Archivio mensile:dicembre 2015

#TappaUnica3V, test di risalita


Una delle caratteristiche tecniche dominanti in tutte le escursioni che si svolgono su due o più tappe è la presenza di risalite, ovvero delle salite che seguono delle discese, e più aumentano le tappe più aumentano le risalite. Il sentiero 3V non è da meno anche se, essendo un percorso che segue quasi fedelmente una linea spartiacque, gli sbalzi più accentuati sono posti all’inizio mentre nel resto del percorso i cambi di dislivello risultano in media contenuti sotto i quattrocento metri. Questa caratteristica lo rende un percorso accessibile senza il bisogno di un estremo allenamento.

La questione cambia aspetto se si pensa ad una percorrenza in tappa unica, in questo caso anche i minimi sbalzi diventano man mano sempre più rilevanti e pesanti e un percorso di cresta di sbalzi ne presenta certamente in numero considerevole. Ecco allora l’esigenza di valutarmi e allenarmi sulle risalite. A questo aspetto mi ci dedico in questo periodo di vacanze.

Sabato 26 dicembre

Semplice e breve escursione in compagnia di mia moglie sulle montagne di casa: Monte Tre Cornelli da Gavardo per il sentiero 501. In tre ore e quindici minuti abbiamo percorso poco più di dieci chilometri coprendo un dislivello unico di seicento metri.

Domenica 27 dicembre

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Primo test di risalita con annessa bella camminata: 25 chilometri, dislivello totale di 1350 metri ripartito in due salite, la prima da 720 metri (687 metri tra quota minima e massima a cui si aggiungono due brevi perdite di quota e successive risalite) e la seconda da 604 metri, e alcuni lievi su e giù nel tratto di cresta sommitale.

IMG_8183Partenza alle otto in punto da via Pusterla in quel di Brescia città per salire al Monte Maddalena seguendo il percorso del sentiero 3V. In settantadue minuti di cammino ininterrotto (se non per fare qualche fotografia) sono ai ruderi del rifugio Maddalena, di poco più basso della quota massima del giro. Senza sosta infilo la strada sterrata di servizio alle varie postazioni di antenne civili e militari disposte lungo il crinale sommitale, finché inizia il lungo tuffo verso il Colle di San Vito prima e il centro abitato di Nave poi, dove arrivo in ottantadue minuti dal rifugio e due sculettate per il tanto fango presente e le viscide lisce rocce che ricoprono molti tratti della Val Salena.

Potrei portarmi subito al sentiero di risalita ma voglio visionare l’esatto percorso del 3V attraverso l’abitato fino alla chiesa di San Rocco per cui mi faccio questo avanti e indietro per un totale di un chilometro e mezzo e solo dopo mi porto a ovest lungo via Crocelle e, alle ore undici raggiungo l’inizio del sentiero 11. Subito la salita si fa ripidissima, il sentiero è profondamente scavato, presumo dall’utilizzo come percorso di discesa MTB, rendendo più difficile fare presa sul fondo di terra rossa fortemente bagnato. In ogni caso salgo molto veloce, risolvo qualche dubbio di itinerario in un paio di punti dove la segnaletica si fa carente e a mezzogiorno e dieci sono di nuovo ai ruderi del rifugio Maddalena. Negli ultimi metri di ripida salita, prima d’imboccare la stradina piana della parte superiore, gambe e fiato hanno dato qualche sintomo di affaticamento costringendomi a qualche brevissima sosta, pochi secondi ogni volta, comunque manco ci penso alla possibilità esistente di evitare gli ultimi centocinquanta metri di dislivello. Alla fine sono salito in un’ora e dieci minuti contro le due ore e mezza della tabella, non male direi considerando che anche il resto del percorso l’ho fatto tenendomi sempre molto sotto i tempi indicati dalle tabelle segnaletiche, mediamente dal 20 al 40% in meno.

IMG_8213Mi concedo una breve sosta per mangiare qualcosa e poi via, giù verso la città seguendo il sentiero numero 5 fino a San Gottardo da dove riprendo il 3V fino alla macchina alla quale giungo in altri cinquantaquattro minuti, dimezzando ampiamente il tempo di tabella.

E le gambe? Alla grande, solo qualche lievissimo segno di affaticamento che in serata è già quasi completamente scomparso… programmo la prossima uscita per martedì 29: nove chilometri in meno, dislivello totale similare ma due toste salite, due ripide e lunghe discese e, per il resto, continui su e giù.

Lunedì 28 dicembre

Sul tardo pomeriggio si evidenziano dolori ai polpacci e al fianco della gamba destra dove nel primo scivolone di ieri ho battuto contro un sasso, così decido di non preparare lo zaino e di rimandare la decisione alla mattina dopo.

Martedì 29 dicembre

Mi sveglio tardino, la botta alla gamba da almeno un’ora mi provoca forti dolori pulsanti, inoltre non mi sento a posto, è solo una cosa così, una sensazione ma nella mia lunga esperienza di montagna ho imparato a dare ascolto alle mie sensazioni: non sbagliano mai. Rimando l’uscita di un giorno.

Come volevasi dimostrare la sera mi sento molto meglio e sono psicologicamente carico, preparo senza esitazioni lo zaino, per sicurezza ci metto anche la frontale, sia mai che, visto il carico a cui mi sto sottoponendo, il mio organismo abbia un crollo e faccia buio prima che sia rientrato alla macchina.

Mercoledì 30 dicembre

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Brutta notte, non so perché ma l’ho passata contando le ore, alla fine quando mancano pochi minuti alle sei decido di alzarmi: guadagnerò una mezz’ora sul previsto, anzi anche qualcosa di più visto che troverò meno traffico, dandomi maggior margine rispetto al tramonto.

Mentre attendo che si scaldi l’acqua dell’infuso lavo i piatti e alle sei e mezza sono in partenza. Come previsto il viaggio è meno trafficato del solito così arrivo a destinazione, il Colle di San Zeno, in un’ora e quindici minuti. Dal parcheggio posso vedere l’intero percorso di salita alla vetta del Guglielmo (sentiero 3V): bene, come già avevo intuito attraverso la webcam dello Sci Club Pezzoro, la neve che avevo visto qualche settimana addietro è quasi completamente sparita, restano solo piccole chiazze sparse qua e là nella parte bassa, quella che meno prende il sole.

IMG_8226Fa freddo, molto freddo, direi almeno cinque gradi sotto zero, sono però equipaggiato a dovere e posso incamminarmi senza timori, per altro il sole già illumina la cresta sommitale, il cielo è completamente sereno, si prospetta una giornata radiosa. Parto con calma, oggi, almeno sulla prima parte del percorso, voglio individuare il ritmo che dovrò tenere durante il giro di TappaUnica3V, un ritmo abbastanza blando al quale devo adeguare le mie gambe e la mia mente abituate a girare molto più velocemente.

Seguo una stradina sterrata che mi avvicina velocemente alla base della montagna, alcuni su e giù, diverse soste per fotografare il paesaggio e alcun bellissimi scorci. Per ora gambe, fiato e corpo vanno alla grande. Finisce la strada e inizia il sentiero, prima in lieve salita poi la pendenza aumenta facendosi veramente importante e le gambe danno qualche segnale negativo, rallento lievemente il passo e faccio qualche brevissima pausa. Alla mia destra, in alto, appare una cascina, dovrebbe essere Malga Gale, anzi sono sicuro che è lei, un ultimo ripidissimo prato e sono alla sua quota, sulla strada che la collega alla Pontogna, qui ho il primo punto di rilevamento tempo: aho, nonostante tutto sono due minuti sotto la mia tabella, che, ricordiamolo, è ridotta del venti per cento rispetto alla tabella normale. Ottimo!

IMG_8234Sopra di me il ripidissimo costolone che, con erbe e rocce, superando un dislivello di quattrocento metri porta direttamente alla quota 1953 della cresta sommitale. Inizio la salita e in breve arrivo alle prime macchie di neve, neveeee? Si, sull’erba è neve gelata ma ancora morbida, sul sentiero, invece, ghiaccio puro. Non ho i ramponcini (ancora sono indeciso se valga la pena di acquistarli visto che uscite invernali in quota per ora non rientrano nei miei piani, oggi è un’eccezione) ma non è per me nemmeno una situazione inusuale, in passato mi è capitato più volte, vuoi per necessità che per esercitazione, di camminare sul ghiaccio vivo senza ramponi, inoltre il ghiaccio ricopre solo tratti del sentiero ed è certo che salendo la situazione migliori, per cui senza esitazione procedo oltre calibrando a dovere il passo e sfruttando ogni più piccola conchetta del terreno, ogni sassolino per garantire una tenuta migliore delle suole.

IMG_8237Arrivo al sole e, anche se la temperatura è ancora bassa, ne approfitto per levare la giacca pesante. La ripida salita e l’avanzare dei minuti di cammino hanno ormai messo in pieno movimento il mio organismo, le gambe ora girano perfettamente e i dolori sono pressoché svaniti, il fiato poi.. beh, quello ne ho da vendere. In pochi minuti sono alla base del salto roccioso per cui sono qui oggi: sapevo essere semplice, ma non avendolo mai fatto voglio vedere di persona. Quello che vedo è uno stretto canalino, chiamarlo camino è forse un poco esagerato, sul fondo del quale si trovano gradini di roccia molto lavorata, insomma si presenta decisamente tranquillo. Una foto e via, mi infilo nel solco e inizio l’arrampicata, si arrampicata perché si tratta pur sempre di salire in verticale ed è necessario usare anche le mani, tutte e due. La roccia a causa dei frequenti numerosi passaggi si è lisciata, nulla in confronto a quanto trovato sulle classiche vie d’arrampicata del Brenta o delle Dolomiti o, peggio ancora, delle varie falesie e palestre, comunque è opportuno darci la massima attenzione: sebbene sotto ci siano solo prati e neanche tanto ripidi, man mano che si procede ci sia alza parecchio da terra, in totale sono una quindicina di metri, forse venti. Alla fine del caminetto sorpresa, un ampio balconcino erboso permette un’agevole sosta e l’osservazione di un panorama fantastico: davanti tutta la parte alta del 3V e l’Adamello, a sinistra la Presolana e la Concarena, a destra i monti che sovrastano il Lago d’Idro.

