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La parola ai tessili: Mara Fracella


Secondo alcuni pensieri i nudisti non dovrebbero mescolarsi con chi è vestito e tale vuole restarci, secondo alcune persone e secondo alcuni alti papaveri del naturismo mescolare nudi e vestiti appare un’apologia di reato, una volgare esibizione, un mettere insieme l’acqua santa con il diavolo. A nostro parere non è così, noi siamo assolutamente convinti che sia, al contrario, non solo opportuno ma addirittura necessario proporre e propagandare l’idea dei vestiti opzionali ovunque e comunque: solo così facendo il nudismo assume la sua più vera connotazione, si afferma non come semplice bizzarria ma come importante di scelta di vita, oltrepassa lo status di attività ludica e assume quello di filosofia, si eleva da azione privata da relegare nel ghetto ad azione comunitaria e pubblica avente un preciso ruolo sociale; solo così facendo possiamo sciogliere l’oscurità che ci avvolge, possiamo debellare l’ignoranza che ci investe, possiamo far capire che siamo uguali, normalmente uguali a tutte le persone vestite, uguali e… normali.

Ma noi non ci limitiamo a ipotizzare, a parlare, a crogiolarci nel libero pensiero, noi operiamo, agiamo, proviamo e sperimentiamo, così le nostre convinzioni sono dati reali, perché sono dimostrate con la pratica, perché sono vissute quotidianamente, perché… perché lo dice chi da tessile ci segue o addirittura ci frequenta!


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18 maggio 2014, il sole illumina la giornata e mille meravigliosi riflessi si creano sull’acqua del lago che si tinge dei colori dell’oro. Fasci di luce rimbalzano negli occhi, variopinte immagini floreali s’imprimono nella mente, strette viuzze d’antico sentore si contrappongono a più moderne strutture urbane.

Un alto monte domina la scena, cosparso di boschi, dipinto di verde, nascosti sentieri ne salgono alla vetta, una strada ne cinge la base. Grigio anello d’asfalto, punteggiato dei vari colori che sono le vesti dei visitatori, tra questi anche noi, per oggi purtroppo vestiti, un piccolo sacrifico in nome della causa, un invito a venire da noi, a conoscerci, a frequentare le nostre escursioni. Qualcuno ha risposto al nostro invito e sta camminando con noi, bastano pochi minuti per fare conoscenza, per scoprire la splendida persona, per essere sommersi dal suo fulgido sorriso, per restare ammaliati dalla sua simpatia. Nobil donna, ragazza solare, diverrà nostra amica sincera e la ritroveremo ad altri eventi, presto assunta a fotografo ufficiale.

Mara, permettiamo ai nostri lettori di conoscerti un poco: raccontaci qualcosa di te.

Non amo parlare di me. “Raccontami qualcosa di te?” è’ la peggior domanda che mi possano fare. Non ho problemi a raccontarmi ma non a “curriculum”, posso comunque provarci. Sono una persona curiosa. Lo sono sempre stata. E’ un pregio e un difetto allo stesso tempo. Inoltre ricerco nel mio quotidiano, sensazioni di libertà, o prendo atto di non averle trovate. La sensazione di libertà per me sta nelle piccole cose, un disimpegno da facebook, vivere momenti di solitudine senza sentirmi sola, assaporare il quotidiano in modo nuovo e prezioso, rompere i ritmi degli orari dei pasti nei giorni di festa e chissà quanto altro potrei aggiungere. Piccole cose per donarmi sensazioni libere.

Come ci hai conosciuti?

Casualmente: sono stata catturata da un articolo postato su facebook da Carla Cinelli, in quel momento era la mia insegnante a un corso di fotografia. L’articolo era accompagnato dalla fotografia di un uomo nudo con in spalle uno zaino che stava passeggiando nel bosco. Sono stata ad osservarla per un po’, non credevo che fosse una realtà, men che meno italiana. Poi ho letto l’articolo. Ho cercato informazioni. Ho trovato il blog di Mondo Nudo e seguito il suo fondatore, Emanuele Cinelli, su facebook a distanza per circa un anno. Da allora seguo regolarmente il blog, l’ho sottoscritto per ricevere in automatico gli avvisi di pubblicazione dei nuovi articoli, li leggo volentieri, alcuni sono lunghissimi e allora li faccio scorrere velocemente senza ignorarli per ritornarci con più calma.

