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Gentilezza letale!


Photo by Johannes Plenio on Pexels.com

A sessant’anni passati pensi di aver visto e sentito di tutto, credi di conoscere il mondo e invece…. invece la vita arriva con le sorprese, con nuovi insegnamenti terribili, insegnamenti che ti sbattono a terra, che ti lasciano il vuoto nello stomaco per giorni interi, che ti impediscono di dormire finché non crolli stremato, che ti scuotono il corpo con lunghi e persistenti tremori, che invadono la tua mente impedendoti di pensare ad altro, di lavorare efficientemente, di vivere. Insegnamenti che ti fanno affermare..

Attenzione cari amici, attenzione a quello che dite e che scrivete, specialmente se appartenete ad uno dei gruppi sociali (omosessuali, mussulmani, atei, nudisti, eccetera) che, seppure pienamente leciti, sono invisi ad una certa parte della società, attenzione: persino i vostri più innocenti ringraziamenti possono essere strumentalizzati e utilizzati per gettare discredito sulle persone a cui li avete doverosamente indirizzati.

Inconcepibile? Già, eppure succede!

Normalità sociale



Il nudismo non esiste, caso mai esiste il vestitismo, un più o meno grave turbamento sociale.
#NudièNormale

 

Proselitismo



Non voglio un mondo dove tutti siano necessariamente nudi, lavoro per un mondo che riacquisti la normalità del corpo, per un mondo dove chi lo desidera possa stare nudo sempre, ovunque e comunque!

 

Morte e vita



La società odierna ha stigmatizzato e criminalizzato la morte tanto da arrivare a inibire la vita in naturale scioltezza, tanto da impedire di vivere la vita!

 

Leggi e logica naturale



Le donne vanno retribuite alla pari degli uomini, lo smart working va gestito esattamente come il lavoro in azienda, il nudo è lecito ovunque non sia espressamente vietato, terminato l’orario di lavoro si ha diritto a tacitare i contatti con l’azienda e via dicendo…

È desolante che si debbano promulgare delle leggi per ottenere comportamenti che sono, SONO, logica naturale delle cose.


Piangere sul latte versato



Inutile chiedersi perché in Italia le cose vanno male e poi…

  • Supportare politici che fanno i comici e comici che fanno i politici
  • Sostenere chi si limita a impedire che si governi l’Italia
  • Pensare che prescrizione del reato sia sinonimo di innocenza
  • Accontentarsi del meno peggio
  • Esaltarsi per le false promesse
  • Credere che chi ha già fallito possa ora aver successo
  • Approvare l’assenza di veri programmi, sostituiti da slogan più o meno ridicoli
  • Tollerare il turpiloquio dei politici
  • Votare delinquenti conclamati e seriali

Educare al rispetto



Si parla molto di educare al rispetto della donna e delle differenze, ma come si fa a farlo in una società che promuove il fastidio per il corpo e obbliga a nasconderlo? Per educare al rispetto e necessario educare al nudo sociale!


Nudo e montagna



Rispettare la montagna è integrarsi con la montagna, integrarsi con la montagna è vestirsi come lei, vestirsi come la montagna è mettersi a nudo, mettersi a nudo è diventare montagna!

#nudièmeglio

#nudiènormale


Obiettività



Il referendum lombardo ne è solo l’ennesima prova, l’obiettività è morta: chi ne evidenzia solo gli aspetti positivi, chi solo quelli negativi, quasi nessuno vede l’insieme delle cose.


La pensione



Mi rattristano (e preoccupano) coloro che parlando di andare in pensione rispondono “no, no, e poi come lo passi il tempo!”


La storia insegna



Si dice che la storia insegna… uhm, o non è vero o molti non vogliono imparare.


Proverbiamo


Molti utilizzano i proverbi come fossero prezzemolo, ce li cacciano ovunque, talvolta a sproposito, spesso, per non dire sempre, senza averli profondamente ragionati.

Si dice che ogni proverbio contiene un fondo di verità, è giusto?

Beh, si, molti proverbi contengono un fondo di verità, a volte anche più di un solo fondo, sono quei proverbi nati dalle lunghe osservazioni fatte da remoti contadini, pastori, boscaioli, cacciatori, pescatori, ossia da quelle persone che vivevano in natura e di natura, dovendola pertanto ben conoscere e prevedere: “rosso di sera bel tempo si spera”; “quan chel fioca so la foia de fa l’inveren ghe na mia oia” (“quando nevica sulla foglia di fare l’inverno non ne ha voglia”);  “luna in pie marinà a butà, luna a butà marinà in pie” (“luna in piedi marinaio a dormire, luna sdraiata marinaio in piedi”); eccetera.

