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Dice il saggio: quel che credi esser potrebbe quello che creder ti han fatto!


Sera a cena con tre persone per parlare del progetto “Zona di Contatto” e della possibilità di creare, con la loro collaborazione, degli eventi dove, dopo un inizio vestito, più o meno a sorpresa proporre la sperimentazione della nudità, vuoi in forma passiva (la sola visione di altre persone nude) che attiva (il spogliare sé stessi). Il progetto in sé e per sé piace, colpisce, viene compreso però quando si arriva al dunque, alla fase organizzativa, al mettere sul piatto la propria disponibilità fattiva ecco che i condizionamenti irroratici attraverso gli anni da famiglia, scuola e società fanno capolino e spuntano le perplessità.

“Si comprendo molto bene la nudità in natura, ma faccio fatica a concepirla all’interno di eventi sociali”.

Cosa è la natura? La natura è certamente mare, spiaggia, prati, alberi, boschi, montagne ma indubbiamente comprende anche il regno animale e non è forse vero che in esso è integrata anche la specie umana? Nel momento che si afferma che mettersi nudi è un mezzo per avvicinarsi meglio alla natura si fa riferimento solo all’avvicinarsi a quanto ci circonda, oppure anche a noi stessi? Questo richiede luoghi particolari per essere fatto o può essere fatto ovunque? L’essere umano ama socializzare e lo fa attraverso qualsiasi attività della sua vita quotidiana, perché per il nudo dev’essere diverso?

“Al momento mi vedrei nudo solo da solo, se proprio dovessi farlo mi metterei nudo per le mie sensazioni e non per quelle degli altri”.

Infatti è quello che si fa, ci si mette nudi per le proprie sensazioni, così come per le proprie sensazioni si va in moto, si va ad arrampicare, si va a giocare a calcetto, e via dicendo, tutte attività che vengono fatte da soli ma principalmente, per la nostra già citata natura socializzante, insieme ad altri che condividono le stesse passioni e le stesse scelte di vita, perché per il nudo dev’essere diverso?

“Intendo la nudità come un fatto riservato, un qualcosa da condividere solo con mio marito, al massimo da farsi solo con lui in qualche recondita caletta”.

Giustissimo, nessuno vuole negare l’intimità di coppia, tutt’altro. D’altra parte anche il bacio è un fatto riservato eppure viene dispensato anche ad estranei alla coppia, anche una cena può essere intima eppure viene spesso condivisa con altre persone. Il bacio, la cena, il sorriso, l’abbraccio, le paroline dolci e tante altre cose sono sia intima azione della coppia che azione socializzante, perchè per il nudo dev’essere diverso?

 

 

Il pudore è un padrone


Da nudo vien fuori un’altra mia personalità: più forte, determinata, temeraria, anche più sincera. Una personalità senza compromessi con la società. Una personalità allo stato nascente: una meraviglia di bebè, che muove i primi passi senza pannolini. Una personalità da provare su strada, da percepire quanto mi cambia nell’aver a che fare con gli altri, verso i quali mi sento peraltro così indifferente. Sarà perché ho deciso che i condizionamenti non mi possono arrivare. E ho voglia di mostrare quanto son nuovo. Non per dire «Guardatemi quanto so’ ganzo!» Sì, può anche essere orgoglio, può anche essere esibizione. Può anche essere sesso. Nel senso che è con questo nuovo volto che eventualmente mi piacerebbe creare interesse. Non butto del tutto quel che ero prima: è ben collaudato da anni di pratica e formazione. Ma questo mio nuovo volto, abbronzato dall’esposizione continua alla luce del sole, comunica la carica che mi gonfia il petto quando “oso”, quando giorno per giorno corrodo le mie stesse remore, sostituendole con nuove abitudini. Micrometricamente mi vado mutando. Il corpo, i fatti che compio mi cambian la psiche. Il corpo mi dà sempre ragione: è rimasto bambino, recupera memorie lontane, di quando “non sapeva”, ricorda ancor oggi il salviettone in cui la mamma mi avvolgeva le spalle seduto sul tavolino del bagno, del liscio-fresco della pelle man mano asciugava, del tenero timbro delle parole che ancora mi par di riudire. La mente continua a bombardarmi di nuovi pensieri, mi cambia le scaglie giorno per giorno, via via più lucenti, dorate, iridescenti come pesci d’acquario. Sento la festa, quando son nudo, sento il sacro divenuto tempo/tempio comune, mi sento “santo”, in stato di grazia: il raggio che mi arriva dal sole non è solo luce e calore, è un’ebbrezza leggera, l’inizio d’un’estasi misurata e tranquilla. Da nudo mi sembra d’aver altri sensori, onde di varia lunghezza mi attraversano, frequenze musicali si trasmettono nell’acqua delle cellule, bassi bordoni mi armonizzano, mi fanno vibrare, mi assestano.

