Il somarello


     Fame, sete, sonno, stanchezza ci fan sbadigliare. Il corpo reclama una sosta, ha fatto il proprio dovere, adesso vuole una distrazione, un po’ di riposo, che ci prendiamo cura di lui. Come un mite asinello ci porta nel nostro viaggio lungo la vita, lo trattiamo come ci pare, come ci viene, un po’ bene, un po’ male; pretendiamo ci serva sottomesso quasi fosse uno schiavo, siamo noi i padroni.

    È solo un’immagine, una metafora, un’idea che abbiamo del corpo. Lui c’è, è presente, anche se non ne avessimo idea (e forse sarebbe meglio davvero). Come lo trattiamo dipende infatti dal concetto che ne abbiamo, che mediamente condividiamo con la cultura in cui viviamo. La cura che ne prendiamo, i vestiti che indossiamo a “difenderlo”, le modalità d’“uso” dipendono più da come l’abbiamo inquadrato che da quel che continuamente ci dice. Mi pare che nell’espressione «benessere psico-fisico» l’attenzione sia posta più sul versante psichico che su quello fisico: lo stress ci tallona e non basta il riposo per farlo passare.

    I vestiti nascondono il nostro corpo perfino a noi stessi. Quand’ero bambino, coi primi caldi si usciva a giocare in canottiera: ci sorprendeva sentire la pelle del braccio così liscia sotto le ascelle contro il torace e altrettanto quando entravamo a piccoli passi nel torrente sentivamo l’acqua – sempre un po’ fredda – bagnarci le gambe, il costume, il ventre, su su fino al collo. I vestiti, col pretesto di proteggere e prevenire, hanno un po’ anche viziato e impigrito il nostro corpo, ma poi cantiamo Singin’ in the rain come il massimo della libertà e della felicità.

    Da quando dormo nudo, dormo meglio, non ho più così freddo, né più così caldo. Appena fa chiaro apro la porta che dà sul balcone, incrocio le mani dietro la testa, respiro, l’aria fresca umida di rugiada mi accarezza e mi sveglia (i vicini dormono ancora, o aprono le imposte più tardi). Sulla soglia di casa mi bevo il mio caffè e non ho più raffreddori. Faccio escursioni e sudo persino un po’ meglio, uniformemente. Evaporando il sudore, mi rinfresco e ricarico.

    Da quando sono nudista (non che ambisca ad un’etichetta da appiccicarmi alla fronte: è per capirsi) mi sento diverso: più consapevole, più presente, più consistente, più definito, più compatto… più attento, più sensibile. Quasi ogni giorno una piccola sorpresa. I piccoli piaceri sono amplificati: e così i sapori e persino gli odori, per non parlar degli umori… Già, perché non parlarne? È scoprir l’acqua calda dire che l’umore la “luna” che abbiamo dipende da come ci sentiamo fisicamente. Lo sappiamo. E lo diamo per scontato. Al punto da dimenticarcene. Umori sono pure i mille ignoti secreti linfatici che ci scorrono in corpo e nemmen ci badiamo. Siamo tristi o allegri, entusiasti o abbattuti non solo per quel che abbiam nella mente, ma anche per la segreta alchimia di mille travasi e forse vapori che avvolgono i nervi e risalgono sino al cervello… per quel che succede dentro le ossa: da lì ci rinnoviamo un poco ogni giorno.

    Mi piacerebbe parlare anche del batticuore, dei fremiti, del mozzafiato, di quando ci mordiamo l’interno del labbro, dell’all’erta che ci tiene ancorati al presente, alla vita, ad un volto, al corpo della persona che amiamo. Troppo ovvio, nevvero? O troppo alta materia da doverla lasciar sempre ai poeti.

    Dobbiamo dir grazie al nostro ciuchino, che ci fa sentire chi siamo, nella pelle in cui siamo, concreti, vivi ed attenti. E trattarlo un po’ meglio, come Natura comanda. È fatto di carne: ha già il suo programma, fa di tutto per farci felici e contenti, farci godere del ben della vita. Gli piace il sole, il vento, gite e nuotate, far l’amore e mangiare quel tanto che basta… e dar di matto quando nulla gli manca (o un qualcosa importante).

Informazioni su Vittorio Volpi

Mi interesso di lingue e di libri. Mi piace scoprire le potenzialità espressive della voce nella lettura ad alta voce. Devo aver avuto un qualche antenato nelle Isole Ionie della Grecia, in Dordogna o in Mongolia, sicuramente anche in Germania. Autori preferiti: Omero, Nikos Kazantzakis, Erwin Strittmatter e “pochi” altri. La foto del mio profilo mi ritrae a colloquio con un altro escursionista sulle creste attorno a Crocedomini: "zona di contatto"

Pubblicato il 15 novembre 2012, in Atteggiamenti sociali con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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