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#VivAlpe 2019 scoperta affascinante


Al centro la valle percorsa (fino alla seconda piana)

Chi ben mi conosce sa quanto anche nell’escursionismo mi piaccia andare oltre l’evidente, uscire dai percorsi tipici, allontanarmi dalla folla e avventurarmi dove gli unici rumori che si sentono sono i sibili del vento, il tremolare delle foglie, lo scorrere dei ruscelli, il verso di uccelli e altri animali. Ha anche imparato che ho fiuto per scoprire luoghi incantevoli e così mi segue volentieri nelle mie più o meno incerte perlustrazioni.

L’uscita di ieri, prima giornata di giugno, era, per l’appunto, un’esplorazione assai incerta, nelle mie intenzioni c’era l’andare alla ricerca di un sentiero che esiste soltanto nei miei occhi allenati alle più deboli tracce, un percorso che mi e ci potesse aprire le porte di una conca vista solo da molto lontano, un piccolo mistero che mi pareva poter donare perle meravigliose.

L’analisi foto-cartografica, però, mi teneva aperti molti dubbi, non certo per una mia uscita solitaria, ma sull’opportunità di portarci il gruppo di Mondo Nudo, così, all’ultimo momento, ho deciso di cambiare percorso e seguire un tracciato scoperto nell’elaborare questa uscita, inizialmente proposto come via di discesa, alla fine diventato percorso anche di salita.

Sapevo che si trattava di un percorso segnalato, non ne conoscevo però lo stato di conservazione, comunque avevo trovato in rete alcune relazioni di percorrenza anche relativamente recente e questo mi dava quel minimo di tranquillità necessario alla partenza e che dire, scelta felicissima che mi e ci ha donato un’escursione fantastica, in un ambiente meraviglioso.

Ritrovo alle otto e mezza presso il bar Bruffione; un blocco stradale e successivi intoppi mi fanno arrivare giusto a tale ora pronto a ricevere i rimproveri degli amici e invece… invece non vedo nessuno, a parte Daniela che è salita con me. Mentre mi guardo attorno una voce di bambina grida il mio nome, è Luise che esce dal bar a dirmi che i suoi genitori sono dentro. Bene, ma ne mancano ancora due, dove saranno? Prendo il cellulare per chiamarli e nel contempo mi arrivano due messaggi: sono gli amici che mi avvisano di essere bloccati a Campolaro a causa della strada chiusa e che, pertanto, non riescono ad arrivare. Ma che cacchio ci fanno da quella parte? Che ci fanno in Val Camonica visto che arrivano dal Veneto? Risolve l’inghippo la signora del bar: Google, nonostante le varie segnalazioni fatte dagli operatori del luogo, continua a segnalare la chiusura della strada del Caffaro poco sopra Val Dorizzo pertanto i navigatori fanno salire dalla Val Camonica via Crocedomini. Il problema è che se la strada del Caffaro è invece aperta, quella di Crocedomini è chiusa: misteri della tecnologia, ottimo aiuto ma ancora troppo inaffidabile per concedersi totalmente ad essa (e chi usa i navigatori dovrebbe ben tenerne conto, per altro nelle mie schede evento è sempre indicato il percorso stradale d’accesso al punto di partenza del cammino, usatelo!).

Salutiamo le gentilissime gestrici del bar e ci incamminiamo in direzione della nostra meta. Il sentiero si presenta ben tracciato e segnalato, l’inizio in dolce salita ci permette di scaldarci in previsione di tratti più duri. Invece si continua morbidamente, solo qualche albero caduto interrompe la regolarità della progressione. Tra le solite piacevoli chiacchiere, osservando la natura che ci circonda e godendo del primo sole che arriva a mitigare i sei gradi della partenza, arriviamo alla radura di Malga Malghetta dove ci accoglie una simpatica marmotta appostata su un grosso masso accosto alla piccola malga qui presente. Doverosa una sosta contemplativa e di alleggerimento vestiario.

Rieccoci in marcia, ora la salita si fa più ripida seppure mai opprimente, siamo entrati in una bellissima conifera con rado sottobosco e il pensiero corre immediatamente all’amica Paola che qui troverebbe il suo terreno di gioco e inizierebbe a gironzolare alla ricerca dei prelibatissimi frutti del bosco: i Boletus Edulis, volgarmente chiamati Porcini. A parte la ricerca dei funghi, anche a me la zona m’intriga parecchio e m’immagino i mille potenziali vagabondaggi che qui si possono fare, comunque, a passo ben cadenzato, procedo verso l’alto riempiendomi occhi e mente dell’imprevista affascinante sequenza d’immagini: qui devo assolutamente tornarci e portarci anche Maria (mia moglie).

La conca di Malga Retorti

Usciamo dal bosco e ci ritroviamo in un’ampia conca a pascolo (Malga Retorti) solcata nel mezzo da un gelatissimo torrente, sopra di noi una balza quasi interamente ricoperta di candida neve ci separa dalle cime che ci circondano. Dopo aver perso le tracce, recupero il giusto percorso ma questo s’inoltra nei pendii innevati, una neve marcia che non sorregge il peso e pertanto, nonostante siano solo da poco passate le undici, preferisco fermare qui la salita. Esploriamo l’intera conca in cui ci troviamo, poi ci appollaiamo su di un grosso masso per goderci il caldo sole che finalmente è tornato ad accompagnarci nelle nostre uscite, mangiare e attendere l’ora del rientro a valle. Come spesso accade in montagna, nel primissimo pomeriggio si addensano alcuni neri nuvoloni e si alza il vento, la temperature crolla di colpo ma il tutto non sollecita ad un’immediata ripartenza e continuiamo la nostra meritata pennichella.

Verso la sosta pranzo
Il punto della sosta pranzo

All’una ci rimettiamo in cammino, pochi passi e siamo fuori dalle folate del vento, poco dopo ritorna anche il sole pieno che ci accompagna beatamente fino alle auto, dove arriviamo nella gioia di una bella giornata di montagna passata in piacevole compagnia, profondamente immersi nella natura, al cospetto di vette innevate e guglie rocciose che, seppure in miniatura, richiamano quelle della Patagonia, in particolare ho ammirato un torrione squadrato e una liscia compattissima parete. Questa escursione la riproporrò sicuramente agli amici, merita d’essere conosciuta, ma non troppo: che resti una preziosa perla solitaria e misteriosa dove ci si possa tranquillamente abbandonare alla natura.

#VivAlpe 2019 tra verdi pascoli e ampi panorami


Oggi non sono dell’umore adatto per condurre un’escursione, ma non posso esimermi dall’impegno preso per cui…

Ancora una volta la pioggia ha caratterizzato la settimana precedente l’uscita, ancora una volta le mutevoli previsioni erano di difficile interpretazione, ancora una volta non ci siamo lasciati intimorire e confondere portando a termine anche questa ennesima camminata.

Sette le persone che si sono registrate, quattro quelle che hanno effettivamente partecipato: Emanuele, Gianlugi, Stefan e Paolo. Dopo i classici imbrogli del navigatore, ci siamo trovati puntuali al ritrovo e partiti in perfetto orario per il cammino, un cammino inizialmente in un paesaggio bucolico formato da verdi prati costellati di cascine, poi, superata una breve fascia boschiva, da immensi pascoli a tratti interrotti solo da qualche malga o da qualche sperone roccioso. La brulla giornata smorza i colori e pochi sono i fiori che hanno osato dispiegare al cielo i loro petali, possiamo comunque apprezzare, su tutto il percorso, l’esteso panorama composto dai lunghi crinali dai quali si elevano le diverse vette, man mano le evidenzio e le illustro ai miei compagni: Monte Ario, Monte Falcone, Monte Pezzeda, Corna Blacca, Corno Barzò, Dosso Alto, Passo del Maniva, Colombine, Dosso della Croce, Crestoso, Corni del Diavolo, Muffetto, Monte Campione, Colma di Marucolo, Monte Guglielmo.

Poche persone uguale maggiore velocità e così in sole due ore, contro le tre previste, siamo al sommo dell’anello e in totale di tre ore, invece che cinque, siamo di rientro alle auto dove, mentre ci rifocilliamo, godiamo del sole che ha deciso di farsi strada tra le nuvole e donarci una temperatura oltremodo confortevole.

A sabato!

#VivAlpe 2019 si parte camminando si finisce mangiando


Boschi verdissimi, immense distese di aglio orsino, salamandre in ogni dove, un torrente gioioso, un lungo comodo sentiero, qualche salita per interrompere la tranquillità del piano, grige lisce rocce e rossa terra bagnata a rendere delicata l’ultima discesa, un braciere scoppiettante, tavoli di bianco coperti, salumi e caldo gnocco fritto, immense costine dall’antico sapore, morbido pollo, un delicatissimo vino, assaggi di dolci, gruppo di persone, chiacchiere affabili, discorsi più seri, risate e saluti, ecco gli attori del quinto evento, un evento che da semplice escursione si è poi esteso a più complessa Festa di Primavera.

Ore nove e cinquanta di sabato 18 maggio, come da programma ci ritroviamo nel parcheggio dell’agriturismo Dragoncello, gentilmente messoci a disposizione dai gestori e dai proprietari della struttura, d’altronde al nostro ritorno presso la stessa ci fermeremo per una merenda e per la cena. Puntualissimi gli amici sono arrivati, ne mancano solo alcuni che, spaventati da una lettura superficiale delle previsioni meteo o dall’utilizzo di canali meteo poco affidabili, nonostante le mie indicazioni e rassicurazioni (per inciso, le “mie” previsioni meteo si sono poi rilevate esatte quasi al minuto) nella notte hanno preferito rinunciare.

Ore dieci e quindici, ci mettiamo in cammino con qualche minuto di ritardo dovuto all’attesa di un amico di cui mancano notizie: poi riusciremo a metterci in contatto e sapere che verrà comunque per cena. Ecco, bravo, una persona responsabile: se per un’escursione le disdette dell’ultimo minuto non danno problemi, per le cene il discorso è completamente diverso, c’è di mezzo una prenotazione, ci sono di mezzo persone estranee al gruppo, persone che hanno ormai messo in conto un certo numero di presenze e sulla base di tale numero si sono organizzate anche a livello di acquisti di cibo deperibile, cibo che poi, anche in ragione di precise leggi, una volta cotto o lo mangi o lo butti, correttezza vorrebbe che ci si attivi in tutti i modi per non mancare all’impegno preso, quello della presenza, specie quando la giustificazione dell’assenza è il brutto tempo, cavolo, mica si mangia all’aperto! Per inciso, da parte mia ho sempre ragionato e mi sono sempre comportato in funzione della regola “una volta data parola, foss’anche un anno prima dell’evento, solo la mia morte può giustificare la mia assenza”.

Torniamo al racconto.

Il percorso programmato

Dicevo, ore dieci è quindici, ci mettiamo in cammino. Il sentiero inizia proprio fuori dal cancello dell’agriturismo, i primi metri sono nell’alveo di un secco torrente, poi se ne esce e inizia una lieve ma costante salita che, infilandosi tra barriere di rovi a tunnel, percorre la stretta Val Salena tenendosi poco più in alto del torrente di fondo, ora non più in secca, in destra orografica. Dieci minuti dopo con un guado, reso lievemente complesso dall’acqua che le continue e intense piogge degli ultimi dieci giorni hanno reso relativamente alta, ci si porta in sinistra orografica dove lo stretto sentiero riprende a salire tenendosi molto accosto al torrente. Un susseguirsi di sonore cascatelle accompagna il nostro incedere, qualcuno, nonostante la giornata uggiosa, si è denudato, la maggior parte di noi, comunque, preferisce restare più o meno coperta visto che una certa brezza ogni tanto percorre lo stretto solco vallivo.

Un passo dopo l’altro, accompagnati dal canto della natura, accomunati da considerazioni e discorsi sulla bellezza della montagna e sulla qualità del viverla a nudo, guadagniamo quota e perveniamo alla sorgente detta “Casì del Lat”, presumibilmente qui antichi pastori ci mettevano i contenitori del latte onde evitare che questo si alterasse. Alcuni minuti di sosta per ammirare l’ingegnosa opera e poi di nuovo in cammino. L’ultimo strappo ci conduce alla sella di San Vito dove sorge una piccola chiesetta. Non piove eppure la zona appare stranamente deserta, chi è nudo permane nudo e non lo invito a rivestirsi dato che dobbiamo percorrere pochissimi metri prima di abbandonare la sterrata e reimmetterci nel bosco su sentiero di bassa frequentazione. Si sentono delle voci, sopra di noi nascosti da una cascina alcuni escursionisti stanno arrivando, ma li vedo andare in direzione opposta quindi segnalo agli amici nudi di venire avanti tranquillamente.

Senter del Negondol, così si chiama il sentiero che ora stiamo percorrendo, nome preso da una profonda (trentacinque metri per la precisione) dolina che poco dopo possiamo osservare: stretta e buia da più l’impressione di un pozzo e ne presenta li stessi caratteri di pericolosità, infatti è circondata da una recinzione ed è classificata nel registro buchi e grotte della Lombardia (54LO). Procediamo in piano, usciamo dallo svaso della Val Salena per iniziare il lungo traverso a mezza costa sulle pendici settentrionali del Monte Faldenno. Tra una reiterante presenza di ampie odorose distese di aglio orsino e scorci sulla qui larga valle del Garza con l’esteso paese di Nave, arriviamo al punto previsto per il pranzo, ma siamo stati più veloci del programmato per cui si decide di procedere ancora.

Un tratto all’interno di un oscuro bosco presenta divertenti (specie quando di qui ci passo correndo) su e giù per aggirare piante crollate a terra e per attraversare stretti solchi pluviali, una breve discesa, una stradina sterrata quasi completamente recuperata dal tappeto vegetativo, eccoci alla strada di Muratello, una degli unici due accessi stradali alla montagna dei bresciani: la Maddalena. Incrociando ciclisti e cicliste (una di queste ci saluta con un filo di voce: è distrutta; i ciclisti conoscono bene questa salita, amata e odiata persino dalle star del Giro d’Italia) che la stanno risalendo, ne discendiamo un breve tratto per poi abbandonarla e portarci sul crinale verso il Colle di San Giuseppe. Nel frattempo gli amici mi hanno richiesto di evitare il lungo tratto di asfalto che l’idea originale prevedeva e così ho, seduta stante, rielaborato l’odierno percorso con un anello a cui ancora non avevo pensato: invece di traversare e scendere versa Sarezzo, imbocchiamo il sentiero che porta in Val Fredda e subito, approfittando di un volto vegetale che ci promette valido riparo alla pioggia che ha iniziato a cadere, facciamo la sosta per il pranzo.

Di nuovo in marcia lungo un sentiero solitamente molto battuto sia a piedi che in bicicletta, oggi incontriamo solo due persone. Taglio un largo giro fruendo di un bel antico sentiero oggi purtroppo (nulla contro i ciclisti di fuori strada montano, ma dovrebbero evitare di impedire a chi cammina la fruizione di sentieri creati per il cammino e dagli escursionisti per lungo tempo custoditi e manutenuti, quantomeno preoccuparsi di pulire loro un tracciato parallelo poco discosto da quello originale) utilizzato come pista di down-hill. Mi avanzo un centinaio di metri rispetto agli amici: se qualche ciclista scende dovrà frenare per me e sarà quindi meno pericoloso per chi mi segue, io posso fruire di un maggiore allenamento e garantirmi una veloce fuga anche nei tratti più ripidi e complicati.

Ripreso il sentiero “riservato” (tra virgolette perché ormai anche qui sui monti non esiste più nulla di riservato e i ciclisti li si trovano ovunque, anche su percorsi dove riterresti impossibile incontrarli, vedi il caso delle Bocchette Centrali di Brenta, un esposto e complicato sentiero… attrezzato) agli escursionisti ricompatto il gruppo e procedo con passo più dolce. Qualcuno inizia ad accusare un poco di fatica ma manca poco alla fine di questa salita. Riprendiamo a camminare in piano, anche se in montagna parlare di piano è sempre affermazione da prendere con le pinze, e ritorniamo sulla strada di Muratello qualche tornante sopra il punto precedentemente percorso in discesa. In salita seguiamo il nastro di grigio asfalto per poi prendere una sterrata che, alternando tratti piani a brevi stappi di salita, ci porta all’affascinante Cascina Zani. Un tavolo in legno induce i mie compagni a forzare una lunga sosta, sul viso di qualcuno i segni di stanchezza si sono fatti più evidenti: dai, dai, ormai siamo prossimi all’arrivo.

Ore quindici circa, rieccoci al Colle di San Vito, riprendo il sentiero fatto in salita ma invece di seguire il fondo valle procedo lungo il tracciato attuale del Sentiero 3V “Silvano Cinelli”. Questo percorso è un poco più lungo dell’altro ma, nelle attuali condizioni del fondo che vedono parecchio fango e viscide rocce bagnate, leggermente meno insidioso. Eccoci alla località Faldenno, ancora pochi metri, solo in apparenza tranquilli e per questo invoco i compagni a evitare sculate, certo qui meno pericolose (le rocce sono ampie e perfettamente lisce) ma pur sempre dolorose, ed eccoci al fondo valle, su ruvido asfalto, fuori da ogni insidia.

Il percorso realmente effettuato

Ore sedici e trenta passate, siamo al parcheggio, ci cambiamo e andiamo ad affrontare l’altra “impresa” della giornata: la merenda. Le gentilissime ragazze dell’agriturismo ci imbandiscono un tavolo, a nostra richiesta esterno, posto sotto un ambio gazebo, con vista sul prato e il vigneto che circondano la struttura. Poco discosto un braciere scoppietta dinnanzi alla casetta dentro la quale esperti fuochisti stanno preparando ciò che serve alla creazione di una magica grigliata. Arrivano le mogli, mia e di Angelo, ormai manca poco all’orario di cena, ancora qualche chiacchiera ed è ora di accomodarsi alla sala interna, una sala bella ed elegante che può accogliere fino a sessanta persone e che, sebbene demotivato dalla scarsa disponibilità al sostegno della causa nudista in più occasioni dimostrata dagli amici nudisti (molti lamentano l’assenza di opportunità per stare nudi, pochi si mettono in gioco affinché tali opportunità possano formarsi e crescere: non sono di certo le istituzioni a doverlo fare, non sono di certo gli operatori turistici e della ristorazione a doverle creare, non sono certo coloro ai quali di stare nudi proprio non importa a doverci pensare, siamo noi, noi tutti, noi che abbiamo riscoperto la semplicità e naturalità del nudo, noi che ormai soffriamo a dover stare vestiti, siamo questi noi a doverci impegnare, a dover operare, a dover dimostrare che la società può condividere il nudo e convivere con chi sta nudo negli stessi identici spazi), sarebbe mia intenzione poter sfruttare adeguatamente per altri eventi.

Ore diciassette e quarantacinque, anche gli ultimi due amici prenotati per il pranzo sono arrivati, possiamo dare il via alle… mascelle. L’antipasto comincia con una per tutti innovativa portata: mozzarella di bufala con saporitissima pallina di gelato alla menta e un pomodorino secco. Slurp, iniziamo bene! Seguono i classici salumi accompagnati da una ricchissima dotazione di caldo gnocco fritto, più piccolo dei soliti ma assai più delicato e leggero: non lascia il classico unto sulle dita. Le energie consumante nell’escursione fanno svanire velocemente il cibo, almeno su un lato del tavolo, eccoci così al risotto con asparagi e il prestigioso formaggio Bagoss. Purtroppo ci viene a nostra insaputa imposta una variante: incuriosisti da un risotto alla liquirizia, ma nel contempo preoccupati che non a tutti potesse risultare gradito, avevamo chiesto di preparare un risotto doppio e invece ne arriva uno solo, la cui abbondante quantità, invero, mi faceva preventivare che sarebbe stato il solo. Va beh, poco male, quello alla liquirizia lo assaggeremo in altra occasione, un motivo in più per tornare in questo locale. Ora arriva il pezzo forte e fa il suo ingresso in modo decisamente regale: le ragazze che servono sfilano con ampi piatti di portata sui quali troneggiano delle costine, ma non sono normali costine, sono… enormi, sono costine dalla dimensione sconvolgente. Pancia mia fatti capanna!

Il mio stomaco non è più abituato ai lauti pranzi, anzi, da tre anni, anche a seguito delle mie esigenze sportive, mi alimento in modo assai contenuto, a fatica riesco a chiudere l’obiettivo impostomi: una costina, una coscia di pollo e una salamina. Non sono l’unico a battere ritirata, alla fine nel piatto di portata restano diversi pezzi di questa prestigiosa grigliata (mai mangiata, fuori casa, una grigliata cotta così alla perfezione), ovviamente, appurato che verrebbero buttati tra i rifiuti (in alcuni parti d’Italia sono già state prese iniziative per permettere ai ristoranti la redistribuzione del cibo avanzato verso istituti sociali, c’è da sperare che questo diventi quanto prima legge nazionale, anche se… possibile che in Italia ci sia bisogno di promulgare leggi per ogni minima cosa, persino per quelli che dovrebbero essere comportamenti abituali e naturali, quali, per l’appunto, la redistribuzione del cibo e il nudo sociale?) ce li facciano mettere in due vassoietti per portarceli a casa.

Ore ventidue e qualche minuto, saluti e abbracci, promesse di rincontrarci quanto prima e poi il sempre triste seppur inevitabile momento dell’abbandono: ognuno riprende la strada del suo domicilio. Ciao a tutti, grazie a coloro che hanno partecipato dando così il loro prezioso contributo alla causa del nudo, sia in visione escursionistica, sia in quella ludico sociale. Un ringraziamento molto particolare lo devo dedicare ad Angelo che mi ha sostituito nei contatti con la struttura in merito a merende e cena, come organizzatore di eventi deve ancora affinare qualche aspetto ma è stato bravo, purtroppo alla fine ho percepito la sua delusione: io, rispetto agli eventi di questo tipo, ci ho messo cinque anni a demotivarmi, lui un mese, e lo comprendo. Infatti questa volta, contrariamente al mio solito, data la particolarità e l’importanza dell’evento, pur comprendendo le motivazioni che alcuni, forse molti ma non tutti, potrebbero avere avuto, pur essendo cosciente che generalizzando rischio di offendere chi in realtà era giustificabile (vedi Daniele che pur presente all’escursione non poteva essere alla cena, ma è stata presente alla merenda) ma confido nella loro comprensione e clemenza, ecco stavolta, contrariamente al mio solito come dicevo, non ringrazio gli assenti, in particolare quelli che con la loro assenza ci hanno messo in difficoltà dinnanzi alla gestione dell’agriturismo: tutti insieme ci hanno impedito di coltivare con efficienza una disponibilità preziosa e difficile da trovare, tutti insieme hanno seppur involontariamente sostenuto la causa del disimpegno verso quell’obbligo sociale che ognuno dovrebbe sentire e fare proprio, cioè difendere e diffondere la rinormalizzaizone del nudo. Vedetela come volete, ma è così che stanno le cose e stavolta il sassolino dalla scarpa dovevo necessariamente levarmelo: se c’è libertà di pensiero e di opinione questa c’è in ogni direzione, anche in quella di manifestare delusione e disincanto!

#nudiènormale #nudièmeglio #nudièsano #nudièecologico #nudièeducativo sono gli hashtag che ho inventato (alcuni dei quali presto rubati ma “purtroppo” ritradotti in inglese), usateli anche voi. Grazie!

P.S.

Il gruppo escursionistico era composto da sei persone (su dieci che si erano iscritte): Emanuele, Angelo, Gianluigi, Roberto (arrivato dal varesotto), Stefan (sceso fino a noi da Bolzano) e Daniela.

Il gruppo dei merendai era composto da quattro persone (contro le nove prenotate): Emanuele, Gianluigi, Roberto e Stefan. Angelo s’è dovuto eclissare per andare e prendere la moglie.

Il gruppo dei cenaioli era composto di otto persone (contro le undici prenotate): Emanuele, Maria, Angelo, Daniela (non quella dell’escursione), Denis, Roberto, Stefan e Amedeo.

#VivAlpe 2019, quarta uscita tra sole e pioggia


Soffi di vento ci sferzano il corpo mentre ci avviamo sull’odierno cammino, tanto forti da rendere difficile l’incedere, tanto gelidi da penetrare gli indumenti e provocare intensi brividi, tanto persistenti da far rimpiangere il letto da poco abbandonato. Eppure proseguiamo, ben presto usciremo dall’incavo della valle e prenderemo a salirne un versante trovandoci così fuori dal centro del flusso ventoso, poco dopo entreremo in un bosco dove le fitte fronde ci faranno da barriera.

Un muflone, totalmente indifferente al vento, ci osserva con strana attenzione, attorno a lui decine di daini pascolano serenamente, due maschi dai palchi imponenti vigilano sulla mandria. I prati della Mitria, antica chiesa, morbidamente accolgono i nostri passi e ci accompagnano al bosco. Inizia la salita, una lunga salita costante e ripida, opportuno affrontarla con passo tranquillo e leggero.

Calice rosaceo appare tra il verde del fogliame, gialli fili di sole ne costellano il centro innalzandosi verso l’azzurro del cielo, più lontano ne appaiono altri due, radiose peonie che ammaliano lo sguardo e colorano la mente. Piccole macchie dorate e altre violacee di poco sovrastano gli alti fili d’erba, tavolozza d’un silente pittore.

Nello sforzo della salita i nostri corpi si sono scaldati e chiedono refrigerio, svaniscono le vesti e subito s’intona un percettibile inno di ringraziamento. Nudi nella nuda natura riprendiamo a salire, sotto di noi il rumore della valle si è fatto leggero, sopra di noi s’intravvede il passaggio netto tra l’ombra del monte e il chiaro del sole. Pochi metri ancora e un debole ma piacevole calore ci avvolge.

Vecchia strada sterrata rende il cammino più agevole e ci permette di prendere il fiato necessario all’ultima salita. Lindo capanno da caccia e lo sguardo s’allunga un attimo verso i monti del versante opposto sui quali posso individuare i vari sentieri che ho percorso. Sant’Onofrio, Monte Porno, Monte Conche, Monte Palosso, tanti ricordi, tanto divertimento, tanti fiori, tanta natura. Di nuovo nel bosco, di nuovo sentiero, di nuovo secca salita, di nuovo fiato pesante e gambe dure.

All’improvviso il pendio s’interrompe, siamo alla panoramica cima del Monte Dragoncello, punto sommitale del percorso odierno. Un bel praticello invita alla sosta, alti cespugli proteggono dalle fredde folate d’aria, rade nuvole lasciano spazio ai raggi del sole, gradevole calore ricopre la pelle, si decide per una lunga sosta. Pranziamo lasciandoci cullare dal silenzio del monte, arrivano tre ragazzi, cordiali saluti, loro riprendono a ritroso il cammino, noi riprendiamo il bagno di sole. Pochi minuti e notiamo grosse nuvole temporalesche che stanno addensandosi a nord della nostra posizione, meglio rivestirsi e iniziare la lunga discesa.

Ritroviamo i tre ragazzi che si sono fermati su un dosso erboso per mangiare, avremmo voluto fermarci a chiacchierare ma le nuvole sono ormai prossime e sempre più nere per cui proseguiamo. Pochi minuti ed ecco che piccole gocce iniziano a cadere, indumenti da pioggia escono dagli zaini, giusto in tempo: la pioggia si fa insistente e l’accompagna una soffice bianca grandine. Il bosco protegge la nostra discesa mentre tuoni, lampi e fulmini vengono a farci compagnia. Usciamo dal bosco, Angelo è ancora in pantaloncini corti così approfittiamo di un capanno con ampia tettoia per una sua più comoda vestizione e per attendere il passaggio di una nuova scarica di grandine.

Cascina di San Vito

Ben protetti negli indumenti da pioggia possiamo procedere con quella calma e quella attenzione che fango e viscide rocce richiedono. Un lungo traverso ci conduce all’ampia sella del Colle di San Vito, dalla quale senza sosta imbocchiamo il sentiero che discende la splendida Val Salena e ci porta a Nave. Sostiamo all’agriturismo Dragoncello dove invero erano convinti che, visto il tempo, non saremmo arrivati, invece eccoci qui per una buona merenda a base di salumi e gnocco fritto (anche se loro pensavano ci saremmo fermati per un più sostanzioso pranzo ed avevano tenuto a disposizione per noi un rosso braciere e relativo fuochista; boh, noi s’era con loro parlato solo di merenda!), anteprima di quello che sarà la cena del 18 maggio, nostro prossimo evento che da semplice escursione si è evoluto in una più complessa festa di primavera, confidando e sperando nel supporto dei nostri amici al fine di poter arrivare ad essere quantomeno una decina di persone e poter fare buona impressione sulla gestione di tale struttura.

Grazie Angelo per la splendida giornata e la tua sempre piacevole compagnia.

VivAlpe 2019, tre per tre in ravanage


Sabato 13 aprile 2019, nemmeno il maltempo può fermare le uscite di VivAlpe 2019: proprio all’ultimo momento, quando ormai stavo già meditando di cambiare meta ed effettuare una 25 km di allenamento, ecco che mi arriva una mail da una recentissima iscritta nella lista degli Amici di Mondo Nudo che vorrebbe partecipare, insieme al suo compagni, alla prevista escursione: in men che non si dica le confermo la cosa e ci accordiamo sul punto di ritrovo… si ritorna ai propositi prefissati.

Eccoci al parcheggio di Forno d’Ono, io, Daniela e Vincenzo, ben coperti e ben motivati ci incamminiamo sotto una leggera pioggerella in direzione della nostra lontana e invisibile meta: la variante alta del 3V, nel tratto che transita sotto le rocce sommitali della Corna Blacca. Nonostante la presenza di rovi che ostacolano il passaggio, grazie anche alla mia cesoia da giardinaggio (abitudine che dovrebbero avere tutti gli escursionisti: la manutenzione dei sentieri è compito ingrato al quale tutti devono sentirsi coinvolti, troppo comodo dare sempre tutto per scontato, ivi compreso che i sentieri siano sempre belli puliti), superiamo agevolmente il primo salto della valle, con pochissimi metri di respiro segue il secondo ora fuori dal bosco ma in un ripido canalone a tratti facilmente percorribile, grazie alla pietre di media dimensione, a tratti meno trattandosi di più fine e instabile graniglia.

