicati in data odierna dal Giornale di Brescia, uscito anche con la versione cartacea, e da Valle Sabbia non solo News.

Giornale di Brescia – “Giorno e notte sui 160 chilometri del 3V per ricordare il papà”

Vallesabbianews – “Il Tre Valli in 40 ore ricordando papà Silvano”

 

#TappaUnica3V: preparazione avviata


Dopo la fase di progetto si trattava di passare ai fatti e mi ci sono subito buttato a capofitto.

Quattro tratti del percorso mi esaltano ma nel contempo anche preoccupano, le quattro varianti alte più tecniche: cresta del Dossone di Facqua (Lumezzane), cresta NO del Dosso Alto (Maniva), cresta dei Corni del Diavolo (Monte Campione) e ferrata dell’Almana (Gardone VT). Quella del Dosso Alto la conosco per averla percorsa più volte, sia in salita che in discesa, d’inverno, però notizie di una frana mi allarmano e voglio verificare di persona, anche perchè il terreno estivo può essere ben diverso da quello invernale. Le altre sono a me totalmente sconosciute per cui una perlustrazione è d’obbligo.

Domenica 1 novembre

Prima uscita esplorativa, sono con mia moglie e, visto che mi sono subito reso conto che sarà comunque opportuno da parte mia prendere visione diretta dell’intero percorso, ho scelto un tratto che già conosco e che non mi dà preoccupazioni: le creste delle Colombine al Maniva.

Il cielo sereno ci dona una dolce temperatura, anche se sulle creste un forte vento un poco infastidisce. Conosco bene la parte alta del percorso, dal Passo del Dasdana in avanti, mentre quella inferiore, dal Maniva al Dasdana, l’ho fatta solo d’inverno con gli sci per cui parcheggio al Giogo del Maniva e da qui ci incamminiamo seguendo fedelmente la segnaletica del 3V, ehm, dov’è? Ecco che la decisione di partire da qui anziché, come solitamente viene fatto, dal Passo del Dasdana, si mostra subito azzeccata: sul piazzale non esistono indicazioni e solo sulla base del mio intuito, allenato da tanti anni di montagna anche su terreno vergine, trovo velocemente la giusta strada.

In breve perveniamo al tornante sulla strada del Crocedomini, poco sotto di noi l’albergo Bonardi. Il sentiero 3V scenderebbe ad esso per poi risalire lungo un’evidente stradina, risparmio a mia moglie l’inutile saliscendi, d’altronde questo pezzo è ben visibile da qui, e seguiamo la strada asfaltata finché la segnaletica ci porta su una vecchia strada militare. Cammina, cammina ad un certo punto mi accorgo che non c’è più segnaletica: ho evidentemente scavalcato senza accorgermene un bivio, al ritorno infatti verificherò l’esattezza dell’ipotesi e mi renderò conto del bivio mal segnalato. Per ora procediamo fino al termine della strada militare e, tagliando per versanti erbosi, mi riporto sul giusto percorso. Per il resto della giornata non si verificheranno altri inconvenienti, marciando sul filo di cresta di dubbi non ce ne possono essere.

Al rientro alla macchina, la tabella di marcia mi dà evidenza certa di quanto avevo già percepito man mano che l’escursione si sviluppava: nonostante l’involontaria deviazione in ogni tratta siamo stati sotto i tempi di marcia che ho calcolato per il mio giro, tempi già ridotti rispetto a quelli di tabella. Che dire?

“Sarà dura… camminare così piano, eheheh!”

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Le Colombine viste dalla vetta del Dasdana

#TappaUnica3V un solitario cammino #nellalpe


Nel 2016 saranno esattamente trentacinque anni dal giro inaugurativo del Sentiero 3V “Silvano Cinelli” e, contestualmente, dalla morte di mio padre, Silvano, avvenuta proprio durante tale giro. Visto che da tempo mi ripromettevo di percorrere tale itinerario, ecco che torna prepotentemente alla ribalta un simpatico progettino che da parecchi anni, insieme ad altri, giaceva nel cassetto: percorrerlo in unica tratta.

L’idea balza e rimbalza nella mia mente corroborata dall’essermi più volte testato durante l’ultima estate: l’allenamento è ottimo, manca ancora qualcosa per tornare ai vecchi fasti, ho vent’anni di più, eppure sento che posso permettermelo, sento che è alla mia portata. Deciso, si farà e lo farò in nuda solitaria. Nasce l’evento Mondo Nudo “TappaUnica3V”.