Altri, però, sono di altra natura, risultano scollegati ad ogni evento atmosferico, trattano piuttosto dei comportamenti sociali: “il denaro non fa la felicità”; “chi troppo vuole nulla stringe”; “sposa bagnata, sposa fortunata”; “il riso abbonda sulla bocca degli stolti”; “fai buon viso a cattiva sorte”; eccetera. Tutti questi sono di origine incerta e si possono addebitare a due possibili motivazioni: la necessità dei poteri di mantenere il controllo sulle genti; la necessità delle genti di consolarsi a fronte della loro condizione di sudditanza, ma più recentemente anche la necessità di giustificarsi della propria immobilità. Personalmente credo che la prima motivazione sia più credibile, la seconda è subentrata in seguito alla promulgazione dei detti proverbi, ma alla fine poco importa quale sia la vera origine, quello che conta è l’analisi: quello che dicono è corretto? No, non lo è, e invero non è nemmeno tanto consolatorio, anzi.

Il denaro non fa la felicità

Vero che anche i ricchi conoscono il dolore, la malattia e la morte, quindi la tristezza e l’infelicità, altrettanto vero che grazie ai loro averi possono permettersi di ricorrere ai più qualificati medici, possono procurarsi le migliori cure, possono abbandonarsi al sonno eterno senza il patema di mettere nei guai economici i propri eredi. Insomma, se è ben vero che i soldi non fanno la felicità e indiscutibile che danno un grande contributo per raggiungerla, d’altronde quanti sono i ricchi che, al grido “voglio essere felice”, regalano tutti i loro averi? Perché vi sono così legati? Evidentemente tanto infelici non sono! Ma se fanno credere di esserlo gli altri non saranno presi dalla voglia di arricchirsi, magari a spese proprio di chi già ricco lo è. Insomma un proverbio molto comodo per mantenere le mani della plebe (oggi delle genti) lontano dai soldi della nobiltà (oggi dei poteri economici e di chi li detiene).

Chi troppo vuole nulla stringe

Può certo capitare che impegnandosi su troppi fronti si faccia fatica a raggiungere anche uno solo degli obiettivi prefissati. Altresì e assolutamente provato che ponendosi obiettivi molto bassi alla fine si resta assai limitati, si è impossibilitati a raggiungere mete importanti. Nelle contrattazioni di ogni genere, poi, è noto che, specie se ci si presenta deboli e remissivi (e debole risulta palesemente colui che parte con bassissime richieste), si ottiene sempre meno di quello che si chiede e se si chiede poco si ottiene zero, indispensabile puntare sempre al massimo di quello che si vorrebbe (ovviamente con un occhio realistico), c’è sempre poi tempo per le trattative. Aver condizionato le genti ad essere sempre poco pretenziose ha permesso e tutt’ora permette a chi detiene i poteri (economici, sociali o politici che siano) di mantenere il pieno controllo sugli altri, di agire a suo unico vantaggio, di promulgare come lecite pratiche invero fraudolente.

Il riso abbonda sulla bocca degli stolti

C’è da distinguere tra riso e riso, quello sguaiato e ingiustificato siamo assolutamente d’accordo, ma quello contenuto e giustificato no, questo non solo è sano, ma addirittura necessario: gratificarsi è importante e poi vivere con il sorriso aiuta ad essere realistici o addirittura positivi. Ovvio che, se no ricadremmo nell’atteggiamento che sto analizzando e disincantando, non possiamo sempre ridere e non dobbiamo necessariamente ridere di fronte a tutto e a tutti, ma possiamo e dobbiamo farlo quando le circostanze lo meritano. Faccio notare poi che il riso non è solo quello della bocca, comunque importante nella comunicazione verso gli altri, ma anche quello interiore, quello della nostra psiche, del nostro animo, importantissimi per noi stessi. UN popolo felice è un popolo difficilmente dominabile, un popolo triste è un popolo che si preoccuperà della sua sopravvivenza essenziale e, pertanto, disattento a quanto succede a livelli sociali più alti.

Lasci a voi ragionare sugli altri proverbi di questo genere, alla fine le considerazioni sono sempre le stesse e la logica finale identica: ci vogliono fregare!

 

Nudità: una proposta indecente


L’idea è carina resta comunque limitativo e castigante parlare solo di turismo (come se nudisti fossero solo i turisti, ricordiamoci in primo luogo dei residenti), inoltre si evidenzia il forte dubbio che oculate scelte abbinate al discorso “avete la giornata riservata nelle altre siete fuori luogo” possano annullare di fatto l’opportunità: la maggior parte degli stanziali ha libera solo la domenica giornata che, presumibilmente, mai verrebbe scelta come vestiti facoltativi; le escursioni di Mondo Nudo sono necessariamente fatte la domenica e.. idem con patate. Sarebbe opportuno non guardare alla singola giornata ma a un periodo settimanale comprendente anche la domenica. Detto questo da qualche parte bisogna pur iniziare e questa, come detto, potrebbe certo essere una valida azione (anche perché educativamente in logica Zona di Contatto), specie se abbinata ad altre quali ristoranti, musei, teatri, piscine, palestre e via dicendo con momenti vestiti facoltativi, l’incentivazione (da parte di parchi, accompagnatori di media montagna, guide alpine, eccetera) di escursioni pure con abbigliamento facoltativo; l’effettuazione di spettacoli con attori nudi e pubblico come vuole; giornate aziendali abbigliamento facoltativo, eccetera.

Essere Nudo

Proposta indecente

Notizia di poco tempo fa. Una turista svedese ha creato un terribile “scandalo” mettendosi completamente nuda sulla spiaggia di Minori, sulla costiera amalfitana. Nessun atteggiamento provocante, ambiguo o malizioso da parte della scandinava, che si è semplicemente sistemata a leggere un libro sul suo telo, senza alcun costume addosso, convinta di poter fare ciò che nel suo Paese è quanto di più naturale ci possa essere. La forza pubblica è prontamente intervenuta per reprimere un crimine tanto abietto: la barbara nordica ha così ottenuto una bella lezione di italica civiltà!

Una nota positiva, peraltro, è stata la reazione del sindaco di Minori, Andrea Reale, il quale ha giustamente riconosciuto che ognuno ha il diritto di «vivere la natura a modo proprio», senza che vi sia il bisogno di scandalizzarsi per questo. Tuttavia, «questo segmento di turismo», ha aggiunto, «non trova sfogo dalle nostre parti, perché da Vietri a Positano si…

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Rispetto e turbamento


Atto 1

Qualche giorno addietro un tweet ha casualmente attirato la mia attenzione, mi è difficile dire il perché: contesto e titolo sono ormai lontani dalla mia vita, d’altra parte l’hanno riempita in modo stabile per ben trent’anni. Tant’è, sono andato a leggermi l’articolo e… dopo le prime righe qualcosa, forse un presentimento, mi ha convinto ad andare avanti, poco dopo ecco una parolina che mi coinvolge e mi cattura, nudisti, a quel punto vado fino in fondo e quello che leggo mi turba. La faccio breve, l’articolo in questione (che invito a leggere: “I peccati di Sasso Scritto”) è il racconto denuncia di uno scalatore fermato dalle forze dell’ordine in seguito al suo lavoro di chiodatura e pulizia su di una parete che sovrasta una spiaggia livornese. E allora? Capita che sulla spiaggia in questione sia abituale stare nudi e tale rocciatore, sulla base di pure illazioni, accusa i nudisti di averlo denunciato alle forze dell’ordine e si lamenta che queste se la siano prese con lui anziché con i nudisti (evidenzio qui che se, come meglio chiarirò in seguito, il nudo in Italia è (in)formalmente legale, l’alterazione del territorio fatta senza autorizzazione è un reato e che le operazioni di disgaggio possono essere eseguite solo da persone all’uopo autorizzate e solo dopo aver messo in atto tutte le necessarie misure di sicurezza, ad esempio il transennamento della zona sottostante).

Atto 2

Ieri sera controllando i dati di accesso al blog scopro che c’è un forte afflusso da un sito che nulla ha a che vedere con il nudo e il nudismo, clicco sul link e mi trovo all’interno di un tema di forum dove, pur senza leggermelo per intero, comprendo che alcune persone avevano intavolato la solita diatriba pro e contro il nudismo e una di quelle a favore, che ovviamente ringrazio per la pubblicità fattami e per l’importanza assegnatami, aveva linkato Mondo Nudo come fonte per farsi un’idea più ampia e precisa sull’argomento. Trovo un’unica risposta al link: “ho letto solo la home ma ho subito trovato qualcosa che mi disturba, è irriverente definire inutili i tabù e assurdi i condizionamenti, lo saranno per voi ma non lo sono per me” (anche qui una precisazione mi scappa: bravo, magari era meglio se ti leggevi anche qualcosa di più prima di tirare conclusioni).

Atto 3

Al fatto 1 ho risposto direttamente commentando l’articolo, poi non ho più avuto tempo di seguire l’evoluzione delle cose e ora preferisco rubare agli altri impegni due orette per scrivere questo articolo piuttosto che per ricercare quell’altro e imbarcarmi in una diatriba che ritengo vada affrontata e risolta da chi vi è direttamente coinvolto, i nudisti che frequentano quella spiaggia (per facilitare la cosa ho pubblicato un tema sul forum de iNudisti). Una diatriba che durerebbe sicuramente a lungo, mentre nei prossimi giorni sarò impossibilitato a seguire facendo più male che bene alla causa del nudo sociale.

Al fatto 2 per rispondere direttamente avrei dovuto registrarmi al forum, un forum dai contenuti che sono tutto sommato lontani dalla mia sfera d’interesse, un forum che poi abbandonerei così come è già successo per altri: già faccio fatica a seguire quelli che mi riguardano da vicino, figuriamoci altri. Così, amando comunque dare risposte, ne traggo spunto per questo articolo.