Eccoci alla base del terzo salto della valle, qui il canalone si fa ancor più ripido e instabile, salire diviene assai più faticoso ma saliamo, sbuffando e ansimando saliamo costantemente. Sopra di noi si erge il fantastico e immenso versante meridionale della Corna Blacca, purtroppo oggi completamente nascosto alla nostra vista dalle basse nuvole. Finalmente il sentiero esce dal canalone per infilarsi in un bel bosco di faggi e in breve siamo alla Cascina del Pian dei Canali, luogo ameno che invita alla sosta e alla meditazione, infatti qui incontriamo un solitario escursionista che ci racconta essere appunto qui salito per dare sostanza all’anima.

Dopo un breve riposo riprendiamo il cammino verso l’alto, breve tratto di salita e poi un ben celato traverso, in leggera discesa, ci riporta sul fondo del canalone precedentemente abbandonato. Qui la pendenza è decisamente minore del tratto basso e la vegetazione abbondate (in prevalenza mughi) consolida il terreno permettendoci una progressione veloce e agevole. Non c’è molto tempo per rilassarsi, presto si riprende a salire e ora inizia il tratto a me ancora sconosciuto. All’inizio traccia e segnaletica sono abbastanza evidenti e non ho dubbi sulla strada da seguire. Sorpresa, un leggero nevischio ghiacciato appare a piccole macchie tra l’erba, non è ancora preoccupante e, a naso, il dislivello che ancora dobbiamo coprire non dovrebbe essere tale da portarci in neve alta. Le classiche ultime parole famose: poco a poco mentre saliamo la neve si fa più presente e la salita diviene più perigliosa, si scivola parecchio sul fondo di erba infradiciata e la segnaletica si è fatta molto rada. Con qualche titubanza, visto che i miei compagni sono ancora in forze e non palesano cedimento, procedo ancora verso l’alto, ma la neve ora arriva a coprire per intero il pendio, difficile individuare traccia e segnaletica, solo procedendo a zig zag riesco ogni tanto a trovare qualche segno tranquillizzante.

Alzo lo sguardo e nel fitto delle nuvole intravvedo delle pareti rocciose: “vuoi vedere che siamo arrivati al 3V?” Un ripido e scivolosissimo pendio mi separa dalla loro base, faccio fermare i compagni, mi alzo velocemente in direzione delle pareti ma… niente, solo una vaga sensazione di sentiero con qualche strano segno verde. Provo a seguirlo e mi ritrovo all’interno di un canalino, si sale agevolmente ma alla sua fine ancora del 3V non trovo traccia, alla mia destra vedo un ripido canale che non conosco, mentre a sinistra si esce su un pendio completamente ricoperto di neve e vari scarichi di piccole slavine. Niente da fare, siamo al capolinea, già da solo avrei forti dubbi sull’opportunità di procedere, figuriamo avendo al seguito altre persone. Velocemente ritorno dai mie compagni di viaggio e li avviso che dobbiamo rientrare per la via di salita.

Il primo tratto di discesa si svolge su di un terreno erboso privo di zolle e, pertanto, ci vede esprimerci in qualche lungo scivolone, non ci sono particolari pericoli, comunque preferisco tenere sotto controllo la situazione ponendomi a valle dei mie compagni e facendo da freno a Vincenzo che sta faticando parecchio a stare in piedi. Con calma perveniamo alla base di questo malo tratto, ora il terreno si fa più lavorato e possiamo scendere con minore tensione. Il mio occhio allenato ritrova facilmente le deboli tracce che abbiamo lasciato in salita e in poco tempo siamo all’erba pulita. Nel frattempo si è messo a piovere con una certa insistenza, ma non ci badiamo più di tanto: senza sosta proseguiamo fino a ritornare alla Cascina del Pian dei Canali. L’altro escursionista è già ripartito, ci accomodiamo,, ci cambiamo le maglie bagnate, indossiamo una giacca asciutta e mangiamo qualcosa fruendo delle comode panche. Per corroborarci un attimo e prepararci al rientro a valle, con debita moderazione, giusto solo un sorsetto, approfittiamo della ricca dotazione di alcolici.

Ripartenza. Per alleggerire la discesa non scendo dal canalone di ghiaia ma seguo un bel sentiero che, seppur allungando il percorso, agevolmente ci porta ala strada sterrata che unisce Ono Degno al Passo di Pezzeda Mattina. La seguiamo fino a prendere l’altra sterrata che porta in località Cogne, dove un bel sentierino ci porta al fondo valle. Attraversiamo il torrente su un ponte estremamente scivoloso e Vincenzo si esibisce il un bel scivolone con sonora chiappetttata che gli rintrona nella budella: gli ci vuole qualche minuto per rimettersi in piedi. Ancora giù per il sentiero che costeggia il torrente per sfociare dopo poco nella rovinatissima sterrata che porta alla Cascata dell’Acqua Bianca. Sosta fotografica e poi via per rientrare agevolmente e senza ulteriori esercizi ginnici alla macchina.

Che dire, nonostante tutto, nonostante la pioggia, nonostante la neve, nonostante il freddo, nonostante il non aver potuto completare l’anello previsto, nonostante il ravanage, ecco nonostante tutto questo e altro è stata una magnifica giornata, ho conosciuto due nuovi simpaticissimi amici, lei ha dimostrato d’essere veramente a suo agio in montagna, ambedue sono ben allenati e si è salito e disceso abbastanza velocemente: mi sono proprio divertito.

Grazie Daniela, grazie Vincenzo, la vostra compagnia è stata veramente piacevole, spero di rivedervi quanto prima.

Analogamente spero di vedere presto altri nuovi amici di Mondo Nudo, altri nuovi appassionati di escursionismo, altre nuove persone interessate al camminare in nudità, altre nuove persone che vogliano perseguire l’inclusione con la montagna, unico modalità per poterne realmente apprezzare tutte le qualità e riceverne tutti i benefici.

Guarda le prossime interessanti uscite di VivAlpe 2019.

18 maggio c’è un’occasione tre in uno: escursione, merenda e cena.

A presto!

#VivAlpe 2019… eeee due!


Versante est della Val Bertone (Caino – BS)

Ancora una bella giornata di sole, stavolta con temperature decisamente più confortevoli anche se un venticello freddo a tratti si faceva sentire, per la seconda uscita del programma VivAlpe 2019.

Dopo una stagione di stanca e un avvio che sembrava presagire un nuovo anno di scarsa partecipazione, il gruppo torna a farsi abbastanza corposo con nove persone al ritrovo: Emanuele, Angelo, Attilio, Paola, Marco, Francesca, Luise, Stefan e il nuovo amico Gianluca.

L’inverno secco ci ha spianato il terreno facendoci trovare una vegetazione molto scarsa così anche i tratti più abbandonati del percorso non ci hanno creato problemi nel passaggio e, tra una chiacchiera e l’altra, osservando i variopinti fiori che ornavano il sentiero, velocemente abbiamo raggiunto prima il lungo piano traverso a tre quarti di montagna, poi il luogo previsto per la sosta pranzo: un terrazzino erboso riparato dal vento e baciato dal sole.

Dopo i consueti scatti artistici dell’amico Attilio, fotografo professionista con particolare vocazione per le foto di nudo, per i quali come sempre ci siamo prestati da modelli, riprendiamo il cammino per scendere tranquillamente, fra mille chiacchiere, al parcheggio delle auto, poco prima del quale dobbiamo purtroppo necessariamente rivestirci, e non per la temperatura che resta assolutamente confortevole, ma per essere ormai sula frequentatissima strada asfaltata della Coste di Sant’Eusebio: arriveremo mai ad una logica e opportuna rinormalizzazione del nudo?.

Grazie a tutti i partecipanti che, con la loro entusiastica presenza, hanno permesso l’ottima riuscita di questa seconda uscita.

Ci si rivede il 13 aprile per la straordinaria escursione su di un versante poco noto e pochissimo frequentato della mitica Corna Blacca (vedi programma).

#VivAlpe 2019: partiti!



Caino, Val Bertone, salita ad anello al Monte Civelle.

Accompagnati da una bella giornata di sole, che ha presto attenuato i morsi del freddo mattino concedendoci anche la possibilità di ridare libertà ai corpi ottenebrati dall’inevitabile lungo invernale cilicio delle vesti, abbiamo dato l’avvio ufficiale al nostro programma di escursioni con questa esplorazione. Si esplorazione perchè la novità di quest’anno è l’inserimento di alcune uscite per il reperimento di nuovi itinerari sfruttando sentieri ormai abbandonati o mai utilizzati dall’escursionismo di massa, purtroppo ad oggi quasi (perchè invero qualche comunità e qualche amministrazione comunale più sagge e corrette le abbiamo anche trovate) unica possibilità che abbiamo per poterci mettere a nudo senza patemi.

Contrariamente ai miei timori, dovuti alla vetusta età della relazione che mi ha dato notizia dell’esistenza di questo itinerario, il tracciato si è rilevato pulito e facilmente individuabile. Breve ma simpatico, con un bel tratto panoramico e un paio di ottimi punti per fermarsi a godersi il sole, mangiare e riprendere il fiato prima di ritornare a valle, si è immediatamente guadagnato il certo inserimento nel programma 2020. Peccato solo il relativamente lungo (un terzo dell’intero percorso) tratto sulla frequentatissima strada sterrata di fondo valle dove si è per ora costretti a stare vestiti (un paio di volte mi è capitato di essere guardato male per il solo fatto che fossi a torso nudo, con i soliti commenti del cavolo).

Soddisfatto dell’esito positivo dell’esplorazione, appagato dalla piacevole compagnia dell’immancabile Angelo, confidando in una prossima più intensa partecipazione, speranzoso per una prossima evoluzione sociale che rinormalizzi la nudità, saluto e resto in attesa della prossima uscita (16 marzo sempre in Val Bertone) quando andremo a verificare la condizione di percorribilità di un sentiero che permette di raggiungere un bel sentiero che già conosco e che ho già fatto più volte evitando la frequentatissima strada di fondo valle, consentendo il cammino naturale per quasi la totalità del tempo.

Alla prossima!

#VivAlpe 2019: Il programma


L’elenco che segue riporta solo le informazioni principali, le altre informazioni le troverete nelle schede che andrò a pubblicare quanto prima possibile nella pagina eventi del blog.

Visto che quest’anno posso mettere in calendario poche uscite ho pensato di condividere con voi anche alcune delle uscite che, al fine di trovare nuovi itinerari da proporvi, dovrò fare per pulire dei sentieri, per verificare lo stato di itinerari che ho già percorso tempo addietro o per esplorare percorsi che ancora non conosco, alcuni dei quali non sono nemmeno riportati sulle carte o sono indicati come tracce. Per questi percorsi, identificati nell’elenco dall’asterisco in prefisso al titolo, posso dare solo indicazioni approssimative dei tempi di percorrenza (dipendono dallo stato di conservazione e dalla maggiore o minore facilità di individuazione; potrebbe anche succedere che non si riesca a percorrerli per intero) e non ci saranno schede descrittive in area pubblica (pagina eventi del blog), per partecipare presentatevi direttamente al punto di raccolta indicato (se al momento manca, verrà inserito qualche settimana prima dell’evento), consiglio, però, di contattatarmi direttamente per e-mail, un paio di settimane prima della loro prevista effettuazione, per verificarne l’effettuazione (potrei dover lavorare il sabato) e prendere accordi, per avere il mio contatto e-mail registratevi tra gli Amici di Mondo Nudo (vedi apposita scheda).

Per segnalare la partecipazione alle uscite per non sarà più necessario compilare l’apposito form ma basterà avvisarmi telefonicamente o inviarmi un sms oppure inviarmi un messaggio in e-mail o WhatsApp, ricordandosi di segnalarmi il luogo di ritrovo qualora la scheda descrittiva ne riportasse più di uno. Chi non avesse i miei contatti si deve registrare negli Amici di Mondo Nudo (vedi apposita scheda) e riceve l’indirizzo e-mail del blog, nel contesto della prima partecipazione ad un uscita si ottengono anche gli altri.

Per dare seguito a richieste che mi sono pervenute, sperando non succeda come in passato che poi mi sono ritrovato da solo, alcune uscite, in particolare quelle lavorative, sono al sabato.

*16 Febbraio (sabato) – Anello nord di Gabbie, Val Bertone (Caino – BS)

Vecchio sentiero relazionato su un quotidiano locale ma che, nei miei vari passaggi in zona, non ho mai notato. Potrebbe essere molto interessante. Direi un massimo di 4 ore per l’anello completo.

Si parte dal parcheggio della val Bertone e se ne risale la metà inferiore seguendo per intero la strada sterrata. In destra orografica dovrebbe iniziare questo sentiero che risale il versante settentrionale del monte Paradiso. Giunti sul crinale spartiacque in coincidenza con casa Pasotti, si rientra a valle per il sentiero di Palone Pianura, seguendone la variante terminale di Castel Berti.

Ritrovo ore 09:00 al parcheggio della Val Bertone.

*16 Marzo (sabato) – Anello largo Val Bertone est

Itinerario molto corto (3 ore al massimo) e poco faticoso. Percorre sentieri di caccia che appaiono in disuso (li ho fatti almeno una quindicina di volte e non ci ho mai incontrato nessuno); ambiente interessante per le belle conifere che si attraversano e l’incontro quasi sicuro con le coturnici; molte possibili varianti, per l’occasione l’intenzione è quella di pulire una di queste che permette di mettersi a nudo quasi subito. Una volta a nudo ci si può restare fino a pochi metri dall’auto.

Ritrovo ore 09:30 al parcheggio della Val Bertone.

*13 Aprile (sabato) – Cascina Pian dei Canali (Forno d’Ono – BS)

Individuato casualmente è un percorso segnalato che da Forno d’Ono sale alla vetta della Corna Blacca, nella prima esplorazione effettuata l’ho trovato molto bello ma nella parte iniziale intasato dai rovi, sono passato ugualmente essendo inverno ma per una sua percorrenza primavera-autunno e necessario ripulirlo. La cascina, alla quale si arriva in due ore di cammino, è stupenda e collocata in posizione mirabile, all’interno almeno una ventina di posti tavola, all’esterno un bel prato e un bosco pulitissimo. Sicuramente si procederà anche oltre la cascina lungo un selvaggio e solitario vallone (che ho percorso solo in parte), di sicuro non si arriva in vetta alla Corna Blacca (assai lungo e faticoso), ma potremmo forse arrivare fino all’innesto sul 3V e da qui decidere di rientrare a valle con un altro percorso, totale 6/7 ore.

Chi lo volesse al ritorno potrà acquistare delle buonissime trote visto che, a dieci minuti dal parcheggio, passeremo davanti ad un allevamento che fruisce delle fresche acque di un torrente che scende da sotto la Corna Blacca: ci sono sia rosa che bianche (Fario) e costano all’incirca 10€ al chilo. Vedi pagina descrittiva.

Ritrovo principale ore 8:00 al parcheggio di Via Fucine a Prevalle; arrivando dalla tangenziale lo si trova a destra subito dopo il cartello che indica l’ingresso nel paese; arrivando dal paese lo si trova sulla sinistra dopo il paese, duecento metri dopo aver passato il ponte sul canale e l’incrocio con la Gavardina.

Ritrovo alternativo: ore 8:45 a Forno d’Ono nel piccolo parcheggio di via Roma posto sulla destra della strada in corrispondenza delle ultime case (a sinistra, a destra il torrente) duecento metri prima di un ponte.

Altre informazioni nella scheda evento

28 Aprile – Anello del Dragoncello da Nave

Non so perché ma i percorsi a bassa quota percorribili in nudità sono tutti esposti a nord e così è per questo itinerario segnalato ma quasi per niente frequentato, è un percorso interessante per l’ambiente attraversato (fitta boscaglia con essenze di vario genere, tra le quali le peonie, presenti in gran numero, e i gigli martagone); dalla vetta (che alcuni già conoscono) si osserva un bel panorama sul sentiero 3V e la Val Trompia. Discesa per il lato opposto seguendo la Val Salena per il percorso originale (e abbandonato) del 3V. 5/6 ore l’anello completo.

Ritrovo ore 9:00 al grande parcheggio dietro la chiesetta di San Rocco in Nave, qui la scheda dettagliata.

*18 Maggio (sabato) – Senter del Negondol con merenda e cena al ristorante Dragoncello (Nave – BS)

Da tempo non ci troviamo per una bella cena in compagnia così.. ecco un’interessante e piacevole escursione che si chiude con merenda e una cena (rigorosamente vestiti) al ristorante.

Tutte le informazioni nella scheda evento.

26 Maggio – Anello del Dosso della Croce (Collio V.T. – BS)

Si parte da un piccolo parcheggio fuori Memmo, paesino sopra Collio Val Trompia, e per strada sterrata ci si porta verso Bovegno, raggiunto il crinale spartiacque lo si segue per verdi pascoli risalendo un lungo e ripido pendio fino al suo apice ai piedi della sommità rocciosa del Dosso della Croce. Discesa per il crinale parallelo che, con caratteristiche similari, riporta più direttamente alle auto. Esposizione a sud quindi garanzia di sole fin dalla partenza (salvo mal tempo, ovviamente). 7/8 ore l’anello completo.

Tutte le informazioni nella scheda evento.

*1 Giugno (sabato) – Passo Reforti, Val del Caffaro (Bagolino – BS)

Ho individuato questo tracciato guardando la cartina del luogo, è indicato come vecchia traccia e osservato in loco in effetti se ne vede l’inizio ma poi non è chiaro dove prosegua, scoprilo sarà l’obiettivo di questa uscita esplorativa. L’ambiente è quello classico della media quota Adamellina: grandi placche rocciose contornate da canalini erbosi, in alto c’è un’ampia conca dove doveva esserci una vecchia malga. Esposto a ovest ma tutto a cielo aperto: appena arriva il sole il caldo si farà subito sentire. Calcolo un tempo di percorrenza di 8 ore tra salita, discesa (che va fatta sullo stesso percorso) e breve sosta pranzo.

Tutte le informazioni nella scheda evento.

16 Giugno – Anello del Dosso Alto (Maniva – BS)

Percorso che, anche se in parte in cattivo stato, ho trovato (la scorsa primavera) esaltante. Si parte dal piazzale del Giogo del Maniva per scendere verso Bagolino seguendo un’antica mulattiera, a metà dislivello si imbocca una sterrata che sale il versante settentrionale del Dosso Alto non è chiaro per andare dove. Abbandonata la sterrata si prosegue per un lungo e appena accennato sentiero (ben segnalato ma con segni vecchi) che, attraversando zone invase da ortiche, felci o lamponi, raggiunge il crinale orientale della montagna. Un sentiero militare risale tale crinale e porta ad attraversare il solitario ed erboso versante meridionale per raggiungere il Passo del Dosso Alto da dove la strada asfaltata riporta al Maniva. 7/8 ore l’anello completo.

Tutte le informazioni nella scheda evento.

21 Luglio – Lago Retorti (Bagolino – BS)

Era prevista una due giorni in altra destinazione ma eventi indipendenti dalla mia volontà mi hanno costretto a modificare la destinazione… Si ripropone l’uscita al Lago Retorti, a giugno nterrotta per la presenza di neve.

Tutte le informazioni nella scheda evento.

15 Agosto – Picnic o escursione in Valle di Brozzo

La parte inziale di questa valle e super affollata, ma proseguendo lungo il torrente, superata una cascata, ci si trova da soli pervenendo in una ventina di minuti ad una larga piana ghiaiosa dove il torrente lascia spazio a isolotti e spiaggette adatte ad una piacevole sosta.

Tutte le informazioni nella scheda evento.

7 Settembre (sabato) – Val della Lana (Gardone V.T. – BS)

Qualche anno addietro ne abbiamo percorso solo il primo pezzettino, la ripropongo per risalirla interamente portandosi alla vetta del Monte Guglielmo da dove scendere per il 3V e la Val d’Inzino. 8/9 ore.

Tutte le informazioni nella scheda evento.

22 Settembre – Lago della Rossola, Val di Dois (Ceto – BS)

Zona solitaria immersa tra le rocce dell’Adamello. Partenza dalla Case di Paghera alle quali si ritorna dopo un 6/8 ore di cammino (sosta pranzo compresa).

Tutte le informazioni nella scheda evento.

20 Ottobre – Monte Pizza (Bagolino – BS)

Era programmato il “Senter Bandit” in zona Caino e Nave ma durante una mia preliminare perlustrazione ho rilevato la presenza di molti tratti vegetati a rovi, risultati di difficile e spinosa percorrenza già ad inizio primavera con vegetazione ancora ridotta, figuriamoci a fine estate quando la vegetazione è al massimo della sua rigogliosità.

In sostituzione al “Senter Bandit” ho scelto un breve anello nei pressi di Bagolino, zona dove già abbiamo fatto diversi eventi, compreso un campo di cinque giorni e alla quale personalmente sono sentimentalmente legato per il caloroso affetto che, sulle reti sociali, mi hanno nel recente passato dimostrato diversi suoi abitanti.

Trattasi della salita al Monte Pizza, piccola rupe che sovrasta il paese e alla quale si arriva con due sentieri in apparenza non molto frequentati (tratti vegetati), ambedue particolarmente interessanti per gli ambienti attraversati e per la loro conformazione. 5/6 ore.

Tutte le informazioni nella scheda evento.

Novembre – Pranzo o cena di fine stagione

Vedremo come evolvono le cose con l’agriturismo Dragoncello e poi decideremo sul da farsi.

Tutte le informazioni nella scheda evento.

VivAlpe 2019


Quest’anno, per miei impegni e problemi, le uscite torneranno ad essere quantitativamente limitate (indicativamente una al mese per il periodo maggio-ottobre, più un paio di sabati), ma la qualità resterà sempre quella, anzi, cercherò di alzarla ulteriormente proponendo uscite in ambienti ancor più selvaggi e interessanti, ambienti dove lo sguardo possa liberamente spaziare fin verso l’orizzonte, ambienti dove la montagna sia montagna, dove sia possibile ascoltare i suoi messaggi, dove poter percepire il senso d’inclusione nella montagna che solo la nudità può portare.

Al momento non sono ancora definite le date, ma presto le potrete conoscere attraverso le schede descrittive che appariranno nella sezione eventi, nel frattempo, in ordine non cronologico, un’idea sulle destinazioni e i possibili itinerari:

  • Anello Stabio-Frerone-Val Fredda, una due giorni con pernottamento al rifugio Prandini
  • Soggiorno di cinque giorni al rifugio Prandini con tre escursioni in zona (anello della Val di Braone, Lago della Sorba, Laghetto di Mare)
  • Anello del Dragoncello da Nave (BS)
  • Anello del Dosso Alto (Maniva) su percorsi antichi e sentieri militari (15-18)
  • Anello est della Val Bertone, una brevissima escursione lungo sentieri quasi abbandonati
  • Altre in via di definizione

Alle escursioni si aggiungerà qualche evento statico, quali cene o pranzi e un pic-nic ferragostano in una valle inizialmente affollata ma che risalendola lungo il torrente diviene presto solitaria e selvaggia.

Confido in una massiccia presenza dei soliti e di nuovi amici, soprattutto confido nella partecipazione di nuovi amici che ancora legati alla necessità dell’abbigliamento desiderino provare cosa significa abbandonarlo, che chi già da tempo ci segue senza aver ancora provato a mettersi a nudo finalmente si decida a farlo: non obbligo nessuno a spogliarsi ma è chiaramente mio intento spingerlo a farlo, quantomeno una volta, che poi l’esperienza insegna che diviene immediatamente la prima volta per essere seguita da tante, tante altre volte.

A presto!

P.S.
Chi, al fine di distribuzione, volesse una copia ad alta risoluzione della locandina VivAlpe 2019 deve solo richiedermela tramite il modulo di contatto o, per chi li conosce, attraverso gli altri miei contatti (indirizzo e-mail, cellulare, whats-app, social, a voce) e provvederò a fargliela avere.

08/12 – Grigliata di Fine Anno


Foto Emanuele Cinelli

Seppure con un profilo ribassato riprendiamo la vecchia apprezzata abitudine del convivio gastronomico di fine anno, ovviamente nella modalità vestiti (e nudo) facoltativi. Profilo ribassato perché, trattandosi di evento improvvisato all’ultimo momento, siamo vincolati a un numero chiuso di partecipanti (venti per la precisione) e, pertanto, abbiamo innanzitutto avvisato e sentito coloro che partecipano attivamente alle nostre attività escursionistiche, poi coloro che sono iscritti alla lista degli Amici di Mondo Nudo e solo ora, visto che rimangono ancora alcuni posti disponibili e ci sono delle partecipazioni incerte, rendiamo pubblico questo evento che si terrà, al costo di 27€ (antipasto, grigliata, acqua e vino a profusione), presso un agriturismo negli immediati dintorni di Brescia con ritrovo alle ore 19.30. Al raggiungimento del limite massimo attiveremo una lista d’attesa che verrà sciolta ventiquattr’ore prima dell’evento.

Chi volesse partecipare deve registrarsi, entro le ore 24 di venerdì 30 novembre, attraverso il nostro modulo di contatto mettendo in oggetto “Grigliata di fine anno” e indicando, oltre alle proprie generalità (non nick), la preferenza alimentare (carne o verdura, non c’è menù vegano e non c’è possibilità di senza glutine, ma non ci sarà il primo, solo antipasto a base di salumi e grigliata) e il limite minimo di preavviso per l’annullamento dell’eventuale posizionamento in lista d’attesa. Istruzioni sulla struttura che ci ospita e su come raggiungerla saranno inviate direttamente a chi si registra.

IMPORTANTE
Nel corso della serata verranno scattate fotografie anche per l’utilizzo pubblico su questo blog (relazione dell’evento e altri in futuro), con l’adesione all’evento si autorizzano esplicitamente tali utilizzi; chi non volesse essere ripreso o risultare riconoscibile (per comunicare la normalità del nudo è necessario che le foto siano prive di mascheramenti e velature) lo segnali al suo arrivo e faccia poi in modo di non rientrare nelle inquadrature o di porsi di spalle.

#BuoniPropositi2018


1)      Leggere Mondo Nudo

2)      Partecipare alle escursioni di VivAlpe 2018

3)      Superare il fastidio del nudo

4)      Apprezzare il proprio corpo

5)      Spogliarsi

6)      Camminare nudi nella montagna

7)      Imparare a vivere nudi

8)      Diffondere la normalità del nudo

9)      Difendere i diritti del corpo nudo

10)   Promuovere una società dove i vestiti siano sempre, comunque e ovunque facoltativi

#nudiènormale

#nudièmeglio

#VivAlpe 2017 – Riepilogo fotografico


Siamo alla fine di questo 2017, un anno che ci ha visti impegnati in numerose escursioni, uscite che hanno occupato tutti i mesi dell’anno e che si sono concluse con una magnifica giornata si sole sulla vetta del Castello di Gaino, dalla quale la vista sul Lago di Garda è sempre affascinante ed emozionante.

Per ringraziare tutti i nostri fedeli lettori, nonché tutti coloro che partecipano alle nostre escursioni, e per incitare altri a partecipare ecco un resoconto fotografico di VivAlpe 2017.

Grazie!

Ritorno al Prandini


A seguito di una revisione di vari articoli del blog, in particolare questi sulla Val Braone, ho rilevato passaggi scritti in una forma che ha dato adito a fraintendimenti per cui ho provveduto a riscrivere questi passaggi meglio esprimendo cosa si voleva invero intendere.

Tutte le foto sono di Marco M.

Ogni volta è una scoperta, ogni volta ci sono nuove emozioni, ogni volta si rinnova la magia di questa valle, una valle non propriamente sperduta eppure selvaggia e solitaria. Quest’anno mancano il rosa dei rododendri e il bianco degli eriofori pertanto le tinte risultano meno variegate, in gran parte sono le varie tonalità del verde e del marrone date dalle erbe di pascolo, dalle torbiere, dagli ontaneti e dai lariceti, punteggiate qua e là da qualche macchia violacea delle Campanule di Scheuchzer. Eppure il fascino è sempre lo stesso, non di meno, solo diverso: l’estensione degli ampi spazi dove nulla appare muoversi, il dispiegarsi delle più o meno estese placconate rocciose che riflettono la luce del sole, l’innalzarsi prepotente di pareti e cime che dall’alto silenti guardiani vigilano sull’intrepido viandante.

In quattro ci troviamo in quel di Braone dove lasciamo una delle due vetture. Andiamo a ritirare le chiavi del rifugio dal sempre cordialissimo Piero e poi ci avviamo verso l’inizio del cammino. A Ceto imbocchiamo la stretta e tortuosa strada della Val Paghera, alla prima curva sbuca fuori un grosso fuoristrada che, ignorando la mia segnalazione sonora, se ne esce tutto baldanzoso: brusca frenata di ambedue e si evita di poco un bel frontale. Con un’ardita manovra, usufruendo di un piccolo slargo riesco a far passare l’altra vettura e poi mi rimetto in marcia. Qualche tornante, uno stretto passaggio tra un nucleo di case, un lungo diagonale a picco sul fondo della Val Palobbia, passiamo il ponte provvisorio (che ormai si può dire definitivo) che ha preso il posto dell’antico ponte romano portato via dalla forza dell’acqua qualche anno addietro. La strada ora riprende a salire con continui tornanti dirigendosi verso la Val Paghera al cui imbocco le Case Faet preavvisano dell’imminente arrivo al piccolo parcheggio.

Ore venti e trenta, ci mettiamo in cammino. Superiamo la breve ma ripidissima salita asfaltata che conduce alle Case di Scalassone, magnifico agglomerato di cascine immerse in verdi e riposanti prati che spezzano la continuità dell’ampio bosco, e imbocchiamo la comoda e ben segnalata mulattiera che porta al rifugio Prandini. Data l’ora tarda, che fa immaginare un improbabile incontro con altre persone, e la temperatura, ventotto gradi centigradi, ci mettiamo subito in libertà: da qui in avanti non incontreremo altre abitazioni e il passaggio nei dintorni della malga Foppe di Sotto avverrà nel buio della notte, così come l’arrivo al rifugio, all’interno del quale sappiamo esserci nessuno. Rinfrancati dalla nudità, prima fruendo delle ultime luci del giorno, poi dell’illuminazione artificiale delle nostre frontali, risaliamo i tanti tornanti della bella mulattiera. Ancora nel bosco, senza infastidirci, un leggero scroscio di pioggia ci fa breve compagnia, poi scompare lasciando il posto ad alcuni lontani brontolii di tuono. Torna la quiete, agli ultimi tornanti le luci della valle improvvisamente compaiono ai nostri occhi, poco oltre imbocchiamo a destra il sentiero che ci porta alla verdissima piana delle Foppe di Sotto: concedo ai compagni dieci minuti di sosta, poi di nuovo in cammino. Passando alla parte superiore della piana il silenzio si fa totale e invito i miei compagni ad ascoltarlo per alcuni secondi. Eccoci all’altezza della malga, non si vede e non si sente segno di vita, passiamo oltre, risaliamo il canalino che porta al ripiano sopra la malga, qualche decina di grosse gemme bianco giallastre risplendono a mezz’aria nel buio della notte: gli occhi degli asini che qui stanno passando la notte.

Inizia la parte più ripida del percorso, prima due lisce placche rocciose da risalire direttamente, poi una sequenza di pianetti erbosi e ripidi canalini di terra e roccia, il cui superamento è facilitato da rudimentali gradinamenti. I lampi, che nel frattempo avevano ripreso a schiarire il cielo, si fanno più vicini, ma l’assenza dei tuoni e del vento ci rassicurano e proseguiamo senza foga nella nostra marcia. Eccoci in vista del dosso che affianca il rifugio, se fosse giorno potremmo vedere la bandiera che lo sovrasta, siamo arrivati! Nell’uscire dall’ultima dorsale che ci copriva dalla valle veniamo travolti da un caldo vento temporalesco, percepisco che entro pochi minuti si scatenerà l’inferno e sollecito i compagni ad accelerare il passo. Marco e Maria rispondono prontamente, Cristina arranca e l’aspetto, sotto le prime gocce d’acqua arriviamo al rifugio, apro la porta, entriamo e… la pioggia si fa di colpo notevolmente intensa: scampata proprio per un pelo. Ammiriamo i pregevoli lavori di ammodernamento fatti all’interno del locale cucina (è stato rifatto anche il tetto ma questo lo potremo ammirare solo la mattina), ci sistemiamo, ci facciamo una tisana e poi, cullati dall’intenso rumore della pioggia, tutti a nanna.

Sabato mattina, alle sei sono fuori a guardare il cielo, alternanza di nuvole e sprazzi di sereno fanno sperare quantomeno in una discreta giornata. Più tardi, mentre facciamo colazione, il sole illumina i dintorni del rifugio e riscalda l’aria tutto sommato già gradevole: contrariamente al solito possiamo evitare di vestirci. Preparati gli zaini ci mettiamo in cammino per l’odierna escursione, uno dei giri che ho personalmente individuato: il periplo della valle. Scegliendo il percorso migliore, tra gli ontani e la torbiera risaliamo il pendio che porta alla base delle lisce placche che fanno da basamento al coster di sinistra (orografica), qui giunti imbocchiamo l’erboso canalone che s’innalza verso il Monte Stabio. Quando la ganda se ne impadronisce usciamo alla sua sinistra per procedere per comode lingue erbose zigzagando tra le placche: innumerevoli gli scorci visivi che si aprono ai nostri occhi, sia verso la valle che verso il monte, sia sulle vicine verdi Somale di Braone che sulla retrostante verticale pala del Pizzo Badile, sulla Cima di Terre Fredde e il Cornone di Blumone, sulla Concarena e oltre, troppo lungo elencare tutte le cime che man mano appaiono ai nostri occhi, molte delle quali evocano in me lontani piacevoli ricordi di escursioni e arrampicate.

Lentamente, troppo lentamente ci approssimiamo alla Porta di Stabio dove arriviamo con un poco di ritardo sui tempi stabiliti, eppure con un buon anticipo sull’orario prefissato essendo partiti un’ora prima del previsto. Il cielo si è fatto totalmente grigio, la nuvolaglia, lungi dal minacciare pioggia, copre il sole proteggendoci dai suoi raggi infuocati e rendendoci confortevole il cammino. Seguendo brevemente il sentiero segnalato scendiamo al sottostante anfiteatro roccioso dove alcuni laghetti piovani cupamente risplendono alla tenue luce filtrata dalle nuvole. Quando il sentiero segnato riprende a scendere verso il fondo della valle, lo abbandoniamo per tagliare nell’erbe in direzione del Passo del Frerone. Passato un costolone erboso, sotto il quale abbiamo sostato per il pranzo, scendiamo nell’ampia e impressionante conca di frana (bellissimo esempi della forza che la natura può esprimere) sottostante la sconvolta bianca parete del Frerone e la risaliamo sul versante opposto. Visto l’orario (abbiamo accumulato altro ritardo) e avendo deciso di non proseguire verso la mulattiera di Cima Gallinera (il terreno è complesso e il percorso che ho già fatto non è proponibile ai miei compagni, trovarne uno nuovo comporterebbe a loro un eccessivo dispendio di energie), decido di non salire fino al passo ma di scendere a prendere l’ormai vicino sentiero segnato che riporta sul fondo della Val Braone, con il quale rientriamo più facilmente e tranquillamente al rifugio.

Nel tardo pomeriggio arrivano due pastori, qui saliti per arieggiare i locali della malga presumo in previsione di un loro imminente risalita da quella di sotto (dove la notte ci aveva nascosto i segni di vita), non sapendo se sono al corrente del nostro stile di vita ci rivestiamo, vestito dialogo a lungo con loro, parliamo del temporale della notte, della solitudine di questa valle, mi spiegano come mai ancora non sono saliti, mi fanno notare l’erba giallastra non adatta al bestiame, ha sofferto per la siccità e la grandine; parliamo degli animali che popolano la zona, i caprioli che hanno incontrato poso sotto (come mai io non li ho ancora visti?), il gallo forcello che canta sul dosso soprastante, l’aquila che dimora nel Listino e che ogni tanto viene a far visita al loro gregge di pecore per prelevare un agnellino. Ci salutiamo, loro chiudono la malga e ridiscendono a valle, io torno dai miei compagni. Stiamo attendendo l’arrivo di Riccardo, ancora non ha dato segni, mi porto sul dosso soprastante per scrutare verso valle, qualcosa di nero si muove poco sotto, forse è lui, scendo per andargli incontro, invece nulla, probabilmente erano i pastori che stavano scendendo. Attendo un poco, scendo ancora, e ancora, altra attesa, nulla, allora risalgo e ne approfitto per un breve allenamento: parto di corsa, la mantengo finché ci riesco poi procedo al passo più spedito che mi riesce di mettere in atto. Quando arrivo al rifugio è quasi ora di cena, mentre prepariamo il necessario ecco che, ormai inatteso, arriva Riccardo: saluti, baci e abbracci, è bello rivederlo tra noi, è bello sapere che è salito in un tempo di tutto rispetto, è bello poter sperare in una sua futura maggiore partecipazione. La giornata si chiude con un’ottima spaghettata al pesto genovese, accompagnata da speck dell’Alto Adige e altre leccornie che ognuno di noi ha portato a monte per condividerle, ivi compreso un ottimo vino procurato dalla sempre carinissima Cristina.

Domenica mattina, dopo una notte che ha alternato pioggia e stelle il cielo si presenta sereno, la temperatura è leggermente più bassa di ieri ed è necessario indossare almeno una maglia leggera, ben presto, però, il sole provvede a rialzarla. Colazione, accurata pulizia del rifugio, preparazione degli zaini, si chiude tutto e via per il rientro a valle, un rientro gradevolmente nudo: nonostante la giornata domenicale solo un uomo e una donna (presumibilmente parenti del pastore visto che salivano senza zaini e che sono ridiscesi poco dopo) incrociano il nostro cammino, prima mentre, parzialmente ricoperti, transitiamo nei pressi della malga e mezz’ora dopo alla fine della piana mentre, nuovamente nudi, stiamo scattandoci la rituale foto di gruppo prima di abbandonare questa magnifica valle. Ripreso il cammino scendiamo seguendo la variante del sentiero delle Cascate, purtroppo la poca acqua le rende meno appariscenti, ma comunque pur sempre interessanti, specie la più bassa alla quale si arriva con una breve digressione dal sentiero principale. Eccoci nuovamente alle Case di Scalassone che attraversiamo dopo esserci rivestiti, la ripida discesa asfaltata e il parcheggino con l’auto: il cammino è finito e con esso è purtroppo finita la nostra escursione.

Con continui intoppi e tante manovre di disimpegno per il traffico oggi intenso discendiamo la strada che porta a Ceto, ci portiamo a Braone, salutiamo Marco che deve rientrare a casa, consegniamo chiavi e soldi  e ci portiamo ad una vicina pizzeria per regalarci un ottimo piatto di casoncelli al burro, dissetandoci con la meritata fresca birra. Rifocillati ci mettiamo in viaggio per il ritorno a casa: anche questo ennesimo ritorno al Rifugio Prandini è giunto al suo epilogo, come sempre ci rimangono negli occhi e nelle mente le stupende immagini dalla Val Braone, ricordi indelebili che nemmeno le foto riescono ad eguagliare, spero abbiano comunque potuto darvene una seppur minima parvenza.

P.S.

Come sempre ringrazio gli amici che mi hanno accompagnato in questa ennesima esperienza di montagna, ringrazio anche l’amico Piero per la professionalità con cui gestisce il rifugio, la Commissione Rifugi di Braone e tutti gli Alpini di Braone per la cura con cui mantengono questo splendido rifugio. Rinnovo i ringraziamenti al Sindaco e a tutta la Giunta Comunale di Braone per il supporto che danno alla loro valle, a chi la cura e a chi la visita, nonché a tutti coloro che, spero piacevolmente, hanno avuto modo di incontraci, ma, tutto sommato, anche a tutti i cittadini di Braone che ancora non ci hanno conosciuto di persona, a quelli che sappiamo mai aver mosso lamentele per la nostra presenza ma anche a quelli che, al contrario, si sono opposti e che vorremmo proprio poter incontrare per dimostrare anche a loro l’onesta e la salubrità della nostra scelta, l’imminente festa del rifugio potrebbe essere l’occasione propizia: io ci sarò di certo e con me forse anche alcuni amici.

Grazie!

#VivAlpe un’altra bella giornata


Seppure ridimensionata nel percorso, quindi nel chilometraggio e nel dislivello, l’ennesima escursione del programma VivAlpe 2017 è stata portata a termine. Tre dovevano essere i partecipanti, due alla fine si ritrovano presso l’Albergo Dosso Alto al Giogo del Maniva: io, che ho passato la notte camminando sulla prima parte dell’anello (Anello Altisismo del 3V), e Vittorio, che arriva con forte ritardo per l’inutile attesa di Cristina, la quale ha “preferito” ignorare la sveglia antelucana e continuare a dormirsela alla grossa.

Splende il sole sui monti dell’alta Val Trompia, in basso le case di San Colombano e Collio appaiono velate da una leggera foschia, a sinistra i versanti settentrionali di Dosso Alto, Corno Barzò, Corna Blacca e Monti di Pezzeda ancora attendono l’arrivo del sole, a destra la lunga costiera che dal Maniva si spinge vero la Pianura Padana già ha assunto accesi colori: salvo quelle sorprese che la montagna sempre può riservare, si annuncia una giornata luminosa, calda e solare.

Dopo una, per me, meritata colazione e un veloce caffè per Vittorio, ci mettiamo in cammino imboccando la stradina sterrata che sale verso il Dasdana. Un breve tratto di asfalto porta alla lunga e in parte ripida rampa erbosa del Dasdanino che viene raggiunto velocemente. Passo del Dasdana e immediata salita al Monte Dasdana, dalla cui sommità lo sguardo naviga liberamente tutt’attorno: le gemme bluastre del Lago di Dasdana e dei Laghi di Ravenola, i bianchi candori del Bernina e dell’Adamello, le cupe rocce del Cornone di Blumone e del Brenta, le varie tonalità di verde dei pascoli e delle praterie di montagna che costellano le tante dorsali montuose che uno dopo l’altra movimentano il territorio.

Foto ricordo e poi di nuovo in marcia, breve discesa e altrettanto breve risalita alla prima Colombina, poi la più dura salita della seconda Colombina, ecco la comoda mulattiera che, tra un mare di splendide anenomi alpine, con stretti tornanti e lunghi mezzacosta porta alla vetta del Monte Colombine, punto più altro del sentiero 3V (2217m). Anche da qui la vista spazia liberamente, il riconoscimento delle varie vette è facilitato, quando diversamente da oggi la foschia di calore non ottenebra la visuale, da un’apposita rotonda tavola metallica. Abbiamo recuperato il tempo perso e possiamo concederci un attimo di pausa per due foto, che un momento di solitudine ci ha permesso di fare nel nostro abito di natura, e una fugace merenda.

Immersi nelle nuvole che si sono nel frattempo alzate dalla valle e, a sprazzi, invadono la cresta che stiamo percorrendo, osservati da un branco di capre, scendiamo al Goletto di Cludona per subito incamminarci verso il Passo delle Sette Crocette dove arriviamo in perfetto orario di marcia. Brevissima fermata per l’ormai rituale foto di Vittorio a spirito libero e riprendiamo il cammino per imboccare il sentiero che ci porta verso la lunga discesa. Finalmente possiamo senza tema donare al nostro corpo quel respiro a cui sempre anela e, nudi, percorriamo il lungo diagonale del Dosso Croce, una breve discesa, un altro lungo diagonale ed eccoci ai vasti pascoli soprastanti Malga Croce dove, appollaiati su alcuni massi accatastati, ci concediamo l’unica vera sosta di tutta la giornata: venti minuti per pranzare.

Ripartenza, seguendo la traccia che percorre il largo costone ci abbassiamo un poco finché sulla sinistra si diparte un altro costone, qui abbandoniamo la traccia e per dolcemente morbido terreno libero scendiamo obliquando a sinistra, alcune deboli tracce di passaggio ogni tanto appaiono tra le erbe del pascolo, il sentiero indicato sulla carta invero non esiste, ma non è un problema basta mirare alla verde gobba del Dosso Canali. Attraversata una stradina segnalata che raccorda le malghe sul lato Bovegno a quelle sul lato Collio, si riprende a scendere lungo il costone erboso ora con una più evidente traccia di passaggio. Massaggiati dalle erbe, accarezzati dal sole, accoccolati dalla nudità, senza sosta perdiamo costantemente metri di quota, ormai siamo prossimi a Malga Canali che vediamo nitidamente poco sotto di noi, voci risuonano nella prateria, siamo purtroppo costretti a interrompere lo stato di grazia e imporre alle nostre membra il cilicio dei pantaloncini.

Ultimi metri nell’erba e siamo alla strada sterrata nei pressi di Malga Croce, la seguiamo fino alla malga dove possiamo renderci conto che invero è deserta, le voci che poco prima avevamo avvertito arrivano da molto più in basso dove nei pressi di una cascina un grosso nucleo di persone e bambini sta per finire il loro pranzo all’aperto: mannaggia, ma tornerà il fastoso giorno in cui sarà riconosciuta la naturale decenza ai corpi e le persone potranno, volendolo, starsene tranquillamente e salutisticamente nude, nude sempre, comunque e ovunque!

Vai a sapere perché, forse una disperata rassegnazione all’ormai prossima entrata in paese, invece di rimetterci in libertà percorriamo l’ultimo chilometro di desertica natura con i pantaloncini calzati. Le gambe, con la complicità della psiche che assapora l’imminente arrivo all’auto, iniziano a farsi dure e spontaneamente rallentano il passo. Sosta ad una fontana per rinfrescare la pelle dalla lunga esposizione al sole e all’aria, la lunga asfaltata comoda discesa da Memmo a Collio ed eccoci al parcheggio: anche questa è fatta, noto negli occhi e nell’espressione del mio compagno di viaggio una grande felicità e questo rende ancor più mirabile questa giornata. Grazie Vittorio, grazie della tua presenza, grazie del tuo coraggio, grazie e a presto.

Con #VivAlpe per creste e valli della #ValBertone


Dal parcheggio della Val Bertone partiamo in quattro: io, Attilio, Paola e Vittorio. Seguendo un sentiero che, sebbene utilizzato dai motocrossisti locali (ne incontriamo alcuni impegnati in lavori di ordinaria manutenzione del tracciato), nemmeno la carta riporta, allietati da diversi Iris e rinfrescati dal bosco, in quaranta minuti siamo al colle di Sant’Eusebio dove, immersi nell’affollamento tipico della zona, troviamo gli altri sei partecipanti: Alessandro, Marco, Francesca, Luise, Angelo e Daniela. Dopo i saluti resi ancor più calorosi da un lungo periodo di lontananza, a gruppo completo ci incamminiamo per il sentiero che s’inerpica sulle ripide pendici erbose del lungo crinale separante il bacino idrografico del Garza da quello del Chiese. Poche decine di metri e siamo sul filo di cresta, a destra la vista si allunga verso la Val Sabbia e i monti che la circondano, a sinistra possiamo vedere l’abitato di Caino e più lontano alcune delle case di Nave e un piccolo pezzetto della vicina città (Brescia).

Passate due piccole case abbandoniamo la cresta per prendere un pur sempre panoramico traverso a mezza costa nei prati, segue una breva risalita e rieccoci sul filo del crinale che ora dovremo a lungo seguire fedelmente. Il sole picchia sul terreno scoperto, tra chiacchiere, panorami e coturnici (o starne?) continuiamo il nostro cammino sulla cresta ora fattasi assai sottile, da qui appare una bella porzione del lago di Garda, alla sua sinistra, di poco celata dall’aguzza piramide del Pizzoccolo, l’inconfondibile sagoma del Monte Baldo ormai definitivamente sgombro da qualsiasi residuo di neve. Vuoti capanni da caccia con le loro piccole radure erbose di tanto in tanto spezzano la linearità della vegetazione, una solitaria casetta appollaiata su di un panoramico poggio attira l’attenzione dei miei compagni. Poco dopo, in corrispondenza d’uno scabroso passaggio roccioso, incrociamo due motocrossisti che procedono in senso contrario al nostro, salutandoli lasciamo loro il passo per riprendere subito dopo il nostro cammino. Passato un bel poggio erboso e aggirata, seguendone la spartana rete di recinzione, una quasi invisibile casa, eccoci ad un breve tratto di cemento che, prima in discesa poi in ripida salita, ci porta proprio sull’uscio di un’altra casa. Un boschetto di basse piante coi rami che sporgono pressoché orizzontali a formare ampi ombrelli di foglie s’offre a noi per una rinfrescante fermata. Con breve salita raggiungiamo una comoda strada sterrata e, passando accanto ad altre isolate case, alternando le chiacchiere a momenti di estasiante osservazione del paesaggio e della natura che ci circondano, perveniamo al Passo del Viglio dove imbocchiamo lo stretto sentiero che scende sul fondo della Val Bertone.

Un bel bosco ci ridona frescura mentre con rinnovato passo veloci scendiamo. Sotto di noi il solco vallivo man mano si fa meno profondo e lontano, alcune svolte, un tratto invaso da un rivolo d’acqua e siamo sulla sterrata che sale al Passo del Cavallo. Incrociamo un signore col quale scambiamo cordialissimi saluti, Paola chiede e ottiene informazioni sul dove trovare acqua potabile e proseguiamo. Mi fermo ad aspettare Angelo e Daniela rimasti piuttosto indietro: li farò scendere al torrente per una variante che evita un ripido tratto di salita. Nel frattempo gli altri raggiungono il guado dove inizia il tratto “avventuroso”: abbandonata ogni traccia seguiranno il torrente fino a ricongiungersi con me e gli altri due amici. Dopo un primo tratto ghiaioso il solco fluviale s’incunea tra pareti rocciose a formare un piccolo canyon, saltando di placca in placca lo discendono, una paretina verticale gli permette di evitare e superare il salto di una cascata. Seguendo le sinuosità del torrente, riprendono a camminare su pianeggianti ghiaie circondate dal bosco, alcune piante cadute obbligano ad una piacevole ginnastica. Riunitici proseguiamo ancora un poco oltrepassando facilmente la seconda cascatella, ancora alcuni metri e, raggiunta una boscosa strettoia della valle che forma una zona ombrosa, ci concediamo la sosta pranzo.

Data la doverosa pace agli stomaci giustamente affamati visto il forte ritardo sui tempi di marcia dobbiamo rimandare la prevista lettura da parte dell’amico Vittorio, nostra fonte di cultura e splendido lettore. Percorriamo ancora un pezzo di piano torrente e quando questo s’incunea in un stretto solco ingombro di piante lo abbandoniamo per prendere un sentierino che, alzandosi sul fianco della valle, ci riporta al torrente poco più avanti per subito riabbandonarlo alzandosi sul ripido fianco erboso a picco su di una profonda forra qui scavata dalle acque. Attraversata una fascia boschiva, perveniamo alla strada sterrata della Val Bertone e, passo dopo passo, rapidamente ci avviciniamo alla zona attrezzata con tavoli e barbecue, prevedendone l’affollamento noi maschi indolentemente ci rimettiamo i pantaloncini, mentre Francesca, altrettanto faticosamente, sbuffando reindossa mutandine e reggiseno. Forzatamente riallineatici al dogma sociale, cercando di non pensare ai segnali di fastidio emessi dai nostri corpi dopo ore di libertà, stupiti per le tante persone completamente abbigliate nonostante il sole cocente, sfiliamo oltre e proseguiamo lungo il largo e ben tenuto sterrato della bassa Val Bertone. In breve siamo al parcheggio di partenza, portiamo al Colle di Sant’Eusebio coloro che qui avevano lasciato l’auto, baci e abbracci con quelli che partono subito, in cinque restiamo per un ultimo momento davanti ad una bella birra presso il bar del colle.

Un’altra piacevole escursione s’è positivamente conclusa, allietata dal cielo sereno e riscaldata da un cocente sole, restano, ben impressi nella nostra mente, i bei ricordi, ai quali si sommano la soddisfazione del cammino, il piacere della compagnia, l’energia della nudità e l’aspettativa delle prossime uscite insieme. Grazie amici, grazie di cuore per l’ennesima vostra partecipazione, grazie!

La notte di #VivAlpe 2017


Tra disattenzioni, malanni, impegni di lavoro e altre occupazioni non meglio definite alla fine siamo rimasti solo in due, ma l’escursione in notturna è stata comunque fatta e, penso, con soddisfazione anche da parte di chi mi ha accompagnato.

Nel pieno della notte io e Angelo ci siamo incamminati dal parcheggio appena fuori il paese. Quasi subito un grosso ratto esce da un campo incolto e si blocca in mezzo alla strada davanti a noi, resta immobile per qualche decina di secondi poi si gira su se stesso e ritorna da dov’era venuto. Riprendiamo il cammino anche noi, con calma risaliamo il ripido asfalto e arriviamo all’isolato e solitario parcheggio del Pian delle Castagne. Ancora qualche minuto su strada sterrata ed eccoci al Santuario della Madonna delle Fontane, ultimo segno del centro abitato che ci siamo lasciati alle spalle.

Inizia il sentiero e si entra nel bosco, la luce delle frontali ci precede lungo il cammino illuminando i numerosi neri insetti che sfruttano la notte per uscire dalle loro tane. Ogni tanto anche il capo di qualche fiore si mostra a noi dando una nota di colore al nero costante del bosco notturno. L’amico è un poco preoccupato dalla possibilità di incontrare dei cinghiali, io ormai ci sono abituato alla notte e… ai cinghiali, lo tranquillizzo e procediamo senz’intoppo.

La salita non è ripida ma le mie gambe allenate dal tanto allenamento che sto facendo per TappaUnica3V hanno preso un passo troppo sostenuto e sento che il respiro del mio compagno di cammino va facendosi troppo irregolare e veloce, rallento al limite del mio equilibrio e pian piano le cose migliorano. Tra le fronde degli alberi s’intravvede un poco di cielo, stiamo per arrivare in cresta. Pochi minuti ed eccoci sul crinale, la vista si apre e possiamo individuare tutte le montagne che ci circondano, in basso le luci di Nave e di Caino, più lontano, dietro la sella di San Vito, quelle di Rezzato, più a destra quelle di Brescia.

Dopo una breve doverosa sosta contemplativa ripartiamo, oltrepassando alcuni capanni di caccia ci alziamo verso la meta che già s’intravvede alla nostra sinistra. Volevo arrivarci per una variante che evita una ripida e scabrosa discesa, al bivio, non conoscendola, sbaglio e seguo la segnaletica. Me ne accorgo poco dopo dato che stiamo procedendo su terreno assai ripido anziché a mezza costa, ormai è fatta e proseguiamo per la strada presa, superiamo la ripida discesa e con l’ultima salitella eccoci, con circa trenta minuti di anticipo sulla tabella di marcia, all’Eremo di San Giorgio.

Tolti gli zaini ci godiamo la notte e il panorama, in lontananza le luce di Bardolino e Garda illuminano impercettibilmente la superficie del lago di Garda, lago invero invisibile ma che  io posso facilmente individuare conoscendo benissimo questo paesaggio. La luna si libera delle nuvole e mostra orgogliosa il suo sorridente viso. Ho qui previsto una lunga sosta pertanto mi rivesto e consiglio all’amico di fare altrettanto, se il calore del cammino ci ha consentito di stare a nudo, stando fermi la temperatura diventa meno confortevole. Dopo esserci reidratati, ci accomodiamo su di una panchina, mangiamo qualcosa, ci scambiamo due chiacchiere per poi abbandonarci ad un leggero dormiveglia. I rumori della valle giungono quassù come se fossero a due passi: il brusio delle auto che salgono verso il Colle di Sant’Eusebio o da questo discendono verso Caino, il rombo di una moto, il ritmico tum tum cardiaco di una discoteca, persino la voce nitida di una donna.

Ore due della notte, il lago s’è coperto d’una fitta foschia, il freddo s’è fatto più intenso, è ora di ripartire. Vestiti percorriamo il tratto di crinale che porta verso Conche, una fredda brezza lo percorre e i nostri corpi stentano a riprendere calore. Arriviamo al bivio con il sentiero che scende verso Caino e che dobbiamo prendere, siamo da poco rientrati nel bosco, protetti dalla brezza possiamo indossare la veste della natura,  recuperare lo stato di piena simbiosi con l’ambiente che ci circonda e reimmergerci nelle sensazioni che solo la nuda pelle può donarci.

Rieccoci alla base, alle prime case del paese, all’auto. Sono le quattro del mattino, in rispettoso silenzio riponiamo gli zaini nel baule della vettura, cambiamo le scarpe e, arricchiti da questa nuova esperienza, ritemprati da queste poche ore di piena natura, ci avviamo verso le nostre case.

Grazie Angelo, alla prossima!

Uscita a Sant’Emiliano: tanti colori in una natura florida e avvolgente


Anche la quinta uscita di VivAlpe 2017 è andata, il gruppo è tornato a rinsaldare le proprie file anche se molti, sfruttando i vari ponti consecutivi, erano volati in lidi oceanici dove il nudo è assai più semplice e apprezzato anche a livello urbano. Noi pochi rimasti, con la piacevole graditissima aggiunta di un nuovo amico, ci siamo ritrovati per questa ennesima escursione con la quale diffondere, nel limite del fattibile, il verbo della natura.

Alle otto e mezza siamo in cammino da quel di Gardone Val Trompia, l’aria è pungente ma poco sopra il sole già illumina il bosco dandoci, insieme alle favorevoli previsioni, speranza di una salita presto resa confortevole. Così infatti avviene e dopo una mezz’ora qualcuno si leva il qui inutile fardello degli abiti. Il sole, però, è oggi in vena di scherzi e dopo un’altra mezz’ora va a celarsi dietro una coltre di nuvole sempre più spessa e predominante, la temperatura crolla e le vesti tornano a fare il loro vero (e pressoché unico) servizio: proteggere dal freddo (anche se, invero, uno di noi, più intrepido degli altri, indossa solo la maglia pesante).

Essendo pochi. pur osservando le varie essenze floreali che contornano il sentiero (tra le quali delle bellissime orchidee ed estese macchie di fragoline selvatiche), pur fermandoci a raccogliere delle erbe commestibili (i Verzulì), saliamo abbastanza veloci e, dopo aver lasciato il passo ad un escursionista che già era di ritorno, con largo anticipo sulla tabella siamo alla località Paer dove il sentiero sfocia sulla sterrata che porta al santuario. Ci concediamo una breve pausa per osservare il panorama che si apre dalla sella che sovrasta di pochi metri la strada. Gli scorci panoramici ci accompagnano per tutto il resto della salita, prima sulla Val Trompia, poi sulla Valle di Lumezzane e il monte Palosso, infine verso la Corna di Sonclino, a questo punto siamo arrivati a Sant’Emilaino che troviamo ben affollato. Un intenso profumo di salamine grigliate pervade le nostre nari e intensifica il senso di fame che da una decina di minuti aveva già preso alcuni di noi, decidiamo comunque di scendere un poco per poterci accomodare in zona più tranquilla e silenziosa.

Uscendo un poco dal sentiero principale troviamo un punto riparato dal gelido venticello e, incitati dal sole che qui infuoca l’aria, ci liberiamo degli abiti accomodandoci sull’erba per gustarci un’ora di naturalezza. Prima rifocilliamo il corpo con il poco cibo presente nei nostri zaini, poi diamo gratificazione allo spirito ascoltando il nostro abile lettore Vittorio che ci inebria con tre bellicismi racconti, due dei quali sono stati inviati (e accettai) per un concorso letterario (“Racconti nella Rete” di LuccAutori).

Giunta l’ora di ripartire siamo costretti a forzare su di noi quantomeno i pantaloncini che però presto torneranno a dormire nello zaino concedendoci una discesa inebriante nella verdissima e splendida Val Vandeno. Lungo è il cammino e con tutta calma lo percorriamo con alcune brevi fermate per guardarci attorno e fissare nella mente le immagini che la natura ci sta offrendo. Ad un bivio sbaglio direzione e conduco gli amici in una fortunatamente breve digressione. Presto mi accorgo dell’errore e recupero la retta via che in poco ci porta sul fondo valle nei pressi dell’abitato di Marcheno. Da qui il ritorno alle auto è segnato da un affollato percorso pianeggiante dove dobbiamo purtroppo camminare nella pudica corazza creata dalla censoria società alcuni secoli addietro e contraddittoriamente ancora richiesta in molti contesti: cosa c’è di più sacro e santo del corpo umano? può bastare l’invenzione (umana e per molti secoli ignorata) del peccato originale a obbligarci in questo? che fastidio reale, irrisolvibile, fisico può dare la vista di un corpo nudo, anzi, gran parte del corpo è oggi quasi ovunque accettato, indi la vista di due glutei, un paio di mammelle e/o un pene? è indubbiamente ora di evolversi e tornare alla primigenia visione del corpo per quello che è: semplice e spontanea natura!

Grazie Amedeo, Angelo, Attilio, Paola e Vittorio, grazie per questa ennesima splendida giornata, grazie per il supporto che date all’azione rieducativa di Mondo Nudo e di VivAlpe, grazie.

Alla prossima.

#VivAlpe emula #TappaUnica3V con una bella cinquanta chilometri


Sabato 1 aprile, stamattina, al risveglio, le ginocchia m’hanno fatto un bel pesce d’aprile: dolori ovunque, mannaggia, proprio oggi che c’è la partenza della cinquanta chilometri di VivAlpe: l’Anello Bassissimo del 3V. Massaggione con Arnica in gel e poi faccio scorrere il tempo facendo alcuni lavoretti al computer e alcuni mestieri di casa. Con attenzione preparo l’equipaggiamento e allestisco lo zaino, piccolo, per giunta stretto a metà dal variatore di carico, eppure capace di contenere tutto quello che mi serve: eccezionale. Arriva l’ora della partenza, visto che sarò solo Maria mi accompagna a Brescia e mi verrà a riprendere domani.

Le ultime luci del giorno mi accompagnano nella risalita verso la vetta del Monte Maddalena, rumori della città che man mano si fanno più fievoli, una bellissima upupa dalla cresta marrone mi svolazza attorno per alcuni minuti, nel cielo le poche nuvole lasciano intendere un tempo clemente, il caldo man mano lascia il posto alla frescura, poi un fortissimo vento. Freddo, freddo pungente, dinnanzi all’ex rifugio una provvidenziale panchina m’offre comoda base per una prima sosta alimentare, nel mentre la notte velocemente si sovrappone al giorno. Lunga notte, segnata da una piccolissima falce di luna, nuvole sparse a tratti più dense, uno scroscio d’acqua, fruscii nel bosco, sbattiti d’ala improvvisi e altrettanto improvvisi fruscii d’animali in fuga, versi d’uccelli, un fascio di luce che fende l’oscurità illuminando il sentiero e la continua teoria di gialle primule, odori più o meno noti, lontane luci. Salite e discese che si susseguono, un’alternanza di strade e sentieri, per stavolta lento è l’incedere, intercalato da brevi pause contemplative e da lunghe soste alimentari, il caldo e il freddo che si mescolano di continuo, tremori e sudori, sudori e tremori, maglie che si sovrappongono o tornano nello zaino.

Luce del mattino, Villa Carcina, discreto anticipo, riposo ad una panchina, l’acqua d’una fontanina, colazione al bar, l’attesa di eventuali compagni, ripartenza solitaria. Una dura salita, un passo forzato, un tempo dimezzato, eccomi in cresta, eccomi nuovamente sul sentiero 3V.  È praticamente fatta anche se inverò mancano ancora una ventina di chilometri: da qui solo la lunghissima altalenante discesa verso l’arrivo. Ancora fiori, tantissimi fiori, soprattutto primule. Ora lo sguardo spazia lontano, ora s’incontrano persone, i rumori della valle si sono svegliati, il sole prima timidamente poi con maggior decisione squarcia le nuvole e riscalda l’aria. Passo dopo passo scorrono i monti, chilometri che si sommano ai chilometri, metri ai metri, nessuna stanchezza. Magnoli, Sella dell’Oca, Quarone, Passo della Forcella, Santuario della Stella. Forte anticipo sui tempi previsti, lunga sosta per pranzo, goduria del sole sulla pelle, l’incontro gradito con una collega, l’acqua fresca di una fontanella. Di nuovo in cammino, lentissimo cammino, tempo da far scorrere, osservazioni, pensieri, visioni. Penultima vetta, ancora una sosta. Via verso l’arrivo ormai vicino, c’è ancora tempo, sull’ultima discesa una piana radura erbosa offre comodo giaciglio per un’oretta di riposo steso e leggero. Suona il telefono, sono arrivate, stanno venendomi incontro, posso scendere, posso dare fine a questa lunga entusiasmante escursione. Baci, abbracci, informazioni, il beverone di recupero e un gelido crodino (che fantastica moglie), ancora pochi minuti di cammino e poi la macchina, il cambio, ancora qualcosa di fresco da bere.

È finita, anche questa è fatta, fatta nonostante tutto, fatta pur essendo rimasto solo, solo all’inizio, solo a metà, solo nella notte, solo nel giorno, solo. Fatta nonostante il ginocchio dolorante, nonostante la sofferenza nelle discese della seconda parte, un dolore forte, ma anche un dolore circoscritto, circoscritto ai punti scalinati, circoscritto ad una zona specifica del ginocchio, circoscritto e pertanto facilmente gestibile: opportune tecniche conservative mi hanno permesso di mantenere una velocità apprezzabile senza troppo sollecitare la parte dolente.

È finita, anche questa quarta uscita di VivAlpe 2017 si è conclusa, dignitosamente conclusa, conclusa integrandovi un per me importante test in funzione di TappaUnica3V:

  • cinquantaquattro chilometri e tremila duecento metri di dislivello;
  • un totale di circa venti ore (quattordici per il tratto da Brescia a Villa Carcina e sei per il ritorno a Brescia sulla sponda opposta della Val Trompia), delle quali al massimo sedici di cammino;
  • piena soddisfazione del nuovo zaino, scalda un po’ troppo la schiena (cosa comunque apprezzabile con il freddo) facendola sudare in abbondanza, ma è comodo sia nell’uso che nel portamento;
  • adeguatissimo l’abbigliamento selezionato;
  • perfetto il nuovo calcolo della quantità di liquidi;
  • giusto il nuovo rapporto tra acqua pura e acqua integrata (1 a 1);
  • ottimi i nuovi gel e ottimale il loro ritmo di utilizzo;
  • fantastica la mia preparazione fisica di base, andrebbero solo rinforzati i quadricipiti che si fanno facilmente e velocemente dolenti quando forzo il cammino, comunque a una velocità di molto superiore a quella che dovrò tenere nel giro finale;
  • forse troppo soft ma per nulla fastidiose le ginocchiere, indossate per quasi l’intero percorso;
  • grandiose le fasce rotulee, nei precedenti utilizzi non mi avevano invece particolarmente soddisfatto, qui, invece, indossate verso la fine in pochi minuti hanno azzerato tutti i dolori del ginocchio destro e quasi tutti di quello sinistro;
  • resta preoccupante il doloroso problema al ginocchio sinistro che, sebbene si risolva spontaneamente, necessita di tempi di riposo troppo numerosi e troppo lunghi rispetto a quello che potrò permettermi nel giro finale… già prenotate radiografia e visita specialistica.

Alla prossima!

Sole e fiori per l’uscita al Monte Magnoli


Si avvicina la primavera, le temperature si fanno meno gelide, mentre le foglie dal marrone iniziano ad assumere le tonalità del verde e il terreno si macchia con il giallo delle primule, il viola delle pervinche, viola e bianco delle violette, bianco e giallo delle margheritine. Grazie ad un sole che è riuscito a farsi spazio nella copertura nuvolosa della prima mattina, un’inondazione di suoni, colori e sensazioni ha così accompagnato la nostra terza uscita di VivAlpe 2017 durante la quale, partendo da Villa Carcina, attraverso la Sella dell’Oca siamo saliti al Monte Magnoli per poi ridiscendere seguendo l’opposto crinale, quello di San Rocco.

Undici coloro che si erano registrati, tra questi un nuovo amico che, purtroppo, non ha potuto raggiungerci: un incontro solo rimandato di qualche settimana. I dieci presenti, cinque maschi (Attilio, Angelo, Emanuele, Marco e Vittorio) e cinque femmine (Cristina, Francesca, Luise, Maria e Paola), dai sette ai sessanta quattro anni, seppur disturbati dal passaggio di numerosi ciclisti e anche di un nutrito gruppo di più chiassosi motociclisti, hanno gioiosamente goduto della camminata, del sole e dei fiori, percorrendo l’anello esattamente nelle sei ore previste. Grazie ad una salita fatta un poco più celermente di quanto programmato, è stato possibile prolungare un poco la pausa pranzo, fatta nei pressi della Sella Magnoli anziché della vetta del monte omonimo, vuoi perché in quest’ultima sede s’udiva il fastidioso rumore di motoseghe, vuoi per trovare una collocazione meno esposta al fresco venticello che batteva il crinale sommitale. Qui il temerario Vittorio, stimolato dalla posizione leggermente defilata dall’ipotetico passaggio delle persone, ha sfidato la temperatura non ancora ottimale levandosi tutti i vestiti: la nuda pelle risulta fortemente recettiva, basta un sottile raggio di sole per piacevolmente percepirne il forte calore, soprattutto se anche i genitali ne sono interessati.

Nella discesa ci siamo potuti permettere un’altra lunga sosta al Dosso dei Camosci, bellissimo poggio panoramico popolato da grossi alberi di castagno con ampia visuale sulla bassa Val Trompia, su Marcheno e Lumezzane, su Concesio e la parte alta di Brescia, sui monti del Maniva e la costiera a nord di Lumezzane, sul Monte Palosso e il Monte Maddalena. Qui due di noi (l’inarrestabile Vittorio e l’intraprendente Angelo) non resistono all’invito del sole ora ben caldo anche per la totale assenza di vento e, semplici immagini nude nell’accogliente splendida nuda natura, si fanno immortalare dell’amico Attilio, fotografo sempre alla ricerca di nuovi ritratti per il suo libro in lavorazione o per futuri utilizzi.

Più in basso facciamo la conoscenza con un signore del posto che c’intrattiene mostrandoci le sue interessantissime pietre dalle sembianze di visi umani e di animali, personalmente sono rimasto affascinato da un pezzo di ramo che riproduceva con grande fedeltà la forma di una lepre al pascolo. Anche questa è montagna, anche questo è escursione, anche questa è integrazione con l’ambiente.

Giunti a valle ci apprestiamo al consueto post escursione con il miglior integratore del mondo: la bionda birra. Purtroppo, a parte una gelateria, i bar risultano tutti chiusi (almeno quelli che individuiamo sul nostro percorso) e dobbiamo spostarci di diversi chilometri verso la città per dar seguito al nostro desiderio, esaudito il quale gli ultimi saluti e l’arrivederci alla prossima escursione: per alcuni la cinquanta chilometri dell’Anello Bassissimo del 3V in programma ai primi di aprile, per molti, il ben più corto Anello dell’Eremo di Sant’Emiliano in programma per la fine dello stesso mese.

Grazie carissimi amici, grazie per la vostra presenza, grazie per l’ennesima splendida giornata di montagna.

VivAlpe 2017 e anche la seconda è andata


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Un inaspettato sole ha riscaldato questa seconda uscita del nostro programma escursionistico VivAlpe 2017 dandoci quel quanto di tepore necessario a produrre il desiderio di dare giusta libertà alla pelle, desiderio purtroppo rimasto inascoltata vuoi per un’incostanza della temperatura con un poco di aria fredda che comunque sempre spirava, vuoi per la presenza di molte persone (anche se invero solo su una minima parte del percorso), vuoi per la pervenuta “minaccia” di un’intervento delle forze dell’ordine.

img_0488Tra malanni e infortuni alla fine eravamo comunque in dieci alla partenza, sei dei quali hanno brillantemente completato l’intero anello. Come sempre eccezionale la piccola Luise che sempre più dimostra d’avere nelle gambe e nello spirito le potenzialità di una grande alpinista; intrepida la sua mamma Francesca che si è messa in cammino dopo tanti mesi di forzato fermo; mitico Vittorio che ne ha combinata un’altra delle sue arrivando al ritrovo dopo aver seguito la strada più lunga e tortuosa. Grosso il dispiacere che questi amici, insieme a Marco, ci abbiano dovuto abbandonare a due terzi del percorso, d’altra parte meglio rinunciare che rischiare di mettere a repentaglio le prossime ancor più belle uscite. A loro comunque un grosso ringraziamento per essere stati presenti a questa ennesima giornata di cammino.

Sincero ringraziamento anche agli altri carissimi amici presenti e che con me hanno completato il percorso: Paola, Attilio, Alessandro, Angelo e Pierangelo. Oggi non ci siamo spogliati ma il solo fatto di esserci stati, di aver presenziato a questa uscita, un’uscita con la spada di Damocle, è dimostrazione del loro impegno alla difesa dei diritti del nudo, un nudo semplice e naturale, quel nudo che è stato di norma di ogni essere vivente, quel nudo che solo la mente umana e l’artifizio di certi poteri hanno saputo e potuto deformare in qualcosa di vergognoso.

Grazie!

Vestiti è bello, Nudi è meglio!

Come Madre Natura insegna, ignudo mi sono offerto all’ignudo sole e sono così stato calorosamente accolto tra le sue dorate braccia, assorbendone per intero l’energia e la piacevolezza; ignudo mi sono immerso nell’ignudo mare o lago o torrente e questi m’hanno accolto familiarmente come acqua nelle acque; ignudo mi sono offerto all’ignudo bosco, il quale m’ha amorevolmente ricoperto di frescura e mille fragranze!

Vivere in natura, per la natura, con la natura e… di natura!

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Nudo Elleboro nella nuda Natura

Perchè camminare vestiti? (Risposte alla Gazzetta)


127ANel bell’articolo che la Gazzetta ha dedicato a noi (Nudisti in cammino sui sentieri della Lombardia, li abbiamo incontrati) sono state avanzate dal giornalista stesso (Andrea Mattei) delle osservazioni che, in parte, fanno pensare ad una mia non completa ed esauriente comunicazione, è mio dovere/diritto dare delle delucidazioni in merito.

  1. Sono i paladini del trekking … riportato … all’era Neanderthal .“ Non c’è bisogno di risalire all’era di Neanderthal per trovare la nudità sociale intesa come normalità, quantomeno per certi aspetti o in certi momenti: per anni il battesimo si è fatto da adulti e immergendosi nudi nell’acqua di un fiume; in diversi periodi storici la nudità era un segno di sottomissione a Dio; un secolo addietro e anche meno era del tutto normale per la società contadina mettersi a nudo in quelle situazioni in cui i vestiti buoni si sarebbero potuti sciupare, ad esempio andando la domenica al fiume per farsi un bagno con gli amici; la nudità è portata con assoluta normalità nei popoli che vivono ancora in una situazione di parziale decontaminazione dalla società occidentale; e via dicendo.
  2. sentire sull’epidermide il vento che soffia, il sole che cuoce, gli arbusti che graffiano, gli insetti che pungono…” libera rielaborazione delle mie parole e non è chiaro se sia una considerazione positiva o negativa, in ogni caso facendo riferimento ai miei cinquanta cinque anni di montagna, tra i quali quaranta d’insegnamento alpinistico a tutti i livelli e in tutte le forme, posso ben dire che le uniche scottature prese le ho prese quando al nudo ancora non ci pensavo, che gli arbusti graffiano per bene anche da vestiti e lo stesso dicasi per le punture degli insetti (per altro in dodici anni di nudità ho appurato che gli insetti si tengono lontani dai genitali).
  3. Se vi state chiedendo perché … lo abbiamo chiesto direttamente a loro. … perché camminare vestiti? risponde con una palese provocazione Emanuele Cinelli” La mia è tutt’altro che una provocazione, è solo una domanda logica e alla quale ad oggi nessuno ha saputo darmi una risposta convincente, una risposta che esuli dalla limitatezza e dall’opinabilità della religione, dei tabù, del pudore o della convenzione sociale.
  4. Locandina TappaUnica3V_600Poi mi sono accorto che così facendo rendo molto di più sia in resistenza che in velocità”: qui è un po’ meno comprensibile” Perché mai meno comprensibile? Sono un atleta e tutti gli atleti perdono ore e ore a studiare abbigliamento e materiali al fine di trovare quelli che gli danno la migliore resa possibile, lo stesso ho fatto io con la differenza che ho preso in considerazione anche la nudità trovandola assai più efficiente, così come la teoria della fisiologia di suo già mi aveva fatto intuire.
  5. Poi devo lavare meno roba quindi risparmio tempo, lavoro, soldi e sono più ecologico: questa… non ci sembra una buona ragione” La risposta andava vista estesa allo stile di vita nudista, leggendola con il solo e specifico riferimento all’escursionismo posso comprendere che sorgano delle perplessità, d’altra parte: visto che oggi già si lavora tanto per potersi permettere un minimo di decenza nella vita del quotidiano, dover lavorare di meno nel tempo restante non la vedo come una cattiva ragione; qualcuno avrà risorse economiche rilevanti, io no, io non mi posso permettere di acquistare ogni anno l’abbigliamento tecnico che mi serve, stando quanto più possibile nudo lo faccio durare molto di più dando un importante contributo alle economie; viviamo ad alta velocità e abbiamo sempre meno tempo da dedicare a noi stessi, avere metodi che possano farcene recuperare un poco è quantomeno utile; negare l’importanza dell’ecologia la trovo un’affermazione decisamente fuori luogo in una società che si trova soffocata dall’inquinamento, in una società dove ambientalisti ed ecologisti arrivano persino a suggerire di farsi la doccia solo due volte alla settimana e dove, per fare un solo esempio, sono gli stessi comuni che chiedono alla popolazione di usare il minimo indispensabile di detersivo.
  6. … quando si prova non si torna più indietro… e qui dobbiamo fidarci” Invero si può ben fare più che fidarsi, si può provare! Le escursioni di Mondo Nudo sono state ideate e vengono organizzate proprio per questo, sfruttatele!
  7. Siete pronti anche voi a convertirvi?” Invero non pretendiamo la conversione di nessuno, chiediamo solo il pieno e completo rispetto per le nostre opinioni e abitudini, così come noi comprendiamo e rispettiamo quelle di coloro che preferiscono stare vestiti: alle nostre escursioni non esiste obbligo alla nudità e già diversi sono gli amici che ci accompagnano stando vestiti; selezioniamo con attenzione i nostri itinerari onde evitare quelli affollati o anche solo piuttosto frequentati; avvicinandoci ai nuclei abitati ci copriamo; lo stesso facciamo per le strutture della ricettività. Purtroppo tale rispetto viene talvolta a mancare e questo talvolta per qualche strano motivo appare essere socialmente più rilevante del contrapposto tanto rispetto: nella società attuale ottengono ragione solo i prepotenti e i grandi numeri, di fare i prepotenti proprio non ci aggrada (lo lasciamo fare a quei pochi che ci osteggiano e che pare amino usare atteggiamenti aggressivi e minacce; curioso rilevare che costoro siano per lo più quelli che si oppongono anche ai diritti delle donne, alla non violenza sulle donne, all’accoglimento dei migranti, all’accettazione dell’omosessualità e via dicendo, apprezzando di converso il maschilismo, il razzismo, le foto delle donnine in costumi succinti e col il sedere ben in vista, le parolacce, eccetera), quindi possiamo e dobbiamo necessariamente puntare ad incrementare i nostri numeri.

0368_ph. fabio corradini_edIn merito ai commenti, precisando che per una serie di ragioni ne ho letti solo alcuni, ma di tutti mi è stato comunque sommariamente riferito, come prima cosa voglio ricordare a tutti un fatto importantissimo da tener sempre presente quando si commenta un articolo delle riviste on-line: è più unico che raro il caso di articoli che riportino per intero quanto espresso dall’intervistato, se volete leggere per intero le mie risposte le potete trovare qua: Perchè camminare nudi?

A chi commenta con fare trollesco  posso solo ricordare che l’aggressività e le minacce, ben lungi dal dimostrare saggezza e intelligenza, nulla portano alla società e alla fine si ritorcono contro chi le manifesta. Curioso che, quando si tratta di nudismo, costoro sempre utilizzino, alla stregua di quanto viene fatto dai militanti di fazioni militari estremiste, i bambini (ai quali invero il nudo proprio non infastidisce finché non vengono al riguardo condizionati dai genitori: leggi qui) come scudi umani e nelle minacce che seguono si paventino azioni violente fatte davanti a loro, ai figli: bella educazione che gli date, i nostri vengono educati al rispetto e alla non violenza!

“Non siete nudi, portate le scarpe!” Beh, allo stesso modo allora voi non siete vestiti visto che di certo non indossate il Burqa. A parte la battuta, camminare per ore sui sentieri di montagna a piedi nudi è cosa impraticabile, perfino nelle tribù che vivevano e che ancora vivono nella normalità del nudo i piedi venivano e vengono protetti con delle specie di ciabatte. In ogni caso quando troviamo condizioni adeguate, ad esempio un bel prato morbido e privo di sassi, le scarpe le togliamo con immensa soddisfazione. Insomma, siamo nudisti ma non stupidi e incoscienti, sussistono pur sempre questioni di sicurezza che invitano a camminare con adeguate calzature.

Sulla questione vipere, intanto posso comunicare che ne ho personalmente incontrate diverse, sia da vestito che da nudo, e mai ho avuto problemi, poi vorrei evidenziare che le vipere non volano e non saltano pertanto l’essere vestiti o nudi fa poca differenza a patto d’avere ai piedi adeguate calzature (cosa che ci riporta alla questione precedente), infine richiamo l’attenzione sul mio articolo “Nudismo e… vipere”.

Per altre eventuali questioni, per coloro che, invece di basarsi sui preconcetti e/o sul sentito dire, saggiamente vogliono acquisire corrette e ampie informazioni, ecco gli articoli che ho al riguardo già scritto:

Montagna nuda

Ritorno a… noi

Alpinismo e tecnologia: l’escursionismo ieri, oggi, domani

Escursionismo nudista: istruzioni per l’uso

Escursionismo, quale abbigliamento (1)?

Escursionismo, quale abbigliamento (2)?

Escursionismo, nudismo e… zecche!

 

Esplode l’interesse dei media per #VivAlpe e #MondoNudo


locandina-vivalpe-2017-600Queste ultime tre settimane sono state un fermento di eventi sia nel campo professionale che in quello privato, alcuni purtroppo spiacevoli, altri gradevoli e tra questi ultimi voglio qui evidenziare un improvviso interessamento per le escursioni che pubblicizzo tramite questo blog e soprattutto per la modalità con cui le stesse vengono effettuate. Non mi è dato di sapere con esattezza il perché di questo improvviso interessamento, posso solo ipotizzare che sia conseguenza del grande lavoro che ho fatto negli ultimi tre anni: rilancio su vari social network degli articoli di Mondo Nudo, pubblicità schietta agli eventi del blog anche attraverso canali sociali non nudisti, attivazione di contatti fuori dalla stretta cerchia del nudismo. Posso anche ipotizzare che la chiave di volta sia l’aver cambiato il titolo degli eventi escursionistici da “Orgogliosamente Nudi” a “VivAlpe”, un titolo che meglio cattura l’attenzione di chi si interessa delle attività praticabili in montagna e, in primis, di escursionismo, lasciando al mantra “vestiti è bello, nudi è meglio” il compito di evidenziare con delicata decisione la modalità “vestiti facoltativi” con cui vengono effettuate tutte le escursioni di Mondo Nudo, ma anche tutte le mie personali.

Nel pomeriggio del 13 ottobre 2016 esaminando le statistiche del mio blog noto un rilevante afflusso di visitatori provenienti da una nuova sorgente: con estrema gratificazione scopro che di sua iniziativa MountainBlog, un importante e seguito blog che tratta di montagna e di alcune delle attività sportive che attorno ad essa si sviluppano, in particolare l’escursionismo e la corsa in montagna, ha pubblicato un redazionale in merito a “VivAlpe 2017”. Un bell’articolo che, senza esprimere giudizi e, quindi, senza condizionare il lettore in un senso o nell’altro, riporta l’elenco delle nostre escursioni per l’anno a venire evidenziando già dal titolo, al quale le foto scelte fanno poi da rinforzo, di cosa si tratta: ”VIVALPE: vestiti è bello, nudi è meglio. Il programma escursionistico 2017”.

Qualche giorno dopo (15 ottobre 2016), quando l’esaltazione per l’interesse di MountainBlog sta iniziando a scemare, ecco che un giornalista della Gazzetta dello Sport mi chiede l’autorizzazione all’utilizzo di alcune foto dell’album Flickr “Vestiti è bello, nudi è meglio”. Verificata l’attendibilità del messaggio e della persona collegata autorizzo l’uso delle foto e mi metto a disposizione per eventuali informazioni: sebbene negli ultimi tempi le cose stiano migliorando, l’esperienza m’insegna che ancora troppo spesso i giornalisti tendono a scrivere di nudismo in modo condizionato e senza averne un’adeguata conoscenza. Per e-mail rispondo con generosa dovizia alle specifiche domande che il giornalista mi pone (perché camminare nudi, vantaggi e svantaggi, come ci si protegge dal freddo, quanti siete, dove praticate, problemi con le forze dell’ordine o di altro tipo) e il 19 lo stesso giornalista (Andrea Mattei) mi segnala che l’articolo è stato pubblicato anticipandomi che, a causa del limitato spazio a disposizione, ha dovuto tagliare alquanto le mie informazioni. Immediatamente vado a leggere e… bello, si bello, serio e sufficientemente neutro. Oops, ecco, mi pareva troppo bello! Sapevo che rispondendo in modo esaustivo stavo commettendo un grossolano errore, ovvero dare all’interlocutore la possibilità di isolare le parti dal tutto e commentarle distintamente, ma ho sperato (sarà l’ultima volta che lo faccio) che ciò potesse per una buona volta non succedere. Invece… è successo e così, in merito alle motivazioni per il camminare nudi (tre trascritte contro le otto inviate: potete leggerle per intero su questo blog nell’articolo “Perché camminare nudi?”), sono stati espressi, con progressiva negazione, giudizi personali (ai quali dò qui seguito con l’articolo “Perché camminare vestiti?”). Certo tutto è opinabile (pertanto lo sono anche le osservazioni del Mattei, come i commenti dei lettori), ma il voler opinare a tutti i costi può far (s)cadere nella retorica e nel conformismo, più proficuamente (e onestamente) quello spazio si poteva dedicare a qualche altra motivazione o comunque a specificare che quelle pubblicate erano solo una limitata parte di un più lungo elenco, dandovi così maggior costrutto invece di farle apparire fra loro slegate e indipendenti. Fortunatamente l’articolo poi riprende il tono neutralmente informativo e, seppure con qualche altra piccola perla conformistica, si conclude con un buon senso d’insieme che quasi fa dimenticare le scadute, quasi! Nudisti in cammino sui sentieri della Lombardia, li abbiamo incontrati. P.S. Decisamente interessante notare che da questa fonte arriveranno e ancora quotidianamente arrivano al blog molti visitatori, con una media di pagine visitate che indica una visita tutt’altro che frettolosa.

locandina-tappaunica3v-600Nella sera del 21 ottobre controllando la posta elettronica trovo il messaggio di Dario Falcini inviato tramite il modulo contatti di Mondo Nudo: vuole intervistarmi per conto di Radio Popolare, dove ogni lunedì mattina (ore 9:30) va in onda la trasmissione sportiva “Olio di Canfora” da lui stesso curata. A causa di un lutto familiare accaduto proprio quella mattina devo tenere in sospeso la questione: verrò intervistato lunedì 7 novembre tra le 10 e le 11.

Riesco però rispondere all’intervista che, poco dopo (23 ottobre), mi viene fatta per e-mail da una recente amicizia fatta attraverso le escursioni di Mondo Nudo, Corina Fornasier, contitolare di KundaliniVision® interessante associazione di promozione sociale che opera nel campo del benessere olistico e dell’espressività artistica attraverso il corpo: L’insolita intervista a Emanuele Cinelli “La nudità, filosofia di vita”.

Sto ancora crogiolandomi nel piacevole sapore di tutti questi eventi quando il 31 ottobre ricevo da Google+ un alert relativo alla pubblicazione su BlastingNews di un articolo che mi riguarda. È poco più di una sintesi dell’articolo fatto dalla Gazzetta ma, comunque, un’altra sferzata di energia: North walking in costume adamitico, nuova moda in Lombardia. Avrei qualcosa da ridire sul titolo, in particolare si quel “nuova moda”, ma non importa, quello che conta è che se ne parli e si faccia girare voce: anche se ad oggi mai abbiamo avuto seri problemi, anzi (ho invero scoperto che molti sono coloro che durante le loro escursioni si sono una o più volte lasciati andare levandosi tutti i vestiti per godersi un attimo di sole e di aria a nuda pelle), è comunque giusto che chi va in montagna sia informato della possibilità d’incontrare escursionisti nudi, in particolare percorrendo sentieri poco frequentati o muovendosi su terreno libero.

Ma la cosa non finisce qui! Proprio mentre sto finalizzando questo articolo (1 novembre) ricevo, ancora attraverso il modulo di contatto del blog, un’altra e-mail che alza ancora di più il tiro e la mia soddisfazione: il regista filmmaker/documentarista Daniel Visintin, collaboratore di varie reti televisive nazionali, comprese la Rai e Mediaset, mi propone di girare qualcosa su di noi: grandioso!

Onorato da tutti questi eventi e contatti, scriverò, ovviamente, delle evoluzioni che prenderanno, intanto penso proprio di potermi permettere due affermazioni, anzi esclamazioni, di più grida: il lavoro paga e soprattutto… CHI LA DURA LA VINCE!

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