Archivi categoria: Poesia

Sorriso


Un filo di bianco
una morbida curva
pupille sgranate
un viso felice
un gesto suadente
un corpo splendente

Emanuele Cinelli – 4 dicembre 2019
Scritta, insieme ad altre due (Poesia e Vivere), in ospedale durante l’attesa dell’intervento all’ernia inguinale

Poesia


Con rima o senza rima
parole che scorrono
come note sul rigo
il ritmo scandiscono.

Emanuele Cinelli – 4 dicembre 2019
Scritta, insieme ad altre due (Sorriso e Vivere), in ospedale durante l’attesa dell’intervento all’ernia inguinale.

Photo by Pixabay on Pexels.com

Suoni


Castel Bertino, una delle tre vette del Monte Guglielmo (Foto di Manuela Valetti)

Suonano
ramponi che mordono
la neve trasformata e gelata.

Suona
respiro profondo
d’un gesto rotondo.

Suonano
visioni estatiche
nel cielo terso.

Suona
cuore che batte
la vita scandisce.

Suonano
menti attente
membra contratte
corpi spremuti
pensieri perduti.

Suonano!

Cinelli Emanuele – 2 dicembre 2019
(ispirata da un video condiviso da un’amica, dal quale ho estrapolato l’immagine ad inizio pagina.)

Risveglio di primavera


Primavera s’avanza
mille colorate corolle s’aprono al sole
cuori profumati si espongono al mondo
ascoltar si deve il natural richiamo
corpi gaudenti
ignudi si fanno!

Emanuele Cinelli, 3 aprile 2019

Torrente


Desiderio di scivolare nelle tue acque,
di lasciarti ricoprire il mio corpo nudo,
di sentirti giocare con la mia pelle,
di farmi trasportare dalla tua forza e
lasciarmi scivolare leggero tra le tue spumeggianti parole.

Emanuele Cinelli – 9 luglio 2018
(ispirato da un post su Twitter che riportava una poesia di Antonia Pozzi dall’analogo tema)

Magia


Al teatro,

leggiadri ballerini sii muovono sul palco,

svolazzi di tulle distraggono l’occhio,

tremule girandole in tondo,

forme contorte sul fondo.

Nel prato,

ragazze, ragazzi, al sole distesi,

accesi colori si mescolano nell’erba,

tremule girandole in tondo,

forme contorte sul fondo.

Nel bosco,

persone camminano con fare spedito,

le tute sgargianti risplendono nell’ombra,

tremule girandole in tondo,

forme contorte sul fondo.

Nella città,

concitata folla si muove attorno,

abiti variegati separano le menti,

tremule girandolo in tondo,

forme contorte sul fondo.

0551_ph. carla cinelli_ed

Al teatro, nel prato, nel bosco, nella città,

d’impulso le genti al vento le vesti.

Leggiadri ballerini nudi si muovono sul palco,

ragazze, ragazzi, nudi al sole distesi,

nude persone camminano con fare spedito

concitata nuda folla si muove attorno,

ferme movenze, definite essenze,

colore di pelle, profumo di stelle,

assenza di tute, respiro di cute,

abito sottile, mente gentile.

La veste comprime,

il nudo è sublime,

la veste smorza,

il nudo rinforza,

la veste tradisce,

il nudo unisce,

la veste è triste,

il nudo gioisce.

Dal nulla emerge

Il fascino profondo

dell’uomo e del mondo.

Dal nulla si sveglia

la forza immane,

delle forme umane.

Dal nulla si genera

Il rispetto totale

di ogni commensale.

img_0074

Magia,

di un piccolo gesto,

di una semplice azione,

al vento le vesti

gettiamo lesti,

e nudi viviamo

così come siamo.

Magia!