Certamente oggi si è abituati a imprese ben più rilevanti e resto pertanto piacevolmente sorpreso quando l’annuncio ufficioso pubblicato da mia sorella sulla pagina Facebook del Sentiero 3V ottiene subito una discreta attenzione con migliaia di visualizzazioni, diverse condivisioni e tanti “Mi piace”. Ben presto arrivano anche alcuni commenti coi quali, con presumibile anche se non espresso riferimento al nudo, qualcuno lo definisce un modo bizzarro, qualcun altro chiede il perché, altri ancora parlano di pazzia. Reazioni comprensibili nell’odierna società che, nonostante tutto, nonostante l’emancipazione sessuale, nonostante l’uso e l’abuso pubblicitario del nudo, ancora fatica a considerare normale la nudità, ancora la relega a limitati e specifici momenti intimi, in parte ancora si ritiene offesa dalla vista della semplice nudità.

“Perché nudo?” L’esperienza m’insegna che, purtroppo, solo provandolo è possibile comprenderlo (e chi prova non torna più indietro), pertanto la risposta più adatta sarebbe un semplice “perché no”. È però possibile che qualcuno possa capire anche dalle sole parole e pertanto voglio comunque formulare, senza troppo dilungarmi, una spiegazione più articolata: perché vivendo nella nudità ho scoperto quanto sia più fisiologico, semplice e naturale stare senza vestiti, perché avendolo poi provato nelle escursioni in montagna ho sperimentato le straordinarie sensazioni che si possono provare solo attraverso la nudità e, infine, perchè le tante ore di nudità hanno ridato alla mia pelle la sensibilità dell’infante ed ora anche il più sottile e tecnologico tessuto mi provoca un materiale fastidio. No, vestiti è bello, nudi è meglio!

Potrebbe qui sorgere un’altra domanda e l’anticipo io stesso: “se lo fai per te stesso, allora perché gli dai risonanza pubblica?”  In effetti io sono partito operando all’interno di un ristretto contesto, da questo la notizia si è autonomamente estesa a un ben più ampio pubblico, allora perchè non seguire l’onda dell’imprevisto interesse?  D’altra parte è anche una forma di rispetto verso coloro che, potendo per varie ragioni incrociarmi, temono di sentirsi infastiditi dal nudo: essendo a conoscenza del mio passaggio avranno la possibilità di scegliere tra la risoluzione del fastidio e l’evitare di trovarsi sulla mia strada. Poi ne approfitto per evidenziare che, come tutti, anche i nudisti amano assaporare quel senso di libertà che solo la disponibilità dei vasti spazi può dare. Infine lasciatemi pubblicizzare gli eventi che attraverso questo blog vado proponendo e grazie ai quali si è formato un bel gruppo di escursionisti che all’artificiosa normalità dell’abito preferiscono la fisiologica normalità del nudo.

Detto questo passiamo agli aspetti tecnici della mia piccola impresa.

Idealmente, perché poi dipenderà dalle condizioni meteo e ambientali, partirò da Brescia alle ore 03.00 del giorno 20 luglio 2016, per farne rientro, sull’opposto lato, alle ore 19.00 del giorno 21 luglio. In totale 40 ore di cammino ininterrotto, contro le 48 ore e i sette giorni normalmente impiegati.

L’intenzione sarebbe quella di percorrere il 3V nella sua più estesa magnificenza e complessità, ossia seguendo tutte le sue varianti alte. Una di queste, la cresta del Dosso Alto, già la conosco bene per averla percorsa più volte in inverno, voglio comunque verificarne la stabilità estiva delle rocce e la percorribilità in notturna, le altre sono a me totalmente sconosciute pertanto potrò valutarle solo dopo averle perlustrate. Il percorso con tutte le varianti alte si s sviluppa linearmente per 160 chilometri e presenta un dislivello totale di salita vicino ai novemila e cinquecento metri, la quota massima è di 2214 metri, vi si aggiungono altre sei vette di quota oltre duemila e un lungo tratto costantemente sopra i duemila metri.

Come detto sarò nudo, l’ideale sarebbe poterlo stare sempre, ma visto che dovrò necessariamente attraversare anche dei nuclei urbani o comunque luoghi solitamente affollati è più corretto dire che lo sarò il più possibile: in tali tratti, salvo permessi specifici delle autorità, indosserò un piccolo pareo realizzato su misura da mia moglie.