Ancora un breve e altrettanto facile tratto di arrampicata poi un lungo traverso ancora qualche metro di ripida salita ed eccomi sulla cresta sommitale, lo spettacolo si fa esaltante, a quanto osservato poco sotto si aggiunge tutta quella parte dell’orizzonte prima nascosta dal Guglielmo: sotto di me tutto il Lago d’Iseo, più in fondo il Mont’Orfano e più lontano ancora le Alpi Marittime e/o Liguri, a sinistra il Monte Baldo. Con questo incredibile panorama negli occhi percorro la cresta sommitale e, in breve, sono alla vetta secondaria ma più frequentata: il Castel Bertino. Mi concedo un momento più lungo di pausa, è la prima volta che arrivo qua sopra senza nuvole, in diverse occasioni ho avuto il sole fino a poco sotto la vetta per poi trovarmi improvvisamente avvolto da nuvole e dal freddo, devo assolutamente godermi questo spettacolo. Circumnavigando il monumento al Redentore, faccio il giro completo della larga vetta, scatto qualche fotografia, trovo un punto con il segnale del cellulare e invio un messaggino a casa per segnalare che tutto va bene e tranquillizzare mia moglie: essendo in giro da solo comprendo benissimo la sua preoccupazione.

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Si riparte, scendo sul versante opposto: rifugio Almici, Malga Guglielmo di sopra, Malga Gugliemo di sotto, Malpensata, Croce di Marone. Per verificare lo stato delle gambe in alcuni tratti, quelli più ripidi e scabrosi, mi lascio andare alla corsa, non velocissima, a volte trattenuta ma pur sempre una corsa. L’agilità è ottima e le gambe rispondono benissimo, così, invece di un’ora e mezza, ci ho messo solo quaranta minuti. Soffermandomi solo il tempo necessario per segnare il tempo e per dare un’occhiata alla cartina, lascio il sentiero 3V e prendo la direzione di Caregno. Strada cementata indi alcuni tratti ripidissimi sui quali le gambe iniziano a dare i primi segni di vera stanchezza, devo inserire qualche breve sosta. Segue un tratto di non ripida discesa che mi consente un discreto recupero, poi ancora salita, subito ripidissima. Salgo in un bellissimo bosco, il fondo completamente ricoperto di foglie e tra queste.. sorpresa… dei bellissimi gruppi di bucaneve. Man mano che salgo il fiato inizia a farsi corto, rallento un poco, una Malga appare sopra di me e il passo tende a farsi nuovamente più veloce, ma non riesco più a reggerlo, negli ultimi ripidi metri sotto la malga sono costretto a fermarmi spesso, pochi secondi, giusto il tempo di due o tre respiri. Alla fine, dando tutto quello che posso dare, eccomi alla malga, davanti a me la strada sterrata che con moderata pendenza mi porterà agli Stalletti Alti. Verifico il tempo di questo tratto di salita e… cavolo, ecco perché sono scoppiato, l’ho fatto di gran carriera dimezzando nettamente il tempo di tabella.

IMG_8296Qualche foto e via, m’incammino lungo la strada, oltrepasso gli Stalletti Bassi e, con passo che è tornato a farsi sostenutissimo, risalgo a quelli Alti dove finalmente mi concedo una pausa cibo, peccato che il tè caldo a cui stavo agognando sia diventato freddo, lo bevo comunque piacevolmente. Ne approfitto per cambiare la maglia fradicia di sudore: devo tornare sul versante in ombra, meglio avere indosso roba asciutta. Di nuovo in marcia per questo secondo tuffo su ripidissimo pendio erboso che mi farà perdere in pochi minuti, diciotto per la precisione, trecento sei metri di dislivello. Ehm, erboso? Diciamo piuttosto ghiaccioso, la discesa è necessariamente prudente, specie perché i tratti ghiacciati sono assai lunghi ed anche dove il ghiaccio sembra non esserci in realtà è lì in agguato, sottile e talmente trasparente da risultare quasi invisibile. L’esperienza e l’allenamento danno i loro frutti, sono al prato della malga Pontogna senza nessun scivol… ooooneeee ormai con la tensione alleggerita dall’essere su pendio quasi pianeggiante ho dato troppa fiducia passando deciso su una larga placca di ghiaccio e mi sono dovuto esprimere in una bella pattinata, fortunatamente (o abilmente?) restando in piedi. Per strada sterrata dove il ghiaccio, ancora presente e in grande quantità, certo non mi crea più problemi velocemente sono di nuovo a Malga Gale e da questa lungo il 3V al Colle di San Zeno e alla macchina.

Mille duecento i metri di dislivello secco, se gli aggiungiamo i sali e scendi direi almeno mille quattrocento metri; sedici i chilometri lineari, indi quelli effettivi, considerando le pendenze in buona parte rilevanti, sono di certo più di venti, forse venticinque; non ho reperito le tabelle orarie di tutte le tratte ma penso di poter affermare che il giro si attesta attorno alle 8 ore e mezza, io avevo programmato di farlo in sei ore e venti, alla fine l’ho fatto in cinque ore e dieci. E ho anche trovato il tempo e la forza di scattare centoquindici foto 🙂 Che dire… Una giornata stupenda, un giro veramente incredibile e affascinate, dei panorami mozzafiato, gambe che solo negli ultimi dieci minuti hanno iniziato a farsi dure, fiato che va alla grande, che vuoi di più? “Beh si, qualcosa di più lo vorrei” il mio corpo subito risponde alla domanda, “voglio libertà, mi hai fatto lavorare tanto e a lungo ingabbiato nel cilicio delle vesti, ora voglio respirare, devi darmi almeno qualche ora di nudità!” “Qui fa troppo freddo, ne riparliamo a casa” e arrivato a casa è proprio la prima cosa che faccio, dare libertà e respiro al mio corpo!

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Tiriamo le somme

Visto che è l’ultimo allenamento di questo 2015 opportuno tirare le somme del lavoro fatto in un mese e dieci giorni, tenendo conto che non disponendo di un sistema gps i calcoli sui dislivelli sono fatti a occhio per quanto riguarda i vari su e giù non rilevabili dalle cartine, mentre quelli sui chilometri sono fatti a mano sulle cartine e, pertanto, si riferiscono ai chilometri in proiezione lineare (quelli effettivi sono molti di più):

  • Escursioni effettuate 17
  • Ore di cammino 70
  • Dislivello 14800m
  • Chilometri più di 250

Mica male, direi… TappaUnica3V arrivooooo 🙂

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#MondoNudo, storia e obiettivi!


IMG_3885Essendo appassionato di escursionismo in montagna da diversi anni condivido una parte della mia attività con i lettori del blog e attorno a tale iniziativa si è creato un gruppo di amici che, in forma più o meno costante, mi affiancano in tali occasioni. Con una media di nove persone ad incontro e punte massime di venti, in quattro anni di attività e 27 escursioni effettuate si sono registrate in totale 237 presenze di cui 126 nella sola ultima stagione 2015. 175 le presenze dei nudisti, 62 quelle dei tessili, 165 i maschi e 72 le femmine; l’età dei partecipanti ha visto coinvolte quasi tutte le fasce generazionali andando dai quattro ai settantadue anni. Senz’altro sono piccoli numeri a confronto di altri più consolidati gruppi escursionistici, tant’è che alcuni amici di Mondo Nudo auspicano di poter vedere presto un gruppo escursionistico costante di quaranta o cinquanta persone. Certo sarebbe bello, ci renderebbe più sicuri e tranquilli durante le nostre uscite in montagna, d’altro canto un tale gruppo creerebbe anche delle inevitabili negatività:

1)      sono assolutamente convinto che sia oggi possibile e necessario premere un poco sull’acceleratore per incrementare i momenti e le possibilità di contatto della società con il nudo, le nostre ormai numerose esperienze pratiche dimostrano che, almeno con riferimento agli escursionisti della zona bresciana e trentina, la nudità viene sempre accolta con tranquillità, a volte con comprensibile sorpresa, qualche rara volta con lieve silente disappunto, mai con violenta ritorsione, è comunque vero che sussistono ancora delle resistenze alla nudità pubblica ed è pertanto opportuno tenerne conto operando con intelligenza e adeguata progressività, un gruppo numeroso rendendoci, come già detto, più sicuri e, di conseguenza, probabilmente anche più audaci, potrebbe indurci ad osare un po’ troppo;

2)      se poche persone arrivano quasi a mimetizzarsi negli ampi spazi montani, un gruppo numeroso diverrebbe sicuramente non più ignorabile, potrebbe far pensare a un aggressivo tentativo di colonizzazione dell’areale e, quindi, determinare reazioni di difesa, inducendo le persone ad avanzare lamentele presso le istituzioni, pochissime delle quali, come l’esperienza insegna, prenderebbero le nostre difese, mentre la maggior parte si produrrebbe in ordinanza di divieto; prima di poter portare grandi numeri è necessario preparare l’opinione pubblica, farsi conoscere e apprezzare, inglobarsi nella popolazione locale;

montagna_nuda23)      poi sussistono delle considerazioni di carattere giuridico, oggi chiunque nell’ambito di una qualsiasi attività che lo ponga, anche solo ipoteticamente, a capo di qualcosa, volente o nolente è investito di responsabilità civili e penali; se un tempo si ragionava semplicemente sulla base del rapporto di amicizia e di fiducia, oggi i rapporti di questo genere, definiti di affidamento (e c’è affidamento ogni qual volta nel gruppo ci sia una persona anche di poco più esperta degli altri), sono assoggettati alla regola che se qualcuno subisce dei danni qualcun altro deve necessariamente e ineluttabilmente rifondere quei danni, poco importa se li stessi siano stati causati da un’azione imprudente dello stesso incidentato: l’esperto doveva vigilare affinché questo non potesse succedere (chiunque abbia mai fatto da capo gita qui sa bene quanto a volte ciò sia impossibile, sa che ci sono persone refrattarie ad ogni tipo di subordinazione e controllo, persone che se gli dici di fare in un modo ineluttabilmente fanno nel modo nettamente opposto, se gli dici di passare da una parte regolarmente passano dall’altra, ma tant’è questa è la situazione giuridica attuale e con questa bisogna farci i conti); ecco quindi che se in un piccolo gruppo si  possono gestire opportunatamente le cose, in un gruppo più numeroso ciò diverrebbe assai più complicato, per non dire impossibile e, per l’esperto di turno (che nel caso delle escursioni di Mondo Nudo sarei poi io), il rischio supererebbe la soglia dell’accettabilità;

4)      ultima e non ultima la questione dell’esercizio di professione, quella dell’accompagnatore di montagna, per la quale oggi sussistono appositi albi professionali e opportune regolamentazioni legislativo-burocratiche; se per un piccolo gruppo può ritenersi plausibile il discorso dell’attività svolta nell’ambito della semplice amicizia, per un gruppo numeroso, non essendo Mondo Nudo un’associazione escursionistica, pur avendo io una documentata preparazione alpinistica ed una rilevante esperienza pratica e teorica sia nell’esercizio dell’attività individuale che in quella didattica e di accompagnamento, il discorso dell’amicizia decadrebbe e qualcuno potrebbe avanzare denuncia nei miei confronti per esercizio abusivo di attività professionale.

Certo per ognuno dei quattro suesposti punti si potrebbe trovare una soluzione, sarebbe in ogni caso del lavoro in più, lavoro che per ora non posso e non voglio assumere, per altro ci sono anche considerazioni di tipo logistico e strategico: quali sono gli obiettivi di Mondo Nudo? rientra ineluttabilmente in essi la creazione di un gruppo escursionistico più o meno ufficiale? è necessariamente compresa l’attuazione di feste e altre attività ludiche?