Quali sono state le tue prime impressioni?

Ottime, è la conferma della mia curiosità e ovviamente dell’interesse sull’argomento, una realtà che non conosco in modo ampio e gli articoli mi aiutano a saperne di più. Per questo ad un certo punto ho rotto gli indugi e mi sono iscritta ad una delle uscite di “Orgogliosamente Nudi”, quella a Montisola ad aprile 2014. Belle persone, sembrerà assurdo quello che sto per dire ma è stato il denominatore comune che mi ha accompagnato per tutta la gita: nonostante fossimo e fossero tutte vestite, mi apparivano senza veli ne scudi, nude. Quando ci si conosce la prima volta ho spesso la percezione di persone “mascherate”, credo che sia naturale, soprattutto al primo approccio, cercare di sembrare anziché essere. Con le persone presenti nella gita di Montisola questa sensazione non solo non l’ho avuta ma ho addirittura percepito il suo contrario ed è stato molto bello per me poterlo vivere. Tutto questo m’ha spinto a tornare, a partecipare ad altre uscite, a quelle escursioni dove sapevo mi sarei trovata a condividere lo spazio con loro nudi e … mi sono trovata benissimo, il fatto di potermi autogestire nell’abbigliamento, di non essere obbligata a spogliarmi, mi ha fatto sentire perfettamente a mio agio, libera

Ti sei spogliata?

No, non ancora, gli unici momenti in cui ho provato il desiderio di farlo erano motivati dal caldo e dal sudore, mi piacerebbe farlo per un motivo diverso, ancora da maturarsi.

Pensi che potrai farlo in futuro?

Non lo escludo ma nemmeno lo do per scontato. Vorrei che fosse un momento vero in relazione al nudismo.

Sei stata il primo tessile che è venuto con noi e che ci frequenta regolarmente per cui hai visto nascere “Zona di Contatto” e sei stata partecipe dei suoi primi vagiti, cosa ne pensi?

Mi sembra qualcosa di realizzabile, che rispetta ogni essere umano e dona sensazione di libertà.

Grazie Mara per questa mini intervista e per le tue preziosissime impressioni, arrivederci a presto.

Grazie a te, grazie a voi, grazie a “Orgogliosamente Nudi”!

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Imprenditore nudista (investire nel nudismo), una scelta difficile?


Non esistono cose impossibili ma solo cose che non si vogliono fare!

In queste ultime tre settimane ho avuto notizia di due strutture turistiche che, dopo un più o meno lungo periodo di apertura al nudo, sono tornate al tessile. Pochi giorni fa parlando con un ristoratore di eventi nudisti quest’ultimo si è subito trincerato dietro a varie considerazioni sostanzialmente similari alle stesse fatte dalle due strutture turistiche di cui sopra. Purtroppo, proprio in un momento in cui la sensibilità verso la causa dei nudisti e l’accettazione del nudo stanno crescendo, proprio in un momento in cui sarebbe opportuno tenere duro e battere il chiodo caldo, quelli sopra citati non sono i primi esempi di rifiuto imprenditoriale del nudismo, di chiusura verso il nudismo e, temo, non saranno nemmeno gli ultimi.

Seppure ci siano alcuni imprenditori illuminati che danno un margine di spazio agli eventi nudisti e al nudismo, appare difficile, molto difficile, decidere di investire sul nudismo e ancor più complicato rimanere fedeli alla decisione presa. Perché? Quali sono le obiezioni e le considerazioni messe in campo dagli imprenditori stessi? Vediamole!

