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Sviluppo delle opportunità nudiste in Italia


È ridicolo pensare di sviluppare in Italia un turismo nudista dal momento che la proposta e le intenzioni di eventuale sviluppo prevedono per il nudo spazi limitatissimi (pochissime centinaia di metri quando va bene) e spesso la necessità di rivestirsi nel passaggio tra villaggio e spiaggia o nel movimento all’interno della struttura sessa. Gli stati confinanti offrono spazi alquanto estesi (da diversi chilometri all’intero territorio) con il nudo totalizzante (anche in bar, ristoranti e negozi) ventiquattr’ore su ventiquattro.

Nudista a… metà


“Siamo un resort nudista e le saremmo grati se volesse inserire il nostro banner nel suo blog.”

Va bene, sorvolando sul fatto che sarebbe stato quantomeno opportuno proporre uno scambio banner, nulla da eccepire, chiedere è lecito e rispondere è cortesia, prima di rispondere, però, è pur sempre opportuno fare alcune verifiche e prendere le dovute informazioni, se non altro per dare una risposta circostanziata e opportuna.

Così vado a leggermi per bene il loro sito. In home page sembra tutto meraviglioso, e anche nelle altre pagine si parla continuamente di naturismo (invero già qui un poco la mosca mi piglia al naso). Leggendo e rileggendo alla fine ti trovo quello che stavo cercando, ci è voluta quasi mezz’ora ma l’ho trovato, ho trovato quello che, viste le premesse, speravo di non trovare: “nelle zone coperte è obbligatorio vestirsi”.

Ma che cavolo, che struttura nudista sei allora? Nudista a metà? Che senso ha? Se proponi il nudismo lo devi permettere ovunque, altrimenti non ci siamo.

“Ringraziandola per il suo contatto, le segnalo che non mi è possibile dare seguito alla sua richiesta: noi di Mondo Nudo lavoriamo per il nudismo, quello vero, quello libero, quello totalizzante, non facciamo pubblicità, per giunta gratuita, a chi, opponendo limiti alla nudità, trasmette un’idea sporca o quanto meno poco opportuna del nudismo. Ricontattateci quando avrete modificato il vostro regolamento!”

 

I nudessili!


RomanticaQualche giorno addietro sono incappato nell’avviso pubblicitario di un documentario che si propone di raccontare la vita in un villaggio nudista, nella pagina c’erano due promo, nemmeno tanto corti, nei quali le persone o erano vestite o erano visibili solo per la metà superiore (immerse in piscina o nascoste dietro a tavoli, banconi o altro) facendo pensare non ad una struttura nudista ma, al massimo, a un villaggio dove era tollerato il topless.

Qualche anno addietro stavo organizzando le ferie per me e mia moglie e si voleva andare in un villaggio nudista. L’idea era quella di andare dove si potesse con assoluta certezza vivere un’esperienza nudista completa e totalizzante, cioè dove si potesse stare nudi ventiquattr’ore al giorno. Come trovarla una siffatta struttura? Beh, facile: giretto su Internet e ci guardiamo i siti dei vari villaggi, nella speranza di trovare adeguate indicazioni in merito, di poter visionare fotografie che potessero dare tale garanzia. Pia illusione: in tutti i siti in cui andavamo la possibilità di stare nudi ovunque non veniva menzionata, al contrario molti davano precisa indicazione sulla presenza di aree con l’obbligo di stare vestiti e, attraverso immagini e video, lasciavano anche intendere che in alcuni momenti della giornata la nudità non fosse ammessa.

Da diversi anni seguo diversi siti nudisti di ogni nazionalità del mondo, in essi la percentuale della nudità è spesso nell’insieme assai minore delle immagini di persone vestite, di più, ci sono situazioni in cui sempre e solo si vedono persone vestite, ad esempio al ristorante, alla sera, durante le danze o le attività non propriamente da spiaggia e piscina.

Ultimamente capita di percepire voci che riportano di strutture nudiste dove il nudo lascia sempre più posto al vestito e non per motivazioni comprensibili, ad esempio un’estate particolarmente fredda (invero l’unica motivazione accettabile), ma solo perché si chiede sempre meno il rispetto della nudità e si tollera sempre più l’atteggiamento tessile.

Si sta per caso formando una nuova comunità, quella dei nudessili? Nudisti tessili, nudisti che stanno nudi solo in pochi momenti della giornata e della vita, nudisti che la nudità la ritengono utile e praticabile solo in alcune limitate situazioni?