Rispondo subito e laconicamente alle ultime due domande: no!

Mondo Nudo è un blog che in generale vuole mettere in risalto i malanni e le illogicità della società attuale e nello specifico vuole fare informazione sul mondo del nudismo, mettere in evidenza la normalità del nudo, stimolare la società a recuperare quel rapporto di assoluta semplicità e salubrità col proprio e altrui corpo che era tipico delle popolazioni di un tempo neanche poi tanto lontano, ma soprattutto e principalmente vuole far sì che chiunque senta l’esigenza di mettersi nudo lo possa tranquillamente fare ovunque esso si trovi e qualunque sia la situazione contingente: contesto privato o pubblico, ambiente di lavoro, negozio, bar, ristorante, albergo, impianto sportivo, centro abitato, parco, giardino, mare, lago, montagna e via dicendo. Materialmente non mi interessa propagandare un mondo ribaltato, un modo dove l’obbligo sia la nudità e il divieto il vestito, lo ritengo sbagliato e ingiusto tanto quanto lo è il mondo attuale dove il vestito è l’obbligo e la nudità il divieto. Al contrario mi interessa lavorare per un mondo in cui il nudo sia inteso solo ed esclusivamente per quello che oggettivamente è: un normalissimo e lecito modo di vestirsi, un’esigenza epidermica, il respiro del corpo.

Orgogliosamente Nudi 2015 600Partito dalla semplice redazione di articoli sono in breve arrivato alla formulazione del programma “Orgogliosamente Nudi” che, nell’idea originaria, doveva attivare iniziative di vario genere ma poi si è, per ragioni di attuabilità, focalizzato sulle escursioni in montagna e qualche pranzo o cena comunitaria. “Orgogliosamente Nudi” voleva far uscire dal ghetto il nudismo e i nudisti, indurli a manifestare pubblicamente la loro scelta, a mostrarsene sicuri e orgogliosi, voleva creare delle opportunità di contatto tra nudisti e non nudisti al fine di permettere e stimolare la conoscenza dei secondi sui primi (i primi già conoscono necessariamente le realtà tessile visto che, purtroppo, devono adeguarcisi per la maggior parte del loro vivere quotidiano).

A seguire, sulla base di alcune considerazioni scaturite proprio dagli incontri nudisti-tessili avvenuti nell’ambito delle escursioni di “Orgogliosamente Nudi”, sulla fine del 2014 nasce il progetto “Zona di Contatto”. L’obiettivo è quello di spostare l’argomentazione ancor più in territorio tessile coinvolgendo operatori della ristorazione, del turismo, delle strutture sportive e, alla fine, di qualsiasi attività, inserendo nelle loro abituali attività momenti in cui il nudo prendesse, per un attimo più o meno lungo, la parola. Purtroppo tale progetto si è scontrato con la prevenuta diffidenza degli operatori e delle istituzioni, finendo, anche a seguito del mio poco tempo libero da poterci dedicare, per arenarsi e restare solo un bel progetto, tutt’ora aperto, ma ancora inoperoso.

Sul finire dell’estate 2015 ripensando al programma “Orgogliosamente Nudi” e ai risultati dallo stesso ottenuti, confrontando la sua proposta con quella di “Zona di Contatto” (che alla fine ingloba la prima), comprendo che è necessario un cambiamento formale alla proposta: occorre renderla più appetibile a chi non è nudista, fare in modo che chiunque la possa conoscere e che, invece di declinarla sul nascere in quanto per lui inadeguata o addirittura inaccettabile, la legga con attenzione e ci possa meditare sopra; insomma, occorre mettere maggiormente in risalto che si parla di escursioni in montagna aperte a tutti e da tutti praticabili, l’unica piccola differenza con le altre proposte è che nell’ambito di queste escursioni ci saranno persone che, ove e quando possibile, potranno togliersi i vestiti e camminare nella semplicità e salubrità del nudo, insomma nessun obbligo alla nudità, solo una possibilità per chi ne vuole approfittare e, magari, la possibilità di provarci per chi ancora è dubbioso o timoroso in merito. “Orgogliosamente Nudi” cambia così nome e diventa “VIVALPE”.

Locandina Vivalpe 2016 600Parallelamente arrivo a intuire che attraverso la semplice e sola proposta di attività nudiste è impossibile, in tempi medio brevi, andare oltre quanto già ottenuto, comprendo che è necessario che siano i nudisti a portare sé stessi e la loro scelta dentro la società e gli ambienti tessili, ma come farlo?

Un modo è certo quello di frequentare le attività dei gruppi, nella fattispecie escursionistici ma il discorso vale per qualsiasi altro genere di gruppi, tessili, farsi da loro conoscere e alla prima occasione manifestare a parole la propria scelta nudista, facendo così comprendere che esiste un mondo dove la nudità è normale, che girando per monti potrebbero incontrare escursionisti nudi, i quali sono nudi non per esibire qualcosa, non per provocare, bensì per le migliori sensazioni fisiche e psichiche che il camminare nudi apporta.

Altro modo è quello di dare alle escursioni un valore che vada ben oltre l’escursione, la natura e l’eventuale esperienza del nudo, nasce così, sotto l’influenza del centenario della Grande Guerra, il programma “QuindiciDiciotto”, serie di escursioni sui luoghi della guerra, seguendo le tracce materiali lasciate dagli alpini: strade, mulattiere e sentieri in primo luogo, poi manufatti vari quali caserme, casematte, postazioni e trincee.

Locandina TappaUnica3V 600Terzo ed ultimo modo è quello di creare degli eventi che possano attirare l’attenzione, che possano smuovere interesse, che possano tramutarsi in attività di comunicazione e confronto quali articoli, libri, proiezioni, conferenze. Non deve necessariamente essere un’impresa, d’altra parte dev’essere comunque qualcosa che possa risvegliare dell’interesse, quindi qualcosa che sia non indispensabilmente unico ma di certo poco usuale. Ho un vecchio progettino nel cassetto ed è da qualche mese che sto pensandoci visto che il prossimo anno cadrà, in merito, un anniversario di rilievo, perché non combinare insieme le due cose? Nasce TappaUnica3V, il mio ininterrotto e solitario nudo cammino sul tracciato del sentiero 3V “Silvano Cinelli” (Silvano è mio padre, morto proprio sul sentiero durante il giro inaugurale): centosessanta chilometri e novemila cinquecento metri di dislivello cavalcando, con un continuo e dispendioso su e giù per monti e valli, la linea spartiacque che separa la Val Trompia dalle limitrofe Val Sabbia e Val Camonica. Vuole essere un cammino di regolarità più che di velocità, comunque questioni strategiche (sia immediatamente intuibile che si trattano di due soli giorni di cammino invece dei soliti sette, o nove come da ultima cartina del giro) e logistiche (rientrare a Brescia ad un orario ancora diurno al fine di poter creare una sorta di ricevimento per incentivare la curiosità di chi si trovasse in zona) mi fanno ridurre il tempo di percorrenza dalle quarantotto ore e mezza di tabella a quaranta, alla fine si tratta di abbassarlo solo di un diciassette per cento, obiettivo tranquillamente fattibile ad un qualunque escursionista ben allenato (intendendolo comunque applicato a una percorrenza usuale, ossia a tappe).

Ecco, ora sapete tutto di Mondo Nudo e conoscete esattamente le mie e sue mire, il perché della sua esistenza e i concetti del lavoro che sto facendo grazie a questo blog. Visto, però, che il discorso è stato lungo, ritengo utile concludere riepilogando sinteticamente quello che è l’obiettivo basilare di Mondo Nudo.

Sono poco interessato al tutto sommato egoistico “essere Mondo Nudo un gruppo di cinquanta, cento, mille persone” ma piuttosto m’interessa il più sociale e altruistico “rendere normale il nudo”. Vestiti è certamente bello, nudi lo è indubbiamente altrettanto, anzi, sostenuto da tanti amici, mi permetto di affermare che è sicuramente meglio, poi ad ognuno libera facoltà di scelta e d’azione, reciproca libertà senza mutue limitazioni e imposizioni, sempre e comunque!

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Corna Blacca da San Colombano (Collio VT – BS)


  • Zona: Piccole Dolomiti Bresciane (Val Trompia – BS)
  • Punto di partenza e arrivo: San Colombano (925m)
  • Quota massima: Corna Blacca (2005m)
  • Dislivello totale (considerando anche i vari sali scendi): 1210m
  • Tempo: 7 ore e mezza
  • Segnaletica: prima parte della salita paline e segni bianco rossi del sentiero 350 CAI Collio; seconda parte della salita e prima parte della discesa paline e segni bianco azzurri del sentiero 3V “Silvano Cinelli”; seconda parte della discesa paline e segni tricolore del sentiero “Margheriti”, uno dei sentieri della Resistenza.
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E4Ef
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La Corna Blacca, versante settentrionale

Picco dagli articolati versanti che mescolano ripidi scivoli erbosi, ampie distese di mughi, più o meno larghi canali franosi, qualche ghiaione e miriadi di guglie rocciose, la Corna Blacca è una delle più classiche tra le ascensioni del bresciano. Dal lungo crestone sommitale che unisce le due vette lo sguardo spazia senza ostacoli in ogni direzione allungandosi pressoché indisturbato verso l’orizzonte, solo il vicino e di poco più alto Dosso Alto ne copre la piccola fetta nord orientale, per il resto è una lunga teoria di crinali che, uno dopo l’altro, da un lato scendono al Lago di Garda, dietro il quale s’alza la lunga linea di cresta del Monte Baldo, e alla Pianura Padana, oltre la quale, nelle limpide giornate, è possibile vedere la nera sagoma degli appennini, dall’altra fanno da contraltare ai bianchi ghiacci del Monte Rosa, del Bernina  e dell’Adamello.

Il percorso più tipico avviene con partenza dal Passo del Dosso Alto, facilmente raggiungibile in auto sia dal Giogo del Maniva che da Anfo sul Lago d’Idro, e sale alla vetta per la cosiddetta Direttissima, un’escursione sostanzialmente facile anche se la ripida pala finale impegna non poco gambe e fiato; sempre sulla pala finale un brevissimo e facile caminetto richiede qualche passo di arrampicata, nulla di particolarmente impegnativo e in totale assenza di esposizione. L’altro classico percorso è quello che, sempre partendo dal Passo del Dosso Alto, invece di salire immediatamente la pala sommitale, la costeggia lungamente alla base portandosi verso il crinale occidentale, poco prima del quale sale direttamente alla vetta principale. La combinazione dei due itinerari permette d’effettuare, in un tempo sostanzialmente breve, la traversata del monte.

