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Sole e fiori per l’uscita al Monte Magnoli


Si avvicina la primavera, le temperature si fanno meno gelide, mentre le foglie dal marrone iniziano ad assumere le tonalità del verde e il terreno si macchia con il giallo delle primule, il viola delle pervinche, viola e bianco delle violette, bianco e giallo delle margheritine. Grazie ad un sole che è riuscito a farsi spazio nella copertura nuvolosa della prima mattina, un’inondazione di suoni, colori e sensazioni ha così accompagnato la nostra terza uscita di VivAlpe 2017 durante la quale, partendo da Villa Carcina, attraverso la Sella dell’Oca siamo saliti al Monte Magnoli per poi ridiscendere seguendo l’opposto crinale, quello di San Rocco.

Undici coloro che si erano registrati, tra questi un nuovo amico che, purtroppo, non ha potuto raggiungerci: un incontro solo rimandato di qualche settimana. I dieci presenti, cinque maschi (Attilio, Angelo, Emanuele, Marco e Vittorio) e cinque femmine (Cristina, Francesca, Luise, Maria e Paola), dai sette ai sessanta quattro anni, seppur disturbati dal passaggio di numerosi ciclisti e anche di un nutrito gruppo di più chiassosi motociclisti, hanno gioiosamente goduto della camminata, del sole e dei fiori, percorrendo l’anello esattamente nelle sei ore previste. Grazie ad una salita fatta un poco più celermente di quanto programmato, è stato possibile prolungare un poco la pausa pranzo, fatta nei pressi della Sella Magnoli anziché della vetta del monte omonimo, vuoi perché in quest’ultima sede s’udiva il fastidioso rumore di motoseghe, vuoi per trovare una collocazione meno esposta al fresco venticello che batteva il crinale sommitale. Qui il temerario Vittorio, stimolato dalla posizione leggermente defilata dall’ipotetico passaggio delle persone, ha sfidato la temperatura non ancora ottimale levandosi tutti i vestiti: la nuda pelle risulta fortemente recettiva, basta un sottile raggio di sole per piacevolmente percepirne il forte calore, soprattutto se anche i genitali ne sono interessati.

Nella discesa ci siamo potuti permettere un’altra lunga sosta al Dosso dei Camosci, bellissimo poggio panoramico popolato da grossi alberi di castagno con ampia visuale sulla bassa Val Trompia, su Marcheno e Lumezzane, su Concesio e la parte alta di Brescia, sui monti del Maniva e la costiera a nord di Lumezzane, sul Monte Palosso e il Monte Maddalena. Qui due di noi (l’inarrestabile Vittorio e l’intraprendente Angelo) non resistono all’invito del sole ora ben caldo anche per la totale assenza di vento e, semplici immagini nude nell’accogliente splendida nuda natura, si fanno immortalare dell’amico Attilio, fotografo sempre alla ricerca di nuovi ritratti per il suo libro in lavorazione o per futuri utilizzi.

Più in basso facciamo la conoscenza con un signore del posto che c’intrattiene mostrandoci le sue interessantissime pietre dalle sembianze di visi umani e di animali, personalmente sono rimasto affascinato da un pezzo di ramo che riproduceva con grande fedeltà la forma di una lepre al pascolo. Anche questa è montagna, anche questo è escursione, anche questa è integrazione con l’ambiente.

Giunti a valle ci apprestiamo al consueto post escursione con il miglior integratore del mondo: la bionda birra. Purtroppo, a parte una gelateria, i bar risultano tutti chiusi (almeno quelli che individuiamo sul nostro percorso) e dobbiamo spostarci di diversi chilometri verso la città per dar seguito al nostro desiderio, esaudito il quale gli ultimi saluti e l’arrivederci alla prossima escursione: per alcuni la cinquanta chilometri dell’Anello Bassissimo del 3V in programma ai primi di aprile, per molti, il ben più corto Anello dell’Eremo di Sant’Emiliano in programma per la fine dello stesso mese.

Grazie carissimi amici, grazie per la vostra presenza, grazie per l’ennesima splendida giornata di montagna.

#TappaUnica3V si riparte e… non ci credo nemmeno io


Anche se invero, avendo praticamente da subito deciso di ripetere il viaggio nel prossimo anno, non ho mai realmente interrotto gli allenamenti effettuando escursioni anche piuttosto impegnative sempre in solitaria e sempre a ritmi sostenuti, diciamo che fino a poche settimane addietro il pensiero ancora non era immerso e sommerso dalle necessità specifiche di TappaUnica3V, ora, invece, seppur mescolandolo alle esplorazioni per le escursioni di VivAlpe 2017, si riprende con l’allenamento mirato.