“In Italia manca la mentalità naturista”

Parto da qui perché è da qui, dall’uso di questa parola “naturismo”, che hanno luogo tutte le incomprensioni di cui parleremo in seguito e hanno luogo tutti i principali problemi del movimento e dell’imprenditoria nudista. Finché si usano i termini in modo inopportuno le persone non potranno mai farsi delle idee chiare: il naturismo non è lo starsene nudi al sole, non è il passeggiare senza vestiti, questo è nudismo. Naturista non è la struttura che consente ai suoi ospiti di vivere in nudità, questa è nudista. Parlare di naturismo quando invero si vuol far riferimento allo stare nudi, cioè al nudismo, confonde chi non è molto addentro al settore, se poi consideriamo che spesso sono proprio i naturisti stessi a diffondere un’idea del nudismo, indi di riflesso del nudo, distorta e malsana ecco che la frittata è fatta. Proviamo a parlare come si deve parlare e usare, pertanto, la semplice e chiara parola di “nudismo”, sarà molto più facile farsi capire e far crescere la cultura e l’accettazione del nudo e del nudismo. È il nudo che infastidisce alcune persone, è il nudo che viene mal visto dalle istituzioni, è il nudismo che viene rifiutato!

Detto questo possiamo però fare anche un altro tipo di considerazione: ma è proprio necessaria una mentalità nudista affinché il nudo sia accettato socialmente? E’ proprio necessario che tutti o molti diventino nudisti per avere un investimento turistico sul nudismo? No, non è necessario, esattamente come non è stato necessario per permettere la libera circolazione dei tatuaggi, del piercing, delle minigonne, dei pantaloni a vita bassa, dei capelli lunghi maschili, delle teste pelate e via dicendo. Perché a differenza delle altre scelte quella del nudismo stenda ad essere accettata socialmente e istituzionalmente? Tralasciando l’ipotesi (forse azzardata ma non del tutto improponibile) che alla base ci sia la paura politica per il forte effetto decondizionante che il nudismo porta in se stesso, possiamo senz’altro affermare che ciò avviene perché i nudisti si sono autoesiliati nei ghetti, perché i nudisti si sono messi dalla parte del perdente, di chi ammette d’essere fuori luogo, perché i nudisti amano abbracciare il comodo (dal momento che giustifica l’inattività e le paure) vittimismo anziché uscire allo scoperto e darsi da fare a difesa del proprio ideale, della propria scelta di vita. Sta a chi propone un cambiamento sociale far sì che gli altri lo comprendano e lo condividano: è una incontrovertibile legge naturale!

 “C’è chi confonde una struttura nudista per un privè”

Embhè, per colpa di qualcuno devono rimetterci tutti? È sicuro che la confusione nasce da una cattiva, scarsa o addirittura mancata ricezione del messaggio inviato (anche l’assenza di un messaggio è pur sempre un messaggio), rimbocchiamoci le maniche e rilanciamo, aumentiamo, rinforziamo, miglioriamo l’informazione (e la formazione), senza però aspettare che siano gli altri a farlo, lo dobbiamo fare noi stessi, specie se siamo imprenditori che hanno deciso di investire nel nudismo. Se qualcuno fraintende basta fargli presente l’errore, imparerà e trasmetterà ad altri quello che ha imparato. Impedendo alle persone di evidenziare il proprio fraintendimento vuol dire non permettere a loro di rendersene conto, di imparare e di insegnare, vuol dire penalizzare la cosa giusta, la struttura nudista, che viene impedita, a favore di quella sbagliata, l’idea della struttura nudista come club privè, che permane.

“Il nudismo attira guardoni, curiosi, esibizionisti, scambisti eccetera”

Riembhè, intanto quanti sono realmente costoro? Di certo molti meno di coloro che di fronte a persone nude o le ignorano o si sentono coinvolti nella scelta. Perché i tanti che sono neutri o positivi al nudismo devono vedersi azzerati per dare peso solo ed esclusivamente ai pochi che al nudo guardano negativamente? Così stando le cose come possono i primi essere indotti a parlare in favore del nudismo, in vece dei nudisti? Come si può coinvolgere chi abbiamo escluso ed ignorato? Dall’altra parte chi si sente preso in così tanta considerazione si trova rafforzato, acquista sicurezza, aumenta sempre più il suo tono di voce, le sue pretese, ottiene credibilità e ascolto.

