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VivAlpe 2022: cinque e sei!


Altre due uscite messe in saccoccia: VivAlpe 2022 continua imperterrito a inanellare successi.

Nell’uscita di agosto ci siamo trovati in nove per salire al Castellaccio, piccola e ardita punta posta sopra il noto valico del Passo del Tonale. Partito dal grande parcheggio posto sotto il passo sul suo versante bresciano, il bel gruppo, del quale facevano parte ben quattro nuovi amici, si è incamminato per discendere fino al simpatico laghetto della Case di Poi. Qui la sterrata terminava per lasciar posto a un sentiero, questo, però, contrariamente alle aspettative moriva quasi subito nel pascolo, che si è dovuto discendere camminando nell’erba alta che a tratti nascondeva zone acquitrinose. Superato il piccolo imprevisto si è giunti alla malga sottostante dove, presa una bella strada cementata, cerchiamo il sentiero che dobbiamo imboccare che, però, è inesistente. Con l’aiuto del gps, aggiriamo la zona di pascolo recintata per cercarlo più a valle, all’interno di una bella conifera: pochi minuti ci bastano per trovarlo.

Seguendo la larga traccia perveniamo a un ponte che ci acconsente di attraversare senza problemi il largo torrente Ogliolo, sull’altra sposta s’inizia a salire. Una bella e dolce salita su fondo reso morbido dagli aghi della conifera ci porta a scavalcare un largo costone per scendere leggermente nella larga Val Sozzine, poi si riprende a salire. La comoda mulattiera di guerra sale dolcemente con vari tornanti e fa ipotizzare una tranquillissima camminata, invece… invece ad un certo punto la mulattiera diviene un sentiero che, sebbene con vari tornanti, prende il pendio più direttamente, in particolare nei vari tornanti dove proprio bisogna salire sulla linea di massima pendenza, infine alcuni punti parzialmente franati rendono il tutto ancor più faticoso: qualcuno inizia a segnare il passo, comunque stringendo i denti e incitato da quelli di noi che gli sono rimasti a fianco, continua a salire. Arriviamo alla sommità di un bel dosso erboso a pochi metri dall’altro sentiero, quello che seguiremo in discesa, su questo stanno salendo alcune persone che, passandoci davanti, non si mostrano per nulla disturbate dalla nostra nudità, solo una giovane coppia chiede se non temiamo di scottarci.

Il gruppo si ricompatta, io decido di restare con l’amico che, seduto a terra, è palesemente in crisi energetica e indico agli altri di procedere. Saliamo ancora qualche centinaio di metri di quota per portarci a una baracca di guerra dove è possibile trovare un posto comodo per fermarsi e mettersi al riparo dalla forte insolazione. Qui si sono fermati anche altri due di noi, poco dopo rientrano quasi tutti gli altri, alla fine solo hanno proseguito per la vetta. Li attendiamo un poco ma poi la fame si fa sentire e con tranquillità iniziamo in nostro meritato pranzo, al cui termine eccoci tutti riuniti. Mentre gli ultimi due mangiano, prendiamo un poco di sole e scambiamo ancora qualche chiacchiera, poi ci rimettiamo in cammino per rientrare alle auto. Discesa comoda, durante la quale incontriamo una donna dal viso montagnino che, priva di zaino, sta velocemente salendo, io e Stefan, già in parte rivestiti, siamo avanti discosti dal resto del gruppo r la avvisiamo che dopo la curva avrebbe incontrato persone nude: “e che problema c’è” la sua semplice risposta. Senza altri incontri arriviamo alle auto: giornata finita, alla prossima.

Eccoci alla sesta uscita, quella di settembre. Sarà stato il brutto tempo della settimana, sarà stato l’annunciato forte calo delle termperature, saranno stati malanni e impegni vari, fatto sta che a Madonna di Campiglio siamo solo in quattro. Dopo una bella colazione al bar e avuto conferma del fatto che nel grande piazzale antistante il parcheggio è possibile solo per due ore, saputo che non ci sono parcheggi gratuiti, ci spostiamo al parcheggio dello Spinale, fortunatamente poco distante.

Finalmente in cammino, stimolati dalla bassa temperatura, solo tre gradi centigradi, con passo spedito risaliamo l’erto pendio occidentale del Monte Spinale, il sentiero è molto bello e si cammina bene. Man mano che saliamo la vegetazione si fa più rada e la temperatura meno rigida, la parte finale della salita avviene prima su un a tratti non più tanto comodo sentierino che, con ampi diagonali, taglia più volte la pisca di sci “Direttissima dello Spinale”, poi per verdi e morbidi dossi erbosi. Eccoci in vetta e ci concediamo una parca merendina al bar qui presente, grandiosa dal suo ampio terrazzo la veduta sulle montagne circostanti: Monte Cevedale, Presanella, Adamello, Lobbia, Dos del Sabbion, l’intero gruppo del Brenta imbiancato dalla recentissima nevicata; sconcertante la visione dei due ghiacciai dell’Adamello più grigi che bianchi e ridotti quasi a una misera chiazza.

Si riparte per percorrere i verdi dossi erbosi che caratterizzano il vasto altopiano che dal Monte Spinale si estende a est verso i pendii che conducono al notissimo e larghissimo Passo del Grostè. Passato il piccolo Lago Spinale prendiamo la deviazione che, dopo un poco di salita, porta a scendere verso il piede della Corna Rossa, apprezzata palestra di arrampicata: non me l’aspettavo, anche questo sentiero, che ricordavo completamente selvaggi e solitario, è ora particolarmente frequentato. Superata una conca popolata da alcune marmotte, ancora pochi minuti di cammino e siamo sul largo sentiero che dal Grostè scende verso Vallesinella. Sono le undici, presto per fermarsi a mangiare così decido di proseguire e portarci possibilmente in zona meno affollata.

A mezzogiorno siamo all’inizio del raccordo che permette di evitare la discesa fino alla Malga di Vallesinella Alta, qui non c’è un buon posto per fermarsi e proseguiamo. La traccia, già poco evidente, diviene subito molto labile, dopo un momento di esitazione decido comunque di proseguire. Un canalone e un albero caduto costringono a delicato un aggiramento, ma presto siamo nuovamente sulla traccia buona e la seguiamo fino a un largo canalone erboso dove un masso e piccoli terrazzini erbosi ci consentono una comoda sosta al tepore del sole, che ora ha inziato a picchiare con forza. Mentre gli altri inziano a mangiare io vado il perlustrazione per verificare se la traccia sia percorribile, lo è ma poco dopo è sbarrata e potrebbe essere più comodo scendere direttamente per il pendio sottostante. Mangio e poi verifico la cosa: si, si può scendere ma non è comodissimo, meglio seguire il sentierino piano fino alla sua interruzione per poi scendere con un più comodo sentiero.

Così raggiunto la Malga di Vallesinella Alta, si decide una ulteriore modifica all’itinerario e, invece di imboccare subito il piano sentiero degli Orsi, scendiamo per il caratteristico sentiero delle Cascate Alte di Vallesinella. Purtroppo c’è poca acqua ma comunque, specie per gli amici che mai sono passati da qui, si può osservare qualcosa di bello. Eccoci al rifugio Vallesinella, qui prendiamo il racordo con il sentiero degli Orsi a cui arriviamo con un poco di non ripida salita passando in mezzo a una affascinante faggeta. Con lungo pianeggiante e morbido cammino rientriamo a Madonna di Campiglio e alle auto: anche questa è fatta, paghiamo il parcheggio e ci si saluta.

Grazie amici, grazie della vostra partecipazione, qualcuno ogni tanto si dimentica o non comprende che sono escursioni e se oggi questo termine viene spesso utilizzato in modo improprio per definire addirittura dei viaggi in treno, un’escurisone è un cammino di montagna non inferiore alle due ore, con salite anche importanti e discese anche complesse, richiede sempre abitudine al cammino su fondo irregolare, un buon allenamento fisico, forza nelle gambe, un rapporto peso potenza adeguato e la rinuncia ad alcuni accessori che non indispensabili al cammino rendono lo zaino inutilmente più pesante, ad esempio le stuoie per prendere il sole (si possono sostituire con i pantaloni lunghi e la giacca da pioggia che invece devono sempre esserci nello zaino).

Alla prossima: domenica 16 ottobre, quando torneremo sui monti della Val Trompia per una bella escursione sopra l’abitato di Bovegno.

VivAlpe 2022: 2 a 2


Due le uscite che erano in programma per i primi due mesi di VivAlpe 2022 e due quelle fatte, ambedue con discreta partecipazione: buon risultato.

La prima ad aprile, è stata condizionata dal vento freddo, ma almeno per il pranzo si è riusciti a starsene tranquillamente nudi, sdraiati su un panoramico dosso sopra la Valle delle Pule, valle che è stata la direttrice del nostro itinerario odierno. Uscita brevissima comunque interessante per il sentiero che prima segue un torrente costellato di limpide pozze, poi sale con tratti scavati in un ambiente rustico e solitario. Discesa senza particolari connotazioni se non per alcuni passaggi paesaggisticamente rilevanti.

Foto Emanuele Cinelli

Più lunga e ancor più particolare la seconda uscita in zona Maniva. Lezione di questa giornata: talvolta le giornate nascono storte ma se non ci si lascia traviare le si possono anche raddrizzare.

Fino a tre giorni prima non c’erano segnali di partecipazione poi sono arrivati tutti insieme e sabato la stima era di quattordici partecipanti. Domenica mattina iniziano i problemi.

Prima arriva il messaggio di un nuovo amico che è bloccato a MIlano a causa dello sciopero dei treni, fortunatamente riesce a trovarne uno che viaggia e si risolve.

Si arriva al puno di ritrovo a Brescia e… altro messaggio, due storici amici non possono venire a causa di notte agitata, un grande peccato, ma qui non ci si può porre rimedio e se non puoi farci nulla inutile disperarsi, è risolto così.

Non c’è due senza tre, mi arriva una telefonata da un amico che è già al ritrovo del Maniva: “la strada è bloccata!”, “Cavolo, come è bloccata, va beh, fermati li che saliamo a piedi o cambio leggermente il percorso”. Risolto anche questo.

Ma non basta, salta fuori che Telegram apre una pagina vecchia della scheda escursione nella quale è riportato un orario sensibilmente anticipato rispetto a quello corretto, due amici sono in ritardo non vorrei che, seguendo quell’orario e non trovandoci, si siano già messi sulla strada per la destinazione. Li chiamo ma non rispondono, sale la preoccupazione ma nel mentre vedo la loro autovettura entrare nel parcheggio, bene, bene, anche questa è andata.

Superati tutti questi intoppi, eccoci finalmente al parcheggio del Bonardi. Dopo i consueti saluti, ci si prepara alla partenza e via. Nel frattempo mi sono preoccupato di dare uno sguardo accurato ai pascoli per valutare come ovviare alla strada bloccata: salire fino al Pian delle Baste vorrebbe dire farsi un sacco di asfalto. Purtroppo le tracce che si vedono sono tutte molto evanescenti per cui decido di salire un poco alla ricerca di una strada più percorribile: non conosco materialmente questa parte del Maniva, ma l’ho studiata molto sulla carta topografica e l’ho spesso osservata dall’alto nella previsione di esplorarla, so che è percorribile e per pascoli potremo sicuramente raggiungere quello che doveva essere l’iniziale tratto dell’escursione, insolitamente in discesa, e che, invece, a questo punto ne diventerà il tratto finale, ovviamente in salita.