Rispetto e turbamento

Ci sono argomenti che chi vuole osteggiare il nudismo mette spesso, per non dire sempre, in campo, uno è quello dei bambini, un altro è quello della legge, altro ancora quello del rispetto. Analogamente viene fatto con gli schemi dialettici, quegli schemi tanto cari a certa politica, quegli schemi che mi ricordano i militanti delle brigate degli anni settanta e ottanta (rosse o nere che siano): un colpo alla botte e uno al cerchio, l’estrazione della singola parola da un lungo discorso, la decontestualizzazione, la lettura del pensiero, il ribaltone e così via.

Indubbiamente la colpa non è tutta di chi osteggia il nudo: dopo un florido e coraggioso avvio, il nudismo italiano (ma, per inciso, anche quello di molti altri paesi del mondo) si è andato trincerando in se stesso nascondendosi dietro un termine decontestualizzante e deviante (naturismo); alcuni, per non dire molti, naturisti, elevandosi al rango dei puristi del nudo, fanno disinformazione definendo i nudisti come persone che si spogliano solo per finalità sessuali; i nudisti piuttosto che parlare di loro preferiscono parlare dei guardoni e delle attività sessuali che si sono sviluppate intorno e talvolta dentro alcune spiagge nudiste; la nudità rende più intraprendenti i “maiali” e li fa diventare più visibili. Dobbiamo per altro osservare che: sono sempre più numerosi coloro che escono allo scoperto e intraprendono la strada del nudo come normalità; che nudisti materialmente e indiscutibilmente lo sono anche coloro che si definiscono naturisti; che la comunicazione è una fine arte che pochi dispongono in maniera innata e non a tutti è dato modo e tempo per affinarla; che i “maiali” raramente sono nudisti (essere nudi per qualche minuto non ti fa un nudista); che i cosiddetti “maiali” in realtà sono solo delle vittime di una società che ha censurato il corpo umano e certe sue naturali azioni; che tali vittime si portano e manifestano le loro turbe anche in ambito tessile. Insomma, possiamo ben dire che chi osteggia il nudismo guarda più la pagliuzza nell’occhio altrui che il tronco nel proprio: Mondo Nudo ha ampiamente dimostrato che tali fatti avvengono anche e di più fuori dalle spiagge dove vige la regola del nudo (vedi qui).

In merito agli schemi dialettici possiamo osservare che, se non nascondono la precisa volontà di alterare il dialogo, di certo nascondono l’incapacità di reperire argomentazioni valide, attenzione, non perché ci sia una difficoltà intellettiva, non mi permetterei mai di fare un’affermazione del genere, ma solo perché è materialmente impossibile trovare argomentazioni inopinabili a sostegno dell’opposizione alla nudità sociale: ogni motivazione che si può addurre è viziata in partenza e, più o meno consciamente, tutti se ne rendono conto.