Per ragioni di sicurezza nello zaino, oltre all’abbigliamento necessario per ogni condizione di temperatura e di tempo prevedibile a fine luglio, infilerò un opportuno sistema di rilevamento GPS che probabilmente verrà collegato a pagine web sulle quali i miei familiari, e chiunque lo desidererà, potranno seguirmi in tempo reale. Verranno anche organizzati alcuni punti di rifornimento e, chi volesse farlo, potrà affiancarmi per brevi tratti, preferibilmente proprio su quelle varianti alte che potrebbero risultare più critiche e pericolose. Come ultimo, almeno per ora, espediente tecnico posso segnalare che utilizzerò, sperando di trovarne uno che vesta il meno possibile, un rilevatore cardio al fine di facilitarmi il mantenimento del ritmo di cammino più adeguato.

Ah, le calzature! Sarebbe bello farne a meno in modo da spingere la nudità ai massimi livelli, purtroppo (o per fortuna) mi ci vorrebbero troppi anni per portare le piante dei miei piedi alla callosità necessaria e a quel punto i piedi risulterebbero comunque insensibili tanto e più di quanto lo siano indossando delle calzature, allora meglio usare le scarpe: userò delle basse e leggere scarpe da trail, in un modello robusto e impermeabile che utilizzo già da alcuni anni con enorme soddisfazione.


Aggiornamento del 30 ottobre
Ci sono cose che, seppure altri vivono diversamente, noi viviamo talmente normalmente da dimenticarcene, per me queste cose sono il nudo e il diabete. Se per il nudo c’è sempre qualcuno o qualcosa che me lo faccia tornare in mente quando scrivo, per il diabete no e così questa cosa m’era sfuggita: sono diabetico e la camminata è sicuramente un buon messaggio anche in tale ambito.


Aggiornamento del 31 ottobre
Visto il momento specifico in cui la nudità viene molto utilizzata dai media per attirare l’attenzione e incrementare lo share ritengo opportuno evidenziare alcune cose in merito alla probabilità che io faccia tratti più o meno estesi del percorso in nudità: #TappaUnica3V e nudo.


Aggiornamento del 2 novembre
Ieri, accompagnato da mia moglie, ho effettuato la prima perlustrazione testando i tempi: la prima impressione è che sarà dura… andare così piano eheheh


Aggiornamento del 14 novembre
1) Come avevo scritto dovevo valutare le varianti alte poichè la loro descrizione e altre informazioni reperite me le davano per pericolose e impegnative. Ne ho fatte due, Corni del Diavolo e cresta del Dosso Alto, e… ambedue praticabili, la prima decisamente banale, la seconda con qualche passaggio che richiede attenzione. A questo punto posso affermare che queste due sono definitivamente accreditate per la percorrenza (anche se ho riprogrammato la mia tabella di marcia in modo d’arrivare alla cresta del Dosso Alto con un’ora d’anticipo sul previsto in modo da non farla con il buio), e se tanto mi dà tanto anche le altre due, che andrò a verificare tra domani e lunedì, lo saranno.

2) Aggiunte qualche giorno fa ulteriori precisazioni in merito alla mia tappa unica per chiarirne cosa la differenzia dalle altre già fatte (di cui sono venuto a conoscenza dei dettagli solo recentemente):  #TappaUnica3V, la mia vs le altre!


Aggiornamento del 16 novembre
Tra ieri e oggi visionate le ultime due varianti alte: come previsto fattibili anche queste. Deciso, il percorso ufficiale è quello con tutte le varianti alte.

Questo è l’ultimo aggiornamento che integrò qua in questa articolo, d’ora in poi verranno creati articoli ad hoc, in essi pubblicherò i report degli allenamenti, le scelte tecniche (materiali, alimentazione, eccetera) e le relazioni dei percorsi fatti in allenamento ed esplorazione (alcuni tipici ma i più particolari e forse inediti).


Grazie per l’attenzione e vi aspetto a darmi sostegno il 20 luglio 2016 alla mia partenza o/e a farmi festa il 21 al mio arrivo.

Nel frattempo attraverso questo blog potrete tenervi aggiornati sull’evento e sulla mia preparazione, nell’ambito della quale andrò anche a inventare percorsi escursionistici inusuali e che puntualmente descriverò in queste pagine. Trovate e man mano troverete tutti i link ai vari articoli e altra documentazione che andrò producendo o che verrà da altri prodotta nella pagina TappaUnica3V.

