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Poesie di gioventù: Amore!


Amore!
Cosa vuol dire questa parola?

Difficile dirlo,
ma quando vien lo senti:
un peso sul cuore,
un fuoco nell’animo,
un pensiero nel cervello,
campane che suonan a festa,
immensa felicità,
voglia di stare insieme.

Amore!
Una parola di fiore,
una parola che è un futuro.

Amore!
Un bacio di fuoco,
un triste saluto,
una foto in tasca.

Amore! Amore! Amore!
Sentimento di passione,
sentimento di gioia.
Amore!

Emanuele Cinelli – 16 gennaio 1974

Poesie di gioventù: Mattino d’estate


Cammino sulla bianca spiaggia marina,
sotto i piedi ceder la sabbia sento,
l’orizzonte dal sole è infuocato.

E’ l’alba,
la spiaggia è vuota,
l’unico al mondo di esser mi sembra,
non voci, non urla, non rumore,
ma silenzio, silenzio, silenzio.

Mi fermo e guardo lontano,
un volo di gabbiani,
una vela bianca,
una grigia colonna di fumo,
una rossa palla infuocata.

Solo mi sento,
sperduto nell’immensità marina,
il mio pensiero vaga pei mari
e in fondo ad essi scende.

Penso ai colorati fondali corallini,
alle maestose madrepore,
ai pesci che vivon sotto l’onda,
alle estenuanti battute di pesca subacquea.
Penso.

Intanto la spiaggia è invasa,
si apron gli ombrelloni,
non più silenzio,
ma voci, urla, rumori.
Mi fermo e guardo,
un gioco di bimbi,
un colorato ombrellone,
un castello di sabbia,
una rossa schiena bruciata.

Emanuele Cinelli – 16 gennaio 1974

Poesie di gioventù: Tu


Tu sei la mia stella,
tu illumini il mio cammino,
tu il mio cuore hai colpito,
tu… tu e ancora tu.
Ti guardo e di volar mi sembra:
il tuo sorriso al sol risplende,
il tuo sguardo al cuor colpisce.
Ti guardo e mi sembra di sognare:
le tue labbra mi ricordano il fuoco,
il tuoi occhi mi ricordano il mare.
Forte mi sento al tuo fianco,
intrepido mi sento con te vicina:
le più alte cime potrei arrampicare,
il più profondo mare potrei arrivare,
le più ardue imprese potrei affaticare.
La tua presenza mi dona calore,
come la fiamma del focolare scalda il casolare,
tu scaldi il mio morale.
Tu sei la fiamma del mio casolare,
‘na fiamma che ‘l cor mi brucia.
Tu… tu e ancora tu.

Emanuele Cinelli – 22 dicembre 1973

Poesie di gioventù: XXV° di fondazione


Ottobre millenovecentoquarantotto,
un nuovo gruppo viene fondato,
Gruppo Monte Maddalena viene chiamato.
Ottobre millenovecentosettantatre,
venticinque anni sono passati,
in Maddalena per tradizione,
l’annuale festa vien celebrata.
Una festa alla buona,
senza sfarzoso contorno.
Una semplice messa,
sopra un povero altare.
Un velo di pianto,
nel ricordare due nostri fratelli,
due giovani amici,
da poco scomparsi.
Un frugale spuntino,
con pane e salame,
e un bicchiere di vino.
Infine i saluti,
strette di mano,
abbracci sinceri,
e in tutti il desiderio
di ritrovarsi al più presto
sui sentieri del monte.

Emanuele Cinelli – 8 ottobre 1973

Poesie di gioventù: Sogno


Chiudo gli occhi e sogno.
Sogno verdi praterie,
bianchi nevai,
vette immacolate,
scuri fondali,
cieli estasianti.
Sogno sensazioni inebrianti,
emozioni mai provate,
notti romantiche alla luce delle stelle.
Questi sono i miei sogni,
queste sono le mie speranze.
Speranze di un mondo nuovo,
un mondo migliore,
di una vita romantica,
di una vita a contatto con la natura,
di una vita libera.