L’itinerario che qui vado a proporre parte, invece, molto più in basso, dando all’escursione maggior tono, rendendola interessante anche ai patiti dei grandi dislivelli e del lungo cammino.

L’auto si lascia a San Colombano dove, all’ingresso del paese, si trovano due ampi piazzali sterrati adibiti a parcheggio. Un altro ben più piccolo piazzale è situato in Via Corna Blacca nei pressi dell’inizio del sentiero 350 (località Naanì).

Relazione

Dal parcheggio sulla strada provinciale (930m) si segue l’asfalto fino al trivio posto in prossimità della secca curva a sinistra che immette nel paese. Si prende a destra in discesa per via Corna Blacca costeggiando sulla destra un piccolo parco giochi. Oltrepassato un ponte la strada effettua una larga curva a destra a metà della quale, sulla sinistra, si stacca una stradina sterrata parzialmente inerbata (925m). Seguire questa stradina, che man mano si restringe assumendo aspetto di mulattiera e divenendo sempre più ripida, dopo il cambio di direzione verso ovest, la stradina spiana brevemente per poi scendere verso una radura erbosa. Proprio sul punto di massima elevazione si prende sulla sinistra uno stretto e ripidissimo sentiero, ad una poco accennata curva a destra ignorare le tracce che, pianeggianti, vanno a sinistra e seguire il più evidente sentiero principale. Poco dopo il sentiero sbuca sulla pista da sci, risalirla a sinistra per pochissimi metri poi, dove il bordo della pista svolta seccamente a destra, imboccare a sinistra un sentiero che pianeggiante entra nuovamente nel bosco.

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Cascina Alta Corna Blacca

In piano si supera una piccola radura (una traccia di sentiero arriva da destra) spingendosi all’interno del solco della Valle dell’Inferno, dopo pochi minuti di cammino il sentiero volge a destra e inizia a salire sulla linea di massima pendenza. Passato un torrentello ci si porta a sinistra per riprendere la ripida salita sulla linea di massima pendenza.

Quando sulla destra, tra le fronde del bosco, s’intravvede un capanno di caccia si volge seccamente a sinistra e, dopo una discesa, in piano si traversano due secchi solchi torrentizi. Nuovamente in salita, ignorando alcune deviazioni a sinistra, si risale nel ripido bosco. Si attraversa una radura e, poco dopo, un ampio canalone roccioso, poi con ultima breve salita si perviene ai prati della Cascina Alta Corna Blacca che si risalgono passando prima sotto e poi a sinistra della cascina. Giunti alla quota della cascina (1506m; 2 ore) prendere a sinistra per un piano sentiero che inizialmente si spinge verso est per poi curvare a destra e risalire verso una rupe rocciosa che spunta dalla vegetazione sovrastante. Con qualche curva si perviene alla larga traccia del sentiero che in orizzontale taglia tutto il versante settentrionale della Corna Blacca (20 minuti, totale ore 2:20).

Abbandonando il sentiero 350, che, sovrapponendosi alla variante bassa del sentiero 3V, volge a sinistra, si prosegue a destra per l’altro lato del sentiero 3V. Un tratto di leggera discesa permette di recuperare fiato ed energie prima di affrontare la non ripida salita che, con due tornanti e un lungo rettilineo, ci porta al Passo di Prael (1710m; 40 minuti, totale ore 3:00) da dove lo sguardo cade sul versante sabbino della Corna Blacca, alla nostra sinistra, e del Monte Pezzolina, alla nostra destra.

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Panorama dal Passo di Prael verso la Val Sabbia

Girando decisamente a sinistra si prende il sentiero che solca la cresta erbosa in direzione della Corna Blacca (variante alta del sentiero 3V). Ci si alza qualche metro per poi, aggirata a sinistra una piccola guglia rocciosa, abbandonare il crinale e scendere sul versante sabbino. Persa una cinquantina di metri in dislivello la traccia diviene pianeggiante e inizia un lunghissimo traverso che taglia a mezza costa dei ripidi pendii erbosi costellati d’innumerevoli denti rocciosi; sotto di noi s’intravvedono i ruderi della cascina di Sacù.

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Le due cime

Quando le rocce prendono il sopravvento sulle erbe, la traccia riprende a salire puntando ripidissima a quella che appare come una sella erbosa, in realtà solo un tratto piano d’una dorsale. Dopo un breve traverso a sinistra e una successiva ulteriore ripida salita la traccia svolta decisamente a sinistra. In piano, con qualche breve tratto esposto sui ripidi pendii erbosi dove un paio di mughi infastidiscono il passaggio, attraversato senza particolari problemi un tratto che si affaccia su di un verticale canale franoso, il sentiero perviene alla base d’un’alta e strapiombante parete rocciosa. Seguendo la larga cengia con breve ripida salita si perviene su di una prima dorsale. Con alcuni saliscendi si procede alla base delle rocce riportandosi sul versante triumplino, a mezzacosta si supera un tratto di facili roccette per poi salire ripidamente al soprastante erboso filo di cresta. Qui si prende la traccia di sentiero che sale a destra passando prima attraverso alcuni mughi e poi superando ancora facili e rotte rocce fino a raggiungere il filo della cresta sommitale. A sinistra per la cresta in breve si perviene alla vetta principale della Corna Blacca (2005m; 1 ora e 45 minuti, totale ore 4:45).

Seguendo ancora verso est il filo di cresta si avanza in direzione della vetta minore, dopo una breve discesa, nel punto di massima depressione, fra i mughi sulla nostra sinistra si individuala una traccia che, dopo un breve traverso, alternando erba e tratti franosi, scende direttamente la pala settentrionale della montagna. Persi un centinaio di metri di quota, ignorando le diverse tracce che scendono direttamente il ghiaione sulla destra, ci si porta a sinistra infilandosi in uno stretto canalino roccioso che si supera senza problemi scendendo in opposizione di mani e tenendo la faccia a valle. Ritornando verso est ci s’inoltra in una fascia di mughi e in breve si perviene alla Forcella del Larice dove da sinistra arriva la traccia del sentiero che avevamo abbandonato poco sotto la vetta.

Procedendo a destra si attraversa un’altra fascia di mughi per poi tagliare a mezza costa il versante orientale del primo dosso erboso che definisce la cresta dei Monti di Paio. Con brevissima ripida salita ci si riporta sul filo di cresta per scendere immediatamente sul versante opposto e procedere parallelamente alla cresta tenendosi poco sotto di essa. Passati tutti i Monti di Paio si scende per pendio erboso verso una fascia boschiva subito a valle della quale ritroviamo il largo sentiero della variante bassa del 3V (45 minuti, totale ore 5:30). Volgendo a destra in pochi minuti siamo alla sella erbosa del Passo di Paio (1685m) dove si ritorna sul versante sabbino per traversare lungamente i meridionali pendii erbosi del Corno Barzo. Con breve ma ripida salita in un franoso canalino tra la parete delle Portole e le rocce di Cima Caldoline (tra le quali, ben evidente, appare la Capanna Tita Secchi) arriviamo al Passo delle Portole (1726m; 30 minuti, totale ore 6).

Seguendo il largo e piano sentiero che punta al Dosso Alto, sotto di noi a destra la strada del Baremone e la Malga del Dosso Alto, in pochi minuti alla nostra sinistra incrociamo ad una piccola conca erbosa. Abbandoniamo il sentiero principale, che continua a destra, e andiamo a sinistra seguendo una traccia di sentiero che, tra i mughi, conduce ad una vicina sella erbosa. Oltrepassiamo la sella e ripidamente scendiamo sul versante triumplino (tratto franoso), abbassatici di una cinquantina di metri la traccia piega a sinistra e prosegue lungamente a mezza costa puntando al largo crinale in sinistra orografica. Giunti a detto crinale il sentiero si perde nell’erba di una piccola radura avvolta da rado bosco, tenendoci a sinistra procediamo senza perdere quota e rientriamo nel bosco sul lato opposto della radura. Una breve risalita e poi si scende a destra fino a pervenire ad una più ambia radura dove le tracce si perdono. La scendiamo al centro fino a trovare una traccia che arrivando da destra procede pianeggiante verso sinistra (è il sentiero delle Malghe), direzione che prendiamo. Attraversato in leggera discesa il bosco sbuchiamo nell’ampio pascolo della Cascina Barzo alla quale puntiamo direttamente (1474m; 30 minuti, totale ore 6:30).

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Cascina Barzo

Passando a valle della cascina scendiamo nel prato dove le tracce nuovamente si perdono, qui il percorso originale del sentiero Margheriti andrebbe a destra scendendo tutto il pascolo per rientrare nel bosco nel punto più basso e a destra, purtroppo nonostante abbia girato a lungo non sono stato in grado di individuare la continuazione del sentiero per cui descrivo, per ora (vedrò in futuro di risalire e aggiornare la relazione col percorso esatto) il percorso da me seguito, che alla fine non differisce poi di tanto da quello originale.

Poco a valle della cascina ci teniamo sul lato sinistro del prato e scendiamo nella rada conifera con andamento obliquo verso sinistra fino a pervenire sul filo di una valletta torrentizia. Senza scendere in detta valletta procediamo a scendere nel bosco fino a pervenire ad un tratto piano dove una traccia di sentiero volge a sinistra portandosi facilmente sull’altro lato della valletta. Attraversiamo una piana radura erbosa tenendoci sul suo lato destro per abbassarci poi nel bosco seguendo una evidente mulattiera che con vari tornanti ci porta sul fondo di un secco torrente. Sotto di noi s’intravvedono dei verdi prati ai quali puntiamo direttamente per trovare sulla loro destra una larga strada sterrata. La seguiamo interamente e con diverse svolte perveniamo alle Cascine Paghera (qui dovrebbe sbucare dal bosco il sentiero originale) dove la strada si fa cementata (30 minuti, totale ore 7:00). Tagliando per i prati alcuni tornanti della strada velocemente perdiamo quota per arrivare sul fondo della valle. Oltrepassata la sbarra che chiude la strada appena discesa andiamo a sinistra per la strada sterrata di fondovalle e in pochi minuti perveniamo alla località Bocafol dove la strada diviene asfaltata, per questa in due chilometri e mezzo, attraversando per intero la parte bassa del paese di San Colombano (Bondegno), rientriamo al parcheggio (30 minuti, totale ore 7:30).

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Inizio del lungo traversone sotto le rocce sommitali

Efficacia ed efficienza


Spesso, molto spesso, i concetti sono trasversali ovvero validi in ambienti e contesti anche molto diversi tra di loro, le strategie, siano esse organizzative o di marketing, sono sempre e comunque le stesse, nell’azienda come nel sociale, nel pubblico come nel privato, nel lavoro come nel tempo libero.

PEARL Galaxy

sogniC’era una volta un sistema forse poco strutturato eppure molto funzionale, basato sulla praticità delle azioni, fondato sulla semplicità delle cose: per stipulare un contratto bastava spesso una stretta di mano, per sviluppare una pratica bastava un solo unico documento, per, per, per.