Non vogliamo, ovviamente, mettere in discussione la libertà di ognuno di fare e stare come più gli aggrada, è che i fatti sopra riportati fanno pensare oltre ad essere scientemente e ineluttabilmente dannosi all’immagine e alla diffusione del nudismo:

1)      le immagini pesano assai più delle parole (intese anche come scritte), se si producono documentari, brochure, siti in cui si parla di nudismo ma si mostrano solo o in maggioranza persone vestite, chi legge intanto penserà che la nudità venga intesa come indecente dagli stessi nudisti, poi sarà più che altro indotto a ritenere che nelle strutture nudiste sia lecito stare vestiti;

2)      gli obblighi tendono a pesare più delle possibilità, se nell’ambito di una struttura nudista vengono definiti dei luoghi dove si PUÒ stare nudi (il che vuol dire che si può anche stare vestiti) e altri dove si DEVE stare vestiti (il che vuol dire che non si può stare nudi), è percentualmente inevitabile che nel tempo i vestiti finiscano col sopravanzare il nudo.

Sussiste poi un’altra ragione per evidenziare i fatti visti e mettere in discussione l’accettazione degli stessi: se una persona in certe situazioni (ad esempio la nudità a pranzo, a una festa danzante o alla sera) manifesta sempre e metodicamente un atteggiamento che non applica invece in situazioni diverse ma comunque similari (ad esempio la nudità riposando dopo il pranzo, in spiaggia o durante il giorno), vuol dire che quella persona soffre, nel contesto di quella data condizione o situazione, di un disagio; libera quella persona di manifestare e di tenersi tale disagio, ciò non toglie che chi si occupa di marketing, di attivazione sociale, di associazionismo, di gestione dei luoghi in cui alcune persone manifestano una preferenza contradditoria, se vuole preservare la struttura o l’attività che gestisce, debba chiedersi il perché alcuni manifestino tali atteggiamenti contradditori, fare le dovute analisi, arrivare alle necessarie conclusioni e prendere le necessarie azioni correttive. Non è impedire ad altri di manifestare i propri desideri, non è togliere ad altri la loro libertà, è solo fare il proprio mestiere e dovere.

Accettare che ci possano essere persone ancora a disagio con la nudità propria o altrui è certamente doveroso, è altrettanto doveroso, però, chiedersi come possano esserci persone che preferiscono stare vestite anche se circondate solo da persone nude, forse proprio perché quel solo non è un vero solo?

Accettare che ognuno possa stare vestito o nudo è sicuramente la strada maestra, ma non è accettabile che, anche in strutture nudiste, chi preferisce stare vestito possa arrivare a condizionare chi vuole stare nudo, come non va bene che delle strutture dichiaratamente nudiste debbano impedire la nudità totale (cioè la possibilità di stare nudi ovunque e sempre) e accettare l’espandersi del tessilismo al loro interno.

Nudessili? Ok, nessun problema, a patto che non diventino un’ulteriore forma di negazione del nudismo, un ulteriore ostacolo alla sua più pura applicazione. Certo è che in ragione di una futura migliore accettazione del nudo e di una più larga diffusone del nudismo, sarebbe più promettente notare un graduale aumento dei tessudisti: tessili che in certe occasioni, ad esempio in presenza di altre persone nude, si mettono nudi pure loro!

Da subito nelle strutture nudiste, pian piano anche nella società in genere, è necessario invertire le regole: invece di zone dove si può stare nudi e zone dove si deve stare vestiti, ci vogliono zone dove si deve stare nudi e altre dove si può stare vestiti.

Da subito nella documentazione nudista è necessario dare più ampio spazio alle immagini di nudo, senza mascheramenti, senza tentennamenti, senza pudori, senza artificiosi stratagemmi censuratori, come ad esempio la mano (o qualche oggetto) che “casualmente” e innaturalmente si posiziona proprio davanti ai genitali.

Non è colpa dei tessili se il nudo invece di avanzare regredisce, è colpa degli atteggiamenti dei nudisti stessi, remissioni e paure che motivano i tessili a restare tessili, di più a fare i tessili anche dove la nudità è di casa, anzi a popolare e colonizzare anche i luoghi e le strutture nudiste.

Tessudisti, fatevi avanti :))

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