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TappaUnica3V: il libro!


Sentiero 3V "Silvano Cinelli"

Come idea l’avevo già ventilata qualche anno fa, poi per varie ragioni era rimasta nel limbo, ora mi sono dato una mossa e in una settimana di intenso lavoro finalmente il libro è impostato. Ovviamente c’è ancora molto lavoro da fare ma dovrei poter uscire ai primi di gennaio 2023. Per ora eccovi quella che sarà la copertina.

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Essere ecologisti


C’è chi manifesta contro cave e cementifici ma poi non rinuncia alla casa in cemento.

Si protesta per le discariche ma non si attuano quei comportamenti che possono ridurre i rifiuti indifferenziati.

Ci si lamenta del traffico ma si usa l’auto anche per fare poca strada.

Si fa un gran parlare di esaurimento delle risorse naturali ma ci si ribella contro chi evidenzia che questo problema è determinato, in maggior percentuale, dall’eccesso di popolazione.

Si usano come il prezzemolo parole quali ecologia, sostenibilità, ecoturismo, rispetto ambientale poi non solo ci si ostina a usare l’abbigliamento, sicura fonte di inquinamento ambientale, ma addirittura si ostacolano o si criminalizzano coloro che, stando nudi, realmente vivono in modo ecologico, sostenibilte, rispettoso.

Invece di lamentarsi sarebbe opportuno cambiare innanzitutto il proprio modo di agire, si inizi con la cosa più facile, economica e salutare: l’abbandono delle vesti!

I numeri fanno la forza… è proprio vero?


Si dice spesso che sono i numeri a fare la forza, a creare possibilità, a smuovere interessi, ma siamo sicuri che sia così? Certamente ci sono situazioni, vedi programmi televisivi e produzione medicinali, dove i numeri sono il motore della produzione. Però ci sono situazioni dove l’apparenza inganna, una di queste è il nudismo. Si, il nudismo, atteggiamento che se è vero non essere per ora portatore di grandi numeri, è altrettanto vero essere osteggiato da numeri ancora più piccoli, i quali, però, ottengono più credito, appaiono più rilevanti, vengono ascoltati dalle istituzioni. Ecco che non è vero che siano sempre i numeri a fare la forza, fanno forza le voci, anche i pochi numeri se si fanno sentire, anche i pochi numeri se alzano la voce, i numeri anche irrilevanti che esprimono la stessa opinione di coloro che siedono sugli scranni del potere. Insomma, per molte cose e tra queste il nudismo per ottenere qualcosa è perfettamente inutile sperare nella comprensione altrui, è assolutamente controproducente adagiarsi nella filosofia del basso profilo, è stupido crogiolarsi nell’illusione dell’autonoma evoluzione sociale, è da idioti farsi le paranoie sul rispetto verso chi non apprezza quello che si propone (cosa che, per altro, fanno solo naturisti e nudisti), bisogna invece farsi notare, farsi vedere, farsi… sentire!

Sullo stesso argomento puoi leggere anche quest’altro mio vecchio (2013) articolo “I numeri contano realmente?”

Obbligo di nudo


Suvvia, non raccontiamoci bugie: tutti siamo infastiditi dai divieti e dagli obblighi. C’è chi in apparenza li accetta, chi sembra esserne contento, ma, c’è sempre qualche divieto e qualche obbligo che ci fanno arrabbiare, che tendiamo a non rispettare.

Eppure molti sono coloro che, direttamente o indirettamente, non si fanno remore ad imporre loro stessi obblighi e divieti. Tra questi mi voglio qui interessare dei naturisti e nudisti, contesto in cui molto ci si lamenta del divieto alla nudità e poi si va a imporre il divieto opposto.

Come ci sentiamo noi quando non possiamo metterci nudi? Bene, lo stesso accade a chi da vestito si trova a doversi necessariamente denudare per potersi fermare in un certo punto della spiaggia o in una certa zona montana o in un dato campeggio.