Detto e… fatto.

Saliti un poco lungo il mio adoratissimo sentiero 3V, abbandoniamo il percorso segnalato per seguire una strada sterrata che già conosco e, poco dopo, ecco un’altra sterrata che scende nell’ampio pascolo. Senza esitazione alcuna porto il gruppo per tale percorso, qualche minuto ancora di cammino e, finalmente, anche grazie al sole che fa capolino tra le nuvole, ci possiamo spogliare. Riprendiamo il cammino che ci fa perdere parechia quota, giunti ad una piccola malga ristrutturata la strada finisce. Qui ci fermiamo per permettere al gruppo di riunirsi e coprirci adeguatamente… no, no, non di vestiti ma di crema solare.

Foto MM

Qualcuno osserva che non ci sono sentieri, gli faccio notare che, come previsto, questa escursione doveva essere e sarà un libero cammino per pascoli, in ogni caso ecco la che si vedono nell’erba i segni dell’antica via di pascolo, segni che saranno la nostra guida per un bel tratto, portandoci ad attraversare aperti pendii erbosi e piccole vallette pluviali ricche di gorgogliantie fresche acque, c’è persino una piccola cascata. Un cammino paesaggisticamente interessante, che ha anche un dono supplementare: l’evocare ricordi di un tempo lontano quando la piccola pastorizia dominava queste zone. Personalmente vedo, con gli occhi della mente, le mandrie, i cani e i pastori gironzolarmi attorrno: profonda emozione questo tratto di cammino.

Una breve ma ripida salita ci porta a Malga Valgradello dove, fruendo di un muretto che ci ripara dall’aria freddina che ha da qualche minuto deciso di contrastare (inutilmente) la nostra nudità, ci fermiamo per il meritatissimo lauto, ehm, si fa per dire, invero parco ma comunque gradito pranzo. Davanti a noi fanno bella mostra di se le rocciose rupi della Corna Blacca, poco più a sinistra Corno Barzò e Cima Caldoline conducono lo sguardo al Dosso Alto dove alcuni anni or sono abbiamo effettuato un’altra piacevolisisma escursione, più pesante di quella odierna ma comunque molto partecipata: eravamo quasi trenta persone.

Verso le tredici è purtroppo l’ora di riprendere il cammino: ci aspettano quattrocento metri di dura risalita.

Raggiungiamo il costone che domina la malga e, seguendolo, per ripidissimo pendio erboso ci portiamo al Goletto di Valgradello dove pochi metri di piano permettono un momento di respiro. Poi su, ancora su verso il cielo che fa da sfondo al dosso verde che sovrasta il goletto. Qualcuno inizia ad accusare la fatica, qualcuno suggerisce di tagliare verso il Bonardi seguendo una traccia che si vede nel ripido pendio erboso, ma è traccia antica, palesemente interrota da piccole frane e che va a morire in un ripidissimo canalone oltre il quale si vedono solo altrettanto ripidi pendii erbosi tra l’altro intercalati da costoni: no, da solo potrei anche provarci ma con il gruppo preferisco evitare. “Coraggio che ora sono solo duecento metri di dislivello per arrivare ai ruderi della Caserma del Pian delle Baste da dove parte la strada asfaltata che in discesa ci riporterà alle macchine”.

Un breve tratto di discesa che sfruttiamo per un bel recupero di energie, poi ancora su, qualcuno decide di seguire la vecchia e tortuosa strada militare, la maggior parte mi segue per la via più diretta, certo più ripida ma anche molto meno tediosa della sterrata. A metà salita il gruppo si ricompatta e si prosegue per pendio man mano meno ripido, all’improvviso ecco apparire nelle nuvole che qui avvolgono l’ambiente, la scura sagoma della caserma.

Foto LM

Poco a monte si vedono passare alcune persone: li è la strada sterrata che dal Dasdana porta al Passo delle Setta Crocette, un percorso solitamente molto frequentato, oggi lo è probabilmente molto meno per via della strada interrotta molto più in basso, comunque, sebbene la tentazione di non farlo sia forte, ci rivestiamo un poco.

Salendo verso l’ormai prossima strada asfaltata del Crocedomini, incrociamo tre giovani escurisonisti con due asini, il ragazzo non è molto locquace ma le due ragazze invece lo sono e mi faccio spiegare cosa stanno facendo. Interessante il loro viaggio, non solo per l’ausilio degli asini, ma anche per l’insolito percorso: sono partiti da Bedizzole e via monti vogliono arrivare a Sale Marasino.

Strada asfaltata, dai che ormai è fatta, uhm, mai dire mai: pochi minuti dopo inizia a gocciolare, va beh, poche gocce che vuoi che sia. Riuhm, le poche gocce aumentano, qualche tuono e la pioggia si fa intensa, veniamo solleticati anche da qualche piccolo chicco di grandine. Coperti con le giacche da pioggia, che mai devono mancare dallo zaino dell’escursionista montano anche quando questi prevede di camminare nudo, senza patema ci approssimiamo al Bonardi. Vi arriviamo a pioggia quasi esaurita, potendoci così cambiare (altra cosa che non deve mai mancare, come qualcuna deve personalmente oggi sperimentare: il cambio completo da lasciare in auto) un poco più agevolmente.

Bevanda calda al bar del Bonardi e poi si ritorna a casa.

Arrivederci alla prossima, sperando d’essere ancor più numerosi: sarebbe bello tornare ai numeri delle prime uscite che ho organizzato, quando in alcune occasioni siamo stati in trenta e più. Purtroppo oggi contano i numeri e solo coi numeri possiamo guadagnarci la considerazione e il rispetto delle istituzioni (la gente in maggioranza è già su questa strada, anche se poi i padri padroni delle succitate istituzioni, preoccupati più dello scanno dorato che del bene del popolo, ascoltano solo i pochi che si lamentano) considerazone e rispetto che invero ci andrebbero dati per il solo fatto di perseguire una vita sana, ecologica e semplice.

Foto MM

VivAlpe 2022: programma definitivo


Le giornate si stanno sensibilmente allungando preannuinciando che la buona stagione è vicina e presto inizieremo con le nostre camminate in montagna. Dopo l’anteprima ecco il programma definitivo e completo di VivAlpe 2022 e presto inizieranno a comparire, nella pagina Eventi, anche le schede descrittive.

Vi aspetto numerosi e… fate pubblicità, anche e soprattutto a chi ancora esita a mettersi nudo o proprio non ne vuole sapere: più saremo, più si potrà osare, più risulteremo coinvolgenti, più si attiverà l’interesse sociale, compreso quello dei media e delle istituzioni.

Ciao

Anteprima VivAlpe 2022


Lo so che attendete in grazia l’avvio della buona stagione per iniziare con le nostre camminate in montagna, per placare l’impazienza (uhm… o incrementarla?) ecco l’anteprima del programma VivAlpe 2022.

Vi aspetto numerosi e… fate pubblicità, anche e soprattutto a chi ancora esita a mettersi nudo o proprio non ne vuole sapere.

Ciao

#VivAlpe: di nuovo attivi


Era da ottobre 2020 che, causa pandemia, non si riusciva più a effettuare un’uscita, così le aspettative si erano fatte grandi. Purtroppo una serie di contrattempi e leggeri infortuni viene a mescolare le carte e al punto di partenza ci ritroviamo solo in tre: io, Maria e Stefano, un nuovo ingresso nella comunità degli Amici di Mondo Nudo. Invero c’è anche una quarta persona, Angelo, che, anche se impossibilitato a partecipare, con nostro grande piacere è quassù salito per poterci rivedere e salutare.

La giornata non è così fredda come le ultime, ma comunque invita a coprirsi per bene, possiamo lasciare nello zaino solo guanti, berretto e giacca pesante. Nove e trenta, puntualissimi ci mettiamo in cammino raggiungendo e percorrendo la traccia del sentiero 3V che porta alla sommità della Maddalena. Molte le persone che, a piedi o in bicicletta, stanno affollando questo e altri tracciati del monte, un monte che era stato quasi dimenticato e che ora, complici i blocchi alla circolazione emessi per contrastare la pandemia, ha fatto riscoprire.

Tra le chiacchiere quasi senza accorgercene raggiungiamo i ruderi dell’ex rifugio Maddalena, qui termina il tratto di vera salita e inizia la strada sterrata che, passando poco sotto il crinale nord-est del monte, con andamento pressoché pianeggiante, costeggiando le varie stazioni radio civili e militari che costellano la zona, porta all’inizio della discesa. Rispetto al programma originale, avendo la domenica prima accertato che il previsto sentiero è ancora occluso dalle tante piante abbattute dal vento nella scorsa estate, devo allungare l’itinerario proseguendo ancora lungo il sentiero 3V fino alla Pozza dei Sarisì. Qui abbandoniamo il 3V e prendiamo il lungo diagonale della Via Bressana che, alternando brevi ripide salite a lunghi tratti di piano, porta alla Pozza Bresciana, poco prima della quale, approfittando di una zona riparata dall’aria e usando un tronco come panca, ci fermiamo per il frugale pasto.

Ancora in discesa fino alla Cascina Margherita e poi nuovamente in piano per rientrare al parcheggio dove abbiamo lasciato le auto, vi arriviamo dopo poco più di quattro ore dalla partenza.

Bella escursione, bella compagnia, bellissimo ricordo!

Quali mete per il 2020


Sul finire di un anno è classico, e infatti lo stanno facendo in molti, tirare le somme e porsi degli obiettivi, dei propositi, per l’anno entrante, e allora eccomi qua anch’io, ecco qua le mete che mi sono prefissato, in particolare quelle che ho abbinato a questo mio blog.

  1. Continuare il lavoro di rinormalizzazione del nudo
  2. Accogliere in VivAlpe 2020 nuovi amici
  3. Portare al nudo quegli amici che, pur frequentandomi da anni, ancora tentennano
  4. Ampliare le ore e i chilometri di nudità
  5. Ampliare lo shop on-line di Mondo Nudo
  6. Organizzare per il capodanno 2021 un grande evento sportivo pubblico nella formula abbigliamento facoltativo
Mondo Nudo su Eshirt

#VivAlpe 2019, un Pizza per dieci


No, nel titolo non c’è un errore, è riferito all’ultima uscita del programma VivAlpe 2019 che, per l’appunto, ci ha portati sul Monte Pizza, il primo dei vari rilievi della lunga cresta che da Bagolino si alza, prima quasi verticalmente poi più dolcemente, a raggiungere la sommità del Dosso Alto.

Breve ma interessante anello, costantemente nel bosco, con una discreta varietà di fondi e di pendenze, ivi compreso un tratto sommitale assistito, più per aiutare in caso di fango che per proteggere, da cordine.

La salita è stata fatta per il versante meridionale dove il bosco e l’incunearsi in una stratta valletta davano protezione dal freddo vento che, in quella giornata, soffiava quasi ininterrottamente. Qualcuno, meno freddoloso, ne ha approfittato per mettersi a nudo: sono le ultime occasioni per poterlo fare all’aperto e si cerca di sfruttarle al massimo.

All’apice ci attende nuovamente il vento, freddo e forte, per cui rimandiamo la sosta pranzo, diamo solo un fugace sguardo al panorama e lestamente ci portiamo al sentiero di rientro.

