Archivi Blog

Ritorno al Prandini


A seguito di una revisione di vari articoli del blog, in particolare questi sulla Val Braone, ho rilevato passaggi scritti in una forma che ha dato adito a fraintendimenti per cui ho provveduto a riscrivere questi passaggi meglio esprimendo cosa si voleva invero intendere.

Tutte le foto sono di Marco M.

Ogni volta è una scoperta, ogni volta ci sono nuove emozioni, ogni volta si rinnova la magia di questa valle, una valle non propriamente sperduta eppure selvaggia e solitaria. Quest’anno mancano il rosa dei rododendri e il bianco degli eriofori pertanto le tinte risultano meno variegate, in gran parte sono le varie tonalità del verde e del marrone date dalle erbe di pascolo, dalle torbiere, dagli ontaneti e dai lariceti, punteggiate qua e là da qualche macchia violacea delle Campanule di Scheuchzer. Eppure il fascino è sempre lo stesso, non di meno, solo diverso: l’estensione degli ampi spazi dove nulla appare muoversi, il dispiegarsi delle più o meno estese placconate rocciose che riflettono la luce del sole, l’innalzarsi prepotente di pareti e cime che dall’alto silenti guardiani vigilano sull’intrepido viandante.

In quattro ci troviamo in quel di Braone dove lasciamo una delle due vetture. Andiamo a ritirare le chiavi del rifugio dal sempre cordialissimo Piero e poi ci avviamo verso l’inizio del cammino. A Ceto imbocchiamo la stretta e tortuosa strada della Val Paghera, alla prima curva sbuca fuori un grosso fuoristrada che, ignorando la mia segnalazione sonora, se ne esce tutto baldanzoso: brusca frenata di ambedue e si evita di poco un bel frontale. Con un’ardita manovra, usufruendo di un piccolo slargo riesco a far passare l’altra vettura e poi mi rimetto in marcia. Qualche tornante, uno stretto passaggio tra un nucleo di case, un lungo diagonale a picco sul fondo della Val Palobbia, passiamo il ponte provvisorio (che ormai si può dire definitivo) che ha preso il posto dell’antico ponte romano portato via dalla forza dell’acqua qualche anno addietro. La strada ora riprende a salire con continui tornanti dirigendosi verso la Val Paghera al cui imbocco le Case Faet preavvisano dell’imminente arrivo al piccolo parcheggio.

Ore venti e trenta, ci mettiamo in cammino. Superiamo la breve ma ripidissima salita asfaltata che conduce alle Case di Scalassone, magnifico agglomerato di cascine immerse in verdi e riposanti prati che spezzano la continuità dell’ampio bosco, e imbocchiamo la comoda e ben segnalata mulattiera che porta al rifugio Prandini. Data l’ora tarda, che fa immaginare un improbabile incontro con altre persone, e la temperatura, ventotto gradi centigradi, ci mettiamo subito in libertà: da qui in avanti non incontreremo altre abitazioni e il passaggio nei dintorni della malga Foppe di Sotto avverrà nel buio della notte, così come l’arrivo al rifugio, all’interno del quale sappiamo esserci nessuno. Rinfrancati dalla nudità, prima fruendo delle ultime luci del giorno, poi dell’illuminazione artificiale delle nostre frontali, risaliamo i tanti tornanti della bella mulattiera. Ancora nel bosco, senza infastidirci, un leggero scroscio di pioggia ci fa breve compagnia, poi scompare lasciando il posto ad alcuni lontani brontolii di tuono. Torna la quiete, agli ultimi tornanti le luci della valle improvvisamente compaiono ai nostri occhi, poco oltre imbocchiamo a destra il sentiero che ci porta alla verdissima piana delle Foppe di Sotto: concedo ai compagni dieci minuti di sosta, poi di nuovo in cammino. Passando alla parte superiore della piana il silenzio si fa totale e invito i miei compagni ad ascoltarlo per alcuni secondi. Eccoci all’altezza della malga, non si vede e non si sente segno di vita, passiamo oltre, risaliamo il canalino che porta al ripiano sopra la malga, qualche decina di grosse gemme bianco giallastre risplendono a mezz’aria nel buio della notte: gli occhi degli asini che qui stanno passando la notte.