  • Bambini: è facile dimostrare che si trovano a loro agio nella nudità, lo si vede ogni estate su ogni spiaggia, ed è altrettanto facile dimostrare che sono assolutamente indifferenti al nudo altrui, basta vedere quello che capita quando una famiglia entra casualmente a contatto con delle persone nude, basta osservare i bambini che senza timori giocano ai margini tra area tessile e area nudista, lo si vede nelle spiagge e nei villaggi nudisti.
  • Legge: qui le cose vanno differenziate nazione per nazione e in alcuni casi è vero che la legge punisce il nudo pubblico (in alcuni anche quello privato e questo la dice lunga sul valore assoluto che possono avere le leggi di stato), ma in altri no, ad esempio in Spagna lo consente esplicitamente e pressoché ovunque, in Germania non esiste una legge specifica e sono le persone a ritenere per la massima parte normale il nudo anche nei contesti sociali, in Francia basta che il proprio atteggiamento non sia riconducibile all’esibizione sessuale (purtroppo cosa non sempre facile da dimostrare); veniamo all’Italia, in Italia la legge materialmente ignora completamente la nudità, si limita a formulare il reato per atti osceni in luogo pubblico e quello per atti contrati alla pubblica decenza, lasciando al giudice facoltà di stabilire se i fatti contestati rientrino in una o l’altra delle due fattispecie, i giudici, però, ormai da diversi anni (dal 2000) hanno preso atto del cambiamento morale della società escludendo il nudo sicuramente dal primo contesto ma in dati casi (ovviamente nelle zone più o meno ufficialmente deputate al nudo, poi anche in quelle dove da anni il nudo è consuetudine e infine, sebbene non all’unanimità, nelle zone recondite, isolate, poco frequentate, di difficile accesso, al momento deserte) anche dal secondo.
  • Rispetto: parola usata troppo spesso e senza cognizione di causa, usata a senso unico in funzione del proprio unico interesse, senza mai guardare al contesto sociale dove se è ben vero che la libertà di uno finisce dove inizia quello dell’altro è altrettanto vero che quella dell’altro inizia dove finisce quella del primo, è altrettanto vero che ambedue le formulazioni vadano sempre invocate a doppia via, ovvero mettendo ogni contendente sia nella posizione dell’uno che in quella dell’altro; ancor di più, il conflitto dei diritti è un contesto logico, ben diverso da un conflitto matematico, raramente i due fattori hanno lo stesso peso e, pertanto, bisogna considerare quale delle parti viene ad essere maggiormente discriminata da una data decisione, quale delle parti vede più profondamente impedito il suo volere, quale delle parti subisce reale impedimento o reale danno, evidente che nell’imposizione dell’abbigliarsi (ovvero nella negazione del nudo) la parte più discriminata, la più impedita, la più danneggiata sia sicuramente quella del nudo: il vestito deve solo volgere lo sguardo per non vedere il nudo, oppure deve solo sopportare per un poco il suo fastidio e lasciarsi andare, basteranno pochi minuti per superarlo; il nudo deve totalitariamente rinunciare al nudo.
  • Pubblicità ToscaniTabù: si vero, per alcuni sono utili, così come per alcuni è utile la guerra, per alcuni è utile mangiarsi le unghie, per alcuni è utile la burocrazia, per alcuni è utile farsi quelle che vengono comunemente chiamate “seghe mentali” e via dicendo. Sono gli psicologi stessi a definire inutili i tabù, certo non sono tutti d’accordo, ma quando mai tutti sono d’accordo?
  • Irriverenza delle affermazioni: esiste la libertà di pensiero, come pure quella di espressione, pertanto, visto che non offendo nessuno, sono libero di ritenere, dire e scrivere, così come fanno tanti altri, che i tabù sono inutili; non giudico le persone che li manifestano (tant’è che da sempre promuovo e organizzo attività fatte nella regola dei vestiti facoltativi: ognuno libero di vestirsi e spogliarsi a proprio sentimento… bastava leggere più del pezzettino in home page per comprenderlo), giudico solo l’entità “tabù”.
  • Condizionamenti: inutile offendersi, inutile manifestare dissenso, siamo tuti condizionati, volenti o nolenti gran parte di, per non dire tutto, quello che pensiamo e quello che facciamo sono solo in apparenza frutto della nostra sola volontà; ancora una volta non giudico le persone, giudico solo e soltanto l’entità “condizionamento” che nel caso del nudo e indubbiamente assurda: nasciamo nudi, per alcuni anni cresciamo nudi, la natura è nuda, accettiamo che animali nudi ci circondino, apprezziamo quadri e statue di nudo, ignoriamo quanto possiamo facilmente immaginare sotto un costume o un vestito attillato, perché mai dobbiamo farci turbare dagli ultimi centimetri di pelle? perché sono gli organi dell’attività sessuale, risponderete voi, certo, vero, ma lo sono anche la bocca, gli occhi, le mani, i piedi, la testa, il viso, le gambe, le braccia, la mente, il pensiero.
  • Turbamento: già, il turbamento lo tirano in ballo sempre quelli che vogliono osteggiare il nudo e invece lo provano anche quelli che al nudo sono tornati, turbati dai vestiti, turbati dai ragionamenti oppositivi, turbati dall’incomprensione, turbati da chi parla senza conoscenza, si ma… ma il turbamento dei nudi non conta!

Vestiti è bello, nudi è meglio, ognuno libero di fare come meglio crede, sempre, ovunque e comunque, questo e solo questo è rispetto!

Uscita a Sant’Emiliano: tanti colori in una natura florida e avvolgente


Anche la quinta uscita di VivAlpe 2017 è andata, il gruppo è tornato a rinsaldare le proprie file anche se molti, sfruttando i vari ponti consecutivi, erano volati in lidi oceanici dove il nudo è assai più semplice e apprezzato anche a livello urbano. Noi pochi rimasti, con la piacevole graditissima aggiunta di un nuovo amico, ci siamo ritrovati per questa ennesima escursione con la quale diffondere, nel limite del fattibile, il verbo della natura.

Alle otto e mezza siamo in cammino da quel di Gardone Val Trompia, l’aria è pungente ma poco sopra il sole già illumina il bosco dandoci, insieme alle favorevoli previsioni, speranza di una salita presto resa confortevole. Così infatti avviene e dopo una mezz’ora qualcuno si leva il qui inutile fardello degli abiti. Il sole, però, è oggi in vena di scherzi e dopo un’altra mezz’ora va a celarsi dietro una coltre di nuvole sempre più spessa e predominante, la temperatura crolla e le vesti tornano a fare il loro vero (e pressoché unico) servizio: proteggere dal freddo (anche se, invero, uno di noi, più intrepido degli altri, indossa solo la maglia pesante).