Un fastidio che, visto che questi, a differenza dei naturisti e dei nudisti, mica si fanno riguardo a farsi sentire, si trasforma in rivolta e, spesso, genera azioni di ripicca o addirittura più massicci interventi di occupazione violenta della zona, anche ricorrendo a lamentele reiterate presso le istituzioni, a segnalazioni di fatti mai avvenuti, ad alleanze con esibizionisti e attivisti del sesso pubblico (due categorie a cui l’etica di naturisti e nudisti apporta parecchio fastidio).

Che ne deriva?

Ne deriva che l’unica giusta situazione è l’assenza di obblighi, che in ogni luogo le persone devono poter stare come preferiscono: vestite di bianco, vestite di rosso; vestite classico, vestite bizzarro; nude, vestite, vestite a metà; nude sopra vestite sotto, nude sotto vestite sopra, e tutte le altre possibili varianti.

No obblighi, no codici di abbigliamento, no stupide forme di autodifesa (invero solo testimonianza di debolezza). Solo libertà, libertà di abbigliarsi o spogliarsi a proprio piacere, libertà in ogni dove, sempre e comunque.

Abbigliamento facoltativo è l’unica strada percorribile: rispettosa, democratica, semplice, educativata.

A tutti i costi nudo?


Sarà l’età, sarà che già devo soffrire ogni volta che esco ad allenarmi, sarà la ridotta presenza di massa grassa, fatto sta che, a differenza di altri, nudo mi ci metto solo quando posso starci confortevolmente: che senso ha avere la pelle d’oca, sopportare il tremore del freddo, accettare la sofferenza personale e le nefaste conseguenze sulla salute solo per mettersi nudi anche quando sarebbe meglio non farlo?

Se la questione si fermasse qui, tutto sommato sarebbe inutile farcene un articolo, però ci sono altre considerazioni da fare, considerazioni che ci portano dal libero arbitrio alla comunicazione sociale, creando un discorso importante.

Il voler stare nudi a tutti i costi appare (ed è) un irrefrenabile desiderio che, giorno dopo giorno, mina la nostra salute psichica e, alla fine, sconfina nella fobia (per i vestiti), nell’atteggiamento compulsivo e persino nella psicosi. Già al primo livello, quello dell’irrefrenabile desiderio, l’alterazione comportamentale si percepisce benissimo, la percepiscono tutti coloro che stanno attorno, tutti coloro che, anche per breve tempo, passano vicino e la conseguenza è la comunicazione di un messaggio tutt’altro che favorevole alla rinormalizzazione del corpo e della sua nudità.

Per invogliare le persone a provare la nudità sociale, per convincere la società che il nudo è normale, per indurre le istituzioni a interrompere la loro fobia per il nudo, per pervenire a una rinormalizzazione sociale che permetta a chi lo desidera di vivere nella nudità ovunque e ogni qual volta le temperture lo consantano, il nudo è necessario viverlo in modo normale e non è normale mettersi nudi ad ogni costo!

Ci vuole coraggio


Parlando ad altri del mio vivere per quanto possibile nella nudità una delle osservazioni, da parte di chi mai ha provato la nudità fine a se stessa, è: “ci vuole coraggio”.

Partendo dal presupposto che di certo non si voglia affermare d’essere dei codardi, posso solo suggerire di ripensare a quanti sono stati i momenti in cui ci si è dovuti armare di coraggio, perché è certo che ce ne sono stati per chiunque, per rendersi conto che tale affermazione è molto probabilmente solo un comodo modo per allontanare dalla propria mente il naturale impulso a seguire l’esempio.

Posso garantire che non serve coraggio.

Se non si vuole proprio credere alle mie parole, si possono trovare in rete tantissimi racconti di chi, partendo anche da una forte opposizione al nudo sociale o da una pessima confidenza con se stessi e/o il proprio corpo, si è alla fine convinto a provarci e, leggendoli, notare che tutti evidenziano quanto poco ci sia voluto, in tempo e in coraggio, non solo per per mettersi nudi, ma anche per poi sentirsi totalmente a proprio agio e, di riflesso, superare gli eventuali problemi di rapporto con il proprio corpo, di stereotipi dell’aspetto fisico, di criticità psicologiche.