Gian Lorenzo Bernini, Transverberazione di santa Teresa d’Ávila (Roma, Chiesa di Santa Maria della Vittoria)

L’inconscio deve aver sempre saputo di questa risorsa. Un po’ alla volta me l’ha fatta riemergere, pungolando il corpo con il desiderio di mettersi libero, di aprirsi, di far arrivare tutto questo irraggiamento divino. Mi verrebbe da ringraziare il cielo, la natura, “Dio” per questo benessere. Lo assaporo tranquillo mentre mi serpeggia nei muscoli, mi risveglia le cellule, mi tempra di una forte e delicata tensione, mi compatta il tutto e quell’uno che sono.

Mi arrivan ricordo di quand’ero decenne, parole nuove per nuovi saperi. Curiosità ominose e terribili trafugate dai discorsi dei grandi. Il segreto dei segreti: come nascono i bambini. Enciclopedie divorate con gli occhi, fotografie ricordate alla tal pagina, da rivedere quando più pungeva il mistero. E la sensazione di essere ormai grande abbastanza, che bisognava sapere. Bastava un seno, nemmeno del tutto scoperto, i primi bikini, e l’incredula domanda: «ma non hanno vergogna»? sapendo bene quali vergogne ci avrebbero arrossato il viso e annientato di fronte agli altri. E quella volta della visita medica a scuola, quando tutti eravamo in mutande? Che brividi ancor oggi…

E adesso mi chiedo, come mai ci è venuta questa vergogna, questa “siepe” leopardiana che m’inchioda sul colle a consumarmi gli occhi, invece che alzarmi e andare, e giungere al mare?

Ma ora vado, esco, mi faccio bello per i raggi del sole che si sta levando a dar inizio a un buon giorno. E lui mi bacia, mi scandaglia, mi trova vitale e perfetto, intenso di forza come l’erba, i fiori, gli insetti, i mille colori del verde, il color della pelle mi dice che mi son fatto di bronzo, tintinno, taglio, trafiggo. Tengo questa spada a due mani, il bagliore mi difende, intimorisce: paradossalmente, proprio l’essere nudo mi difende più dei vestiti. Sarà che adesso si vede che non ho più paura, né vergogna d’esser veduto. Nulla più di nascosto. Non sono eremita della stanza da bagno, entro le mura di casa con le tende tirate. È fuori, all’aria aperta, aperto alla vista degli altri, senza sfide, senza onori, senza vittorie. Ma semplicemente perché così mi va, perché ora, poco per volta, mi sono allenato, mi sono costruito la forza di essere un altro. E in questa nuova pelle ci sto bene, bene come mai sono stato.

La nudità interiore diffonde all’esterno un bagliore che lascia basito chi guarda: «perché non anch’io?» Non è un privilegio. Le leve sono tutte a portata di mano. La nudità contagia, smuove desideri, crea sinapsi, produce ormoni, cambia gli umori. Apre gli occhi. Non che il vedere il pisello di un pirla che passa sia “il massimo della libidine”: è che ti fai domande su te. Domande serie, severe: a te stesso non puoi tanto mentirti, sai come stai. L’angolo del tappeto sotto cui scopi le cose che non sai come prendere nasconde già troppe cose, è ora di fare un bel repulisti. «Lui ce l’ha fatta…» e ti mordi il labbro scoprendo d’improvviso che sei in ritardo, che sei stato menato pel naso, correndo dietro a cose costruite da altri, ai boxer firmati! Non si può! D’ora in poi non si può! È questo il tuo goal, dopo l’ultimo calcio ben assestato: abbandoni la partita, non è più la tua partita, non è più la tua squadra. Vai negli spogliatoi, appendi al chiodo le scarpette chiodate.

***

In queste mattinate estive è un piacere uscire di casa e vedere il sole spuntare da dietro Cima Crapello, e son già in campagna per il mio solito giro.

So per esperienza che “accade l’inatteso”. Inutile che faccia calcoli probabilistici, che attenda o m’affretti. Va bene tutto, perché alla fine è solo uno il fatto che accade, intrecciato nella rete dei mille fatti anche degli altri. I sincronismi poi càpitano, conquaglian perfetti, sempre in anticipo su quel che pensavo… da stupire per quanto insieme commessi, fine intarsio d’ebanista.

Mi ero anche psicologicamente preparato con dei piccoli fioretti, rinunciando a piccole tentazioni della gola, a piccoli innocui piaceri. Non c’è una relazione fra le cose: ma una sensazione dice che c’è il suo perché; e di solito mi va di seguirla. Come se quelle piccole rinunce fossero il “prezzo” delle cose che vanno a buon fine, corrompessi a mio vantaggio il destino. Il desiderio era proteso a questa mattina; ritornava ad ogni momento di pausa. Mi vedevo in anticipo quel che mi sarebbe piaciuto che capitasse: creare una “zona di contatto”, incontri ravvicinati, domande e risposte. Al solo pensiero provavo un tremore adrenalinico e un’ebbrezza leggera che m’induceva a gustarla, indulgevo nell’ascolto di quest’altri piccoli innocui piaceri.

Dico subito che poi nulla è accaduto di quel che m’ero immaginato e al quale mi sentivo così ben preparato. Probabilmente sono uscito quei cinque minuti in anticipo che mi ha sfasato la tabella di marcia. Do la colpa alla mia impazienza.