Essendo pochi. pur osservando le varie essenze floreali che contornano il sentiero (tra le quali delle bellissime orchidee ed estese macchie di fragoline selvatiche), pur fermandoci a raccogliere delle erbe commestibili (i Verzulì), saliamo abbastanza veloci e, dopo aver lasciato il passo ad un escursionista che già era di ritorno, con largo anticipo sulla tabella siamo alla località Paer dove il sentiero sfocia sulla sterrata che porta al santuario. Ci concediamo una breve pausa per osservare il panorama che si apre dalla sella che sovrasta di pochi metri la strada. Gli scorci panoramici ci accompagnano per tutto il resto della salita, prima sulla Val Trompia, poi sulla Valle di Lumezzane e il monte Palosso, infine verso la Corna di Sonclino, a questo punto siamo arrivati a Sant’Emilaino che troviamo ben affollato. Un intenso profumo di salamine grigliate pervade le nostre nari e intensifica il senso di fame che da una decina di minuti aveva già preso alcuni di noi, decidiamo comunque di scendere un poco per poterci accomodare in zona più tranquilla e silenziosa.

Uscendo un poco dal sentiero principale troviamo un punto riparato dal gelido venticello e, incitati dal sole che qui infuoca l’aria, ci liberiamo degli abiti accomodandoci sull’erba per gustarci un’ora di naturalezza. Prima rifocilliamo il corpo con il poco cibo presente nei nostri zaini, poi diamo gratificazione allo spirito ascoltando il nostro abile lettore Vittorio che ci inebria con tre bellicismi racconti, due dei quali sono stati inviati (e accettai) per un concorso letterario (“Racconti nella Rete” di LuccAutori).

Giunta l’ora di ripartire siamo costretti a forzare su di noi quantomeno i pantaloncini che però presto torneranno a dormire nello zaino concedendoci una discesa inebriante nella verdissima e splendida Val Vandeno. Lungo è il cammino e con tutta calma lo percorriamo con alcune brevi fermate per guardarci attorno e fissare nella mente le immagini che la natura ci sta offrendo. Ad un bivio sbaglio direzione e conduco gli amici in una fortunatamente breve digressione. Presto mi accorgo dell’errore e recupero la retta via che in poco ci porta sul fondo valle nei pressi dell’abitato di Marcheno. Da qui il ritorno alle auto è segnato da un affollato percorso pianeggiante dove dobbiamo purtroppo camminare nella pudica corazza creata dalla censoria società alcuni secoli addietro e contraddittoriamente ancora richiesta in molti contesti: cosa c’è di più sacro e santo del corpo umano? può bastare l’invenzione (umana e per molti secoli ignorata) del peccato originale a obbligarci in questo? che fastidio reale, irrisolvibile, fisico può dare la vista di un corpo nudo, anzi, gran parte del corpo è oggi quasi ovunque accettato, indi la vista di due glutei, un paio di mammelle e/o un pene? è indubbiamente ora di evolversi e tornare alla primigenia visione del corpo per quello che è: semplice e spontanea natura!

Grazie Amedeo, Angelo, Attilio, Paola e Vittorio, grazie per questa ennesima splendida giornata, grazie per il supporto che date all’azione rieducativa di Mondo Nudo e di VivAlpe, grazie.

Alla prossima.

Una lezione di stile


Foto Carla Cinelli

Come volevasi dimostrare, gli articoli recentemente apparsi su alcuni media e che parlavano, tutto sommato in modo neutro e per alcuni aspetti anche positivo, di Mondo Nudo e delle sue escursioni in montagna hanno provocato reazioni che sono eccellenti lezioni di stile.

Ecco quello che mi scrive attraverso il modulo di contatto un coraggioso xx dd con indirizzo e-mail fff@gg.hh e indirizzo IP… ehm, no, questo non lo posso pubblicare:

A FROCIONI SUCCHIACAZZI

Grazie, grazie carissimo, difficile capire come tu possa collegare così indissolubilmente il nudismo all’omosessualità, però comprendiamo benissimo la dura lotta interiore che si sta attanagliando: da un lato la condizionata parte cosciente che vuole imporre una sessualità conformistica (etero), dall’altro l’incondizionato io profondo che, stando a diversi esperti della psiche, è naturalmente improntato alla bisessualità. Ecco, così, l’inconscia (o magari anche conscia) paura di poter cambiare che scatena la negazione di tutto ciò che, come la nudità altrui e nostra, ti pone di fronte allo specchio, del fisico e, soprattutto, dell’anima. Ovviamente non è possibile incolpare te stesso di tale perversa situazione, vorrebbe dire ammetterla, pertanto aggredisci gli altri, in particolare quelli che hanno superato le perversioni e vivono in pace con sé stessi e con le predette e altre parti di sé stessi, veicolando su di loro quello che il tuo io profondo pensa su di te e che solo l’iracondia riesce a far emergere. Grazie, ben lungi dall’offenderci, ci ha solo dato modo di spiegare a te e ad altri come te quali siano le reali ragioni della vostra paura.