Orgogliosamente Nudi 2016, anticipazioni


Si dice che un progetto vada tenuto gelosamente custodito fino alla sua presentazione ufficiale e definitiva, ma le idee a cui sto lavorando sono, per me e a me, talmente belle e appassionanti che non mi riesce di tenerle segrete più a lungo di quanto abbia già fatto, visto che almeno due progetti sono ormai certi, eccovi pertanto un anticipo di quanto verrà preparato e proposto nel contesto del programma “Orgogliosamente Nudi” 2016, programma che sicuramente cambierà nome per meglio evidenziare quello a cui stiamo lavorando: non un mondo di sole persone necessariamente, obbligatoriamente nude, bensì un  mondo dove ognuno possa stare sempre e comunque come meglio desidera, dove il nudo sia visto per quello che è ossia un modo semplice, lecito e naturale di vestirsi.

IMG_7774“Sulle tracce della storia”
(titolo provvisorio)

Dato il periodo dei cento anni dalla Grande Guerra, anche noi c’inseriamo negli eventi di recupero della memoria storica e, dopo l’interesse notato in occasione dei tre incontri già avuti (uno lo scorso anno e due quest’anno) coi manufatti di guerra, proporremo una serie di escursioni finalizzate all’esplorazione delle linee difensive bresciane (dal Gavia al Lago di Garda, attraverso l’Adamello) relative alla Grande Guerra. Saranno uscite di uno o due giorni, di vario dislivello ma tutte prive di difficoltà tecniche più vicine all’arrampicata che all’escursionismo e pertanto accessibili a chiunque abbia un minimo di allenamento al cammino in montagna.

Lo zaino“Marcia del trentacinquesimo”
(titolo provvisorio)

 L’anno prossimo saranno trentacinque anni dall’inaugurazione del 3V, percorso a tappe lungo le creste a cavallo delle tre valli bresciane (Val Sabbia, Val Trompia e Valle Camonica) dedicato e intitolato a mio padre; ho ancora delle perplessità sulla durata in giorni del cammino, le tappe sarebbero nove, tipicamente viene fatto in sette giorni che sarebbero forse troppi per creare un bel gruppo. Dopo aver (quasi) scartato, per ovvi motivi, l’idea che più mi sarebbe piaciuta (farla in unica tratta continua, ovvero 2 giorni senza soste, abbassando le 52 ore di tabella a 48 ore di cammino, ma temo che sarei l’unico a partecipare, sebbene questo potrebbe dare un valore aggiunto all’evento e magari dargli un poco di evidenza mediatica), mi sto indirizzando verso i tre (17 ore di cammino die, dura ma non impossibile per un escursionista ben allenato), quattro (13 ore al giorno, meno dura ma comunque pur sempre accessibile solo a un escursionista ben allenato) o massimo cinque giorni (10 ore die, accessibile anche all’escursionista mediamente allenato, permetterebbe la sovrapposizione con la manifestazione in memoria fatta in Pezzeda, ma maggiori difficoltà organizzative e, credo, di partecipazione). Quasi certa, invece, l’intenzione di non appoggiarsi a strutture ricettive per le soste di tappa: vuole anche essere un’immersione nella natura e pertanto si dorme sotto le stelle.

Al duemila sedici allora, anzi, no, perchè non provate a venire con noi già nelle ultime residue e comunque ancora belle escursioni di quest’anno?

Vi aspetto, vi aspettiamo!

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In ricordo di Silvano Cinelli – 2015


IMG_7818Ieri, 23 agosto 2015, si è rinnovato l’incontro in Pezzeda per ricordare mio padre e altri amici che hanno dato la vita per la montagna e in montagna. Quest’anno l’appuntamento era inserito ufficialmente nel nostro programma e, infatti, un piccolo gruppo di noi era presente. Sebbene il maltempo ci abbia costretti a camminare rigorosamente e debitamente coperti, il nostro spirito libero era comunque lo stesso. E’ stato un altro piccolo ma importante passo verso il riconoscimento di normalità alla nudità sociale, familiare e individuale.

Ringrazio personalmente gli amici che hanno voluto essere presenti e che si sono dovuti sorbire cinque ore, tre di andata e due di ritorno, di cammino imprigionati nelle loro vesti, una funzione religiosa, un lungo periodo di rifugio immersi tra persone a loro completamente sconosciute. Grazie Vittorio, grazie Angelo, spero vi siate comunque trovati bene e abbiate passato una buona giornata. Alla prossima.


Stavolta Giove pluvio si è voluto vendicare di tutte le volte che glie l’abbiamo fatta e ha rovesciato su di noi, sebbene con delicatezza, le sue lacrime e il suo fiato dandoci una giornata di nuvole e pioggia dalle prime ore del mattino al tardo pomeriggio.