Poi, visto che spesso atteggiamenti considerati assolutamente normali in tutti i luoghi tessili (ad esempio il baciarsi o l’accarezzarsi o lo strusciarsi) vengano molto spesso additati come fuori luogo se attuati in ambiti nudisti, ci sarebbe da chiedersi se non siano i nudisti a essere un tantinello troppo sessuofobici? Non è che siano i nudisti a vedere malizia e malasanità dove non ce n’è?

A seguire ce lo vogliamo chiedere perché il nudo su alcuni ha un effetto indissolubilmente erotico? Non di certo per colpa del nudo in se stesso e dei nudisti, ma piuttosto perché i tabù della società tessile hanno creato una morbosa curiosità e una patologica attenzione per il nudo. Con un adeguato periodo di sopportazione e comprensione, l’esposizione alla nudità altrui risulterebbe curativa per tutti tali alterati rapporti con il nudo.

Infine dire “no al nudismo perché c’è chi lo usa male” è esattamente la stessa cosa che dire “eviriamo tutti gli uomini perché ci sono quelli che violentano le donne”, la stessa identica illogica e inconcepibile cosa!

“Abbiamo dato la possibilità a qualche associazione ma siamo rimasti sconcertati di quanto sia settario un raduno di soli tesserati”

Vero, verissimo, ma anche ineluttabile. Spetta all’imprenditore crearsi una clientela o spetta agli altri creargliela? Cosa possono fare le associazioni oltre che proporre ai propri iscritti uno o più raduni? Se l’imprenditore invece di attendere le associazioni è lui stesso a organizzare qualcosa coinvolgendole tutte insieme evidentemente le cose possono essere molto diverse. Un imprenditore non può e non deve essere passivo, esattamente come per l’ambito tessile vengono organizzati e proposti in continuazione eventi senza aspettare che siano i clienti a farlo, perché non fare lo stesso anche per l’ambito nudista?

“Si percepisce una certa competizione tra le associazioni“

Premesso che non si comprende cosa possa avere a che fare questo con la decisione d’investire o meno sul nudismo, osserviamo che la competizione è l’anima del commercio e le associazioni, seppur non imprese commerciali, devono pur sempre acquisire soci per poter sopravvivere. Per altro la competizione, lungi dall’essere un fattore negativo, è uno stimolo a fare di più e meglio. Anche le strutture turistiche, ricreative, della ristorazione, eccetera sono in competizione tra loro! Che male c’è?

“Nessun problema se ci prenotate l’intera struttura”, “siamo indecisi se accettare solo ospiti nudisti o ospiti in genere”

Perché mai o solo gli uni o solo gli altri? I nudisti non pretendono di togliere spazio ai non nudisti, chiedono solo di poter sfruttare da nudi quello spazio che, da vestiti, potenzialmente già occupano. Ai nudisti non disturba avere attorno persone vestite e a moltissimi tessili non disturba avere attorno persone nude (lo dimostrano diversi sondaggi effettuati da tessili in ambiti tessili e lo stiamo dimostrando noi di Mondo Nudo con i nostri eventi aperti a tutti). Evidente che con una scelta separatista l’investimento sul nudismo debba risultare perdente: la percentuale di nudisti è nettamente inferiore a quella dei non nudisti! La scelta corretta, l’unica vera scelta che si possa e si debba fare è quella della contemporanea condivisione degli spazi. “Se lo facessi perderei clienti.” Ci hai provato? Come si possono fare affermazioni assolutistiche senza prima provarci? Potrebbe essere vero, ma anche no: si stanno diffondendo sempre più le manifestazioni tessili dove ognuno può vestirsi come vuole, ivi compreso lo stare nudi (che è alla fine un modo di vestirsi), in una sola di tali manifestazioni c’è più nudità di quella che si possa avere in una decina di raduni nudisti messi tutti insieme. Siamo d’accordo è un rischio, ma lo è esattamente come lo sono tutte le decisioni che deve prendere un imprenditore, tutte, indistintamente tutte, se non si vuole rischiare è meglio fare altro.