Altri, quegli altri che mi hanno riferito essersi volenterosamente applicati nel scrivere commenti sulla comunità Facebook del Val Brembana. Anche qui noi, a differenza vostra, siamo capaci di comprendere: comprendiamo la grande fatica che facciano alcuni a vivere in una società che ha rinnegato molto di quello in cui credevano, dal militarismo al (falso) pudore, purtroppo è così, i tempi cambiano, per fortuna cambiano, quale noia sarebbe vivere nel piattume di un eterno piattismo e conformismo; comprendiamo la rabbia di coloro che, chiusi nelle loro piccole certezze e dalle stesse costantemente oppressi, vorrebbero alleviare la loro sofferenza imponendosi sugli altri e trovano chi non ci sta e riesce a non farsi opprimere; comprendiamo l’incosciente invidia di coloro che, avendo da sempre vissuto in funzione della convenzione, improvvisamente scoprono l’esistenza di chi, diversamente da loro, riesce a dare seguito a quelle esigenze naturali e sane che il nostro corpo nel suo profondo esprime; comprendiamo questi e anche tutti gli altri piccoli importanti problemi umani e sociali, problemi ai quali, attraverso la nudità personale e sociale, noi, purtroppo per taluni per fortuna per alti, abbiamo dato e diamo una sincera e sicura soluzione.

Grazie, grazie a tutti, impariamo molto da voi, soprattutto dalle vostre interessanti lezioni di stile.

Grazie, siete tutti invitati alle nostre escursioni: non è forse meglio parlare con coscienza piuttosto che parlare a sproposito? Vi assicuro che non vi trovereste a disagio: con noi ci sono già diversi amici che preferiscono non spogliarsi. Ah, sappiate però che sono già molti coloro che partendo dalle vostre stesse posizioni e dai vostri stessi atteggiamenti, dopo averci conosciuti, hanno cambiato idea e comportamento, molti sono.

Grazie!

Libertà… una questione di mente


Cogito ergo dubitoFortunatamente mi è capitato, almeno con riferimento al nudismo, pochissime volte, le conto proprio sulle dita di una mano, ma oggi è successo quindi, vista anche l’elevata pericolosità sociale di un tale modo di ragionare, ne voglio parlare un attimo.

Oggi cercando delle informazioni sulle scarpe da corsa in montagna sono incappato in un sito con diversi articoli interessanti e mi sono soffermato a leggerlo. Purtroppo all’interno d’uno di questi c’era un’affermazione molto particolare: “Un punto sul quale insistono molto i sostenitori della corsa naturale è il senso di libertà individuale che dà il correre a piedi nudi. Personalmente penso che la libertà sia un concetto molto più profondo e che non possa ridursi a un paio di scarpe o a un vestito (nudismo). Anzi chi pone questioni esteriori è forse incapace di realizzare vere condizioni interiori di libertà”.

Ah, si, la libertà sarebbe solo una questione interiore?

La libertà è un concetto molto semplice e chiaro, bastano pochissime parole per definirla: “lo stato di chi è libero”. Dove libero è: “Che non è soggetto al dominio o all’autorità altrui, che ha facoltà di agire a suo arbitrio, senza subire una coazione esterna che ne limiti, materialmente e moralmente, la volontà e i movimenti” (vocabolario on-line Treccani). Uhm, tralasciando il fatto che da questa definizione si evince che in realtà nessuno è realmente libero, dove si troverebbe il “concetto molto più profondo”?

montagna_nuda2Evidentemente si è talmente condizionati da accettare volontariamente o, più facilmente, voler imporre limitazioni alla libertà motivandole con il discorso dell’interiorità. Certo è un modo per sentirsi meglio a fronte dell’impossibilità di fruire di una vera libertà, certo è un comodo mezzo per giustificare l’imposizione di assurde ed inutili regole sociali, ma questo non ne fa un assioma e sarebbe bene starci attenti visto che con un siffatto discorso si vanno a giustificare e, peggio, a rendere leciti pericolosi atteggiamenti sociali quali lo schiavismo e ogni altra forma di privazione delle libertà sociali e personali: le dittature, il maschilismo, l’oppressione sociale di genere, l’integralismo razziale e religioso, la discriminazione d’ogni genere, ogni esaltazione di potere sia essa in ambito politico che economico che lavorativo e via dicendo. “Di che ti lamenti? Sono solo questioni esteriori che manifestano la tua incapacità a realizzare la vera e unica libertà, quella interiore. Sentiti libero e sarai libero!” così potrebbero in tal senso rispondere i dominatori ai dominati che manifestano dissenso per le privazioni imposte e chiedono il riconoscimento di diritti sociali e personali.

Pericoloso, molto pericoloso, stiamoci attenti!

Per altro, visto che sto parlando di qualcuno che scrive articoli tecnici su un magazine elettronico e forse anche altrove, aggiungerei altre considerazioni.