Emanuele Cinelli – 9 gennaio 2018

 

 

 

Di corsa su e giù per il monte


Foto di Carla Cinelli

Corro su

poi corro giù

tac toc

pac poc

rai pai

tai zuai

clas tuas

fras sbras

clus trus

Foto di Carla Cinelli

stus fus

string strong

strang pilang

stroc patoc

ratoc stiloc

Corro su

poi corro giù

corro su

di nuovo corro giù

frisssccc

Arrivato!

Emanuele Cinelli – 16 giugno 2017

Dove siete o muse del canto?


Una giornata in spiaggiaLa testa di un lupo,
una luna splendente,
nel cielo le stelle
il nero fan ribelle.

Lo sguardo sprofonda
nel quadro sul muro,
volano pensieri
oltre le stelle sinceri.

Lontano si sente
il suono d’un flauto,
emerge a stento
dal fruscio del vento.

Trasformazione mentale
ora sono le onde
nel mare rotonde
la mia mente si confonde.

Giornate bigie,
giornate silenti,
il foglio bianco
mi guasta l’incanto.

Son giorni che mancano
si fanno pregare
le muse del canto
di un poeta stanco.

Emanuele Cinelli, 3 marzo 2016

 

Escursionando


IMG_DSC7514Passo che sbatte,
cuore che batte,
salendo nel vento.

Vento dalle selle,
sul corpo ribelle,
si mostra la pioggia.

Pioggia d’estate
salde pestate
non trema la pelle.

Pelle vestito,
camoscio sentito,
cammina nel monte.

Monte silente,
lontano si sente,
scrosciare un torrente.

Torrente sinuoso,
fior generoso,
l’amico serpente.

Serpente nel prato,
quell’uomo sdraiato,
vestito di niente.

Niente che possa,
isolare la scossa,
del monte che sente.

Sente la foglia,
la mandria spoglia,
rumore silente.

Silente che scende,
la sera pretende,
quell’uomo cammina.

Cammina tranquillo,
a valle diretto,
di nudo vestito.

Corpo ancestrale


Entro alla scoperta di me, di quel che in automatico sono.
Mi do per scontato, penso che tutto dipenda me, dal mio credo e volontà.
Ma son bagatelle. Con un sorriso di sufficienza il corpo passa oltre,
Non segue i percorsi della mia conoscenza: usa altri modi; sa, e non sa di sapere.

Ad esempio è sensibile al clima, in costante dialogo, è meteopatico.
Se fa freddo ci vestiamo, se fa caldo ci spogliamo: ma non c’è solo la temperatura.
Sole, pioggia, vento, nuvolo agiscon sul corpo direttamente, come fosse una pianta.
Così varia la sensibilità; tutto ci entra dai pori, tutto assorbiamo.
Un quarto d’ora di sole e siam già bell’e cotti, o due minuti di pioggia.
Passa il tempo in modo diverso «aspettando che spiova, dietro i vetri bagnati».
Il tempo che fa è parallelo al tempo che passa, il corpo lo sente.

Capelli igrometrici misurano come gli umori ci cambiano,
come siamo diversi, giù giù fino ai nervi, alla forza che distende e contrae.
Sezioni ortogonali mi tomografano millimetro dopo millimetro e non vedono nulla.
Nulla di quello che sento, di come sento mi sia vivo tutto il mio corpo.
Di come agisce e s’attiva interagendo col mondo, guidato da una cosa che la mente s’è posta.

È animale di bosco, ancor mezzo selvatico, tecnica e scienza pone in non cale.
Vive ed inspira i muschi e le gemme di pino, resine e foglie, fiori e cortecce.
Dal petto gli risale il suo odore, sudori ed afrori dopo la caccia o la corsa.
Mi stendo d’un ruscello nell’alveo, il fresco dell’acqua mi tiene compatto,
mi scivola l’acqua, mi rinfresca, mi stringe la nuca, infocate le gote.
Qui mi starei a sentirmi bosco o foresta, acqua, biscia, stambecco.
Mi rasciugan dell’acqua caldi raggi di sole e una brezza leggera passata fra i pini.

Abbiamo ancora un corpo ancestrale, sensibile in tutto a Madre Natura.
Mi fa ritornare a quand’ero senza pensieri, quando male e peccato ancor non avevamo inventato.

 

Solarium (malga Torrione, Bagolino)


La nudità è multicolore, il corpo irraggia la sua lucentezza,
scoppia di salute, vivo e contento di vivere – senza pensarlo.
In quiete, pacato si gode il tempo che ha innanzi, senza scadenze immediate.
Le mani incrociate dietro la testa, sento espandermi come un vapore,
assorbo forme e colori, computo nomi, presenze e distanze in un tutto.

Avverto il contatto del dorso contro la roccia e poi solo la pelle che vedo.
Rispetto ad un sasso, ad un albero, a un filo d’erba, e persino a un ruscello, potrei muovermi,
attraversare il ruscello, camminare nell’erba, toccare quell’albero,
andarmi a sedere su quel sasso col bel muschio e gialli licheni.
Penso che sono in vantaggio, più forte… ma se mi muovo perdo sensibilità.
Se mi ricompatto son meno presente, concreto: ritorno ad esser quel che mi penso.

Da fermo si aprono i pori, mi entra quel vento; odori suoni colori fanno contraria.
Nel vuoto dei pori pare che tutto mi colmi… di questa porzione del tutto che vedo.
Son nudo persin dei pensieri che di solito faccio di me, che m’impacchettano.
Dal corpo non mi salgon pensieri: son fatto di quel che mi arriva e che sento.
Ogni organo un radar che capta secondo la propria natura e costituzione:
gli occhi son pieni del fragore del ruscello che scroscia, che scorre veloce discosto.
Le orecchie son piene di spazi, distanze, voci, presenze, cinguettii, aria che cambia.

Come rugiada quel che vedo si condensa in piccole gocce che m’imperlan la pelle.
Il sudore m’ha portato sin qui, ed ora mi rinfresca una brezza che passa e rasciuga.
Sento le vene gonfiarsi, un velo d’acidulo in fondo alla lingua, come di latte cagliato.
La luce mi attraversa, il tepore mi avvolge, mi vortica in testa, m’assonno.
Raggi mi perlustran la pelle, cipria dorata mi piove, dopo il bagno, dal sole.

Le parole han perso i confini, non ha più senso definir, designar che son nudo.
Non c’è nemmeno necessità di capire, che già tutto me lo dice il dintorno.

Un corpo che sboccia


La vita che ho dentro! Che nemmeno la sento. Mi svuota e rimpiena.
M’affoga, mi fa respirare. Il corpo non è solo un’interfaccia meccanica.
Attira e converge su ogni cellula l’ardore in cui è immerso.
Quando passeggio nudo al vigneto mi sento dissolvere, svaporare
e di altro – di erba, di sole, di spazio – mi ricompongo.

Respiro luce, tepore e freschino, odori distinti e purezza dell’aria.
È un modo dell’essere, son tutto una branchia, mi clorofillo.
La cupola della mia mente è azzurra come il cielo che vedo,
verde come una foglia, per questo è ancora goloso un cavallo dei tralci di vite.

Nei prati stan falciando i maggenghi, le froge briache d’odori.
Ci passo attraverso, ma il movimento è solo apparente:
tutto rimane anche nel passo seguente, passato quell’attimo.
Scoppierei se mi entrasse quel tutto, non sminuzziato in attimi e passi.

Un volto femminile si china sul mio: «Non ci posso credere!» lei dice e io penso.
Mi mancava questa presa che mi serra al reale, che mi compatta col vivere.
Mi chiama per nome e cognome come fosse una grande occasione, ufficiale.
Pelle con pelle, la punta di un dito mi percorre lo sterno, mi dice son qui.

Un timbro mi entra, una voce che parla, s’assona al mio battito.
Una corrente avvolge in alone il mio cuore, una nube con piccoli lampi.
Lo pungono, accelera i battiti come temesse, sorpreso dall’emozione del nuovo.
Fa balzi di gioia, come andasse a canestro, incredulo di esser nel bene.
Ma è già accaduto, sta accadendo: quel dito era una lama che mi apriva:
mi par di sentire l’unghia che taglia, il polpastrello che medica.

Il corpo non fa da ponte: è un luogo da dove osservare al di là.
È uno stelo che fa parte del fiore: stami e stimmi per dare e ricevere.

Anche quest’anno


L’arte arriva, anche senza essere un pugno in pancia: ma è lì che batte.
È una proposta che piace, apre gli occhi sul bello che mai si è notato.

Un vecchio pero anche quest’anno è fiorito sul ciglio d’un campo arato di fresco,
acceso nei toni più caldi dal sole che mi va tramontando alle spalle.
Fiori bianchi raccolti in racemi, linfe generative percorrono il duro legno.
Lo smeraldo dell’erba, il bianco ovattato dei cirri che vanno col vento
su, nel tersissimo azzurro del cielo…: sono anch’io nella foto?

È questa, in questo momento, la mia visuale, fra l’abitato e un agriturismo:
non son così eterni, così nuovi ogni anno, non hanno una voce.
È presto per desiderare le pere, ora il pero i suoi fiori mi dà, una chioma.
Per primi sono arrivati, ancor prim’ delle foglie, che spuntano adesso.
Sull’erba un tappeto di petali bianchi, rinfrescan leggera la pianta dei piedi.

E questa parola mi cuce alla terra, m’innesta a sugger le medesime linfe.
Respiro pacato, profondo, mi radico a terra, piene le nari di odori.
Respiro la brezza che passa, piovono petali, si posan sulle mie spalle, nelle mie palme!
Non è niente quel pero, un infinitesimo pero: ma dappertutto è così, tutto che vive.
La mente mi direbbe commosso, gran lusso di reggia tutto quel bianco.

La terra trattiene il caldo del giorno, marrone, friabile sotto i miei passi.
In silenzio cova segreti, disgrega persino il concime e se ne fa nutrimento.
E noi? che cce ffamo qui sopra? a mo’ l’abbiam chiusa in prigione con le catene dell’erpice.
Anche così, non può altro che dare, con astuzia l’abbiam soggiogata all’aratro.
Per la fatica e il sudore ci diciam meritato il pane fumante sul desco.
Abbiam tutto quando facciamo la spesa, ma non quel bello di più che vediamo all’aperto.

Ancor questa terra trasforma bellezza in bontà. Stupiamoci almeno!
Sentiamole crescerci in pancia, diventarci pancione… anche quest’anno.

In campagna poco prima del tramonto. «Primavera dintorno. Brilla nell'aria, e per li campi esulta»

In campagna poco prima del tramonto.
«Primavera dintorno. Brilla nell’aria, e per li campi esulta»

Parasoli


Oltre la siepe che “il guardo esclude” il mondo naturale continua infinito.
Oltre i termini del pudore esiste l’incolto, il selvatico, lo stato brado.
Oltre le Colonne d’Ercole, i cippi d’Alessandro Magno: leoni e dragoni.
La terra dove arriva il tallone varcando il confine è ancora la stessa,
stessa è l’acqua vogando al di là dello stretto. Non ci son doganieri.
Una stanga mentale, spauracchi inventati, minacce pendenti.

Che invece è un luogo presigne[1], sublime, d’infinita espansione dell’essere mio.
Luogo d’esplorazione e meraviglia, di varia, mutevole, infinita consapevolezza.
Una frontiera taglia il mio passo nel mezzo, ma scompare quando sono al di là.
Al di là delle dicotomie, del divide et impera, dei segni di confine.
Quel passo ricompone il mondo in un tutto: il corpo a farmi da mappa.

Mi guardo la pelle indorata di sole, luce e calore fan rivivere il mondo.
Filtra un rosso bagliore da dietro le palpebre: la fonte ci accieca.
Come vivon le piante, gli animali e forse persino le pietre, così senz’altro anche noi.
Rosse come mele le gote, sana come bronzo la pelle, e sotto muscoli ed organi.
Fino a marzo rimane la neve sul lato del vago, dietro la siepe fitta di alloro,
l’erba vi cresce stentata e tardiva, non buttano i bulbi dei gigli, giacinti e nasturzi.

Ogni cosa si prende dalla luce il colore che meglio si addice: vivido, lucente.
Son pallide, malatine quelle costrette a viver nell’ombra, dietro una siepe di cinta,
non son così belle e virenti come l’aiuola assolata nell’arvense rigoglio.
Il sole fa bella ogni cosa e al brutto non ci vien da pensare, tutto è perfetto.
Il sole fa tutto mondo, dissecca le muffe e le melme, rasciuga umori e madori.

Pervio scorre il sangue nei vasi, non rallentato da cinte o stretto da lacci di gomma.
Ci scorre libera nel corpo la vita, dai pori trapassa il tepore, una brezza all’uopo rinfresca.
Nel suo giro molte siepi il sole raggira, persino il lato a tramontana.
Noi ci facciam parasoli.

 

 

[1] Latinismo: “al di là del segno, della misura; eccezionale, straordinario”

 

Tiepida alba d’un giorno di luglio


L’aria mi avvolge, nudo, di fresco, il sole m’indora di luce la pelle.
Calpesto trifogli con fiori color di vinaccia, morbidi sotto le piante.
È l’alba da poco: son vivo con mille altri vivi: assorbo tutto che vedo.
Non penso, non mi vengono altri pensieri, saziato di luce e di verde.
Leprotti fuggono a scatti al mio arrivo, astuti e timidoni, vispi, festosi.
Non c’è anima viva, né io mi sento d’aver anima d’uomo, un di più,
ma sol di vivente, com’è viva la brezza, la luce sulla pelle che sente.

Il vivo del verde mi attraversa, come fossi una nube di gas o vapore.
Si coloran di verde-trifoglio l’ossa e le carni, a stento allo sguardo parventi,
sbiadiscon del lor rosso le cellule, le ossa da bianche si fan trasparenti.
La nitidezza smagliante dei pampini, l’abbaglio dei profili di contro del sole
– riuscirei a contare i fili nell’erba – mi occupano tutti i pensieri.
Ad ogni passo ogni atomo è nuovo; e lo stesso lo vedo anche in me.
Son vario come i mille nomi di erbe, di fiori, d’arbusti che fan ciglio alle Polle.
Svettano i pioppi, i tigli, gli olmi; ascolto il vago stormir delle fronde,
lo stesso soffiare mi trapassa nel petto, odo frammenti di racconti lontani.

Ritorno alla mia consistenza, in mano tengo le mie carabattole, il cane lo vedo.
Son solo a metà del mio giro, dalle piante mi risale ai polpacci il massaggio dei passi.
L’intorno è reale, più di quanto lo veda: a vicenda – diresti – saggiamo chi siamo.
Sfondo ogni istante un soffio di brezza, nuova luce mi scivola sulla pelle, veloce,
come l’onda che liscia accarezza, avvolge, sfugge passando un suo sasso.
Un tepore mi riverbera fuori dal corpo: tiepida alba d’un giorno di luglio.
Son solo, ma mille altri viventi m’attorniano, ognuno in quiete si vive.
Gli ultimi passi prima della bianca carrareccia, vi passan sovente bici e trattori,
ma non di primo mattino, quando ancora vediamo con gli occhi del sogno.

Poesie: Corri uomo


 

Corri uomo, corri!

Ma dove corri, dove vai,
non hai più tempo ormai.

Fare, disfare, rifare,
non c’è più tempo per pensare.

Spogliati uomo,
abbandona l’animo corrotto,
lascia i panni del condizionamento,
togli le vesti che l’apparenza ingannano.

Torna, uomo, alle virtù del tempo,
alla saggezza della natura.

Torna, frena, torna!