Dalla vetta vista a picco su Bagolino (foto archivio E. Cinelli)
Sempre dalla vetta, sguardo sul Giogo del Maniva (foto archivio E. Cinelli)

Numerosi stretti tornanti addolciscono di poco la discesa nel ripidissimo canalino del versante settentrionale, pietre smosse e rocce salde contribuiscono a rendere più tecnico e, specie per me e Luise, divertente l’incedere. Qualcuno scende velocemente, altri molto più guardinghi, ma alla fine tutti perveniamo ad una larga piazzola pianeggiante dove il sentiero abbandona il canale per spostarsi in diagonale verso ovest. Qui ci si ferma per pranzare.

Poco a poco il calore accumulato con il cammino lascia spazio al freddo e questo ci distoglie dalle chiacchiere post prandiali invitandoci a riprendere il cammino.

Si scende in un bel bosco misto, il cui fondo a tratti è tappezzato di funghi, tra questi spiccano alcune macchie di chiodini e una bella famiglia dell’allucinogena Amanita Mauscaria: rossa chiazzata di bianco, il classico fungo degli gnomi presente in tante fiabe per bambini.

Attraversata una zona di prati, dove fanno sfoggio di bellezza e colori alcune cascine addobbate di fiori, l’ultima pineta ci riporta a valle nei pressi del parcheggio che lestamente raggiungiamo.

Con il solito panino e birra si conclude l’ultima uscita di VivAlpe 2019 e con essa termina anche il programma escursionistico di Mondo Nudo, anzi avrebbe dovuto terminare perché, dando seguito al coro di richieste per un incontro con cui farci gli auguri di fine anno, mi sono decido a rendere operativa un’idea che già mi balenava per la mente: organizzare un’escursione poco prima di Natale.

#VivAlpe 2019, gustando antichi sapori


Castel Bertino, seconda vetta del Monte Guglielmo (archivio Emanuele CinellI)

Il Monte Guglielmo è di sicuro una delle montagne più frequentate delle Prealpi Bresciane, quasi tutti a Brescia la conoscono, anche perché dalla città è ben visibile, se ne individua persino la chiesetta monumento eretta sulla cime dal Castel Bertino. Ne consegue che i sentieri che lo risalgono sono alquanto battuti, non tutti però e così anche qui è possibile compiere delle escursioni in piena solitudine, gustandosi il piacere di camminare immersi in una natura rigogliosa e invadente, di ascoltare l’insolito rumore del silenzio, di odorare il dolce profumo dei ciclamini che popolano il bosco, d’imprimere nella mente i mille colori che inondano i pascoli, di potersi liberare dai vincoli che impongono la copertura del corpo, di sentire il sole e l’aria che liberamente inondano la pelle. La Valle della Lana è uno di questi percorsi ed è stata la traccia di questa nostra escursione.

Sabato sette settembre, di prima mattina in quattro ci ritroviamo al piccolo parcheggio di Inzino Gorga, la presenza dei mezzi di trasporto d’una fiera, che non sapevamo esserci, ci complica un poco il posizionamento delle nostre vetture. In ogni caso in perfetto orario ci mettiamo in cammino.

Superato velocemente il gelido tratto di strada asfaltata, eccoci all’inizio del sentiero, un poco di sole ci riscalda ma quasi subito si rientra nell’ombra degli alberi dove la presenza del torrente contribuisce a rallentare il riscaldamento dell’aria. Proseguiamo ammirando le varie cascatelle e le diverse pozze, poi il sentiero, con breve ma ripida balza scalinata, si alza sopra una profonda forra rocciosa, Con questo primo sforzo le nostre membra raggiungono la temperatura del confort e l’abbigliamento, ormai inutile, finisce stipato negli zaini.

Una delle cascatelle della Val d’Inzino (archivio Emanuele CinellI)

Eccoci al bivio per la Val della Lana: dal calmo cammino pressoché pianeggiante ci si trova improvvisamente catapultati in una ripida salita. Con la complicità del passo impostato da Stefan, qualcuno inizia a lamentare l’indurimento muscolare alle gambe, allora, con uno slancio corsaiolo, recupero la testa della fila e imposto un passo più tranquillo. Alcuni tratti pianeggianti, seppur brevi, consentono di recuperare fiato ed energia e riusciamo a proseguire senza l’esigenza di rilevanti soste.

Passando attraverso l’immancabile macchia di pungenti ortiche, oltrepassiamo i ruderi di Malga Lana e procediamo nel bel bosco costellato di varie specie di funghi. Con piacere ne indico il nome volgare e scientifico ai miei compagni, aggiungendovi annotazioni in merito alla qualità gastronomica, all’interesse alimentare e alla tossicità. La salita si è fatta meno ripida permettendoci di procedere abbastanza speditamente e, nonostante le diverse piante cadute che come forche caudine c’impongono una faticosa ginnastica, quasi senza accorgercene siamo alla strada che collega la Croce di Marone alla vicina malga Colonno Vecchio. Dieci minuti di sosta sono dovuti, vuoi per l’accogliente invito formulato dalla verdissima radura prativa contornata da rovi che ancora mettono a disposizione alcuni dei loro saporiti frutti, vuoi per rilassare le gambe prima d’immettersi sulla successiva salita che so essere nuovamente impegnativa.

Da Colonno Vecchio verso la Corna Tiragna (archivio Emanuele CinellI)

Ci alziamo all’interno di una splendida faggeta, la traccia, sempre ben visibile, sale quasi costantemente sulla linea della massima pendenza e così si guadagna velocemente quota: in poche decine di minuti, accolti dall’abbaiare di una decina di cani, siamo a Cascina Costarica, inaspettatamente ancora abitata dal pastore. Salutiamo cani e persone e riprendiamo il cammino immettendoci sul ripidissimo pascolo che si alza sotto le pareti rocciose della Corna Tirana. Seguendo le varie tracce di pascolo, con innumerevoli zig-zag guadagniamo quota raggiungendo il lungo diagonale che, senza particolari difficoltà tecniche, permette di raggiungere il crinale sovrastante le dette pareti rocciose. La stagione ha ormai spento la fioritura che in questo tratto e spesso notevole e straordinaria, ma possiamo comunque ammaliarci di un paesaggio altrettanto splendido, in particolare i miei compagni rimangono estasiati d’innanzi alla sorpresa che presenta l’arrivo sul crinale: l’improvvisa apparizione della grande distesa azzurra del lago d’Iseo che si distende ai piedi del verde cupo dei boschi, sopra i quali il verde dei pascoli si fa più chiaro a creare un fantastico quadro a mille tinte e mille contrasti.

Cascina Costarica e la salita che segue (archivio Emanuele CinellI)

Un forte vento freddo percorre il crinale, le basse nuvole scorrono velocemente coprendo e scoprendo qual che resta del nostro cammino verso la vetta. Tra giochi di luce aggiriamo i verdi rilievi sommitali, dopo una curva appare il monumento del Redentore, ancora pochi minuti e lo raggiungiamo. Le nuvole vogliono graziarci e, contrariamente a quanto spesso qui avviene a cavallo del mezzogiorni, si alzano a liberare completamente il panorama. Entriamo nel locale sotto la chiesetta per poterci rifocillare al riapro dal vento e dalla pioggia che, debole ma insistente, ha iniziato a scendere.

Panorama dalla vetta di Castel Bertino (archivio Emanuele CinellI)

Soddisfatte le esigenze dello stomaco e indossati gli indumenti da pioggia ci rimettiamo in cammino. Vorrei portarmi via quanto qualche maleducato ha lasciato sul tavolino presente nel detto locale: una bottiglia di plastica; un piatto, bicchiere e alcune posate sempre di plastica; vari resti di cibo. Purtroppo non ho con me e non è reperibile un sacchetto ove mettere tali rifiuti, per altro indosso la zaino da corsa, troppo piccolo per ospitarli. Sapendo che in zona sono presenti gli alpini per organizzare la grande manifestazione che qui ci sarà il giorno seguente, me ne vado un po’ meno dispiaciuto dal non poter effettuare le dovuta pulizia del locale (ci penseranno di certo loro), ma pur sempre amareggiato per il comportamento di certe persone.

Poco sotto la vetta la pioggia, come immaginavo, finisce e lascia man mano spazio al sole e al suo calore. Mantelle e giacche da pioggia ritornano negli zaini, purtroppo non accompagnate dai pantaloncini che, nonostante la temperatura rifattasi decisamente confortevole, per ora dobbiamo mantenere indossati data l’alta frequentazione del tratto che stiamo percorrendo. Un’oretta dopo, però, eccoci alla Croce di Marone e pochi minuti dopo infiliamo la Valle d’Inzino. Qui il percorso si fa nuovamente solitario e possiamo ridare libertà all’intera pelle, che immediatamente ci ringrazia.

La discesa per qualcuno s’è fatta critica: le gambe dure e dolenti gli provocano fitte ad ogni passo, specie quando si presentano, e si presentano spesso, saltini rocciosi o radichiosi da discendere. Con passo conseguentemente rallentato, discendiamo la valle, oltrepassiamo il tratto servito dalla cordina metallica, ammiriamo la cascata limitrofa a tale passaggio, apprezziamo il ritorno del rigoglioso e gaudente torrente, sorseggiamo l’acqua di una sorgente, liberiamo il sentiero da alcuni rami caduti, incrociamo due pescatori ed eccoci all’inizio della serie di guadi che preannunciano l’avvicinarsi alla fine del percorso, che raggiungiamo in una mezz’ora di cammino.

Videoclip dell’escursione (prodotto da Daniele)

#VivAlpe 2019 scoperta affascinante


Al centro la valle percorsa (fino alla seconda piana)

Chi ben mi conosce sa quanto anche nell’escursionismo mi piaccia andare oltre l’evidente, uscire dai percorsi tipici, allontanarmi dalla folla e avventurarmi dove gli unici rumori che si sentono sono i sibili del vento, il tremolare delle foglie, lo scorrere dei ruscelli, il verso di uccelli e altri animali. Ha anche imparato che ho fiuto per scoprire luoghi incantevoli e così mi segue volentieri nelle mie più o meno incerte perlustrazioni.

L’uscita di ieri, prima giornata di giugno, era, per l’appunto, un’esplorazione assai incerta, nelle mie intenzioni c’era l’andare alla ricerca di un sentiero che esiste soltanto nei miei occhi allenati alle più deboli tracce, un percorso che mi e ci potesse aprire le porte di una conca vista solo da molto lontano, un piccolo mistero che mi pareva poter donare perle meravigliose.

L’analisi foto-cartografica, però, mi teneva aperti molti dubbi, non certo per una mia uscita solitaria, ma sull’opportunità di portarci il gruppo di Mondo Nudo, così, all’ultimo momento, ho deciso di cambiare percorso e seguire un tracciato scoperto nell’elaborare questa uscita, inizialmente proposto come via di discesa, alla fine diventato percorso anche di salita.

Sapevo che si trattava di un percorso segnalato, non ne conoscevo però lo stato di conservazione, comunque avevo trovato in rete alcune relazioni di percorrenza anche relativamente recente e questo mi dava quel minimo di tranquillità necessario alla partenza e che dire, scelta felicissima che mi e ci ha donato un’escursione fantastica, in un ambiente meraviglioso.