Però già fin dai primi passi, nell’atto stesso di togliermi i pantaloncini due parole si sono formate e fuse nello stagno della linotype che ho nella mente: «il pudore è un padrone». Una cascata di pensieri, un dietro l’altro, si rincorrevano, senza lasciarmi il tempo di osservarli, di farvi attenzione, di segnarmeli. Mille situazioni si riproponevano: in tutte mi vedevo costretto a fare qualcosa, con una presenza invisibile sopra di me che mi controllava, severissima ed esigente, muta e impassibile, che se sgarravo avrei visto da me il castigo che m’ero attirato. Dall’altra opponevo la mia presenza nuda; con tutti i pensieri possibili e immaginabili, ma il corpo era libero, e il pensiero, millimetro dopo millimetro, vagliava, scartava, accertava. Sentivo l’aria entrarmi dai pori, l’aria stessa mi confermava il mio stato di nudità senza ceppi; quest’aria stessa mi aveva gonfiato polsi e caviglie e i bracciali di ferro eran saltati. «E ora chi mi prende più?» Ad ogni respiro mi sentivo di ingoiare questa certezza, questo punto fermo, questa forza d’animo… Sì, ho pensato proprio allo spirito: fra tutti i significati che può avere questa parola, preferisco quello che lo definisce come forza d’animo personale, fermezza di carattere, lucidità di pensiero, sicurezza nelle proprie convinzioni, apertura e coraggio di fronte al presente e al nuovo, pacatezza e misura nel giudicare e nelle aspettative, tranquillità di fronte al futuro, indipendenza di fronte alla gente… Nulla di trascendentale!

Probabilmente dovevo attraversare questa esperienza per meglio prepararmi all’incontro e allo scambio di vedute con i due signori incontrati…

Qualche giorno fa, di ritorno dal mio solito giro al vigneto (mi aspettavo un incontro, ma doveva accadere da sé), sto giusto per svoltare a sinistra sul viottolo tra i due campi, che sento dei passi dietro di me e subito dopo il rumore di un ciottolo calciato col piede, come un inciampo (la so questa storia dell’inciampo! quando l’imbarazzo di sentirsi guardato fra strisciare la scarpa, fa impuntare il piede in una commessura dei bolognini del marciapiede). Mi volgo e son due signori di mezza età, che già avevo visto altre volte, anch’essi in giro per la campagna di mattino presto. Imbocco il viottolo e mi giro a salutarli con un buongiorno, come fosse una cosa normale incontrare qualcuno nudo alle 6,15. Dovevano avermi visto già da una curva più indietro ed avermi seguito con lo sguardo per un minuto o due, fino alla distanza cruciale dell’inciampo.

Eran questi due signori che avrei voluto incontrare di nuovo.

L’alba nel corpo


Giungere a toglierci ogni sorta di mutande mentali. Una nudità libera, una nudità interiore, che si irraggia all’esterno, che si comunica attraverso lo sguardo aperto, diritto, franco, che non batte ciglio. Una nudità che fa la spola fra corpo e spirito/mente/coscienza e ad ogni passaggio avviene un arricchimento reciproco. Sensazioni fisiche, contesti reali, situazioni vissute, fatti accaduti vengono letti come spunti, come messaggi. Nuove idee, intuizioni nate come dal nulla vengono irraggiate dai pori della pelle; una potente energia innerva i muscoli, compatta il corpo in una sua “prosciugata” essenzialità.

Un atto di volontà ha recuperato una parte di me che per abitudine ed educazione ero portato a ignorare, per definizione non doveva costituire problema; muta e rassegnata doveva seguire i sacri precetti. Doveva esser gestita con compunta modestia, severo rigore, mostrarsi ad esempio…

Un cilicio di sofferenza e penitenza mi stringeva le reni. Un’infezione diffusa, non so se più narcosi o necrosi, aveva tolto sensibilità e vitalità a una parte del mio corpo. L’apparato riproduttivo sotto controllo di camici bianchi, toghe e tonache nere funzionava roboticamente a controllo remoto. Coperto da mille coltri simboliche lo asfissiavano, gli mancava l’ossigeno. Una morbosa castità teneva in ceppi “quello spirto guerrier ch’entro mi rugge”; sacre bende, candidi lini drappeggiavano leggiadramente le parti/funzioni negate, quasi a prefigurare il merito per un tal sacrificio: l’agnello innocente portato al macello.

Un barocchismo di pampini e pose richiamano più di quanto nascondano, e siam quasi riconoscenti del drappo… che farà poi più profano lo sbrego.

Nell’originale la foto era tutta nera perché in controluce col sole che stava sorgendo. Estremizzando i comandi di luminosità e contrasto ho ottenuto questo risultato

Che ha fatto il sesso di male, che colpa il poter generare, qual è l’abominio commesso dagli organi, da non poterne sopportare la pubblica vista, se non sublimata dall’arte, simbolizzata dal mito? Basta! Non mi farò più domande. Non ho tempo per seguire le argomentazioni della teologia e della morale, le loro utopie, le loro “città”. Di questa cappa di pensieri mi devo spogliare, cilicio e straccetto li devo buttare. Non me ne frega più niente!… Se posso scegliere! Perché non mi vedo come una pecora nera, non voglio entrar nel paragone: non voglio avere un ovile, non sono una pecora, di nessun colore.

