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Sviluppo delle opportunità nudiste in Italia


È ridicolo pensare di sviluppare in Italia un turismo nudista dal momento che la proposta e le intenzioni di eventuale sviluppo prevedono per il nudo spazi limitatissimi (pochissime centinaia di metri quando va bene) e spesso la necessità di rivestirsi nel passaggio tra villaggio e spiaggia o nel movimento all’interno della struttura sessa. Gli stati confinanti offrono spazi alquanto estesi (da diversi chilometri all’intero territorio) con il nudo totalizzante (anche in bar, ristoranti e negozi) ventiquattr’ore su ventiquattro.

Aiuto per una tesi sul #turismo #naturista #nudista


incollare IMG_1816Con immenso piacere giro a voi miei carissimi lettori la richiesta che ci ha formulato una laureanda in Scienze del Turismo all’Università di Milano Bicocca.

Fra venti giorni deve consegnare la tesi, dal titolo “Il naturismo, una tipologia di turismo poco diffusa in Italia: un confronto con la Francia” e per presentare un lavoro  il più possibile completo ed esauriente ha bisogno di un importante aiuto: la compilazione di un semplice e veloce questionario sul turismo naturista.

Potete procedere in due modi, il primo sarebbe quello preferito dalla nostra amica:

  1. scaricate il file Word cliccando qui, compilatelo e rispeditelo attraverso questo link… Invia Questionario Naturismo (se non vi si apre la finestra per inviare la mail, posizionando il cursore sul link appare in basso a sinistra dello schermo l’indicazione in chiaro dell’indirizzo e-mail da utilizzare, oppure fate click destro sul link e utilizzate la funzione “copia link” o, a seconda del browser, “copia indirizzo e-mail” per poi incollare manualmente l’indirizzo nello specifico campo della form di invio mail dal proprio gestore di posta elettronica)
  2. cliccate qui per accedere al documento elettronico da compilare direttamente on-line. (disattivato, spero provvisoriamente, in quanto la nostra amica non ritrova i file compilati attraverso questa modalità)

Spero proprio che ci siano numerosissime adesioni, di nudisti ed anche di chi nudista (ancora) non è, queste sono opportunità importantissime per il riconoscimento sociale su larga scala e la relativa successiva diffusione di questo semplice e sano stile di vita. Partecipateeeeee! E alla svelta 🙂 Grazie

Imprenditore nudista (investire nel nudismo), una scelta difficile?


Non esistono cose impossibili ma solo cose che non si vogliono fare!

In queste ultime tre settimane ho avuto notizia di due strutture turistiche che, dopo un più o meno lungo periodo di apertura al nudo, sono tornate al tessile. Pochi giorni fa parlando con un ristoratore di eventi nudisti quest’ultimo si è subito trincerato dietro a varie considerazioni sostanzialmente similari alle stesse fatte dalle due strutture turistiche di cui sopra. Purtroppo, proprio in un momento in cui la sensibilità verso la causa dei nudisti e l’accettazione del nudo stanno crescendo, proprio in un momento in cui sarebbe opportuno tenere duro e battere il chiodo caldo, quelli sopra citati non sono i primi esempi di rifiuto imprenditoriale del nudismo, di chiusura verso il nudismo e, temo, non saranno nemmeno gli ultimi.

Seppure ci siano alcuni imprenditori illuminati che danno un margine di spazio agli eventi nudisti e al nudismo, appare difficile, molto difficile, decidere di investire sul nudismo e ancor più complicato rimanere fedeli alla decisione presa. Perché? Quali sono le obiezioni e le considerazioni messe in campo dagli imprenditori stessi? Vediamole!

“In Italia manca la mentalità naturista”

Parto da qui perché è da qui, dall’uso di questa parola “naturismo”, che hanno luogo tutte le incomprensioni di cui parleremo in seguito e hanno luogo tutti i principali problemi del movimento e dell’imprenditoria nudista. Finché si usano i termini in modo inopportuno le persone non potranno mai farsi delle idee chiare: il naturismo non è lo starsene nudi al sole, non è il passeggiare senza vestiti, questo è nudismo. Naturista non è la struttura che consente ai suoi ospiti di vivere in nudità, questa è nudista. Parlare di naturismo quando invero si vuol far riferimento allo stare nudi, cioè al nudismo, confonde chi non è molto addentro al settore, se poi consideriamo che spesso sono proprio i naturisti stessi a diffondere un’idea del nudismo, indi di riflesso del nudo, distorta e malsana ecco che la frittata è fatta. Proviamo a parlare come si deve parlare e usare, pertanto, la semplice e chiara parola di “nudismo”, sarà molto più facile farsi capire e far crescere la cultura e l’accettazione del nudo e del nudismo. È il nudo che infastidisce alcune persone, è il nudo che viene mal visto dalle istituzioni, è il nudismo che viene rifiutato!

Detto questo possiamo però fare anche un altro tipo di considerazione: ma è proprio necessaria una mentalità nudista affinché il nudo sia accettato socialmente? E’ proprio necessario che tutti o molti diventino nudisti per avere un investimento turistico sul nudismo? No, non è necessario, esattamente come non è stato necessario per permettere la libera circolazione dei tatuaggi, del piercing, delle minigonne, dei pantaloni a vita bassa, dei capelli lunghi maschili, delle teste pelate e via dicendo. Perché a differenza delle altre scelte quella del nudismo stenda ad essere accettata socialmente e istituzionalmente? Tralasciando l’ipotesi (forse azzardata ma non del tutto improponibile) che alla base ci sia la paura politica per il forte effetto decondizionante che il nudismo porta in se stesso, possiamo senz’altro affermare che ciò avviene perché i nudisti si sono autoesiliati nei ghetti, perché i nudisti si sono messi dalla parte del perdente, di chi ammette d’essere fuori luogo, perché i nudisti amano abbracciare il comodo (dal momento che giustifica l’inattività e le paure) vittimismo anziché uscire allo scoperto e darsi da fare a difesa del proprio ideale, della propria scelta di vita. Sta a chi propone un cambiamento sociale far sì che gli altri lo comprendano e lo condividano: è una incontrovertibile legge naturale!