Ritrovo alle otto e mezza presso il bar Bruffione; un blocco stradale e successivi intoppi mi fanno arrivare giusto a tale ora pronto a ricevere i rimproveri degli amici e invece… invece non vedo nessuno, a parte Daniela che è salita con me. Mentre mi guardo attorno una voce di bambina grida il mio nome, è Luise che esce dal bar a dirmi che i suoi genitori sono dentro. Bene, ma ne mancano ancora due, dove saranno? Prendo il cellulare per chiamarli e nel contempo mi arrivano due messaggi: sono gli amici che mi avvisano di essere bloccati a Campolaro a causa della strada chiusa e che, pertanto, non riescono ad arrivare. Ma che cacchio ci fanno da quella parte? Che ci fanno in Val Camonica visto che arrivano dal Veneto? Risolve l’inghippo la signora del bar: Google, nonostante le varie segnalazioni fatte dagli operatori del luogo, continua a segnalare la chiusura della strada del Caffaro poco sopra Val Dorizzo pertanto i navigatori fanno salire dalla Val Camonica via Crocedomini. Il problema è che se la strada del Caffaro è invece aperta, quella di Crocedomini è chiusa: misteri della tecnologia, ottimo aiuto ma ancora troppo inaffidabile per concedersi totalmente ad essa (e chi usa i navigatori dovrebbe ben tenerne conto, per altro nelle mie schede evento è sempre indicato il percorso stradale d’accesso al punto di partenza del cammino, usatelo!).

Salutiamo le gentilissime gestrici del bar e ci incamminiamo in direzione della nostra meta. Il sentiero si presenta ben tracciato e segnalato, l’inizio in dolce salita ci permette di scaldarci in previsione di tratti più duri. Invece si continua morbidamente, solo qualche albero caduto interrompe la regolarità della progressione. Tra le solite piacevoli chiacchiere, osservando la natura che ci circonda e godendo del primo sole che arriva a mitigare i sei gradi della partenza, arriviamo alla radura di Malga Malghetta dove ci accoglie una simpatica marmotta appostata su un grosso masso accosto alla piccola malga qui presente. Doverosa una sosta contemplativa e di alleggerimento vestiario.

Rieccoci in marcia, ora la salita si fa più ripida seppure mai opprimente, siamo entrati in una bellissima conifera con rado sottobosco e il pensiero corre immediatamente all’amica Paola che qui troverebbe il suo terreno di gioco e inizierebbe a gironzolare alla ricerca dei prelibatissimi frutti del bosco: i Boletus Edulis, volgarmente chiamati Porcini. A parte la ricerca dei funghi, anche a me la zona m’intriga parecchio e m’immagino i mille potenziali vagabondaggi che qui si possono fare, comunque, a passo ben cadenzato, procedo verso l’alto riempiendomi occhi e mente dell’imprevista affascinante sequenza d’immagini: qui devo assolutamente tornarci e portarci anche Maria (mia moglie).

La conca di Malga Retorti

Usciamo dal bosco e ci ritroviamo in un’ampia conca a pascolo (Malga Retorti) solcata nel mezzo da un gelatissimo torrente, sopra di noi una balza quasi interamente ricoperta di candida neve ci separa dalle cime che ci circondano. Dopo aver perso le tracce, recupero il giusto percorso ma questo s’inoltra nei pendii innevati, una neve marcia che non sorregge il peso e pertanto, nonostante siano solo da poco passate le undici, preferisco fermare qui la salita. Esploriamo l’intera conca in cui ci troviamo, poi ci appollaiamo su di un grosso masso per goderci il caldo sole che finalmente è tornato ad accompagnarci nelle nostre uscite, mangiare e attendere l’ora del rientro a valle. Come spesso accade in montagna, nel primissimo pomeriggio si addensano alcuni neri nuvoloni e si alza il vento, la temperature crolla di colpo ma il tutto non sollecita ad un’immediata ripartenza e continuiamo la nostra meritata pennichella.

Verso la sosta pranzo
Il punto della sosta pranzo

All’una ci rimettiamo in cammino, pochi passi e siamo fuori dalle folate del vento, poco dopo ritorna anche il sole pieno che ci accompagna beatamente fino alle auto, dove arriviamo nella gioia di una bella giornata di montagna passata in piacevole compagnia, profondamente immersi nella natura, al cospetto di vette innevate e guglie rocciose che, seppure in miniatura, richiamano quelle della Patagonia, in particolare ho ammirato un torrione squadrato e una liscia compattissima parete. Questa escursione la riproporrò sicuramente agli amici, merita d’essere conosciuta, ma non troppo: che resti una preziosa perla solitaria e misteriosa dove ci si possa tranquillamente abbandonare alla natura.

#VivAlpe 2019 tra verdi pascoli e ampi panorami


Oggi non sono dell’umore adatto per condurre un’escursione, ma non posso esimermi dall’impegno preso per cui…

Ancora una volta la pioggia ha caratterizzato la settimana precedente l’uscita, ancora una volta le mutevoli previsioni erano di difficile interpretazione, ancora una volta non ci siamo lasciati intimorire e confondere portando a termine anche questa ennesima camminata.

Sette le persone che si sono registrate, quattro quelle che hanno effettivamente partecipato: Emanuele, Gianlugi, Stefan e Paolo. Dopo i classici imbrogli del navigatore, ci siamo trovati puntuali al ritrovo e partiti in perfetto orario per il cammino, un cammino inizialmente in un paesaggio bucolico formato da verdi prati costellati di cascine, poi, superata una breve fascia boschiva, da immensi pascoli a tratti interrotti solo da qualche malga o da qualche sperone roccioso. La brulla giornata smorza i colori e pochi sono i fiori che hanno osato dispiegare al cielo i loro petali, possiamo comunque apprezzare, su tutto il percorso, l’esteso panorama composto dai lunghi crinali dai quali si elevano le diverse vette, man mano le evidenzio e le illustro ai miei compagni: Monte Ario, Monte Falcone, Monte Pezzeda, Corna Blacca, Corno Barzò, Dosso Alto, Passo del Maniva, Colombine, Dosso della Croce, Crestoso, Corni del Diavolo, Muffetto, Monte Campione, Colma di Marucolo, Monte Guglielmo.

Poche persone uguale maggiore velocità e così in sole due ore, contro le tre previste, siamo al sommo dell’anello e in totale di tre ore, invece che cinque, siamo di rientro alle auto dove, mentre ci rifocilliamo, godiamo del sole che ha deciso di farsi strada tra le nuvole e donarci una temperatura oltremodo confortevole.

A sabato!

#VivAlpe 2019 si parte camminando si finisce mangiando


Boschi verdissimi, immense distese di aglio orsino, salamandre in ogni dove, un torrente gioioso, un lungo comodo sentiero, qualche salita per interrompere la tranquillità del piano, grige lisce rocce e rossa terra bagnata a rendere delicata l’ultima discesa, un braciere scoppiettante, tavoli di bianco coperti, salumi e caldo gnocco fritto, immense costine dall’antico sapore, morbido pollo, un delicatissimo vino, assaggi di dolci, gruppo di persone, chiacchiere affabili, discorsi più seri, risate e saluti, ecco gli attori del quinto evento, un evento che da semplice escursione si è poi esteso a più complessa Festa di Primavera.

Ore nove e cinquanta di sabato 18 maggio, come da programma ci ritroviamo nel parcheggio dell’agriturismo Dragoncello, gentilmente messoci a disposizione dai gestori e dai proprietari della struttura, d’altronde al nostro ritorno presso la stessa ci fermeremo per una merenda e per la cena. Puntualissimi gli amici sono arrivati, ne mancano solo alcuni che, spaventati da una lettura superficiale delle previsioni meteo o dall’utilizzo di canali meteo poco affidabili, nonostante le mie indicazioni e rassicurazioni (per inciso, le “mie” previsioni meteo si sono poi rilevate esatte quasi al minuto) nella notte hanno preferito rinunciare.

Ore dieci e quindici, ci mettiamo in cammino con qualche minuto di ritardo dovuto all’attesa di un amico di cui mancano notizie: poi riusciremo a metterci in contatto e sapere che verrà comunque per cena. Ecco, bravo, una persona responsabile: se per un’escursione le disdette dell’ultimo minuto non danno problemi, per le cene il discorso è completamente diverso, c’è di mezzo una prenotazione, ci sono di mezzo persone estranee al gruppo, persone che hanno ormai messo in conto un certo numero di presenze e sulla base di tale numero si sono organizzate anche a livello di acquisti di cibo deperibile, cibo che poi, anche in ragione di precise leggi, una volta cotto o lo mangi o lo butti, correttezza vorrebbe che ci si attivi in tutti i modi per non mancare all’impegno preso, quello della presenza, specie quando la giustificazione dell’assenza è il brutto tempo, cavolo, mica si mangia all’aperto! Per inciso, da parte mia ho sempre ragionato e mi sono sempre comportato in funzione della regola “una volta data parola, foss’anche un anno prima dell’evento, solo la mia morte può giustificare la mia assenza”.

Torniamo al racconto.

Il percorso programmato

Dicevo, ore dieci è quindici, ci mettiamo in cammino. Il sentiero inizia proprio fuori dal cancello dell’agriturismo, i primi metri sono nell’alveo di un secco torrente, poi se ne esce e inizia una lieve ma costante salita che, infilandosi tra barriere di rovi a tunnel, percorre la stretta Val Salena tenendosi poco più in alto del torrente di fondo, ora non più in secca, in destra orografica. Dieci minuti dopo con un guado, reso lievemente complesso dall’acqua che le continue e intense piogge degli ultimi dieci giorni hanno reso relativamente alta, ci si porta in sinistra orografica dove lo stretto sentiero riprende a salire tenendosi molto accosto al torrente. Un susseguirsi di sonore cascatelle accompagna il nostro incedere, qualcuno, nonostante la giornata uggiosa, si è denudato, la maggior parte di noi, comunque, preferisce restare più o meno coperta visto che una certa brezza ogni tanto percorre lo stretto solco vallivo.

Un passo dopo l’altro, accompagnati dal canto della natura, accomunati da considerazioni e discorsi sulla bellezza della montagna e sulla qualità del viverla a nudo, guadagniamo quota e perveniamo alla sorgente detta “Casì del Lat”, presumibilmente qui antichi pastori ci mettevano i contenitori del latte onde evitare che questo si alterasse. Alcuni minuti di sosta per ammirare l’ingegnosa opera e poi di nuovo in cammino. L’ultimo strappo ci conduce alla sella di San Vito dove sorge una piccola chiesetta. Non piove eppure la zona appare stranamente deserta, chi è nudo permane nudo e non lo invito a rivestirsi dato che dobbiamo percorrere pochissimi metri prima di abbandonare la sterrata e reimmetterci nel bosco su sentiero di bassa frequentazione. Si sentono delle voci, sopra di noi nascosti da una cascina alcuni escursionisti stanno arrivando, ma li vedo andare in direzione opposta quindi segnalo agli amici nudi di venire avanti tranquillamente.

Senter del Negondol, così si chiama il sentiero che ora stiamo percorrendo, nome preso da una profonda (trentacinque metri per la precisione) dolina che poco dopo possiamo osservare: stretta e buia da più l’impressione di un pozzo e ne presenta li stessi caratteri di pericolosità, infatti è circondata da una recinzione ed è classificata nel registro buchi e grotte della Lombardia (54LO). Procediamo in piano, usciamo dallo svaso della Val Salena per iniziare il lungo traverso a mezza costa sulle pendici settentrionali del Monte Faldenno. Tra una reiterante presenza di ampie odorose distese di aglio orsino e scorci sulla qui larga valle del Garza con l’esteso paese di Nave, arriviamo al punto previsto per il pranzo, ma siamo stati più veloci del programmato per cui si decide di procedere ancora.

Un tratto all’interno di un oscuro bosco presenta divertenti (specie quando di qui ci passo correndo) su e giù per aggirare piante crollate a terra e per attraversare stretti solchi pluviali, una breve discesa, una stradina sterrata quasi completamente recuperata dal tappeto vegetativo, eccoci alla strada di Muratello, una degli unici due accessi stradali alla montagna dei bresciani: la Maddalena. Incrociando ciclisti e cicliste (una di queste ci saluta con un filo di voce: è distrutta; i ciclisti conoscono bene questa salita, amata e odiata persino dalle star del Giro d’Italia) che la stanno risalendo, ne discendiamo un breve tratto per poi abbandonarla e portarci sul crinale verso il Colle di San Giuseppe. Nel frattempo gli amici mi hanno richiesto di evitare il lungo tratto di asfalto che l’idea originale prevedeva e così ho, seduta stante, rielaborato l’odierno percorso con un anello a cui ancora non avevo pensato: invece di traversare e scendere versa Sarezzo, imbocchiamo il sentiero che porta in Val Fredda e subito, approfittando di un volto vegetale che ci promette valido riparo alla pioggia che ha iniziato a cadere, facciamo la sosta per il pranzo.

Di nuovo in marcia lungo un sentiero solitamente molto battuto sia a piedi che in bicicletta, oggi incontriamo solo due persone. Taglio un largo giro fruendo di un bel antico sentiero oggi purtroppo (nulla contro i ciclisti di fuori strada montano, ma dovrebbero evitare di impedire a chi cammina la fruizione di sentieri creati per il cammino e dagli escursionisti per lungo tempo custoditi e manutenuti, quantomeno preoccuparsi di pulire loro un tracciato parallelo poco discosto da quello originale) utilizzato come pista di down-hill. Mi avanzo un centinaio di metri rispetto agli amici: se qualche ciclista scende dovrà frenare per me e sarà quindi meno pericoloso per chi mi segue, io posso fruire di un maggiore allenamento e garantirmi una veloce fuga anche nei tratti più ripidi e complicati.

Ripreso il sentiero “riservato” (tra virgolette perché ormai anche qui sui monti non esiste più nulla di riservato e i ciclisti li si trovano ovunque, anche su percorsi dove riterresti impossibile incontrarli, vedi il caso delle Bocchette Centrali di Brenta, un esposto e complicato sentiero… attrezzato) agli escursionisti ricompatto il gruppo e procedo con passo più dolce. Qualcuno inizia ad accusare un poco di fatica ma manca poco alla fine di questa salita. Riprendiamo a camminare in piano, anche se in montagna parlare di piano è sempre affermazione da prendere con le pinze, e ritorniamo sulla strada di Muratello qualche tornante sopra il punto precedentemente percorso in discesa. In salita seguiamo il nastro di grigio asfalto per poi prendere una sterrata che, alternando tratti piani a brevi stappi di salita, ci porta all’affascinante Cascina Zani. Un tavolo in legno induce i mie compagni a forzare una lunga sosta, sul viso di qualcuno i segni di stanchezza si sono fatti più evidenti: dai, dai, ormai siamo prossimi all’arrivo.

Ore quindici circa, rieccoci al Colle di San Vito, riprendo il sentiero fatto in salita ma invece di seguire il fondo valle procedo lungo il tracciato attuale del Sentiero 3V “Silvano Cinelli”. Questo percorso è un poco più lungo dell’altro ma, nelle attuali condizioni del fondo che vedono parecchio fango e viscide rocce bagnate, leggermente meno insidioso. Eccoci alla località Faldenno, ancora pochi metri, solo in apparenza tranquilli e per questo invoco i compagni a evitare sculate, certo qui meno pericolose (le rocce sono ampie e perfettamente lisce) ma pur sempre dolorose, ed eccoci al fondo valle, su ruvido asfalto, fuori da ogni insidia.

Il percorso realmente effettuato

Ore sedici e trenta passate, siamo al parcheggio, ci cambiamo e andiamo ad affrontare l’altra “impresa” della giornata: la merenda. Le gentilissime ragazze dell’agriturismo ci imbandiscono un tavolo, a nostra richiesta esterno, posto sotto un ambio gazebo, con vista sul prato e il vigneto che circondano la struttura. Poco discosto un braciere scoppietta dinnanzi alla casetta dentro la quale esperti fuochisti stanno preparando ciò che serve alla creazione di una magica grigliata. Arrivano le mogli, mia e di Angelo, ormai manca poco all’orario di cena, ancora qualche chiacchiera ed è ora di accomodarsi alla sala interna, una sala bella ed elegante che può accogliere fino a sessanta persone e che, sebbene demotivato dalla scarsa disponibilità al sostegno della causa nudista in più occasioni dimostrata dagli amici nudisti (molti lamentano l’assenza di opportunità per stare nudi, pochi si mettono in gioco affinché tali opportunità possano formarsi e crescere: non sono di certo le istituzioni a doverlo fare, non sono di certo gli operatori turistici e della ristorazione a doverle creare, non sono certo coloro ai quali di stare nudi proprio non importa a doverci pensare, siamo noi, noi tutti, noi che abbiamo riscoperto la semplicità e naturalità del nudo, noi che ormai soffriamo a dover stare vestiti, siamo questi noi a doverci impegnare, a dover operare, a dover dimostrare che la società può condividere il nudo e convivere con chi sta nudo negli stessi identici spazi), sarebbe mia intenzione poter sfruttare adeguatamente per altri eventi.

Ore diciassette e quarantacinque, anche gli ultimi due amici prenotati per il pranzo sono arrivati, possiamo dare il via alle… mascelle. L’antipasto comincia con una per tutti innovativa portata: mozzarella di bufala con saporitissima pallina di gelato alla menta e un pomodorino secco. Slurp, iniziamo bene! Seguono i classici salumi accompagnati da una ricchissima dotazione di caldo gnocco fritto, più piccolo dei soliti ma assai più delicato e leggero: non lascia il classico unto sulle dita. Le energie consumante nell’escursione fanno svanire velocemente il cibo, almeno su un lato del tavolo, eccoci così al risotto con asparagi e il prestigioso formaggio Bagoss. Purtroppo ci viene a nostra insaputa imposta una variante: incuriosisti da un risotto alla liquirizia, ma nel contempo preoccupati che non a tutti potesse risultare gradito, avevamo chiesto di preparare un risotto doppio e invece ne arriva uno solo, la cui abbondante quantità, invero, mi faceva preventivare che sarebbe stato il solo. Va beh, poco male, quello alla liquirizia lo assaggeremo in altra occasione, un motivo in più per tornare in questo locale. Ora arriva il pezzo forte e fa il suo ingresso in modo decisamente regale: le ragazze che servono sfilano con ampi piatti di portata sui quali troneggiano delle costine, ma non sono normali costine, sono… enormi, sono costine dalla dimensione sconvolgente. Pancia mia fatti capanna!

Il mio stomaco non è più abituato ai lauti pranzi, anzi, da tre anni, anche a seguito delle mie esigenze sportive, mi alimento in modo assai contenuto, a fatica riesco a chiudere l’obiettivo impostomi: una costina, una coscia di pollo e una salamina. Non sono l’unico a battere ritirata, alla fine nel piatto di portata restano diversi pezzi di questa prestigiosa grigliata (mai mangiata, fuori casa, una grigliata cotta così alla perfezione), ovviamente, appurato che verrebbero buttati tra i rifiuti (in alcuni parti d’Italia sono già state prese iniziative per permettere ai ristoranti la redistribuzione del cibo avanzato verso istituti sociali, c’è da sperare che questo diventi quanto prima legge nazionale, anche se… possibile che in Italia ci sia bisogno di promulgare leggi per ogni minima cosa, persino per quelli che dovrebbero essere comportamenti abituali e naturali, quali, per l’appunto, la redistribuzione del cibo e il nudo sociale?) ce li facciano mettere in due vassoietti per portarceli a casa.

Ore ventidue e qualche minuto, saluti e abbracci, promesse di rincontrarci quanto prima e poi il sempre triste seppur inevitabile momento dell’abbandono: ognuno riprende la strada del suo domicilio. Ciao a tutti, grazie a coloro che hanno partecipato dando così il loro prezioso contributo alla causa del nudo, sia in visione escursionistica, sia in quella ludico sociale. Un ringraziamento molto particolare lo devo dedicare ad Angelo che mi ha sostituito nei contatti con la struttura in merito a merende e cena, come organizzatore di eventi deve ancora affinare qualche aspetto ma è stato bravo, purtroppo alla fine ho percepito la sua delusione: io, rispetto agli eventi di questo tipo, ci ho messo cinque anni a demotivarmi, lui un mese, e lo comprendo. Infatti questa volta, contrariamente al mio solito, data la particolarità e l’importanza dell’evento, pur comprendendo le motivazioni che alcuni, forse molti ma non tutti, potrebbero avere avuto, pur essendo cosciente che generalizzando rischio di offendere chi in realtà era giustificabile (vedi Daniele che pur presente all’escursione non poteva essere alla cena, ma è stata presente alla merenda) ma confido nella loro comprensione e clemenza, ecco stavolta, contrariamente al mio solito come dicevo, non ringrazio gli assenti, in particolare quelli che con la loro assenza ci hanno messo in difficoltà dinnanzi alla gestione dell’agriturismo: tutti insieme ci hanno impedito di coltivare con efficienza una disponibilità preziosa e difficile da trovare, tutti insieme hanno seppur involontariamente sostenuto la causa del disimpegno verso quell’obbligo sociale che ognuno dovrebbe sentire e fare proprio, cioè difendere e diffondere la rinormalizzaizone del nudo. Vedetela come volete, ma è così che stanno le cose e stavolta il sassolino dalla scarpa dovevo necessariamente levarmelo: se c’è libertà di pensiero e di opinione questa c’è in ogni direzione, anche in quella di manifestare delusione e disincanto!

#nudiènormale #nudièmeglio #nudièsano #nudièecologico #nudièeducativo sono gli hashtag che ho inventato (alcuni dei quali presto rubati ma “purtroppo” ritradotti in inglese), usateli anche voi. Grazie!

P.S.

Il gruppo escursionistico era composto da sei persone (su dieci che si erano iscritte): Emanuele, Angelo, Gianluigi, Roberto (arrivato dal varesotto), Stefan (sceso fino a noi da Bolzano) e Daniela.

Il gruppo dei merendai era composto da quattro persone (contro le nove prenotate): Emanuele, Gianluigi, Roberto e Stefan. Angelo s’è dovuto eclissare per andare e prendere la moglie.

Il gruppo dei cenaioli era composto di otto persone (contro le undici prenotate): Emanuele, Maria, Angelo, Daniela (non quella dell’escursione), Denis, Roberto, Stefan e Amedeo.

#VivAlpe 2019, quarta uscita tra sole e pioggia


Soffi di vento ci sferzano il corpo mentre ci avviamo sull’odierno cammino, tanto forti da rendere difficile l’incedere, tanto gelidi da penetrare gli indumenti e provocare intensi brividi, tanto persistenti da far rimpiangere il letto da poco abbandonato. Eppure proseguiamo, ben presto usciremo dall’incavo della valle e prenderemo a salirne un versante trovandoci così fuori dal centro del flusso ventoso, poco dopo entreremo in un bosco dove le fitte fronde ci faranno da barriera.

Un muflone, totalmente indifferente al vento, ci osserva con strana attenzione, attorno a lui decine di daini pascolano serenamente, due maschi dai palchi imponenti vigilano sulla mandria. I prati della Mitria, antica chiesa, morbidamente accolgono i nostri passi e ci accompagnano al bosco. Inizia la salita, una lunga salita costante e ripida, opportuno affrontarla con passo tranquillo e leggero.

Calice rosaceo appare tra il verde del fogliame, gialli fili di sole ne costellano il centro innalzandosi verso l’azzurro del cielo, più lontano ne appaiono altri due, radiose peonie che ammaliano lo sguardo e colorano la mente. Piccole macchie dorate e altre violacee di poco sovrastano gli alti fili d’erba, tavolozza d’un silente pittore.

Nello sforzo della salita i nostri corpi si sono scaldati e chiedono refrigerio, svaniscono le vesti e subito s’intona un percettibile inno di ringraziamento. Nudi nella nuda natura riprendiamo a salire, sotto di noi il rumore della valle si è fatto leggero, sopra di noi s’intravvede il passaggio netto tra l’ombra del monte e il chiaro del sole. Pochi metri ancora e un debole ma piacevole calore ci avvolge.

Vecchia strada sterrata rende il cammino più agevole e ci permette di prendere il fiato necessario all’ultima salita. Lindo capanno da caccia e lo sguardo s’allunga un attimo verso i monti del versante opposto sui quali posso individuare i vari sentieri che ho percorso. Sant’Onofrio, Monte Porno, Monte Conche, Monte Palosso, tanti ricordi, tanto divertimento, tanti fiori, tanta natura. Di nuovo nel bosco, di nuovo sentiero, di nuovo secca salita, di nuovo fiato pesante e gambe dure.

All’improvviso il pendio s’interrompe, siamo alla panoramica cima del Monte Dragoncello, punto sommitale del percorso odierno. Un bel praticello invita alla sosta, alti cespugli proteggono dalle fredde folate d’aria, rade nuvole lasciano spazio ai raggi del sole, gradevole calore ricopre la pelle, si decide per una lunga sosta. Pranziamo lasciandoci cullare dal silenzio del monte, arrivano tre ragazzi, cordiali saluti, loro riprendono a ritroso il cammino, noi riprendiamo il bagno di sole. Pochi minuti e notiamo grosse nuvole temporalesche che stanno addensandosi a nord della nostra posizione, meglio rivestirsi e iniziare la lunga discesa.

Ritroviamo i tre ragazzi che si sono fermati su un dosso erboso per mangiare, avremmo voluto fermarci a chiacchierare ma le nuvole sono ormai prossime e sempre più nere per cui proseguiamo. Pochi minuti ed ecco che piccole gocce iniziano a cadere, indumenti da pioggia escono dagli zaini, giusto in tempo: la pioggia si fa insistente e l’accompagna una soffice bianca grandine. Il bosco protegge la nostra discesa mentre tuoni, lampi e fulmini vengono a farci compagnia. Usciamo dal bosco, Angelo è ancora in pantaloncini corti così approfittiamo di un capanno con ampia tettoia per una sua più comoda vestizione e per attendere il passaggio di una nuova scarica di grandine.

Cascina di San Vito

Ben protetti negli indumenti da pioggia possiamo procedere con quella calma e quella attenzione che fango e viscide rocce richiedono. Un lungo traverso ci conduce all’ampia sella del Colle di San Vito, dalla quale senza sosta imbocchiamo il sentiero che discende la splendida Val Salena e ci porta a Nave. Sostiamo all’agriturismo Dragoncello dove invero erano convinti che, visto il tempo, non saremmo arrivati, invece eccoci qui per una buona merenda a base di salumi e gnocco fritto (anche se loro pensavano ci saremmo fermati per un più sostanzioso pranzo ed avevano tenuto a disposizione per noi un rosso braciere e relativo fuochista; boh, noi s’era con loro parlato solo di merenda!), anteprima di quello che sarà la cena del 18 maggio, nostro prossimo evento che da semplice escursione si è evoluto in una più complessa festa di primavera, confidando e sperando nel supporto dei nostri amici al fine di poter arrivare ad essere quantomeno una decina di persone e poter fare buona impressione sulla gestione di tale struttura.

Grazie Angelo per la splendida giornata e la tua sempre piacevole compagnia.

VivAlpe 2019, tre per tre in ravanage


Sabato 13 aprile 2019, nemmeno il maltempo può fermare le uscite di VivAlpe 2019: proprio all’ultimo momento, quando ormai stavo già meditando di cambiare meta ed effettuare una 25 km di allenamento, ecco che mi arriva una mail da una recentissima iscritta nella lista degli Amici di Mondo Nudo che vorrebbe partecipare, insieme al suo compagni, alla prevista escursione: in men che non si dica le confermo la cosa e ci accordiamo sul punto di ritrovo… si ritorna ai propositi prefissati.

Eccoci al parcheggio di Forno d’Ono, io, Daniela e Vincenzo, ben coperti e ben motivati ci incamminiamo sotto una leggera pioggerella in direzione della nostra lontana e invisibile meta: la variante alta del 3V, nel tratto che transita sotto le rocce sommitali della Corna Blacca. Nonostante la presenza di rovi che ostacolano il passaggio, grazie anche alla mia cesoia da giardinaggio (abitudine che dovrebbero avere tutti gli escursionisti: la manutenzione dei sentieri è compito ingrato al quale tutti devono sentirsi coinvolti, troppo comodo dare sempre tutto per scontato, ivi compreso che i sentieri siano sempre belli puliti), superiamo agevolmente il primo salto della valle, con pochissimi metri di respiro segue il secondo ora fuori dal bosco ma in un ripido canalone a tratti facilmente percorribile, grazie alla pietre di media dimensione, a tratti meno trattandosi di più fine e instabile graniglia.

Eccoci alla base del terzo salto della valle, qui il canalone si fa ancor più ripido e instabile, salire diviene assai più faticoso ma saliamo, sbuffando e ansimando saliamo costantemente. Sopra di noi si erge il fantastico e immenso versante meridionale della Corna Blacca, purtroppo oggi completamente nascosto alla nostra vista dalle basse nuvole. Finalmente il sentiero esce dal canalone per infilarsi in un bel bosco di faggi e in breve siamo alla Cascina del Pian dei Canali, luogo ameno che invita alla sosta e alla meditazione, infatti qui incontriamo un solitario escursionista che ci racconta essere appunto qui salito per dare sostanza all’anima.

Dopo un breve riposo riprendiamo il cammino verso l’alto, breve tratto di salita e poi un ben celato traverso, in leggera discesa, ci riporta sul fondo del canalone precedentemente abbandonato. Qui la pendenza è decisamente minore del tratto basso e la vegetazione abbondate (in prevalenza mughi) consolida il terreno permettendoci una progressione veloce e agevole. Non c’è molto tempo per rilassarsi, presto si riprende a salire e ora inizia il tratto a me ancora sconosciuto. All’inizio traccia e segnaletica sono abbastanza evidenti e non ho dubbi sulla strada da seguire. Sorpresa, un leggero nevischio ghiacciato appare a piccole macchie tra l’erba, non è ancora preoccupante e, a naso, il dislivello che ancora dobbiamo coprire non dovrebbe essere tale da portarci in neve alta. Le classiche ultime parole famose: poco a poco mentre saliamo la neve si fa più presente e la salita diviene più perigliosa, si scivola parecchio sul fondo di erba infradiciata e la segnaletica si è fatta molto rada. Con qualche titubanza, visto che i miei compagni sono ancora in forze e non palesano cedimento, procedo ancora verso l’alto, ma la neve ora arriva a coprire per intero il pendio, difficile individuare traccia e segnaletica, solo procedendo a zig zag riesco ogni tanto a trovare qualche segno tranquillizzante.

Alzo lo sguardo e nel fitto delle nuvole intravvedo delle pareti rocciose: “vuoi vedere che siamo arrivati al 3V?” Un ripido e scivolosissimo pendio mi separa dalla loro base, faccio fermare i compagni, mi alzo velocemente in direzione delle pareti ma… niente, solo una vaga sensazione di sentiero con qualche strano segno verde. Provo a seguirlo e mi ritrovo all’interno di un canalino, si sale agevolmente ma alla sua fine ancora del 3V non trovo traccia, alla mia destra vedo un ripido canale che non conosco, mentre a sinistra si esce su un pendio completamente ricoperto di neve e vari scarichi di piccole slavine. Niente da fare, siamo al capolinea, già da solo avrei forti dubbi sull’opportunità di procedere, figuriamo avendo al seguito altre persone. Velocemente ritorno dai mie compagni di viaggio e li avviso che dobbiamo rientrare per la via di salita.

Il primo tratto di discesa si svolge su di un terreno erboso privo di zolle e, pertanto, ci vede esprimerci in qualche lungo scivolone, non ci sono particolari pericoli, comunque preferisco tenere sotto controllo la situazione ponendomi a valle dei mie compagni e facendo da freno a Vincenzo che sta faticando parecchio a stare in piedi. Con calma perveniamo alla base di questo malo tratto, ora il terreno si fa più lavorato e possiamo scendere con minore tensione. Il mio occhio allenato ritrova facilmente le deboli tracce che abbiamo lasciato in salita e in poco tempo siamo all’erba pulita. Nel frattempo si è messo a piovere con una certa insistenza, ma non ci badiamo più di tanto: senza sosta proseguiamo fino a ritornare alla Cascina del Pian dei Canali. L’altro escursionista è già ripartito, ci accomodiamo,, ci cambiamo le maglie bagnate, indossiamo una giacca asciutta e mangiamo qualcosa fruendo delle comode panche. Per corroborarci un attimo e prepararci al rientro a valle, con debita moderazione, giusto solo un sorsetto, approfittiamo della ricca dotazione di alcolici.

Ripartenza. Per alleggerire la discesa non scendo dal canalone di ghiaia ma seguo un bel sentiero che, seppur allungando il percorso, agevolmente ci porta ala strada sterrata che unisce Ono Degno al Passo di Pezzeda Mattina. La seguiamo fino a prendere l’altra sterrata che porta in località Cogne, dove un bel sentierino ci porta al fondo valle. Attraversiamo il torrente su un ponte estremamente scivoloso e Vincenzo si esibisce il un bel scivolone con sonora chiappetttata che gli rintrona nella budella: gli ci vuole qualche minuto per rimettersi in piedi. Ancora giù per il sentiero che costeggia il torrente per sfociare dopo poco nella rovinatissima sterrata che porta alla Cascata dell’Acqua Bianca. Sosta fotografica e poi via per rientrare agevolmente e senza ulteriori esercizi ginnici alla macchina.

Che dire, nonostante tutto, nonostante la pioggia, nonostante la neve, nonostante il freddo, nonostante il non aver potuto completare l’anello previsto, nonostante il ravanage, ecco nonostante tutto questo e altro è stata una magnifica giornata, ho conosciuto due nuovi simpaticissimi amici, lei ha dimostrato d’essere veramente a suo agio in montagna, ambedue sono ben allenati e si è salito e disceso abbastanza velocemente: mi sono proprio divertito.

Grazie Daniela, grazie Vincenzo, la vostra compagnia è stata veramente piacevole, spero di rivedervi quanto prima.

Analogamente spero di vedere presto altri nuovi amici di Mondo Nudo, altri nuovi appassionati di escursionismo, altre nuove persone interessate al camminare in nudità, altre nuove persone che vogliano perseguire l’inclusione con la montagna, unico modalità per poterne realmente apprezzare tutte le qualità e riceverne tutti i benefici.

Guarda le prossime interessanti uscite di VivAlpe 2019.

18 maggio c’è un’occasione tre in uno: escursione, merenda e cena.

A presto!

#VivAlpe 2019… eeee due!


Versante est della Val Bertone (Caino – BS)

Ancora una bella giornata di sole, stavolta con temperature decisamente più confortevoli anche se un venticello freddo a tratti si faceva sentire, per la seconda uscita del programma VivAlpe 2019.

Dopo una stagione di stanca e un avvio che sembrava presagire un nuovo anno di scarsa partecipazione, il gruppo torna a farsi abbastanza corposo con nove persone al ritrovo: Emanuele, Angelo, Attilio, Paola, Marco, Francesca, Luise, Stefan e il nuovo amico Gianluca.

L’inverno secco ci ha spianato il terreno facendoci trovare una vegetazione molto scarsa così anche i tratti più abbandonati del percorso non ci hanno creato problemi nel passaggio e, tra una chiacchiera e l’altra, osservando i variopinti fiori che ornavano il sentiero, velocemente abbiamo raggiunto prima il lungo piano traverso a tre quarti di montagna, poi il luogo previsto per la sosta pranzo: un terrazzino erboso riparato dal vento e baciato dal sole.

Dopo i consueti scatti artistici dell’amico Attilio, fotografo professionista con particolare vocazione per le foto di nudo, per i quali come sempre ci siamo prestati da modelli, riprendiamo il cammino per scendere tranquillamente, fra mille chiacchiere, al parcheggio delle auto, poco prima del quale dobbiamo purtroppo necessariamente rivestirci, e non per la temperatura che resta assolutamente confortevole, ma per essere ormai sula frequentatissima strada asfaltata della Coste di Sant’Eusebio: arriveremo mai ad una logica e opportuna rinormalizzazione del nudo?.

Grazie a tutti i partecipanti che, con la loro entusiastica presenza, hanno permesso l’ottima riuscita di questa seconda uscita.

Ci si rivede il 13 aprile per la straordinaria escursione su di un versante poco noto e pochissimo frequentato della mitica Corna Blacca (vedi programma).

#VivAlpe 2019: partiti!



Caino, Val Bertone, salita ad anello al Monte Civelle.

Accompagnati da una bella giornata di sole, che ha presto attenuato i morsi del freddo mattino concedendoci anche la possibilità di ridare libertà ai corpi ottenebrati dall’inevitabile lungo invernale cilicio delle vesti, abbiamo dato l’avvio ufficiale al nostro programma di escursioni con questa esplorazione. Si esplorazione perchè la novità di quest’anno è l’inserimento di alcune uscite per il reperimento di nuovi itinerari sfruttando sentieri ormai abbandonati o mai utilizzati dall’escursionismo di massa, purtroppo ad oggi quasi (perchè invero qualche comunità e qualche amministrazione comunale più sagge e corrette le abbiamo anche trovate) unica possibilità che abbiamo per poterci mettere a nudo senza patemi.

Contrariamente ai miei timori, dovuti alla vetusta età della relazione che mi ha dato notizia dell’esistenza di questo itinerario, il tracciato si è rilevato pulito e facilmente individuabile. Breve ma simpatico, con un bel tratto panoramico e un paio di ottimi punti per fermarsi a godersi il sole, mangiare e riprendere il fiato prima di ritornare a valle, si è immediatamente guadagnato il certo inserimento nel programma 2020. Peccato solo il relativamente lungo (un terzo dell’intero percorso) tratto sulla frequentatissima strada sterrata di fondo valle dove si è per ora costretti a stare vestiti (un paio di volte mi è capitato di essere guardato male per il solo fatto che fossi a torso nudo, con i soliti commenti del cavolo).

Soddisfatto dell’esito positivo dell’esplorazione, appagato dalla piacevole compagnia dell’immancabile Angelo, confidando in una prossima più intensa partecipazione, speranzoso per una prossima evoluzione sociale che rinormalizzi la nudità, saluto e resto in attesa della prossima uscita (16 marzo sempre in Val Bertone) quando andremo a verificare la condizione di percorribilità di un sentiero che permette di raggiungere un bel sentiero che già conosco e che ho già fatto più volte evitando la frequentatissima strada di fondo valle, consentendo il cammino naturale per quasi la totalità del tempo.

Alla prossima!

#VivAlpe 2019: Il programma


L’elenco che segue riporta solo le informazioni principali, le altre informazioni le troverete nelle schede che andrò a pubblicare quanto prima possibile nella pagina eventi del blog.

Visto che quest’anno posso mettere in calendario poche uscite ho pensato di condividere con voi anche alcune delle uscite che, al fine di trovare nuovi itinerari da proporvi, dovrò fare per pulire dei sentieri, per verificare lo stato di itinerari che ho già percorso tempo addietro o per esplorare percorsi che ancora non conosco, alcuni dei quali non sono nemmeno riportati sulle carte o sono indicati come tracce. Per questi percorsi, identificati nell’elenco dall’asterisco in prefisso al titolo, posso dare solo indicazioni approssimative dei tempi di percorrenza (dipendono dallo stato di conservazione e dalla maggiore o minore facilità di individuazione; potrebbe anche succedere che non si riesca a percorrerli per intero) e non ci saranno schede descrittive in area pubblica (pagina eventi del blog), per partecipare presentatevi direttamente al punto di raccolta indicato (se al momento manca, verrà inserito qualche settimana prima dell’evento), consiglio, però, di contattatarmi direttamente per e-mail, un paio di settimane prima della loro prevista effettuazione, per verificarne l’effettuazione (potrei dover lavorare il sabato) e prendere accordi, per avere il mio contatto e-mail registratevi tra gli Amici di Mondo Nudo (vedi apposita scheda).

Per segnalare la partecipazione alle uscite per non sarà più necessario compilare l’apposito form ma basterà avvisarmi telefonicamente o inviarmi un sms oppure inviarmi un messaggio in e-mail o WhatsApp, ricordandosi di segnalarmi il luogo di ritrovo qualora la scheda descrittiva ne riportasse più di uno. Chi non avesse i miei contatti si deve registrare negli Amici di Mondo Nudo (vedi apposita scheda) e riceve l’indirizzo e-mail del blog, nel contesto della prima partecipazione ad un uscita si ottengono anche gli altri.

Per dare seguito a richieste che mi sono pervenute, sperando non succeda come in passato che poi mi sono ritrovato da solo, alcune uscite, in particolare quelle lavorative, sono al sabato.

*16 Febbraio (sabato) – Anello nord di Gabbie, Val Bertone (Caino – BS)

Vecchio sentiero relazionato su un quotidiano locale ma che, nei miei vari passaggi in zona, non ho mai notato. Potrebbe essere molto interessante. Direi un massimo di 4 ore per l’anello completo.

Si parte dal parcheggio della val Bertone e se ne risale la metà inferiore seguendo per intero la strada sterrata. In destra orografica dovrebbe iniziare questo sentiero che risale il versante settentrionale del monte Paradiso. Giunti sul crinale spartiacque in coincidenza con casa Pasotti, si rientra a valle per il sentiero di Palone Pianura, seguendone la variante terminale di Castel Berti.

Ritrovo ore 09:00 al parcheggio della Val Bertone.

*16 Marzo (sabato) – Anello largo Val Bertone est

Itinerario molto corto (3 ore al massimo) e poco faticoso. Percorre sentieri di caccia che appaiono in disuso (li ho fatti almeno una quindicina di volte e non ci ho mai incontrato nessuno); ambiente interessante per le belle conifere che si attraversano e l’incontro quasi sicuro con le coturnici; molte possibili varianti, per l’occasione l’intenzione è quella di pulire una di queste che permette di mettersi a nudo quasi subito. Una volta a nudo ci si può restare fino a pochi metri dall’auto.

Ritrovo ore 09:30 al parcheggio della Val Bertone.

*13 Aprile (sabato) – Cascina Pian dei Canali (Forno d’Ono – BS)

Individuato casualmente è un percorso segnalato che da Forno d’Ono sale alla vetta della Corna Blacca, nella prima esplorazione effettuata l’ho trovato molto bello ma nella parte iniziale intasato dai rovi, sono passato ugualmente essendo inverno ma per una sua percorrenza primavera-autunno e necessario ripulirlo. La cascina, alla quale si arriva in due ore di cammino, è stupenda e collocata in posizione mirabile, all’interno almeno una ventina di posti tavola, all’esterno un bel prato e un bosco pulitissimo. Sicuramente si procederà anche oltre la cascina lungo un selvaggio e solitario vallone (che ho percorso solo in parte), di sicuro non si arriva in vetta alla Corna Blacca (assai lungo e faticoso), ma potremmo forse arrivare fino all’innesto sul 3V e da qui decidere di rientrare a valle con un altro percorso, totale 6/7 ore.

Chi lo volesse al ritorno potrà acquistare delle buonissime trote visto che, a dieci minuti dal parcheggio, passeremo davanti ad un allevamento che fruisce delle fresche acque di un torrente che scende da sotto la Corna Blacca: ci sono sia rosa che bianche (Fario) e costano all’incirca 10€ al chilo. Vedi pagina descrittiva.

Ritrovo principale ore 8:00 al parcheggio di Via Fucine a Prevalle; arrivando dalla tangenziale lo si trova a destra subito dopo il cartello che indica l’ingresso nel paese; arrivando dal paese lo si trova sulla sinistra dopo il paese, duecento metri dopo aver passato il ponte sul canale e l’incrocio con la Gavardina.

Ritrovo alternativo: ore 8:45 a Forno d’Ono nel piccolo parcheggio di via Roma posto sulla destra della strada in corrispondenza delle ultime case (a sinistra, a destra il torrente) duecento metri prima di un ponte.

Altre informazioni nella scheda evento

28 Aprile – Anello del Dragoncello da Nave

Non so perché ma i percorsi a bassa quota percorribili in nudità sono tutti esposti a nord e così è per questo itinerario segnalato ma quasi per niente frequentato, è un percorso interessante per l’ambiente attraversato (fitta boscaglia con essenze di vario genere, tra le quali le peonie, presenti in gran numero, e i gigli martagone); dalla vetta (che alcuni già conoscono) si osserva un bel panorama sul sentiero 3V e la Val Trompia. Discesa per il lato opposto seguendo la Val Salena per il percorso originale (e abbandonato) del 3V. 5/6 ore l’anello completo.

Ritrovo ore 9:00 al grande parcheggio dietro la chiesetta di San Rocco in Nave, qui la scheda dettagliata.

*18 Maggio (sabato) – Senter del Negondol con merenda e cena al ristorante Dragoncello (Nave – BS)

Da tempo non ci troviamo per una bella cena in compagnia così.. ecco un’interessante e piacevole escursione che si chiude con merenda e una cena (rigorosamente vestiti) al ristorante.

Tutte le informazioni nella scheda evento.

26 Maggio – Anello del Dosso della Croce (Collio V.T. – BS)

Si parte da un piccolo parcheggio fuori Memmo, paesino sopra Collio Val Trompia, e per strada sterrata ci si porta verso Bovegno, raggiunto il crinale spartiacque lo si segue per verdi pascoli risalendo un lungo e ripido pendio fino al suo apice ai piedi della sommità rocciosa del Dosso della Croce. Discesa per il crinale parallelo che, con caratteristiche similari, riporta più direttamente alle auto. Esposizione a sud quindi garanzia di sole fin dalla partenza (salvo mal tempo, ovviamente). 7/8 ore l’anello completo.

Tutte le informazioni nella scheda evento.

*1 Giugno (sabato) – Passo Reforti, Val del Caffaro (Bagolino – BS)

Ho individuato questo tracciato guardando la cartina del luogo, è indicato come vecchia traccia e osservato in loco in effetti se ne vede l’inizio ma poi non è chiaro dove prosegua, scoprilo sarà l’obiettivo di questa uscita esplorativa. L’ambiente è quello classico della media quota Adamellina: grandi placche rocciose contornate da canalini erbosi, in alto c’è un’ampia conca dove doveva esserci una vecchia malga. Esposto a ovest ma tutto a cielo aperto: appena arriva il sole il caldo si farà subito sentire. Calcolo un tempo di percorrenza di 8 ore tra salita, discesa (che va fatta sullo stesso percorso) e breve sosta pranzo.

Tutte le informazioni nella scheda evento.

16 Giugno – Anello del Dosso Alto (Maniva – BS)

Percorso che, anche se in parte in cattivo stato, ho trovato (la scorsa primavera) esaltante. Si parte dal piazzale del Giogo del Maniva per scendere verso Bagolino seguendo un’antica mulattiera, a metà dislivello si imbocca una sterrata che sale il versante settentrionale del Dosso Alto non è chiaro per andare dove. Abbandonata la sterrata si prosegue per un lungo e appena accennato sentiero (ben segnalato ma con segni vecchi) che, attraversando zone invase da ortiche, felci o lamponi, raggiunge il crinale orientale della montagna. Un sentiero militare risale tale crinale e porta ad attraversare il solitario ed erboso versante meridionale per raggiungere il Passo del Dosso Alto da dove la strada asfaltata riporta al Maniva. 7/8 ore l’anello completo.

Tutte le informazioni nella scheda evento.

21 Luglio – Lago Retorti (Bagolino – BS)

Era prevista una due giorni in altra destinazione ma eventi indipendenti dalla mia volontà mi hanno costretto a modificare la destinazione… Si ripropone l’uscita al Lago Retorti, a giugno nterrotta per la presenza di neve.

Tutte le informazioni nella scheda evento.

15 Agosto – Picnic o escursione in Valle di Brozzo

La parte inziale di questa valle e super affollata, ma proseguendo lungo il torrente, superata una cascata, ci si trova da soli pervenendo in una ventina di minuti ad una larga piana ghiaiosa dove il torrente lascia spazio a isolotti e spiaggette adatte ad una piacevole sosta.

Tutte le informazioni nella scheda evento.

7 Settembre (sabato) – Val della Lana (Gardone V.T. – BS)

Qualche anno addietro ne abbiamo percorso solo il primo pezzettino, la ripropongo per risalirla interamente portandosi alla vetta del Monte Guglielmo da dove scendere per il 3V e la Val d’Inzino. 8/9 ore.

Tutte le informazioni nella scheda evento.

22 Settembre – Lago della Rossola, Val di Dois (Ceto – BS)

Zona solitaria immersa tra le rocce dell’Adamello. Partenza dalla Case di Paghera alle quali si ritorna dopo un 6/8 ore di cammino (sosta pranzo compresa).

Tutte le informazioni nella scheda evento.

20 Ottobre – Monte Pizza (Bagolino – BS)

Era programmato il “Senter Bandit” in zona Caino e Nave ma durante una mia preliminare perlustrazione ho rilevato la presenza di molti tratti vegetati a rovi, risultati di difficile e spinosa percorrenza già ad inizio primavera con vegetazione ancora ridotta, figuriamoci a fine estate quando la vegetazione è al massimo della sua rigogliosità.

In sostituzione al “Senter Bandit” ho scelto un breve anello nei pressi di Bagolino, zona dove già abbiamo fatto diversi eventi, compreso un campo di cinque giorni e alla quale personalmente sono sentimentalmente legato per il caloroso affetto che, sulle reti sociali, mi hanno nel recente passato dimostrato diversi suoi abitanti.

Trattasi della salita al Monte Pizza, piccola rupe che sovrasta il paese e alla quale si arriva con due sentieri in apparenza non molto frequentati (tratti vegetati), ambedue particolarmente interessanti per gli ambienti attraversati e per la loro conformazione. 5/6 ore.

Tutte le informazioni nella scheda evento.

Novembre – Pranzo o cena di fine stagione

Vedremo come evolvono le cose con l’agriturismo Dragoncello e poi decideremo sul da farsi.

Tutte le informazioni nella scheda evento.

VivAlpe 2019


Quest’anno, per miei impegni e problemi, le uscite torneranno ad essere quantitativamente limitate (indicativamente una al mese per il periodo maggio-ottobre, più un paio di sabati), ma la qualità resterà sempre quella, anzi, cercherò di alzarla ulteriormente proponendo uscite in ambienti ancor più selvaggi e interessanti, ambienti dove lo sguardo possa liberamente spaziare fin verso l’orizzonte, ambienti dove la montagna sia montagna, dove sia possibile ascoltare i suoi messaggi, dove poter percepire il senso d’inclusione nella montagna che solo la nudità può portare.

Al momento non sono ancora definite le date, ma presto le potrete conoscere attraverso le schede descrittive che appariranno nella sezione eventi, nel frattempo, in ordine non cronologico, un’idea sulle destinazioni e i possibili itinerari:

  • Anello Stabio-Frerone-Val Fredda, una due giorni con pernottamento al rifugio Prandini
  • Soggiorno di cinque giorni al rifugio Prandini con tre escursioni in zona (anello della Val di Braone, Lago della Sorba, Laghetto di Mare)
  • Anello del Dragoncello da Nave (BS)
  • Anello del Dosso Alto (Maniva) su percorsi antichi e sentieri militari (15-18)
  • Anello est della Val Bertone, una brevissima escursione lungo sentieri quasi abbandonati
  • Altre in via di definizione

Alle escursioni si aggiungerà qualche evento statico, quali cene o pranzi e un pic-nic ferragostano in una valle inizialmente affollata ma che risalendola lungo il torrente diviene presto solitaria e selvaggia.

Confido in una massiccia presenza dei soliti e di nuovi amici, soprattutto confido nella partecipazione di nuovi amici che ancora legati alla necessità dell’abbigliamento desiderino provare cosa significa abbandonarlo, che chi già da tempo ci segue senza aver ancora provato a mettersi a nudo finalmente si decida a farlo: non obbligo nessuno a spogliarsi ma è chiaramente mio intento spingerlo a farlo, quantomeno una volta, che poi l’esperienza insegna che diviene immediatamente la prima volta per essere seguita da tante, tante altre volte.

A presto!

P.S.
Chi, al fine di distribuzione, volesse una copia ad alta risoluzione della locandina VivAlpe 2019 deve solo richiedermela tramite il modulo di contatto o, per chi li conosce, attraverso gli altri miei contatti (indirizzo e-mail, cellulare, whats-app, social, a voce) e provvederò a fargliela avere.

08/12 – Grigliata di Fine Anno


Foto Emanuele Cinelli

Seppure con un profilo ribassato riprendiamo la vecchia apprezzata abitudine del convivio gastronomico di fine anno, ovviamente nella modalità vestiti (e nudo) facoltativi. Profilo ribassato perché, trattandosi di evento improvvisato all’ultimo momento, siamo vincolati a un numero chiuso di partecipanti (venti per la precisione) e, pertanto, abbiamo innanzitutto avvisato e sentito coloro che partecipano attivamente alle nostre attività escursionistiche, poi coloro che sono iscritti alla lista degli Amici di Mondo Nudo e solo ora, visto che rimangono ancora alcuni posti disponibili e ci sono delle partecipazioni incerte, rendiamo pubblico questo evento che si terrà, al costo di 27€ (antipasto, grigliata, acqua e vino a profusione), presso un agriturismo negli immediati dintorni di Brescia con ritrovo alle ore 19.30. Al raggiungimento del limite massimo attiveremo una lista d’attesa che verrà sciolta ventiquattr’ore prima dell’evento.

Chi volesse partecipare deve registrarsi, entro le ore 24 di venerdì 30 novembre, attraverso il nostro modulo di contatto mettendo in oggetto “Grigliata di fine anno” e indicando, oltre alle proprie generalità (non nick), la preferenza alimentare (carne o verdura, non c’è menù vegano e non c’è possibilità di senza glutine, ma non ci sarà il primo, solo antipasto a base di salumi e grigliata) e il limite minimo di preavviso per l’annullamento dell’eventuale posizionamento in lista d’attesa. Istruzioni sulla struttura che ci ospita e su come raggiungerla saranno inviate direttamente a chi si registra.

IMPORTANTE
Nel corso della serata verranno scattate fotografie anche per l’utilizzo pubblico su questo blog (relazione dell’evento e altri in futuro), con l’adesione all’evento si autorizzano esplicitamente tali utilizzi; chi non volesse essere ripreso o risultare riconoscibile (per comunicare la normalità del nudo è necessario che le foto siano prive di mascheramenti e velature) lo segnali al suo arrivo e faccia poi in modo di non rientrare nelle inquadrature o di porsi di spalle.

#BuoniPropositi2018


1)      Leggere Mondo Nudo

2)      Partecipare alle escursioni di VivAlpe 2018

3)      Superare il fastidio del nudo

4)      Apprezzare il proprio corpo

5)      Spogliarsi

6)      Camminare nudi nella montagna

7)      Imparare a vivere nudi

8)      Diffondere la normalità del nudo

9)      Difendere i diritti del corpo nudo

10)   Promuovere una società dove i vestiti siano sempre, comunque e ovunque facoltativi

#nudiènormale

#nudièmeglio

#VivAlpe 2017 – Riepilogo fotografico


Siamo alla fine di questo 2017, un anno che ci ha visti impegnati in numerose escursioni, uscite che hanno occupato tutti i mesi dell’anno e che si sono concluse con una magnifica giornata si sole sulla vetta del Castello di Gaino, dalla quale la vista sul Lago di Garda è sempre affascinante ed emozionante.

Per ringraziare tutti i nostri fedeli lettori, nonché tutti coloro che partecipano alle nostre escursioni, e per incitare altri a partecipare ecco un resoconto fotografico di VivAlpe 2017.

Grazie!

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