Sono semplicemente una persona, null’altro che questo.

È facile spogliare il corpo. Un po’ più difficile togliere uno per uno tutti gli strati di pensiero che mi impediscono (o condizionano) di vedermi e pensare come persona liberamente nuda.

Ci sono ricatti sociali, affiliazioni obbligatorie, tesseramenti, immatricolazioni, iscrizioni, domande, pronunciamenti, voti solenni, promesse di lupetto, pubbliche reticenze e contraddizioni private con cui bisogna convivere.

Fino a quando una goccia da nulla farà traboccare il vaso. Allora si scoppia, scoppiano indosso i vestiti, saltano i bottoni della camicia, le cuciture dei pantaloni, come fossimo altri in incognito: dei Superman, dei lupi mannari.

Esplode la nostra nuda persona: la persona semplice, uguale, sincera, normale che sappiamo di essere. La nudità esterna del corpo ci aiuta a recuperare la nudità interiore della persona… e ci scopriamo con una personalità un tantino diversa da prima. Paura di che, se siam fatti così?

Non so se è il corpo o l’anima o la mente o lo spirito, ma so che dentro son fatto di mille colori: non dev’essere difficile vederli, se anche una macchina riesce a mostrarli.

«Talmente sicuro di me, che non importa se gli altri mi vedono»

Dopo aver scritto le righe qui sopra sono uscito per il solito giretto al vigneto. Col proposito però questa volta di osare un poco di più, di percorrere ciòe anche un tratto di strada sterrata. Sono passate da poco le sei. Appena giungo in campagna sorge il sole tra il profilo del monte e un grigio cirrostrato. E sembra che mi stia dando il buongiorno. Proprio a me! Lo ringrazio. È il momento giusto, mi tolgo i pantaloncini: si addice, mi sembra. Fra me e il sole esiste da anni un dialogo senza parole, è intesa immediata e perfetta, una complicità, una confidenza.

Attraverso i prati giungo alla strada sterrata. Nessuno in giro. Nella testa un mantra automatico mi ripete la frase: «Talmente sicuro di me, che non m’importa se gli altri mi vedono».

Sto finendo il giretto, quasi deluso di non aver incontrato nessuno, questa mattina che mi sentivo su di giri, preparato all’incontro. Ritorno sulla strada sterrata. Nessuno. Di solito c’è sempre qualcuno che corre. Ad un tratto però vedo che sta arrivando un ragazzo (25/30 anni). Riprendo il sentiero fra i campi, sono su una breve scarpata, lungo la strada sta arrivando il ragazzo. È vestito di tutto punto, pantaloni e maglia a maniche lunghe e io invece sono nudo-nudento. Incrociati gli sguardi ci scambiamo un Buongiorno! sincronizzato che quasi non lo sentiamo. Prima del saluto aveva un poco abbassato lo sguardo, quasi a farmi capire che lui non avrebbe voluto vedere, ma per forza di cose non l’ha potuto evitare. Voleva evitare che potessi averne vergogna. Che gentile! Eppure l’immagine di uno che incontri al mattino, col sole che è sorto da poco, s’imprime nella memoria. Come fatto, più che come immagine. E come fatto ha la sua portata: è un’esperienza. E le esperienze ci cambiano. E non tutte sono involontarie, casuali, un tiro di dadi del destino. Ma questa mattina m’è parso che ad entrambi sian venuti due sei.

 

Il giretto al vigneto

Cosa non faccio per un buon giorno!

Appena varco il cancellino di casa, mi sfilo i pantaloncini (“sono a casa mia”); prendo il salviettone e ritorno in giardino, mi lavo il sudore con la canna dell’acqua. Sento imposte che si aprono. La siepe col vicino è alta abbastanza, non mi posson vedere. E se anche?

#MondoNudo, storia e obiettivi!


IMG_3885Essendo appassionato di escursionismo in montagna da diversi anni condivido una parte della mia attività con i lettori del blog e attorno a tale iniziativa si è creato un gruppo di amici che, in forma più o meno costante, mi affiancano in tali occasioni. Con una media di nove persone ad incontro e punte massime di venti, in quattro anni di attività e 27 escursioni effettuate si sono registrate in totale 237 presenze di cui 126 nella sola ultima stagione 2015. 175 le presenze dei nudisti, 62 quelle dei tessili, 165 i maschi e 72 le femmine; l’età dei partecipanti ha visto coinvolte quasi tutte le fasce generazionali andando dai quattro ai settantadue anni. Senz’altro sono piccoli numeri a confronto di altri più consolidati gruppi escursionistici, tant’è che alcuni amici di Mondo Nudo auspicano di poter vedere presto un gruppo escursionistico costante di quaranta o cinquanta persone. Certo sarebbe bello, ci renderebbe più sicuri e tranquilli durante le nostre uscite in montagna, d’altro canto un tale gruppo creerebbe anche delle inevitabili negatività:

