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Dagli all’untore!


Lame di luce penetrano attraverso grandi finestroni colorati andando a mescolarsi con quella tremolante prodotta da decine di candele, d’innanzi a un grande altare un prete di bianco vestito sta officiando la Santa Messa ascoltato da una vasta platea di fedeli. Nella semioscurità di un angolo, un vecchio uomo è immerso nel coro delle preghiere, la lunga barba gli nasconde il viso, un viso secco che mostra con disarmante chiarezza le dure vicissitudini da quell’uomo passate. Un fremito gli percorre il corpo, si piega in avanti mentre dai polmoni risale alla bocca un secco colpo di tosse, veloce risalita, tanto veloce che l’uomo non ha avuto il tempo di parare la bocca con una mano, piccole gocce di saliva si depositano sul banco a lui di fronte, educatamente l’uomo estrae dalla tasta un bianco fazzoletto e con dovuta cura pulisce il banchetto.

“L’untore, l’untore!” un grido si alza dal fondo della chiesa, la gente interrompe il coro e si gira, la donna continua a gridare indicando il vecchio uomo e un primo drappello di persone velocemente si porta verso di lui per immobilizzarlo, presto seguiti da altre rabbiose persone. Al vecchio non è dato ne tempo ne modo di spiegarsi viene preso, picchiato, malamente trascinato fuori dalla chiesa per essere giustiziato.

Se avete letto i “Promessi Sposi” del Manzoni avrete certamente riconosciuta una delle scene in tale romanzo presenti, un episodio relativo all’epidemia di peste che sconvolse una parte Italia ai primi del seicento, in essa è nascosta la grave considerazione di come la paura possa essere uno dei più grandi veicoli di condizionamento, di coinvolgimento anche violento e letale. Bene l’avevano imparato già molti secoli addietro coloro che erano interessati ad acquisire potere, sia esso economico che politico, e qualcuno arrivò a farne utilizzo metodico e scientifico creando paure anche la dove queste mancavano, vedi, ad esempio, il peccato originale.

Cose d’altri tempi! No, assolutamente no, tutto questo si è perpetuato nei secoli arrivando pressoché inalterato ai giorni nostri, lo si può ben rilevare osservando con critica oggettività una buona parte di quello che avviene quotidianamente e non è solo una questione inerente il terrorismo, e non è nemmeno questione che coinvolga solo gli estremismi religiosi, lo possiamo ben vedere persino nelle parole dei nostri politici, nelle reazioni delle persone, negli esiti elettorali, siano essi a largo raggio, tipo elezioni europee, che a piccolo raggio, tipo elezioni amministrative comunali.

Anche Mondo Nudo è rimasto coinvolto in una di queste moderne cacce all’untore, una caccia promossa in prima battuta per mettere in cattiva luce un Sindaco e permettere al proprio candidato di salire sul prestigioso scranno, in secondo tempo portata ancora avanti, così come a livello maggiore viene fatto con i migranti, forse per mascherare l’assenza di un vero programma amministrativo, per distogliere l’attenzione da quanto verrà o non verrà fatto, per dare in pasto alle persone un diavolo, per creare paura dove paura non c’è e attraverso questa falsa paura dimostrare che si è in grado di dare soluzioni, che si è meritevoli dello scranno guadagnato.

Io, Mondo Nudo, i nudisti tutti, non abbiamo bisogno di giustificarci, la Natura ci difende, la Natura è con noi, la Natura siamo noi, quella Natura che certi personaggi strumentalizzano di continuo (vedi l’inconsistente concetto di famiglia naturale, l’assurdità dell’omofobia e via dicendo), salvo poi dimenticarsene quanto al contrario li sconfessa.

educazione nudista

N.B.

Visto l’andamento delle statistiche relative al blog ne sono certo: una parte di coloro che, dalla summenzionata campagna denigratoria, sono stati invitati a visitare Mondo Nudo ne sono usciti cambiati e con una visione più corretta, più naturale del nudo.

Creazione



Per credenti di ogni religione e, con lieve modifica, per tutti…

Dio ci ha creati nudi con l’evidente presupposto che poi nudi ci saremmo rimasti!

#nudiènormale #nudièmeglio

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Perchè nudi?



Domandatevi piuttosto “perchè vestiti?”


Nudi siamo stati creati e…


Quando passando davanti a certe chiese o certi santuari mi capita di leggere cartelli che invocano all’uso di un abbigliamento decente, dove per decente è sempre palese che si faccia riferimento ad una copertura sostanzialmente estesa della pelle, mi sorge spontanea una considerazione assai semplice ma stranamente sfuggevole: secondo gli stessi libri sacri Dio ci ha creati nudi e di certo l’ha fatto con il presupposto che nudi saremmo dovuti restare, allora da dove nasce questa repulsione per il nudo? Perché nel corso della storia ad un certo punto il nudo è diventato immondo? Perché ora, nonostante tanti siano i precetti abbandonati o riveduti e primo fra tutti quello sul sesso senza matrimonio, è così difficile cambiare l’atteggiamento verso il nudo? Perché ci sono religiosi che apprezzano il nudo sociale e laici che lo schifano e lo condannano?

Nudi siamo stati creati e, nel rispetto del Creatore (chiunque o qualunque cosa, anche il nulla, esso sia) nudi dovremmo continuare a vivere!

 

Rispetto e turbamento


Atto 1

Qualche giorno addietro un tweet ha casualmente attirato la mia attenzione, mi è difficile dire il perché: contesto e titolo sono ormai lontani dalla mia vita, d’altra parte l’hanno riempita in modo stabile per ben trent’anni. Tant’è, sono andato a leggermi l’articolo e… dopo le prime righe qualcosa, forse un presentimento, mi ha convinto ad andare avanti, poco dopo ecco una parolina che mi coinvolge e mi cattura, nudisti, a quel punto vado fino in fondo e quello che leggo mi turba. La faccio breve, l’articolo in questione (che invito a leggere: “I peccati di Sasso Scritto”) è il racconto denuncia di uno scalatore fermato dalle forze dell’ordine in seguito al suo lavoro di chiodatura e pulizia su di una parete che sovrasta una spiaggia livornese. E allora? Capita che sulla spiaggia in questione sia abituale stare nudi e tale rocciatore, sulla base di pure illazioni, accusa i nudisti di averlo denunciato alle forze dell’ordine e si lamenta che queste se la siano prese con lui anziché con i nudisti (evidenzio qui che se, come meglio chiarirò in seguito, il nudo in Italia è (in)formalmente legale, l’alterazione del territorio fatta senza autorizzazione è un reato e che le operazioni di disgaggio possono essere eseguite solo da persone all’uopo autorizzate e solo dopo aver messo in atto tutte le necessarie misure di sicurezza, ad esempio il transennamento della zona sottostante).

Atto 2

Ieri sera controllando i dati di accesso al blog scopro che c’è un forte afflusso da un sito che nulla ha a che vedere con il nudo e il nudismo, clicco sul link e mi trovo all’interno di un tema di forum dove, pur senza leggermelo per intero, comprendo che alcune persone avevano intavolato la solita diatriba pro e contro il nudismo e una di quelle a favore, che ovviamente ringrazio per la pubblicità fattami e per l’importanza assegnatami, aveva linkato Mondo Nudo come fonte per farsi un’idea più ampia e precisa sull’argomento. Trovo un’unica risposta al link: “ho letto solo la home ma ho subito trovato qualcosa che mi disturba, è irriverente definire inutili i tabù e assurdi i condizionamenti, lo saranno per voi ma non lo sono per me” (anche qui una precisazione mi scappa: bravo, magari era meglio se ti leggevi anche qualcosa di più prima di tirare conclusioni).

Atto 3

Al fatto 1 ho risposto direttamente commentando l’articolo, poi non ho più avuto tempo di seguire l’evoluzione delle cose e ora preferisco rubare agli altri impegni due orette per scrivere questo articolo piuttosto che per ricercare quell’altro e imbarcarmi in una diatriba che ritengo vada affrontata e risolta da chi vi è direttamente coinvolto, i nudisti che frequentano quella spiaggia (per facilitare la cosa ho pubblicato un tema sul forum de iNudisti). Una diatriba che durerebbe sicuramente a lungo, mentre nei prossimi giorni sarò impossibilitato a seguire facendo più male che bene alla causa del nudo sociale.

Al fatto 2 per rispondere direttamente avrei dovuto registrarmi al forum, un forum dai contenuti che sono tutto sommato lontani dalla mia sfera d’interesse, un forum che poi abbandonerei così come è già successo per altri: già faccio fatica a seguire quelli che mi riguardano da vicino, figuriamoci altri. Così, amando comunque dare risposte, ne traggo spunto per questo articolo.

Rispetto e turbamento

Ci sono argomenti che chi vuole osteggiare il nudismo mette spesso, per non dire sempre, in campo, uno è quello dei bambini, un altro è quello della legge, altro ancora quello del rispetto. Analogamente viene fatto con gli schemi dialettici, quegli schemi tanto cari a certa politica, quegli schemi che mi ricordano i militanti delle brigate degli anni settanta e ottanta (rosse o nere che siano): un colpo alla botte e uno al cerchio, l’estrazione della singola parola da un lungo discorso, la decontestualizzazione, la lettura del pensiero, il ribaltone e così via.

Indubbiamente la colpa non è tutta di chi osteggia il nudo: dopo un florido e coraggioso avvio, il nudismo italiano (ma, per inciso, anche quello di molti altri paesi del mondo) si è andato trincerando in se stesso nascondendosi dietro un termine decontestualizzante e deviante (naturismo); alcuni, per non dire molti, naturisti, elevandosi al rango dei puristi del nudo, fanno disinformazione definendo i nudisti come persone che si spogliano solo per finalità sessuali; i nudisti piuttosto che parlare di loro preferiscono parlare dei guardoni e delle attività sessuali che si sono sviluppate intorno e talvolta dentro alcune spiagge nudiste; la nudità rende più intraprendenti i “maiali” e li fa diventare più visibili. Dobbiamo per altro osservare che: sono sempre più numerosi coloro che escono allo scoperto e intraprendono la strada del nudo come normalità; che nudisti materialmente e indiscutibilmente lo sono anche coloro che si definiscono naturisti; che la comunicazione è una fine arte che pochi dispongono in maniera innata e non a tutti è dato modo e tempo per affinarla; che i “maiali” raramente sono nudisti (essere nudi per qualche minuto non ti fa un nudista); che i cosiddetti “maiali” in realtà sono solo delle vittime di una società che ha censurato il corpo umano e certe sue naturali azioni; che tali vittime si portano e manifestano le loro turbe anche in ambito tessile. Insomma, possiamo ben dire che chi osteggia il nudismo guarda più la pagliuzza nell’occhio altrui che il tronco nel proprio: Mondo Nudo ha ampiamente dimostrato che tali fatti avvengono anche e di più fuori dalle spiagge dove vige la regola del nudo (vedi qui).

In merito agli schemi dialettici possiamo osservare che, se non nascondono la precisa volontà di alterare il dialogo, di certo nascondono l’incapacità di reperire argomentazioni valide, attenzione, non perché ci sia una difficoltà intellettiva, non mi permetterei mai di fare un’affermazione del genere, ma solo perché è materialmente impossibile trovare argomentazioni inopinabili a sostegno dell’opposizione alla nudità sociale: ogni motivazione che si può addurre è viziata in partenza e, più o meno consciamente, tutti se ne rendono conto.

  • Bambini: è facile dimostrare che si trovano a loro agio nella nudità, lo si vede ogni estate su ogni spiaggia, ed è altrettanto facile dimostrare che sono assolutamente indifferenti al nudo altrui, basta vedere quello che capita quando una famiglia entra casualmente a contatto con delle persone nude, basta osservare i bambini che senza timori giocano ai margini tra area tessile e area nudista, lo si vede nelle spiagge e nei villaggi nudisti.
  • Legge: qui le cose vanno differenziate nazione per nazione e in alcuni casi è vero che la legge punisce il nudo pubblico (in alcuni anche quello privato e questo la dice lunga sul valore assoluto che possono avere le leggi di stato), ma in altri no, ad esempio in Spagna lo consente esplicitamente e pressoché ovunque, in Germania non esiste una legge specifica e sono le persone a ritenere per la massima parte normale il nudo anche nei contesti sociali, in Francia basta che il proprio atteggiamento non sia riconducibile all’esibizione sessuale (purtroppo cosa non sempre facile da dimostrare); veniamo all’Italia, in Italia la legge materialmente ignora completamente la nudità, si limita a formulare il reato per atti osceni in luogo pubblico e quello per atti contrati alla pubblica decenza, lasciando al giudice facoltà di stabilire se i fatti contestati rientrino in una o l’altra delle due fattispecie, i giudici, però, ormai da diversi anni (dal 2000) hanno preso atto del cambiamento morale della società escludendo il nudo sicuramente dal primo contesto ma in dati casi (ovviamente nelle zone più o meno ufficialmente deputate al nudo, poi anche in quelle dove da anni il nudo è consuetudine e infine, sebbene non all’unanimità, nelle zone recondite, isolate, poco frequentate, di difficile accesso, al momento deserte) anche dal secondo.
  • Rispetto: parola usata troppo spesso e senza cognizione di causa, usata a senso unico in funzione del proprio unico interesse, senza mai guardare al contesto sociale dove se è ben vero che la libertà di uno finisce dove inizia quello dell’altro è altrettanto vero che quella dell’altro inizia dove finisce quella del primo, è altrettanto vero che ambedue le formulazioni vadano sempre invocate a doppia via, ovvero mettendo ogni contendente sia nella posizione dell’uno che in quella dell’altro; ancor di più, il conflitto dei diritti è un contesto logico, ben diverso da un conflitto matematico, raramente i due fattori hanno lo stesso peso e, pertanto, bisogna considerare quale delle parti viene ad essere maggiormente discriminata da una data decisione, quale delle parti vede più profondamente impedito il suo volere, quale delle parti subisce reale impedimento o reale danno, evidente che nell’imposizione dell’abbigliarsi (ovvero nella negazione del nudo) la parte più discriminata, la più impedita, la più danneggiata sia sicuramente quella del nudo: il vestito deve solo volgere lo sguardo per non vedere il nudo, oppure deve solo sopportare per un poco il suo fastidio e lasciarsi andare, basteranno pochi minuti per superarlo; il nudo deve totalitariamente rinunciare al nudo.
  • Pubblicità ToscaniTabù: si vero, per alcuni sono utili, così come per alcuni è utile la guerra, per alcuni è utile mangiarsi le unghie, per alcuni è utile la burocrazia, per alcuni è utile farsi quelle che vengono comunemente chiamate “seghe mentali” e via dicendo. Sono gli psicologi stessi a definire inutili i tabù, certo non sono tutti d’accordo, ma quando mai tutti sono d’accordo?
  • Irriverenza delle affermazioni: esiste la libertà di pensiero, come pure quella di espressione, pertanto, visto che non offendo nessuno, sono libero di ritenere, dire e scrivere, così come fanno tanti altri, che i tabù sono inutili; non giudico le persone che li manifestano (tant’è che da sempre promuovo e organizzo attività fatte nella regola dei vestiti facoltativi: ognuno libero di vestirsi e spogliarsi a proprio sentimento… bastava leggere più del pezzettino in home page per comprenderlo), giudico solo l’entità “tabù”.
  • Condizionamenti: inutile offendersi, inutile manifestare dissenso, siamo tuti condizionati, volenti o nolenti gran parte di, per non dire tutto, quello che pensiamo e quello che facciamo sono solo in apparenza frutto della nostra sola volontà; ancora una volta non giudico le persone, giudico solo e soltanto l’entità “condizionamento” che nel caso del nudo e indubbiamente assurda: nasciamo nudi, per alcuni anni cresciamo nudi, la natura è nuda, accettiamo che animali nudi ci circondino, apprezziamo quadri e statue di nudo, ignoriamo quanto possiamo facilmente immaginare sotto un costume o un vestito attillato, perché mai dobbiamo farci turbare dagli ultimi centimetri di pelle? perché sono gli organi dell’attività sessuale, risponderete voi, certo, vero, ma lo sono anche la bocca, gli occhi, le mani, i piedi, la testa, il viso, le gambe, le braccia, la mente, il pensiero.
  • Turbamento: già, il turbamento lo tirano in ballo sempre quelli che vogliono osteggiare il nudo e invece lo provano anche quelli che al nudo sono tornati, turbati dai vestiti, turbati dai ragionamenti oppositivi, turbati dall’incomprensione, turbati da chi parla senza conoscenza, si ma… ma il turbamento dei nudi non conta!

Vestiti è bello, nudi è meglio, ognuno libero di fare come meglio crede, sempre, ovunque e comunque, questo e solo questo è rispetto!

I mulini a vento: soluzioni!


A luglio 2011 pubblicai un articolo (“I mulini a vento”). Attraverso un brainstorming e usando la sola veste analitica, vi evidenziavo gli aspetti potenzialmente alla radice delle difficoltà che il nudismo incontra in ragione della sua più profonda accettazione e, soprattutto, della sua più ampia diffusione.

C’è sempre chi ribadisce che tali azioni non hanno senso, che le persone hanno il diritto di pensare e agire come vogliono. Vero, verissimo, ognuno ha il diritto di pensare e agire come vuole, ognuno per l’appunto, ivi compresi i nudisti, i quali, invece, se ben liberi di pensare come vogliono, non sono altrettanto liberi di agire come vogliono. Capire il perché di tale situazione non è un voler imporre agli altri la propria nudità, si tratta solo di un naturale meccanismo di crescita, così come una qualsiasi azienda che vede ignorare un suo prodotto o servizio viene a chiedersene il perché: non si vuole imporre l’accettazione del proprio prodotto o servizio o punto di vista, non si intende proibire il libero arbitrio, è solo e semplicemente l’unica strada per migliorarsi, per correggere le proprie strategie di marketing, il proprio approccio alla società. L’alternativa? Morire!

Ecco perché voglio ritornarci sopra, stavolta  per proporre quello che allora avevo lasciato in sospeso: l’individuazione delle soluzioni. Prima di procedere devo e voglio segnalare che in questi due anni qualcosa è cambiato e questo qualcosa mi ha ancor più motivato a ritornare sulla questione, infatti: la società tessile si è aperta un poco verso il nudismo, quantomeno in Italia, mentre quella nudista ha mostrato, soprattutto in paesi dove il nudismo sembrava essere una realtà ormai consolidata tipo la Francia, segni di cedimento (vedasi campeggi nudisti dove il nudo è sempre meno presente e i vestiti sempre più diffusi, anche in assenza di motivazioni climatiche).

Senza altro indugio passiamo all’elenco dei punti chiave e alla proposizione delle relative soluzioni. Si rimanda al già citato articolo del luglio 2011 (“I mulini a vento”) per l’eventuale comprensione delle specifiche problematiche.

1)      La vergogna dei nudisti.
Avevo messo questa problematica all’ottavo posto nelle dodici definite, in seguito l’ho riposizionata mettendola al primo posto: dalla risoluzione di questa dipendono tutte le successive soluzioni. Possiamo oggi rilevare che qualcosa sta cambiando e sempre più sono i nudisti che escono allo scoperto, la situazione ottimale è però ancora molto lontana: per eliminare del tutto ogni dubbio sulla correttezza e bontà dello stare nudi, sul fatto che i nudisti non si vergognino della loro nudità, serve che in tanti, meglio ancora tutti, la si smetta di mascherarsi dietro ad altre parole o definizioni. Nudo è nudismo, nient’altro.

2)      La rinuncia dei nudisti al marketing, al proselitismo.
C’è poco da dire e costruire: non esiste sopravvivenza senza ricambio e non esiste ricambio senza propaganda. la soluzione è evidente e unica: marketing e proselitismo devono necessariamente essere il punto prioritario di tutta l’azione del movimento nudista. Fare propaganda non vuol dire obbligare gli altri a pensarla in un certo modo, è solo prospettare agli altri un’opportunità alla quale probabilmente non hanno mai pensato. Chi crede nel bene di ciò che pratica non può ritenere un male proporlo ad altri.

3)      Il vittimismo nudista.
Smetterla di accusare la società tessile, le istituzioni, gli operatori turistici dei problemi del nudismo: spetta a noi e solo a noi farci carico del compito di proporre le attività nudiste, del chiedere apertura al nudismo. Non possiamo e non dobbiamo aspettare che siano altri, quegli altri che per ora non sentono l’esigenza di stare nudi, a venirci incontro, dobbiamo essere noi a cercarli, a farli avvicinare, a fare… il nostro lavoro.

4)      Il moralismo dei nudisti.
Aprirsi di più agli altri, essere meno vigili e meno sospettosi, vivere la socializzazione così come viene pacificamente e apertamente vissuta nel mondo tessile.

5)      L’ottusità sessuale dei nudisti.
Idem come sopra: vivere più semplicemente l’affettuosità, esattamente come la si vive oggi nella società tessile.

6)      Più in generale, le limitazioni comportamentali presenti negli ambienti nudisti.
Ancora una volta la soluzione risiede nel vivere il nudismo con normalità. Ad esempio: quasi nessuno si preoccupa d’essere ritratto in situazioni tessili, nemmeno se indossa un micro costume o dei vestiti attillati o, per le donne, dei leggins. Eppure anche così una foto adeguatamente presa può mostrare molto o tutto delle parti intime, può risultare assai più eccitante di una foto di nudo, può finire in mani che non si conoscono, può essere utilizzata a fini autoerotici.

7)      Il fondamentalismo nudista.
Anche se a qualcuno non piacciono, sintatticamente e comunicativamente parlando non si possono fare recriminazioni all’uso delle etichette: servono a comprendersi più facilmente. Il problema nasce nel momento in cui tali etichette diventano una forma di protezionismo, di identificazione morale, di superiorità formale. Si continui pure a usare le etichette, ad esempio naturista e nudista, ma legandole solo ed esclusivamente a quello che è il significante puro della parola stessa, ad esempio naturista è colui che ama la natura e stop, nudista è colui che ama stare nudo e stop.

8)      L’attaccamento dei nudisti alle teorie Freudiane come causa dei loro problemi.
Dopo Freud sono arrivati altri studiosi della psiche umana e molti concetti Freudiani sono stati messi in discussione. Oggi è perfettamente inutile, per non dire dannoso, continuare a insistere sull’idea che i problemi del nudismo nascano dall’assioma tessile di “nudo uguale sesso”: non è vero per la stragrande maggioranza dei nudisti e non è vero nemmeno per la stragrande maggioranza dei tessili.

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9)      La limitata presenza di donne negli ambienti nudisti.
Tutti i nudisti ben sanno che si tratta di una cosa più apparente che reale, resta il fatto che, specie per chi da estraneo non ha le opportunità di appurare il vero, ciò che appare è ciò che è. Purtroppo la soluzione non è facile, coinvolge molte variabili, alcune delle quali anche piuttosto oscure. Perfino il più semplice topless, che dieci anni fa sembrava dover diventare lo standard di fatto per l’abbigliamento femminile da spiaggia (tant’è che perfino alcune case produttrici di costumi iniziarono a vendere la sola mutandina), non ha più tanta diffusione. Probabilmente ancora troppo forte è il segno lasciato dai tanti anni di condizionamento sociale, di dominazione maschile, troppa la preoccupazione di essere male intese da famigliari, amici, colleghi, datori di lavoro. Lavorando sulle soluzioni precedenti si arriverà probabilmente anche a risolvere questo aspetto, nel frattempo non resta che creare occasioni che possano essere di forte stimolo alla partecipazione femminile, sia essa singola che di famiglia.

Oops, quella della partecipazione delle famiglie è un aspetto che avevo in precedenza trascurato di evidenziare, facciamolo qui…

10)     La poco evidente partecipazione delle famiglie intere.
Molte sono le famiglie che praticano nudismo, le quali, però, preferiscono farlo nel contesto di strutture chiuse, dove vi sia una, seppur presunta, minima parvenza di riservatezza e protezione. Quelle che si lasciano attrarre dalle spiagge nudiste pubbliche tendono a mantenersi nel centro delle zone più affollate. Tali atteggiamenti  rendono poco visibile la presenza delle famiglie a chi, come i tessili, non abbia interesse a inoltrarsi nelle zone nudiste, portandoli a pensare che i nudisti siano più che altro persone singole o, al massimo, coppie. Quando si nota la presenza di bambini si tende erroneamente a pensare che questi vi siano costretti e vi si trovino a disagio: riguardo al primo disappunto si deve correttamente osservare che non lo sono più di tutti i bambini portati in vacanza o in gita dalle proprie famiglie; in merito al secondo si deve rilevare che, al contrario, i bambini si trovano a loro pieno agio nella nudità e non danno peso alla nudità altrui, almeno fintantoché non vengono in tal senso condizionati dai timori e dalle vergogne dei propri genitori o degli educatori scolastici. La soluzione sarebbe quella che le famiglie imparassero a rendersi più visibili, comprendendo però quanto questo possa risultare difficile, diciamo che, per ora, anche perché il problema non è poi così grave, si tratta di sviluppare forme di comunicazione che possano dare evidenza al fatto che il nudismo è praticato anche da molte famiglie e che per i bambini è attività assolutamente sana, normale ed educativa.

11)   La diffusa presenza di omosessuali nelle spiagge nudiste.
Anche qui la società sta lentamente crescendo e l’accettazione dell’omosessualità sta diventando sempre più capillare. Resta il fatto che per chi vuole a tutti i costi ostacolare la diffusione del nudismo, per chi fa ironia sul nudismo, quello dell’omosessualità (chissà mai perché quasi esclusivamente di quella maschile, raramente si parla di femmine, anzi per quelle c’è magari la forte speranza di trovarsele davanti) è un punto assai caldo. Ovviamente non si può cacciare gli (e le) omosessuali dal contesto della società nudista, la quale, al contrario, si fa onestamente e correttamente pregio di essere incondizionata dall’orientamento sessuale dei praticanti, e allora? Beh, allora l’unica soluzione è quella di cooperare con le associazioni degli omosessuali affinché la società cresca e smetta definitivamente di vedere l’omosessualità come una devianza sessuale, come un atto contro natura. E’, questo, un problema della società tessile e si può risolvere solo curando detta società.

12)   L’esibizione pubblica di affettuosità da parte di persone nude, soprattutto se omosessuali.
Si ritorna sulla linea di cui al punto precedente: è un problema della società tessile e si risolve solo curando la società tessile. Noi qui possiamo farci ben poco se non aspettare, fatto salvo quanto già detto al punto 5: liberarci dalle paure nostre verso tali atteggiamenti, evitando di additarli come inadeguati, evitando di promulgare regole che li vietino ben più di quanto siano vietati nella società tessile.

13)   Il libertinaggio sessuale, l’autoerotismo, l’esibizionismo.
Come per il punto 11 anche questa è una delle più tipiche obiezioni da parte di chi vuole contrastare la diffusione del nudismo, in particolare da parte delle istituzioni comunali. La soluzione è ancora quella di lavorare sulla società tessile affinché si renda conto che il problema non è dato dal nudismo bensì proprio dall’assenza di nudismo, dai tabù tessili relativi al nudo e alla sessualità: il nudismo è casomai la soluzione del problema.

Intervista ad un Nudista: Come liberarsi dalle Convenzioni


Nudo augurio a tutti!

Libertà dagli Stereotipi: A Spasso con un Nudista.

Preziosissimo e piacevolissimo articolo di una recente conoscenza: Valentina Ferrero.

via New25.it – Intervista ad un Nudista: Come liberarsi dalle Convenzioni.

Statua si, persona no: perchè?


statua-personaTG2 dell’altro ieri, parlano del David di Michelangelo e l’inquadratura scorre la statua a distanza ravvicinata: prima i piedi poi pian piano sale lungo le gambe e arriva alla testa, non viene saltato nulla, anche i genitali vengono (giustamente) mostrati senza nessuna reticenza, anzi su questi l’immagine si ferma anche una decina di secondi permettendo di rilevare come gli stessi siano ben definiti fin nei minimi dettagli.

Allora, quale è la differenza tra i genitali di una statua e quelli di una persona in carne ed ossa? Perché le statue possono stare nude e le persone no?

Non è di certo la nudità a rappresentare una minaccia sessuale: violentatori ed esibizionisti girano vestiti e agiscono sulle persone vestite, i vestiti non limitano in alcun modo le loro violenze! Al contrario la nudità sociale è la cura, la soluzione al problema della violenza sessuale.

E allora… perché?

P.S.
Precisiamo che subito dopo il filmato la giornalista non ha sprecato gli ottimi commenti sulla statua in questione e sull’armonia delle sue forme.

La meraviglia che resiste alla censura


Se la vista del corpo nella sua sana e naturale nudità infastidisce c’è di sicuro qualcosa che non va come dovrebbe, ma non di certo nel corpo nudo e in chi, essendo perfettamente a suo agio negli abiti che la natura gli ha donato, lo indossa pubblicamente!

La meraviglia che resiste alla censura < BUULB!.

Too much Pussy (Emilie Jouvet, 2010 FR-D). Autrice: Harriette.


Interessante recensione, mi ha fatto molto pensare e meditare, anche perchè conferma certe mie posizioni e opinioni.

Nudisti si nasce o si diventa?


Ci sono nudisti che amano ribadire l’inutilità del proselitismo nudista dato che nudisti si nasce e non si può diventarci, eppure conosco molte persone che nudiste lo sono diventate nel corso della loro vita, io stesso ho abbracciato questo stile di vita in età avanzata. Allora cosa rispondere a chi, non nudista, ci chiede se siamo nudisti da sempre o se lo siamo diventati ad una certa età?

L’assunto da cui partire è quello per cui nudi ci nasciamo e nei primi anni della nostra vita ci troviamo decisamente più a nostro agio quando siamo nudi che quando indossiamo qualcosa, sia pure il semplice e solo pannolino.

Purtroppo praticamente dalle prime ore, se non dai primi minuti di vita, la società inizia subito il suo lavoro di condizionamento e, dato che in questi anni è in noi attiva la massima capacità di assorbire l’imprinting dei genitori e della società, non ci vuole molto affinché il nostro corpo smetta di percepire il fastidio dei vestiti: la nostra mente è stata a questo punto indotta a pensare che la nudità sia uno stato sgradevole e spregevole, che, quindi, alcune zone del corpo siano da nascondere. Così è che da nudisti si diventa tessili.

Ecco cosa rispondere: la domanda è totalmente sbagliata, casomai c’è da chiedersi se tessili si nasce o si diventa e la risposta è inevitabile… lo si diventa!

Perchè il nudismo non eccita sessualmente


In spiaggiaAnche se, a dire il vero, a me è capitato raramente e comunque sempre più per ironizzare che per fare affermazioni precise e categoriche, leggo che ad altri capita, anche spesso, che parlando di nudismo si sentano accusare di essere degli esibizionisti dediti all’attività sessuale pubblica o, comunque, si sentano obiettare che il nudismo lo si faccia solo per cuccare, come si dice in gergo.

A parte che, tra i non nudisti, sono in tanti, specie tra i giovani, coloro che in spiaggia, alle feste, in discoteca, eccetera ci vanno se non proprio esclusivamente per cuccare, comunque con la speranza di farlo. Cosa, questa, che tutti ben sanno e, di conseguenza, tutti dovrebbero ben capire che innanzitutto il desiderio di cuccare non è poi un desiderio così strano e malsano, ma poi anche e soprattutto che non c’è bisogno di essere nudi per cuccare e magari passare anche alle vie di fatto proprio li sul posto. Che per fare sesso normalmente ci si metta nudi non vuol dire che chi è nudo stia per fare sesso (di fatto nudi ci si mette anche per fare la doccia, allora uno che è nudo sta per fare la doccia? Perché proprio il sesso e non la doccia?). La matematica ammette la scambiabilità dei fattori, la logica lessicale no (altrimenti, ad esempio, dire “la mela rossa” starebbe a dire che “il rosso è una mela”)! In realtà per fare sesso non c’è nemmeno bisogno di spogliarsi e, in un contesto pubblico, si può arrivare a farlo senza che chi sta attorno se ne possa rendere conto, motivo per cui, ai tempi della mia giovinezza, gli adulti proibivano alle ragazze di sedersi sulle gambe dei ragazzi.

Ma non è di questo che voglio specificatamente parlare, mi voglio piuttosto soffermare sulla questione che sorge quando il nudista, all’obiezione di cui sopra, risponde affermando che invero sulle spiagge nudiste non ci si va necessariamente per fare sesso o per cuccare, risposta alla quale, mi dicono, spesso venga obiettato con “ma allora il nudismo ti rende impotente” o con “ma come si fa a non eccitarsi in mezzo a tante donne (o uomini) nude (nudi)”.

Capita anche che ci sia chi, specialmente tra gli uomini, si tiene alla lontana dai luoghi nudisti (vorrebbe praticare ma non lo fa) solo perché teme di non poter reggere all’eccitazione e di trovarsi improvvisante e vistosamente eccitato li in mezzo a tutti. In alcuni casi questa è anche la preoccupazione di chi si accinge per la prima volta a frequentare un incontro nudista. Anche qui le rassicurazioni di un nudista ormai navigato spesso sortiscono poco effetto e ci si chiede perché.

Ecco di questo voglio parlare, del perché ci sono persone che non possono credere al fatto che in un gruppo nudista non ci si ecciti sessualmente e del perché, dato che così è, la nudità pubblica non ci eccita sessualmente.

Dobbiamo partire considerando il contesto in cui nasce la preoccupazione di eccitarsi vedendo altre persone nude: il mondo tessile. Cosa succede, infatti, nel contesto tessile? Essendo costantemente coperte le parti, diciamo, sessualmente critiche, si finisce istintivamente col guardarle e, soprattutto, col ricostruirle mentalmente, un processo, quest’ultimo, abbastanza lungo, durante il quale la nostra mente rimane concentrata su quei dettagli anatomici che sono obiettivo principale dell’attività sessuale, si evocano così immagini d’azione sessuale e con esse scatta l’eccitazione sessuale.

Spostiamo tutto il ragionamento in un contesto nudista. Qui i dettagli anatomici sono ben visibili quindi l’osservatore, perché per chi è alle prime volte è ovvio che scatti il meccanismo dell’osservare, non ha bisogno di attivare meccanismi mentali di ricostruzione, non attivandosi questi meccanismi la mente non si concentra sui dettagli anatomici e, di conseguenza, non evoca immagini d’azione sessuale, per cui non scatta l’eccitazione sessuale. Passati i primi momenti di assuefazione, esaurita la curiosità inziale verso certi dettagli figlia dei tabù tessili (alla fine visti alcuni, visti tutti), accertata la totale assenza dei pensieri sessualmente attivi e della relativa eccitazione, pian piano l’istinto all’osservazione si attenua fino a svanire del tutto e, a quel punto, la persona vede (questo è ovvio, mica si può accecare per non vedere!), ma non sente più l’esigenza di osservare, non, per lo meno, ai fini dell’indagine sessuale: magari osservo quello che una persona sta facendo, noto che si è tagliata i capelli o che si è depilata dove prima non lo era, ma il resto non ha più attrattiva e ci si comporta come, anzi meglio, che in un contesto tessile. Ricorderò sempre le parole scritte da una avvenente e prosperosa ragazza dopo la sua prima esperienza nudista: “è stato splendido, per la prima volta mi sono sentita guardare negli occhi invece che nel seno”!

Ecco spiegato l’arcano del mistero, a questo punto che dire per chiudere se non…

Buon nudismo a tutti!

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