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Ma perchè?


Ma…

Ma perché metti la cravatta se poi ogni tre per due devi passarci dentro il dito per dare sollievo al collo?

Ma perché porti la minigonna se poi devi abbassarne il bordo ogni due minuti?

Ma perché porti la gonna lunga se poi ogni tot devi agitarla per dare respiro alle gambe?

Ma perché porti le mutande se poi devi tirane gli elastici ogni dieci secondi?

Ma perché mangi vestito se poi devi metterti il bavaglione o il tovagliolo per non sbrodolarti?

Ma perché metti il costume da bagno se poi devi cambiartelo ad ogni più piccola entrata in acqua e sei sempre dietro a svuotarlo dalla sabbia?

Ma perché usi il costume se poi ad ogni primavera devi torturarti con la prova costume?

Ma perché ti vesti se poi devi essere preoccupato di quello che dice la moda?

Ma perché ti vesti se sei a casa tua e, magari, anche da solo?

Ma perché ti vesti se poi devi cambiarti ogni quattro ore perché i vestiti sono sudati?

Ma perché ti vesti se poi devi sbuffare per il mancato respiro del corpo?

Ma perché ti vesti se poi devi brontolare per il fastidio del condizionatore?

Ma perché vivi vestito se devi continuamente mostrare fastidio per gli abiti che indossi?

Perchè?

#nudiènormale #nudièmeglio

Mondo nudo o mondo vestito? No, Mondo!


Nei miei articoli ho dovuto, e dovrò, spesso utilizzare i termini di nudista e di tessile per differenziare tra loro i due stili di vita esistenti in merito al vestirsi: con “nudista” mi sono riferito a coloro che usano al minimo indispensabile i vestiti, sostanzialmente solo quando vi sono obbligati dalle leggi o dalle condizioni climatiche avverse; con “tessile”, talvolta sostituito da “non nudista”, mi sono riferito a coloro che raramente si mettono nudi, sostanzialmente solo per fare sesso o per esigenze d’igiene personale. I due termini non hanno nessuna connotazione di pregio/spregio, sono solo una necessità lessicale per poter fare riferimento a delle specifiche consuetudini, ambedue lecite, ambedue con lati positivi e lati negativi, ambedue comprensibili.

Necessità lessicali, quindi, non etichette miranti a segnare le cose e condizionarne la percezione, il mio obiettivo e la mia filosofia puntano a ben altro, puntano a un mondo dove la nudità sia talmente normale che non ci siano differenze tra chi la pratica e chi no, dove la nudità sia talmente comune che non ci sia bisogno di dare etichette, dove la nudità sia talmente naturale che non ci sia bisogno di creare barriere spaziali, temporali, fisiche, mentali, ideologiche tra lo stare nudi e lo stare vestiti.

Non un mondo, quindi, dove ci sia l’esigenza di differenziare chi sta nudo e chi no, ma un mondo dove le spiagge siano spiagge e basta, i sentieri sentieri e basta, i prati prati, l’uomo uomo, la donna donna. Niente spiagge tessili, ninete spiagge nudiste, ma solo spiagge. Niente sentieri dove ci si possa camminare solo vestiti e sentieri dove ci si possa camminare nudi, ma solo sentieri. Niente prati dove sia vietato stare nudi e altri dove sia vietato stare vestiti, ma solo prati. Niente uomini e donne che impongano lo stare vestiti o uomini e donne che soffrano per dover stare vestiti, ma solo uomini e donne. Ognuno con il proprio stile di vita, libero di seguirlo ovunque e quantunque, senza limitazioni di sorta, senza sentirsi un pesce fuor d’acqua, senza doversi attenere a inutili convenzioni e stupidi formalismi… in un senso e nell’altro!

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