1)      sono assolutamente convinto che sia oggi possibile e necessario premere un poco sull’acceleratore per incrementare i momenti e le possibilità di contatto della società con il nudo, le nostre ormai numerose esperienze pratiche dimostrano che, almeno con riferimento agli escursionisti della zona bresciana e trentina, la nudità viene sempre accolta con tranquillità, a volte con comprensibile sorpresa, qualche rara volta con lieve silente disappunto, mai con violenta ritorsione, è comunque vero che sussistono ancora delle resistenze alla nudità pubblica ed è pertanto opportuno tenerne conto operando con intelligenza e adeguata progressività, un gruppo numeroso rendendoci, come già detto, più sicuri e, di conseguenza, probabilmente anche più audaci, potrebbe indurci ad osare un po’ troppo;

2)      se poche persone arrivano quasi a mimetizzarsi negli ampi spazi montani, un gruppo numeroso diverrebbe sicuramente non più ignorabile, potrebbe far pensare a un aggressivo tentativo di colonizzazione dell’areale e, quindi, determinare reazioni di difesa, inducendo le persone ad avanzare lamentele presso le istituzioni, pochissime delle quali, come l’esperienza insegna, prenderebbero le nostre difese, mentre la maggior parte si produrrebbe in ordinanza di divieto; prima di poter portare grandi numeri è necessario preparare l’opinione pubblica, farsi conoscere e apprezzare, inglobarsi nella popolazione locale;

montagna_nuda23)      poi sussistono delle considerazioni di carattere giuridico, oggi chiunque nell’ambito di una qualsiasi attività che lo ponga, anche solo ipoteticamente, a capo di qualcosa, volente o nolente è investito di responsabilità civili e penali; se un tempo si ragionava semplicemente sulla base del rapporto di amicizia e di fiducia, oggi i rapporti di questo genere, definiti di affidamento (e c’è affidamento ogni qual volta nel gruppo ci sia una persona anche di poco più esperta degli altri), sono assoggettati alla regola che se qualcuno subisce dei danni qualcun altro deve necessariamente e ineluttabilmente rifondere quei danni, poco importa se li stessi siano stati causati da un’azione imprudente dello stesso incidentato: l’esperto doveva vigilare affinché questo non potesse succedere (chiunque abbia mai fatto da capo gita qui sa bene quanto a volte ciò sia impossibile, sa che ci sono persone refrattarie ad ogni tipo di subordinazione e controllo, persone che se gli dici di fare in un modo ineluttabilmente fanno nel modo nettamente opposto, se gli dici di passare da una parte regolarmente passano dall’altra, ma tant’è questa è la situazione giuridica attuale e con questa bisogna farci i conti); ecco quindi che se in un piccolo gruppo si  possono gestire opportunatamente le cose, in un gruppo più numeroso ciò diverrebbe assai più complicato, per non dire impossibile e, per l’esperto di turno (che nel caso delle escursioni di Mondo Nudo sarei poi io), il rischio supererebbe la soglia dell’accettabilità;

4)      ultima e non ultima la questione dell’esercizio di professione, quella dell’accompagnatore di montagna, per la quale oggi sussistono appositi albi professionali e opportune regolamentazioni legislativo-burocratiche; se per un piccolo gruppo può ritenersi plausibile il discorso dell’attività svolta nell’ambito della semplice amicizia, per un gruppo numeroso, non essendo Mondo Nudo un’associazione escursionistica, pur avendo io una documentata preparazione alpinistica ed una rilevante esperienza pratica e teorica sia nell’esercizio dell’attività individuale che in quella didattica e di accompagnamento, il discorso dell’amicizia decadrebbe e qualcuno potrebbe avanzare denuncia nei miei confronti per esercizio abusivo di attività professionale.

Certo per ognuno dei quattro suesposti punti si potrebbe trovare una soluzione, sarebbe in ogni caso del lavoro in più, lavoro che per ora non posso e non voglio assumere, per altro ci sono anche considerazioni di tipo logistico e strategico: quali sono gli obiettivi di Mondo Nudo? rientra ineluttabilmente in essi la creazione di un gruppo escursionistico più o meno ufficiale? è necessariamente compresa l’attuazione di feste e altre attività ludiche?

Rispondo subito e laconicamente alle ultime due domande: no!

