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Il problema del #nudo


Molti nudisti lo chiamano naturismo e si definiscono naturisti.

Molti nudisti approvano la censura del nudo.

Molti nudisti praticano l’autocensura.

Molti nudisti approvano la pixellatura delle immagini di nudo.

Molti nudisti disapprovano chi si mostra nudo in modo aperto e sincero anche fuori dagli specifici contesti.

Molti nudisti confondono i ghetti nudisti con l’opportunità.

Molti nudisti considerano giuste le limitazioni a cui sono assoggettati.

Molti nudisti si accontentano del poco spazio che hanno.

Molti nudisti si mettono a nudo solo all’estero.

Molti nudisti lo tengono gelosamente segreto.

Molti nudisti si lamentano e basta.

Molti nudisti si esimono dal partecipare alle azioni di informazione, divulgazione e manifestazione.

Molti nudisti appellano in malo modo chi si oppone al nudo.

Molti nudisti si rifiutano di comprendere che dietro ad ogni opposizione al nudo esiste pur sempre una motivazione, seppure poco o nulla condivisibile.

Molti nudisti non sanno (non vogliono!) dialogare con chi si oppone al nudo.

Molti nudisti danno agli altri (persone, media, società, istituzioni, politici, operatori, guardoni, esibizionisti) la colpa dell’opposizione al nudo e delle pressoché nulle opportunità per stare nudi.

Molti nudisti rigettano le immagini di nudo usate da pubblicità e riviste.

Molti nudisti contestano le trasmissioni televisive che mostrano il nudo, pixellato o meno.

Molti nudisti ritengono sempre e comunque doveroso rivestirsi quando si avvicina qualcuno vestito.

Molti nudisti ritengono logico che le persone possano entrare vestite in una spiaggia nudista mentre da questa non si possa uscirne nudi.

Molti nudisti promuovono l’anormalità del nudo.

Molti nudisti ritengono il nudo praticabile solo in limitati contesti.

Molti nudisti rigettano l’idea del nudo lecito sempre, comunque  e ovunque.

Molti nudisti trasmetto vergogna verso il nudo.

Molti nudisti…

Uhm, vuoi vedere che il problema del nudo sono i… nudisti!

The Tempest Returns


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Ecco come si crea il successo, c’è molto da imparare da queste donne e io lo sto facendo, spero anche altri, soprattutto tra i nudisti (e naturisti) italiani sempre troppo restii a manifestarsi, sempre troppo pronti a soccombere, sempre troppo soggetti al pensiero debole.


This past May, we put on an all-female, fully nude production of Shakespeare’s final play, The Tempest, outdoors in Central Park. It was a huge success, attracting not only an audience of hun…

Sorgente: The Tempest Returns

Aver successo


A metà strada fra coloro che pensano al successo come evento assolutamente accidentale e coloro che lo ritengono solo frutto della propria volontà, penso al successo come un qualcosa che si ottiene con il proprio duro lavoro e contemporaneamente grazie all’avverarsi di combinazioni favorevoli talvolta indipendenti dalla nostra volontà.

Fatta questa debita premessa, necessaria per differenziarmi dal nugolo di imbonitori che operano in tale ambito, passiamo a vedere quali siano le chiavi per aver successo, invero poche.

Prima di tutto è necessario crederci, crederci totalmente, senza porsi limitazioni e senza farsi sommergere da dubbi, il cui unico effetto sarebbe quello d’impedirci il raggiungimento dell’obiettivo prefissato.

Poi è necessario restare indifferenti a quanti cercheranno di mettere in dubbio la nostra possibilità di successo, alle opinioni contrarie e contrarianti, a tutti coloro che vorranno porre limitazioni e freni al nostro obiettivo.

Infine, contrariamente a quanto solitamente molti affermano, per aver successo è indispensabile lasciar perdere la (falsa) modestia: sappiate compiacervi del vostro lavoro, abbiate l’orgoglio di dirvi che siete stati bravi, festeggiate tranquillamente ogni passo che vi avvicina al vostro obiettivo.

Il successo è composto da tanti piccoli successi intermedi, anzi è composta da tanti successi e insuccessi intermedi, di più, ogni insuccesso è comunque un successo se da esso sappiamo trarne insegnamenti e considerazioni.

Qualche esempio?

Volete trovare impiego nell’ambito di una specifica mansione e di un dato settore, se partite dicendovi sì ma questo non lo so fare, è un settore con pochi posti disponibili, ecco che già vi siete arenati dato che verrà a mancarvi lo spirito necessario per affrontare la ricerca.

Hai lavorato per sviluppare un certo progetto, alla fine arrivi a vendere qualcosa di diverso: non è un insuccesso, hai comunque venduto qualcosa, hai imparato strada facendo e pian piano modificato l’obiettivo per adattarlo alle evidenze oggettive, sei stato bravo e hai avuto successo.