Unica conseguenza, però, l’aver officiato la Sante Massa all’interno del rifugio anziché, come al solito, al suo esterno, ai piedi e dinnanzi la lapide che ricorda Silvano Cinelli. Per il resto i soliti tanti amici, quest’anno forse tornati quasi agli antichi fasti delle prime edizioni di questa semplice ma sentita manifestazione, non si sono certo fatti intimorire e sono comunque saliti alla Pezzeda, chi con la seggiovia e poi a piedi lungo l’ultimo tratto di strada o di sentiero, chi da uno dei tanti affascinanti percorsi che alla Pezzeda giungono dopo aver cavalcato i pendii montuosi che la circondano, e magari scavalcato anche il Monte Ario o la Corna Blacca.

Due gruppi sono stati, nell’ambito dei rispettivi ambiti operativi, specificatamente organizzati da due dei tre figli di Silvano, Carla ed Emanuele. Unitamente sono partiti di buon ora dal Maniva per percorrere il sentiero 3V, seguendone, nel tratto della Corna Blacca, la più semplice e veloce variante bassa. Nel gruppo anche Maria, moglie di Silvano, che intrepidamente tiene duro e ancora calca, con valente maestria e invidiabile resistenza, i sentieri dell’Alpe.

Poco dopo le undici il mitico Don Fabrizio Bregoli, parroco di Collio, officia la Santa Messa, segue l’intervento di Claudio Scotuzzi, Presidente del Gruppo Monte Maddalena e membro del gruppo di Coordinamento del Sentiero 3V, al termine il pranzo conviviale ottimamente preparato dagli amici del rifugio Balchì2, che da anni ci ospitano e ci rifocillano con la loro arte culinaria. Ultime chiacchiere e poi pian piano i convenuti si salutano e riprendono la strada della valle. Appuntamento al prossimo anno.

Grazie a tutti i presenti, grazie a Don Fabrizio, grazie agli amici del Blachì2, grazie a Vito Ronchi per il contributo organizzativo e grazie anche a… Giove pluvio. Grazie.

Maria, Emanuele, Valeria e Carla Cinelli, ai quali si uniscono tutti i nipoti, pronipoti e consorti vari quest’anno presenti al gran completo.

In ricordo di Silvano Cinelli – 2014


“Oggi è il giorno dell’incontro, incontro di persone, di pensieri, di ricordi, di culture, di opinioni. L’incontro non può essere vincolato, l’incontro c’è quando ognuno si apre agli altri”

La voce chiara e forte di Don Fabrizio risuona tra i verdi pascoli e i cupi boschi della Pezzeda dove, come ogni anno, un nutrito gruppo di appassionati della montagna si è ritrovato per ricordare Silvano Cinelli e alcuni altri amici che alla montagna hanno donato la loro vita. L’incontro è il tema della sua omelia, così come l’incontro è il significato di questa giornata che da 32 anni si ripete puntualmente ogni anno in questo identico luogo: il rifugio Blachì 2 all’Alpe Pezzeda.

Si incontrano persone di varie provenienze, di diverse associazioni; ci sono bambini, giovani e adulti, maschi e femmine; ma s’incontrano anche gli animi umani con le forze, i colori e i suoni della natura; s’incontrano le cime degli alberi e le vette dei monti con l’azzurro del cielo e il grigio delle nuvole, nuvole che oggi sembrava volessero tenersi lontane e invece si sono addensate prima sulla vetta del Monte Pezzeda per poi pian piano coprire tutto il lungo crinale che dal Monte Ario risale al Dosso Alto, gira sul Passo del Maniva per poi ripiegare a sud e raggiungere il Monte Guglielmo. Un lungo crinale che fa da corollario all’alta val Trompia, un lungo crinale solcato dal sentiero 3V “Silvano Cinelli”, un lungo crinale che da qui si può ammirare in tutta la sua estensione e formazione.

Sotto, nel fondo della valle, le case di Collio e di San Colombano sono, al contrario, baciate dal sole, quel sole che le previsioni davano per splendidamente presente e che, invece, ha deciso di giocare a rimpiattino con noi e con le nuvole fino a nascondersi definitivamente, facendoci mancare il suo caldo abbraccio, prontamente sostituito dal meno gradito freddo abbraccio del vento.

Il piacere dell’incontro, però, oltre che gli animi può scaldare anche i corpi!

Grazie a tutti e al prossimo anno
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