Inizia la parte più ripida del percorso, prima due lisce placche rocciose da risalire direttamente, poi una sequenza di pianetti erbosi e ripidi canalini di terra e roccia, il cui superamento è facilitato da rudimentali gradinamenti. I lampi, che nel frattempo avevano ripreso a schiarire il cielo, si fanno più vicini, ma l’assenza dei tuoni e del vento ci rassicurano e proseguiamo senza foga nella nostra marcia. Eccoci in vista del dosso che affianca il rifugio, se fosse giorno potremmo vedere la bandiera che lo sovrasta, siamo arrivati! Nell’uscire dall’ultima dorsale che ci copriva dalla valle veniamo travolti da un caldo vento temporalesco, percepisco che entro pochi minuti si scatenerà l’inferno e sollecito i compagni ad accelerare il passo. Marco e Maria rispondono prontamente, Cristina arranca e l’aspetto, sotto le prime gocce d’acqua arriviamo al rifugio, apro la porta, entriamo e… la pioggia si fa di colpo notevolmente intensa: scampata proprio per un pelo. Ammiriamo i pregevoli lavori di ammodernamento fatti all’interno del locale cucina (è stato rifatto anche il tetto ma questo lo potremo ammirare solo la mattina), ci sistemiamo, ci facciamo una tisana e poi, cullati dall’intenso rumore della pioggia, tutti a nanna.

Sabato mattina, alle sei sono fuori a guardare il cielo, alternanza di nuvole e sprazzi di sereno fanno sperare quantomeno in una discreta giornata. Più tardi, mentre facciamo colazione, il sole illumina i dintorni del rifugio e riscalda l’aria tutto sommato già gradevole: contrariamente al solito possiamo evitare di vestirci. Preparati gli zaini ci mettiamo in cammino per l’odierna escursione, uno dei giri che ho personalmente individuato: il periplo della valle. Scegliendo il percorso migliore, tra gli ontani e la torbiera risaliamo il pendio che porta alla base delle lisce placche che fanno da basamento al coster di sinistra (orografica), qui giunti imbocchiamo l’erboso canalone che s’innalza verso il Monte Stabio. Quando la ganda se ne impadronisce usciamo alla sua sinistra per procedere per comode lingue erbose zigzagando tra le placche: innumerevoli gli scorci visivi che si aprono ai nostri occhi, sia verso la valle che verso il monte, sia sulle vicine verdi Somale di Braone che sulla retrostante verticale pala del Pizzo Badile, sulla Cima di Terre Fredde e il Cornone di Blumone, sulla Concarena e oltre, troppo lungo elencare tutte le cime che man mano appaiono ai nostri occhi, molte delle quali evocano in me lontani piacevoli ricordi di escursioni e arrampicate.

Lentamente, troppo lentamente ci approssimiamo alla Porta di Stabio dove arriviamo con un poco di ritardo sui tempi stabiliti, eppure con un buon anticipo sull’orario prefissato essendo partiti un’ora prima del previsto. Il cielo si è fatto totalmente grigio, la nuvolaglia, lungi dal minacciare pioggia, copre il sole proteggendoci dai suoi raggi infuocati e rendendoci confortevole il cammino. Seguendo brevemente il sentiero segnalato scendiamo al sottostante anfiteatro roccioso dove alcuni laghetti piovani cupamente risplendono alla tenue luce filtrata dalle nuvole. Quando il sentiero segnato riprende a scendere verso il fondo della valle, lo abbandoniamo per tagliare nell’erbe in direzione del Passo del Frerone. Passato un costolone erboso, sotto il quale abbiamo sostato per il pranzo, scendiamo nell’ampia e impressionante conca di frana (bellissimo esempi della forza che la natura può esprimere) sottostante la sconvolta bianca parete del Frerone e la risaliamo sul versante opposto. Visto l’orario (abbiamo accumulato altro ritardo) e avendo deciso di non proseguire verso la mulattiera di Cima Gallinera (il terreno è complesso e il percorso che ho già fatto non è proponibile ai miei compagni, trovarne uno nuovo comporterebbe a loro un eccessivo dispendio di energie), decido di non salire fino al passo ma di scendere a prendere l’ormai vicino sentiero segnato che riporta sul fondo della Val Braone, con il quale rientriamo più facilmente e tranquillamente al rifugio.