C’era una volta, ora non c’è più, ora, sebbene si parli continuamente di semplificazione, la burocrazia è dominante: per chiedere un rimborso benzina devi compilare quattro modulo sostanzialmente identici e allegarci altri documenti con informazioni che chi di dovere ha invero già disponibili; per vendere o acquistare un bene devi compilare e firmare una marea di carte; per; per; per.

Tutto sto macello odierno viene ovviamente spacciato per un buon sistema, per il migliore sistema mai esistito, per un sistema necessario al fine di garantire i processi e le persone ed il bello è che molti ci credono.

C’era una volta un concetto che era tenuto in…

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Quando le donne desideravano (far sesso) più degli uomini


Spesso diamo per scontati alcuni concetti, determinati atteggiamenti, certi modi di vedere le cose e ci giustifichiamo con affermazioni che tirano il ballo la cultura. Beh, ecco un interessantissimo articolo che dimostra palesemente quanto tutto ciò sia (sempre) sbagliato, (sempre) determinato da un’ignoranza (o comoda dimenticanza) della storia, di quella vera.

Al di là del Buco

12233016_10153779119284525_1012673705_nQuesto è un pezzo di Alyssa Goldstein pubblicato su alternet.org. Pezzo originale QUI e traduzione di Lisa. Buona lettura!

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Quando le donne desideravano più degli uomini

E come si è rovesciato questo stereotipo.

Nel 1600 un uomo di nome James Mattock fu espulso dalla Prima Chiesa di Boston [si tratta di una chiesa puritana]. Il suo crimine? Non si era espresso in modo osceno o irriverente in riferimento al Sabbath né aveva fatto qualunque altra cosa potremmo pensare fosse disapprovata dai Puritani [riguardo a “Sabbath”, pare che i puritani usassero questo termine per imitare gli antichi israeliti]. Piuttosto, James Mattock si rifiutava di avere rapporti sessuali con sua moglie da due anni. Sebbene la comunità di Mattock vedesse chiaramente come impropria la sua auto-deprivazione, è plausibile che quando decise di espellerlo tenesse soprattutto in conto la sofferenza di sua moglie. I Puritani credevano infatti che…

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Statua dell’uomo nudo rimossa a Sarnico


Ci risiamo, ci risiamo con le lagnanze a nome di una cultura che non esiste*, ci risiamo con le istituzioni che, evidentemente più preoccupate dei  voti** che di fare educazione, danno più seguito ai lamenti degli ignoranti che alla giusta causa di chi sa evolvere e/o sa apprezzare l’evoluzione del pensiero e dei costumi. Il tutto, come sempre quando si tratta di nudo, in una palese reiterata illogicità ben documentata nell’articolo in questione.

Ancora una volta dobbiamo evidenziare quanto bene potrebbe fare alla società una nudità che, superati finalmente tutti gli insulsi preconcetti e le malsane convinzioni, diventi presenza sana e costante in ogni pubblico contesto sociale.

Leggi l’articolo su BergamoNews:  Statua dell’uomo nudo rimossa a Sarnico: “Spaventato da tanta ignoranza culturale”.

* Sia nel senso letterale di assenza culturale, in questo caso artistica (ma anche etica e morale), nelle persone che avanzano certe osservazioni e certe lamentele, sia in senso più esteso visto che materialmente nella stessa Italia e negli stessi singoli nuclei abitativi italiani, non esiste una sola singola cultura (anche se sarebbe più corretto parlare di convenzioni sociali) ma da sempre coesistono più culture (ovvero convenzioni sociali) anche molto differenti da loro, ognuna delle quali ha il diritto di esistere senza per questo porsi al di sopra delle altre e limitare la libertà di espressione delle altre.

** Eppur stranamente dimentiche che oltra al popolo vociante esiste un ben più numeroso popolo silente a sua volta foriero di voti.

Natale 2015: Contro il sessismo regalato e contro i regali per il sessismo


2Natale è anche l’occasione per farsi promesse più o meno importanti, per rendersi moralmente partecipi di più o meno grandi questioni sociali, per avviare un nuovo più o meno rilevante cammino evolutivo. Ecco, tra i tanti, un argomento sul quale meditare profondamente, per il quale è giusto mettersi in gioco e lavorare affinché noi stessi e di seguito la società si evolva verso la corretta logica del massimo rispetto e della massima libertà anche nella crescita e nella formazione, senza ruoli predeterminati, senza limitazioni di genere, senza forzature sociali più o meno appariscenti.

Anche in questo il nudismo può dare una mano, vuoi perchè l’assenza di vestiti inibisce il messaggio di genere e di ruolo che gli stessi trasmettono e impongono, vuoi perchè la libera esposizione del corpo e, in particolare, dei genitali sebbene metta in evidenza le differenze fisiche nel contempo le normalizza e, liberandoci dall’oppressione e dall’ossessione verso di loro, le rende indifferenti al ruolo e al genere.

Alla fine ancora una volta arriviamo al nostro ormai mitico mantra, che sempre più si dimostra importante e valido per ogni contesto e per ogni evoluzione sociale: vestiti è certamente bello, nudi è sicuramente meglio!

Leggi su NarrAzioni Differenti l’interessantissimo articolo di Eleonora Selvatico: “Natale 2015: Contro il sessismo regalato e contro i regali per il sessismo.”

#BuoneFeste


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Anche questo 2015 è ormai giunto quasi alla fine, come sempre si cerca di fare un resoconto delle cose, per Mondo Nudo ce ne sono di belle, ad esempio l’aver superato i quarantamila visitatori annui ed essere molto vicini alle novantamila pagine viste in un anno, e di brutte, ad esempio non aver raggiunto quello che ad un certo punto le proiezioni davano come un obiettivo ipotizzabile: le centomila pagine viste.

Anche per me, personalmente, è stato un anno molto controverso, un anno con momenti di alta felicità ed altri di profondo sconforto, ed è proprio lo sconforto a dominare il mio animo in queste ultime settimane, uno sconforto fortunatamente contrastato dall’impegnativa preparazione all’evento che mi sono inventato per il 2016: TappaUnica3V.

Ecco, abbandoniamo la tristezza e lasciamoci abbracciare dal calore del pensiero positivo, lasciamoci trascinare nell’estasi emotiva che la fatica del duro cammino è in grado di provocare. Il 2016 è stato dichiarato l’anno dei cammini e se chi l’ha fatto ha pensato all’atto fisico del camminare, io voglio pensare ed evocare anche il significato più etereo dell’evoluzione sociale.

TappaUnica3V e QuindiciDiciotto si abbracciano profondamente alle due visioni di cammino, a quella fisica visto che in ambedue i casi si tratta di camminare e a quella eterea visto che ambedue propongono la scelta del nudo, scelta che più di ogni altra rappresenta una positiva evoluzione sociale. Per arrivare al nudo sociale è infatti necessario non solo liberarsi da timori che negativamente condizionano il nostro essere e la nostra vita, non solo vincere condizionamenti personali e sociali che una società malata ha indotto in noi, ma è anche necessario assumere atteggiamenti di alta levatura morale, quegli atteggiamenti che negli ultimi anni, sotto la spinta di diversi movimenti di pensiero, stanno faticosamente facendosi avanti nel pensiero sociale: rispetto per l’altro, accettazione dell’altro, equità uomo-donna, superamento degli stereotipi di genere, accettazione di se stessi, abbattimento delle cause che generano l’anoressia e la bulimia, esclusione dai parametri di valutazione sociale e professionale delle scelte sessuali, politiche, religiose, di abbigliamento, di nudità, e via dicendo.

Mondo Nudo, QuindiciDiciotto TappaUnica3V, tre movimenti di pensiero, tre evidenze oggettive, tre eventi formativi ed educativi, tre messaggi che invitando alla nudità conseguentemente e inevitabilmente invitano ad evolvere positivamente nel pensiero e nell’azione, diventando di fatto anche importanti azioni atte ad educare al superamento delle assurde rivalità religiose, politiche, economiche e sociali che vengono ipocritamente sfruttate da coloro che non si fanno scrupoli di alcun genere, ivi compresi quelli relativi alla truffa, all’inganno, all’esaltazione ideologica, alla devastazione, al crimine e al terrorismo.

Buone feste a tutti e…

Vestiti è certamente bello, nudi è decisamente meglio!

Locandina Vivalpe 2016 600

#QuindiciDiciotto, elenco delle escursioni


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Grazie alla consultazione dei due pregevoli volumi di Walter Belotti “Dallo Stelvio al Garda: alla scoperta dei manufatti della prima guerra mondiale”, molte sono state le possibili escursioni che ho individuato, tutte molto interessanti, tutte istruttive, mi sarebbe piaciuto metterle tutte a calendario ma dovevo selezionarne solo sei, una al mese, da maggio a ottobre. La scelta è stata alquanto difficile e ci ho messo più tempo di quanto avevo previsto, comunque eccomi qui, ecco l’elenco delle escursioni che andranno a comporre il programma QuindiciDiciotto, entro la fine di marzo pubblicherò tutte le singole schede descrittive, una per ogni escursione.

10 Aprile: visita al Museo della Guerra Bianca di Temù (BS) con pranzo comunitario

29 Maggio: Zona del Maniva (BS), giro delle Colombine

19 Giugno: Traversata Passo Serosine – Passo del Termine in Val del Caffaro (BS)

3 Luglio: Cima del Castellaccio al Tonale (BS)

7 Agosto: Rifugio Prandini – Braone (BS) – Festa del rifugio

9 pom., 10 e 11 Settembre: Passo della Monoccola con soggiorno al rif. Prandini (Braone – BS)

1 e 2 ottobre: Strada delle Gallerie – Gruppo del Pasubio (VC)

30 Ottobre: Anello del Fratone – Tremalzo (BS)

20 Novembre: visita al Museo della Guerra Bianca Adamellina di Spiazzo in Val Rendena (TN) con pranzo comunitario

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#TappaUnica3V ancora parte alta


Vetta della Corna Blacca

Vetta della Corna Blacca

La direttissima alla Corna Blacca l’avevo fatta quando ancora non arrampicavo, ovvero tanti ma proprio tanti anni addietro, per cui i ricordi erano vaghi e visto che alcuni amici me ne parlavano timorosi e le relazioni lette davano dei facili ma esposti passaggi in roccia, qualche titubanza s’era insinuata nella mia mente e volevo risolverla al più presto. Così, approfittando delle bellissime previsioni meteorologiche e del sensibile rialzo della temperatura, decido di tornare sulla parte alta del sentiero 3V a visionare tale tratto.