 “C’è chi confonde una struttura nudista per un privè”

Embhè, per colpa di qualcuno devono rimetterci tutti? È sicuro che la confusione nasce da una cattiva, scarsa o addirittura mancata ricezione del messaggio inviato (anche l’assenza di un messaggio è pur sempre un messaggio), rimbocchiamoci le maniche e rilanciamo, aumentiamo, rinforziamo, miglioriamo l’informazione (e la formazione), senza però aspettare che siano gli altri a farlo, lo dobbiamo fare noi stessi, specie se siamo imprenditori che hanno deciso di investire nel nudismo. Se qualcuno fraintende basta fargli presente l’errore, imparerà e trasmetterà ad altri quello che ha imparato. Impedendo alle persone di evidenziare il proprio fraintendimento vuol dire non permettere a loro di rendersene conto, di imparare e di insegnare, vuol dire penalizzare la cosa giusta, la struttura nudista, che viene impedita, a favore di quella sbagliata, l’idea della struttura nudista come club privè, che permane.

“Il nudismo attira guardoni, curiosi, esibizionisti, scambisti eccetera”

Riembhè, intanto quanti sono realmente costoro? Di certo molti meno di coloro che di fronte a persone nude o le ignorano o si sentono coinvolti nella scelta. Perché i tanti che sono neutri o positivi al nudismo devono vedersi azzerati per dare peso solo ed esclusivamente ai pochi che al nudo guardano negativamente? Così stando le cose come possono i primi essere indotti a parlare in favore del nudismo, in vece dei nudisti? Come si può coinvolgere chi abbiamo escluso ed ignorato? Dall’altra parte chi si sente preso in così tanta considerazione si trova rafforzato, acquista sicurezza, aumenta sempre più il suo tono di voce, le sue pretese, ottiene credibilità e ascolto.

Poi, visto che spesso atteggiamenti considerati assolutamente normali in tutti i luoghi tessili (ad esempio il baciarsi o l’accarezzarsi o lo strusciarsi) vengano molto spesso additati come fuori luogo se attuati in ambiti nudisti, ci sarebbe da chiedersi se non siano i nudisti a essere un tantinello troppo sessuofobici? Non è che siano i nudisti a vedere malizia e malasanità dove non ce n’è?

A seguire ce lo vogliamo chiedere perché il nudo su alcuni ha un effetto indissolubilmente erotico? Non di certo per colpa del nudo in se stesso e dei nudisti, ma piuttosto perché i tabù della società tessile hanno creato una morbosa curiosità e una patologica attenzione per il nudo. Con un adeguato periodo di sopportazione e comprensione, l’esposizione alla nudità altrui risulterebbe curativa per tutti tali alterati rapporti con il nudo.

Infine dire “no al nudismo perché c’è chi lo usa male” è esattamente la stessa cosa che dire “eviriamo tutti gli uomini perché ci sono quelli che violentano le donne”, la stessa identica illogica e inconcepibile cosa!

“Abbiamo dato la possibilità a qualche associazione ma siamo rimasti sconcertati di quanto sia settario un raduno di soli tesserati”

Vero, verissimo, ma anche ineluttabile. Spetta all’imprenditore crearsi una clientela o spetta agli altri creargliela? Cosa possono fare le associazioni oltre che proporre ai propri iscritti uno o più raduni? Se l’imprenditore invece di attendere le associazioni è lui stesso a organizzare qualcosa coinvolgendole tutte insieme evidentemente le cose possono essere molto diverse. Un imprenditore non può e non deve essere passivo, esattamente come per l’ambito tessile vengono organizzati e proposti in continuazione eventi senza aspettare che siano i clienti a farlo, perché non fare lo stesso anche per l’ambito nudista?

“Si percepisce una certa competizione tra le associazioni“

Premesso che non si comprende cosa possa avere a che fare questo con la decisione d’investire o meno sul nudismo, osserviamo che la competizione è l’anima del commercio e le associazioni, seppur non imprese commerciali, devono pur sempre acquisire soci per poter sopravvivere. Per altro la competizione, lungi dall’essere un fattore negativo, è uno stimolo a fare di più e meglio. Anche le strutture turistiche, ricreative, della ristorazione, eccetera sono in competizione tra loro! Che male c’è?

“Nessun problema se ci prenotate l’intera struttura”, “siamo indecisi se accettare solo ospiti nudisti o ospiti in genere”

Perché mai o solo gli uni o solo gli altri? I nudisti non pretendono di togliere spazio ai non nudisti, chiedono solo di poter sfruttare da nudi quello spazio che, da vestiti, potenzialmente già occupano. Ai nudisti non disturba avere attorno persone vestite e a moltissimi tessili non disturba avere attorno persone nude (lo dimostrano diversi sondaggi effettuati da tessili in ambiti tessili e lo stiamo dimostrando noi di Mondo Nudo con i nostri eventi aperti a tutti). Evidente che con una scelta separatista l’investimento sul nudismo debba risultare perdente: la percentuale di nudisti è nettamente inferiore a quella dei non nudisti! La scelta corretta, l’unica vera scelta che si possa e si debba fare è quella della contemporanea condivisione degli spazi. “Se lo facessi perderei clienti.” Ci hai provato? Come si possono fare affermazioni assolutistiche senza prima provarci? Potrebbe essere vero, ma anche no: si stanno diffondendo sempre più le manifestazioni tessili dove ognuno può vestirsi come vuole, ivi compreso lo stare nudi (che è alla fine un modo di vestirsi), in una sola di tali manifestazioni c’è più nudità di quella che si possa avere in una decina di raduni nudisti messi tutti insieme. Siamo d’accordo è un rischio, ma lo è esattamente come lo sono tutte le decisioni che deve prendere un imprenditore, tutte, indistintamente tutte, se non si vuole rischiare è meglio fare altro.

Non esistono cose impossibili ma solo cose che non si vogliono fare!

“Dobbiamo dire che stiamo lavorando solo con persone tessili.”

In buona parte ho già risposto a tale obiezione possiamo però aggiungere ancora qualche osservazione.

Vogliamo chiederci perché mai un nudista dovrebbe scegliere una struttura italiana piuttosto che una francese o spagnola?

Cosa offre al nudista una struttura italiana?

Poche centinaia, ma a volte poche decine, di metri quadrati dove poter stare nudo e per il resto obbligatorio vestirsi. Anche dove c’è una spiaggia nudista, per altro raramente a diretto contatto con la struttura per cui raggiungibile solo con un trasferimento più o meno lungo e… tessile, questa è lunga al massimo duecento o trecento metri. Insomma non un vero soggiorno nudista ma solo una vacanza tessile con qualche momento di nudo. Salvo non volersi ridurre a fare l’animale in gabbia: starsene in camera (l’unico luogo ove la nudità è possibile 24 ore su 24) tutta la vacanza.

Cosa offre, invece, una struttura dei paesi limitrofi all’Italia?

Nudità quasi ovunque o addirittura ovunque, ivi compresi supermercati, bar e ristoranti. Spiagge o boschi o prati direttamente collegati alla struttura e con la possibilità di fare lunghe camminate nei dintorni restando in nudità. Insomma una vera vacanza nudista, un soggiorno dove restarsene nudi costantemente.

E vogliamo parlare dei costi? Sono stato quindici giorni in Toscana e quindici giorni in Corsica, beh la vacanza in Corsica, a parità di qualità dei servizi, mi è costata, nonostante il viaggio in nave, meno della metà di quanto mi sia costata quella in Toscana.

Come può un nudista scegliere per le sue vacanze o anche per un più breve soggiorno una struttura italiana piuttosto che una straniera?

Se in Italia si vuole investire sul nudismo è necessario mettersi in gioco affinché il nudismo diventi una realtà sociale, attivarsi per fare informazione, pretendere che la nudità sia legislativamente dichiarata normale, che si possa stare nudi ovunque o quantomeno nella maggior parte dei contesti. Se la nudità non diventa una normalità sociale, non si potrà mai proporre un turismo nudista, non si potrà mai avere un mercato nudista, non si potrà mai andare oltre all’attuale proposta di tessilismo con qualche momento di nudo. Il nudo non va proposto come alternativa allo stare vestiti, il nudo va proposto in affiancamento allo stare vestiti: due clienti, due economie, due entrate contemporanee.

Noi di “Mondo Nudo”, il blog che mette a nudo il mondo, ci stiamo muovendo in tal senso, abbiamo ideato un sistema (Zona di Contatto) per aiutare gli imprenditori che hanno investito sul nudismo o che vogliano provare ad aprire al nudismo o che intendano anche solo aiutare la causa del nudismo. E’, questo, un progetto finalizzato a stimolare la società nel recupero del giusto ed equilibrato rapporto con il nudo; un progetto che si propone, con accortezza e progressività, di portare il nudo e il nudismo in mezzo alla società tessile; un progetto per stimolare l’impresa italiana a comprendere quale sia la potenzialità del nudo correttamente proposto!

Ora ci servono gli imprenditori illuminati, imprenditori che ci affianchino in questo progetto, un progetto nel quale da soli possiamo fare ben poco, anche se, coerenti con le idee che andiamo proponendo, ci proveremo comunque.

Non esistono cose impossibili ma solo cose che non si vogliono fare!

Perchè il nudismo non decolla


Attenzione: prima di mettersi a battere nervosamente sulla tastiera per commentare, leggere tutto per bene, leggere fino alla fine, lasciar passare la Pasqua e, nel frattempo, seguire il consiglio integrato nell’articolo.

Dopo diversi anni di immersione profonda e intenso coinvolgimento nel movimento nudista, dopo aver visto e vissuto diverse vicissitudini relative al nudismo, dopo averne parlato tanto e con tante persone, dopo aver maturato a ripetizione speranze per un nudismo libero e diffuso, dopo aver incassato ancor più delusioni, ecco, dopo tutto ciò mi sono chiarito per bene le idee in merito al problema della difficoltà che il nudismo incontra per essere socialmente accettato ed elevato a pratica se non proprio comune, quantomeno normale.

Il problema non è nel disinteresse delle istituzioni politiche e sociali, non è nell’opposizione che alcuni avanzano verso il nudismo, non è nell’errata visione che altri ne hanno e non è nemmeno nel diffuso disinteresse di chi nudista non è. Il nudismo non decolla per colpa innanzitutto del menefreghismo e della paura che, mascherandoli ipocritamente da rispetto per gli altri, la maggioranza dei nudisti dimostra verso la causa del nudismo. Ognuno pensa al proprio personale, al proprio piccolo mondo nudista e, salvo lamentarsene in continuazione, non si mette in gioco quando si tratta di mostrare, dimostrare, sollecitare, chiedere, pretendere l’adeguata considerazione, il giusto spazio e il dovuto rispetto verso la pratica nudista.

“A me bastano i pochi giorni di ferie per sentirmi soddisfatto.” “Noi abbiamo una spiaggia a 100 chilometri da casa e questo ci basta e avanza.” “Considero il nudismo libero inapplicabile e pratico solo quando e dove è possibile farlo nei luoghi chiusi ad esso deputati”. “Noi andiamo in Francia e siamo a posto”. Ecco un piccolo campionario di frasi che documentano per bene quanto detto, in tutte si evidenzia la forma in prima persona, l’accentramento della questione solo ed esclusivamente su se stessi e il totale disinteresse dell’esigenza di chi, da vero nudista, desidera, vuole, chiede maggiori spazi e, soprattutto, spazi liberi. Per non parlare dell’unica vera soluzione al problema del nudismo, la sua libera pratica ovunque o quasi ovunque, che viene addirittura condannata e rigettata come deleteria alle ragioni del nudismo, invero risulta deleteria solo per chi sul nudismo ci vuole speculare e guadagnare!

Quando le donne decisero di abbandonare i costumoni, che altro non erano se non normali vestiti di tutti i giorni e indossare costumi da spiaggia che, senza mostrare alcun lembo di pelle, erano abbastanza attillati da mettere in evidenza le loro forme, furono diversi coloro che gridarono allo scandalo, molti i giornalisti che scrissero parole di fuoco contro la nuova moda, molti i predicatori religiosi che scagliarono i loro anatemi verso i nuovi strumenti del diavolo. Le donne cosa fecero? Ebbene, le donne allora non si fecero intimidire, non si autoimposero la limitazione all’uso del costume, non si accollarono il dovere di rispettare il volere e la moralità ipocriti di coloro che vedevano nei nuovi costumi una degenerazione della moralità sociale femminile. Le donne, al contrario, sfidarono le male parole, sfidarono gli arresti, imposero al mondo la loro scelta, l’idea del loro diritto ad essere più libere e più uguali agli uomini, continuarono ad indossare i loro attillati costumi inducendo così un repentino cambiamento nella visione sociale: fu il primo passo verso la parità dei diritti e il rispetto per il modo femminile, ottenuto non per essersi piegate al volere della società, ma per aver fortemente imposto il proprio, fregandosene bellamente di chi si offendeva alla vista di tali costumi.

Analogamente si comportarono i giovani quando sentirono che il baciarsi non poteva considerarsi atto osceno in luogo pubblico e nemmeno atto contrario alla pubblica decenza (ricordo benissimo che quand’ero giovane si rischiava il fermo o quantomeno una bella multa se ci si baciava sulla bocca per strada) e oggi più nessuno bada alle coppie che si baciano per strada: i giovani di oggi si baciano tranquillamente in ogni luogo, e non parlo di semplici fugaci bacetti sulle labbra, ma del cosiddetto bacio alla francese, della “limonata” come la si chiamava ai miei tempi e forse la si chiama ancora oggi.

Ancora analogamente si comportarono le donne in tempi più recenti quando imposero alla società le minigonne, gli spacchi alle gonne, le scollature profonde. Scelte che costarono alle donne l’indicazione di puttane, la reputazione di troie, gli anatemi religiosi. Le donne, però, se ne fregarono bellamente, “se ti dà fastidio guarda altrove”, “se ti senti offeso, curati”, “è nostro diritto vestirci come più ci piace e come più ci fa sentire libere”, così dissero e così la società nel giro di pochi anni accettò la nuova moda e la fece propria.

Tre esempi storici di come il cambiamento sociale non venga indotto dalla remissione, dalla sottomissione, dall’attesa che gli altri capiscano; per indurre un cambiamento sociale c’è sempre bisogno di forzature più o meno rilevanti. Non è questione di grandi o piccoli numeri, è questione di farsi sentire: coloro che si oppongono aspramente al nudismo non sono tanti, di sicuro sono molti meno di coloro che praticano il nudismo, eppure a loro viene dato più ascolto che ai nudisti, perché? Semplice, perché non si pongono il problema di dover rispettare i diritti dei nudisti, ma pensano solo ed esclusivamente a loro stessi, alzano la voce e fanno pesare la loro posizione.

La società e le istituzioni politico-sociali non danno credito a chi si nasconde, a chi si sottomette, a chi tace. La società e le istituzioni politico-sociali ascoltano chi si espone, chi insiste, chi alza la voce e si fa sentire, chi impone il proprio esistere e il proprio modo di pensare, vedere e agire.

Un farsi sentire, però, che non è quello di chi lo fa ponendosi di suo in posizione di debolezza, non è quello di chi chiede poco, non è quello di chi formula proposte vuote e inutili, non è quello di chi sostiene formulazioni limitative e controproducenti, formulazioni che non fanno altro che imporre doveri ai nudisti quando invece i doveri dovrebbero essere imposti alla società e alle istituzioni a favore del nudismo. Tali atteggiamenti, tali proposte, tali formulazioni servono solo a dimostrare, con gravissimo danno per il movimento nudista, quanta sia l’ignoranza dei proponenti e dei loro sostenitori, un’ignoranza che va oltre quella comprensibile relativa alle procedure legislative e alle conseguenze dirette e indirette dell’emanazione delle leggi; che va oltre quella giuridica, ignoranza già meno comprensibile ma ancora accettabile; che va oltre perfino all’ignoranza logica; qui si arriva all’ignoranza lessicale e sintattica, si arriva a confondere il potere con il dovere, il chiuso con l’aperto, la promiscuità con il rispetto, si arriva addirittura a proporre da se stessi la propria recintazione (perdonatemi il neologismo ma recinzione non rende altrettanto bene l’idea) all’interno di aree chiuse e mascherate da barriere visive. Tutto questo non solo è dannoso, non solo è pericoloso, ma è semplicemente folle, specie quando a farlo sono coloro che rappresentano a livello istituzionale l’intero movimento nudista.

Qualcuno, come già successo, vorrà dirmi che non ho il diritto di scrivere quello che ho scritto. Mi dispiace per lui ma, non solo ne ho il pieno diritto, così come ogni persona ha il diritto sacrosanto di analizzare i fatti e darne la propria valutazione, ma, da operatore dell’informazione, ne ho persino il dovere. Per altro, non ho scritto che sia sbagliato accontentarsi, nascondersi, avere paura, chiedere poco o nulla, limitarsi e farsi rinchiudere nei ghetti (com’altro chiamare luoghi più o meno mascherati dai quali chi è nudo non può uscire senza rivestirsi, mentre nel contempo chi è vestito può entrare a suo piacere e senza l’obbligo di spogliarsi?), ho solo scritto che tali atteggiamenti, per quanto leciti, di certo non aiutano la crescita e la diffusione del nudismo, ma caso mai ne sono di ostacolo; chi li adotta, chi li propone deve ben rendersi conto di questo e deve poi rinunciare a lamentarsi del disinteresse delle istituzioni politiche, delle poche opportunità esistenti, del dover andare all’estero per poter praticare il nudismo.