Mondo Nudo è un blog che in generale vuole mettere in risalto i malanni e le illogicità della società attuale e nello specifico vuole fare informazione sul mondo del nudismo, mettere in evidenza la normalità del nudo, stimolare la società a recuperare quel rapporto di assoluta semplicità e salubrità col proprio e altrui corpo che era tipico delle popolazioni di un tempo neanche poi tanto lontano, ma soprattutto e principalmente vuole far sì che chiunque senta l’esigenza di mettersi nudo lo possa tranquillamente fare ovunque esso si trovi e qualunque sia la situazione contingente: contesto privato o pubblico, ambiente di lavoro, negozio, bar, ristorante, albergo, impianto sportivo, centro abitato, parco, giardino, mare, lago, montagna e via dicendo. Materialmente non mi interessa propagandare un mondo ribaltato, un modo dove l’obbligo sia la nudità e il divieto il vestito, lo ritengo sbagliato e ingiusto tanto quanto lo è il mondo attuale dove il vestito è l’obbligo e la nudità il divieto. Al contrario mi interessa lavorare per un mondo in cui il nudo sia inteso solo ed esclusivamente per quello che oggettivamente è: un normalissimo e lecito modo di vestirsi, un’esigenza epidermica, il respiro del corpo.

Orgogliosamente Nudi 2015 600Partito dalla semplice redazione di articoli sono in breve arrivato alla formulazione del programma “Orgogliosamente Nudi” che, nell’idea originaria, doveva attivare iniziative di vario genere ma poi si è, per ragioni di attuabilità, focalizzato sulle escursioni in montagna e qualche pranzo o cena comunitaria. “Orgogliosamente Nudi” voleva far uscire dal ghetto il nudismo e i nudisti, indurli a manifestare pubblicamente la loro scelta, a mostrarsene sicuri e orgogliosi, voleva creare delle opportunità di contatto tra nudisti e non nudisti al fine di permettere e stimolare la conoscenza dei secondi sui primi (i primi già conoscono necessariamente le realtà tessile visto che, purtroppo, devono adeguarcisi per la maggior parte del loro vivere quotidiano).

A seguire, sulla base di alcune considerazioni scaturite proprio dagli incontri nudisti-tessili avvenuti nell’ambito delle escursioni di “Orgogliosamente Nudi”, sulla fine del 2014 nasce il progetto “Zona di Contatto”. L’obiettivo è quello di spostare l’argomentazione ancor più in territorio tessile coinvolgendo operatori della ristorazione, del turismo, delle strutture sportive e, alla fine, di qualsiasi attività, inserendo nelle loro abituali attività momenti in cui il nudo prendesse, per un attimo più o meno lungo, la parola. Purtroppo tale progetto si è scontrato con la prevenuta diffidenza degli operatori e delle istituzioni, finendo, anche a seguito del mio poco tempo libero da poterci dedicare, per arenarsi e restare solo un bel progetto, tutt’ora aperto, ma ancora inoperoso.

Sul finire dell’estate 2015 ripensando al programma “Orgogliosamente Nudi” e ai risultati dallo stesso ottenuti, confrontando la sua proposta con quella di “Zona di Contatto” (che alla fine ingloba la prima), comprendo che è necessario un cambiamento formale alla proposta: occorre renderla più appetibile a chi non è nudista, fare in modo che chiunque la possa conoscere e che, invece di declinarla sul nascere in quanto per lui inadeguata o addirittura inaccettabile, la legga con attenzione e ci possa meditare sopra; insomma, occorre mettere maggiormente in risalto che si parla di escursioni in montagna aperte a tutti e da tutti praticabili, l’unica piccola differenza con le altre proposte è che nell’ambito di queste escursioni ci saranno persone che, ove e quando possibile, potranno togliersi i vestiti e camminare nella semplicità e salubrità del nudo, insomma nessun obbligo alla nudità, solo una possibilità per chi ne vuole approfittare e, magari, la possibilità di provarci per chi ancora è dubbioso o timoroso in merito. “Orgogliosamente Nudi” cambia così nome e diventa “VIVALPE”.

Locandina Vivalpe 2016 600Parallelamente arrivo a intuire che attraverso la semplice e sola proposta di attività nudiste è impossibile, in tempi medio brevi, andare oltre quanto già ottenuto, comprendo che è necessario che siano i nudisti a portare sé stessi e la loro scelta dentro la società e gli ambienti tessili, ma come farlo?

Un modo è certo quello di frequentare le attività dei gruppi, nella fattispecie escursionistici ma il discorso vale per qualsiasi altro genere di gruppi, tessili, farsi da loro conoscere e alla prima occasione manifestare a parole la propria scelta nudista, facendo così comprendere che esiste un mondo dove la nudità è normale, che girando per monti potrebbero incontrare escursionisti nudi, i quali sono nudi non per esibire qualcosa, non per provocare, bensì per le migliori sensazioni fisiche e psichiche che il camminare nudi apporta.

Altro modo è quello di dare alle escursioni un valore che vada ben oltre l’escursione, la natura e l’eventuale esperienza del nudo, nasce così, sotto l’influenza del centenario della Grande Guerra, il programma “QuindiciDiciotto”, serie di escursioni sui luoghi della guerra, seguendo le tracce materiali lasciate dagli alpini: strade, mulattiere e sentieri in primo luogo, poi manufatti vari quali caserme, casematte, postazioni e trincee.