Emanuele Cinelli – 11 aprile 1973

Poesie di gioventù: Immersione


Proseguo con la pubblicazione delle mie poesie di gioventù, questa è stata la seconda. Avevo 17 anni e, all’improvviso, iniziai a provare una forte passione nello scrivere i temi dei compiti di classe d’italiano, alla quale presto seguì la scrittura di poesie. Sono poesie banali, prive di metrica, talvolta anche poco o per nulla ritmiche, ma non ho voluto modificarle, sono un ricordo!


La barca si è fermata,
l’ancora velocemente raggiunge il fondo marino,
a bordo strani animali si muovono,
animali neri, lucidi,
armati di bombole e macchine fotografiche,
muniti di pinne e maschere.
Dopo pochi minuti s’odono dei tonfi,
si sono tuffati in acqua,
ora fermi sono sulla superficie del mare,
ultimi accordi
una capriola e spariscono.
Scendono verso un mondo misterioso,
verso il mondo dell’oscurità,
verso l’ignoto.
Venti, trenta, quaranta, cinquanta metri,
discesa vertiginosa,
piena di inebrianti emozioni,
nel blu più scuro ombre tremolanti li circondano.
Improvvisamente un raggio di luce,
si sono accese le torce,
smaglianti colori appaiono ai loro occhi,
occhi meravigliati,
occhi che cercano di carpire i più piccoli segreti.
Tra i folti rami del corallo,
tra i tentacoli delle anemoni marine,
tra le rocce del fondo,
si svolge una vita silenziosa,
pesci multicolori gironzolano incuriositi.
Uomini e pesci si scrutano,
gli uni meravigliati,
gli altri timorosi.
Purtroppo è l’ora di risalire,
le ultime foto ricordo e…
si torna su.
Nell’animo di questi uomini un grande dolore,
il rimorso di avere abbandonato il fondale,
la speranza di tornare un giorno.
E intanto che essi pensano,
arrivano in superficie,
stanchi ma contenti,
stanchi ma meravigliati.
Un ultimo sguardo verso il fondo,
un ultimo addio e poi si parte,
si torna al mondo civile,
in realtà nessun mondo è migliore,
nessun mondo è più civile
del mondo subacqueo.

Emanuele Cinelli – 10 aprile 1973

Poesie di gioventù: Ritorno


Questa è stata la mia prima poesia. Avevo 17 anni e, all’improvviso, iniziai a provare una forte passione nello scrivere i temi dei compiti di classe d’italiano, alla quale presto seguì la scrittura di poesie. Sono poesie di gioventù, banali, prive di metrica, talvolta anche poco o per nulla ritmiche, ma non ho voluto modificarle, sono un ricordo!


Ritorno dopo un lungo viaggio,
ritorno alla mia patria,
ritorno alla mia terra,
ritorno alla casa natia,
alla famiglia, agli amici.
Ritorno contento nel cuore,
ma.. che vedo?
Vedo:
le terre coperte di cemento,
alte case al sole biancheggianti,
alti camini che sputano fumo.
Sopra l’antico paese di montagna
ora domina una cappa grigia,
una cappa di fumo.
La natura è morta,
al suo posto vi sono
strade,
case,
industrie.
Non esiste più l’eterna tranquillità,
rumori, rumori,
soltanto rumori dominano ora l’ampia vallata.
Ora che ho visto vorrei scappare,
vorrei andare lontano,
tornare nel tempo,
tornare, scappare,
scappare, tornare.
Fuggo,
corro per le strade della città,
alla fine mi fermo,
stanco, rassegnato.
Ritorno e… fuggo.

Emanuele Cinelli – 13 marzo 1973

La Scuola che vorrei!