Non esistono cose impossibili ma solo cose che non si vogliono fare!

“Dobbiamo dire che stiamo lavorando solo con persone tessili.”

In buona parte ho già risposto a tale obiezione possiamo però aggiungere ancora qualche osservazione.

Vogliamo chiederci perché mai un nudista dovrebbe scegliere una struttura italiana piuttosto che una francese o spagnola?

Cosa offre al nudista una struttura italiana?

Poche centinaia, ma a volte poche decine, di metri quadrati dove poter stare nudo e per il resto obbligatorio vestirsi. Anche dove c’è una spiaggia nudista, per altro raramente a diretto contatto con la struttura per cui raggiungibile solo con un trasferimento più o meno lungo e… tessile, questa è lunga al massimo duecento o trecento metri. Insomma non un vero soggiorno nudista ma solo una vacanza tessile con qualche momento di nudo. Salvo non volersi ridurre a fare l’animale in gabbia: starsene in camera (l’unico luogo ove la nudità è possibile 24 ore su 24) tutta la vacanza.

Cosa offre, invece, una struttura dei paesi limitrofi all’Italia?

Nudità quasi ovunque o addirittura ovunque, ivi compresi supermercati, bar e ristoranti. Spiagge o boschi o prati direttamente collegati alla struttura e con la possibilità di fare lunghe camminate nei dintorni restando in nudità. Insomma una vera vacanza nudista, un soggiorno dove restarsene nudi costantemente.

E vogliamo parlare dei costi? Sono stato quindici giorni in Toscana e quindici giorni in Corsica, beh la vacanza in Corsica, a parità di qualità dei servizi, mi è costata, nonostante il viaggio in nave, meno della metà di quanto mi sia costata quella in Toscana.

Come può un nudista scegliere per le sue vacanze o anche per un più breve soggiorno una struttura italiana piuttosto che una straniera?

Se in Italia si vuole investire sul nudismo è necessario mettersi in gioco affinché il nudismo diventi una realtà sociale, attivarsi per fare informazione, pretendere che la nudità sia legislativamente dichiarata normale, che si possa stare nudi ovunque o quantomeno nella maggior parte dei contesti. Se la nudità non diventa una normalità sociale, non si potrà mai proporre un turismo nudista, non si potrà mai avere un mercato nudista, non si potrà mai andare oltre all’attuale proposta di tessilismo con qualche momento di nudo. Il nudo non va proposto come alternativa allo stare vestiti, il nudo va proposto in affiancamento allo stare vestiti: due clienti, due economie, due entrate contemporanee.

Noi di “Mondo Nudo”, il blog che mette a nudo il mondo, ci stiamo muovendo in tal senso, abbiamo ideato un sistema (Zona di Contatto) per aiutare gli imprenditori che hanno investito sul nudismo o che vogliano provare ad aprire al nudismo o che intendano anche solo aiutare la causa del nudismo. E’, questo, un progetto finalizzato a stimolare la società nel recupero del giusto ed equilibrato rapporto con il nudo; un progetto che si propone, con accortezza e progressività, di portare il nudo e il nudismo in mezzo alla società tessile; un progetto per stimolare l’impresa italiana a comprendere quale sia la potenzialità del nudo correttamente proposto!

Ora ci servono gli imprenditori illuminati, imprenditori che ci affianchino in questo progetto, un progetto nel quale da soli possiamo fare ben poco, anche se, coerenti con le idee che andiamo proponendo, ci proveremo comunque.

Non esistono cose impossibili ma solo cose che non si vogliono fare!

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