Se ti vuoi bene, se vuoi stare bene, se vuoi concedere alla tua mente il meglio del meglio devi assolutamente iniziare a vivere quanto più possibile nella nudità.

Nessuno di coloro che ci hanno provato se ne è pentito e tutti hanno continuato. D’altra parte la nudità è la nostra normalità genetica, resa anomala solo da alcuni, decisamente pochi rispetto alla vita umana, secoli di refrattarietà al nudo.

Provare per crederci!

Autoscatti


Non fotografo e non mostro il mio corpo, fotografo e mostro le attività che faccio!

P.S.
Il fatto che le faccia nudo non altera il contesto e non modifica le intenzioni.

Chi subisce patisce!


Sulle reti sociali stanno rifacendosi numerosi i messaggi che invitano coloro che hanno riabbracciato la naturalità del nudo a non spogliarsi fuori dai contesti prettamente nudisti (o naturisti, sic!), a rivestirsi quando arrivano persone vestite, a… a… a… altri atteggiamenti similari dove il nudo cede spazio al vestito.

Il concetto che viene messo a giustificazione di questi inviti è il rispetto per gli altri, ma può questo realmente definirsi rispetto o piuttosto è solo sottomissione?

Rispetto è permettere agli altri di fare quello che vogliono, quindi rispetto è lasciare vestito chi non vuole spogliarsi (cosa, per inciso, normalmente vietata nei centri riservati al nudo, sic!) e lasciar stare nudo chi vuole spogliarsi; rispetto è non pretendere di stare nudi in casa d’altri (un luogo pubblico, però, è casa di tutti, per cui non è casa d’altri); rispetto è non pretendere che tutti debbano stare vestiti; rispetto è lasciare che ognuno viva la propria vita esattamente come desidera; rispetto è capire, comprendere, accettare, restare indifferenti a tutto ciò che, pur non rientrando nella sfera del nostro gradimento, comunque non ci apporta veri danni materiali (e un fastidio non è un danno); rispetto è empatia senza rinuncia. Tutto il resto non è rispetto ma solo sottomissione.

Stare vestiti in luoghi pubblici, ovviamente in assenza di leggi che lo vietino espressamente, solo perché si presume che qualcuno possa offendersi non è rispetto, è non farsi rispettare, quindi è sottomissione.

Stesso dicasi per ogni azione di rivestimento all’arrivo di altre persone ipoteticamente non nudiste, e qui ci possiamo aggiungere anche altre due considerazioni:

  • magari invece sono nudiste e ci siamo rivestiti per niente;
  • magari pur non mettendosi nude rispettano chi vuole stare nudo e abbiamo rinunciato a comprenderlo;
  • rivestirsi all’arrivo di altre persone, specie quando queste già ci hanno siti nudi, non fa altro che intensificare negli altri il concetto del nudo come cosa sporca e da nascondere, quindi inibisce ogni possibilità di rinormalizzare la nudità

Il rispetto dev’essere e può essere solo bidirezionale altrimenti non è rispetto ma solo sottomissione.

Ribellioni alla nudità e agli eventi nudisti (per inciso sempre e solo di piccole fazioni di persone che, quindi, non rappresentano l’idea della maggiorana, sono solo capaci di gridare e farsi intendere, in questo favorite dall’eventuale remissivo silenzio della controparte), ci saranno sempre finché si continuerà a divulgare un concetto di rispetto basato su queste fondamenta, finché si accetterà la resa e la sottomissione.

Nessuna conquista sociale, nessuna evoluzione è avvenuta senza che una parte un poco forzasse l’altra, senza creare malumori, senza fatica e senza sudore!

Chi subisce patisce, detto inequivocabile che non andrebbe mai dimenticato e disatteso, senza ovviamente cadere nell’eccesso: non andiamo, per fare un solo palese esempio, (per ora, in futuro magari anche, mai dire mai!) a metterci nudi in una piazza urbana.