Locandina TappaUnica3V 600Terzo ed ultimo modo è quello di creare degli eventi che possano attirare l’attenzione, che possano smuovere interesse, che possano tramutarsi in attività di comunicazione e confronto quali articoli, libri, proiezioni, conferenze. Non deve necessariamente essere un’impresa, d’altra parte dev’essere comunque qualcosa che possa risvegliare dell’interesse, quindi qualcosa che sia non indispensabilmente unico ma di certo poco usuale. Ho un vecchio progettino nel cassetto ed è da qualche mese che sto pensandoci visto che il prossimo anno cadrà, in merito, un anniversario di rilievo, perché non combinare insieme le due cose? Nasce TappaUnica3V, il mio ininterrotto e solitario nudo cammino sul tracciato del sentiero 3V “Silvano Cinelli” (Silvano è mio padre, morto proprio sul sentiero durante il giro inaugurale): centosessanta chilometri e novemila cinquecento metri di dislivello cavalcando, con un continuo e dispendioso su e giù per monti e valli, la linea spartiacque che separa la Val Trompia dalle limitrofe Val Sabbia e Val Camonica. Vuole essere un cammino di regolarità più che di velocità, comunque questioni strategiche (sia immediatamente intuibile che si trattano di due soli giorni di cammino invece dei soliti sette, o nove come da ultima cartina del giro) e logistiche (rientrare a Brescia ad un orario ancora diurno al fine di poter creare una sorta di ricevimento per incentivare la curiosità di chi si trovasse in zona) mi fanno ridurre il tempo di percorrenza dalle quarantotto ore e mezza di tabella a quaranta, alla fine si tratta di abbassarlo solo di un diciassette per cento, obiettivo tranquillamente fattibile ad un qualunque escursionista ben allenato (intendendolo comunque applicato a una percorrenza usuale, ossia a tappe).

Ecco, ora sapete tutto di Mondo Nudo e conoscete esattamente le mie e sue mire, il perché della sua esistenza e i concetti del lavoro che sto facendo grazie a questo blog. Visto, però, che il discorso è stato lungo, ritengo utile concludere riepilogando sinteticamente quello che è l’obiettivo basilare di Mondo Nudo.

Sono poco interessato al tutto sommato egoistico “essere Mondo Nudo un gruppo di cinquanta, cento, mille persone” ma piuttosto m’interessa il più sociale e altruistico “rendere normale il nudo”. Vestiti è certamente bello, nudi lo è indubbiamente altrettanto, anzi, sostenuto da tanti amici, mi permetto di affermare che è sicuramente meglio, poi ad ognuno libera facoltà di scelta e d’azione, reciproca libertà senza mutue limitazioni e imposizioni, sempre e comunque!

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“Zona di Contatto” un neonato che cresce


La zona di contatto materialmente esiste da quando esiste il nudismo, eppure nessuno fino a oggi aveva pensato di definirla come concetto, come un mantra della comunicazione. Ci abbiamo pensato noi di Mondo Nudo e la cosa piace, piace a noi, piace a molti amici nudisti, piace a tantissimi tessili ed ora piace anche ad una struttura, ne aspettiamo tante altre e ci daremo da fare per smuovere le reticenze e dimostrare che vale veramente la pena di aderire a “Zona di Contatto” e abbracciarne la filosofia strutturale e materiale, non è solo un bene per la comunità nudista, è un bene anche per la comunità tessile ed è un vantaggio sia sociale che economico per le strutture, per ogni tipo di struttura: turistica, ricettiva, della ristorazione, dello svago, sportiva, culturale, eccetera, ogni tipo di struttura!

Per ora presentiamo il nuovo arrivato tra noi, festeggiamo l’amica che ci ha manifestato il suo compiacimento e brindiamo insieme ad un futuro sociale più semplice e aperto:

Locanda di Terramare 350

Locanda di Terramare (Rosignano Marittimo – LI), un luogo dove da sempre la nudità e lo stare vestiti non sono un obbligo ma una libera facoltà, ovunque e comunque! Una… “Zona di Contatto” in piena regola.

Grazieeeeee

e ora… avanti gli altri!

Seguiteci nelle pagine di “Zona di Contatto”, alias ZdC:

Cosa è “Zona di Contatto”

Adesioni a “Zona di Contatto”

Eventi “Zona di Contatto”

Racconti, relazioni, ricordi fotografici “Zona di Contatto”

Prima uscita ON2015


L’attesa è stata trepida, forte la voglia di rivedere gli amici di tante belle escursioni, vivida la speranza di poterne conoscere di nuovi e, finalmente, il giorno è arrivato: oggi c’è stata la prima uscita del programma “Orgogliosamente Nudi” 2015, prima uscita in “Zona di Contatto”.

Quindici le registrazioni, tredici i partecipanti effettivi, un bel numero considerando la stagione ancora non perfettamente propizia alle escursioni e, soprattutto, alla nudità all’aperto. Anche le previsioni erano in opposizione e invece, come spesso accade, ancora per una volta la nostra fiducia è stata premiata: la mattina un bel sole caldo ha invitato alcuni alla nudità, solo verso l’una le nuvole coprono il cielo e s’alza un freddo vento, senza per altro inibire la regolare continuazione del programma previsto.