  • Mai parlare delle cose senza averle sperimentate di persona: è quantomeno evidente che lo scrivente mai ha provato a stare nudo in un contesto di nudismo: chiunque l’abbia fatto parla soprattutto proprio dell’intimo, ovvero interiore, senso di libertà che ha provato, altro che questione esteriore.
  • Mai utilizzare il pensiero personale come assioma: “personalmente credo che” ok, è il tuo pensiero, il mio è un altro e allora? Perché deve essere più valido il tuo del mio? Perché devo annullare il mio per accettare il tuo? Scritti che vogliono essere scientifici o anche solo tecnici devono esimersi dalla manifestazione di pensieri personali e…
    • mai partire da un’idea preconcetta per creare le prove che la dimostrino;
    • sempre partire dalle prove e da queste definire l’idea che ne deriva.
  • Sempre evitare gli abbinamenti azzardati: un conto è indicare le palesi limitazioni alla corsa a piedi nudi, un altro è usare queste per affermare che il nudismo sia solo la manifestazione di semplici questioni esteriori; è, al contrario, facilmente dimostrabile che il senso di libertà prodotto dal nudismo è tutt’altro che esteriore, basta provare a stare nudi per alcune ore, meglio se in un contesto naturale (bagno in mare o lago o fiume, escursione in montagna, eccetera), ma anche in casa propria a patto di comportarsi normalmente, ovvero non limitarsi ad una sola stanza e alla sola condizione di staticità (stare fermi a letto o in poltrona).

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After the Storm


Big, big, big! Incredibili e magnifiche queste donne, a quando in Italia? Gli USA, e tutti i paesi anglosassoni, ammettono la nudità pubblica anche nei contesti urbani quando attuata nel contesto di manifestazioni e spettacoli artistici, in Italia, notoriamente meno puritana, questo non esiste e chi ha provato a fare qualcosa di similare (World Naked Bike Ride) si è trovato davanti il muro istituzionale!

Fondamentale e istruttivo il passaggio dove si evidenzia la prevalenza in larga misura di coloro che hanno apprezzato e approvato l’evento, senza manifestare contrarietà per il nudo, dimostrando ancora una volta (sarebbe ora che lo si capisse in via definitiva) che il nudo di per sé stesso non offende, al contrario di per sé stesso viene ormai in larga misura inteso come naturale e lecito! Che la si finisca di dare autorità alle poche voci di opposizione, è ora di aprire la società al nudo pubblico senza limitazioni e senza condizioni, ne conseguirebbero solo vantaggi, tanti e importanti vantaggi.

The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Society

IMG_4013Well! That was an adventure.

It’s not every day that we’re the #1 trending topic on Facebook.

Or written about by the Daily News, the Associated Press, three British newspapers (the Independent, the Guardian, the Daily Mail), New York NewsdayMetro New York, and countless websites (among others, Huffington PostSalon, and Jezebel). Oh, and did we mention NBC News?

IMG_3800What caused that storm of attention? Simple. On two beautiful days last week — rain threatened for a while, but what we wound up getting was sun — our merry band put on a show in Central Park. The show was William Shakespeare’s play The Tempest, a story of sorcery and conspiracy and romance on a tropical island, and we performed it with an all female cast of 13, fully nude.

IMG_3862“Fully nude?” you ask. “I know it’s legal for women…

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Buon Anno


Chi sta nudo a capodanno sta nudo tutto l’anno 🙂

Che sia di ottimo auspicio per me, per la mia famiglia, per i miei amici, per tutti i nudisti, per tutti gli altri e… per la società intera e per chi la amministra e la governa dato che i vantaggi e i valori del nudismo sono tanti e tali da investire e inglobare la soluzione di tantissime questioni sociali: ecologia, ambiente, sanità, economia, rispetto, violenza, rapporto tra i sessi, rapporto con se stessi, rapporto con il proprio e altrui corpo, anoressia, bulimia, sessualità, diritti civili, identità di genere, eccetera.

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Quando le donne desideravano (far sesso) più degli uomini


Spesso diamo per scontati alcuni concetti, determinati atteggiamenti, certi modi di vedere le cose e ci giustifichiamo con affermazioni che tirano il ballo la cultura. Beh, ecco un interessantissimo articolo che dimostra palesemente quanto tutto ciò sia (sempre) sbagliato, (sempre) determinato da un’ignoranza (o comoda dimenticanza) della storia, di quella vera.

Al di là del Buco

12233016_10153779119284525_1012673705_nQuesto è un pezzo di Alyssa Goldstein pubblicato su alternet.org. Pezzo originale QUI e traduzione di Lisa. Buona lettura!

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Quando le donne desideravano più degli uomini

E come si è rovesciato questo stereotipo.

Nel 1600 un uomo di nome James Mattock fu espulso dalla Prima Chiesa di Boston [si tratta di una chiesa puritana]. Il suo crimine? Non si era espresso in modo osceno o irriverente in riferimento al Sabbath né aveva fatto qualunque altra cosa potremmo pensare fosse disapprovata dai Puritani [riguardo a “Sabbath”, pare che i puritani usassero questo termine per imitare gli antichi israeliti]. Piuttosto, James Mattock si rifiutava di avere rapporti sessuali con sua moglie da due anni. Sebbene la comunità di Mattock vedesse chiaramente come impropria la sua auto-deprivazione, è plausibile che quando decise di espellerlo tenesse soprattutto in conto la sofferenza di sua moglie. I Puritani credevano infatti che…

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