#nudiènormale

Rinormalizzare il nudo, quale strategia


Difficilmente avremo la rinormalizzazione del nudo finché proprio coloro che, in qualsiasi misura, lo praticano:

  • useranno termini impropri per riferirsi alla nudità;
  • tenderanno a differenziarsi da coloro che non la praticano;
  • continueranno, più o meno consciamente, a vedere e propagandare la nudità come un atteggiamento inadatto alla generalizzazione sociale, quindi da isolare in specifici contesti ben segnalati e delimitati;
  • negheranno o dubiteranno del suo valore educativo e curativo;
  • parleranno e scriveranno di cosa non sia la nudità invece di concentrarsi sul dire e scrivere cosa essa è.

Alla rinormalizzazione del nudo non servono l’autocensura, la vittimizzazione e un falsato concetto di rispetto.

Alla rinormalizzazione del nudo servono persone convinte, decise, sicure e positive!

Un falso problema


Chi non vive la realtà del nudo sociale ha talvolta un dubbio che, appena possibile, si trasforma in una domanda: “e se ho un’erezione spontanea?” Similare questione, scorrendo nelle reti sociali e sui blog, appare essere un argomento alquanto dibattuto anche tra coloro che si dicono nudisti o naturisti.

Se per i primi ci può stare, per i secondi mi sovviene il dubbio che, invero, frequentino ben poco l’ambito realmente nudista o abbiano delle perversioni o stiano solo cercando una scusa per pubblicare fotografie di peni eretti: in vent’anni di nudo sociale portato in vari contesti, da quelli espressamente nudisti a quelli di abbigliamento facoltativo, dai raduni con diverse centinaia di persone a quelli di poche persone, dalle spiagge alle escursioni in montagna, dalle saune alle cene o pranzi, e via dicendo mai, e ribadisco mai, mi è capitato di vedere un’erezione, MAI!

P.S.
Qualcuno a questo punto sarà subito pronto a rilevare la cosa, quindi diciamolo ben chiaro… Le pubbliche erezioni non spontanee sono state escluse dal contesto in quanto appartengono ad ambienti e ambiti che con la filosofia del nudo sociale hanno nulla a che fare, a personaggi che non sono assolutamente iscrivibili nella schiera di coloro che hanno abbandonato le vesti per una sana educazione al nudo: dei vili infiltrati diseducati alla normalità del corpo proprio da una società che rifugge dal nudo.

Nudo, nudo, nudo!


Il nudo non è intrinsicamente naturismo, il naturismo non è necessariamente nudo.

Il nudo può essere espressamente nudismo, il nudismo è sicuramente nudo.

Usiamole queste due semplici, chiare, inequivocabili, splendide parole: nudismo e, soprattutto, nudo.

Usiamole!

Usiamolo!

Nudoooooooooooooo!

Molliamo i freni


Da quando negli anni settanta ci furono le cacce al nudista, il mondo del nudismo si è man mano chiuso a riccio arrivando a nascondersi dietro il temine meno palese di naturismo, per poi proseguire con i freni tirati comportandosi più da setta segreta che da quello che invero è: la normalità!

Da tempo io sto spingendo affinché si cambi atteggiamento, affinché si esca allo scoperto, ci si metta in gioco e si mollino i freni, purtroppo se questo lo si sta osservando in varie nazioni del mondo, ancora in Italia tutto è bloccato e molti sono i nudisti e naturisti che mantengono un comodo atteggiamento di sottomissione e/o un ancor più comodo vittimismo: si autoimpongono limiti operativi, incolpano sempre e solo gli altri per la resistenza sociale al nudo, si limitano a brontolare per l’assenza di opportunità, si aspettano di vedere le cose calare miracolosamente dell’alto, se da un lato manifestano ossessiva ripulsione per le etichette poi di fatto le usano e le impongono per manifestare dissenso e sentirsi “al di sopra”. Tant’è vero che, a differenza di quanto vanno predicando e maledicendo, sono proprio loro che commentano in modo contrariato le iniziative e le azioni tese a rendere più aperto e visibile il nudismo, opponendosi alle stesse o addirittura cercando di ostacolarle

Beh, detto nella massima sincerità, me ne frego! Tenetevi le vostre paure, le vostre idiosincrasie, il vostro vittimismo, il vostro usare i termini come maschere ed etichette, gli obblighi al nudo quale sistema di (stupida perché ottiene l’effetto contrario) autodifesa, l’atteggiamento massonico, l’autocarcerazione in limiti mentali e pratici, io, anche a vostro vantaggio, proseguo per la mia strada e allargo la mia pubblica nuda presenza coinvolgendovi gli altri due mie blog senza tralasciare il mondo del lavoro.

E comincio da qui, dal pubblicizzare nello specifico il programma di VivAlpe 2020…

Blog “Sentiero 3V” il lungo cammino bresciano attorno alla Val Trompia > “Andare oltre: inclusione ambientale”

Blog “Pearl” la galassia della formazione tecnica continua > “Professione formatore e la mia inclusiva proposta”

Poi proseguo, ma ne seguiranno altri, con un articolo sul rapporto tra nudisti e aziende > Nudisti in azienda? Un valore aggiunto

#VivAlpe 2020: escursioni inclusive


Come ormai avviene da diversi anni, anche per il 2020 ho predisposto un calendario di escursioni appositamente studiate e programmate per poter essere condivise con gli amici del blog.

Come ben sa che mi segue da un minimo di tempo, trattasi di escursioni finalizzate all’inclusione nell’ambiente montano. Si, inclusione, inclusione perchè quello che faccio per mio conto e quello che propongo attraverso VivAlpe va ben oltre il camminare in montagna, va oltre anche la tanto ricercata integrazione con la montagna. Il mio modo di andare per monti, infatti, elimina ogni barriera mentale e fisica tra persona e ambiente, e porta l’escursionista a essere parte stessa del monte, esattamente come lo sono tutti gli altri esseri viventi o non viventi che lo circondano: animali, vegetali e minerali.

L’inclusione è indissolubilmente legata allo spogliarsi: spogliarsi delle paure ataviche nei confronti di un ambiente oggi estraneo ai più, persino a molti di coloro che in montagna ci vivono e/o ci lavorano; spogliarsi dei condizionamenti mentali conseguenti alle tante legende sulla montagna, all’artificiosa imposizione del vestiario, al costruito innaturale concetto di anormalità del corpo nudo; spogliarsi, infine, fisicamente dei vestiti, tutti i vestiti, unica eccezione le calzature che, vista la lunghezza dei percorsi e loro connotazione, per motivi di sicurezza è comunque il più delle volte necessario indossare.

Ecco che nelle escursioni di VivAlpe, per quanto facoltativa, è prevista la nudità, una nudità semplice, sincera, sana, ecologica, educativa e naturale, una nudità, come detto, necessaria all’inclusione montana, una nudità, purtroppo, ad oggi limitata all’interno di innaturali confini.

Confini che mi impongono un’accurata selezione dei percorsi, escludendo tutti quegli itinerari classici dove è quasi certo incontrare molte persone, cercando di limitare al massimo le zone antropizzate, i passaggi nelle immediate vicinanze di rifugi e altre strutture abitative di montagna, la percorrenza di strade e stradine aperte al traffico.

Nel caso dei percorsi super frequentati è un’esclusione che poco disturba, anzi, è addirittura funzionale all’inclusione. Certo dispiace dover escludere alcuni interessanti itinerari solo perché intersecano necessariamente sentieri battuti, solo perché hanno uno o più tratti su strade o stradine, solo perché accostano qualche rifugio. Dispiace che alla fine venga a crearsi un ventaglio di possibilità più limitato rispetto a quello disponibile all’escursionismo vestito. Certo è possibile, e lo facciamo, coprirsi nel passaggio dalle zone o dai tratti “a rischio”, ma è comunque un gesto fastidioso, un’azione che inibisce l’inclusione, un’imposizione senza senso agita da poche persone che pretendono di condizionare il comportamento di tutti gli altri, un’imposizione sentimentalmente avulsa alla stragrande maggioranza delle persone, un’imposizione ad oggi ancora più o meno volontariamente e direttamente supportata dalle istituzioni locali e nazionali.