Ognuno di noi ha i suoi sogni, chi sul futuro lavorativo, chi sull’amore, chi sul denaro, chi sulla prima auto e via dicendo. Molti, poi, non si fermano a un solo sogno. Tra i miei sogni ne ricorre uno che riguarda la scuola e in questo io vedo una scuola totalmente diversa da quella attuale, ma anche da qualsiasi altra forma scolastica che si sia ad oggi vista, certo raccolgo una parte di quanto già seminato, ma vi aggiungo molte novità e assemblo il tutto in una forma decisamente innovativa, oserei dire rivoluzionaria.
Come per ogni sogno, anche in questo mio ci sono parti ben delineate, altre che si stanno delineando, alcune appena accennate e anche qualche parte ancora piuttosto fumosa, qualcosa, inoltre, si modifica nel momento stesso in cui scrivo; difficilissimo arrivare ad essere completi e precisi, ma non è di certo l’obiettivo di un blog. C’è anche da precisare che alcune, se non molte, delle mie idee danno per scontata una certa ridefinizione della struttura sociale, ma non ne parlerò espressamente per non appesantire il discorso.
Ho dato un titolo al mio sogno che identifica la linea strutturale della scuola che vorrei: la scuola senza muri! Un senza muri che vuole essere innanzitutto simbolico, a identificare la rimozione di una lunga serie di barriere, ma anche pratico, a identificare una scuola non fossilizzata all’interno delle pareti, ma portata anche e soprattutto sul territorio che la circonda.

Tre i cicli didattici: il primo, dai 3 ai 7 anni, è basato sul gioco e la finalità del processo didattico è quella di attivare nei bambini l’interesse allo studio; il secondo, dagli 8 ai 14 anni, è inizialmente finalizzato a fornire ai ragazzi un metodo di studio, che non è necessariamente uguale per tutti, per ogni ragazzo si deve trovare il suo metodo, poi a dare loro la necessaria e indispensabile preparazione trasversale; l’ultimo ciclo, dai 14 anni in su, si preoccupa di dare (e mantenere) la formazione professionale, riducendo al minimo indispensabile lo studio specifico delle materie non direttamente coinvolte dall’indirizzo professionale.
L’obbligo scolastico riabbassato ai 14 anni, ma con un successivo periodo d’obbligo formativo fino a 18 anni. Cosa è questa distinzione? Fino a 14 anni il ragazzo deve obbligatoriamente frequentare la scuola, dopo i 14 anni e fino a 18 può scegliere se formarsi al lavoro presso una scuola, presso un’azienda (adeguatamente strutturata: azienda didattica), o in forma mista (mattina a scuola, pomeriggio in azienda).
Durante l’intero percorso didattico l’attività scolastica è a tempo pieno: quattro ore la mattina con attività didattiche vere e proprie, quattro ore il pomeriggio con attività di complemento (biblioteca, ricerche, laboratori esperienziali e via dicendo). La famiglia deve rendersi partecipe nelle attività scolastiche dei figli, non solo mediante i colloqui con i docenti, ma con la partecipazione fisica (periodica, casuale e rotativa) alle attività didattiche ed extra didattiche. Nel secondo e nel terzo ciclo l’attività didattica non è indissolubilmente legata all’aula, ma, con decisione autonoma (anche non programmata) del docente, può spostarsi fuori dall’edificio scolastico, vuoi per ragioni didattiche (visita di un azienda; studio della natura; conoscenza della città; eccetera), vuoi per motivazioni logistiche (ragazzi agitati che non permettono il regolare svolgimento della lezione, ad esempio).

Nel primo ciclo si lavora su obiettivi sociali e non si formulano sistemi di valutazione didattica formale (verifiche, esami, eccetera). Il bambino procede senza fermate fino alla fine del ciclo.
Il passaggio al secondo ciclo avviene senza nessun esame, ma solo in funzione della raggiunta età di passaggio.

Nel secondo ciclo si lavora per micro obiettivi didattici: obiettivi identificati con minimi apprendimenti teorici o specifiche azioni pratiche, di modo che la valutazione si possa semplicemente definire con un si (obiettivo raggiunto) o un no (obiettivo non raggiunto). Idealmente, materia per materia, la didattica dovrebbe procedere oltre solo se un obiettivo è stato raggiunto, questo prevenderebbe però una elevata personalizzazione del percorso forse inattuabile; diciamo che, in assenza di necessità sequenziali specifiche, ogni tre o quattro mesi si attua, sempre materia per materia, una sommatoria dei si ottenendo le valutazioni nella forma numerica (percentuale). La “promozione” incondizionata si ottiene con il 90% di si, mentre con una valutazione tra il 70 e il 90% si procede ma con l’obbligo di frequentare recuperi pomeridiani per ogni obiettivo mancato e fino al suo raggiungimento. Una valutazione inferiore al 70% va valutata di volta in volta per definire se sia possibile comunque procedere oltre, sempre con i recuperi, o sia necessario fermarsi e riprendere dall’inizio gli obiettivi del periodo valutato.
Il passaggio al terzo ciclo avviene automaticamente al raggiungimento del 90% degli obiettivi in tutte le materie.

Nel terzo ciclo si lavora ancora per micro obiettivi didattici, con la stessa prassi in merito alle valutazioni, ma differenziando il sistema di avanzamento nello studio: ogni due mesi somma dei si; avanzamento incondizionato con il 90% di si, tra 70 e 90% avanzamento con recuperi pomeridiani, tra il 40 e il 70% passaggio obbligatorio (anche provvisorio) al percorso misto (scuola la mattina, azienda il pomeriggio); sotto il 40% passaggio obbligatorio (anche provvisorio) al percorso in azienda didattica. A partire dai 16 anni s’inseriscono, per chi abbia scelto il percorso presso le scuole, gli stage aziendali, per i quali le aziende devono obbligatoriamente rendersi disponibili (a fronte dell’obbligo per le scuole di mandare i ragazzi in stage, deve corrispondere un analogo obbligo dalla parte opposta).
L’attestazione di professionalità, ovviamente specifica secondo il percorso di studio, si ottiene con un esame professionale definito, condotto e realizzato con la collaborazione delle aziende. L’ammissione a tale esame avviene al raggiungimento del 90% degli obiettivi in tutte le materie.

Primo e secondo ciclo avvengono in strutture scolastiche tradizionali (come quelle attuali), il terzo ciclo, invece, avviene in cittadelle scolastiche (sullo stile delle attuali cittadelle universitarie o dei college americani), presso le quali l’allievo trova anche tutti i supporti logistici: alloggi, mense, biblioteche, palestre, eccetera. In ogni cittadella il ragazzo trova tutti i possibili percorsi professionali, o quantomeno tutti i principali, di modo che sia possibile fornire inizialmente un periodo di esperienza relativo a tutti i campi professionali e permettere al ragazzo una scelta che si basi anche e soprattutto sulle sue attitudini reali. La formazione professionale più evoluta (oltre i 18/20 anni) e quella di mantenimento (aggiornamento) devono strutturarsi quasi esclusivamente sull’e-Learning, anche per gli eventuali esami.

Nel terzo ciclo gli alunni non sono più dei bambini ma degli adolescenti che si avvicinano velocemente all’età adulta e devono a questo essere adeguatamente preparati, devono, cioè, essere responsabilizzati al massimo, sia in merito al loro apprendimento (già da alcuni anni la didattica parla di autoapprendimento più che di passaggio delle competenze) che alla disciplina: pochi vincoli (divieti), nessuna vigilanza o vigilanza attuata dagli stessi ragazzi invece che dai docenti, autodeterminazione della frequenza alle lezioni, eccetera.

Per finire un cenno ai rapporti scuola-docenti…
1) Il lavoro va sempre e comunque pagato. Questo dev’essere un concetto inalienabile; quello che sta succedendo negli ultimi anni, ovvero la richiesta, anzi l’obbligo, di ore non retribuite, non può accettarsi.
2) Va bene il ricorso al lavoro a contratto, alla prestazione di lavoro, ma se ne devono accettare tutte le implicazioni, ivi comprese quelle che il prestatore deve necessariamente prendere altri lavori e non può ritenersi a totale disposizione: riunioni e attività varie vanno definite e comunicate con ampio margine e, in ogni caso, eventuali assenze non devono dare luogo a manifestazioni sanzionatorie verso il docente.
3) È necessaria una profonda rivalutazione della figura del docente, occorre ridargli autorevolezza. Allo stato odierno delle cose, questi è l’ultima ruota del carro: viene valutato e giudicato sia dal basso (allievi) che dall’alto (Direzione, Coordinamento, Responsabile alla Qualità); non viene in nessun modo coinvolto nelle scelte scolastiche; deve rispondere di tutto a tutti, allievi e genitori compresi. Per una corretta impostazione scolastica il docente dev’essere invece la figura cardine, quella intono a cui ruota tutto il resto; non dimentichiamoci che una scuola si regge principalmente sul lavoro del docente e senza docenti non può esistere la scuola.

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