Ne voglio approfittare anche per verificare lo stato di forma dopo il lieve affaticamento registrato domenica scorsa e per fare ulteriore allenamento: invece di salire in macchina fino al Maniva e limitarmi alla direttissima della Corna Blacca, programmo di partire da San Colombano, seguire il sentiero 350 della Valle dell’Inferno fino all’incrocio con la variante bassa del sentiero 3V, seguendola portarmi al Passo di Prael per salire alla vetta lungo la variante alta del 3V, discendere la direttissima per poi spostarmi fino poco oltre il Passo delle Portole in zona Caldoline da dove tornare a San Colombano per il sentiero Margheriti. Così facendo potrò anche verificare i tempi di percorrenza del tratto Passo di Prael, vetta, Passo delle Portole e fissarli definitivamente sulla tabella di marcia della TappaUnica3V.

Sabato 19 dicembre 2015, giunto a San Colombano poco oltre le otto perdo una mezz’ora buona per trovare parcheggio: i due grandi all’ingresso del paese sono occupati da cataste di legna e avvisi indicano di non parcheggiare in zona, gli altri più piccoli in paese sono tutti contrassegnati come privati; alla fine chiedo ad una persona che finalmente incontro trovando una incerta indicazione della possibilità di parcheggiare comunque tra le cataste di legna visto che è giorno non lavorativo. Con qualche incertezza lascio la vettura nel lungo indicatomi e mi incammino verso l’inizio del sentiero.

Dopo una blanda partenza la salita si fa subito assai ripida, per giunta con un fondo fortemente irregolare che rende il cammino ancor più faticoso. Le gambe girano bene e salgo velocemente senza sentire i temuti dolori ai quadricipiti: a quanto pare hanno reagito alle precedenti fatiche e si sono potenziati. Un breve tratto di respiro e poi è nuovamente salita durissima, vuoi per la pendenza decisamente importante, vuoi per lo strato di foglie che ricopre il terreno e rende instabile la presa delle suole. Al successivo spianamento del percorso giungo alla Casina Alta di Corna Blacca e in pochi minuti sono sul sentiero 3V. Breve sosta per liberarmi dalla giacca e poi via di nuovo a passo sostenuto. Al Passo di Prael passo definitivamente dall’ombra al sole e la temperatura, vista anche la totale assenza di persone, mi invita a liberarmi dei pantaloni per procedere in libertà, sebbene per precauzione, visto che sono da poco uscito da un brutto raffreddore, tengo la maglia.

Il migliorato respiro del corpo, ora per giunta ben controllato e regolato grazie alla liberazione dei principali recettori termici (posti proprio nei genitali), porta ad una sensibile accelerazione del passo tanto che, quando riprende la salita ripida, è stavolta il fiato a farsi pesante e impormi qualche secondo di sosta. Eccomi alle cenge che, scorrendo sotto le pareti sommitali, con qualche delicato tratto esposto sui ripidi prati mi portano al bivio per la vetta. Qui mi avvedo che dietro di me e più veloce di me sta arrivando un’altra persona, mi faccio da parte, educatamente saluto (non ricambiato, sic!) e lascio passare. Poco sotto la vetta, immaginandomi (correttamente) di trovarvi gente, mi rimetto i pantaloncini: visto che non faccio del male a nessuno (anzi, caso mai faccio del bene contribuendo alla cura di un illogico e innaturale malessere sociale: la fobia del nudo) e che materialmente sono conforme alla vigente legislazione e alle attuali convenzioni giuridiche, quando sono in montagna in luoghi poco o nulla frequentati o, comunque, in periodi di assoluta solitudine ritengo d’avere il pieno diritto di donare al mio corpo la piena libertà, d’altra parte comprendo che, per quanto limitate, ancora sussistano condizionate resistenze al nudo sociale, ingiusto ma purtroppo necessario, quindi, mediare le due cose nell’avvicinarsi a zone di possibile affollamento, d’altronde anticipo il rivestimento solo di pochi minuti visto che a breve dovrò tornare sul versante in ombra del monte dove la temperatura è sicuramente meno confortevole.

Discesa della direttissima, scendo quasi di corsa, con alcuni balzi supero due brevi tratti rocciosi e in pochi minuti sono alla base della pala: ehm, ma dove sono le difficoltà di cui mi hanno parlato e delle quali ho letto? Con la mente definitivamente liberata dal peso di questo pensiero velocemente arrivo al bivio per il sentiero Margheriti. Breve ripida discesa su terreno franoso e poi un lungo diagonale su neve gelata. Arrivo ad una radura dove i segni, già radi, svaniscono del tutto, perdo alcuni minuti per trovare la giusta direzione. La stessa cosa si ripete poco più sotto dove il bosco è stato recentemente tagliato facendo svanire le indicazioni e ricoprendo le tracce del sentiero.

Cascina Barzo, in un vasto prato i segni svaniscono nuovamente, scendo fiducioso verso i ruderi della struttura ed eccoli di nuovo sui suoi muri: indicano di scendere ma subito dopo svaniscono nuovamente e con essi svaniscono anche le tracce di sentiero, ricoperte dai tanti residui di un ampio taglio del bosco. Giro e rigiro per quindici minuti, scendendo e risalendo per il prato e il bosco sottostanti la cascina, nulla, nessuna traccia dei segni, allora decido di procedere a mia logica e in dieci minuti sono ad una radura dove trovo una strada sterrata. Per questa pervengo alle cascine di Paghera (dove sarei dovuto comunque arrivare con il sentiero giusto), la strada si fa cementata e in altri pochi minuti sono a Bocafol sul fondo valle (negli ultimi metri ritrovo la segnaletica del sentiero Margheriti), due chilometri e mezzo di strada asfaltata e sono alla macchina.

Come è andata fisicamente? Stanchezza zero, qualche dolore serale ai legamenti interni del ginocchio, il resto lo lascio descrivere ai tempi di marcia; il dislivello è di 1079 metri, ai quali se ne aggiungono almeno altri cento cinquanta relativi ai su e giù.

Tratto Tempi di tabella Tempo mio
San Colombano – Cascina Alta Corna Blacca 120 min 55 min
Cascina Alta Corna Blacca – Bivio Sentiero 3V 15 min 6 min
Bivio 3V – Passo di Prael 35 min 17 min
Passo di Prael – Vetta Corna Blacca 100 min 50 min
Vetta Corna Blacca – Bivio varianti 3V 60 min 20 min
Bivio var. 3V – Passo delle Portole 30 min 19 min
Passo delle Portole – Cascina Barzo ignoto 23 min (di cui almeno 5 di ricerca sentiero)
Cascina Barzo – Paghera ignoto 25 min (di cui almeno 15 di ricerca sentiero)
Paghera – Bocafol ignoto 10 min
Bocafol – San Colombano ignoto 15 min
Totale Di sicuro almeno 7 ore e 30 minuti 4 ore (di cui almeno 20 di ricerca sentiero)

Domani riposo facendo solo una leggera camminata nel bellissimo parco della Rocca di Manerba: che peccato sia impossibile starci nudi!

P.S.

Come tutte le precedenti, anche questa uscita è stata effettuata con lo zaino a spalle. Il suo contenuto è diverso (meno liquidi e alimenti, più abbigliamento) ma il peso è similare a quello che avrà durante la TappaUnica3V.

2016 anno dei cammini


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Da “Camminare – Tutto il mondo a piedi” apprendo che in questi giorni il Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, ha annunciato che, al fine di ridare vigore alle iniziative per la segnalazione dei sentieri, il 2016 verrà dichiarato anno del cammino. Manco a farlo apposta viene a combinarsi perfettamente con la mia TappaUnica3V dando alla stessa un ulteriore e ancor più rilevante significato.

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L’annuncio si integra bene anche con il programma “QuindiciDiciotto“, serie di escursioni sui luoghi della Grande Guerra ricalcando le orme dei soldati e visitando i resti delle loro strade, trincee e altre opere.

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Via 2016 anno dei cammini – per stare bene, per turismo, per arte, per sport, per stare insieme, per vivere meglio.

#TappaUnica3V: chiusa la parte alta


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La vetta del Muffetto in un momento di sereno

Questo fine settimana ci si è messo di mezzo il lavoro e ho potuto dedicare al progetto TappaUnica3V solo la domenica, comunque una giornata fruttuosa che mi permette di completare l’esplorazione della parte alta occidentale del sentiero 3V, dal Maniva al Colle di San Zeno.

Sono partito da Le Baite di Monte Campione per raggiungere, attraverso la Stanga del Bassinale e il tratto di raccordo tra variante alta e variante bassa del 3V, la sella erbosa tra Corno di Mura e Monte Muffetto. Da qui salita al Monte Muffetto, discesa all’omonimo passo e poi, avvolto dalle nuvole e tormentato da un forte e freddo vento, su e giù per la lunga dorsale che, passando per il Monte Splaza, il Dosso Rotondo e Monte Campione, porta alla Colma di Marucolo. Da qui sono ritornato esattamente sui miei passi fino al Passo del Muffetto da dove in pochi minuti si rientra al parcheggio di Le Baite di Monte Campione. In totale circa tre ore di cammino, 630 metri di dislivello e dodici chilometri lineari.

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Si ritorna nelle nuvole e nel vento

Oggi visto che le gambe, specie nei tratti di salita ripida, un poco si ribellavano al tentativo di farle mulinare al massimo, ho cadenzato il passo sulla frequenza che ho ormai individuato come quella da tenere durante il giro finale e evo dire che ho pensato bene: con questo passo rientro ottimamente nei tempi calcolati (inferiori del venti per cento a quelli di tabella), anche se devo restare molto concentrato per evitare di aumentarlo essendo molto inferiore a quello mio tipico.

Alla fine, considerando quei tratti che avevo già fatto più volte anche in tempi recenti, con questa uscita posso dire di avere esplorato e testato quasi l’intera parte alta (mi mancano solo la discesa dalla Corna Blacca e la salita al Guglielmo dal Colle di San Zeno che comunque conosco) buona parte dell’intero percorso, le parti che mi mancano e che non conosco nella parte bassa (il tratto dalle Passate Brutte alla Passata del Vallazzo e, sull’opposto lato della val Trompia, il tratto da Polaveno alla Stella) potrò facilmente esplorarle anche nel periodo invernale.

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#TappaUnica3V: tre per tre


Tre giorni, tre escursioni, due tranquille in compagnia di mia moglie, una decisamente impegnativa e che ha messo a dura prova la mia resistenza, sia quella fisica che, e soprattutto, quella psichica.

Domenica 6 dicembre

In una giornata solare partiamo a mattina già avanzata per un’escursione alle porte di casa: l’anello di Sant’Eufemia, sentiero 1 più sentiero 2, sul versante meridionale del Monte Maddalena. In meno di tre ore abbiamo coperto 620 metri di dislivello e il lungo tratto a mezza costa che raccorda i due sentieri.

Le mie gambe rispondono alla grande: pur avendo superato direttamente tutti i tratti più ripidi ed avendo sfruttato le roccette per sforzare ancora di più sui quadricipiti non avverto dolori.

Lunedì 7 dicembre

Dalla vetta del Crestoso verso la Foppa del Mercato (a centro foto)

Dalla vetta del Crestoso verso la Foppa del Mercato (punto di massima depressione della cresta)

Approfittando dell’assenza di neve esploro un tratto alto del 3V che non conosco: dal Passo delle 7 Crocette alla Foppa del Mercato. Partenza dal Graticelle, una frazione di Bovegno, salita per il sentiero 341, traversata del Crestoso e delle Cime di Stabil Fiorito, discesa (ehm, invero è più che altro un lungo mezzacosta) alla Baita di Prada per il sentiero 339A (detto Sentiero dei Camosci, nome che la dice lunga sulla sua conformazione), da qui con il sentiero 339 discesa a Graticelle passando per la Baita di Prada, la Capanna Remedio e il Ponte di Rango (ed anche questo tratto presenta un lunghissimo interminabile traversone con alcune improvvise e ripide salite che hanno messo a dura prova la mia resistenza fisica e, non aspettandomele, soprattutto psichica). Stando alle tabelle il giro doveva durare nove ore, io, nonostante un forte raffreddore che mi fa respirare male e nonostante il freddo che mi costringe a stare vestito facendo brontolare il mio corpo ormai abituato alla piacevole libertà del nudo, l’ho fatto in sette, considerando anche il tempo perso a causa di diversi punti dove le indicazioni erano carenti o ambigue.

Test importantissimo la ripidissima salita del Dosso della Croce fatta in circa un terzo del tempo indicato dalla tabella: 30 minuti contro l’ora e venti. In questo tratto, dopo i primi dolori ai quadricipiti, sono apparsi dolori anche ai polpacci (la traccia sale costantemente sulla linea di massima pendenza). È comunque bastato il falasopiano che alla fine del dosso conduce al Passo per recuperare le energie necessaria ad affrontare l’ancor più ripida salita al Monte Crestoso e il successivo su e giù per le varie cime che si susseguono lungo la cresta che adduce alla Foppa del Mercato e che alza sensibilmente il già rilevante dislivello di 1503 metri: ad occhio e croce, comprese le salite del tratto di sentiero che dalla Capanna Remedio porta al Ponte di Rango, direi che in totale dovrebbe aggirarsi attorno ai 1700 metri.

Rientro alla macchina con le gambe ancora elastiche e agili nonostante siano diffusamente doloranti; nel togliere lo zaino rilevo un poco di stanchezza alla schiena ma niente di ché, passa in pochi minuti; i piedi, anche grazie alle straordinarie calzature che utilizzo, stanno alla grande; lo stato generale è ottimo, nessun dolore alle ginocchia e nemmeno alle caviglie, l’affaticamento è praticamente pari a zero, che dire: a fine precauzionale, onde darmi un buon margine fisico e psichico, sarà mia premura innalzare ancora la preparazione, ma l’impressione è che già così possa essere adeguata a TappaUnica3V. Se non nevica le vacanze di Natale potrebbero essere l’occasione buona per effettuare un primo test attorno o sopra le 15 ore di cammino.

Ah, dimenticavo, contrariamente a quanto ormai è abitudine dei più io non uso bastoncini, preferisco ancora camminare alla vecchia maniera.

Una curiosità: nell’ultima ora di cammino un forte aiuto psicologico me l’ha dato la speranza, poi risultata vana, di trovare all’arrivo un bar dove potermi concedere un bel paninozzo col salame accompagnato da un bicchierone di vino rosso nostrano. Credo proprio che per TappaUnica3V mi organizzerò per farmi trovare questo premio all’arrivo a Urago Mella.

Martedì 8 dicembre

Non c’è sosta per chi si allena ed allora eccomi qua al Colle di San Zeno per esplorare anche il tratto di crinale che da detto valico si porta alla Colma di Marucolo sopra Monte Campione. Il dislivello è limitato, 450 metri all’incirca, ma qui comanda la lunghezza del percorso: quasi 5 chilometri (in proiezione lineare) che percorriamo in due ore e mezza tra andata e ritorno. Alcuni tratti ripidi mi permettono di valutare lo stato delle gambe: ottimo, è bastata una notte di riposo per farle tornare a pieno regime.

Colma di Marucolo: vista sulla parte di salita fatta ieri

Colma di Marucolo: vista sulla parte di salita fatta ieri (a centro foto la lunga sagoma del Crestoso)

Ricordar d’esser nudo


I pensieri ci vengono dai fatti che ci parlano senza l’intermediazione simbolica, logica e culturale del linguaggio, il filtro delle nostre valutazioni e interpretazioni, la quadratura cartesiana della ragione. Ci parlano naturalmente, direttamente, ci fanno intuire cose, riemergono spunti, si aprono prospettive; ci abbaglia, nella sua semplicità, la chiarezza di una nuova visione.

È quel che mi è capitato questa mattina alle sette bevendo il mio caffè sulla soglia di casa. Dal cancelletto sono quattro/cinque metri, dalla strada un po’ mi nasconde un’alta siepe di alloro. Ma dal cancellino, chi passa mi potrebbe vedere. Non che m’importi. Ma rimango egualmente guardingo anche solo per evitare piccole noie coi vicini. Se invece mi vedono joggers con casacche smaglianti o casalinghe dal passo veloce e dalla chiacchiera fitta, rimango lì dove sono anche se colgo i commenti e noto gli sguardi puntati.

Arriva un pensiero

D’un tratto m’arriva un pensiero: “altrimenti mi dimentico d’esser nudo”. Spesso queste frasi non si capiscono subito, sembra che manchi un passaggio (“bevo nudo il mio caffè, altrimenti…”) sono pensieri già di un passo più avanti, assomigliano a certi sogni che poi ci ritornano come déjà vu, quando per caso, più tardi quel che abbiam visto ci capita.

Da anni mi bevo il caffè sulla soglia di casa, con qualsiasi tempo. Mi serve per riprender contatto col mondo reale, le cose d’intorno, le case d’infilata lungo la strada e i vicini che apron le imposte, che vengono al piccolo parcheggio e partono per andare al lavoro. Io guardo il mondo e sento che anche il mondo mi guarda e a suo modo mi dà il suo buongiorno. Il ricordarsi che tutto nonostante, che sotto sotto son nudo mi dà un’altra misura del mondo: non lo guardo per come lo conosco, ma lascio che lui entri così com’è fatto, senza i miei filtri. E sono albe rosate, un freschino frizzante, una pioggerellina insistente, talvolta una nebbia lattiginosa che ovatta lo spazio, che bagna le macchine, i tetti, le foglie. E quando porto lo sporco fuori dal cancellino mi sento sulla pelle il tempo reale che fa: a volte è ancor buio, a volte già chiaro (se mi sono assonnato… perché sveglia non ho).

Coi piedi ben saldi per terra

Ricordarci di essere nudi, che siamo altri da come poi di giorno ci presentiamo, che abbiamo anche un’altra natura, più vera, naturale e sincera, che non ha bisogno d’esser retta da pensieri che quadrano, da un’antenna a terra ancorata da “venti” tesati, che non segue un percorso monitorato da navigatori che sembra conoscano tutte le strade del mondo… ma non giungono a veder il dettaglio dov’è casa mia.

Ricordar che son nudo, per non seguire le favole che ogni giorno ascolto d’attorno, quasi che il mio fare e il mio piccolo vivere non sian così degni di nota. E invece è proprio il mio  piccolo vivere che mi fa che son tutto e null’altro che questo corpo che vive, sta sano, in coppia con me al punto da non distinguermi più: mente, corpo, anima, spirito… e via misticheggiando. Sono nudo con sol le ciabatte. Sorpreso quasi d’avermi dentro scoperto (!) un’identità più vera e profonda, un Mr. Hide variegato e sempre un po’ nuovo che ancor poco conosco. Qualche minuto a guardare il mondo di faccia, col tempo che non più si scandisce in ore, anni e secondi, ma fluisce continuo e mi porta, e quasi non sento che c’è.

Come le foglie…

Ricordar che son nudo, come un giacinto che sboccia odoroso dal bulbo, che si mostra per quello che è. Non registrato da megacomputer che vorrebbero aver tutto sotto controllo. Tre soldi al mercato… e sembra mi dica, e mi par di capire che siam belli e perfetti così, come gigli di campo, più splendenti delle vesti di Salomone. L’ha detto Gesù! Alla fine vedo che anch’io, nel mio piccolo, ci posso arrivar su.

Punta Ortosei (Lodrino – BS)


  • Zona: Lodrino (Val Trompia – BS)
  • Punto di partenza e arrivo: Cocca di Lodrino (735m)
  • Quota massima: Punta Ortosei (1272m)
  • Dislivello totale (considerando anche i vari sali scendi): 600m
  • Tempo: 3 ore e mezza
  • Segnaletica: paline e segni bianco azzurri del sentiero 3V “Silvano Cinelli”
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E3Em
La cresta da Punta Orosei a Punta di Reai

La cresta da Punta Ortosei (a sinistra) a Punta di Reai (al centro)

Altra breve, divertente ed estremamente panoramica escursione di cresta, stavolta sull’altro lato della Val Trompia, quello che la separa dalla Val Sabbia.

In salita si segue il percorso originario, oggi definito variante alta, del sentiero 3V “Silvano Cinelli” mentre in discesa viene percorsa la più semplice ma molto meno interessante variante bassa. Nella parte alta si attraversano due grandi e ben tenuti roccoli, prestare attenzione durante il periodo di apertura della caccia in capanno; nella parte finale della discesa si attraversa un attivissimo campo per il tiro a volo che necessita di altrettanta attenzione: come indicato dai diversi e ben evidenti cartelli è importante mantenersi sulla strada tracciata. Sul tratto di cresta l’esposizione, seppure in assenza di pareti rocciose e per quanto sia discontinua, può pur sempre ad alcuni risultare fastidiosa, specie dopo delle piogge o in presenza di neve.

Comodo anche se non particolarmente grande il parcheggio (sterrato), situato proprio nel punto di scollinamento tra la Val Sabbia e la Val Trompia: la Cocca di Lodrino (735m). Altre possibilità di parcheggio si trovano nei pressi, specie sul lato triumplino dove a poche centinaia di metri c’è il centro di Lodrino.

Relazione

Prendere la strada asfaltata sulla destra (ovest) del parcheggio (via Santa Croce) e seguirla puntando ad un vicino gruppo di case, le Case Cucche. Ignorando una deviazione a sinistra tenersi a destra delle case e seguire una piana strada sterrata. Giunti alla località Acqua Fredda (fontanella sorgiva e cartello indicatore con il nome della zona) al bivio abbandonare la piana strada per prendere a sinistra una strada meno evidente e in ripida salita.

Risalendo il crinale dopo la Costa Nibbia

Risalendo il crinale sopra la Costa Nibbia

Dopo poco la strada si spiana e punta decisamente verso est diventando sentiero in parte invaso da una folta vegetazione. Quando sulla sinistra s’intravvede un campo con steccato in legno, ignorare le tracce che proseguono in piano a sinistra lungo lo steccato e prendere a destra un altro ripidissimo sentiero. Con percorso quasi costantemente sulla linea di massima pendenza, salire nel fitto bosco guadagnando rapidamente quota. Quando il bosco si dirada leggermente il sentiero volge lievemente a sinistra e la pendenza si riduce sensibilmente, giunti ad una radura il sentiero piega a destra costeggiando una valletta di scolo meteorico che più avanti si valica. Ad un bivio prendere il sentiero di destra che in poche decine di metri esce dal bosco e si porta in una radura erbosa. Attraversare il campo puntando, in diagonale verso destra, ad un sentiero sul lato opposto.

Procedendo sullo stretto sentiero che, con andamento a mezza costa, alternando lungi tratti pianeggianti ad altri di più o meno ripida salita, taglia lungamente i pendii erbosi della Costa Nibbia. Oltrepassato un crinale il sentiero gira nettamente a destra e, con forte pendenza, risale il versante destro orografico di detto crinale portandoci sul suo filo. In alto a sinistra, ben visibile, si erge la triangolare cuspide sommitale di Punta di Reai, sui suoi pendii erbosi si nota la traccia del sentiero che dovremo seguire.

Dopo un breve tratto pianeggiante si riprende a salire, poco dopo si abbandona il filo del crinale per traversare a mezza costa puntando ad una zona boschiva. La si oltrepassa passando nei pressi dei ruderi di un capanno, poi si risale il ripidissimo versante orientale della Punta di Reai e, tenendosi nei pressi del filo di cresta, se ne raggiunge la vetta (1247m; 1 ore e 30 minuti). Il panorama si estende a trecentosessanta gradi e, nonostante la visione risulti infastidita dalla chioma dei tanti alberi che attorniano la cima, è possibile riconoscere buona parte del tracciato del sentiero 3V.

Sulla cresta tra Punta di Reai e Punta Orosei

Sulla cresta tra Punta di Reai e Punta Ortosei

Scendere sul lato opposto della vetta e, superato un breve tratto di bosco, si riprende l’esile linea della cresta che definisce lo spartiacque tra Val Sabbia e Val Trompia. Il sentiero si fa particolarmente stretto e, sebbene manchino pareti rocciose che possano creare una vera esposizione al vuoto, i ripidi prati sui due lati qualche trepidazione la possono procurare consigliano un passo calmo e attento. Dopo una breve discesa e un bel tratto pianeggiante si riprende a salire per pervenire alla vetta di Punta Ortosei (1272m; 20 minuti, 1:50 ore totale). Ancora un ampio panorama si offre ai nostri occhi.

Scendendo lungo il versante opposto a quello di arrivo si seguono le evidenti tracce di passaggio che solcano un ripido ma non esposto pendio erboso e in breve si perviene ad una sella. Si risale sull’altro lato per prendere, ancora sul filo di cresta, un sentiero ora più largo che poi si trasforma in strada sterrata, seguendola in breve perveniamo al grande e ordinatissimo capanno della Passata Vallazzo (1185m; 20 minuti, 2:10 ore totale). Poco oltre la strada scende a sinistra mentre a destra un esile sentiero s’inoltra a mezza costa su ripidi pendii di erba. Qui troviamo le paline del sentiero 3V che indicano il bivio tra la variante alta e la bassa.

Prendere la strada sterrata che scende nella valle sul lato sabbino e, con diversi tornanti e alcuni tratti ripidissimi, dopo un lungo cammino porta al fondo del Vallazzo. Un tratto quasi pianeggiante adduce al Campo di tiro a Volo “Valle Duppo” (1 ora, 3:00 totale). Si passa accanto al poligono e nuovamente in discesa, oltrepassando le varie strutture del campo, si perviene all’ampio parcheggio che attraversiamo interamente per imboccarne la strada asfaltata di accesso. Seguendo il nastro asfaltato si discende una bella costa erbosa (in basso a destra si nota una pista da motocross) giungendo ad una sbarra. Poco oltre si arriva ad un bivio, prendere la strada asfaltata di sinistra che, con andamento sinuoso, taglia la base della Costa Nibbia e perviene alla sorgente dell’Acqua Tignosa. Con un ultimo strappo di salita (41 metri di dislivello) ritorniamo al punto di partenza: la Cocca di Lodrino (735m; 20 minuti, 3:30 totale).

Panorama da poco sotto la Punta di Reai

Panorama da poco sotto la Punta di Reai, a centro foto Lodrino

Traversata dei Corni del Diavolo (Monte Campione – BS)


  • Zona: Monte Campione (Val Camonica – BS)
  • Punto di partenza e arrivo: Plan di Montecampione (1800m)
  • Quota massima: Corni del Diavolo (2031m)
  • Dislivello totale (considerando anche i vari sali scendi): 460m ca.
  • Tempo: 4 ore
  • Segnaletica: paline e segni bianco azzurri del sentiero 3V “Silvano Cinelli”
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E3Cf
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Tratto finale della traversata

 Breve e divertente traversata lungo panoramiche creste erbose. La costante forte esposizione, la presenza di diversi tratti molto ripidi (erba e terra) e alcuni facili tratti rocciosi rendono questo itinerario accessibile solo a chi abbia dimestichezza con il vuoto, equilibrio e passo stabile. Da evitare o comunque percorrere con estrema cautela (eventualmente calzando dei ramponcini) se il terreno risulta bagnato da recenti piogge o anche solo inumidito dalla condensa del primo mattino.

L’itinerario così come proposto segue fedelmente il tracciato del sentiero 3V “Silvano Cinelli” alternando la variante bassa con una parte della variante alta e passando dall’una all’altra con due opportuni raccordi sempre segnalati in bianco azzurro.

Si parcheggia nella zona antistante il decadente complesso residenziale “Le Baite”, oppure, aggiungendo al dislivello da percorrere altri centoquaranta metri, nell’ampio parcheggio situato di fronte alla partenza della seggiovia “Larice” (1664m) dal quale si può salire all’inizio del sentiero seguendo la strada asfaltata o la parte inferiore della pista da sci.

Relazione

Dal parcheggio (1800m) costeggiare, su sterrato misto ad erba, il lato a monte del complesso residenziale. Raggiunto il punto più alto del dosso erboso prendere la stradina che si dirige a sinistra verso un’evidente malga oltre la quale si scende in una valletta. Ad un bivio prendere la stradina a destra (quella a sinistra porta al rifugio “Alpini Monte Cimosco”), che ci riporta sulla verticale del complesso residenziale. Proseguendo fedelmente lungo la strada sterrata ci si avvicina al versante settentrionale del Monte Muffetto, in prossimità del quale, con pendenza più accentuata e con alcuni tornanti, si sale alla sella della Stanga del Bassinale (1897m; 30 minuti).

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La parte iniziale della cresta

Proseguendo lungo la strada sterrata si scende un poco sul versante opposto a quello di salita (Valle dell’Orso), in corrispondenza della prima curva (lunga curva a sinistra) prendere a destra le evidenti tracce del raccordo tra la variante bassa e la variante alta del sentiero 3V. Prima direttamente sulla linea di massima pendenza, poi in diagonale verso sinistra si risale un ripido pendio erboso arrivando ad una sella sulla linea di cresta tra il Monte Muffetto, a sud-ovest, e la Cima Torricella, a nord-est (ca 1900m; 20 minuti, 0:50 ore totale). Proseguendo a sinistra (rispetto al senso di arrivo) lungo l’erboso e largo crinale in breve si perviene alla vetta di Cima Torricella (2009m; 20 minuti, 1:10 ore totale).

 Senza percorso obbligato si divalla dolcemente per larga cresta erbosa, con qualche liscia placca rocciosa, per poi risalire ripidamente al Monte Rosello (2025m; 20 minuti, 1:30 ore totale) il cui versante camuno, con alte pareti rocciose, precipita a picco sulla sottostante ammaliante conca di verdi ondulati pascoli. Si prosegue lungo il filo di cresta, ora molto esposto su ambedue i lati, per scendere con molta cautela l’erto pendio erboso che adduce ad una sella, dalla quale subitaneamente si affronta il ripido pendio del primo Corno del Diavolo; consigliabile seguire la flebile traccia che sale fino in vetta ignorando le più evidenti tracce che, con forte esposizione, tagliano a mezza costa il versante occidentale.

Dalla vetta del primo Corno del Diavolo si scende tenendosi sulla sinistra del filo di cresta superando senza particolari problemi un tratto costituito da lisce e piatte placche rocciose. Superato un breve tratto pianeggiante si risale, ancora per ripidissimo pendio, alla vetta del secondo corno dalla quale si scende sul versante opposto tenendosi sul lato occidentale dove, nel ripido pendio d’erba e terra, evidenti tracce di passaggio permettono di aggirare abbastanza agevolmente i verticali salti rocciosi della cresta. Ritornati sul filo del crinale si discende un facile e breve saltino roccioso (evitabile traversando sull’erboso versante orientale) per poi salire alla cima del terzo e ultimo corno (2031m la quota del più alto dei tre corni, gli altri due sono di poco più bassi; 30 minuti, 2:00 ore totale). Senza via obbligata, per ampio pendio erboso si discende alla larga sella della Foppa del Mercato (1924m; 10 minuti, 2:10 ore totale).

Scendere sul versante camuno puntando dapprima verso sud per poi svoltare seccamente a nord e continuare a scendere lungo un evidente e largo sentiero. Con altro tornante si riprende la direzione verso sud che si mantiene a lungo per arrivare al prato che sovrasta la Malga Rosello di Sopra (Centro di Formazione Faunistica della Provincia di Brescia). Continuando a traversare verso sud in lieve discesa oppure scendendo direttamente per il non ripido prato si perviene ad una strada sterrata (1705m; 30 minuti, 2:40 ore totale).

Seguendo verso sud (sinistra) la strada sterrata si risale un dosso erboso per poi entrare in una bella conifera al cui termine, superata una sbarra, sulla destra un grosso masso erratico, la Corna dei Soldi (una tabella ne spiega l’interessante storia), e sulla sinistra un’area di sosta attrezzata con tavoli, panche e braciere. Sempre lungo la strada sterrata, si continua in leggera salita entrando nell’ampia conca del Lago Rondeneto dove la pendenza aumenta e la salita si fa un poco più faticosa. Si passa a sinistra della Malga Rondeneto per poi puntare all’ormai evidente sella della Stanga del Bassinale, alla quale si perviene con un tratto di strada ancor più ripido (1 ora, 3:40 ore totale). Da qui, seguendo la pista di sci, si scende al parcheggio per una via più diretta di quella percorsa in salita (20 minuti, 4:00 ore totale).

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Panorama verso la Val Trompia e la Pianura Padana

 

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