VivAlpe, nel convivere con tale situazione, cerca nel contempo di operare ai fini della rinormalizzaizone del nudo. Si, rinormalizzazione, perché tutto sommato, nel lungo novero dell’esistenza dell’uomo, sono ben pochi gli anni di ostilità vero il nudo e, volenti o nolenti, la nudità è parte stessa della nostra natura, come ben dimostra l’atteggiamento dei neonati e dei bambini nei loro primi anni di vita: stare nudi è per loro assolutamente normale e sono del tutto indifferenti al nudo, sia quello di altri loro coetanei che quello di adulti, siano essi dello stesso che di altro sesso.

Sono e siamo convinti che l’esempio pratico possa fare più di qualsiasi altra forma di convincimento, in particolare molto più dell’impervio tentativo di far approvare leggi regionali o nazionali, talvolta andato a buon fine ma sempre reso inutile o addirittura pericoloso dalla loro specifica formulazione. A conti fatti la legge ad oggi esistente non aiuta ma nemmeno ostacola la nudità pubblica, esiste solo una convenzione giuridica che, stranamente, fatica ad essere completamente superata, qualche passo c’è stato, ma, per come funzionano le cose in Italia, pur sempre troppo poco.

Ma non voglio cadere nel comune errore del lamento, torniamo al novero dell’articolo: VivAlpe.

Seppure sia probabilmente la forma più pura di naturismo, anzi forse l’unica attività che possa per logica e semantica definirsi naturista, preferisco evitare l’utilizzo di tale aggettivo che, alla fine, lungi dall’apportare vantaggi, nella sua ambiguità etimologica, nella sua sostanza aspecifica, contribuisce a una comunicazione inefficiente.

Evito anche l’appellativo di nudista, usato a lungo mi sono poi reso conto che il solo fatto di utilizzarlo in modo sistematico definisce un’identità differente, distaccata, avulsa al mondo comune, quindi contribuisce a rinforzare la convinzione di anormalità del corpo nudo, inibisce anziché stimolare la rinormalizzazione del nudo.

Parlo e invito a parlare solo di nudo e di nudità, facendolo solo quando proprio necessario e non per aggettivare le nostre attività che, nel caso di VivAlpe, sono solo ed esclusivamente escursioni, escursioni come quelle di tutti gli altri, caso mai hanno in più il carattere dell’inclusività e così…

VivAlpe non è escursioni naturiste, VivAlpe non è escursioni nudiste, VivAlpe non è nemmeno escursioni nude o in nudità, VivAlpe non è qualcosa in antitesi con l’escursionismo classico, VivAlpe non si pone in alternativa ad altro, VivAlpe è VivAlpe e basta, caso mai VivAlpe è solo ed esclusivamente inclusione ambientale.

Clicca sulla locandina sotto per accedere alla pagina eventi.

Naturismo, nudismo, nudo, quale termine?


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Il lessico è avulso alla volontà di differenziare, ovvero alla tanta temuta e deprecata etichetizzazione delle cose e delle persone: le parole non hanno volontà, la volontà è propria delle persone e sono queste ultime, caso mai, a dare etichette e attraverso queste compiere atti di differenziazione e discriminazione.

Il lessico è questione tutt’altro che accademica: attraverso il lessico possiamo comprenderci, possiamo trasmettere messaggi comprensibili, fare in modo che gli altri possano capire con precisione quello che vogliamo dire. Insomma, attraverso il lessico comunichiamo e:

  • un lessico errato comporta una comunicazione fallimentare;
  • per una comunicazione efficiente è necessario usare un lessico corretto.

Ai fini della corretta comunicazione usare le parole corrette è, quindi, una necessità irrinunciabile: ve lo immaginate un mondo senza parole, o un mondo dove ognuno dia il significato che vuole alle parole che utilizza?

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Nell’ambito del nudo si sono nel tempo formati due termini (che in inglese sono anche tre o quattro) e che oggi vengono utilizzati spesso in modo ormai dislocato, ovvero dissociato dalla loro origine terminologica, e totalmente arbitrario, creando una confusione immensa e così assolutamente deleteria al mondo stesso del nudo sano, educativo e lecito: naturismo e nudismo.

Ho già scritto molto a proposito, c’è anche in questo blog un glossario apposito per chiarire la questione, eppure l’ostinatezza umana, l’abitudine, l’individualismo, l’ignoranza comunicativa fanno si che la cattiva abitudine perseveri e, con l’aumentare delle persone che si aprono al nudo come aspetto fondante del loro modo di vivere, vada aumentando la confusione, specie in coloro che sono lontani da questo elemento sociale.

Pur nella considerazione che la soluzione ottimale, quella in assoluto più corretta, sarebbe il non dover fare specificazioni di sorta (il nudo, esattamente come l’essere vestiti di rosso piuttosto che di nero o di blu, è, sarebbe e dovrebbe essere uno stato di normalità e pertanto non dovrebbe essere necessario qualificarlo e specificarlo) allo stato attuale delle cose è comunque importante fare chiarezza e sperare che ci si voglia rendere conto del male che, utilizzando in modo improprio i tre termini di cui sto disquisendo, si fa a ciò che si vorrebbe proteggere e, possibilmente, diffondere.

Con le semplificazioni necessarie al contenimento delle righe di testo, ecco un sunto di quanto già scritto in precedenza e che, insieme al Glossario Nudo, invito a leggere per farsi un’idea più completa e precisa della questione.

Se vogliamo fare riferimento al nudo di per se stesso o a un momentaneo stato nel nudo dobbiamo parlare di nudità (invero nudo e nudità sono termini spesso invertibili tra loro, solo il costrutto logico grammaticale della frase può a volte richiederne un utilizzo più preciso).

Se vogliamo fare riferimento alla nudità come attitudine quotidiana o come desiderio di pervenire alla rinormalizzazione del nudo dobbiamo parlare di nudismo.

Il naturismo esiste solo in combinazione con altri aspetti: ecologia, rispetto ambientale, immersione nella natura ed eventualmente anche alimentazione vegetariana o vegana. Quindi il termine naturismo lo dovremmo utilizzare solo ed unicamente per fare riferimento a…

  • quella particolare forma di nudismo dove la nudità non è l’aspetto unico e predominante, bensì una strada (una tra le altre possibili, anche se certamente la più efficiente) per arrivare al contatto con la natura; lo stare nudi, ad esempio, in casa, in una piscina, in un villaggio o in resort non sono da definirsi come naturismo, bensì come nudismo;
  • quella specifica concezione di vita dove allo stare in nudità si abbina indissolubilmente e costantemente il rispetto per l’ambiente e il desiderio di viverlo quanto più integralmente possibile; se non sono ecologico e non rispetto l’ambiente (certo qui si pone un problema di definizione visto che ad oggi è pressoché impossibile esserlo sempre e costantemente, ma questo esula dagli obiettivi di questo articoletto) posso essere un nudista ma non sono un naturista;
  • quegli ambienti dove il rispetto per la natura e l’ecologia sono caratteristiche fondamentali, quindi ogni struttura diversa da grotte, capanne di paglia o altri elementi naturali (non tagliati) sarebbe esclusa dal contesto (invero essendo il naturismo un concetto mentale umano non avrebbe senso attribuire il termine ad oggetti inanimati e, quindi, non pensanti, ma diamo per buona l’estensione semantica).