Emanuele Cinelli – 30 giugno 2014

Pubblicata l’antologia “Il Sole è Nudo”


Creata con la partecipazione di tante persone, nudiste e no, è stata pubblicata l’antologia “Il Sole è Nudo”, racconti di nudismo e sul nudismo, una lettura che, al di là dello specifico argomento, mette in campo tanti stili di scrittura ed evoca molte diverse esperienze, una lettura consigliabile a chiunque.

Grazie a tutti i partecipanti, grazie alla Commissioni di Valutazione, grazie agli autori, grazie a chi si è fatto il mazzo per coordinare il lavoro, grazie a Bravi Autori per aver reso possibile questa pubblicazione, grazie a quanti vorranno acquistarla e leggerla. Grazie!

Recensione e link per l’acquisto su BraviAutori

Bisticcio grammaticale


Sono una mucca da latte!Senza scenzia
non c’è coscenzia
con sta i
ci vuol pazienza
sol con studio
e dedizione
alla fin
ci casca giusta
ed allor
con sollievo
scienza avremo
e pur coscienza!

 

L’uomo nel bosco


Un picchio solitario
cercando una dimora
nudo vola
nel nudo bosco
rosso di fiori
verde di foglie.

Nudo il camoscio
dall’alto di una nuda rupe
osserva la piana
dove
sotto l’azzurro
del cielo
vicino al bianco
dell’acque
nudi lupacchiotti
giocano innanzi alla tana
dalla madre trovata
nella terra nuda.

Nuda l’erba rigogliosa
offre riparo ai piccoli ricci
irti di spine
simpatici musetti
nudi pancini.

Osserva la scena
seduto tra le possenti radici
di un albero secolare
un uomo silente
nudo.

Natura vuole
rispetto
sincerità
silenzio
fiducia

e…

nudità!

 Emanuele Cinelli – 1 marzo 2014

Buon Natale


IMG_1937

Sulla tavola imbandita
una storia infinita
si comprenda finalmente
ché confusa nella mente

Qui la maschera non serve
nello specchio sempre splende
sol l’immagine scolpita
nella mente seppur sopita

Sol chi ama il proprio corpo
ed agli altri nudo mostra
può vedersi nello specchio
senza tema e con rispetto

Il tuo corpo non vestire
lo fai sol così soffrire
lui paziente non s’offende
ma silente il nudo attende

Il tuo corpo è un armonia
già composta con magia
pur comunque esso sia
nudo è bello e melodia

Buone feste a tutti quanti
che vi portino in dono
nuda gioia
e nudo giorno

Auguri

Emanuele Cinelli – 24 dicembre 2013

nudescribe

unencumbered musings on naturism, nudity, and the body

Sentiero 3V "Silvano Cinelli"

Il lungo cammino bresciano attorno alla Val Trompia (BS)

the Writer's Disease

The Official Nick Alimonos Blog

Il Blog per TE

psicologia, curiosità, musica, cinema, moda e tanto altro!

The Meandering Naturist

Traveling the world in search of naturist nirvana...

Interferenze

“Walk in the mashup side!"

Vita a Lou Don

Una borgata alpina con tre abitanti ma tante storie da raccontare

ARDRONINO

Quadricottero con Arduino

El eurociudadano nudista

... eta nik txoria nuen maite ...

mamá nudista

Vivencias y opiniones desde mi condición de mujer, madre, nudista y humana

Freekat2

Finding My Way, Trusting My Path, Sharing My Journey

MOUNTAIN SOUND

LA' DOVE VIVONO GLI ANIMALI - MATTIA DECIO PHOTOGRAPHER

nude races

Copyright Enterprise Media LLC 2010-2019

Fools Journal

Magazine di cultura: letteratura, fotografia, arte, moda, queer life, eventi, musica, cinema, attualità

Aurora Gray Writer

Writer, dreamer, voracious reader and electric soul.

Gabriele Prandini

Informatico e Amministratore

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: