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Nudisti si nasce o si diventa?


Ci sono nudisti che amano ribadire l’inutilità del proselitismo nudista dato che nudisti si nasce e non si può diventarci, eppure conosco molte persone che nudiste lo sono diventate nel corso della loro vita, io stesso ho abbracciato questo stile di vita in età avanzata. Allora cosa rispondere a chi, non nudista, ci chiede se siamo nudisti da sempre o se lo siamo diventati ad una certa età?

L’assunto da cui partire è quello per cui nudi ci nasciamo e nei primi anni della nostra vita ci troviamo decisamente più a nostro agio quando siamo nudi che quando indossiamo qualcosa, sia pure il semplice e solo pannolino.

Purtroppo praticamente dalle prime ore, se non dai primi minuti di vita, la società inizia subito il suo lavoro di condizionamento e, dato che in questi anni è in noi attiva la massima capacità di assorbire l’imprinting dei genitori e della società, non ci vuole molto affinché il nostro corpo smetta di percepire il fastidio dei vestiti: la nostra mente è stata a questo punto indotta a pensare che la nudità sia uno stato sgradevole e spregevole, che, quindi, alcune zone del corpo siano da nascondere. Così è che da nudisti si diventa tessili.

Ecco cosa rispondere: la domanda è totalmente sbagliata, casomai c’è da chiedersi se tessili si nasce o si diventa e la risposta è inevitabile… lo si diventa!

Mondo nudo o mondo vestito? No, Mondo!


Nei miei articoli ho dovuto, e dovrò, spesso utilizzare i termini di nudista e di tessile per differenziare tra loro i due stili di vita esistenti in merito al vestirsi: con “nudista” mi sono riferito a coloro che usano al minimo indispensabile i vestiti, sostanzialmente solo quando vi sono obbligati dalle leggi o dalle condizioni climatiche avverse; con “tessile”, talvolta sostituito da “non nudista”, mi sono riferito a coloro che raramente si mettono nudi, sostanzialmente solo per fare sesso o per esigenze d’igiene personale. I due termini non hanno nessuna connotazione di pregio/spregio, sono solo una necessità lessicale per poter fare riferimento a delle specifiche consuetudini, ambedue lecite, ambedue con lati positivi e lati negativi, ambedue comprensibili.

Necessità lessicali, quindi, non etichette miranti a segnare le cose e condizionarne la percezione, il mio obiettivo e la mia filosofia puntano a ben altro, puntano a un mondo dove la nudità sia talmente normale che non ci siano differenze tra chi la pratica e chi no, dove la nudità sia talmente comune che non ci sia bisogno di dare etichette, dove la nudità sia talmente naturale che non ci sia bisogno di creare barriere spaziali, temporali, fisiche, mentali, ideologiche tra lo stare nudi e lo stare vestiti.

Non un mondo, quindi, dove ci sia l’esigenza di differenziare chi sta nudo e chi no, ma un mondo dove le spiagge siano spiagge e basta, i sentieri sentieri e basta, i prati prati, l’uomo uomo, la donna donna. Niente spiagge tessili, ninete spiagge nudiste, ma solo spiagge. Niente sentieri dove ci si possa camminare solo vestiti e sentieri dove ci si possa camminare nudi, ma solo sentieri. Niente prati dove sia vietato stare nudi e altri dove sia vietato stare vestiti, ma solo prati. Niente uomini e donne che impongano lo stare vestiti o uomini e donne che soffrano per dover stare vestiti, ma solo uomini e donne. Ognuno con il proprio stile di vita, libero di seguirlo ovunque e quantunque, senza limitazioni di sorta, senza sentirsi un pesce fuor d’acqua, senza doversi attenere a inutili convenzioni e stupidi formalismi… in un senso e nell’altro!

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