Alcuni esempi:

  • piscina (hotel, resort, villaggio, ristorante, eccetera) a nudità consentita, al limite piscina (hotel, resort, villaggio, ristorante, eccetera) nudista, non ha senso piscina (hotel, resort, villaggio, ristorante, eccetera) naturista (struttura artificiale e magari al chiuso, quindi non in contatto con la natura), sarebbe come definire ecologista un ristorante vegetariano;
  • ha senso ma è poco efficiente (in quanto indiretto) affermare che il naturismo è positivo ai fini dell’accettazione di se stessi e del proprio corpo, è il nudo che apporta tale preziosissimo cambiamento psicologico, quindi è più corretto parlare di nudità e di nudismo;
  • di logica in sauna ci si dovrebbe stare nudi e, pertanto, non avrebbe senso aggettivare la sauna con i termini in questione, allo stato di fatto delle cose (poche sono le saune dove ci si può stare correttamente nudi) e volendo specificare che il nudo è esteso anche fuori dalle cabine sauna (visto che è raro trovare tali strutture) il termine da utilizzare è quello di “nudità consentita” (invero sarebbe più corretto apostrofare le altre strutture con “obbligo di costume”).

Nessuna volontà di etichettare o di voler differenziare in modo critico e giudicante cose, persone e azioni, solo l’esigenza di comunicare in modo efficiente e, quindi, costruttivo, corretto, positivo e premiante, unica strada per arrivare a far comprendere i tanti e importanti valori della (ri)normalizzazione della nudità!

Per abitudine preferisco evitare di supportare i miei pareri riportando voci altrui, lo ritengo come un segno di insicurezza verso se stessi, come incapacità d’essere logici ed efficientemente comunicativi, troppi usano solo citazioni, molti scrivono poco di loro e condiscono quel poco con varie citazioni. In questo caso, però, avendolo trovato molto interessante, voglio invitarvi a leggere questo articolo di un blogger americano che ha fatto il mio stesso percorso mentale, comunicativo e lessicale, anche se abbinandolo ad una certa paura per le etichette (paura che io ritengo di base sbagliata: come comunicheremmo senza le etichette).

Riflessioni sulla terminologia della nudità sociale di Naked Wanderings

Una semplice questione di logica (linguistica, comunicativa e altro)


Finché per fare riferimento alla nudità si userà erroneamente la parola naturismo anziché quella corretta di nudismo, il nudo non potrà mai essere rinormalizzato.

Nudismo e social network


Va bene creare e utilizzare dei social specifici per il nudismo, ma non va assolutamente bene isolarcisi, usare solo quelli, abbandonare i social generalisti. Così facendo si avvalora solo il messaggio che molti di questi ultimi fanno passare in merito al corpo e alla nudità, si consolida la posizione di coloro che ancora non sopportano la visione di un corpo nudo, si rafforza l’idea che i nudisti siano dei maiali e vadano ghettizzati.

Ogni evoluzione sociale ha voluto i suoi “eroi” e i suoi feriti e anche questa non è da meno, anche questa, come le prime, necessità di compattezza, cooperazione, solidarietà, pazienza e… insistenza.

Leggi sul nudismo: meglio il nulla o il poco?


Nel nulla ci si può muovere (quasi) liberamente, nel poco la libertà di movimento è ridotta ai minimi termini e cambiare quel poco è di certo affare assai improbo.

Turismo naturista


Il naturismo riguarda la natura e non necessariamente il nudo che vi è stato forzatamente inglobato solo decine di anni dopo. Il naturismo nessuno lo critica o lo condanna, il problema è il nudo indi… lasciamo perdere il naturismo e parliamo di nudismo, meglio ancora di semplice e solo nudo.

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Nudismo e mercato


Potete far approvare tutte le (brutte) leggi sul turismo naturista che volete ma le cose cambieranno solo quando gli italiani la smetteranno di mettersi nudi solo all’estero.

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Leggi e turismo naturista


Insensato pensare che delle leggi possano generare quello che il mercato non riesce a produrre.

Alias…

Le leggi sul turismo naturista (sic!) mai potranno generare l’espandersi del nudismo.

Aula di Montecitorio

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