Hai sentito parlare di nudismo e vorresti capire di cosa si tratta, se parti con le solite stereotipate questioni, se ti chiedi “mi ecciterò”, se ti metti nel dubbio di sentirti imbarazzato, stai partendo male, vai, getta i vestiti al vento e goditi il successo.

Sei un nudista e vuoi fare qualcosa per la causa del nudismo, se parti dal presupposto che gli italiani sono contro, che l’Italia non è pronta, se ti crei problemi a mostrarti nudo, se poni vincoli alla pratica del nudismo, se hai paura di offendere o spaventare, se ti comporti in un qualsiasi modo che possa apparire in contraddizione con il pensiero della nudità sociale normale, ecco se hai dubbi e poni limitazioni alla pratica del nudismo come pensi di poterla proporre, come pensi di poterla sostenere, come pensi di poterla diffondere, come pensi di poterla far apparire normale? Ti sei tagliato le gambe ancor prima di iniziare e mai potrai addivenire al tuo obiettivo, al successo!

Talvolta si vince, talvolta si perde, vero, l’insuccesso, però, è sempre e solo figlio della nostra poca fede, del nostro troppo dubitare, del nostro atteggiamento.

Tiriamo le somme


Siamo ormai molto prossimi alla fine di questo 2014, mancano alcuni giorni e i dati potrebbero crescere ancora sensibilmente ma la soddisfazione per quanto già vediamo è tale che non sappiamo attendere oltre per rendervi partecipi della crescista del blog.

Una crescita, la nostra, che testimonia, oltre ogni equivocabile dubbio e a dispetto di coloro che contestano le nostre scelte, in particolare l’orgoglio con cui manifestiamo pubblicamente il nostro modo di vivere e di vivere il nudismo e la decisione di organizzare eventi in cui la nudità non è obbligatoria ma facoltativa così come facoltativi sono i vestiti, che la strada intrapresa è quella corretta.

Inutile dire altro, lasciamo la parola ai grafici e ci limitiamo ai ringraziamenti.

Grazie,
grazie a tutti coloro che ci seguono,
grazie a coloro che ci fanno l’onore di commentare i nostri articoli,
grazie a chi ci fornisce preziosi suggerimenti,
grazie a quanti partecipano ai nostri eventi,
grazie ai tanti che pur non essendo nudisti ci supportano con la loro calda amicizia e la loro presenza,
grazie!

Grafico delle visite

crescita blog

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Copertura blog

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Poesie di gioventù: Solitudine alpina


Solo cammino sugli alti nevai,
solo in mezzo a tanta immensità.
Il sole illumina, coi primi raggi,
le alte cime,
le lontane pareti di ghiaccio rosee risplendono.
Partito dal rifugio di primo mattino,
piccozza alla mano, ramponi ai piedi,
salgo verso la vetta.
Prima sosta, breve colazione,
poi riparto.
Esposto ai raggi del sole,
appeso alla liscia parete ghiacciata,
grondo di sudore,
ansimo dalla fatica,
però… continuo.
Ore 13: seconda sosta,
altro breve ristoro e poi in marcia.
La parete diventa più impegnativa,
dure placche di ghiaccio,
stretti camini.
Finalmente dopo ore di salita,
vedo la vetta vicina,
solo una fine cresta di neve
da essa mi separa.
Prima di affrontare quest’ultimo passaggio mi riposo.
Riparto con nuova spinta e vittorioso pensiero,
affronto la cresta con calma e coraggio,
qualche difficoltà,
“Vittoria”,
la vetta è raggiunta,
la tremenda montagna è sconfitta.
Prima ma non ultima solitaria
questa è stata la mia vittoria.
La sera è vicina,
raggiungo un pianerottolo e pianto la tenda.
Intanto il sole lentamente cala,
sparisce dietro le vette lontane,
sparisce inghiottito dall’orizzonte.
Ceno alla luce rossastra del tramonto,
e, mentre ceno, penso,
penso alla mia impresa,
penso al perché della mia vittoria.
Quando l’ultimo raggio di sole sparisce,
anch’io sparisco nella mia tenda.
Sdraiato nel sacco a pelo,
cullato dal sibilo del vento,
ritorno a pensare.
Ma i miei pensieri vanno lontano,
non più sulla roccia sotto i miei piedi,
non più sui ghiacci da poco affrontati,
ma torna in città,
torna dove ho lasciato amici e parenti,
torna a te.
Ti vedo felice dormire nel letto,
al caldo delle coperte,
protetta da mura di cemento.
Un brivido di freddo mi corre lungo la schiena,
la tormenta fuori si è alzata,
ah, come vorrei esser anch’io al caldo di casa,
ma per nulla al mondo rinuncerei a questa mia vita.
Una vita avventurosa,
una vita pericolosa,
ma una vita meravigliosa,
sempre a contatto con la natura,
sempre immersi nell’immensità.
Prima di assopirmi, ripenso a te,
decido di donarti questa mia impresa,
sul diario scrivo
“ore 21, ho vinto,
sulla vetta sono arrivato,
via Maria ho chiamato”.

Emanuele Cinelli – 15 gennaio 1974

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