Nel tardo pomeriggio arrivano due pastori, qui saliti per arieggiare i locali della malga presumo in previsione di un loro imminente risalita da quella di sotto (dove la notte ci aveva nascosto i segni di vita), non sapendo se sono al corrente del nostro stile di vita ci rivestiamo, vestito dialogo a lungo con loro, parliamo del temporale della notte, della solitudine di questa valle, mi spiegano come mai ancora non sono saliti, mi fanno notare l’erba giallastra non adatta al bestiame, ha sofferto per la siccità e la grandine; parliamo degli animali che popolano la zona, i caprioli che hanno incontrato poso sotto (come mai io non li ho ancora visti?), il gallo forcello che canta sul dosso soprastante, l’aquila che dimora nel Listino e che ogni tanto viene a far visita al loro gregge di pecore per prelevare un agnellino. Ci salutiamo, loro chiudono la malga e ridiscendono a valle, io torno dai miei compagni. Stiamo attendendo l’arrivo di Riccardo, ancora non ha dato segni, mi porto sul dosso soprastante per scrutare verso valle, qualcosa di nero si muove poco sotto, forse è lui, scendo per andargli incontro, invece nulla, probabilmente erano i pastori che stavano scendendo. Attendo un poco, scendo ancora, e ancora, altra attesa, nulla, allora risalgo e ne approfitto per un breve allenamento: parto di corsa, la mantengo finché ci riesco poi procedo al passo più spedito che mi riesce di mettere in atto. Quando arrivo al rifugio è quasi ora di cena, mentre prepariamo il necessario ecco che, ormai inatteso, arriva Riccardo: saluti, baci e abbracci, è bello rivederlo tra noi, è bello sapere che è salito in un tempo di tutto rispetto, è bello poter sperare in una sua futura maggiore partecipazione. La giornata si chiude con un’ottima spaghettata al pesto genovese, accompagnata da speck dell’Alto Adige e altre leccornie che ognuno di noi ha portato a monte per condividerle, ivi compreso un ottimo vino procurato dalla sempre carinissima Cristina.

Domenica mattina, dopo una notte che ha alternato pioggia e stelle il cielo si presenta sereno, la temperatura è leggermente più bassa di ieri ed è necessario indossare almeno una maglia leggera, ben presto, però, il sole provvede a rialzarla. Colazione, accurata pulizia del rifugio, preparazione degli zaini, si chiude tutto e via per il rientro a valle, un rientro gradevolmente nudo: nonostante la giornata domenicale solo un uomo e una donna (presumibilmente parenti del pastore visto che salivano senza zaini e che sono ridiscesi poco dopo) incrociano il nostro cammino, prima mentre, parzialmente ricoperti, transitiamo nei pressi della malga e mezz’ora dopo alla fine della piana mentre, nuovamente nudi, stiamo scattandoci la rituale foto di gruppo prima di abbandonare questa magnifica valle. Ripreso il cammino scendiamo seguendo la variante del sentiero delle Cascate, purtroppo la poca acqua le rende meno appariscenti, ma comunque pur sempre interessanti, specie la più bassa alla quale si arriva con una breve digressione dal sentiero principale. Eccoci nuovamente alle Case di Scalassone che attraversiamo dopo esserci rivestiti, la ripida discesa asfaltata e il parcheggino con l’auto: il cammino è finito e con esso è purtroppo finita la nostra escursione.