_DSC5388Con un leggero anticipo sul programmato, siamo tutti al parcheggio della Centrale di Fies e all’ora prevista siamo già in cammino. Passato il ponte che adduce alla centrale svoltiamo a destra per prendere e seguire la lunga ciclabile che unisce Arco a Pietramurata. Dopo poco un largo sentiero in lieve salita ci porta ad addentrarci nel biotopo della Marocche di Drò: vasto addensamento di massi dalle varie dimensioni creato da due imponenti frane avvenute diecimila anni or sono a seguito del ritiro dell’imponente ghiacciaio che hai tempi occupava l’attuale Val del Sarca e scendeva fino alle odierne colline moreniche del Garda.

Sopra di noi domina imponente la parete est del Monte Brento, la cui forma evidenzia nettamente l’immensa ferita lasciata dalle succitate frane. Poco più a sud l’Altopiano delle Coste con le sue lisce placche basali, volgendo lo sguardo a nord ecco, dietro il piccolo Dain di Pietramurata, svettare il Monte Casale. Sul versante opposto il Castello di Drena che domina la valle dall’alto di una rupe ricoperta di boschi, boschi che ricoprono tutto il versante sinistro orografico della valle.

_DSC5409Pian piano il comodo sentiero si addentra tra i massi, si alza un poco e poi ridiscende nei pressi di un laghetto artificiale, qui ritorna sui suoi passi per riprendere la direzione sud-nord, risale ancora e poi lungamente con moderata pendenza, prima in discesa e poi in salita attraversa per intero il vasto campo di frana. Ogni tanto piccole tabelle in legno descrivono mirabilmente le caratteristiche e i misteri di questo luogo affascinante, permettendo all’escursionista d’unire al piacere del cammino anche quello dell’informazione, anzi, oserei dire della formazione.

Un ultima più ripida salita ci porta alla sommità di un successivo costone, da qui lo sguardo spazia a sud sulla piana alluvionale e le case di Arco, a nord ora s’intravvede il gioiello azzurro del lago di Cavedine. Nostro programma era quello di raggiungerlo ma la strada da fare è troppa, si decide così di fermarsi qui, al bivio con il sentiero che porta direttamente al parcheggio di partenza.

Troviamo un posto per mangiare, l’alzare del vento ci consiglia un breve spostamento in luogo più riparato. Qui una bella conca erbosa contornata da un antico muretto a secco e da un grosso masso diviene l’ottimo teatro per il momento della lettura: Vittorio e Silvia si alternano nel recitare tre racconti a testa, tre racconti che sublimamente parlano del nudo, della felicità che nasce dallo stare nudi, della semplicità del gesto di togliersi i vestiti e con essi le barriere che ci isolano dal mondo circostante. Sei commoventi letture che, grazie alla maestria dei due amici lettori, inducono a profonda riflessione anche chi di noi al nudo è ormai avvezzo da tempo, molto tempo: è forse ora di rompere gli indugi, quegli indugi che anche oggi ci hanno fatto un poco trepidare all’avvicinarsi di una famiglia o al passaggio, sulla lontana strada, di ciclisti e pedoni, rompere gli induci e mostrare al mondo la nostra nudità con ancora maggiore sicurezza per trasmettere il messaggio di semplicità e spontaneità che solo attraverso una nudità sincera, una nudità sentita, una nudità piena, consapevole, assente da timori, solo attraverso questo si può pienamente trasmettere.

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Ripreso il cammino si abbandona il campo di frana per riportarsi nell’alveo della valle e rientrare alla Centrale di Fies. Inevitabile la sosta al vicino bar per le ultime chiacchiere della giornata. Alla prossima.

Grazie amici carissimi, grazie per questa fantastica ripresa del programma “Orgogliosamente Nudi”, grazie per sostenerci nell’impresa di mostrare alla società quanto possa essere bello e semplice camminare nudi. Un grazie particolare agli amici che (ancora) nudisti non sono ma camminano con noi per aiutarci a mostrare e dimostrare quanto sia semplice e facile la condivisione dello spazio tra nudisti e tessili, quanto sia inutile e sbagliato il concetto che le due realtà debbano vivere separate, quanto sia ingiusto esiliare il nudismo in piccole e limitate aree che, a quel punto, assumono inevitabilmente più l’aspetto di ghetti che di opportunità.

Grazie a…

_DSC5427Vittorio splendido collaboratore del blog e lettore sublime;
Silvia nuova graditissima amica e a sua volta magnifica lettrice;
Angelo ispiratore di nuove sconfinate strade nella diffusione del nudismo;
Marco e Francesca amici ormai di lunga data e fedelissime importanti presenze;
Luise la loro sempre più splendida e simpaticissima bambina;
Mara giunta tra noi lo scorso anno e subito diventata una importante sostenitrice;
Flora che, con il suo splendido sorriso, ha aggiunto freschezza a freschezza e fragranza a fragranza;
Thomas, Alessandro e Giuseppe nuovi ingressi e, speriamo, nuovi fedelissimi amici delle prossime escursioni.

Grazie, grazie a tutti.


Foto di Mara Fracella

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