Il viaggio 2016 mi ha insegnato tante cose (che andrò man mano spulciando nei futuri articoli su TappaUNica3V), tra queste, confrontando i miei tempi di marcia con quelli programmati, si è evidenziata la necessità di incrementare la mia velocità di cammino, in particolare su quelle salite che mantengono a lungo una forte pendenza ed è così che ho iniziato i relativi lavori di potenziamento organico, muscolare e d’equilibrio, si equilibrio perché quando il passo supera una certa soglia e il terreno non è propriamente liscio e regolare questa caratteristica viene messa alla prova, e non solo in discesa, ma anche sui piani e perfino nelle più dure salite.

All’equilibrio avevo già, per altri motivi (la mia cronica perdita di equilibrio passando dalla posizione sdraiata a quella in piedi), positivamente dedicato diverse sedute casalinghe a settembre, poi con la ripresa della scuola avevo allentato finendo con l’interrompere del tutto, comunque i miglioramenti ottenuti si sono mantenuti quasi inalterati e l’effetto si nota anche sul cammino e la corsa. Ecco, cammino e corsa, soprattutto corsa, è a questa che sto ora dedicandomi: obiettivo riuscire a correre in continuo per almeno un’ora su sentiero in salita di buona pendenza, ad oggi ci riesco solo in discesa che, stando attento a non sollecitare troppo le ginocchia (ci sono finezze tecniche che si possono applicare in tal senso), ho comunque riscontrato essere un buon allenamento per i quadricipiti e se qualcuno mi viene a dire che non si fatica a correre in discesa gli suggerisco di venire con me una volta, poi ne riparliamo.

Sabato scorso (29 ottobre) nel tardo pomeriggio, tanto tardo che ho rischiato di fare notte ancora nel bosco (ed ero senza frontale), sono andato ad esplorare un sentiero vicino casa che, stando alle cartine topografiche, dovrebbe collegare il Colle di Sant’Eusebio con il Monte Tre Cornelli, un sentiero che parte pianeggiante e invita subito alla corsa. Avendolo sbagliato due volte, a causa dei numerosissimi bivi presenti, non sono riuscito a completare l’esplorazione, però sono riuscito a svolgere un ottimo lavoro di potenziamento e rientrato alla macchina le gambe manifestavano apertamente la loro dolorosa soddisfazione.

Domenica (30 ottobre) l’escursione di VivAlpe 2016 al Tremalzo che, seppure di discreta lunghezza (quattordici chilometri in proiezione piana), dato il limitato dislivello e il passo tranquillo, non ha sollecitato più di tanto le mie gambe ancora dolenti.

Oggi (1 novembre) altra esplorazione per VivAlpe 2017 stavolta però su percorso segnalato: quello che ho chiamato “Anello del Monte Magnoli” sopra Villa Carcina (Val Trompia – BS), nove chilometri per seicento dieci metri di dislivello (in unica tratta). È un bel percorso quasi interamente su strada sterrata, inizia con una salita di moderata pendenza e solo dopo un bel tratto, quando la strada si fa sentiero, inserisce alcuni brevi strappi per poi su cemento portare alla massima quota (Monte Magnoli) dalla quale prima si affronta un lungo traverso che alterna brevi salitelle ad altrettanto brevi salite intercalando il tutto con lunghi tratti pressoché pianeggianti, poi la discesa a Villa Carcina che alterna facili tratti cementati ad altri decisamente più tecnici su ripido sentiero cosparso di sassi e placchette rocciose. Partito di corsa (lenta) sono passato al passo dopo qualche centinaia di metri e così ho continuato fin quasi sulla vetta del Magnoli dove, favorito dal liscio cemento, ho ripreso la corsa. Traversata per metà e discesa quasi interamente le faccio di corsa rientrando a Villa Carcina senza dolori, ne alle gambe (solo leggermente indolenzite) ne alle ginocchia (che però ogni tanto qualche leggera fitta l’hanno data), buono, anzi buonissimo, specie considerando i tempi: ancora non ci credo, le tabelle darebbero tre ore e cinquanta minuti, io avevo programmato tre ore e alla fine ci ho messo… novanta minuti, ovvero un’ora e mezza. In pratica ero già rientrato alla macchina quando, stando alle tabelle, sarei dovuto arrivare a un terzo del percorso, quasi al termine della salita; la discesa finale fatta in tredici minuti contro i quaranta della tabella. Si, si, non male, ma devo crescere ancora, devo riuscire a correrlo per intero un percorso del genere.

Alla prossima!

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