Con continui intoppi e tante manovre di disimpegno per il traffico oggi intenso discendiamo la strada che porta a Ceto, ci portiamo a Braone, salutiamo Marco che deve rientrare a casa, consegniamo chiavi e soldi  e ci portiamo ad una vicina pizzeria per regalarci un ottimo piatto di casoncelli al burro, dissetandoci con la meritata fresca birra. Rifocillati ci mettiamo in viaggio per il ritorno a casa: anche questo ennesimo ritorno al Rifugio Prandini è giunto al suo epilogo, come sempre ci rimangono negli occhi e nelle mente le stupende immagini dalla Val Braone, ricordi indelebili che nemmeno le foto riescono ad eguagliare, spero abbiano comunque potuto darvene una seppur minima parvenza.

P.S.

Come sempre ringrazio gli amici che mi hanno accompagnato in questa ennesima esperienza di montagna, ringrazio anche l’amico Piero per la professionalità con cui gestisce il rifugio, la Commissione Rifugi di Braone e tutti gli Alpini di Braone per la cura con cui mantengono questo splendido rifugio. Rinnovo i ringraziamenti al Sindaco e a tutta la Giunta Comunale di Braone per il supporto che danno alla loro valle, a chi la cura e a chi la visita, nonché a tutti coloro che, spero piacevolmente, hanno avuto modo di incontraci, ma, tutto sommato, anche a tutti i cittadini di Braone che ancora non ci hanno conosciuto di persona, a quelli che sappiamo mai aver mosso lamentele per la nostra presenza ma anche a quelli che, al contrario, si sono opposti e che vorremmo proprio poter incontrare per dimostrare anche a loro l’onesta e la salubrità della nostra scelta, l’imminente festa del rifugio potrebbe essere l’occasione propizia: io ci sarò di certo e con me forse anche alcuni amici.

Grazie!

Una tre giorni in Val Braone


img_0065

In vetta a Cima Galliner (Foto di Emanuele Cinelli)

20160911_095534

Val Braone parte bassa (Foto di Cristina Liberto)

Situata nel settore meridionale dell’Adamello, questa valle s’estende da ovest verso est incuneandosi profondamente tra due lunghi crinale, l’uno piuttosto tormentato, l’altro assai più regolare e facilmente percorribile. La sua testata si chiude contro due cime assai frequentate dalle quali si osserva lo spettacolo della liquida gemma azzurra del Lago della Vacca, dove decine e decine di puntini colorati, i tantissimi escursionisti che ogni giorno qui salgono, si muovono in ogni direzione. Un sottile velo separa le due zone, poche decine di minuti di cammino, eppure se da un lato la solitudine è pressoché impossibile, dall’altro è al contrario pressoché costante. Ecco il pregio principale della Val Braone, il motivo che me l’ha fatta amare e che non solo m’induce a tornarci spesso, ma anche a proporla come meta annuale delle escursioni di Mondo Nudo. Così ci siamo recentemente tornati per il quarto anno consecutivo e così credo proprio che ci torneremo ancora per altri anni: con intuito, fantasia e un poco di intraprendenza molti sono i possibili itinerari che, uscendo dai pochi sentieri tracciati e col favore di un terreno aperto quasi ovunque percorribile, vi ho individuato e, pertanto, molti quelli che posso ancora proporre anche a chi è stato già mio compagno nei precedenti soggiorni.

img_0074

Normalità (Foto di Emanuele Cinelli)

Immergersi in queste selvagge lande ci permette di reintegrarci nella nostra primordiale normalità e c’invita a spogliarci d’ogni barriera, fisica o mentale che sia. Le vaste coloratissime estensioni di rododendri in fiore si contrappongono alle distese di cotonosi bianchi eriofori, tutt’attorno il verde intenso della torbiera e dei pascoli a tratti interrotto da quello più scuro degli ontaneti o, nella parte bassa della valle, delle conifere e del bosco di latifoglie. Nel mezzo due vasti pianori, l’uno interamente prativo l’altro che all’erba frappone rossastre placconate rocciose; un rumoroso torrente scorre da monte a valle componendo la sua sinfonia di rapide e cascate, le macchie bluastre delle genziane dipingono i pendii laterali sui quali qualche marmotta lancia a tratti il suo acuto grido d’allarme. Una lepre veloce scappa fra i massi, un gheppio osserva la valle librandosi nel cielo con il suo caratteristico volo mentre furtivamente un’aquila ogni tanto allunga il suo possente sguardo alla ricerca di un lauto pranzetto.

Foto Emanuele Cinelli

Rif. Prandini (Foto di Emanuele Cinelli)

A poca distanza tra loro due rifugi non presidiati offrono ospitalità al viandante che abbia osato spingersi fin quassù, più in alto il Gheza composto da due piccole costruzioni in muratura, le ex case di caccia della famiglia Gheza, gestito dal CAI di Darfo, più in basso il Prandini edificato sulla base della vecchia malga delle Foppe di Sopra (ancora operativa al piano inferiore della costruzione) e gestito dagli Alpini di Braone. In quest’ultimo soggiorniamo noi di Mondo Nudo, scelta casuale ma al contempo scelta che ad oggi ci appare ideale, vuoi per la libertà di cui possiamo così usufruire e che, forse, il Gheza non potrebbe altrettanto offrirci, vuoi per l’aver così conosciuto persone affabili e aperte quali il Sindaco di Braone e Piero, colui che si occupa della custodia del rifugio e dal quale, dopo un primo momento di diffidente incontro, ho (e abbiamo) poi ottenuto la piena fiducia e gradevolissima amicizia.

Nel tardo pomeriggio del 9 settembre parcheggiamo l’auto poco prima delle Case di Paghera e saliamo al rifugio seguendo il più classico sentiero che risale tutta la parte bassa della Val Braone. Dopo pochi minuti di cammino abbandoniamo la strada e imbocchiamo il sentiero, fa caldo e si suda parecchio, nel bosco l’afa si fa sentire ma noi abbiamo un’arma di difesa che subito andiamo a indossare. Poco dopo i nostri corpi, ora meglio ossigenati e rinfrescati, smettono di sudare, il cammino si fa più veloce e, uno dopo l’altro, i metri di dislivello scorrono sotto i nostri piedi passando dal lato a monte a quello a valle. Siamo al rifugio, come sempre accogliente e pulito, ci sistemiamo, accendiamo la stufa e prepariamo la cena dopo la quale scendo incontro ai due amici che, impossibilitati a partire nel primo pomeriggio, stanno salendo nella notte.

img_0061

Partenza notturna (Foto di Emanuele Cinelli)

10 settembre ore quattro del mattino, sveglio i miei compagni e ci prepariamo al lungo cammino previsto per oggi. Ora cinque e quindici minuti, al chiarore delle frontali imbocchiamo il sentiero che sale verso l’alto della valle, l’aria è ancora frizzante ma non tanto da costringerci ad una pesante vestizione. Con passo cadenzato guido la comitiva verso la prima meta del giorno, la Cima Galliner, nel frattempo il buio della notte lascia spazio al chiarore del giorno. Un tornante dietro l’altro la piana mulattiera militare ci conduce verso il calore del sole dove anche le residue maglie si depositano negli zaini. Siamo andati troppo lenti in più un paio di noi lamentano dolori alle articolazioni, è meglio abbreviare il percorso: arrivati a Cima Laione invece di proseguire verso il Monte Listino ci fermiamo e rientriamo sui nostri passi per ridiscendere al rifugio dove arriviamo sotto la pioggia. Mentre ci asciughiamo arrivano un ragazzo e una ragazza che s’imbattono bruscamente nella nostra nudità, ma non ci sono problemi: la ragazza mi conosce, anche se non di persona, e sapevano di poterci incontrare. Chiediamo comunque se diamo fastidio ottenendo una risposta negativa, pertanto terminiamo le nostre operazioni di asciugatura. La sera la passiamo insieme parlando di nudo e di nudismo!

img_0070

Lago della Vacca e Rif. Tita Secchi dalla Cima Laione (Foto di Emanuele Cinelli)

dsc06305

Conca del Listino (Foto di Marco M.)

11 settembre, con calma ci alziamo, facciamo colazione, puliamo il rifugio, salutiamo i due ragazzi e prendiamo la via del rientro a valle, un lungo rientro che facciamo per l’altrettanto selvaggia Conca del Listino dove purtroppo inizia a piovere, una pioggia a tratti frammista a grandine che ci accompagna fino all’auto rallentandoci sensibilmente nel cammino e facendoci arrivare con un notevole ritardo che fa saltare il previsto incontro a Iseo con l’amico e collaboratore Vittorio per festeggiare il suo ormai passato compleanno.

dsc06314

Nel mezzo della Conca del Listino (Foto Marco M.)

img_0068

Il gruppo (Foto di Emanuele Cinelli)

Tre giorni bellissimi e fruttuosi, tre giorni che hanno rinsaldato la nostra convinzione sulla possibilità di addivenire in tempi abbastanza rapidi ad una diffusa normalizzazione del nudo, quantomeno in ambito escursionistico, se chi ha scelto di vivere nudo inizierà a manifestarsi più apertamente e con meno timori. Tre giorni per i quali devo e voglio ringraziare i miei compagni di viaggio (Angelo, Cristina, Marco, Pierangelo e Riccardo), ma devo e voglio ringraziare di cuore anche Piero il custode del rifugio che svolge un ottimo lavoro, i due ragazzi conosciuti al rifugio che hanno subito accettato la nostra nudità e condiviso con noi lo spazio del rifugio, la madre della ragazza che da allieva di mia sorella ha conosciuto il mio blog e ne ha parlato alla figlia. Grazie, grazie a tutti.

img_0071

In vetta a Cima Laione, sullo sfondo il Cornone del Blumone (Foto di Emanuele Cinelli)

La parola ad alcuni dei partecipanti

Cristina

Che felicità che ho! Conoscervi tutti e ognuno è stato straordinario!

L’aria che ho respirato i passi che ho fatto il cielo che ho visto le pietre che ho calpestato i paesaggi che mi hanno tolto il respiro e le infinite parole che ho scambiato con voi mi hanno riempita e arricchita dentro.
Sono d’accordo in pieno con quello che ha detto Emanuele ieri ai due ragazzi su. In mezzo alla natura maestosa e sconfinata e così perfetta hai qualcosa di troppo se hai i vestiti addosso.

Io in questi tre giorni mi sono spogliata di ogni cosa e ho lasciato che questa esperienza mi entrasse dentro, mi sconvolgesse e mi purificasse!

Grazie a Emanuele che da subito ha accolto la sfida di portarmi in un esperienza così ardua senza neanche conoscermi e mi ha aiutato a non mollare fino alla fine, a Riccardo che mi è stato amico fin dal primo messaggio e mi ha aiutato ad arrivare con la testa pronta a questa impresa per me titanica, a Marco che dal primo passo lasciata l’auto mi ha subito fatta sentire accolta, a Pier che ha avuto la pazienza di ascoltare il mio fiume di parole per ore e ore (impresa che riesce a pochi), ad Angelo che ogni volta che parlavamo è sempre riuscito a farmi sorridere.

Siete stati la mia forza di volontà e la mia determinazione! Da sola non sarei riuscita a fare neanche un decimo delle cose che ho fatto non avrei visto niente di quello che ho visto e non sarei stata a 2500 metri baciata dal sole nel mio abito di nascita.