Stiamo anche attenti a non confondere la necessaria generalizzazione giornalistica con la volontà di non riconoscere l’impegno di chi, invece, lavora correttamente e, magari, anche intensamente per la causa nudista. Appunto per non fare torto a nessuno non si scende nell’elencazione delle singole specificità, d’altra parte poco interessa e poco apporta l’elogiare le poche evidenze che si danno da fare: nell’indiscutibile e documentabile apatia generale sono delle eccezioni e, come tutti ben sanno, le eccezioni non fanno la norma. Li ringraziamo di cuore, li apprezziamo enormemente, ma detto questo per crescere e migliorarsi è bene rendersi conto che la situazione è realmente, incontestabilmente, oggettivamente quella descritta.

Pane al pane, vino al vino, e se qualcuno si è offeso, beh, vuol dire che onestamente in cuor suo, magari senza rendersene conto, sente di essere nell’errore: ci si faccia un bell’esame di coscienza, ci si assumano le proprie precise responsabilità e si agisca secondo scienza e coscienza.

Non voglio obbligare nessuno a cambiare comportamento, voglio solo invitare ad un comportamento cosciente e conforme al proprio modo di agire: ti accontenti e ti nascondi, allora non lamentarti; ti lamenti, allora fatti avanti, esci allo scoperto e datti da fare!

Misuriamo la febbre nudista italiana


Lo si dice spesso, lo dicono coloro che gestiscono gli affari di politica, lo evidenziano gli economisti, lo certificano i fatti: i numeri contano e per contare bisogna contarsi. Così ho voluto misurare la
situazione del nudismo in Italia.

Due sono i piani sui quali ho sviluppato il lavoro: quello associativo (comprendendovi pure le comunità e i forum) e quello delle strutture (spiagge, soggiorno, ristorazione, benessere, sport). Il primo dovrebbe dare la misura degli italiani che praticano nudismo; il secondo quella delle opportunità che l’Italia offre alla pratica e al turismo nudisti.

Devo subito dire che il risultato se per le strutture è attendibile, pur se non completissimo (non tutte provvedono a segnalare pubblicamente la loro offerta in merito), per l’associazionismo l’attendibilità purtroppo decade notevolmente non essendo possibile innanzitutto ottenere i numeri da tutte le associazioni (stranamente poche sono quelle che li mettono sul loro sito), poi essendoci sovrapposizione tra le iscrizioni (persone che si iscrivono a più associazioni, gruppi, comunità) e infine per qualche indicazione se non proprio palesemente falsa, quantomeno dubbia. Vedremo se in futuro si potrà arrivare a risolvere tali problematiche e rifare il conto in modo più preciso.

Veniamo senza altri indugi ai risultati, partendo da quelli associativi.

Associazioni, gruppi e comunità naturiste e nudiste

Le associazioni sono 20, di queste 9 hanno fornito i loro dati che portano a un totale di ca 3500 tesserati, considerando le 11 associazioni non computate e una possibile sovrapposizione delle iscrizioni pari al 10%, si può pensare ad un numero di tesserati pari a 5000, dando per buono il dato UNI che da solo coprirebbe quasi il 50% di tale numero (il sospetto di non affidabilità di tale dato scaturisce dalla considerazione che l’unica altra associazione di stampo nazionale, l’ANITA, pur essendo molto più attiva e presente arriva a tesserare solo un terzo di quanto dichiarato dall’UNI).

I gruppi sono 5 e raccolgono un centinaio adesioni.

Le comunità sono 3 per un totale di ca 53.000 iscritti, a cui si deve però aggiungere almeno un equivalente numero di persone che frequentano i siti e i forum di tali comunità senza esservi registrati. Se si considera anche qui un 20% di sovrapposizione possiamo riportare il valore a 50000 iscritti e 50000 visitatori.

Riassumendo…

100.000 sono le persone che frequentano le comunità e 5.000 quelle che risultano tesserate alle associazioni.

Risulta evidente che o gli italiani sono fortemente refrattari all’associazionismo o le associazioni italiane non sano catturare l’interesse del loro potenziale bacino d’utenza. Personalmente ritengo che siano vere entrambe le cose e che i primi debbano rendersi conto dell’importanza del loro supporto alle associazioni, mentre le seconde debbano capire che gli iscritti si devono catturare, non è più il tempo in cui arrivavano da soli, per pura dedizione alla causa, oggi è necessario dare loro un motivo materiale, qualche vantaggio. Devo aggiungere che qualche associazione, in particolare l’ANITA (vedasi sul suo sito la pagina delle convenzioni), si sta già muovendo in tale direzione, ma è ancora troppo presto per poterne definire l’effetto, ne potremo riparlare tra un anno.

Veniamo ora all’aspetto più affidabile e promettente: quello delle strutture.

I dati sono stati rilevati dalla Guida Naturista Italiana (Editrice Sylvia) recentemente pubblicata (leggine la recensione), integrandoli con altri di mia diretta conoscenza o rilevati attraverso alcune ricerche appositamente effettuate ai fini di questo articolo.

Spiagge e ambienti assimilabili (fiumi, torrenti, prati, “campi” ad uso esclusivamente diurno, eccetera)

Sono 95 di cui:

  • 6 a nudismo autorizzato; 56 a nudismo tollerato; 27 a nudismo occasionale; 6 a nudismo critico (ordinanze di divieto o fermi);
  • 4 in posizione isolata; 59 in posizione di contatto con spiagge o altri ambienti tessili;
  • 9 in qualche modo presidiate.

La loro distribuzione è…

Regione

Provincia

Tot.

Aut.

Tol.

Occ.

Cri.

Valle d’Aosta  

0

       
Piemonte  

0

       
Lombardia  

6

0

3

1

2

  Brescia

5

 

2

1

2

  Pavia

1

 

1

   
Trentino Alto Adige  

4

1

3

0

0

  Bolzano

1

1

     
  Trento

3

 

3

   
Friuli Venezia Giulia  

3

0

3

0

0

  Trieste

3

 

3

   
Veneto  

6

0

2

3

1

  Venezia

3

 

1

2

 
  Verona

3

 

1

1

1

Liguria  

3

0

1

2

0

  Genova

1

   

1

 
  Imperia

1

   

1

 
  La Spezia

1

 

1

   
Emilia Romagna  

4

1

2

0

1

  Bologna

1

1

     
  Ferrara

1

 

1

   
  Piacenza

1

 

1

   
  Ravenna

1

     

1

Toscana  

14

1

9

4

0

  Firenze

1

 

1

   
  Grosseto

6

 

3

3

 
  Livorno

7

1

5

1

 
Marche  

4

0

1

2

1

  Ancona

4

 

1

2

1

Umbria  

0

       
Lazio  

3

1

1

0

1

  Latina

1

     

1

  Roma

2

1

1

   
Abruzzo  

2

0

2

0

0

  Chieti

2

 

2

   
Molise  

0

       
Campania  

4

1

2

1

0

  Napoli

2

 

2

   
  Salerno

2

1

 

1

 
Puglia  

4

0

1

3

0

  Brindisi

1

   

1

 
  Foggia

2

 

1

1

 
  Taranto

1

   

1

 
Basilicata  

1

0

0

1

0

  Matera

1

   

1

 
Calabria  

1

1

0

0

0

  Crotone

1

1

     
Sardegna  

14

0

8

6

0

  Cagliari

5

 

4

1

 
  Medio Campidano

2

   

2

 
  Olbia – Tempio

3

 

2

1

 
  Oristano

2

 

1

1

 
  Sassari

2

 

1

1

 
Sicilia  

22

0

18

4

0

  Agrigento

3

 

2

1

 
  Palermo

1

   

1

 
  Siracusa

1

   

1

 
  Trapani (e Pantelleria)

17

 

16

1

 

Sono totalmente sprovviste di spiagge nudiste le province di: Alessandria, Aosta, Arezzo, Ascoli Piceno, Asti, Avellino, Bari, Barletta-Andria-Trani, Belluno, Benevento, Bergamo, Biella, Caltanissetta, Campobasso, Carbonia-Iglesias, Caserta, Catania, Catanzaro, Como, Cosenza, Cremona, Cuneo, Enna, Fermo, Forlì-Cesena, Frosinone, Gorizia, Isernia, L’Aquila, Lecce, Lecco, Lodi, Lucca, Macerata, Mantova, Massa e Carrara, Messina, Milano, Modena, Monza e Brianza, Novara, Nuoro, Ogliastra, Padova, Parma, Perugia, Pesaro e Urbino, Pescara, Pisa, Pistoia, Pordenone, Potenza, Prato, Ragusa, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Rieti, Rimini, Rovigo, Savona, Siena, Sondrio, Teramo, Terni, Torino, Treviso, Udine, Varese, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Vibo Valentia, Vicenza, Viterbo.

Strutture di soggiorno (alberghi, villaggi, campeggi eccetera)

Sono 36 di cui:

  • 2 hotel/alberghi, 6 agriturismo, 5 case vacanza, 12 bed & breakfast e 11 villaggi/campeggi;
  • 17 in cui il nudismo è libero, 19 che pongono limitazioni alla pratica del nudismo (solo in certi periodi, solo in determinate aree, solo su prenotazione dell’intera struttura, eccetera);
  • 8 convenzionate con la federazione naturista italiana e dalla stessa pubblicizzate (solo un quarto del totale, perché?).

La loro distribuzione è…

Regione

Provincia

Tot.

Alb.

Agr.

Case

B&B.

Vill.

Valle d’Aosta  

0

         
Piemonte  

4

     

2

2

  Asti

1

       

1

  Cuneo

1

     

1

 
  Torino

2

     

1

1

Lombardia  

0

         
Trentino Alto Adige  

1

   

1

   
  Trento

1

   

1

   
Friuli Venezia Giulia  

0

         
Veneto  

2

 

1

 

1

 
  Belluno

1

 

1

     
  Verona

1

     

1

 
Liguria  

1

       

1

  Savona

1

       

1

Emilia Romagna  

3

 

1

   

2

  Bologna

1

       

1

  Modena

1

 

1

     
  Ravenna

1

       

1

Toscana  

8

 

3

2

2

1

  Firenze

1

   

1

   
  Grosseto

4

 

2

1

 

1

  Livorno

2

     

2

 
  Pisa

1

 

1

     
Marche  

0

         
Umbria  

4

 

1

1

2

 
  Perugia

2

   

1

1

 
  Terni

2

 

1

 

1

 
Lazio  

2

   

1

 

1

  Roma

2

   

1

 

1

Abruzzo  

0

         
Molise  

0

         
Campania  

3

2

     

1

  Napoli

2

2

       
  Salerno

1

       

1

Puglia  

3

     

2

1

  Foggia

3

     

2

1

Basilicata  

0

         
Calabria  

1

       

1

  Crotone

1

       

1

Sardegna  

2

     

1

1

  Nuoro

1

       

1

  Sassari

1

     

1

 
Sicilia  

2

     

2

 
  Trapani

2

     

2

 

Sono totalmente sprovviste di strutture di soggiorno nudiste o che, a date condizioni, permettono di praticare il nudismo le province di: Agrigento, Alessandria, Ancona, Aosta, Arezzo, Ascoli Piceno, Avellino, Bari, Barletta-Andria-Trani, Benevento, Bergamo, Biella, Bolzano, Brescia, Brindisi, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Carbonia-Iglesias, Caserta, Catania, Catanzaro, Chieti, Como, Cosenza, Cremona, Enna, Fermo, Ferrara, Forlì-Cesena, Frosinone, Genova, Gorizia, Imperia, Isernia, L’Aquila, La Spezia, Latina, Lecce, Lecco, Lodi, Lucca, Macerata, Mantova, Massa e Carrara, Matera, Medio Campidano, Messina, Milano, Monza e Brianza, Novara, Ogliastra, Olbia-Tempio, Oristano, Padova, Palermo, Parma, Pavia, Pesaro e Urbino, Pescara, Piacenza, Pistoia, Pordenone, Potenza, Prato, Ragusa, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Rieti, Rimini, Rovigo, Siena, Siracusa, Sondrio, Taranto, Teramo, Treviso, Trieste, Udine, Varese, Verbano-Cusio-Ossola, Venezia, Vercelli, Vibo Valentia, Vicenza, Viterbo.

Strutture del benessere (saune, SPA, eccetera)

Sono 10 di cui:

  • 9 saune; 1 SPA; mancano totalmente strutture quali parchi termali e centri massaggio;
  • 3 in cui il nudismo è libero, 7 che pongono limitazioni alla pratica del nudismo (solo in certi periodi, solo in determinate aree, solo su prenotazione dell’intera struttura, eccetera);
  • nessuna è convenzionata con la federazione naturista italiana e dalla stessa pubblicizzata.

La loro distribuzione è…

Regione

Provincia

Tot.

Sau.

SPA

Parchi T.

Mass.

Valle d’Aosta  

0

       
Piemonte  

0

       
Lombardia  

1

       
  Brescia

1

1

     
Trentino Alto Adige  

6

       
  Bolzano

4

4

     
  Trento

2

2

     
Friuli Venezia Giulia  

0

       
Veneto  

2

       
  Verona

2

2

     
Liguria  

0

       
Emilia Romagna  

0

       
Toscana  

0

       
Marche  

0

       
Umbria  

0

       
Lazio  

0

       
Abruzzo  

0

       
Molise  

0

       
Campania  

1

       
  Napoli

1

 

1

   
Puglia  

0

       
Basilicata  

0

       
Calabria  

0

       
Sardegna  

0

       
Sicilia  

0

       

Sono totalmente sprovviste di strutture del benessere nudiste o che, a date condizioni, permettono di praticare il nudismo le province di: Agrigento, Alessandria, Ancona, Aosta, Arezzo, Ascoli Piceno, Asti, Avellino, Bari, Barletta-Andria-Trani, Benevento, Belluno, Bergamo, Biella, Bologna, Brindisi, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Carbonia-Iglesias, Caserta, Catania, Catanzaro, Chieti, Como, Cosenza, Cuneo, Cremona, Crotone, Enna, Fermo, Ferrara, Firenze, Foggia, Forlì-Cesena, Frosinone, Genova, Gorizia, Grosseto, Imperia, Isernia, L’Aquila, La Spezia, Latina, Lecce, Lecco, Livorno,
Lodi, Lucca, Macerata, Mantova, Massa e Carrara, Matera, Medio Campidano, Messina, Milano, Modena, Monza e Brianza, Novara, Nuoro, Ogliastra, Olbia-Tempio, Oristano, Padova, Palermo, Parma, Pavia, Pesaro e Urbino, Pavia, Perugia, Pescara, Piacenza, Pisa, Pistoia, Pordenone, Potenza, Prato, Ragusa, Ravenna, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Rieti, Rimini, Roma, Rovigo, Salerno, Sassari, Savona, Siena, Siracusa, Sondrio, Taranto, Teramo, Terni,, Torino, Trapani, Treviso, Trieste, Udine, Varese, Verbano-Cusio-Ossola, Venezia, Vercelli, Vibo Valentia, Vicenza, Viterbo.

Al momento attuale mancano totalmente strutture della ristorazione e dello sport che consentano anche solo parzialmente di praticare il nudismo.

Recensione della “Guida Naturista Italiana” – Sylvia Edizioni


Guida naturista ItalianaIn una società sempre meno propensa a spendere per ottenere informazione, che può spesso gratuitamente reperire con pochi secondi di ricerca su Internet, sempre meno interessata alla carta stampata, che può efficientemente sostituire con l’elettronica di file e dei siti web, l’uscita sul mercato di una nuova proposta editoriale può lasciare stupiti, specie se si tratta di una guida e ancor più dal momento che tratta di nudismo, stile di vita che negli ultimi anni si è visto oltraggiato e osteggiato da una incomprensibile recrudescenza delle ostilità istituzionali, in particolare comunali.

Se, però, guardiamo all’ancor elevato numero delle persone a cui piace sentire nelle proprie mani l’oggetto fisico da cui trae informazione, per non parlare di coloro che, ancor non irrilevanti, amano circondarsi da raccolte materiali di libri, godendo della solo loro presenza, sia essa ordinata sulle librerie, che disordinata su tavoli e comodini; se, invertendo il punto di vista, osserviamo quanto poco risulti efficiente l’elettronica ai fini della penetrazione degli strati politici e istituzionali, ancora molto vincolati al documento cartaceo, ecco che, questo progetto editoriale risulta tutt’altro che inutile e diafano.

Se chi di dovere avrà l’abilità e la sagacia di far circolare la guida attraverso tutti i principali, ma anche non principali, canali informativi istituzionali, quali le biblioteche, giocando sulla curiosità delle persone che entreranno in casuale contatto con la guida, sull’orgoglio politico degli amministratori che noteranno la propria regione o il proprio comune poco o per nulla colorato dalle icone delle presenze nudiste, sublimando, attraverso le pagine pubblicitarie di strutture ma anche di comuni, province e regioni, l’esigenza di visibilità e di crescita economica, questa guida potrà di certo diventare un valido e sicuro strumento di movimentazione dell’interesse al turismo nudista e naturista, una testa di ponte nudista all’interno delle stereotipate barriere istituzionali.

La forza della “Guida Naturista Italiana”, redatta a cura di Carlo Alberto Castellani ed edita da Sylvia, guida di cui si sentiva fortemente la mancanza, è e sarà nella sua strutturazione logica ed editoriale.

Meritevole e importante la scelta di non limitare i contenuti alle sole poche evidenze istituzionalizzate: le rarissime spiagge sulle quali lo stare nudi è ufficialmente autorizzato da delibere del comune di competenza e le poche strutture fagocitate dalla federazione naturista italiana. La guida, infatti, elenca tutto quanto sia stato possibile individuare e rilevare sul territorio italiano, facendo emergere tutto quel sommerso nudo-naturista fino ad oggi tenuto celato e mostrando come in Italia la situazione, seppur sempre carente, sia decisamente più interessante di quanto facessero pensare i numeri da sempre ufficialmente resi noti:

  • ben 38 sono le strutture (campeggi, villaggi, agriturismo, bed & breakfast) che, in vario modo, offrono opportunità per soggiorni e vacanze in stile nudista e/o naturista;
  • addirittura 68 sono le spiagge (marine, fluviali e lacuali) dove il nudo è quantomeno tollerato;
  • solo due regioni, la Val d’Aosta e il Molise, non offrono nessuna opportunità nudista, sebbene sia da rilevare che solo due regioni (Sardegna e Toscana) abbiano un numero di strutture considerabile decente e solo la Toscana superi le cinque unità in merito alle spiagge praticabili in nudità.

La guida si apre con una breve e scontata, ma comunque utile, introduzione sul naturismo, con l’implicito invito all’abbandono delle vesti per scoprire il fantastico e salutare mondo del corpo libero e nudo. A seguire una brevissima disanima sulla incerta situazione giuridica italiana, l’elenco delle associazioni italiane che si occupano di nudismo e naturismo, una paginetta dedicata alla comunità Internet de iNudisti, la più importante realtà nudista italiana non associativa (peccato che la foto usata ad ornamento di questa pagina mostri una modella che indossa delle mutande), un breve sunto delle offerte nudiste italiane e poi… poi le schede specifiche suddivise in tre gruppi, Italia del nord, Italia centrale e Italia del sud, e per regione.

Ogni regione viene aperta con una breve considerazione generale e la relativa cartina iconografica che aiuta a comprendere la collocazione delle strutture e delle spiagge descritte. Strutture e, nel limite del possibile, spiagge sono ampiamente descritte, abbinando al testo varie significative fotografie. Una ricca iconografia arricchisce il tutto e consente di meglio identificare le caratteristiche del luogo illustrato: collocazione, logistica, servizi, attrezzature sportive, accessibilità.

Dopo averne decantato i pregi, vediamone i difetti.

Innanzitutto un difetto che invero sarebbe da considerarsi più un pregio: la guida viola l’alone di segretezza che in alcuni casi si era volutamente creato e mantenuto, rischiando così di passare informazioni a coloro che questi luoghi li volessero utilizzare a fini che nulla hanno a che vedere con il nudismo e il naturismo. D’altra parte non è possibile immaginare una crescita senza che venga prima messa in campo la totale disponibilità, non è pensabile l’accettazione senza la trasparenza, non è credibile che il nudismo possa acquisire spazi e fiducia senza che i nudisti siano disposti a metterci la faccia, quella vera ovviamente.

Si evidenzia poi una non immediata leggibilità della cartina che riassume la situazione italiana: i bollini numerati sono troppo piccoli e, comunque, sarebbe stato più coinvolgente e stimolante un sistema che mettesse immediatamente in risalto la differenza tra regione e regione, ad esempio un sistema a barre o a bolle.

In merito all’iconografia, sarebbe stato opportuno classificare anche le strutture, così come fatto per le spiagge, in ragione della loro più o meno forma nudista: struttura ad orientamento nudista, struttura in cui l’uso del vestiario è ovunque facoltativo, struttura in cui il nudo è tollerato ma non predominante (ad esempio ammesso solo all’interno della sauna o in limitati spazi dell’area esterna), struttura che offre possibilità nudiste limitate (ad esempio solo a gruppi che prenotano l’intera struttura).

Sempre rimanendo sul tema dell’iconografia, il colore utilizzato per riempire le stelline di classificazione delle spiagge è poco evidente, specie per chi non ha una vista perfetta, rendendo non immediata l’individuazione della stessa.

Altro personalmente non rilevo, mi limito solo a suggerire, per un prossimo futuro, di abbinare alla guida un sito a cui gli acquirenti della stessa possano accedere per ottenere informazioni più precise sul “Come arrivare”, visto che, per ovvi motivi di spazio, sulla versione cartacea queste appaiono alquanto scarne e, probabilmente, di pochissimo aiuto per chi non sia pratico della zona. Tramite questo sito si potrebbero poi attivare altri vari e utili servizi, un esempio per tutti: un sistema di aggiornamento in tempo reale della guida stessa.

Che dire per concludere questa recensione? Bravo Carlo Alberto, bravi tutti coloro che hanno collaborato al progetto, ma bravi anche coloro che si metteranno a disposizione per la sua futura crescita; non dimentichiamo i meravigliosi titolari e/o gestori delle strutture che hanno contribuito alla nascita della guida anche solo accettando di comparire nelle sue schede descrittive, speriamo che questo serva da stimolo agli altri operatori turistici per fare altrettanto, così come si spera venga emulato l’esempio del Comune di Camerota che unico, sulla base del mantra “Qui il naturismo è turismo”, ha formalmente supportato la guida con una propria pagina pubblicitaria.

Per informazioni commerciali, aderire alla diffusione e acquisti vedi il sito della “Guida Naturista Italiana”.

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