Mi sono messa in gioco, ho scoperto limiti e affrontato paure! Sono stati 3 giorni di crescita interiore molto forti!

A presto!

dsc06316

Arrivo a Malga Listino sotto la pioggia (Foto di Marco M.)

Marco

Ciao a tutti! Stamattina è stata dura tornare alla “normalità” dopo i 3 giorni trascorsi al Prandini…

Ancora una volta le escursioni in nudità si sono rivelate essere un qualcosa di magico! Merito della nudità e dei compagni di viaggio. Da tempo mi sono convinto che i nudisti siano persone speciali: evidentemente saper vivere la nudità con semplicità è capace di dare loro una marcia in più degli altri!… E questa mia convinzione ha trovato ulteriore conferma nella “new entry” del gruppo, la simpaticissima Cristina (che ringrazio per le belle parole che già ieri sera – nonostante la presumibile stanchezza – ha voluto scriverci!).

Un caro saluto a tutti e un arrivederci a presto!

dsc06298

Inizio discesa verso la Conca del Listino: Laghetto di Mare (Foto di Marco M.)

Angelo

Che dire di non ripetitivo, Marco mi ha anticipato nell’esprimere la netta sensazione che i nudisti sono davvero persone speciali;  vivere  la montagna con uno spirito gioioso, divertendoci semplicemente come dei bambini, mostrando la nostra nudità come se fosse la cosa più naturale che esista senza essere condizionati da inutili paure e pregiudizi, è molto gratificante, è una carica di energia sana positiva per affrontare la realtà della quotidianità “tessile” spesso banale, maleducata ed incivile.

Ringrazio voi tutti per aver reso questo soggiorno uno splendido successo, oltre le mie pur speranzose aspettative, in particolare devo ringraziare Cristina che con la sua partecipazione e splendida simpatia ha reso il soggiorno ancor più speciale per noi maschiacci: con la sua genuinità ha portato un qualcosa di veramente ok, ci voleva proprio. Un’esperienza che vorrei rivivere il prossimo anno magari con più giorni.

Secondo mia opinione è giunto il momento di accelerare, di osare, di lasciar da parte gli ultimi timori e camminare nudi tranquillamente anche in presenza di occasionali frequentatori, quello che è loro diritto deve essere anche il nostro.

Un grande grazie a te personalmente Emanuele per quello che stai facendo affinché il nudismo sia un diritto e non una mortificazione.

Un grande abbraccio un ciao a tutti!

img_0064

Arrivo al sole durante la salita a Cima Galliner, sullo sfondo il Pizzo Badile Camuno (Foto di Emanuele Cinelli)

The Meandering Naturist

Traveling the world in search of naturist nirvana...

Interferenze

“Walk in the mashup side!"

Vita a Lou Don

Una borgata alpina con tre abitanti ma tante storie da raccontare

ARDRONINO

Quadricottero con Arduino

El eurociudadano nudista

... eta nik txoria nuen maite ...

mamá nudista

Vivencias y opiniones desde mi condición de mujer, madre, nudista y humana

Freekat2

Finding My Way, Trusting My Path, Sharing My Journey

MOUNTAIN SOUND

LA' DOVE VIVONO GLI ANIMALI - MATTIA DECIO PHOTOGRAPHER

nude races

Copyright Enterprise Media LLC 2010-2019

Fools Journal

Magazine di cultura: letteratura, fotografia, arte, moda, queer life, eventi, musica, cinema, attualità

Aurora Gray Writer

Writer, dreamer, voracious reader and electric soul.

Gabriele Prandini

Informatico e Amministratore

Clothing Optional Trips

We share where we bare. Enjoy your trip.

silvia.del.vesco

graphic designer // photographer // fashion stylist

mammachestorie

Ciao, mi chiamo Filippo, ho 6 mesi e faccio il blogger

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: